Inquinamento

Inceneritore Albano, L’UE apre al ricorso del “Coordinamento No Inc” e chiede altra documentazione

07_L’Unione Europea o, meglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo vuole approfondire la spinosissima questione relativa all’inceneritore dei Castelli Romani e vederci chiaro. Per questo la stessa “Corte” dopo aver prevalutato e ammesso il ricorso presentato dai movimenti che da sei anni si battono contro l’ecomostro voluto dal Co.E.Ma (Ama + Acea + Gruppo Cerroni) ora chiede ulteriore materiale tecnico scientifico proprio al fine di approfondire la questione. Il ricorso alla “CEDU” relativo all’inceneritore di Albano entra quindi nel vivo con i movimenti dei cittadini che dal 2007 ad oggi non hanon lesinato alcuna energia per impedire la costruzione del nefasto ecomostro e scongiurare l’ennesima speculazione sul territorio castellano. Leggi l’articolo sottostante tratto dal quotidiano “Cinque Giorni” che parla proprio del ricorso alla “CEDU” relativo all’inceneritore.

  • L’Europa apre al “No Inc” e chiede altra documentazione. Clicca qui.

Lombardia, i rifiuti della ‘ndrangheta

Pirelli_1_Eco-balla del 9 maggio 2013, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano. Buona visione, clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) La nuova Metro lilla a Milano, il quartiere residenziale “Buccinasco più”, l’autostrada Milano-Bergamo-Brescia, la ferrovia Tav. Decine di cantieri sparsi in tutta la Lombardia e un solo filo nero ad unirli: le infiltrazioni mafiose nello smaltimento illecito dei rifiuti speciali, l’80% sul totale dei rifiuti prodotti. Secondo l’ultimo rapporto Ecomafia la regione più ricca d’Italia è al quarto posto nella classifica dei reati legati al ciclo dei rifiuti dietro solo a Campania, Calabria e Puglia. Ma se nella provincia di Napoli per smaltire i rifiuti si appiccano incendi dolosi, al Nord per non attirare l’attenzione di giornali e tivù si usano metodi meno appariscenti. Di notte, grazie alla complicità di controllori collusi, decine di camion entrano nei cantieri e scaricano gli scarti di attività industriali ed edilizie. Difficile trovare nascondiglio migliore di un terreno dove sorgerà un pilone d’autostrada, un palazzo o un centro commerciale. Per sbarazzarsi dei rifiuti speciali, molto spesso tossici, sono state affinate pratiche ancora più discrete ed economiche. Si tratta del cosiddetto giro-bolla: alla filiera dello smaltimento è associata una documentazione in cui sono indicate le sostanze contenute e i trattamenti effettuati. Tramite la falsificazione delle analisi, rifiuti nocivi vengono declassati a non pericolosi. Chi effettua queste operazioni guadagna due volte: quando viene pagato per attività solo documentate ma mai svolte e quando riutilizza i rifiuti come materiale da riporto nei cantieri pubblici e privati. Il fenomeno è molto diffuso anche perché risulta particolarmente difficile da scoprire come spiega Sergio Cannavò di Legambiente Lombardia: «Dimostrare che in una tonnellata di terra trasportata da un camion ci sono miscelati 100 kg di sostanze inquinanti richiede analisi molto sofisticate». Quando invece è impossibile nascondere le falsificazioni si corrompono politici locali e funzionari addetti ai controlli. «L’impatto della corruzione nei diversi fenomeni d’illegalità ambientale è micidiale. Si tratta di un vero moltiplicatore d’illeciti» denuncia un dossier curato da Avviso Pubblico, Legambiente e Libera. Con 15 inchieste diverse negli ultimi due anni la Lombardia è saldamente al primo posto in questa speciale classifica; Calabria e Campania si fermano a 8 inchiesta ciascuna.Alla base di scarichi illegali e documentazioni false c’è una consolidata alleanza tra soggetti diversi: da una parte imprenditori interessati esclusivamente a risparmiare sui costi di smaltimento, riducendoli fino al 30%, senza considerare l’impatto ambientale sui territori.Dall’altra la criminalità organizzata attirata da ingenti guadagni a fronte di rischi molto bassi di venir scoperti o di venir sanzionati in modo incisivo. «Per certi versi è più conveniente investire nei rifiuti illegali che nello spaccio della cocaina» afferma Cannavò. Per questo tramite le centinaia di padroncini calabresi presenti nei cantieri, i clan mafiosi, in un regime di monopolio, impongono i loro interessi nel movimento terra. Secondo la «Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti» della legislatura appena conclusa «in Lombardia l’infiltrazione mafiosa nel movimento terra con il controllo dei camion e dei mezzi utilizzati, consente anche il controllo del traffico dei rifiuti pericolosi. È almeno dagli Anni 80 che la presenza incontrastata della ‘ndrangheta nel settore è un fatto acquisito».  Ad arginare le infiltrazioni ci dovrebbero essere la certificazione antimafia e una norma (D.L.gs 163/2006) che vieta espressamente il subappalto. Tuttavia personaggi insospettabili non coinvolti direttamente con i clan, si offrono per fare da prestanome ai boss facendoli entrare negli appalti pubblici. La storia giudiziaria del recente passato offre numerosi esempi a riguardo, uno su tutti quello della Perego General Contractor Srl: coinvolta nell’indagine Tenacia viene definita come un’anomala stazione appaltante a beneficio della ‘ndrangheta.Caposaldo, Cerberus, Isola, Tenacia; sono queste alcune delle inchieste portate avanti dalla Dda nel territorio lombardo negli ultimi due anni. Grazie alle indagini si è cominciato a ricostruire la struttura della ‘ndrangheta in Lombardia, fatta dai cosidetti “locali”, strutture regionali direttamente collegate alla casa madre in Calabria.  La zona di Milano Nord (Comasina, Quarto Oggiaro, Affori), della Brianza e della province di Como e Lecco erano controllate dal clan Romeo/Flachi; a Cologno Monzese e in alcune zone della bergamasca agivano i Paparo. Tuttavia una delle zone a più alta infiltrazione mafiosa è a Sud di Milano nei comuni di Corsico, Assago, Cesano Boscone e soprattutto Buccinasco. Qui a pochi chilometri dalla movida milanese dei navigli, sui prati di via Guido Rossa ogni giorno i bambini del quartiere giocano fino al calar del sole; pochi metri sotto i loro piedi, rifiuti speciali mischiati a terra di scavo giacciono da almeno 8 anni. Lo sanno tutti, ma la bonifica costa 8 milioni di euro, tanti anche per un comune con i conti in ordine, e quindi per ora i rifiuti rimangono lì . A creare questa discarica abusiva fu il clan Barbaro-Papalia. La loro firma c’è anche sui 4 mila mq di arsenico e cromo esavalente, interrati nel ’99 sotto viale della Resistenza e mai rimossi. Il boss Salvatore Barbaro è rimasto coinvolto nelle inchieste giudiziarie Cerberus e Parco Sud, e ora è in carcere. Ma c’è chi l’ha già sostituito: sono ragazzi poco più che adolescenti nati tra la fine degli Anni 80 e l’inizio dei 90. Così i clan continuano a presidiare il territorio in modo capillare: chi si avvicina a quelle zone per documentare la situazione, viene prima osservato con sospetto, e poi seguito per chilometri; il messaggio è semplice: state alla larga da Buccinasco. Il vice sindaco Pruiti ammette: «La ‘ndrangheta si è indebolita ma la situazione pressoché uguale a prima: per un boss che viene arrestato altri 10 sono pronti a prendere il suo posto». Tanti altri “locali” sono presenti in Lombardia, ma non si è ancora riusciti a ricostruire né il grado di infiltrazione nelle attività imprenditoriali né le zone dove esercitano il loro potere. Negli anni queste condotte criminali occulte hanno disseminato nel territorio considerevoli quantità di sostanze pericolose: in molte opere di riempimento è stato utilizzato amianto, classificato dallo Iarc (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per il mesotelioma, il polmone e la laringe.Tre anni fa nell’ex cava di Geregnano, periferia milanese, furono trovati diossina, pericolosa per il fegato, e arsenico che ha effetti cancerogeni per la pelle e per l’intestino.In altri casi le sostanze non sono entrate in contatto con la falda acquifera per pura casualità, come a Buccinasco dove, per una conformazione geologica particolare, un tappo d’argilla isola la prima falda inquinata da quella più profonda. In ogni caso il dott. Edoardo Bai dell’Isde (Associazione Italiana Medici per l’ambiente) ha invitato alla cautela: «È vero che determinate sostanze hanno effetti cronici devastanti per l’uomo, tuttavia non sono ancora stati fatti studi che provano l’aumento di alcune patologie intorno alle discariche abusive». Aldilà dei rischi di tumore, senza un’inversione di tendenza i danni al territorio lombardo nel medio periodo rischiano di essere devastanti. Per questo Legambiente ha inviato una lettera aperta a tutti i neo-consiglieri della regione Lombardia, chiedendo provvedimenti immediati per le aree contaminate e per arginare l’illegalità. Risultato: qualche timido incontro con Pd e M5S e nessuna risposta da parte della maggioranza; hanno tempo, la legislatura è appena iniziata. Intanto la criminalità organizzata lavora a pieno regime. Di giorno e di notte.


Patto segreto sulle discariche, indagato Cerroni, re dei rifiuti

07_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) La scelta dei sette siti individuati nel 2011 per risolvere l’emergenza rifiuti finisce nel mirino della Procura nel giorno in cui spunta l’ipotesi, smentita dalla Regione, di portare i rifiuti dei romani a bruciare negli impianti in Norvegia e Svezia, carenti di materie prime. Il sospetto del pm Maria Cordova è che le decisioni dell’amministrazione sulla futura discarica siano state guidate dall’intenzione di favorire Manlio Cerroni, avvocato a capo di un impero imprenditoriale che spazia da Malagrotta all’Australia. Il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio Pietro Moretti e Luigi Sorrentino, i due consulenti del Commissario per l’emergenza rifiuti che due anni fa hanno fornito il parere positivo sui luoghi per sostituire Malagrotta. Scelte che, secondo l’accusa, hanno avuto lo scopo di avvantaggiare Cerroni, anche lui indagato per lo stesso reato: è il proprietario di Quadro Alto, Pian dell’Olmo e Monti dell’Ortaccio. Le indagini sono concentrate su questi tre siti ma sembrano destinate ad allargarsi anche agli altri scelti dai due consulenti (Corcolle, Pizzo del Prete, Osteriaccia e Castel Romano). I primi passi dell’inchiesta sono stati mossi nel giugno del 2012 dalla Procura di Tivoli, insospettita dalla tempistica delle scelte della Colari, proprietaria a Riano di Pian dell’Olmo e Quadro Alto. Ma tutto comincia il giugno del 2011 quando l’Ue apre una procedura d’infrazione contro Malagrotta ritenendola non più adeguata allo stoccaggio dei rifiuti. Subito dopo parte la corsa per stabilire dove dovrà sorgere la nuova struttura: Cerroni propone i tre siti della Colari. La stranezza è che solo due anni prima, cioè nel 2009, la stessa Pisana aveva bocciato le tre aree dopo aver analizzato uno studio d’impatto ambientale presentato della Colari. In 24 mesi i funzionari regionali non solo cambiano parere ma, per dare il via libera ai siti, avrebbero utilizzato una terminologia simile a quella impiegata dagli esperti di Cerroni. Il trasferimento del fascicolo dalla Procura di Tivoli a quella di Roma è stato deciso quando è emerso era coinvolta anche Monti dell’Ortaccio. L’inchiesta è partita dalla denuncia di «Futuro Sostenibile», rappresentata da Francesca Romano Fragale.


Frascati Doc “carbon free”, misurata l’impronta di carbonio nella produzione

467_Molino_Vini_Vendemmia_Nebbiolo_Filare_di_uva_nebbiolo_…E se costruissero l’inceneritore a Roncigliano? Al via il Progetto ”San Marco Carbon Footprint”, co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

_(Fonte articolo clicca qui) – Le Cantine San Marco sono la prima azienda agricola in assoluto del Lazio e tra le prime e pochissime in Italia ad aver misurato l’Impronta di Carbonio (Carbon Footprint), ossia la quantità di emissioni di co2 immesse nell’atmosfera durante il ciclo di preparazione di una bottiglia di Frascati doc da 0,75. Questo è stato possibile grazie al Progetto ”San Marco Carbon Footprint”, co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e realizzato in collaborazione con i tecnici della Task force del Ministero e con il supporto di un team di consulenti guidati dal dott. Mazzarelli della società APRIambiente s.r.l. L’impronta di carbonio misura la quantità di CO2-e (la CO2 equivalente) emessa per ciascuna unità funzionale, vale a dire per singola bottiglia di vino da 0,75 litri, prodotta dalle Cantine San Marco. Complessivamente una bottiglia di vino bianco Frascati Doc delle Cantine San Marco rilascia nell’atmosfera 1,220 kg di CO2-e. Questo dato riguarda l’anno 2011 ed è stato verificato da IMQ, importante ente di certificatore a livello internazionale. Il progetto ha consentito di effettuare l’inventario, la qualificazione, l’analisi e la valutazione di tutte le emissioni di CO2 equivalente, riconducibili al prodotto in ciascuna fase del suo ciclo di vita (agricola, aziendale, trasporto, uso e fine vita) e per ogni singola attività ad esso collegata. Grazie alle informazioni ottenute attraverso il progetto, le Cantine San Marco hanno elaborato un programma di intervento contenente le misure da attuare nel breve e nel medio periodo, per ridurre le emissioni prodotte durante l’intero ciclo di vita del Frascati. Il dato importante è che già nel primo anno sarà possibile ridurre del 4% le emissioni totali associate al prodotto.


Inceneritore Albano – il Consiglio di Stato sospende tutto, il cantiere non può partire

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA_(Fonte articolo, clicca qui) La notizia tanto attesa è arrivata. Dopo anni e anni di proteste e manifestazioni, non ultima quella che sabato pomeriggio ha calamitato oltre 2mila persone, unite dal fermo proposito di combattere contro il ‘cancrovalorizzatore dei Castelli’, il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato il ricorso presentato dall’Amministrazione comunale di Albano contro il nuovo programma per la costruzione del vituperato Inceneritore di Roncigliano. Un colpo di scena in piena regola che di fatto blocca tutto, quantomeno fino a quando non verrà appurato con totale certezza che non vi sia un effettivo rischio ambientale. Di fronte ad una prospettiva del genere se prima la via per la costruzione dell’Inceneritore poteva sembrare in discesa ora si complica maledettamente e si fa piena zeppa di ostacoli, con veri e propri tornanti d’alta montagna. Una salita di fronte alla quale si spera qualcuno possa definitivamente desistere, sebbene gli interessi in ballo siano tanti e tali che chi, a suo tempo, ha fiutato l’affare difficilmente si farà da parte senza ‘colpo ferire’. “Il Consiglio di Stato – ha dichiarato il Sindaco Nicola Marini – accoglie di fatto le nostre ragioni, quelle che da tempo, con tenacia e fermezza, portiamo avanti: un territorio già così sofferente in termini igienico-sanitari e ambientali non può sostenere la presenza di questo impianto. Anche il Consiglio di Stato mette in luce le contraddizioni con cui ha agito la Regione Lazio, e che il nostro Comune ha legittimamente evidenziato. La Regione da una parte firma un nuovo cronoprogramma e dall’altra chiede a Pontina Ambiente una caratterizzazione dell’area, che poi il Comune dovrà valutare in sede di conferenza di servizi, tra l’altro già convocata dalla nostra Amministrazione. Siamo ovviamente molto soddisfatti di questa pronuncia, ma la nostra azione di certo non si ferma e continueremo ad opporci alla costruzione dell’inceneritore con atti concreti, amministrativi, legali e politici. Le nostre ragioni evidentemente valgono”. Entusiasti i ‘No Inc’, che vedono finalmente la luce in fondo al tunnel, e sperano che nuove politiche ambientali si affaccino all’orizzonte, rendendo fattibile un nuovo modo di intendere il ciclo dei rifiuti, con un via libera definitivo alle politiche di riciclo e riuso.

_(Fonte articolo, clicca qui) Colpo di scena nella battaglia giuridica e di piazza contro la costruzione dell’inceneritore di Roncigliano: il Consiglio di Stato, tramite decreto monocratico, ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato la richiesta di sospensiva del cronoprogramma della Regione Lazio che detta le tempistiche per la costruzione dell’impianto. Il consigliere delegato Antonio Amicuzzi ha ritenuto prevalenti le ragioni di tutela e integrità del territorio e della salute: “Il Comune appellante ha evidenziato che la richiesta di tutela cautelare è tesa ad evitare l’aggravamento dell’inquinamento dell’aria su cui sorgerà l’inceneritore, anche se non è ancora in esercizio, perché i lavori relativi dovrebbero iniziare a giorni interferendo con le attività di caratterizzazione del territorio e di bonifica sollecitate dalla Regione”, si legge nel decreto. Insomma finché non sarà appurato con certezza che non vi è alcun rischio ambientale è tutto fermo. La camera di consiglio collegiale è convocato per il prossimo 7 maggio. Soddisfatto il sindaco di Albano Nicola Marini che comunica con queste parole l’esito della decisione dei giudici di Palazzo Spada: “Il nostro Comune con tenacia e fermezza sta portando avanti una linea di netta contrarietà alla costruzione dell’impianto. Le nostre ragioni evidentemente valgono”.


L’Ue non si fida più del Lazio sui rifiuti, intanto Alemanno guarda ancora a Malagrotta

09_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

_Gianni Alemanno: “Non serve una nuova discarica, c’è Malagrotta”. Clicca qui.

_Manlio Cerroni: “Da aprile tutti gli impianti ok, ma serve una discarica”. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) L’Italia finirà davanti alla Corte di Giustizia europea per i rifiuti del Lazio. Come si legge in un comunicato del ministero dell’Ambiente, i continui problemi della Regione nel trattamento della spazzatura urbana hanno costretto la Commissione Ue a deferire il nostro Paese alla Corte, ultimo passo della procedura d’infrazione avviata nel 2011. Secondo il ministro Corrado Clini, è «il risultato inevitabile della situazione che si è creata, in seguito alle opposizioni al decreto del tre gennaio». Questo decreto, lo ricordiamo, prevedeva di utilizzare al massimo della capacità tutti gli impianti laziali di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, riducendo così la quantità di materiale smaltita nelle discariche per allineare il Lazio alle norme nazionali e alle direttive comunitarie in materia di rifiuti. Per Clini, invece, questi impianti stanno funzionando a meno del 50% della loro capacità, perché le amministrazioni locali si sono opposte all’invasione di spazzatura proveniente dalla Provincia di Roma. Inoltre, sostiene il ministro, «resta a livelli insoddisfacenti la raccolta differenziata, in particolare la selezione della frazione umida, che potrebbe essere valorizzata con la produzione di compost». L’Europa teme che le discariche laziali resteranno completamente attive, compresa quella di Malagrotta che avrebbe dovuto essere chiusa. Nelle scorse settimane, il rapporto del Parlamento Ue sulla missione inviata da Bruxelles lo scorso ottobre in Campania e Lazio per l’emergenza rifiuti, aveva segnalato risultati contrastanti. Semaforo quasi verde per Napoli, ma ancora rosso per l’area romana, che difatti sta annaspando nel definire una gestione dei rifiuti più in linea con i dettami comunitari (prevenzione, riciclo, trattamento). Clini ha quindi inviato una lettera al commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik, confermando l’impegno dell’Italia «a completare il programma per allineare Roma agli standard previsti dalle direttive e dalle leggi nazionali entro i tempi previsti, comunque prima che la Corte assuma la sua decisione».


Corrado Clini annuncia: «Pronto a commissariare gli impianti»

09_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) «Sa di quanti soldi stiamo parlando? Un milione di euro al giorno. Questa è la sanzione che l’Italia rischia per colpa della gestione fuorilegge dei rifiuti a Roma se sarà condannata dalla Corte di giustizia europea. Bene, a questo punto non si può più scherzare, prenderemo tutti i provvedimenti necessari per evitare questa catastrofe». Corrado Clini è il ministro dell’Ambiente che sta tentando di riportare Roma nel ventunesimo secolo per quanto riguarda i rifiuti, aiutandola a sciogliere una volta per tutte il patto con il diavolo rappresentato dalla discarica di Malagrotta. Ma l’altro giorno il commissario europeo per l’ambiente, Janez Potocnik, ha detto: mi spiace, ma la procedura d’infrazione per Malagrotta non si può fermare, vi deferiremo alla corte di giustizia. Lei ha convocato per mercoledì i dirigenti delle aziende che si occupano di rifiuti a Roma e nel Lazio, a partire dall’Ama. «Dovranno spiegarmi perché non stanno applicando le indicazioni ricevute. Perché il contratto tra l’Ama e la Saf, la società proprietaria dell’impianto di trattamento di Colfelice, non è stato firmato? L’Ama dice che l’ha inviato, ma non può aspettare con le mani in mano, c’è un’emergenza. Ancora: le verifiche svolte dai carabinieri dei Noe, anche nei quattro impianti di trattamento romani, hanno dimostrato che vanno al 50 per cento. Come è possibile, malgrado l’emergenza? Imporrò che vadano a pieno regime». Con i poteri ricevuti dalla legge di stabilità andrà a commissariare gli impianti e le aziende? «Mi aspetto che ognuno faccia il proprio dovere. Ripeto: tutti gli impianti di trattamento devono lavorare al massimo per produrre il cdr (combustibile da rifiuti). Il cdr deve alimentare i termovalorizzatori di Colleferro e San Vittore. Se lì non c’è spazio, bisogna applicare la normativa e portarlo in termovalorizzatori di altre regioni. Sa cosa è successo a gennaio? Quello di Colleferro era in manutenzione il cdr è finito in discarica. Ma ci rendiamo conto?». Dunque commissaria l’impianto di Colfelice se non accetta i rifiuti di Roma o i Tmb della Capitale se vanno a rilento? «Ripeto, qui rischiamo un milione di euro di sanzione al giorno, non c’è più tempo per gli scherzi. Chi non fa ciò che deve fare, sarà commissariato. Dovrà essere chiaro chi si sta tirando indietro, chi sta causando questa emergenza e questi danni al Paese». Incontrerà anche sindaco e presidente della Regione? «Ho scritto loro perché sblocchino subito le autorizzazioni che per alcuni impianti. A partire da quelli di produzione di compost, con il trattamento della frazione umida che arriva dalla differenziata. Che fine ha fatto l’impianto di Maccarese? Inoltre, ci sono progetti di ampliamento dei Tmb, perché non sono stati autorizzati?». Cosa succederà alla discarica di Malagrotta? «Chiuderà. Su questo non ci possono essere dubbi». Ma come è possibile che a Monti dell’Ortaccio sia apparso il cartello che annuncia i lavori della nuova discarica? «Inspiegabile, non mi faccia parlare. Su quel progetto furono date delle prescrizioni, ma nessun ente locale ha mai verificato. Purtroppo a Roma casi come questi sono già successi. Ma lì la discarica non si può fare». Se ci sarà un nuovo governo e un nuovo ministro che succederà all’emergenza rifiuti di Roma? «Qui non serve Mandrake. Basta applicare le leggi».


“Estote parati” ammonisce il Vangelo

Discarica di Malagrotta - Conferenza stampa di Manlio Cerroni_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Osservatore Laziale, articolo a firma di Maria Lanciotti, clicca qui) “Estote parati, ci ammonisce il Vangelo. Io lo sono sempre”. Parole di Manlio Cerroni riportate in una raccomandata indirizzata a un’articolista di provincia alla fine dello scorso febbraio (quando ci fu una pioggia a largo spettro di letterine e confetti) a rifinitura di una patetica ramanzina per un articolo che non gli era proprio piaciuto, riferito al collaudo del settimo invaso della discarica di Roncigliano, avvenuto per posta e in anticipo di un mese sui tempi risaputi. L’articolista non ci era andata tanto leggera, con l’attempato imprenditore che solo pochi giorni prima (il 26 gennaio 2012) si era visto respingere dal Consiglio di Stato il ricorso sulla proroga della discarica di Malagrotta, ma ciò non lo aveva per nulla disfatto ma piuttosto ringalluzzito, tanto che dichiarò che entro il 2013 anche l’inceneritore di Albano sarebbe svettato nei suoi cieli di piombo. No, l’articolista non ci era andata leggera, tanto che l’esimio signor Cerroni – o chi per lui, non ha che da scegliere tra la sua nutrita corte di avvocati – produsse la bella letterina in cui rimarcava il suo pluridecennale impegno svolto “in tutti i continenti” nel settore ambìto dello smaltimento dei rifiuti, “creando complessi industriali ambientali dove decine di migliaia di persone hanno trovato occupazione liberandosi così dal bisogno”. Insomma una specie di santo protettore dei disperati a caccia di un lavoro, non importa quanto pericoloso, e a discapito dell’ambiente e della salute pubblica. E dopo una sintetica ma profonda considerazione sul senso della Morte e relativo Giudizio Universale come da dottrina cattolica, ammoniva con un ‘Estote parati’ di radici evangeliche, che sta per “siate pronti” o se si preferisce “state avvertiti!”, perché, e qui sta il colpo in canna per disarmare e inchiodare il bersaglio, affermava il Cerroni: “Io lo sono sempre”. E da decenni lo dimostra ampiamente ogni volta che sembra stretto all’angolo da qualche forma residua di umana giustizia, che regolarmente svanisce, trucco che gli permette di tornare ad agire a mani libere. Certo il signor Cerroni sa quel che fa e quel che dice, ben certo dei suoi poteri e dei suoi mezzi, ma una cosa risulta chiara e va detta: non esisterebbe il Sistema Cerroni senza la debolezza cronica di istituzioni intrise di interessi da difendere e una società annichilita che non lotta abbastanza per tutelare il suo diritto alla vita. In altre parole, tutta la ‘forza’ del Capo sta nel corpo malato di una società che si è lasciata andare alla deriva pensando di sbarcare sull’isola del tesoro. Ciò non giustifica ma anzi aggrava le colpe di chi ha saputo – con un cinismo spaventoso – prima creare e poi sfruttare determinate ‘correnti’ senza che qualcuno remasse contro. E adesso non c’è più tempo da perdere, se si vuole rientrare in porto senza ulteriori danni non resta che organizzare un fronte comune contro un cieco potere che avanza passando su vita, dignità e diritti di una popolazione ridotta all’osso da tante scarnificazioni patite. ‘Estote parati’, perché il Cerroni e il suo gruppo di amici lo sono sempre.


Cemento contro rifiuti: è guerra. Caltagirone: siluro di carta a Cerroni

photo9_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Affaritaliani, clicca qui) Con un’inchiesta a sorpresa il quotidiano dell’imprenditore delle costruzioni attacca il “re delle discariche” (probabilmente l’articolo a cui fa riferimento Affaritaliani è questo tratto da “Il Messaggero”). E accusa: “Ha costruito il suo impero grazie ai legami col centrosinistra romano e ora blocca la svolta dei rifiuti”. Dietro il fronte che si è aperto l’emergenza del cdr e la necessità di aumentare la quota di combustibile da bruciare per evitare che finisca in discarica. Il ruolo di Acea e lo spacchettamento di Ama in bad e good company. Chi ci guadagna.

Poco più di due mesi dalle elezioni comunali e tra i poteri forti della città esplode la guerra. Cemento contro rifiuti, Caltagirone contro Cerroni. Ad aprire il fuoco è il “quotidiano di famiglia” del Gruppo Caltagirone che affonda il coltello nelle vicenda dell’emergenza rifiuti, accusano “il re della discariche” di bloccare la svolta dei rifiuti. Toni pesanti, che arrivano dopo altri giornali e che riprendono senza grandi novità le inchieste che vedono coinvolto il leader indiscusso del trattamento della “monnezza” ma che aggiungono un’accusa pesante: “Ha costruito il suo impero grazie ai legami col centrosinistra romano”. Ma dietro l’offensiva mediatica, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it che ha raccolto i rumors di Regione e Comune di Roma, si nasconde il vero business del futuro. Tramontata l’epoca delle discariche, come ha scritto lo stesso Cerroni che ha sfidato il ministro sull’esigenza di un impianto si smaltimento di “servizio” e con i grillini a presidiare la Regione Lazio, il futuro è segnato dalla raccolta differenziata ma anche dalla straordinaria produzione di “cdr”. E qui entrerebbe in gioco Caltagirone con la sua percentuale in Acea e gli impianti che l’azienda possiede a San Vittore e Orte. Già, perché ammesso che il Comune di Roma riesca nel miracolo di aumentare la raccolta porta a porta, il vero business che si prepara è quello della produzione di energia attraverso la combustione dei residui del trattamento meccanico-biologico che ministro uscente e commissario straordinario stanno chiedendo in parte ad Ama e in parte allo stesso Cerroni. Da mesi ormai, il cdr finisce in discarica e la chiusura di Malagrotta apre di fatto una nuova emergenza per la sovrapproduzione di combustibile. E la politica, stavolta, sembra intenzionata a dare il via libera. Lo hanno detto chiaramente gli esponenti del Cinque Stelle che, con grande equilibrio, ipotizzano un regime transitorio per giungere al “ciclo virtuoso” come d’altronde accaduto a Parma. Qui l’inceneritore ha avuto il via libera. La loro presenza alla Regione, dove Caltagirone ha spedito un messaggio sulle “collusioni” col centrosinistra, è garanzia di via libera al progetto. E che Cerroni sia un ostacolo ai progetti di riordino del sistema, lo si evince anche dalle strategie che il Campidoglio di Alemanno ha in essere per Ama. Lo spezzatino dell’azienda non è altro che il nuovo modello per gestire il ciclo dei rifiuti: la raccolta affidata ad una bad company coi bilanci appesi e legati al finanziamento comunale e la “good” protesta vero il trattamento e il mercato dell’energia. In questo scenario, la possibilità che sia Acea il partner “privato ma non troppo” di Ama, prende sempre più corpo. Così Caltagirone affila le armi e spedisce un siluro in casa del re delle discariche, nel tentativo di metterlo all’angolo e di trasformarlo nell’unico ostacolo al “nuovo ordine dei rifiuti”. E nell’angolo finiscono anche il gassificatore di Malagrotta e l’inceneritore di Albano, entrambi sotto attacco della magistratura. Il match è aperto e il business è chiaro.


Cerroni, il “re delle discariche” che blocca la svolta rifiuti

photo9_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo, clicca qui.

_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) Lo conoscono tutti come il “re dell’immondizia”. Nella recente inchiesta della Procura di Roma sulla gestione dei rifiuti della Capitale c’è chi lo ha ribattezzato «il Supremo». Da quarant’anni detta legge sullo smaltimento a Roma. E ora, che qualcuno sta provando a scalzarlo, ha affilato le armi. É pronto a tutto purché venga realizzata una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio anziché permettere il doveroso aumento della raccolta differenziata e l’avvio di un ciclo virtuoso del trattamento. Si chiama Manlio Cerroni ha 87 anni, originario di Pisoniano (un paesino di 700 anime sui Monti Prenestini di cui è stato anche sindaco democristiano). È il patron del Co.La.Ri, il Consorzio Laziale Rifiuti che gestisce da oltre trent’anni la discarica più grande d’Europa (250 ettari), quella di Malagrotta alla periferia Ovest della Capitale dove finisce tutta l’immondizia di Roma, Ciampino, Fiumicino e della Città del Vaticano. Con i rifiuti e le discariche ci è diventato ricco. Anche grazie al benestare di quasi tutti i politici che si sono alternati in Campidoglio e Regione. In particolar modo l’area del centrosinistra. Un nome su tutti l’ex assessore comunale alla Mobilità e poi amministratore delegato dell’Ama, Mario Di Carlo (scomparso recentemente). «Per me è come un figlio» diceva di lui Cerroni. E negli anni successivi il presidente della Regione Piero Marrazzo riuscì nell’impresa di assegnare proprio a Di Carlo la delega ai rifiuti. Altro fedelissimo di Cerroni è Bruno Landi, presidente della Regione Lazio negli anni Ottanta e ancora oggi influente in certi salotti della Capitale. Ma alla fine, silenziosamente, più meno tutti hanno fatto i conti con il “re dei riufiuti”.  Cerroni è un re il cui impero è invisibile. Ha messo su una ragnatela di società che, si stima, fatturino quasi un miliardo di euro all’anno. Lui appare in prima persona nelle più importanti. Nelle altre ha posizionato le due figlie e uomini di fiducia. Non ha banche di riferimento, non è quotato in borsa. E, così facendo, il suo impero è cresciuto al punto da arrivare a gestire il trattamento dei rifiuti non solo all’ombra del Colosseo ma anche a Brescia, Perugia, in Albania, Romania, Francia, Brasile, Norvegia fino in Australia. I suoi uffici sono in zona Eur. E all’Eur c’è Romauno, una televisione locale dove lavorano validi e giovani giornalisti.

Ultimamente, però, il suo core business, è a rischio. Con la giunta Alemanno sono state subito scintille. Sulla discarica di Malagrotta ormai lampeggia la scritta «game over». Dal 2005 va avanti solo grazie a proroghe annuali perché i politici romani non trovavano (o non volevano trovare?) un’alternativa a quello che ormai era diventato un monopolista assoluto. Nei giorni scorsi il ministro all’Ambiente Corrado Clini, dopo un incontro con il commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, lo ha ricordato: «L’11 aprile termina la consegna dei rifiuti non trattati a Malagrotta che a giugno chiude. Finisce così il sistema su cui si è basata Roma per quarant’anni».
Una batosta che si aggiunge ad un altro stop improvviso a settembre del 2012 quando Alemanno ha scoperto che l’ad dell’Ama, Salvatore Cappello (subito messo alla porta), stava per siglare proprio con il Co.La.Ri di Cerroni un contratto che vincolava l’azienda a pagare 500 milioni di euro in dieci anni per il trattamento meccanico biologico (tmb).  Un’operazione che – come ha detto il consigliere d’amministrazione di Ama Stefano Commini – non avrebbe fatto altro che potenziare il ruolo monopolista di Cerroni scoraggiando qualsiasi altra azienda del settore a lavorare su Roma. A peggiorare la situazione sono arrivate in questi ultimi anni le inchieste della magistratura. Molti i filoni: la gestione di Malagrotta e l’inquinamento delle falde acquifere; il sequestro del gassificatore entrato in funzione con un’autocertificazione irregolare; gli impianti per la produzione di cdr (combustibile ricavato dai rifiuti) che Cerroni ha realizzato ad Albano Laziale; e la recente vicenda dei lavori senza autorizzazione a Monti dell’Ortaccio. Per ognuna le ipotesi di reato sono diverse: associazione a delinquere, truffa, traffico illecito di rifiuti.

Il governo ha deciso di chiudere Malagrotta. Ma, d’accordo con Comune e Regione, non ha alcuna intenzione di aprire una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio, a poche centinaia di metri da Malagrotta: in quella Valle Galeria che già ha pagato un prezzo altissimo in tutti questi anni. Il ministro Clini punta a potenziare la raccolta differenziata. Cerroni non ci sta: vuole aprire ad ogni costo la discarica a Monti dell’Ortaccio. E ancora una volta ha armato il suo esercito di avvocati, alla ricerca di escamotage e per riuscire a difendere il suo impero. Adesso ha impugnato un’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) rilasciatagli dal commissario Goffredo Sottile ma che ormai, secondo il governo, è priva di validità. Difficile che ci riesca e dispetto delle ragioni dei residenti e delle direttive del ministro Clini.


Comunicato Stampa “No Inc” relativo al Consiglio Comunale Straordinario di domani

Immagine 1_5_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo, clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) “Un’amministrazione comunale non è un comitato o un’associazione, che può limitarsi a presentare ricorsi al Tar. Ma è un Organo di Governo, un Ente Pubblico Locale, titolare di competenze e poteri di natura amministrativa e coercitiva. Speriamo, quindi, che il Consiglio Comunale di Albano riunito in seduta straordinaria voti all’unanimità: la richiesta, da avanzare alla Regione Lazio, di riapertura e annullamento dell’Autorizzazione Ambientale del 2009; la convocazione urgente d’una conferenza dei servizi per richiedere alla società Pontina Ambiente (Gruppo Cerroni) gli esiti della caratterizzazione geologica ed idrogeologica INTERNA all’area della discarica; l’avvio dei controlli sistematici sulla pesa di tutti gli automezzi in entrata ed uscita dalla discarica di Roncigliano.” Esattamente tre mesi fa, il 14 dicembre 2012 (Doc. 1), il Sig. Mario Anellucci (Doc. 2), proprietario della casa di Albano più vicina al VII invaso della discarica di Roncigliano, scrisse una lettera (Doc. 3) al Sindaco Nicola Marini, al delegato comunale ai rifiuti Luca Andreassi, al Presidente del Consiglio Massimiliano Borelli e all’Assessore all’Ambiente Claudio Fiorani. “Sarei lieto di mettere a disposizione dell’Amministrazione la mia casa di Roncigliano per ospitare una seduta straordinaria del Consiglio Comunale … cosicché possiate vedere ed ammirare, coi Vostri occhi, lo “spettacolo” del cratere del VII invaso della discarica che raccoglierà, per i prossimi dieci anni, tutti i rifiuti indifferenziati, civili ed industriali, prodotti dal bacino dei Castelli Romani, in modo tale che possiate valutare voi stessi se, qui, è possibile vivere … “. L’accorata lettera di Mario, ancora oggi, non ha ricevuto risposta. La sua casa dista “appena 250 metri dal VII invaso di Roncigliano, esattamente la metà di quella minima prevista dalle legge della Regione Lazio n. 27 del 1998. Perché? Eppure, le tasse, le pago per intero … la bolletta della spazzatura, inoltre, per i residenti di Roncigliano, quest’anno è addirittura raddoppiata. Eppure, nonostante ciò, la raccolta differenziata porta a porta, unica vera alternativa a discarica e inceneritore, ancora non è partita …”

Al VII invaso, costruito e collaudato tra la primavera del 2011 e l’inverno del 2012 in barba alle distanze minime previste dalle Leggi dello Stato, davanti casa di Mario, s’aggiunge inoltre il progetto del mega-Inceneritore Co.E.Ma. dei Castelli Romani, che incombe ancora oggi sulle nostre vite. Ed, ora, come se non bastasse, ci ritroviamo anche con il recente decreto “salva Roma” – ma ammazza Castelli Romani – del Ministro Clini, che impone, ogni giorno, l’arrivo di 150 tonnellate di spazzatura romana indifferenziata nella discarica di Roncigliano, in aggiunta alle 300 locali. La raccolta differenziata porta a porta, inoltre, ancora non è partita, nemmeno a Roncigliano, quartiere simbolo della protesta No Inc. Spiace, certo, che la richiesta di Mario sia rimasta inevasa e, per di più, senza risposta. E spiace, in egual misura, che il Presidente del Consiglio Comunale ed il Sindaco non abbiano voluto prendere in considerazione la possibilità di tenere il Consiglio Comunale Straordinario proprio davanti l’ingresso della discarica, come richiesto nei mesi scorsi dal No Inc. E come avvenuto, invece, lo scorso 27 febbraio a Colfelice. Speriamo, a questo punto, che il Consiglio Comunale, riunito in seduta straordinaria, “conceda” almeno la dovuta considerazione a tutte le altre richieste del Comitato No Inc considerate irrinunciabili per proseguire, con efficacia e forza, la vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani, il VII invaso di Roncigliano, la modalità di raccolta in-differenziata dei rifiuti urbani ed a favore della Raccolta Differenziata porta a porta, della riduzione, del riciclo e riuso dei rifiuti.

Ovvero:

- Che si richieda alla Regione Lazio di avviare, con estrema urgenza, il procedimento di riapertura, revisione ed annullamento dell’Autorizzazione Ambientale relativa all’Inceneritore dei Castelli Romani, come previsto dall’art. 9 della Legge n. 59/2005 (Doc. n.). Senza bloccare, definitivamente, questo documento amministrativo, sarà impossibile mettere davvero la parola fine a questo scellerato e malaugurato progetto industriale.

- Che venga convocata, quanto prima, come indicato recentemente dall’Ufficio Rifiuti della Regione Lazio, una conferenza dei servizi sul tema “caratterizzazione geologica ed idrogeologica INTERNA alla discarica di Roncigliano”, e si richieda alla società Pontina Ambiente (Gruppo Cerroni) di mettere a disposizione dell’Amministrazione comunale tutti i dati relativi alle analisi svolte nei mesi scorsi dal CNR nei pozzi interni al noto sito di smaltimento dei rifiuti indifferenziati;

- Che le risultanze della pesa di tutti gli tutti automezzi in entrata ed uscita dalla discarica di Roncigliano, provenienti sia dai Castelli Romani sia da Roma, vengano rese pubbliche quotidianamente, a mezzo stampa e internet. Recenti indiscrezioni emerse sulla stampa nazionale, difatti, indicano indagini della Procura di Roma relative ad una presunta sovrafatturazione di circa 9,2 milioni di euro ai danni dei dieci comuni del bacino. Sovrafatturazione relativa, anche, a spazzatura indifferenziata mai prodotta ma comunque messa in bolletta ai danni dei cittadini e dei Comuni utenti.

Infine, i prossimi appuntamenti No Inc a cui è invitata a partecipare tutta la cittadinanza:

- GIOVEDI 28 MARZO, dalle ore 09,00 alle ore 12,00, Sit-In sotto la sede del Tar del Lazio, via Flaminia n. 189. Aspetteremo l’esito dell’udienza sotto le finestre dei giudici amministrativi che, più d’un volta, hanno accolto le sacrosante ragioni dei cittadini e dei Comuni dei Castelli Romani.

- SABATO 6 APRILE, ore 15,00 piazza Mazzini, Albano, undicesimo Corteo No Inc.

 >

Sig. Mario Anellucci

Per: Sindaco di Albano Laziale, Nicola Marini.

Per: Assessore comunale all’Ambiente Claudio Fiorani.

Per: delegato comunale ai rifiuti Luca Andreassi.

Per Presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Borelli.

Anticipata via Fax: 09-9320201. Deposito al Protocollo comunale.

Oggetto: lettera per il Sindaco Nicola Marini.

Albano Laziale, 14 Dicembre 2012.

Mi chiamo Mario Anellucci, sono il cittadino di Albano Laziale proprietario della casa più vicina al VII invaso della discarica di Roncigliano. Foglio 20 particella n. 302. Le scrivo questa lettera alla luce di quanto successo, nel passato recente, nei quartieri di Roncigliano e Massimetta. Prima di esporLe la mia situazione, devo necessariamente ripercorrere qualche punto saliente della storia degli ultimi 2 anni. Il 13 Settembre 2010, quando la delega ai rifiuti era di competenza dell’Assessore all’Ambiente Claudio Fiorani, al Comune di Albano arrivò un documento che permise alla Società Pontina Ambiente del magnate dei rifiuti Manlio Cerroni di costruire la prima metà del VII invaso a soli 314 metri di distanza da casa mia. Eppure, mi corregga se sbaglio, mi risulta che la Legge regionale n. 11 del 2002 imponga una distanza minima tra il punto di interramento dei rifiuti e le case sparse, come nel mio caso, di 500 metri. Per fortuna però, nella parte finale del documento leggo: “Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio nel termine di 60 giorni dalla comunicazione, ovvero un ricorso straordinario al Capo dello Stato entro il termine di 120 giorni.” Mi sarei aspettato, a questo punto, che l’Amministrazione da Lei guidata presentasse immediatamente ricorso al Tar Lazio o al Presidente della Repubblica, nei termini previsti dalla legge, contro questo scempio – pensi che dalle finestre del primo piano di casa vedo il “cratere” del VII invaso che raccoglierà, per i prossimi dieci anni, tutti i rifiuti indifferenziati prodotti dai dieci comuni di “bacino” . Invece l’Amministrazione Marini non ha presentato alcun ricorso. Sbaglio? Per di più il documento in questione veniva consegnato ai comitati che si battono contro la costruzione dell’inceneritore e l’ampliamento della discarica solo il 5 Gennaio 2011, ovvero niente meno che con 112 giorni di ritardo! Forse, proprio a causa di questo “errore”, qualche mese dopo (Giugno 2011), la delega ai rifiuti passava dall’Assessore Claudio Fiorani al consigliere Luca Andreassi: tutti, in quel momento, ci aspettavamo con fiducia un cambio di marcia da parte dell’Amministrazione . Il 15 Giugno 2011, in effetti ,il Comune di Albano si costituisce con un appoggio esterno, insieme ad altre sette amministrazioni, nel ricorso al Tar Lazio dei comitati contro la costruzione della prima metà del VII invaso. Ma perché a questo primo passo non sono seguite ulteriori azioni legali come, ad esempio , il ricorso contro il collaudo di questa nuova buca avvenuto nel luglio 2011? A maggior ragione considerando che, a quanto mi risulta, oltre alla “questione distanza”, l’Arpa Lazio aveva riscontrato dei dati preoccupanti riguardo la qualità delle acque! Invece, cosa ancora più grave, il 10 Agosto 2011 al Comune di Albano arriva un nuovo documento amministrativo (una seconda proroga) che permette a Cerroni di costruire anche la seconda metà del VII invaso, distante, in questo caso, soli 250 metri da casa mia: ovvero esattamente la metà della distanza minima prevista dalla legge!!! Anche qui leggo nel documento: “Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio nel termine di 60 giorni dalla Comunicazione, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro il termine di 120 giorni.” Ma il ricorso invece non c’è… Niente di fatto… Anzi, anche questo documento viene consegnato ai comitati, ancora una volta, con molto ritardo, ben settanta giorni! Come se non bastasse lo “sfregio” della nuova buca praticamente dentro casa, a Novembre 2011 l’Arpa Lazio trasmette al Comune le analisi sulla qualità delle acque di falda sottostanti la discarica di Roncigliano da cui emergono gravissime risultanze: Bromuri, floruri, benzene, ferro, arsenico,manganese , tribromometano, dibromoclorometano: tutti ampiamente oltre i limiti di legge. Sulla base di questi dati l’Arpa chiede una caratterizzazione geologica ed idrogeologica dell’area INTERNA alla discarica al fine di valutare l’effettiva idoneità della rete di pozzi spia utilizzata dalla Pontina Ambiente di Cerroni. Come poter capire altrimenti l’estensione e la gravità dell’inquinamento che la discarica produce e l’entità del pericolo che questa costituisce per la nostra salute? Insomma, caro Sindaco, io che abito a 250 metri dal VII invaso, che aria respiro? Che acqua bevo?…

Infine, a Gennaio 2012, è stata collaudata la seconda ed ultima metà del VII invaso. Naturalmente, presumo, che anche in questo caso nessun ricorso sia stato tentato … Vogliamo parlare, poi, della raccolta differenziata porta a porta, unica vera alternativa alla discarica e all’inceneritore? Siamo ancora in attesa dell’avvio più volte promesso. E comunque quando partirà a Roncigliano/Massimetta, quartieri simbolo di questa lotta? E’ vero, Egregio Sindaco Marini, meglio tardi che mai … ma al motto dell’Amministrazione da Lei guidata: “Legalità e Trasparenza”, non pensa sarebbe il caso di aggiungere anche “Tempestività”? Torniamo dunque all’attualità e alla ragione per cui Le ho scritto. La casa di cui Le parlo, è stata da me ereditata dopo la scomparsa dei miei genitori: si tratta, in sostanza, d’una seconda casa. Ho pagato – come è giusto che sia- la prima rata dell’IMU (recentemente introdotta dal governo Monti). A breve pagherò – nonostante il terribile odore e il fetore vomitevole che pervade l’area di Roncigliano, Massimetta e Villaggio Ardeatino, di giorno e di notte, d’estate e d’inverno – anche la seconda rata, quella dovuta al comune di pertinenza: Albano Laziale. Mi è arrivata anche la bolletta sui rifiuti urbani: è praticamente raddoppiata in un solo anno! Ma Le pare normale? Ma pagherò, pagherò tutto! Però Le chiedo: quale motto ha applicato nel mio caso: tasse raddoppiate e distanze dimezzate? Qualcosa non funziona … Comunque, in ogni caso, non pagherò le bollette a metà, al 50%, e neppure le pagherò in ritardo: penso, difatti, sia giusto e doveroso, da parte mia, pagare per intero, senza sconti di sorta, facendo il mio dovere di cittadino fino in fondo. Ma, a questo punto, la domanda sorge spontanea: Lei e la Sua Amministrazione, in questi 2 anni e mezzo, avete fatto e state facendo il Vostro dovere al 100%, fino in fondo? State tutelando e difendendo la salute dei cittadini e dell’ambiente al massimo delle Vostre possibilità e capacità che la legge dello Stato di Diritto Vi conferisce?

Sarei lieto di mettere a disposizione la mia casa di Roncigliano per ospitare una seduta straordinaria del Consiglio Comunale o, magari, della Giunta, cosicché possiate vedere ed ammirare coi Vostri occhi lo “spettacolo del VII invaso”. Le comunico, infine, che ho dato mandato ad uno studio legale di verificare le condizioni per avviare una causa civile di risarcimento danni nei confronti della Pontina Ambiente, della Regione Lazio e del Comune di Albano. Rimanendo in attesa di un cenno di riscontro, Le porgo distinti saluti.

Mario Anellucci.


Inceneritore Albano: il TAR Lazio ferma la Regione, i lavori non partiranno il 7 marzo

_6 aprile 2013, corteo cittadino contro l’inceneritore dei Castelli Romani, contro la discarica di Albano e a favore della raccolta differenziata porta a porta, del riuso e del riciclo. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro. Passaparola! In foto, sotto, immagine inedita del VII invaso della discarica di Albano Laziale.

883376_213091545500119_874830245_o

_(Fonte articolo, clicca qui) Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso del Comune di Albano, richiesto dal comitato “No Inc”. Il cantiere più grande di Europa doveva partire giovedì sette marzo, ma di recente il Comune di Albano ha depositato al Tar un ricorso per chiedere la sospensione e proprio oggi è ufficiale la notizia che il tribunale amministrativo, con un provvedimento urgente monocratico, ha sospeso, la determina della Regione Lazio che sostanzialmente imponeva al consorzio Coema (composto da Colari, Acea e Ama) di iniziare la cantierizzazione e i lavori per l’inceneritore di Albano. Il giudice amministrativo ha fissato per il 28 marzo la camera di consiglio per la discussione della sospensiva. La foto aerea (sopra), la prima inedita riportata sulla pagina del socialnetwork del referente legale No inc Daniele Castri, tra i principali attori della battaglia contro l’inceneritore, mostra agli occhi dei cittadini il famigerato VII invaso della discarica di Albano Laziale (Cecchina, località Roncigliano). La buca è grande quanto due campi da calcio di serie A e profonda 30 metri (un palazzo di 10 piani). Il VII invaso si trova, come certificato dall’ufficio urbanistico di Albano, a 178,5 metri di distanza dalla prima casa, contro i 1000 previsti dalla legge della Regione Lazio n. 27 del 1998. Il progettista e direttore lavori del VII invaso, Ing. Bruno Guidobaldi della SAIM srl di Genzano di Roma, per questa ed altre violazioni relative sempre alle “distanze”, è stato denunciato alle procure competenti insieme a numerosi dirigenti dell’area rifiuti della Regione Lazio che hanno autorizzato l’opera. Il VII invaso raccoglie tutti, ma proprio tutti, i rifiuti indifferenziati prodotti dalla società in-civile:quelli urbani e assimilati, quelli industriali, vernici , inchiostri, resine, detergenti, medicinali, rifiuti delle fognature, rifiuti della pulizia stradale, rifiuti dei mercati, fanghi delle fosse settiche, fanghi dei depuratori civili ed industriali, rifiuti ingombranti, rifiuti non specificati, assorbenti, pneumatici, oli motore, fanghi prodotti dalla potabilizzazione dell’acqua ad uso civile ed industriale, fanghi dell’impianto di trattamento meccanico biologico annesso alla discarica, rifiuti speciali e tanto altro. Per ora un altro “alt” sta scongiurando il via al cantiere.


Presidio cittadino contro l’inceneritore e la discarica dei Castelli Romani

_(Fonte articolo, clicca qui) Ancora un no secco alla discarica di Roncigliano, alla realizzazione del settimo invaso e all’inceneritore di Albano. Un no deciso allo sversamento dei rifiuti di Roma. Cittadini insieme al coordinamento “NO INC” di Albano Laziale si sono dati appuntamento davanti alla discarica per tenere alta l’attenzione sul problema ambientale che coinvolge i comuni dei Castelli Romani, ma anche quelli di Pomezia e Ardea.

 


Roma, sit in al GSE contro l’inceneritore dei Castelli Romani

GSE_2 marzo 2013, dalle ore 8:00 di mattina sit-in cittadino presso la discarica di Albano Laziale contro l’ipotesi di apertura del cantiere dell’inceneritore di Albano. 6 aprile 2013, corteo contro l’inceneritore dei Castelli Romani. Ci serve l’aiuto di tutti, passaparola e partecipa!

> Acerra, marzo 2009, vuoi lo stesso futuro? Clicca qui.

> Se non siete pronti. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Maria Lanciotti clicca qui) E avanti col tiramolla in un gioco di forze impari, mentre il tempo passa e la morte si avvicina. Era freddo e pioveva, ieri venerdì 22 febbraio, ma il Comitato contro l’inceneritore di Albano era ben rappresentato dinanzi alla sede romana del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per il sit-in e conferenza annunciati. Una giornata uggiosa, per dirla alla Mogol-Battisti, piena però di attese. Va ricordato che questa del sit-in a Roma è la prima mossa di un programma fitto di iniziative che il Comitato No Inc ha messo rapidamente a punto dopo la notizia fulminante di un possibile avvio del cantiere per la costruzione dell’inceneritore, autorizzato dalla Regione Lazio, mentre si continua a negare a tutti i richiedenti a vario titolo l’accesso agli atti relativi alla convenzione preliminare Co.E.Ma./ GSE. In ballo 400milioni di euro di contributi pubblici (CIP-6/92) che potrebbero finire nelle mani sbagliate. Un centinaio di persone stavano lì, con striscioni e bandierine e qualche ombrello, gente che nella mattinata di un giorno feriale non era andata al lavoro o aveva saltato la scuola o rimandato impegni, e aspettava la chiamata che puntuale è arrivata alle 10,30, quando una delegazione del No Inc è stata ricevuta presso la Sala delle Conferenze dal direttore operativo ing. Gerardo Montanino accompagnato dall’avv. Vinicio Vigilante, capo ufficio legale GSE. Un incontro che si è protratto per circa novanta minuti, il tempo regolamentare di una partita di calcio, mentre di sotto, come un mantra propiziatorio, andava avanti la conferenza stampa indetta dal No Inc. Risultato, così come ci è stato riferito a caldo da un cittadino presente alla manifestazione: “In sostanza hanno detto che l’accesso agli atti non ce lo concederanno mai, così come ultimamente l’hanno rifiutato anche ai dieci sindaci di bacino, ma che comunque ci lasciano una finestra aperta per confronti successivi. Dicono di non sapere niente della diffida della Regione Lazio che dà la scadenza del 7 marzo per l’inizio cantiere, e pur affermando di conoscere benissimo tutte le carte inerenti, hanno detto di non sapere nulla né del decreto di pubblica utilità del 13 agosto 2008 emesso da Marrazzo, quando non era già più Commissario ai Rifiuti, né della prassi di avvio ai lavori del 29 dicembre 2008, cose entrambe bocciate sia dal Tar che dal Consiglio di Stato. Hanno chiesto di fornire tutta la documentazione di ciò che il comitato afferma, in ogni caso hanno detto che i certificati verdi loro li daranno solo a inizio attività e quindi a cantiere ultimato. Resta il quesito: chi paga la costruzione dell’inceneritore?” Tutto ciò viene ribadito nel comunicato di Daniele Castri, referente legale del No Inc, che giunge immediato e così si può riassumere: è stato confermato il rifiuto dell’accesso agli atti, richiesta presentata prima dal Comitato No Inc, poi dal consigliere regionale Ivano Peduzzi, dal Comune di Albano e in ultimo dai sindaci di bacino. I due funzionari hanno ufficialmente confermato di non avere ancora sottoscritto la convenzione definitiva con il Co.E.Ma., richiesta con urgenza il 14 febbraio scorso dall’Ufficio Rifiuti della Regione Lazio, che permetterebbe l’accesso alla contribuzione pubblica Cip-6 per la costruzione dell’inceneritore. L’ingegner Montanino e l’avvocato Vigilante hanno anche garantito che a tutt’oggi la sola convenzione stipulata tra il GSE e il Co.E.Ma. è la preliminare del giugno 2009 e hanno inoltre assicurato che non è prevista ‘per il momento’ alcuna stipula di convenzione definitiva. “Nel corso dell’incontro – si dice inoltre nel comunicato – è emerso che i due funzionari del GSE non hanno mai ricevuto dalla Regione Lazio copia di alcuni documenti. Si tratta, in particolare, dell’ordinanza di Marrazzo del 22 ottobre 2008, della D.I.A. Co.E.Ma. del 29 dicembre 2008, della sentenza del Tar del Lazio n° 36740/2010, della sentenza del Consiglio di Stato n° 1640/2012, nonché dei due verbali (aprile 2009 e ottobre 2010) della Polizia Municipale di Albano che certificano come il cantiere per la costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani non è mai partito, per nostra fortuna, e meno che mai entro la fatidica data del 31 dicembre 2008”. E così i rappresentanti del No Inc, ormai preparati a tutto dopo le dure esperienze accumulate in cinque anni di frequentazioni poco raccomandabili, hanno tirato fuori a questo punto tutto il pamphlet e lo hanno rimesso nelle mani dei due alti funzionari del Gestore Servizi Elettrici di Roma, nel caso – auspicabile – avessero l’intenzione di entrare nel merito della brutta sporca e cattiva vicenda. Ma ligi alle formalità burocratiche, i due dirigenti “pur accettando le copie informali dei documenti messi a disposizione dal Comitato No Inc, hanno richiesto che questi stessi atti vengano depositati in forma ufficiale il prossimo lunedì 25 febbraio”. Cosa che si farà, puntualmente. Intanto il tempo vola e non si capisce di chi ciò giochi a favore, in questa estenuante guerra di logoramento. “Siamo ancora vivi!” è stato il commento di un giovane manifestante, dopo aver appreso con vivo sconcerto che i tecnici del GSE fossero così disinformati, domandandosi pure se ‘qualcuno’ in tutta questa storia non bluffa. Ah, beata innocenza!


L’altro inceneritore di Acerra

09_2 marzo 2013, dalle ore 8:00 di mattina sit-in cittadino presso la discarica di Albano Laziale contro l’ipotesi di apertura del cantiere dell’inceneritore di Albano. 6 aprile 2013, corteo contro l’inceneritore dei Castelli Romani. Ci serve l’aiuto di tutti, passaparola e partecipa.

> Acerra, marzo 2009, vuoi lo stesso futuro? Clicca qui.

> Se non siete pronti. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) L’ultima segnalazione dell’associazione “Rifiutarsi” riguarda la disastrosa situazione presente in località Parmiano ad Acerra. La zona è stata ridotta ad un enorme discarica a cielo aperto con i rifiuti che vengono sistematicamente bruciati da anni. Camminando tra le campagne di Acerra, in questo periodo c’è un suono quasi assordante che ti avvolge, a tal punto che diventa quasi impossibile parlare con chi ti è accanto. Poi all’improvviso, il suono si ferma e ti ritrovi ad assistere a uno spettacolo ormai più unico che raro. Enormi stormi d’uccelli si muovono in aria velocemente, disegnando figure e forme da far invidia a Salvator Dalì. Basta poi abbassare leggermente lo sguardo per assistere ad un altro spettacolo “surreale” e rendersi conto di ritrovarsi in mezzo a decine e decine di discariche illegali. Sullo sfondo a poche centinaia di metri, i tristemente noti stabilimenti della Montefibre e le 3 torri del mega-inceneritore della A2A. L’altro inceneritore di Acerra si trova proprio di fronte, in località Parmiano. Qui tra le campagne è stato scaricato e bruciato l’impossibile. Lo spettacolo è raccapricciante e ci sono resti di roghi tossici ovunque. In pratica, questa zona è stata ridotta ad un vero e proprio “inceneritore della camorra”. Le persone che vivono nella zona ci avvertono che questa situazione va avanti da più di 3 anni. Nonostante sollecitazioni e denunce, nessuno del comune di Acerra è mai intervenuto per mettere in sicurezza e sotto controllo la zona. Perché, come se non bastasse, i rifiuti scaricati vengono sistematicamente bruciati quando diventano troppi (addirittura ci indicano gli orari: sempre tra le 4 e le 6 del pomeriggio). In questo modo si cancellano le prove e si crea spazio per nuovi scarichi. Quello che è veramente impressionante è la quantità di amianto sversato. Crediamo di non esagerare se vi parliamo di diverse centinaia di quintali, se non tonnellate, di amianto frantumato e bruciato e quindi altamente tossico per le persone. In particolare c’è una stradina tra i campi quasi nascosta, dove i soliti ignoti sono riusciti a scaricare in massima tranquillità sia sul margine sinistro che su quello destro. Il risultato? Camminare per 300 – 400 metri in mezzo a due ali di monnezza. C’è di tutto: televisori, divani, materassi, frigoriferi, scarti della lavorazione edile, bidoncini di solventi, lastre di marmo cimiteriali, bossoli per fucili da caccia, serbatoi per macchine, decine di pneumatici, sacchi di fertilizzanti chimici per l’agricoltura, quintali di solai rotti, vasche e lamiere d’amianto e perfino un acquario! E non è difficile immaginare cosa succederà a breve a questi rifiuti, se l’amministrazione comunale non si attiva subito per mettere in sicurezza l’area. Come a Nola, anche ad Acerra recentemente l’amministrazione si è vantata di aver raggiunto cifre elevatissime di raccolta differenziata. In un anno si è passati dal 10% al 62%, ricevendo anche il premio Start-up di Legambiente come comune riciclone. Noi ci chiediamo a cosa serva ricevere premi e titoloni sui giornali, se poi non hai il minimo controllo del tuo territorio? Si sfoggia il fiore all’occhiello per nascondere il vestito lurido, sporco da morire.


Come se non bastasse… 3 centrali a rifiuti a Pomezia, Ariccia e Velletri

09_Di problemi questo territorio ne annovera molti. Alcuni ben conosciuti, altri meno. Come se non bastasse stanno per fiorire altre 3 (inutili) centrali a rifiuti a Velletri, a Pomezia e ad Ariccia. Prevedono di trattare 123mila tonnellate di umido l’anno. Ma qui ce ne sono solo 16mila. I Castelli Romani un tempo città del vino, città del pane, delle fragole e della porchetta, ormai sempre più “città dei rifiuti” con impianti dannosi e altamente superati.

  • 3 centrali a rifiuti a Pomezia, Velletri e Ariccia. Clicca qui.

>>> ATTENZIONE MOBILITAZIONE CITTADINA STRAORDINARIA CONTRO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI <<<

_”Inceneritore autorizzato, bufera giudiziaria”. Clicca qui per leggere l’articolo tratto da “Il Caffè dei Castelli”. Nell’articolo si nota il rendering dell’intero impianto di Roncigliano una volta costruito il “gassificatore” di Albano Laziale.

  • I movimenti dei cittadini non si danno per vinti ed oltre alle azioni legali nuovamente intraprese (clicca qui) chiamano tutta la cittadinanza alla mobilitazione straordinaria. Clicca qui per visionare gli appuntamenti in programma da febbraio a marzo 2013.
  • La Regione Lazio ha autorizzato il cantiere dell’inceneritore dei Castelli Romani, chiamiamo tutta la cittadinanza attenta e vigile alla mobilitazione straordinaria. Clicca qui.
  • Se non siete psicologicamente pronte/i a questo “spettacolo” ai Castelli Romani… Guarda il video. Se sei incosciente fai finta di niente, se sei vigliacco “emigri”, se sei furbo ti unisci a noi. Scegli.

Inceneritore dei Castelli Romani autorizzato, bufera giudiziaria

09_”Inceneritore autorizzato, bufera giudiziaria”. Clicca qui per leggere l’articolo tratto da “Il Caffè dei Castelli”. Nell’articolo si nota il rendering dell’intero impianto di Roncigliano una volta costruito il “gassificatore” di Albano Laziale.

  • I movimenti dei cittadini non si danno per vinti ed oltre alle azioni legali nuovamente intraprese (clicca qui) chiamano tutta la cittadinanza alla mobilitazione straordinaria. Clicca qui per visionare gli appuntamenti in programma da febbraio a marzo 2013.
  • La Regione Lazio ha autorizzato il cantiere dell’inceneritore dei Castelli Romani, chiamiamo tutta la cittadinanza attenta e vigile alla mobilitazione straordinaria. Clicca qui.
  • Se non siete psicologicamente pronte/i a questo “spettacolo” ai Castelli Romani… Guarda il video. Se sei incosciente fai finta di niente, se sei vigliacco “emigri”, se sei furbo ti unisci a noi. Scegli.

 


La regione Lazio autorizza l’avvio del cantiere dell’inceneritore

09_(Fonte articolo, clicca qui) Il TAR ha sospeso il decreto Clini, fissando per giugno la discussione di merito, così l’AMA dovrà, per ora, scaricare i suoi rifiuti in impianti diversi da Roncigliano.

Ora però la Regione, benchè sciolta, ha prorogato fino al 2015 la validità dell’AIA del 2009 (che autorizzava l’avvio del cantiere per l’inceneritore) ed accettato il nuovo cronoprogramma proposto dal COEMA ( Cerroni, ACEA, AMA ) in base al quale il cantiere dell’inceneritore dovrebbe cominciare entro Aprile. L’avvio del cantiere renderebbe più complicata la nostra opposizione e avvierebbe alla definitiva catastrofe questo martoriato territorio, sarebbe la fine delle attività agricole, la perdita dei DOP e dei DOC, centinaia di milioni sottratti alla collettività per bruciare quanto potrebbe essere riciclato per aumentare il già insopportabile peso delle patologie che ci affliggono.

DOPO QUARANT’ANNI DI DISCARICA LA PROSPETTIVA DI UNA CITTA’ DEI RIFIUTI VA CANCELLATA AL PIU’ PRESTO.

 Nel frattempo stiamo preparando un nuovo ricorso al TAR focalizzato sull’utilizzo di ordinanze commissariali già annullate e su preliminari di accordi per l’accesso a fondi pubblici altrettanto bacati.

 Continua la vertenza che abbiamo aperto con il comune di Albano. Dopo dieci mesi hanno dovuto riconoscere che i ricorsi all’Europa erano possibili, i sindaci di bacino hanno dovuto ripetere l’accesso agli atti al GSE, ora ci dicono che insieme ai loro consulenti legali stanno valutando anche la nostra richiesta di revoca dell’AIA famosa, bontà loro. Amministrazione di Adea: non pervenuta. Sulla caratterizzazione dei pozzi interni alla discarica si continua a ” menare il can per l’AIA (in questo caso intesa come cortile) ” e va avanti la corrispondenza tra una regione fantasma e il comune di Albano sull’interpretazione del cosiddetto codice ambientale. Il risultato è comunque la paralisi. In aggiunta a tutto il resto,la Pontina Ambiente ha ottenuto di rafforzare la potenza della centrale interna che brucia i gas di macerazione: sono altre centinaia di chili di ossidi e altri schifi regalati ai nostri polmoni. Il quadro è completato da almeno altre quattro centraline a bio masse più o meno grandi da piazzare nel territorio.

Non sarebbe ora di dire basta?

IL SITO DI RONCIGLIANO VA CHIUSO E CON L’UMIDO DEI RIFIUTI CI SI FA IL COMPOST DA DIGESTIONE AEROBICA E NON ALTRO, BISOGNA TAGLIARE LE UNGHIE AI NUOVI FURBETTI DELLE BIOMASSE.

Continuiamo ad attendere novità da cassazione, tribunali europei, procure varie, ma è chiaro che senza il materiale impegno dei cittadini non andiamo da nessuna parte! Tutti dobbiamo contribuire a sostenere la difesa del nostro territorio!

Proponiamo per il prossimo 2 marzo una nuova giornata di mobilitazione di fronte ai cancelli della discarica, e per Aprile un nuovo corteo

  • 15 FEBBRAIO VENERDI’ – ore 17:00, ASSEMBLEA, AGRITRISMO “LA ROSA SCARLATTA”, VILLAGGIO ARDEATINO.
  • 16 FEBBRAIO SABATO – ore 18:00, ASSEMBLEA, CIRCOSCRIZIONE, PAVONA, Via del Mare.
  • 28 FEBBRAIO GIOVEDI’ – ore 18:00, ASSEMBLEA, SALA DEL MUSEO CIVICO, ALBANO.
  • 1 MARZO VENERDI’, ore 18:00, ASSEMBLEA, CIRCOSCRIZIONE, CECCHINA, Via Rocca di Papa 65.

Iniziamo a preparare un mese di Marzo densissimo di iniziative, a partire dal

PRESIDIO IN DISCARICA, SABATO 2 MARZO, ore 8:00, Via Ardeatina km 24.500


Se non siete pronti…

…psicologicamente (e non solo) a vedere (guarda il video sotto) scene come questa o simili a questa ai Castelli Romani, unitevi a noi. MOBILITAZIONE STRAORDINARIA, clicca qui per visionare tutti gli appuntamenti di febbraio e marzo messi in piedi dai movimenti cittadini per sviluppare e proteggere il nostro territorio dalla speculazione “brucia rifiuti”. “Buona” visione.

 


Oggi convegno “Rifiuti e Criminalità nel Lazio”

invito_convegno_rifiuti_L’associazione Differenziati ringrazia la Dott.ssa Patrizia Gentilini per la sua partecipazione ed il prezioso intervento di sabato nel corso del secondo incontro di “Progetto Riciclo”, ringrazia i cittadini dei Castelli Romani intervenuti e l’amministrazione di Genzano di Roma nella qualità del sindaco Flavio Gabbarini che ha reso possibile la realizzazione della nostra idea. Un ringraziamento particolare per la loro partecipazione anche al sindaco di Castel Gandolfo, Milvia Monachesi e al direttore uscente del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Rm H, Dott. Agostino Messineo. Non si tralasciano assolutamente ma si ringraziano con la stessa intensità movimenti, associazioni e giornalisti presenti ed intervenuti. Il prossimo e ultimo incontro di “Progetto Riciclo” si terrà sabato 19 gennaio alle ore 17:00 presso l’aula consiliare del Comune di Genzano di Roma con Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del Comune di Capannori (Lucca) primo comune italiano ad aderire alla strategia “Rifiuti Zero.

(fonte articolo, Eur.Roma.it, clicca qui) Oggi, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 presso lo studio di architettura in via Vodice n. 8 a Roma, si svolgerà il 3° Convegno “Rifiuti e Criminalità nel Lazio”, promosso nell’ambito del progetto “Il filo rosso della legalità”.

Moderatore del Convegno sarà Enrico Fontana (direttore di Paese Sera), parteciperanno Luigi De Ficchy (Procuratore Repubblica Tivoli), Claudio Francia (Economista – IRISistema), Luisa Laurelli (già presidente commissione Sicurezza Regione Lazi, anni 2005/2010), Edoardo Levantini (presidente associazione antimafia Anzio-Nettuno) e Lorenzo Parlati (presidente Legambiente Lazio).

Per informazioni scrivi a llaurelli52@tiscali.itlaurelliluisa@gmail.com


4 ottobre, conferenza stampa Comitato Promotore Referendum Abrogativo Piano Rifiuti

_AVVISO PER TUTTA LA CITTADINANZA: SABATO 20 OTTOBRE CORTEO CITTADINO CONTRO “L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI”, ORE 15:00 PIAZZA GIUSEPPE MAZZINI, ALBANO LAZIALE. SEGUIRANNO INFO PIU’ DETTAGLIATE.

_(Fonte articolo: Eur Roma.it) Si terrà domani, alle ore 12.00 presso la Sala dei Gruppi Consiliari del Comune di Roma in via delle Vergini n. 18 (terzo piano) la conferenza stampa del Comitato Promotore del Referendum Abrogativo sul Piano Rifiuti della Giunta Polverini. Durante la Conferenza Stampa il Comitato Promotore illustrerà il Referendum abrogativo dello scenario di controllo dell’attuale Piano Rifiuti. Scenario che nella sua attuazione, laddove non si riuscisse a raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata fissati per legge, permetterebbe il perpetrare del ricorso ad una politica gestionale sui rifiuti ben lontana dai criteri che l’Unione Europea impone al nostro Paese. “I Comitati impegnati nel percorso rifiuti zero che hanno dato il via a questo referendum saranno presenti al fianco dei sindaci e dei rappresentanti istituzionali dei 12 Comuni che hanno scelto di votare la delibera referendaria, un connubio questo, che è espressione di una volontà comune di voler esprimere il forte dissenso verso una gestione dei rifiuti irresponsabile, vecchia e legata agli interessi economici di pochi. Cittadini e Comuni hanno dimostrato una grande determinazione nel voler difendere insieme, la salute e l’ambiente. Parteciperanno inoltre alla Conferenza Stampa, i rappresentanti di tutte quelle forze politiche che hanno sostenuto il Comitato Promotore durante il percorso referendario”. Lo ha scritto, in un comunicato stampa, il Comitato Promotore. “Il Referendum è stato depositato presso la Corte D’Appello, il giorno 27 settembre e sarà il nostro strumento per incalzare le forze politiche, anche in virtù degli ultimi accadimenti che hanno visto coinvolta la Regione Lazio e della vicinissima tornata elettorale, a prendere una posizione inequivocabile sia sul referendum stesso, ma anche su come si vorrà trattare la gestione dei rifiuti nella Regione Lazio e nella città di Roma. Chiederemo infatti alle forze politiche di isnerire nel loro programma questi punti. I rifiuti come l’acqua infatti, saranno a nostro giudizio, punti fondamentali che determineranno chi sarà destinato a guidare la Regione ed il Comune di Roma nei prossimi anni” – conclude il comunicato.


DEDICATO A CHI PENSA CHE OGGI NON SERVA RIDURRE, RIUSARE E RICICLARE

Si è centuplicata in 40 anni la mole dell’ammasso di spazzatura che galleggia in mezzo all’oceano. Fauna marina a rischio

L’avreste forse vista, in qualche foto della serie Ci stiamo fottendo il pianeta, la “Grande Massa di Rifiuti del Pacifico”, nota anche come Pacific trash Vortex, ovvero la più grande discarica del mondo. E’ uno spettacolo impressionante, una distesa quasi solida di bottiglie e sacchetti di plastica, filtri di sigarette, palloni, siringhe, accendini, spazzolini da denti, oggetti vari, che occupa un’area sempre più vasta dell’oceano Pacifico.  Si tratta, per la precisione, di due vortici  formati dalle correnti oceaniche,  uno a 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane, non lontano dalle Hawaii, l’altro nella parte orientale del Pacifico, davanti alle coste giapponesi.

 

 

La sua scoperta, a opera dell’ oceanografo Charles Moore, risale al 1997, ma si sarebbe formata a partire dagli Anni ’50 e la notizia è che le sue dimensioni nel frattempo si sono centuplicate e continuano a crescere in modo costante. Grazie alle navi e alle piattaforme petrolifere, certo, ma anche e soprattutto grazie ai rifiuti che arrivano direttamente dalla terraferma. Lo annuncia uno studio pubblicato a cura di Royal Society journal Biology Letters, raccogliendo l’allarme degli scienziati per la parte meno spettacolare e più infida dell’ammasso, una zuppa di brandelli di plastica di meno di 5 millimetri impastati con idrocarburi e residui chimici che possono mettere a serio rischio la fauna oceanica e, giù per i rami della catena alimentare anche gli esseri umani.

Come in un incubo, la GPGP (Great Pacific Garbage Patch), che ha attualmente le dimensioni del Texas de arriva fino a 30 metri di profondità, è apparsa dal nulla – fino al 1987 non c’era traccia di particelle di plastica nei campioni prelevati per lo studio – e si moltiplica: secondo una ricerca condotta dall’università della California ogni chilometro quadrato di mare, nell’area, contiene fino a 13 mila pezzi di plastica. Che lentamente si disfano in particelle minime, un cocktail micidiale per pesci e uccelli marini. In più bottiglie di plastica e affini rappresentano l’habitat ideale di un insetto noto come sea-skater (pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce. Insetto raro fino a quando doveva deporre le sue uova su legni galleggianti e conchiglie, ora diventato molto prolifico grazie all’estesa superficie a disposizione. Con danni intuibili su tutta la delicata catena alimentare oceanica.

Un bel problema, considerando che una bottiglia di plastica impiega fino a mille anni per biodegradarsi.


Rifiuti: anche piatti e bicchieri di plastica nella differenziata

A partire dal 1 maggio 2012 è possibile conferire negli appositi cassonetti piatti e bicchieri di plastica monouso, sinora destinati all’indifferenziato. Resteranno invece esclusi dalla raccolta degli imballaggi in plastica le posate e piatti e bicchieri durevoli non usa-e-getta, anche se in plastica.

La decisione è stata comunicata ufficialmente da parte del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI (Associazione Nazionale Comuni Italiani-Consorzio Nazionale Imballaggi). Si tratta di una buona notizia in quanto l’estensione della raccolta differenziata allarga in maniera considerevole la quantità di rifiuti destinata ad essere recuperata.

Il Comitato sottolinea che è comunque importante porre attenzione a come si conferisce: piatti e bicchieri monouso devono essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Vanno quindi adeguatamente svuotati prima del conferimento, fatte salve le normali tracce di quanto hanno contenuto, ciò al fine di non sporcare tutto il materiale raccolto e di non rendere più gravoso ed antigienico il successivo lavoro di selezione e di avvio a riciclo o recupero.

“Quella dei piatti e bicchieri di plastica – ha spiegato il Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti, Filippo Bernocchi – è un’importante novità, che va nella direzione di facilitare ai cittadini il conferimento dei materiali nella raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani.

Da questa estensione, potrà derivare non solo un beneficio ambientale ma anche l’opportunità per i Comuni di veder potenzialmente aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito. Ci appelliamo ai cittadini e alla loro collaborazione perché per dare successo a questo processo è necessario conferire piatti e bicchieri che non contengano residui di cibo e bevande”.

Sebbene quella adottata dal Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI sia un’importante novità, è fondamentale ricordare che, al fine di ridurre in maniera significativa la quantità di rifiuti prodotti, l’utilizzo di prodotti usa e getta dovrebbe essere drasticamente limitato.

 

Fonte:  ilcambiamento.it


Brescia, i tumori infantili aumentano dell’8% annuo

_(Fonte articolo, clicca qui) Brescia, inquinamento: i tumori infantili aumentano dell’8% annuo. Nel 2011, in provincia di Brescia, i tumori infantili sono cresciuti dell’8% rispetto all’anno precedente. Ad aumentare sono soprattutto i carcinomi nel primo anno di età. Il dato è allarmante, dato che conferma il rapporto tra tumore e inquinamento ambientale: a pochi mesi dalla nascita, la malattia non si può di certo attribuire a sbagliati stili di vita, quindi la causa si deve cercare in qualcosa accaduto durante la gravidanza. Di questa vera e propria emergenza, se ne è parlato nell’incontro «Ambiente, salute, qualità della vita a Brescia» a palazzo San Paolo da Azione Cattolica. Nel bresciano si registrano ogni anno 25/30 nuovi casi di carcinomi infantili. E questo aumento è dovuto al fatto che «l’ambiente interagisce con il corredo genetico delle persone», spiega Alberto Arrighini, responsabile del Pronto Soccorso pediatrico agli Spedali Civili di Brescia. L’inquinamento di aria, terreno e falda acquifera del nostro territorio è tra i più allarmanti d’Italia. L’aria respirata, con le polveri sottili continuamente fuori norma, sta facendo crescere in modo esponenziale anche il numero di bambini che presentano malattie allergiche e respiratorie.“ Per combattere il fenomeno, bisogna ridurre «le fonti di inquinamento che derivano da auto e impianti industriali», spiega ancora Arrighini. Un’ovvietà, direte. Ma dato che nessuno, nel mondo politico, muove mai un dito in proposito, forse è giusto ripeterlo: continuando a martellare sullo stesso chiodo, non si sa mai che a un certo punto venga giù la parete.“