Centro Riciclo Vedelago

Rifiuti, Lazio e Campania le più sporche

_Attenzione, che non passi da questo articolo che l’alternativa alla discarica sia la fonte di incenerimento. L’alternativa alla discarica sono le politiche di riduzione del monte rifiuti (pressochè nulle nel Lazio perchè neppure finalizzate ad obiettivi mirati) e la raccolta differenziata spinta mirata al riciclo. Buona lettura.

_(Fonte articolo, clicca qui) ”Lazio e Campania sono le regioni in cui risultano piu’ elevate le quote di cittadini che lamentano il problema della sporcizia nelle strade (superiori al 40%)”. A registrarlo l’Istat in un rapporto annuale (‘Pillole’) nella parte dedicata ai rifiuti in Italia, in cui tra l’altro si mette in evidenza che ”in Sicilia, Liguria e Lazio le quote di rifiuti che finiscono in discarica sono ancora superiori all’80%”. In Italia – afferma l’Istituto di statistica – si producono 533 chilogrammi di rifiuti urbani a testa all’anno, 23 kg in piu’ rispetto alla media Ue. Valori che aumentano – prosegue – nelle regioni del Centro (circa 600 kg pro-capite) e al Sud dove la quantita’ e’ comunque piu’ contenuta (485 kg pro-capite). A livello nazionale ”nel 2009 circa la meta’ dei rifiuti urbani nazionali raccolti e’ smaltito in discarica (meno 4% rispetto a un anno prima)”. Tra le regioni che impegnano maggiori risorse economiche per la gestione dei rifiuti, spiega l’Istat, ”la Lombardia e’ quella che ricorre di meno allo smaltimento in discarica (34 kg per abitante), mentre la Sicilia e’ quella che vi fa maggiormente ricorso (456 kg per abitante)”. La raccolta differenziata copre in media circa un terzo dei rifiuti urbani. Nel 2010, prosegue l’Istat, ”il servizio e’ presente in tutti i capoluoghi, con percentuali di raccolta superiori al 40% al Nord, del 28 al Centro, del 21,3 al Sud e del 15% nelle Isole”. I miglioramenti piu’ consistenti sono stati quasi tutti al meridione; tra le citta’ migliori, Salerno, Avellino, Benevento.


Siamo al Vostro fianco!

28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.

Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!

Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica

Il Messaggero
ROMA – Protesta davanti a Villa Adriana a Tivoli, vicino a Roma, contro l’apertura di una discarica a Corcolle, una zona della capitale non distante dal sito archeologico di epoca romana dichiarato patrimonio dell’Unesco. Circa mille persone questa

Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa

La Repubblica
In centinaia hanno attraversato il quartiere medievale per dire ‘no’ alla realizzazione dell’impianto a Corcolle. Presente Franca Valeri. Il sindaco di Tivoli chiede l’intervento di Monti Diverse centinaia di persone, tra comitati, associazioni,

Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana

ANSA.it
(ANSA) – ROMA, 18 FEB – Protesta davanti Villa Adriana a Tivoli contro la discarica a Corcolle, vicina al sito romano patrimonio dell’Unesco. Circa mille persone – secondo gli organizzatori – si sono radunate davanti alla villa con lo slogan

Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana

Corriere della Sera
Anche Dario Fo dice «no» alla discarica di Riano mentre sabato mattina ci sarà una nuova manifestazione di protesta davanti all’ ingresso di Villa Adriana contro quella prevista a Corcolle. Italo Arcuri, assessore alla Cultura del Comune di Riano,

«Villa Adriana chiusa contro la discarica»

Corriere della Sera
Contro i rifiuti a Corcolle, manifestazione il 18 febbraio alle 9.30: stop ai botteghini, ma i turisti potranno entrare. E Dario Fo firma per il No al progetto dell’altra Malagrotta bis a Riano Contro i rifiuti a Corcolle, manifestazione il 18 febbraio

Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana

Online-News
Oltre tremila persone, secondo gli organizzatori, hanno “occupato” stamattina Villa Adriana a Tivoli, vicino a Roma, per protestare contro l’apertura di una discarica a Corcolle, a due passi dal sito archeologico di epoca romana dichiarato patrimonio

Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta

Roma.OggiNotizie.it
Roma – “Una discarica accanto a Villa Adriana e’ una barbarie che il mondo intero ci contesta. Dieci anni fa i talebani distruggevano le due statue di Buddha della valle di Bamiyan, uno dei maggiori monumenti della tradizione buddhista, quelle immagini

Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica

LiberoQuotidiano.it
Roma, 18 feb. (Adnkronos) – “Tremila no decisi contro la discarica di Corcolle e no all’affossamento definitivo di qualsiasi prospettiva di sviluppo del territorio. Questo il senso della manifestazione che si e’ tenuta questa mattina davanti a Villa

Piano rifiuti, una doppia faccia tutta da decifrare

_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!

_Parla Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati”. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. «I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte».Articolo di Maria Lanciotti

(Castelli Romani – Attualità) – L’emergenza maltempo, mentre mette in ginocchio la capitale e dintorni, si rivela utile per spostare l’attenzione dei media e della popolazione da altre e non meno gravi emergenze. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. Strategie in cui sono specializzati coloro che si occupano della gestione dei rifiuti, nel modo che sappiamo. E siccome il maltempo promette di durare, vorremmo tornare sull’argomento ad evitare che si congeli. Ci rivolgiamo pertanto a Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati” – associazione che appoggia in pieno il percorso di vertenza e mobilitazione cittadina svolto complessivamente fino ad oggi dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano – al quale poniamo alcune domande.

Il Piano Rifiuti proposto dalla Giunta Polverini e approvato il 18 gennaio dal Consiglio regionale, presenta una doppia faccia tutta da decifrare. Se nella prima parte del testo il Piano si prefigge di raggiungere entro il 2017 l’ottimale nella raccolta differenziata, nella seconda parte inserisce un progetto alternativo da attuarsi nel caso si registrasse nei prossimi anni un aumento nella produzione dei rifiuti. Come si spiega la coesistenza di questi opposti scenari? «Si tratta dell’ennesimo piano di gestione rifiuti completamente inadeguato che la Regione riesce a concepire. Ora però la situazione è più che mai grottesca. I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte. Il 65% di raccolta differenziata, infatti, è fittizio ed è fissato per accontentare le disposizioni dell’Unione Europea ed evitare così di incorrere in sanzioni. Vogliamo incrementare la raccolta differenziata? Bene, in tal caso sarebbe utile chiedere alla governatrice Polverini a quanto ammonta lo stanziamento per la raccolta differenziata nel triennio 2012 – 2015 e al contempo la somma del contributo Cip 6 per l’inceneritore dei Castelli Romani. Il trucco verrà presto svelato. È quindi un piano inconsistente che allontanerà il Lazio dal ciclo virtuoso dei rifiuti che cittadini, Unione Europea e movimenti a tutela e valorizzazione dei territori chiedono da tempo. Soprattutto, che quadro programmatico è quel piano rifiuti che include ancora l’inceneritore dei Castelli Romani, già bocciato dal Tar Lazio e, per giunta, con tutti i vizi procedurali che questo impianto continua vergognosamente ad annoverare?».

La Polverini addebita tutto a tutti e proclama che: “nell’ambito del rispetto delle regole daremo tutto il sostegno al prefetto Pecoraro che sta facendo le scelte più opportune”. A fronte di tanto sbandierato rispetto per la legalità, si è proseguito come sappiamo con il collaudo e la messa in funzione del secondo sub-lotto del VII invaso della discarica di Roncigliano in maniera palesemente illegittima. Lei concorda con le scelte di Pecoraro? Come interpreta il dire e il fare della Polverini? «Nel Lazio, in ambito rifiuti, è ora che ognuno dei nostri delegati passati e presenti si assuma le proprie vere responsabilità. “Rispetto delle regole”, “scelte opportune”. A sentire simili parole fa un certo effetto. La governatrice del Lazio e il prefetto Pecoraro dovrebbero fare un viaggio a Vedelago, a Capannori, a Ponte nelle Alpi. Se le scelte opportune nel 2012 sono quelle di individuare due discariche teoricamente provvisorie sopra una cava di tufo o a due passi da Villa Adriana, far commissariare Roma in ambito rifiuti per non caricarsi della responsabilità politica, indicare il modello Peccioli che poi tanto modello non è, ecco, mi domando, verso cosa stiamo andando? Verso un nuovo baratro, un’emergenza posticipata che farà comodo ai soliti noti e terrà il Lazio inchiodato a buche e bruciatori per i prossimi decenni. Ai Castelli Romani poi le regole sono saltate da tempo, con invasi stracolmi tra i vigneti, falda compromessa, collaudi fatti come ben sappiamo e distanze della discarica rispetto ai centri abitati quanto mai dubbie e giustamente oggetto di ricorso da parte dei movimenti che difendono il territorio».
E quale altro scenario si può immaginare, al di fuori di quelli prospettati dal Piano rifiuti sancito dal Consiglio Regionale? «Nel 2012 non si sfugge. Le alternative tecnologicamente praticabili, quelle vere, ci sono, esistono e sono molto convenienti per i cittadini e per le amministrazioni. Occorre creare una vera e propria filiera del riciclo come l’Ue ci chiede: dà lavoro, non incontra opposizioni ed è sostenibile a livello economico e ambientale. Bisogna aprire il mercato, spingere sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, avallare davvero la differenziata porta a porta come sta facendo il Comune di Ariccia e come si appresta a fare il Comune di Genzano, ma al contempo creare quelle strutture che permettono la lavorazione della differenziata e la sua corretta allocazione nelle quantità necessarie. Altrimenti non c’è futuro e si farà il gioco devastante della lobby. Ai Castelli Romani l’attenzione è e rimarrà molto alta. Ci apprestiamo ad entrare nella fase cruciale per ciò che attiene l’inceneritore ed il Consiglio di Stato, ma subito dopo verrà la volta della discarica e dei suoi invasi. I cittadini dei Castelli Romani devono mostrare responsabilità e lungimiranza, il problema discarica e inceneritore riguarda tutto il bacino, se vogliamo dare un futuro a questo comprensorio territoriale questa battaglia di civiltà va vinta in tutte le sue forme e insieme».

Fonte: castellinews.it


Inceneritori, polveri sottili e nanoparticelle

Polveri sottili: inquinamento atmosferico e danni alla salute

La lotta all’inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati: sui giornali e alle ‘tavole rotonde’ si fa un gran parlare di danni ambientali e di surriscaldamento del pianeta, ma non bisogna trascurare gli effetti nocivi che l’inquinamento ha sulla salute umana. E’ ormai noto, infatti, che il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.

L’Unione Europea ha approvato direttive che stabiliscono i valori limite degli inquinanti      dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, una miscela di polveri di diversa dimensione, origine e composizione che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le particelle sospese (o TSP – Particolato Totale Sospeso) comprendono polveri ‘grosse’ PM10, particelle respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe), polveri sottili (PM 2.5 – con diametro inferiore a 2,5 micrometri) e polveri ultrasottili. Le polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a diesel o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). In inverno i loro valori sono superiori a quelli estivi, cosi come aumentano con la nebbia e con l’assenza di vento. Le polveri sottili ed ultrasottili rappresentano l’inquinante più dannoso per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccole dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza, penetrano negli ambienti chiusi, vengono facilmente inalate e possono raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Gli effetti nocivi sulla salute Gli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono essere ‘acuti’ (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, asma bronchiale, disturbi circolatori) oppure – nei casi di esposizione per lungo periodo – di tipo ‘cronico’ (tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, BPCO). I principali studi condotti in Europa e Stati Uniti sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro sono concordi nel valutare che alti tassi di polveri sottili comportano sostanziali incrementi dell’incidenza del tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.

Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle

Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.

Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).

In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori. Cliccare qui.

Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.

Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.

Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.

Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all’interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall’esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.

Fonte: sporchi da morire


Riciclare i pannolini ora è possibile!

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente

_Grazie al Comune di Ponte nelle Alpi ed al Centro Riciclo Vedelago, scompare un’altra “frontiera” da conferire in discarica o ad incenerimento.

_(Fonte articolo, Ezio Orzes) Trasformare i pannolini usati in arredi urbani ed oggetti in plastica, eliminarli dalle discariche, sottrarli dalle fauci degli inceneritori questa la sfida vinta da Pampers con il Centro Riciclo Vedelago (TV) e il Comune di Ponte nelle Alpi (BL) che stanno dando vita al primo sistema sperimentale in Italia di raccolta e riciclo dei pannolini usati. I rifiuti sono energia, sono materia e lavoro “sprecati”, sono un indicatore della nostra inefficienza. Il “secco non riciclabile” è una delle unità di misura dell’ l’insostenibilità del nostro sistema economico e produttivo. Rendere sostenibile il ciclo della produzione e del consumo, attraverso processi di miglioramento continuo è un impegno che a tutti i livelli le istituzioni devono sottoscrivere e praticare. Ponte nelle Alpi vuole andare oltre la raccolta differenziata e affrontare, assieme ad aziende responsabili, le ultime frontiere dell’indifferenziato per giungere al Riciclo Totale. L’impatto dei pannolini In Italia si producono ogni anno poco più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 3% di questi è rappresentato da prodotti assorbenti per la persona di tutte le marche (pannolini, assorbenti femminili, prodotti per l’incontinenza); il 77% dei pannolini sono smaltiti in discarica il 23% negli inceneritori. Nei primi tre anni di vita ogni bambino consuma in media 5000 pannolini usa e getta pari a circa una tonnellata di rifiuti che vanno a finire in discarica o nell’inceneritore. Tutti i vantaggi del riciclo del pannolino. Il sistema riciclo promosso da Fater spa, Ponte nelle Alpi e il Centro Riciclo Vedelago riciclerà, a regime, circa 5.000 tonnellate/anno di prodotti assorbenti per la persona. Ambiente Italia, gruppo leader nella ricerca che opera nell’ambito dell’analisi, pianificazione e progettazione ambientale, ha validato la forte riduzione degli impatti ambientali derivanti dal progetto e quantificato i vantaggi per l’Ambiente i Comuni e Cittadini.

Ambiente:

- Riduzione di gas serra : il fine vita dei pannolini diventa carbon negative, infatti non solo recupera tutte le emissioni climalteranti generate dalla raccolta differenziata ma porta addirittura un vantaggio di 17,7 kg di CO2 eq per tonnellata.

- CO2 risparmiata nell’area in cui opera il sistema : 1.874 ton/anno pari alla CO2 catturata ogni anno da oltre 62.000 alberi.

- Eliminazione rifiuti in discarica per il progetto : – 5.000 ton/anno considerando il riciclo fino alla creazione di nuova materia prima seconda; – 4.600 ton/anno considerando cautelativamente anche gli scarti derivanti dalle produzioni successive che utilizzano la nuova materia prima seconda.

- Metri cubi di discarica risparmiati per il progetto specifico : 6.500 m3/anno

- Materia prima recuperata : 2.500 ton/anno

- Qualità dell’aria : -17 kg/anno di particolato, – 270 kg/anno di ossidi di azoto – 230 kg/anno di monossido di carbonio (rispetto alla soluzione inceneritore)

- Riduzione di energia primaria : 11.609 MJ/anno equivale al consumo elettrico medio di più di 500 famiglie.

Comuni

- Inferiore costo per il conferimento : nel caso di Ponte nelle Alpi, il comune oggi paga 192,23 euro per conferire in discarica 1 tonnellata di rifiuto indifferenziato (totale residuo secco).

Cittadini

- Servizio efficiente di differenziata per la frazione prodotti assorbenti per la persona tramite contenitori stagni in casa in cui versare i pannolini usati. 400.000 gli utenti potenziali del progetto pilota a regime.

- La differenziata specifica sui pannolini sottrae volume e peso al totale frazione residua secca delle singole famiglie sulla quale i cittadini versano la TIA a volume

Economia

Nuova materia prima seconda :

- da una tonnellata di pannolini usati riciclati si ottengono quasi 150 kg di plastica da usare in nuove produzioni (arredi urbani, oggetti ecc.) e più di 350 kg di materia organico-cellulosica da usare per la produzione di cartoni o come fertilizzante capace di restituire nutrienti a terreni depauperati.

Come funziona il processo per riciclare i pannolini

- Il presupposto è la raccolta differenziata specifica per i prodotti assorbenti per la persona usati

- I prodotti (pannolini per bambini e pannoloni) vengono raccolti separatamente dal Comune di Ponte nelle Alpi che li conferisce al Centro Riciclo Vedelago

- Il processo tecnologico che dà nuova vita ai prodotti assorbenti per la persona trasformandoli in materia prima seconda presenta un primo contenitore in cui vengono accumulati i prodotti (1)

- Il processo agisce tramite vapore a pressione (2)

- In tutte le sue fasi non utilizza agenti chimici aggiunti ma solo vapore

- I pannolini usati vengono così sterilizzati; tutti i potenziali patogeni eliminati (es. e coli), eliminati anche i cattivi odori (2)

- Nella parte successiva del processo, le componenti dei pannolini vengono separate meccanicamente (3)

- Le nuove materie prime seconde così ottenute sono plastica e cellulosa. Si tratta di Materie prime seconde di elevato valore perchè i pannolini utilizzano plastiche e cellulosa di elevata qualità.

- La plastica, sottoposta ad estrusione, assume la forma di piccoli pallini e può essere riutilizzata in molteplici cicli produttivi per realizzare oggetti e arredi urbani. La cellulosa potrà essere utilizzata presso le cartiere per realizzare cartoni o come fertilizzante


Riciclare genera occupazione ma l’Italia non ci crede

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente

_(Fonte articolo, clicca qui) Riciclare rifiuti genera più occupazione a reddito elevato rispetto all’uso di discariche o inceneritori, senza contare il vantaggio economico di non dover acquistare una parte delle materie prime all’estero. E’ quanto afferma l’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde’, secondo cui l’attività di riciclo ha un impatto in termini economici che è circa il doppio rispetto all’interramento dei materiali nel terreno. Secondo il documento, il numero di posti di lavoro legati al recupero dei materiali nei paesi europei ha avuto un boom del 45% fra il 2000 e il 2007. Questo dato tra l’altro non considera l’occupazione legata alla trasformazione delle risorse in alcuni impianti di produzione, ad esempio dei metalli. Considerando il settore del riciclo, la crescita annuale dei posti di lavoro è stata dell’11%, seconda solo a quella del comparto delle rinnovabili (17%), fra il 2004 e il 2008. In rapida salita sono anche i profitti del settore del riciclo dei rifiuti.

Dal 2004 al 2008 il giro d’affari delle categorie di materiali riciclabili nell’Ue è quasi raddoppiato arrivando ad oltre 60 miliardi di euro. Nell’Ue si parla delle seguenti categorie: vetro; carta e cartone; ferro e acciaio; rame, alluminio e nichel; metalli preziosi; altri metalli. Lo sviluppo del giro d’affari delle eco-industrie vede sempre le rinnovabili in pole position (+37% fra 2004 e 2008), ma anche quello del riciclo è stato rapido (+17%). A guidare la crescita del riciclo delle risorse che arrivano dai rifiuti è il boom delle economie asiatiche, che hanno fatto salire il prezzo dei materiali. Un altro fattore è stato quello delle direttive europee sui rifiuti, che hanno contribuito a scoraggiare l’uso delle discariche. Di conseguenza, la quantità di materiale riciclato piazzato sul mercato è cresciuto del 15% fra il 2004 e il 2009.

L’Agenzia europea: “Cruciale riciclare metalli per le tecnologie” – L’Europa ha bisogno dei materiali prodotti dalle attività di riciclo, a beneficio dell’ambiente e anche della bilancia import-export, in particolare per alcune risorse come i metalli rari, dal germanio al platino. E’ questo uno dei leit motiv dell’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde. Secondo lo studio, riciclare metalli rari è essenziale perche l’Unione europea assuma un ruolo da pioniere nelle nuove tecnologie, dalle telecomunicazioni alle energie rinnovabili. Il problema è che l’impiego di queste preziose risorse avviene in piccole quantità in una moltitudine di applicazione e prodotti.

Il sistema di riciclo non si è ancora concentrato su questo fronte e quindi vengono perdute. Attualmente, sono quattordici i materiali grezzi, soprattutto metalli, decisamente importanti per l’economia dell’Unione europea, ma l’analisi dell’Ue mostra che la loro fornitura è fortemente a rischio, considerando la prospettiva nell’arco di un decennio. L’Unione europea infatti non dispone di stock a livello geologico o dispone di riserve limitate dei ‘metalli rari’, la cui domanda invece è destinata a salire, ad esempio per settori come il fotovoltaico e l’eolico. Per questo l’Europa dipende quasi interamente dalle importazioni e il riciclo è cruciale. Per metalli come il gallio, il germanio e l’indio, si stima che il tasso globale di riciclo sia a meno dell’1%, mentre per il rutenio si arriva al 15%, mentre per palladio, cobalto e platino i tassi sono del 60%-70%.

Italia in rosso sul saldo import-export materie-rifiuti – Il riciclo dei rifiuti non riesce a soddisfare la domanda di risorse dell’Ue: questo significa un saldo export-import sempre in rosso e su questo fronte l’Italia non fa eccezione. Nonostante l’aumento dei materiali avviati al riciclo nel 2010, quasi 34 milioni di tonnellate, il saldo esportazioni-importazioni del Belpaese continua quindi ad essere negativo. E’ quanto emerso nel rapporto annuale ‘L’Italia del riciclo’ 2011 promosso da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo i dati del rapporto, il saldo del 2010 è peggiorato rispetto all’anno precedente, con un aumento del 5,3% e un valore di circa 2,5 milioni di tonnellate, contro i 2,4 milioni di tonnellate del 2009.

Negativo il rapporto fra export-import per il settore dei rifiuti ferrosi, per 2,799 milioni di tonnellate (con un incremento sul 2009 del 3,7%), nel settore dell’alluminio, dove il saldo è negativo per 265mila tonnellate (con un aumento rispetto al 2009 del 41,7%), per il legno, con un valore in rosso per 556mila tonnellate (con un incremento del 7,3% rispetto al 2009) e nel settore del vetro, che continua ad essere negativo per 201mila tonnellate (in calo del 13% rispetto al 2009). Fanno eccezione la carta, che si conferma esportatore (saldo di 1,125 milioni di tonnellate, nel 2009 si erano registrati 1,443 milioni di tonnellate) e la plastica (saldo attivo di 129.000 tonnellate, nel 2009 era negativo per 246.000 tonnellate).


Figino, dalla pulizia stradale si ricava materiale edile

_(Fonte articolo, clicca qui). Un impianto innovativo, capace di trasformare i rifiuti raccolti in strada in materiale per l’edilizia. Il procedimento, fatte le debite differenze, non è troppo diverso da quello che in Sudafrica viene utilizzato per recuperare diamanti e oro. Ma in questo caso, a venire recuperati, saranno i rifiuti non pericolosi provenienti dallo spazzamento stradale. Sabbia, ghiaino e ghiaietto che invece di finire in discarica potranno essere veduti, per esempio, al settore dell’edilizia. Con un vantaggio economico e un risparmio ambientale. A renderlo possibile, il nuovo impianto di lavaggio e recupero attivato a Figino Serenza, gestito da Risorse ecologiche, società del gruppo Econord. Uno simile, all’avanguardia a livello europeo, è attivo da qualche anno nel Bergamasco, ma questo è il primo in provincia di Como, e vuole porsi come punto di riferimento per tutte le amministrazioni comunali, perché conferiscano qui il risultato della pulizia delle proprie strade. In pratica, si tratta di una sorta di enorme lavatrice. Forse banalizza un po’, ma l’immagine rende bene. Tanto che è stata utilizzata sabato mattina in occasione della presentazione ufficiale dell’impianto, costato tre milioni di euro, che occupa una superficie di 2.500 metri quadrati.


CI VORREBBERO FAR CREDERE CHE…..

Prepariamoci, cari amici,  ad altri fenomeni come quello determinatosi in  settimana a Pomezia.

Cerroni ha tutto l’interesse a determinare il panico, riproducendo con meticolosita’ chirurgica il vecchio caso Napoli anche a Roma a Provincia. L’obiettivo e’ chiaro, ampiamente previsto e prevedibile, nonche’  individuabile anche da un bambino:  creare la paura di una “nuova Napoli” per manipolare l’opinione pubblica e sbloccare l’affare inceneritore di Roncigliano.

Ovviamente di fronte a tali fenomeni saranno gia’ molti a dire:” lo vedete? Senza l’inceneritore finiremo come, se non peggio di Napoli”….

Riportiamo l’ultimo articolo del Corriere della sera, per invitarvi ad interpretarlo da persone serie ed intelligenti quali voi siete. Ovvero da persone capaci di comprendere che l’unica via percorribile e’ oggi quella della riduzione, riciclo e riutilizzo della risorsa rifiuti. Una via ottima tanto per l’ambiente,quanto per  la salute pubblica e le tasche dei cittadini. Al contrario e’ ormai acclarato che gli inceneritori ARRICCHISCONO  SOLO E SOLTANTO LE TASCHE DI MANLIO CERRONI.

Considerate, cari amici di Differenziati, nonche’ cittadini e contribuenti di questo Paese, che persino Napoli sta oggi imboccando la giusta via del riciclo dei rifiuti porta a porta, grazie all’operato di Raphael Rossi, il nuovo Presidente della ASIA (l’equivalente della romana AMA).

Nel merito, iportiamo la puntata del 6 Novembre scorso di Report (Rai 3) a lui dedicata:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dc64ecdb-dfaa-4335-bc42-2e3ab421faed.html

Ora buona lattura.

 

Pomezia come Napoli: rifiuti per strada. La discarica è chiusa, causa debiti

Il Comune del Litorale non paga 10 milioni alla società che gestisce il sito di smaltimento. Immondizia ferma da giorni: appello al Prefetto. A rischio altri 17 centri

ROMA – Il «caso Napoli», con i rifiuti lasciati a marcire per strada, esplode sul litorale romano. Da 48 ore la spazzatura non viene più raccolta a Pomezia. Ai camion della nettezza urbana è stato vietato l’ingresso alla discarica di Albano, dove ogni giorno viene portata l’immondizia. Il comune è in pesantissime difficoltà economiche e non sa come restituire 10 milioni alla Pontina Ambiente, società che fa capo all’imprenditore Cerroni e che gestisce il sito di smaltimento ai Castelli.

EMERGENZA IN PROVINCIA – Un’emergenza che presto potrebbe estendersi ad altre località della provincia di Roma, tutte in difficoltà nei pagamenti. La lista è lunga è comprende Nettuno, Guidonia, Ardea e poi, con cifre tra i 2 milioni e i 300 mila euro, Albano, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Mentana, Fontenuova, Monterotondo, Palombara, Tivoli, Ariccia, Fiumicino, Ciampino. Più volte Federlazio (associazione imprenditoriale alla quale aderiscono i gestori delle discariche) ha minacciato la serrata, chiedendo ai comuni di pagare: l’ultima risale a giugno. E solo la concomitanza delle elezioni amministrative ha evitato il blocco della raccolta. Ma adesso i gestori tornano alla carica, minacciando azioni eclatanti.

APPELLO AL PREFETTO – La situazione più grave per ora si registra a Pomezia, già in passato in difficoltà nel rispetto degli obblighi contrattuali. Sia il sindaco De Fusco che la Pontina Ambiente si sono appellati al prefetto per chiedere una mediazione. L’idea maturata dalla giunta comunale è quella di sollecitare un provvedimento d’emergenza che consenta ai camion di portare la spazzatura nella discarica.
Nel frattempo il comune cercherà di concordare un’«exit strategy» per rimborsare la società di Cerroni. Ma è una corsa contro il tempo. La spazzatura si sta accumulando nei cassonetti. I secchi sono già pieni nel centro della cittadina, in via Roma, e in periferia, da Torvaianica a Campo Ascolano.

EFFETTI DELLO SCANDALO TRIBUTI – Pontina Ambiente reclama dal Comune almeno 10 milioni di euro. La giunta De Fusco aveva già avviato un piano di rientro, ma a scombussolare il pagamento delle rate sono state le conseguenze dello scandalo Aser, l’azienda che – come in decine di altri comuni, soprattutto nel Basso Lazio – deteneva dal 2000 il monopolio della riscossione dei tributi. Che però sono letteralmente spariti. E le cause civili che numerosi sindaci hanno intentato nei confronti degli ex amministratori della società – De Fusco è stato il primo a proporre un’azione legale «pilota» – alcuni dei quali arrestati, di fatto non stanno ancora portando risarcimenti nelle dissestate casse dei comuni.

DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI – Pontina Ambiente non si lascia comunque impietosire. E non sembra profilarsi alcuna possibilità di sconto. «Diamo notizia della grave situazione debitoria alla Regione Lazio, al prefetto di Roma e alla Corte dei Conti spiegano dalla società – chiedendo provvedimenti urgenti – e ci riserviamo di rivalerci nei confronti dei singoli amministratori comunali».


Stop a inceneritori e discariche, la nuova Napoli a Rifiuti Zero

ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo, Il Manifesto) Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.

«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.


I rifiuti di Napoli? Un ben di Dio

(Fonte articolo, Oggi Treviso, clicca qui). Miracolo? No. Riciclo. In provincia di Treviso si trasformano le scoazze secche negli oggetti più disparati e utili. Con un nastro trasportatore, un impianto che il mondo ci invia. E – ovvio – l’educazione.

«Sono stufa! Non vado più ai convegni in Italia a spiegare come risolvere il problema dei rifiuti! In giro non capiscono niente!». Carla Poli, direttrice del Centro Riciclo di Vedelago, sbotta. Quando le chiediamo perché avendo vicino a Treviso un gioiellino d’impianto di riciclo come il suo, ci sono ancora tante discariche e la città non ha ancora avviato la differenziata porta a porta, la Poli sbuffa..

- Mi chiamano perfino i cinesi per capire come muoversi! – dice.

E’ arrabbiata e infastidita dai politici la tenace direttrice che ha trovato una soluzione per far ritornare a vivere i nostri rifiuti, dopo oltre 25 anni di ricerche, studi, investimenti. Treviso come la gran parte dell’Italia non vuole capire e non vuole risparmiare, «manca soprattutto la volontà politica e l’informazione» – dice – «dall’estero mi cercano per capire e acquisire le nostre tecnologie, qui criticano e basta. Treviso ha lo stesso problema di Napoli, anche se in forma diversa, non vedo collaborazione da parte del comune e dell’amministrazione, perché probabilmente non vuole risparmiare e far risparmiare i suoi cittadini».

Alla base ci deve essere una buona raccolta differenziata per poter ricavare la materia prima secondaria, viene chiamata così la materia prima da riciclo, «bisogna informare e insegnare a fare una raccolta corretta, io non tratto materiale raccolto alla rinfusa in sacchi neri, a monte deve esserci un’educazione ecologica, quella che spiego ai bambini quando vengono in visita qui». E’ quello che ci ripete più volte Carla Poli, mentre spiega che il suo centro accoglie i rifiuti (non umidi) differenziati, di vari comuni del territorio e di grandi aziende private come Nestlè e Benetton, perché a loro conviene, risparmiano molto. Qui, dove lavorano 68 dipendenti, l’indifferenziato o frazione secca, quello che solitamente non sappiamo classificare, è riciclabile: «abbiamo solo uno scarto del 5% rappresentato dai pannolini, ma stiamo cercando il modo di recuperare anche quello» – sottolinea – «il resto se ci guardiamo bene dentro, è fatto per lo più da imballaggi, plastiche e gomme (75%), come giocattoli rotti, attaccapanni, carta patinata».

A Vedelago arrivano ogni giorno 100 tonnellate di rifiuti, il 35% viene subito messo sul mercato e venduto ad altre aziende che lo riciclano, mentre il 65% passa al processo di trattamento. La frazione residua secca viene messa su un nastro trasportatore, controllata e separata dagli elementi non compatibili come vetro, legno, oggetti tecnologici, scarti industriali. Poi vengono selezionati i materiali che hanno valore di mercato, come il ferro e l’alluminio che vengono venduti ad aziende di tutta Europa che li riciclano. Il resto finisce nell’impianto di trattamento che lavora gli scarti: il materiale che si forma dall’estrusione in cui le varie parti della frazione secca si amalgamano sfregandosi a 180 gradi senza combustione, è la materia prima secondaria, un composto che una volta raffreddato viene sminuzzato diventando un granulato, che rispetta tutte le normative dell’Unione europea. Il granulato plastico viene usato nel settore edile per pavimentazioni, costruzioni e arredi urbani come giochi per bambini, tavoli e panchine più resistenti del legno, meno pesanti del cemento e più economici. Si possono creare piste ciclabili e staccionate, «a Pescara abbiamo fatto una pista ciclabile di 12 chilometri», «un materiale che da performance superiori, non si usura come il legno, costa meno e si ricicla nuovamente», rimarca Poli

Si pensi che il prodotto finito che solo quattro anni fa veniva venduto 25 euro a tonnellata ora ha un valore di circa 240 euro, la richiesta è esorbitante e in continua crescita: «Treviso non ha ancora capito che deve fare la raccolta porta a porta e portarmela qui, eliminando i cassonetti sulle strade, abbattendo i costi a medio lungo termine, riducendo fortemente la produzione di rifiuto non riciclabile», ripete questa ingegnosa donna, che ha proposto all’amministrazione di raccogliere i rifiuti differenziati delle scuole di Treviso a costo zero, ma l’amministrazione dopo due anni non ha ancora dato il via alla sperimentazione.

Da poco Carla Poli è stata in visita a Napoli definendo i loro rifiuti «un ben di dio!», ci spiga che a Napoli gli impianti privati per la raccolta differenziata ci sono, ma non sono mai stati attivati: «il popolo napoletano, non è stupido, ma i politici, le amministrazioni, non spingono per una raccolta differenziata, perché politicamente non paga». La Campania è piena di rifiuti tossici che vengono dal nord «anche noi abbiamo le discariche abusive, le nascondiamo, ma ci sono anche nella Marca, non siamo migliori». Oltre alla possibilità di diminuire il rifiuto portato in discarica dal 50% attuale al 5%, c’è da aggiungere che il Centro di Riciclo di Vedelago, mette in moto anche la macchina dell’economia, perché Carla Poli è prima di tutto un’imprenditrice, dando lavoro ad altre industrie che comprano la materia prima secondaria e costruiscono manufatti richiesti in tutto il mondo. «Vado ai convegni nelle città, spiego, informo, e soprattutto dimostro che ci sono solo vantaggi. Quando i politici sono informati e non si attivano con un progetto serio, non hanno più scusanti».


ALTERNATIVE ALLE LOBBIES DEI SOLITI NOTI

Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche più convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO, facciamo quello che dovrebbe fare la vergognosa politica regionale e provinciale. Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24.

Non cediamo ai ricatti di chi vuol far credere che non esistono ALTERNATIVE alla becera e antieconomica abitudine di interrare o bruciare rifiuti. Di seguito alcuni consorzi in grado di fare scuola, per un futuro senza tumori di origine ambientale. Si può e si deve pensare in maniera diversa, si può anche fare impresa, creare indotti e posti di lavoro, riutilizzando materiali e al tempo stesso tutelare i territori. Tutto ciò è possibile anche nella Regione Lazio!

REMADE IN ITALY

Remade in Italy è un’associazione riconosciuta senza scopo di lucro fondata nel 2009 che promuove, a livello nazionale ed internazionale, i prodotti “made in Italy” derivanti dal riciclo.

I prodotti Remade in Italy sono contraddistinti da un marchio che contiene le informazioni sulle caratteristiche di sostenibilità ambientale del prodotto, in termini di risparmio di materie prime, riduzione di consumi energetici e contenimento delle emissioni di Co2.

Coinvolgendo attori economici e istituzionali, Remade in Italy:

- promuove la conoscenza e lo sviluppo dei materiali e manufatti ambientalmente sostenibili realizzati da aziende italiane con materiale riciclato e di riuso;

- presidia il coordinamento culturale e scientifico delle imprese produttrici, nella promozione e nella tutela dei propri materiali e manufatti realizzati con materiale riciclato e di riuso, anche utilizzando certificazioni di qualità che attestino la tracciabilità della produzione e la coerenza con l’esigenza di tutela della salute e dell’ambiente;

- offre la possibilità, alle aziende e alle istituzioni, di utilizzare un marchio che individua prodotti innovativi sia sotto il profilo del design, sia sotto il profilo dell’utilizzo di materiale riciclato;

- indirizza il consumatore nell’acquisto di prodotti ambientalmente sostenibili, fornendogli informazioni utili;

- anima un network internazionale di aziende per diffondere anche all’estero il design italiano e i prodotti del riciclo e del riuso.

Sono tra i soci fondatori dell’Associazione Remade in Italy:
- Regione Lombardia;
- Camera di Commercio di Milano;
- Conai – Consorzio Nazionale Imballaggi.

Partner tecnico scientifico: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare.

Il Marchio Remade in Italy può essere rilasciato a tutti i soggetti che:
- producono materiali ottenuti attraverso operazioni di riciclo secondo la normativa vigente;
- producono prodotti (beni o manufatti) realizzati con l’impiego di materiali ottenuti con operazioni di riciclo secondo la normativa vigente;
- producono prodotti (beni o manufatti) realizzati con il riutilizzo di prodotti o componenti che non siano rifiuti secondo la normativa vigente.
- realizzano eventi, progetti e iniziative finalizzati all’incentivazione e promozione del riuso e riciclo.

I materiali possono essere rappresentati in materia prima (es. carta), ovvero in prodotto intermedio o componente (es. cartone ondulato). I soggetti richiedenti devono svolgere il processo produttivo prevalente in Italia.

www.remadeinitaly.it

Nel merito, segnaliamo due associazioni importantissime quali la Comieco  e la Cial:

COMIECO

è il garante nazionale della raccolta differenziata e dell’avvio a riciclo di carta, cartone e cartoncino.

In questo importante percorso sono molti gli interlocutori che possono dare il proprio contributo e primi fra tutti ci sono i consumatori (famiglie, bambini, giovani e adulti) che grazie alle loro scelte quotidiane permettono l’avvio del ciclo del riciclo, il mondo della scuola (studenti ed insegnanti) che educa le giovani generazioni e futuri consumatori ma anche enti, associazioni ed aziende attenti alla salvaguardia dell’ambiente o che desiderano diventare tali.

E’ proprio a questo insieme di mondi che Comieco dedica la sezione MONDO RICICLO.

Il ciclo della carta e del cartone è composto da molti attori che, con le loro scelte individuali, rendono possibile che la carta viva più volte.
Noi di Comieco ti ringraziamo per i risultati raggiunti nella raccolta differenziata e nel riciclo degli imballaggi, ma ti chiediamo un piccolo sforzo per far sì che sempre meno rifiuti vengano prodotti (come dice il detto: meglio la prevenzione che la cura!).

Gli imballaggi in carta e cartone sono utilizzati per movimentare quasi ogni tipo di merce in fase di produzione, commercializzazione e vendita: anche se non vedi nessuna scatola o nessun sacchetto, consumando meglio e buttando meno avrai sicuramente contributo ad ottimizzare anche il ciclo della carta.

Ecco come puoi risparmiare soldi e ambiente producendo meno rifiuti:

Ogni anno in Italia vengono prodotti da ognuno di noi oltre 540 kg di rifiuti urbani, e raccogliere e smaltire un kg di rifiuti può costare alla collettività fino a 25 centesimi per kg. Quando acquisti, pensa a quanto ti costerà buttare via il prodotto che hai appena acquistato quando non ti servirà – o piacerà – più. Svuotare un armadio o una cantina equivale di fatto a spendere, anche per te, diversi euro anche se in quel momento non stai pagando nulla.
2) Compera frutta, verdura o altri cibi calcolando i tuoi bisogni reali: se infatti non li consumi, c’è rischio che vadano a male. Ripensa quando ti è capitato l’ultima volta di buttare via del cibo e cerca di capirne il motivo; fare la spesa utilizzando una lista ti aiuterà a fare meno errori.
3) Leggi le etichette per il corretto dosaggio dei prodotti – ad esempio i detersivi, gli shampoo, i dentifrici, ecc. o per la manutenzione dei capi di vestiario o di altri beni: allungherai la vita dei tuoi acquisti, siano essi cosmetici, prodotti per l’igiene della casa e persona, o la tua maglietta preferita.
4) Controlla le date di scadenza: non rischierai di scartare cibi, pile, cartucce per stampanti, ecc.
5) Preferisci prodotti italiani di qualità: minore è stato l’impatto in fase di trasporto e i produttori sono soggetti a leggi molto restrittive per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente.
6) Impara a riconoscere i marchi di qualità ambientale di prodotto e privilegia quelli con la “margherita” dell’Ecolabel, perché avendo ottenuto la certificazione europea hanno generato minori impatti sull’ambiente durante il loro ciclo produttivo.
7) Divertiti producendo meno rifiuti: ad esempio privilegia i locali che non utilizzano piatti, bicchieri, posate, tovaglie, ecc. “usa-e-getta” .
8) Ci sono beni che anche di “seconda mano” funzionano benissimo e non hanno bisogno di essere nuovi, come per es. un libro scolastico usato. Pensa quindi, prima di acquistare un bene, alla sua durata nel tempo. Anche il portafoglio ne riceverà beneficio.
9) Prima di eliminare vestiti, libri, mobili, elettrodomestici, biciclette, ecc. pensa se possono servire a qualcun altro: gli oggetti invece che essere gettati possono essere ceduti in molti modi utili, sia per te che per gli altri.
10) Sempre più prodotti possono essere venduti sfusi o imballati: pensa a come devi trasportare e maneggiare quello che hai comperato e valuta qual’è l’imballaggio più corretto per non dover gettare ciò che non hai saputo ben proteggere. Quando l’involucro non è necessario, perché non acquistare un prodotto sfuso? In fondo, se vuoi mangiare un cioccolatino non c’è bisogno di comprare una confezione regalo!
11) I prodotti usa-e-getta ci hanno negli anni reso più liberi, sollevandoci dall’obbligo di lavare ad esempio fazzoletti, tovaglioli, pannolini, piatti, stracci, ecc. Quando però ti accorgi di quanto tempo è necessario per acquistarli, trasportarli e organizzarli in casa, per poi buttarli dopo l’uso ….. valuta se ti conviene!

www.comieco.org

IL CONSORZIO CIAL

CiAl è un consorzio senza fini di lucro che rappresenta l’impegno assunto dai produttori di Alluminio e dai produttori e utilizzatori di imballaggi in Alluminio, nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi, conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell’ambiente.

Il Consorzio, che tra i propri compiti ha quello di garantire il recupero degli imballaggi in Alluminio post-consumo provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai comuni, ha permesso in questi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea.

Ad oggi, infatti, i risultati ottenuti in termini di raccolta differenziata, riciclo e recupero, sono particolarmente positivi e hanno reso l’Italia un esempio per tutta l’Europa

Un mondo di alluminio

L’alluminio identificato con il simbolo AL è un elemento comune che costituisce l’8% della crosta terrestre e si presenta in natura sottoforma di minerale: la bauxite. E’ un metallo fondamentale dell’era dello sviluppo tecnologico con immense possibilità di impiego nell’industria, nell’edilizia, nell’aerospaziale, nell’elettronica e negli imballaggi.

Molti beni ed oggetti di straordinaria bellezza e di uso quotidiano sono realizzati con l’alluminio, come biciclette, automobili, aerei e treni, porte, finestre e tetti, orologi, oggetti di design, arredamento e, naturalmente, imballaggi.

L’alluminio è in cucina: nel coperchio dello yogurt, nei tappi dell’acqua minerale e dell’olio, nell’involucro del cioccolato, nelle etichette del gelato, nelle lattine, nei blister dei medicinali, intorno ai dadi del brodo, nelle confezioni di caffè. Sempre in cucina vi sono vaschette e rotoli di foglio di alluminio, pentole, posate, caffettiere e altri accessori vari fatti in alluminio.

Nella stanza da bagno troviamo tubetti e scatolette in alluminio per prodotti di cosmetica, bombolette spray per la barba e per prodotti nebulizzati come le lacche per capelli, anche la piastrina dei rasoi che separa le lame è in alluminio.

L’alluminio è “entrato” nella nostra vita ed è correlato a molteplici aspetti della società moderna, e sempre più diffuse sono le applicazioni nei diversi settori industriali in molti casi in sostituzione di metalli usati in precedenza, primo fra tutti l’acciaio, rispetto al quale l’alluminio è più leggero, non arrugginisce e assicura un livello di igiene più elevato.

Raccolta differenziata e riciclo

In questi ultimi anni la raccolta degli imballaggi in alluminio ha avuto un incremento significativo sul fronte della raccolta differenziata urbana e delle quantità avviate a riciclo grazie all’azione combinata sul territorio di CiAl, delle Pubbliche Amministrazioni e naturalmente dei cittadini.
Si tratta di risultati molto importanti che hanno permesso, non solo di dare nuova vita ad un materiale prezioso e sempre pronto per nuove e innumerevoli applicazioni, ma anche di garantire benefici ambientali ed economici per la collettività.
Grazie, infatti, alle convenzioni che, sulla base dell’Accordo Quadro Anci-Conai, regolano la gestione e la valorizzazione dei rifiuti di imballaggio in alluminio provenienti dalla raccolta differenziata, ai comuni viene riconosciuto un contributo economico particolarmente interessante a cui si va ad aggiungere un ulteriore beneficio economico e ambientale derivante dal mancato conferimento in discarica.

Scuola & Ambiente

Il ruolo della scuola risulta fondamentale per produrre un cambiamento positivo nel comportamento dei cittadini, di oggi e del futuro, per sensibilizzare le persone e favorire un’ampia partecipazione e consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e, in particolare, all’importanza della raccolta differenziata e recupero dei materiali.

Il tema dei rifiuti offre valenze positive e molteplici agganci interdisciplinari: parlare di rifiuti a scuola è una valida opportunità per proporre le idee di sempre in modo nuovo, per agevolare la comprensione di problemi scientifici partendo da casi concreti e non dalla teoria.

Le opinioni e le proposte che nascono dal lavoro sperimentato in aula sono destinate a varcare i confini della scuola per diffondersi all’esterno tra le famiglie, gli enti locali, i ministeri: la scuola contribuisce alla formazione dell’intera società e della sua organizzazione.

Nell’ambito delle attività di sensibilizzazione e informazione sulla raccolta differenziata e il riciclo dell’alluminio, con il progetto Ciclo & Riciclo, CiAl promuove presso le scuole di ogni ordine e grado, la conoscenza di questa importante risorsa e il rispetto per l’ambiente, attraverso il recupero degli imballaggi.

Il progetto Ciclo & Riciclo, avviato ormai cinque anni fa, ha previsto la creazione di strumenti specifici per ogni livello di scuola, mettendo a disposizione di studenti e insegnanti una proposta formativa, sul mondo dell’alluminio in grado di:

Integrare le discipline scolastiche tradizionali con percorsi formativi e didattici sul tema dell’alluminio, delle sue innumerevoli applicazioni e sull’intero ciclo di vita che lo caratterizza;Introdurre attività di ricerca, in aula e all’esterno, sulla composizione, produzione e riciclaggio dell’alluminio con osservazione ‘sul campo’ e applicazioni concrete e sperimentali.Creare momenti di incontro e attività che favoriscano il trasferimento e lo scambio di informazioni con il mondo esterno alla scuola.Stimolare il ruolo attivo del singolo alunno nel proprio ambito familiare per una corretta gestione dei rifiuti e dell’alluminio, in particolare – dal riutilizzo alla separazione in casa, al conferimento, al riciclo.

Le Quattro Erre e la Raccolta Differenziata

Le Quattro Erre

Le tradizionali forme di smaltimento dei rifiuti (discarica, incenerimento) costituiscono la destinazione ultima dei rifiuti non recuperabili in altro modo: la priorità, secondo la normativa vigente, è data dalle quattro Erre, cioè, Riduzione, Riutilizzo, Riciclo e Recupero. L’obiettivo delle quattro Erre è di far perdere ai rifiuti il connotato di “cosa sporca e inutile” per diventare una vera e propria risorsa.

www.cial.it


RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano

_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale  blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante  ora dieci sindaci dei Castelli Romani  siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari  ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.

Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.

  • Perchè diciamo NO. Clicca qui.
  • Le alternative. Clicca qui, qui, qui e qui.

_BLOB, PROFUMO.

  • La Dott.ssa Patrizia Gentilini (ISDE Italia) al nostro convegno “EcoBalle & EcoMafie”. Intervento integrale, clicca qui.
  • Intervista al Dott. Stefano Montanari (Nanodiagnostics Modena). Clicca qui.
  • Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”. Clicca qui.

“Vedelago funziona eccome!”

L’assessorato all’ambiente del Comune di Parma – si legge in una nota del CGCR che riportiamo integralmente – vuole dare una valutazione dell’impianto di riciclo di Vedelago senza averlo mai visto. Mentre per gli impianti di incenerimento si viaggia per l’Italia e per l’Europa in lungo e in largo, per un impianto alternativo ci si accontenta di uno scambio epistolare con la Provincia di Treviso. L’assessore Sassi declassa Vedelago perché “tratta solo materiale proveniente da raccolta differenziata”. Vero!  Nella raccolta differenziata di quel territorio è inserita anche quella parte di indifferenziato che viene definito secco, trattano tutta la Rsu come differenziata, per loro l’indifferenziato non esiste!
Nella informativa della Provincia di Treviso si legge che Vedelago tratta il secco (indifferenziato) del solo comune di Ponte nelle Alpi.  L’impianto in realtà tratta la raccolta di 1.150.000 cittadini, che non pare siano solo quelli che risiedono a Ponte delle Alpi. Oltre ai Comuni della Provincia di Treviso, consegnano le raccolte differenziate relative agli imballaggi, regolati dall’Accordo Nazionale Anci – Conai, i Comuni della Provincia di Belluno e altri Comuni o Consorzi che non sono dotati di impianti propri.  Vedelago tratta inoltre rifiuti provenienti da attività produttive (aziende industriali, artigianali, commerciali, agricoli).  Le aziende pubbliche e private gestite, sono quasi totalmente della Provincia di Treviso. La raccolta dei rifiuti agricoli (teli, taniche, contenitori), promossa dalla Provincia di Treviso, è gestita dal Consorzio Priula.  L’assessore sostiene che la raccolta di secco residuo ammonterebbe, per il solo comune di Ponte nelle Alpi, ad 800 tonnellate all’anno.  In realtà la produzione del famoso granulato o materia prima seconda, ottenuta a Vedelago da un impianto ad estrusione dalle plastiche non altrimenti riciclabili, ammonta a 12.000 tonnellate annue, quantitativo facilmente desumibile dai libri contabili dell’azienda, che altrimenti non farebbe gli utili che fa. Le plastiche usate nel procedimento di estrusione non sono nuove ma derivano da processi industriali di ditte che hanno fatto accordi con il centro (Luxottica, Gatorade, Pepsi), plastiche difettose o deformate che dovrebbero essere smaltite dalle industrie con costi elevatissimi, ma che invece vengono conferite al centro che paga le ditte per questo materiale.  Non si tratta perciò nel modo più assoluto di plastica vergine.
Se Vedelago fosse un impianto sperimentale, e quindi poco affidabile, non si capisce come in realtà la sua tecnologia si stia diffondendo, e come abbia potuto ottenere un premio economico dalla comunità europea come miglior impianto innovativo per abbassare l’impatto del trattamento dei rifiuti sull’ambiente.  La Danimarca sta facendo sua tale tecnologia come pure il Belgio e la Francia, che hanno avviato una collaborazione con le due più grandi cartiere europee che sono in Alsazia e che trattano il tetrapak.
Questi sono solo alcuni esempi di nuovi impianti: due nuovi impianti, uno a Colleferro (Roma) e uno a Tergu (Sassari),  collaborazioni con Kalat Ambiente (Caltagirone), Valfreddana; Recuperi (PT);Sulmona (L’Aquila); G.A.I.A. (Asti). Ed eccoci infine all’obiezione che il centro riciclo da noi proposto come soluzione alternativa all’inceneritore tratti poco materiale.  E’ dimostrato che il centro con la sua tecnologia può arrivare a mandare in deposito solo il 5% dei rifiuti solidi urbani trattati.  Per la capacità di trattamento sarebbe sufficiente aumentare le dimensioni dell’impianto per gestire qualunque volume di rifiuti. Ma queste considerazioni rimangono parole scritte su un foglio di carta.
Quando l’amministrazione avrà il coraggio di confrontarsi pubblicamente e chiarire la proprie posizioni direttamente con i tecnici che offrono tali alternative? Si ha forse timore di non riuscire a dimostrare le proprie ragioni?Se il Comune è così certo che non esista una soluzione alternativa all’incenerimento, perché negare il confronto? Purtroppo questo appello, come i tanti che lo hanno preceduto, rimarrà lettera morta.
Perché davanti ai fatti verrebbe a galla la verità. (Fonte articolo, qui)