Paul Connet

Così ci Uccidono….

 Non si tratta di una nuova pubblicazione, perche’ risale a febbraio 2010, tuttavia pensiamo sia un libro che tutti noi dovremmo leggere, a maggior ragione quei cittadini che da anni subiscono attacchi, soprusi e veleni a danno del territorio in cui vivono. Purtroppo i Castelli Romani vantano questo triste primato….

Volevamo quindi parlarvi di questo libro: “Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni” di Emiliano Fittipaldi, gia’ ospite in un programma RAI, interessante, culturale, d’approfondimento, trasmesso tempo fa in seconda serata (peccato). Una vera rarità.

Emiliano Fittipaldi era davanti a uno scettico (all’inizio) Corrado Augias, in “Le Storie” su Rai3. Emiliano Fittipaldi è un giornalista de L’Espresso, il suo libro è edito da Rizzoli.  Questa è la quarta di copertina:

Forse siete convinti di scegliere sempre il meglio, e al supermercato passate ore a selezionare prodotti “di qualità”. Ma nel cibo che mangiate, nell’acqua che bevete, nell’aria che respirate e nei cosmetici che vi spalmate sul corpo i veleni sono in agguato. Tra gli avvelenatori non ci sono solo camorristi, mafiosi e criminali risaputi. La categoria comprende anche personaggi insospettabili. Politici ufficialmente impegnati nella tutela dell’ambiente ma che, tra beni di famiglia, possiedono aziende accusate di minare la salute dei dipendenti. Industriali milionari che confezionano i prodotti di marche famose con materiali scadenti e nocivi, vere e proprie bombe a orologeria per i consumatori. Sindaci e assessori che di fronte ad analisi inquietanti sulle sostanze tossiche contenute nell’acqua comunale preferiscono tacere “per non allarmare inutilmente la popolazione”. Responsabili delle bonifiche di aree gravemente contaminate, nel cuore dei nostri centri urbani, che lavorano solo per gonfiare il proprio portafogli, incuranti di chi in quelle zone vive o andrà a vivere. Sembra incredibile, ma succede di rado che queste storie clamorose trovino spazio nelle cronache di stampa e televisione“.

I veleni sono in agguato in tutto ciò che ci circonda. E non ci sono marchi, pubblicità rassicuranti che possano proteggerci al 100%. Lo dice Saviano in Gomorra, lo mostra Biùtiful Cauntri di Calabria, Ruggiero, D’Ambrosio, Del Giudice, lo ripete da sempre Antonio Marfella dell’ospedale Pascale di Napoli. Nell’acqua che beviamo, nel cibo, nell’aria che respiriamo, nei cosmetici. E le Regioni lo nascondono alzando i limiti di legge.

Buona lettura, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore di Roncigliano….


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


IL TAR del LAZIO HA BOCCIATO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI

_Con questa sentenza, testo integrale, il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore dei Castelli Romani, accogliendo nella sua generalità quanto esperito dai movimenti cittadini unitariamente rappresentati nel Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Conosciamo il nostro territorio, le sue criticità, le emergenze in atto (gravissime), i suoi punti di sviluppo (immensi) e siamo consapevoli di quello che abbiamo sempre sostenuto e che sosterremo. Come ordinario dovere civile abbiamo scelto di calarci in questa BATTAGLIA con umiltà, con il lavoro silenzioso e rispettoso verso ogni singola parte. Questa è una vittoria dei cittadini dei Castelli Romani e del suo territorio, un lembo di terra più antica di Roma stessa e con grandi risorse. L’associazione Differenzia-ti desidera ringraziare il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano per aver intrapreso questa vertenza territoriale e per non aver mai mollato su ogni fronte, movimento al fianco del quale ci siamo schierati con viva, sincera e positiva partecipazione/contributo. Come associazione ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che hanno operato con noi e per noi (cittadini, tecnici e non solo di alcune precise parti d’Italia), nessuno escluso.

Quest’oggi, dopo due anni e mezzo di lotta, ci sentiamo di aver fatto qualcosa di valido per questo Paese e per questo territorio, oggi ci sentiamo Cittadini.

Quanto riportato dalla sentenza 36740 del 2010 dimostra in sintesi che avevamo ragione. L’impianto di gassificazione dei Castelli Romani è qualcosa che molti hanno definito sciagurato a livello economico e sanitario, un impianto ancestrale che risponde a logiche vecchie nel trattamento rifiuti, soprattutto, a logiche speculative che non risolverebbero in alcun modo la tematica in questione.

Un incoraggiamento sincero (ed anche un grazie) va anche a tutti quei sindaci dei Castelli Romani che avevano chiesto questo impianto nel lontano 2007 e che hanno scelto, dopo valida analisi e documentazione, di tornare sui loro passi, di ricredersi appoggiando ad adiuvandum i comitati cittadini in questa durissima battaglia. Adesso chiediamo con forza a questi primi cittadini di mostrare ulteriore coraggio, di affrancarsi da scelte obsolete come inceneritori, discariche e di portare il bacino dei Castelli Romani dentro una realtà virtuosa della gestione rifiuti. Chiediamo con forza e coraggio a questi sindaci di avviare i primi step di raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni e di migliorarla ulteriorimente dove sia stata già intrapresa con validi risultati.

La vertenza Albano andrà avanti. La palla torna al centro (ricorso al consiglio di stato) sebbene il punteggio sia pesante e, stavolta, a nostro completo favore. Non abbiamo ancora vinto del tutto, ci sarà da lottare duramente, DIFENDIAMO IL VOSTRO FUTURO, cittadini, unitevi a noi.

_Con la sentenza 76340/2010 la prima sezione del Tar del Lazio, presieduta dal giudice Giorgio Giovannini, ha accolto il ricorso principale presentato dal Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano contro il gassificatore dei Castelli Romani. Il Tribunale amministrativo regionale annulla così la contestata VIA emessa dalla Regione Lazio nel marzo 2008, che esprimeva parere positivo sulla realizzazione dell’inceneritore. Accolti anche i ricorsi successivi, quello con cui i “No inc” si opponevano al secondo progetto di inceneritore presentato dalla Pontina Ambiente e al consumo di acqua dell’impianto, ritenuto eccessivo per il territorio. «Abbiamo saputo oggi del pronunciamento del Tar – dice al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento “No inceneritore” –. Siamo contenti, dimostra che le nostre obiezioni contro l’impianto di incenerimento sono fondate. La relazione tecnica che presentammo al Tar è stata stesa con l’aiuto gratuito di tecnici, fisici, geologi… professionisti del settore che hanno detto la loro sull’inceneritore anche a costo di mettere a rischio i loro lavori nel settore. Evidentemente eravamo sicuri di quello che scrivevamo. Il Tar ci ha dato ragione». A sostegno dei “No inceneritore” si erano costituiti, con ricorsi ad adiuvandum, il Wwf e i comuni di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. In questo momento i “No inc” sono in piazza ad Albano per diffondere la notizia tra la cittadinanza. (Fonte, clicca qui)

_Il Tar del Lazio ha annullato la delibera della precedente giunta regionale sul gassificatore di Albano. A annunciare la notizia che “è di qualche giorno fa ma è rimasta coperta dalla fiducia” votata ieri alla Camera, è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha annunciato che il Comune è pronto a ricorrere al Consiglio di Stato. Alemanno ha però ammesso che questa decisione del Tar “indebolisce fortemente l’ipotesi di Albano e rilancia il problema dell’individuazione di nuovi impianti”. Secondo Alemanno, che ha parlato a margine di un convegno della Uir, questi impianti “non dovranno per forza essere due, ma anche uno con una maggiore potenzialità. Il problema più immediato – ha concluso il sindaco – l’alternativa a Malagrotta”. (Fonte, clicca qui)

_Nella giornata di lunedì 13 il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati dal Comitato No inc contro la costruzione del contestato inceneritore di Albano. Il Tar ha annullato la Via, la valutazione di impatto ambientale, che dava l’inizio alla costruzione dell’impianto con non poche controversie politiche per il rilascio dell’autorizzazione da parte della giunta regionale allora guidata da Piero Marrazzo. La notizia del pronunciamento del Tar si è diffusa solo nella serata di oggi quando è stato avvertito il comitato No Inc del giudizio. Sono stati accolti oltre al ricorso principale anche quelli secondari che mettevano in discussione il progetto dell’inceneritore progettato con raffreddamento ad aria e non ad acqua, visto il grave deficit idrico della zona. Ricordiamo che insieme ai ricorsi dei comitati erano stati presentati ad adiuvandum i ricorsi delle amministrazione comunali coinvolte nell’impianto, primo fra tutti il comune di Albano che ha espresso tutta la sua soddisfazione per un vero lavoro di squadra. La notizia del No all’inceneritore da parte del Tar si è subito diffusa tramite il tam tam di facebook e le catene di sms in serata alle ore 22 comitati No Inceneritore e i cittadini sono scesi in piazza sotto il palazzo comunale per festeggiare e diffondere la notizia alla cittadinanza. (Fonte articolo, clicca qui)

_Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR. (Fonte articolo, clicca qui)


23 novembre 2010, Paul Connett a Salerno

_Troppa efficienza, troppo risparmio in salute e soldi dei cittadini. Teorie che per il politico medio italiano, sono del 2060 (se tutto va bene).


Paul Connet: un mondo a rifiuti zero

_Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l’altro nel sud di Milano.

C’è però un signore d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.

Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”

“All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.”

Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

“È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”

È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti. (Fonte articolo, qui)