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Rifiuti: quattro impianti sotto inchiesta. Sono di Ama e Cerroni: funzionano solo al 30%

_(Fonte articolo, clicca qui) Da una settimana c’è un nuovo fronte d’indagine sui rifiuti. La Prefettura ha richiesto al comando provinciale dei carabinieri una serie di accertamenti sul funzionamento dei Tmb, gli impianti per il trattamento meccanico biologico con i quali vengono separate, meccanicamente appunto, le varie componenti dei rifiuti. Si tratta di quattro centri – due a Malagrotta di proprietà di Cerroni, uno a Rocca Cencia e un altro al Nuovo Salario, entrambi dell’Ama – sui quali si è concentrata l’attenzione degli investigatori del Nucleo operativo ecologico dell’Arma, già protagonista negli ultimi mesi di alcune importanti operazioni. La richiesta del prefetto Giuseppe Pecoraro è stata chiara: accertare in che modo e quanto operino i Tmb e se ci siano delle irregolarità. Anche se le indagini sono appena all’inizio e sebbene il regolare funzionamento degli impianti sia comunque collegato direttamente a una discarica che assicuri il ciclo di smaltimento, gli investigatori si appresterebbero a inviare un rapporto in procura. Il sospetto è che alcuni degli impianti non funzionino a pieno regime e si vuole accertare a questo punto per quale motivo. In questo caso, oltre a irregolarità di natura amministrativa, potrebbero emergere anche reati penali. Ma per il momento le indagini sono solo al primo step, anche se non si escludono novità nei prossimi giorni. Intanto, con una svolta che precede la chiusura delle indagini (entro la fine del mese) il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha incluso nell’inchiesta sugli abusi della Giovi srl a Testa di Cane, al confine con Malagrotta, due funzionari regionali. Si tratta di Mario Marotta, direttore dell’assessorato alle Attività Produttive (con delega ai rifiuti), e del suo collaboratore Luigi Minicillo per i quali giovedì è scattata l’elezione di domicilio che precede l’iscrizione nel registro degli indagati. La relazione su quanto stava avvenendo nell’area di proprietà di Cerroni era sulle loro scrivanie ma è stata trasmessa alle autorità tre mesi dopo. Quando ormai la Giovi srl aveva trasformato l’area al confine con Malagrotta in un’appendice surrettizia della discarica esistente, con oltre 13.800 metri quadri di vasche al posto dei 9mila. Il tutto senza alcuna valutazione scientifica dell’impatto ambientale in un’area già sottoposta a pressione dove le falde acquifere, cariche idrocarburi, fenoli e clorobenzeni sono a rischio. Il primo a sollevare dubbi su possibili complicità tra la Giovi srl e gli uffici regionali era stato Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, che sulla moltiplicazione di cubature a Testa di Cane aveva presentato un’interrogazione. Quanto all’amministratore delegato della Giovi srl, Francesco Rando, è stato iscritto nel registro degli indagati a novembre. Nei suoi confronti il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha ipotizzato il reato di abuso edilizio.

Latina, minacce al pm che indaga sulla discarica di Borgo Montello

_Discarica che fa parte del Gruppo Cerroni.

_(Fonte articolo, clicca qui) “Una pallottola costa solo 50 centesimi”. Una minaccia chiara, diretta e preoccupante quella ricevuta nei giorni scorsi dal Pm di Latina Giuseppe Miliano, magistrato che da diversi anni segue i reati ambientali nel sud pontino. Nel suo archivio ha moltissime indagini delicate, soprattutto sul sistema di gestione dei rifiuti nella zona compresa tra il fiume Astura e il Garigliano, fino alle porte con la provincia di Caserta. Sua è la firma sulla richiesta – poi accolta – di custodia cautelare per Romolo Del Balzo, ex presidente della commissione lavori pubblici della Regione Lazio, coinvolto in una gestione più che sospetta dei servizi ambientali a Minturno, che ha portato in carcere un importante imprenditore del settore. E sua è l’inchiesta sulla Terracina Ambiente, il gestore della monnezza che vede tra i soci il gruppo Colucci, principale azienda attiva nella raccolta e gestione dei rifiuti in provincia di Latina. Il fascicolo più delicato riguarda, però, la collina di veleni e misteri al confine con il comune di Nettuno, Borgo Montello. Una discarica nata negli anni ’70 come una semplice buca dove finivano i sacchetti di immondizia di Latina, divenuta oggi il secondo invaso della regione Lazio, diviso a metà tra la Ind.eco (Gruppo Grossi di Milano) e la Ecoambiente (azienda mista con all’interno il comune di Latina, la Unendo di Colucci e il gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni). Martedì prossimo inizierà davanti al Gup l’udienza per decidere il rinvio a giudizio di diversi manager e direttori di Ecoambiente, indagati dal pm Giuseppe Miliano per avvelenamento delle falde acquifere. Un processo chiave, che dovrà ricostruire una parte della storia di questo piccolo borgo di 3000 abitanti, dove nel 1995 don Cesare Boschin, il parroco in prima fila nella lotta contro la discarica, venne trovato incaprettato nella sua canonica. Fu un omicidio rimasto senza colpevoli e senza una verità, che ancora oggi rappresenta un vero mistero. Solo due mesi fa un giornalista di una testata locale, La Provincia, aveva chiesto di poter consultare il fascicolo chiuso in archivio tra i casi irrisolti e senza neanche un sospettato. Nulla da fare, il procuratore di Latina Andrea De Gasperis – noto per aver condotto le prime indagini sulla morte di Ilaria Alpi – ha negato l’accesso. E’ una procura di frontiera quella dove lavora il Pm Giuseppe Miliano. Mentre apriva la lettera con le minacce, a Borgo Montello le ruspe iniziavano a scavare il vecchio sito S0, alla ricerca dei fusti tossici. Un collaboratore di giustizia dei casalesi – Carmine Schiavone – fin dal 1996 aveva raccontato che quella discarica, negli anni ’80, era zona loro. Decine di “soldati” pagati all’epoca 3 milioni di lire presidiavano il territorio, dal Garigliano fino alle porte di Roma. Nomi mai usciti fuori, indagini condotte con grandi difficoltà dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma che hanno portato alla scoperta di quel cartello attivo nella città di Fondi guidato dai fratelli Tripodo, recentemente condannati come esponenti della ‘ndrangheta in provincia di Latina. Gruppi criminali cresciuti negli ultimi trent’anni grazie ad un’alleanza – confermata da diverse sentenze – stretta con i casalesi. Tra gli affari più redditizi – ricordava Schiavone – c’erano i rifiuti e quella collina di Borgo Montello, dove alcuni esponenti incensurati e insospettabili della famiglia Schiavone di Casal di Principe acquistarono delle terre, vendute recentemente al gruppo Ind.eco, pronto a sfruttarle per ampliare gli impianti di trattamento dei rifiuti. Mentre la discarica cresceva i viaggi dei camion sospetti continuavano. Gli abitanti ancora oggi ricordano la meticolosità di don Cesare Boschin nell’annotare quello che accadeva. Ogni domenica andava a visitare le famiglie dei coloni veneti che contornano la discarica, vendendo le copie di Famiglia cristiana. E ascoltava. Le donne gli raccontavano con preoccupazione di viaggi realizzati dai figli verso la Toscana e l’Emilia Romagna, alla guida di camion che tornavano carichi di bidoni. I cacciatori ancora oggi hanno davanti agli occhi le montagne di rifiuti farmaceutici che incontravano attorno all’invaso ufficiale dove finiva la monnezza della provincia di Latina. Racconti che sono stati puntualmente riscontrati dalle analisi che il Pm Giuseppe Miliano e l’Arpa Lazio hanno realizzato negli ultimi due anni nella zona di Borgo Montello, scoprendo quei veleni di origine industriale che hanno contaminato le falde acquifere. Sulle minacce al magistrato di Latina c’è il massimo riserbo. Nessun commento è trapelato dalla Procura, nessuna pista sembra per ora prevalere. Ma un segnale inquietante ed importante per quella terra di ‘ndrangheta e camorra chiamata provincia di Latina, alle porte della capitale.

Rifiuti, Pecoraro si dimette, il Governo rinuncia alla discarica a Villa Adriana

_(Fonte articolo, clicca qui) Sembra svanire la possibilità che la nuova discarica di Roma sorga a Corcolle, il contestato sito non distante da Villa Adriana. Sulla scelta, oggetto di forti contestazioni e polemiche nei giorni scorsi 1, il Consiglio dei ministri ha condiviso oggi le considerazioni del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha messo in evidenza la responsabilità cronica delle amministrazioni competenti “non in grado di assumere decisioni adeguate e misure efficaci ad assicurare il rispetto delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di gestione dei rifiuti.” Da tempo Clini si oppone alla scelta di Corcolle e preme piuttosto per un deciso rafforzamento della raccolta differenziata nella capitale. Che l’opzione Corcolle stia sfumando lo confermano anche le dimissioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, principale sponsor di questa soluzione, dall’incarico di “Commissario delegato” per l’emergenza rifiuti a Roma. Al suo posto il Consiglio dei Ministri “ha deciso di conferire l’incarico al Prefetto Goffredo Sottile”. A Sottile palazzo Chigi ha conferito l’incarico di procedere urgentemente “all’individuazione della discarica necessaria a dare soluzione al problema della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Capitale”. La svolta del governo è stata salutata con soddisfazione dal Pd. “Sgomberato il campo dalla possibilità del tutto insensata di collocare la discarica alle porte di Villa Adriana – affermano i senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta – ora bisogna che tutte le parti coinvolte, a cominciare dal sindaco Alemanno e dalla governatrice Polverini, si assumano finalmente le loro responsabilità per evitare che nei prossimi mesi Roma precipiti in un’emergenza ambientale e sociale drammatica”. Costretto invece a incassare l’ennessima bacchettata del ministro Clini, il sindaco di Roma Alemanno fa buon viso a cattivo gioco. “Voglio fare un atto di riconoscimento al avoro svolto e alla sua linearità al prefetto Pecoraro”, afferma il primo cittadino della capitale. “Ha portato avanti un lavoro molto buono anche se la proposta finale non era condivisibile, però va dato atto al lavoro svolto – aggiunge Alemanno – Adesso il nuovo commissario avrà il compito di trovare una soluzione realmente sostenibile, vanno fatte nuove valutazione su tutti i siti e sono convinto che si riuscirà a trovare una soluzione che sia più sostenibile di Corcolle. Massima collaborazione da parte nostra”. Ad ogni modo, sottolinea il sindaco “penso ci siano tutte le carte, tutte le analisi per poter giungere, anche in una settimana, ad una decisione. Credo non ci sia bisogno di tempo, ma di un’intensa concentrazione in pochi giorni per giungere ad una decisione”.

Una discarica a 750 metri dalla Versailles dei romani

_Inceneritori bocciati senza se e senza ma fatti miracolosamente riapprovare in tutta fretta e discariche tra antiche rovine romane. Benvenuti nel governo dei tecnici e delle banche.

_(Fonte articolo, clicca qui) Il Presidente del Consiglio ha confermato la sua piena fiducia al prefetto Pecoraro sulla gestione dei rifiuti della capitale e la discarica si avvicina sempre più a Corcolle. Contro: i ministri dei Beni culturali e dell’Ambiente, il sindaco, il presidente della Provincia, 77 europarlamentari e soprattutto il movimento di intellettuali, ambientalisti e cittadini che si allarga sempre di più. Questa sera raduno davanti a Villa Adriana e sabato 26 maggio, alle 10, un’altra manifestazione. Se il Prefetto e il presidente della Regione credono che la battaglia per la nuova discarica della capitale sia vinta grazie al placet, dato dal Presidente del Consiglio, non hanno calcolato il compatto movimento di protesta che da mesi è coeso nella difesa del territorio e di Villa Adriana. E non sono solo i cittadini che vivono a pochi passi dal sito nel quale si riverseranno “temporaneamente” i rifiuti della città, ma rappresentanti del mondo della cultura nazionale e mondiale. Impensabile ipotizzare per un francese, per un tedesco persino per un giapponese che un’istituzione ratifichi la costruzione di una discarica nell’area nella quale sorge un bene riconosciuto patrimonio dell’UNESCO. E’ come se davanti al Colosseo si attrezzasse un mercato di souvenir e un fast food mobile; come se a Villa Borghese si costruissero dei palchi sui pini secolari; come se Fontana di Trevi diventasse un centro commerciale all’aria aperta… Perché chi vive all’altro capo del mondo capisce che tutto ciò sarebbe inaccettabile e chi, con la macchina blu, può ritrovarsi tutti i giorni comodamente tra la meraviglia, lo ritiene fattibile e, quando può evitarlo, non capisce e ratifica Una prima risposta netta arriva da Andrea Carandini, che ieri ha rifiutato l’invito rivoltogli dal ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, a far parte del nuovo Consiglio superiore dei beni culturali del quale era stato presidente. Un rifiuto maturato anche in seguito alla fiducia di Monti al prefetto. “Non si può costruire una discarica a 750 metri dalla Versailles dei Romani ”, ha chiosato l’archeologo. Il campanello di allarme è arrivato anche al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri che chiede un ”approfondimento da parte del consiglio dei ministri”. Non si arresta però il coro di proteste dal mondo della cultura e dell’ambientalismo, fuori e dentro la politica. Il sindaco e la Provincia di Roma hanno ribadito il loro no a Corcolle. Unica a confortare la scelta di Pecoraro il presidente della Regione Lazio. Cultura e salute dei cittadini non sembrano elementi ostativi ai progetti in corso. Legambiente fa infatti notare che sotto il sito c’è il condotto dell’Acqua marcia che porta l’acqua a Roma” e ”la falda sotterranea” che alimenta i pozzi di Acea, cioè i rubinetti della capitale. Lo ha fatto notare anche l’altro ministro contrario, il titolare dell’Ambiente, Corrado Clini. Palazzo Chigi risponde anche a questa obiezione, ribadendo il ”convincimento che il commissario sapra’ salvaguardare con le opportune opere le falde, ed evitare altre forme di inquinamento assicurandosi che nella discarica venga depositato solo materiale gia’ trattato”. Chissà cosa risponderà il premier anche ai 77 europarlamentari di diversi Paesi che, su iniziativa di Guido Milana, gli hanno inviato una lettera di protesta? Intanto i cittadini sono pronti a difendere anche fisicamente il proprio territorio con sit in e manifestazioni. Per sabato mattina se ne prepara una importante, appena possibile, si comunicheranno indicazioni precise.

Rifiuti, via libera di Palazzo Chigi alla discarica di Corcolle

_(Fonte articolo, clicca qui) Sulla discarica vincerà la linea del prefetto Giuseppe Pecoraro. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha delegato il sottosegretario Antonio Catricalà a seguire da vicino il caso della gestione dei rifiuti di Roma, a un passo dall’emergenza. Già venerdì potrebbe svolgersi una riunione, dopoche quelle programmate in precedenza sono slittate a causa dei drammatici fatti di Brindisi e dell’Emilia. Il dossier presentato a Palazzo Chigi. Bene, la settimana scorsa Pecoraro ha presentato un dossier a Palazzo Chigi, supportato da pareri di esperti dell’Università Tor Vergata e dell’Avvocatura di Stato, che sostiene la scelta dell’area di Corcolle (VIII Municipio, non lontano da Villa Adriana). Contro questa ipotesi hanno già preso posizione due ministri: Lorenzo Ornaghi (Beni Culturali) e Corrado Clini (Ambiente). Quest’ultimo ha presentato uno studio in cui si boccia Corcolle (non solo per la vicinanza all’area archeologica di Villa Adriana, ma anche per i vincoli idrogeologici). Ma malgrado l’opposizione di due ministri, l’orientamento di Catricalà (e dunque di Monti) è quello di appoggiare la decisione del prefetto Giuseppe Pecoraro, che è commissario per l’emergenza dei rifiuti a Roma (la nomina era stata confermata, a fine 2011, dal governo Monti). C’è un altro dato: in linea di massima quando si parla di Corcolle si fa riferimento a un’area relativamente piccola, sufficiente a mala pena per due anni, in attesa che Roma e il Lazio facciano viaggiare a pieno regime la raccolta differenziata, gli impianti di trattamento meccanico biologico e i termovalorizzatori (c’è il via libera a quello di Albano). Sulla differenziata, Roma è ferma al 24-25 per cento, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini si era detto pronto a prevedere finanziamenti di 30 milioni di euro in tre anni per raggiungere l’obiettivo del 60 per cento entro il 2014. Una percentuale che però in Campidoglio e all’Ama giudicano molto alta, non sarà semplice raggiungere quel dato in soli due anni e mezzo. In questo scenario, resta aperta anche la seconda ipotesi prospettata ad ottobre dal prefetto Pecoraro, vale a dire l’area di Quadro Alto, nel territorio di Riano, che non sarebbe alternativa ma complementare a Corcolle. Chi appoggia il prefetto Pecoraro? Detto che su Corcolle c’è una forte opposizione anche del mondo culturale, che ha risposto agli appelli del comitato Salviamo Villa Adriana con una mobilitazione anche internazionale contro la discarica, sicuramente Pecoraro ha il pieno sostegno della Regione Lazio, a partire dal presidente Renata Polverini. Anche Alemanno di fatto ha chiesto di lasciare lavorare il prefetto, mentre si è battuto con durezza contro l’ipotesi suggerita dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che invece aveva puntato su Monte Carnevale (non lontano da Malagrotta). Tiepida la Provincia, che aveva suggerito Pian dell’Olmo. All’interno del governo, oltre a Catricalà, Pecoraro ha dalla sua il ministro di riferimento, vale a dire Anna Maria Cancellieri.

Rifiuti, Lazio e Campania le più sporche

_Attenzione, che non passi da questo articolo che l’alternativa alla discarica sia la fonte di incenerimento. L’alternativa alla discarica sono le politiche di riduzione del monte rifiuti (pressochè nulle nel Lazio perchè neppure finalizzate ad obiettivi mirati) e la raccolta differenziata spinta mirata al riciclo. Buona lettura.

_(Fonte articolo, clicca qui) ”Lazio e Campania sono le regioni in cui risultano piu’ elevate le quote di cittadini che lamentano il problema della sporcizia nelle strade (superiori al 40%)”. A registrarlo l’Istat in un rapporto annuale (‘Pillole’) nella parte dedicata ai rifiuti in Italia, in cui tra l’altro si mette in evidenza che ”in Sicilia, Liguria e Lazio le quote di rifiuti che finiscono in discarica sono ancora superiori all’80%”. In Italia – afferma l’Istituto di statistica – si producono 533 chilogrammi di rifiuti urbani a testa all’anno, 23 kg in piu’ rispetto alla media Ue. Valori che aumentano – prosegue – nelle regioni del Centro (circa 600 kg pro-capite) e al Sud dove la quantita’ e’ comunque piu’ contenuta (485 kg pro-capite). A livello nazionale ”nel 2009 circa la meta’ dei rifiuti urbani nazionali raccolti e’ smaltito in discarica (meno 4% rispetto a un anno prima)”. Tra le regioni che impegnano maggiori risorse economiche per la gestione dei rifiuti, spiega l’Istat, ”la Lombardia e’ quella che ricorre di meno allo smaltimento in discarica (34 kg per abitante), mentre la Sicilia e’ quella che vi fa maggiormente ricorso (456 kg per abitante)”. La raccolta differenziata copre in media circa un terzo dei rifiuti urbani. Nel 2010, prosegue l’Istat, ”il servizio e’ presente in tutti i capoluoghi, con percentuali di raccolta superiori al 40% al Nord, del 28 al Centro, del 21,3 al Sud e del 15% nelle Isole”. I miglioramenti piu’ consistenti sono stati quasi tutti al meridione; tra le citta’ migliori, Salerno, Avellino, Benevento.

Musica e panini per dire No all’inceneritore di Albano

_(Fonte articolo, clicca qui) Musica e panini per dire No all’inceneritore di Albano. Nuova iniziativa del Comitato No Inc per portare avanti la battaglia legale e cittadina contro la costruzione dell’inceneritore di Albano: dopo gli striscioni affissi sui balconi, venerdì sera si è puntato tutto sulla musica e la gastronomia. A Villa Doria, su piazzale dei Leoni, concerto di gruppi rock con la presenza di uno dei più affermati gruppi locali di musica reggae dei Castelli Romani, gli Easy Roots, da tempo impegnati con i loro testi sulle tematiche ambientali. Molti giovani si sono dati appuntamento nella villa comunale per assistere alle esibizioni e fermarsi per cena nell’apposito stand gastronomico allestito per l’occasione con vino e porchetta che non potevano mancare. Il concerto è stata l’occasione per raccogliere fondi per coprire le spese legali per presentare i ricorsi contro la costruzione dell’impianto presso la Corte di Giustizia Europea, ultima istanza giudiziaria a cui poter appellarsi, sperando in un giudizio positivo.