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Ultimatum dell’UE alle discariche del Lazio: “Adeguamento entro due mesi”

_L’alta tecnologia del Gruppo Cerroni: tritare ed interrare.

  • Rifiuti, replica ridicola e pressappochista della Polverini alle osservazioni UE. Clicca qui.

(Fonte articolo, clicca qui) _La Commissione europea chiede all’Italia, in un secondo avvertimento formale, di “conformarsi entro due mesi” alle norme Ue per un adeguato pretrattamento dei rifiuti collocati nella discarica di Malagrotta e in altri siti per lo smaltimento dei rifiuti nel Lazio. In caso contrario, “potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’Ue”. “Vista l’interpretazione restrittiva della definizione di sufficiente pretrattamento dei rifiuti da parte delle autorità italiane – si legge in una nota della Commissione europea – la discarica di Malagrotta nella regione Lazio contiene rifiuti che non hanno subito il pretrattamento prescritto” e la Commissione “è preoccupata in quanto altre discariche situate nella regione Lazio potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni”. Le discariche che operano in violazione della normativa dell’Ue sui rifiuti, dice ancora il comunicato, “costituiscono una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente. Su raccomandazione del commissario all’Ambiente, Janez Potocnik, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia in cui si richiede l’adempimento entro due mesi. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’Unione europea”. La direttiva sulle discariche “stabilisce che i rifiuti devono essere trattati prima di essere interrati e cioè devono subire processi fisici, termici, chimici, o biologici, inclusa la cernita, allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero. Da un’indagine Eu Pilot è emerso che nella discarica di Malagrotta, e forse in altre discariche del Lazio, parte dei rifiuti vengono interrati senza essere prima trattati”. “Nel piano di gestione dei rifiuti per la regione Lazio adottato nel gennaio 2012 – continua la Commissione – sono emerse contraddizioni tra la capacità di trattamento meccanico-biologico nel Lazio e il quantitativo di rifiuti prodotto nella Regione. Il deficit di capacità ammonta a 126.891 tonnellate all’anno nella provincia di Latina e a più di un milione di tonnellate all’anno nella provincia di Roma. Di conseguenza, un rilevante quantitativo di rifiuti viene interrato senza subire un adeguato pretrattamento”. Il 17 giugno 2011 la Commissione, spiega ancora la nota, “ha inviato una lettera di messa in mora. Le autorità italiane ritengono che i rifiuti interrati a Malagrotta dovrebbero essere considerati come se avessero subito un pretrattamento, in quanto sono stati sminuzzati prima di essere interrati. Tuttavia, secondo la Commissione, il fatto di sminuzzare o frantumare rifiuti indifferenziati prima di interrarli non è sufficiente in quanto occorre un trattamento meccanico-biologico dei rifiuti per stabilizzarne il contenuto organico, processo atto a ridurre il possibile inquinamento”. La Commissione “si preoccupa del fatto che non tutti i rifiuti che vengono interrati nelle discariche abbiano subito il prescritto trattamento meccanico-biologico”. Inoltre, la Commissione “rileva con preoccupazione che le autorità italiane non adottano misure sufficienti a ridurre i possibili effetti negativi sull’ambiente e gli eventuali rischi per la salute umana, come prescritto nella direttiva quadro sui rifiuti”. Pertanto, quindi la Commissione ha appunto deciso di inviare all’Italia un parere motivato, “concedendole due mesi per rispondere”.

Rifuti: Campania e Lazio le regioni più in difficoltà

Immagine_(Fonte articolo: Ecologiae.com) Il problema rifiuti affligge in particolar modo la Campania e il Lazio: nelle due regioni i cittadini che lamentano difficoltà legate al problema immondizia sono oltre il 40%. A rivelarlo il rapporto annuale dell’Istat, “Pillole”, nella sezione incentrata  sui rifiuti in Italia. In Italia i rifiuti urbani prodotti annualmente ammontano a 533 kg pro capite, cifra superiore di 23 chili alla media dell’Unione Europea. Nelle regioni del Centro si toccano i 600 kg per anno, con le maggiori quantità prodotte in Toscana ed Emilia Romagna, mentre  nelle regioni del Sud si riscontrano cifre più contenute, pari a 485 kg all’anno secondo i dati dell’Istat. La metà dei rifiuti urbani sul territorio nazionale è ancora smaltito in discarica, sebbene si segnali un’incoraggiante meno 4% rispetto ai valori registrati nell’anno precedente. Sotto questo aspetto si rilevano tuttavia delle notevoli discrepanze tra le varie regioni italiane, tanto che in Lombardia la quantità di rifiuti portati in discarica è pari a 34 kg per abitante, mentre in Sicilia la cifra sale vertiginosamente, fino a 456 kg a persona. In cima alla lista nera delle regioni che ricorrono maggiormente alle discariche si attestano, dopo la Sicilia, la Liguria e il Lazio, in cui la quota di rifiuti destinata a questo tipo di smaltimento è ancora superiore all’80%. Su questo punto male il Sud nel suo complesso: solo la Sardegna è riuscita a scendere sotto i 230 kg pro capite di spazzatura smaltita in discarica, come richiesto dalla direttiva europea. Per ciò che concerne la raccolta differenziata, che in media copre ancora soltanto un terzo dello smaltimento urbano nazionale, è il settentrione a guidare la classifica: al Nord le percentuali di raccolta oltrepassano il 40%, mentre al centro si fermano al 28% e al Sud al 21,3%. Fanalino di coda le Isole, con solo il 15% dello smaltimento tramite raccolta differenziata. Nel complesso i progressi più netti si ravvisano nel Mezzogiorno: tra le città che registrano spiccati miglioramenti troviamo Salerno, Avellino, Benevento e diversi capoluoghi della Sardegna.

Roma, 9 mesi di polemiche e la strategia per lasciare la differenziata al palo

_(Fonte articolo, clicca qui) La questione rifiuti di Roma nell’ultima settimana è diventata un caso nazionale, di cui si sono dovute occupare direttamente le più alte istituzioni repubblicane: Governo e Presidente della Repubblica. La roulette dei siti di discarica, continuata a girare per mesi, si era fermata per volere del Commissario all’emergenza il Prefetto di Roma Pecoraro, proprio lì dove ogni possibile immaginazione non avrebbe osato spingersi: Corcolle. Un ex cava dismessa a 700 metri di distanza da Villa Adriana, una delle meraviglie storico-archeologiche più preziose al mondo, patrimonio dell’Unesco. L’eco di questa scelta inusitata è rimbalzata in tutto il mondo, tanto da mobilitare cinquemila intellettuali e spingere il Presidente Napolitano a far sentire la sua voce. A stragrande maggioranza Il Consiglio dei Ministri ha condiviso la netta contrarietà di questa scelta espressa dai Ministri Clini ed Ornaghi. Il Commissario Pecoraro non ha potuto far altro che rassegnare le dimissione. Ora la ruota verrà agita dal Prefetto Goffredo Sottile, già Commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria, che è stato nominato nuovo Commissario per l’emergenza. A lui il compito di trovare il sito “temporaneo” che dovrà far fronte alla chiusura di Malagrotta, comunque destinata a restare in funzione almeno per tutto il 2012. Nove mesi vissuti pericolosamente. Buttati in polemiche, scaricabarili, velenosi rimpalli tra Polverini ed Alemanno, Clini e Pecoraro, Pecoraro ed Alemanno, Polverini e Clini. Ognuno di loro rappresenta istituzioni di primo piano in questo Paese, che a diverso titolo e con diverse responsabilità sono chiamate a dare soluzioni efficaci e coerenti con la legge, alla gestione del ciclo dei rifiuti della Capitale, per anni lasciata marcire nel nauseabondo ottavo colle di Roma, la discarica di Malagrotta. Nove mesi vissuti in perenne stato di angoscia e di mobilitazione da parte delle comunità locali, che ogni giorno temono di veder fermare la pallina della discarica sul rosso dei propri territori. Comunità che hanno provato ad unire le vertenze locali e le mobilitazioni, in un unico fronte comune che chiede, non da ora, una diversa gestione del ciclo dei rifiuti, che superi il sistema discariche ed inceneritori, per adeguarsi a ciò che avviene in molti paesi europei, che hanno sviluppato nel recupero e riciclaggio dei rifiuti una fiorente economia alternativa. Loro non sono disposti a restare vittime della guerra che qualcuno vorrebbe alimentare del qualunque posto, ma non nel mio giardino. Ora riparte il toto discarica. E continueremo ad assistere a nuove rivolte delle popolazioni che verranno costrette ad abitarci vicino. Rivolte più che giustificate dal momento che i cittadini sono consapevoli che non c’è cosa più definitiva nel Lazio di una discarica “temporanea”. Se non cambia radicalmente la politica dei rifiuti a Roma, da qui non si esce. Perché le scelte di fondo fatte finora dai soggetti istituzionali in campo sono chiare. A cominciare dal Sindaco Alemanno che ha in mente di cedere, tra le varie aziende municipalizzate, l’AMA ai privati per il 40%. Per far questo il valore aziendale deve crescere e diventare appetibile. E può esserlo nella misura in cui si punti su tipologie d’impianti con alti tassi di rendimento, quali discariche ed inceneritori. Per questo e non per altro, non va incrementata la raccolta differenziata, che se spinta verso gli obiettivi di legge, sottrae via via quantità significative di rifiuti indispensabili al pieno funzionamento di tali impianti e quindi al loro rendimento economico. Si tratta di una strategia molto chiara: mantenere il ruolo residuale della raccolta differenziata, per garantire opportuni ricavi agli impianti di discarica e di incenerimento. Per questo il toto discariche non risolve, ma aumenta l’emergenza. Occorre capovolgere radicalmente politica e strategia. Serve una profonda innovazione di sistema, una riorganizzazione territoriale dei servizi a partire dalla raccolta differenziata, il coinvolgimento immediato e diretto dei cittadini e dei lavoratori dell’AMA, per rendere la gestione sostenibile dei rifiuti vantaggiosa e conveniente dal punto di vista economico ed ambientale. Invece di decentrare la monnezza, disseminando discariche nel territorio della provincia, Roma capitale dovrebbe riorganizzare territorialmente la gestione del ciclo, in aree territoriali prossime ai luoghi di produzione dei rifiuti, dando maggiori poteri ai Municipi per organizzare e controllare la qualità e l’efficienza dei servizi di raccolta differenziata e gli impianti per il recupero e il riciclo delle materie, a cominciare da quelli per il trattamento dell’umido, che vanno immediatamente realizzati. Questo consentirebbe nel breve e nel lungo periodo maggiori economie di scala derivanti sia dalla diminuzione dei rifiuti da conferire in discarica, il cui costo ha raggiunto i 70 €uro a tonnellata cui vanno aggiunti 20 €uro a tonnellata per il preliminare trattamento ormai obbligatorio, sia l’incremento dei ricavi corrispondenti dal recupero delle materie avviate ai consorzi di filiera. I risparmi complessivi non solo consentirebbero di coprire i maggiori costi di investimento iniziali, ma nel medio e lungo periodo si tradurrebbero in un sistema premiale di riduzione della tariffa per i cittadini. Per questo serve un Patto per la gestione sostenibile dei rifiuti a Roma, che metta dalla stessa parte istituzioni, aziende, cittadini per mettere Roma e il Lazio in linea con l’Europa, dove riduzione, recupero, riciclo e riuso consentono di trasformare davvero i rifiuti da problema in risorsa. Una sfida per uscire dall’emergenza. Una sfida per la stessa coalizione di centrosinistra che se si vuole candidare al futuro governo della città, deve costruire l’alternativa ad Alemanno a partire da una delle questioni cruciali per il futuro di Roma e del Lazio.

Clini ha già scelto: Valle Galeria e Fiumicino sul piede di guerra

_(Fonte articolo, clicca qui) Neanche il tempo di riprendersi dalla vicenda Corcolle che ecco riaffiorare nuove proteste sul “toto discariche” per il dopo Malagrotta. Questa volta ad alzare la voce sono i cittadini della Valle Galeria e di Fiumicino spaventati dopo le ultime dichiarazioni del ministro Corrado Clini a Sky tg24. E visto il peso del governo nella faccenda, forse, ne hanno ben donde. «Il sito di Monte Carnevale è un sito sicuro perché è su ottanta metri di argilla ed è dotato di una barriera naturale molto consistente. Erano state sollevate delle obiezioni dal Ministero della Difesa. Abbiamo poi verificato insieme le condizioni che potrebbero rendere possibile in quel sito la realizzazione di una discarica» – ha detto il ministro in tv. L’alternativa a Monte Carnevale è Pizzo del Prete a Fiumicino, come aveva indicato lo stesso Clini in una delle ultime riunioni con le istituzioni. Ma qui pesa il parere dei tecnici, che hanno giudicato troppo lunghi i tempi di intervento, tanto che la Regione l’aveva annoverato tra i siti “definitivi”. In “seconda fascia”, sempre per usare una terminologia del ministro, c’è Pian dell’Olmo, su cui sono d’accordo pure Alemanno e Zingaretti, ma non la presidente Polverini, contraria al mantenimento di un monopolio Cerroni sui rifiuti. Inoltre qui, in questo terreno condiviso dai Comuni di Riano e Roma, si hanno dubbi sugli spazi effettivi a disposizione. Ieri il ministro ha voluto incontrare per la prima volta il prefetto/commissario Goffredo Sottile. Il ministero, in una nota, ha «assicurato piena collaborazione tecnica al prefetto, anche per consentire una valutazione comparativa delle diverse soluzioni, cosi’ come chiesto dalla legge». A questo proposito si e’ sottolineato che, in linea con le leggi nazionali e le normative europee, l’area deve «escludere rischi di inquinamento dell’ambiente e della falda idrica, assicurare una distanza adeguata dell’impianto dai centri abitati, garantendo al tempo stesso la tutela dei beni culturali, ed essere servito in modo adeguato dalla rete viaria per ridurre gli impatti della movimentazione dei rifiuti». A “decidere” sarà comunque Sottile, ma sembra già chiara la direzione intrapresa. E mentre sui tavoli della politica si riprendono in considerazione gli studi, i rilievi e i pareri già tutti pronti, sui territori è già iniziata la protesta. A partire proprio dalla Valle Galeria. «La protesta che fino a ieri si è mantenuta su un terreno civile, oggi, potrebbe sfociare in atti e gesti cruenti che neanche più noi, come istituzioni locali, potremmo riuscire a contenere» – hanno fatto sapere i presidenti dei municipi XV e XVI, Gianni Paris e Fabio Bellini. «E’ ora che si attivino gli impianti di trattamento dei rifiuti e si promuova un tavolo per delocalizzare immediatamente la Raffineria di Roma che, insieme alla discarica, ha reso il territorio della Valle Galeria drammaticamente inquinato e invivibile». Sul fronte del litorale invece il Comitato Zero rifiuti Fiumicino ha inviato una lettera ai ministri Clini e Ornaghi spiegando nel dettaglio tutti i motivi ostativi alla localizzazione di una discarica. «Pizzo del Prete – si legge nella missiva – non è un punto geografico posto su una mappa ma è in realtà uno degli ultimi angoli della vera campagna romana rimasto intatto, è parte di un territorio caratterizzato da fattorie e case e da un sito archeologico risalente all’epoca etrusca».

Rifiuti elettronici, una questione di civiltà

_(Fonte articolo, Il Fatto Quotidiano) L’Italia ricicla meno e-waste degli altri Stati membri Ue. Chi l’avrebbe detto? Già nella classifica Eurostat 2008 sulla raccolta di rifiuti elettronici nel vecchio continente, infatti, il Belpaese (ci ostiniamo a chiamarlo così) si era aggiudicato un prestigioso terzultimo posto: solo 2,6 i chilogrammi pro capite. Fanno peggio di noi solo Polonia, con un chilo a testa, e Romania, con 0,8 kg. Chi ricicla di più? Le solite Svezia (14,8), Norvegia (10,5), Finlandia (9,8) e Germania (7,8). Ma anche Paesi dell’’area Pigs’ come Irlanda (9), Grecia (4) e Portogallo (3,9). Lo scorso autunno l’Ue, presa coscienza delle dimensioni di un problema che non può che ingigantirsi nei prossimi anni, ha così modificato la direttiva relativa ai rifiuti elettronici. Le misure, ora, obbligano infatti i Paesi membri a raccogliere e riciclare un maggiore volume di e-waste, in modo da facilitare il ritiro dei prodotti, e dissuadere i soliti furbi a spedire illegalmente questi rifiuti in quelle nazioni che, spesso fuori dall’Unione Europea, non stanno a badare più di tanto alla pericolosità e nocività dei materiali che li compongono. Anche gli europarlamentari, dunque, hanno capito l’importanza di creare obiettivi di raccolta e di riciclaggio che, se ambiziosi ma anche realizzabili, possono contribuire al recupero delle molte (e spesso preziose) materie prime contenute al loro interno. Fra gli obiettivi anche quello di facilitare il riciclo per i consumatori. Il Parlamento europeo, infatti, ha ottenuto lo scorso ottobre che ai consumatori sia permesso di restituire il proprio telefonino ai negozi di grandi dimensioni (da 400m2 in su), senza dovere per forza acquistare un altro prodotto. Sì, lo sappiamo, in questo modo non si facilita il rilancio dei consumi, non si aiuta l’economia a ripartire e non si incentiva lo svuotamento delle nostre logore tasche, ma l’e-waste può in effetti essere ridotto anche evitando di correre ad acquistare, con buona pace non solo degli economisti vecchio stile, ma anche dei seguaci di Steve Jobs moltiplicatisi a dismisura negli ultimi mesi, l’ennesima ultima versione di aggeggio elettronico lanciato sul mercato. Resta il problema dei rifiuti non riciclati, magari abbandonati in giro. Bene, riguardo all’inciviltà di tutti coloro che, invece di portare rifiuti come telefonini e pc presso i rivenditori autorizzati o vecchi televisori e frigoriferi nelle isole ecologiche, li abbandonano nei campi o ai lati delle strade, probabilmente sarebbe opportuno, soprattutto in caso di flagranza di reato, andare oltre le multe, con esemplari pene che portino questi cafoni a rendere servizio alla comunità. Magari proprio imponendogli di pulire la sozzura con cui gente come loro ammorba il nostro Paese. E il nostro pianeta.

Rifiuti, sette comuni dissidenti per formare un piccolo Ato

_Lo pseudo piano rifiuti (filo lobby) di Nanopolveri-ni è già carta straccia  (per tutti).

_(Fonte articolo, clicca qui) Si allarga il «piccolo Ato» proposto dal Comune di Aprilia in alternativa al «grande Ato» previsto nel piano dei rifiuti della Regione Lazio. Dopo la firma di quattro Comuni (Aprilia, Anzio, Ardea e Cori)di un protocollo per la costituzione di un sub-ambito territoriale per la gestione ottimale del ciclo dei rifiuti, in settimana è prevista l’adesione di Cisterna e Lanuvio. «Ne ho parlato con il sindaco Merolla nel corso della festa della Polizia – rivela Antonio Terra – e mi ha anticipato che ha ottenuto il via libera dalla sua maggioranza». La proposta del Comune di Aprilia è costituire un ambito più omogeneo tra Comuni del nord della provincia di Latina e Comuni del sud della provincia di Roma. Questa proposta verrà presentata nelle prossime settimane alla presidente Polverini che invece nel piano dei rifiuti regionale aveva istituito cinque Ato corrispondenti grosso modo con le province del Lazio. Queste dimensioni sono ritenute troppo grandi. «Realizzare un ambito formato da sette Comuni – spiega il sindaco Terra – garantirà al servizio maggiore efficienza. La Regione invece ha disegnato un Ato simile a quello del servizio idrico integrato formato da circa 35 Comuni. Vogliamo evitare un nuovo carrozzone. Perseguiremo perciò tutte le strade possibili per raggiungere questo risultato». La firma dell’accordo per la costituzione del sub-ambito territoriale per la gestione del ciclo dei rifiuti non è stata accolta bene nel capoluogo pontino. Il presidente della provincia Armando Cusani, che è già in guerra con la Regione sul piano dei rifiuti (è stato fatto un ricorso al Tar), non ha accolto bene la secessione di Aprilia e Cori perché sottrae forza alla provincia. E in questi giorni sono state esercitate pressioni su Cisterna per evitare che si aggreghi ad Aprilia. Evidentemente le pressioni non sono servite perché in settimana il sindaco Merolla dovrebbe firmare il protocollo che da quattro dovrebbe portare a sette i Comuni con l’aggiunta, oltre che di Cisterna, anche di Lanuvio e Sermoneta. Di Lanuvio se n’è parlato nel corso di un incontro a Campoleone. È qui che il sindaco di Aprilia ha preannunciato l’imminente accordo tra i sette Comuni. Durante la riunione è stato spiegato che i sette enti locali vogliono «chiudere il ciclo dei rifiuti senza ricorrere a interramento e nuove discariche e senza l’insediamento di impianti di incenerimento». Si punta a incrementare la percentuale di riciclo dei rifiuti solidi urbani. E a tal fine è stato annunciato l’avvio di un «rilevamento di dati finalizzato alla sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta, a partire dalle utenze non domestiche (aziende ed esercizi commerciali) per poi essere esteso a quelle domestiche». Si tratta, è stato detto, «di una fase esecutiva della progettazione utile a conoscere le esigenze del territorio specifico e così attivare un servizio il più rispondente possibile all’interesse della comunità».

Flash Mob contro l’inceneritore di Albano Laziale

_Fuori la speculazione tumorale rifiuti dai Castelli Romani.