Gianni Alemanno

Chiamata alle armi per i rifiuti

_A noi cittadini per bene far finire il tempo, troppo troppo lungo, di questi mediocri farabutti.

_(Fonte articolo, Terra, clicca qui). L’autunno sarà una stagione intensa e cruciale per i rifiuti nel Lazio. Senza troppi entusiasmi da parte della maggioranza di centrodestra in Regione riprenderà la discussione di quel che resta del Piano rifiuti. Sulla questione della nuova discarica per il dopo Malgrotta sarà nominato commissario straordinario il Prefetto di Roma e, per il resto dei giochi, le spartizioni appaiono già fatte: il “Signore della Monnezza” a Roma, Manlio Cerroni, sta già facendo le proprie mosse. Con un ingombrante, per dimensioni e contenuti, articolo sul Sole24Ore Roma a sua firma, infatti, si prende la paternità, e anche gli introiti, della fase post Malagrotta, autocandidandosi a ulteriori trenta anni di gestione dei rifiuti, secondo il proprio modello consolidato teso a massimizzare i profitti a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini e spacciandosi addirittura come “salvatore” della Città Eterna. L’avvocato ha già tutto pronto.

Impianti di trattamento dei rifiuti, inceneritori, gassificatori e discariche, come l’invaso di Testa di Cane o quello dei Monti dell’Ortaccio. Insomma sembra che delle decisioni della Regione, ne tantomeno di quelle dei cittadini, il monopolista dei rifiuti, non ne voglia nemmeno sentir parlare al punto che ha bacchettato la Giunta Polverini per il metodo “garibaldino” che avrebbe adottato per individuare, e comunicare ai cittadini i siti provvisori di Pizzo del Prete-Fiumicino, Castel Romano, San Vittorino. Insomma la filosofia è: nessuno, ma proprio nessuno, disturbi il manovratore. Nel frattempo i segnali dagli altri fronti sono negativi. Ama per esempio ha appena acquistato per Roma migliaia di cassonetti per l’indifferenziata e per la raccolta multi materiale, ossia si continuerà nel Comune di Roma con una differenziata zoppa, poco efficace e che produrrà risultati insignificanti, mentre anche parte dell’opposizione, soprattutto in Regione, sembra dormire sonni tranquilli. Fuori dai Consigli d’amministrazione e dalla Giunte, invece, c’è fermento.

I cittadini delle zone “condannate” alle nuove discariche sono giustamente “indignati” e cresce l’opposizione a gestioni e progetti calati dall’alto. Il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, che riunisce i comitati e le associazioni No discariche e No inceneritori, ha indetto una manifestazione per il 28 settembre alle ore 15:00 davanti al Consiglio Regionale, in Via della Pisana 1301, non solo per dire un no secco al Piano rifiuti, alla gestione monopolistica e agli “affari” sulla pelle dei cittadini, ma per rivedere la pianificazione regionale in materia di rifiuti per ridurre la produzione dei rifiuti di almeno 100 kg procapite, per supportare il riuso, per la diffusione del porta a porta, per l’adozione di tecnologie ambientalmente sostenibili nel trattamento delle frazioni residue e la creazione di impianti di supporto – compostaggio, centri di riciclo ecc. ecc. Tutte proposte concrete che sono presenti in Regione ma non nel Piano Rifiuti, bensì nella legge d’iniziativa popolare che giace in Commissione ambiente presieduta dal Consigliere di centrodestra Carlino. Noi Verdi saremo il 28 settembre a fianco dei cittadini e dei comitati, per dire si, senza se e senza ma, alle quattro R dei rifiuti. Riduzione, Riuso, Raccolta differenziata porta a porta e Riciclo.


Beppe Grillo ai Castelli Romani contro discarica ed inceneritore

_Intervento di Beppe Grillo, Daniele Castri (referente legale Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) e Aldo Garofolo (tecnico Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) durante il presidio organizzato dai comitati a Roncigliano contro la follia del VII invaso (appena inaugurato dalla Pontina Ambiente Srl nonostante la pendenza di due ricorsi al Tar Lazio esperiti dai movimenti cittadini). Una discarica illegale, un obsoleto inceneritore ovviamente privato finanziato però interamente dal pubblico da edificare; il tutto per un nuovo skyline tra i Castelli Romani ed il mare. La guerra legale e cittadina contro ALCUNI politici genuflessi a Cerroni e contro Cerroni stesso va avanti. Senza resa.

_Intervento di Beppe Grillo.

_Intervento di Aldo Garofolo e Daniele Castri.


Non ci sono accordi per “Malagrotta Bis”

(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). Mamma mia che gatta da pelare la «monnezza» di Roma. Tutti litigano e i rifiuti restano a Malagrotta. La miccia dell’ultima polemica è stata accesa dalla scoperta dell’ultim’ora del protocollo d’intesa che il sindaco Gianni Alemanno e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, avrebbero firmato il 13 dicembre scorso: un accordo senza alcun valore, per una discarica da realizzare nell’area militare del poligono di tiro «la Farnesiana» ad Allumiere. La data sul documento, infatti, è antecedente al primo gennaio 2011, giorno a partire dal quale ogni decisione sui rifiuti, programmazione compresa, è passata alla Regione. E il protocollo è carta straccia. Ma quando in serata la governatrice del Lazio Renata Polverini chiarisce che sui rifiuti «competente è la Regione» in una lettera al sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio e che nessuna discarica si farà lì, ormai il caso è scoppiato. I primi cittadini della Tolfa minacciano mobilitazioni. E l’opposizione ci sguazza. Il toto-rifiuti nel Lazio riparte ieri mattina. Sul sito militare alle porte di Roma, Alemanno aveva detto che «Allumiere è solo una delle tante ipotesi. Attendiamo che la Regione Lazio faccia le sue valutazioni». Renata Polverni è al San Camillo Forlanini insieme al presidente Napolitano e il ministro Fazio, a inaugurare il primo reparto dedicato ai pazienti in stato vegetativo. E ci scappa la domanda sul post Malagrotta ad Allumiere. «Ero a conoscenza del protocollo – ammette la governatrice -. Allumiere era una delle possibilità» ma aggiunge «secondo noi la meno percorribile». E sottolinea che «questo protocollo non ha assolutamente valore vincolante».

Poi sollecitata dai giornalisti che le domandano se ne avesse parlato con il sindaco Alemanno, Polverini risponde: «ne parliamo sempre, è un problema che dobbiamo condividere». Secondo la governatrice, infine, la questione del post-Malagrotta «la stiamo gestendo bene». A fine mattinata arriva la smentita. «Non ci sarà alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere», dichiara Polverini in una nota. «Ho parlato con il sindaco di Allumiere, che mi ha telefonato, gli ho confermato che sulla base delle valutazioni che la Regione Lazio ha già effettuato, anche in relazione alle condizioni ambientali e infrastrutturali del territorio, non si realizzerà alcuna città dei rifiuti ad Allumiere». L’ipotesi, tra l’altro, è giudicata «complicata da realizzare» dall’assessore regionale all’Ambiente Pietro Di Paolo secondo cui «in merito al sito dove collocare la discarica che sostituirà quella di Malagrotta stiamo effettuando una valutazione approfondita che parte dal territorio del Comune di Roma per estendersi all’area provinciale. Non esiste ancora una soluzione che possa dirsi definitiva». Ma solo in serata si apprende che il protocollo pietra dello scandalo non vale un fico secco perché superato dalle nuove competenze che spettano alla Regione. E post Malagrotta resta in alto mare. Nel ventaglio delle opzioni restano: Monti dell’Ortaccio (in Xv Municipio, resa disponibile dallo stesso proprietario Manlio Cerroni ma scartata da Alemanno perchè troppo vicina a Malagrotta) e le cave di Riano. Sul protocollo Allumiere ha preso nuovamente posizione anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

«Sarebbe uno sgarbo e una furbizia che complica ancora di più la complessa vicenda della gestione dei rifiuti della Capitale. Un metodo per governare poco serio». «Ho inviato una lettera ad Alemanno, al ministro La Russa, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio per sapere se corrisponde al vero che sia stato sottoscritto – fa sapere il sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio – Se così fosse si sappia che noi faremo opposizione a tutti i livelli. Sono pronti a mobilitarsi 15 comuni». «Non siamo merce di scambio tra partiti e nemmeno pupazzi a disposizione di chi non ha il coraggio di risolvere sul proprio territorio i propri problemi» ha detto il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini che, se fosse vero, proporrà «a tutti i Sindaci dell’Alto Lazio e in particolare del nostro territorio di riunirci in una manifestazione pubblica a Civitavecchia all’aula Pucci per mettere uno stop definitivo a progetti che non hanno senso né rispettano i territori della Provincia». E il presidente dei Verdi Angelo Bonelli gli ha fatto eco: «Allumiere si trova in un’area naturale protetta, istituita in base a una direttiva europea che il sindaco Alemanno sta violando. Per questo motivo stiamo inoltrando un esposto all’Ue per attenzionare Bruxelles».


Rifiuti, il Parlamento boccia la Regione Lazio

(Fonte articolo, Terra, clicca qui). Nel Lazio l’emergenza rifiuti non è mai finita. E se nel 2008, a distanza di nove anni dal suo inizio, la crisi è stata dichiarata risolta, si deve «più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo». Le 81 pagine della relazione sul ciclo dei rifiuti in Lazio, approvata ieri dalla Commissione ecomafie, bocciano senza riserve la gestione della Regione e degli enti locali. La raccolta differenziata non è mai davvero partita: la media delle cinque province è ferma al 15 per cento, in teoria dovrebbe raggiungere il 60. I termovalorizzatori sono «sovradimensionati», per funzionare sono costretti a importare rifiuti da fuori regione. E come in Campania, anche nel Lazio tutto il ciclo si regge ancora sulle discariche.

«La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti», è la constatazione della relazione parlamentare. Con la fine della gestione commissariale la situazione non è migliorata di molto. Tre le grosse falle individuate dalla Commissione ecomfie: «scarso sviluppo della raccolta differenziata, lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, commistione tra parte politica e parte gestionale». A queste si aggiunge la presenza invasiva della criminalità organizzata, capace, soprattutto in provincia di Latina, di monopolizzare il settore dei trasporti e di far entrare illegalmente in discarica rifiuti pericolosi.

Della crescita a passo di lumaca dei tassi di raccolta differenziata (Roma, Viterbo e Latina sono tra il 16 e il 15 per cento, Rieti e Frosinone al 6) se ne è avvantaggiato in questi anni soprattutto Manlio Cerroni, il re della spazzatura romana, che gestisce l’invaso di Malagrotta, la più grande discarica di Italia e d’Europa. Ogni tonnellata conferita nella sua discarica costa 72 euro. Per cui, a conti fatti, nelle tasche dell’imprenditore romano finiscono 44 milioni di euro ogni anno. Soldi molto facili visto che Cerroni opera in regime di monopolio, come sottolinea in più punti la relazione. «Non ci sono alternative», rispose il sindaco di Roma Gianni Alemanno durante un’audizione in Commissione Ecomafie a chi gli chiedeva conto di questo rapporto privilegiato degli enti pubblici con un unico privato. Secondo il primo cittadino della Capitale, «Cerroni ha comunque garantito finora la presenza di un’imprenditoria sana, conosciuta e testata. L’uscita di scena di questo imprenditore apre scenari che possono essere pericolosi». Non pericoloso, ma di pessima qualità è invece il cdr, il combustibile da rifiuti, prodotto negli impianti laziali. I termovalorizzatori di Colleferro (al centro di una importante inchiesta della magistratura) e Frosinone sono costretti perciò a importare immondizia dalle altre regioni. La colpa è della carenza di stabilimenti di trattamento meccanico biologico e della scarsa efficienza degli impianti di compostaggio. Secondo la Commissione ecomafie, gli inceneritori laziali sono molto più grandi del necessario e se la raccolta differenziata partisse sul serio, il problema aumenterebbe di dimensione. Per questo motivo, si legge nella relazione, il termovalorizzatore, che dovrebbe essere costruito ad Albano, non solo potrebbe avere conseguenze nocive sulla salute (nel testo viene dato ampio spazio al parere contrario dell’Asl), ma propabilmente sarebbe addirittura «inutile».


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Roma cemento mundi

_Numeri agghiaccianti quelli forniti da Legambiente. Con Gianni Alemanno più di 17 milioni di metri cubi (m3) di cemento su Roma in soli 1.000 giorni.  Quotidianamente si consuma suolo pari ad un campo e mezzo di calcio. Fanno tenerezza i 120 ettari “destinati” ad area verde in soli due anni, numeri che il calcestruzzo fagocita in poche ore. Di questo passo lo speculativo Piano Regolatore previsto dalla precedente giunta Veltroni con un totale di oltre 65 milioni di m3 di cemento diverrebbe di oltre 83 milioni di m3 a regime. Sorge spontanea una domanda: ma Gianni Alemanno (il primo cittadino che  insieme a Renata Polverini vorrebbe far ricorso contro i cittadini dei Castelli Romani “colpevoli” di aver scongiurato un inutile e devastante inceneritore di rifiuti ai Castelli Romani) trova tutto questo suolo per edificare obbrobriosa edilizia speculativa e racconta ancora la fiaba che a Roma non ci sarebbe spazio per la nuova discarica della Capitale? Su Roma grandina cemento, sulla Provincia i rifiuti (di Roma). Ma in fin dei conti, il “claim” era già un programma: Roma cambia.

_”Per ognuno dei 1.000 giorni trascorsi dal suo insediamento, il sindaco ha consumato un campo di calcio e mezzo di suolo”. E’ quanto afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Roma è la capitale più verde d’Europa” replica l’assessore all’Ambiente, Marco Visconti. “La nostra Giunta è la prima a porsi responsabilmente la questione della sostenibilità urbanistica delle nuove cubature” è, invece, la risposta di Marco Corsini, assessore all’urbanistica. “Roma non cambia anzi peggiora, con Alemanno il diluvio di cemento è abnorme e i re di Roma sono sempre i costruttori, è ora di smetterla”. E’ quanto afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Per ognuno dei 1.000 giorni trascorsi dal suo insediamento, il sindaco ha consumato un campo di calcio e mezzo di suolo, tra interventi promessi e deliberati, in media ben 17.703 metri cubi al dì, per un totale di oltre 17 milioni di nuovi metri cubi considerando solo questi grandi progetti. E’ un po’ più di quell’1% del territorio della Capitale che per anni hanno chiesto i costruttori romani per l’edificazione, 1.462 ettari contro 1.290 richiesti. Sarebbe questo il ‘cambiamento’ del Prg promesso da Alemanno?”. “Di questo passo -aggiunge Parlati- si tornerà presto ai 120 milioni di metri cubi che tutti riconoscevano come lo scandaloso residuo del piano regolatore del 1965, riportando l’urbanistica romana a 46 anni fa. Questi numeri chiariscono bene come in questi due anni e mezzo l’amministrazione si sia mossa nella direzione sbagliata anche su un tema così importante e delicato, come hanno dimostrato di recente la crisi e l’azzeramento della Giunta. Piuttosto che nuove operazioni di facciata in questa direzione, come saranno i fantomatici Stati generali di fine mese -conclude- serve allora una immediata svolta radicale, per dare risposta alle domande della città e migliorare la qualità della vita delle persone”.

Oltre 17 milioni di nuovi metri cubi, è questa la somma del cemento dei grandi progetti dei primi mille giorni del sindaco di Roma Gianni Alemanno, secondo quanto reso noto da Legambiente. ”Una città come Salerno, con 1.462 ettari di nuova superficie cementificata, ossia più di 14 milioni di metri quadri, e un numero di 134 mila nuovi residenti insediabili. In media, 17.703 metri cubi tra promessi e deliberati ogni giorno con un quotidiano consumo di suolo pari a 14.628 metri quadri. Un secco +27% -prosegue l’associazione- rispetto al piano regolatore approvato dal Consiglio Comunale nel 2008, che dagli esagerati 65.886.062 metri cubi già previsti, al tempo di Alemanno arriverebbe a ben 83.589.294 metri cubi, qualora le dieci proposte fossero portate in attuazione. Sono questi infatti i dati principali contenuti nel nuovo dossier di Legambiente Lazio, tutto dedicato alle più recenti vicende dell’urbanistica romana”. ”Alemanno -continua Legambiente- ha cominciato la stagione del cemento con un’operazione da 2.089.050 metri cubi, con il bando per il cosiddetto housing sociale, cercando aree agricole da destinare a nuovi Ambiti di Riserva, dove edificare alloggi per l’emergenza abitativa in regime di edilizia convenzionata. Vale, invece -prosegue- ben 4.371.760 metri cubi la proposta avanzata dall’assessore Corsini di raddoppiare il dimensionamento previsto per le Centralità Urbane ancora da pianificare, mentre con l’annunciata demolizione e ricostruzione dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca di calcolano 1.920.000 metri cubi in più”. ”La ciliegina sulla torta -aggiunge Legambiente- arriva con il progetto dei nuovi stadi di proprietà dell’As Roma e della Ss Lazio che pesa ben 4.000.000 di metri cubi. Ci sono interventi, poi, come quello da 1.000.000 di metri cubi relativo al raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio. Oppure le proposte, in via di elaborazione, per l’affidamento in project financing, dei prolungamenti delle Metropolitane B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta) che vedrebbe secondo le stime ben 2.576.422 metri cubi”. Dalla valorizzazione delle Caserme dismesse ”si attendono 1.500.000 di metri cubi, mentre è famosa la storia dei 50.000 metri cubi al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio). Sempre all’Eur -secondo l’associazione- non ci risparmieremo 136.000 nuovi metri cubi legati alla nuova destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo mentre sono 60.000 i metri cubi derivanti dall’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi”.

Secondo i calcoli effettuati da Legambiente Lazio, se queste dieci proposte fossero portate tutte in attuazione, farebbero crescere il dimensionamento del Prg ”dagli esagerati 65.886.062 metri cubi già previsti, a circa 83.589.294 di metri cubi, con questa nuova articolazione in percentuale tra destinazioni d’uso: circa 48.874.593 di metri cubi a destinazione d’uso residenziale, circa 31.557.562 di metri cubi a destinazione d’uso non residenziale e, infine, circa 2.971.075 di metri cubi a destinazione d’uso flessibile”. ”Numeri enormi, con altrettanto enormi rendite, che non servirebbero affatto -secondo l’associazione- a risolvere il problema del disagio abitativo: tra le tante trasformazioni programmate, pur aumentando ancora la destinazione d’uso residenziale (48.874.593 di metri cubi equivalgono a 407.288 nuove stanze/nuovi residenti insediati/insediabili, e corrispondono a ulteriori 135.762 alloggi), sono programmati soltanto 140 alloggi per l’edilizia sociale (nell’ambito dell’operazione di valorizzazione delle caserme dimesse)”. ”Nella maggior parte dei casi -prosegue Legambiente- i metri cubi servirebbero a ‘fare cassa’ per finanziare le operazioni volute dal Campidoglio, con appartamenti da vendere a costi allucinanti stimati tra i 6.000 e i 12.000 euro al metro quadro: non sarebbero quindi certamente destinati ai senza casa, gli eleganti alloggi dell’Eur per Roma Formula Futuro o quelli derivanti dalla modifica delle destinazioni d’uso dell’Ex Velodromo, nè quelli da edificare intorno ai futuribili stadi; servirebbero invece a finanziare la locale rete di trasporto pubblico su ferro gli appartamenti derivanti dal raddoppio delle centralità, invertendo la logica del Prg (piuttosto che cubature solo se servite da ferro, ferro solo con nuove cubature), mentre con la cessione ai privati di aree pubbliche per costruire si finanzierebbero i prolungamenti per 9 km di linee Metro B1 e B2; la valorizzazione delle caserme dovrà rendere ben 600 milioni di Euro alle casse del Campidoglio, limitando la quota per iniziative pubbliche al solo 20% del totale della superficie interessata.

Secondo Legambiente la stessa demolizione e ricostruzione a Tor Bella Monaca per finanziare l’operazione ”vedrà la contemporanea edificazione di molte nuove case in proprietà, all’interno della Tenuta Vaselli, attaccando ancora l’Agro Romano vincolato; saranno, invece, privati gli appartamenti nei toponimi ex abusivi e quelli derivanti dal raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino. Addirittura -aggiunge l’associazione- anche gli alloggi del famoso bando dell’housing sociale nei nuovi Ambiti di Riserva dell’Agro Romano sarebbero edificati in regime di edilizia convenzionata, e quindi in grado di intercettare una quota minima del disagio abitativo”. “Dopo due anni e mezzo di attività, il bilancio del Campidoglio in materia urbanistica è fallimentare, uno dei principali impegni della campagna elettorale di Alemanno, ossia ‘cambiare’ il Prg, nella gestione ordinaria si è tradotto in un disinvolto aumento delle cubature, in una svendita del territorio”, afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. “A Roma si sono costruite troppe case destinate al mercato in proprietà e poche case da riservare all’emergenza abitativa e al mercato dell’affitto, una tendenza che continua con il nuovo diluvio di cubature non previste dal Prg vigente. Tutte queste trasformazioni -aggiunge- che vengono presentate e giustificate come grandi opportunità per la città di sviluppo e innovazione, come battaglia contro la cultura del no, in realtà nascondono alla fine i soliti vantaggi ai costruttori, accontentando le richieste di pochi a danno dei cittadini che vedono consumare il territorio senza alcun beneficio. Anche le Olimpiadi -conclude Avenali- che possono essere un’opportunità da cogliere per il miglioramento della città, se saranno gestite con questi criteri si trasformeranno invece purtroppo in un ennesimo sacco del territorio”.

“I dati parlano chiaro: Roma non è mai stata così verde. Con 120 ettari di territorio naturale preso in carico negli ultimi due anni, gli impegni assunti dal sindaco Alemanno per garantire ai cittadini una città sempre più verde, sono stati ampiamente rispettati. Spiace, dunque, dover rammentare a Legambiente che Roma è la capitale più verde d’Europa con 86 mila ettari di aree naturali non urbanizzate dove non sono presenti nè edificazioni nè infrastrutture”. Lo dichiara l’assessore all’Ambiente di Roma capitale, Marco Visconti. “Parliamo -aggiuge- del 67% dell’intero territorio cittadino: un articolato sistema di comprensori di importanza naturalistica, agricola e ricreativa, che include un complesso di aree naturali protette, ville, parchi, giardini, zone agricole ed importanti golene fluviali. Pare proprio -conclude- che l’associazione ambientalista abbia perso di vista l’obiettivo comune di salvaguardia e tutela dell’ambiente, preferendo la facile polemica e lo sterile allarmismo”. “E’ inutile che Legambiente vesta i panni del moralista con una polemica del tutto strumentale che agita molti progetti che non hanno avuto mai seguito. La nostra Giunta, guidata dal sindaco Alemanno, è perfettamente consapevole del problema ed è la prima a porsi responsabilmente la questione della sostenibilità urbanistica delle nuove cubature”. E’ quanto dichiarato in una nota da Marco Corsini, assessore all’urbanistica di Roma Capitale, a seguito del dossier pubblicato da Legambiente sull’urbanistica romana. “Sappiamo benissimo quali sono i rischi paventati e sapremo come farvi fronte, del resto -ha aggiunto- molti di questi problemi, compreso il fallimento di talune centralità, dipendono da scelte non nostre e da carenze ereditate, ma siamo anche convinti della necessità di dover trovare un equilibrio tra le esigenze incomprimibili e non più rinviabili della città, soprattutto -conclude Corsini- dal punto di vista del fabbisogno infrastrutturale e di servizi, e la assoluta mancanza di sufficienti risorse economiche per farvi fronte”. (Fonte articolo, IGN, clicca qui)