Legambiente

“Disastro ambientale” e dati nascosti. A Melfi due arresti per il termovalorizzatore dei veleni

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti pericolosi, dati d’inquinamento celati per anni, funzionari accusati. La vicenda dell’inceneritore “Fenice”, sito all’interno dell’area industriale di San Nicola di Melfi in Basilicata, è un esempio dell’alto prezzo (in termini ambientali) dello sviluppo al Sud e del rischio che le popolazioni si assumono in cambio di possibilità occupazionali e per favorire gli investimenti delle multinazionali. Lo scorso 12 ottobre sono stati arrestati Vincenzo Sigillito, ex direttore dell’Arpab (Agenzia regionale protezione ambiente Basilicata) e Bruno Bove, il coordinatore del dipartimento provinciale. I capi d’accusa: disastro ambientale e omissione d’atti d’ufficio. Curioso è come solo poche ore prima il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo avesse dichiarato che avrebbe costretto «i francesi a bonificare l’area» del termovalorizzatore.

Ma Edf, il colosso francese che gestisce l’impianto, non ha nulla da temere. Perché Fenice risorge sempre, o meglio, non muore mai. Il termovalorizzatore di Melfi viene costruito negli anni ’90: sullo sfondo, due realtà lontane. Da una parte c’è la Basilicata, una delle regioni meno sviluppate del Meridione. Dall’altra la Fiat, che apre lo stabilimento Sata e crea 7mila posti di lavoro più l’indotto, oggi minacciati dalla cassintegrazione e dai piani di sviluppo di Sergio Marchionne. L’inceneritore nasce per smaltire i rifiuti prodotti dallo stabilimento automobilistico ed entra in funzione nel 2000: al suo interno due forni, uno rotante dalla capacità di 35mila tonnellate l’anno per i rifiuti industriali pericolosi, e uno a griglia da 30mila per i rifiuti solidi urbani ed assimilati. Nel 2001, la Fiat vende lo stabilimento al colosso francese Edf ma già dall’anno prima Fenice opera senza essere in possesso dell’autorizzazione integrata ambientale: al suo posto solo un’autorizzazione provvisoria della provincia di Potenza, che rimarrà “provvisoria” per dieci anni. Nonostante le diverse segnalazioni di malattie e tumori fatte dagli abitanti di Lavello e dei comuni limitrofi all’inquinatore, le autorità non impongono la chiusura dell’impianto. Neanche “provvisoriamente”.

Se il termovalorizzatore non fosse mai stato oggetto di contestazione, nulla quaestio. Il punto è che nel 2009, a protestare per l’inquinamento delle falde acquifere sottostanti, è proprio Fenice: dopo un rilievo dell’Arpab nei suoi pozzi di emungimento interni, la stessa impresa si autodenuncia. Inquinanti, metalli pesanti e cancerogeni come nichel, manganese, mercurio, arsenico e voc (composti organici volatili): a Melfi si istituisce una conferenza di servizi per affrontare il problema dell’inquinamento, a cui ne seguiranno altre quattro. A ottobre 2009, l’ex direttore dell’Arpab Vincenzo Sigillito – uno dei due arrestati – dichiara di aver comunicato alle procure di Potenza e di Melfi che su Fenice non vi sono dati certificati negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2007. In un’intervista successiva, Bruno Bove dell’Arpab – il secondo arrestato – ammette: «L’Agenzia era a conoscenza dell’inquinamento fin dal 2006, ma non eravamo tenuti a comunicarlo pubblicamente». I panni sporcati dall’acqua contaminata è meglio lavarli in famiglia.

A marzo 2011, non paga dei danni a cui ancora non si è posto rimedio, Fenice chiede di aumentare la quantità di rifiuti urbani da bruciare, passando da 30 a 39mila tonnellate l’anno. Sull’episodio del 2009 Fenice Ambiente fa sapere che «le sorgenti di contaminazione sono state individuate ed eliminate. Dall’autodenuncia del 2009 ad oggi sono stati spesi 3,5 milioni di euro ed il processo di bonifica è in corso nei termini di legge». Quindi, la bonifica non è ancora stata completata. E sono previsti costi, per finire il lavoro, per altri 30 milioni . Come può allora Fenice richiedere di ampliare la quantità di rifiuti smaltiti?

Non solo. L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel rapporto 2010 indica come Fenice abbia bruciato ben 977 tonnellate di rifiuti sanitari pericolosi nel 2008: la provincia di Potenza quest’anno ha ammesso in una nota ufficiale che «l’impianto non era autorizzato a trattare i rifiuti sanitari». Il 16 settembre scorso, a ridosso di una manifestazione indetta dai cittadini del “Comitato diritto alla salute”, l’Arpab pubblica finalmente i dati della contaminazione causata dall’impianto: documenti che erano stati chiusi in cassaforte per diversi anni.

Mentre in questi giorni viene istituita una nuova commissione d’inchiesta della Regione sui danni provocati da Fenice, Giannino Romaniello (Sel), presidente della commissione regionale precedentemente istituita per lo stesso obiettivo, sentenzia: «Sicuramente posso affermare che Fenice ha violato alcune norme di legge, ha avuto un comportamento tendente a occultare dati, ha gestito l’impianto con scarsa attenzione alla salute dei lavoratori e non ha effettuato con diligenza e costanza verifiche e manutenzioni ad impianti ed attrezzature». Ma se chiudesse Fenice, Edf subirebbe un danno d’immagine rilevante – difficile credere poi che il colosso francese se ne andrebbe in punta di piedi – e la Fiat sarebbe tentata dalla dismissione completa del suo impianto. E in Basilicata l’occupazione gode di pessima salute. Come molti lucani che vivono nei pressi di Melfi.


Presa Diretta – emergenza rifiuti Campania 6 febbraio 2011

_I misfatti di un’emergenza voluta. Buona visione.


Roma cemento mundi

_Numeri agghiaccianti quelli forniti da Legambiente. Con Gianni Alemanno più di 17 milioni di metri cubi (m3) di cemento su Roma in soli 1.000 giorni.  Quotidianamente si consuma suolo pari ad un campo e mezzo di calcio. Fanno tenerezza i 120 ettari “destinati” ad area verde in soli due anni, numeri che il calcestruzzo fagocita in poche ore. Di questo passo lo speculativo Piano Regolatore previsto dalla precedente giunta Veltroni con un totale di oltre 65 milioni di m3 di cemento diverrebbe di oltre 83 milioni di m3 a regime. Sorge spontanea una domanda: ma Gianni Alemanno (il primo cittadino che  insieme a Renata Polverini vorrebbe far ricorso contro i cittadini dei Castelli Romani “colpevoli” di aver scongiurato un inutile e devastante inceneritore di rifiuti ai Castelli Romani) trova tutto questo suolo per edificare obbrobriosa edilizia speculativa e racconta ancora la fiaba che a Roma non ci sarebbe spazio per la nuova discarica della Capitale? Su Roma grandina cemento, sulla Provincia i rifiuti (di Roma). Ma in fin dei conti, il “claim” era già un programma: Roma cambia.

_”Per ognuno dei 1.000 giorni trascorsi dal suo insediamento, il sindaco ha consumato un campo di calcio e mezzo di suolo”. E’ quanto afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Roma è la capitale più verde d’Europa” replica l’assessore all’Ambiente, Marco Visconti. “La nostra Giunta è la prima a porsi responsabilmente la questione della sostenibilità urbanistica delle nuove cubature” è, invece, la risposta di Marco Corsini, assessore all’urbanistica. “Roma non cambia anzi peggiora, con Alemanno il diluvio di cemento è abnorme e i re di Roma sono sempre i costruttori, è ora di smetterla”. E’ quanto afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Per ognuno dei 1.000 giorni trascorsi dal suo insediamento, il sindaco ha consumato un campo di calcio e mezzo di suolo, tra interventi promessi e deliberati, in media ben 17.703 metri cubi al dì, per un totale di oltre 17 milioni di nuovi metri cubi considerando solo questi grandi progetti. E’ un po’ più di quell’1% del territorio della Capitale che per anni hanno chiesto i costruttori romani per l’edificazione, 1.462 ettari contro 1.290 richiesti. Sarebbe questo il ‘cambiamento’ del Prg promesso da Alemanno?”. “Di questo passo -aggiunge Parlati- si tornerà presto ai 120 milioni di metri cubi che tutti riconoscevano come lo scandaloso residuo del piano regolatore del 1965, riportando l’urbanistica romana a 46 anni fa. Questi numeri chiariscono bene come in questi due anni e mezzo l’amministrazione si sia mossa nella direzione sbagliata anche su un tema così importante e delicato, come hanno dimostrato di recente la crisi e l’azzeramento della Giunta. Piuttosto che nuove operazioni di facciata in questa direzione, come saranno i fantomatici Stati generali di fine mese -conclude- serve allora una immediata svolta radicale, per dare risposta alle domande della città e migliorare la qualità della vita delle persone”.

Oltre 17 milioni di nuovi metri cubi, è questa la somma del cemento dei grandi progetti dei primi mille giorni del sindaco di Roma Gianni Alemanno, secondo quanto reso noto da Legambiente. ”Una città come Salerno, con 1.462 ettari di nuova superficie cementificata, ossia più di 14 milioni di metri quadri, e un numero di 134 mila nuovi residenti insediabili. In media, 17.703 metri cubi tra promessi e deliberati ogni giorno con un quotidiano consumo di suolo pari a 14.628 metri quadri. Un secco +27% -prosegue l’associazione- rispetto al piano regolatore approvato dal Consiglio Comunale nel 2008, che dagli esagerati 65.886.062 metri cubi già previsti, al tempo di Alemanno arriverebbe a ben 83.589.294 metri cubi, qualora le dieci proposte fossero portate in attuazione. Sono questi infatti i dati principali contenuti nel nuovo dossier di Legambiente Lazio, tutto dedicato alle più recenti vicende dell’urbanistica romana”. ”Alemanno -continua Legambiente- ha cominciato la stagione del cemento con un’operazione da 2.089.050 metri cubi, con il bando per il cosiddetto housing sociale, cercando aree agricole da destinare a nuovi Ambiti di Riserva, dove edificare alloggi per l’emergenza abitativa in regime di edilizia convenzionata. Vale, invece -prosegue- ben 4.371.760 metri cubi la proposta avanzata dall’assessore Corsini di raddoppiare il dimensionamento previsto per le Centralità Urbane ancora da pianificare, mentre con l’annunciata demolizione e ricostruzione dell’insediamento pubblico di Tor Bella Monaca di calcolano 1.920.000 metri cubi in più”. ”La ciliegina sulla torta -aggiunge Legambiente- arriva con il progetto dei nuovi stadi di proprietà dell’As Roma e della Ss Lazio che pesa ben 4.000.000 di metri cubi. Ci sono interventi, poi, come quello da 1.000.000 di metri cubi relativo al raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino nel VI Municipio. Oppure le proposte, in via di elaborazione, per l’affidamento in project financing, dei prolungamenti delle Metropolitane B2 (Ponte Mammolo/Casal Monastero) e B1 (revisione del tracciato della tratta Conca d’Oro/Bufalotta) che vedrebbe secondo le stime ben 2.576.422 metri cubi”. Dalla valorizzazione delle Caserme dismesse ”si attendono 1.500.000 di metri cubi, mentre è famosa la storia dei 50.000 metri cubi al Torrino Nord per sostenere il progetto Roma Formula Futuro all’Eur (speriamo cancellato, come il gran premio). Sempre all’Eur -secondo l’associazione- non ci risparmieremo 136.000 nuovi metri cubi legati alla nuova destinazione d’uso dell’area dell’Ex Velodromo mentre sono 60.000 i metri cubi derivanti dall’incremento degli indici edificatori nelle ex aree abusive perimetrate nei Toponimi”.

Secondo i calcoli effettuati da Legambiente Lazio, se queste dieci proposte fossero portate tutte in attuazione, farebbero crescere il dimensionamento del Prg ”dagli esagerati 65.886.062 metri cubi già previsti, a circa 83.589.294 di metri cubi, con questa nuova articolazione in percentuale tra destinazioni d’uso: circa 48.874.593 di metri cubi a destinazione d’uso residenziale, circa 31.557.562 di metri cubi a destinazione d’uso non residenziale e, infine, circa 2.971.075 di metri cubi a destinazione d’uso flessibile”. ”Numeri enormi, con altrettanto enormi rendite, che non servirebbero affatto -secondo l’associazione- a risolvere il problema del disagio abitativo: tra le tante trasformazioni programmate, pur aumentando ancora la destinazione d’uso residenziale (48.874.593 di metri cubi equivalgono a 407.288 nuove stanze/nuovi residenti insediati/insediabili, e corrispondono a ulteriori 135.762 alloggi), sono programmati soltanto 140 alloggi per l’edilizia sociale (nell’ambito dell’operazione di valorizzazione delle caserme dimesse)”. ”Nella maggior parte dei casi -prosegue Legambiente- i metri cubi servirebbero a ‘fare cassa’ per finanziare le operazioni volute dal Campidoglio, con appartamenti da vendere a costi allucinanti stimati tra i 6.000 e i 12.000 euro al metro quadro: non sarebbero quindi certamente destinati ai senza casa, gli eleganti alloggi dell’Eur per Roma Formula Futuro o quelli derivanti dalla modifica delle destinazioni d’uso dell’Ex Velodromo, nè quelli da edificare intorno ai futuribili stadi; servirebbero invece a finanziare la locale rete di trasporto pubblico su ferro gli appartamenti derivanti dal raddoppio delle centralità, invertendo la logica del Prg (piuttosto che cubature solo se servite da ferro, ferro solo con nuove cubature), mentre con la cessione ai privati di aree pubbliche per costruire si finanzierebbero i prolungamenti per 9 km di linee Metro B1 e B2; la valorizzazione delle caserme dovrà rendere ben 600 milioni di Euro alle casse del Campidoglio, limitando la quota per iniziative pubbliche al solo 20% del totale della superficie interessata.

Secondo Legambiente la stessa demolizione e ricostruzione a Tor Bella Monaca per finanziare l’operazione ”vedrà la contemporanea edificazione di molte nuove case in proprietà, all’interno della Tenuta Vaselli, attaccando ancora l’Agro Romano vincolato; saranno, invece, privati gli appartamenti nei toponimi ex abusivi e quelli derivanti dal raddoppio degli indici edificatori del Piano Particolareggiato Casilino. Addirittura -aggiunge l’associazione- anche gli alloggi del famoso bando dell’housing sociale nei nuovi Ambiti di Riserva dell’Agro Romano sarebbero edificati in regime di edilizia convenzionata, e quindi in grado di intercettare una quota minima del disagio abitativo”. “Dopo due anni e mezzo di attività, il bilancio del Campidoglio in materia urbanistica è fallimentare, uno dei principali impegni della campagna elettorale di Alemanno, ossia ‘cambiare’ il Prg, nella gestione ordinaria si è tradotto in un disinvolto aumento delle cubature, in una svendita del territorio”, afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio. “A Roma si sono costruite troppe case destinate al mercato in proprietà e poche case da riservare all’emergenza abitativa e al mercato dell’affitto, una tendenza che continua con il nuovo diluvio di cubature non previste dal Prg vigente. Tutte queste trasformazioni -aggiunge- che vengono presentate e giustificate come grandi opportunità per la città di sviluppo e innovazione, come battaglia contro la cultura del no, in realtà nascondono alla fine i soliti vantaggi ai costruttori, accontentando le richieste di pochi a danno dei cittadini che vedono consumare il territorio senza alcun beneficio. Anche le Olimpiadi -conclude Avenali- che possono essere un’opportunità da cogliere per il miglioramento della città, se saranno gestite con questi criteri si trasformeranno invece purtroppo in un ennesimo sacco del territorio”.

“I dati parlano chiaro: Roma non è mai stata così verde. Con 120 ettari di territorio naturale preso in carico negli ultimi due anni, gli impegni assunti dal sindaco Alemanno per garantire ai cittadini una città sempre più verde, sono stati ampiamente rispettati. Spiace, dunque, dover rammentare a Legambiente che Roma è la capitale più verde d’Europa con 86 mila ettari di aree naturali non urbanizzate dove non sono presenti nè edificazioni nè infrastrutture”. Lo dichiara l’assessore all’Ambiente di Roma capitale, Marco Visconti. “Parliamo -aggiuge- del 67% dell’intero territorio cittadino: un articolato sistema di comprensori di importanza naturalistica, agricola e ricreativa, che include un complesso di aree naturali protette, ville, parchi, giardini, zone agricole ed importanti golene fluviali. Pare proprio -conclude- che l’associazione ambientalista abbia perso di vista l’obiettivo comune di salvaguardia e tutela dell’ambiente, preferendo la facile polemica e lo sterile allarmismo”. “E’ inutile che Legambiente vesta i panni del moralista con una polemica del tutto strumentale che agita molti progetti che non hanno avuto mai seguito. La nostra Giunta, guidata dal sindaco Alemanno, è perfettamente consapevole del problema ed è la prima a porsi responsabilmente la questione della sostenibilità urbanistica delle nuove cubature”. E’ quanto dichiarato in una nota da Marco Corsini, assessore all’urbanistica di Roma Capitale, a seguito del dossier pubblicato da Legambiente sull’urbanistica romana. “Sappiamo benissimo quali sono i rischi paventati e sapremo come farvi fronte, del resto -ha aggiunto- molti di questi problemi, compreso il fallimento di talune centralità, dipendono da scelte non nostre e da carenze ereditate, ma siamo anche convinti della necessità di dover trovare un equilibrio tra le esigenze incomprimibili e non più rinviabili della città, soprattutto -conclude Corsini- dal punto di vista del fabbisogno infrastrutturale e di servizi, e la assoluta mancanza di sufficienti risorse economiche per farvi fronte”. (Fonte articolo, IGN, clicca qui)


I napoletani non fanno la raccolta differenziata? Niente di più falso

_Prima di leggere la lettera che Raphael Rossi ha indirizzato a Roberto Saviano, guarda il video.

_Caro Roberto Saviano, mi chiamo Raphael Rossi, non ci siamo mai conosciuti ma ti sono debitore perché, con il tuo monologo sulla “macchina del fango” hai svelato e messo a nudo un meccanismo di cui sfortunatamente ho subito anche io gli effetti. Una macchina che si è infatti messa in moto da quando si è saputo che la mia denuncia era all’origine dell’inchiesta della Procura di Torino che ha portato all’arresto ed all’incriminazione di un personaggio politico e dei vertici di un’impresa che pensavano di poter “comprare” anche il sottoscritto per riuscire a sbloccare l’acquisto di un macchinario inutile (dal costo di 4,2 milioni di euro) per un impianto di trattamento dei rifiuti a servizio dell’AMIAT, l’azienda pubblica di raccolta rifiuti della città di Torino.

L’insofferenza nei miei confronti si è manifestata in vari modi ma l’amarezza più grande l’ho provata quando una figura politica locale, dopo aver definito la vicenda “insignificante”, ha avuto perfino il coraggio di invitarmi a smettere di parlare con i giornalisti della vicenda poiché sto procurando un danno all’immagine dell’amministrazione comunale. Ma il motivo per cui ti scrivo non è però solo per ringraziarti. Ti scrivo perché mi ha molto colpito il modo in cui la maggior parte dei mass-media, a mio giudizio, è riuscita a stravolgere le reali responsabilità in merito all’emergenza rifiuti nella tua città natale. Un sondaggio di Donna Moderna, ad esempio, chiedeva di chi fosse, la colpa del permanere dei rifiuti per strada a Napoli. La risposta è stata nell’ordine:

1) dei cittadini napoletani per il 44% degli intervistati;

2) della camorra per il 30%;

3) dello stato per il 26%.

A questo sondaggio è seguita la pubblicazione di una lettera di una signora di Avellino in cui si scriveva: «In Campania siamo stanchi di Napoli. Da gennaio tutte le province della regione avrebbero dovuto avviare la provincializzazione della gestione dei rifiuti… A Napoli città, invece, la percentuale di raccolta differenziata in certe zone è zero. E non mi venite a fare il discorso della criminalità (c’è ovunque). Cari napoletani siamo stanchi: della vostra arroganza, del vostro vittimismo, della vostra inciviltà e del vostro menefreghismo. Non saremo solidali, non più!». A mio giudizio quanto è emerso dal sondaggio e quanto ha scritto la signora di Avellino dimostra inequivocabilmente che i principali mass-media sono riusciti a ribaltare completamente le responsabilità del disastro principalmente sui cittadini napoletani e sulla camorra mentre al contrario, secondo quanto emerge dalle indagini della Procura di Napoli, della Corte dei Conti e dal libro “Ecoballe” dell’Ing. Paolo Rabitti, la responsabilità della mancata corretta gestione e costruzione degli impianti di trattamento e recupero dei rifiuti urbani in Campania dipende principalmente dalla sistematica violazione delle norme contrattuali da parte di una multinazionale (Impregilo International Infrastructures con sede ad Amsterdam che controlla il principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni, Impregilo SpA con sede a Sesto San Giovanni) che si è giovata della mancata vigilanza e del concorso dei vertici dell’Alto Commissariato per l’emergenza rifiuti secondo quanto rilevato dalla Procura di Napoli che ha poi rinviato a giudizio i vertici di questa società e dell’Alto commissariato.

Risulta quindi veramente paradossale (ma assolutamente funzionale al perpetuarsi dello scandalo) che lo “Stato” sia stato praticamente assolto dal 74% degli intervistati. Lo stesso Stato che continua a raccontarci che «..dietro le proteste contro l’apertura della discarica di Cava Vitiello a Terzigno c’è la presenza della camorra che “soffia sul fuoco’’ per alimentarle» mentre proprio i magistrati hanno chiarito che la camorra ha interesse ad aprire le discariche, non il contrario. La tesi delle presunte infiltrazione della Camorra nelle proteste contro le discariche pare anche a me solo un alibi per giustificare le ripetute violazione di tutte le norme stabilite dal’Unione Europea (in primis relativamente allo smaltimento ormai fuori legge del rifiuto urbano tal quale non pretrattato). Per quanto riguarda quelli che vengono spesso indicati come i principali responsabili del disastro (cioè i cittadini napoletani) se qualcuno pensa che i napoletani siano incapaci o recalcitranti a differenziare i propri rifiuti, posso invece testimoniare che, in base all’esperienza mia e dei miei colleghi dell’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti (E.S.P.E.R.) quali consulenti di ASIA per l’avvio del sistema porta a porta nel primo quartieri di Napoli durante secondo semestre del 2008 (a partire da Colli Aminei e poi a Bagnoli, Rione Alto, Chiaiano, Ponticelli ecc.), è vero esattamente il contrario. Io mi ero trasferito a Napoli in quel periodo e posso testimoniare che cittadini di quei quartieri hanno dimostrato una disponibilità veramente straordinaria ed una gran voglia di scrollarsi di dosso l’etichetta di persone refrattarie ai comportamenti civili e responsabili. Nemmeno a Trento o a Roma (dove pure abbiamo supportato l’avvio della raccolta differenziata porta a porta spinta in lacuni quartieri superando il 70% di Rd) non avevamo visto la gente scendere in strada per applaudire quando venivano rimossi i cassonetti stradali contagiando, con il loro entusiasmo, anche gli operatori ecologici di Asia. I tecnici e gli operatori ecologici coinvolti avevano infatti lavorato senza sosta mentre l’azienda veniva quotidianamente attaccata da Berlusconi, da Bertolaso e perfino dall’assessore regionale all’Ambiente della giunta Bassolino, Walter Ganapini. I quartieri coinvolti da tale sistema avevano raggiunto stabilmente livelli di raccolta differenziata da primato a livello nazionale per quanto riguarda le grandi metropoli: Bagnoli l’80% di RD, Colli Aminei 69%, Rione Alto 66%, Chiaiano 72%, Ponticelli 64%, San Giovanni a Teduccio 58%. L’altissima qualità dei materiali differenziati porta a porta (mentre nel resto di Napoli la raccolta differenziata intercettata con i cassonetti stradali risulta molto contaminata da impurità) è stata inoltre l’ulteriore dimostrazione della convinta adesione dei cittadini dei quartieri coinvolti e l’88% dei cittadini intervistati ha poi dichiarato di voler mantenere il nuovo modello di raccolta anche in base ad indagini indipendenti di WWF e GreenPeace, rilevate dall’Osservatorio sul PaP, avviato dalle due associazioni. L’insieme dei quartieri già coinvolti dal sistema domiciliare a Napoli equivale, per popolazione, all’intera città di Salerno ma sui mass-media di questo vero “successo napoletano” non se ne doveva parlare poiché non andava rubato il palcoscenico agli unici veri “Eroi e salvatori dei napoletani” (cioè Berlusconi e Bertolaso). Ed infatti i fondi stanziati per gli investimenti necessari per l’ulteriore estensione del servizio sono stati bloccati e, anche a fronte di ripetute mancate raccolte nel 2010, il livello generale di RD ha cominciato a subire una flessione.

Tu hai scritto infatti una sacrosanta verità e cioè che «la spazzatura tornata nelle strade di Napoli sigla definitivamente il fallimento di un progetto, di un percorso, di una politica. Speriamo che queste verità, in grado di svelare definitivamente le tante menzogne spacciate come successi, possano innescare un percorso di cambiamento che se partisse dal Sud potrebbe davvero mutare il destino del paese» ed anche io vorrei solo contribuire umilmente a svelare le menzogne che ci vengono quotidianamente somministrate.


Legambiente: “Roma punti sul porta a porta”

“Basterebbe ascoltare i cittadini per capire che e’ evidente il fallimento del bizzarro modello misto di raccolta differenziata che Ama e Comune di Roma hanno testardamente voluto sperimentare. I dati hanno riconfermato piu’ volte che il ‘porta a porta’, dove ben applicato, rappresenta la chiave per risolvere i problemi nella gestione dei rifiuti, grazie alla collaborazione dei cittadini e al conseguente aumento di quantita’ e qualita’ della raccolta differenziata, fino a percentuali anche nella Capitale del 60-65%”. Lo afferma dichiara Cristiana Avenali, direttore di Legambiente Lazio. “Dove questo non avviene e’ perche’ la raccolta non viene gestita nella maniera opportuna, come nel caso dell’inadeguato ‘sistema integrato’- aggiunge Avenali – Per fermare il degrado, bisogna allora scegliere una volta per tutte, Roma deve adottare su tutto il territorio la differenziata domiciliare per tutte le frazioni, facilitando i cittadini nel gettare i rifiuti nei pressi della propria abitazione, senza andare a cercare i cassonetti per strada ed evitando che si riempiano, aumentando cosi’ la percentuale di differenziata ed affrontando anche il problema del decoro urbano e il disastro di Malagrotta”. “Secondo l’Ama, nei tre quartieri del sistema misto sono coinvolti 45.000 abitanti, per oltre 17.000 famiglie e 7.500 utenze non domestiche – fanno sapere da Legambiente – I rifiuti organici e quelli indifferenziati sono raccolti con sistema domiciliare attraverso due trespoli di diverso colore sistemati nelle pertinenze condominiali, mentre materiale cartaceo e multi-materiale vanno conferiti nei punti di raccolta mobili. I primi vengono raccolti dal personale Ama per tre giorni alla settimana, in due differenti turni, dalle 7 alle 13, mentre gli altri vanno conferiti dai cittadini per due giorni, ancora in due differenti turni, sempre tenendo conto della divisione dell’area in zona A e zona B”. Fonte articolo, qui.