DEDICATO A CHI PENSA CHE OGGI NON SERVA RIDURRE, RIUSARE E RICICLARE
Si è centuplicata in 40 anni la mole dell’ammasso di spazzatura che galleggia in mezzo all’oceano. Fauna marina a rischio
L’avreste forse vista, in qualche foto della serie Ci stiamo fottendo il pianeta, la “Grande Massa di Rifiuti del Pacifico”, nota anche come Pacific trash Vortex, ovvero la più grande discarica del mondo. E’ uno spettacolo impressionante, una distesa quasi solida di bottiglie e sacchetti di plastica, filtri di sigarette, palloni, siringhe, accendini, spazzolini da denti, oggetti vari, che occupa un’area sempre più vasta dell’oceano Pacifico. Si tratta, per la precisione, di due vortici formati dalle correnti oceaniche, uno a 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane, non lontano dalle Hawaii, l’altro nella parte orientale del Pacifico, davanti alle coste giapponesi.
La sua scoperta, a opera dell’ oceanografo Charles Moore, risale al 1997, ma si sarebbe formata a partire dagli Anni ’50 e la notizia è che le sue dimensioni nel frattempo si sono centuplicate e continuano a crescere in modo costante. Grazie alle navi e alle piattaforme petrolifere, certo, ma anche e soprattutto grazie ai rifiuti che arrivano direttamente dalla terraferma. Lo annuncia uno studio pubblicato a cura di Royal Society journal Biology Letters, raccogliendo l’allarme degli scienziati per la parte meno spettacolare e più infida dell’ammasso, una zuppa di brandelli di plastica di meno di 5 millimetri impastati con idrocarburi e residui chimici che possono mettere a serio rischio la fauna oceanica e, giù per i rami della catena alimentare anche gli esseri umani.
Come in un incubo, la GPGP (Great Pacific Garbage Patch), che ha attualmente le dimensioni del Texas de arriva fino a 30 metri di profondità, è apparsa dal nulla – fino al 1987 non c’era traccia di particelle di plastica nei campioni prelevati per lo studio – e si moltiplica: secondo una ricerca condotta dall’università della California ogni chilometro quadrato di mare, nell’area, contiene fino a 13 mila pezzi di plastica. Che lentamente si disfano in particelle minime, un cocktail micidiale per pesci e uccelli marini. In più bottiglie di plastica e affini rappresentano l’habitat ideale di un insetto noto come sea-skater (pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce. Insetto raro fino a quando doveva deporre le sue uova su legni galleggianti e conchiglie, ora diventato molto prolifico grazie all’estesa superficie a disposizione. Con danni intuibili su tutta la delicata catena alimentare oceanica.
Un bel problema, considerando che una bottiglia di plastica impiega fino a mille anni per biodegradarsi.
Rifiuti: anche piatti e bicchieri di plastica nella differenziata
A partire dal 1 maggio 2012 è possibile conferire negli appositi cassonetti piatti e bicchieri di plastica monouso, sinora destinati all’indifferenziato. Resteranno invece esclusi dalla raccolta degli imballaggi in plastica le posate e piatti e bicchieri durevoli non usa-e-getta, anche se in plastica.
La decisione è stata comunicata ufficialmente da parte del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI (Associazione Nazionale Comuni Italiani-Consorzio Nazionale Imballaggi). Si tratta di una buona notizia in quanto l’estensione della raccolta differenziata allarga in maniera considerevole la quantità di rifiuti destinata ad essere recuperata.
Il Comitato sottolinea che è comunque importante porre attenzione a come si conferisce: piatti e bicchieri monouso devono essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Vanno quindi adeguatamente svuotati prima del conferimento, fatte salve le normali tracce di quanto hanno contenuto, ciò al fine di non sporcare tutto il materiale raccolto e di non rendere più gravoso ed antigienico il successivo lavoro di selezione e di avvio a riciclo o recupero.
“Quella dei piatti e bicchieri di plastica – ha spiegato il Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti, Filippo Bernocchi – è un’importante novità, che va nella direzione di facilitare ai cittadini il conferimento dei materiali nella raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani.
Da questa estensione, potrà derivare non solo un beneficio ambientale ma anche l’opportunità per i Comuni di veder potenzialmente aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito. Ci appelliamo ai cittadini e alla loro collaborazione perché per dare successo a questo processo è necessario conferire piatti e bicchieri che non contengano residui di cibo e bevande”.
Sebbene quella adottata dal Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI sia un’importante novità, è fondamentale ricordare che, al fine di ridurre in maniera significativa la quantità di rifiuti prodotti, l’utilizzo di prodotti usa e getta dovrebbe essere drasticamente limitato.
Fonte: ilcambiamento.it
Siamo al Vostro fianco!
28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.
Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica …
Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa …
Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana
Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana
«Villa Adriana chiusa contro la discarica»
Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana
Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta
Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica
Inceneritori, polveri sottili e nanoparticelle
Polveri sottili: inquinamento atmosferico e danni alla salute
La lotta all’inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati: sui giornali e alle ‘tavole rotonde’ si fa un gran parlare di danni ambientali e di surriscaldamento del pianeta, ma non bisogna trascurare gli effetti nocivi che l’inquinamento ha sulla salute umana. E’ ormai noto, infatti, che il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.
L’Unione Europea ha approvato direttive che stabiliscono i valori limite degli inquinanti dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, una miscela di polveri di diversa dimensione, origine e composizione che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le particelle sospese (o TSP – Particolato Totale Sospeso) comprendono polveri ‘grosse’ PM10, particelle respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe), polveri sottili (PM 2.5 – con diametro inferiore a 2,5 micrometri) e polveri ultrasottili. Le polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a diesel o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). In inverno i loro valori sono superiori a quelli estivi, cosi come aumentano con la nebbia e con l’assenza di vento. Le polveri sottili ed ultrasottili rappresentano l’inquinante più dannoso per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccole dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza, penetrano negli ambienti chiusi, vengono facilmente inalate e possono raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Gli effetti nocivi sulla salute Gli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono essere ‘acuti’ (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, asma bronchiale, disturbi circolatori) oppure – nei casi di esposizione per lungo periodo – di tipo ‘cronico’ (tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, BPCO). I principali studi condotti in Europa e Stati Uniti sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro sono concordi nel valutare che alti tassi di polveri sottili comportano sostanziali incrementi dell’incidenza del tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.
Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle
Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.
Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).
In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori. Cliccare qui.
Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.
Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.
Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.
Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all’interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall’esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.
Fonte: sporchi da morire
INCENERITORI? NO GRAZIE!
Cari amici, ricordiamo ancora una volta il perche’ la via all’incenerimento dei rifiuti e’ una scelta vetusta e dannosa. Esistono delle alternative, tecnologicamente valide ed ecosostenibili. Buona lettura.
Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)
Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.
E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.
Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).
E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse
Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
Guarda la mappa degli inceneritori in Italia:

Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.
L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.
Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.
Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.
Funzionamento di un inceneritore
Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:
- Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
- Combustione Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
- Produzione del vapore La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
- Produzione di energia elettrica Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
- Estrazione delle ceneri Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
- Trattamento dei fumi Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.
Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Fonte: Educambiente
Regali di Natale e giocattoli ecologici per i bambini
Regalare ai più piccoli un Natale ecologico e sicuro. Può essere riassunto in questo modo il motto di alcune delle aziende produttrici di giocattoli più all’avanguardia nell’ambito dell’ecosostenibilità. La plastica viene sostituita da materiali biodegradabili, i tessuti sono ecologici e privi di sostanze tossiche ed i coloranti sono completamente naturali. Alcuni di essi funzionano grazie all’energia solare, grazie alla quale viene escluso l’utilizzo di batterie, risolvendo a priori il problema delle sostanze altamente inquinanti in esse contenute. Ecco allora alcune delle possibili idee regalo green per i vostri bambini.
L’azienda tedesca Efie, produttrice di pupazzi e giochi naturali per bambini, pone una cura particolare nella scelta dei materiali con cui realizzare i propri prodotti. Per i più piccoli, realizza peluche in tessuti biologici, privi di materiali o sostanze allergizzanti. Ogni dettaglio viene curato artigianalmente per garantire la completa sicurezza del prodotto. Tra i peluche della nuova linea “Natura Line” troviamo peluche con sonaglio incorporato o con imbottitura in noccioli di ciliegie, che li rende utilizzabili in sostituzione della borsa dell’acqua calda o del ghiaccio, previo riscaldamento su di un termosifone o raffreddamento in freezer. Tutti i peluche sono acquistabili da Emporioecologico.
Minimoimpatto propone alcuni dei più classici giocattoli per bambini, tra cui aeroplanini ed elicotteri, in una nuova veste. Non solo sono realizzati con l’impiego di legno certificato FSC, ciò che li rende ancora più ecologici è il loro funzionamento. Le eliche vengono infatti messe in movimento esclusivamente grazie all’energia pulita del sole, senza alcuna necessità di utilizzare batterie, che vengono sostituite da piccoli pannelli solari. Si tratta di giocattoli completamente montabili e smontabili, come quelli di una volta, ed il loro prezzo è contenuto, per sfatare il mito che ecologico sia sinonimo di costoso.
Ecco Grasshopper la Lunar Car Ecologica proposta da PowerPlus, azienda produttrice di gadget e giocattoli che funzionano a dinamo o grazie all’energia solare. Si tratta di un giocattolo educativo che può essere messo in movimento esclusivamente grazie all’utilizzo di energia pulita, aiutando i bambini a comprendere l’importanza del sole come fonte di energia rinnovabile. Grasshopper può essere montata senza bisogno di utilizzare la colla e non richiede batterie per il proprio funzionamento.
Un altro grande classico si riveste di ecosostenibilità. Nascono così gli ecosoldatini ideati da Eco Toys, che rientrano in una gamma di prodotti etici ed ecologici. Gli ecosoldatini sono realizzati in materiali completamente biodegradabile e possono essere dipinti con colori ad acqua. Eco Toys lancia così una vera e propria sfida al mercato dei giocattoli di plastica, per la maggior parte prodotti in Cina scavalcando le norme di sicurezza europee.
Anche i mattoncini per le costruzioni si trasformano e diventano ecologici. La plastica dei mattoncini Happy Mais è sostituita dal Mater-Bi, materiale completamente biodegradabile derivato dall’amido di mais. Ogni mattoncini viene colorato impiegando tinture naturali atossiche e sicure. Happy Mais può trasformarsi facilmente da semplice gioco a strumento didattico, ad esempio per il riconoscimento di forme e di colori. Assemblare i mattoncini Happy Mais non richiede colla. Basterà inumidirli perché l’amido in essi contenuto si trasformi in un collante naturale.
Per i piccoli artisti Bimbo e Natura propone acquarelli composti da materie prime vegetali e con pigmenti alimentari. Il colore giallo si ottiene dalla curcuma, il verde dall’ortica, il rosso dalla barbabietola, il viola dal sambuco e così via. Per la realizzazione della confezione la plastica è stata sostituita dal metallo. I colori sono completamente atossici, sicuri e lavabili ed il loro utilizzo è consigliato a partire dai 3 anni di età.
Per avvicinare i più piccoli al mondo della natura, Ecogiochiamo propone un kit per realizzare un piccolo orto casalingo. La confezione contiene il necessario per seminare lattughino da taglio, pomodori ciliegini, piselli rampicanti e calendula, che con i suoi fiori attirerà insetti in grado di salvaguardare le vostre piantine dai parassiti. Coinvolgere i bambini nella realizzazione di un piccolo orto è l’idea migliore per educarli all’ecologia e all’amore per la natura.
E per i più piccoli c’è sempre l’opzione un po’ retrò ma sempre gradita a loro e all’ambiente dei giocattoli in legno riciclato, un classico da non sottovalutare.
Fonte: Greenme.it
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Riciclare genera occupazione ma l’Italia non ci crede
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente
_(Fonte articolo, clicca qui) Riciclare rifiuti genera più occupazione a reddito elevato rispetto all’uso di discariche o inceneritori, senza contare il vantaggio economico di non dover acquistare una parte delle materie prime all’estero. E’ quanto afferma l’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde’, secondo cui l’attività di riciclo ha un impatto in termini economici che è circa il doppio rispetto all’interramento dei materiali nel terreno. Secondo il documento, il numero di posti di lavoro legati al recupero dei materiali nei paesi europei ha avuto un boom del 45% fra il 2000 e il 2007. Questo dato tra l’altro non considera l’occupazione legata alla trasformazione delle risorse in alcuni impianti di produzione, ad esempio dei metalli. Considerando il settore del riciclo, la crescita annuale dei posti di lavoro è stata dell’11%, seconda solo a quella del comparto delle rinnovabili (17%), fra il 2004 e il 2008. In rapida salita sono anche i profitti del settore del riciclo dei rifiuti.
Dal 2004 al 2008 il giro d’affari delle categorie di materiali riciclabili nell’Ue è quasi raddoppiato arrivando ad oltre 60 miliardi di euro. Nell’Ue si parla delle seguenti categorie: vetro; carta e cartone; ferro e acciaio; rame, alluminio e nichel; metalli preziosi; altri metalli. Lo sviluppo del giro d’affari delle eco-industrie vede sempre le rinnovabili in pole position (+37% fra 2004 e 2008), ma anche quello del riciclo è stato rapido (+17%). A guidare la crescita del riciclo delle risorse che arrivano dai rifiuti è il boom delle economie asiatiche, che hanno fatto salire il prezzo dei materiali. Un altro fattore è stato quello delle direttive europee sui rifiuti, che hanno contribuito a scoraggiare l’uso delle discariche. Di conseguenza, la quantità di materiale riciclato piazzato sul mercato è cresciuto del 15% fra il 2004 e il 2009.
L’Agenzia europea: “Cruciale riciclare metalli per le tecnologie” – L’Europa ha bisogno dei materiali prodotti dalle attività di riciclo, a beneficio dell’ambiente e anche della bilancia import-export, in particolare per alcune risorse come i metalli rari, dal germanio al platino. E’ questo uno dei leit motiv dell’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde. Secondo lo studio, riciclare metalli rari è essenziale perche l’Unione europea assuma un ruolo da pioniere nelle nuove tecnologie, dalle telecomunicazioni alle energie rinnovabili. Il problema è che l’impiego di queste preziose risorse avviene in piccole quantità in una moltitudine di applicazione e prodotti.
Il sistema di riciclo non si è ancora concentrato su questo fronte e quindi vengono perdute. Attualmente, sono quattordici i materiali grezzi, soprattutto metalli, decisamente importanti per l’economia dell’Unione europea, ma l’analisi dell’Ue mostra che la loro fornitura è fortemente a rischio, considerando la prospettiva nell’arco di un decennio. L’Unione europea infatti non dispone di stock a livello geologico o dispone di riserve limitate dei ‘metalli rari’, la cui domanda invece è destinata a salire, ad esempio per settori come il fotovoltaico e l’eolico. Per questo l’Europa dipende quasi interamente dalle importazioni e il riciclo è cruciale. Per metalli come il gallio, il germanio e l’indio, si stima che il tasso globale di riciclo sia a meno dell’1%, mentre per il rutenio si arriva al 15%, mentre per palladio, cobalto e platino i tassi sono del 60%-70%.
Italia in rosso sul saldo import-export materie-rifiuti – Il riciclo dei rifiuti non riesce a soddisfare la domanda di risorse dell’Ue: questo significa un saldo export-import sempre in rosso e su questo fronte l’Italia non fa eccezione. Nonostante l’aumento dei materiali avviati al riciclo nel 2010, quasi 34 milioni di tonnellate, il saldo esportazioni-importazioni del Belpaese continua quindi ad essere negativo. E’ quanto emerso nel rapporto annuale ‘L’Italia del riciclo’ 2011 promosso da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo i dati del rapporto, il saldo del 2010 è peggiorato rispetto all’anno precedente, con un aumento del 5,3% e un valore di circa 2,5 milioni di tonnellate, contro i 2,4 milioni di tonnellate del 2009.
Negativo il rapporto fra export-import per il settore dei rifiuti ferrosi, per 2,799 milioni di tonnellate (con un incremento sul 2009 del 3,7%), nel settore dell’alluminio, dove il saldo è negativo per 265mila tonnellate (con un aumento rispetto al 2009 del 41,7%), per il legno, con un valore in rosso per 556mila tonnellate (con un incremento del 7,3% rispetto al 2009) e nel settore del vetro, che continua ad essere negativo per 201mila tonnellate (in calo del 13% rispetto al 2009). Fanno eccezione la carta, che si conferma esportatore (saldo di 1,125 milioni di tonnellate, nel 2009 si erano registrati 1,443 milioni di tonnellate) e la plastica (saldo attivo di 129.000 tonnellate, nel 2009 era negativo per 246.000 tonnellate).
Il valore dei rifiuti, gli stessi finiscono all’asta su Wastebay
(Fonte articolo, clicca qui). I rifiuti costituiscono un valore, le aziende della green economy lo sanno bene, ma da oggi qualunque azienda può farne un business, rivolgendosi direttamente da un pubblico di acquirenti durante un’asta online: è nato infatti Wastebay, portale web per imprese a partita IVA che vogliono far quotare i propri rifiuti o Materie Prime Secondarie (MPS), facendoli diventare un’opportunità di ritorno economico. L’occasione è ghiotta per tutti, per chi vende e chi acquista: guadagno per i primi e risparmio per i secondi. Il sito Wastebay è stato presentato a Ecomondo 2011, fiera internazionale dello sviluppo sostenibile e del riuso. Come funziona? L’azienda che vuole commerciare materiali considerati “rifiuti”, può accedere al portale e, previa registrazione, pubblicare un annuncio di vendita (scheda con foto). Chi desidera comprare, invece, sempre previa registrazione, può inserire le proprie offerte per ogni singola scheda. L’offerta economica per ogni scheda aumenta incrementalmente dalla base d’asta ad ogni nuova offerta e fino alla scadenza temporale dell’asta, che fa scaturire l’aggiudicazione. Chi fa un’offerta non può ritirarla e, dopo l’aggiudicazione, deve acquistare il materiale. La garanzia del processo di vendita è regolata in modo puntuale: la fatturazione è automatica al momento della chiusura dell’asta e inoltrata via email all’indirizzo comunicato e verificato al momento della registrazione. L’azienda che la riceve è tenuta al pagamento della fattura delle commissioni entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della stessa con le modalità descritte in fattura. Il mancato pagamento avvia un procedimento automatico per il recupero del credito e la sospensione temporanea ai servizi di Wastebay fino all’avvenuto saldo. Per chi compra il servizio è gratuito, mentre per chi vende è previsto il pagamento di una commissione solo se sulla propria merce è stata fatta almeno un’offerta valida. Le commissioni – gratuite per il mese di novembre come offerta di prova – da dicembre saranno unificate a 80 euro su tutti e tre i tipi di asta disponibili: standard, al ribasso o a prezzo fisso.
I rifiuti che si possono mettere all’asta sono distinti per categorie: carta e cartone, ceneri e scorie, fanghi e sabbie, legno, macchinari e attrezzature, metalli, plastiche, pneumatici e gomme, prodotti riciclati, RAEE, rifiuti liquidi, oli e chimici, rifiuti organici e compost, rifiuti per il recupero energetico, rifiuti solidi assimilabili, rifiuti solidi urbani, servizi, tessili e cuoio, veicoli fuori uso, vetro e fibre di vetro. La scheda descrittiva per ogni merce in vendita è molto accurata e riporta diversi campi: D d’asta, tipologia merce, categoria, tipo di asta, quantità di materiale, data di scadenza (espressa in giorni, ore, minuti e secondi), prezzo di partenza, presso attuale (raggiunto a mezzo offerte), luogo dove si trova la merce, condizioni di spedizione, modalità di pagamento. A corredo della merce esiste anche una scheda venditore con le informazioni di contatto, la possibilità di inserire dei feedback di gradimento o meno e anche di segnalare una frode. L’affidabilità delle aziende registrate è infatti regolata dal sistema dei feedback (positivo, negativo, neutro). Un’azienda con più di tre feedback negativi viene segnalata come inaffidabile ed espulsa senza potersi registrare nuovamente. L’area del sito Westbay dedicata alle istruzioni chiarisce ogni dubbio, come anche l’area FAQ opportunamente popolata. Per qualsiasi problema è disponibile la compilazione di un form online cui wastebay risponderà in via asincrona L’asta standard riguarda tutti quei prodotti che hanno un valore di vendita, e si aggiudica l’asta chi offre il prezzo più alto; l’asta a ribasso è dedicata a tutti quei prodotti che devono essere smaltiti, e si aggiudica l’asta chi offre il prezzo più basso; l’asta a prezzo fisso è dedicata a qualsiasi prodotto con prezzo fisso, e si aggiudica l’asta il primo offerente.
Figino, dalla pulizia stradale si ricava materiale edile
_(Fonte articolo, clicca qui). Un impianto innovativo, capace di trasformare i rifiuti raccolti in strada in materiale per l’edilizia. Il procedimento, fatte le debite differenze, non è troppo diverso da quello che in Sudafrica viene utilizzato per recuperare diamanti e oro. Ma in questo caso, a venire recuperati, saranno i rifiuti non pericolosi provenienti dallo spazzamento stradale. Sabbia, ghiaino e ghiaietto che invece di finire in discarica potranno essere veduti, per esempio, al settore dell’edilizia. Con un vantaggio economico e un risparmio ambientale. A renderlo possibile, il nuovo impianto di lavaggio e recupero attivato a Figino Serenza, gestito da Risorse ecologiche, società del gruppo Econord. Uno simile, all’avanguardia a livello europeo, è attivo da qualche anno nel Bergamasco, ma questo è il primo in provincia di Como, e vuole porsi come punto di riferimento per tutte le amministrazioni comunali, perché conferiscano qui il risultato della pulizia delle proprie strade. In pratica, si tratta di una sorta di enorme lavatrice. Forse banalizza un po’, ma l’immagine rende bene. Tanto che è stata utilizzata sabato mattina in occasione della presentazione ufficiale dell’impianto, costato tre milioni di euro, che occupa una superficie di 2.500 metri quadrati.
No Turbogas, cittadini di Aprilia in marcia contro la centrale elettrica
_Lo sapevate? in linea d’aria impatterebbe anche i Castelli romani:
Ultimati i lavori per la struttura a Campo di Carne, ma le associazioni restano sempre contrarie al progetto
Non sono bastate, negli anni, denunce, ricorsi amministrativi ed esposti: i lavori per la centrale Turbogas a Campo di Carne (frazione di Aprilia), sono ormai ultimati e l’accensione dell’impianto è imminente. Ma questo non ferma le proteste dei cittadini del comprensorio che domenica si sono ritrovati per l’ennesimo corteo, ormai declinato nel segno dell’indignazione che accomuna, di questi tempi, ogni pubblica manifestazione di dissenso.
La rete «No turbogas» rivendica innanzitutto il diritto alla protesta, oltre a voler sottolineare come le numerose rimostranze approdate negli uffici giudiziari siano misteriosamente cadute nell’oblio. Tra le tante anomalie, quella dello smarrimento presso il tribunale di Latina di un fascicolo depositato dall’amministrazione comunale di Aprilia sulle presunte violazioni ai vincoli paesaggistici commessi dalla società Sorgenia nel costruire l’impianto di generazione elettrica a turbogas. Ma la rete dei cittadini non ha ancora digerito le denunce piovute sui manifestanti che, nel 2008, valicarono i confini del cantiere della centrale in costruzione. Oggi, quando il fronte del «no» ha visto tramontare ogni speranza, si chiede almeno che le sanzioni per gli invasori vengano cancellate.
La mobilitazione degli apriliani sui temi di energia e ambiente è costante: nel corso di uno convegno celebrato sabato, il sottosegretario all’Ambiente, Elio Vittorio Belcastro non ha avuto dubbi: «La turbogas crea danni alla salute, l’unico modo per compensare questa condizione è farsi risarcire da chi impone la presenza di tali impianti. Scelte che comunque arrivano dall’alto e che spesso i cittadini subiscono». Ma intanto la centrale elettrica è pronta. Si aspetta solo il taglio del nastro.
Roma rifiuti zero?
_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.
_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse
- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
_Domani si terrà un Convegno che vedrà come protagonisti alcuni esponenti politici appartenenti all’attuale maggioranza comunale (Roma) e Regionale, fin qui dediti alla solita, vecchia e anti economica politica fatta di scavi, buche, discariche e….. Manlio Cerroni.
Basti vedere la recente individuazione di Riano quale nuovo sito, sostitutivo dell’ormai devastata Malagrotta. Tristissima vicenda culminata in questi giorni con manifestazioni di contestazione delle popolazioni locali e, udite udite, con la partecipazione di Piero Marrazzo, ormai arrivato a manifestare persino contro se stesso e la sua scellerata gestione rifiuti, promossa in qualità di Presidente della Regione.
Non ci credete? Ecco qua: clicca qui.
Si può andare avanti con certa gente? Crediamo proprio di no.
Tornando a bomba, domani dovrebbero spiegarci come si farà la Roma dei rifiuti zero. Ci si può credere?
Pubblichiamo affinchè la cittadinanza si mobiliti e determini un reale cambiamento su una questione che dovrebbe essere “bipartisan”, qual’è quella riguardante la salute pubblica. Nel merito sarà interessante la presenza di Jack Macy, direttamente da San Francisco, per un seria testimonianza di come si possa riciclare oltre il 70% dei rifiuti anche in una grande città, così come quella del Presidente del Comitato di Malagrotta Sergio Apollonio.
Tutti gli altri bisognerà registrarli, filmarli e memorizzarli a dovere, affinchè mantangano (si spera) una posizione coerente rispetto ai temi del Convegno, apparentemente in linea con quanto Differenziati va promuovendo da anni. Ovviamente bisognerà capire come intendano arrivare all’obiettivo. Unica alternativa NON accettabile, è quella dell’incenerimento. Qui non si passa e non si passerà mai!
Per chi volesse partecipare e/o vigilare, eccone i dettagli:
Martedì 11 ottobre, alle ore 17.30 presso la Sala Quaroni nella sede di Eur SpA in via Ciro il Grande n. 16, si terrà il convegno dal titolo: “Roma futura, un’idea di città – Obiettivo RRZ: Roma a Rifiuti Zero”.Interverranno il Responsabile Commerciale del Progetto Zero Waste del Dipartimento Ambiente della Città e della Contea di San Francisco Jack Macy, il Deputato Pdl e componente della Commissione Cultura della Camera Fabio Rampelli, il Presidente della Commissione Ambiente e Verde Pubblico di Roma Capitale Andrea De Priamo, il Presidente di AMA Piergiorio Benvenuti, il Presidente del Comitato di Malagrotta Sergio Apollonio e Mario Caniglia del Movimento EcoItaliaSolidale
Ringraziamo: http://www.eur.roma.it/news.php?news=3370#ixzz1aPJZo9qD
Nasce a Capannori il Coordinamento nazionale Verso Rifiuti Zero
_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.
_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse
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_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui). Servono dieci passi per far diventare la spazzatura soltanto un ricordo. Niente congegni complessi o progetti utopici, ma buone pratiche e impegni concreti: di questo c’è bisogno per vincere una sfida che riguarda l‘umanità intera, quella della sostenibilità ambientale. Facile a dirsi, ma non altrettanto a farsi? Il bello sta proprio qui: nel progetto Rifiuti Zero, chiunque può fare la sua piccola parte per salvare il pianeta. Ed ecco che con il poco di tutti si arriva lontano.
È questo il pensiero positivo dell’ideatore della strategia Zero Waste Paul Connett, presente a Capannori nella giornata di sabato 8 ottobre in occasione del meeting “Giornate Internazionali: esperienze comuni verso rifiuti zero”. Nel Comune capannorese, il primo in Italia ad adottare nel 2007 la delibera Rifiuti Zero, il docente non ha mancato di ribadire i capisaldi di un piano che ha contagiato ormai tutto il mondo.
“Zero Waste – spiega il professore – è innanzitutto un piano a “bassa tecnologia”: vale a dire che la maggior parte degli impianti necessari possono esser progettati e costruiti da aziende locali”.
“Questo significa – aggiunge passando al secondo punto –assicurare al territorio più occupazione, opportunità per la sua impresa e, in generale, una maggiore ricchezza. L’intento è quello di combattere il processo di privatizzazione condotto dalle grandi multinazionali, favorendo così gli interessi delle comunità locali”.
“Puntare dritto alla sostenibilità ambientale: questa è la direzione da seguire, la sfida più importante rimasta da giocare – afferma -. Se l’umanità intera consumasse come fanno attualmente gli Americani, servirebbero ben quattro pianeti come la Terra; se prendesse invece a modello gli Europei, ne servirebbero almeno due. Inutile dire che il mondo è uno solo: sta a noi cambiare qualcosa per invertire la rotta. E questo processo di rinnovamento può avere origine proprio dai rifiuti, una realtà che riguarda tutti e che può far sentire tutti protagonisti del cambiamento”.
“Non c’è niente di utopico e irrealizzabile in questo progetto – dichiara Paul -: a confermarlo è il fatto che ciascuno degli ingranaggi necessari al funzionamento di Zero Waste è ora in funzione in una qualche parte del mondo. Ciò testimonia l’estrema concretezza e la credibilità del piano”. “Rifiuti Zero è democrazia – ammette -: attraverso lavoro e ricerca sul residuo, vengono coinvolte tutte le componenti della società per il miglioramento del sistema”. “Tra queste ultime, ad esser chiamati in causa – specifica – sono sicuramente gli esperti più prestigiosi nell’ambito dell’educazione e istruzione, ma anche gli studenti hanno un ruolo importante”. “Il messaggio che lanciamo è positivo – sostiene -. Preferiamo non inoltrarci nella selva dei “no ad ogni costo”, ma dire moltissimi sì: sì al lavoro, sì al porta a porta, sì al riuso”. “Si parte dai rifiuti per fare comunità – confessa Paul -. Zero Waste è infatti un progetto inclusivo e volto a rafforzare i legami tra le persone che lottano per la stessa causa”.“Per un mondo senza rifiuti, politici e cittadini devono camminare sulla stessa strada – sottolinea -: chi ha cariche istituzionali è chiamato a non disperdere la creatività della popolazione, ma anzi a farne tesoro”. “Con Zero Waste – conclude – si inietta ottimismo nelle vite di giovani e bambini, resi inevitabilmente cupi e tristi dall’attuale situazione in cui versa in pianeta e dalle non rosee previsioni annunciate”. Ed infine “l’undicesimo comandamento”: “make love, not waste”. Un messaggio forte e chiaro per un mondo più pulito e vivibile ed una comunità meno consumista e più felice.
_(Fonte articolo, Ciacci Magazine, clicca qui) Non poteva che partire da Capannori il percorso che porterà alla nascita del Coordinamento Nazionale “Verso Rifiuti Zero”, organo che racchiuderà i comuni sostenitori della strategia per l’abbattimento del materiale di scarto non riciclabile né riutilizzabile ideata da Paul Connett. È infatti dove la filosofia Zero Waste ha mosso i suoi primi passi in Italia che sabato 8 ottobre, in occasione del meeting “Giornate Internazionali: esperienze comuni verso rifiuti zero”, sono state poste le basi per poter unire in una forma giuridica strutturata i 56 enti locali aderenti al progetto. Già stabilita una road map di massima. Previsto entro la fine di novembre un nuovo incontro a Capannori per la redazione di una bozza di statuto, con l’obiettivo di giungere a primavera 2012 all’effettiva e ufficiale costituzione del Coordinamento.
“Serve essere uniti e coesi per vincere le grandi battaglie come quella dell’azzeramento dei rifiuti – dichiara il sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro -. Per questo è importante creare un coordinamento che permetta alle singole amministrazioni di fare sistema, così da avere maggiore voce in capitolo nei tavoli istituzionali. L’unione è la strada da seguire per giungere al traguardo che ci attende nel 2012: passare dagli attuali 56 a 100 comuni aderenti a Zero Waste”. “È guardando all’esempio della sinergia tra cittadini e istituzioni che si è creata in occasione del recente referendum sull’acqua – interviene l’assessore all’ambiente del Comune di Capannori Alessio Ciacci – che possiamo intuire quanto sia vincente la strategia del “fare rete”. Uniti dobbiamo far capire a chi ancora non è dei nostri che Rifiuti Zero è sinonimo di vantaggi non solo ambientali, ma anche economici e sociali”. Tante le proposte già avanzate per la creazione di un’agenda comune che possa scandire il percorso da affrontare. “Affinché il cammino insieme possa essere realmente proficuo – specifica Gianluca Fioretti, presidente dell’associazione Comuni Virtuosi – è opportuno che nello statuto del Coordinamento compaiano chiari riferimenti a quelli che sono gli obiettivi di Rifiuti Zero, vale a dire la piena sostenibilità e la tutela dei beni comuni. Avremo così fondamenta più solide per poter procedere più speditamente verso gli obiettivi stabiliti”.
“È altresì importante – aggiunge Rossano Ercolini, responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori – che alla base di questo nuovo organismo vi siano i presupposti per un’interazione con le agende delle realtà europee e internazionali. Nella fase di elaborazione dello statuto sarà quindi necessario prevedere gli strumenti adatti ad una sinergia tra le realtà aderenti a Rifiuti Zero presenti a livello globale”.
“Da non dimenticare è anche la rilevanza della partecipazione attiva della società civile nell’attuazione della strategia Zero Waste – prosegue Ercolini -. Gli spazi privilegiati ad essa preposti all’interno del nascente Coordinamento saranno quelli degli Osservatori, strutture in grado di monitorare e verificare il percorso delle amministrazioni verso la meta dei rifiuti zero”.
A dare il proprio contributo per la costruzione di un’agenda comune anche Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), una delle new entry di Zero Waste Italia. “La comunicazione e lo scambio tra gli attori di questo percorso – commenta Concetta Mattia, rappresentante Anpas – rappresentano elementi imprescindibili per poter giungere a buoni risultati. Per questo è più che mai auspicabile la creazione di uno spazio deputato al confronto e al dialogo all’interno del sito del Comune di Capannori”.
In attesa del prossimo appuntamento previsto per il mese di novembre, saranno promossi incontri su tutta la penisola per far conoscere il percorso partito a Capannori e sostenere nuove adesioni a Rifiuti Zero. Sarà inoltre istituito un comitato con il compito di gestire la fase di formalizzazione e istituzione del Coordinamento.
Hanno aderito alla strategia 56 Comuni di tutta la penisola, tra cui Capannori, primo in Italia ad avere aderito alla strategia “Rifiuti Zero” nel 2007, Napoli, Carrara, La Spezia, Forte dei Marmi (Lucca), Monsano (Ancona), Aviano (Pordenne) e Calatafimi (Trapani) per un totale circa 2 milioni di abitanti.
Stop a inceneritori e discariche, la nuova Napoli a Rifiuti Zero
ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
_(Fonte articolo, Il Manifesto) Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.
«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.
I rifiuti di Napoli? Un ben di Dio
(Fonte articolo, Oggi Treviso, clicca qui). Miracolo? No. Riciclo. In provincia di Treviso si trasformano le scoazze secche negli oggetti più disparati e utili. Con un nastro trasportatore, un impianto che il mondo ci invia. E – ovvio – l’educazione.
«Sono stufa! Non vado più ai convegni in Italia a spiegare come risolvere il problema dei rifiuti! In giro non capiscono niente!». Carla Poli, direttrice del Centro Riciclo di Vedelago, sbotta. Quando le chiediamo perché avendo vicino a Treviso un gioiellino d’impianto di riciclo come il suo, ci sono ancora tante discariche e la città non ha ancora avviato la differenziata porta a porta, la Poli sbuffa..
- Mi chiamano perfino i cinesi per capire come muoversi! – dice.
E’ arrabbiata e infastidita dai politici la tenace direttrice che ha trovato una soluzione per far ritornare a vivere i nostri rifiuti, dopo oltre 25 anni di ricerche, studi, investimenti. Treviso come la gran parte dell’Italia non vuole capire e non vuole risparmiare, «manca soprattutto la volontà politica e l’informazione» – dice – «dall’estero mi cercano per capire e acquisire le nostre tecnologie, qui criticano e basta. Treviso ha lo stesso problema di Napoli, anche se in forma diversa, non vedo collaborazione da parte del comune e dell’amministrazione, perché probabilmente non vuole risparmiare e far risparmiare i suoi cittadini».
Alla base ci deve essere una buona raccolta differenziata per poter ricavare la materia prima secondaria, viene chiamata così la materia prima da riciclo, «bisogna informare e insegnare a fare una raccolta corretta, io non tratto materiale raccolto alla rinfusa in sacchi neri, a monte deve esserci un’educazione ecologica, quella che spiego ai bambini quando vengono in visita qui». E’ quello che ci ripete più volte Carla Poli, mentre spiega che il suo centro accoglie i rifiuti (non umidi) differenziati, di vari comuni del territorio e di grandi aziende private come Nestlè e Benetton, perché a loro conviene, risparmiano molto. Qui, dove lavorano 68 dipendenti, l’indifferenziato o frazione secca, quello che solitamente non sappiamo classificare, è riciclabile: «abbiamo solo uno scarto del 5% rappresentato dai pannolini, ma stiamo cercando il modo di recuperare anche quello» – sottolinea – «il resto se ci guardiamo bene dentro, è fatto per lo più da imballaggi, plastiche e gomme (75%), come giocattoli rotti, attaccapanni, carta patinata».
A Vedelago arrivano ogni giorno 100 tonnellate di rifiuti, il 35% viene subito messo sul mercato e venduto ad altre aziende che lo riciclano, mentre il 65% passa al processo di trattamento. La frazione residua secca viene messa su un nastro trasportatore, controllata e separata dagli elementi non compatibili come vetro, legno, oggetti tecnologici, scarti industriali. Poi vengono selezionati i materiali che hanno valore di mercato, come il ferro e l’alluminio che vengono venduti ad aziende di tutta Europa che li riciclano. Il resto finisce nell’impianto di trattamento che lavora gli scarti: il materiale che si forma dall’estrusione in cui le varie parti della frazione secca si amalgamano sfregandosi a 180 gradi senza combustione, è la materia prima secondaria, un composto che una volta raffreddato viene sminuzzato diventando un granulato, che rispetta tutte le normative dell’Unione europea. Il granulato plastico viene usato nel settore edile per pavimentazioni, costruzioni e arredi urbani come giochi per bambini, tavoli e panchine più resistenti del legno, meno pesanti del cemento e più economici. Si possono creare piste ciclabili e staccionate, «a Pescara abbiamo fatto una pista ciclabile di 12 chilometri», «un materiale che da performance superiori, non si usura come il legno, costa meno e si ricicla nuovamente», rimarca Poli
Si pensi che il prodotto finito che solo quattro anni fa veniva venduto 25 euro a tonnellata ora ha un valore di circa 240 euro, la richiesta è esorbitante e in continua crescita: «Treviso non ha ancora capito che deve fare la raccolta porta a porta e portarmela qui, eliminando i cassonetti sulle strade, abbattendo i costi a medio lungo termine, riducendo fortemente la produzione di rifiuto non riciclabile», ripete questa ingegnosa donna, che ha proposto all’amministrazione di raccogliere i rifiuti differenziati delle scuole di Treviso a costo zero, ma l’amministrazione dopo due anni non ha ancora dato il via alla sperimentazione.
Da poco Carla Poli è stata in visita a Napoli definendo i loro rifiuti «un ben di dio!», ci spiga che a Napoli gli impianti privati per la raccolta differenziata ci sono, ma non sono mai stati attivati: «il popolo napoletano, non è stupido, ma i politici, le amministrazioni, non spingono per una raccolta differenziata, perché politicamente non paga». La Campania è piena di rifiuti tossici che vengono dal nord «anche noi abbiamo le discariche abusive, le nascondiamo, ma ci sono anche nella Marca, non siamo migliori». Oltre alla possibilità di diminuire il rifiuto portato in discarica dal 50% attuale al 5%, c’è da aggiungere che il Centro di Riciclo di Vedelago, mette in moto anche la macchina dell’economia, perché Carla Poli è prima di tutto un’imprenditrice, dando lavoro ad altre industrie che comprano la materia prima secondaria e costruiscono manufatti richiesti in tutto il mondo. «Vado ai convegni nelle città, spiego, informo, e soprattutto dimostro che ci sono solo vantaggi. Quando i politici sono informati e non si attivano con un progetto serio, non hanno più scusanti».
BIOPLASTICA- Alternative possibili
Lo Styrofoam Biodegradabile a Base di Latte e Argilla
Abbiamo già bioplastiche ottenute da mais e zucchero. Ora, gli scienziati hanno creato un nuovo materiale simile al polistirolo, usando per lo più proteine provenienti dal latte e dall’argilla. Ultra-leggera e biodegradabile, tra le tante applicazioni la nuova bioplastica potrebbe un giorno diventare una valida alternativa sostenibile ai blocchi di imballaggio in schiuma, il famoso Styrofoam, derivato dal petrolio.
L’idea che potremmo passare dal latte e dall’argilla alla schiuma in bioplastica sembra piuttosto interessante,” spiega David Schiraldi,scienziato della Case Western Reserve University di Cleveland. “L’argilla è abbastanza a portata di mano e pressoché inesauribile e ci è sembrato un materiale piuttosto sostenibile.” La ricerca ha avuto inizio con una scoperta casuale in laboratorio. Uno degli studenti di Schiraldi ha liofilizzati l’argilla e ha ottenuto risultati interessanti abbastanza da giustificare un esame più attento. Così il team ha iniziato a mescolare l’argilla con una varietà di materiali. Quando hanno aggiunto una proteina del latte vaccino, la caseina, hanno ottenuto un materiale superleggero e soffice, simile al polistirolo. Con ulteriori sperimentazioni hanno ottenuto una ricetta così utile e funzionale da essere pubblicata nella rivista Biomacromolecules.
“Il processo”, ha affermato Schiraldi,“è semplicissimo.“I ricercatori hanno iniziato inserendo una pallina di argilla e dell’acqua in un frullatore da cucina. Dopo due minuti di miscelazione Schiraldi ha prodotto ciò che gli allievi hanno chiamato un frullato di argilla. In seguito hanno aggiunto polvere di caseina, una versione secca della proteina più comune nel latte. L’ingrediente finale è una piccola quantità di un materiale a base di glicerina che irrigidisce i legami chimici della soluzione. Dopo aver azionato il frullatore per l’ultima volta, gli scienziati hanno versato l’acqua sporca in stampi e li hanno congelati come fossero cubetti di ghiaccio. Poi il processo di liofilizzazione
Il risultato, ha detto Schiraldi, è un materiale che ha tutte le proprietà del polistirolo ma è per il 98% naturale. A 100°C la schiuma contenente latte rilascia qualche goccia d’acqua. Ma la bioplastica rimane integra fino a 200°C. Nei test condotti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, quasi un terzo della nuova bioplastica si è decomposto dopo circa 45 giorni nelle condizioni di compostaggio industriale. “Rispetto alla schiuma in polistirene espanso, siamo ad un livello -leggermente- diverso” ha detto Schiraldi. “lo Styrofoam è pressoché eterno.”
La ricerca sulla nuova bioplastica ha creato immediatamente una nuova start-up chiamata Aeroclay, che sta utilizzando la tecnologia brevettata per sviluppare prodotti pratici.
Schiraldi immagina una fabbrica di bioplastica del futuro che attinge a vasche di latte al posto del petrolio. Prima che le materie bioplastiche a base di latte si diffonderanno, però, ci sono altri ostacoli tecnologici da superare. Ad esempio, gli scienziati dovranno assicurarsi che il nuovo materiale non puzzi come il latte acido.
Si tende a non riconoscerlo, ma la nostra dipendenza dal petrolio non si limita al consumo di combustibili fossili per la produzione di energia e per il trasporto. Trovare un’alternativa alla plastica la cui materia prima proviene dal petrolio, si sta dimostrando essere uno dei problemi più difficili da affrontare oggi. “La biomassa ottenuta dal legno, oppure quella derivata dal mais o da colture affini, offre la preziosa cellulosa che è il polimero più abbondante sulla terra che i ricercatori stanno cercando di convertire in biocarburanti e materie plastiche”.
La stragrande maggioranza dei prodotti che ci circondano sono realizzati o imballati con plastica, un metodo di produzione come questo significa trovare una materia prima alternativa non inquinante, economica e rinnovabile. Proprio progressi di questo tipo possono aiutare a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili anche in modo radicale.
Fonte: GenitronSviluppo.com in Ecodesign
ALTERNATIVE ALLE LOBBIES DEI SOLITI NOTI
Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche più convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO, facciamo quello che dovrebbe fare la vergognosa politica regionale e provinciale. Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24.
Non cediamo ai ricatti di chi vuol far credere che non esistono ALTERNATIVE alla becera e antieconomica abitudine di interrare o bruciare rifiuti. Di seguito alcuni consorzi in grado di fare scuola, per un futuro senza tumori di origine ambientale. Si può e si deve pensare in maniera diversa, si può anche fare impresa, creare indotti e posti di lavoro, riutilizzando materiali e al tempo stesso tutelare i territori. Tutto ciò è possibile anche nella Regione Lazio!
REMADE IN ITALY
Remade in Italy è un’associazione riconosciuta senza scopo di lucro fondata nel 2009 che promuove, a livello nazionale ed internazionale, i prodotti “made in Italy” derivanti dal riciclo.
I prodotti Remade in Italy sono contraddistinti da un marchio che contiene le informazioni sulle caratteristiche di sostenibilità ambientale del prodotto, in termini di risparmio di materie prime, riduzione di consumi energetici e contenimento delle emissioni di Co2.
Coinvolgendo attori economici e istituzionali, Remade in Italy:
- promuove la conoscenza e lo sviluppo dei materiali e manufatti ambientalmente sostenibili realizzati da aziende italiane con materiale riciclato e di riuso;
- presidia il coordinamento culturale e scientifico delle imprese produttrici, nella promozione e nella tutela dei propri materiali e manufatti realizzati con materiale riciclato e di riuso, anche utilizzando certificazioni di qualità che attestino la tracciabilità della produzione e la coerenza con l’esigenza di tutela della salute e dell’ambiente;
- offre la possibilità, alle aziende e alle istituzioni, di utilizzare un marchio che individua prodotti innovativi sia sotto il profilo del design, sia sotto il profilo dell’utilizzo di materiale riciclato;
- indirizza il consumatore nell’acquisto di prodotti ambientalmente sostenibili, fornendogli informazioni utili;
- anima un network internazionale di aziende per diffondere anche all’estero il design italiano e i prodotti del riciclo e del riuso.
Sono tra i soci fondatori dell’Associazione Remade in Italy:
- Regione Lombardia;
- Camera di Commercio di Milano;
- Conai – Consorzio Nazionale Imballaggi.
Partner tecnico scientifico: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare.
Il Marchio Remade in Italy può essere rilasciato a tutti i soggetti che:
- producono materiali ottenuti attraverso operazioni di riciclo secondo la normativa vigente;
- producono prodotti (beni o manufatti) realizzati con l’impiego di materiali ottenuti con operazioni di riciclo secondo la normativa vigente;
- producono prodotti (beni o manufatti) realizzati con il riutilizzo di prodotti o componenti che non siano rifiuti secondo la normativa vigente.
- realizzano eventi, progetti e iniziative finalizzati all’incentivazione e promozione del riuso e riciclo.
I materiali possono essere rappresentati in materia prima (es. carta), ovvero in prodotto intermedio o componente (es. cartone ondulato). I soggetti richiedenti devono svolgere il processo produttivo prevalente in Italia.
Nel merito, segnaliamo due associazioni importantissime quali la Comieco e la Cial:
COMIECO
è il garante nazionale della raccolta differenziata e dell’avvio a riciclo di carta, cartone e cartoncino.
In questo importante percorso sono molti gli interlocutori che possono dare il proprio contributo e primi fra tutti ci sono i consumatori (famiglie, bambini, giovani e adulti) che grazie alle loro scelte quotidiane permettono l’avvio del ciclo del riciclo, il mondo della scuola (studenti ed insegnanti) che educa le giovani generazioni e futuri consumatori ma anche enti, associazioni ed aziende attenti alla salvaguardia dell’ambiente o che desiderano diventare tali.
E’ proprio a questo insieme di mondi che Comieco dedica la sezione MONDO RICICLO.
Il ciclo della carta e del cartone è composto da molti attori che, con le loro scelte individuali, rendono possibile che la carta viva più volte.
Noi di Comieco ti ringraziamo per i risultati raggiunti nella raccolta differenziata e nel riciclo degli imballaggi, ma ti chiediamo un piccolo sforzo per far sì che sempre meno rifiuti vengano prodotti (come dice il detto: meglio la prevenzione che la cura!).
Gli imballaggi in carta e cartone sono utilizzati per movimentare quasi ogni tipo di merce in fase di produzione, commercializzazione e vendita: anche se non vedi nessuna scatola o nessun sacchetto, consumando meglio e buttando meno avrai sicuramente contributo ad ottimizzare anche il ciclo della carta.
Ecco come puoi risparmiare soldi e ambiente producendo meno rifiuti:
Ogni anno in Italia vengono prodotti da ognuno di noi oltre 540 kg di rifiuti urbani, e raccogliere e smaltire un kg di rifiuti può costare alla collettività fino a 25 centesimi per kg. Quando acquisti, pensa a quanto ti costerà buttare via il prodotto che hai appena acquistato quando non ti servirà – o piacerà – più. Svuotare un armadio o una cantina equivale di fatto a spendere, anche per te, diversi euro anche se in quel momento non stai pagando nulla.
2) Compera frutta, verdura o altri cibi calcolando i tuoi bisogni reali: se infatti non li consumi, c’è rischio che vadano a male. Ripensa quando ti è capitato l’ultima volta di buttare via del cibo e cerca di capirne il motivo; fare la spesa utilizzando una lista ti aiuterà a fare meno errori.
3) Leggi le etichette per il corretto dosaggio dei prodotti – ad esempio i detersivi, gli shampoo, i dentifrici, ecc. o per la manutenzione dei capi di vestiario o di altri beni: allungherai la vita dei tuoi acquisti, siano essi cosmetici, prodotti per l’igiene della casa e persona, o la tua maglietta preferita.
4) Controlla le date di scadenza: non rischierai di scartare cibi, pile, cartucce per stampanti, ecc.
5) Preferisci prodotti italiani di qualità: minore è stato l’impatto in fase di trasporto e i produttori sono soggetti a leggi molto restrittive per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente.
6) Impara a riconoscere i marchi di qualità ambientale di prodotto e privilegia quelli con la “margherita” dell’Ecolabel, perché avendo ottenuto la certificazione europea hanno generato minori impatti sull’ambiente durante il loro ciclo produttivo.
7) Divertiti producendo meno rifiuti: ad esempio privilegia i locali che non utilizzano piatti, bicchieri, posate, tovaglie, ecc. “usa-e-getta” .
8) Ci sono beni che anche di “seconda mano” funzionano benissimo e non hanno bisogno di essere nuovi, come per es. un libro scolastico usato. Pensa quindi, prima di acquistare un bene, alla sua durata nel tempo. Anche il portafoglio ne riceverà beneficio.
9) Prima di eliminare vestiti, libri, mobili, elettrodomestici, biciclette, ecc. pensa se possono servire a qualcun altro: gli oggetti invece che essere gettati possono essere ceduti in molti modi utili, sia per te che per gli altri.
10) Sempre più prodotti possono essere venduti sfusi o imballati: pensa a come devi trasportare e maneggiare quello che hai comperato e valuta qual’è l’imballaggio più corretto per non dover gettare ciò che non hai saputo ben proteggere. Quando l’involucro non è necessario, perché non acquistare un prodotto sfuso? In fondo, se vuoi mangiare un cioccolatino non c’è bisogno di comprare una confezione regalo!
11) I prodotti usa-e-getta ci hanno negli anni reso più liberi, sollevandoci dall’obbligo di lavare ad esempio fazzoletti, tovaglioli, pannolini, piatti, stracci, ecc. Quando però ti accorgi di quanto tempo è necessario per acquistarli, trasportarli e organizzarli in casa, per poi buttarli dopo l’uso ….. valuta se ti conviene!
IL CONSORZIO CIAL
CiAl è un consorzio senza fini di lucro che rappresenta l’impegno assunto dai produttori di Alluminio e dai produttori e utilizzatori di imballaggi in Alluminio, nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi, conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell’ambiente.
Il Consorzio, che tra i propri compiti ha quello di garantire il recupero degli imballaggi in Alluminio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai comuni, ha permesso in questi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea.
Ad oggi, infatti, i risultati ottenuti in termini di raccolta differenziata, riciclo e recupero, sono particolarmente positivi e hanno reso l’Italia un esempio per tutta l’Europa
Un mondo di alluminio
L’alluminio identificato con il simbolo AL è un elemento comune che costituisce l’8% della crosta terrestre e si presenta in natura sottoforma di minerale: la bauxite. E’ un metallo fondamentale dell’era dello sviluppo tecnologico con immense possibilità di impiego nell’industria, nell’edilizia, nell’aerospaziale, nell’elettronica e negli imballaggi.
Molti beni ed oggetti di straordinaria bellezza e di uso quotidiano sono realizzati con l’alluminio, come biciclette, automobili, aerei e treni, porte, finestre e tetti, orologi, oggetti di design, arredamento e, naturalmente, imballaggi.
L’alluminio è in cucina: nel coperchio dello yogurt, nei tappi dell’acqua minerale e dell’olio, nell’involucro del cioccolato, nelle etichette del gelato, nelle lattine, nei blister dei medicinali, intorno ai dadi del brodo, nelle confezioni di caffè. Sempre in cucina vi sono vaschette e rotoli di foglio di alluminio, pentole, posate, caffettiere e altri accessori vari fatti in alluminio.
Nella stanza da bagno troviamo tubetti e scatolette in alluminio per prodotti di cosmetica, bombolette spray per la barba e per prodotti nebulizzati come le lacche per capelli, anche la piastrina dei rasoi che separa le lame è in alluminio.
L’alluminio è “entrato” nella nostra vita ed è correlato a molteplici aspetti della società moderna, e sempre più diffuse sono le applicazioni nei diversi settori industriali in molti casi in sostituzione di metalli usati in precedenza, primo fra tutti l’acciaio, rispetto al quale l’alluminio è più leggero, non arrugginisce e assicura un livello di igiene più elevato.
Raccolta differenziata e riciclo
In questi ultimi anni la raccolta degli imballaggi in alluminio ha avuto un incremento significativo sul fronte della raccolta differenziata urbana e delle quantità avviate a riciclo grazie all’azione combinata sul territorio di CiAl, delle Pubbliche Amministrazioni e naturalmente dei cittadini.
Si tratta di risultati molto importanti che hanno permesso, non solo di dare nuova vita ad un materiale prezioso e sempre pronto per nuove e innumerevoli applicazioni, ma anche di garantire benefici ambientali ed economici per la collettività.
Grazie, infatti, alle convenzioni che, sulla base dell’Accordo Quadro Anci-Conai, regolano la gestione e la valorizzazione dei rifiuti di imballaggio in alluminio provenienti dalla raccolta differenziata, ai comuni viene riconosciuto un contributo economico particolarmente interessante a cui si va ad aggiungere un ulteriore beneficio economico e ambientale derivante dal mancato conferimento in discarica.
Scuola & Ambiente
Il ruolo della scuola risulta fondamentale per produrre un cambiamento positivo nel comportamento dei cittadini, di oggi e del futuro, per sensibilizzare le persone e favorire un’ampia partecipazione e consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e, in particolare, all’importanza della raccolta differenziata e recupero dei materiali.
Il tema dei rifiuti offre valenze positive e molteplici agganci interdisciplinari: parlare di rifiuti a scuola è una valida opportunità per proporre le idee di sempre in modo nuovo, per agevolare la comprensione di problemi scientifici partendo da casi concreti e non dalla teoria.
Le opinioni e le proposte che nascono dal lavoro sperimentato in aula sono destinate a varcare i confini della scuola per diffondersi all’esterno tra le famiglie, gli enti locali, i ministeri: la scuola contribuisce alla formazione dell’intera società e della sua organizzazione.
Nell’ambito delle attività di sensibilizzazione e informazione sulla raccolta differenziata e il riciclo dell’alluminio, con il progetto Ciclo & Riciclo, CiAl promuove presso le scuole di ogni ordine e grado, la conoscenza di questa importante risorsa e il rispetto per l’ambiente, attraverso il recupero degli imballaggi.
Il progetto Ciclo & Riciclo, avviato ormai cinque anni fa, ha previsto la creazione di strumenti specifici per ogni livello di scuola, mettendo a disposizione di studenti e insegnanti una proposta formativa, sul mondo dell’alluminio in grado di:
Integrare le discipline scolastiche tradizionali con percorsi formativi e didattici sul tema dell’alluminio, delle sue innumerevoli applicazioni e sull’intero ciclo di vita che lo caratterizza;Introdurre attività di ricerca, in aula e all’esterno, sulla composizione, produzione e riciclaggio dell’alluminio con osservazione ‘sul campo’ e applicazioni concrete e sperimentali.Creare momenti di incontro e attività che favoriscano il trasferimento e lo scambio di informazioni con il mondo esterno alla scuola.Stimolare il ruolo attivo del singolo alunno nel proprio ambito familiare per una corretta gestione dei rifiuti e dell’alluminio, in particolare – dal riutilizzo alla separazione in casa, al conferimento, al riciclo.
Le Quattro Erre e la Raccolta Differenziata
Le Quattro Erre
Le tradizionali forme di smaltimento dei rifiuti (discarica, incenerimento) costituiscono la destinazione ultima dei rifiuti non recuperabili in altro modo: la priorità, secondo la normativa vigente, è data dalle quattro Erre, cioè, Riduzione, Riutilizzo, Riciclo e Recupero. L’obiettivo delle quattro Erre è di far perdere ai rifiuti il connotato di “cosa sporca e inutile” per diventare una vera e propria risorsa.
www.cial.it
Biomasse
_Si chiamerà EUBIDA, acronimo per EUropean BIomass Database e sarà la prima banca dati sulle biomasse dell’Unione Europea. EUBIDA è realizzata nell’ambito del progetto acquaterre, network europeo integrato della biomassa e per il riutilizzo dei rifiuti nei bio-prodotti, sostenuto finanziariamente dalla Commissione Europea, nell’ambito del Settimo Programma Quadro di Ricerca e sviluppo Tecnologico (2007-2013);
Cooperazione internazionale – tema dei prodotti alimentari, agricoltura e pesca, biotecnologie.
Il network ha tra i suoi scopi la promozione della cooperazione tra centri di ricerca, imprese e altre parti interessate in tema di ricerca, sviluppo e applicazione delle agroenergie e produzione e valorizzazione dei biocarburanti. Il progetto del database europeo mira a realizzare un inventario delle attuali fonti di biomassa in Europa e quantificandone il potenziale e identificando così quelle migliori.
EUBIDA coinvolgerà oltre all’Italia anche Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia, Islanda Ucraina, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Svizzera e Ungheria ed avrà tra i suoi obiettivi quello di colmare le lacune informative sulla produzione e disponibilità di risorse di biomassa. Per l’Italia partecipa l’ENEA, con il coordinamento scientifico del Gruppo SIStemi Vegetali per Prodotti Industriali (BIOTEC SIS, Centro Ricerche Casaccia), oltre ad enti ed istituiti di ricerca pubblici e privati, università e associazioni di categoria. Le biomasse comprendono vari materiali di origine biologica, scarti delle attività agricole riutilizzati in apposite centrali termiche per produrre energia elettrica. Si tratta generalmente di scarti dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’industria o legname da ardere o residui agricoli e forestali o scarti dell’industria agroalimentare o reflui degli allevamenti o rifiuti urbani o specie vegetali coltivate per lo scopo di Trarre energia dalle biomasse. Consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio.
Una fonte di energia pulita su cui l’UE ha deciso di investire al pari dell’eolico. I biocombustibili sono un’energia pulita a tutti gli effetti. Liberano nell’ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili. Le opere di riforestazione in zone semi-desertiche permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati da destinare alla produzione di biomasse e contemporaneamente migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Le piante svolgono infatti un’importante funzione di “polmone verde” del pianeta, riducendo l’inquinamento e l’anidride carbonica contenuta nell’aria. Le coltivazioni dedicate esclusivamente a produrre biomasse da destinare alla produzione elettrica non fanno eccezione a questa naturale caratteristica delle piante. Il fatto che l’energia dalle biomasse si basi soprattutto sugli scarti di produzione delle attività produttive è un’ulteriore vantaggio economico e sociale in quanto il settore riutilizza e smaltisce rifiuti in modo ecologico.
La Finlandia rappresenta l’esempio più calzante per descrivere l’importanza delle biomasse e le possibilità di utilizzo. Gran parte degli scarti della lavorazione della carta e del legno dell’industria finlandese sono destinati alle centrali termiche per produrre energia dalle biomasse. Evitando in questo modo di dover stoccare gli scarti in discariche o pagare per il loro incenerimento. Quello che un tempo era un costo da sostenere si è oggi trasformato in un’opportunità da non perdere e da sfruttare per produrre preziosa energia elettrica.
Va comunque fatta attenzione al concetto di biomassa, per non confonderlo con quello della termodistruzione dei rifiuti. Le biomasse sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confusi con i rifiuti delle attività umane. Per ridurre l’impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani.
Bibliografia e letture consigliate
- Go Green, il nuovo trend della comunicazione
di Diego Masi – editore Fausto Lupetti editore - L’energia del sole e dell’aria come generatrice di forme architettoniche
di Luca Siragusa – editore CLEUP - “Energia che c’è”
di Nicola G. Grillo – Geva Edizioni S.r.l. - “Impianti termici alimentati da energia solare”
di Nicola G. Grillo – Geva Edizioni S.r.l. - “Impianti solari fotovoltaici a norme Cei”
di Groppi-Zuccaro – Edioriale Delfino - “Economia all’idrogeno”
di Jeremy Rifkin – Mondadori - “Economia delle risorse naturali e dell’ambiente”
di D.Pearce – R.Turner – Il Mulino - “Vivi con Stile”
di Andrea Poggio – Terre di Mezzo - “Le guerre del petrolio”
di Benito Li Vigni – Editori Riuniti - “50 piccole cose da fare per salvare il mondo”
di Andreas Schlumberger – Apogeo - “Salvare il mondo senza essere superman”
di Roberto Rizzo – Einaudi - “Il turismo responsabile”
di Luca Colombo – Xenia - La grande guida di Roma
di Paola Lucentini – Newton
Tecnologia
di Gianni Arduino – Lattes
Fonte Ecoage.it
I napoletani non fanno la raccolta differenziata? Niente di più falso
_Prima di leggere la lettera che Raphael Rossi ha indirizzato a Roberto Saviano, guarda il video.
_Caro Roberto Saviano, mi chiamo Raphael Rossi, non ci siamo mai conosciuti ma ti sono debitore perché, con il tuo monologo sulla “macchina del fango” hai svelato e messo a nudo un meccanismo di cui sfortunatamente ho subito anche io gli effetti. Una macchina che si è infatti messa in moto da quando si è saputo che la mia denuncia era all’origine dell’inchiesta della Procura di Torino che ha portato all’arresto ed all’incriminazione di un personaggio politico e dei vertici di un’impresa che pensavano di poter “comprare” anche il sottoscritto per riuscire a sbloccare l’acquisto di un macchinario inutile (dal costo di 4,2 milioni di euro) per un impianto di trattamento dei rifiuti a servizio dell’AMIAT, l’azienda pubblica di raccolta rifiuti della città di Torino.
L’insofferenza nei miei confronti si è manifestata in vari modi ma l’amarezza più grande l’ho provata quando una figura politica locale, dopo aver definito la vicenda “insignificante”, ha avuto perfino il coraggio di invitarmi a smettere di parlare con i giornalisti della vicenda poiché sto procurando un danno all’immagine dell’amministrazione comunale. Ma il motivo per cui ti scrivo non è però solo per ringraziarti. Ti scrivo perché mi ha molto colpito il modo in cui la maggior parte dei mass-media, a mio giudizio, è riuscita a stravolgere le reali responsabilità in merito all’emergenza rifiuti nella tua città natale. Un sondaggio di Donna Moderna, ad esempio, chiedeva di chi fosse, la colpa del permanere dei rifiuti per strada a Napoli. La risposta è stata nell’ordine:
1) dei cittadini napoletani per il 44% degli intervistati;
2) della camorra per il 30%;
3) dello stato per il 26%.
A questo sondaggio è seguita la pubblicazione di una lettera di una signora di Avellino in cui si scriveva: «In Campania siamo stanchi di Napoli. Da gennaio tutte le province della regione avrebbero dovuto avviare la provincializzazione della gestione dei rifiuti… A Napoli città, invece, la percentuale di raccolta differenziata in certe zone è zero. E non mi venite a fare il discorso della criminalità (c’è ovunque). Cari napoletani siamo stanchi: della vostra arroganza, del vostro vittimismo, della vostra inciviltà e del vostro menefreghismo. Non saremo solidali, non più!». A mio giudizio quanto è emerso dal sondaggio e quanto ha scritto la signora di Avellino dimostra inequivocabilmente che i principali mass-media sono riusciti a ribaltare completamente le responsabilità del disastro principalmente sui cittadini napoletani e sulla camorra mentre al contrario, secondo quanto emerge dalle indagini della Procura di Napoli, della Corte dei Conti e dal libro “Ecoballe” dell’Ing. Paolo Rabitti, la responsabilità della mancata corretta gestione e costruzione degli impianti di trattamento e recupero dei rifiuti urbani in Campania dipende principalmente dalla sistematica violazione delle norme contrattuali da parte di una multinazionale (Impregilo International Infrastructures con sede ad Amsterdam che controlla il principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni, Impregilo SpA con sede a Sesto San Giovanni) che si è giovata della mancata vigilanza e del concorso dei vertici dell’Alto Commissariato per l’emergenza rifiuti secondo quanto rilevato dalla Procura di Napoli che ha poi rinviato a giudizio i vertici di questa società e dell’Alto commissariato.
Risulta quindi veramente paradossale (ma assolutamente funzionale al perpetuarsi dello scandalo) che lo “Stato” sia stato praticamente assolto dal 74% degli intervistati. Lo stesso Stato che continua a raccontarci che «..dietro le proteste contro l’apertura della discarica di Cava Vitiello a Terzigno c’è la presenza della camorra che “soffia sul fuoco’’ per alimentarle» mentre proprio i magistrati hanno chiarito che la camorra ha interesse ad aprire le discariche, non il contrario. La tesi delle presunte infiltrazione della Camorra nelle proteste contro le discariche pare anche a me solo un alibi per giustificare le ripetute violazione di tutte le norme stabilite dal’Unione Europea (in primis relativamente allo smaltimento ormai fuori legge del rifiuto urbano tal quale non pretrattato). Per quanto riguarda quelli che vengono spesso indicati come i principali responsabili del disastro (cioè i cittadini napoletani) se qualcuno pensa che i napoletani siano incapaci o recalcitranti a differenziare i propri rifiuti, posso invece testimoniare che, in base all’esperienza mia e dei miei colleghi dell’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (E.S.P.E.R.) quali consulenti di ASIA per l’avvio del sistema porta a porta nel primo quartieri di Napoli durante secondo semestre del 2008 (a partire da Colli Aminei e poi a Bagnoli, Rione Alto, Chiaiano, Ponticelli ecc.), è vero esattamente il contrario. Io mi ero trasferito a Napoli in quel periodo e posso testimoniare che cittadini di quei quartieri hanno dimostrato una disponibilità veramente straordinaria ed una gran voglia di scrollarsi di dosso l’etichetta di persone refrattarie ai comportamenti civili e responsabili. Nemmeno a Trento o a Roma (dove pure abbiamo supportato l’avvio della raccolta differenziata porta a porta spinta in lacuni quartieri superando il 70% di Rd) non avevamo visto la gente scendere in strada per applaudire quando venivano rimossi i cassonetti stradali contagiando, con il loro entusiasmo, anche gli operatori ecologici di Asia. I tecnici e gli operatori ecologici coinvolti avevano infatti lavorato senza sosta mentre l’azienda veniva quotidianamente attaccata da Berlusconi, da Bertolaso e perfino dall’assessore regionale all’Ambiente della giunta Bassolino, Walter Ganapini. I quartieri coinvolti da tale sistema avevano raggiunto stabilmente livelli di raccolta differenziata da primato a livello nazionale per quanto riguarda le grandi metropoli: Bagnoli l’80% di RD, Colli Aminei 69%, Rione Alto 66%, Chiaiano 72%, Ponticelli 64%, San Giovanni a Teduccio 58%. L’altissima qualità dei materiali differenziati porta a porta (mentre nel resto di Napoli la raccolta differenziata intercettata con i cassonetti stradali risulta molto contaminata da impurità) è stata inoltre l’ulteriore dimostrazione della convinta adesione dei cittadini dei quartieri coinvolti e l’88% dei cittadini intervistati ha poi dichiarato di voler mantenere il nuovo modello di raccolta anche in base ad indagini indipendenti di WWF e GreenPeace, rilevate dall’Osservatorio sul PaP, avviato dalle due associazioni. L’insieme dei quartieri già coinvolti dal sistema domiciliare a Napoli equivale, per popolazione, all’intera città di Salerno ma sui mass-media di questo vero “successo napoletano” non se ne doveva parlare poiché non andava rubato il palcoscenico agli unici veri “Eroi e salvatori dei napoletani” (cioè Berlusconi e Bertolaso). Ed infatti i fondi stanziati per gli investimenti necessari per l’ulteriore estensione del servizio sono stati bloccati e, anche a fronte di ripetute mancate raccolte nel 2010, il livello generale di RD ha cominciato a subire una flessione.
Tu hai scritto infatti una sacrosanta verità e cioè che «la spazzatura tornata nelle strade di Napoli sigla definitivamente il fallimento di un progetto, di un percorso, di una politica. Speriamo che queste verità, in grado di svelare definitivamente le tante menzogne spacciate come successi, possano innescare un percorso di cambiamento che se partisse dal Sud potrebbe davvero mutare il destino del paese» ed anche io vorrei solo contribuire umilmente a svelare le menzogne che ci vengono quotidianamente somministrate.
RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano
_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante ora dieci sindaci dei Castelli Romani siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.
Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.
_BLOB, PROFUMO.
Lazio: riciclo, questo sconosciuto!
Sono arrivati i risultati del XV rapporto sulla raccolta differenziata di carta e cartone diffusi da COMIECO, il Consorzio nazionale per il recupero ed il riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
Negli ultimi dieci anni il progresso è sostanziale. “Dal 1999 al 2009” osserva Piero Attoma, presidente del consorzio, “la differenziata di carta e cartone è cresciuta da 250mila a oltre tre milioni di tonnellate”. La qual cosa significa che “in valori assoluti, sono state avviate a riciclo 23,3 milioni di tonnellate di materiale”.
Il tema del riciclaggio dei materiali di consumo sta acquisendo una sempre crescente importanza nelle agende politiche, soprattutto in periodi, come quello attuale, in cui si tenta, a fronte di una crisi globale, di limitare le inefficienze economiche. In effetti, ragionando concretamente su alcuni dati che la COMIECO mette a disposizione, veniamo a sapere che ogni cittadino italiano consuma oltre 540 kg di rifiuti urbani. Se consideriamo che la raccolta e lo smaltimento di un kg di questi rifiuti può arrivare a costare alla collettività qualcosa come 25 centesimi al Kg, giungiamo facilmente ad intuirne un gravoso impatto sulle casse dello Stato.
Si tratta dunque di avviare necessarie politiche di trasformazione che comportino un cambiamento radicale nel paradigma del consumo.
In termini pratici ciò significa, da una parte insegnare al cittadino i giusti stili di consumo, in una battaglia palingenetica che deve raggruppare gli sforzi anche degli altri consorzi di packging (come la CONAI). D’altra parte bisogna diffondere il più possibile l’utilizzo di materiali riciclati , in maniera da renderli preponderanti nella realizzazione degli imballaggi.
Passi in avanti se ne stanno compiendo. La raccolta differenziata di carta e cartone è cresciuta nel 2009 del 5.2%. Sono state raccolte oltre 3 milioni di tonnellate di cellulosici (500mila in più del 2008) pari a 52,6 chilogrammi di media pro capite (2,7 kg in più rispetto al 2008). E, sebbene si debba tener conto che la crisi ha ridotto i consumi, non va dimenticato che il tasso di riutilizzo ha superato l’80%. In definitiva siamo già a buon punto se consideriamo che quattro imballaggi di cellulosa su cinque sono stati avviati al riciclo.
E tuttavia stiamo ancora parlando di uno sviluppo che si realizza a macchia di leopardo. “Il dato relativo alla carta e al cartone” spiega il d.g. COMIECO Carlo Montalbetti, “conferma il trend di crescita generale della raccolta differenziata (+4 per cento), anche se alcune realtà come Calabria e Sicilia non solo non registrano aumenti, ma anzi palesano un evidente arretramento”.
A destare preoccupazione è inoltre la condizione della nostra regione che, con un aumento del riciclo di cellulosici inferiore al 2%, ha registrato una crescita pari a “meno della metà del balzo registrato su scala nazionale. Vuol dire che forniremo ai romani un decalogo” precisa sempre il d.g. Montalbetti, “ma bisognerà lavorare anche sulla logistica, in modo da tenere il servizio in ordine”.
Se tutto procederà secondo le intenzioni, si produrrà un vantaggio sensibile anche per le casse municipali, negli ultimi tempi sempre più colpite dai tagli in finanziaria. La COMIECO ha infatti versato, nello scorso anno, quasi 100 milioni di euro ai comuni italiani. Ma ha fatto anche di meglio: “grazie ai risultati sulla raccolta differenziata” si legge in un comunicato del consorzio “si è evitata la costruzione di ben 196 nuove discariche, 26 solo nel 2009 con un beneficio complessivo in termini economici pari a 300 milioni di euro. Complessivamente, tra il 1999 al 2009 si parla di 3 miliardi risparmiati in costi evitati di discarica, nuovi posti di lavoro e benefit ambientali dovuti alle minori emissioni”.
Un motivo in più per proseguire la giovane, ma efficace pratica della raccolta differenziata. (fonte articolo qui)
Albano Laziale, perle di ignoranza civile
_Nella giornata di oggi ascoltiamo tre cittadini parlare frettolosamente dell’inceneritore di Albano. Il fraseggio essendo in orario di cena è troppo succulento per non ascoltare e restare, ormai, non più sbigottiti. Un supermercato collocato nel centro del paese, parole chiare quanto devastanti: “I rifiuti o li bruci o li sotterri, che ci fai?” … “L’inceneritore ha i filtri” … “produce energia e acqua calda” … “Io sono favorevole. No, ma pure io, ma sennò che ci fai?” … “i soliti no a tutto”.
Attorno a questi improvvisati cultori della materia molta altra gente esposta ad un altissimo tasso di inquinamento da ignoranza e disinformazione. Una contaminazione da evitare e che sorprende, visto come l’intero territorio di Albano (in realtà grazie ai movimenti e alla stampa l’intero territorio castellano) sia pervaso ormai da incontri informativi “no inceneritore” da ben due anni. Evidentemente qualcuno resiste.
Così, ogni volta che accadono circostanze di questo genere, tornano a galla due aspetti principali: il primo, è quello di informare il cittadino sulla speculazione tumorale che sta per piovergli sulla testa a sua insaputa ed in molti casi con sua somma felicità; il secondo, quello di sventagliare, oltre le caratteristiche tecniche vetuste di un impianto come il gassificatore di Manlio Cerroni & ACEA, anche le alternative tecnologicamente avanzatissime e ad impatto sostanzialmente nullo sul territorio e sulle persone. Cose tranquillamente esistenti.
A questi cittadini oltre a rispondere in loco, date le castronerie, rammentiamo qualche pillola di informazione cristallina. Ad esempio che un inceneritore di rifiuti brucerebbe CDR cioè le parti nobili della raccolta differenziata, sempre ammesso che non accada come in quel di Colleferro (e accade sempre o quasi, solo che nessuno parla. Questo in fin dei conti è il Paese dove i NOE ti dicono di chiamare Striscia la Notizia). L’impianto di Albano produrebbe energia per 20 MW, al netto dell’energia consumata questo impianto è in rosso dal punto di vista energetico, cioè consuma più energia di quella che produce. Il requisito dell’autosufficienza energetica è parametro fondamentale per rientrare nella contribuzione CIP 6 (costruire l’impianto del privato con soldi dei contribuenti grazie al 7% di ogni nostra bolletta Enel regalata a Manlio Cerroni), nel caso di Albano la contribuzione CIP 6 è di 400 mln di Euro e l’impianto non rispetta l’autosufficienza energetica. Dopo questi aspetti si apre il fronte dell’acqua, delle nuove discariche e degli effetti drammatici ed infiniti della combustione dei rifiuti con i filtri a comparire nel ruolo di inutili spettatori anche se sostituiti nel tempo (non accade mai). I filtri infatti bloccano il particolato pm 10 non il nanpoarticolato, polveri di diametro 2,5 Micron in grado di arrivare sin nel Dna cellulare e… modificarlo. Queste polveri, lo ribadiamo, che ne dica Arpa e organi sanitari istituzionalizzati e quindi comandati, non sono confinabili e risultano in maniera drammatica al camino.
Per le alternative invece apriremmo un capitolo a parte, esteso quanto l’ingegno umano, quando quest’ultimo come nel caso dei signori sopracitati non venga abbandonato all’ufficialità del mezzo televisivo guidato e alla saccente ignoranza. I rifiuti non vanno bruciati, questo è il primo dogma scientifico e anche ecconomico, se veramente vogliamo risparmiare soldi e tutelare la salute. Pubblichiamo quindi un interessante video riguardante il futuro del trattamento rifiuti e cioè il trattamento a freddo con recupero di materia (il rifiuto è una risorsa), se non altro a ricordare a questi cultori e ignoranti che soltanto l’uomo di Neanderthal bruciava i propri rifiuti, anzi, probabilmente neanche lui, ma qualche albanense (castellano) appartenente all’Homo Sapiens Sapiens, si. O, almeno, rischia di brutto, insieme alla propria salute.
Per noi esterofili che godiamo del miglior progetto pilota di trattamento rifiuti a freddo con impatto zero e recupero di materia di tutta Europa è dura capire l’assurdità di ciò che stiamo per vivere. Vedelago ricicla, consuma meno acqua di un inceneritore, non utilizza carbone, non emette diossina, fa sparire le discariche, recupera il 99% di materia e costa 40 volte meno di un inceneritore dato ad un privato con soldi pubblici.
A proposito: quanti di voi/noi saprebbero fare gli imprenditori d’assalto come Manlio Cerroni? Probabilmente con i capitali ALTRUI tutti. Buon riciclo ed informazione. Il video in questo caso è tratto dal Blog di Grillo ma su Vedelago si trovano decine e decine di video di qualsivoglia estrazione e modello. Buona visione.
P.s. nessuno con questo impianto avrà l’Arca di Noè. Chi tiene a se stesso si mobilita e sostiene umanamente la causa, chi è fesso gira al supermercato parlando di ciò che non sa mentre molti dei “politici” fanno affari sulla sua/nostra pelle e continuano a più livelli tristemente a svendersi.








