Comuni ricicloni

DEDICATO A CHI PENSA CHE OGGI NON SERVA RIDURRE, RIUSARE E RICICLARE

Si è centuplicata in 40 anni la mole dell’ammasso di spazzatura che galleggia in mezzo all’oceano. Fauna marina a rischio

L’avreste forse vista, in qualche foto della serie Ci stiamo fottendo il pianeta, la “Grande Massa di Rifiuti del Pacifico”, nota anche come Pacific trash Vortex, ovvero la più grande discarica del mondo. E’ uno spettacolo impressionante, una distesa quasi solida di bottiglie e sacchetti di plastica, filtri di sigarette, palloni, siringhe, accendini, spazzolini da denti, oggetti vari, che occupa un’area sempre più vasta dell’oceano Pacifico.  Si tratta, per la precisione, di due vortici  formati dalle correnti oceaniche,  uno a 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane, non lontano dalle Hawaii, l’altro nella parte orientale del Pacifico, davanti alle coste giapponesi.

 

 

La sua scoperta, a opera dell’ oceanografo Charles Moore, risale al 1997, ma si sarebbe formata a partire dagli Anni ’50 e la notizia è che le sue dimensioni nel frattempo si sono centuplicate e continuano a crescere in modo costante. Grazie alle navi e alle piattaforme petrolifere, certo, ma anche e soprattutto grazie ai rifiuti che arrivano direttamente dalla terraferma. Lo annuncia uno studio pubblicato a cura di Royal Society journal Biology Letters, raccogliendo l’allarme degli scienziati per la parte meno spettacolare e più infida dell’ammasso, una zuppa di brandelli di plastica di meno di 5 millimetri impastati con idrocarburi e residui chimici che possono mettere a serio rischio la fauna oceanica e, giù per i rami della catena alimentare anche gli esseri umani.

Come in un incubo, la GPGP (Great Pacific Garbage Patch), che ha attualmente le dimensioni del Texas de arriva fino a 30 metri di profondità, è apparsa dal nulla – fino al 1987 non c’era traccia di particelle di plastica nei campioni prelevati per lo studio – e si moltiplica: secondo una ricerca condotta dall’università della California ogni chilometro quadrato di mare, nell’area, contiene fino a 13 mila pezzi di plastica. Che lentamente si disfano in particelle minime, un cocktail micidiale per pesci e uccelli marini. In più bottiglie di plastica e affini rappresentano l’habitat ideale di un insetto noto come sea-skater (pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce. Insetto raro fino a quando doveva deporre le sue uova su legni galleggianti e conchiglie, ora diventato molto prolifico grazie all’estesa superficie a disposizione. Con danni intuibili su tutta la delicata catena alimentare oceanica.

Un bel problema, considerando che una bottiglia di plastica impiega fino a mille anni per biodegradarsi.


Riciclare genera occupazione ma l’Italia non ci crede

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente

_(Fonte articolo, clicca qui) Riciclare rifiuti genera più occupazione a reddito elevato rispetto all’uso di discariche o inceneritori, senza contare il vantaggio economico di non dover acquistare una parte delle materie prime all’estero. E’ quanto afferma l’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde’, secondo cui l’attività di riciclo ha un impatto in termini economici che è circa il doppio rispetto all’interramento dei materiali nel terreno. Secondo il documento, il numero di posti di lavoro legati al recupero dei materiali nei paesi europei ha avuto un boom del 45% fra il 2000 e il 2007. Questo dato tra l’altro non considera l’occupazione legata alla trasformazione delle risorse in alcuni impianti di produzione, ad esempio dei metalli. Considerando il settore del riciclo, la crescita annuale dei posti di lavoro è stata dell’11%, seconda solo a quella del comparto delle rinnovabili (17%), fra il 2004 e il 2008. In rapida salita sono anche i profitti del settore del riciclo dei rifiuti.

Dal 2004 al 2008 il giro d’affari delle categorie di materiali riciclabili nell’Ue è quasi raddoppiato arrivando ad oltre 60 miliardi di euro. Nell’Ue si parla delle seguenti categorie: vetro; carta e cartone; ferro e acciaio; rame, alluminio e nichel; metalli preziosi; altri metalli. Lo sviluppo del giro d’affari delle eco-industrie vede sempre le rinnovabili in pole position (+37% fra 2004 e 2008), ma anche quello del riciclo è stato rapido (+17%). A guidare la crescita del riciclo delle risorse che arrivano dai rifiuti è il boom delle economie asiatiche, che hanno fatto salire il prezzo dei materiali. Un altro fattore è stato quello delle direttive europee sui rifiuti, che hanno contribuito a scoraggiare l’uso delle discariche. Di conseguenza, la quantità di materiale riciclato piazzato sul mercato è cresciuto del 15% fra il 2004 e il 2009.

L’Agenzia europea: “Cruciale riciclare metalli per le tecnologie” – L’Europa ha bisogno dei materiali prodotti dalle attività di riciclo, a beneficio dell’ambiente e anche della bilancia import-export, in particolare per alcune risorse come i metalli rari, dal germanio al platino. E’ questo uno dei leit motiv dell’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde. Secondo lo studio, riciclare metalli rari è essenziale perche l’Unione europea assuma un ruolo da pioniere nelle nuove tecnologie, dalle telecomunicazioni alle energie rinnovabili. Il problema è che l’impiego di queste preziose risorse avviene in piccole quantità in una moltitudine di applicazione e prodotti.

Il sistema di riciclo non si è ancora concentrato su questo fronte e quindi vengono perdute. Attualmente, sono quattordici i materiali grezzi, soprattutto metalli, decisamente importanti per l’economia dell’Unione europea, ma l’analisi dell’Ue mostra che la loro fornitura è fortemente a rischio, considerando la prospettiva nell’arco di un decennio. L’Unione europea infatti non dispone di stock a livello geologico o dispone di riserve limitate dei ‘metalli rari’, la cui domanda invece è destinata a salire, ad esempio per settori come il fotovoltaico e l’eolico. Per questo l’Europa dipende quasi interamente dalle importazioni e il riciclo è cruciale. Per metalli come il gallio, il germanio e l’indio, si stima che il tasso globale di riciclo sia a meno dell’1%, mentre per il rutenio si arriva al 15%, mentre per palladio, cobalto e platino i tassi sono del 60%-70%.

Italia in rosso sul saldo import-export materie-rifiuti – Il riciclo dei rifiuti non riesce a soddisfare la domanda di risorse dell’Ue: questo significa un saldo export-import sempre in rosso e su questo fronte l’Italia non fa eccezione. Nonostante l’aumento dei materiali avviati al riciclo nel 2010, quasi 34 milioni di tonnellate, il saldo esportazioni-importazioni del Belpaese continua quindi ad essere negativo. E’ quanto emerso nel rapporto annuale ‘L’Italia del riciclo’ 2011 promosso da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo i dati del rapporto, il saldo del 2010 è peggiorato rispetto all’anno precedente, con un aumento del 5,3% e un valore di circa 2,5 milioni di tonnellate, contro i 2,4 milioni di tonnellate del 2009.

Negativo il rapporto fra export-import per il settore dei rifiuti ferrosi, per 2,799 milioni di tonnellate (con un incremento sul 2009 del 3,7%), nel settore dell’alluminio, dove il saldo è negativo per 265mila tonnellate (con un aumento rispetto al 2009 del 41,7%), per il legno, con un valore in rosso per 556mila tonnellate (con un incremento del 7,3% rispetto al 2009) e nel settore del vetro, che continua ad essere negativo per 201mila tonnellate (in calo del 13% rispetto al 2009). Fanno eccezione la carta, che si conferma esportatore (saldo di 1,125 milioni di tonnellate, nel 2009 si erano registrati 1,443 milioni di tonnellate) e la plastica (saldo attivo di 129.000 tonnellate, nel 2009 era negativo per 246.000 tonnellate).


Stop a inceneritori e discariche, la nuova Napoli a Rifiuti Zero

ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo, Il Manifesto) Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.

«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.


Il comune più riciclone d’Italia e prossimi appuntamenti vertenza Albano

C’è chi data una certa politica fallisce miseramente, clicca qui, chi tanto per cambiare parla senza sapere, clicca qui, e chi parla poco ma per fortuna ottiene sempre validissimi risultati; basta guardare sotto. Segnaliamo inoltre:

  • Giovedì 21 luglio ore 18.00 assemblea pubblica presso il villaggio ardeatino c/o ristorante ROSA SCARLATTA contro l’illegittimo VII invaso e contro il folle inceneritore Co.E.Ma. I cittadini sono chiamati alla partecipazione diretta.
  • Giovedì 28 luglio ore 18.00 assemblea pubblica incrocio via ardeatina/via tor paluzzi c/o BAR NANDINO. contro l’illegittimo VII invaso e contro il folle inceneritore Co.E.Ma. I cittadini sono chiamati alla partecipazione diretta.

(Fonte articolo, Il Fatto quotidiano, clicca qui). Da quando esiste il Premio dei Comuni Ricicloni non era mai successo che un Comune per due anni di seguito fosse proclamato il “migliore Comune d’Italia”

Ponte nelle Alpi infatti come nel 2010 si piazza al 1° posto assoluto al premio dei Comuni Ricicloni 2011, il più ambito concorso della categoria promosso da Legambiente e patrocinato dal ministero dell’Ambiente.

La giuria composta dai rappresentanti dei Consorzi di recupero degli imballaggi, da Feder Ambiente, dall’Anci ed altri ha scelto tra 1290 comuni italiani in gara non solo in base alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta, dato che vede Ponte nelle Alpi svettare su tutti superando l’86,4%, (la modalità di calcolo utilizzata da Legambiente in realtà non tiene conto delle ulteriori possibilità di riciclo post raccolta, elemento che porta Ponte nelle Alpi ad aver riciclato nel 2010 effettivamente il 90.3% ) ma anche attribuendo un indice di buona gestione valutato in 87,76 che valuta l’effettivo recupero dei materiali raccolti, l’efficacia e la qualità del servizio.

Efficienza, un servizio impeccabile e puntuale, un ecocentro gestito con grande accuratezza, costi di gestione contenuti e tariffe che premiano i comportamenti dei cittadini più virtuosi, educazione ambientale nelle scuole, la determinazione di un’assessore e dell’amministrazione e soprattutto la voglia condivisa di fare la cosa migliore per la propria comunità: ecco la ricetta che ha portato Ponte nelle Alpi, stabilmente al vertice nazionale.

Riciclare significa anche contribuire a ridurre le emissioni in atmosfera, la giuria ha calcolato che le emissioni di C02 evitate da ogni cittadino di Ponte nelle Alpi nel 2010 grazie alla raccolta differenziata e al relativo recupero di materiali, è di ben 105.1 Kg. Si può ben dire che a Ponte nelle Alpi ognuno, con piccoli gesti quotidiani, fa la sua parte per rispettare gli obiettivi di Kyoto.

Il premio è stato ritirato a Roma dal Sindaco Roger de Menech, dall’Assessore all’Ambiente Ezio Orzes e dal direttore della Ponte Servizi srl Stefano Triches, società del comune che gestisce il servizio. Sul palco anche tre operatori del servizio: Bortot Stefano, Prest Giuseppe e Rutigliano Giuseppe a sottolineare il lavoro corale che ha caratterizzato l’esperienza pontalpina.

L’eccellente risultato, riempie di orgoglio l’amministrazione comunale e l’Associazione Comuni Virtuosi, il personale della Ponte Servizi srl che vede premiato il lavoro, l’impegno e l’entusiasmo dedicato all’ottima gestione del servizio e soprattutto i cittadini di Ponte nelle Alpi veri protagonisti di questa rivoluzione culturale guardata con ammirazione dall’Italia intera.


Galan, l’ultima follia

Sugli inceneritori, una voce fuori del coro, quella del governatore Galan che dice: io prometto che ci saranno. Il presidente teme, infatti, che di questo passo nemmeno nei prossimi cinque anni si riusciranno ad autorizzare i due impianti chiesti dagli industriali. “E’ vero, cinque anni non sono stati sufficienti a dare gli inceneritori agli industriali di Treviso ma il problema vero è che si rischia che non lo siano neanche i prossimi cinque” ha detto il presidente della Regione a margine del consiglio generale di Confindustria Veneto, a Treviso. “Questo – ha aggiunto – è uno di quei temi complicati, difficili, in cui i localismi in alcune concezioni rischiano di prevalere sugli interessi generali. Io prometto che ci saranno. Non so se altrettanto possano promettere altri che si candidano alle prossime regionali. Ma se prevalgono i localismi e i campanili non si va da nessuna parte, non si fanno Passante, rigassificatore e non si guarda all’internazionalizzazione”. “Noi – ha concluso – sappiamo benissimo che due inceneritori sono indispensabili, se no finiamo come Bassolino in Campania”. (Fonte articolo, qui)

Piuro è ancora in testa nella classifica dei comuni “ricicloni” stilata da Legambiente in provincia di Sondrio. Come lo scorso anno l’amministrazione guidata dal sindaco Paolo Lisignoli guadagna il primo posto in provincia con un ragguardevole 78,60% di raccolta. Il comune della Bregaglia italiana non entra nella classifica generale ai primi posti solo per l’indice di gestione (che tiene conto di altri parametri come la quantità di rifiuti prodotta rispetto alla popolazione).
Un dato inferiore a quello di comuni come Andro, primo in classifica, ma comunque ampiamente positivo.  Il secondo dato significativo riguarda, invece, il comune capoluogo di provincia. Nella classifica dei capoluoghi di provincia dopo Lecco sale Bergamo che recupera una posizione su Varese che scende al terzo posto. Seguono la new entry Monza e Sondrio. Anche quest’anno a causa dell’innalzamento della soglia minima di raccolta differenziata per l’ingresso in classifica, fissata per il 2008 al 45% rispetto al vecchio 40%, restano fuori dalla classifica i capoluoghi di Brescia, Mantova, Como e Lodi.
Costante negativa resta l’esclusione di Milano e di Pavia che in 6 anni non hanno mai messo piede in classifica, restando inchiodate rispettivamente al 32,7% e al 28,1% di raccolta differenziata. Il dato sondriese è del 45,90 per cento. In crescita ma ancora lontano dall’obiettivo fissato dal decreto Ronchi del 60% entro i prossimi due anni. Sugli oltre 1500 comuni lombardi in gara, sono 627 quelli che si possono fregiare dell’entrata nella classifica dei Comuni Ricicloni 2009, un numero in aumento rispetto all’edizione precedente (588) nonostante i criteri più severi imposti per l’ingresso in classifica.
«Non basta l’elevata percentuale di raccolta differenziata per vincere la classifica dei ricicloni – spiega la responsabile del rapporto, Lidia Crivellaro – occorre dimostrare di avere un sistema di gestione che garantisca, a costi competitivi, di produrre frazioni di buona qualità , riducendo gli scarti in fase di riciclaggio, ed anche di mettere in campo politiche locali per la riduzione complessiva della produzione di rifiuti». Se fossero ottenuti i risultati previsti dalla legge, secondo Legambiente, alla Lombardia non servirebbero nuovi inceneritori.
«La Lombardia, con il 40% dei rifiuti trattati in inceneritori, è la regione italiana più dotata di questo tipo di impianti che, oltre a porre problemi di sicurezza e di inquinamento, non sono per nulla efficienti nel recupero di materiali ed energia – dichiara Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente. La buona notiziaè che, raggiungendo gli obiettivi di riciclaggio e riduzione dei rifiuti previsti dalle norme europee, alla nostra regione non serve costruire nemmeno un nuovo inceneritore. Ma questo non significa che siamo a posto: occorre infatti dotarsi di nuove impiantistiche per il trattamento biologico della frazione organica dei rifiuti e dei reflui, da cui è possibile ricavare biometano e fertilizzanti organici: questa è la sfida tecnologica necessaria a rendere davvero autonoma la Lombardia». (Fonte articolo, qui)