Arsenico nell’acqua, risarcimento di 100 euro
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_Cari amici, qual e’ la situazione reale ai Castelli romani? Ve lo siete chiesto?
_I ministeri dell’Ambiente e della Salute sono stati condannati dal Tar del Lazio a risarcire con 100 euro ciascuno circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che lamentano la presenza di arsenico nell’acqua. Lo annuncia il Codacons, che aveva presentato ricorso. Secondo i giudici amministrativi di primo grado, riferisce il Codacons, bere “acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, alla cistifellea e pelle, nonché malattie cardiovascolari“. “La sentenza – afferma il Codacons in una nota – apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute”. “Ora questa strada – prosegue la nota – sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell’aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale”. Per Carlo Rienzi, presidente dell’associazione di utenti e consumatori, si “tratta di una vittoria importantissima perché pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti”.
Per mettere il problema nero su bianco, la Legambiente ha realizzato delle tabelle in cui mostra i comuni a rischio. Alcuni di questi sono riusciti ad ottenere una proroga, ma solo perché il loro limite supera di poco quello stabilito dall’OMS. Infatti, su 157 comuni che ne avevano fatto richiesta per tre parametri (boro, fluoruro e arsenico), 128 non l’hanno ottenuta per le alte concentrazioni di arsenico, mentre è stata concessa a tutte le realtà che superano di poco i limiti (fino a 20mg per litro).
“Per rientrare nei limiti – ha aggiunto Ciafani – è sufficiente procedere ad interventi praticabili in pochi mesi, come è già avvenuto in diverse parti d’Italia. Infatti, nel 2003 le richieste di deroga erano state avanzate da 13 Regioni su 10 parametri mentre nel febbraio 2010 la richiesta di rinnovo inviata dall’Italia ha riguardato solo 6 Regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria) per tre parametri. Dunque – ha concluso Ciafani – la diminuzione delle richieste, sia in termini di territori coinvolti che di parametri dimostra che, con adeguati investimenti, è possibile uscire dalla deroga garantendo ai cittadini acqua potabile nel rispetto della legge”. Le realtà comunali che hanno ottenuto la deroga devono mettersi in regola entro i prossimi mesi, per intervenire a livello strutturale e tagliare drasticamente le concentrazioni di arsenico, ma anche di fluoruro e boro. Nella regione Lazio abbiamo 78 comuni impattati con 461.539 cittadini interessati. Soltanto nella Provincia di Roma il parametro di interesse e’ il fluoruro con € 33.299.629 previsti per le azioni correttive. Il termine della deroga scade il 2012… (Fonte: Ansa)
La Villa: residui di gas tossico in discarica
Le esalazioni provocate dal residuo di un tracciante
BADIA. Il fortissimo e quasi nauseabondo odore di gas, che a fine Agosto si è diffuso per tutta La Villa spandendosi anche fino a Corvara ha fatto scattare il massimo grado di all’erta per tutti i corpi dei vigili del fuoco volontari della val Badia e ha richiesto anche l’intervento del nucleo specializzato dei vigili del fuoco di Brunico. L’odore però non è stato causato da una fuga di gas come inizialmente si era temuto, bensì dal deposito illegale in discarica, sembra da parte di una ditta edile del posto, di una tanica da 10 litri, semivuota ma contenente ancora proprio il potente additivo «Scentinel E» individuato chimicamente come Mercaptano etilico che viene normalmente impiegato in percentuali ridottissime, proprio per conferire ai gas solitamente inodori, il caratteristico odore che aiuta ad individuarne le eventuali fughe. Se non è usato in soluzione, il Mercaptano etilico puro è classificato come una sostanza ad alta infiammabilità, con tossicità acuta per gli organismi acquatici e con lo stesso grado di pericolosità per la cute umana qualora ne venisse a contatto. La categoria di pericolosità cala di un grado, passando a 2a per l’irritazione oculare e di un altro grado in caso di ingestione mentre il solo odore, data l’altissima volatilità del prodotto, non provoca danni se non inalato puro. I vigili del fuoco della Val Badia sono risaliti abbastanza rapidamente alla fonte dell’allarme, dovuta ad una minima perdita della tanica depositata in discarica, informando i colleghi specializzati di Brunico che, di seguito, hanno provveduto alla neutralizzazione del prodotto ed alla sua custodia in un locale adeguato in attesa delle indagini dell’Autorità giudiziaria. Sull’allarme che si è logicamente diffuso in Alta Badia per l’accaduto, la Comunità comprensoriale di Brunico che gestisce la discarica di Col Maladet ha diffuso ieri un comunicato in cui, scusandosi per l’inevitabile fastidio dato alla puzza che persisterà ancora per qualche giorno, ribadisce però che la sostanza non costituisce alcun pericolo per la popolazione essendo proprio un rilevatore di gas mentre da parte sua anche la Sel ha ribadito l’assenza di qualsivoglia coinvolgimento nella vicenda, pur avendo fornito la sua assistenza nell’intervento.
L’allarme ambientale scattato presso la discarica “Col Maladët” di La Villa, gestita dalla Comunità comprensoriale della Val Pusteria, ha portato a tre denuncie all’autorità giudiziaria: la prima per il personale dell’azienda edile dell’Alta Badia che ha avviato allo smaltimento fuori norma la vecchia tanica contenente abbondanti residui del liquido tracciante tossico “Sentinel”, il mercaptano etilico usato per conferire il caratteristico odore ai gas combustibili in modo da poterne individuare eventuali perdite; e due per il personale operante in discarica che, in contravvenzione alle disposizioni che prevedono un particolare tipo di smaltimento con procedure ad hoc, ha accolto in discarica il rifiuto tossico e pericoloso che poi si sarebbe tentato di smaltire in modo quantomeno estemporaneo, semplicemente interrando la tanichetta fortemente maleodorante.
Un comportamento, quello delle persone denunciate, che però spazia dal procurato allarme fino allo smaltimento inadeguato di sostante pericolose, per cui la normativa in vigore prevede delle sanzioni di carattere penale che ora, chiusa la fase di indagine, spetterà al giudice applicare in sede di valutazione.
Insomma, se quanto appena descritto accade anche nell’integerrimo Alto Adige, non possiamo di certo dormire sonni tranquilli con la discarica di Roncigliano, la quale presenta simili criticità della discarica dell’Alta Badia, la quale è clamorosamente posizionata a monte di una vallata meravigliosa (noto luogo di vacanza) con rischi per le falde acquifere di molti paesi posizionati a valle del medesimo comprensorio.
Il caso è stato lungamente trattato stamani anche da Uno Mattina (Rai uno) con la testimonianza di “Luca” residente della zona. Gli interessi alevati afferenti lo smaltimento di rifiuti ha consigliato a questo onesto cittadino di non mostrare il viso nel corso della popolare trasmissione televisiva.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto le discariche non rappresentino un modo sicuro e sostenibile per smaltire i rifiuti.
Dis-camping a Roncigliano
_Inoltriamo dal Coordinamento No Inceneritore Albano Laziale. DUE GIORNI DAVANTI E CONTRO LA DISCARICA in VIA ARDEATINA KM 24.700 SABATO 10 SETTEMBRE GIORNATA DEDICATA ALLA SITUAZIONE DELLE ACQUE DOMENICA 11 SETTEMBRE OPPOSIZIONE POPOLARE A DISCARICHE E INCENERITORI. Dalla fine di luglio i rifiuti dei nostri comuni vengono sversati nel VII invaso dell'abusata discarica dell'avv. Cerroni e stanno letteralmente gasando le popolazioni circostanti. Liquidata in maniera farsesca la pratica del collaudo a luglio e malgrado l'udienza TAR sulla sospensiva dell'AIA richiesta dai cittadini sia pendente, l'avvocato Cerroni sta allegramente utilizzando questo autentico monumento alla prepotenza e alla totale indifferenza verso le condizioni di vita della gente di Villaggio Ardeatino, Valle Gaja, Montagnano, Cancelliera e Roncigliano. Persino i nuovi delegati alla “monnezza” di Albano avevano giudicato magnifico questo impianto : a 200 mt dalle abitazioni, in zona agricola, con una montagna di terra di riporto che incombe sull'Ardeatina, su falde idriche che hanno più cloroformio e arsenico che acqua, cosi da un mese ci sciroppiamo esalazioni da vomito nel miglior stile Roncigliano, fra le più acute dalla sua mefitica entrata in opera trentanni fa. In più Cerroni manda suoi scagnozzi a raccontare che lui il Consiglio di Stato ce l'ha in tasca e quindi il supremo organo amministrativo non potrà che annullare il giudizio del TAR dopo il blocco del suo famoso inceneritore. Tra aprile e luglio i cittadini hanno dato vita in discarica a quattro presidi in discarica tutti molto partecipati, che hanno ribadito la necessità di chiudere la discarica. E il 18 giugno scorso ancora, mille donne e uomini hanno attraversato le nostre strade per riconfermare l'opposizione popolare al VII invaso. Eppure tutto questo non è bastato. IL TAR POTREBBE TORNARE A RIUNIRSI PER ARRIVARE A DECIDERE SE BLOCCARE SUBITO L'INVASO GIÀ IN SETTEMBRE, MENTRE IL CONSIGLIO DI STATO SULL'INCENERITORE È PREVISTO PER OTTOBRE. Sul fronte delle ipotesi diverse, dal pagare il primo pescecane che passa per fargi ammassare rifiuti e/o dargli fuoco, le amministrazioni locali, con la parziale eccezione di Ariccia, continuano a balbettare: differenziata, isole ecologiche, impianti di compostaggio, cura delle filiere del riciclo, coordinamento intercomunale della raccolta etc etc, ma tutto ancora in alto mare. NON RIMANE QUINDI CHE RILANCIARE LA MOBILITAZIONE POPOLARE ANCHE PER IL PROSSIMO AUTUNNO SULLE SOLITE E SEMPLICI PAROLE D'ORDINE: NO ALL'INCENERITORE - NO AL VII INVASO - CHIUDERE RONCIGLIANO. La due giorni di incontro e discussione che proponiamo servirà perciò a definire i tempi e i modi dei nuovi impegni, ma anche , speriamo, a rivitalizzare le nostre esauste casse. Coordinamento contro l'inceneritore di Albano.
Albano, acqua tossica e discarica fuorilegge
_Fonte articolo Terra, clicca qui. I segni della contaminazione sono lampanti. La discarica di Albano inquina le acque limitrofe e sottostanti. Nel 1999 erano fuori limite ammonica e nitriti, nel 2004 ferro e zinco, nel 2010 cloroformio e arsenico. È quanto emerge dai prelievi dell’Arpa Lazio che, ad un attenta analisi dicono molto di più: nelle acque dei pozzi spia è stata rinvenuta una miriade di composti organici, un mix di sostanze tossiche che non essendo presente nelle falde per natura conferma l’ipotesi che la contaminazione sia riconducibile alla discarica. Il percolato, un liquido altamente tossico prodotto dalla decomposizione dei rifiuti, è fuoriuscito dagli invasi e ha contaminato le acque. «Nel 2005 ci sono stati due picchi di concentrazione organica inquinante, superiore ad altri anni, che non possono essere attribuiti a cause naturali ma molto realisticamente a un abbondante penetrazione di percolato proveniente dalla discarica» spiega Aldo Garofalo, chimico del Coordinamento cittadino per la chiusura del sito di smaltimento rifiuti, in un resoconto dettagliato.
I dati dei prelievi effettuati dall’Arpa non danno adito a dubbi: «la discarica inquina in modo discontinuo ma significativo le vicine falde acquifere, specialmente quelle più prossime agli invasi compromessi». La tenuta dei teli isolanti non è eterna: dopo circa vent’anni gli invasi cedono e il percolato penetra nel terreno contaminando le acque. Le istituzioni competenti ne sono al corrente ma fanno finta di niente. «Gli sforamenti registrati non hanno avuto alcuna conseguenza sull’attività della discarica e sono stati archiviati da tutti come accidenti occasionali, compreso l’ultimo del 2010, quando è stata trovata una quantità di cloroformio sei volte sopra il limite in uno dei pozzi e percentuali di arsenico superiori a quella consentite in tutte le fonti» denuncia il chimico. Nonostante la concentrazione delle sostanze tossiche ecceda frequentemente il limite stabilito dalla legge, il fenomeno viene inquadrato come un insieme disordinato di casi fortuiti.
«La stessa Arpa, forse timorosa per aver osato troppo, si è affrettata a dichiarare che un dato da solo non dice niente, che c’è una variabilità statistica e via dicendo». La discarica di Albano è satura e malandata. Da trent’anni ormai è la pattumiera dell’intero bacino dei Castelli romani e di gran parte dei Comuni del litorale. E invaso dopo invaso continua a crescere e a mangiare squisite porzioni di territorio, destinato per tradizione alla produzione di vini doc e cibi biologici. Il proprietario del sito è lo stesso della discarica di Malagrotta, dell’invaso di Monti dell’ortaccio e dell’area di Testa di Cane. È il monopolista della gestione dei rifiuti nel Lazio Manlio Cerroni che ha fatto in modo di acquistare in zona quanti più appezzamenti di terreno fosse possibile.
All’ennesima richiesta di ampliamento la Asl-Rm H ha bocciato il progetto ribadendo l’urgenza di bonificare l’intera area, la Conferenza dei servizi ha ribadito il no ma dal dipartimento territorio della Regione Lazio è inspiegabilmente arrivato il placet. I comitati hanno fatto ricorso al Tar denunciando errori progettuali e rischi ambientali. Ora arrivano i prelievi dell’Arpa, analisi che dopo l’emergenza arsenico avrebbero dovuto essere più frequenti e che invece si sono diradate nel tempo passando da una cadenza trimestrale a quella annuale. «Ma il tempo che la verità venga a galla è arrivato – ripetono dal comitato di Albano – la salute dei cittadini non deve essere subordinata al business dei privati».
Riassunto della situazione acque “potabili” nei castelli romani
Come promesso tempo fa, continuiamo con l’informazione sulle acque “potabili” dei castelli romani.
Ringraziamo il Dott. Aldo Garofalo.
Alleghiamo un elenco delle acque a “codice rosso” distribuite da Acea nei Castelli e analizzate da Arpa Lazio tra il 2010 e i primi mesi del 2011.
Ariccia centro, superamento contemporaneo dei limiti di arsenico, fluoro e vanadio:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| Corso Repubblica |
31/05/2010 |
16 |
2,0 |
61 |
Lanuvio tra maggio 2010 e marzo 2011: sforamenti generalizzati dei limiti sia in centro che in zone periferiche, ma a piazza Ugo La Malfa per 9 mesi consecutivi l’acqua della fontanella pubblica conteneva valori altissimi di arsenico, fluoro e vanadio:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Gramsci |
31/05/2010 |
19 |
1,3 |
40 |
| piazza U. Lamalfa |
07/06/2010 |
22 |
2,3 |
64 |
| via Gramsci |
24/01/2011 |
12 |
1,1 |
32 |
| piazza U. Lamalfa |
24/01/2011 |
19 |
2,3 |
64 |
| piazza U. Lamalfa |
02/02/2011 |
19 |
2,2 |
64 |
| piazza A. Moro |
04/03/2011 |
18 |
1,5 |
41 |
| via Laviniense |
04/03/2011 |
16 |
1,5 |
39 |
Genzano, il controllo è stato limitato al pozzo Piagge e non comprendeva le zone Appia vecchia, Montecagnoletto e Landi, tuttavia segnala il superamento dei limiti dell’arsenico per 8 mesi consecutivi:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Pedica, (da pozzo Piagge) |
07/06/2010 |
14 |
1,1 |
35 |
| via Pedica, (da pozzo Piagge) |
02/02/2011 |
15 |
1,1 |
38 |
Marino è stata monitorata a fondo con oltre 100 controlli nel 2010 e formalmente tutte le acque rientravano nei limiti di arsenico e vanadio. In realtà, a differenza di altri comuni dei Castelli a Marino il vanadio è compreso tra 36 e 42 microgrammi/L nella quasi totalità delle acque.
A Velletri è stato accertato uno dei più gravi livelli di sforamento limiti dell’acqua distribuita alla cittadinanza:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| via Le Corti, da pozzo Le Corti |
24/05/2010 |
19 |
1,1 |
24 |
| via del Paradiso |
30/07/2010 |
37 |
1,7 |
32 |
| via Le Corti, da pozzo Le Corti |
17/08/2010 |
20 |
1 |
26 |
| piazza Garibaldi |
31/08/2010 |
53 |
2,2 |
41 |
| via del Paradiso viaVelletrano |
31/08/2010 |
51 |
2,1 |
41 |
| via delle Mura, fontanella |
01/09/2010 |
22 |
0,9 |
23 |
| via Lata, fontanella |
01/09/2010 |
57 |
2,4 |
43 |
| via del Corso, fontanella |
17/09/2010 |
44 |
1,9 |
37 |
| via Lata, fontanella |
17/09/2010 |
44 |
1,9 |
37 |
| via Ottavia, fontanella |
07/10/2010 |
57 |
2,3 |
39 |
| Corso della Repubblica |
07/10/2010 |
58 |
2,1 |
39 |
| via Lata, fontanella |
15/10/2010 |
31 |
1,7 |
26 |
| via di Castello |
18/10/2010 |
30 |
1,4 |
25 |
| via di Castello |
18/10/2010 |
39 |
1,8 |
32 |
| Corso della Repubblica 277 |
18/10/2010 |
29 |
1,4 |
24 |
| piazza Caduti del lavoro 19 |
18/10/2010 |
24 |
1,2 |
20 |
| vicolo S. Francesco 15 |
18/10/2010 |
22 |
1,2 |
18 |
La fontanella pubblica angolo via Velletrano è adiacente ad una affollatissima scuola media che riapriva il giorno dopo e quella di piazza Garibaldi è usatissima sempre e si trova nella più grande e frequentata piazza del paese. Caso gravissimo e con pochi precedenti in cinque diverse zone nel periodo agosto-ottobre 2010 i valori di arsenico erano superiori a 50 g/L.
Ma il caso dell’Ospedale Colombo di Velletri è allucinante come certificato dalle analisi fatte a dicembre scorso. Per inciso la struttura Ospedaliera si avvale di due pozzi locali le cui acque contengono quantità incredibili di arsenico (72-96 g/L) e fluoro (3,2 mg/L) e quindi debbono essere trattate, si presume con osmosi inversa, prima di utilizzarle. E’ semplicemente folle la decisione di avvalersi di tali pozzi la cui depurazione per osmosi comporta uno scarto d’acqua del 25% che finisce al mare con livelli di arsenico intorno a 350 g/L.
L’Arpa ha accertato che nei giorni precedenti Natale l’impianto di trattamento non funzionava minimamente e l’acqua utilizzata anche in reparti delicatissimi come il neonatale era come quella che usciva dai pozzi e quindi pericolosissima:
| Pozzi 1-2 |
As |
F |
Va |
||
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
||
| ospedale Velletri |
21/12/2010 |
88 |
3,2 |
30 |
lavaggio stoviglie |
| ospedale Velletri |
21/12/2010 |
90 |
3,2 |
31 |
medicheria neonatale |
Dopo venti giorni passati a mettere pezze all’impianto per farlo funzionare, l’arsenico, anche se più basso, era ancora oltre il limite di legge:
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
13 |
6 |
dopo trattamento | |
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
13 |
7 |
lavaggio stoviglie | |
| ospedale Colombo |
11/01/2011 |
12 |
6 |
lavello medicheria |
Lariano, ha avuto nel corso del 2010 livelli molto alti di arsenico, solo in parte rientrati nei primi mesi del 2011:
| fontanella pubblica |
As |
F |
Va |
|
| limiti legali |
10g/L |
1,5mg/L |
50g/L |
|
| piazza Centogocce |
03/03/2010 |
22 |
1,3 |
30 |
| piazza L. Bross |
03/03/2010 |
15 |
1 |
35 |
| piazza Centogocce |
16/07/2010 |
19 |
1,1 |
27 |
Un saluto a tutti e cercate di diffondere le informazioni, e ricordate delle date IMPORTANTISSIME a cui non dobbiamo mancare:
12/13 GIUGNO, VOTA 4 SI AL REFERENDUM SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO.
18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI.
Il nucleare in Italia? 10 buoni motivi per essere contro
_Lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990. Le quattro centrali nucleari italiane sono state chiuse per raggiunti limiti d’età, o a seguito dei referendum del 1987.
Esito della consultazione popolare:
|
|
|
Voti |
% |
|
RISPOSTA AFFERMATIVA |
SÌ |
20.770.334 |
80,20% |
|
RISPOSTA NEGATIVA |
NO |
5.126.021 |
19,00% |
|
bianche/nulle |
|
3.969.894 |
|
|
Totale voti validi |
|
25.896.355 |
100 |
Il dibattito sull’eventuale reintroduzione dell’energia nucleare è tuttora in corso e la tragedia giapponese riporta il tema del nucleare al centro del dibattito politico, e mentre ci avviciniamo al referendum di Giugno, gli italiani cominciano a parlarne. Criticamente.
Di seguito le caratteristiche salienti degli impianti presenti sul nostro territorio:
Centrale nucleare di Trino Vercellese
Il reattore nucleare da 270 MW di potenza è del tipo PWR. Venne arrestato nel 1987 subito dopo il referendum.
Attualmente vi sono stoccati 780 metri cubi di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (14,3 tonnellate).
Centrale nucleare di Caorso
Il reattore nucleare da 860 MW di potenza è del tipo PWR. Anche questo venne arrestato nel 1987 subito dopo il referendum.
Vi sono stoccati 1.880 metri cubi di scorie radioattive e 1.032 elementi di combustibile irraggiato (187 tonnellate)
Centrale nucleare del Garigliano
Il reattore nucleare da 160 MW di potenza è del tipo BWR. La centrale venne fermata nel 1978 per problemi di varia natura ed è attualmente disattivata.
Vi sono stoccati circa 2.200 metri cubi di scorie radioattive.
Centrale nucleare di Latina
Il reattore nucleare da 210 MW di potenza è del tipo GCR. La centrale venne fermata nel 1986 ed è attualmente disattivata.
In questo sito vi sono circa 900 metri cubi di scorie radioattive.
Depositi di scorie radioattive
In Italia ci sono attualmente no. 3 siti di stoccaggio scorie radioattive di III categoria (le più pericolose da stoccare poiché la radioattività permane per centinaia di migliaia di anni) per un totale di 235 tonnellate.
Si trovano ben distribuiti nel territorio italiano, uno nel sud a Trisaia, il secondo nel centro alla Casaccia e il terzo nel nord a Saluggia.
Ecco dieci buoni motivi per essere antinucleari, che riprendiamo da violapost.wordpress.com:
1. Il nucleare è molto pericoloso
La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi, a 23 anni di distanza, le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.
2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca
Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.
3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione
Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi” e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.
4. Il nucleare è troppo costoso
Secondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.
5. Il nucleare non è necessario
Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.
6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima
Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davveropulite, efficienza energetica e rinnovabili.
7. Il nucleare non genera indipendenza energetica
Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese. E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.
8. Il nucleare è una risorsa limitata
L’Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l’esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.
9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini
Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un’importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.
10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi
Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia.
Albano, stop al Piano Regolatore “Mattei”, festeggiano i “No Inc”
GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.
(Fonte articolo: Il Tuscolo, clicca qui). Il consiglio comunale di Albano ha bocciato (20 voti a favore contro 7) la mozione presentata dai consiglieri di centrodestra per chiedere al sindaco Nicola Marini (Pd) di inviare al più presto alla Regione Lazio, per il via libero definitivo, il progetto di nuovo Piano Regolatore urbanistico varato prima del termine del suo mandato dall’ex sindaco Marco Mattei oggi assessore all’Ambiente della Regione Lazio. Un piano atteso da cittadini e imprenditori da 35 anni, ma che la nuova amministrazione di centrosinistra, forte della vittoria conquistata alle elezioni comunali battagliando sui temi ambientali, intende rivedere «con la massima attenzione». Al suo interno, infatti, il Prg stoppato dal sindaco Marini conterrebbe anche il cambio di destinazione d’uso del terreno di 60 ettari che da «agricolo» diventerebbe «industriale» per ospitare l’impianto d’incenerimento dei rifiuti avversato dai cittadini. All’ordine del giorno del consiglio comunale era prevista anche una mozione del centrosinistra per chiedere la revoca totale delle modifiche apportate dal Prg di Mattei (sopra) e ora si comprende certamente meglio la posta in gioco che ha fatto fibrillare il governo cittadino.
La scorsa settimana, infatti, un consigliere dell’Udc, insieme agli esponenti del centrodestra, ha provato a sfiduciare il nuovo sindaco Nicola Marini (sotto), ma il golpe non è riuscito e ora la maggioranza esce rinforzata dall’ultimo consiglio comunale. «Puntiamo a uno sviluppo sostenibile per la città – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Sementilli – alla perimetrazione delle zone abusive e a una seria programmazione compatibile con le aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini. Questo Prg non rientra negli standar urbanistici e prefigura un peggioramento della qualità della vita». In altre parole, fino a prova contraria, Albano dichiara guerra all’inceneritore che invece sembra stare tanto a cuore alla Polverini e allo stesso Mattei. Ma sarà veramente così? Secondo il quotidiano ecologista «Terra», che segue da vicino la vicenda, nei giorni scorsi, prima del consiglio comunale, Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Albano e monopolista della gestione rifiuti nel Lazio avrebbe fatto visita al primo cittadino.
«I contenuti dell’incontro – scrivono – non sono noti ma considerati gli interessi che l’imprenditore romano vanta sull’area, ovvero la realizzazione di un impianto di incenerimento rifiuti, oggi bloccato dal Tar, e l’ampliamento della discarica, non è poi così difficile immaginarli». Marini, comunque, sembra convintamente andare verso la soluzione auspicata dai cittadini e dal Comitato No Inc guidato da Daniele Castri (sotto), preoccupati per l’inquinamento da arsenico delle falde acquifere e che si battono contro l’impianto bruciarifiuti. Lo ha fatto convocando le Conferenze di bacino contro l’inceneritore; firmando la richiesta di sospensiva cautelare dell’Aia in attesa della sentenza del Tar; appoggiando il ricorso del coordinamento cittadino contro la realizzazione dell’impianto, ed emettendo l’Ordinanza per la rimozione dei pezzi per la sua costruzione parcheggiati all’interno del perimetro della discarica.
Acqua potabile? E l’arsenico e il fluoro? ACEA – SALUTE – BOLLETTE
I
noltriamo il volantino per la manifestazione a Roma circa la difesa delle falde acquifere dei Castelli Romani. Invitiamo TUTTA la popolazione dei Castelli Romani e di Roma a partecipare alla manifestazione.
E’ di fronte agli occhi di tutti la progressiva perdita di volume delle acque dei laghi castellani; questo fenomeno misura l’abbassamento della falda e la crisi idrica del nostro territorio. Che ciò sia dovuto ad un eccesso di captazione e ad uno squilibrio tra consumi pubblici e privati, domestici, agricoli e industriali, rispetto alla capacità di rigenerazione naturale delle falde, è altrettanto evidente.
Tra il 2003 e il 2005 cominciarono a circolare semi clandestinamente i risultati di analisi che davano quantità preoccupanti di elementi nocivi nelle acque potabili:
arsenico fino a 80 microg/lt e fluoro fino a 4 millig/lt, quando dal 2001 i limiti massimi erano stati fissati a 10 microg/lt per l’arsenico e a 1,5 millig/lt per l fluoro.
Sono passati sei anni di deroghe che probabilmente abbiamo pagato in termini di patologie specifiche e no. Siamo passati dalla gestione casareccio-clientelare di comuni e consorzi (Simbrivio, Doganella) a quella industriale, ma altrettanto clientelare di ACEA-Caltagirone, e sempre alle deroghe stiamo!
Stavolta la sponda è la Commissione Europea, dopo che la Polverini ha emanato l’ultima deroga sul vanadio nel maggio scorso. La Commissione Europea però, il 28 ottobre 2010, ha respinto la richiesta di deroga.
Sia i nostri dati che quelli di ACEA confermano lo sforamento dei livelli di legge per tutto il 2010 ed anche per il primo mese del 2011, per ampie fasce di territorio.
La circolare ultima dell’assessore regionale all’ambiente Mattei, circa una presunta accettabilità del limite di 20 microg/lt per l’arsenico è del tutto priva dei fondamento e vìola apertamente le disposizioni della Commissione Europea.
ACEA sta stracciando gli standard di servizio più basilari.
VENERDI 18 FEBBRAIO ORE 20.30 – c/o centro anziani di Pavona via Roma ASSEMBLEA PUBBLICA
VENERDI 25 FEBBRAIO ORE 11 piazzale Ostiense Roma davanti sede ACEA spa PRESIDIO MANIFESTAZIONE
Fonte: www.noinceneritorealbano.it
ACEA e arsenico: l’amore mai finito.
_Ancora ACEA e ancora arsenico.
Durante le feste avremmo voluto semplicemente darvi buone notizie come la recente sentenza da parte del TAR sul gassificatore di Albano Laziale favorevole ai movimenti No Inc., ma vi segnaliamo le ultime analisi delle acque dove ci sono sforamenti sui limiti di arsenico nella zona dei castelli romani ovest e sud-ovest. Tutto questo mentre il Comune ci assicura che ad Albano la situazione è in miglioramento, o che comunque è meglio che in tutti gli altri comuni dei castelli romani. Della serie meglio azzoppati che morti. Vedremo.
Intanto a Velletri si beve acqua all’arsenico negli asili. Siamo, infatti, venuti a conoscenza di una lettera di ACEA indirizzata al sindaco di Velletri, in cui si elencano delle scuole elementari (!!) dove sono stati trovati livelli di arsenico superiori ai 10 mcg/L, o addirittura oltre i 20 mcg/L. ACEA sorvola il problema dando acqua potabile in bottiglia ai bambini e agli insegnati. Un’ammissione indiretta di servire acqua avvelenata alla popolazione, fregandosene, però, dei danni apportati ai cittadini che hanno più di 6 anni, e soprattutto a tutta la popolazione che per anni, se non decenni ha bevuto acqua tossica senza saperlo, ma pagandola per buona. Anzichè preoccuparsi a fare controllo capillari sulla zona e segnalare TEMPESTIVAMENTE le situazioni di pericolo, si limita a dare acqua in bottiglie di plastica (producendo altri rifiuti) e mandare richieste di pagamento a chi si rifiuta di pagare un’acqua per buona che in verità buona non è.
Per la tabella dei valori di arsenico, vedi sotto; per la lettera di ACEA clicca qui e qui .
Vi auguriamo i nostri auguri di un buon Natale e Anno Nuovo.
ASS. DIFFERENZIA-TI.
Analisi chimica1
Acque ad uso potabile distribuite dal gestore Acea
Zone con valori di arsenico prossimi o eccedenti i limiti di 10g/L della legge 31/2001; periodo novembre-dicembre
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Località di prelievo data arsenico g/L Genzano Via Monte Cagnoletto medio, utenza 13/12/10 9.6 Via Monte Cagnoletto basso, zona ex cantina sociale, utenza 13/12/10 12.8 Via Appia antica, zona Fornaci, utenza 13/12/10 16.3 Lanuvio Piazza Carlo Fontana, zona centro 13/12/10 19.3 Velletri Piazza Mazzini fontana artistica 15/11/10 20.8 Via Appia vecchia, fontanile alla rotatoria 14/11/10 26.0 Via B. Buozzi 164 utenza 15/11/10 15.0 Via Colle Zioni fontanella 17/11/10 21.2 Via della Peiola 34 utenza 26/11/10 15.2 Via Castagnoli utenza 26/11/10 16.5 Via Colle Ottone alto 96 utenza 30/11/10 17.1 Via Appia vecchia 48 utenza 30/11/10 15.8 Via Rioli 282 utenza 1/12/10 12.4 Via Appia vecchia 57 utenza 1/12/10 17.4 Via S. Paolo traversa Via Vascucce 3/12/10 19.7 Via Redina Pennacchi, utenza 3/12/10 15.1 Via Rioli, utenza 13/12/10 18.1 Ardea Incrocio via Montagnano – Nettunense, fontanella 5/12/10 11.3 Via Ardeatina km 26, utenza 5/12/10 10.2 Via Innocenzo XII, utenza 5/12/10 10.3 Albano Stazione di Cecchina, fontanella 5/12/10 10.6 Via Torino angolo – Pavona 4/12/10 10.0 Lariano Via Colle Cagioli, utenza 15/12/10 15.1 Cisterna Località Le Castella, utenza 5/12/10 12.6
1Analisi a titolo gratuito per conto di associazioni senza fini di lucro – Ordine dei chimici 1895
Si ringrazia il dott. Aldo Garofalo per le analisi.
Analisi chimica1
Acque ad uso potabile distribuite dal gestore Acea
Zone con valori di arsenico prossimi o eccedenti i limiti di 10g/L della legge 31/2001
periodo novembre dicembre
| Località di prelievo | data | arsenico g/L |
| Genzano | ||
| Via Monte Cagnoletto medio, utenza | 13/12/10 | 9.6 |
| Via Monte Cagnoletto basso, zona ex cantina sociale, utenza | 13/12/10 | 12.8 |
| Via Appia antica, zona Fornaci, utenza | 13/12/10 | 16.3 |
| Lanuvio | ||
| Piazza Carlo Fontana, zona centro | 13/12/10 | 19.3 |
| Velletri | ||
| Piazza Mazzini fontana artistica | 15/11/10 | 20.8 |
| Via Appia vecchia, fontanile alla rotatoria | 14/11/10 | 26.0 |
| Via B. Buozzi 164 utenza | 15/11/10 | 15.0 |
| Via Colle Zioni fontanella | 17/11/10 | 21.2 |
| Via della Peiola 34 utenza | 26/11/10 | 15.2 |
| Via Castagnoli utenza | 26/11/10 | 16.5 |
| Via Colle Ottone alto 96 utenza | 30/11/10 | 17.1 |
| Via Appia vecchia 48 utenza | 30/11/10 | 15.8 |
| Via Rioli 282 utenza | 1/12/10 | 12.4 |
| Via Appia vecchia 57 utenza | 1/12/10 | 17.4 |
| Via S. Paolo traversa Via Vascucce | 3/12/10 | 19.7 |
| Via Redina Pennacchi, utenza | 3/12/10 | 15.1 |
| Via Rioli, utenza | 13/12/10 | 18.1 |
| Ardea | ||
| Incrocio via Montagnano – Nettunense, fontanella | 5/12/10 | 11.3 |
| Via Ardeatina km 26, utenza | 5/12/10 | 10.2 |
| Via Innocenzo XII, utenza | 5/12/10 | 10.3 |
| Albano | ||
| Stazione di Cecchina, fontanella | 5/12/10 | 10.6 |
| Via Torino angolo – Pavona | 4/12/10 | 10.0 |
| Lariano | ||
| Via Colle Cagioli, utenza | 15/12/10 | 15.1 |
| Cisterna | ||
| Località Le Castella, utenza | 5/12/10 | 12.6 |
1Analisi a titolo gratuito per conto di associazioni senza fini di lucro – Ordine dei chimici 1895
Il TAR boccia l’inceneritore di Albano: “incomprensibile l’ok dato da Marrazzo”
_Renata Polverini nella ferma volontà di seguire Piero Marrazzo sull’inceneritore dei Castelli Romani sta andando verso una disfatta tecnica e di credibilità. Intanto la Presidente fa bene i suoi conti cercando di minimizzare la bocciatura dell’impianto. “Solo errori burocratici”, si dice dalle parti della Pisana. La stampa non la pensa allo stesso modo e la sentenza del Tar Lazio è lì a dimostrarlo. Dalle parti della Cristoforo Colombo e del Campidoglio annunciano ricorsi quasi congiunti al Consiglio di Stato. Non si sa costoro chi debbano difendere; se i cittadini per mandato costituzionale ed elettorale, o la lobby asfaltatrice dei rifiuti. Ieri è caduto l’inceneritore di Albano, oggi vanno giù le ultime maschere di alcune parti politiche. Costoro così facendo non difendono certo i cittadini. Ecco, noi difendiamo il territorio ed i cittadini. Abbiamo vinto e per questo non arretremo di un millimetro. Intanto, sindaci, muovetevi, avviate la differenziata porta a porta e ben fatta!
- Bocciato il gassificatore di Albano Laziale. La Repubblica, qui.
- Inceneritore bocciato dal Tar. Il Messaggero, qui.
_Il Tar boccia l’inceneritore di Albano: Incomprensibile l’ok dato da Marrazzo. Corriere della Sera, clicca qui. Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr – rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino. Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza – in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria». Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni – «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica». Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti. Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l’alternativa a Malagrotta».
_Fonte articolo, Castellinews, clicca qui. Con la sentenza 36740 del 2010 il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio accoglie il ricorso dei Comitati “No Inc”, del Wwf, del Comune di Albano e degli altri sette comuni che si sono affiancati nell’azione legale “ad adiuvandum”. La costruzione dell’inceneritore di Roncigliano è annullata. Sono stati accolti tutti i ricorsi presentati dai comitati – e accorpati in un unico appello – ed è stata annullata la VIA positiva dell’ottobre 2008 con cui Marrazzo, in qualità di commissario straordinario ai rifiuti, aveva autorizzato la costruzione dell’impianto. L’inceneritore non è uno strumento idoneo per la chiusura del ciclo dei rifiuti. E il Via positivo dato nell’ottobre 2008, che ha sostituito quello negativo di pochi mesi prima, non si basa su di un parere tecnico-scientifico ed igienico-sanitario. Sono questi i due punti che hanno portato all’accoglimento del ricorso e che hanno annullato tutti gli atti amministrativi che avevano disposto l’inizio dei lavori. La giunta a guida del sindaco Nicola Marini, all’indomani dell’insediamento, ha messo in atto una serie di iniziative, in collaborazione con i Comitati “No Inc”, che hanno poi fortemente influito nella vittoria al Tar. Il primo passo era stato quello di convocare il 28 maggio scorso una riunione con gli altri nove sindaci dei comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano (Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa). Riunione che aveva portato alla condivisione di una linea comune di intervento, per creare le condizioni politiche per una riapertura delle trattative, e tecniche per una proposta industriale alternativa all’inceneritore. A poco più di due mesi, precisamente il 3 agosto, era stato convocato un secondo tavolo di confronto in cui tutti i sindaci hanno firmato il documento proposto dall’amministrazione di Albano, in cui sostanzialmente si affermava la contrarietà alla costruzione dell’impianto e si chiedeva un incontro con la Presidente della Regione Renata Polverini. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Lo stesso documento ha portato, nello stesso tempo, anche gli altri comuni ad affiancarsi “ad adiuvandum” nel ricorso al Tar, così come richiesto da Albano. Sostanzialmente l’Amministrazione ha invertito la tendenza, collaborando attivamente tanto con i comitati quando con i Comuni limitrofi interessati. E in occasione della manifestazione del 23 ottobre scorso, che ha riscontrato un enorme successo, ha invitato i cittadini a partecipare per ribadire ancora una volta il proprio “no” all’inceneritore. Un “no” che oggi è diventato realtà.
_Fonte Il Cambiamento, clicca qui.Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore di Albano, voluto da Manlio Cerroni, che sarebbe dovuto sorgere vicino alla discarica di Roncigliano, nell’area dei Castelli Romani. Un impianto di gassificazione dei rifiuti dalle dimensioni mastodontiche, contro la costruzione del quale la cittadinanza da anni sta facendo opposizione. Il 27 ottobre c’è stata l’udienza del Tar del Lazio sulla vertenza presentata da associazioni e cittadini contro la costruzione dell’impianto. E oggi è arrivata la sentenza che boccia l’inceneritore.
Vi proponiamo i commenti di alcuni comitati alla notizia.
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
Fonte Comitato Sotto terra il treno
E ancora
Con grande entusiamo e un pizzico di incredulità siamo lieti di informarvi che il Tar ha accolto le istanze che avevamo presentato attraverso i nostri ricorsi impedendo quindi la costruzione dell’inceneritore a Ronciliano! Aspettiamo ora di vedere la prossima mossa di Cerroni e se deciderà di fare ricorso al consiglio di stato, comunque sia questa resta una vittoria importantissima per tutte e tutti i cittadini dei castelli romani che in questi anni non hanno mai smesso di far sentire la loro voce!
LA LOTTA CONTINUA MA ORA CON UNA MARCIA IN PIù!
di seguito riporto la parte finale della sentenza:
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. I^, definitivamente pronunciando sul ricorso e i motivi aggiunti di cui in epigrafe, così provvede:
1) accoglie il ricorso principale;
2) accoglie i motivi aggiunti al ricorso n. 132/2009 depositati in data 7 aprile 2009, limitatamente all’impugnativa dell’ordinanza del Presidente della Regione Lazio in data 22.10.2008 e li dichiara inammissibili e infondati per il resto ;
3) accoglie i motivi aggiunti depositati il 4.12.2009;
5) annulla, per l’effetto, nei sensi di cui in motivazione, la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
_Fonte articolo, Uno Notizie, cliccca qui. Soddisfazione del WWF sull’inceneritore di Albano, il Tar Lazio lo blocca. Soddisfazione del WWF. Ultime notizie ambiente – Roma – La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell’iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l’illegittimità dell’iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d’impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall’inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all’epoca presentate e con ancor più determinazione nell’intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale. “Una vicenda quella dell’impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa – dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge”. “Determinante è stato il fronte unico – conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti – che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un’impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell’esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d’ordine che riconosciamo”.
IL TAR del LAZIO HA BOCCIATO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI
_Con questa sentenza, testo integrale, il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore dei Castelli Romani, accogliendo nella sua generalità quanto esperito dai movimenti cittadini unitariamente rappresentati nel Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Conosciamo il nostro territorio, le sue criticità, le emergenze in atto (gravissime), i suoi punti di sviluppo (immensi) e siamo consapevoli di quello che abbiamo sempre sostenuto e che sosterremo. Come ordinario dovere civile abbiamo scelto di calarci in questa BATTAGLIA con umiltà, con il lavoro silenzioso e rispettoso verso ogni singola parte. Questa è una vittoria dei cittadini dei Castelli Romani e del suo territorio, un lembo di terra più antica di Roma stessa e con grandi risorse. L’associazione Differenzia-ti desidera ringraziare il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano per aver intrapreso questa vertenza territoriale e per non aver mai mollato su ogni fronte, movimento al fianco del quale ci siamo schierati con viva, sincera e positiva partecipazione/contributo. Come associazione ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che hanno operato con noi e per noi (cittadini, tecnici e non solo di alcune precise parti d’Italia), nessuno escluso.
Quest’oggi, dopo due anni e mezzo di lotta, ci sentiamo di aver fatto qualcosa di valido per questo Paese e per questo territorio, oggi ci sentiamo Cittadini.
Quanto riportato dalla sentenza 36740 del 2010 dimostra in sintesi che avevamo ragione. L’impianto di gassificazione dei Castelli Romani è qualcosa che molti hanno definito sciagurato a livello economico e sanitario, un impianto ancestrale che risponde a logiche vecchie nel trattamento rifiuti, soprattutto, a logiche speculative che non risolverebbero in alcun modo la tematica in questione.
Un incoraggiamento sincero (ed anche un grazie) va anche a tutti quei sindaci dei Castelli Romani che avevano chiesto questo impianto nel lontano 2007 e che hanno scelto, dopo valida analisi e documentazione, di tornare sui loro passi, di ricredersi appoggiando ad adiuvandum i comitati cittadini in questa durissima battaglia. Adesso chiediamo con forza a questi primi cittadini di mostrare ulteriore coraggio, di affrancarsi da scelte obsolete come inceneritori, discariche e di portare il bacino dei Castelli Romani dentro una realtà virtuosa della gestione rifiuti. Chiediamo con forza e coraggio a questi sindaci di avviare i primi step di raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni e di migliorarla ulteriorimente dove sia stata già intrapresa con validi risultati.
La vertenza Albano andrà avanti. La palla torna al centro (ricorso al consiglio di stato) sebbene il punteggio sia pesante e, stavolta, a nostro completo favore. Non abbiamo ancora vinto del tutto, ci sarà da lottare duramente, DIFENDIAMO IL VOSTRO FUTURO, cittadini, unitevi a noi.
_Con la sentenza 76340/2010 la prima sezione del Tar del Lazio, presieduta dal giudice Giorgio Giovannini, ha accolto il ricorso principale presentato dal Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano contro il gassificatore dei Castelli Romani. Il Tribunale amministrativo regionale annulla così la contestata VIA emessa dalla Regione Lazio nel marzo 2008, che esprimeva parere positivo sulla realizzazione dell’inceneritore. Accolti anche i ricorsi successivi, quello con cui i “No inc” si opponevano al secondo progetto di inceneritore presentato dalla Pontina Ambiente e al consumo di acqua dell’impianto, ritenuto eccessivo per il territorio. «Abbiamo saputo oggi del pronunciamento del Tar – dice al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento “No inceneritore” –. Siamo contenti, dimostra che le nostre obiezioni contro l’impianto di incenerimento sono fondate. La relazione tecnica che presentammo al Tar è stata stesa con l’aiuto gratuito di tecnici, fisici, geologi… professionisti del settore che hanno detto la loro sull’inceneritore anche a costo di mettere a rischio i loro lavori nel settore. Evidentemente eravamo sicuri di quello che scrivevamo. Il Tar ci ha dato ragione». A sostegno dei “No inceneritore” si erano costituiti, con ricorsi ad adiuvandum, il Wwf e i comuni di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. In questo momento i “No inc” sono in piazza ad Albano per diffondere la notizia tra la cittadinanza. (Fonte, clicca qui)
_Il Tar del Lazio ha annullato la delibera della precedente giunta regionale sul gassificatore di Albano. A annunciare la notizia che “è di qualche giorno fa ma è rimasta coperta dalla fiducia” votata ieri alla Camera, è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha annunciato che il Comune è pronto a ricorrere al Consiglio di Stato. Alemanno ha però ammesso che questa decisione del Tar “indebolisce fortemente l’ipotesi di Albano e rilancia il problema dell’individuazione di nuovi impianti”. Secondo Alemanno, che ha parlato a margine di un convegno della Uir, questi impianti “non dovranno per forza essere due, ma anche uno con una maggiore potenzialità. Il problema più immediato – ha concluso il sindaco – l’alternativa a Malagrotta”. (Fonte, clicca qui)
_Nella giornata di lunedì 13 il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati dal Comitato No inc contro la costruzione del contestato inceneritore di Albano. Il Tar ha annullato la Via, la valutazione di impatto ambientale, che dava l’inizio alla costruzione dell’impianto con non poche controversie politiche per il rilascio dell’autorizzazione da parte della giunta regionale allora guidata da Piero Marrazzo. La notizia del pronunciamento del Tar si è diffusa solo nella serata di oggi quando è stato avvertito il comitato No Inc del giudizio. Sono stati accolti oltre al ricorso principale anche quelli secondari che mettevano in discussione il progetto dell’inceneritore progettato con raffreddamento ad aria e non ad acqua, visto il grave deficit idrico della zona. Ricordiamo che insieme ai ricorsi dei comitati erano stati presentati ad adiuvandum i ricorsi delle amministrazione comunali coinvolte nell’impianto, primo fra tutti il comune di Albano che ha espresso tutta la sua soddisfazione per un vero lavoro di squadra. La notizia del No all’inceneritore da parte del Tar si è subito diffusa tramite il tam tam di facebook e le catene di sms in serata alle ore 22 comitati No Inceneritore e i cittadini sono scesi in piazza sotto il palazzo comunale per festeggiare e diffondere la notizia alla cittadinanza. (Fonte articolo, clicca qui)
_Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR. (Fonte articolo, clicca qui)
Arsenico dentro – Blob 9 dicembre 2010, emergenza acqua Castelli Romani
_La sagra dei metalli pesanti nell’acqua (l’Ue ha confermato quanto i cittadini vanno dicendo da anni) e presto la sagra dei rifiuti. Come vogliono i Castelli Romani del futuro: distruggendo quel poco che resta. Vogliono darcela a bere.
Castelli Romani, è emergenza acqua
_E’ palesemente sfociata da cinque anni sebbene di deroga in deroga abbiano semplicemente rinviato il tutto. Precauzione, prevenzione, pianificazione, parole sconosciute. In compenso, in questo contesto di potabilità vorrebbero costruire un inceneritore che vaporizzerebbe 28.000 m3 di acqua al giorno. Magari pur di costruire l’impianto sputa diossina faranno anche venire l’acqua da fuori Roma, questo per l’inceneritore; per i cittadini, per cinque anni, no.Ad essere coinvolte sono grandi capoluoghi e paesi di poche decine di anime: per restare al Lazio, gli «utenti interessati» a Latina sono 115.490, ad Aprilia 66.624, a Viterbo 62.441 e poi ancora 10 mila ad Albano e 18 mila a Sabaudia. In Toscana acque a rischio in località vacanziere come Piombino, Cecina, Porto Azzurro e Porto Ferraio, ma anche Foiano della Chiana, Montevarchi, Campo nell’Elba, Rio Marina, San Vincenzo. Problemi anche a Orvieto in Umbria, mentre a Solda di Fuori, in Alto Adige, sono «solo» 25 gli abitanti che potrebbero ritrovarsi senz’acqua.
Quanto alla Campania, 14 comuni – non gravati dall’allarme arsenico – hanno ottenuto la deroga per ciò che riguarda il floruro: si tratta di Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, S. Anastasia, San Giorgio a Cremano, S. Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Volla.
RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano
_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante ora dieci sindaci dei Castelli Romani siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.
Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.
_BLOB, PROFUMO.
I Castelli Romani hanno parlato. E dicono NO!
_I Castelli Romani rispondono all’appello. Ed è una risposta forte, massiccia e di spessore che inguaia la Regione Lazio perchè di questo sciagurato impianto la cittadinanza non ne vuole proprio sapere. Migliaia di cittadini hanno sfilato nel corteo di oggi, una manifestazione civile, composta e viva come da tradizione, per un NO fermo e deciso ad un impianto speculativo, dannoso ed ancestrale che la cittadinanza giustamente rifiuta. Accanto ai cittadini dei Castelli Romani, finalmente, anche i sindaci del comprensorio che ribadiscono il proprio NO a questo bruciatore appoggiando formalmente i comitati al Tar Lazio. Oltre 3.000 persone (alcune fonti stampa parlano addirittura di 5.000 persone), tre paesi, dieci sindaci e migliaia di altri cittadini formalmente contrari. Il Tar Lazio bocci l’impianto.
_Gli organizzatori hanno parlato di 5000 presenze e non si faticava a crederlo, visto il serpentone di persone che si è snodato, sabato pomeriggio, da Albano a Genzano per dire NO al nuovo inceneritore dei Castelli Romani. Presenze illustri della politica e delle amministrazioni castellane hanno percorso i 4,5 km di strada, ma soprattutto cittadini, famiglie, gente comune, associazioni e movimenti vari. Non a caso i partiti politici, con le loro bandiere ed effigi sono stati fatti sfilare per ultimi in coda al corteo: per rimarcare che questa battaglia è nata dalla gente e per sottolineare anche che amministrazioni e politica sono arrivate, come sempre succede, ‘dopo’. Il corteo è stato organizzato dal Coordinamento NO INC, dentro il quale ci sono varie associazioni di ispirazione ambientalista e sociale che per prime hanno dato l’allarme, sotto la giunta Marrazzo, per la costruzione del nuovo inceneritore. Oggi, che la Regione è passata alla Polverini, i partiti del centrosinistra hanno finalmente deciso di abbracciare la causa, ma gli stessi organizzatori ne hanno sottolineato la poca tempestività. C’erano anche rappresentanti della destra, senza bandiera, al corteo, in particolare del Movimento finiano Futuro e Libertà, ma non gli è stato permesso di sfilare con le bandiere italiane perché ricordavano troppo Forza Italia. Forse la politica in questa storia avrebbe fatto meglio a rimanere fuori in toto, da tutte le parti, per evitare che qualcosa che deve essere patrimonio di coscienza comune sia strumentalizzato da questo o da quel partito o politico. Comunque, più si è a combattere questa battaglia e più è utile. Un passo importante è stato fatto: ora il prossimo atto si avrà il 27 ottobre, con la discussione dei ricorsi presentati dai NO INC al Tar. Vi terremo informati. (Fonte: Paconline, qui)
_Hanno sfilato in 5 mila per dire No alla costruzione dell’inceneritore di Albano nei Castelli Romani dove oggi pomeriggio un lungo corteo è arrivato fino a Genzano. Presenti bambini, famiglie, comitati di quartiere, studenti, partiti, associazioni e istituzioni con i sindaci dei Castelli Romani a sfilare con la fascia tricolore. Striscioni, cartelli e bandiere per chiedere un futuro in un ambiente salubre che rispetti l’ambiente e la terra in un territorio che è per la maggior parte a vocazione turistica e agricola con tanti prodotti enogastronimici di eccellenza. I cittadini giunti a Genzano dopo oltre tre ore di camminata hanno portato le loro testimonianze anche dalla vicina Collefferro dove da tempo c’è un inceneritore, più volte sequestrato perchè bruciava sostanza nocive e illegali. “I Castelli Romani sono un paradiso non trasformateli in un inferno di fumo come Collefferro” dichiara un manifestante interpellato arrivato proprio da Collefferro per solidarizzare con i cittadini di Albano. La solidarietà è stato il tema conduttore del corteo: i comitati organizzatori hanno infatti voluto esprimere la loro solidarietà ai cittadini di Terzigno che in questi giorni stanno combattendo per non far riaprire la velenosa discarica nel loro paese. “Il Tar del Lazio non può ignorarci!” è il commento più diffuso. Infatti ora si avvicina un’altra data cruciale che è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi nel merito sui ricorsi presentati dalle associazioni cittadine. Unica nota dolente della manifestazione assolutamente pacifica la contestazione nei confronti dei militanti di Futuro e Libertà cacciati dal corteo dai comitati No Inc perchè volevano sfilare con il tricolore, nonostante l’intolleranza del gesto i finiani dei Castelli Romani ribadiscono la contrarietà alla costruzione dell’inceneritore. Solidarietà da tutte le forze politiche verso i finiani. (Fonte Roma Today, clicca qui)
_Se a Terzigno è battaglia contro la discarica, anche nei Castelli Romani sale la tensione: ieri pomeriggio migliaia di persone sono scese in strada per dire no all’inceneritore che dovrebbe essere costruito a Roncigliano, frazione di Albano, dove è già presente una discarica complementare a quella di Malagrotta. I manifestanti sono partiti proprio da Albano, hanno attraversato Ariccia e seguendo la via Appia sono arrivati a Genzano. Per gli organizzatori erano presenti circa 5mila manifestanti: tra di loro anche sindaci con le fasce tricolori ed esponenti politici locali di tutti gli schieramenti: dai Verdi al finiani, dal Pd al Pdl. Insieme a loro, famiglie, studenti, associazioni di quartiere. “Dio ricicla, il diavolo brucia”, “Contro ogni nocività” alcuni degli striscioni esposti nel corteo. La palla passa ora al Tar del Lazio, che il prossimo 27 ottobre si esprimerà sui ricorsi presentati contro l’inceneritore dalle associazioni cittadine. (Fonte: Diretta News, clicca qui)
_’Lotta a Roncigliano come a Terzigno’. Con questo slogan un corteo con “miglia di persone”, secondo gli organizzatori, ha sfilato per dire ‘No all’inceneritore ad Albano’. Per le strade dei Castelli Romani, ha fatto sapere il coordinamento, “ci sono stati anche i sindaci con la fascia tricolore”, e questo “è importante in vista del pronunciamento del Tar” previsto il 27 ottobre. Gli organizzatori hanno precisato che si registra “la presenza di quasi tutte le amministrazioni che hanno si sono costituite ‘ad adiuvandum’ al Tar”. A sfilare con la cittadinanza e le associazioni “quasi tutte la rappresentanze dei comuni dei Castelli”. Il corteo, partito alle 15 da Albano è arrivato a Genzano attraversando Ariccia. Anche l’Udc locale ha espresso la propria contrarietà all’impianto di Roncigliano. Il sindaco di Albano, il Pd Nicola Marini, non ha partecipato “a causa di impegni personali”, ma ha fatto sapere di essere “vicino ai cittadini per far valere le loro, e le nostre, ragioni”. Insomma, anche il Pd dice ‘no’ all’inceneritore. Da Marino hanno fatto sapere che “la coalizione di centrosinistra tutta, con una nutrita rappresentanza, ha partecipato alla manifestazione”. A sfilare per le strade dei Castelli anche i Verdi, che con il presidente regionale Ferdinando Bonessio, chiede con insistenza “un serio piano di raccolta differenziata porta a porta”: “La Rgione Lazio deve mettere in campo una volta per tutte le risorse, i mezzi e le tecnologie per risolvere il problema dei rifiuti in maniera sostenibile – ha detto Bonessio – senza attentare alla salute dei cittadini, come si fa in tutto il resto d’europa e soprattutto senza favorire potentati economici che lucrano sulla gestione di inquinanti discariche e pericolosi inceneritori, mettendo a serio rischio le popolazioni”. Ma il ‘no’ al termovalorizzatore è arrivato anche dai circoli di futuro e libertà di Albano, Ciampino, Velletri, Frascati, unitamente ai gruppi di Monte Porzio, Rocca di Papa, Monte Compatri, Marino, Ariccia e Ardea. Tutti esprimono la loro “contrarietà all’installazione dell’inceneritore”, ribadendo la “perplessità per le modalità con cui si è deciso, o sarebbe meglio dire imposto”, il progetto. Oltre ai finiani, hanno aderito anche i critici del Pdl: sono i sindaci di Marino e Nemi, che hanno votato delle delibere con cui hanno sancito il loro appoggio ai ricorsi al tar presentato dal coordinamento ‘no inceneritore’ contro l’impianto. Ma il fronte anti-inceneritore comincia a mostrare qualche crepa. “I comitati ‘No Inc’ di Albano ci hanno cacciato dal corteo contro l’inceneritore perché avevamo scelto di partecipare alla manifestazione con il Tricolore”, hanno denunciato i militanti di Futuro e Libertà. “Avevamo portato il Tricolore per sottolineare la necessaria trasversalità che – aggiungono – si deve raggiungere attorno a questioni come l’ambiente. I comitati di estrema sinistra, invece, ci hanno detto chiaramente che dello Stato e dei suoi simboli non ne vogliono sapere. Come se il territorio fosse solo roba loro”. “Nonostante il trattamento ricevuto – hanno aggiunto i militanti Fli dei Castelli Romani e del litorale – ribadiamo la nostra contrarietà all’inceneritore di Albano e ringraziamo le tante persone e rappresentanti istituzionali di ogni orientamento presenti al corteo che hanno manifestato solidarietà a noi e al Tricolore”. (Fonte, La Repubblica, qui)
_L’eco della rabbiosa sollevazione a Terzigno rimbalza sino alle porte di Roma. E più precisamente ad Albano, dove nel pomeriggio di sabato 23ottobre circa mille cittadini hanno manifestato – in un corteo lungo la via Appia, sino a Genzano – contro l’installazione di un inceneritore di rifiuti. Una protesta che giunge il giorno dopo il sequestro, ordinato dalla procura di Velletri, di una cava a Lanuvio, sempre ai Castelli, dove sarebbero stati rilevati «valori anomali» nella lavorazione di residui nocivi. A sentire le ragioni del comitato che ha organizzato l’iniziativa di protesta ad Albano, «l’impianto, nocivo e che impoverisce le falde acquifere», sarebbe «irregolare. Infatti tra la prima e la seconda valutazione d’impatto ambientale – spiega Daniele Castri, rappresentante legale del coordinamento no all’inceneritore – è cambiato il progetto, passato da raffreddamento ad acqua ad uno ad aria. Ma per legge, nel caso di modifiche così importanti, tutte le autorizzazioni debbono essere rinnovate. Mentre così non è stato. Insomma, serve chiarezza».La data cruciale è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi su un ricorso presentato dalle associazioni cittadine che non voglio l’inceneritore, ancora da costruire ed autorizzato dalla giunta Marrazzo. Contrari al gassificatore sono i Verdi «perché non è stato condotto un serio studio epidemiologico e l’area dei Castelli – spiegano i consiglieri regionali Angelo Bonelli e Nando Bonessio – già affronta serie problematiche ambientali, come la scarsità delle risorse idriche e la cementificazione selvaggia». Intanto la Procura di Velletri prosegue l’ inchiesta sulla vicenda della cava di Lanuvio, trasformata da circa un anno in un gigantesco impianto per il deposito di rifiuti speciali. Per ora l’attività è sospesa e l’intera area è sotto sequestro giudiziario dopo una verifica effettuata dalla Polizia provinciale, sezione di Colleferro, che ha riscontrato alcuni valori anomali in un campione di residui di cartiera versati nell’ex cava. (Fonte Corriere della Sera, qui)
_E’ stata una manifestazione pacifica, con “un assaggio di inceneritore” nei fumi del motore del generatore elettrico che alimentava gli altoparlanti a cui si sono alternati i rappresentanti del coordinamento “No inceneritore”. Al corteo che nel pomeriggio di sabato 23 ottobre ha percorso Albano, Ariccia e Genzano per dire di nuovo no all’inceneritore, a pochi giorni di distanza dal pronunciamento del Tar sui ricorsi presentati dai “No inc”, c’erano anche tante fasce tricolori: quelle dei comuni che lo scorso agosto hanno sottoscritto un documento condiviso per richiedere al Tar la sospensiva della realizzazione dell’impianto. «Nelle ultime tre settimane molte di queste amministrazioni comunali si sono schierate ulteriormente con dei ricorsi ad adiuvandum, cioè a sostegno dei nostri», ha detto Daniele Castri, legale del coordinamento. «Per noi è un grande risultato». «Comunque si pronunci il Tar noi andremo avanti – ha detto all’altoparlante Gino, fisico, membro del coordinamento –. Non passeranno! Solidarietà alla gente di Terzigno». La manifestazione si è svolta senza incidenti. «Abbiamo stimato circa tremila partecipanti – ha continuato Castri –. È almeno il doppio degli altri cortei. La cittadinanza è sempre più sensibile all’argomento e sempre più contraria all’inceneritore». Come alternativa all’incenerimento, coordinamento e cittadini reclamano raccolta differenziata, riciclo e trattamento meccanico-biologico a freddo dei rifiuti, per recuperare il più possibile inquinando il meno possibile. (Fonte, Castellinews, qui)
Analisi acque: aggiornamenti sugli inquinanti ai castelli romani.
_Come promesso durante l’estate, rendiamo note le analisi chimiche a campione sulle acque ad uso potabile dei castelli romani. Come potete notare in 6 degli 11 campioni analizzati sia l’arsenico che i fluoruri mostrano valori superiori ai limiti del DL 31/2001.
L’Acea continua con la sua indifferenza su tale gravoso problema e la gente continua, da anni, a bere ed utilizzare acqua resa potabile da scappatoie burocratiche. E anzichè proporre azioni di contrasto su tale situazione, continua insieme ad AMA e Cerroni con il folle progetto del gassificatore ad Albano, che, ricordiamo, consumerà ulteriore acqua e renderà la poca acqua rimanente ad essere ulteriormente gravata di elevate concentrazioni di inquinanti.
Analisi chimica1
acque ad uso potabile distribuite nei Comuni dei Castelli Romani
prelievo eseguito a cura e responsabilità dell’analista per conto del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano
| Località di prelievo | data | As g/L | Mn g/L | F mg/L | Cl mg/L | Br mg/L | NO3 mg/L | PO4 mg/L | SO4 mg/L |
| Montagnano incrocio via Nettunense | 8/10/10 | 12.8 | 43.8 | 1.77 | 21.5 | 0.07 | 21.4 | 0.37 | 35.3 |
| Cecchina – Via Lazio giardini | 8/10/10 | 13.8 | 3.1 | 1.72 | 12.9 | 0 | 9.6 | 0.24 | 18.6 |
| Pavona – p.zza Berlinguer | 8/10/10 | 10.5 | 3.1 | 1.62 | 29.3 | 0 | 30.6 | 0.26 | 36.5 |
| Cancelliera – fontanella parrocchia | 8/10/10 | 6.6 | 22.6 | 1.10 | 11.2 | 0 | 8.6 | 0 | 13.1 |
| via Ardeatina km 26 | 8/10/10 | 11.8 | 41.4 | 1.86 | 23.0 | 0.08 | 24.5 | 0.36 | 40.6 |
| Genzano – via Roma | 11/10/10 | 3.7 | 1.24 | 6.5 | 0 | <5 | 0.16 | 13.4 | |
| Genzano – via Landi | 11/10/10 | 7.9 | 1.08 | 14.6 | 0 | <5 | 0 | 6.4 | |
| Genzano – Monte Cagnoletto | 11/10/10 | 18.9 | 2.30 | 12.2 | 0 | <5 | 0 | 6.0 | |
| Lanuvio – Torre | 11/10/10 | 14.7 | 1.83 | 16.6 | 0 | 10.2 | 0 | 8.8 | |
| Via Massimetta Roncigliano | 11/10/10 | 5.9 | 1.16 | 33.8 | 0.16 | 24.4 | 0.25 | 30.0 | |
| Via Pantanelle Roncigliano | 11/10/10 | 5.9 | 1.35 | 33.4 | 0.21 | 36.1 | 0.23 | 32.8 |
Il D. Legislativo n° 31 del 2/02/2001 indica nell’allegato 1, parte B un limite per l’arsenico di 10 microgrammi per litro.
I decreti in deroga alla legge, ultimo il 12 giugno 2009, valido fino al 31 dicembre 2009, hanno stabilito e poi prorogato le deroghe per alcuni elementi o sostanze contenute nelle acque potabili tra cui l’arsenico (As) portato a 50 microgrammi/L e i fluoruri (F) a 2.5 mg/L.
1 Analisi a titolo gratuito per conto di Associazioni senza fini di lucro.
13 ottobre 2010
Ricordiamo a tutti la data della grande manifestazione No Inceneritore del 23 ottobre 2010, con partenza da piazza Mazzini alle 15:00, ad Albano Laziale.
No Inceneritore Castelli Romani.
Castelli Romani, rubinetti avvelenati
_«L
a qualità dell’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case peggiora di giorno in giorno, ma il gestore del servizio, anziché prendere provvedimenti seri, chiede di cambiare le normative e di ammettere come legali valori di concentrazioni di arsenico e altri pericolosi inquinanti sempre più elevati». È la denuncia dei cittadini dei Castelli romani, riuniti nel Coordinamento contro l’inceneritore di Albano che in un dettagliato dossier documentano la situazione di progressivo deterioramento delle falde acquifere del territorio, sottoposte a uno sfruttamento crescente.
L’aumento di arsenico, vanadio e altri metalli pesanti nelle acque potabili sarebbe dovuto, secondo i membri del comitato, ad un prelievo eccessivo, superiore alle capacità di ricarica della falda. L’incremento di queste sostanze avrebbe riguardato tutta l’area: «Nessuno dei Comuni dei Castelli romani – spiegano – si sottrae al disastro qualitativo delle risorse idriche. A Lanuvio, tra il 2008 e il 2009, su 11 controlli analitici da noi realizzati, l’arsenico era fuori limite in ben nove casi con punte di 34,4 microgrammi per litro. A Velletri – continuano – dove i valori sono aggiornati a giugno 2010, abbiamo riscontrato valori fuori limite di arsenico nelle rete pubblica di via Colle Zioni per 23,6 microgrammi per litro. A Roncigliano invece, specie nelle acque delle zone circostanti la discarica, in via Ardeatina, la concentrazione della sostanza è arrivata nel 2009 a 27,5 microgrammi per litro».
E per “risolvere” il problema Acea Ato 2 avrebbe richiesto e ottenuto dalla Regione Lazio ripetute deroghe. È così che la concentrazione di arsenico consentita sarebbe passata da 10 a 50 microgrammi per litro, i floruri da 1,5 a 2,5 e il vanadio da 50 a 160 microgrammi per litro. «Migliaia di pagine di letteratura scientifica dimostrano che la presenza di sostanze come l’arsenico nell’acqua potabile è direttamente correlata all’insorgenza di tumori», denunciano preoccupati dal Coordinamento, ricordando che la massima concentrazione di arsenico prevista dell’Organizzazione mondiale della sanità è di 10 microgrammi per litro. Una situazione, quella dei Castelli romani, che, avvertono dal comitato cittadino, non potrebbe che peggiorare se il tanto contestato progetto dell’inceneritore vedesse la luce.
«Se il mostro venisse realizzato – spiegano – oltre a degradare dal punto di vista ambientale il territorio, la qualità dell’acqua peggiorerebbe inevitabilmente». Per funzionare l’impianto necessita infatti di circa 150 metri cubi di acqua al giorno, pari a quasi 55 milioni di litri all’anno.
«Qualunque ulteriore sottrazione di acqua al territorio – sostiene il comitato cittadino -, che si tratti di estrazione dal sottosuolo o cementificazione della superficie, è un attentato alla nostra salute e a quella delle generazioni future. Dunque non solo per questo, ma anche per questo, l’inceneritore è una scelta criminale». (Fonte articolo, Terra, clicca qui)
Acqua ad Albano Laziale: ancora arsenico e deroghe
_Rendiamo noti ai cittadini dei Castelli Romani, i risultati delle analisi a campione effettuate nella zona di Albano e sue frazioni (Cecchina, Pavona, Ardea) circa i valori di arsenico riscontrati.
Come si puo’ notare ci sono svariati sforamenti nei limiti stabiliti dalle leggi. Valori superati in modo ripetuto da anni. Limiti che ne’ Acea ne’ il Comune hanno ritenuto oppurtuno comunicare alla popolazione residente che utilizza l’acqua pubblica per cucinare e lavare. Soprattutto circa la tutela della salute dei bambini.
Ricordiamo che l’arsenico e’ un elemento particolare, molto tossico anche a bassissime concentrazioni. Il suo “consumo” prolungato puo’ dare origine a malattie di vario tipo: malattie neuodegenerative (Alzheimer, Parkinson, etc.), neoplasie, diabete, asma.
E intanto le deroghe regionali sugli inquinanti disciolti nelle nostre acque sono scadute dal 31 dicembre 2009. Si e’ in attesa di un’ulteriore deroga-farsa (stavolta direttamente dall’UE) che non fara’ altro che richiamare altre deroghe infischiandosene della salute pubblica.
Invitiamo tutti i cittadini ad informarsi adeguatamente, e per far cio’ a breve creeremo una pagina-database sia storico che in aggiornamento sulla qualita’ della nostra acqua.
Si ringrazia il dott. Aldo Garofalo per le analisi.





