Ispra, presentato il rapporto rifiuti 2011

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_(Fonte articolo, clicca qui) On line il Rapporto Rifiuti ISPRA – edizione 2011. Ed è la Campania con il 29,3%, a registrare la crescita più rilevante nella raccolta differenziata, nonostante il dramma rifiuti a Napoli e provincia. Quindi produrremmo secondo il rapporto meno rifiuti urbani in Italia: infatti scende dell’1% il valore della produzione nazionale arrivando tra il 2008 ed il 2009 a 32,1 milioni di tonnellate (circa 32,5 milioni di tonnellate nel 2008). Diminuisce anche il pro capite: nello stesso periodo ogni abitante ha prodotto circa 9 kg in meno all’anno, ( circa l’1,6% in meno), per un valore complessivo di circa 532 kg per abitante. Cresce invece la raccolta differenziata: il Nord (48%) sfiora l’obiettivo del 50%, ma il Centro e il Sud, anche se in crescita, rimangono lontani dall’obiettivo (24,9% e 19,1%). A fare davvero la differenza è il Trentino Alto Adige con il 57,8%, a cui segue il Veneto con il 57,5%. Al sud, bene la Sardegna che raggiunge il 42,5% di raccolta ma, tra le regioni del Mezzogiorno, è la Campania con il 29,3%, a registrare la crescita più rilevante. Il Molise (10,3%) supera per la prima volta la soglia del 10%, mentre il dato siciliano è ancora inferiore a tale valore. Tra le città con più di 150 mila abitanti, oltre a Reggio Emilia che con il 49,9% raccoglie e differenzia la percentuale maggiore di rifiuti, superano il 45% Modena (47,4%), Ravenna e Parma (entrambe con il 45,2%). Per la prima volta, Roma e Genova oltrepassano la soglia del 20%; buono anche il risultato raggiunto dalla città di Napoli (18,3%), quasi il 10 % in più rispetto al 2008. Discariche: l’Italia – al 40,6% – è ancora oltre la media europea del 38%. Il Sud, in controtendenza rispetto alle altre macroaree, aumenta la quota di 92 mila tonnellate (+1,4%), nonostante i consistenti miglioramenti della Sardegna dove lo smaltimento in discarica passa dal 52% al 42% e dell’ Abruzzo che segna un 60% rispetto all’80% del 2008. Sempre più alti i costi per gli italiani. Nel 2008 ogni persona ha speso 138,22 euro per la gestione dei rifiuti urbani (158,43 euro nei grandi centri e 100,80 nei piccoli), mediamente il 5,1% in più rispetto al 2007. Il compostaggio mostra incrementi, non solo rispetto al totale dei rifiuti trattati (+ 9,7% rispetto all’anno 2008), ma soprattutto riguardo alla quantità di frazione organica da raccolta differenziata che cresce di oltre 10 punti percentuali (2,9 milioni di tonnellate). Grazie al maggior impegno nello sviluppo della raccolta differenziata, il settore evidenzia importanti progressi soprattutto nelle aree del Centro e del Sud del Paese. Al Centro, Lazio (+ 46%) ed Umbria (+27%) realizzano gli incrementi maggiori rispetto al 2008. Al Sud, la frazione organica dei rifiuti urbani avviata a compostaggio denota un aumento del 36% : il trend positivo si riscontra in tutte le regioni, soprattutto in Sardegna (+ 66%), Molise (+ 61,7%) e Puglia (42,8%). Fa eccezione la regione Campania dove si riscontra una diminuzione del 39,6%. Al Nord rimangono costanti gli incrementi della frazione organica da RU avviata a compostaggio (tre punti percentuali in più rispetto al 2008). Il quantitativo complessivo di compost prodotto nel 2009, pari ad 1,34 milioni di tonnellate, evidenzia, rispetto al precedente anno, un incremento del 6,8%. Il costante sviluppo del settore è dimostrato anche dal numero di impianti operativi presenti che passano dai 229 del 2008 ai 236 del 2009 (156 localizzati al Nord, 39 al Centro e 41 al Sud). Il trattamento meccanico biologico evidenzia, invece, nell’ultimo biennio, una flessione nei quantitativi trattati che, relativamente all’anno 2009, interessa tutte le aree del Paese. In particolare, nel Nord, i rifiuti trattati (2,8 milioni di tonnellate) diminuiscono del 9,4%, nel Centro e nel Sud si evidenziano rispettivamente decrementi pari al 6,8% e all’11,8%. Il numero di impianti operativi, pari a 117, diminuisce, rispetto all’anno 2008, di quattro unità. L’incenerimento Nel 2009 il numero di impianti di incenerimento operativi sul territorio nazionale rimane invariato e pari a 49 unità. La maggior parte degli impianti è ubicata al Nord Italia (57%) e, in particolare, nelle regioni Lombardia ed Emilia Romagna con, rispettivamente 13 e 8 impianti operativi. Nel Centro operano 13 impianti, di cui 8 in Toscana, 4 nel Lazio ed 1 nelle Marche. Gli altri 7 impianti sono localizzati in Campania (1), Puglia (1), Basilicata (1), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Nel 2009, i rifiuti complessivamente inviati ad incenerimento negli impianti autorizzati al trattamento di RU e CDR, ammontano ad oltre 5 milioni di tonnellate, di cui 2,8 milioni di RU indifferenziati, circa 978 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico biologico, 799 mila tonnellate di CDR, oltre 400 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e circa 34 mila tonnellate di rifiuti sanitari. Il quantitativo di rifiuti urbani e di CDR avviati ad incenerimento, nel 2009, risulta pari a circa 4,6 milioni di tonnellate con un incremento dell’11%. Il rapporto con le quantità prodotte aumenta dal 12,7% nel 2008, al 14,3% nel 2009. Gli impianti di incenerimento dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno trattato 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando oltre 1,9 milioni di MWh di energia elettrica. Gli impianti dotati di cicli cogenerativi con la produzione sia di energia elettrica che termica, hanno trattato oltre 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di oltre 1,2 milioni di MWh di energia elettrica e circa 965 mila MW di energia termica. Lo smaltimento in discarica La discarica si conferma la forma più diffusa di smaltimento dei rifiuti urbani, nonostante sia l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale. Nel 2009 sono state inviate in discarica 15,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 40,6% di quelli complessivamente gestiti. Si nota, comunque, una riduzione rispetto al 2008 (-650 mila tonnellate, pari al 4%). La diminuzione è imputabile soprattutto al Nord con – 8,7% e al Centro con – 7,4%. Il Sud, al contrario, aumenta di 92 mila tonnellate la quota inviata in discarica (+1,4%). Nel considerare lo smaltimento, non possono essere trascurate anche le cosiddette “ecoballe” stoccate in Campania: quando le forme di stoccaggio d’emergenza vengono prolungate, diventano a tutti gli effetti forme di smaltimento in discarica. Questi siti hanno accolto annualmente, a partire dall’anno 2002, quote rilevanti di rifiuti, sfiorando, alla fine del 2009, i 6,6 milioni di tonnellate, anche se nell’ultimo anno sono sensibilmente diminuite le quantità stoccate grazie all’operatività dell’inceneritore di Acerra (oltre 239 mila tonnellate). La Lombardia, mantiene il primato di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti, pari al 7% del totale, facendo registrare ancora un consistente miglioramento rispetto al 2008 (-19%). Ottimi risultati, in termini di riduzione dello smaltimento, sono raggiunti anche dal Friuli Venezia Giulia (14% dei rifiuti prodotti), dal Veneto (22%) e dal Trentino Alto Adige (26%); in tutte queste regioni la raccolta differenziata raggiunge ottimi livelli. Consistenti i miglioramenti in Sardegna, dove lo smaltimento in discarica passa dal 52% al 42% del totale dei rifiuti urbani prodotti e in Abruzzo che segna un 60% rispetto all’80% del 2008. Il Lazio, con oltre 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti, è la regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità (80% dei rifiuti prodotti). La sola provincia di Roma smaltisce in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui circa 1,5 milioni solo nel Comune di Roma. Molise, Sicilia e Liguria sono le regioni che presentano la percentuale maggiore di rifiuti smaltiti in discarica rispetto al totale di quelli prodotti: rispettivamente l’88% per le prime due e l’83% per la Liguria. Il numero delle discariche per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito RU, nel 2009, è pari a 224, 20 in meno di quelle rilevate nel 2008. Di queste 94 sono localizzate al Nord, 43 al centro e 87 al Sud. Nel 2008, i rifiuti sono costati in media agli italiani 138,22 euro a persona. I grandi comuni con più di 50 mila abitanti pagano di più, circa 158,43 euro pro capite, mentre i piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti spendono mediamente 100,80 euro a persona. In media la spesa per gestire i rifiuti urbani è cresciuta del 5,1% rispetto al 2007. La ripartizione dei costi è la seguente: il 44,3% è imputabile alla gestione dei rifiuti indifferenziati, il 20,2% alla gestione delle raccolte differenziate, il 14,8% allo spazzamento e lavaggio delle strade e la rimanente percentuale ai costi generali del servizio. I costi medi di gestione per kg di rifiuto ammontano a 17,44 eurocentesimi/kg per la gestione dei rifiuti indifferenziati ed a 14,00 eurocentesimi/kg per la gestione della frazione differenziata, di poco superiori ai valori calcolati per il 2007, in cui ammontavano rispettivamente a 16,49 e 14,00 eurocentesimi/kg.

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