Marco Mattei

Il re è nudo

_Avanti tutta.

 


Manlio Cerroni: “L’inceneritore di Albano sarà pronto nel 2013″

_Convito lui. La battaglia prosegue, più decisa che mai. Senza resa.

_(Fonte articolo, clicca qui) Albano: per Manlio Cerroni l’inceneritore sarà pronto nel 2013. A febbraio il consiglio di stato si esprimerà sul ricorso pendente sulla costruzione dell’inceneritore di Albano nella discarica di Roncigliano, ma il magnate dei rifiuti del Lazio Manlio Cerroni, proprietario di tutte le discariche presenti e future sparse sul territorio regionale sembra non essere affatto preoccupato della cosa. Ieri a margine di una riunione della Federlazio parlando dell’emergenza rifiuti si è parlato di inceneritori e il discorso è caduto inesorabilmente sull’impianto di Albano: “Nel 2013, se tutto va bene, dovrebbe essere anche completato l’impianto di Albano e quindi si potrà chiudere il ciclo. L’impianto – ha spiegato Cerroni – è stato ribadito anche all’interno di piano. Il ricorso pendente? Sono sicuramente ottimista”. Il 2013 sarà quindi un anno cruciale per la gestione dei rifiuti del Lazio in quanto il “re della monnezza”, come viene chiamato Manlio Cerroni dai comitati che contrastano la sua gestione dei rifiuti, ha affermato che oltre all’impianto di Albano si metterà in funzione anche la seconda linea dell’inceneritore di Malagrotta che al momento risulta non funzionante per assenza di finanziamenti per la messa in operatività: “La seconda linea del gassificatore di Malagrotta non è in funzione perché non c’è ancora il finanziamento ma è già realizzata e nel 2013 potrà essere inaugurata. Per le due linee c’è un investimento di 200milioni. Quindi c’è un problema finanziario, non di poco conto, che però è quasi risolto”.


Approvato il Piano Rifiuti Polverini

_AVVISO IMPORTANTE PER TUTTA LA CITTADINANZA: DOMENICA 22 GENNAIO ORE 21:30 SU RAI TRE LA TRASMISSIONE PRESADIRETTA DI RICCARDO IACONA TRATTERA’ LA VERTENZA INCENERITORE CASTELLI ROMANI ED ANNESSA DISCARICA. BUONA VISIONE. PASSAPAROLA.

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo,clicca qui) Riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Sono questi gli obiettivi del nuovo piano rifiuti della Regione Lazio approvato stamattina dal consiglio regionale con 40 voti favorevoli e 23 contrari. Un piano che durerà fino al 2017 e che, secondo l’assessore alle Attività produttive, Pietro Di Paolo, ha lo scopo di “garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti attraverso un documento che aggiorna finalmente il piano del 2002″. Netta la contrarietà che arriva dall’opposizione che ha contestato quello che è stato definito il “piano b”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. Tra cui, anche, la soglia minima della differenziata, fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i Comuni – prevista dalla legislazione nazionale – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’ambiente, regione ed enti locali.  “Lo scenario di controllo – dichiara il radicale Rocco Berardo – è quello che perseguirà questa giunta”. Ma per Di Paolo, il “piano b” valuta il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Trionfante il commento della presidente della Regione Renata Polverini: “Da oggi si fa sul serio su tutti itemi. La maggioranza siamo noi. Il Piano rifiuti, atteso dal 2002, ci portera’ finalmente in Europa con uno strumento per evitare una procedura di infrazione”. Per la governatrice, la colpa del ritardo e dell’emergenza rifiuti nel Lazio è da addebitare al centrosinistra: “Il ‘grande’ sindaco Veltroni ha consegnato a questa città una situazione di emergenza vergognosa. All’opposizione dico che se siamo in questa situazione è a causa del loro immobilismo. Non saremmo arrivati dove siamo se non avessimo avuto la giunta Marrazzo per 5 anni e la Giunta Veltroni per 8 anni, immobili a Roma”.

_(Fonte articolo, clicca qui) Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto, approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl), ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si e’ susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Si e’ trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, ”di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta arriviamo ad uno dei passaggi piu’ importanti e cruciali, cioe’ all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”. Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilita’ per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovra’ conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sara’ trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue. Quanto allo scenario di controllo – definito ”piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece ”rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita ”inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacita’ operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacita’ di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Per la gestione dei rifiuti il Lazio e’ stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potra’ utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo). Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio. La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si e’ concluso l’esame in aula e il voto finale e’ stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.


Lazio, il Piano Rifiuti arriva in Consiglio Regionale

_Il “Piano Cerroni” arriva in Consiglio Regionale.

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_(Fonte articolo, clicca qui) Iniziato al Consiglio regionale il percorso in aula del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La proposta di deliberazione consiliare e’ stata illustrata dall’assessore alle attivita’ produttive e politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo. La seduta e’ stata sospesa e rinviata alle ore 11 di domani mattina per la discussione generale e l’esame degli emendamenti, per ora raccolti in un fascicolo di oltre 200 pagine. E’ stato inoltre dato termine, dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, fino alle ore 18 di oggi per la presentazione dei sub emendamenti. Presente in aula la presidente della Regione Renata Polverini. Di Paolo, nella sua relazione, ha ripercorso la cronistoria che ha portato all’approdo alla Pisana della proposta di deliberazione consiliare. ”L’esigenza di approvare il piano in quest’aula – ha detto – comincia ad avere una tempistica abbastanza stretta. Nei primi giorni di dicembre abbiamo ricevuto tramite il ministero degli affari esteri un’ulteriore lettera per sveltire le procedure di approvazione”. Cio’ allo scopo di evitare un’accelerazione della procedura di infrazione in sede comunitaria per la mancanza del piano rifiuti, che risale all’anno 2002. Due gli obiettivi generali del piano: chiusura del ciclo, per sventare qualsiasi situazione di emergenza, e il completo trattamento del ”tal quale” prima del conferimento in discarica (gia’ oggetto di una procedura di infrazione europea la scorsa estate). Per realizzare cio’ il documento di pianificazione prevede una serie di azioni, tra cui la principale riguarda la raccolta differenziata. Sotto il profilo quantitativo, a supporto del previsto aumento delle percentuali fino al 65% entro il 31 dicembre 2012, e’ stato confermato lo stanziamento di 135 milioni di euro per il triennio 2011-2013 (senza tagli, conseguenti alle tre manovre nazionali). Inoltre, tra le novita’ introdotte, sono state sottoscritte dalle cinque Province le linee guida per la raccolta differenziata che permetteranno di uniformare le procedure in essere nei diversi comuni del Lazio. Sotto il profilo della qualita’ si punta invece a potenziare la filiera del riciclo e privilegiare la raccolta domiciliare (porta a porta). Altra azione, definita come ”qualificante” da Di Paolo, e’ il programma straordinario per riduzione e prevenzione – adottato in Italia da Lazio e Lombardia – che si rivolge a pubblica amministrazione, imprese e famiglie. Annunciata l’implementazione dell’impiantisca, con 13 nuovi impianti intermedi (di cui 8 di compostaggio e 5 di trattamento meccanico biologico). Di Paolo ha inoltre tenuto a precisare che lo ”scenario di controllo”, che si attiverebbe nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi del piano: ”Non e’ una scorciatoia per aggirare le norme nazionali oppure quelle europee per poter prendere strade che non si ha avuto coraggio di descrivere in maniera trasparente all’interno dello scenario di piano. E’ semplicemente uno scenario che rafforza lo scenario di piano, ma che in qualche maniera garantisce alla programmazione del piano stesso (che, ricordo, arriva fino al 2018) e contestualizza la situazione ereditata da questa Regione per far si’ che non si possano trovare situazioni di emergenza e soprattutto che la Regione non arrivi impreparata rispetto a scenari non previsti”. Il mancato inserimento, invece, del ”post Malagrotta’ all’interno delle previsioni della proposta all’esame dell’Aula e’ stato spiegato dall’assessore alle politiche dei rifiuti con il fatto che ”la legge chiede di inserire nel piano i criteri preferenziali ed escludenti per l’individuazione dei siti”. Prima della relazione di Di Paolo, i consiglieri Angelo Bonelli (Verdi), Ivano Peduzzi (FdS), Giuseppe Celli (Lista civica) e Vincenzo Maruccio (Idv) hanno sottoscritto una richiesta di sospensiva del dibattito in quanto – a loro dire – sul piano non era stato sentito il comitato tecnico scientifico per l’ambiente. Di Paolo ha replicato sostenendo che il comitato aveva dato parere positivo in merito alla coerenza della bozza di piano una settimana prima della sua adozione in Giunta, successivamente l’organismo e’ decaduto senza essere successivamente ricostituito. La proposta di sospensiva e’ stata respinta a maggioranza dall’Aula.


La discarica dell’Inviolata (di Cerroni) contamina pesantemente il sottosuolo

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) Dopo Malagrotta, anche la seconda discarica del Lazio, quella dell’Inviolata a Guidonia, deve essere messa in sicurezza: il sottosuolo del sito è pesantemente contaminato da quantitativi fuorilegge di nichel, nitriti, ferro, manganese e altre sostanze inquinanti. Lo ha comunicato martedì 6 dicembre la Provincia di Roma che, dopo aver raccolto la pressante richiesta del sindaco della cittadina Eligio Rubeis, ha emesso un’ordinanza di diffida a carico di Ecoitalia 87, la società del gruppo Colari controllata da Manlio Cerroni, il dominus della spazzatura laziale. Sarà il suo braccio destro Francesco Rando, come a Malagrotta legale rappresentante dell’azienda, a dover attivare le procedure di bonifica del sottosuolo che vede le falde a rischio inquinamento. La richiesta ad Ecoitalia è scattata dopo che nei mesi scorsi sono trapelate indiscrezioni raggelanti sugli esiti di un’ispezione condotta dall’Agenzia regionale per l’ambiente all’Inviolata. L’invaso raccoglie la spazzatura di 46 comuni della Provincia, per un totale di circa 180 mila tonnellate annue che stanno portando al collasso anche questo impianto nato a metà degli anni 80 proprio per dare un’alternativa a Malagrotta. E adesso si moltiplicano le difficoltà nella scelta dei siti alternativi all’Ottavo Colle. Quello di Corcolle (VIII municipio) è a pochi chilometri dal bacino di Guidonia, tra la Prenestina e la Tiburtina. I comitati cittadini rumoreggiano tutti: altra spazzatura, da queste parti, proprio non la vogliono. I numeri della relazione Arpa sono ancora «top secret» e la stessa ordinanza della Provincia si limita asetticamente a rilevare che i dati monitorati «superano le csc», ovvero le «concentrazioni soglia di contaminazione». Si parla di valori superiori di 200 volte ai tetti stabiliti per il ferro, di 100 per il manganese. Sono state inoltre trovate tracce consistenti di nitriti, nichel e n-butilbenzene, sostanza derivante da «sostanze plastiche degradate»: qualcosa di molto vicino al «percolato». Il sindaco Rubeis rivendica con orgoglio l’iniziativa che ha portato all’ultimatum inviato ai gestori della discarica che dovranno avviare entro 90 giorni la bonifica, pena l’avvio di azioni giudiziarie. «Abbiamo fatto quello che nessuno ha mai immaginato nel Lazio, e forse in tutta Italia – racconta a Corriere.it pochi minuti dopo aver ricevuto copia dell’atto ufficiale che la Provincia ha indirizzato a Ecoitalia 87 -. Dopo l’allarme lanciato dall’Arpa, abbiamo riunito in una conferenza dei servizi tutti i soggetti interessati. Carte alla mano, interpretando la legge, è emersa la strada da seguire per bonificare la discarica» da cui filtrano i liquami inquinanti. Ovvero la diffida che ha inviato Palazzo Valentini. «Lo schema può essere ripetuto in tutte quelle località dove l’ambiente è a rischio contaminazione: se i comuni si sentono lesi – prosegue battagliero il sindaco – sanno che esiste un decreto, il 152 del 2006, che obbliga le province a richiedere interventi immediati dopo la convocazione delle conferenze dei servizi». Quanto alla soluzione dell’emergenza rifiuti che grava attorno all’Urbe, Rubeis le idee le ha chiare. E sfodera un dato record, almeno per quanto riguarda il Lazio: quello della differenziata, che a Guidonia è attestata su un virtuosissimo 54 per cento. «La spazzatura la togli dalle discariche in un solo modo: non portandocela più e permettendo ai cittadini di scegliere altri metodi di smaltimento» è la conclusione orgoglioso. A ben vedere quanto sta accadendo all’Inviolata ricorda ciò che nel 2010 si è verificato a Malagrotta. Anche qui l’Arpa ha rilevato quantitativi record di agenti inquinati e in questo caso il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sollecitato la messa in sicurezza. Una richiesta però bocciata dal Tar, che ha dato ragione alla difesa del Colari che parla di inquinamento della valle di Galeria dovuto alla presenza di una raffineria e altre aziende del settore chimico. Il «caso Inviolata» è certamente destinato ad avere ripercussioni sulle scelte riguardanti la localizzazione temporanea delle Malagrotta Bis. Il sito di Corcolle (VIII Municipio) non è lontano da Guidonia e i comitati e le associazioni del quadrante stanno già sul piede di guerra. Chiedono che venga resa pubblica la relazione dell’Arpa che lancia l’allarme inquinamento e si chiedono come sia possibile «avere due discariche che si guarderanno lungo la via Prenestina».


Comunicato stampa ISDE su PROGETTO MONITER – ricadute sanitarie incenerimento rifiuti

_(Fonte Dott.ssa Patrizia Gentilini) Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l’esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura. Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di “piccoli per età gestazionale ” ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di “nascite pretermine”, si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” . Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi. Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l’esposizione temporale. Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e “premonitori” dei danni a più lungo termine. Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato – per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) – un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno! Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato. Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine….Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”. A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: ” nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile” .

Sezione ISDE Bologna

Sezione ISDE Ferrara

Sezione ISDE Forlì

Sezione ISDE Parma

Sezione ISDE Piacenza


Regione Lazio, approvato il Piano Rifiuti

_Un “piano rifiuti” fatto di buche, bruciatori e percolato. Serve una gran faccia tosta anche a chiamarlo Piano Rifiuti, si potrebbe chiamare infatti Piano Cerroni. Tuttavia ed ovviamente proseguiamo la nostra azione di contrasto a questi politici regionali ed imprenditori dei rifiuti che sarebbe meglio definire squallidi speculatori.

_(Fonte articolo, clicca qui). Con un giorno di anticipo sulla programmazione dei lavori e’ stato licenziato dalla Commissione Ambiente il Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli Roberto Carlino dell’Udc al termine della seduta. ”Con una discussione proficua e approfondita su ogni emendamento si e’ conclusa gia’ oggi la votazione degli stessi. Molti quelli dell’opposizione che sono stati accolti e molti i suggerimenti condivisi per rendere questo Piano veramente efficace e ottimale per i nostri cittadini. Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la Commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo e’ stato assegnato alla Commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al Prefetto dottor Giuseppe Pecoraro; ben 11 sedute, considerando anche che a fine luglio e per tutto agosto abbiamo dovuto sospendere la Commissione per l’analisi del Piano Casa e per l’approvazione del Bilancio in Aula di Consiglio. Il testo e’ quindi pronto per approdare in Aula, dove sara’ analizzato da tutti i consiglieri della Regione Lazio e con la votazione finale sara’ reso effettivo ed operativo per i cittadini. Sono contento del clima positivo con cui si e’ affrontato questo importante testo ed e’ stata mia cura moderare sempre la discussione cercando di farla essere sempre un momento di confronto sulle idee per migliorare questo testo. Con soddisfazione ringrazio tutti i commissari e i consiglieri intervenuti per la serieta’ con cui hanno affrontato il lavoro sul Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio e ringrazio gli Uffici Amministrativi per la professionalita’ con cui hanno supportato le sedute e la tempestivita’ con cui hanno sempre fornito ai consiglieri tutti gli atti che venivano depositati durante le audizioni e le sedute”.


Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro

_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».

Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.

Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».

Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».

Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».


Facciamo largo al ministro dell’ambiente inceneritorista

_Che Corrado Clini volesse intendere più impianti modello Vedelago e più raccolta differenziata porta a porta? Insomma, noi saremmo i soliti sospettosi complottisti a difesa dei poveri cittadini. Fatto sta che da chi ha seguito i traffici della motonave Jolly Rosso (qui, qui e qui) difficile aspettarsi dichiarazioni postive. Clini conosce perchè è stato bocciato l’inceneritore ai Castelli Romani? Clini conosce le varie ragioni territoriali? Di Albano, di Riano ecc ecc. Insomma, da queste parole una cosa è certa, ora, questo paese (con la p volutamente minuscola) ha per la prima volta il ministro dell’ambiente apertamente inceneritorista. E prepariamoci a dei tempi molto duri.

_(Fonte articolo, clicca qui). Sul fronte rifiuti ”la situazione e’ molto delicata in Campania e potrebbe diventarlo anche in Lazio e Calabria”. Ma le soluzioni ”gia’ ci sono” e prima che le norme ”bisogna applicare l’etica della responsabilita”’. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

”Noi ci impegnamo con tutti i nostri interlocutori, e con la societa’ civile in primis, a chiarire tutti i problemi – ha sottolineato Clini – ma e’ impossibile che le cose si possano fare in Lombardia e in Danimarca e in Calabria o in Campania no. I problemi sono molto chiari e le soluzioni possibili ci sono e sono molte. Cercheremo la linea della razionalita”’.

”Io – ha poi concluso Clini – sono un tecnico, non ho problemi di consenso elettorale, anche perche’ non credo di avere un futuro come ministro. Mi i mpegnero’ affinche’ le tematiche siano esposte in modo chiaro”.


La procura sequestra Testa di Cane: “Violazioni ambientali”

_Che “casualità”: Testa di Cane sarebbe in grado di accogliere i rifiuti romani per i prossimi tre anni e cioè tutto il tempo necessario per l’entrata a regime dei nuovi siti previsti dal Prefetto Pecoraro ed opzionati da Manlio Cerroni.

_(Fonte articolo, clicca qui) Questa mattina i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, hanno eseguito un provvedimento di sequestro del sito Testa di Cane, invaso in costruzione a pochi metri dalla discarica di Malagrotta.

Le indagini coordinate dal pm della procura di Roma, Roberto Cucchiari, hanno accertato irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Tutto è partito da un esposto del Comitato Malagrotta che il fattoquotidiano.it aveva documentato con la ripresa della messa in opera del sito. I sigilli sono scattati per tre ettari di terreno, due le vasche presenti che potevano contenere fino ad un milione di metri cubi di rifiuti, la produzione di 3 anni di pattume romano. Diverse le violazioni contestate alla E.Giovi srl, società del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce anche la confinante Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Si parte dalle violazioni urbanistiche per aver effettuato lavori senza il rilascio del permesso a costruire fino a quelle ambientali per aver di fatto realizzato opere strutturali per la gestione di una discarica senza le necessarie autorizzazioni. Contestazioni mosse a Francesco Rando, amministratore della società Giovi, unico indagato. Il sito si trova tra la discarica di Malagrotta, a sinistra, e il centro abitato della Massimina che sorge sulla destra. Il comitato, con l’esposto al Noe, aveva denunciato i lavori in difformità dell’ordinanza regionale del 2005 che prevedeva interventi solo su un lotto sperimentale per un’opera di ripristino ambientale. Un’ordinanza con il carattere dell’urgenza ma che è rimasta inapplicata fino al 2011 quando sono iniziati i lavori a Testa di Cane. Non solo. L’ordinanza era collegata al commissariamento di rifiuti nel Lazio, una condizione cessata nel giugno 2008, invalidando, così, il provvedimento che autorizzava gli interventi nel sito oggetto di sequestro. I lavori, inoltre, è stato accertato dalle indagini, avrebbero riguardato anche il secondo lotto, non autorizzati dall’ordinanza commissariale.


Sequestro area Testa di Cane dell’Avv. Manlio Cerroni

Per farsi un’idea: “madame educazione Polverini” rispondeva così sull’area di Monti dell’Ortaccio. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare.

_(Fonte articolo, clicca qui). L’invaso gigantesco di quella discarica in costruzione accanto a quella di Malagrotta (lo scavo ha un’estensione di circa 3 ettari) sarebbe del tutto abusivo. Per questo nella mattinata di lunedì 21 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno apposto i sigilli di sequestro all’impianto (in località Testa di Cane, lungo la via di Ponte Galeria) su richiesta del pm della procura di Roma Roberto Cucchiari. C’è anche un avviso di garanzia per violazione delle norme edilizie e ambientali. E’ a carico di Maurizio Rando, amministratore delegato della E.Giovi, la società che amministra Malagrotta. Gli investigatori diretti da Pietro Rajola Pescarini hanno scoperto due enormi vasche che potevano raccogliere un milione di metri cubi di rifiuti, pari ad una raccolta di 4 anni a Roma. La discarica abusiva sarebbe stata costruita in vista della chiusura di quella di Malagrotta. Secondo gli accertamenti condotti sinora non ci sarebbero autorizzazioni e lo scavo dell’invaso avrebbe anche messo in pericolo la stabilità del vicino «ottavo colle».

_(Fonte articolo, clicca qui). Contestata la realizzazione di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. La discarica di Testa di Cane, nei pressi di Malagrotta, e’ stata sequestrata dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Roma. Nell’inchiesta e’ indagato Francesco Rando, responsabile della societa’ ‘E.Giovi’, che gestisce la discarica di Malagrotta. Il Procuratore aggiunto Roberto Cucchiari contesta la realizzazione nel sito della discarica di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. Rando e’ gia’ sotto processo davanti al giudice monocratico per avere smaltito rifiuti pericolosi senza autorizzazione sia nella discarica di Malagrotta che in quella di Colleferro.


Polverini, il regalo copia incolla

> ATTENZIONE: RIATTIVATA LA NEWSLETTER DEL SITO DIFFERENZIATI.ORG. Chi vuole può andare a fondo pagina ed inserire la propria e-mail per rimanere informato circa appuntamenti e notizie riguardanti la vertenza Albano.

> OGGI 17 NOVEMBRE ORE 17 PIAZZA DELLA COSTITUENTE ALBANO LAZIALE, PRESIDIO CITTADINO.

_(Fonte articolo, clicca qui). Un’area vincolata. Che il re dei rifiuti Manlio Cerroni vuole trasformare in una discarica. E dalla regione arriva il permesso. Che ricopia frase per frase proprio quello che scriveva Cerroni. L’ultima gaffe – chiamiamola così – della governatrice. Un regalo al re dei rifiuti romani Manlio Cerroni? L’esposto non lo dice esplicitamente, ma la documentazione spedita da Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere regionale del Lazio, alla Procura di Roma è un atto di accusa contro la governatrice Renata Polverini. Nel Lazio, a causa della saturazione della discarica di Malagrotta, proprietario Cerroni, si stanno cercando alternative. Tra le aree individuate dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per i rifiuti del Lazio, una si trova a Riano e appartiene allo stesso Cerroni. Proprio su quest’area si è aperto un giallo. Nel 2009 Cerroni la propose alla Regione come nuova discarica con uno studio della sua società Colari, ma la Regione bocciò l’idea perché la zona era vincolata. Dopo due anni ecco un sorprendente lasciapassare, proprio grazie al parere positivo fornito da uno studio uscito dagli uffici della Polverini. Che però, contesta Bonelli, riprende «ampie parti dello studio Colari» di Cerroni, «facendo un copia-incolla di frasi e paragrafi con gli stessi errori di battitura». I dettagli della scopiazzatura sono elencati nell’interpellanza che lo stesso Bonelli ha presentato alla presidente Polverini e che ha poi trasmesso alla procura della Repubblica. Qualche perla tra i tanti copia-incolla denunciati da l leader dei Verdi: a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari, «si indicano le stesse distanze sbagliate dalle abitazioni: 2,5 km che in realtà sono 700 metri»; a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari si ritrovano gli stessi errori di battitura; sempre a pagina 24 del documenta regionale e a pagina 131 del documento Colari si ritrova lo stesso paragrafo. I sospetti di Bonelli sono pesanti. E senza tanti giri di parole li mette nero su bianco nella stessa interpellanza alla Polverini, nella quale, non senza una punta di ironia, chiede alla governatrice se non ritiene che «la procedura adottata per la redazione dello studio preliminare della Regione «possa aver procurato vantaggi economici a società riconducibili a determinati imprtenditori operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti». Cioè, Cerroni.


Richiesta di sospensiva sul VII invaso della discarica di Albano Laziale

Informiamo tutti che giovedì 27 Ottobre, presso la prima sezione ter del Tar del Lazio, s’è tenuta un’udienza relativa ai soli fini della sospensiva immediata ed urgente degli effetti amministrativi dei provvedimenti V.I.A. positiva (Valutazione di impatto ambientale) ed A.I.A. (Autorizzazione di impatto ambientale) n. B-3695 relativi, entrambi, alla realizzazione dell’ampliamento della discarica per rifiuti indifferenziati di Cecchina di Albano Laziale (Roncigliano), ovvero la costruzione del tristemente noto VII invaso.

L’accettazione o meno, da parte del Tar del Lazio, della nostra richiesta di sospensiva immediata ed urgente degli effetti amministrativi dei provvedimenti V.I.A. ed A.I.A. non implica, in ogni caso, alcuna conseguenza giuridica sulla seconda fase del processo amministrativo – dopo la prima fase relativa alla sola sospensiva – ovvero la seconda fase: quella di merito.

Lunedì 31 Ottobre 2011 conosceremo l’esito della nostra richiesta di sospensiva. (Fonte: Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano)


Don Cerroni comanda e ordina

_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_Come volevasi dimostrare. Altro che Prefetto, altro che Marrazzo o Polverini che a Don Cerroni possono al più portare l’ombrello. Il nostro ridicolizza Alemanno e sorride all’ampliamento di Malagrotta a Monti dell’Ortaccio o Massimina. Mentre il Prefetto mostra il manganello contro i cittadini, dicendosi pronto, appunto, a fare il Prefetto, nel Lazio chi comanda è Cerroni.Ci fregiamo di opporci a simile imprenditoria e con validi risultati, ai Castelli Romani la battaglia prosegue.

_


Rifiuti Lazio, il governo gela la Polverini

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_(Fonte articolo, L’espresso, clicca qui)La futura discarica di Roma, individuata dalla Regione Lazio, sorgerà su una necropoli etrusca e sui resti di un castello medievale. Oppure non nascerà mai. Perché dal ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan è arrivata una dura mazzata ai progetti della governatrice Renata Polverini. Il sito della discordia si chiama Pizzo del Prete. E’ in aperta campagna, si trova nel comune di Fiumicino a pochi chilometri da Cerveteri, famosa per le sue necropoli di epoca etrusca patrimonio dell’umanità dal 2004. In un’ordinanza del 30 giugno scorso la Regione Lazio ha scelto questa zona come “preferenziale” per sostituire la gigantesca Malagrotta, che dopo 30 anni di attività chiuderà entro gennaio-febbraio 2012.

Da quell’ordinanza la Polverini non è mai tornata indietro. Appena Pizzo del Prete sarà pronto verranno chiusi i due siti provvisori annunciati dal prefetto Giuseppe Pecoraro: Riano e San Vittorino. Dove si sta già scatenando la rivolta. Ma la lettera con la quale Galan ha risposto all’interrogazione del deputato Pdl Mario Baccini potrebbe cambiare le carte in tavola anche per il lungo periodo. Il tono della missiva è severo: «La Regione Lazio non ha in alcun modo coinvolto la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio», che hanno saputo tutto «dagli organi di stampa e da segnalazioni di privati cittadini». E dire che i motivi per coinvolgere gli archeologi sono piuttosto fondati, visto che l’area è disseminata di vincoli. Ci sono le rovine di Castel Campanile, un importante insediamento medievale, ma anche tombe di epoca etrusca, più altre presenze archeologiche non vincolate «ma in parte evidenziate nel corso di campagne di scavi», come scrive Galan.

In tre mesi e mezzo la Regione guidata da Renata Polverini non ha avuto il tempo di informare la Soprintendenza. Secondo Galan l’occasione c’era: la conferenza dei servizi che si è tenuta negli uffici della Regione pochi giorni prima della delibera di fine giugno. Ma il verbale parla chiaro: nel corso di quell’incontro non si è mai parlato di Pizzo del Prete né di siti alternativi a Malagrotta. Ad oggi, infatti, l’unica base sulla quale poggia l’ordinanza Polverini è un’analisi realizzata dai tecnici della regione su sette aree ‘papabili’ per ospitare la nuova discarica. Uno studio preliminare e nulla più. Per i residenti e gli imprenditori agricoli della zona le parole di Galan non sono una novità. Da luglio si sgolano contro la delibera regionale, che giudicano illegittima. Hanno anche presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiederne l’annullamento. E non sono gli unici: anche il proprietario di Malagrotta Manlio Cerroni si è rivolto alla giustizia amministrativa per impugnare la scelta di Pizzo del Prete. Ma per motivi differenti: secondo il re della monnezza romana sarebbe molto più adeguata l’area di Monti dell’Ortaccio. Che è di sua proprietà.

Per Renata Polverini si preannuncia un autunno complicato.

Alle proteste dei cittadini di Riano e San Vittorino, ai tentennamenti del sindaco di Roma Gianni Alemanno adesso si è aggiunto anche lo scontro con il ministro Galan. E stavolta la governatrice non può contare sulla coperta di Linus dello stato di emergenza. Il prefetto Pecoraro le ha mandato un messaggio chiaro: «Io decido i siti provvisori. La futura discarica non è di mia competenza». Per Pizzo del Prete niente deroghe né commissari-parafulmine.


Post-Malagrotta, discariche e inceneritori, il Lazio verso il baratro

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- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_Politici asserviti, camerieri che a loro volta hanno delegato scelte disastrose, incapaci di governare e gestire un problema che potrebbe diventare risorsa. Un Prefetto che parla senza sapere, dietro tutto ciò, i soliti affaristi da quattro soldi. Popolazioni con fior di ragioni che sono esasperate, lottano, combattono civilmente, presentano piano alternativi quanto mai realistici e verosimili, offrono dati tumorali, valori delle acque, risulati di una malagestione che ha trascinato il Lazio nel baratro rifiuti. Tutte queste persone fanno il gioco dei soliti noti, vogliono i profitti, avranno la lotta più dura e civile.

_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui) Alla fine, il verdetto sul post Malagrotta è arrivato, e non si tratterà di una sola discarica. I siti che accoglieranno i rifiuti per tre anni, dalla chiusura dell’Ottavo Colle a quando sarà aperta la nuova discarica di Pizzo del Prete (Fiumicino), sono due: Quadro Alto, nel comune di Riano, e San Vittorino-Corcolle, a Roma, nell’VIII Municipio. L’annuncio è stato dato questa mattina dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro, in una conferenza stampa affollata di giornalisti ma non di autorità (non erano presenti né la Polverini né Alemanno).

Quadro Alto è una vasta area composta da sette cave di tufo tuttora funzionanti, che, ha spiegato Pecoraro, «permetterebbero di non dover fare sbancamenti ulteriori e quindi risparmiare nella realizzazione dell’invaso». San Vittorino è un’area più piccola, dove comunque i lavori per la realizzazione dovrebbero essere anche in questo caso abbastanza brevi. «A Roma, si produrranno in tre anni circa 3,5 tonnellate di rifiuti, che tenderà a diminuire con l’aumento della differenziata, come tutti auspichiamo: 2,4 andranno a Quadro Alto, il resto a San Vittorino. Ho scelto due siti e non uno solo in base alla quantità di rifiuti trattati che andranno smaltiti, per evitare che un unico sito non fosse oberato dai rifiuti», ha spiegato il prefetto, che ci tiene a precisare che nelle discariche finiranno solo rifiuti già trattati: «Roma ha il 10-15% di differenziato e tutto il resto viene ancora oggi portato a Malagrotta come tal quale. Oggi abbiamo l’obiettivo trattare tutto il tal quale attraverso le quattro linee esistenti, due private e due dell’Ama».

Possibile altra proroga per Malagrotta

Ma quali saranno i tempi di questa rivoluzione nella gestione dei rifiuti? «Farò in modo di chiudere Malagrotta entro il 31 dicembre. È ovvio che, se c’è una collaborazione di tutti e non ci sono ostacoli nelle procedure, si farà abbastanza presto, visto che l’ordinanza prevede anche un accorciamento nei tempi delle gare. Ma non posso escludere una mini-proroga, spero di non più di uno o due mesi», ha spiegato Pecoraro.

La realizzazione e la gestione sarà affidata tramite una gara, che avrà però tempi abbreviati: «Mi auguro di poterla fare in 15 giorni, per bandirla ed espletarla servirà in tutto un mese-un mese e mezzo. Una volta aperte le discariche provvisorie, rimarranno in funzione per 36 mesi. L’ordinanza è valida fino al 31 dicembre 2012, ma una volta realizzate le discariche e avviata la gestione, la mia opera è finita», ha continuato Pecoraro.

È giallo termovalorizzatore

Per ben due volte, salvo poi smentire, Pecoraro fa riferimento alla costruzione di un inceneritore. «I nostri obiettivi sono far funzionare le 4 linee di trattamento e selezione, istituirne se necessario una quinta, e fare in modo che in 36 mesi si chiudono le due discariche e si passi al termovalorizzatore, che è l’obiettivo finale del piano regionale». Un errore? Un lapsus freudiano? A nostra precisa domanda su questo il prefetto si schermisce e dice che intendeva «in generale gli impianti di trattamento». Mario Marotta, direttore generale Attività produttive e Rifiuti precisa: «Ad oggi, escludiamo la costruzione di un altro termovalorizzatore. Allo stato attuale non c’è n’è bisogno. Il Cdr che si produrrà si potrà bruciare fuori regione. Se però il Consiglio di stato boccerà l’inceneritore di Albano, non possiamo escludere un Albano-bis».

Ipotesi Cerroni-bis

Il prefetto ha anche chiarito le indiscrezioni sulle opzioni di Manlio Cerroni, titolare della società che gestisce Malagrotta, sui terreno di Riano. «Cerroni aveva avuto la possibilità, per Pian dell’Olmo e Quadro Alto, di chiedere delle autorizzazioni al proprietario per realizzare delle discariche. Ovviamente, io posso occupare d’urgenza Quadro Alto e le opzioni cadono». Ma un Cerroni-bis appare un’ipotesi realistica: «Se Cerroni vuole partecipare alla gara bene venga, nessuno glielo vieta, e in relazione all’offerta si deciderà».

La scelta dei siti fatta per esclusione: «Non potevamo scegliere altrimenti»

«Ai due siti siamo arrivati per esclusione. Ho anche chiesto alla Regione e ai vari comitati che ho ricevuto di indicarmi altri siti, ma l’unica proposta è arrivata dal sindaco di Riano. Questa mattina i tecnici della Regione hanno fatto un sopralluogo, ma il sito è vicino a centri abitati e richiederebbe sbancamenti e tempi lunghi di realizzazione», ha detto il prefetto. Problemi presenti anche nel caso di alcuni altri siti indicati dalla Regione: «Pian dell’Olmo oggi può contenere 750.000 tonnellate, e quindi era troppo piccola. L’abbiamo comunque considerata perché era ancora territorio romano e perché c’era un progetto di ampliamento, anche se non ci è sembrato fattibile in tempi brevi ed era particolarmente dispendioso: bisognava sbancare una collinetta per arrivare a una maggiore cubatura. Abbiamo escluso i due siti di Fiumicino perché in uno non c’erano cave presenti (Osteriaccia, ndr) e l’altro era vicino a un ospedale pediatrico (Castel Campanile, ndr). Per Monte degli Ortacci, invece, abbiamo ricevuto uno studio dell’Ispra secondo il quale nell’area c’è un inquinamento delle falde e quindi non si poteva utilizzare un sito già inquinato, peraltro vicino a due raffinerie e vicina alla stessa Malagrotta. Castel Romano, infine, era molto vicino a un centro commerciale e a un autodromo».

Le proteste degli amministratori

Presentando la decisione ai 17 sindaci della Valle Tiberina, il prefetto ha chiuso la porta a ogni tipo di trattativa o possibilità di ripensamento. «Come italiano e come cittadino di questa città ho chiesto ai sindaci di avere un comportamento quanto più possibile istituzionale e che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie iniziative, perché è assurdo che ci assumiamo la responsabilità di mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale». Pronta la replica del sindaco di Riano Marinella Ricceri: «Ho chiesto al prefetto di avere lui un comportamento istituzionale. Come si può sommergere un paese come Riano dell’immondizia di due milioni di persone?». E intanto, l’assessore all’Ambiente del Comune di Riano Fausto Cantoni annuncia un ricorso al Tar: «Aspettiamo di ricevere l’ordinanza, e poi fare ricorso».

Per domani, sabato 8 ottobre, è convocata alle 9,30, sulla via Tiberina, una manifestazione dei cittadini di Riano e dei comuni vicini. Ma Pecoraro non sente ragioni ed è pronto a usare metodi drastici: «Se i cittadini si metteranno di traverso, farò il prefetto», dice senza esitazioni.

Il presidio del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino

Alcuni membri e il presidente del comitato Rifiuti Zero Fiumicino hanno tenuto un presidio sotto la sede della prefettura, per protestare contro la decisione del commissario: «La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato», commenta il presidente Massimo Piras.


Lazio. Emergenza rifiuti. Business e resistenza ‎civile

ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Mercoledì 5 Ottobre ore 21 assemblea cittadina a Cancelliera, via di Pantanelle a L’ “Ok Club”

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo clicca qui). Commissari straordinari, allarme monnezza anche a Roma, nuove discariche e inceneritori. I rifiuti sono un business, ma per diventare profittevoli hanno bisogno di diventare sempre “emergenza”. Anche nel Lazio. I comitati hanno occupato la Regione e si apprestano a dare battaglia. Prima di tutto è necessario fare una cronistoria degli ultimi atti e provvedimenti attuati sul fronte dei rifiuti a Roma e Lazio. Il 29 Giugno, il giorno prima della scadenza dell’ennesima proroga della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, la Giunta Polverini da un’altra proroga alla chiusura di altri sei mesi: fino al 31 dicembre 2011, ma contemporaneamente indica l’ubicazione della nuova megadiscarica a Pizzo del Prete nel Comune di Fiumicino. Considerando che ci vorranno almeno tre anni di lavori per renderla funzionante, sono proposte in maniera grossolana e meramente documentale, sei località, dove allocare in “discarica temporanea” la mondezza. Subito dopo il Governo di chiara l’emergenza rifiuti e promulga l’ordinanza di commissariamento per la chiusura di Malagrotta nella quale si rileva:

1) la gravità della situazione determinatasi nella gestione dei rifiuti in ragione del prossimo esaurimento delle volumetrie residue della discarica di Malagrotta;

2) è menzionata la lettera di costituzione in mora inviata al governo italiano dalla commissione europea per la gestione del sito di Malagrotta, definita inadeguata e non conforme alla normativa comunitaria di riferimento;

3) la situazione di grave rischio sotto il profilo igienico sanitario, ambientale e in materia di ordine pubblico determinatasi nei territori che ora utilizzano la discarica.

 Il 6 Settembre è nominato il commissario nella persona del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Al quale sono dati quarantacinque giorni di tempo per trovare uno o più siti in grado di accogliere i rifiuti urbani prodotti dai comuni di Roma, Fiumicino, Ciampino e dallo Stato della città del Vaticano, il 55% della produzione totale della regione, per i prossimi tre anni. Alcuni numeri parlano chiaro e fanno capire quali interessi ci sono in campo: solo il comune di Roma “produce” ogni giorno 4.000 tonnellate di rifiuti che rapportati a un anno sfiorano le 1.500 tonnellate che sono il totale che ogni anno è versato nella discarica di Malagrotta. L’avv. Manlio Cerroni, padre/padrone della partita rifiuti, titolare della mega discarica di Malagrotta incassa 375 mln l’anno che moltiplicati per i trent’anni di attività ricettiva di circa 40 mln di tonnellate, arriviamo alla stratosferica cifra di 1.125 mln.

Nella Capitale, se consideriamo gli ultimi vent’anni in cui nella Giunta comunale si sono succeduti Rutelli, Veltroni e Alemanno, la raccolta differenziata porta a porta non avendola pianificata in maniera seria e virtuosa, oggi si attesta intorno ad uno scarno 15%, in queste condizioni è un miraggio, la previsione di legge del 65% entro il 2012. Come chiunque può facilmente dedurre, il vero governatore della Regione, di ieri e di oggi è Cerroni, poiché nei fatti propone, indirizza e può sommergere Roma di rifiuti se solo chiudesse per qualche giorno la mega cloaca di Malagrotta. In una lettera inviata alle autorità regionali e in un articolo scritto di suo pugno su Il Sole 24 Ore presenta il suo piano: “Da tempo ho provveduto a individuare e preparare, forte della mia esperienza, soluzioni alternative a Malagrotta, i rifiuti indifferenziati e non (cimiteriali, da spazzamento stradale ecc), che per loro natura richiedono lo smaltimento in discarica, hanno a disposizione ben due siti a Monti dell’Ortaccio e a Pian dell’Olmo”. Quella di Cerroni è una holding internazionale, con diverse aziende, con una schiera di professionisti che curano i suoi interessi e gli incroci societari. E’ Presidente dell’azienda “Sorain Cecchini” di cui ha il 55%. E ancora, la “Gesenu spa” che gestisce i rifiuti di Perugia, la quale, ha vinto appalti per la raccolta dei rifiuti all’estero e in Italia in diverse regioni: Campania, Sicilia e Sardegna.

Malagrotta è in mano a Cerroni, attraverso la società “E.Giovi srl”, il cui titolare è Francesco Rando. Quest’ultimo è stato condannato nel 2008 in primo grado a un anno di arresto e quindici mila euro di sanzione per aver fatto smaltire rifiuti pericolosi nella discarica ed è sotto processo in un altro procedimento per diversi reati ambientali.

La “Pontina Ambiente” sempre del Gruppo Cerroni, ad Albano gestisce la discarica e l’impianto di trattamento meccanico biologico. Il Tar ha bocciato la costruzione di un inceneritore in quel territorio, che dovrebbe essere costruito da società mista “Colari” di Cerroni e Ama-Acea.

Lo stesso accade a Guidonia, Latina e Viterbo. Nella città dei papi, l’uomo di fiducia in questo caso è l’avvocato “socialista” Bruno Landi, presidente di Federambiente Lazio, amministratore unico della società che gestisce la discarica, la “Ecologia Viterbo srl”, proprietà di Manlio Cerroni. Negli anni ’80 è stato Presidente della regione Lazio, impegnato nella fondazione ‘Riformismo e libertà’, presieduta dal capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto, al quale Landi è molto vicino. Proprio in questi ultimi giorni è stato diffuso lo studio di analisi ambientali, per quanto riguarda aria, terra e acqua, dell’area di Malagrotta. Uno studio dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) rimasto secretato e non reso pubblico dalla Regione, che afferma la presenza di molti elementi inquinanti nelle falde acquifere e nel terreno. Questo vale per tutta la zona di Valle Galeria dove, oltre alla discarica, insistono anche altre decine di impianti industriali, tra cui la più grande raffineria di petrolio del centro-sud e l’inceneritore di rifiuti ospedalieri gestito dall’Ama per tutti gli ospedali del Lazio.

Nei giorni scorsi la Procura di Roma, dopo diversi esposti, ha aperto un’indagine per omicidio colposo con lo scopo di fare luce sulla morte di quattro persone, tra il 2008 e il 2010, verificando se i decessi sono causati dalle esalazioni della megadiscarica.

Una domanda sorge spontanea: perché la Polverini, visto che ha dichiarato che i dati erano noti, non ha subito reso pubblico lo studio dell’ISPRA, dal quale emerge l’inquinamento delle falde acquifere da metalli pesanti, mercurio e da un’altra sostanza la N-burtilbenzenesolfinammide?

Per questo e a maggior ragione, tutte le popolazioni devono essere preoccupate, visto che il piano rifiuti regionale, vuole, di fatto, perseguire la strada della nocività: inceneritori e discariche. Sono sempre di più i cittadini che stanno prendendo consapevolezza e sono disposti a condurre battaglie in difesa dei beni comuni, della salute e dell’ambiente.

Diversi Comitati e Coordinamenti autorganizzati, diverse amministrazioni locali, hanno espresso chiaramente la loro volontà con manifestazioni partecipate e di massa ad Albano, Fiumicino, Riano e Quartaccio. Il fine primario è quello di costringere l’amministrazione regionale al confronto in maniera civile e democratica sulla riduzione dei rifiuti e degli imballaggi, sul riuso dei materiali ancora utilizzabili, sulla raccolta porta a porta dei rifiuti obbligatoria in tutti i comuni del Lazio, sul riciclo dei materiali, sui consorzi di recupero obbligatori per legge e sulla realizzazione di impianti di compostaggio per il recupero della frazione umida dei rifiuti. Se si vuole voltare pagina, la soluzione viene dal basso: approvare subito la legge 241 di iniziativa popolare per Rifiuti Zero nel Lazio che ha raccolta 12mila adesioni. Per scongiurare che la chiusura del 31/12/2011 sia un bluff e ci possa essere un possibile ampliamento (per es. nella loc. Testa di Cane) e/o aperture di nuove discariche, il movimento ha protestato compatto il 28/09 presso la sede del Consiglio Regionale a Via della Pisana. Una delegazione di 15 rappresentanti di altrettanti Comitati e delle centinaia di persone che manifestavano, è stata ricevuta dai Capigruppo del Consiglio Regionale. Dopo una estenuante trattativa, in cui la delegazione compatta minacciava di occupare la Regione se non ci fosse stato un impegno scritto di convocazione di un Consiglio Straordinario, è arrivata la conferma da parte di Abruzzese, presidente del consiglio regionale, per il 12 o 13 Ottobre 2011. Il documento d’impegno è stato sottoscritto da tutti i capigruppo dell’opposizione e dal PdL. In quella sede si discuterà di un piano rifiuti non ancora approvato dal consiglio regionale, ma l’emergenza e il commissariamento potrebbe far saltare qualsiasi percorso condiviso. La stessa raccolta differenziata porta a porta contenuta nel piano è messa alla berlina proprio da chi dovrebbe farsi carico di attuarla: l’AMA. Difatti la società comunale, continua imperterrita nel perseguire il suo piano industriale sulla raccolta con gli inutili cassonetti. Per questo il movimento regionale contro le nocività non abbasserà la guardia, accingendosi a praticare una mobilitazione e resistenza permanente, perché le discariche e gli inceneritori nocciono gravemente all’ambiente, alla salute e alle tasche di tutti i cittadini del Lazio e non solo.


I disastri di quasi tutti i partiti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio

_(Fonte articolo, clicca qui). Ho più volte descritto i problemi strutturali che attanagliano la gestione dei rifiuti in Regione Lazio. In questi mesi la situazione si è aggravata, infatti: il piano della Polverini è fermo in commissione regionale nonostante l’Europa abbia inviato all’Italia una seconda lettera di messa in mora; Bruxelles ha riaperto una procedura di infrazione contro la discarica di Malagrotta per violazione della direttiva-quadro 1999/31/CE; il Governo ha nominato il prefetto di Roma Pecoraro per chiudere la discarica più grande d’Europa e per individuare il sito alternativo; i magistrati della Capitale hanno aperto un fascicolo per stabilire se Malagrotta abbia provocato la morte di 4 persone per neoplasie; i comitati dei cittadini si stanno mobilitando per scongiurare l’apertura di un nuovo enorme invaso e propongono come alternativa la strategia “rifiuti zero”. Le critiche del Gruppo della Lista Bonino Pannella al piano rifiuti della Polverini sono ormai note, quello che è quasi completamente ignorato, purtroppo, è del perché siamo arrivati a questa situazione così drammatica. I partiti di centro, di destra e di sinistra, ad eccezione dei Radicali, che hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma, non hanno avuto la forza e la capacità di imporre politiche virtuose. In questo articolo si vuole ripercorrere la storia degli ultimi undici anni che è fatta di promesse mancate e di una politica “capace” esclusivamente ad autorizzare volumetrie straordinarie di discariche, per l’appunto: i disastri della partitocrazia! Voglio sperare che questo articolo/resoconto possa servire – come strumento di lotta e come forma di riflessione- a quei cittadini che ogni giorno combattono contro il sistema discariche ed a favore di un ciclo dei rifiuti conforme alle direttive europee. A loro dedico la famosa frase di Leonardo Sciascia: “A futura memoria (se la memoria ha un futuro)”.

2000-2005 i cinque anni del centro-destra di Storace

La Giunta di centro-destra va ricordata negativamente almeno per tre motivi: l’estensione della gestione commissariale da Roma a tutto il Lazio; l’autorizzazione fuori tempo massimo per la costruzione dell’impianto di gassificazione a Malagrotta; il piano regionale dei rifiuti, che il 14/06/07 la Corte di Giustizia Europea definirà inadeguato. I decreti firmati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 19 febbraio 1999 e 15 dicembre 2000, avevano dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella città di Roma e Provincia. Tale atto fu giustificato per l’avvio del Giubileo. Nel 2002 Storace chiese, ed ottenne, lo stato di emergenza per tutta la Regione Lazio. Durante la seduta del 9 e 10 giungo 2002 del Consiglio regionale del Lazio, alcuni consiglieri regionali dell’opposizione denunciarono proprio questo. Renzo Carella, oggi Pd, dichiarava:

[…] Partiamo da questo fatto: la Giunta Storace, la Giunta di centrodestra ha chiesto al governo lo stato di emergenza per tutta la regione Lazio, cioè, dopo 26 mesi voi avete determinato l’emergenza e chiedete poteri straordinari per affrontarla. Vedremo come affronterete l’emergenza […]

Lo stesso fece Giovanni Hermanin:

[…] Sull’emergenza rifiuti la Giunta regionale ha avanzato una richiesta che ha portato il Consiglio dei Ministri ad approvare una deliberazione sullo stato di emergenza nelle Province del Lazio, che si sono andate ad aggiungere alla Provincia di Roma. Nel Piano si fa riferimento esplicito ad una gestione emergenziale. Noi non siamo d’accordo. […]

Peccato che quando il centro-sinistra nel 2005 vinse le elezioni, usufruì del commissariamento per altri tre anni… I poteri speciali sono serviti quasi esclusivamente per la costruzione di nuovi gassificatori e per l’autorizzazione di altre volumetrie per le discariche. Questo strumento straordinario non ha prodotto un piano regionale dei rifiuti conforme alle direttive europee e non ha portato nessun salto consistente in percentuale di raccolta differenziata. Vanessa Ranieri, Presidente del WWF Lazio, il 22/06/2010 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dichiarava:

[…] Tale meccanismo è stato favorito dal sistema del commissariamento, nato per l’avvio del Giubileo nella nostra regione, perché si aveva la sensibilità che un avvento talmente elevato di pellegrini potesse portare la nostra regione in una fase emergenziale. Purtroppo, però, in questi nove anni non si è attuata una politica che, parallelamente allo stato emergenziale, portasse una regola certa nella gestione dei rifiuti e soprattutto un ciclo virtuoso verso rifiuti zero. Si è, pertanto, lasciata in emergenza e in una situazione di monopolio la maggior parte delle regioni. […]

Anche il presidente della Provincia di Latina, sentito dalla Commissione bicamerale, ha espresso forti critiche al commissariamento:

[…] Segnalo che tutti gli atti assunti dai commissari, compreso l’ultimo, non hanno alcun rispetto delle direttive comunitarie, nel senso che si sarebbero potuti attivare alcuni impianti magari bandendo alcune gare. Essere commissariati non significa non rispettare le procedure, come è noto; anche un commissario deve comunque tenere gare per realizzare gli impianti di compostaggio o altro. Vengono, invece, rilasciate alcune autorizzazioni agli stessi soggetti titolari delle discariche, evidentemente violando il principio della concorrenza, il che potrebbe essere solo un fatto di natura tecnico giuridica, ma anche, limitando la concorrenza, monopolizzando il mercato. […]

Nelle sedute del 9 e 10 giugno 2002, Marco Verzaschi, sub-commissario per l’emergenza

rifiuti nel Lazio, in consiglio regionale espone agli eletti il Piano del centro-destra.:

[…] I principi sono i seguenti: la previsione di interventi tesi a favorire la riduzione a monte della produzione dei rifiuti, l’attivazione di un sistema efficace di raccolta differenziata da avviare all’effettivo recupero, la minimizzazione dei costi e degli impianti connessi con le soluzioni tecnologiche di recupero, smaltimento e localizzazione individuate dal Piano, la massima valorizzazione del sistema impiantistico esistente a livello regionale, l’autosufficienza del bacino regionale, la massimizzazione dei recuperi, compreso quello energetico, l’uso residuale della discarica nel sistema integrato regionale di smaltimento ed il coinvolgimento dei cittadini attraverso una campagna di sensibilizzazione. […]

Riduzione degli imballaggi:

[…] Per ottenere una riduzione della quantità dei rifiuti prodotti bisogna puntare, innanzitutto, sulla riduzione degli imballaggi, a partire da una globale assunzione di responsabilità da parte del sistema industriale, che deve impegnarsi per promuovere il riutilizzo e favorire il riciclo dei materiali da imballaggio e anche sulla adozione di meccanismi fiscali e tariffari, come la cauzione, che incentivino il riutilizzo degli imballaggi. […]

Obbligo di prodotti riciclati in uffici pubblici:

[…]Tra le misure che prevediamo di adottare vi è l’obbligo di impiego di prodotti riciclati all’interno degli uffici pubblici, come è specificato nel Piano, la dismissione di prodotti usa e getta nelle mense, l’obbligo di raccolta differenziata nelle mense e negli uffici pubblici – in merito a questo, giovedì, il collega Celori presenterà in Commissione[…]

Divieto di conferire in discarica tali materiali:

[…] e divieti specifici di conferimento in discarica di particolari tipologie di rifiuti – anche questo è previsto nel Piano – e questi rifiuti sono: rifiuto verde che, come sappiamo, può produrre compost, quindi, può essere utilizzato nell’agricoltura ed in altri campi; materiali riciclabili omogenei; gli imballi secondari e terziari non differenziati; il divieto di conferimento indifferenziato al servizio di raccolta di beni durevoli di specifici rifiuti; il divieto di utilizzo nel trasporto di prodotti di cassette in legno o in plastica a perdere; la promozione di politica di auto compostaggio e di valorizzazione del compost. […]

Obiettivo minimo 35% di raccolta differenziata entro il 2003:

[…] La raccolta differenziata, che è uno degli obiettivi principali che si deve avviare, dovrà garantire degli obiettivi immediati: il primo è recuperare una buona parte dei materiali riciclabili; il secondo è organizzare in modo più adeguato tutta la raccolta di rifiuti, pensando ad una tipologia di raccolta integrata; il terzo è raggiungere con rapidità gli obiettivi di intercettazione prefissati, ossia il 35 per cento alla data del 2003, come stabilito dal Decreto Ronchi come obiettivo minimo. […]

Gli obiettivi in percentuali di raccolta differenziata di questo piano:

[…] In relazione a questi scenari, la raccolta differenziata dovrà essere, a consuntivo del 2002, pari al 20 per cento, a consuntivo del 2003 pari al 35 per cento, nella fase di regime 2006 arrivare a superare la cifra del 35 per cento. […]

Sportello ecologico per gli impianti di termovalorizzazione:

[…] Abbiamo anche considerato la possibilità fondamentale di un confronto e di un confronto con i cittadini e, quindi, la necessità di attivare in maniera obbligatoria uno sportello ecologico per ogni impianto di trattamento termico, che sarà gestito da un calcolatore in grado di supportare l’aggiornamento dei dati di analisi, nonché di una serie di pagine grafiche per la visualizzazione, in tempo reale, dei parametri sotto osservazione. […]

Video terminali nelle istituzioni per controllare emissioni:

[…] I videoterminali del predetto sistema saranno installati presso la sede del comune territorialmente competente, la sede della provincia competente e la sede dell’autorità preposta al controllo che stiamo verificando essere – anche attraverso gli emendamenti presentati dall’opposizione – l’Agenzia regionale della protezione ambientale, ma soprattutto presso la Regione Lazio, perché vogliamo, anche copiando in maniera positiva alcune esperienze che abbiamo visto all’estero, realizzare una centrale operativa regionale, dove si possa controllare il funzionamento di tutti gli impianti, ventiquattro ore su ventiquattro e si possa immediatamente ed automaticamente intervenire in caso di superamento dei limiti e di certe situazioni che non sono in linea con la legge. […]

Lo smaltimento in discarica sarà residuale:

[…] Quindi, il Piano di gestione assume lo smaltimento in discarica come un sistema residuale rispetto alle altre forme di recupero e valorizzazione dei rifiuti. […]

Superamento delle discariche:

[…] Il superamento della discarica quale forma di smaltimento dei rifiuti è un obiettivo strategico di questo Piano e, soprattutto, è un atto – credo non ci sia motivo di discussione – di difesa e salvaguardia del territorio stesso. […]

Le percentuali di trattamento e smaltimento:

[…] La gestione dei flussi di rifiuti urbani, prefigurata dal Piano, risulta estremamente equilibrata. Infatti, considerata 100 la produzione dei rifiuti si ottengono comunque le seguenti motilità di trattamento/smaltimento: raccolta differenziata 35 per cento; frazione organica agli impieghi alternativi 26 per cento; recupero dei metalli 2 per cento; discarica 5 per cento e recupero energetico – attraverso i famosi termo valorizzatori – il 32 per cento, quindi un terzo dei rifiuti prodotti dalla nostra Regione. […]

Un bel discorso quello del sub-commissario Verzaschi, ma purtroppo tutto quello che disse quel giorno rimase miseramente sulla carta. Dal 2000 al 2005 nel Lazio non si sono ridotti gli imballaggi, non si è introdotto l’obbligo di prodotti riciclati per gli uffici pubblici, si è continuato a conferire in discarica anche il compost, non si è raggiunta la quota minima del 35% di raccolta differenziata, non si sono visti gli sportelli ecologici per gli impianti di termovalorizzazione, non esistono i video terminali pubblici che controllano le emissioni degli impianti e, cosa più grave, si è continuato a buttare più dell’85% dell’RSU in discarica. Non una cosa promessa è stata realizzata, un vero e proprio disastro! A completare questo bilancio già ampiamente negativo, la Corte di Giustizia Europea il 14/06/07 boccia senza appello il piano dei rifiuti della giunta Storace. La sentenza ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art.7 n.1 quarto trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti, ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, essendosi ritenuto che il piano approvato – quello del centro-destra – “non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. Alla fine del 2005 la raccolta differenziata nel Lazio si ferma ad un misero 10.4% (dati ISPRA 2008), contro il 42.5% della Lombardia ed il 47.7% del Veneto. Questi dati da soli confermano il fallimento delle politiche sui rifiuti del centro-destra di Francesco Storace, lo stesso Presidente della Regione che durante la campagna elettorale del 2000 promise agli elettori di San Vittore di non voler costruire lì un termovalorizzatore, mentre a quelli di Guidonia prometteva di chiudere la discarica dell’Inviolata. Promesse che, naturalmente, non furono mai mantenute. Il sub-commissario Verzaschi, durante il discorso del 9 giugno 2002, provò a dare una sua personale giustificazione al commissariamento citando Malagrotta:

[…] Qui ho un lungo elenco di quello che abbiamo fatto, però una cosa vorrei citare, una cosa: noi siamo riusciti a sistemare e ad autorizzare definitivamente la discarica di Malagrotta, solo questo giustifica l’elemento commissariale. Malagrotta esisteva da 25 anni e sappiamo tutti bene in quale situazione amministrativa era e, soprattutto, sappiamo che attenzione da parte della Procura della Repubblica c’era su quella vicenda […]

Peccato che a smentirlo ci pensò la stessa Procura della Repubblica che continuò ad occuparsi della discarica più grande d’Europa. Ancora oggi non si comprende perché un’autorizzazione debba essere rilasciata in regime speciale e non possa invece essere firmata in regime ordinario…forse qualcuno ha paura del confronto, o ha la convinzione che certi permessi sia possibile sottoscriverli solo in una situazione di presunta emergenza? Agitando la paura dei rifiuti per strada, del cosiddetto rischio Napoli, si possono “giustificare” parecchie deroghe e proroghe a leggi nazionali, regionali e direttive europee. Tutto questo mentre la politica dei partiti è ferma e pensa solo ai propri tornaconti personali. In questa storia le promesse non mantenute sono all’ordine del giorno. Come abbiamo già visto, ancora oggi – maggio 2011 – i rifiuti conferiti a Malagrotta sono per la stragrande maggioranza non trattati e la discarica è ancora lì, nonostante l’Avv. Cerroni il 28/09/2004 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti dichiarasse:

[…]Per quanto riguarda la chiusura di Malagrotta nel 2005, non so se questa data si riferisca al fatto che nel 2005 non potranno più essere collocati in discarica i rifiuti tal quali ed è in funzione di questa prospettiva che la regione Lazio, già tra la fine del 1998 e il 1999, ha autorizzato la realizzazione di quattro impianti, due a Malagrotta, il terzo a Rocca Cengia e il quarto al Salario, due realizzati e gestiti dal COLARI e due dall’AMA. In cosa consiste questo appuntamento? Nel lavorare i rifiuti e trasferire in discarica solo i residui di lavorazione. È quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Io credo che nel 2005 Roma sarà pronta a trattare con i suoi impianti i rifiuti indifferenziati che la città produce; […]

[…]Per quanto riguarda Malagrotta, io credo che attraverso la procedura di adeguamento che si sta realizzando – tenendo comunque presente che gli impianti dovranno entrare in esercizio per cui, se non si trova altra strada, il CDR che si produce dovrà essere smaltito in quel di Malagrotta – possono esserci ancora circa tre anni di capacità […]

In questa storia, oltre alle promesse non mantenute, va sottolineato come negli ultimi dieci anni ci sia stato uno scambio di ruoli tra il centro-destra ed il centro-sinistra: la giunta Storace fu accusata dall’allora opposizione di centro-sinistra di prevedere percentuali di raccolta differenziata raggiungibili solo attraverso miracoli, mentre vedremo successivamente che le stesse accuse verranno mosse, in modo equipollente, dal centro-destra quando a governare salirà Piero Marrazzo. Salvatore Bonadonna, consigliere regionale di Rifondazione comunista, nella seduta del 10 giugno 2002 diceva

[…] Nel Piano, precisamente nelle tabelle che seguono, sono riportati i dati di dettaglio relativi agli scenari previsti come obiettivi minimi da conseguire nei periodi indicati. Nel periodo 2001–2002, a consuntivo del 2002, quindi a consuntivo di quest’anno, ossia tra cinque mesi, la raccolta differenziata nel Lazio dovrebbe attestarsi al 20 per cento. Tutti noi sappiamo che la raccolta differenziata è calcolata attualmente al 4,7 per cento in tutta la Regione. Io capisco che il centrodestra sa fare miracoli, se poi chiama in ausilio il Presidente Berlusconi i miracoli li moltiplica, visto che è unto dal Signore, però mi pare davvero difficile poter compiere un salto di quota che dal 4,7 per cento di raccolta differenziata, data da un 7,6 per cento registrato nel Comune di Roma e da percentuali da prefisso telefonico nelle altre Province, si possa passare in cinque mesi al 20 per cento. Se lo fate, sono pronto a riconoscere che siete capaci di compiere miracoli meglio e più di Padre Pio. Purtroppo penso che questo non sia possibile, quindi io ritengo che questo dato inserito nel Piano sia un falso. […]

Anche il consigliere Enrico Luciani sottolineò le stesse perplessità:

[…] Nel Piano si dice che bisogna incentivare la raccolta differenza, tant’è che si dice che entro il 2002, quasi con una bacchetta magica, si passi al 25 per cento ed entro il 2003 al 35 per cento. Siamo di fronte ad una operazione di magia, visto che i livelli di raccolta differenziata ad oggi sono estremamente bassi, quasi da prefisso telefonico. Allora, non comprendiamo bene quali azioni saranno attuate, affinché questi obiettivi vengano raggiunti. […]

La giunta Storace viene ricordata dai tanti cittadini che auspicano un ciclo dei rifiuti virtuoso per due ordinanze firmate a ridosso delle elezioni regionali del 2005 dall’allora sub-commissario Verzaschi. I Radicali hanno sempre denunciato il fatto che le peggiori “porcate” la partitocrazia le fa di notte, sotto le elezioni o in estate. E’ una tecnica ormai collaudata da vero e proprio regime antidemocratico. La stessa tattica è stata usata dal centro-destra laziale il 3 e 4 aprile del 2005, in occasione delle elezioni per il Presidente della Regione Lazio. Qualche giorno prima del voto, precisamente il 25 marzo, il sub-commissario Verzaschi firmò due documenti importantissimi che, come vedremo, non saranno annullati dal neoeletto Marrazzo e che permetteranno all’avvocato Cerroni di continuare a imperversare nella palude partitocratica dei rifiuti. Le ordinanze firmate da Verzaschi sono: la n.14 per l’allargamento di fatto dell’immensa discarica in direzione dell’abitato di Massimina (che con un po’ di sarcasmo venne chiamata “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”) e la n.16 per la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti).

La questione delle scorie del gassificatore è ancora oggi avvolta da un mistero, su questo argomento nel 2011 è stata presentata una interrogazione dei consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, a cui non è stata data ancora una risposta. L’ordinanza n.14 prevede che tali scorie siano conferite all’interno della zona “Testa di Cane”, al di fuori del polder e a ridosso dell’abitato. Il testo originale prevedeva che in direzione di Massimina, a due passi da un parco pubblico, dovessero essere scaricate le scorie di tutti gli inceneritori del Lazio, fortunatamente almeno questo provvedimento è stato successivamente soppresso. Ma quello che ha fatto più discutere è sicuramente l’ordinanza n.16: ossia la costruzione del gassificatore. La zona di Malagrotta è un “sito classificato a rischio d’incidente rilevante soggetto ai vincoli del D.L. 334/99 (Seveso II)” e per ogni nuovo impianto di qualsiasi tipo, che s’intendesse costruire nell’area, la popolazione deve essere consultata (Art. 23). Purtroppo nessun amministratore ha mai pensato di coinvolgere la cittadinanza. Su questa questione l’Avv. Cerroni, in un’intervista del 13 novembre 2008 di Cecilia Gentile su Repubblica, ha chiamato in causa Storace:

Avvocato, non c´è solo la mancata applicazione delle norme antincendio. C´è, soprattutto, la violazione della normativa Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area impianti industriali ad alto rischio.

«E che c’entro io con Seveso 2? Erano l’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e l’assessore Marco Verzaschi che dovevano valutare, che dovevano controllare. Loro mi hanno dato l’autorizzazione: che c’entro io? E poi, guardi. Questa questione di Seveso è una stupidata grossa come una casa: si tratta solo di un serbatoio che era troppo grande e che mi hanno fatto sostituire». Dunque, Seveso 2 non la riguarda.

«No, riguarda Storace e Verzaschi. Qualcuno pagherà per questo scherzetto».

In un documento della società COLARI del 25 ottobre del 2003, avente per titolo “Progetto di intervento per la produzione di energia elettrica dal CDR prodotto negli impianti di Malagrotta 1 e 2 mediante centrale di massificazione”, sono contenute tutte le informazioni sul cosiddetto “polo energetico” di Malagrotta. Le linee produttive previste sono tre: due per il trattamento di 182.500 tonnellate annue di CDR, la terza di riserva. Ad oggi ne è stata costruita solo una, proprio grazie all’ordinanza n.16 firmata da Verzaschi, ma i problemi non sono di certo finiti qui, anzi, nei cinque anni successivi la storia del gassificatore è continuata come al solito, tra luci ed ombre, nella migliore tradizione della partitocrazia di centro, di destra e di sinistra.

Roma, 5 luglio 2002: il rapporto dei “saggi” di Veltroni

Nel 2002 una commissione formata dai più importanti esperti italiani di smaltimento dei rifiuti, nominati dall’allora sindaco della capitale, Walter Veltroni, scriveva che a Roma l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata e riciclaggio poteva essere raggiunto entro il 2005, ma solo superando il modello dei “grandi contenitori in sede stradale” a favore del sistema “domiciliarizzato o di prossimità”. Quindi no al cassonetto multi materiale e si alla raccolta porta a porta. Il documento, rimasto sconosciuto ed inapplicato, si intitola: “Relazione di sintesi contenente la valutazione delle iniziative in grado di realizzare gli obiettivi di riduzione dello smaltimento finale e il superamento del sistema di conferimento in discarica in rapporto a soluzioni ottimali sul piano della compatibilità ambientale.” (estratto dall’ordinanza del sindaco di Roma n.81 del 19/03/02).

I componenti di quella commissione erano: prof. Walter Ganapini, prof. Renato Gavasci, Dr. Massimo Guerra, Ing. Andrea Masullo, Prof. Giorgio Nebbia, Prof. Adolfo Parmaliana, Dr.ssa Lucia Venturi e il Prof. Giuseppe Viviano. La relazione proponeva di programmare per il 2005: un recupero di energia pari al 26.4%, un recupero di materia (raccolta differenziata) del 44.8% e un conferimento in discarica del 24.3% del totale di RSU. A differenza di tanti documenti politici che sono stati presentati negli anni, questo spiegava chiaramente come raggiungere gli obiettivi prefissati.

In merito alla prevenzione e riduzione dei rifiuti il testo suggeriva iniziative all’interno dell’Amministrazione: l’acquisto di beni e servizi con marchio “Green public procurement” e di aziende esterne, stipulando accordi di programma con le distribuzioni grandi, piccole e associate, fino al coinvolgimento delle Università romane e del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo della possibile certificazione di qualità ambientale del territorio capitolino. I “saggi” si soffermarono molto sul metodo di raccolta, ben consapevoli che questo poteva fare la differenza, infatti suggerirono di riorganizzare celermente la raccolta del differenziato verso modalità “domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando il prevalente conferimento in grandi contenitori ubicati in sede stradale che favoriscono lo sversamento massiccio di flussi impropri di rifiuto. A testimoniare la professionalità dello studio c’è un intero paragrafo dedicato ai mezzi e alle risorse umane dell’Ama, che viene definito sufficiente a fronteggiare l’eventuale cambio di tipo di raccolta, suggerendo di affrontare l’eventuale carenza di risorse finanziarie attraverso formule di leasing integrato al global servicing, largamente sperimentate con successo nelle metropoli europee. Secondo i professori questo doveva essere accompagnato anche dal coinvolgimento del volontariato e del privato qualificato che, a loro avviso, avrebbero dovuto avere anche la funzione di informatori: un piano così ambizioso doveva essere promosso al meglio per poter trovare la cittadinanza informata e pronta a fare la propria parte. Nel testo consegnato all’allora sindaco Veltroni si faceva menzione anche al passaggio da “tassa” a “tariffa”.

Il concetto era così semplice da sembrare quasi scontato: chi più differenzia meno paga. Per sensibilizzare le persone a fare la raccolta differenziata bisogna far capire loro che questo metodo di raccolta conviene anche economicamente, solo così molti si impegneranno a farla. Uno degli ultimi passaggi del testo era dedicato alla rivisitazione dell’allocazione dei mezzi di raccolta, infatti il testo denunciava l’assoluta sproporzione tra i mezzi e i contenitori di raccolta indifferenziata e quelli che invece dovevano servire alla separazione dei rifiuti. Questa situazione, tutt’oggi presente, trasforma i cassoni in mini–discariche a cielo aperto, con effetti dirompenti sulla volontà cooperativa dei cittadini. Ai fini del miglioramento del traffico urbano, della qualità dell’aria e dell’efficienza della raccolta, il documento suggeriva, infine, il decollo a regime del progetto di valorizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti nella Capitale. La relazione dei saggi purtroppo non venne mai resa pubblica, né applicata dal sindaco Veltroni. I motivi rimangono avvolti dal mistero, anche se i più maliziosi parlano di indebite pressioni provenienti da una parte, dall’estrema sinistra che non poteva avallare il recupero energetico, dall’altra parte, dalla lobby della discarica consapevole del pericolo che poteva venire da un cambiamento del tipo di raccolta. Quando ai romani si chiede se fanno la raccolta differenziata, in tanti rispondono così: «è inutile tanto buttano tutto a Malagrotta!».

Questa convinzione è sempre più diffusa tra i cittadini della Capitale e la risposta, in effetti, ha un fondo di verità: a Malagrotta, oltre all’indifferenziato, si conferisce il combustibile derivato dai rifiuti di bassa qualità, dovuto al non perfetto funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico. Inoltre si butta quella parte della raccolta differenziata (sia la parte umida sia quella secca) che, non avendo una filiera di qualità ed in assenza di impianti utili al suo trattamento, conviene portare nella discarica più grande d’Europa. Infine, sempre per quanto riguarda il riciclo, in discarica vanno a finire anche gli scarti del cassonetto multimateriale, ossia il contenitore che, a detta dei “saggi” di Veltroni, era uno dei motivi che frenavano il buon funzionamento della raccolta differenziata. Nel cassonetto blu multimateriale si conferiscono insieme vetro, plastica e metallo, solo la carta viene raccolta singolarmente e c’è il cassonetto verde per l’indifferenziata. La plastica ed il vetro hanno un peso specifico diverso, questo comporta che per poterli trasportare si devono pressare: in questo modo alla fine si ha del vetro da riciclare sporco di plastica e della plastica da riciclare sporca di vetro. Secondo alcuni gli scarti di questa operazione vanno dal 50 all’80%, secondo altri siamo intorno al 20–30%, l’unica cosa certa è che questi scarti vanno a finire tutti in discarica. Per conoscere la percentuale esatta i consiglieri della lista Bonino Pannella alla Regione Lazio, Rossodivita e Berardo, hanno interrogato l’Assessorato competente. La risposta è stata assurda: «lo chiederemo all’Ama, ad oggi non sappiamo quantificare». Imbarazzante!

Nella puntata di Report “l’Oro di Roma” del 23/11/2008, dedicata quasi esclusivamente a Malagrotta, Michele Baldi (ex capogruppo di An al Comune di Roma) dà una sua spiegazione del perché nella Capitale la raccolta differenziata non è mai decollata:

Il Consorzio CTR (consorzio trattamento rifiuti) fatto dall’allora presidente dell’Ama Mario Di Carlo, 50% Ama+ 50% COLARI (Cerroni) che poi cambia in 51% Ama+ 49% COLARI (Cerroni). L’amministratore delegato era sempre Cerroni e con il 51% di pubblico si potevano raggirare le gare pubbliche, quelle per i cassonetti e per i compattatori. Di Carlo affidava la raccolta differenziata di Roma al proprietario della discarica e furono proprio in quegli anni che si prese la decisione dei cassonetti multimateriale. Presentai un emendamento in consiglio comunale per l’incompatibilità di Cerroni nel CTR, l’emendamento passo per un soffio ma non è cambiato nulla: nel momento che si è deciso di fare un gassificatore mi sono battuto per farlo in sito pubblico a gestione pubblica, invece si è fatto in un sito provato a gestione privata.

2005–2010 i cinque anni del centro-sinistra di Marrazzo

Per le elezioni del 2005 il centro-sinistra scelse di candidare il giornalista della Rai, Piero Marrazzo. Contro parecchi pronostici vinse il duello con Francesco Storace e rimase in carica fino alla fine del 2009 quando, travolto dallo scandalo dei “trans di via Gradoli”, si trovò costretto a ritirarsi dalla politica. Durante la sua legislatura accaddero molte cose, in materia di rifiuti, la maggior parte non proprio trasparenti e atte a risolvere i gravi problemi del settore. Finito il commissariamento che durava da circa nove anni, fu stilato un nuovo piano dei rifiuti, si avallarono le ordinanze di Verzaschi e si autorizzò la costruzione di un nuovo gassificatore ad Albano. Il Lazio era stato in situazione emergenziale dichiarata dal 19 febbraio 1999 al 30 giugno del 2008, data in cui il Presidente della Regione Marrazzo, nella figura di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Lazio, svolse una relazione sullo “stato di attuazione delle azioni volte al superamento della fase emergenziale dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”. Sull’utilità del commissariamento ed il reale superamento dell’emergenza ci sono ancora molti, molti dubbi. Perplessità ben evidenziate dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che il 02/03/2011 scrive:

[…]Nella regione sin dal 1999 è stata decretata l’urgenza e la gestione commissariale. La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a una gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Infatti la formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo, che sono essenzialmente rappresentate dallo scarso sviluppo della raccolta differenziata, dalla lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, dalla commistione tra parte politica e parte gestionale. È stato privilegiato il ricorso allo smaltimento in discarica (con richieste di ampliamenti, deroghe e nuove installazioni) e non il ricorso al revamping, all’ammodernamento e potenziamento delle strutture di trattamento esistenti, in parte obsolete, per la separazione secco–umido del rifiuto tal quale, alla stabilizzazione della frazione umida con produzione di fos da destinare alla ricopertura delle discariche e/o al ripristino delle cave esaurite, al tmb (trattamento meccanico biologico). […]

Il presidente Marrazzo invece, in diverse sedi istituzionali, si affannava a rivendicare il ruolo del commissario e della fine dell’emergenza. In un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti del 06/05/2009 dichiarò

[…] Vorrei innanzitutto sgomberare il campo da un argomento troppo spesso usato polemicamente nei confronti della regione che io guido. La regione Lazio non corre il rischio di cadere in emergenza come è avvenuto in Campania. Nel Lazio, a giugno dello scorso anno siamo usciti da una fase commissariale durata oltre dieci anni. Il piano commissariale ha scongiurato qualunque scenario emergenziale. Oggi, siamo infatti rientrati nella gestione ordinaria, una nuova fase che, grazie alla programmazione che la mia amministrazione è stata capace di mettere in atto fin dall’inizio della legislatura, ha definitivamente superato l’emergenza e ha dato una programmazione alla gestione dei rifiuti della regione. […]

Non si capisce bene né la dichiarazione dello stato di emergenza, né il suo superamento. Questo perché se il commissariamento si poteva sciaguratamente giustificare attraverso il mancato adempimento delle normative europee, la cessazione di questo non corrispondeva ad un reale cambio di rotta, infatti continuerà a mancare l’impiantistica necessaria e si protrarrà a conferire il tal quale a Malagrotta! Concetti ben ripresi dal consigliere Mario Di Carlo durante la seduta del 3 ottobre 2007:

[…] Questo varrà per il 2008, varrà per il 2009 e varrà anche per il 2010, a patto che alcune decisioni vengano prese, vengano prese oggi, anzi ieri, perché questa proroga non verrà presa da altri che non sia questo Consiglio regionale, o almeno lo deve fare il Consiglio regionale. Quindi io mi chiedo: siamo tutti d’accordo nel farlo? E’ o non è una situazione d’emergenza andare, come Regione Lazio, in difformità rispetto ad una direttiva europea che riguarda l’intera Europa, 25 Paesi? […] Se non è emergenza questa, l’emergenza qual è, solo gli incendi per strada e la gente che blocca le macchine? Oppure l’emergenza è tutto ciò che è difforme rispetto al normale funzionamento di un Paese, che sta in una comunità come quella europea? […]

Il superamento del commissariamento verrà giustificato da Marrazzo attraverso la stesura di un piano rifiuti che, è bene ricordarlo, non verrà mai approvato dal Consiglio regionale. Le parole del Presidente, nella seduta del 24 giugno 2008, riassumono questa sua convinzione:

[…]Roma ed il Lazio, lo devo sottolineare in apertura, non corrono il rischio di Napoli e della Campania, perché c’è un piano affidabile, nato da un confronto figlio di un percorso concertativo che consentirà una gestione dei rifiuti moderna, responsabile, rispettosa dell’ambiente. […]

Anche il centro-sinistra, così come nei cinque anni precedenti il centro-destra, stilerà un piano che si dimostrerà inapplicabile e largamente disatteso. Le linee guida rimarranno solo sulla carta. Durante tre sedute del Consiglio regionale – rispettivamente quelle del 13 luglio 2006, del 3 ottobre 2007 e del 24 giugno 2008 – Marrazzo illustrò in aula la strada che la sua Giunta intendeva percorrere per dare al Lazio una svolta ecologica.

Sulla riduzione dei rifiuti:

[…] Se quel piano era legato agli impianti di termovalorizzazione, noi abbiamo immaginato, quasi specularmente, di partire dall’altro corno del problema, ovverosia dalla riduzione dei rifiuti, cioè immaginare che questa Regione possa puntare – attraverso una serie di mosse e di atti di grande collaborazione, anche con i soggetti principali della produzione e della commercializzazione, tenendo conto che attori e protagonisti rimangono sempre cittadini – alla riduzione dei rifiuti. […] Cioè, quindi, fissare che in primo luogo se si parla di rifiuti si parla di difesa dell’ambiente e del diritto alla salute dei cittadini. In secondo luogo, prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti; in terzo luogo, la raccolta differenziata. […]

Sulla raccolta differenziata:

[…]“Pertanto la Regione Lazio – concludo nella lettera indirizzata al Ministro – si prefigge l’obiettivo di raggiungere in pochi anni il 50 per cento di raccolta differenziata e per questo metterà a disposizione nel periodo 2008/2010 oltre cento milioni di euro di risorse FAS”. [...] Nel periodo transitorio 2008/2011 nella Regione Lazio verranno prodotti circa 14 milioni di tonnellate di rifiuti. Una parte crescente di questi verrà recuperata attraverso la raccolta differenziata, una parte verrà avviata presso gli impianti di trattamento meccanico–biologico e la restante parte arriverà “talquale” in discarica. Se consideriamo che il livello di raccolta differenziata al 2007 rappresenta circa il 14 per cento del rifiuto prodotto, il trend evolutivo che se ne determina porta al 20 per cento di raccolta differenziata nel 2008, al 27 per cento nel 2009, al 40 per cento nel 2010 e al 50 per cento nel 2011. […]

Sulla termovalorizzazione:

[…]L’offerta di termovalorizzazione esistente prevista dal piano contempla gli impianti di Colleferro, di proprietà del Consorzio Gaia, in funzione e in grado di trattare ogni anno 180 mila tonnellate; San Vittore prima linea, di proprietà di Acea, in funzione e in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti l’anno; Malagrotta prima linea, con inizio dell’attività prevista entro la fine 2008, in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti all’anno; Malagrotta seconda linea, che entrerà in funzione nel 2009 e tratterà altre 90 mila tonnellate di rifiuti ogni anno; San Vittore seconda linea, con inizio attività previsto per giugno 2010, che tratterà 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’ulteriore impiantistica prevista dal piano inizierà ad essere attiva entro il 2011 e tratterà 160 mila tonnellate di rifiuti l’anno. […]

Sulle discariche:

[…] E’ da evidenziare, quindi, che la conseguenza diretta del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata renderà necessarie ulteriori discariche, dal momento che quelle oggi in esercizio che raccolgono rifiuti tal quale arriveranno a saturazione nei prossimi due anni. Il minor utilizzo possibile delle discariche è peraltro assunto come ulteriore linea strategica del piano. […] In osservanza delle norme del decreto legislativo n. 36/2003, dal 1° gennaio 2008, in discarica, potranno arrivare soltanto rifiuti trattati. Ed è tra l’altro risaputo che la situazione delle discariche del Lazio, come vi dicevo, è ormai prossima alla saturazione, e che non ci sono molte possibilità tecniche per l’ampliamento di tali discariche. […] non si può che lavorare ad una revisione profonda dei modelli di produzione e di distribuzione delle merci per incidere in maniera sostanziale sulla produzione dei rifiuti e, in seconda battuta, sulla capacità di riciclarli: “riusare”, “ridurre”, “riciclare” e poi “smaltire”, questo è l’ordine delle priorità che abbiamo stabilito. […]Se questo è l’incremento quantitativo in percentuale della raccolta differenziata, nel 2008 i rifiuti conferiti in discarica saranno 2 milioni e 115 mila, per andare a diminuire nel 2009 a 1 milione e 470 mila tonnellate, nel 2010 a 739 mila tonnellate, nel 2011 a 496 mila tonnellate. Questo è uno degli obiettivi più importanti, perché è collegato alla direttiva europea. Cioè noi ci andremo ad allineare ad una Regione che diminuisce il conferimento di “talquale”. […]

Alla fine della legislatura non si registrerà nessuna diminuzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata continuerà ad attestarsi intorno a percentuali ridicole, i termovalorizzatori continueranno a non lavorare a regime e il conferimento in discarica sarà sempre il metodo scelto per lo smaltimento della stragrande maggioranza dei rifiuti. Malagrotta rimane lì e cresce in altezza per coprire altri cinque anni di nulla assoluto. Durante il periodo 2005-2010 il centro-destra all’opposizione userà le stesse argomentazioni usate dal centro-sinistra nel periodo 2000–2005: i ruoli cambiano ma le accuse sono identiche, è il solito gioco delle parti, ma l’ultimo decennio evidenzia bene che sono stati identicamente responsabili di una situazione vicina al collasso. Nella seduta del 24 giugno 2008 l’opposizione attacca il Presidente della Regione, diversi consiglieri accusano Marrazzo di barare. Luigi Celori, allora eletto nelle liste di An, è tra questi:

[…] Lei basa tutto il presupposto del suo ragionamento sul fatto che si arriverà entro il 2012 al 50 per cento di raccolta differenziata. Questa è una favoletta, ce la poteva raccontare Andersen, non credo un Presidente della Regione Lazio. […]

Il consigliere Pallone di Forza Italia ironicamente tira in ballo l’esercito:

[…] Vede, Presidente, lei ha detto che aprirà dei tavoli con il Ministro dell’ambiente, con l’Europa, con tutti, io credo che ci voglia l’esercito – e lo dico seriamente –, ci vuole l’esercito che viene a fare la raccolta differenziata nella Regione Lazio per arrivare a quella cifra! […]

Francesco Fiorito, oggi capogruppo del Pdl allora consigliere di An, rincara la dose:

[…]Da questo punto di vista, noi abbiamo, nei giorni scorsi, avuto, per vie traverse, in particolare dalla Commissione tecnica che avete fatto col Comune di Roma, un piano e ci siamo apprestati ad analizzare quello che voi stavate facendo. Oggi ci troviamo un piano, che poi scopriamo dalle dichiarazioni della sinistra più radicale che è stato definito “cambiato”, a noi sembra più che altro “edulcorato”, oppure omesso in alcuni punti, che è completamente diverso su alcuni temi. […] Bene, quando noi andiamo a vedere la tabella che avete fatto, Presidente, che cambia rispetto a chi ha avuto la fortuna come me di vedere la precedente che fissava al 50 per cento nel 2012, voi in un giorno siete stati capaci di sviluppare un piano così bene e così arditamente che avete aumentato del 10 per cento, 15 per cento la differenziata tra la nottata di ieri e la mattinata di oggi. Siete così efficienti, Presidente, che in questo piano avete cambiato le cifre, riuscendo, solo in una nottata di trattative tra la sinistra estrema e il resto della maggioranza, a migliorare del 15 per cento la raccolta differenziata in questa Regione! Siete dei bravissimi scienziati dell’ambiente! Riunitevi tutte le notti se è così, perché con 15 per cento a notte risolveremo il problema della differenziata. […] E le dico anche perché, perché il vecchio documento diceva che nel 2012 saremmo arrivati al 50 per cento, questo che avete portato oggi, che è falso nei fatti, nei termini e nelle quantità, dice che l’indicatore dà al 2008 il 20 per cento, arriva al 2009 con un aumento fino al 27 per cento che significa più 7 per cento, poi passa dal 2009 al 2010, non sappiamo in virtù di cosa, dal 27 al 40 – quindi fate il 13 per cento in questo altro anno – poi passa al 50 del 2011, che significa che fanno un altro 10 per cento, e nella pagina 3, che ho detto prima, nel 2012 dovete arrivare al 75 per cento![…] Dov’è oggi il piano per la raccolta differenziata che dovrebbe migliorare con percentuali così strepitose e straordinarie questo tipo di attività? […] Perché la prima accusa che faccio in questa Aula è che questo piano è falsato prima di tutto sui numeri della differenziata ed è pericoloso che una Giunta come la vostra che ha fatto di questo una bandiera, oggi venga in quest’Aula a dirci che oltre ai numeri non porta nulla. […] Quello che chiedevamo noi, Presidente, era che insieme ai numeri della differenziata, lei come ci ha promesso in tanti dibattiti, ci venisse a portare anche in che modo voleva portare avanti questa differenziata. […]

Argomentazioni condivisibili, se non fosse che nei cinque anni precedenti era stato il centro-destra a sparare numeri a casaccio. Non a caso il loro piano dei rifiuti è stato largamente disatteso e bocciato da Bruxelles. Quando c’è una discussione sui rifiuti, nell’aula del consiglio regionale c’è come uno spettro che si aggira tra i banchi degli eletti: il suo nome è Manlio Cerroni. In pochi lo nominano ufficialmente, ma quando questo avviene è solo per accusare l’altra parte politica. E’ il caso di Fabio Desideri, esponente del centro-destra, che durante la seduta del 3 ottobre 2007 accusò Marrazzo di prendere ordini dal padron di Malagrotta:

[…]Vede, io ho qui davanti a me una lettera che credo di aver ricevuto insieme agli altri capigruppo, un fax del Co.La.Ri. il cui problem solver è l’avvocato Cerroni. Io non lo conosco, non ho il piacere, però certo verifico una cosa… Perfetto. E’ diventato consigliere regionale! No, io non lo conosco, però in questo atto che è giunto a tutti i capigruppo e che io ricordo perché ho l’abitudine di mettere da parte i foglietti di carta ci sono alcune conclusioni che, guarda caso, sono raccolte interamente nel piano che oggi il Presidente Marrazzo ha presentato. Per esempio, perché è bello leggerle queste cose, e lo dico ai colleghi della sinistra, la sinistra sinistra, ma vi è sfuggita questa lettera dell’avvocato Cerroni? No! L’avete letta con attenzione? E infatti vi ritrovate le conclusioni nel piano del Presidente Marrazzo. […] Presidente Marrazzo, siccome a me le favole non sono mai piaciute, dico che questo avvocato Cerroni, che non conosco, molto probabilmente ha ragione. Badate, io non sono d’accordo con tutta questa cosa, però vi dico che ha ragione, perché lui dice “dovete fare otto linee”, e nel piano c’è scritto otto linee. […] La differenza, il delta, caro Presidente, non è il 2 per cento, come dice lei. Secondo quel signor Cerroni è il 4 per cento. E se per caso ha ragione, come aveva ragione in tutta la sintesi dei 10–12 punti che in questa letterina, come a scuola, ci ha inviato, quel piano che lei ha presentato non serve a niente, Presidente. Detto in romano provinciale, è “carta” da utilizzare per altre cose. Allora, mi auguro che non abbia ragione l’avvocato Cerroni, perché se ha ragione, non solo siete dei “Pinocchi” politicamente parlando, ma in aggiunta ci troveremo… […]

Non appena insediatosi alla presidenza della Regione Lazio, Marrazzo doveva decidere se annullare le ordinanze n.14 e n.16 sottoscritte da Verzaschi, i testi che autorizzavano sia l’allargamento di Malagrotta per nuove volumetrie ordinarie nella località di “Testa di Cane”, sia la costruzione del gassificatore all’interno della discarica. Va segnalato il fatto che lo stesso Comune di Roma, attraverso il X Dipartimento, VIA – VAS (Servizio Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica), aveva espresso forti e ripetute perplessità sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003. I dubbi vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti in quell’area e sulla contiguità dell’impianto stesso rispetto alla massa dei rifiuti della discarica. La situazione poteva oggettivamente rappresentare un fattore di rischio elevato, anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e un’eventuale fuga di biogas dalla discarica poteva provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili. Il servizio VIA del X Dipartimento aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, vale a dire su tutta la superficie di Malagrotta e Valle Galeria. La Regione non ha mai ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune. Il Presidente Marrazzo, incontrandosi con i comitati dei cittadini, decise di sospendere le due ordinanze ma purtroppo questa decisione fu temporanea, durò infatti solo alcuni mesi, dopodiché Cerroni comunicò tranquillamente a Marrazzo la sua volontà di iniziare i lavori, e così fece. La sospensione dell’ordinanza n.16 non avvenne mai ufficialmente, infatti agli atti non esiste nessun documento di sospensiva. Per di più la giunta di centro-sinistra non si avvalse dell’opportunità di ricorrere al Tar, come invece era previsto in caso di contestazione. I lavori del gassificatore iniziarono prima del Natale 2005. I comitati contro l’impianto di Malagrotta accusarono successivamente Marrazzo di averli ingannati con le chiacchiere, impedendo di fatto che un ricorso contro le ordinanze venisse presentato in tempo utile dai cittadini. Il 24 marzo 2007 Marrazzo firmò l’ordinanza n.15 per lo smaltimento a Malagrotta di ulteriori 1.350.000 tonnellate di rifiuti. Con il decreto n.37 del 30 giugno 2008 Marrazzo autorizzò, nelle sue ultime ore da commissario, le prove per la messa in funzione del gassificatore. Una firma concessa con troppa facilità: da una successiva ispezione dei Vigili del Fuoco, infatti, si riscontrarono irregolarità per le quali le prove vennero sospese.

L’11 novembre 2008 i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) effettuarono un blitz a Malagrotta: i militari sequestrarono il nuovo inceneritore in quanto privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondente ad altri requisiti di legge. Il provvedimento fu deciso dal gip di Roma, dopo gli accertamenti del NOE. Le persone indagate furono due: il presidente del COLARI, Manlio Cerroni, e il vicepresidente del consorzio. Il Gip parlò di “esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge”, e ritenne che fosse “indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi, in particolare una raffineria e un deposito di Gpl”. Il magistrato autorizzò l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, per poter così richiedere e ottenere il nulla osta dei vigili del fuoco, necessario per l’attivazione delle procedure. I militari requisirono negli uffici della regione Lazio tutta la documentazione dell’iter autorizzatorio dell’impianto di Malagrotta, avviato nel 2004–2005. Il dissequestro del gassificatore arrivò il 5 dicembre 2008 e il giudice per le indagini preliminari predispose che, in attesa del nulla osta dei Vigili del Fuoco, le attività avrebbero potuto continuare sotto la supervisione dei Carabinieri del NOE. L’intervento della magistratura causerà un ritardo sulla sperimentazione dell’impianto di circa un anno. Il gassificatore è costato circa 350 milioni di euro, Cerroni ne ha recuperati quasi la metà grazie ai contributi Cip 6 dello Stato. Questo impianto a regime smaltirà 500 tonnellate di CDR al giorno e genererà circa 36 megawatt di elettricità, che l’Avvocato venderà sul mercato. Ulteriori guadagni per il benefattore di Roma. Il gassificatore è stato costruito con la discussa tecnologia Thermoselect e prevede due sistemi di controllo dei fumi: il primo è della svizzera Asea Brown Bovèri; il secondo, il sistema Amesa, è della francese Environment.

I sistemi di controllo in continuo sono gestiti esclusivamente dal provato, la parte pubblica, tramite l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), effettua monitoraggi solo una tantum. I consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, tramite una interrogazione depositata nel 2010, hanno chiesto alla presidente Polverini due semplici cose: dove vengono stoccate le scorie del gassificatore di Malagrotta, e perché le emissioni in atmosfera di tale impianto non vengano monitorate da un soggetto indipendente dal gestore e rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio. Come al solito nessuna risposta. Il piano regionale sui rifiuti voluto da Marrazzo non arrivò mai al voto del Consiglio Regionale, perché all’interno del documento era prevista l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano. L’area sinistra dello schieramento del Presidente era nettamente contraria a questa nuova struttura, questo comportò la non approvazione del piano ma non evitò a Marrazzo di firmare la delibera di giunta che ratificava l’impianto di Albano. Le procedure previste per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono state concluse nel mese di aprile 2009, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n.59 del 2005. A questo proposito la ASL RMH, in conferenza di servizi, si è espressa con tre distinti “pareri”:

il primo evidenziava una serie di criticità ambientali già, prese in considerazione all’interno del parere di compatibilità ambientale della competente area regionale; il secondo rilevava, in relazione alle criticità, che le distanze dell’impianto dalle abitazioni non erano ritenute conformi agli atti di pianificazione e quindi ciò significava non potere esprimere parere positivo sull’intervento; il terzo, acquisita dalla regione la corretta interpretazione sulle distanze nonché chiarimenti in merito alle criticità sottoposte, risultava “non favorevole” in relazione ai risultati di uno studio epidemiologico effettuato dalla ASL RME e dal Centro Regionale per l’Epidemiologia.

A seguito di tali pareri la regione ha chiesto ad ARPA Lazio e al Centro Regionale per l’Epidemiologia di effettuare le verifiche ambientali sul sito di localizzazione e accertamenti epidemiologici sullo stato di salute dei cittadini di Albano, soprattutto riguardo aulla possibile influenza dell’impianto sulla popolazione. A valle delle verifiche, essendo stati forniti dai due enti incaricati elementi di “tranquillità”, si è proceduto alla chiusura della conferenza dei servizi con esito favorevole per il rilascio dell’AIA. Tuttavia, nonostante la Conferenza dei Servizi abbia concesso parere favorevole alla concessione dell’autorizzazione, aprendo quindi le porte per la realizzazione dell’impianto, si deve annotaree il parere negativo espresso dalla ASL RMH, superato poi dal parere del dipartimento di epidemiologia dell’ARPA Lazio. Questo ha comportato negli abitanti della zona un senso di frustrazione, di reazione e di tensione, che ancora persistono nella direzione della non accettazione dell’impianto. Il TAR del Lazio, con sentenza emessa nel mese di dicembre 2010, ha annullato la delibera della precedente Giunta Regionale Marrazzo sul gassificatore e ora, dopo il ricorso, si attende il parere del Consiglio di Stato. L’impianto dei Castelli romani è al 33% dell’Ama, al 33% dell’Acea e al restante 33% dell’avvocato Cerroni. Quest’ultimo, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il 15/06/2010, rispondendo ad una domanda di un parlamentare in merito ad Albano, dichiara:

[…] Io posso dirle una cosa in questa sede – e parlo adagio, perché possa rimanere tranquillamente scritto – e cioè che l’impianto di Albano, alimentato a CDR prodotto dall’impianto dei Castelli, dall’impianto di Rocca Cencia e dall’impianto del Salario, sarà l’impianto top a livello mondiale. Non ci sarà nessun altro. Bisognerà andare a Fukujama, alla città delle rose – questo è già avanzato – e aggiungo che il giorno in cui sarà trasformato in impianto di smaltimento dei rifiuti, sarà come ne ha visti in Emilia–Romagna, a Milano, come ne avrà visti a Napoli e così via. Siccome avete parlato di Ferrari e di benzina, questi impianti a CDR sono macchine alimentate a benzina verde, anziché a benzina rossa, come una volta. […] Penso di chiudere il mio ciclo con Albano. Credo che da Albano, se sanno gestirlo bene, può rientrare una quota per le delegazioni che andranno a visitarlo perché l’impianto – alimentato, ripeto, a CDR da Rocca Cencia – non avrà l’eguale. Tuttavia, se c’è un’emergenza, può funzionare anche con il rifiuto tal quale. A quel punto, sarà un impianto di smaltimento di rifiuti, non un impianto che, alimentato a combustibile, anziché a metano, anziché a petrolio, anziché a carbon coke eccetera, produca energia. Questo è quanto. Noi stiamo realizzando, in questo trittico (Rocca Cencia, Salario, Albano) una cosa che non è esente in nessuna parte al mondo. Questo è fuor di dubbio .[…]

Cerroni è ovunque, anche ad Albano. Sull’opportunità di questa scelta si interrogò il consigliere regionale Luigi Celori che, durante la seduta del 24 giugno 2008, non esitò a manifestare le sue perplessità:

[…] Credo, allora, che buonsenso avrebbe voluto che il quarto impianto doveva essere fatto da una società interamente pubblica, e c’è, è l’AMA, quella società che a tutt’oggi ha solo il costo oneroso della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, perché spende soldi per spazzare a terra, spende soldi per separare, spende soldi per produrre il CDR e li spenderà per trasportarlo fino ad Albano e pagherà pure, perché ricordiamo che il CDR per essere bruciato nei termovalorizzatori ha un costo per l’azienda che lo produce e lì lo porta. […] Quindi già gli abbiamo impedito di costruirlo, cioè gli ha impedito la sinistra radicale di farsi il proprio termovalorizzatore a Rocca Cencia dove aveva un terreno di proprietà, ma dove soprattutto poteva con nastro trasportatore mettere il CDR prodotto direttamente nel gassificatore, glielo abbiamo già impedito, speriamo che la si possa quantomeno tutelare in questa nuova compagine societaria, dove farà probabilmente il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro, la parte privata e l’Acea. […]


Federambiente: “Servono altri aiuti pubblici agli inceneritori”

_La richiesta può sembrare una boutade, l’ennesima di Federambiente, soprattutto considerato il delicato momento economico. L’incenerimento dei rifiuti è un business drammatico per territori e popolazioni, le esternalità negative di un impianto di incenerimento vanno ben oltre l’area prossima allo stesso. Cose ormai note. Soprattutto, è un business che non sta in piedi. Ed ecco inserirsi, ancora e non a caso, la richiesta di Federambiente. Questi moderni dinosauri nel trattamento rifiuti vivono (pochi lo sanno) grazie ai soldi dei contribuenti italiani, fondi illegittimamente distratti grazie al vecchio Contributo Interministeriale Prezzi ai soldi che sarebbero dovuti andare alle vere fonti rinnovabili e pulite, lo scopo originario e nobile era infatti quello di mettere l’Italia in condizioni di recuperare una parte del gap con gli altri paesi europei in fatto di energia pulita. E invece? Invece no. Miliardi di Euro della nostra bolletta Enel finiscono non alle fonti alternative come previsto, ma ad alimentare una forma di speculazione assassina: gli inceneritori, appunto. E Federambiente chiede ancora di aprire la cassa di un Paese che già soltanto con la bonifica di intere porzioni di territorio (che non possiamo permetterci di perdere) potrebbe dare lavoro a migliaia e migliaia di persone. Imprenditori da quattro soldi come Manlio Cerroni non costruirebbero nulla senza il famigerato CIP 6 e, ad esempio, ai Castelli Romani non si parlerebbe ancora di inceneritore a tutti i costi, così come in altre parti d’Italia, senza i finanziamenti pubblici. Negli altri stati Ue questi mostri non sono finanziati dal pubblico, a volte le tonnellate portate a combustione sono addirittura tassate. In Italia non è così. Imprenditori privati che vivono ed operano con i soldi dei contribuenti, senza rischiare niente o quasi di tasca loro. Mediocri assaltatori di una diligenza ancora da rapinare e sempre più vicina alla bancarotta volontaria.

_Senza incentivi pubblici agli inceneritori, “la situazione degli investimenti è in stagnazione, pochi termovalorizzatori sono stati costruiti negli ultimi cinque anni e praticamente nessun nuovo impianto è stato programmato”. Federambiente, l’associazione che riunisce le aziende del settore rifiuti, presieduta da Daniele Fortini, amministratore delegato della municipalizzata di Napoli (Asia), va alla carica. E chiede che il Parlamento preveda nuovi aiuti pubblici all’incenerimento di rifiuti, come si legge nella bozza di un documento destinato alla Commissione bilancio che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.

Una richiesta che arriva nonostante tra il 2007 e il 2008 la normativa sugli intentivi all’incenerimento dei rifiuti attraverso i cosiddetti “Cip6” e i “Cerificati verdi” sia stata rivista, a seguito delle indicazioni dell’Unione Europea che già aveva aperto procedimenti d’infrazione contro l’Italia. Rispettando sia le norme Ue che il Trattato di costituzione dell’Ue in tema di libera concorrenza, erano stati così banditi gli aiuti economici alla combustione della parte non biodegradabile dei rifiuti. Una decisione che aveva soddisfatto le richieste delle associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace e Wwf.

Senza incentivi economici però il business degli inceneritori rischia di non essere conveniente. Una previsione confermata dal grido di allarme di Federambiente, che nel documento in preparazione pone “l’attenzione sulle difficoltà che stanno investendo gli impianti di termovalorizzazione realizzati, ristrutturati o ampliati nel periodo interessato dalle modifiche normative sul tema dell’incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili e sull’individuazione delle procedure per il calcolo della parte rinnovabile”.

Da qui la richiesta di Federambiente di una “rapida approvazione dei criteri d’incentivazione previsti dal nuovo quadro normativo”. Federambiente nel suo documento parla di “investimenti di cui il paese ha drammaticamente bisogno”, riferendosi ai termovalorizzatori, senza fare cenno a tecniche di gestione dei rifiuti alternative. Come quelle del centro riciclo modello di Vedelago (Treviso), dove scarti plastici e cartacei un tempo non differenziabili vengono trasformati in sabbie sintetiche.

Nel documento, poi, Federambiente si prepara ad avanzare proposte che hanno lo scopo di rendere vana la contrarietà di Comuni e Province alla realizzazione di nuovi impianti (la provincia di Lucca ha recentemente programmato la chiusura di tutti gli inceneritori e lo stesso ha fatto quella di Reggio Emilia). Si legge nel documento: “Non esiste ad oggi alcuna credibile ‘sanzione’ per le amministrazioni che, pure a fronte della legittimità delle richieste di autorizzazione e della bontà dei progetti, rallentano o bloccano il processo autorizzativo per un malinteso e spesso ingiustificato senso del diniego precostituito a qualunque iniziativa che possa suscitare opposizione sul territorio”. Ecco allora la proposta dell’associazione: “Se una Provincia non rilascia l’autorizzazione o non fornisce un diniego motivato entro i tempi stabiliti, le subentra la Regione; se entro tempi prestabiliti il processo non è ancora concluso, i poteri degli enti locali sono surrogati dall’amministrazione centrale dello Stato”.

Sul piano politico intanto è già iniziata la battaglia. I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle di Emilia Romagna e Piemonte Giovanni Favia e Davide Bono stanno preparando mozioni dove chiedono alle rispettive Regioni “d’intervenire per bloccare questo scempio contro le norme Ue e l’autogoverno del territorio”. “Se riusciremo a trovare cinque firme, presenteremo anche un’ordine del giorno urgente – spiega Bono –. Per questo in Piemonte cercheremo l’appoggio anche di consiglieri di Prc, Sel e Idv. Non può passare una follia così. Comunque è chiaro che senza gli incentivi pubblici, cioè le nostre tasse, gli inceneritori crollano tutti”.


Chiamata alle armi per i rifiuti

_A noi cittadini per bene far finire il tempo, troppo troppo lungo, di questi mediocri farabutti.

_(Fonte articolo, Terra, clicca qui). L’autunno sarà una stagione intensa e cruciale per i rifiuti nel Lazio. Senza troppi entusiasmi da parte della maggioranza di centrodestra in Regione riprenderà la discussione di quel che resta del Piano rifiuti. Sulla questione della nuova discarica per il dopo Malgrotta sarà nominato commissario straordinario il Prefetto di Roma e, per il resto dei giochi, le spartizioni appaiono già fatte: il “Signore della Monnezza” a Roma, Manlio Cerroni, sta già facendo le proprie mosse. Con un ingombrante, per dimensioni e contenuti, articolo sul Sole24Ore Roma a sua firma, infatti, si prende la paternità, e anche gli introiti, della fase post Malagrotta, autocandidandosi a ulteriori trenta anni di gestione dei rifiuti, secondo il proprio modello consolidato teso a massimizzare i profitti a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini e spacciandosi addirittura come “salvatore” della Città Eterna. L’avvocato ha già tutto pronto.

Impianti di trattamento dei rifiuti, inceneritori, gassificatori e discariche, come l’invaso di Testa di Cane o quello dei Monti dell’Ortaccio. Insomma sembra che delle decisioni della Regione, ne tantomeno di quelle dei cittadini, il monopolista dei rifiuti, non ne voglia nemmeno sentir parlare al punto che ha bacchettato la Giunta Polverini per il metodo “garibaldino” che avrebbe adottato per individuare, e comunicare ai cittadini i siti provvisori di Pizzo del Prete-Fiumicino, Castel Romano, San Vittorino. Insomma la filosofia è: nessuno, ma proprio nessuno, disturbi il manovratore. Nel frattempo i segnali dagli altri fronti sono negativi. Ama per esempio ha appena acquistato per Roma migliaia di cassonetti per l’indifferenziata e per la raccolta multi materiale, ossia si continuerà nel Comune di Roma con una differenziata zoppa, poco efficace e che produrrà risultati insignificanti, mentre anche parte dell’opposizione, soprattutto in Regione, sembra dormire sonni tranquilli. Fuori dai Consigli d’amministrazione e dalla Giunte, invece, c’è fermento.

I cittadini delle zone “condannate” alle nuove discariche sono giustamente “indignati” e cresce l’opposizione a gestioni e progetti calati dall’alto. Il Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, che riunisce i comitati e le associazioni No discariche e No inceneritori, ha indetto una manifestazione per il 28 settembre alle ore 15:00 davanti al Consiglio Regionale, in Via della Pisana 1301, non solo per dire un no secco al Piano rifiuti, alla gestione monopolistica e agli “affari” sulla pelle dei cittadini, ma per rivedere la pianificazione regionale in materia di rifiuti per ridurre la produzione dei rifiuti di almeno 100 kg procapite, per supportare il riuso, per la diffusione del porta a porta, per l’adozione di tecnologie ambientalmente sostenibili nel trattamento delle frazioni residue e la creazione di impianti di supporto – compostaggio, centri di riciclo ecc. ecc. Tutte proposte concrete che sono presenti in Regione ma non nel Piano Rifiuti, bensì nella legge d’iniziativa popolare che giace in Commissione ambiente presieduta dal Consigliere di centrodestra Carlino. Noi Verdi saremo il 28 settembre a fianco dei cittadini e dei comitati, per dire si, senza se e senza ma, alle quattro R dei rifiuti. Riduzione, Riuso, Raccolta differenziata porta a porta e Riciclo.


Il piano per il dopo Malagrotta targato Manlio Cerroni

_Un arzillo vecchietto padrone di tutto che spaccia per benessere all’ambiente e alla società i suoi vigliacchi sovraprofitti. Con i suoi metodi obsoleti e arretrati nel trattamento rifiuti devasta territori e porta malattie. Persone come questa meritano tutta la nostra resistenza.

_(Fonte articolo, Terra, clicca qui) Rischio emergenza rifiuti nel Lazio? Nessun problema, assicura il monopolista delle discariche Manlio Cerroni, ci sono qui io, pronto a salvare Roma. E’ un intervento decisamente inusuale quello pubblicato dal giornale di Confidustria Il Sole 24 ore lo scorso mercoledì, firmato in prima persona dal padrone di Malagrotta, l’enorme discarica della capitale destinata a chiudere i portoni ai compattatori entro la fine di quest’anno, dopo una serie infinita di proroghe. Cerroni si mostra sicuro, pronto ad essere di nuovo chiamato come il salvatore di Roma, ruolo che ha sempre rivendicato con un certo orgoglio.

Il perno centrale del ciclo dei rifiuti della regione Lazio sono da sempre le discariche. La differenziata è a livelli ben al di sotto delle percentuali previste dalla legge e richieste dall’Unione europea. Non solo a Roma, ma nell’intero territorio regionale, salvo qualche piccolo centro, la raccolta porta a porta e la differenziazione spinta non è mai decollata. L’intero ciclo, dunque, si basa sul binomio invasi-inceneritori, con il Cdr – il combustibile da rifiuti – spacciato come la chiave di volta che dovrebbe mettere in sicurezza la gestione dei rifiuti. I centri di trattamento triturano la monnezza, separano la parte bruciabile che va a comporre le ecoballe da spedire verso gli inceneritori, e solo il resto del trattamento dovrebbe finire in discarica. Questa è la teoria.

La realtà è ben diversa. Prendiamo, ad esempio, l’impianto di Albano, di proprietà della Pontinia Ambiente, una delle tante società del gruppo Cerroni. Serve una decina di comuni a sud di Roma e possiede l’enorme discarica di Roncigliano, una vera e propria collina artificiale che appare sulla via Ardeatina, segnalata da un odore acre, particolarmente penetrante in questi giorni. Sono sette invasi – in realtà otto, considerando l’antico sito “zero” ormai chiuso – che si sono riempiti anche grazie alla produzione del Combustibile da rifiuti mai entrato negli inceneritori. Le ecoballe prodotte ad Albano dovevano essere bruciate a Colleferro, dove funzionano i due impianti del consorzio Gaia, ma per motivi mai del tutto chiariti buona parte di quei rifiuti trattati sono stati deviati verso la discarica gestita da Manlio Cerroni.

Cambiando città e scenario il sistema di funzionamento prevede sempre e comunque la centralità delle enormi buche gestite dall’avvocato Cerroni. Ed ora che Malagrotta è arrivata alla fine, il potente imprenditore arrivato nella capitale dal piccolo paesino di Pisoniano qualche decennio fa ha già pronta la soluzione. «I rifiuti che per loro natura richiedono lo smaltimento in discarica – scrive Cerroni su Il sole 24 ore – hanno a disposizione ben due siti per i quali sono stati attivati da tempo (dal 12 ottobre 2009) tutte le procedure richieste dalla vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale: Monti dell’Ortaccio e Pian Dell’Olmo». Inutile dire chi è il proprietario dei due siti.

Ecco, dunque, il piano dei rifiuti dell’avvocato delle discariche, mai discusso in consiglio regionale: «La Regione Lazio è quindi nelle condizioni e nella piena facoltà di rilasciare le connesse autorizzazioni», conclude il padrone di Malagrotta. Un futuro segnato? Forse si, salvo incidenti di percorso.


Cercate a Latina le scorie dei Casalesi

_Per tutte le info circa il prossimo Dis-camping clicca qui. PARTECIPATE!

_(Fonte articolo, Terra, clicca qui) La scoperta della discarica di Casal di Principe è una sorta di scoperchiamento del vaso di Pandora. Le analisi dell’Arpa e della Asl dovranno datare con precisione l’epoca dell’immenso sversamento avvenuto alle porte della capitale del cartello dei Casalesi. Le immagini dei fanghi industriali ritrovati – analizzate da alcuni esperti – mostrano residui plastici ancora integri, che potrebbero far risalire quella discarica a tempi più recenti. Una possibilità che riaprirebbe il capitolo della storia dei viaggi tossici dal nord verso la provincia di Caserta.

Intanto il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone – che dal 1993 in poi ha raccontato ai magistrati di diverse procure il sistema rifiuti dei clan – ha reagito duramente all’accostamento del suo nome con lo sversatoio di Casal di Principe. «Vogliono farmi martire», ha raccontato a Il Tempo domenica scorsa, in una lunga intervista. Respinge le accuse, aprendo però un nuovissimo fronte di indagini, che punta sul basso Lazio. Secondo il suo racconto, venuto da uno dei principali testimoni del processo Spartacus – condannato a 10 anni e mezzo di reclusione, con i benefici di legge – dopo il 1993 l’Enea avrebbe verificato la sua testimonianza sui traffici illeciti verso la discarica di Borgo Montello di Latina, confermando la presenza di sostanze pericolose e, probabilmente, radioattive. «Andammo sul posto con un elicottero partito da Pratica di Mare – ha raccontato Carmine Schiavone – c’erano anche i tecnici dell’Enea per verificare la radioattività. Mostrai i luoghi e alla fine dovemmo scappare, gli strumenti antinquinamento erano impazziti».

Il collaboratore di giustizia aveva già deposto il 13 marzo del 1996 davanti all’allora tenente colonnello del gruppo provinciale dei carabinieri di Latina Vittorio Tomasone. Otto pagine di verbale, fitte di indicazioni poi risultate preziose nelle indagini della Dda di Roma sulla penetrazione dei Casalesi nel sud pontino. «La provincia di Latina non può definirsi immune dal problema dei rifiuti smaltiti illecitamente», spiegò Schiavone. «Mi diceva Antonio Salzillo, ai tempi in cui faceva parte ancora del nostro gruppo, che lui operava con la discarica ufficiale di Borgo Montello – prosegue nel racconto – e in tale struttura faceva occultare bidoni di rifiuti tossici o nocivi». Quel racconto di Schiavone – fatto quindici anni fa – nel tempo è stato in buona parte completato da tanti elementi.

Nessuno, però, è mai andato a scavare nei sei invasi che compongono la discarica di Borgo Montello, nonostante gli indizi che sembravano convalidare la testimonianza del collaboratore di giustizia dei Casalesi. Secondo alcune analisi dell’Arpa Lazio – realizzate recentemente per il rilascio dell’Aia della discarica, attualmente funzionante – le falde acquifere risulterebbero contaminate. Non solo. Raccontano gli abitanti della frazione di Latina che quando, anni fa, il fiume Astura esondò, sulle sponde poste ai limiti della discarica di Borgo Montello apparvero i fusti. «Ricordiamo con chiarezza quelle immagini – spiega un abitante che chiede l’anonimato – che furono fotografate da un reporter di un giornale locale». Istantanee poi sparite.

Alla fine degli anni ‘90 vennero effettuati dei rilievi sull’area, che mostrarono la presenza di materiali ferrosi in profondità. Per il Comune di Latina – il primo gestore dell’invaso zero, il più antico – si poteva trattare di «vasetti di omogenizzati», scaduti ed interrati nella discarica. Ma nessuno ha mai potuto escludere la presenza dei fusti.

Carmine Schiavone – dopo la scoperta della discarica nella sua terra d’origine – ha deciso di riprendere il filo di quel racconto, aggiungendo alcune elementi importanti ed inediti. «Raccontai queste cose ai magistrati, alla commissione ecomafie e alla scuola superiore di Polizia fin dal 1993», ha spiegato nella sua intervista uscita domenica scorsa. Il 1993 è l’anno dell’inchiesta Adelphi, il filone d’indagine della Dda di Napoli che scoprì il grande traffico di rifiuti verso la Campania, nato da un accordo stretto alla fine degli anni ‘80 tra i clan del casertano con le grandi industrie chimiche, i principali produttori dei rifiuti pericolosi.

Lo sversamento verso il Lazio, spiega Schiavone, aveva visto come mediatore «un esponente della massoneria targata P2». Un passaggio importante, che è possibile ricollegare alle sue dichiarazione del 1996: «Chianese (l’avvocato oggi ai domiciliari, accusato di essere l’ideatore delle ecomafie in Campania) ha introdotto Gaetano Cerci negli ambienti della P2 di Gelli – raccontò il collaboratore ai carabinieri di Latina – e mi risulta che il Cerci frequentasse la casa di Gelli, al pari dell’avvocato Chianese». Uno snodo tra gli ambienti dei casalesi e la massoneria che l’inchiesta Adelphi aveva indicato come il punto di contatto tra il mondo imprenditoriale del nord Italia con le cosche campane.

Se le ultime dichiarazioni di Schiavone fossero confermate, si potrebbe aprire un nuovissimo fronte d’indagini sulla discarica di Borgo Montello, con risvolti anche istituzionali. Occorrerebbe capire, ad esempio, perché dal 1993 ad oggi nessuno è mai andato a verificare in profondità cosa si cela nel ventre dell’invaso che serve i comuni della provincia di Latina. Molte istituzioni, poi, dovrebbero rendere noti gli studi realizzati sulla zona, ad iniziare dall’Enea, chiamata in causa dal collaboratore di giustizia. C’è infine la mancata bonifica. Secondo Carmine Schiavone l’intervento sarebbe costato 26 miliardi di lire e non sarebbe mai stato realizzato per mancanza di fondi: e così «era meglio che lo scandalo non uscisse fuori», assicura l’esponente dei Casalesi.


Roncigliano. Un incubo dentro un incubo.

(Fonte articolo, Controluce, autore Maria Lanciotti, clicca qui) Sabato 30 luglio tutti in discarica a Roncigliano nel comune di Albano per protestare contro l’illecita costruzione e messa in opera del settimo invaso, un bucone enorme di cinquecentomila tonnellate in cui la società Pontina Ambiente andrà a scaricare i suoi rifiuti per i prossimi dieci anni, se “qualcosa” non interviene per mandare a monte il demenziale progetto. La gente era lì, come l’anno scorso ad agosto, quando si fece camping in discarica temendo un atto di forza nei tempi rallentati delle ferie. Parlava poco, la gente, e poco ascoltava i vari interventi, nemmeno si curava tanto della ventilata visita di Beppe Grillo che alla fine è comparso all’ora di pranzo, toccata e fuga con rinverdimento del Movimento 5 Stelle. Qui da noi chi si muove da anni è il Coordinamento NoInc che continua ad autofinanziarsi per portare avanti una battaglia di civiltà contro un sistema corrotto che fa ribrezzo e paura.

Chi sta tirando le fila, dietro le quinte, di questa sporca farsa che di atto in atto diventa sempre più oscena? I sindaci, dove sono i sindaci, gli amministratori di dieci comuni (due si sono defilati, Nemi e Lanuvio) che si schierano secondo come tira il vento e non si espongono se non nella misura in cui sono ricattabili o influenzabili? Dove sono i bei discorsi di solidarietà che infiocchettano le aule consiliari e i raduni di piazza, se la gente che in agosto si va a gustare l’aria puzzolente della discarica è sempre e solo la gente, sempre più nauseata e convinta che così non si può andare avanti e prima o poi qualcosa cambierà e i Cerroni e i Guidobaldi e le Regioni che non sanno “reggere” col popolo ci dovranno fare i conti e se i conti sono giusti dovranno anche pagare i danni.

Sembra un teatrino dell’assurdo che riporta alla mente quel film di Pasolini “Che cosa sono le nuvole” dalla trama semplice e infernale. In un teatro di marionette viene messo in scena l’Otello di Shakespeare, ma la tragedia non piace al pubblico che non accetta il finale e lo vuole cambiare; così sale inferocito sul palco e fa fuori il perfido Jago (Totò) e il possessivo e malfidato Otello (Ninetto Davoli) e porta in trionfo Desdemona e Cassio, i presunti traditori. Poi il netturbino (Modugno) carica sul camion della spazzatura le marionette sconciate dal popolo e le rovescia in discarica. Affogati nei rifiuti, con la faccia che scola il giallo e il nero del trucco di scena, gli attori principali guardano il cielo passare sopra le loro teste di legno e Otello fa: “Iiiiih, che so’ quelle?”. “Sono le nuvole”, gli risponde Jago. “E che so’ le nuvole? Quanto so’ belle!” replica Otello. E Jago, col suo ultimo scatto di marionetta usurata, fatta a pezzi e pronta per l’inceneritore, sospira: “Straziante, meravigliosa bellezza del Creato…”.

E come nel film di Pasolini, una rappresentazione nella rappresentazione, ci troviamo anche noi non “in un sogno dentro un sogno”, ma in un incubo dentro un incubo, se il pubblico pagante non dà uno scatto di reni e non si ribella a un finale programmato dai signori che non hanno mai alzato lo sguardo dai loro miserabili conteggi e forse nemmeno si rendono conto del crimine che stanno commettendo – e non per soli trenta denari! – uccidendo la bellezza e la vita. E questo non può essere permesso: che lo sappiano, questi signori del male che si vendono per montagne stratosferiche di monnezza che ricadranno in cenere sulle teste di chi non c’entra, che sono colpevoli e ingiustificabili. E che se anche non vivono a Roncigliano anche loro faranno le spese di questa dissennata corsa alla rovina, che non risparmia siti.


Beppe Grillo ai Castelli Romani contro discarica ed inceneritore

_Intervento di Beppe Grillo, Daniele Castri (referente legale Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) e Aldo Garofolo (tecnico Coordinamento contro l’inceneritore di Albano) durante il presidio organizzato dai comitati a Roncigliano contro la follia del VII invaso (appena inaugurato dalla Pontina Ambiente Srl nonostante la pendenza di due ricorsi al Tar Lazio esperiti dai movimenti cittadini). Una discarica illegale, un obsoleto inceneritore ovviamente privato finanziato però interamente dal pubblico da edificare; il tutto per un nuovo skyline tra i Castelli Romani ed il mare. La guerra legale e cittadina contro ALCUNI politici genuflessi a Cerroni e contro Cerroni stesso va avanti. Senza resa.

_Intervento di Beppe Grillo.

_Intervento di Aldo Garofolo e Daniele Castri.