Benvenuti nel fantastico mondo di Corrado Clini
_ATTENZIONE. SABATO 14 APRILE CORTEO CITTADINO NO INCENERITORE CASTELLI ROMANI, LA CITTADINANZA TUTTA E’ CHIAMATA ALLA MOBILITAZIONE. ORE 15:30 DA PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE.
Raccontiamo la storia dell’inceneritore di Cassana (Ferrara). E’ questo quello che vogliamo per i nostri Castelli Romani?
Leggiamo cosa scrive l’ Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR :
E’ chiaro ormai che nella provincia di Ferrara vengono smaltiti rifiuti provenienti dalla Lombardia e dalla Campania. Tutto ciò in barba alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, che imporrebbe di smaltire solo rifiuti provenienti dalla provincia. Eppure così capita per i rifiuti bruciati nell’inceneritore di Hera a Cassana, Ferrara. Come fanno? Semplicissimo. I rifiuti solidi urbani, una volta minimamente lavorati, ad esempio con l’eliminazione della parte organica, diventano rifiuti “speciali”, equiparati legalmente a merci qualunque, e quindi liberi di circolare su tutto il territorio nazionale. Peccato che la Procura della Repubblica di Napoli abbia scoperto che spesso la lavorazione è fittizia, e le ecoballe ricavate, così come i rifiuti “speciali” provenienti dagli stabilimenti Stir di tritolavorazione, in realtà contengono rifiuto tal quale. Succede questo in provincia di Ferrara, precisamente a Ostellato o alla Crispa di Jolanda, dove arrivano molti camion da fuori provincia. Dal momento che i rifiuti stoccati ad Ostellato non vengono limitati dall’Aia provinciale (articolo 2.4), nulla può impedire ad Hera, il gestore di tutta l’area romagnola. di bruciare buona parte dellla “monnezza” di Napoli e della Lombardia, proprio nell’impianto di incenerimento di Cassana. Mentre magari a Ferrara si fa volentieri lo sforzo di differenziare i nostri rifiuti domestici, per risparmiare energia e inquinamento, per poi bruciare al posto dei rifiuti non prodotti, altro materiale che arriva da mezza Italia. Decisamente un premio per i cittadini virtuosi! Per non parlare poi delle ditte che trasportano questi rifiuti, che sono sotto la lente di ingrandimento di Prefettura e magistratura. Hera infine ha ottenuto di recente un appalto per smaltire anche rifiuti contenenti amianto, proveniente della ex-Orbiti di Vigarano: le preoccupazioni sulla qualità dell’aria del circondario non fanno che aumentare. Seriamente preoccupati per l’ulteriore impatto ambientale e sanitario che l’attività dell’inceneritore di Hera causerà, le liste civiche Progetto per Ferrara Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo.it e Io Amo Ferrara, hanno presentato al Comune e alla circoscrizione 3 una interrogazione, a cura del consigliere di circoscrizione di Progetto per Ferrara Tommaso Mantovani. La notizia interessa ovviamente anche il nostro territorio locale perché questo scenario è esattamente il quadro a venire della gestione dei rifiuti di Parma. La bravura dei cittadini sta portando le percentuali di Rd a livelli mai visti (oltre il 70%), ma il forno, una volta acceso, qualcosa dovrà pur bruciare. L’assurdo è che non sapremo mai che cosa verrà immesso nel forno. Meditate gente, meditate. Clicca qui.
Inceneritore Albano, Daniele Castri: “il Re è nudo.Cerroni abbandonato da Ama e Acea”
_(Fonte articolo PACONLINE, clicca qui). Il sentore che gli affari, ad Albano, per il monopolista dei rifiuti avvocato Manlio Cerroni, non si mettessero bene — al di là dei proclami di rito — era già, da tempo,una voce sempre più diffusa negli ambienti ben informati della politica romana che conta. Certo che la mancanza d’uno “straccio di risposta” da parte dello staff legale del Co.E.Ma. e della Regione Lazio alle nostre memorie e contro-memorie conclusive – da noi depositate nei mesi scorsi al Consiglio di Stato — aveva già sollevato più d’un dubbio sulla tenuta del “sodalizio industriale” pubblico-privato voluto da Marrazzo e Di Carlo (ricordate il fuori onda di Report?).
Per non parlare, poi,delle nostre ormai famigerate — tanto gravi quanto circostanziate — relazioni tecniche, vero e proprio fondamento dei ricorsi legali — nelle quali, anche recentemente, abbiamo sostenuto, ancora una volta, l’infondatezza, l’irrazionalità, l’illegittimità ed illegalità della localizzazione, a Roncigliano, del tristemente noto inceneritore. L’udienza di ieri, ed in modo particolare l’acceso dibattimento, hanno confermato, a tutti, ancor di più, tali “impressioni”…
Diverse, da parte nostra, le eccezioni sollevate: l’assenza d’una regolare gara d’appalto by-passata con un decreto di pubblica utilità per l’assegnazione diretta dell’incarico; l’uso improprio, vietato dalla UE, di fondi pubblici destinati ad energie verdi e rinnovabili; la natura di prototipo industriale (il primo gassificatore al mondo raffreddato ad aria!?) dell’impianto di incenerimento; i pareri di totale contrarietà della Asl Rm-H ed ai relativi dati epidemiologici (un vero caso, permettetemi, di buona sanità!!); i recenti sversamenti di “liquido assimilabile a percolato di discarica diluiti nelle piogge stagionali” nel fosso di Valle Caia, fosso adiacente i locali vigneti ed abitazioni civili; l’inquinamento, certificato recentemente dall’Arpa Lazio, della falda acquifera sottostante la discarica di Roncigliano.
Ma, secondo voi, ad eccezioni relative, in buona sostanza, al diritto dei cittadini alla salute e ad un ambiente salubre – indipendenti, ovviamente, dalla pessima politica dell’emergenza — si può rispondere che i singoli cittadini ricorrenti non sono legittimati a difendere, da soli, i propri interessi, poiché delegate a farlo son le istituzioni rappresentative che essi eleggono a tal fine?! Credetemi, ieri è successo …
Il re, ora, è nudo e, soprattutto, solo: abbandonato anche da Acea ed Ama. Con lui, forse, ancora, qualche politico… Aspettiamo, con rinnovata speranza, tra 60 giorni, la pubblicazione — da parte della V Sez. del Consiglio di Stato — della sentenza definitiva.
A chi interessava – ieri, ed a chi, mi chiedo, ancora oggi , la localizzazione ad Albano del tristemente noto inceneritore?
Daniele Castri (Referente legale del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano)
Siamo al Vostro fianco!
28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.
Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica …
Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa …
Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana
Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana
«Villa Adriana chiusa contro la discarica»
Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana
Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta
Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica
Piano rifiuti, una doppia faccia tutta da decifrare
_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
_Parla Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati”. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. «I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte».Articolo di Maria Lanciotti
(Castelli Romani – Attualità) – L’emergenza maltempo, mentre mette in ginocchio la capitale e dintorni, si rivela utile per spostare l’attenzione dei media e della popolazione da altre e non meno gravi emergenze. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. Strategie in cui sono specializzati coloro che si occupano della gestione dei rifiuti, nel modo che sappiamo. E siccome il maltempo promette di durare, vorremmo tornare sull’argomento ad evitare che si congeli. Ci rivolgiamo pertanto a Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati” – associazione che appoggia in pieno il percorso di vertenza e mobilitazione cittadina svolto complessivamente fino ad oggi dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano – al quale poniamo alcune domande.
Il Piano Rifiuti proposto dalla Giunta Polverini e approvato il 18 gennaio dal Consiglio regionale, presenta una doppia faccia tutta da decifrare. Se nella prima parte del testo il Piano si prefigge di raggiungere entro il 2017 l’ottimale nella raccolta differenziata, nella seconda parte inserisce un progetto alternativo da attuarsi nel caso si registrasse nei prossimi anni un aumento nella produzione dei rifiuti. Come si spiega la coesistenza di questi opposti scenari? «Si tratta dell’ennesimo piano di gestione rifiuti completamente inadeguato che la Regione riesce a concepire. Ora però la situazione è più che mai grottesca. I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte. Il 65% di raccolta differenziata, infatti, è fittizio ed è fissato per accontentare le disposizioni dell’Unione Europea ed evitare così di incorrere in sanzioni. Vogliamo incrementare la raccolta differenziata? Bene, in tal caso sarebbe utile chiedere alla governatrice Polverini a quanto ammonta lo stanziamento per la raccolta differenziata nel triennio 2012 – 2015 e al contempo la somma del contributo Cip 6 per l’inceneritore dei Castelli Romani. Il trucco verrà presto svelato. È quindi un piano inconsistente che allontanerà il Lazio dal ciclo virtuoso dei rifiuti che cittadini, Unione Europea e movimenti a tutela e valorizzazione dei territori chiedono da tempo. Soprattutto, che quadro programmatico è quel piano rifiuti che include ancora l’inceneritore dei Castelli Romani, già bocciato dal Tar Lazio e, per giunta, con tutti i vizi procedurali che questo impianto continua vergognosamente ad annoverare?».
La Polverini addebita tutto a tutti e proclama che: “nell’ambito del rispetto delle regole daremo tutto il sostegno al prefetto Pecoraro che sta facendo le scelte più opportune”. A fronte di tanto sbandierato rispetto per la legalità, si è proseguito come sappiamo con il collaudo e la messa in funzione del secondo sub-lotto del VII invaso della discarica di Roncigliano in maniera palesemente illegittima. Lei concorda con le scelte di Pecoraro? Come interpreta il dire e il fare della Polverini? «Nel Lazio, in ambito rifiuti, è ora che ognuno dei nostri delegati passati e presenti si assuma le proprie vere responsabilità. “Rispetto delle regole”, “scelte opportune”. A sentire simili parole fa un certo effetto. La governatrice del Lazio e il prefetto Pecoraro dovrebbero fare un viaggio a Vedelago, a Capannori, a Ponte nelle Alpi. Se le scelte opportune nel 2012 sono quelle di individuare due discariche teoricamente provvisorie sopra una cava di tufo o a due passi da Villa Adriana, far commissariare Roma in ambito rifiuti per non caricarsi della responsabilità politica, indicare il modello Peccioli che poi tanto modello non è, ecco, mi domando, verso cosa stiamo andando? Verso un nuovo baratro, un’emergenza posticipata che farà comodo ai soliti noti e terrà il Lazio inchiodato a buche e bruciatori per i prossimi decenni. Ai Castelli Romani poi le regole sono saltate da tempo, con invasi stracolmi tra i vigneti, falda compromessa, collaudi fatti come ben sappiamo e distanze della discarica rispetto ai centri abitati quanto mai dubbie e giustamente oggetto di ricorso da parte dei movimenti che difendono il territorio».
E quale altro scenario si può immaginare, al di fuori di quelli prospettati dal Piano rifiuti sancito dal Consiglio Regionale? «Nel 2012 non si sfugge. Le alternative tecnologicamente praticabili, quelle vere, ci sono, esistono e sono molto convenienti per i cittadini e per le amministrazioni. Occorre creare una vera e propria filiera del riciclo come l’Ue ci chiede: dà lavoro, non incontra opposizioni ed è sostenibile a livello economico e ambientale. Bisogna aprire il mercato, spingere sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, avallare davvero la differenziata porta a porta come sta facendo il Comune di Ariccia e come si appresta a fare il Comune di Genzano, ma al contempo creare quelle strutture che permettono la lavorazione della differenziata e la sua corretta allocazione nelle quantità necessarie. Altrimenti non c’è futuro e si farà il gioco devastante della lobby. Ai Castelli Romani l’attenzione è e rimarrà molto alta. Ci apprestiamo ad entrare nella fase cruciale per ciò che attiene l’inceneritore ed il Consiglio di Stato, ma subito dopo verrà la volta della discarica e dei suoi invasi. I cittadini dei Castelli Romani devono mostrare responsabilità e lungimiranza, il problema discarica e inceneritore riguarda tutto il bacino, se vogliamo dare un futuro a questo comprensorio territoriale questa battaglia di civiltà va vinta in tutte le sue forme e insieme».
Fonte: castellinews.it
Appello per Forum Strategia Rifiuti Zero
_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
_Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Coordinamento Rifiuti Zero per Roma, per realizzare un organismo unitario su Roma con l’obiettivo di Strategia Rifiuti Zero. “Considerato che a Roma operano più di un Comitato e visto che dichiarano tutti di perseguire gli stessi obiettivi, proponiamo a tutti/e le Organizzazioni, i Comitati, le Associazioni e singoli/e cittadini/e attivi/e, la costituzione di un Forum Cittadino dei Movimenti per la Strategia Rifiuti Zero, per rafforzare e rendere più efficace questa importante battaglia civica. Al fine di facilitare il percorso inclusivo, chiediamo a tutti/e di fare una pausa di riflessione, di non mettere alcun paletto e/o pregiudiziale, così di agevolare l’apertura di un percorso e una convergenza unitaria, da verificare in una Riunione del/per il Forum di tutti/e, autonomo e indipendente. Proponiamo che le proposte in itinere sul referendum, sulla delibera d’iniziativa popolare, sulla cartolina/petizione vengano discusse, migliorate e approvate dall’Assemblea del Forum, che dovrà avere due requisiti fondamentali di condivisione: le regole democratiche di partecipazione e di decisione”.
Chi fosse interessato può mandare la propria adesione all’indirizzo rifiutizeroroma@gmail.com.
Inceneritori, polveri sottili e nanoparticelle
Polveri sottili: inquinamento atmosferico e danni alla salute
La lotta all’inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati: sui giornali e alle ‘tavole rotonde’ si fa un gran parlare di danni ambientali e di surriscaldamento del pianeta, ma non bisogna trascurare gli effetti nocivi che l’inquinamento ha sulla salute umana. E’ ormai noto, infatti, che il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.
L’Unione Europea ha approvato direttive che stabiliscono i valori limite degli inquinanti dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, una miscela di polveri di diversa dimensione, origine e composizione che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le particelle sospese (o TSP – Particolato Totale Sospeso) comprendono polveri ‘grosse’ PM10, particelle respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe), polveri sottili (PM 2.5 – con diametro inferiore a 2,5 micrometri) e polveri ultrasottili. Le polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a diesel o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). In inverno i loro valori sono superiori a quelli estivi, cosi come aumentano con la nebbia e con l’assenza di vento. Le polveri sottili ed ultrasottili rappresentano l’inquinante più dannoso per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccole dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza, penetrano negli ambienti chiusi, vengono facilmente inalate e possono raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Gli effetti nocivi sulla salute Gli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono essere ‘acuti’ (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, asma bronchiale, disturbi circolatori) oppure – nei casi di esposizione per lungo periodo – di tipo ‘cronico’ (tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, BPCO). I principali studi condotti in Europa e Stati Uniti sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro sono concordi nel valutare che alti tassi di polveri sottili comportano sostanziali incrementi dell’incidenza del tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.
Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle
Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.
Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).
In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori. Cliccare qui.
Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.
Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.
Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.
Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all’interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall’esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.
Fonte: sporchi da morire
Manlio Cerroni: “L’inceneritore di Albano sarà pronto nel 2013″
_Convito lui. La battaglia prosegue, più decisa che mai. Senza resa.
_(Fonte articolo, clicca qui) Albano: per Manlio Cerroni l’inceneritore sarà pronto nel 2013. A febbraio il consiglio di stato si esprimerà sul ricorso pendente sulla costruzione dell’inceneritore di Albano nella discarica di Roncigliano, ma il magnate dei rifiuti del Lazio Manlio Cerroni, proprietario di tutte le discariche presenti e future sparse sul territorio regionale sembra non essere affatto preoccupato della cosa. Ieri a margine di una riunione della Federlazio parlando dell’emergenza rifiuti si è parlato di inceneritori e il discorso è caduto inesorabilmente sull’impianto di Albano: “Nel 2013, se tutto va bene, dovrebbe essere anche completato l’impianto di Albano e quindi si potrà chiudere il ciclo. L’impianto – ha spiegato Cerroni – è stato ribadito anche all’interno di piano. Il ricorso pendente? Sono sicuramente ottimista”. Il 2013 sarà quindi un anno cruciale per la gestione dei rifiuti del Lazio in quanto il “re della monnezza”, come viene chiamato Manlio Cerroni dai comitati che contrastano la sua gestione dei rifiuti, ha affermato che oltre all’impianto di Albano si metterà in funzione anche la seconda linea dell’inceneritore di Malagrotta che al momento risulta non funzionante per assenza di finanziamenti per la messa in operatività: “La seconda linea del gassificatore di Malagrotta non è in funzione perché non c’è ancora il finanziamento ma è già realizzata e nel 2013 potrà essere inaugurata. Per le due linee c’è un investimento di 200milioni. Quindi c’è un problema finanziario, non di poco conto, che però è quasi risolto”.
I rifiuti possono dare oltre due milioni di posti di lavoro
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_Una sola eccezione circa l’esempio svedese che poi tanto esempio non è. Anzi…
_(Fonte articolo, clicca qui) Mentre Napoli si affanna a inviare fuori regione e anche fuori Italia la propria immondizia all’insegna dell’eterna emergenza, la Commissione Europea indica uno dei settori in crescita e fonte di occupazione e denaro: guarda un po’, proprio la gestione e il riciclaggio dei rifiuti. Che secondo Bruxelles può creare due milioni di posti di lavoro in tutta Europa e un fatturato annuo di quasi 150 miliardi. Intanto l’Italia rischia sanzioni europee per l’emergenza rifiuti in Campania. Il ministro dell’Ambiente Clini ha dichiarato che se non si risolve il problema c’è «il rischio di una multa da 500mila euro al giorno». Lunedì verrà presentato il piano all’Unione e il 25 ci sarà un incontro con il commissario Ue.
Due milioni di posti di lavoro in tutta Europa, un fatturato annuo di quasi 150 miliardi. Mentre Napoli si affanna a inviare fuori regione e anche fuori Italia la propria immondizia all’insegna dell’eterna emergenza, la Commissione Europea indica uno dei settori in crescita e fonte di occupazione e danaro: guarda un po’, proprio la gestione e il riciclaggio dei rifiuti. In molti parti d’Europa il business è già a pieno ritmo, solo in Italia si stenta a comprenderlo. Non solo nella travagliata provincia di Napoli, basti pensare all’allarme a Roma per la discarica di Malagrotta, ormai stracolma, del resto nella capitale la raccolta differenziata (dato Istati 2010) si ferma al 22%, per una media nazionale del 31,7%. Milano è al 35,9%, Torino al 43,3%, Genova al 27%, Napoli al 16%. Fanalino di coda, tra le grandi città, Palermo (7,7%), Catania (6,8%) e Messina (5,3%). Quanto a riciclaggio di rifiuti solidi urbani l’Italia è al penultimo posto tra gli stati dell’Europa occidentale, davanti al solo Portogallo.
La Commissione, in uno studio pubblicato ieri, lo dice chiaro e tondo: basta discariche, la soluzione passa per un’altra strada. Una strada che non solo è ecologicamente molto più sana, ma porta occupazione e tanti soldi. «È necessario considerare i rifiuti una risorsa – ha detto il commissario all’Ambiente Janez Potocnik – interrare le risorse in discarica è una politica estremamente deleteria». Nel 2008, dice la Commissione, la gestione e il riciclaggio dei rifiuti in Europa davano lavoro a 2 milioni di persone, per un fatturato di 145 miliardi di euro, pari all’1% del Pil Ue. C’è ancora spazio per crescere, per Bruxelles nel 2020 si può arrivare a un fatturato annuo di 187 miliardi di euro a 2,4 milioni di posti di lavoro, solo applicando a pieno le varie direttive Ue che obbligano gli stati ad approvare a livello di raccolta, gestione e riciclaggio. L’Italia è sotto procedura d’infrazione proprio per violazione delle normative, in relazione alla vicenda napoletana. E nel 2005 ha comunicato un record assoluto di rifiuti in discarica, 10,8 milioni di tonnellate.
Lo studio della Commissione ha messo a confronto varie realtà concrete, e noi ne prendiamo due opposte: quella negativa, di Napoli, e quella virtuosa del Brandeburgo, un land dell’ex Germania Est. La vicenda della “monnezza” napoletana è ben nota, interessanti sono le stime dei costi economici per l’area: nel 2007 il crollo del turismo a Napoli è costato 64 milioni di euro, nel 2008 la scoperta di contaminazione da diossina nel latte di bufala ha portato al dimezzamento delle vendite delle mozzarelle – un settore che dà lavoro a 20.000 persone. Non basta: il costo dell’invio dell’immondizia in Germania è costato 400.000 euro al giorno – per anni. Complessivamente, per Napoli il costo è stimato a 24,7 miliardi di euro. Una follia.
Spostiamoci 2.000 chilometri a Nord, in Brandeburgo, nell’Est povero della ricca Germania. Con un aiuto pubblico iniziale di 138 milioni di euro, questo land che circonda Berlino, ha provveduto a chiudere, tra il 1990 e il 2002, 1.375 siti, le discariche principali sono passate da 100 nel 1990 ad appena 5 nel 2009. Contemporaneamente, sono stati creati 15 impianti di trattamento e riciclaggio. Risultato: nel 2006 delle 730.000 tonnellate annue di rifiuti prodotte dal Brandeburgo solo il 29% è finito in discarica. Secondo la Commissione, grazie alla sola costruzione dei 15 impianti di riciclaggio sono stati investiti 300 milioni di euro, complessivamente sono stati creati 1.800 posti di lavoro. Il fatturato annuo complessivo del riciclaggio e della gestione è di 100 milioni l’anno. Il business, però, può andare ben oltre, basti pensare all’esempio svedese che punta a trasformare i rifiuti in energia: il solo impianto di Malmö trasforma annualmente 650.000 tonnellate di rifiuti in 1,4 terawatt di calore e 0,3 terawatt di energia elettrica. Esempi analoghi si trovano anche in Olanda e in Germania – non a caso gli altri due paesi “destinatari” dei rifiuti napoletani, oltretutto non “comprati” ma accettati dietro pagamento. Un doppio business, insomma.
La Commissione sottolinea che per l’Italia la speranza c’è, non a caso cita esempio virtuosi, tra cui alcuni proprio in Campania: ad esempio la provincia di Salerno – un tiro di schioppo da Napoli – dove la differenziata arriva al 71% ad Avellino al 67%. Si tratta di farne la regola, non l’eccezione. In gioco sono tanti soldi, e soprattutto tanti posti di lavoro. Ce n’è bisogno, di questi tempi.
Così ci Uccidono….
Non si tratta di una nuova pubblicazione, perche’ risale a febbraio 2010, tuttavia pensiamo sia un libro che tutti noi dovremmo leggere, a maggior ragione quei cittadini che da anni subiscono attacchi, soprusi e veleni a danno del territorio in cui vivono. Purtroppo i Castelli Romani vantano questo triste primato….
Volevamo quindi parlarvi di questo libro: “Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni” di Emiliano Fittipaldi, gia’ ospite in un programma RAI, interessante, culturale, d’approfondimento, trasmesso tempo fa in seconda serata (peccato). Una vera rarità.
Emiliano Fittipaldi era davanti a uno scettico (all’inizio) Corrado Augias, in “Le Storie” su Rai3. Emiliano Fittipaldi è un giornalista de L’Espresso, il suo libro è edito da Rizzoli. Questa è la quarta di copertina:
“Forse siete convinti di scegliere sempre il meglio, e al supermercato passate ore a selezionare prodotti “di qualità”. Ma nel cibo che mangiate, nell’acqua che bevete, nell’aria che respirate e nei cosmetici che vi spalmate sul corpo i veleni sono in agguato. Tra gli avvelenatori non ci sono solo camorristi, mafiosi e criminali risaputi. La categoria comprende anche personaggi insospettabili. Politici ufficialmente impegnati nella tutela dell’ambiente ma che, tra beni di famiglia, possiedono aziende accusate di minare la salute dei dipendenti. Industriali milionari che confezionano i prodotti di marche famose con materiali scadenti e nocivi, vere e proprie bombe a orologeria per i consumatori. Sindaci e assessori che di fronte ad analisi inquietanti sulle sostanze tossiche contenute nell’acqua comunale preferiscono tacere “per non allarmare inutilmente la popolazione”. Responsabili delle bonifiche di aree gravemente contaminate, nel cuore dei nostri centri urbani, che lavorano solo per gonfiare il proprio portafogli, incuranti di chi in quelle zone vive o andrà a vivere. Sembra incredibile, ma succede di rado che queste storie clamorose trovino spazio nelle cronache di stampa e televisione“.
I veleni sono in agguato in tutto ciò che ci circonda. E non ci sono marchi, pubblicità rassicuranti che possano proteggerci al 100%. Lo dice Saviano in Gomorra, lo mostra Biùtiful Cauntri di Calabria, Ruggiero, D’Ambrosio, Del Giudice, lo ripete da sempre Antonio Marfella dell’ospedale Pascale di Napoli. Nell’acqua che beviamo, nel cibo, nell’aria che respiriamo, nei cosmetici. E le Regioni lo nascondono alzando i limiti di legge.
Buona lettura, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore di Roncigliano….
INCENERITORI? NO GRAZIE!
Cari amici, ricordiamo ancora una volta il perche’ la via all’incenerimento dei rifiuti e’ una scelta vetusta e dannosa. Esistono delle alternative, tecnologicamente valide ed ecosostenibili. Buona lettura.
Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)
Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.
E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.
Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).
E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse
Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
Guarda la mappa degli inceneritori in Italia:

Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.
L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.
Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.
Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.
Funzionamento di un inceneritore
Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:
- Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
- Combustione Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
- Produzione del vapore La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
- Produzione di energia elettrica Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
- Estrazione delle ceneri Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
- Trattamento dei fumi Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.
Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Fonte: Educambiente
Simone Reloaded – Ponte Cavour 2012
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_Come lo scorso anno, contro l’inceneritore dei Castelli Romani e per le vertenze ambientali del Lazio. Con lui un intero comprensorio territoriale, un intero bacino di persone che battagliano contro una folle speculazione economica e sanitaria. Con lui in quel tuffo, tutti noi. GRAZIE Simone.
Consiglio di Stato: Malagrotta resta aperta, sospeso l’esproprio di Riano
_Pronunciamento che prende in giro il PDL romano che aveva tappezzato Roma di (falsi) manifesti riguardanti il fatto che Malagrotta sarebbe stata chiusa (cosa assolutamente non vera e che va oltre il pronunciamento di oggi del Consiglio di Stato); sospensiva che sbugiarda anche il Prefetto Pecoraro che si è prestato a questa inutile pantomima politica e, insieme, mette una paura bestiale a noi dei Castelli Romani che di fronte al Consiglio di Stato abbiamo pendente il controricorso del Co.E.Ma (Inceneritore Castelli Romani) dopo la sconfitta di quest’ultimo dinanzi al Tar del Lazio. Sul destino di una Roma da quarto mondo in ambito rifiuti attualmente l’unico vincitore si chiama ancora (e purtroppo) Manlio Cerroni.
_L’associazione Differenziati augura a tutti i lettori del proprio sito buone feste.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) La discarica di Malagrotta resta aperta e in funzione, e il sito di Riano non verrà espropriato. Così ha deciso il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti). In particolare, la IV sezione dei giudici amministrativi di secondo grado ha sospeso l’ordinanza emessa dal Tar del Lazio il 24 novembre scorso che prevedeva per domani, 29 dicembre, l’esproprio del sito di Riano Quadro Alto di proprietà Colari per la realizzazione di una nuova discarica, fissando al 17 gennaio la discussione nel merito del ricorso. Oggetto della contestazione è la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nel Lazio dichiarata il 22 luglio con decreto dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in relazione alla chiusura della discarica di Malagrotta, indicando la necessità di realizzare siti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti; nonché il decreto del Prefetto di Roma recante l’individuazione di Corcolle e Quadro Alto a Riano quali siti per le nuove discariche provvisorie post-Malagrotta. Atti, che con la pronuncia del Consiglio di Stato sono ora sospesi, almeno fino alla prevista udienza. “Il Consiglio di Stato entrerà nel merito a gennaio. Aspettiamo”. Lo ha detto la presidente della regione Lazio Renata Polverini, a margine di una iniziativa in Regione, interpellata in merito allo stop fino a gennaio, quando ci sarà la discussione di merito, da parte del Consiglio di Stato alla realizzazione della discarica del sito di Quadro Alto, accogliendo la richiesta del Colari. A chi le chiedeva se alla luce di questa decisione, fino alla data della discussione, il 17 gennaio, sono sospesi i poteri commissariali e lo stato di emergenza, Polverini ha risposto: “Questo io non lo so, non sono il Consiglio di Stato. Non ho letto la sentenza”. Se fosse così sarebbe costretta a firmare la proroga di Malagrotta? “Non lo so, non abbiamo ancora visto la sentenza, adesso la vedremo e ci regoleremo di conseguenza” ha infine risposto la presidente del Lazio.
“Lo stop alla realizzazione della discarica di Quadro Alto fino a gennaio, imposto oggi dal Consiglio di Stato, conferma che l’intera operazione della Giunta Polverini sui rifiuti nel Lazio è inefficace e soprattutto inadeguata” dichiara in una nota Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia libertà alla Regione Lazio. “Durante la discussione in aula del piano dei rifiuti avevo sostenuto che la discarica di Malagrotta non avrebbe chiuso – ricorda Zaratti – Oggi ne abbiamo la prova. La presidente della Regione Polverini e il sindaco Alemanno hanno pensato bene di scaricare le responsabilità con la nomina di un commissario straordinario. Ma alla fine i nodi vengono al pettine: Malagrotta non chiuderà e lo studio preliminare sui siti mostra tutte le sue lacune”. “Da tempo Sel sostiene che a Quadro Alto e Corcolle va impedito di realizzare due immense buche per gettare i rifiuti – conclude Zaratti – Adesso è evidente che lo studio tecnico della Regione sul quale il Commissario straordinario ha lavorato è approssimativo e inadeguato”.
Il capogruppo dei Verdi in Regione, Nando Bonessio, in merito a quanto deciso dal Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti) ha detto: “E’ una vergogna nonché uno scandalo che ancora una volta, attraverso questa sentenza, si dia ragione alla società Colari del monopolista Cerroni, in questo caso per l’attività di imprenditore privato che aveva iniziato nel 2009. E’ l’ennesima prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’incompetenza, volendo pensare bene, degli uffici regionali che hanno fornito al governo gli elementi per decretare lo stato di emergenza e dei tecnici di cui si è avvalso il commissario straordinario, nonché prefetto di Roma Pecoraro”. “Questa amministrazione regionale ci ha portato in un cul-de-sac.Si tratta di una sceneggiata napoletana col finale già scritto, in qualsiasi modo si concluderà questa vicenda ad avvantaggiarsene sarà il monopolista privato, Cerroni, sia che si proroghi la chiusura di Malagrotta, sia se si aprirà il sito di Riano. L’unico modo per uscire da questa situazione – conclude Bonessio – è puntare sulla differenziata a medio termine, rendendo marginale la gestione privata di cui Cerroni è monopolista”.
“Roma paga oggi il fallimento delle destre in tema di rifiuti, la discarica di Malagrotta ormai in esaurimento è costretta per colpa dell’immobilismo delle Giunte Alemanno e Polverini a non chiudere i battenti. È evidente inoltre che ad oggi non ci sono alternative credibili, sbagliata infatti è l’ipotesi di un frazionamento dei siti di discarica e non idonea peraltro risulta l’area individuata di Corcolle che presenta volumetrie risibili e su cui persistono vincoli archeologici ed ambientali. Siamo in ritardo per colpa dello scarica barile del primo cittadino e della governatrice, la politica degli impianti è impantanata, la differenziata è ferma al palo e rispetto ad una politica del riuso stiamo tornando alla logica della discarica permanente”. Lo afferma in una nota Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale. “Il Pdl – aggiunge – ha nei giorni scorsi invaso la Capitale con manifesti che annunciavano la chiusura di Malagrotta ora il Sindaco Alemanno e la Presidente Polverini ne dovrebbero affiggere uno chiedendo scusa ai romani per averli presi in giro. Torniamo a chiedere la convocazione di un Consiglio Straordinario e che l’Assemblea Capitolina esprima la sua contrarietà unanime all’ipotesi di Corcolle”.
Lazio, il Piano Rifiuti arriva in Consiglio Regionale
_Il “Piano Cerroni” arriva in Consiglio Regionale.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Iniziato al Consiglio regionale il percorso in aula del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La proposta di deliberazione consiliare e’ stata illustrata dall’assessore alle attivita’ produttive e politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo. La seduta e’ stata sospesa e rinviata alle ore 11 di domani mattina per la discussione generale e l’esame degli emendamenti, per ora raccolti in un fascicolo di oltre 200 pagine. E’ stato inoltre dato termine, dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, fino alle ore 18 di oggi per la presentazione dei sub emendamenti. Presente in aula la presidente della Regione Renata Polverini. Di Paolo, nella sua relazione, ha ripercorso la cronistoria che ha portato all’approdo alla Pisana della proposta di deliberazione consiliare. ”L’esigenza di approvare il piano in quest’aula – ha detto – comincia ad avere una tempistica abbastanza stretta. Nei primi giorni di dicembre abbiamo ricevuto tramite il ministero degli affari esteri un’ulteriore lettera per sveltire le procedure di approvazione”. Cio’ allo scopo di evitare un’accelerazione della procedura di infrazione in sede comunitaria per la mancanza del piano rifiuti, che risale all’anno 2002. Due gli obiettivi generali del piano: chiusura del ciclo, per sventare qualsiasi situazione di emergenza, e il completo trattamento del ”tal quale” prima del conferimento in discarica (gia’ oggetto di una procedura di infrazione europea la scorsa estate). Per realizzare cio’ il documento di pianificazione prevede una serie di azioni, tra cui la principale riguarda la raccolta differenziata. Sotto il profilo quantitativo, a supporto del previsto aumento delle percentuali fino al 65% entro il 31 dicembre 2012, e’ stato confermato lo stanziamento di 135 milioni di euro per il triennio 2011-2013 (senza tagli, conseguenti alle tre manovre nazionali). Inoltre, tra le novita’ introdotte, sono state sottoscritte dalle cinque Province le linee guida per la raccolta differenziata che permetteranno di uniformare le procedure in essere nei diversi comuni del Lazio. Sotto il profilo della qualita’ si punta invece a potenziare la filiera del riciclo e privilegiare la raccolta domiciliare (porta a porta). Altra azione, definita come ”qualificante” da Di Paolo, e’ il programma straordinario per riduzione e prevenzione – adottato in Italia da Lazio e Lombardia – che si rivolge a pubblica amministrazione, imprese e famiglie. Annunciata l’implementazione dell’impiantisca, con 13 nuovi impianti intermedi (di cui 8 di compostaggio e 5 di trattamento meccanico biologico). Di Paolo ha inoltre tenuto a precisare che lo ”scenario di controllo”, che si attiverebbe nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi del piano: ”Non e’ una scorciatoia per aggirare le norme nazionali oppure quelle europee per poter prendere strade che non si ha avuto coraggio di descrivere in maniera trasparente all’interno dello scenario di piano. E’ semplicemente uno scenario che rafforza lo scenario di piano, ma che in qualche maniera garantisce alla programmazione del piano stesso (che, ricordo, arriva fino al 2018) e contestualizza la situazione ereditata da questa Regione per far si’ che non si possano trovare situazioni di emergenza e soprattutto che la Regione non arrivi impreparata rispetto a scenari non previsti”. Il mancato inserimento, invece, del ”post Malagrotta’ all’interno delle previsioni della proposta all’esame dell’Aula e’ stato spiegato dall’assessore alle politiche dei rifiuti con il fatto che ”la legge chiede di inserire nel piano i criteri preferenziali ed escludenti per l’individuazione dei siti”. Prima della relazione di Di Paolo, i consiglieri Angelo Bonelli (Verdi), Ivano Peduzzi (FdS), Giuseppe Celli (Lista civica) e Vincenzo Maruccio (Idv) hanno sottoscritto una richiesta di sospensiva del dibattito in quanto – a loro dire – sul piano non era stato sentito il comitato tecnico scientifico per l’ambiente. Di Paolo ha replicato sostenendo che il comitato aveva dato parere positivo in merito alla coerenza della bozza di piano una settimana prima della sua adozione in Giunta, successivamente l’organismo e’ decaduto senza essere successivamente ricostituito. La proposta di sospensiva e’ stata respinta a maggioranza dall’Aula.
La discarica dell’Inviolata (di Cerroni) contamina pesantemente il sottosuolo
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Dopo Malagrotta, anche la seconda discarica del Lazio, quella dell’Inviolata a Guidonia, deve essere messa in sicurezza: il sottosuolo del sito è pesantemente contaminato da quantitativi fuorilegge di nichel, nitriti, ferro, manganese e altre sostanze inquinanti. Lo ha comunicato martedì 6 dicembre la Provincia di Roma che, dopo aver raccolto la pressante richiesta del sindaco della cittadina Eligio Rubeis, ha emesso un’ordinanza di diffida a carico di Ecoitalia 87, la società del gruppo Colari controllata da Manlio Cerroni, il dominus della spazzatura laziale. Sarà il suo braccio destro Francesco Rando, come a Malagrotta legale rappresentante dell’azienda, a dover attivare le procedure di bonifica del sottosuolo che vede le falde a rischio inquinamento. La richiesta ad Ecoitalia è scattata dopo che nei mesi scorsi sono trapelate indiscrezioni raggelanti sugli esiti di un’ispezione condotta dall’Agenzia regionale per l’ambiente all’Inviolata. L’invaso raccoglie la spazzatura di 46 comuni della Provincia, per un totale di circa 180 mila tonnellate annue che stanno portando al collasso anche questo impianto nato a metà degli anni 80 proprio per dare un’alternativa a Malagrotta. E adesso si moltiplicano le difficoltà nella scelta dei siti alternativi all’Ottavo Colle. Quello di Corcolle (VIII municipio) è a pochi chilometri dal bacino di Guidonia, tra la Prenestina e la Tiburtina. I comitati cittadini rumoreggiano tutti: altra spazzatura, da queste parti, proprio non la vogliono. I numeri della relazione Arpa sono ancora «top secret» e la stessa ordinanza della Provincia si limita asetticamente a rilevare che i dati monitorati «superano le csc», ovvero le «concentrazioni soglia di contaminazione». Si parla di valori superiori di 200 volte ai tetti stabiliti per il ferro, di 100 per il manganese. Sono state inoltre trovate tracce consistenti di nitriti, nichel e n-butilbenzene, sostanza derivante da «sostanze plastiche degradate»: qualcosa di molto vicino al «percolato». Il sindaco Rubeis rivendica con orgoglio l’iniziativa che ha portato all’ultimatum inviato ai gestori della discarica che dovranno avviare entro 90 giorni la bonifica, pena l’avvio di azioni giudiziarie. «Abbiamo fatto quello che nessuno ha mai immaginato nel Lazio, e forse in tutta Italia – racconta a Corriere.it pochi minuti dopo aver ricevuto copia dell’atto ufficiale che la Provincia ha indirizzato a Ecoitalia 87 -. Dopo l’allarme lanciato dall’Arpa, abbiamo riunito in una conferenza dei servizi tutti i soggetti interessati. Carte alla mano, interpretando la legge, è emersa la strada da seguire per bonificare la discarica» da cui filtrano i liquami inquinanti. Ovvero la diffida che ha inviato Palazzo Valentini. «Lo schema può essere ripetuto in tutte quelle località dove l’ambiente è a rischio contaminazione: se i comuni si sentono lesi – prosegue battagliero il sindaco – sanno che esiste un decreto, il 152 del 2006, che obbliga le province a richiedere interventi immediati dopo la convocazione delle conferenze dei servizi». Quanto alla soluzione dell’emergenza rifiuti che grava attorno all’Urbe, Rubeis le idee le ha chiare. E sfodera un dato record, almeno per quanto riguarda il Lazio: quello della differenziata, che a Guidonia è attestata su un virtuosissimo 54 per cento. «La spazzatura la togli dalle discariche in un solo modo: non portandocela più e permettendo ai cittadini di scegliere altri metodi di smaltimento» è la conclusione orgoglioso. A ben vedere quanto sta accadendo all’Inviolata ricorda ciò che nel 2010 si è verificato a Malagrotta. Anche qui l’Arpa ha rilevato quantitativi record di agenti inquinati e in questo caso il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sollecitato la messa in sicurezza. Una richiesta però bocciata dal Tar, che ha dato ragione alla difesa del Colari che parla di inquinamento della valle di Galeria dovuto alla presenza di una raffineria e altre aziende del settore chimico. Il «caso Inviolata» è certamente destinato ad avere ripercussioni sulle scelte riguardanti la localizzazione temporanea delle Malagrotta Bis. Il sito di Corcolle (VIII Municipio) non è lontano da Guidonia e i comitati e le associazioni del quadrante stanno già sul piede di guerra. Chiedono che venga resa pubblica la relazione dell’Arpa che lancia l’allarme inquinamento e si chiedono come sia possibile «avere due discariche che si guarderanno lungo la via Prenestina».
Comunicato stampa ISDE su PROGETTO MONITER – ricadute sanitarie incenerimento rifiuti
_(Fonte Dott.ssa Patrizia Gentilini) Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l’esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura. Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di “piccoli per età gestazionale ” ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di “nascite pretermine”, si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” . Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi. Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l’esposizione temporale. Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e “premonitori” dei danni a più lungo termine. Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato – per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) – un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno! Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato. Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine….Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”. A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: ” nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile” .
Sezione ISDE Bologna
Sezione ISDE Ferrara
Sezione ISDE Forlì
Sezione ISDE Parma
Sezione ISDE Piacenza
Regione Lazio, approvato il Piano Rifiuti
_Un “piano rifiuti” fatto di buche, bruciatori e percolato. Serve una gran faccia tosta anche a chiamarlo Piano Rifiuti, si potrebbe chiamare infatti Piano Cerroni. Tuttavia ed ovviamente proseguiamo la nostra azione di contrasto a questi politici regionali ed imprenditori dei rifiuti che sarebbe meglio definire squallidi speculatori.
_(Fonte articolo, clicca qui). Con un giorno di anticipo sulla programmazione dei lavori e’ stato licenziato dalla Commissione Ambiente il Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli Roberto Carlino dell’Udc al termine della seduta. ”Con una discussione proficua e approfondita su ogni emendamento si e’ conclusa gia’ oggi la votazione degli stessi. Molti quelli dell’opposizione che sono stati accolti e molti i suggerimenti condivisi per rendere questo Piano veramente efficace e ottimale per i nostri cittadini. Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la Commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo e’ stato assegnato alla Commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al Prefetto dottor Giuseppe Pecoraro; ben 11 sedute, considerando anche che a fine luglio e per tutto agosto abbiamo dovuto sospendere la Commissione per l’analisi del Piano Casa e per l’approvazione del Bilancio in Aula di Consiglio. Il testo e’ quindi pronto per approdare in Aula, dove sara’ analizzato da tutti i consiglieri della Regione Lazio e con la votazione finale sara’ reso effettivo ed operativo per i cittadini. Sono contento del clima positivo con cui si e’ affrontato questo importante testo ed e’ stata mia cura moderare sempre la discussione cercando di farla essere sempre un momento di confronto sulle idee per migliorare questo testo. Con soddisfazione ringrazio tutti i commissari e i consiglieri intervenuti per la serieta’ con cui hanno affrontato il lavoro sul Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio e ringrazio gli Uffici Amministrativi per la professionalita’ con cui hanno supportato le sedute e la tempestivita’ con cui hanno sempre fornito ai consiglieri tutti gli atti che venivano depositati durante le audizioni e le sedute”.
Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro
_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).
_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».
Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.
Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».
Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».
Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».
Facciamo largo al ministro dell’ambiente inceneritorista
_Che Corrado Clini volesse intendere più impianti modello Vedelago e più raccolta differenziata porta a porta? Insomma, noi saremmo i soliti sospettosi complottisti a difesa dei poveri cittadini. Fatto sta che da chi ha seguito i traffici della motonave Jolly Rosso (qui, qui e qui) difficile aspettarsi dichiarazioni postive. Clini conosce perchè è stato bocciato l’inceneritore ai Castelli Romani? Clini conosce le varie ragioni territoriali? Di Albano, di Riano ecc ecc. Insomma, da queste parole una cosa è certa, ora, questo paese (con la p volutamente minuscola) ha per la prima volta il ministro dell’ambiente apertamente inceneritorista. E prepariamoci a dei tempi molto duri.
_(Fonte articolo, clicca qui). Sul fronte rifiuti ”la situazione e’ molto delicata in Campania e potrebbe diventarlo anche in Lazio e Calabria”. Ma le soluzioni ”gia’ ci sono” e prima che le norme ”bisogna applicare l’etica della responsabilita”’. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
”Noi ci impegnamo con tutti i nostri interlocutori, e con la societa’ civile in primis, a chiarire tutti i problemi – ha sottolineato Clini – ma e’ impossibile che le cose si possano fare in Lombardia e in Danimarca e in Calabria o in Campania no. I problemi sono molto chiari e le soluzioni possibili ci sono e sono molte. Cercheremo la linea della razionalita”’.
”Io – ha poi concluso Clini – sono un tecnico, non ho problemi di consenso elettorale, anche perche’ non credo di avere un futuro come ministro. Mi i mpegnero’ affinche’ le tematiche siano esposte in modo chiaro”.
Così cambia il territorio
A Giugliano in Campania durante gli anni Ottanta e Novanta sono stati creati e fatti scomparire dei bacini artificiali. In quella zona più ammalati di tumore
E’ uno spettrale nastro d’asfalto che corre parallelo all’autostrada A30 Salerno-Caserta-Roma, sospeso su alti viadotti. Collega il comprensorio «a monte del Vesuvio», solcato dai treni dell’Alta velocità, con la Terra di Lavoro.Da un certo punto in poi, superato l’agro aversano, la Statale Nola- Villa Literno, asse di scorrimento rapido, attraversa quasi per intero quella che i romani ribattezzarono«Campania Felix»: quattro, a volte sei, raccolti all’anno fino a 25 anni fa, oggi ridotta ad uno sterminato cimitero per ogni tipo di coltura. Un gigante dai piedi d’argilla, la Statale dei veleni.
Quando fu messa in cantiere, la costruzione dei viadotti rappresentò un accorgimento scientificamente studiato dalla camorra casalese per consentire ai camion che trasportavano i bidoni tossici di penetrare indisturbati nelle campagne. Di notte, quando nessuno vedeva. Interrati, sepolti. Ma come? Sotto terra, certo, ma non solo. La camorra utilizzava anche i laghi artificiali. Come nel caso del comune di Giugliano in Campania (vedi le foto sotto riportate). Specchi d’acqua creati nel giro di qualche mese e scomparsi con la stessa velocità,come denuncia Massimo Morigi, tecnico dell’Ispra (l’Istituto per la ricerca ambientale), che ha confrontato, con tecniche particolari, immagini satellitari di varie epoche. Così come è emerso nella vicenda giudiziaria circa la Nola – Villa Literno laddove tra il 1987-88 e il 2005, hanno raccontato ai magistrati dell’antimafia napoletana Gaetano Vassallo, l’incessante via vai di autoarticolati provenienti dal triangolo industriale del Nord. Le industrie stringono con la camorra accordi commerciali molto convenienti: le scorie tossiche vengono smaltite al modico costo di 10 lire al chilo. I bidoni stracolmi di veleni vengono prima interrati nel ventre delle discariche legali, due o tre metri sotto i rifiuti solidi urbani raccolti nelle città, poi, quando lo spazio si esaurisce,vengono tombati dappertutto. Anche nei laghi artificiali. In totale in Campania vengono sepolte un milione di tonnellate di scorie tossiche. La stima la fa, nel 2003, in capo a 4 anni di indagini, il pm di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. L’operazione «Cassiopea» svela al mondo gli orrori di Gomorra: 40 tir carichi di veleni arrivavano ogni settimana da Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.
Perché negli ultimi anni diversi studi hanno messo in relazione la presenza di siti inquinanti e la diffusione di tumori.
Il percorso non è stato semplice. C’è voluto del tempo. Una delle prime indagini esplorative venne fatta nel 2001 dall’Istituto superiore di Sanità. Il rapporto analizzava la mortalità infantile nella popolazione di Caserta mettendola in relazione con le discariche nascoste tra il 1985 e il 1994. Quel rapporto è, però, scomparso,studio chiamato «Progetto Regi Lagni», del 2002, commissionato dal ministero dell’Ambiente all’Enea, evidenziò un serio degrado della qualità delle acque a tutti i livelli nelle zone tra il casertano e il napoletano. Ma solo dal 2004 si cominciò a mettere in relazione diretta l’inquinamento del territorio con l’insorgere di neoplasie. Fu la rivista Lancet Oncology, a lanciare il sasso con uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dal titolo: «Italian “Triangle of death” linked to waste crisis» («Il “Triangolo della morte” italiano collegato alla crisi dei rifiuti»). La zona considerata era quella compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in provincia di Napoli, un tempo nota per essere tra le più fertili della Campania. I ricercatori riscontrarono un forte aumento della mortalità per cancro che per alcune patologie raggiungeva livelli molto più alti della media italiana.
Talmente vistosa che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si mosse. Sotto la spinta della Protezione Civile fu avviato alla fine del 2004 un vasto studio sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuto, mortalità e malformazioni congenite. Vennero messi sotto osservazione 196 comuni, divisi in base a indici socioeconomici e ambientali. Tra questi Giugliano in Campania che finì tra quelli più disagiati. Tra quelli, cioè, dove il rischio di malformazioni congenite era il 15% più alto rispetto ai comuni più agiati, dove l’incidenza di cancro al polmone, al fegato, al testicolo, all’esofago, alla laringe e il sarcoma ai tessuti molli, nei maschi, e di cancro al rene, ai dotti biliari, al cervello, per le donne, era ben oltre la media.
«Tante denunce ma nessuno ha mai voluto vederci chiaro»
Massimo Morigi ha un passato da romanzo giallo. Esercito, aeronautica, servizi segreti. Ora è collaboratore tecnico presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). È stato lui a scoprire il metodo dei laghi artificiali come mezzo per smaltire i rifiuti. Le sue denunce però sono rimaste inascoltate.
Perché? «Forse perché, oltre a me, solo l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca le discariche tombate».
Un compito che non gli compete? «L’Oms non è l’Ente che deve identificare le aree da adibire a discariche, che vengono poi dichiarati coperti dal segreto di stato e presidiati da militari».
Perché non si cerca? «Perché se tutti fossero a conoscenza di cosa è nascosto sotto il loro territorio, come si potrebbe imporre, ad una comunità di cittadini, ancora un’altra discarica? La prevenzione non porta voti».
Quante volte ha denunciato? «Tante. Nel dicembre del 2008, ad esempio, durante una tavola rotonda presso l’Enea, l’allora vice capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale, l’ingegnere Bernardo DeBernardinis (ora a capo dell’Ispra, ndr), citando la mia ricerca, disse testualmente: “Quando avete identificato una discarica abusiva che fate? Lo scienziato che è riuscito ad identificarla va dal procuratore.
E cosa fa il procuratore? Prende il sindaco e gli dice: tu non hai fatto la bonifica, e ilsindaco risponde, io non ci ho i soldi…».
Negli ultimi anni si è diffusa la certezza che abitare vicino a una discarica abusiva sia dannoso… «Questi luoghi sconosciuti e mimetizzati potrebbero nascondere la causa, o una delle maggiori concause, dei numerosi casi di mortalità per neoplasie e leucemie. Gli ultimi studi epidemiologici dicono questo. Anche se,come ultima ipotesi, forse le istituzioni conoscevano già la situazione di pericolo sin dal ’98. Ma nulla hanno fatto per mettere in sicurezza popolazione e territorio».
Roberto Rossi -Massimiliano Amato per l’Unità
La procura sequestra Testa di Cane: “Violazioni ambientali”
_Che “casualità”: Testa di Cane sarebbe in grado di accogliere i rifiuti romani per i prossimi tre anni e cioè tutto il tempo necessario per l’entrata a regime dei nuovi siti previsti dal Prefetto Pecoraro ed opzionati da Manlio Cerroni.
_(Fonte articolo, clicca qui) Questa mattina i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, hanno eseguito un provvedimento di sequestro del sito Testa di Cane, invaso in costruzione a pochi metri dalla discarica di Malagrotta.
Le indagini coordinate dal pm della procura di Roma, Roberto Cucchiari, hanno accertato irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Tutto è partito da un esposto del Comitato Malagrotta che il fattoquotidiano.it aveva documentato con la ripresa della messa in opera del sito. I sigilli sono scattati per tre ettari di terreno, due le vasche presenti che potevano contenere fino ad un milione di metri cubi di rifiuti, la produzione di 3 anni di pattume romano. Diverse le violazioni contestate alla E.Giovi srl, società del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce anche la confinante Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Si parte dalle violazioni urbanistiche per aver effettuato lavori senza il rilascio del permesso a costruire fino a quelle ambientali per aver di fatto realizzato opere strutturali per la gestione di una discarica senza le necessarie autorizzazioni. Contestazioni mosse a Francesco Rando, amministratore della società Giovi, unico indagato. Il sito si trova tra la discarica di Malagrotta, a sinistra, e il centro abitato della Massimina che sorge sulla destra. Il comitato, con l’esposto al Noe, aveva denunciato i lavori in difformità dell’ordinanza regionale del 2005 che prevedeva interventi solo su un lotto sperimentale per un’opera di ripristino ambientale. Un’ordinanza con il carattere dell’urgenza ma che è rimasta inapplicata fino al 2011 quando sono iniziati i lavori a Testa di Cane. Non solo. L’ordinanza era collegata al commissariamento di rifiuti nel Lazio, una condizione cessata nel giugno 2008, invalidando, così, il provvedimento che autorizzava gli interventi nel sito oggetto di sequestro. I lavori, inoltre, è stato accertato dalle indagini, avrebbero riguardato anche il secondo lotto, non autorizzati dall’ordinanza commissariale.
Sequestro area Testa di Cane dell’Avv. Manlio Cerroni
Per farsi un’idea: “madame educazione Polverini” rispondeva così sull’area di Monti dell’Ortaccio. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare.
_(Fonte articolo, clicca qui). L’invaso gigantesco di quella discarica in costruzione accanto a quella di Malagrotta (lo scavo ha un’estensione di circa 3 ettari) sarebbe del tutto abusivo. Per questo nella mattinata di lunedì 21 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno apposto i sigilli di sequestro all’impianto (in località Testa di Cane, lungo la via di Ponte Galeria) su richiesta del pm della procura di Roma Roberto Cucchiari. C’è anche un avviso di garanzia per violazione delle norme edilizie e ambientali. E’ a carico di Maurizio Rando, amministratore delegato della E.Giovi, la società che amministra Malagrotta. Gli investigatori diretti da Pietro Rajola Pescarini hanno scoperto due enormi vasche che potevano raccogliere un milione di metri cubi di rifiuti, pari ad una raccolta di 4 anni a Roma. La discarica abusiva sarebbe stata costruita in vista della chiusura di quella di Malagrotta. Secondo gli accertamenti condotti sinora non ci sarebbero autorizzazioni e lo scavo dell’invaso avrebbe anche messo in pericolo la stabilità del vicino «ottavo colle».
_(Fonte articolo, clicca qui). Contestata la realizzazione di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. La discarica di Testa di Cane, nei pressi di Malagrotta, e’ stata sequestrata dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Roma. Nell’inchiesta e’ indagato Francesco Rando, responsabile della societa’ ‘E.Giovi’, che gestisce la discarica di Malagrotta. Il Procuratore aggiunto Roberto Cucchiari contesta la realizzazione nel sito della discarica di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. Rando e’ gia’ sotto processo davanti al giudice monocratico per avere smaltito rifiuti pericolosi senza autorizzazione sia nella discarica di Malagrotta che in quella di Colleferro.
CI VORREBBERO FAR CREDERE CHE…..
Prepariamoci, cari amici, ad altri fenomeni come quello determinatosi in settimana a Pomezia.
Cerroni ha tutto l’interesse a determinare il panico, riproducendo con meticolosita’ chirurgica il vecchio caso Napoli anche a Roma a Provincia. L’obiettivo e’ chiaro, ampiamente previsto e prevedibile, nonche’ individuabile anche da un bambino: creare la paura di una “nuova Napoli” per manipolare l’opinione pubblica e sbloccare l’affare inceneritore di Roncigliano.
Ovviamente di fronte a tali fenomeni saranno gia’ molti a dire:” lo vedete? Senza l’inceneritore finiremo come, se non peggio di Napoli”….
Riportiamo l’ultimo articolo del Corriere della sera, per invitarvi ad interpretarlo da persone serie ed intelligenti quali voi siete. Ovvero da persone capaci di comprendere che l’unica via percorribile e’ oggi quella della riduzione, riciclo e riutilizzo della risorsa rifiuti. Una via ottima tanto per l’ambiente,quanto per la salute pubblica e le tasche dei cittadini. Al contrario e’ ormai acclarato che gli inceneritori ARRICCHISCONO SOLO E SOLTANTO LE TASCHE DI MANLIO CERRONI.
Considerate, cari amici di Differenziati, nonche’ cittadini e contribuenti di questo Paese, che persino Napoli sta oggi imboccando la giusta via del riciclo dei rifiuti porta a porta, grazie all’operato di Raphael Rossi, il nuovo Presidente della ASIA (l’equivalente della romana AMA).
Nel merito, iportiamo la puntata del 6 Novembre scorso di Report (Rai 3) a lui dedicata:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dc64ecdb-dfaa-4335-bc42-2e3ab421faed.html
Ora buona lattura.
Pomezia come Napoli: rifiuti per strada. La discarica è chiusa, causa debiti
Il Comune del Litorale non paga 10 milioni alla società che gestisce il sito di smaltimento. Immondizia ferma da giorni: appello al Prefetto. A rischio altri 17 centri
ROMA – Il «caso Napoli», con i rifiuti lasciati a marcire per strada, esplode sul litorale romano. Da 48 ore la spazzatura non viene più raccolta a Pomezia. Ai camion della nettezza urbana è stato vietato l’ingresso alla discarica di Albano, dove ogni giorno viene portata l’immondizia. Il comune è in pesantissime difficoltà economiche e non sa come restituire 10 milioni alla Pontina Ambiente, società che fa capo all’imprenditore Cerroni e che gestisce il sito di smaltimento ai Castelli.
EMERGENZA IN PROVINCIA – Un’emergenza che presto potrebbe estendersi ad altre località della provincia di Roma, tutte in difficoltà nei pagamenti. La lista è lunga è comprende Nettuno, Guidonia, Ardea e poi, con cifre tra i 2 milioni e i 300 mila euro, Albano, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Mentana, Fontenuova, Monterotondo, Palombara, Tivoli, Ariccia, Fiumicino, Ciampino. Più volte Federlazio (associazione imprenditoriale alla quale aderiscono i gestori delle discariche) ha minacciato la serrata, chiedendo ai comuni di pagare: l’ultima risale a giugno. E solo la concomitanza delle elezioni amministrative ha evitato il blocco della raccolta. Ma adesso i gestori tornano alla carica, minacciando azioni eclatanti.
APPELLO AL PREFETTO – La situazione più grave per ora si registra a Pomezia, già in passato in difficoltà nel rispetto degli obblighi contrattuali. Sia il sindaco De Fusco che la Pontina Ambiente si sono appellati al prefetto per chiedere una mediazione. L’idea maturata dalla giunta comunale è quella di sollecitare un provvedimento d’emergenza che consenta ai camion di portare la spazzatura nella discarica.
Nel frattempo il comune cercherà di concordare un’«exit strategy» per rimborsare la società di Cerroni. Ma è una corsa contro il tempo. La spazzatura si sta accumulando nei cassonetti. I secchi sono già pieni nel centro della cittadina, in via Roma, e in periferia, da Torvaianica a Campo Ascolano.
EFFETTI DELLO SCANDALO TRIBUTI – Pontina Ambiente reclama dal Comune almeno 10 milioni di euro. La giunta De Fusco aveva già avviato un piano di rientro, ma a scombussolare il pagamento delle rate sono state le conseguenze dello scandalo Aser, l’azienda che – come in decine di altri comuni, soprattutto nel Basso Lazio – deteneva dal 2000 il monopolio della riscossione dei tributi. Che però sono letteralmente spariti. E le cause civili che numerosi sindaci hanno intentato nei confronti degli ex amministratori della società – De Fusco è stato il primo a proporre un’azione legale «pilota» – alcuni dei quali arrestati, di fatto non stanno ancora portando risarcimenti nelle dissestate casse dei comuni.
DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI – Pontina Ambiente non si lascia comunque impietosire. E non sembra profilarsi alcuna possibilità di sconto. «Diamo notizia della grave situazione debitoria alla Regione Lazio, al prefetto di Roma e alla Corte dei Conti spiegano dalla società – chiedendo provvedimenti urgenti – e ci riserviamo di rivalerci nei confronti dei singoli amministratori comunali».
Polverini, il regalo copia incolla
> ATTENZIONE: RIATTIVATA LA NEWSLETTER DEL SITO DIFFERENZIATI.ORG. Chi vuole può andare a fondo pagina ed inserire la propria e-mail per rimanere informato circa appuntamenti e notizie riguardanti la vertenza Albano.
> OGGI 17 NOVEMBRE ORE 17 PIAZZA DELLA COSTITUENTE ALBANO LAZIALE, PRESIDIO CITTADINO.
_(Fonte articolo, clicca qui). Un’area vincolata. Che il re dei rifiuti Manlio Cerroni vuole trasformare in una discarica. E dalla regione arriva il permesso. Che ricopia frase per frase proprio quello che scriveva Cerroni. L’ultima gaffe – chiamiamola così – della governatrice. Un regalo al re dei rifiuti romani Manlio Cerroni? L’esposto non lo dice esplicitamente, ma la documentazione spedita da Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere regionale del Lazio, alla Procura di Roma è un atto di accusa contro la governatrice Renata Polverini. Nel Lazio, a causa della saturazione della discarica di Malagrotta, proprietario Cerroni, si stanno cercando alternative. Tra le aree individuate dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per i rifiuti del Lazio, una si trova a Riano e appartiene allo stesso Cerroni. Proprio su quest’area si è aperto un giallo. Nel 2009 Cerroni la propose alla Regione come nuova discarica con uno studio della sua società Colari, ma la Regione bocciò l’idea perché la zona era vincolata. Dopo due anni ecco un sorprendente lasciapassare, proprio grazie al parere positivo fornito da uno studio uscito dagli uffici della Polverini. Che però, contesta Bonelli, riprende «ampie parti dello studio Colari» di Cerroni, «facendo un copia-incolla di frasi e paragrafi con gli stessi errori di battitura». I dettagli della scopiazzatura sono elencati nell’interpellanza che lo stesso Bonelli ha presentato alla presidente Polverini e che ha poi trasmesso alla procura della Repubblica. Qualche perla tra i tanti copia-incolla denunciati da l leader dei Verdi: a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari, «si indicano le stesse distanze sbagliate dalle abitazioni: 2,5 km che in realtà sono 700 metri»; a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari si ritrovano gli stessi errori di battitura; sempre a pagina 24 del documenta regionale e a pagina 131 del documento Colari si ritrova lo stesso paragrafo. I sospetti di Bonelli sono pesanti. E senza tanti giri di parole li mette nero su bianco nella stessa interpellanza alla Polverini, nella quale, non senza una punta di ironia, chiede alla governatrice se non ritiene che «la procedura adottata per la redazione dello studio preliminare della Regione «possa aver procurato vantaggi economici a società riconducibili a determinati imprtenditori operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti». Cioè, Cerroni.






