Arsenico nell’acqua, risarcimento di 100 euro
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_Cari amici, qual e’ la situazione reale ai Castelli romani? Ve lo siete chiesto?
_I ministeri dell’Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire con 100 euro ciascuno circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che lamentano la presenza di arsenico nell’acqua. Lo annuncia il Codacons, che aveva presentato ricorso. Secondo i giudici amministrativi di primo grado, riferisce il Codacons, bere “acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, alla cistifellea e pelle, nonché malattie cardiovascolari“. “La sentenza – afferma il Codacons in una nota – apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute”. “Ora questa strada – prosegue la nota – sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell’aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale”. Per Carlo Rienzi, presidente dell’associazione di utenti e consumatori, si “tratta di una vittoria importantissima perché pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti”.
Per mettere il problema nero su bianco, la Legambiente ha realizzato delle tabelle in cui mostra i comuni a rischio. Alcuni di questi sono riusciti ad ottenere una proroga, ma solo perché il loro limite supera di poco quello stabilito dall’OMS. Infatti, su 157 comuni che ne avevano fatto richiesta per tre parametri (boro, fluoruro e arsenico), 128 non l’hanno ottenuta per le alte concentrazioni di arsenico, mentre è stata concessa a tutte le realtà che superano di poco i limiti (fino a 20mg per litro).
“Per rientrare nei limiti – ha aggiunto Ciafani – è sufficiente procedere ad interventi praticabili in pochi mesi, come è già avvenuto in diverse parti d’Italia. Infatti, nel 2003 le richieste di deroga erano state avanzate da 13 Regioni su 10 parametri mentre nel febbraio 2010 la richiesta di rinnovo inviata dall’Italia ha riguardato solo 6 Regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria) per tre parametri. Dunque – ha concluso Ciafani – la diminuzione delle richieste, sia in termini di territori coinvolti che di parametri dimostra che, con adeguati investimenti, è possibile uscire dalla deroga garantendo ai cittadini acqua potabile nel rispetto della legge”. Le realtà comunali che hanno ottenuto la deroga devono mettersi in regola entro i prossimi mesi, per intervenire a livello strutturale e tagliare drasticamente le concentrazioni di arsenico, ma anche di fluoruro e boro. Nella regione Lazio abbiamo 78 comuni impattati con 461.539 cittadini interessati. Soltanto nella Provincia di Roma il parametro di interesse e’ il fluoruro con € 33.299.629 previsti per le azioni correttive. Il termine della deroga scade il 2012… (Fonte: Ansa)
La Villa: residui di gas tossico in discarica
Le esalazioni provocate dal residuo di un tracciante
BADIA. Il fortissimo e quasi nauseabondo odore di gas, che a fine Agosto si è diffuso per tutta La Villa spandendosi anche fino a Corvara ha fatto scattare il massimo grado di all’erta per tutti i corpi dei vigili del fuoco volontari della val Badia e ha richiesto anche l’intervento del nucleo specializzato dei vigili del fuoco di Brunico. L’odore però non è stato causato da una fuga di gas come inizialmente si era temuto, bensì dal deposito illegale in discarica, sembra da parte di una ditta edile del posto, di una tanica da 10 litri, semivuota ma contenente ancora proprio il potente additivo «Scentinel E» individuato chimicamente come Mercaptano etilico che viene normalmente impiegato in percentuali ridottissime, proprio per conferire ai gas solitamente inodori, il caratteristico odore che aiuta ad individuarne le eventuali fughe. Se non è usato in soluzione, il Mercaptano etilico puro è classificato come una sostanza ad alta infiammabilità, con tossicità acuta per gli organismi acquatici e con lo stesso grado di pericolosità per la cute umana qualora ne venisse a contatto. La categoria di pericolosità cala di un grado, passando a 2a per l’irritazione oculare e di un altro grado in caso di ingestione mentre il solo odore, data l’altissima volatilità del prodotto, non provoca danni se non inalato puro. I vigili del fuoco della Val Badia sono risaliti abbastanza rapidamente alla fonte dell’allarme, dovuta ad una minima perdita della tanica depositata in discarica, informando i colleghi specializzati di Brunico che, di seguito, hanno provveduto alla neutralizzazione del prodotto ed alla sua custodia in un locale adeguato in attesa delle indagini dell’Autorità giudiziaria. Sull’allarme che si è logicamente diffuso in Alta Badia per l’accaduto, la Comunità comprensoriale di Brunico che gestisce la discarica di Col Maladet ha diffuso ieri un comunicato in cui, scusandosi per l’inevitabile fastidio dato alla puzza che persisterà ancora per qualche giorno, ribadisce però che la sostanza non costituisce alcun pericolo per la popolazione essendo proprio un rilevatore di gas mentre da parte sua anche la Sel ha ribadito l’assenza di qualsivoglia coinvolgimento nella vicenda, pur avendo fornito la sua assistenza nell’intervento.
L’allarme ambientale scattato presso la discarica “Col Maladët” di La Villa, gestita dalla Comunità comprensoriale della Val Pusteria, ha portato a tre denuncie all’autorità giudiziaria: la prima per il personale dell’azienda edile dell’Alta Badia che ha avviato allo smaltimento fuori norma la vecchia tanica contenente abbondanti residui del liquido tracciante tossico “Sentinel”, il mercaptano etilico usato per conferire il caratteristico odore ai gas combustibili in modo da poterne individuare eventuali perdite; e due per il personale operante in discarica che, in contravvenzione alle disposizioni che prevedono un particolare tipo di smaltimento con procedure ad hoc, ha accolto in discarica il rifiuto tossico e pericoloso che poi si sarebbe tentato di smaltire in modo quantomeno estemporaneo, semplicemente interrando la tanichetta fortemente maleodorante.
Un comportamento, quello delle persone denunciate, che però spazia dal procurato allarme fino allo smaltimento inadeguato di sostante pericolose, per cui la normativa in vigore prevede delle sanzioni di carattere penale che ora, chiusa la fase di indagine, spetterà al giudice applicare in sede di valutazione.
Insomma, se quanto appena descritto accade anche nell’integerrimo Alto Adige, non possiamo di certo dormire sonni tranquilli con la discarica di Roncigliano, la quale presenta simili criticità della discarica dell’Alta Badia, la quale è clamorosamente posizionata a monte di una vallata meravigliosa (noto luogo di vacanza) con rischi per le falde acquifere di molti paesi posizionati a valle del medesimo comprensorio.
Il caso è stato lungamente trattato stamani anche da Uno Mattina (Rai uno) con la testimonianza di “Luca” residente della zona. Gli interessi alevati afferenti lo smaltimento di rifiuti ha consigliato a questo onesto cittadino di non mostrare il viso nel corso della popolare trasmissione televisiva.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto le discariche non rappresentino un modo sicuro e sostenibile per smaltire i rifiuti.
Dis-camping a Roncigliano
_Inoltriamo dal Coordinamento No Inceneritore Albano Laziale. DUE GIORNI DAVANTI E CONTRO LA DISCARICA in VIA ARDEATINA KM 24.700 SABATO 10 SETTEMBRE GIORNATA DEDICATA ALLA SITUAZIONE DELLE ACQUE DOMENICA 11 SETTEMBRE OPPOSIZIONE POPOLARE A DISCARICHE E INCENERITORI. Dalla fine di luglio i rifiuti dei nostri comuni vengono sversati nel VII invaso dell'abusata discarica dell'avv. Cerroni e stanno letteralmente gasando le popolazioni circostanti. Liquidata in maniera farsesca la pratica del collaudo a luglio e malgrado l'udienza TAR sulla sospensiva dell'AIA richiesta dai cittadini sia pendente, l'avvocato Cerroni sta allegramente utilizzando questo autentico monumento alla prepotenza e alla totale indifferenza verso le condizioni di vita della gente di Villaggio Ardeatino, Valle Gaja, Montagnano, Cancelliera e Roncigliano. Persino i nuovi delegati alla “monnezza” di Albano avevano giudicato magnifico questo impianto : a 200 mt dalle abitazioni, in zona agricola, con una montagna di terra di riporto che incombe sull'Ardeatina, su falde idriche che hanno più cloroformio e arsenico che acqua, cosi da un mese ci sciroppiamo esalazioni da vomito nel miglior stile Roncigliano, fra le più acute dalla sua mefitica entrata in opera trentanni fa. In più Cerroni manda suoi scagnozzi a raccontare che lui il Consiglio di Stato ce l'ha in tasca e quindi il supremo organo amministrativo non potrà che annullare il giudizio del TAR dopo il blocco del suo famoso inceneritore. Tra aprile e luglio i cittadini hanno dato vita in discarica a quattro presidi in discarica tutti molto partecipati, che hanno ribadito la necessità di chiudere la discarica. E il 18 giugno scorso ancora, mille donne e uomini hanno attraversato le nostre strade per riconfermare l'opposizione popolare al VII invaso. Eppure tutto questo non è bastato. IL TAR POTREBBE TORNARE A RIUNIRSI PER ARRIVARE A DECIDERE SE BLOCCARE SUBITO L'INVASO GIÀ IN SETTEMBRE, MENTRE IL CONSIGLIO DI STATO SULL'INCENERITORE È PREVISTO PER OTTOBRE. Sul fronte delle ipotesi diverse, dal pagare il primo pescecane che passa per fargi ammassare rifiuti e/o dargli fuoco, le amministrazioni locali, con la parziale eccezione di Ariccia, continuano a balbettare: differenziata, isole ecologiche, impianti di compostaggio, cura delle filiere del riciclo, coordinamento intercomunale della raccolta etc etc, ma tutto ancora in alto mare. NON RIMANE QUINDI CHE RILANCIARE LA MOBILITAZIONE POPOLARE ANCHE PER IL PROSSIMO AUTUNNO SULLE SOLITE E SEMPLICI PAROLE D'ORDINE: NO ALL'INCENERITORE - NO AL VII INVASO - CHIUDERE RONCIGLIANO. La due giorni di incontro e discussione che proponiamo servirà perciò a definire i tempi e i modi dei nuovi impegni, ma anche , speriamo, a rivitalizzare le nostre esauste casse. Coordinamento contro l'inceneritore di Albano.
Albano, acqua tossica e discarica fuorilegge
_Fonte articolo Terra, clicca qui. I segni della contaminazione sono lampanti. La discarica di Albano inquina le acque limitrofe e sottostanti. Nel 1999 erano fuori limite ammonica e nitriti, nel 2004 ferro e zinco, nel 2010 cloroformio e arsenico. È quanto emerge dai prelievi dell’Arpa Lazio che, ad un attenta analisi dicono molto di più: nelle acque dei pozzi spia è stata rinvenuta una miriade di composti organici, un mix di sostanze tossiche che non essendo presente nelle falde per natura conferma l’ipotesi che la contaminazione sia riconducibile alla discarica. Il percolato, un liquido altamente tossico prodotto dalla decomposizione dei rifiuti, è fuoriuscito dagli invasi e ha contaminato le acque. «Nel 2005 ci sono stati due picchi di concentrazione organica inquinante, superiore ad altri anni, che non possono essere attribuiti a cause naturali ma molto realisticamente a un abbondante penetrazione di percolato proveniente dalla discarica» spiega Aldo Garofalo, chimico del Coordinamento cittadino per la chiusura del sito di smaltimento rifiuti, in un resoconto dettagliato.
I dati dei prelievi effettuati dall’Arpa non danno adito a dubbi: «la discarica inquina in modo discontinuo ma significativo le vicine falde acquifere, specialmente quelle più prossime agli invasi compromessi». La tenuta dei teli isolanti non è eterna: dopo circa vent’anni gli invasi cedono e il percolato penetra nel terreno contaminando le acque. Le istituzioni competenti ne sono al corrente ma fanno finta di niente. «Gli sforamenti registrati non hanno avuto alcuna conseguenza sull’attività della discarica e sono stati archiviati da tutti come accidenti occasionali, compreso l’ultimo del 2010, quando è stata trovata una quantità di cloroformio sei volte sopra il limite in uno dei pozzi e percentuali di arsenico superiori a quella consentite in tutte le fonti» denuncia il chimico. Nonostante la concentrazione delle sostanze tossiche ecceda frequentemente il limite stabilito dalla legge, il fenomeno viene inquadrato come un insieme disordinato di casi fortuiti.
«La stessa Arpa, forse timorosa per aver osato troppo, si è affrettata a dichiarare che un dato da solo non dice niente, che c’è una variabilità statistica e via dicendo». La discarica di Albano è satura e malandata. Da trent’anni ormai è la pattumiera dell’intero bacino dei Castelli romani e di gran parte dei Comuni del litorale. E invaso dopo invaso continua a crescere e a mangiare squisite porzioni di territorio, destinato per tradizione alla produzione di vini doc e cibi biologici. Il proprietario del sito è lo stesso della discarica di Malagrotta, dell’invaso di Monti dell’ortaccio e dell’area di Testa di Cane. È il monopolista della gestione dei rifiuti nel Lazio Manlio Cerroni che ha fatto in modo di acquistare in zona quanti più appezzamenti di terreno fosse possibile.
All’ennesima richiesta di ampliamento la Asl-Rm H ha bocciato il progetto ribadendo l’urgenza di bonificare l’intera area, la Conferenza dei servizi ha ribadito il no ma dal dipartimento territorio della Regione Lazio è inspiegabilmente arrivato il placet. I comitati hanno fatto ricorso al Tar denunciando errori progettuali e rischi ambientali. Ora arrivano i prelievi dell’Arpa, analisi che dopo l’emergenza arsenico avrebbero dovuto essere più frequenti e che invece si sono diradate nel tempo passando da una cadenza trimestrale a quella annuale. «Ma il tempo che la verità venga a galla è arrivato – ripetono dal comitato di Albano – la salute dei cittadini non deve essere subordinata al business dei privati».
Beppe Grillo ai Castelli Romani contro discarica ed inceneritore
_Intervento di Beppe Grillo, Daniele Castri (referente legale Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) e Aldo Garofolo (tecnico Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) durante il presidio organizzato dai comitati a Roncigliano contro la follia del VII invaso (appena inaugurato dalla Pontina Ambiente Srl nonostante la pendenza di due ricorsi al Tar Lazio esperiti dai movimenti cittadini). Una discarica illegale, un obsoleto inceneritore ovviamente privato finanziato però interamente dal pubblico da edificare; il tutto per un nuovo skyline tra i Castelli Romani ed il mare. La guerra legale e cittadina contro ALCUNI politici genuflessi a Cerroni e contro Cerroni stesso va avanti. Senza resa.
_Intervento di Beppe Grillo.
_Intervento di Aldo Garofolo e Daniele Castri.
Riassunto della situazione acque “potabili” nei castelli romani
Come promesso tempo fa, continuiamo con l’informazione sulle acque “potabili” dei castelli romani.
Ringraziamo il Dott. Aldo Garofalo.
Alleghiamo un elenco delle acque a “codice rosso” distribuite da Acea nei Castelli e analizzate da Arpa Lazio tra il 2010 e i primi mesi del 2011.
Ariccia centro, superamento contemporaneo dei limiti di arsenico, fluoro e vanadio:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| Corso Repubblica |
31/05/2010 |
16 |
2,0 |
61 |
Lanuvio tra maggio 2010 e marzo 2011: sforamenti generalizzati dei limiti sia in centro che in zone periferiche, ma a piazza Ugo La Malfa per 9 mesi consecutivi l’acqua della fontanella pubblica conteneva valori altissimi di arsenico, fluoro e vanadio:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Gramsci |
31/05/2010 |
19 |
1,3 |
40 |
| piazza U. Lamalfa |
07/06/2010 |
22 |
2,3 |
64 |
| via Gramsci |
24/01/2011 |
12 |
1,1 |
32 |
| piazza U. Lamalfa |
24/01/2011 |
19 |
2,3 |
64 |
| piazza U. Lamalfa |
02/02/2011 |
19 |
2,2 |
64 |
| piazza A. Moro |
04/03/2011 |
18 |
1,5 |
41 |
| via Laviniense |
04/03/2011 |
16 |
1,5 |
39 |
Genzano, il controllo è stato limitato al pozzo Piagge e non comprendeva le zone Appia vecchia, Montecagnoletto e Landi, tuttavia segnala il superamento dei limiti dell’arsenico per 8 mesi consecutivi:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Pedica, (da pozzo Piagge) |
07/06/2010 |
14 |
1,1 |
35 |
| via Pedica, (da pozzo Piagge) |
02/02/2011 |
15 |
1,1 |
38 |
Marino è stata monitorata a fondo con oltre 100 controlli nel 2010 e formalmente tutte le acque rientravano nei limiti di arsenico e vanadio. In realtà, a differenza di altri comuni dei Castelli a Marino il vanadio è compreso tra 36 e 42 microgrammi/L nella quasi totalità delle acque.
A Velletri è stato accertato uno dei più gravi livelli di sforamento limiti dell’acqua distribuita alla cittadinanza:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Le Corti, da pozzo Le Corti |
24/05/2010 |
19 |
1,1 |
24 |
| via del Paradiso |
30/07/2010 |
37 |
1,7 |
32 |
| via Le Corti, da pozzo Le Corti |
17/08/2010 |
20 |
1 |
26 |
| piazza Garibaldi |
31/08/2010 |
53 |
2,2 |
41 |
| via del Paradiso viaVelletrano |
31/08/2010 |
51 |
2,1 |
41 |
| via delle Mura, fontanella |
01/09/2010 |
22 |
0,9 |
23 |
| via Lata, fontanella |
01/09/2010 |
57 |
2,4 |
43 |
| via del Corso, fontanella |
17/09/2010 |
44 |
1,9 |
37 |
| via Lata, fontanella |
17/09/2010 |
44 |
1,9 |
37 |
| via Ottavia, fontanella |
07/10/2010 |
57 |
2,3 |
39 |
| Corso della Repubblica |
07/10/2010 |
58 |
2,1 |
39 |
| via Lata, fontanella |
15/10/2010 |
31 |
1,7 |
26 |
| via di Castello |
18/10/2010 |
30 |
1,4 |
25 |
| via di Castello |
18/10/2010 |
39 |
1,8 |
32 |
| Corso della Repubblica 277 |
18/10/2010 |
29 |
1,4 |
24 |
| piazza Caduti del lavoro 19 |
18/10/2010 |
24 |
1,2 |
20 |
| vicolo S. Francesco 15 |
18/10/2010 |
22 |
1,2 |
18 |
La fontanella pubblica angolo via Velletrano è adiacente ad una affollatissima scuola media che riapriva il giorno dopo e quella di piazza Garibaldi è usatissima sempre e si trova nella più grande e frequentata piazza del paese. Caso gravissimo e con pochi precedenti in cinque diverse zone nel periodo agosto-ottobre 2010 i valori di arsenico erano superiori a 50 g/L.
Ma il caso dell’Ospedale Colombo di Velletri è allucinante come certificato dalle analisi fatte a dicembre scorso. Per inciso la struttura Ospedaliera si avvale di due pozzi locali le cui acque contengono quantità incredibili di arsenico (72-96 g/L) e fluoro (3,2 mg/L) e quindi debbono essere trattate, si presume con osmosi inversa, prima di utilizzarle. E’ semplicemente folle la decisione di avvalersi di tali pozzi la cui depurazione per osmosi comporta uno scarto d’acqua del 25% che finisce al mare con livelli di arsenico intorno a 350 g/L.
L’Arpa ha accertato che nei giorni precedenti Natale l’impianto di trattamento non funzionava minimamente e l’acqua utilizzata anche in reparti delicatissimi come il neonatale era come quella che usciva dai pozzi e quindi pericolosissima:
| Pozzi 1-2 |
As |
F |
Va |
||
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
||
| ospedale Velletri |
21/12/2010 |
88 |
3,2 |
30 |
lavaggio stoviglie |
| ospedale Velletri |
21/12/2010 |
90 |
3,2 |
31 |
medicheria neonatale |
Dopo venti giorni passati a mettere pezze all’impianto per farlo funzionare, l’arsenico, anche se più basso, era ancora oltre il limite di legge:
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
13 |
6 |
dopo trattamento | |
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
13 |
7 |
lavaggio stoviglie | |
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
12 |
6 |
lavello medicheria |
Lariano, ha avuto nel corso del 2010 livelli molto alti di arsenico, solo in parte rientrati nei primi mesi del 2011:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| piazza Centogocce |
03/03/2010 |
22 |
1,3 |
30 |
| piazza L. Bross |
03/03/2010 |
15 |
1 |
35 |
| piazza Centogocce |
16/07/2010 |
19 |
1,1 |
27 |
Un saluto a tutti e cercate di diffondere le informazioni, e ricordate delle date IMPORTANTISSIME a cui non dobbiamo mancare:
12/13 GIUGNO, VOTA 4 SI AL REFERENDUM SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO.
18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI.
Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio
Aggiornamenti stampa inceneritore:
• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.
Aggiornamenti stampa emergenza acqua:
• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.
Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”


