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L’inceneritore di Pisa sputa diossina, Medicina Democratica: “Aprire un’inchiesta”

07_(Fonte articolo, clicca qui) Sulla vicenda dell’inceneritore di Pisa, Medicina Democratica chiede “alle istituzioni ed alla Procura di Pisa di aprire un’inchiesta che faccia finalmente chiarezza sulle responsabilità”. In una nota, Md chiede “inoltre alla Regione Toscana, di abbandonare definitivamente la strada dell’incenerimento dei rifiuti che, oltre a rappresentare un costoso spreco di risorse, brucia irrimediabilmente la salute delle popolazioni presenti e delle generazioni future”. “Ancora una volta – si legge nella nota – l’ARPAT certifica che dall’inceneritore di Pisa fuoriescono sostanze altamente cancerogene come diossine, furani ed IPA in misura superiore ai limiti di legge, fermo restando che per un cancerogeno non esiste un limite, per quanto infinitesimo, al di sotto del quale non vi sia rischio oncogeno per la o per le persone esposte, come è pacificamente noto agli studiosi (oncologi, tossicologi, biochimici, igienisti e medici del lavoro, epidemiologi. L’unico limite scientificamente valido per la tutela della salute è quello corrispondente al valore zero. A Pisa era già successo nel 2010 e di nuovo nel 2011: in quest’ultimo caso entrambe le linee avevano superato i limiti di emissione di diossina. Tuttavia, senza preoccuparsi dei pericoli a cui veniva sottoposta la popolazione, l’inceneritore non fu spento immediatamente, come stabilisce la normativa di settore, ma fu mantenuto acceso per diversi giorni, continuando a spargere assai più del consueto veleni nell’aria che respiriamo, nei cibi che mangiamo, nell’acqua che beviamo. La violazione delle norme a tutela della popolazione – prosegue Md – fu denunciata alla Procura della Repubblica di Pisa da alcuni abitanti delle zone limitrofe all’inceneritore, ma ad oggi nessuna risposta è stata data ai querelanti, da cui si può supporre che il procedimento sia stato ormai archiviato”.

Venafro, diossina nel latte materno 100 volte superiore ai limiti di legge

07_Rifiuti Albano, l’ARPA chiede nuovi accertamenti sulla gestione della Pontina Ambiente nella discarica di Roncigliano. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Un gruppo di mamme di Venafro, dove da due anni è accertata la presenza di pericolose sostanze cancerogene negli animali, nelle uova e nel formaggio, ha pagato settecento euro per far analizzare un campione di latte materno a Venezia. Risultato: valori di diossina e PcB centinaia di volte supriori al limite imposto dalla Comunità Europea. Ma c’è anche la presenza di metalli radioattivi riscontrata in zona, e le tante allergie, malattie respiratorie dei bambini che il Comitato denuncia da tempo A fronte di questo, le risposte scientifiche sono carenti. E non è ancora stata individuata una “fonte emissiva” in un territorio dove ci sono un cementificio e un inceneritore. Nel 2011 era stato un vitello ad avvertire, suo malgrado, che qualcosa non andava per il verso giusto nella catena alimentare di Venafro, 11mila abitanti al confine con Lazio e Campania, nella provincia di Isernia. Gli esami fatti dal servizio veterinario su un campione di muscolo avevano messo, nero su bianco, un dato allarmante: una quantità di bifenili policlorurati, meglio noti come PcB, di gran lunga superiori al parametro che la Comunità Europea ritiene “soglia d guardia”. Il PcB, della grande famiglia della diossina, è un cancerogeno pericoloso. Due anni dopo è il latte materno a raccontare che le cose stanno precipitando, dal punto di vista dell’inquinamento. I valori di quelle analisi, alle quali una mamma di Venafro ha deciso di sottoporsi con un grande sacrificio economico pagato dal Comitato locale del quale fa parte, sono più che allarmanti. Diossina, furano e PcB sono molto al di sopra del tetto massimo che la legge prevede. Non una o due volte, ma centinaia di volte sopra il tetto europeo. La concentrazione di sostanze responsabili dei patologie neoplastiche è talmente elevata da aver impressionato perfino i tecnici di laboratori del Consorzio interuniversitario nazionale di Chimica per l’ambiente di Marghera (Venezia), che hanno analizzato i campioni. «Sì, è un dato molto preoccupante – commentano dal Comitato Mamme per La Salute di Venafro, dove una giovane donna parla a nome di tutta l’associazione – che conferma in qualche modo quello che temevamo: la diossina e i suoi composti sono entrati prepotentemente nella catena umana». Un trasloco quasi obbligato, visto che dopo gli esami sul vitello la Arem aveva avviato un campionamento ad ampio spettro su animali, uova, latte, formaggi prodotti nella zona. Un controllo a tappeto, in un certo senso, sul bestiame allevato nell’area che va da Sesto Campano a Filignano, e che passa proprio per Venafro. «I campioni prelevati – continuano dal Comitato – sono stati 90. E solo molto tempo dopo abbiamo saputo che il venti per cento delle analisi di laboratorio presentava limiti di attenzione sopra la norma». Quali? «Non è dato saperlo, purtroppo. Abbiamo inviato più di una richiesta alla Asrem per avere una mappa dei risultati e provare a capire la provenienza geografica dei campioni positivi, ma non c’è stato verso, per ragioni di privacy non l’hanno fornita». La privacy di bestiame, uova e formaggi contro la paura dei cittadini che cresce a dismisura, e l’incertezza che attanaglia una cittadina intera alle prese con una domanda inquietante: da dove proviene tutta quella diossina? «E’ quello che cerchiamo di sapere, la fonte emissiva. D’altra parte la stessa Comunità Europea obbliga a individuare, nel caso di presenza accertata di sostanze cancerogene, l’origine. Ecco perché chiediamo un monitoraggio serio alla Regione». La Regione è l’unico ente che può coprire finanziariamente indagini di questo tipo, che sono particolarmente costose. Una cifra per dare l’idea: l’esame sul latte materno – su un campione di latte materno – è costata 700 euro. «Siamo riusciti a mettere insieme la somma attraverso donazioni volontarie ai nostri banchetti di sensibilizzazione, ma è evidente che non possiamo permetterci di andare oltre. Crediamo che la Regione debba impegnarsi sul serio per uno studio sul territorio che possa arrivare a individuare la fonte emissiva». Finora non l’ha fatto, ma qualche settimana fa, quando è stato divulgato il risultato delle analisi sul latte materno, il neo Governatore Paolo Frattura ha garantito l’impegno dell’ente per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico per diossina e di altre sostanze nocive come le polveri sottili. Perché a Venafro non c’è solo la diossina. Ci sono le polveri sottili, anche queste – come è emerso dai campionamenti della Asrem l’anno scorso – in quantità eccessive. E ci sono pure sostanze radioattive, dall’uranio al sodio. Un punto delicato, questo, sul quale il Comitato preferisce non dire molto perché c sono istanze in corso. Qualcosa però viene fuori, come la presenza accertata – anche in questo caso con indagini private – di metalli con isotopi radioattivi nella zona della fabbrica di Sesto Campano, a pochissima distanza dal Comune, dove sorge il cementificio Colacem. «Da una indagine puramente qualitativa è stata messa in evidenza la compresenza di uranio e sodio con sostanze radioattive. Speravamo che la Procura di Isernia ci consentisse di avere accesso alle bolle di accompagnamento del materiale in entrata al cementificio, almeno per capire qualcosa di più su quelle sostanze». Ma, è inutile ripeterlo, è rimasta finora una richiesta inascoltata. E sì che la situazione della Piana di Venafro, ventimila abitanti, dovrebbe avere una priorità assoluta, visti i precedenti. E vista la presenza nella zona di possibili fonti di diossina, che sono classificate come “impianti di incenerimento e combustione dei rifiuti, fonderie, cementifici e processi di lavorazione di materiali ferrosi”. Oltre al cementificio di Sesto Campano, che rientra in questa tipologia, c’è la centrale elettrica Energonut di Pozzilli. Un inceneritore, di fatto. Le rassicurazioni delle Amministrazioni locali, in risposta anche a interrogazioni politiche, si sono sprecate: “entrambi gli stabilimenti sono costantemente monitorati, anche dal punto di vista delle emissioni in atmosfera, attraverso verifiche periodiche compiute dall’Arpa Molise. Nel 2011, addirittura, la Provincia è riuscita a dotarsi di apparecchiature idonee per campionare ad esempio le diossine e i furani. Strumenti che hanno rilevato parametri entro la norma per la Colacem. Mentre, per l’Energonut, la Provincia ha messo in piedi un Piano di monitoraggio che coinvolge anche le università del Molise, di Roma e Cassino, la Regione, i Comuni interessati dai controlli e autorevoli rappresentanti del mondo sanitario regionale”. Ma sono garanzie che non risolvono l’angoscia degli abitanti e del gruppo di madri che ha deciso di esporsi per il diritto ai controlli e alle verifiche i una zona a vocazione agricola compromessa dall’industrializzazione «dove – raccontano – i nostri figli accusano troppi problemi allergici e respiratori». Spia di un’aria malata. E dove «l’incidenza di malattie tiroidee, leucemie anche infantili e tumori ci comincia a sembrare troppo alta. Certo, è impossibile dirlo in maniera precisa e scientifica visto che non c’è un registro dei tumori e non ci sono nemmeno indagini epidemiologiche». La sensazione è che il fenomeno si affronti troppo lentamente, a passi incerti, che subisca l’altalena dell’attenzione ogni volta che un nuovo valore riscontrato in laboratorio finisce sui giornali e la dimenticanza generale quando si affloscia l’onda emotiva. Intanto le domande aumentano, e con loro la paura e i dubbi. Che succede a Venafro? Cosa rende l’aria velenosa? Un anno fa – era marzo 2012 – la zona del vanafrano venne citata in una in vasto traffico illecito di rifiuti ericolosi e nocivi smaltiti illegalmente. Classificazioni fraudolente di rifiuti che da Siena e Grosseto, con ramificazioni in molte regioni italiane, portavano i veleni spacciandoli come “legali” in impianti di incenerimento o termovalorizzatori. «Ci crede che non è stato possibile capire cosa c’entra Venafro, quali sono le implicazioni col Molise che pure erano uscite sui giornali, all’epoca?».

Nasce E Pack, consulenza online per le aziende sugli imballaggi eco-efficienti

07_(Fonte articolo clicca qui) Arriva un servizio online dedicato alle imprese che vogliono migliorare la loro performance in termini di progettazione e realizzazione di imballaggi eco-efficienti. Si tratta di E Pack. A partire dal mese di giugno basterà collegarsi al sito web Conai, Consorzio nazionale imballaggi (www.conai.org), entrare nell’area prevenzione e compilare un form per inoltrare al consorzio le richieste generali di informazione sulla eco-progettazione degli imballaggi o specifiche per ciascuna tipologia di materiale (acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, vetro). Un imballaggio si definisce eco-efficiente, quando raggiunge la migliore sintesi tra funzioni primarie dell’imballaggio e impatto ambientale generato lungo l’intero ciclo di vita. E’ quindi fondamentale progettare un imballaggio in un’ottica di ciclo di vita complessivo ”dalla culla alla culla” e il servizio E Pack, che si inserisce nell’ambito delle attività di prevenzione ‘Pensare Futuro’ di Conai, nasce proprio con l’obiettivo di affiancare le aziende. Nella aree di intervento del progetto Conai ‘Pensare Futuro’ dedicato alla prevenzione, rientra anche il dossier prevenzione, un volume, a cadenza triennale, mirato a valorizzare le azioni volontarie che le aziende mettono in atto nella progettazione e nella realizzazione di imballaggi ecosostenibili. Il nuovo dossier verrà presentato nel prossimo mese di novembre.

Calo dei rifiuti in Toscana “Inceneritore da rivedere”. Ora tutti a scuola seguendo il modello Capannori

07_Il presidente della Toscana preso atto del calo di rifiuti pro -capite spiega l’obbiettivo della Regione: 65 percento di differenziata entro il 2020. Rossi: “Occorre capire il reale fabbisogno impiantistico”“

_(Fonte articolo clicca qui)Il modello Capannori potrebbe portare a una rivoluzione nella nostra regione su come impostare la raccolta differenziata e le strutture per lo smaltimento. E per ‘comprendere’ il progetto del ‘Rifiuti Zero’ sabato l’assessore regionale all’ambiente Annarita Bramerini sarà presente a un convegno a Capannori, con il sindaco Giorgio Del Ghingaro e il coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero Rossano Ercolini, quest’ultimo di recente insignito a San Francisco del prestigioso Goldman Environmental Prize 2013. Intanto l’obbiettivo fissato è innalzare al 65 percento entro il 2020 la raccolta differenziata. Ad annunciare il traguardo il presidente della Regione Enrico Rossi, nel corso della conferenza stampa che ha tenuto insieme al sindaco di Capannori per presentare il convegno di sabato. “Entro l’estate – ha aggiunto Rossi – presenteremo con l’assessore all’ambiente Bramerini il Piano regionale rifiuti e bonifiche. In vista di quell’appuntamento inizieremo sabato un tour tra i Comuni toscani più virtuosi per capire come hanno fatto. Tra i 21 Comuni toscani che hanno già superato il 65% di differenziata il più popoloso è Capannori e sabato saremo lì per parlare della loro esperienza che ha comportato anche una riduzione della produzione. In Toscana si è passati dai 663 kg pro capite del 2009, ai 630 del 2011 ed occorre proseguire su questa strada”. Il presidente ha detto poi che, alla luce degli obiettivi che la Toscana si pone (riduzione della produzione dei rifiuti, aumento della raccolta differenziata e del riciclo) occorre capire il reale fabbisogno impiantistico e tra gli esempi virtuosi di riuso ha citato il caso della Piaggio che utilizza profilati di plastica riciclata per la carenatura dei suoi mezzi.  In pratica si apre a una possibile riduzione degli inceneritori previsti. “Non abbiamo segreti – ha detto poi il sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro – ma da anni facciamo cose normali e se la Toscana vuole guardare a noi con attenzione questo non può che farci piacere. Grazie al porta a porta e alla nostra strategia “Rifiuti zero” alla quale abbiamo aderito fin dal 2007 siamo all’82% di differenziata, abbiamo un bilancio del settore in equilibrio e conferiamo in discarica il 18% di una produzione che è diminuita anche grazie ai 3.000 composter utilizzati dai nostri cittadini che sono i veri protagonisti dei nostri buoni risultati”. In Toscana si producono 11 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno: i rifiuti solidi urbani sono il 22%, mentre 8,6 milioni sono i rifiuti speciali, il 78% del totale (costruzione e demolizione 3 mln, depurazione 3,1 mln, scarti della produzione delle industrie e del commercio 2 mln, pericolosi 0,4 mln). La regione è al sesto posto nella classifica nazionale per i Rsu, e al quarto per gli speciali. I flussi di rifiuti urbani in Toscana nel 2011 sono andati al riciclo per il 39%, al recupero di energia per il 12%, e in discarica per il 42%. La Toscana è attivata al 42,2% di raccolta differenziata nel 2011 (+2,1% rispetto al 2010): le due province con la quota più alta sono Firenze (48,3%) e Lucca (48,2%). Fra i singoli comuni, percentuali oltre il 90% per Lamporecchio (98,25%), Larciano (97,50%), Capraia e Limite (95,40%), Montelupo Fiorentino (94,59%), Cerreto Guidi (94,33%), Fucecchio (93,50%) e Montespertoli (91,78%). Il 31,9% della raccolta differenziata è composto da carta e cartone, mentre il 24,5% è rappresentato dai rifiuti organici, il 9,9% dal vetro, il 7,1% dal legno, il 5,2% dalla plastica.

Inceneritore di Parma: la rivoluzione non è un pranzo di gala

inceneritore-21-aprile-2013-2_Video-ecoballa del 16 maggio 2013, rubrica a cura di Daniele Castri referente legale del Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Quando lavoravo in fabbrica, operaio turnista, si parlava di scioperi e ingiustizie, di vertenze e divergenze. Si parlava di andare a Roma a manifestare, quelle grandi manifestazioni con migliaia e migliaia di operai da tutta Italia. Al primo giorno di sciopero grande successo, sempre (quasi mai gli impiegati). Al secondo giorno pochi illusi fuori dai cancelli. Erano gli anni in cui si prendeva a scioperare di lunedì o venerdì, ponte lungo per dirla tutta. Che senso aveva andare a Roma se non eri in grado di meritarti il suolo che calpestavi a casa tua? La rivoluzione è una parola grossa, spesso usata a sproposito, ma quando nella mia città, Parma, non avremo più vandalismo sistematico sulle altalene dei bambini al parco, allora si potrà parlare di rivoluzione. L’inceneritore di Ugozzolo potrebbe essere il No Tav di Parma, molti sostengono sia stato il cavallo di Troia del M5S per vincere le elezioni, molti di più la tomba del PD che l’ha sempre voluto e gli tocca difenderlo. Ci sono due forni a Parma, si guardano in faccia tanto son vicini: uno esala sapor di profumo (il Mulino Bianco) l’altro esala fumo di cosa lo scopriremo vivendo, sperando. Passando da quelle parti, i miei figli mi chiedono dove abita la principessa, in questi che sembrano castelli moderni, senza draghi né fossati, cavalieri, maghi o re. Quando i figli sono piccoli son come il Piccolo Principe, una risposta va data, sperando che basti o continueranno a domandare per il diritto di sapere. Ma le favole moderne son peggio di quello che riesco a dire. Come posso spegare che pochi giorni fa ho ricevuto una lettera dal Comune di Parma e da Iren dal titolo “Non più rifiuti ma risorse”? In sostanza una bella lettera che annuncia l’estensione della raccolta differenziata spinta, in altre parole che a diventare bravi potremo riciclare un sacco di cose, in sintesi che se siamo virtuosi dovremo trovare una soluzione all’inceneritore o morirà di fame. Son favole moderne, i draghi sono indistinguibili: hanno l’eloquio di amministratori delegati, l’apparenza di camicie stirate, garanzie di tutela. I lupi cattivi sono un privilegio che sta solo nelle fiabe, ormai. Le favole hanno un inizio, un buono, un cattivo, lo scontro tra bene e male, una fine. Siamo dentro a una metafora: da un lato c’è un forno per incenerire rifiuti e dall’altro un sistema per produrne sempre meno. Eppure l’inceneritore di Ugozzolo doveva bruciare solo i rifiuti del territorio locale, sarà un buon investimento solo se avrà cose da ridurre in fumo. Ma se lo affamo… cosa brucerà? La rivoluzione non è un pranzo di gala, forse è un piatto sporco nel quale mangiare a mani nude da usare poi come tovagliolo, difficile non imbrattarsi. La rivoluzione è qualcosa che accade prima che il fumo ti offuschi la vista. La rivoluzione è qualcosa che non aspetta il consenso della magistratura, non si aspetta che l’arresto del cattivo sancisca l’indignazione popolare. Intanto l’inceneritore sbuffa i primi rifiuti di prova, mentre Parma spinge sulla raccolta differenziata: siamo a un bivio e tiriamo dritto. Questa favola puzza di bruciato e nel dubbio dirò ai miei figli che è brutta da trattenere il fiato.

Rifiuti zero per 2013 contro spreco

Windows-Live-Writer_Last-minute-market_BBA8_LLM_opt_(Fonte articolo clicca qui) Dopo il cibo, l’acqua e l’energia il nuovo anno contro lo spreco punta all’utopia dei rifiuti zero. ‘Spreco Zero’ e’ appunto il tema dell’edizione 2013 della campagna europea di Last Minute Market. Tra i tanti appuntamenti previsti, il 20 maggio a Padova mille sindaci italiani ed europei firmeranno per ridurre gli sprechi alla presenza del ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato. ”Quella dello spreco zero – ha detto Andrea Segre’, presidente di Last Minute Market – e’ un’utopia. Un orizzonte verso cui andare. Quando non ci saranno piu’ sprechi, il Last Minute Market chiudera’, faremo qualcos’altro. Quella e’ la direzione verso cui andare, tanto piu’ in un momento di crisi”. Crisi che, paradossalmente, non sta facendo diminuire gli sprechi, anzi: i minori consumi, spesso, si traducono in un numero maggiore di prodotti che si disperdono – non venduti – lungo la filiera, dai campi agli scaffali dei supermercati. Eppure, non e’ lungo la filiera che si hanno gli sprechi maggiori, ma dentro le mura domestiche. Il 42% del totale, infatti, si produce in casa (il 25% della spesa alimentare in peso) e almeno il 60% di questo spreco potrebbe essere evitato. In Italia, secondo i dati dell’osservatorio Waste watcher (che presto verranno ampliati grazie alla collaborazione con Swg) lo spreco alimentare rappresenta l’1,19% del pil. Di questi, ‘solo’ lo 0,23% e’ perso lungo la filiera. Proprio per sensibilizzare alla buone pratiche contro gli sprechi, e’ in uscita per Marsilio il nuovo libro di Segre’, ‘Vivere a spreco zero’. Partner dell’iniziativa, Unicredit. ”Un’iniziativa nel quale l’istituto di credito si riconosce – ha detto Luca Lorenzi, Deputy regional manager centro nord Unicredit – Siamo in prima fila sul tema del risparmio. Per questo il nostro e’ un sostegno non casuale e non episodico. In questa logica, presenteremo il 5 giugno il libro di Segre’, nella nostra filiale a impatto zero a Reggio-Emilia”.

“CoReVe” premia Salerno, Prato e Ivrea per la raccolta differenziata del vetro

riciclo-vetro2_(Fonte articolo clicca qui) Riparte il Green Tour organizzato da CoReVe (il Consorzio recupero vetro), premio che annualmente viene consegnato alle tre città italiane che si sono distinte per l’eccellenza qualitativa raggiunta nella raccolta differenziata del vetro. Per il 2013 il Green Award va a Salerno, Prato e Ivrea. ”Con Salerno e Prato vogliamo premiare l’introduzione di due sistemi di raccolta molto efficienti che stanno già dando ottimi risultati, invece con Ivrea premiamo una realtà consolidata, che da tempo garantisce ottimi risultati nella raccolta del vetro di qualità”, dichiara Dante Benecchi, direttore generale CoReVe. “Vogliamo che queste città siano da esempio per tutte le altre città italiane – continua Benecchi – Per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni dei tre Comuni vincitori e per incentivarli a fare sempre meglio, abbiamo scelto di offrire alle tre città una serata di svago in compagnia dei comici di Zelig, non solo per il loro famoso umorismo, ma anche come portatori di un messaggio verde che è quello che il Green Tour vuole promuovere”. Il 24 maggio a Salerno, il 7 giugno a Prato e il 18 giugno a Ivrea CoReVe porterà la comicità di Zelig, per ringraziare i cittadini e le istituzioni dei tre Comuni vincitori per gli ottimi risultati ottenuti nella raccolta differenziata del vetro e incentivarli sempre più a effettuare una corretta separazione del materiale. Lo show, che verrà organizzato nelle piazze principali delle tre città, avrà come presentatori il trio de I Boiler, composto da Federico Basso, Gianni Cinelli e Davide Paniate. Inoltre, ogni tappa vedrà esibirsi un cast d’eccezione con alcuni affermati nomi del celebre spettacolo di cabaret.