Comunità scientifica

Inceneritori, polveri sottili e nanoparticelle

Polveri sottili: inquinamento atmosferico e danni alla salute

La lotta all’inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati: sui giornali e alle ‘tavole rotonde’ si fa un gran parlare di danni ambientali e di surriscaldamento del pianeta, ma non bisogna trascurare gli effetti nocivi che l’inquinamento ha sulla salute umana. E’ ormai noto, infatti, che il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.

L’Unione Europea ha approvato direttive che stabiliscono i valori limite degli inquinanti      dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, una miscela di polveri di diversa dimensione, origine e composizione che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le particelle sospese (o TSP – Particolato Totale Sospeso) comprendono polveri ‘grosse’ PM10, particelle respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe), polveri sottili (PM 2.5 – con diametro inferiore a 2,5 micrometri) e polveri ultrasottili. Le polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a diesel o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). In inverno i loro valori sono superiori a quelli estivi, cosi come aumentano con la nebbia e con l’assenza di vento. Le polveri sottili ed ultrasottili rappresentano l’inquinante più dannoso per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccole dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza, penetrano negli ambienti chiusi, vengono facilmente inalate e possono raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Gli effetti nocivi sulla salute Gli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono essere ‘acuti’ (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, asma bronchiale, disturbi circolatori) oppure – nei casi di esposizione per lungo periodo – di tipo ‘cronico’ (tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, BPCO). I principali studi condotti in Europa e Stati Uniti sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro sono concordi nel valutare che alti tassi di polveri sottili comportano sostanziali incrementi dell’incidenza del tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.

Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle

Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.

Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).

In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori. Cliccare qui.

Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.

Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.

Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.

Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all’interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall’esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.

Fonte: sporchi da morire


Inceneritori addio

_(Fonte articolo, clicca qui) Qualche addetto ai lavori li chiama “giacimenti metropolitani” sconfessando una valutazione errata, ancora radicata nella mentalità comune, secondo la quale i rifiuti sono mondezza da far sparire bruciandola negli inceneritori o seppellendola nelle discariche.

Sì, perché i materiali già utilizzati, se trattati con tecnologie appropriate, sono una miniera da cui estrarre risorse preziose ed energia pulita. Gli impianti ci sono già. E sono tutti in Italia. Sono le moderne e diversificate tecnologie di trattamento meccanico-biologico (TMB) che fanno retrocedere gli inceneritori a quella funzione residuale di chiusura del “ciclo” di gestione dei rifiuti stabilita dalla Legge europea ed italiana. Ma volendo, rendono possibile la totale eliminazione di quelli che, con un eufemismo italico, sono chiamati termovalorizzatori. Vediamo come.

È sufficiente trattare ogni tipologia di rifiuto con la tecnologia più appropriata per ottenere nuova materia da riutilizzare, insieme alla produzione di energia pulita. La componente organica come gli scarti di cucina e della ristorazione può essere inviata alla digestione anaerobica (in assenza di ossigeno) dalla quale si produce biogas e compost di qualità, con un processo di trasformazione aerobica del “digestato ” risultante dalla fase precedente. La frazione secca (la carta e la plastica ma anche il vetro ed i rifiuti elettrici ed elettronici, i cosiddetti RAEE) può essere separata con passaggi successivi su nastri trasportatori forniti di lettori ottici a raggi infrarossi che suddividono la carta dalla plastica e selezionano le plastiche per tipo o per colore.

Gli ultimi arrivati sono i lettori a raggi X che ripuliscono in modo automatico i rifiuti organici destinati alla digestione anaerobica dal vetro o da eventuali sassi “leggendo” la densità atomica specifica di ciascun materiale. Ma le tecnologie utilizzabili per separare i materiali postutilizzo già in uso da tempo sono tante: deferrizzatori basati su sensori elettromagnetici, separatori a correnti parassite impiegati per selezionare le lattine di alluminio, separatori balistici, classificatori ad aria e tante altre ancora.

Una novità rispetto al passato è che le plastiche considerate non riciclabili fino a poco tempo fa e destinate a diventare cdr (combustibile da rifiuti bruciato negli inceneritori), oggi possono essere riutilizzate dopo essere state trasformate in granuli mediante un processo meccanico a circa 200 gradi chiamato “estrusione”. Rispetto alle altre tipologie di plastica considerate di maggior pregio cambia solo la destinazione d’uso: i granuli, di diverse pezzature, derivanti da queste plastiche trovano la loro collocazione in edilizia in sostituzione della sabbia oppure sono usati per stampare manufatti destinati all’arredo urbano come panchine, cestini per i rifiuti, dissuasori di velocità, pali per edilizia o addirittura tegole per tetti. Esistono anche impianti di trattamento dei rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade che ci restituiscono il 75% di materiali come ferro, sabbia, ghiaia di varie dimensioni, tutti lavati, selezionati e privi di componenti nocive e a norma di legge.

Per la parte residua (non più del 20% del totale) la chiusura del ciclo della gestione dei materiali postutilizzo senza inceneritori è possibile con Thor, un mulino ideato dal prof. Paolo Plescia, ricercatore dell’Igag-Cnr che raffina i materiali di qualsiasi tipo esercitando su di essi pressioni di tipo meccanico che vanno dalle 8000 alle 15000 atmosfere. La materia così trattata si riduce a dimensioni microscopiche. È sterile, inodore ed ha un potere calorifico superiore al cdr di qualità, rispetto al quale ha il vantaggio di essere purificata da scorie nocive come lo zolfo ed esente da idrocarburi policiclici. Secondo il prof. Plescia può essere utilizzata in impianti già esistenti “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore ed i sistemi di riscaldamento centralizzati”.

Ma l’Unione Europea con la Direttiva 2008/98CE ci sollecita a concentrare i nostri sforzi sul design ecologico dei materiali nell’atto stesso della progettazione per dissociare la crescita economica dalla produzione dei rifiuti. La progettazione dei materiali deve facilitare l’uso efficiente delle risorse durante l’intero ciclo di vita e comprendere la riparazione, il riutilizzo, lo smontaggio ed il riciclo finale. Così pure la sfida per le imprese è quella di realizzare un circolo virtuoso dove gli scarti e i sottoprodotti di un’industria diventano materiale da utilizzare in altri processi produttivi, come avviene in natura.

Tutti i rifiuti urbani e gran parte di quelli classificati come “speciali” compreso il car fluff (i residui provenienti dalla rottamazione degli autoveicoli) possono essere gestiti in modo sostenibile con un risparmio di energia quattro volte in più rispetto a quella prodotta con l’incenerimento. Ai vantaggi energetici conseguenti al riciclo si aggiungono quelli economici e ambientali come dimostrano numerose ricerche italiane e straniere tra cui, nel 2010, la pubblicazione delle Nazioni Unite “Waste and Climate Change”.

Dopo queste brevi considerazioni viene spontanea un domanda. Dovendo scegliere tra due percorsi per gestire i rifiuti, l’uno più vantaggioso sul piano energetico ed economico e meno impattante sull’ambiente, l’altro più rischioso per la nostra salute e remunerativo solo per le ristrette lobby dei produttori e gestori di inceneritori, perché non seguire quello più sicuro e vantaggioso per tutta la comunità nazionale, rispettando una volta tanto il principio di precauzione?
Con le nuove tecnologie la realizzazione della società del riciclo prevista dalla legislazione europea è molto più vicina. Ora tutto dipende esclusivamente dalla volontà di chi ci governa.


Nasce a Capannori il Coordinamento nazionale Verso Rifiuti Zero

_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui). Servono dieci passi per far diventare la spazzatura soltanto un ricordo. Niente congegni complessi o progetti utopici, ma buone pratiche e impegni concreti: di questo c’è bisogno per vincere una sfida che riguarda l‘umanità intera, quella della sostenibilità ambientale. Facile a dirsi, ma non altrettanto a farsi? Il bello sta proprio qui: nel progetto Rifiuti Zero, chiunque può fare la sua piccola parte per salvare il pianeta. Ed ecco che con il poco di tutti si arriva lontano.

È questo il pensiero positivo dell’ideatore della strategia Zero Waste Paul Connett, presente a Capannori nella giornata di sabato 8 ottobre in occasione del meeting “Giornate Internazionali: esperienze comuni verso rifiuti zero”. Nel Comune capannorese, il primo in Italia ad adottare nel 2007 la delibera Rifiuti Zero, il docente non ha mancato di ribadire i capisaldi di un piano che ha contagiato ormai tutto il mondo.

“Zero Waste – spiega il professore – è innanzitutto un piano a “bassa tecnologia”: vale a dire che la maggior parte degli impianti necessari possono esser progettati e costruiti da aziende locali”.

“Questo significa – aggiunge passando al secondo punto –assicurare al territorio più occupazione, opportunità per la sua impresa e, in generale, una maggiore ricchezza. L’intento è quello di combattere il processo di privatizzazione condotto dalle grandi multinazionali, favorendo così gli interessi delle comunità locali”.

“Puntare dritto alla sostenibilità ambientale: questa è la direzione da seguire, la sfida più importante rimasta da giocare – afferma -. Se l’umanità intera consumasse come fanno attualmente gli Americani, servirebbero ben quattro pianeti come la Terra; se prendesse invece a modello gli Europei, ne servirebbero almeno due. Inutile dire che il mondo è uno solo: sta a noi cambiare qualcosa per invertire la rotta. E questo processo di rinnovamento può avere origine proprio dai rifiuti, una realtà che riguarda tutti e che può far sentire tutti protagonisti del cambiamento”.

“Non c’è niente di utopico e irrealizzabile in questo progetto – dichiara Paul -: a confermarlo è il fatto che ciascuno degli ingranaggi necessari al funzionamento di Zero Waste è ora in funzione in una qualche parte del mondo. Ciò testimonia l’estrema concretezza e la credibilità del piano”. “Rifiuti Zero è democrazia – ammette -: attraverso lavoro e ricerca sul residuo, vengono coinvolte tutte le componenti della società per il miglioramento del sistema”. “Tra queste ultime, ad esser chiamati in causa – specifica – sono sicuramente gli esperti più prestigiosi nell’ambito dell’educazione e istruzione, ma anche gli studenti hanno un ruolo importante”. “Il messaggio che lanciamo è positivo – sostiene -. Preferiamo non inoltrarci nella selva dei “no ad ogni costo”, ma dire moltissimi sì: sì al lavoro, sì al porta a porta, sì al riuso”. “Si parte dai rifiuti per fare comunità – confessa Paul -. Zero Waste è infatti un progetto inclusivo e volto a rafforzare i legami tra le persone che lottano per la stessa causa”.“Per un mondo senza rifiuti, politici e cittadini devono camminare sulla stessa strada – sottolinea -: chi ha cariche istituzionali è chiamato a non disperdere la creatività della popolazione, ma anzi a farne tesoro”. “Con Zero Waste – conclude – si inietta ottimismo nelle vite di giovani e bambini, resi inevitabilmente cupi e tristi dall’attuale situazione in cui versa in pianeta e dalle non rosee previsioni annunciate”. Ed infine “l’undicesimo comandamento”: “make love, not waste”. Un messaggio forte e chiaro per un mondo più pulito e vivibile ed una comunità meno consumista e più felice.

_(Fonte articolo, Ciacci Magazine, clicca qui) Non poteva che partire da Capannori il percorso che porterà alla nascita del Coordinamento Nazionale “Verso Rifiuti Zero”, organo che racchiuderà i comuni sostenitori della strategia per l’abbattimento del materiale di scarto non riciclabile né riutilizzabile ideata da Paul Connett. È infatti dove la filosofia Zero Waste ha mosso i suoi primi passi in Italia che sabato 8 ottobre, in occasione del meeting “Giornate Internazionali: esperienze comuni verso rifiuti zero”, sono state poste le basi per poter unire in una forma giuridica strutturata i 56 enti locali aderenti al progetto. Già stabilita una road map di massima. Previsto entro la fine di novembre un nuovo incontro a Capannori per la redazione di una bozza di statuto, con l’obiettivo di giungere a primavera 2012 all’effettiva e ufficiale costituzione del Coordinamento.

“Serve essere uniti e coesi per vincere le grandi battaglie come quella dell’azzeramento dei rifiuti – dichiara il sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro -. Per questo è importante creare un coordinamento che permetta alle singole amministrazioni di fare sistema, così da avere maggiore voce in capitolo nei tavoli istituzionali. L’unione è la strada da seguire per giungere al traguardo che ci attende nel 2012: passare dagli attuali 56 a 100 comuni aderenti a Zero Waste”. “È guardando all’esempio della sinergia tra cittadini e istituzioni che si è creata in occasione del recente referendum sull’acqua – interviene l’assessore all’ambiente del Comune di Capannori Alessio Ciacci – che possiamo intuire quanto sia vincente la strategia del “fare rete”. Uniti dobbiamo far capire a chi ancora non è dei nostri che Rifiuti Zero è sinonimo di vantaggi non solo ambientali, ma anche economici e sociali”. Tante le proposte già avanzate per la creazione di un’agenda comune che possa scandire il percorso da affrontare. “Affinché il cammino insieme possa essere realmente proficuo – specifica Gianluca Fioretti, presidente dell’associazione Comuni Virtuosi – è opportuno che nello statuto del Coordinamento compaiano chiari riferimenti a quelli che sono gli obiettivi di Rifiuti Zero, vale a dire la piena sostenibilità e la tutela dei beni comuni. Avremo così fondamenta più solide per poter procedere più speditamente verso gli obiettivi stabiliti”.

“È altresì importante – aggiunge Rossano Ercolini, responsabile del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori – che alla base di questo nuovo organismo vi siano i presupposti per un’interazione con le agende delle realtà europee e internazionali. Nella fase di elaborazione dello statuto sarà quindi necessario prevedere gli strumenti adatti ad una sinergia tra le realtà aderenti a Rifiuti Zero presenti a livello globale”.

“Da non dimenticare è anche la rilevanza della partecipazione attiva della società civile nell’attuazione della strategia Zero Waste – prosegue Ercolini -. Gli spazi privilegiati ad essa preposti all’interno del nascente Coordinamento saranno quelli degli Osservatori, strutture in grado di monitorare e verificare il percorso delle amministrazioni verso la meta dei rifiuti zero”.

A dare il proprio contributo per la costruzione di un’agenda comune anche Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), una delle new entry di Zero Waste Italia. “La comunicazione e lo scambio tra gli attori di questo percorso – commenta Concetta Mattia, rappresentante Anpas – rappresentano elementi imprescindibili per poter giungere a buoni risultati. Per questo è più che mai auspicabile la creazione di uno spazio deputato al confronto e al dialogo all’interno del sito del Comune di Capannori”.

In attesa del prossimo appuntamento previsto per il mese di novembre, saranno promossi incontri su tutta la penisola per far conoscere il percorso partito a Capannori e sostenere nuove adesioni a Rifiuti Zero. Sarà inoltre istituito un comitato con il compito di gestire la fase di formalizzazione e istituzione del Coordinamento.

Hanno aderito alla strategia 56 Comuni di tutta la penisola, tra cui Capannori, primo in Italia ad avere aderito alla strategia “Rifiuti Zero” nel 2007, Napoli, Carrara, La Spezia, Forte dei Marmi (Lucca), Monsano (Ancona), Aviano (Pordenne) e Calatafimi (Trapani) per un totale circa 2 milioni di abitanti.


Blob RAI Tre – Il Valzer della Monnezza (Malagrotta, Albano, Terzigno)

_Vedi Roncigliano e poi muori. Fuori la criminale speculazione tumorale rifiuti dai Castelli Romani. Si riciclo, si riuso, si differenziata porta a porta, subito.

 


Non ci sono accordi per “Malagrotta Bis”

(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). Mamma mia che gatta da pelare la «monnezza» di Roma. Tutti litigano e i rifiuti restano a Malagrotta. La miccia dell’ultima polemica è stata accesa dalla scoperta dell’ultim’ora del protocollo d’intesa che il sindaco Gianni Alemanno e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, avrebbero firmato il 13 dicembre scorso: un accordo senza alcun valore, per una discarica da realizzare nell’area militare del poligono di tiro «la Farnesiana» ad Allumiere. La data sul documento, infatti, è antecedente al primo gennaio 2011, giorno a partire dal quale ogni decisione sui rifiuti, programmazione compresa, è passata alla Regione. E il protocollo è carta straccia. Ma quando in serata la governatrice del Lazio Renata Polverini chiarisce che sui rifiuti «competente è la Regione» in una lettera al sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio e che nessuna discarica si farà lì, ormai il caso è scoppiato. I primi cittadini della Tolfa minacciano mobilitazioni. E l’opposizione ci sguazza. Il toto-rifiuti nel Lazio riparte ieri mattina. Sul sito militare alle porte di Roma, Alemanno aveva detto che «Allumiere è solo una delle tante ipotesi. Attendiamo che la Regione Lazio faccia le sue valutazioni». Renata Polverni è al San Camillo Forlanini insieme al presidente Napolitano e il ministro Fazio, a inaugurare il primo reparto dedicato ai pazienti in stato vegetativo. E ci scappa la domanda sul post Malagrotta ad Allumiere. «Ero a conoscenza del protocollo – ammette la governatrice -. Allumiere era una delle possibilità» ma aggiunge «secondo noi la meno percorribile». E sottolinea che «questo protocollo non ha assolutamente valore vincolante».

Poi sollecitata dai giornalisti che le domandano se ne avesse parlato con il sindaco Alemanno, Polverini risponde: «ne parliamo sempre, è un problema che dobbiamo condividere». Secondo la governatrice, infine, la questione del post-Malagrotta «la stiamo gestendo bene». A fine mattinata arriva la smentita. «Non ci sarà alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere», dichiara Polverini in una nota. «Ho parlato con il sindaco di Allumiere, che mi ha telefonato, gli ho confermato che sulla base delle valutazioni che la Regione Lazio ha già effettuato, anche in relazione alle condizioni ambientali e infrastrutturali del territorio, non si realizzerà alcuna città dei rifiuti ad Allumiere». L’ipotesi, tra l’altro, è giudicata «complicata da realizzare» dall’assessore regionale all’Ambiente Pietro Di Paolo secondo cui «in merito al sito dove collocare la discarica che sostituirà quella di Malagrotta stiamo effettuando una valutazione approfondita che parte dal territorio del Comune di Roma per estendersi all’area provinciale. Non esiste ancora una soluzione che possa dirsi definitiva». Ma solo in serata si apprende che il protocollo pietra dello scandalo non vale un fico secco perché superato dalle nuove competenze che spettano alla Regione. E post Malagrotta resta in alto mare. Nel ventaglio delle opzioni restano: Monti dell’Ortaccio (in Xv Municipio, resa disponibile dallo stesso proprietario Manlio Cerroni ma scartata da Alemanno perchè troppo vicina a Malagrotta) e le cave di Riano. Sul protocollo Allumiere ha preso nuovamente posizione anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

«Sarebbe uno sgarbo e una furbizia che complica ancora di più la complessa vicenda della gestione dei rifiuti della Capitale. Un metodo per governare poco serio». «Ho inviato una lettera ad Alemanno, al ministro La Russa, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio per sapere se corrisponde al vero che sia stato sottoscritto – fa sapere il sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio – Se così fosse si sappia che noi faremo opposizione a tutti i livelli. Sono pronti a mobilitarsi 15 comuni». «Non siamo merce di scambio tra partiti e nemmeno pupazzi a disposizione di chi non ha il coraggio di risolvere sul proprio territorio i propri problemi» ha detto il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini che, se fosse vero, proporrà «a tutti i Sindaci dell’Alto Lazio e in particolare del nostro territorio di riunirci in una manifestazione pubblica a Civitavecchia all’aula Pucci per mettere uno stop definitivo a progetti che non hanno senso né rispettano i territori della Provincia». E il presidente dei Verdi Angelo Bonelli gli ha fatto eco: «Allumiere si trova in un’area naturale protetta, istituita in base a una direttiva europea che il sindaco Alemanno sta violando. Per questo motivo stiamo inoltrando un esposto all’Ue per attenzionare Bruxelles».


Diossina e salute: riflessioni di un medico – Dott.ssa Patrizia Gentilini

_GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Riceviamo anche noi (unitamente alla stampa) una lettera della Dott.ssa Patrizia Gentilini (ISDE). Ne diamo ovviamente piena diffusione. Buona lettura.

_Gentile Direttore,

con il recente scandalo di polli e uova tedesche alla diossina si ripropone ormai un rituale ricorrente e costante circa la sicurezza alimentare (ricordiamo le mozzarelle campane, le pecore pugliesi, i suini irlandesi, i polli toscani) e che – proprio per queste sue caratteristiche – rischia di passare, come una notizia fra le tante, cui non si dedica l’attenzione che merita. Col termine diossina si intende la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota come “diossina di Seveso” a causa dell’incidente occorso a Seveso nel 1976, pericolosa a dosi infinitesimali (miliardesimi di milligrammo) e che è stata definita la sostanza più pericolosa mai conosciuta; affini a questa molecola ve ne sono tuttavia altre centinaia, con caratteristiche simili per cui si parla genericamente di “diossine”. Senza entrare troppo nei particolari ricordo che si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso pesce, latte, carne, uova e formaggi in cui si accumulano essendo liposolubili.

Vengono trasmesse dalla madre al feto sia durante la gestazione che attraverso l’allattamento; a questo proposito dai pochissimi studi eseguiti- spesso per iniziativa spontanea dei cittadini sul latte materno, risulta che un lattante di di 5 kg si trova ad assumere quote di diossine variabili da alcune decine fino a centinaia di volte superiori al limite massimo indicato dall’UE.

Le diossine rientrano nel grande gruppo di sostanze denominate interferenti endocrini, agenti cioè che mimano l’azione degli ormoni naturali interferendo e disturbando funzioni complesse e delicatissime quali quelle immunitarie, endocrine, metaboliche e neuropsichiche. L’esposizione a diossine è correlata allo sviluppo di tumori (per la TCDD, linfomi, sarcomi, tumori a fegato, mammella, polmone, colon) nonchè a disturbi riproduttivi, endometriosi, anomalie dello sviluppo cerebrale, diabete, malattie della tiroide, danni polmonari, metabolici, cardiovascolari, epatici, cutanei e deficit del sistema immunitario. Forse non tutti sanno che trattandosi di sostanze così pericolose nel 2004 è stata stilata a Stoccolma una convenzione, sottoscritta da 120 paesi fra cui l’Italia, per vietare la produzione intenzionale ed imporre la riduzione di quella non voluta, peccato che il nostro paese sia stato l’unico a non averla poi ratificata! Queste sostanze si formano in particolari condizioni di temperatura in presenza di Cloro per cui ogni processo di combustione, in particolare di plastiche, porta alla loro formazione e sono presenti non solo nei fumi ma anche nelle ceneri degli inceneritori. A questo proposito segnalo l’ennessimo, recentissimo, studio (1) che correla queste sostanze emesse da inceneritori ai linfomi Non Hodgkin.

Lo studio è stato condotto in Francia su 34 pazienti affetti da linfoma residenti nell’area di ricaduta dell’inceneritore di Besancon e su 34 sani . In tutti sono stati dosati nel siero queste sostanze trovando livelli sempre più alti e statisticamente significativi nelle persone esposte. Peccato che nello studio Moniter, quello condotto dalla regione Emilia Romagna per valutare le ricadute degli 8 inceneritori presenti sul territorio, le diossine non siano state ricercate dove queste si accumulano, ovvero su matrici biologiche, nè tanto meno nel corpo delle persone o sul latte materno delle mamme esposte! Tuttavia, anche quando le diossine sono state ricercate e trovate, come nelle indagini eseguite in seguito allo sforamento del 2007 dell’inceneritore di Montale, indagini -ricordo- che hanno dimostrato in ben 6 su 10 campioni di polli, livelli ben oltre i limiti di legge, nessuna ordinanza di divieto al consumo è stata emanata, prassi consolidata in situazioni analoghe. Ricordo che nei due mesi di funzionamento, da maggio a luglio 2007, si può stimare che dall’inceneritore di Montale (facendo una media dei valori emersi dalle analisi) siano stati emessi oltre 50 milioni di nanogrammi di diossine, ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in 14 mesi di attività e pari alla dose massima tollerabile per circa un milione di individui adulti in un intero anno. Ma torniamo all’attuale scandalo, che si presta ad alcune considerazioni interessanti. Innanzi tutto esso viene fatto risalire alla somministrazione di mangimi contaminati da oli industriali ed altri inquinanti ai poveri animali, ma questo rischia di oscurare una altra recente notizia comparsa in precedenza (clicca qui) circa la contaminazione, oltre i limiti consentiti dalla legge, di ben il 28% di polli allevati all’aperto in Germania – che, lo ricordiamo, è il paese che ha il maggior numero di inceneritori, acciaierie ed impianti industriali in Europa-, quindi polli “ruspanti”, quelli che siamo abituati a considerare i più sicuri perchè allevati in modo naturale. Questo dato deve fare molto riflettere, perchè parlare solo dei polli contaminati per colpa dei mangimi e non anche di quelli esposti alle ricadute di acciaierie, inceneritori ed altri impianti produttori di diossine, rischia di non mettere sufficientemente a fuoco le conseguenze che uno “sviluppo” industriale dissennato ha comportato, quasi questo fosse meno colpevole di chi ha deliberatamente nutrito gli animali con mangimi contaminati. Nel primo caso la colpa è infatti dell’ “ambiente”, ovvero di una entità che ci può apparire astratta ed il cui stato non viene percepito come una diretta conseguenza di assurdi comportamenti umani. Non credo ci voglia molto a capire che avere distrutto la civiltà contadina, avere avvelenato il territorio con pesticidi e con le ricadute di impianti assurdi ed inquinanti come gli inceneritori non solo arreca incalcolabili danni all’ambiente e alla salute, ma mina la possibilità stessa di sopravvivenza delle generazioni future.

Proprio oggi 8.1.2011 ho visto una figura sul Sole 24 Ore con dati relativi all’agricoltura europea, che mostra come l’Italia sia destinata al fallimento anche sotto il punto di vista agricolo, settore primario, da cui tutti gli altri discendono e che dovrebbe rappresentare l’eccelenza nel nostro paese noto in tutto il mondo come patria del buon cibo. Da questo grafico emerge infatti che l’ andamento dei redditi agrari del 2010 rispetto al 2009 è: EU +12.3, Danimarca +54.8 (e per il 2050 ha pianificato l’uscita dal fossile), Olanda +32, Francia + 31, Germania + 23, Spagna + 7, Italia – 3.3 (con calo sup. agricola di 19.200 kmq negli ultimi 10 anni), UK -8.2, Grecia -4.2, Romania – 8.2.

Tutte queste riflessioni vogliono ancora una volta ribadire il concetto che è arrivato il momento del cambiamento, dobbiamo riconoscere il fallimento del modello di sviluppo dell’attuale società che evidentemente non si cura delle conseguenze delle proprie scelte e che è arrivata perfino a contaminare le basi stesse dell’alimentazione inquinando anche l’alimento più prezioso al mondo: il latte materno!

Preoccuparsi dell’infanzia e delle possibità di sopravvivenza delle generazioni future dovrebbe essere al primo posto nei pensieri di una comunità civile.

Cordiali saluti.

Patrizia Gentilini – Medico oncologo ed ematologo

(1) Viel J. et al Increased risk of non Hodgkin Lymphoma and serum organochlorine concentrations among neighbors of a municipal solid waste incinerator, Environ Int (2010)


Arsenico dentro – Blob 9 dicembre 2010, emergenza acqua Castelli Romani

_La sagra dei metalli pesanti nell’acqua (l’Ue ha confermato quanto i cittadini vanno dicendo da anni) e presto la sagra dei rifiuti. Come vogliono i Castelli Romani del futuro: distruggendo quel poco che resta. Vogliono darcela a bere.


RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano

_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale  blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante  ora dieci sindaci dei Castelli Romani  siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari  ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.

Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.

  • Perchè diciamo NO. Clicca qui.
  • Le alternative. Clicca qui, qui, qui e qui.

_BLOB, PROFUMO.

  • La Dott.ssa Patrizia Gentilini (ISDE Italia) al nostro convegno “EcoBalle & EcoMafie”. Intervento integrale, clicca qui.
  • Intervista al Dott. Stefano Montanari (Nanodiagnostics Modena). Clicca qui.
  • Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”. Clicca qui.

Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”

_I Castelli Romani continuano a respirare la crescente preoccupazione riguardante lo speculativo “gassificatore” di rifiuti che l’ente Regione Lazio ed i consorzi interessati vorrebbero edificare nel cuore dei Castelli Romani, tra vigneti Doc e nuclei abitativi di 14.000 persone, passando per potenziali nuovi ospedali e scuole a portata di camino. Data la tematica assai delicata, ecco che l’informazione, in questo caso scientifica, recita come sempre un ruolo fondamentale. Elemento di sintesi in grado di coniugare consapevolezza e metro di giudizio, senza lasciare i cittadini nell’oblio dell’imperante fatalismo. Per capirne di più abbiamo quindi intervistato il Dott. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena (www.nanodiagnostiscs.it & www.stefanomontanari.net) e ricercatore attinente le patologie derivanti dal particolato ultrafine.

Dott. Montanari, innanzitutto, quando si parla di nanoparticelle?

C’è un po’ di confusione sull’argomento. Di fatto, ogni disciplina scientifica le definisce in modo diverso dalle altre, e questo in base al comportamento di cui quella disciplina stessa si occupa. Per quanto ci riguarda, nel nostro settore specifico possiamo definire nanoparticella ogni granello che abbia un diametro inferiore al micron, dove un micron è un millesimo di millimetro.

Sono degradabili in natura?

Esiste un’enorme quantità di nanoparticelle che sono degradabili. Tra queste, ad esempio, quelle prodotte dal mare. In quel caso si tratta in genere di particolato solubile nell’acqua come, ad esempio, il cloruro di sodio che altro non è se non il sale da cucina. Le particelle di cui noi c’interessiamo, invece, non sono degradabili.

Da quali fonti esse hanno origine?

La fonte più frequente è quella combustiva. Se io brucio qualcosa, rompo le molecole di cui quel qualcosa è costituito, e non è raro che quello spezzettamento sia abbastanza spinto da separare gli atomi di cui le molecole sono fatte. Questi atomi, poi, lasciano rapidamente il luogo della combustione. Non appena la temperatura si abbassa, gli atomi si ricombinano, e lo fanno spesso formando delle leghe di composizione casuale, non degradabili. Ma esiste anche la possibilità che le particelle si formino a freddo, ad esempio per fenomeni di frizione come accade, per esempio, nei freni delle automobili. Altre particelle, chiamate secondarie, si formano per condensazione di alcuni gas generalmente prodotti dalle combustioni, e parlo di ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca, ecc. Questi, liberati in atmosfera, nel volgere di alcuni giorni reagiscono con sostanze come l’ozono, il vapore acqueo e i radicali liberi formando grandissime quantità di altre particelle che, tra le altre caratteristiche, hanno quella di trasportare inquinanti come, tra gli altri, le diossine.

Possiamo quindi considerare gli impianti di smaltimento a caldo dei rifiuti (inceneritori) come “attori” responsabili dell’emissione di gran parte di queste polveri nanometriche in atmosfera?

Sì, certo. Un’aggravante è quella della varietà di composizione del particolato prodotto dagl’inceneritori. Dato che all’incenerimento sono destinati rifiuti di composizione quanto mai varia e praticamente imprevedibile, è del tutto ovvio che ciò che esce è vario ed imprevedibile. Le particelle sono patogene in quanto tali, vale a dire in quanto corpi estranei che entrano nell’organismo per non uscirne più. Ma sono patogene anche per la loro composizione. Credo sia facile capire che una particella a base di ferro sia meno aggressiva di una a base di arsenico o di piombo o di mercurio.

Un aspetto che non ho mai capito: d’accordo, in Italia siamo soliti definire una stessa cosa con termini multipli e spesso impropri. A suo avviso è questo il caso dei termini inceneritore, termovalorizzatore e gassificatore?

Lo so: il nome è sgradevole ma si tratta in ogni caso d’inceneritori, visto che ciò che fanno è ridurre in cenere i rifiuti. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana creata apposta per addolcire la pillola, per gabbare gl’ingenui che dovranno aprire il borsellino sostenendo le spese di quel trattamento dei rifiuti che non ha base scientifica. Personalmente trovo la parola molto utile perché, quando la sento usare, mi fa capire immediatamente che mi trovo al cospetto di un ignorante o di un mascalzone. I gassificatori differiscono dagl’inceneritori (o “termovalorizzatori”) perché tendono a trasformare parte del rifiuto in un gas di composizione prevedibile solo in parte che, a sua volta, è destinato ad essere bruciato rilasciando gas e polveri.

Se non erro ricordo che Lei mi parlò addirittura di una relazione inquietante tra la temperatura di esercizio degli inceneritori ed il diametro di queste polveri. Ricordo male?

Come regola generale, più alta è la temperatura di combustione, più piccole e più numerose sono le particelle. E più le particelle sono piccole, più facilmente riescono a penetrare in profondità nell’organismo, raggiungendo addirittura il nucleo delle cellule, come noi abbiamo dimostrato.

Quali effetti sull’uomo adulto e sui nascituri possono generare nel corso del tempo queste nanoparticelle derivanti dalla combustione dei rifiuti?

Ne ho già accennato: le particelle prodotte da incenerimento dei rifiuti differiscono dalle altre per la loro composizione imprevedibile. Per questo motivo la loro capacità d’indurre malattia può essere superiore a quella di altre particelle di dimensione analoga ma prodotte da fonti di origine chimica costante. Quanto ai tipi di patologie, si tratta né più, né meno, di quelle caratteristiche di ogni altra polvere di quelle grandezze prodotta dalle attività umane. Come le nostre scoperte risalenti agli Anni Novanta hanno dimostrato, le malattie predominanti sono quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare) seguite da quelle oncologiche. Ma le polveri sono anche “endocrine disruptors”, il che significa che si fissano negli organi ghiandolari generando malattie come le tiroiditi e alcune forme di diabete. Una delle nostre scoperte è stata quella di trovare particelle nel nucleo delle cellule dove influiscono negativamente sul DNA; un’altra è stata di trovarle nello sperma dove danno sterilità e un’altra ancora di rilevarne la capacità di passare da madre a feto causando aborti e malformazioni fetali. Quelle polveri, poi, possono provocare stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, perdita di memoria a breve e – ma la cosa è ancora allo studio – morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer.

Nel caso del potenziale impianto ad Albano Laziale, c’è la dimostrazione che per l’andamento dei venti i fumi e le polveri investiranno tutti i paesi a monte rispetto al sito della discarica. Ma queste polveri sono confinabili, c’è una distanza di sicurezza entro la quale un cittadino può chiamarsi “fuori”?

L’unica cosa che si può dire è che, come norma generale, più si è vicini alla fonte, più le particelle sono concentrate. Quanto ad una distanza di sicurezza, non è possibile stabilirla, visto che quelle particelle sono in grado di percorrere anche migliaia di chilometri.

I cittadini spesso sentono parlare di filtri in grado di trattenere queste nanoparticelle salvo poi scoprire dai giornali e da inchieste della magistratura che questi mezzi non solo non bloccano alcunchè ma che spesso non vengono neppure sostituiti, è giusto?

Ahimè, è così. Nella più rosea delle ipotesi i filtri hanno qualche efficacia sulle particelle relativamente grossolane che si formano direttamente nel punto di combustione e che, per questo, si chiamano polveri primarie filtrabili. Sulle altre polveri, le primarie condensabili e le secondarie, che sono la maggioranza soverchiante, i filtri non possono nulla.

L’impianto che la Regione Lazio vorrebbe edificare ai Castelli Romani, da progetto brucerebbe Cdr, cioè carta, plastica, legno e derivati; in pratica le materie nobili che possono essere impiegate nei processi di riciclo ed a ciclo infinito. Che senso ha Dott. Montanari incenerire ciò che può essere riciclato?

Si tratta di un business colossale per chi ha interessi economici nell’affare. Se la popolazione fosse sufficientemente acculturata, nessun politico penserebbe mai di permettere o addirittura di auspicare la costruzione di uno di quegl’impianti, a pena di non ricevere un solo voto alle elezioni.

L’impianto come ben conosce è oggetto di vertenza, i cittadini data la lacunosità del tutto hanno impugnato ogni aspetto dello stesso, ed uno dei punti maggiormente controversi è proprio quanto gli stessi lamentano da anni: e cioè che il Lazio non dispone di Cdr tale da giustificare questo impianto. Qualcuno, quindi, anziché abbandonare il folle progetto inizia a ventilare l’ipotesi che venga smaltito “tal quale” al posto del Cdr. Questo che effetti può avere sulle emissioni?

È chiaro che più è vario il rifiuto, più imprevedibili sono le emissioni, con tutto quanto ne consegue. Malauguratamente i controlli che si effettuano sulle emissioni degl’inceneritori sono a dir poco lacunosi, quando non sono addirittura falsificati, e chi ha seguito le vicende dell’inceneritore di Pietrasanta sa di che cosa sto parlando. In ogni caso si controllano, più o meno efficacemente, solo pochissimi parametri, trascurandone almeno centinaia di altri. Quanto alle polveri, non se ne fa nessuna caratterizzazione, limitandosi a pesarle e fornendo così dati, quelli sul PM10 o sul PM2,5, che non dicono quasi nulla dal punto di vista scientifico e ancor meno dicono dal punto di vista medico. Non è raro, poi, che il controllato sia pure il controllore, e credo non ci sia bisogno d’insistere oltre sull’attendibilità di quanto viene reso pubblico.

E’ quasi certo che l’impianto che la Regione Lazio vorrebbe installare ai Castelli Romani utilizzerà anche del carbone oltre ad utilizzare una quantità d’acqua enorme per un bacino territoriale in crisi idrica da anni. Cosa ne pensa?

Di questo non ero al corrente. In genere il carbone si usa come filtro, ma se davvero sarà bruciato, aggiungerà la radioattività all’inquinamento “normale” che gli è proprio. Per ciò che riguarda l’uso dell’acqua, un bene sempre più prezioso, lo spreco si spiega solo con la tendenza al suicidio di questa società.

Qualcuno addita gli inceneritori come impianti che non farebbero altro che moltiplicare i rifiuti trasformandoli, è una visione tecnica giusta dott. Montanari, possiamo togliere il condizionale?

Il Principio di Conservazione della Massa, un principio secondo il quale la Natura si comporta senza chiederci il permesso e senza che noi possiamo farci nulla, prevede che non sia possibile distruggere nemmeno un grammo delle migliaia di tonnellate di rifiuti destinati alla combustione. Anzi, bruciare significa ossidare e ossidare significa aggiungere ossigeno, aumentando, così, la massa del rifiuto iniziale. Se, poi, si considera che l’incenerimento dei rifiuti prevede l’uso di acqua, metano, ammoniaca, calce, soda, ecc., con ciò si va a raddoppiare la massa di rifiuto. Ad aggravare la situazione sta il fatto che la combustione rende quasi sempre più tossiche le sostanze che si vanno a bruciare. Dunque, è vero: stiamo parlando di un moltiplicatore dei rifiuti sia in termini di quantità sia in termini di patogenicità.

Tali impianti non rappresentano quindi la panacea ad emergenze rifiuti ventilate o reali, anche perché non fanno sparire le discariche, anzi.

Beh, non saranno una panacea, ma sono utilissimi per chi farà sparire dalla vista i rifiuti polverizzandoli nell’aria e dando ad intendere di averli eliminati, per chi quegl’impianti li costruisce, per chi li gestisce, per chi riceverà qualche regalo per aver concesso un placet, per le industrie farmaceutiche che forniranno i medicinali per curare, spesso inutilmente, le malattie da incenerimento… Per quanto riguarda le discariche, ogni inceneritore ne richiede l’uso, e quelle discariche ospiteranno ceneri altamente patogene. Dunque, sono discariche ben più pericolose di quelle attualmente in uso.

Secondo Lei se non ci fosse la valanga di denaro pubblico (mediante lo strumento del contributo “CIP 6”)  erogato a chi gestisce questi impianti, oggi in Italia si parlerebbe ancora di obsoleti bruciatori per trattare i rifiuti?

Certamente no. Solo un pazzo potrebbe pensare ad un sistema di trattamento dei rifiuti così assurdamente aggressivo per la salute e l’ambiente e, nei fatti, così costoso per il basso rendimento energetico e per i danni che provoca, danni che qualcuno dovrà provvedere a pagare. E quel qualcuno siamo ovviamente noi.

E’ noto come il recupero ed il riciclo di materia/rifiuti con metodiche di trattamento a freddo senza emissioni sia una delle vere alternative che la tecnologia ci mette in condizione di sfruttare a costi anche più bassi rispetto a quelli di esercizio di un inceneritore. Cosa ne pensa?

Che il recupero dei materiali sia di gran lunga più economico dell’incenerimento è un’ovvietà per nascondere la quale si attuano raccolte differenziate sgangherate e volutamente costosissime. Ma il recupero non basta: è indispensabile che i prodotti che entrano sul mercato siano compatibili con l’ambiente, il che è del tutto fattibile con le tecnologie odierne. Sull’argomento si possono trovare ragguagli particolareggiati nei miei libri “Rifiuto: Riduco e Riciclo” e “Lo Stivale di Barabba” editi da Macro Edizioni.

Per chiudere, Dott. Montanari ci sono cittadini dei Castelli Romani che da ben sette anni contrastano una discarica di “tal quale” esaurita che da più parti si vorrebbe ampliare, mentre da tre anni gli stessi cittadini lottano contro l’ipotesi di un inceneritore sullo stesso sito della discarica. Da uomo di scienza cosa sente di dire a tutte queste persone che stanno contrastando ciò e cosa vorrebbe dire a tutti gli altri che ancora non capiscono il reale pericolo e le vere soluzioni percorribili?

Il concetto fondamentale è che l’unica arma di legittima difesa di cui disponiamo è la conoscenza. Se si resta ignoranti, si rimane preda appetitosa di avventurieri pronti ad ogni mascalzonata pur di far soldi. Purtroppo, e qui faccio, magari sbagliando, d’ogni erba un fascio, gli organi d’informazione non solo non informano ma disinformano ad arte, e basterebbe, al proposito, accendere la TV sui programmi RAI e Mediaset per accorgersi delle enormità che queste diffondono a proposito dell’incenerimento dei rifiuti. Per ciò che concerne le discariche, temo che anche qui esistano malintesi. Se una discarica è fatta tecnicamente come si deve e altrettanto come si deve è gestita, non costituisce un problema grave per l’ambiente. È quando le discariche sono ubicate su falde acquifere e non hanno un sottofondo adeguato che la costruzione è errata, ed è quando ospitano materiali putrescibili che sopravvengono i guai maggiori. Quei materiali generano gas tossici e puzzolenti ed altrettanto tossici percolati, e non possono assolutamente entrare in discarica per nessun motivo. Cattivo odore e la presenza di uccelli sui rifiuti indicano chiaramente la cattiva gestione del sito. Le discariche gestite male lo sono anche per giustificare presso chi ignora come stiano le cose la costruzione di un inceneritore, così come lo è stata la cosiddetta “emergenza rifiuti” a Napoli: una messa in scena allestita ad arte con pazienza per santificare una follia come l’inceneritore di Acerra.

Con la vicina Colleferro come drammatico esempio che futuro auspica per il territorio dei Castelli Romani e per i suoi cittadini?

Inutile girare intorno alla questione: la strada intrapresa è suicida e ci si deve fermare immediatamente, tornando subito sui propri passi. Per questo occorre una conduzione politica che, ahimè, non esiste non solo nel Lazio ma in Italia. Ma la democrazia – una cattiva forma di governo che, però, resta la meno peggiore tra tutte – prevede una gestione decisa in base ai numeri, e, se i cittadini continuano imperterriti a concedere la loro fiducia a quei personaggi, significa che tutti i disastri presenti e futuri sono quanto la maggioranza vuole.

Intervista del 23 agosto 2010 a cura di Luca Tittoni.

L’ Associazione “Differenzia-ti” desidera ringraziare il Dott. Stefano Montanari per la preziosa intervista e per il suo consistente operato di ricerca volto al bene comune.


Acqua ad Albano Laziale: ancora arsenico e deroghe

_Rendiamo noti ai cittadini dei Castelli Romani, i risultati delle analisi a campione effettuate nella zona di Albano e sue frazioni (Cecchina, Pavona, Ardea) circa i valori di arsenico riscontrati.

Come si puo’ notare ci sono svariati sforamenti nei limiti stabiliti dalle leggi. Valori superati in modo ripetuto da anni. Limiti che ne’ Acea ne’ il Comune hanno ritenuto oppurtuno comunicare alla popolazione residente che utilizza l’acqua pubblica per cucinare e lavare. Soprattutto circa la tutela della salute dei bambini.

Ricordiamo che l’arsenico e’ un elemento particolare, molto tossico anche a bassissime concentrazioni. Il suo “consumo” prolungato puo’ dare origine a malattie di vario tipo: malattie neuodegenerative (Alzheimer, Parkinson, etc.), neoplasie, diabete, asma.

E intanto le deroghe regionali sugli inquinanti  disciolti nelle nostre acque sono scadute dal 31 dicembre 2009. Si e’ in attesa di un’ulteriore deroga-farsa (stavolta direttamente dall’UE) che non fara’ altro che richiamare altre deroghe infischiandosene della salute pubblica.

Invitiamo tutti i cittadini ad informarsi adeguatamente, e per far cio’ a breve creeremo una pagina-database sia storico che in aggiornamento sulla qualita’ della  nostra acqua.

Si ringrazia il dott. Aldo Garofalo per le analisi.


Intervento della Dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”

_Gli effetti sanitari (quelli veri) inerenti la termocombustione dei rifiuti, gli studi “travisati” o non rispettati nel loro rigore scientifico, la logica che muove l’incenerimento del Cdr e l’informazione distorta che a cascata spesso (non sempre) viene fatta al cittadino. Questi video (in ordine) riportano l’intervento della dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”  tenutosi a Marino lo scorso diciotto dicembre. Ogni cittadino ancora convinto della validità dei termoinceneritori come metodica sanitaria ed economica per il trattamento dei rifiuti ha “l’obbligo” morale di visionare questi video, chi invece è già ampiamente  informato è chiamato ad inoltrare il presente post ad altre persone ancora poco consapevoli o favorevoli circa la tematica inceneritori. Mettetevi comodi, cinquanta minuti di verità e trasparenza scientifica spiegate con estrema semplicità. Il nostro più sincero grazie alla dott.ssa Patrizia Gentilini e all’ISDE per il loro fondamentale operato. No al “gassificatore” dei Castelli Romani – Albano Laziale. Buona visione.

_Parte prima.

_Parte seconda.

_Parte terza.

_Parte quarta.

_Parte quinta.

_Parte sesta.

_Parte settima ed ultima.


“Io invece non mi rassegno”

_«Viviamo in un territorio minato. E quando si vive in un terreno di questo tipo bisogna sminarlo. Dobbiamo chiudere i rubinetti dei veleni. Non aprirne dei nuovi». A questo appello contro l’inceneritore di Parma dell’oncologa Patrizia Gentilini, il pubblico nella sala aurea della Camera di commercio risponde con un lungo applauso.
E’ venerdì sera, il Coordinamento gestione corretta rifiuti organizza l’incontro per presentare la monografia «Gestione dei rifiuti e rischi per la salute».
Al tavolo dei relatori, oltre alla dottoressa Gentilini, siedono Antonio Fagioli, docente di Igiene presso l’Università di Bologna, e Manrico Guerra, medico di base e presidente dell’Isde (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente) di Parma.
«Il problema non è di mancanza di evidenza di collegamento tra malattie e fattori ambientali, quello che manca è la volontà politica di affrontare questi problemi – dichiara la Gentilini -. La diffusione degli inquinanti degli inceneritori passa dai camini ai polmoni, alla tavola, al cordone ombelicale, al latte materno. Le sostanze cancerogene passano da madre a feto. Stiamo toccando un tasto delicatissimo, lo sappiamo. Ma dobbiamo farlo perché altrimenti usciamo da qui rassegnati, pensando che nulla possa cambiare. Io invece non mi rassegno».
«L’Emilia Romagna spende 3 milioni di euro per monitorare i suoi otto inceneritori – riprende l’oncologa e ematologa – ma non fa ricerca sui campioni di diossina depositati per terra e nel latte materno. L’Organizzazione mondiale della sanità evidenzia che le malformazioni aumentano in relazione con gli impianti di incenerimento e discariche. Le generazioni future non ci perdoneranno i danni che stiamo loro facendo».
«Oggi si dice che i nuovi inceneritori sono diversi, che i limiti permessi di diossina sono fortemente diminuiti. – interviene Antonio Fagioli -. Ma la diossina nell’aria di uscita è 160 volte maggiore di quella in entrata. E’ diminuito il livello, ma chi mi dice che non provocherà l’effetto di prima?».
Il docente dell’Università di Bologna affronta poi il tema della nanoparticelle: «Non è vero che il particolato ultrafino viene fermato, le nanoparticelle passano attraverso i filtri. Non si può chiedere fiducia incondizionata ai cittadini. Il problema è che nessuno applica il principio di precauzione».
Il volume «Gestione dei rifiuti e rischi per la salute» è «uno strumento che vorremmo fosse nei tavoli dei nostri amministratori» – spiega Manrico Guerra.
«Chi investe negli inceneritori ha la certezza di guadagnare, ma il vantaggio è per pochi, e i grandi svantaggi sono per il resto della comunità – ribadisce Fagioli -. La direttiva europea dice che si devono ridurre gli inceneritori e privilegiare le altre forme di trattamento dei rifiuti. Alle istituzioni proponiamo di attivare questi sistemi, prima dell’inceneritore. A Comuni e Province consigliamo di guardarsi dai consulenti, dagli esperti, che spesso hanno conflitti di interesse». (Fonte articolo, qui)
P.s.dopo la lettura di questo articolo consigliamo la visione di un video del genere. Clicca qui.

Latte materno, diossine e PCB

Nel ringraziare come sempre l’impareggiabile Dott.ssa Patrizia Gentilini (autrice del sottostante articolo a carattere scientifico) chiediamo a tutti di far si che questo scritto abbia la massima diffusione.

“A dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”

(Bruce P. Lanphear Children’s Environmental Health Center - U.S.A. – Oct. 2006)

Introduzione

Parlare della contaminazione del latte materno da parte di sostanze inquinanti, tossiche e pericolose vuol dire affrontare un argomento che fa venire i brividi al solo pensiero, tanto è lo sgomento che suscita in qualunque persona dotata di un minimo di sensibilità e buon senso. Prendere coscienza del fatto che l’alimento più prezioso al mondo – che non esito a definire “sacro” – contenga ormai quantità elevate di sostanze pericolose e cancerogene, specie se proveniente da mamme residenti in territori industrializzati, è un argomento tabù e che credo non possa lasciare indifferente nessuno. Forse, proprio per questo, tale argomento è fino ad ora rimasto confinato nell’interesse di pochi specialisti del settore e non è mai emerso, con l’attenzione che merita, al grande pubblico. Il fatto di non parlare di questo problema e soprattutto l’averlo affrontato, almeno nel nostro paese, in modo sporadico, volontaristico e non sistematico e su larga scala, non contribuisce tuttavia a risolverlo, anzi, come tutte le cose lasciate nel dimenticatoio, quando un problema di una tal portata emerge rischia di “esplodere”, lasciando spiazzati per i dubbi e gli interrogativi che pone innanzi tutti medici e pediatri, ma, ancor più, ovviamente le mamme che si chiedono quali possono essere le conseguenze di tutto ciò per i loro bambini. Ma perché proprio ora se ne parla?

Antefatto: l’inceneritore di Montale

Il problema è emerso grazie al fatto che due mamme, residenti in area di ricaduta dell’inceneritore di Montale (Pt), si sono volontariamente sottoposte all’analisi del proprio latte grazie a fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore. La questione è complessa e per una analisi più dettagliata della travagliatissima storia di questo impianto, si rimanda al documento, a firma del Dott. M. Bolognini, Medico Igienista, scaricabile sul sito dell’Ordine dei Medici di Pistoia. (1) Qui si vuol solo dare una breve descrizione della situazione, in modo da capire bene il contesto in cui si è arrivati all’esame del latte materno per iniziativa dei cittadini. L’inceneritore di Montale tratta 120 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), recentemente autorizzato a 150 ton/giorno (45.000 ton/anno), destinato a bruciare rifiuti urbani ma anche ospedalieri e speciali ed è situato nella piana fiorentina, al confine fra 4 comuni: Agliana, Prato, Montale, Montemurlo. L’impianto ha sempre presentato criticità ed anche in passato erano stati riscontrati superamenti nelle emissioni di diossine, ma, grazie a deroghe, aveva sempre continuato a lavorare. Nel maggio 2007 furono effettuati routinari controlli i cui risultati analitici, comunicati solo in luglio, evidenziarono un importante sforamento per diossine, che fu confermato nella successiva indagine eseguita a distanza di pochi giorni per cui, a distanza di oltre due mesi dalla prima indagine si giunse, il 19 luglio 2007, alla sua temporanea chiusura. Nei mesi di funzionamento, da maggio a luglio, facendo una media delle emissioni, si può stimare che siano stati emessi 50.000.000 ng di diossine ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in quasi un anno e mezzo di attività. Dal 2007 al 2009, anche in seguito alle vivaci polemiche che tutta la vicenda aveva sollevato, da parte di ARPAT ed ASL furono fatte analisi sia di tipo ambientale (suoli, vegetali, ecc.) che su matrici biologiche (uova, carne di manzo, polli, anatre e pesce gatto del locale parco pubblico) secondo la mappa di ricaduta riportata in Fig.1. La media delle diossine nel suolo, secondo il modello di ricaduta fornito da ARPA, ed escludendo un dato del tutto anomalo riscontrato in prossimità dello svincolo autostradale di Pistoia, in via Ciliegiole (sito oggetto di pregresso grave incidente ambientale per incendio di un grande deposito di prodotti per l’agricoltura) è riportato nella Fig. 2.

Fig. 1. Mappa di ricaduta dell’inceneritore di Montale e campionamenti per diossine sul suolo e su carne di pollo.

Figura 2: Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole).


Come ben si evince dalla Tab. 1, la cosa più eclatante fu il riscontro in 5 su 8 casi di polli esaminati di livelli di diossine superiori a quelli consentiti per la commercializzazione: ciò malgrado, a tutt’oggi, nessun divieto in tal senso è stato comunque emanato.

Analisi su latte materno

Trattandosi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, che finiscono per accumularsi nel nostro stesso organismo, passano dalla madre al feto ed anche attraverso il latte, due mamme residenti in area di ricaduta, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte, a circa due settimane dal parto. L’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal comitato contro l’inceneritore. Il campione A proviene da mamma di 30 anni, alla prima gravidanza, il campione B da mamma di 32 anni, con due pregressi aborti spontanei e due gravidanze a termine con relativi allattamenti. Nessuna delle due presenta patologie di rilievo all’anamnesi, abitudini di vita regolari, alimentazione variata.

Campione A

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 3,984 (limite sup 3,986)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 10,621

Campione B

Totale WHO-PCDD/F –TEQ pg/g di grasso = 5, 507 (limite sup 5,507)

Totale WHO – PCDD/F-PCB-TEQ pg/g di grasso = 9,485

Di particolare interesse nel caso in oggetto è il profilo di 12 molecole diossino-simili appartenenti ai Policlorobifenili (PCB dioxin-like) riscontati nei campioni di latte materno che, come si vede dalla Fig. 3, è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo.

Figura 3: Profilo di 12 PCB dioxin-like in: emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano.

Possiamo quindi affermare che i PCB rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante e lo contaminano gravemente; pertanto il sospetto che proprio l’inceneritore sia il maggiore responsabile della contaminazione riscontrata negli alimenti (polli) e nel latte materno acquista una ragionevole certezza. Ma cosa sono queste sostanze e che effetti possono dare?

Diossine e PCB: cosa sappiamo?

Con il termine di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici appartenenti agli idrocarburi policiclici aromatici e formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Capostipite di queste molecole è la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota anche come “diossina di Seveso” tristemente famosa in seguito all’incidente occorso ad un reattore di una multinazionale svizzera, la Roche, a Seveso, il 6 maggio del 1976. L’incidente determinò la fuoriuscita di una nube tossica di tale sostanza con contaminazione del territorio e danni alla salute per le persone esposte sia di tipo acuto che a lungo termine. Tali danni si protraggono nel tempo e a tutt’oggi vengono riscontrati e studiati: è di recente pubblicazione, ad esempio, il fatto che i bambini nati da madri coinvolte nell’infanzia nell’incidente di Seveso presentano alla nascita alterazioni della funzione tiroidea in modo statisticamente significativo: ciò significa che anche se questi neonati non sono stati direttamente esposti all’incidente di Seveso le conseguenze dell’esposizione materna si riscontrano a distanza di oltre 30 anni dall’incidente. (2)ùQueste molecole sono divise in due famiglie: policloro-dibenzo–p-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF o furani); le singole molecole appartenenti a tali famiglie vengono indicate col termine di “congeneri” e, nello specifico, si contano 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; i loro tempi di dimezzamento (ovvero il tempo necessario perché la dose si dimezzi) variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata: ad esempio per la TCDD i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e fino a 100 anni nel sottosuolo. Si tratta di sostanze insolubili in acqua e che hanno viceversa una elevata affinità per i grassi. Sono soggette a bioaccumulo, cioè si concentrano negli organismi viventi in misura nettamente maggiore rispetto all’ambiente circostante; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso latte, carne, uova, formaggi ecc.. (3) Sia PCDD che PCDF rientrano fra i 12 Inquinanti Organici Persistenti riconosciuti a livello internazionale e messi al bando dalla Convenzione di Stoccolma sottoscritta da 120 paesi, fra cui l’Italia. Le diossine sono sottoprodotti involontari dei processi di combustione e si formano in particolari condizioni di temperatura ed in presenza di Cloro. Secondo l’ultima edizione dell’inventario europeo delle diossine (4) le principali fonti per l’Italia di produzione di tali inquinanti sono rappresentate dalle combustioni industriali (64.4%), di cui oltre la metà (37% del totale) da incenerimento di rifiuti urbani, il traffico stradale contribuisce solo per l’1.1%. A differenza delle diossine i Policlorobifenili (PCB) sono stati invece prodotti deliberatamente dall’uomo tramite processi industriali. La loro produzione è iniziata negli anni 30 ed è perdurata per oltre 50 anni, fino al 1985, quando sono stati ufficialmente banditi stante la loro pericolosità. Dei PCB si conoscono 209 cogeneri, 12 di questi sono molto affini alle diossine e vengono denominati “dioxinlike”. Anche questi sono composti molto stabili, anche ad alte temperature, decomponendosi solo oltre i 1000-1200 gradi. Sono stati utilizzati sia in sistemi chiusi (trasformatori) che come additivi per ritardanti di fiamma, antiparassitari ecc..

Tossicità

La TCDD (o diossina di Seveso) è stata riconosciuta nel 1997, a 20 anni dal disastro di Seveso ed anche in seguito agli studi fatti sulla popolazione esposta, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano ed è conosciuta come la sostanza più tossica mai conosciuta; la sua tossicità per l’uomo si misura infatti in picogrammi, ovvero miliardesimo di milligrammo ed è legata alla straordinaria affinità che la diossina ha per il recettore AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor), un recettore presente ampiamente nelle cellule umane, ma non solo: esso è infatti presente in vertebrati marini, terrestri e aviari e si è ampiamente conservato nel corso dell’evoluzione.

Patrizia Gentilini, Associazione Medici per l’ Ambiente, 13 Febbraio 2010

Bibliografia

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2. A. Baccarelli Neonatal Thyroid function in Seveso 25 years after maternal exposure to dioxin PLos Medicine (2008) www.plosmedicine.org 1133-1142

3. A. Schecter et al. Dioxin : an Overview Enivironmental Research 101 (2006) 419-428

4. http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf

5. E.Stevenson et al. The aryl hydrocarbon receptor: a perspective on potential roles in the immune system Immunology, (2009), 127, 299–311 299

6. S. Jenkins Prenatal TCDD exposure predisposes for mammary cancer in rats Reprod. Toxicol. (2007); 23(3) 391-396

7. Furst.P et al. PCDD,PCDFs, PCDFs and dioxin-like PCBs in human milk and blood from Germany. Organohalogen Compounds (2002) 55, 251-254

8. Norèn K.et al. Certain organochlorine and organobromine contaminants in Swedish human milk in perspective of past 20-30 years. Chemosphere (2000) 40, 1111-1123

9. Wang S.L. et al. Infant exposure ti polychlorinated dibenzo-p-dioxin, dibenzofurans and biphenyls (PCDD/Fs, PCBs)- correlation between prenatal and postnatal exposure. Chemosphere (2004) 54, 1459- 1473

10. Kuisue T. et al. et a Persistent organochlorines in human breast milk collected from primiparae in Dalian and Shenyang China. Environmental Pollution (2004) 131, 381-392

11. Wittsiepe J. et al. PCDD/F and dioxin-like PCB in human blood and milk from German mothers. al.,Chemosphere, (2007) 67(9): 286-94

12. Tajimi M. et al., PCDDs, PCdfs and Co-PCBs in human breast milk samples collected in Tokio, Japan. Acta Paediatr. (2004) 93(8):1098-102

13. Li J, Zhang L et al. A national survey of polychlorinated dioxins, furans (PCDD/Fs) and dioxin-like polychlorinated biphenyls (dl-PCBs) in human milk in China . Chemosphere. (2009) 75(9):1236-42.

14. http://www.hcmagazine.it/autoimg/35.jpg

15. L. T. Baldassarri PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population of an italian city Chemosphere 73 (2008) 5228-34



Come “sbuffa” Malagrotta

La risposta a tecnici e politici “convinti” della termocombustione del CDR è nelle immagini che ogni volta decine di cittadini, da Malagrotta a Colleferro, da Acerra a Scarlino passando per Terni, segnalano alla comunità civile. E’ chiaro come si tratti di innocente “vapore acqueo”, è chiaro come gli organi sanitari abbiano urgenze più impellenti rispetto al controllare simili emissioni e garantire uno straccio di diritto alla salute nei confronti dei cittadini. A coloro i quali non si ritenessero ancora interessati da tale problema ricordiamo,  a malincuore, che le emissioni di nanopolveri (e non solo) non sono affatto confinabili, anzi. Il richiamo nel comprensorio castellano, realtà ormai da oltre 450.000 persone, è forte ed univoco: lavoriamo tutti insieme affinchè i Castelli Romani, Tuscolani e Prenestini, affinchè tutto il litorale non vedano questo “panorama” sul proprio reciproco sfondo per poi constatarne gli effetti sanitari nel medio e lungo termine. Se Malagrotta “fuma” così, oggi, non osiamo pensare quando l’impianto sarà nel pieno della sua potenza di carico. E Albano? Impianto gemello con un’ aggravante in più, il raffreddamento ad aria? Inquietante immaginazione che lasciamo a tutti voi. Chi persevera nell’indifferenza o nell’avallare ciò è perchè non si rende conto o ha altro genere di interessi.

6 dicembre 2009 – Ieri alle 15,30 circa una grande fumata nera e densa si è innalzata dalla ciminiera posta sul Gassificatore di Malagrotta, ha invaso tutta la Valle Galeria, con molta probabilità sono i collaudi in corso ma, mi domando, sono controllati ???? Vorrei ricordare che nella gassificazione ci sono delle emissioni nocive come la diossina che potrebbe essere prodotta e immessa in atmosfera proprio durante le fasi di accensione e spegnimento dei gassificatori o nel passaggio da una linea all’altra e ciò è dovuto al transito da basse ad alte temperature in queste fasi appunto potrebbe essere prodotta e liberata diossina ( al di sotto degli 800 C°) ma non solo ci sono tanti altri inquinanti che potrebbero fuoriuscire. Da tempo i comitati di Malagrotta Pisana64 e Bravetta si battono per la chiusura definitiva della discarica di Malagrotta e per i controlli che purtroppo non ci sono, le denuncie si susseguono in continuazione ma ancora non si fa chiarezza su questa zona maledetta. Presto ci sarà un audizione presso una sede comunale o provinciale purtroppo, sono anni che ci si adagia su una situazione divenuta ormai insostenibile e vorrei dire anche drammatica. (Dott. Salvatore Damante, ricerca ambientale. Fonte articolo e immagini, clicca qui)

Nel documento in uso alle amministrazioni comunali sull’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, solo bugie e falsificazioni. E’ quanto afferma la dottoressa Patrizia Gentilini, faentina di nascita, laureata in medicina e chirurgia a Bologna nel 1975, specializzata in Oncologia a Genova nel 1980 e poi in Ematologia a Ferrara nel 1988. Fa parte dell’ Associazione contro Leucemie, Linfomi, Mieloma (AIL) sezione Forlì-Cesena e dell’Associazione medici per l’ambiente (ISDE Italia). Nel video pubblicato su youtube, visionabile anche su romagnanoi.it, la dottoressa analizza il Quaderno numero 45 di ingegneria ambientale, un documento firmato da Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grosso e Vito Foa, in uso alle amministrazioni comunali, riguardante l’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori. L’accusa parte dal fatto che tale approfondimento falsifichi e citi approssimativamente i dati di altri 4 studi sul tema, sorvolando colpevolmente sull’incofutabile relazione tra l’aumento di incidenza dei tumori, in prossimità degli inceneritori. In questo video viene portato come esempio il caso degli inceneritori di Coriano in provincia di Rimini. Nel paragrafo del Quaderno 45 firmato da Vito Foa sull’impatto dei fumi degli inceneritori sulla salute dei residenti, la dottoressa evidenzia una grave falsificazione, sottolineando come il rapporto riferisca solo una frase delle conclusioni finali degli studi presi in esame, evitando di considerare che, benché non sia dimostrato in generale un aumento dell’incidenza di tumori nelle vicinanze degli inceneritori, è altresì innegabile la relazione tra l’aumento di casi di tumore in base all’esposizione ai fumi degli inceneritori di rifiuti circa il sesso femminile. La dimostrazione dell’assunto della dottoressa Gentilini viene dallo studio effettuato proprio a Coriano, analizzando l’area di massima ricaduta delle polveri pesanti nei pressi dell’inceneritore. Qui come afferma l’oncologo: “C’è una coerenza innegabile tra l’aumento del rischio e l’aumento del livello dell’esposizione”. Aumenti rilevanti, relativi al cancro alla mammella, al colon, al retto e allo stomaco. Variazioni che in taluni casi raggiungono il 54%. (Fonte articolo, clicca qui)


La Dottoressa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”

Importanti studi epidemiologici non trovano sufficiente visibilità su organi di stampa nazionale. La Dott.ssa Patrizia Gentilini, membro dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) ha partecipato al convegno “ECOBALLE & ECOMAFIE: Smaltire i rifiuti è una necessità, bruciarli è una speculazione” tenutosi lo scorso 18 dicembre 2009 al Museo Civico di Marino Laziale (RM) ed organizzato da DIFFERENZIA-TI, associazione impegnata nella lotta contro il gassificatore dei Castelli Romani. Il tema della conferenza e’ stato il trattamento dei rifiuti e il loro impatto sull’ambiente e, quindi, le ricadute sulla salute dei cittadini. La principale missione dell’ISDE vuole essere quella di offrire un servizio non soltanto alla cittadinanza, ma anche alla classe politica, troppo spesso chiamata a decidere sulle tematiche in oggetto in base a studi e pubblicazioni caratterizzati da minimi requisiti scientifici. Quale specifico esempio e’ stato ricordato l’importante studio di Elliot, recentemente travisato da eminenti rappresentanti della comunita’ scientifica italiana, rei di aver minimizzato l’incidenza dei tumori in relazione alla vicinanza delle popolazioni agli impianti di incenerimento/termovalorizzazione. In sostanza l’esatto contrario dei contenuti essenziali di tale eminente studio. Risulta quindi automatico associare al semplice business molte delle pregresse decisioni politiche regionali in tema di trattamento dei rifiuti. Le multiutility dell’Emilia Romagna sono ad esempio oggetto di indagine magistratuale poiche’ correlate all’ex sottosegretario, On. Cosentino, oggi accusato di associazione con il clan camorristico dei Casalesi. La conseguenza ulteriore potrebbe quindi essere quella di un’informazione mediatica condizionata nei suoi contenuti reali e scientifici, allo scopo di favorire un’enorme affare economico. Tuttavia gli inceneritori sono classificati come Industria Insalubre di prima classe, poiche’ capaci di minacciare i territori ove questi vengono costruiti. Tra i prodotti della combustione, i più importanti e dannosi sono le diossine e i particolati contenenti metalli pesanti. Le diossine prodotte, unitamente alla vaporizzazione dei metalli non possono considerarsi come realmente volatili, in virtu’ del principio della Termodinamica enunciato da Lavoisier, secondo il quale in natura nulla si crea e nulla si distrugge. Per questo motivo il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare, con incalcolabili conseguenze dannose. Tra gli impatti sulla salute umana si ricorda quello determinato dalla diossina che si accumula a livello di tessuto adiposo (grasso), piu’ marcatamente nelle Donne e conseguentemente sui feti e quindi sui neonati. A proposito della diossina, oggi nei Paesi piu’ avanzati vengono imposti circa tre controlli annuali presso gli inceneritori, ciascuno dei quali pari a 6/8 ore (controlli delle emissioni al camino). I risultati di questi controlli hanno dato vita ad alcuni studi molto complessi ed incrociati, capaci di determinare quali siano le maggiori fonti di inquinamento in grandi citta’ come Parigi, dotate di tali strutture. I risultati di tali studi hanno dimostrato inequivocabilmente che gli inceneritori, insieme al riscaldamento domestico e al traffico veicolare, sono la causa principale di inquinamento atmosferico. In Svezia e’ stato recentemente determinato come una percentuale che va dal 17% al 30% del particolato totale, sia prodotto dai piu’ moderni impianti di incenerimento dei rifiuti (ove presenti), ovvero quegli stessi impianti che molta letteratura vuol far passare come per “sicuri”. Il particolato puo’ avere varie misure e oggigiorno ne sentiamo reiteratamente parlare poiche’ associato all’inquinamento da traffico automobilistico, spesso causa di crociate mediatiche e blocchi alla normale circolazione. Ma questo e’ un particolato piu’ grossolano e, paradossalmente, meno pericoloso di quello prodotto da qualsiasi inceneritore. Le altissime temperature necessarie per bruciare la plastica (e non solo…) puo’ produrre un particolato ultrafine classificato come 0,1 con una misura paragonabile ai virus per cui capace di veicolare sostanze nocive nel sangue e in tutti i distretti dell’organismo, inclusi sistema cardiovascolare e Genoma. E’ stato inoltre calcolato che il 64% delle diossine totali vengono prodotte dalla combustione dei rifiuti e soltanto l’1,1% dal piu’ famoso “traffico” cittadino. Insomma, quanto piu’ si risiede nei pressi di uno di questi impianti, tanto piu’ aumenta l’incidenza di processi infiammatori cronici (fase iniziale), asma (specie nei Bambini), sviluppo con basso peso corporeo, fino ad arrivare ad esiti piu’ infausti come il tumore, danni ossidativi (morbo di Alzheimer) ed altre patologie neuro degenerative. Tutte malattie con futuribili costi sociali a crescita esponenziale. I metalli prodotti e veicolati da questi processi di combustione possono essere il piombo (cancerogeno al pari della diossina), il cadmio (danni alla tiroide e al sistema di riproduzione), il cromo e l’arsenico (danni ai polmoni, neuropsichici e al piu’ generale tessuto cerebrale). Sostanze acclaratamente capaci di entrare nella nostra catena alimentare, accumulandosi nei circostanti organismi viventi, anche i piu’ lontani. La gia’ citata diossina puo’ determinare sarcomi, linfomi proprio per la sua capacita’ immunosoppressiva, ovvero deprimente le difese nel nostro sistema immunitario (vedi l’azione dei linfociti T regolari). La criticita’ maggiore e’ che gli impianti in questione vengono spesso gestiti in maniera non corretta, come nel recente caso di sequestro registrato a Colleferro (RM). Non e’ quindi accettabile che l’Istituto Superiore di Sanita’ (ISS), il Ministero del Welfare e della Sanita’ possano dichiarare ufficialmente (dati pubblici) che l’impianto di Acerra (NA) produrra’ un impatto ambientale sulle popolazioni residenti paragonabile al traffico urbano. In citta’ come Brescia, comune da tempo ospitante uno tra i termovalorizzatori piu’ grandi d’Europa, e’ stata recentemente scoperta nel latte materno di una donna (residente nelle vicinanze), una preoccupante percentuale di diossina, addirittura superiore ai limiti di legge fissati per il latte vaccino normalmente in commercio. Sarebbe come dire che l’alimento da sempre considerato come sano per eccellenza, sia oggi non commerciabile in alcune zone del nostro Paese! Problema informativo? La Dottoressa Patrizia Gentilini ha concluso il Suo prezioso intervento ricordando come importanti studi epidemiologici, incentrati sui fattori di rischio fin qui analizzati, abbiano trovato spazio soltanto su qualche quotidiano locale. Purtroppo e’ finora mancata la dovuta attenzione da parte degli organi di stampa nazionali. Illuminati ricercatori indipendenti (internazionalmente riconosciuti) hanno reso possibile la comprensione del fenomeno senza condizionamenti politici e senza diretti interessi economici, perche’ animati soltanto dal sacro spirito scientifico. Sensibilizzare oggi le popolazioni all’incentivo della raccolta differenziata, del riciclo e del riuso di gran parte dei rifiuti (intesi quale risorsa), sarebbe tanto piu’ importante per quelle localita’ gia’ gravate da elevati inquinamenti industriali come la Pianura Padana. Non esistono al mondo tecnologie in grado di produrre dei filtri arginanti le emissioni nocive degli inceneritori, oltretutto necessitanti di vicine ed insane discariche, inevitabilmente destinate anche ai residui della combustione (ceneri) da trattare come rifiuti speciali. A conclusione dei lavori ci piace sottolineare la citazione della nostra graditissima ospite, secondo la quale “incenerire i rifiuti resta una follia che”, come detto da Prof. Tomatis, “le generazioni future non ci perdoneranno”.

Un sentito grazie alla Dottoressa Patrizia Gentilini e ai Medici per l’Ambiente ISDE.

Autore articolo, Associazione DIFFERENZIA-TI. Seguirà video del convegno a breve.


Quali rischi producono i termoinceneritori – da “ecoBALLE & ecoMAFIE”

Prima di leggere l’articolo sottostante guardate questo video ormai famoso per alcune dichiarazioni prive di buona parte del loro fondamento e che non verranno confermate in un secondo momento dallo stesso autore. Buona lettura.

Con ammirevole abnegazione e spirito di servizio i relatori hanno illustrato i grandi pericoli per la salute rappresentati dagli inceneritori e le anomalie amministrative specifiche dell’impianto di Albano, e/o altri interventi come quello proposto dalla Provincia di Latina (Borgo Montello?) con interventi efficaci ed incisivi. Purtroppo, in tema ambientale, é necessario che le organizzazioni spontanee dei cittadini riescano a dialogare in una visione d’ambito per un approccio sistemico al problema. Non é sufficiente la reazione legittima degli abitanti dei Siti (Albano,Latina) quasi che gli effetti venefici si fermino ai confini della città. Le affermazioni in quella sede dell’oncologa Patrizia Gentilini sono gravissime.
L’oncologa fa riferimento a falsificazioni di documenti utilizzati da associazioni pubbliche per negare gli effetti degli inceneritori sulla salute e per riuscire ad occultare e nascondere ai cittadini gli effetti catastrofici delle nuove fabbriche di tumori. Nel suo intervento Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartenente all’Associazione dei Medici per l’Ambiente ha così informato “” Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro. Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro: 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione , questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare e fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come medici siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi.”
E’ di tutta evidenza che un approccio multidisciplinare al problema risulterebbe certamente più efficace come sottolinea una recentissima sentenza della Corte dei Conti che ha condannato per danno erariale un sindaco disattento che non ha imboccato la raccolta differenziata quale alternativa valida agli inceneritori e modello di sviluppo ecologico. Menzogne sugli inceneritori e la gente muore, questo territorio sta già pagando basti pensare alle due Centrali Nucleari e senza sapere del nuovo nucleare e alle due progettate Turbogas. Ma su questo torneremo lanciando iniziative d’ambito oggi possibili. (Autore articolo: Domenico Guidi, fonte articolo: Tele Free, clicca qui.)


Videointervista alla Dott.ssa Patrizia Gentilini

Segnaliamo questa videointervista riportata oggi dal blog di Beppe Grillo in cui la Dott.ssa Patrizia Gentilini espone alcune drammatiche realtà riguardanti l’incenerimento dei rifiuti, pratica speculativa che ormai si sta consolidando su tutto il territorio nazionale per via di politiche folli. Ricordiamo come la Dott.ssa Gentilini sia stata relatore d’onore al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE” organizzato lo scorso 18 dicembre 2009 dall’Associazione DIFFERENZIA-TI. Il suo intervento ha seguito quello di altri relatori di spicco come Dott. Massimo Morigi (ISPRA), Dott. Massimo Gargano (Coldiretti), On.Le Antonio Rugghia (Bicamerale Rifiuti), Dott. Daniele Castri (legale Coordinamento No Inceneritore Albano), Aldo Garofolo (tecnico Coordinamento No Inceneritore Albano), Veronica Trasmondi (esperta settore vitivinicolo & enoturismo). Sotto riportiamo il testo scritto della videointervista.

“Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Vorrei ricordare che la nostra associazione è indipendente, non è necessario essere medici, tutti possono iscriversi, potete andare sul nostro sito, tutti possono associarsi, non godiamo di finanziamenti da parte di terzi, ci autososteniamo. Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come associazione siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi.”Patrizia Gentilini.  (Fonte articolo: Blog di Beppe Grillo).


Cancro, termovalorizzatori e drammatiche bugie

Qualcuno ha truccato dati scientifici per tentare di dimostrare che gli inceneritori sarebbero innocui. L’accusa, gravissima, è stata formulata ufficialmente il 25 novembre a Cortona, in occasione della Giornata internazionale dei medici per l’ambiente. Dalla cittadina aretina, l’International Society of Doctors for the Environment rivela che sono stati manipolati gli esiti di ricerche scientifiche, per incoraggiare le amministrazioni pubbliche ad adottare con tranquillità l’incerimento dei rifiuti: una pratica che invece è pericolosissima per la salute degli abitanti che vivono nelle vicinanze dei “termovalorizzatori”. «I termovalorizzatori sono fabbriche di tumori, come ormai dimostrato da studi epidemiologici condotti nelle aree limitrofe agli impianti», sostengono gli ambientalisti. Per contro, i governi hanno sempre impugnato i “dati ufficiali” della comunità scientifica che, al contrario, scagionerebbero gli inceneritori da ogni accusa. Proprio questi dati sono stati ora rimessi in discussione: verità truccate, per nascondere la dura realtà dei rischi legati agli inceneritori e quindi “ammorbidire” l’opinione pubblica, non contraria ai “termovalorizzatori”. A firmare la clamorosa denuncia è l’Isde, associzione internazionale dei medici per l’ambiente, che dal ‘90 promuove la diffusione delle conoscenze in campo medico per una maggiore protezione dell’ambiente a tutela della salute. «Alla vigilia del ventennale della sua attività – spiega Pino Cabras, direttore di “Megachip” – l’Isde ha divulgato la notizia di sostanziali manipolazioni fatte su alcuni risultati derivanti da studi scientifici sugli inceneritori». In un comunicato emesso il 25 novembre da Cortona, l’Isde sottolinea il valore della sua rivelazione: «Possiamo affermare che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare l’innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle amministrazioni». La rivelazione fa riferimento a un articolo comparso sui “Quaderni di Ingegneria Ambientale” del 2007, ripreso in un documento ufficiale della Regione Sicilia. Nel testo si cita il lavoro di studiosi inglesi sull’incidenza degli inceneritori sui tumori in Gran Bretagna. «La conclusione degli autori – traduce il documento italiano – è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori». Quindi, l’inceneritore sarebbe ininfluente. «Ottima notizia», ironizza Cabras. Peccato sia completamente falsa: nel documento originale, gli studiosi inglesi hanno affermato esattamente il contrario. Il rischio-tumori declina man mano che ci si allontana dall’inceneritore, scrive il rapporto inglese firmato dai ricercatori Elliot, Shaddick e Kleinschmidt. Una rilevazione «statisticamente significativa» in particolare «per i tumori allo stomaco, al retto-colon, al fegato e ai polmoni». Colpa delle polveri sottili rilasciate dai camini del “termovalorizzatore”, i cui filtri non riescono a trattenere le particelle cancerogene. Nello stesso articolo, aggiunge Cabras, altri studi vengono citati in modo altrettanto scorretto: «Viene fornita un’interpretazione significativamente diversa da quanto riportato dagli autori citati. I risultati emersi sono modificati oppure citati parzialmente. Ogni modifica tende a supportare le proprie tesi circa l’assoluta innocuità della pratica di incenerimento dei rifiuti». Una segnalazione di queste manipolazioni, sottoscritta da numerosi medici e ricercatori italiani e stranieri fra cui Dominique Belpomme e Paul Connet, è stata appena inviata al British Medical Journal, che aveva pubblicato l’articolo originale del professor Elliot. Nel suo comunicato, l’Isde Italia «stigmatizza e censura come assolutamente riprovevole il fatto che si stravolgano i risultati provenienti dalla letteratura scientifica e si forniscano ai decisori politici ed alle popolazioni informazioni erroneamente rassicuranti, in spregio a valori che dovrebbero essere a fondamento dell’opera di ogni medico, quali l’autonomia e la correttezza». I medici ambientalisti, aggiunge Cabras, ricordano che già in passato «l’utilizzo artefatto o strumentale dei risultati di alcuni studi scientifici ha costituito l’alibi per non adottare misure di protezione della salute pubblica, determinando di fatto esposizioni indebite di lavoratori e cittadini ad agenti tossici che hanno causato gravi sofferenze per mortalità e malattie che si sarebbero potute evitare». Riconosciuta dall’Oms e dall’Onu, l’Isde si batte per promuovere una corretta informazione a tutela della salute, in relazione ai rischi provocati dall’alterazione dell’ambiente. (Fonte articolo, qui)


Intervista al dott. Stefano Montanari

Un potenziale gassificatore nel quadrante sud-ovest dei Castelli Romani instilla, com’è ovvio che sia, una qualche riflessione. Data la “caratura” invasiva del possibile impianto è giusto considerare le ulteriori esternalità negative di un comprensorio già di per sè altamente gravato. Risorse idriche, vicinanza con i numerosi paesi limitrofi e con quel che sarà il futuro Policlinico dei Castelli Romani. Il tema porta fisiologicamente alla questione delle nanopolveri. Per saperne di più abbiamo intervistato il dott. Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
Dott. Montanari spesso in Italia sentiamo parlare di termovalorizzatori, gassificatori e inceneritori. In termini pratici vi sono differenze strutturali atte a motivare questa diversa terminologia? “L’inceneritore si limita a bruciare i rifiuti, il ‘termovalorizzatore’ ricava un minimo di energia dalla combustione dei rifiuti e il gassificatore ne ricava gas combustibili”. Gli impianti che bruciano Cdr sono visti con sospetto da una parte della comunità scientifica per via delle loro emissioni gassose: le nanoparticelle. Cosa sono esattamente e che differenze ci sono con le altre polveri emesse dalla combustione? “Sono polveri inorganiche di diametro inferiore al micron e con un volume che può arrivare ad essere anche centinaia di milioni di volte più piccolo di quello delle particelle da 10 micron che costituiscono il grosso delle PM10. La composizione è estremamente varia perché tra i rifiuti si trovano in pratica tutti gli elementi chimici e, dunque, ciò che ne esce sono entità quasi impossibili da pronosticare. La combustione dei rifiuti genera anche altre particelle sia più grossolane sia di natura organica, ma, quanto a computo numerico, sono le nanoparticelle ad essere soverchianti”. C’è una relazione tra la dimensione delle nanopolveri e la temperatura di combustione nell’impianto? ”A grandi linee, più alta è la temperatura di combustione, più piccole sono le particelle generate. Gli inceneritori moderni funzionano a temperature relativamente elevate per produrre meno diossine ma, d’altro canto, le polveri che ne escono sono più sottili e più aggressive. Dott. Montanari esistono ‘filtri’ in grado di poterle bloccare? ”No, i filtri non hanno attività sulle nanopolveri. Quando ci dicono che un filtro cattura il 99,9% delle polveri che escono da un camino, non ci viene detto che si tratta solo di una quota chiamata ‘polveri primarie filtrabili’ e che ciò che è catturato si valuta in peso e non per numero di particelle. Dunque, dal filtro sfuggiranno migliaia di volte più particelle di quanto non vengano bloccate. Ma l’altro problema è: che ne faremo di queste polveri che stanno sul filtro? Nei fatti tutta questa roba finisce nell’ambiente. Ma, poi, c’è il problema delle ceneri che costituiscono circa un terzo in massa del rifiuto che viene bruciato. Queste, classificate bizzarramente come ‘inerti’ sono in realtà quanto mai aggressive e finiscono nelle discariche che, dunque, non solo non spariscono con l’incenerimento dei rifiuti, ma diventano molto più pericolose di quelle ‘che puzzano’.
Queste nanopolveri si degradano poi in natura? “Queste polveri sono eterne e, generate, restano per sempre nell’ambiente. Anzi, le nanopolveri possono galleggiare in aria per decenni e viaggiare su percorsi lunghissimi. Dunque, impossibile confinarle sul serio da qualche parte”. A lungo termine possono causare effetti sull’uomo? “Più piccola è la particella, più facilmente questa riesce a penetrare nell’organismo, passando rapidamente dal polmone o dall’apparato digerente al sangue e da qui a tutti gli organi. Le più piccole sanno entrare fin nel nucleo delle cellule disturbando il DNA. Le malattie che produce sono una lista pressoché infinita: ictus, infarto, tromboembolia polmonare, varie forme di cancro, malattie neurologiche che vanno dall’insonnia alla perdita di memoria a breve, dal morbo di Parkinson a quello di Alzheimer. Poi c’è la cosiddetta stanchezza cronica, ci sono malattie del sistema endocrino come alcune della tiroide o come il diabete. Drammatiche, poi, sono le malformazioni fetali che vediamo sempre più spesso”. Qual è secondo lei la via da seguire in tema di rifiuti e in che direzione si muove l’Europa? Il problema dei rifiuti ha un’origine antica ed è ridicolo pensare di risolverlo con la bacchetta magica. Figurarsi con gli inceneritori che sono una vera e propria follia. L’educazione è il primo rimedio: produrre molti meno rifiuti, per esempio eliminando sacchetti di plastica e imballi che sono metà abbondante del nostro pattume, trasformare in terriccio fertile tutto ciò che è biodegradabile, riusare, riciclare e non sprecare materiali. L’industria fabbricherà solo prodotti compatibili con l’ambiente, cosa tecnologicamente più che possibile, e i politici dovranno rassegnarsi a non speculare sulla malagestione dei rifiuti. (Fonte articolo, clicca qui)


Dominique Belpomme avvisa gli italiani

L’incenerimento dei rifiuti domestici é un metodo di trattamento dei rifiuti condannato dalle autorità scientifiche internazionali. E’ quello che conferma indirettamente la Commissione Europea, poiché riserva l’incenerimento solo ai rifiuti ultimi, vale a dire una volta che tutte le procedure di raccolta e selezione, di riciclaggio e di riutilizzazione sono state sfruttate. L’inceneritore Isséane d’Issy-les-Moulineaux, situato nella prima periferia di Parigi, costituisce un vero scandalo sanitario. Deve essere preso come esempio di ciò che non si deve fare e su questo tema i nostri amici italiani non devono fare lo stesso errore, lasciandosi ingannare da una propaganda menzognera. In effetti, l’inceneritore Isséane é situato nel sottosuolo, a qualche decina di metri dalla riva della Senna, quinde in piena zona umida, con conseguente inquinamento del fiume per via del processo di lisciviazione. È inoltre situato in piena zona urbana, in prossimità di numerose abitazioni, scuole, asili nido e ospedali con la conseguente esposizione di molti bambini a polveri e sostanze chimiche presenti nei fumi dell’inceneritore attraverso diffusione atmosferica. Ora, le donne in gravidanza e i bambini sono i più vulnerabili a tutte le forme di inquinamento, compreso quello chimico. Ogni inceneritore va immaginato come un brulotto gigante che emette numerose polveri, in particolare polveri fini (PM<2.5) e ultra fini (nanoparticelle) estremamente tossiche e in più veicolanti migliaia di sostanze chimiche presenti nei fumi e nelle ceneri. Da leggere a questo proposito il rapporto “Statement of Evidence Particulate emissión and Health. Proposed Ringaskiddy waste-to energy facility” di giugno 2009 del Professor C. Vyvyan Howard, uno dei ricercatori inglesi che hanno firmato l’Appello di Parigi1. L’utilizzazione di filtri e la messa a norma per le diossine non costituisce in realtà alcuna protezione efficace contro le migliaia di sostanze CMR (cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione) che emettono gli inceneritori e di cui, riferendomi all’articolo di Jay e Stieglitz2, fornisco una lista non esaustiva. Questo spiega il rischio di cancro, di leucemie, di malformazioni congenite e di disturbi della riproduzione in prossimità e anche a distanza dagli inceneritori. L’incenerimento é inoltre un metodo assurdo sul piano ambientale perché aumenta l’effetto serra liberando vapore acqueo e anidride carbonica. Inoltre, sul piano socioeconomico, il costo del trattamento dei rifiuti é molto più elevato rispetto ai metodi alternativi. In effetti, come dettagliato nel rapporto del GESDI, i soli metodi alternativi, basati sulla raccolta e la selezione, il riciclaggio dei materiali secondari (vetro, carta, cartone e metalli preziosi), il compostaggio o la metanizzazione dei rifiuti organici fermentabili, la riutilizzazione dei composti elettrici o elettronici, permettono di abbassare i costi creando allo stesso tempo posti di lavoro. L’incenerimento é dunque diventato oggi una totale assurdità, sul piano sanitario, ambientale e socioeconomico e, infine, un vero scandalo.

Prof. Dominique Belpomme ARTAC – Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse. Fonte articolo, qui.