Siamo al Vostro fianco!
28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.
Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica …
Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa …
Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana
Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana
«Villa Adriana chiusa contro la discarica»
Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana
Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta
Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica
Piano rifiuti, una doppia faccia tutta da decifrare
_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
_Parla Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati”. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. «I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte».Articolo di Maria Lanciotti
(Castelli Romani – Attualità) – L’emergenza maltempo, mentre mette in ginocchio la capitale e dintorni, si rivela utile per spostare l’attenzione dei media e della popolazione da altre e non meno gravi emergenze. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. Strategie in cui sono specializzati coloro che si occupano della gestione dei rifiuti, nel modo che sappiamo. E siccome il maltempo promette di durare, vorremmo tornare sull’argomento ad evitare che si congeli. Ci rivolgiamo pertanto a Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati” – associazione che appoggia in pieno il percorso di vertenza e mobilitazione cittadina svolto complessivamente fino ad oggi dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano – al quale poniamo alcune domande.
Il Piano Rifiuti proposto dalla Giunta Polverini e approvato il 18 gennaio dal Consiglio regionale, presenta una doppia faccia tutta da decifrare. Se nella prima parte del testo il Piano si prefigge di raggiungere entro il 2017 l’ottimale nella raccolta differenziata, nella seconda parte inserisce un progetto alternativo da attuarsi nel caso si registrasse nei prossimi anni un aumento nella produzione dei rifiuti. Come si spiega la coesistenza di questi opposti scenari? «Si tratta dell’ennesimo piano di gestione rifiuti completamente inadeguato che la Regione riesce a concepire. Ora però la situazione è più che mai grottesca. I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte. Il 65% di raccolta differenziata, infatti, è fittizio ed è fissato per accontentare le disposizioni dell’Unione Europea ed evitare così di incorrere in sanzioni. Vogliamo incrementare la raccolta differenziata? Bene, in tal caso sarebbe utile chiedere alla governatrice Polverini a quanto ammonta lo stanziamento per la raccolta differenziata nel triennio 2012 – 2015 e al contempo la somma del contributo Cip 6 per l’inceneritore dei Castelli Romani. Il trucco verrà presto svelato. È quindi un piano inconsistente che allontanerà il Lazio dal ciclo virtuoso dei rifiuti che cittadini, Unione Europea e movimenti a tutela e valorizzazione dei territori chiedono da tempo. Soprattutto, che quadro programmatico è quel piano rifiuti che include ancora l’inceneritore dei Castelli Romani, già bocciato dal Tar Lazio e, per giunta, con tutti i vizi procedurali che questo impianto continua vergognosamente ad annoverare?».
La Polverini addebita tutto a tutti e proclama che: “nell’ambito del rispetto delle regole daremo tutto il sostegno al prefetto Pecoraro che sta facendo le scelte più opportune”. A fronte di tanto sbandierato rispetto per la legalità, si è proseguito come sappiamo con il collaudo e la messa in funzione del secondo sub-lotto del VII invaso della discarica di Roncigliano in maniera palesemente illegittima. Lei concorda con le scelte di Pecoraro? Come interpreta il dire e il fare della Polverini? «Nel Lazio, in ambito rifiuti, è ora che ognuno dei nostri delegati passati e presenti si assuma le proprie vere responsabilità. “Rispetto delle regole”, “scelte opportune”. A sentire simili parole fa un certo effetto. La governatrice del Lazio e il prefetto Pecoraro dovrebbero fare un viaggio a Vedelago, a Capannori, a Ponte nelle Alpi. Se le scelte opportune nel 2012 sono quelle di individuare due discariche teoricamente provvisorie sopra una cava di tufo o a due passi da Villa Adriana, far commissariare Roma in ambito rifiuti per non caricarsi della responsabilità politica, indicare il modello Peccioli che poi tanto modello non è, ecco, mi domando, verso cosa stiamo andando? Verso un nuovo baratro, un’emergenza posticipata che farà comodo ai soliti noti e terrà il Lazio inchiodato a buche e bruciatori per i prossimi decenni. Ai Castelli Romani poi le regole sono saltate da tempo, con invasi stracolmi tra i vigneti, falda compromessa, collaudi fatti come ben sappiamo e distanze della discarica rispetto ai centri abitati quanto mai dubbie e giustamente oggetto di ricorso da parte dei movimenti che difendono il territorio».
E quale altro scenario si può immaginare, al di fuori di quelli prospettati dal Piano rifiuti sancito dal Consiglio Regionale? «Nel 2012 non si sfugge. Le alternative tecnologicamente praticabili, quelle vere, ci sono, esistono e sono molto convenienti per i cittadini e per le amministrazioni. Occorre creare una vera e propria filiera del riciclo come l’Ue ci chiede: dà lavoro, non incontra opposizioni ed è sostenibile a livello economico e ambientale. Bisogna aprire il mercato, spingere sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, avallare davvero la differenziata porta a porta come sta facendo il Comune di Ariccia e come si appresta a fare il Comune di Genzano, ma al contempo creare quelle strutture che permettono la lavorazione della differenziata e la sua corretta allocazione nelle quantità necessarie. Altrimenti non c’è futuro e si farà il gioco devastante della lobby. Ai Castelli Romani l’attenzione è e rimarrà molto alta. Ci apprestiamo ad entrare nella fase cruciale per ciò che attiene l’inceneritore ed il Consiglio di Stato, ma subito dopo verrà la volta della discarica e dei suoi invasi. I cittadini dei Castelli Romani devono mostrare responsabilità e lungimiranza, il problema discarica e inceneritore riguarda tutto il bacino, se vogliamo dare un futuro a questo comprensorio territoriale questa battaglia di civiltà va vinta in tutte le sue forme e insieme».
Fonte: castellinews.it
Appello per Forum Strategia Rifiuti Zero
_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
_Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Coordinamento Rifiuti Zero per Roma, per realizzare un organismo unitario su Roma con l’obiettivo di Strategia Rifiuti Zero. “Considerato che a Roma operano più di un Comitato e visto che dichiarano tutti di perseguire gli stessi obiettivi, proponiamo a tutti/e le Organizzazioni, i Comitati, le Associazioni e singoli/e cittadini/e attivi/e, la costituzione di un Forum Cittadino dei Movimenti per la Strategia Rifiuti Zero, per rafforzare e rendere più efficace questa importante battaglia civica. Al fine di facilitare il percorso inclusivo, chiediamo a tutti/e di fare una pausa di riflessione, di non mettere alcun paletto e/o pregiudiziale, così di agevolare l’apertura di un percorso e una convergenza unitaria, da verificare in una Riunione del/per il Forum di tutti/e, autonomo e indipendente. Proponiamo che le proposte in itinere sul referendum, sulla delibera d’iniziativa popolare, sulla cartolina/petizione vengano discusse, migliorate e approvate dall’Assemblea del Forum, che dovrà avere due requisiti fondamentali di condivisione: le regole democratiche di partecipazione e di decisione”.
Chi fosse interessato può mandare la propria adesione all’indirizzo rifiutizeroroma@gmail.com.
INCENERITORI? NO GRAZIE!
Cari amici, ricordiamo ancora una volta il perche’ la via all’incenerimento dei rifiuti e’ una scelta vetusta e dannosa. Esistono delle alternative, tecnologicamente valide ed ecosostenibili. Buona lettura.
Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)
Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.
E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.
Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).
E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse
Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
Guarda la mappa degli inceneritori in Italia:

Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.
L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.
Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.
Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.
Funzionamento di un inceneritore
Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:
- Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
- Combustione Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
- Produzione del vapore La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
- Produzione di energia elettrica Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
- Estrazione delle ceneri Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
- Trattamento dei fumi Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.
Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Fonte: Educambiente
Albano, stop al Piano Regolatore “Mattei”, festeggiano i “No Inc”
GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.
(Fonte articolo: Il Tuscolo, clicca qui). Il consiglio comunale di Albano ha bocciato (20 voti a favore contro 7) la mozione presentata dai consiglieri di centrodestra per chiedere al sindaco Nicola Marini (Pd) di inviare al più presto alla Regione Lazio, per il via libero definitivo, il progetto di nuovo Piano Regolatore urbanistico varato prima del termine del suo mandato dall’ex sindaco Marco Mattei oggi assessore all’Ambiente della Regione Lazio. Un piano atteso da cittadini e imprenditori da 35 anni, ma che la nuova amministrazione di centrosinistra, forte della vittoria conquistata alle elezioni comunali battagliando sui temi ambientali, intende rivedere «con la massima attenzione». Al suo interno, infatti, il Prg stoppato dal sindaco Marini conterrebbe anche il cambio di destinazione d’uso del terreno di 60 ettari che da «agricolo» diventerebbe «industriale» per ospitare l’impianto d’incenerimento dei rifiuti avversato dai cittadini. All’ordine del giorno del consiglio comunale era prevista anche una mozione del centrosinistra per chiedere la revoca totale delle modifiche apportate dal Prg di Mattei (sopra) e ora si comprende certamente meglio la posta in gioco che ha fatto fibrillare il governo cittadino.
La scorsa settimana, infatti, un consigliere dell’Udc, insieme agli esponenti del centrodestra, ha provato a sfiduciare il nuovo sindaco Nicola Marini (sotto), ma il golpe non è riuscito e ora la maggioranza esce rinforzata dall’ultimo consiglio comunale. «Puntiamo a uno sviluppo sostenibile per la città – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Sementilli – alla perimetrazione delle zone abusive e a una seria programmazione compatibile con le aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini. Questo Prg non rientra negli standar urbanistici e prefigura un peggioramento della qualità della vita». In altre parole, fino a prova contraria, Albano dichiara guerra all’inceneritore che invece sembra stare tanto a cuore alla Polverini e allo stesso Mattei. Ma sarà veramente così? Secondo il quotidiano ecologista «Terra», che segue da vicino la vicenda, nei giorni scorsi, prima del consiglio comunale, Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Albano e monopolista della gestione rifiuti nel Lazio avrebbe fatto visita al primo cittadino.
«I contenuti dell’incontro – scrivono – non sono noti ma considerati gli interessi che l’imprenditore romano vanta sull’area, ovvero la realizzazione di un impianto di incenerimento rifiuti, oggi bloccato dal Tar, e l’ampliamento della discarica, non è poi così difficile immaginarli». Marini, comunque, sembra convintamente andare verso la soluzione auspicata dai cittadini e dal Comitato No Inc guidato da Daniele Castri (sotto), preoccupati per l’inquinamento da arsenico delle falde acquifere e che si battono contro l’impianto bruciarifiuti. Lo ha fatto convocando le Conferenze di bacino contro l’inceneritore; firmando la richiesta di sospensiva cautelare dell’Aia in attesa della sentenza del Tar; appoggiando il ricorso del coordinamento cittadino contro la realizzazione dell’impianto, ed emettendo l’Ordinanza per la rimozione dei pezzi per la sua costruzione parcheggiati all’interno del perimetro della discarica.
Il TAR boccia l’inceneritore di Albano: “incomprensibile l’ok dato da Marrazzo”
_Renata Polverini nella ferma volontà di seguire Piero Marrazzo sull’inceneritore dei Castelli Romani sta andando verso una disfatta tecnica e di credibilità. Intanto la Presidente fa bene i suoi conti cercando di minimizzare la bocciatura dell’impianto. “Solo errori burocratici”, si dice dalle parti della Pisana. La stampa non la pensa allo stesso modo e la sentenza del Tar Lazio è lì a dimostrarlo. Dalle parti della Cristoforo Colombo e del Campidoglio annunciano ricorsi quasi congiunti al Consiglio di Stato. Non si sa costoro chi debbano difendere; se i cittadini per mandato costituzionale ed elettorale, o la lobby asfaltatrice dei rifiuti. Ieri è caduto l’inceneritore di Albano, oggi vanno giù le ultime maschere di alcune parti politiche. Costoro così facendo non difendono certo i cittadini. Ecco, noi difendiamo il territorio ed i cittadini. Abbiamo vinto e per questo non arretremo di un millimetro. Intanto, sindaci, muovetevi, avviate la differenziata porta a porta e ben fatta!
- Bocciato il gassificatore di Albano Laziale. La Repubblica, qui.
- Inceneritore bocciato dal Tar. Il Messaggero, qui.
_Il Tar boccia l’inceneritore di Albano: Incomprensibile l’ok dato da Marrazzo. Corriere della Sera, clicca qui. Un’autorizzazione arrivata dalla giunta Marrazzo fuori tempo massimo. E con carenti istruttorie sulla qualità dell’aria e sull’uso dell’acqua. L’ inceneritore di Albano è stato bocciato anche dal Tar del Lazio, dopo che la Asl dei Castelli romani aveva espresso pesanti perplessità riguardo il progetto che metterebbe a rischio le falde. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dal coordinamento « No inc» e da 8 sindaci, quelli di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. Il Tar ha cancellato, in sostanza, i due permessi firmati dalla giunta Marrazzo che concedevano il «semaforo verde» alla realizzazione dell’impianto destinato alla produzione di energia elettrica bruciando il cdr – rifiuti raccolti tramite la differenziata – proveniente dai cassonetti di Roma e Fiumicino. Pesantissimi, i rilievi dei giudici. In sintesi: la Regione ha «autorizzato l’avvio dei lavori di cantierizzazione in una data, nell’ottobre 2008, – si legge nella sentenza – in cui però erano ormai scaduti i poteri straordinari in materia ambientale attribuiti al Presidente della Regione». Insomma non si poteva firmare la fondamentale valutazione di impatto ambientale , arrivata tortuosamente in extremis una seconda volta, per superare le perplessità di un primo documento analogo che aveva invece bocciato il progetto. Addirittura, i giudici scrivono di «non comprendere su quali basi normative il Presidente della Regione Lazio abbia ritenuto di rilasciare siffatta, atipica, autorizzazione provvisoria». Dal confronto tra la prima «Via» che boccia l’ inceneritore e la seconda «fuorilegge» che secondo la Regione lo promuove emergono, secondo i giudici, le «carenze» nel monitoraggio sulla qualità dell’ aria. Inoltre la società chiamata a costruire l’impianto – il consorzio Coema, di cui fanno parte Ama, Acea e il re delle discariche laziali Cerroni – «non spiega le modalità con cui realizza l’abbattimento delle polveri totali e degli ossidi di azoto». Manca, infine, «l’analisi tecnico – scientifica del progetto in rapporto all’utilizzo della risorsa idrica». Le perplessità dei magistrati amministrativi nascono da quanto espresso in una relazione del Dipartimento di prevenzione della Asl dei Castelli, preoccupato perché l’abbondante uso di acqua da parte dell’inceneritore, oltre a depauperare le falde già indebolite potrebbe aumentare la concentrazione di arsenico, il problema che in questi sta esplodendo in tutto il Lazio con le conseguenti ordinanze di chiusura dei rubinetti. Ad annunciare l’esito della sentenza del Tar è stato mercoledì 15 dicembre il sindaco di Roma Alemanno , che ha annunciato « il ricorso al Consiglio di Stato» anche se il pronunciamento «indebolisce fortemente la soluzione Albano e rilancia il problema di progettare e individuare nuovi impianti». Il sindaco ha poi chiarito le possibili soluzioni alternative: «Le aree individuate non dovranno essere necessariamente due ma anche una sola con impianti di maggiore potenzialità». E ha concluso infine sulla priorità per Roma: «Il problema più immediato è l’alternativa a Malagrotta».
_Fonte articolo, Castellinews, clicca qui. Con la sentenza 36740 del 2010 il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio accoglie il ricorso dei Comitati “No Inc”, del Wwf, del Comune di Albano e degli altri sette comuni che si sono affiancati nell’azione legale “ad adiuvandum”. La costruzione dell’inceneritore di Roncigliano è annullata. Sono stati accolti tutti i ricorsi presentati dai comitati – e accorpati in un unico appello – ed è stata annullata la VIA positiva dell’ottobre 2008 con cui Marrazzo, in qualità di commissario straordinario ai rifiuti, aveva autorizzato la costruzione dell’impianto. L’inceneritore non è uno strumento idoneo per la chiusura del ciclo dei rifiuti. E il Via positivo dato nell’ottobre 2008, che ha sostituito quello negativo di pochi mesi prima, non si basa su di un parere tecnico-scientifico ed igienico-sanitario. Sono questi i due punti che hanno portato all’accoglimento del ricorso e che hanno annullato tutti gli atti amministrativi che avevano disposto l’inizio dei lavori. La giunta a guida del sindaco Nicola Marini, all’indomani dell’insediamento, ha messo in atto una serie di iniziative, in collaborazione con i Comitati “No Inc”, che hanno poi fortemente influito nella vittoria al Tar. Il primo passo era stato quello di convocare il 28 maggio scorso una riunione con gli altri nove sindaci dei comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano (Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa). Riunione che aveva portato alla condivisione di una linea comune di intervento, per creare le condizioni politiche per una riapertura delle trattative, e tecniche per una proposta industriale alternativa all’inceneritore. A poco più di due mesi, precisamente il 3 agosto, era stato convocato un secondo tavolo di confronto in cui tutti i sindaci hanno firmato il documento proposto dall’amministrazione di Albano, in cui sostanzialmente si affermava la contrarietà alla costruzione dell’impianto e si chiedeva un incontro con la Presidente della Regione Renata Polverini. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Lo stesso documento ha portato, nello stesso tempo, anche gli altri comuni ad affiancarsi “ad adiuvandum” nel ricorso al Tar, così come richiesto da Albano. Sostanzialmente l’Amministrazione ha invertito la tendenza, collaborando attivamente tanto con i comitati quando con i Comuni limitrofi interessati. E in occasione della manifestazione del 23 ottobre scorso, che ha riscontrato un enorme successo, ha invitato i cittadini a partecipare per ribadire ancora una volta il proprio “no” all’inceneritore. Un “no” che oggi è diventato realtà.
_Fonte Il Cambiamento, clicca qui.Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore di Albano, voluto da Manlio Cerroni, che sarebbe dovuto sorgere vicino alla discarica di Roncigliano, nell’area dei Castelli Romani. Un impianto di gassificazione dei rifiuti dalle dimensioni mastodontiche, contro la costruzione del quale la cittadinanza da anni sta facendo opposizione. Il 27 ottobre c’è stata l’udienza del Tar del Lazio sulla vertenza presentata da associazioni e cittadini contro la costruzione dell’impianto. E oggi è arrivata la sentenza che boccia l’inceneritore.
Vi proponiamo i commenti di alcuni comitati alla notizia.
Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR.
Fonte Comitato Sotto terra il treno
E ancora
Con grande entusiamo e un pizzico di incredulità siamo lieti di informarvi che il Tar ha accolto le istanze che avevamo presentato attraverso i nostri ricorsi impedendo quindi la costruzione dell’inceneritore a Ronciliano! Aspettiamo ora di vedere la prossima mossa di Cerroni e se deciderà di fare ricorso al consiglio di stato, comunque sia questa resta una vittoria importantissima per tutte e tutti i cittadini dei castelli romani che in questi anni non hanno mai smesso di far sentire la loro voce!
LA LOTTA CONTINUA MA ORA CON UNA MARCIA IN PIù!
di seguito riporto la parte finale della sentenza:
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, sez. I^, definitivamente pronunciando sul ricorso e i motivi aggiunti di cui in epigrafe, così provvede:
1) accoglie il ricorso principale;
2) accoglie i motivi aggiunti al ricorso n. 132/2009 depositati in data 7 aprile 2009, limitatamente all’impugnativa dell’ordinanza del Presidente della Regione Lazio in data 22.10.2008 e li dichiara inammissibili e infondati per il resto ;
3) accoglie i motivi aggiunti depositati il 4.12.2009;
5) annulla, per l’effetto, nei sensi di cui in motivazione, la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008.
_Fonte articolo, Uno Notizie, cliccca qui. Soddisfazione del WWF sull’inceneritore di Albano, il Tar Lazio lo blocca. Soddisfazione del WWF. Ultime notizie ambiente – Roma – La nostra Associazione esprime immensa soddisfazione per la bocciatura al Tar Lazio dell’iter seguito da Regione Lazio e Coema con sentenza n. 36740 emessa dalla prima sezione del Tar proprio di ieri, con cui si sancisce l’illegittimità dell’iter adottato dopo il 25 marzo 2008 per il rilascio del parere della valutazione d’impatto ambientale. Un parere dapprima negativo e poi divenuto improvvisamente positivo, in riferimento alla realizzazione del progetto presentato dal COEMA, (composto da AMA, ACEA, Pontinia Ambiente s.r.l.) sul quale il WWF aveva sin dall’inizio espresso forte contrarietà attraverso le osservazioni all’epoca presentate e con ancor più determinazione nell’intervento ad adiuvandum nel processo amministrativo, a sostegno ed integrazione delle tesi corrette avanzate dai comitati di Albano nel ricorso principale. “Una vicenda quella dell’impianto di Albano, che pone un punto fermo al concetto di buon governo del territorio e di trasparenza amministrativa – dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – I Giudici Amministrativi con questa sentenza ci hanno finalmente riportato in Europa, da parte nostra annunciamo invece un esposto alla Corte dei Conti al fine di chiedere una verifica sulla correttezza tecnico contabile degli atti oggi annullati che hanno indubbiamente prodotto un danno erariale e che dovrà essere risarcito da chi evidentemente ha presumibilmente violato la legge”. “Determinante è stato il fronte unico – conclude Ranieri che ha assistito come avvocato nel processo il WWF e i Comuni intervenuti – che i comitati di Albano, WWF e i Comuni di Albano Laziale, Genzano di Roma, Lanuvio, Pomezia, Ardea, Rocca di Papa, Ariccia e Castel Gandolfo hanno fatto nei confronti di un progetto che altro non è che il frutto di un’impostazione errata della gestione del ciclo dei rifiuti. Che questo sia il primo passo per il riconoscimento da parte di tutta la classe politica e delle Amministrazioni dell’esigenza di cambiare rotta, non investendo su incenerimento e discariche, ma su una corretta applicazione dei principi comunitari in tema dei rifiuti: prevenzione, riduzione, riuso, riciclo e corretto avviamento a filiera. Queste sono le uniche parole d’ordine che riconosciamo”.
IL TAR del LAZIO HA BOCCIATO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI
_Con questa sentenza, testo integrale, il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore dei Castelli Romani, accogliendo nella sua generalità quanto esperito dai movimenti cittadini unitariamente rappresentati nel Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Conosciamo il nostro territorio, le sue criticità, le emergenze in atto (gravissime), i suoi punti di sviluppo (immensi) e siamo consapevoli di quello che abbiamo sempre sostenuto e che sosterremo. Come ordinario dovere civile abbiamo scelto di calarci in questa BATTAGLIA con umiltà, con il lavoro silenzioso e rispettoso verso ogni singola parte. Questa è una vittoria dei cittadini dei Castelli Romani e del suo territorio, un lembo di terra più antica di Roma stessa e con grandi risorse. L’associazione Differenzia-ti desidera ringraziare il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano per aver intrapreso questa vertenza territoriale e per non aver mai mollato su ogni fronte, movimento al fianco del quale ci siamo schierati con viva, sincera e positiva partecipazione/contributo. Come associazione ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che hanno operato con noi e per noi (cittadini, tecnici e non solo di alcune precise parti d’Italia), nessuno escluso.
Quest’oggi, dopo due anni e mezzo di lotta, ci sentiamo di aver fatto qualcosa di valido per questo Paese e per questo territorio, oggi ci sentiamo Cittadini.
Quanto riportato dalla sentenza 36740 del 2010 dimostra in sintesi che avevamo ragione. L’impianto di gassificazione dei Castelli Romani è qualcosa che molti hanno definito sciagurato a livello economico e sanitario, un impianto ancestrale che risponde a logiche vecchie nel trattamento rifiuti, soprattutto, a logiche speculative che non risolverebbero in alcun modo la tematica in questione.
Un incoraggiamento sincero (ed anche un grazie) va anche a tutti quei sindaci dei Castelli Romani che avevano chiesto questo impianto nel lontano 2007 e che hanno scelto, dopo valida analisi e documentazione, di tornare sui loro passi, di ricredersi appoggiando ad adiuvandum i comitati cittadini in questa durissima battaglia. Adesso chiediamo con forza a questi primi cittadini di mostrare ulteriore coraggio, di affrancarsi da scelte obsolete come inceneritori, discariche e di portare il bacino dei Castelli Romani dentro una realtà virtuosa della gestione rifiuti. Chiediamo con forza e coraggio a questi sindaci di avviare i primi step di raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni e di migliorarla ulteriorimente dove sia stata già intrapresa con validi risultati.
La vertenza Albano andrà avanti. La palla torna al centro (ricorso al consiglio di stato) sebbene il punteggio sia pesante e, stavolta, a nostro completo favore. Non abbiamo ancora vinto del tutto, ci sarà da lottare duramente, DIFENDIAMO IL VOSTRO FUTURO, cittadini, unitevi a noi.
_Con la sentenza 76340/2010 la prima sezione del Tar del Lazio, presieduta dal giudice Giorgio Giovannini, ha accolto il ricorso principale presentato dal Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano contro il gassificatore dei Castelli Romani. Il Tribunale amministrativo regionale annulla così la contestata VIA emessa dalla Regione Lazio nel marzo 2008, che esprimeva parere positivo sulla realizzazione dell’inceneritore. Accolti anche i ricorsi successivi, quello con cui i “No inc” si opponevano al secondo progetto di inceneritore presentato dalla Pontina Ambiente e al consumo di acqua dell’impianto, ritenuto eccessivo per il territorio. «Abbiamo saputo oggi del pronunciamento del Tar – dice al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento “No inceneritore” –. Siamo contenti, dimostra che le nostre obiezioni contro l’impianto di incenerimento sono fondate. La relazione tecnica che presentammo al Tar è stata stesa con l’aiuto gratuito di tecnici, fisici, geologi… professionisti del settore che hanno detto la loro sull’inceneritore anche a costo di mettere a rischio i loro lavori nel settore. Evidentemente eravamo sicuri di quello che scrivevamo. Il Tar ci ha dato ragione». A sostegno dei “No inceneritore” si erano costituiti, con ricorsi ad adiuvandum, il Wwf e i comuni di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. In questo momento i “No inc” sono in piazza ad Albano per diffondere la notizia tra la cittadinanza. (Fonte, clicca qui)
_Il Tar del Lazio ha annullato la delibera della precedente giunta regionale sul gassificatore di Albano. A annunciare la notizia che “è di qualche giorno fa ma è rimasta coperta dalla fiducia” votata ieri alla Camera, è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha annunciato che il Comune è pronto a ricorrere al Consiglio di Stato. Alemanno ha però ammesso che questa decisione del Tar “indebolisce fortemente l’ipotesi di Albano e rilancia il problema dell’individuazione di nuovi impianti”. Secondo Alemanno, che ha parlato a margine di un convegno della Uir, questi impianti “non dovranno per forza essere due, ma anche uno con una maggiore potenzialità. Il problema più immediato – ha concluso il sindaco – l’alternativa a Malagrotta”. (Fonte, clicca qui)
_Nella giornata di lunedì 13 il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati dal Comitato No inc contro la costruzione del contestato inceneritore di Albano. Il Tar ha annullato la Via, la valutazione di impatto ambientale, che dava l’inizio alla costruzione dell’impianto con non poche controversie politiche per il rilascio dell’autorizzazione da parte della giunta regionale allora guidata da Piero Marrazzo. La notizia del pronunciamento del Tar si è diffusa solo nella serata di oggi quando è stato avvertito il comitato No Inc del giudizio. Sono stati accolti oltre al ricorso principale anche quelli secondari che mettevano in discussione il progetto dell’inceneritore progettato con raffreddamento ad aria e non ad acqua, visto il grave deficit idrico della zona. Ricordiamo che insieme ai ricorsi dei comitati erano stati presentati ad adiuvandum i ricorsi delle amministrazione comunali coinvolte nell’impianto, primo fra tutti il comune di Albano che ha espresso tutta la sua soddisfazione per un vero lavoro di squadra. La notizia del No all’inceneritore da parte del Tar si è subito diffusa tramite il tam tam di facebook e le catene di sms in serata alle ore 22 comitati No Inceneritore e i cittadini sono scesi in piazza sotto il palazzo comunale per festeggiare e diffondere la notizia alla cittadinanza. (Fonte articolo, clicca qui)
_Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR. (Fonte articolo, clicca qui)
20 e 27 novembre in piazza per la vertenza CIP 6
_Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del Meetup Castelli Romani.
Sabato 20 e 27 novembre i Meetup Beppe Grillo di Albano laziale e di Genzano di Roma saranno contemporaneamente nelle piazze di San Pietro ad Albano, piazza di Corte ad Ariccia e piazza IV Novembre a Genzano per sostenere la vertenza Cip 6 intrapresa dall’Associazione “Diritto al Futuro”. Ma di cosa si tratta?
I Cip 6 (o quota A3) rappresentano il 7% della cifra che paghiamo con la bolletta elettrica destinato ai finanziamenti per le energie rinnovabili (energia solare, eolica etc..). In Italia tale quota è stata utilizzata, illegalmente, per la costruzione di inceneritori e simili, per questo c’è stata una condanna da parte dell’Unione Europea. Grazie alla vertenza, portata avanti dall’Associazione “Diritto al Futuro”, sarà possibile, in caso di esito positivo, ottenere la restituzione di quanto pagato illecitamente dal 2001 ad oggi (circa 400 euro per una bolletta di 50 Euro) e pretendere di non pagarlo più per il futuro. Chiunque decidesse di sostenere la vertenza dovrà recarsi presso i punti allestiti nelle piazze con: l’ultima bolletta elettrica di cui è intestatario, carta d’identità, 10 euro per sostenere le spese legali (che verranno restituite in caso di esito positivo) e firmare un contratto che scarica tutta la responsabilità civile del processo all’Associazione. È importante PARTECIPARE per recuperare un diritto che ci è stato sottratto da anni. Per ulteriori informazioni clicca qui e qui.

