Piano Rifiuti Regione Lazio

Ambiente: Rifiuti, smog, traffico e consumo suolo, tutte le criticità di Roma

index_Un’indagine che fornisce un’attenta analisi delle performance ambientali di Roma negli ultimi nove anni (2003-2011), estratti dagli ultimi Rapporti di Ecosistema Urbano

_(Fonte articolo clicca qui) – Il consumo di suolo procede a ritmo spedito, la raccolta differenziata dei rifiuti arranca su numeri molto al di sotto dei limiti di legge, il trasporto pubblico e’ sempre meno competitivo rispetto all’auto privata e le aree pedonali sono le stesse del 2003. E non solo: le fonti rinnovabili sono infatti ancora poco diffuse. E’ questa la fotografia scattata dal dossier ‘Roma negli anni attraverso i dati di Legambiente’. Un’indagine che fornisce un’attenta analisi delle performance ambientali di Roma negli ultimi nove anni (2003-2011), estratti dagli ultimi Rapporti di Ecosistema Urbano. Sono questi in sintesi i punti critici della Capitale che, secondo Legambiente, dovranno essere affrontati dal vincitore delle amministrative 2013 di qualsiasi partito. Una sfida impegnativa perche’ il Sindaco che verra’ dovra’ colmare i ritardi di questi anni, risolvendo prima di tutto le emergenze che continuano a strangolare la citta’ come smog, traffico, rifiuti urbani e consumo di suolo. I dati degli ultimi nove anni parlano chiaro: per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10) a Roma la situazione resta difficile nonostante i piccoli miglioramenti. Se nel 2003 i valori medi annui erano 47 microgrammi al metrocubo e 48,3 microgrammi/mc nel 2004; nel 2011 la media si attesta a 36,5 microgrammi al metro cubo. Un miglioramento del dato medio annuo dovuto anche al fatto che sono state modificate piu’ volte le ubicazioni delle centraline di monitoraggio. Dato negativo riguarda, invece, il fatto che al 2012 (dati Arpa Lazio) restano con limiti fuori legge 4 centraline su dieci. I rifiuti urbani sono e restano un settore critico per la Capitale, che dai 653 kg prodotti per abitante all’anno del 2003, arriva a 709,2 del 2005, per poi cominciare a scendere in occasione della crisi economica a 646,3 del 2008 e ai 645,7 del 2011. Per quanto riguarda la media nazionale della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti nel 2003 era al 18,3%, e nel 2011 si attesta su una media (ponderata) di 37,9%. Ma l’obbiettivo normativo del 35% di Rd, fissato per il triennio 2003-2006, e’ ancora oggi ‘mancato’ da 42 capoluoghi di provincia. Invece l’obbiettivo di legge fissato per il 2011 al 60% di raccolta differenziata dei rifiuti e’ stato raggiunto solo da 12 citta’ capoluogo. Roma e’ ancora lontana da entrambi gli obbiettivi di legge attestandosi nel 2011 al 24,2% di rifiuti raccolti in maniera differenziata. Nel 2003 pero’ era ferma al 10,5% e dal 2008 (quando era al 19,5% di Rd) e’ cresciuta meno del 5%. C’e’ poi tutta l’emergenza della discarica di Malagrotta, un invaso di 240 ettari che smaltisce da trent’anni i rifiuti della Capitale (circa 4mila tonnellate al giorno), e dopo numerose proroghe, e’ ormai in via di esaurimento. Quanto al consumo di suolo, negli ultimi quindici anni (1993-2008) a Roma i suoli destinati a usi urbani sono aumentati del 12%, per un totale di 4.800 ettari trasformati. I suoli piu’ urbanizzati sono stati quelli agricoli (4.384 ettari persi), a seguire boschi e vegetazione riparia (416 ettari). Nonostante questi dati, analizzando i Piani Regolatori vigenti le previsioni risultano ancora piu’ negative. In pratica e’ previsto un ulteriore consumo di oltre 6.700 ettari nel Comune di Roma, prevalentemente agricoli. Si tratta in valori assoluti di cifre raddoppiate rispetto a quanto si e’ consumato tra il 1993 ed il 2008, con un consumo di suolo totale pari al 45% dell’intero territorio di Roma. Anche il trasporto pubblico e’ uno dei talloni d’Achille di Roma. Negli ultimi anni sono calati i passeggeri trasportati dal sistema di Tpl romano: se nel 2009 erano 541 viaggi per abitante all’anno, nel 2011 sono a passati a 519. Negativi anche i dati sui metri quadrati di suolo destinati ai pedoni romani, fermo dal 2003 ad un ridicolo 0,14 mq per abitante.


Inceneritore di Parma: la rivoluzione non è un pranzo di gala

inceneritore-21-aprile-2013-2_Video-ecoballa del 16 maggio 2013, rubrica a cura di Daniele Castri referente legale del Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Quando lavoravo in fabbrica, operaio turnista, si parlava di scioperi e ingiustizie, di vertenze e divergenze. Si parlava di andare a Roma a manifestare, quelle grandi manifestazioni con migliaia e migliaia di operai da tutta Italia. Al primo giorno di sciopero grande successo, sempre (quasi mai gli impiegati). Al secondo giorno pochi illusi fuori dai cancelli. Erano gli anni in cui si prendeva a scioperare di lunedì o venerdì, ponte lungo per dirla tutta. Che senso aveva andare a Roma se non eri in grado di meritarti il suolo che calpestavi a casa tua? La rivoluzione è una parola grossa, spesso usata a sproposito, ma quando nella mia città, Parma, non avremo più vandalismo sistematico sulle altalene dei bambini al parco, allora si potrà parlare di rivoluzione. L’inceneritore di Ugozzolo potrebbe essere il No Tav di Parma, molti sostengono sia stato il cavallo di Troia del M5S per vincere le elezioni, molti di più la tomba del PD che l’ha sempre voluto e gli tocca difenderlo. Ci sono due forni a Parma, si guardano in faccia tanto son vicini: uno esala sapor di profumo (il Mulino Bianco) l’altro esala fumo di cosa lo scopriremo vivendo, sperando. Passando da quelle parti, i miei figli mi chiedono dove abita la principessa, in questi che sembrano castelli moderni, senza draghi né fossati, cavalieri, maghi o re. Quando i figli sono piccoli son come il Piccolo Principe, una risposta va data, sperando che basti o continueranno a domandare per il diritto di sapere. Ma le favole moderne son peggio di quello che riesco a dire. Come posso spegare che pochi giorni fa ho ricevuto una lettera dal Comune di Parma e da Iren dal titolo “Non più rifiuti ma risorse”? In sostanza una bella lettera che annuncia l’estensione della raccolta differenziata spinta, in altre parole che a diventare bravi potremo riciclare un sacco di cose, in sintesi che se siamo virtuosi dovremo trovare una soluzione all’inceneritore o morirà di fame. Son favole moderne, i draghi sono indistinguibili: hanno l’eloquio di amministratori delegati, l’apparenza di camicie stirate, garanzie di tutela. I lupi cattivi sono un privilegio che sta solo nelle fiabe, ormai. Le favole hanno un inizio, un buono, un cattivo, lo scontro tra bene e male, una fine. Siamo dentro a una metafora: da un lato c’è un forno per incenerire rifiuti e dall’altro un sistema per produrne sempre meno. Eppure l’inceneritore di Ugozzolo doveva bruciare solo i rifiuti del territorio locale, sarà un buon investimento solo se avrà cose da ridurre in fumo. Ma se lo affamo… cosa brucerà? La rivoluzione non è un pranzo di gala, forse è un piatto sporco nel quale mangiare a mani nude da usare poi come tovagliolo, difficile non imbrattarsi. La rivoluzione è qualcosa che accade prima che il fumo ti offuschi la vista. La rivoluzione è qualcosa che non aspetta il consenso della magistratura, non si aspetta che l’arresto del cattivo sancisca l’indignazione popolare. Intanto l’inceneritore sbuffa i primi rifiuti di prova, mentre Parma spinge sulla raccolta differenziata: siamo a un bivio e tiriamo dritto. Questa favola puzza di bruciato e nel dubbio dirò ai miei figli che è brutta da trattenere il fiato.


Inceneritore Albano, L’UE apre al ricorso del “Coordinamento No Inc” e chiede altra documentazione

07_L’Unione Europea o, meglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo vuole approfondire la spinosissima questione relativa all’inceneritore dei Castelli Romani e vederci chiaro. Per questo la stessa “Corte” dopo aver prevalutato e ammesso il ricorso presentato dai movimenti che da sei anni si battono contro l’ecomostro voluto dal Co.E.Ma (Ama + Acea + Gruppo Cerroni) ora chiede ulteriore materiale tecnico scientifico proprio al fine di approfondire la questione. Il ricorso alla “CEDU” relativo all’inceneritore di Albano entra quindi nel vivo con i movimenti dei cittadini che dal 2007 ad oggi non hanon lesinato alcuna energia per impedire la costruzione del nefasto ecomostro e scongiurare l’ennesima speculazione sul territorio castellano. Leggi l’articolo sottostante tratto dal quotidiano “Cinque Giorni” che parla proprio del ricorso alla “CEDU” relativo all’inceneritore.

  • L’Europa apre al “No Inc” e chiede altra documentazione. Clicca qui.

Lombardia, i rifiuti della ‘ndrangheta

Pirelli_1_Eco-balla del 9 maggio 2013, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano. Buona visione, clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) La nuova Metro lilla a Milano, il quartiere residenziale “Buccinasco più”, l’autostrada Milano-Bergamo-Brescia, la ferrovia Tav. Decine di cantieri sparsi in tutta la Lombardia e un solo filo nero ad unirli: le infiltrazioni mafiose nello smaltimento illecito dei rifiuti speciali, l’80% sul totale dei rifiuti prodotti. Secondo l’ultimo rapporto Ecomafia la regione più ricca d’Italia è al quarto posto nella classifica dei reati legati al ciclo dei rifiuti dietro solo a Campania, Calabria e Puglia. Ma se nella provincia di Napoli per smaltire i rifiuti si appiccano incendi dolosi, al Nord per non attirare l’attenzione di giornali e tivù si usano metodi meno appariscenti. Di notte, grazie alla complicità di controllori collusi, decine di camion entrano nei cantieri e scaricano gli scarti di attività industriali ed edilizie. Difficile trovare nascondiglio migliore di un terreno dove sorgerà un pilone d’autostrada, un palazzo o un centro commerciale. Per sbarazzarsi dei rifiuti speciali, molto spesso tossici, sono state affinate pratiche ancora più discrete ed economiche. Si tratta del cosiddetto giro-bolla: alla filiera dello smaltimento è associata una documentazione in cui sono indicate le sostanze contenute e i trattamenti effettuati. Tramite la falsificazione delle analisi, rifiuti nocivi vengono declassati a non pericolosi. Chi effettua queste operazioni guadagna due volte: quando viene pagato per attività solo documentate ma mai svolte e quando riutilizza i rifiuti come materiale da riporto nei cantieri pubblici e privati. Il fenomeno è molto diffuso anche perché risulta particolarmente difficile da scoprire come spiega Sergio Cannavò di Legambiente Lombardia: «Dimostrare che in una tonnellata di terra trasportata da un camion ci sono miscelati 100 kg di sostanze inquinanti richiede analisi molto sofisticate». Quando invece è impossibile nascondere le falsificazioni si corrompono politici locali e funzionari addetti ai controlli. «L’impatto della corruzione nei diversi fenomeni d’illegalità ambientale è micidiale. Si tratta di un vero moltiplicatore d’illeciti» denuncia un dossier curato da Avviso Pubblico, Legambiente e Libera. Con 15 inchieste diverse negli ultimi due anni la Lombardia è saldamente al primo posto in questa speciale classifica; Calabria e Campania si fermano a 8 inchiesta ciascuna.Alla base di scarichi illegali e documentazioni false c’è una consolidata alleanza tra soggetti diversi: da una parte imprenditori interessati esclusivamente a risparmiare sui costi di smaltimento, riducendoli fino al 30%, senza considerare l’impatto ambientale sui territori.Dall’altra la criminalità organizzata attirata da ingenti guadagni a fronte di rischi molto bassi di venir scoperti o di venir sanzionati in modo incisivo. «Per certi versi è più conveniente investire nei rifiuti illegali che nello spaccio della cocaina» afferma Cannavò. Per questo tramite le centinaia di padroncini calabresi presenti nei cantieri, i clan mafiosi, in un regime di monopolio, impongono i loro interessi nel movimento terra. Secondo la «Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti» della legislatura appena conclusa «in Lombardia l’infiltrazione mafiosa nel movimento terra con il controllo dei camion e dei mezzi utilizzati, consente anche il controllo del traffico dei rifiuti pericolosi. È almeno dagli Anni 80 che la presenza incontrastata della ‘ndrangheta nel settore è un fatto acquisito».  Ad arginare le infiltrazioni ci dovrebbero essere la certificazione antimafia e una norma (D.L.gs 163/2006) che vieta espressamente il subappalto. Tuttavia personaggi insospettabili non coinvolti direttamente con i clan, si offrono per fare da prestanome ai boss facendoli entrare negli appalti pubblici. La storia giudiziaria del recente passato offre numerosi esempi a riguardo, uno su tutti quello della Perego General Contractor Srl: coinvolta nell’indagine Tenacia viene definita come un’anomala stazione appaltante a beneficio della ‘ndrangheta.Caposaldo, Cerberus, Isola, Tenacia; sono queste alcune delle inchieste portate avanti dalla Dda nel territorio lombardo negli ultimi due anni. Grazie alle indagini si è cominciato a ricostruire la struttura della ‘ndrangheta in Lombardia, fatta dai cosidetti “locali”, strutture regionali direttamente collegate alla casa madre in Calabria.  La zona di Milano Nord (Comasina, Quarto Oggiaro, Affori), della Brianza e della province di Como e Lecco erano controllate dal clan Romeo/Flachi; a Cologno Monzese e in alcune zone della bergamasca agivano i Paparo. Tuttavia una delle zone a più alta infiltrazione mafiosa è a Sud di Milano nei comuni di Corsico, Assago, Cesano Boscone e soprattutto Buccinasco. Qui a pochi chilometri dalla movida milanese dei navigli, sui prati di via Guido Rossa ogni giorno i bambini del quartiere giocano fino al calar del sole; pochi metri sotto i loro piedi, rifiuti speciali mischiati a terra di scavo giacciono da almeno 8 anni. Lo sanno tutti, ma la bonifica costa 8 milioni di euro, tanti anche per un comune con i conti in ordine, e quindi per ora i rifiuti rimangono lì . A creare questa discarica abusiva fu il clan Barbaro-Papalia. La loro firma c’è anche sui 4 mila mq di arsenico e cromo esavalente, interrati nel ’99 sotto viale della Resistenza e mai rimossi. Il boss Salvatore Barbaro è rimasto coinvolto nelle inchieste giudiziarie Cerberus e Parco Sud, e ora è in carcere. Ma c’è chi l’ha già sostituito: sono ragazzi poco più che adolescenti nati tra la fine degli Anni 80 e l’inizio dei 90. Così i clan continuano a presidiare il territorio in modo capillare: chi si avvicina a quelle zone per documentare la situazione, viene prima osservato con sospetto, e poi seguito per chilometri; il messaggio è semplice: state alla larga da Buccinasco. Il vice sindaco Pruiti ammette: «La ‘ndrangheta si è indebolita ma la situazione pressoché uguale a prima: per un boss che viene arrestato altri 10 sono pronti a prendere il suo posto». Tanti altri “locali” sono presenti in Lombardia, ma non si è ancora riusciti a ricostruire né il grado di infiltrazione nelle attività imprenditoriali né le zone dove esercitano il loro potere. Negli anni queste condotte criminali occulte hanno disseminato nel territorio considerevoli quantità di sostanze pericolose: in molte opere di riempimento è stato utilizzato amianto, classificato dallo Iarc (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per il mesotelioma, il polmone e la laringe.Tre anni fa nell’ex cava di Geregnano, periferia milanese, furono trovati diossina, pericolosa per il fegato, e arsenico che ha effetti cancerogeni per la pelle e per l’intestino.In altri casi le sostanze non sono entrate in contatto con la falda acquifera per pura casualità, come a Buccinasco dove, per una conformazione geologica particolare, un tappo d’argilla isola la prima falda inquinata da quella più profonda. In ogni caso il dott. Edoardo Bai dell’Isde (Associazione Italiana Medici per l’ambiente) ha invitato alla cautela: «È vero che determinate sostanze hanno effetti cronici devastanti per l’uomo, tuttavia non sono ancora stati fatti studi che provano l’aumento di alcune patologie intorno alle discariche abusive». Aldilà dei rischi di tumore, senza un’inversione di tendenza i danni al territorio lombardo nel medio periodo rischiano di essere devastanti. Per questo Legambiente ha inviato una lettera aperta a tutti i neo-consiglieri della regione Lombardia, chiedendo provvedimenti immediati per le aree contaminate e per arginare l’illegalità. Risultato: qualche timido incontro con Pd e M5S e nessuna risposta da parte della maggioranza; hanno tempo, la legislatura è appena iniziata. Intanto la criminalità organizzata lavora a pieno regime. Di giorno e di notte.


Patto segreto sulle discariche, indagato Cerroni, re dei rifiuti

07_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) La scelta dei sette siti individuati nel 2011 per risolvere l’emergenza rifiuti finisce nel mirino della Procura nel giorno in cui spunta l’ipotesi, smentita dalla Regione, di portare i rifiuti dei romani a bruciare negli impianti in Norvegia e Svezia, carenti di materie prime. Il sospetto del pm Maria Cordova è che le decisioni dell’amministrazione sulla futura discarica siano state guidate dall’intenzione di favorire Manlio Cerroni, avvocato a capo di un impero imprenditoriale che spazia da Malagrotta all’Australia. Il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio Pietro Moretti e Luigi Sorrentino, i due consulenti del Commissario per l’emergenza rifiuti che due anni fa hanno fornito il parere positivo sui luoghi per sostituire Malagrotta. Scelte che, secondo l’accusa, hanno avuto lo scopo di avvantaggiare Cerroni, anche lui indagato per lo stesso reato: è il proprietario di Quadro Alto, Pian dell’Olmo e Monti dell’Ortaccio. Le indagini sono concentrate su questi tre siti ma sembrano destinate ad allargarsi anche agli altri scelti dai due consulenti (Corcolle, Pizzo del Prete, Osteriaccia e Castel Romano). I primi passi dell’inchiesta sono stati mossi nel giugno del 2012 dalla Procura di Tivoli, insospettita dalla tempistica delle scelte della Colari, proprietaria a Riano di Pian dell’Olmo e Quadro Alto. Ma tutto comincia il giugno del 2011 quando l’Ue apre una procedura d’infrazione contro Malagrotta ritenendola non più adeguata allo stoccaggio dei rifiuti. Subito dopo parte la corsa per stabilire dove dovrà sorgere la nuova struttura: Cerroni propone i tre siti della Colari. La stranezza è che solo due anni prima, cioè nel 2009, la stessa Pisana aveva bocciato le tre aree dopo aver analizzato uno studio d’impatto ambientale presentato della Colari. In 24 mesi i funzionari regionali non solo cambiano parere ma, per dare il via libera ai siti, avrebbero utilizzato una terminologia simile a quella impiegata dagli esperti di Cerroni. Il trasferimento del fascicolo dalla Procura di Tivoli a quella di Roma è stato deciso quando è emerso era coinvolta anche Monti dell’Ortaccio. L’inchiesta è partita dalla denuncia di «Futuro Sostenibile», rappresentata da Francesca Romano Fragale.


Albano, i “No Inc” analizzano le acque dei cittadini per valutarne il grado d’inquinamento

01_(Fonte articolo, clicca qui) Ancora una serie di iniziative approntate dal Comitato ‘No Inc’, in attesa della prossima udienza al Consiglio di Stato relativa all’Inceneritore dei Castelli Romani prevista per la mattinata di martedì 7 maggio. In una vigna all’ingresso di Villaggio Ardeatino, proprio davanti al VII invaso, da sabato pomeriggio 4 maggio, a martedì sera 7 maggio, sarà allestito dal comitato No Inc uno spazio informativo di confronto, di incontro e discussione con la cittadinanza dei Castelli Romani. “Chiederemo a tutti i residenti di Villaggio Ardeatino, Cancelliera, Cecchina e Roncigliano, di portarci un campione d’acqua dei propri pozzi per monitorare lo stato d’inquinamento delle falde acquifere esterne al noto sito di smaltimento rifiuti. In attesa, certo, di conoscere dall’Amministrazione Marini lo stato di inquinamento delle falde acquifere interne all’area della discarica di Roncigliano”. Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora. Intanto Manlio Cerroni ha inviato una “diffida” ai danni dei Comuni del bacino dei Castelli Romani, richiedendo entro lunedì 6 maggio, guarda caso il giorno prima dell’udienza al Consiglio di Stat, il pagamento dei debiti pregressi relativi allo smaltimento dei rifiuti. Il tutto minacciando che, in caso contrario, bloccherà l’ingresso in discarica degli auto-compattatori comunali. “Una nuova e inaccettabile pressione e ingerenza ai danni di libere ed autonome Istituzioni Pubbliche. Tra l’altro nessuno di noi – ribadiscono i ‘No-Inc’, ancora oggi, sa se l’Amministrazione Marini abbia convocato o meno, come richiesto dalla regione Lazio il 29 gennaio scorso, le conferenze dei servizi relative alla più volte invocata “caratterizzazione geologica ed idrogeologica” interna alla discarica dei Castelli Romani. Né, tanto meno, se il sindaco di Albano, Nicola Marini, abbia dato incarico ad un Ente Pubblico (ad esempio il CNR) di effettuare ciò che, in realtà, non è niente di più che un’analisi molto approfondita e dettagliata della qualità delle acque e dei terreni sottostanti l’area interna della discarica. Eppure, a tal proposito, la stessa Pontina ambiente di Cerroni ha sostenuto appena poche settimane fa che “l’accertamento di specifici valori (ndr, di inquinamento delle falde acquifere sottostanti la discarica)… comporta indagini sull’area vasta che solo codesto Comune, in forza dei poteri pubblicistici di cui dispone, può consentire”. “Come noto, difatti, dal lontano 18 novembre 2011 nessuno, neanche il Comune di Albano – su cui grava, secondo la legge, la competenza amministrativa (art. 250 legge n. 152 del 2006) – conosce lo stato reale di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni sottostanti la discarica di Roncigliano. Come se non bastasse, inoltre, secondo indiscrezioni giornalistiche fin’ora mai smentite, il Direttore dell’Arpa Lazio, Servizio Suolo-Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Roma, Ing. Fabio Ermolli, risulta indagato per abuso d’ufficio. Come ben sappiamo, le analisi delle acque dei pozzi-spia e dei terreni interne alla discarica (Caratterizzazione geologica ed idrogeologica), sono necessarie per argomentare e sostenere, correttamente, la tesi relativa allo stato di inquinamento dell’area di Roncigliano sia al Tar del Lazio sia, è il caso di ricordarlo, proprio al Consiglio di Stato. Ma anche per richiedere quanto prima, alla Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti, la REVISIONE e l’ANNULLAMENTO della procedura di Autorizzazione Ambientale. Ovvero, per richiedere l’annullamento dell’atto amministrativo che permette il via libera all’avvio del cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani. Fin’ora l’Amministrazione Marini, viceversa, si è limitata a sottoscrivere una convenzione (stipulata il 7 dicembre scorso) con il CNR al fine di effettuare una caratterizzazione geologica ed idrogeologica SOLOESTERNA all’area della discarica. L’iniziativa del comitato No Inc, che durerà tre giorni interi, avrà l’obiettivo di far analizzare gratuitamente, da un chimico abilitato, tutti i campioni da mezzo litro o un litro d’acqua (in bottiglia pulita di plastica o vetro) che ci verranno consegnati da domenica 5 a martedì 7 maggio. Verrà garantito l’anonimato. Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora”.


Nuove iniziative del “Coordinamento No Inc” in attesa dell’udienza al Consiglio di Stato

 page_discamping_(Fonte articolo, clicca qui) “Una nuova serie di iniziative del comitato No Inc, in attesa della prossima udienza al Consiglio di Stato relativa all’Inceneritore dei Castelli Romani prevista per martedì mattina 7 maggio.” “In una vigna all’ingresso di Villaggio Ardeatino, proprio davanti al VII invaso, da sabato pomeriggio 4 maggio, a martedì sera 7 maggio, sarà allestito dal comitato No Inc uno spazio informativo di confronto, di incontro e discussione con la cittadinanza dei Castelli Romani. Inoltre, chiederemo a tutti i residenti di Villaggio Ardeatino, Cancelliera, Cecchina e Roncigliano, di portarci un campione d’acqua dei propri pozzi per monitorare lo stato d’inquinamento delle falde acquifere ESTERNE al noto sito di smaltimento rifiuti. In attesa, certo, di conoscere dall’Amministrazione Marini lo stato di inquinamento delle falde acquifere INTERNE all’area della discarica di Roncigliano.” “Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora.” Il monopolista dei rifiuti Manlio Cerroni ha inviato, nei giorni scorsi, una “diffida” ai danni dei Comuni del bacino dei Castelli Romani. Richiede, entro lunedì 6 maggio, ossia guarda caso il giorno prima dell’udienza al Consiglio di Stato in programma per martedì 7 maggio, il pagamento dei debiti pregressi relativi allo smaltimento dei rifiuti. Minacciano che, in caso contrario, bloccherà l’ingresso in discarica degli auto-compattatori comunali. Una nuova e inaccettabile pressione e ingerenza ai danni di libere ed autonome Istituzioni Pubbliche. Tra l’altro nessuno di noi, ancora oggi, sa se l’Amministrazione Marini abbia convocato o meno, come richiesto dalla regione Lazio il 29 gennaio scorso (doc. 5), le conferenze dei servizi relative alla più volte invocata “caratterizzazione geologica ed idrogeologica” INTERNA alla discarica dei Castelli Romani . Né, tanto meno, se il sindaco di Albano, Nicola Marini, abbia dato incarico ad un Ente Pubblico (ad esempio il CNR) di effettuare ciò che, in realtà, non è niente di più che un’analisi molto approfondita e dettagliata della qualità delle acque e dei terreni sottostanti l’area INTERNA della discarica.

Eppure, a tal proposito, la stessa Pontina ambiente di Cerroni ha sostenuto appena poche settimane fa: “l’accertamento di specifici valori (ndr, di inquinamento delle falde acquifere sottostanti la discarica)… comporta indagini sull’area vasta che solo codesto Comune, in forza dei poteri pubblicistici di cui dispone, può consentire.” (Doc. 6) Come noto, difatti, dal lontano 18 novembre 2011 (Doc. n. 1) nessuno, neanche il Comune (Doc. n. 4) di Albano – su cui grava, secondo la legge, la competenza amministrativa (art. 250 legge n. 152 del 2006) – conosce lo stato reale di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni sottostanti la discarica di Roncigliano. Come se non bastasse, inoltre, secondo indiscrezioni giornalistiche fin’ora mai smentite, il Direttore dell’Arpa Lazio, Servizio Suolo-Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Roma, Ing. Fabio Ermolli, risulta indagato per abuso d’ufficio. (Doc. n. 2) Come ben sappiamo, le analisi delle acque dei pozzi-spia e dei terreni INTERNI alla discarica (Caratterizzazione geologica ed idrogeologica), sono necessarie per argomentare e sostenere, correttamente, la tesi relativa allo stato di inquinamento dell’area di Roncigliano sia al Tar del Lazio sia, è il caso di ricordarlo, proprio al Consiglio di Stato. Ma anche per richiedere quanto prima, alla Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti, la REVISIONE e l’ANNULLAMENTO della procedura di Autorizzazione Ambientale. Ovvero, per richiedere l’annullamento dell’atto amministrativo che permette il via libera all’avvio del cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani. Fin’ora l’Amministrazione Marini, viceversa, si è limitata a sottoscrivere una convenzione (stipulata il 7 dicembre scorso, Doc. 3) con il CNR al fine di effettuare una caratterizzazione geologica ed idrogeologica SOLO ESTERNA all’area della discarica. L’iniziativa del comitato No Inc, che durerà tre giorni interi, avrà l’obiettivo di far analizzare gratuitamente, da un chimico abilitato, tutti i campioni da mezzo litro o un litro d’acqua ( in bottiglia pulita di plastica o vetro) che ci verranno consegnati da domenica 5 a martedì 7 maggio. Verrà garantito l’anonimato. Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora. Tutta la cittadinanza dei Castelli Romani è invitata a partecipare. Non mancate.


Ecco cosa fanno a Roma coloro i quali dicono che il “Porta a Porta” non funziona

1343283996_ama_(2)_(Fonte articolo clicca qui) La telefonata della Spazzina Indignata arriva attorno alle 8 di mattina, quando la raccolta differenziata dovrebbe essere già a buon punto (il turno inizia alle 6.30) e invece, da Campo de’ Fiori ai Coronari, da largo Argentina a Trinità dei monti, i sacchetti di «monnezza» svolazzano allegramente tutti insieme. Per i non addetti ai lavori – tutti noi, a cominciare dai cittadini-utenti del centro storico perennemente alle prese con le buste multicolori, le piazzole a orario e l’odore di marcio fetente negli androni – la segnalazione è una sorta di messaggio in codice. Un rebus difficile da decrittare. Ma, per capire fino in fondo misteri e disfunzioni organizzative del servizio, è proprio da qui che bisogna partire: dal duro lavoro degli addetti Ama e dal viaggio spesso impazzito dei rifiuti. «Stamattina – dice tutto d’un fiato l’operatrice dei compattatori – siamo nel caos più totale. Non siamo in condizione di fare quel che i cittadini si aspettano! Mancano i camion dell’umido, quelli che caricano le buste rosa, e a Campo Boario non c’è neanche il mezzo dedicato, detto bilico. Abbiamo a disposizione solo quello del “nero”, l’indifferenziata…». D’accordo, e cosa significa in concreto? «Vuol dire che oggi quintali di scarti che i cittadini hanno pazientemente selezionato, gli avanzi di cibo, il pane, i fiori, i tovaglioli sporchi, finiscono assieme a tutto il resto: la gente fa la differenziata e noi la disfiamo! Tutto lavoro sprecato, una presa in giro!». Detta così, fa cadere le braccia. Il guaio è che, fotografie alla mano, esattamente questo succede: basta seguire con attenzione i passaggi. Martedì mattina il viaggio dell’immondizia «differenziata» (le virgolette a questo punto diventano d’obbligo) nelle zone 1D e 1G del centro storico ha registrato il primo intoppo nella postazione di lungotevere Arnaldo da Brescia, nello slargo vicino al ponte del metrò A.

E’ qui che ogni giorno gli autisti dei furgoncini incaricati di raccogliere i sacchetti nei vicoli fanno a più riprese la spola per scaricare i rifiuti in un mezzo più capiente, il «Csl» (Compattatore Side Loaded), che a sua volta quand’è pieno va a svuotare il contenuto nel centro di smistamento a Testaccio (Campo Boario). Ieri però («e non è la prima volta!», esclama la Spazzina Indignata), fors’anche in seguito ai problemi legati alla recente chiusura della discarica di Malagrotta, di mezzi a disposizione ce n’erano meno dell’occorrente: sul lungotevere (foto 1) era arrivato solo il «Csl» destinato ai rifiuti indifferenziati (buste nere, per intenderci), e pure a Campo Boario mancava il compattatore a terra per l’organico (buste rosa prelevate dagli androni). Il risultato è facile da intuire. Su indicazione dei loro superiori, gli operai buttavano negli Apecar, indistintamente, sacchetti rosa, neri, blu della plastica e beige della carta trovati davanti ai portoni, da lì li trasferivano nel camion sul lungotevere, il quale a sua volta riversava il tutto nel bilico dell’indifferenziata al Campo Boario (foto 2). Dove, peraltro, e questo è forse un indizio in più, il nervosismo era lampante: è bastata una fotografia dall’esterno per far scattare l’allerta dei responsabili dell’impianto e la conseguente (insolita) annotazione della targa dell’auto del reporter. Riserbo e privacy aziendali, però, non bastano ad eludere almeno tre quesiti. Primo: i dati diffusi con soddisfazione dal Campidoglio, secondo i quali la raccolta differenziata in città è arrivata al 30,2% e si appresta a crescere fino al 40, tengono conto di disfunzioni come quella di ieri? Secondo: come si giustifica la carenza di camion? Probabilmente con il fatto che molti mezzi, non sapendo dove scaricare la «monnezza», restano pieni più del dovuto. In base a ricostruzioni interne all’azienda, d’altra parte, l’emergenza si protrarrà almeno fino a quando non entrerà in funzione il tritovagliatore di Rocca Cencia messo a disposizione dall’avvocato Cerroni (padrone di Malagrotta). E infine eccola, la terza domanda che inquieta: nelle prossime ore in centro e negli altri quartieri dove è attiva la differenziata bisogna dunque attendersi un boom di sacchetti abbandonati per terra, come quelli che ieri (foto 3) «adornavano» via dei Coronari?


Rifiuti Lazio, torna in vigore il “Piano rifiuti Polverini”

08_(Fonte articolo, clicca qui) Torna in vigore il piano rifiuti approvato dalla Regione Lazio il 18 gennaio 2012. Il Consiglio di Stato infatti, accogliendo l’appello della Regione, ha sospeso la sentenza del Tar che lo aveva annullato. Il motivo: bloccare il piano, a detta dei giudici, significa creare un «danno grave ed irreparabile», esponendo «lo Stato, e specificamente la Regione Lazio, a procedura comunitaria di infrazione». Il Tar aveva annullato il piano il 9 gennaio scorso, accogliendo un ricorso proposto dai Verdi, da alcune associazioni ambientaliste e che vede come parti cointeressate le Provincie di Latina, Viterbo, Rieti e Frosinone. La Regione aveva proposto appello al Consiglio di Stato e ieri, martedì 16 aprile, i giudici di Palazzo Spada hanno depositato l’ordinanza con cui accolgono l’istanza cautelare e sospendono l’esecutività della sentenza impugnata. Esprimendo, tra l’altro, dei dubbi sull’«interesse ad agire delle associazioni ambientaliste», dato che l’atto impugnato non attiene direttamente, secondo i giudici della quinta sezione, alle competenza loro attribuite. La pronuncia definitiva si avrà con la discussione del merito in un’apposita udienza che dovrà essere fissata. Intanto il commento dell’ex governatrice Renata Polverini: «Il Consiglio di Stato conferma la validità di uno strumento con il quale abbiamo sanato anni di inadempienze ed evitato la procedura di infrazione comunitaria che pendeva sulla Regione Lazio». Anche per il sindaco di Roma Gianni Alemanno la decisione del Consiglio di Stato «è una buona notizia: è la base per trovare dei siti di smaltimento dei rifiuti trattati all’interno della provincia di Roma».


Mentì sui dati di Malagrotta a processo Manlio Cerroni, sentenza a luglio

08> Eco-balla dell’11 aprile 2013. Rubrica a cura di Daniele Castri, da vedere. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Dura requisitoria mercoledì mattina nel processo in cui per la prima volta è sotto accusa Manlio Cerroni, il re delle discariche romane, di fronte all’ottava sezione monocratica del Tribunale di Roma. L’accusa ha parlato, per voce del pm Alberto Galanti, nel giorno che precede la chiusura definitiva dell’impianto di Malagrotta. Della sorte giudiziaria di Cerroni, tuttavia, si saprà solo il 10 luglio, quando si terrà l’udienza conclusiva del procedimento sui «rischi di incidente Seveso» per i dati – secondo l’accusa falsificati – relitivi all’ossigeno contenuto dal gassificatore di Malagrotta. Il pm si è riservato di quantificare in quell’udienza la richiesta di pena. E’ la prima volta che Cerroni deve affrontare l’aula giudiziaria in prima persona per questioni inerenti gli impianti di Malagrotta. In passato altri procedimenti avevano coinvolto i suoi collaboratori. Stavolta Cerroni, che ha 86 anni di età, è accusato dalla Procura di Roma, Pm Simona Maisto e Alberto Galanti, di aver fornito dati non veritieri sul gassificatore che ha allestito nell’area di Malagrotta, a ridosso della strada che attraversa la valle Galeria e del corso d’acqua omonimo, uno dei più inquinati d’Italia proprio a causa del «bubbone» Malagrotta e di altre compresenze industriali della zona. I dati sono quelli del serbatoio per l’ossigeno, tarato per 228 tonnellate (la soglia di pericolosità scatta da quota 200 tonnellate). «Dando dati non veritieri, sotto le 200 tonnellate, speravano che nessuno se ne accorgesse», ha ricordato il Pm Galanti. Rilevanti le implicazioni aggravanti di queste comunicazioni falsificate. La prima è stata quella di evitare la cosiddetta normativa Seveso, che riguarda i siti a rischio di grave incidente . In particolare, se fossero stati comunicati dati corretti, il Comune di Roma avrebbe dovuto avviare uno studio sui pericoli riguardanti l’area più vasta che nel caso Malagrotta riguarda tutta l’area industriale di Roma Nord e insediamenti abitativi a partire da quello della Borgata Massimina che è a ridosso della mega-discarica. I dati non corretti sono stati forniti tra l’altro a tutte le autorità coinvolte, a partire dai Vigili del fuoco incaricati di sorvegliare sulla possibilità di esplosioni di gas. Con Cerroni è imputato anche l’ingegnere Francesco Rando della Giovi srl, che conseguentemente è accusato di «mancate attività di prevenzione antincendi». Nel processo che è in corso da oltre due anni sono parti offese il ministero dell’Ambiente e alcune associazioni di residenti, difese da Francesca Romana Fragale, a partire dal Comitato Malagrotta.


Inceneritore Albano – il Consiglio di Stato sospende tutto, il cantiere non può partire

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA_(Fonte articolo, clicca qui) La notizia tanto attesa è arrivata. Dopo anni e anni di proteste e manifestazioni, non ultima quella che sabato pomeriggio ha calamitato oltre 2mila persone, unite dal fermo proposito di combattere contro il ‘cancrovalorizzatore dei Castelli’, il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato il ricorso presentato dall’Amministrazione comunale di Albano contro il nuovo programma per la costruzione del vituperato Inceneritore di Roncigliano. Un colpo di scena in piena regola che di fatto blocca tutto, quantomeno fino a quando non verrà appurato con totale certezza che non vi sia un effettivo rischio ambientale. Di fronte ad una prospettiva del genere se prima la via per la costruzione dell’Inceneritore poteva sembrare in discesa ora si complica maledettamente e si fa piena zeppa di ostacoli, con veri e propri tornanti d’alta montagna. Una salita di fronte alla quale si spera qualcuno possa definitivamente desistere, sebbene gli interessi in ballo siano tanti e tali che chi, a suo tempo, ha fiutato l’affare difficilmente si farà da parte senza ‘colpo ferire’. “Il Consiglio di Stato – ha dichiarato il Sindaco Nicola Marini – accoglie di fatto le nostre ragioni, quelle che da tempo, con tenacia e fermezza, portiamo avanti: un territorio già così sofferente in termini igienico-sanitari e ambientali non può sostenere la presenza di questo impianto. Anche il Consiglio di Stato mette in luce le contraddizioni con cui ha agito la Regione Lazio, e che il nostro Comune ha legittimamente evidenziato. La Regione da una parte firma un nuovo cronoprogramma e dall’altra chiede a Pontina Ambiente una caratterizzazione dell’area, che poi il Comune dovrà valutare in sede di conferenza di servizi, tra l’altro già convocata dalla nostra Amministrazione. Siamo ovviamente molto soddisfatti di questa pronuncia, ma la nostra azione di certo non si ferma e continueremo ad opporci alla costruzione dell’inceneritore con atti concreti, amministrativi, legali e politici. Le nostre ragioni evidentemente valgono”. Entusiasti i ‘No Inc’, che vedono finalmente la luce in fondo al tunnel, e sperano che nuove politiche ambientali si affaccino all’orizzonte, rendendo fattibile un nuovo modo di intendere il ciclo dei rifiuti, con un via libera definitivo alle politiche di riciclo e riuso.

_(Fonte articolo, clicca qui) Colpo di scena nella battaglia giuridica e di piazza contro la costruzione dell’inceneritore di Roncigliano: il Consiglio di Stato, tramite decreto monocratico, ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato la richiesta di sospensiva del cronoprogramma della Regione Lazio che detta le tempistiche per la costruzione dell’impianto. Il consigliere delegato Antonio Amicuzzi ha ritenuto prevalenti le ragioni di tutela e integrità del territorio e della salute: “Il Comune appellante ha evidenziato che la richiesta di tutela cautelare è tesa ad evitare l’aggravamento dell’inquinamento dell’aria su cui sorgerà l’inceneritore, anche se non è ancora in esercizio, perché i lavori relativi dovrebbero iniziare a giorni interferendo con le attività di caratterizzazione del territorio e di bonifica sollecitate dalla Regione”, si legge nel decreto. Insomma finché non sarà appurato con certezza che non vi è alcun rischio ambientale è tutto fermo. La camera di consiglio collegiale è convocato per il prossimo 7 maggio. Soddisfatto il sindaco di Albano Nicola Marini che comunica con queste parole l’esito della decisione dei giudici di Palazzo Spada: “Il nostro Comune con tenacia e fermezza sta portando avanti una linea di netta contrarietà alla costruzione dell’impianto. Le nostre ragioni evidentemente valgono”.


12° Corteo contro l’Inceneritore: ancora una straordinaria mobilitazione popolare

07_(Fonte articolo, Castelli Notizie, Maria Lanciotti, clicca qui) Oltre duemila persone e sette fasce tricolori al corteo contro l’inceneritore di Albano di sabato 6 aprile. Il dodicesimo in cinque anni abbondanti di strenua lotta. Raduno a Piazza Mazzini ad Albano Laziale alle ore 15 e si avvia il corteo lungo il percorso familiare diretto a Piazza di Corte di Ariccia. Una bella traversata che offre l’opportunità di ammirare le bellezze paesaggistiche e culturali di un territorio unico al mondo, che rischia di finire in malora. Non la faremo lunga, ma il necessario va detto. Le pressioni del presidente del Colari avvocato Manlio Cerroni esercitate sull’Amministrazione di Albano, e indirettamente sugli altri sindaci di bacino, sono note e gravissime e proseguono sempre più pesantemente, alzando se possibile il tiro. Stavolta destinatario di una lettera, datata 21 marzo 2013, dai consueti toni perentori, Nicola Zingaretti neo eletto presidente della Regione Lazio e per conoscenza al sindaco Alemanno, al commissario Sottile e al ministro Clini. Dove viene ricordato tra l’altro una morosità dei comuni di bacino nei confronti del consorzio per oltre 250 milioni di euro. E dove viene pretesa la calendarizzazione e il sostegno degli Organi competenti della Regione Lazio per “la realizzazione degli impianti di completamento del ciclo industriale dei rifiuti” entro il 2015.

“Penso e sono sicuro che non basti una lettera per vantare pretese nei confronti dei comuni” dice Simone Lupi, neo eletto consigliere regionale, ancora per qualche giorno sindaco di Ciampino, comune tra i più virtuosi d’Italia nel riciclo dei rifiuti. “Quelli sono crediti che Cerroni conta e i comuni ne debbono rispondere, ma non credo che possano essere messe in correlazione le due visioni. Il programma di Zingaretti è chiaro sotto questo punto di vista. Subito dovremo dare delle risposte”. Soddisfazione e qualche rammarico tra gli organizzatori del Corteo. Dice l’immancabile Peppe: “Non mi sarei aspettato una mobilitazione popolare che durasse tanti anni. Da 5 anni si è cercato di costruire opposizione al progetto che fa male a tutti e a tutto in assoluto. Dal punto di vista ingegneristico è una bufala. Si è rivelato un fallimento ovunque. Prima si chiamava Thermoselect, adesso JFE, ma è la stessa cosa. La partita è ancora aperta, nonostante tutto l’impianto ancora non c’è. Non siamo stati capaci di ottenere la chiusura della discarica, ma va anche detto che l’Amministrazione Marini ha fatto di tutto per mantenere e ampliare la discarica. In quanto ai debiti dei comuni, Cerroni ha grande capacità contrattuale, fa questo lavoro da quando aveva i calzoncini corti. Sì, potrebbe inchiodare tutto. E comunque appuntamento alla prossima, si stanno preparando iniziative sulla Provincia, Regione e sito di Roncigliano”. “Un corteo importante, riunisce tanti movimenti e associazioni contrari a progetti di inceneritori e discariche” dice Roberto Fortunio dell’Associazione Differenzia-ti. “Altri movimenti si sono aggregati, contrari alla cementificazione. C’è totale contrarietà a questo sistema di smaltimento foraggiato a livello pubblico. Almeno così vorrebbe Cerroni. Noi ci auguriamo di no, ma dopo gli ultimi esiti del Consiglio di Stato vien da pensare che tutto può accadere in Italia. Per noi senza alternativa: Riduci, Riusa, Ricicla. Lo spirito è altissimo: riteniamo che senza il nostro impegno costante sul territorio, l’impianto sarebbe già partito. Si è guadagnato tempo con le continue azioni legali”.

“Siamo in ritardo” dice Flavio Gabbarini, sindaco di Genzano di Roma. “Non impensierisce il ricatto di Cerroni per i soldi arretrati dei comuni, ma i problemi economici ordinari. Negli anni c’è stata una riduzione sistematica. Speriamo che intervenga la Regione. Non vedo possibilità di partenza per l’inceneritore, perché se parte succede la fine del mondo, con la rivolta della cittadinanza. Siamo ancora pochi, la sensibilità cresce man mano. Sono convinto che l’inceneritore non si farà, Cerroni sta forzando per ottenere altre cose. Non so quali”. “Sono qui per la mazzata che abbiamo preso” dice Luca Andreassi, consigliere con delega ai rifiuti del comune di Albano. E si riferisce alla richiesta di ‘sospensiva cautelare’ del crono-programma presentata dal comune di Albano e respinta dal Tar, con motivazioni che vanno debitamente interpretate e non sono poi così risolutive. “Continueremo in sede legale a contrastare il progetto, con la richiesta di apertura dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale, ndr). Non molleremo di un centimetro. Quel sito è inquinato e non ci si può costruire niente, nemmeno una fattoria”. Assenti al corteo il sindaco di Albano Nicola Marini (che si trovava a Foggia per una gara di scherma del figlio) e il sindaco di Ariccia Emilio Cianfanelli, rappresentati rispettivamente dal vicesindaco Maurizio Sementilli e dall’assessore all’Ambiente e all’Urbanistica Fabrizio Profico. Altri rappresentati dei comuni di bacino il sindaco Milvia Monachesi di Castel Gandolfo, il presidente del Consiglio Comunale di Rocca di Papa Luigi Ferazzoli, il sindaco di Lanuvio Luigi Galieti e, come già si è detto, i sindaci Gabbarini e Lupi. Un corteo pacifico che di più non si può, colorato e vivace anche per la presenza di tanti giovani, lavoratori e studenti, tanti movimenti e associazioni, famiglie intere comprese di nonni e nipoti.

Ininterrotti gli interventi, informazione vasta e corretta. Tecnici ed esperti si sono succeduti al microfono durante la lunga camminata, i politici al passo con gli altri, poi qualcosa deve averli turbati durante un intervento molto accalorato in cui la Dottoressa Elena Taglieri parlava di centrali elettriche a biomassa, di discariche di rifiuti tossici, di contaminazione delle falde acquifere e via dicendo, e forse pure di risposte mancate da parte di chi di dovere (ma chi scrive non ha avuto modo di registrarlo) e c’è stato un momento di indignazione da parte dei rappresentanti istituzionali presenti al corteo, che non si sono fatti interdire dalle lagnanze di Cerroni per la partecipazione del sindaco di Albano e di alcuni assessori al corteo dello scorso 20 ottobre. Restano, ma decidono di partecipare da comuni cittadini, togliendosi la fascia tricolore. Forse, come spesso succede, pagano per gli assenti i presenti, ma va ricordato che la responsabilità nei confronti di una cittadinanza esasperata, che riesce tuttavia a mantenere calma e sangue freddo, va suddivisa fra tutti i rappresentanti dei dieci comuni, anche quando si tratta di prendere forse ciò che personalmente non si merita. Luca Andreassi molto sportivamente si è preso il suo carico – appariva la sua faccia insieme a quelle di Marini, Faenza e Fiorani sui bidoncini spinti a mano – e non si è in alcun modo ritirato. E anche questo sottolinea una convinta adesione allo spirito del corteo, tutti uniti contro l’ecomostro.


Castelli Romani 6 aprile 2013 – Moto perpetuo contro inceneritori e discariche

_Dodicesimo corteo. Moto perpetuo. Dopo sei anni di lunghissima battaglia un’intera comunità in cammino, fresca, come fosse il primo giorno. I Castelli Romani rifiutano in massa la nefasta logica fatta di discariche e bruciatori sulla pelle dei cittadini e sulle spalle del territorio. Chiedono, per l’ennesima volta, a tutti gli attori competenti, raccolta differenziata porta a porta associata a riduzione, riuso e riciclo con trattamento a freddo dei rifiuti. (Foto, Marco Di Agostino)

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Manlio Cerroni scrive a Nicola Zingaretti – domani corteo cittadino “No Inc”

ManlioCerroni_ATTENZIONE, DOMANI CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E LA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI, ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE.
  • Lettera di Manlio Cerroni indirizzata Nicola Zingaretti (e non solo). Nella lettera si fa riferimento ancora una volta alla possibile costruzione dell’inceneritore dei castelli Romani. Clicca qui.
  • Eco-balle, rubrica a cura di Daniele Castri. Tour della Monnezza “By Night” in giro per Albano. 10 super-tappe da non perdere! Special guest: Daniele Gramolelli. Clicca qui per visionare l’Eco-balla di oggi.
_(Fonte articolo, clicca qui) “Il magnate dei rifiuti Manlio Cerroni ha scritto una missiva inaccettabile, nei toni e nei contenuti, al nuovo Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, chiedendo che la giunta intera, appena insediata, calendarizzi e sostenga efficacemente e tempestivamente la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani.”
“A questa ennesima ed inaccettabile pressione del “re” della monnezza, il No Inc risponde con il corteo di sabato 6 aprile, ore 15,00, a piazza Mazzini, ad Albano. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.”
Qualche settimana fa, dopo non poche polemiche, l’amministrazione comunale di Albano ha pubblicato, sul proprio sito internet, la famigerata lettera (VEDI doc. n.1) inviata il 12 Novembre scorso dal monopolista dei rifiuti Manlio Cerroni al Sindaco Nicola Marini e, per conoscenza, agli altri nove primi cittadini di bacino.
Una missiva inaccettabile, in cui il “re della monnezza” lamentava la partecipazione del Sindaco di Albano e di alcuni assessori al corteo contro l’inceneritore del 20 Ottobre scorso. Una pressione indebita esercitata nei confronti di liberi e massimi rappresentanti istituzionali locali. Una pressione, tra l’altro, rimasta senza risposta. Una pressione ancora peggiore, se possibile, di quella subita appena pochi mesi fa da alcune testate di informazione (cartacee ed on line), giornalisti ed attivisti locali.
Anche a giugno 2012 (VEDI Doc. n. 2), il monopolista dei rifiuti si era “distinto” per un’altra lettera scandalosa, in cui aveva chiesto esplicitamente, tra le altre cose, un intervento diretto del Commissario dell’Emergenza Rifiuti, Goffredo Sottile, per ottenere soldi dalla Cassa Depositi e Prestiti utili a realizzare l’Inceneritore dei Castelli Romani.
Ora ci risiamo. Il magnate dei rifiuti della Regione Lazio è tornato a scrivere una missiva vergognosa (VEDI Doc. n.3), inaccettabile nei toni e nei contenuti, indirizzata questa volta niente meno che al nuovo Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ed alla sua giunta. Lettera invita, per conoscenza, anche al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al ministro Clini ed al commissario Sottile.
Nella missiva,Cerroni riferisce al Presidente Zingaretti di un recente “incontro con il ministro Clini ed il commissario Sottile”. E mette nero su bianco, bontà sua, tutti gli “argomenti” trattati nel corso del “confronto para-istituzionale”. Tra cui: “l’ultimazione dei gassificatori di Malagrotta ed Albano, i quali garantiranno la chiusura del circuito di smaltimento in totale autonomia e nel pieno rispetto del sistema delineato a livello comunitario.”
E chiosa: “Va da se che con il rinnovo della Regione Lazio (Presidenza, Giunta, Assessorati) questi argomenti dovranno essere calendarizzati e sorretti rapidamente dagli Organi competenti della Regione Lazio.”
Il nuovo Presidente della Regione Lazio e la sua giunta risponderanno pubblicamente a questa inaudita “interferenza istituzionale”?
Ricorderà, il Presidente Nicola Zingaretti, che è stato recentemente sostenuto, nel corso dell’ultima campagna elettorale, da numerosi sindaci dei Castelli Romani che sono impegnati nella vertenza contro l’Inceneritore? Si tratta, difatti, del monopolista dei rifiuti della Regione Lazio: Manlio Cerroni. A capo, da decenni, di società coinvolte, a vario titolo, secondo la stampa, in ipotesi di reati penali non certo trascurabili, quali: associazione a delinquere, sovrafatturazione ai danni dei Comuni dei Castelli Romani (per una cifra superiore ai nove milioni di euro), estorsione, truffa, traffico e interramento illecito di rifiuti, etc. Reati per i quali è previsto anche l’arresto. Dalle diffuse e mai smentite indiscrezioni giornalistiche risulta coinvolta, tra l’altro, proprio la stessa Pontina Ambiente srl di Albano, proprietaria della locale discarica. Ma società titolare, tra l’altro, anche di una quota parte del Co.E.Ma. Il consorzio che pretende di realizzare, ieri come oggi, l’Inceneritore dei Castelli Romani. Certo, il progetto di costruzione dell’Inceneritore più grande d’Europa, che non siamo riusciti ancora a fermare. Ma anche il VII invaso della discarica di Roncigliano, che raccoglie i rifiuti indifferenziati prodotti dai dieci Comuni del bacino, distante 178 metri dalla prima casa contro i 1000 previsti dalla Legge della Regione Lazio n. 27 del 1998. Senza dimenticare la raccolta differenziata porta a porta che, ai Castelli Romani, stenta a decollare. E, infine, dal 3 gennaio scorso, come se non bastasse, anche il decreto cosiddetto “salva Roma” di Clini, che pretende di scaricare, è proprio il caso di dirlo, una buona parte della spazzatura romana indifferenziata sulle province della Regione Lazio, e quindi anche sulla discarica di Albano. Per mantenere alta l’attenzione sul tema rifiuti e scongiurare, soprattutto, l’avvio del cantiere per la costruzione dell’Inceneritore, il comitato No Inc ha organizzato un nuovo corteo, l’undicesimo. Appuntamento per sabato 6 aprile, ore 15,00, a piazza Mazzini, Albano. Un nuovo corteo per dire, ancora una volta: No all’Inceneritore dei Castelli Romani, No al VII invaso di Roncigliano e Sì alla raccolta differenziata porta a porta associata a riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti urbani.

Comunicato sul parere del TAR circa l’inceneritore – Sabato prossimo corteo cittadino

09_SABATO 6 APRILE ORE 15:00 DA PIAZZA MAZZINI CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E LA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. Per una politica del riuso del riciclo e della raccolta differenziata ai Castelli Romani. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro, passaparola!

ATTENZIONE, PROSSIMI ED IMMEDIATI APPUNTAMENTI “NO INC”:

  • MERCOLEDÌ 3 APRILE, ore 17,30, Piazza San Pietro, Albano, Assemblea Pubblica.
  • SABATO 6 APRILE, ore 15,00 piazza Mazzini, Albano, Corteo “No Inc”.

_(Fonte articolo, Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, clicca qui) I santi in paradiso, sindaco di Albano, Nicola Marini, non bastano. Le porgiamo pubblicamente, per l’ennesima volta, un invito: conferisca incarico ad un ente pubblico per avviare la caratterizzazione geologica ed idrogeologica interna all’area della discarica! Il ricorso al Tar Lazio contro il nuovo CRONO-PROGRAMMA della Regione Lazio che scandisce i tempi di realizzazione dell’Inceneritore dei Castelli Romani è ancora pendente. Questa è la vera notizia. Nulla, quindi, è ancora irrimediabilmente compromesso o perduto. Il resto è noto: la 1a sezione Ter del Tribunale Amministrativo ha respinto SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la richiesta di “sospensiva cautelare” del crono-programma. Ricordate i tre ricorsi al Tar del No Inc contro l’Inceneritore? Anche in quel caso i giudici amministrativi negarono la “sospensiva cautelare”. Ma quel diniego non compromise in alcun modo lo svolgimento del resto del processo. Nelle settimane successive il No Inc depositò in Tribunale una super-relazione tecnica che smontò, punto per punto, il progetto dell’Inceneritore. Ed alla fine, come noto, ottenemmo la “storica vittoria”. Queste, invece, le dichiarazioni del sindaco di Albano Nicola Marini e del delegato ai rifiuti Luca Andreassi: “Il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso presentato dall’Amministrazione di Albano Laziale. Speravamo che le ragioni del diritto valessero più di qualsiasi altro interesse e invece siamo di fronte ad una sentenza del Tribunale Amministrativo che rigetta ogni argomentazione sul reale stato ambientale di un territorio in grande sofferenza.” I giudici, in realtà, dicono altro: l’inquinamento dell’area della discarica non è stato ancora OPPORTUNAMENTE DIMOSTRATO: “l’inquinamento del sito … invocato dall’amministrazione comunale … (dei pozzi C e D) non appare essere più sussistente …” Ed infatti, sindaco Marini, è proprio così. La diffida della Provincia di Roma del 19 gennaio 2012, relativa agli inquinanti presenti nei pozzi C e D, interni all’area della discarica, è venuta meno. Sono i dati dell’Arpa Lazio del 19 dicembre 2012 che certificano il rientro nei limiti di legge. Ma in discarica, però, ci sono altri pozzi. Si tratta dei piezometri: A, B, D bis, E, F, G, H, I, L. Qual è la reale situazione di quei nove pozzi, Le chiedo? Nessuno lo sa. L’Arpa Lazio, il 18 novembre 2011, ha chiesto una CARATTERIZZAZIONE geologica ed idrogeologica INTERNA al sito, avendo trovato questi pozzi gravemente inquinati. La caratterizzazione consiste in un’analisi molto approfondita della qualità delle acque e dei terreni. Questi dati potrebbero certificare l’esistenza di un grave peggioramento dello stato ambientale dell’area. Analisi da depositare, quanto prima, al Tar Lazio, certo, ma ASSOLUTAMENTE NECESSARIE anche per chiedere e discutere la revisione e l’annullamento della procedura di Autorizzazione Ambientale davanti ai funzionari dell’Area Rifiuti della Regione Lazio. I Santi in paradiso non bastano … Al di là delle incomprensioni personali e politiche, le porgiamo pubblicamente, per l’ennesima volta, un invito: conferisca quanto prima incarico ad un ente pubblico per avviare la caratterizzazione geologica ed idrogeologica interna all’area della discarica di Albano!


Ultim’ora inceneritore Albano: Il TAR Lazio non concede la sospensiva

08_ATTENZIONE, 6 APRILE ORE 15:00 DA PIAZZA MAZZINI CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E LA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. Per una politica del riuso del riciclo e della raccolta differenziata ai Castelli Romani. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro, passaparola!

ATTENZIONE, PROSSIMI ED IMMEDIATI APPUNTAMENTI “NO INC”:

  •  OGGI 29 MARZO, ore 17,30, Centro Sportivo Ok Club di Cancelliera, Via di Pantanelle snc, Albano, Assemblea Pubblica.
  • MERCOLEDÌ 3 APRILE, ore 17,30, Piazza San Pietro, Albano, Assemblea Pubblica.
  • SABATO 6 APRILE, ore 15,00 piazza Mazzini, Albano, Corteo “No Inc”.

Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro, passaparola!

_(Fonte articolo, clicca qui) Il Tar del Lazio ha respinto le richieste con le quali il Comune di Albano laziale contestava il via libera alla realizzazione dell’inceneritore alimentato da gas di sintesi derivato da cdr nella frazione Cecchina del comune laziale. L’inceneritore di Albano Laziale ”non e’ in esercizio – si legge nella motivazione del Tar – dovendo ancora essere realizzato” e quindi ”nessun pericolo per la salute pubblica” puo’ derivare dai provvedimenti relativi alla sua realizzazione e messa in esercizio.

NOTIZIA STRAORDINARIA, riportiamo dalla rete:

Il Tar del Lazio NON HA CONCESSO la sospensiva del CRONOPROGRAMMA relativo all’Inceneritore dei Castelli Romani. Il cantiere per la costruzione dell’impianto, quindi, sulla base delle disposizioni del 29 gennaio scorso dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, può partire in qualsiasi momento! Crediamo, a questo punto, sia ANCORA più importante RICHIEDERE una IMMEDIATA riapertura della procedura di AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE! Zingaretti, a questo punto, DEVE dircelo chiaramente: che vuole fare rispetto all’Inceneritore dei Castelli Romani? Quando verrà riaperta la procedura di Autorizzazione Ambientale secondo quanto previsto dalla Legge n. 59 del 2005?


‘Uso e riuso’, dal Cobat un concorso per sensibilizzare i giovani alla differenziata

_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

_Gianni Alemanno: “Non serve una nuova discarica, c’è Malagrotta”. Clicca qui.

_Manlio Cerroni: “Da aprile tutti gli impianti ok, ma serve una discarica”. Clicca qui.

Coinvolti i ragazzi di tutte le scuole medie italiane

indexRoma, 25 mar. – (Fonte articolo clicca qui)) – Come è evoluto il rapporto dell’uomo con lo smaltimento dei rifiuti? E’ questa la domanda che il Cobat (Consorzio nazionale raccolta e riciclo) ha lanciato ai ragazzi di tutte le scuole medie italiane. Un concorso che, oltre a sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata, ha ‘sfidato’ gli studenti ad affrontare un tema di grande attualità e li ha invitati a farlo usando il linguaggio più immediato, oggi accessibile a tutti: un filmato.

L’iniziativa ha coinvolto più di 20mila alunni delle scuole secondarie di primo grado italiane. La premiazione nazionale del concorso ‘Uso&Riuso: consumi e rifiuti nella testimonianza delle generazioni’, realizzata in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e dell’Istruzione e patrocinata dal segretariato sociale della Rai, si terrà domani a Roma all’auditorium del Massimo.

L’evento ospiterà due maestri d’eccezione, Piero Angela e Tessa Gelisio, che terranno davanti a una platea di 800 alunni una lezione che racconterà lo sviluppo delle tecnologie a tutela dell’ecosistema e l’importanza dei comportamenti individuali per la difesa dell’ambiente.


Rifiuti, Italia deferita a Corte Ue su Malagrotta e altre discariche Lazio

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A causa di un’interpretazione restrittiva da parte delle autorita’ italiane del concetto di un sufficiente trattamento dei rifiuti, la discarica di Malagrotta, a Roma, e altre discariche nella regione Lazio sono riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione Ue

imagesBruxelles – (fonte articolo clicca qui)) – La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue per non aver rispettato le prescrizioni della legislazione europea in materia di rifiuti. A causa di un’interpretazione restrittiva da parte delle autorita’ italiane del concetto di un sufficiente trattamento dei rifiuti, la discarica di Malagrotta, a Roma, e altre discariche nella regione Lazio sono riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione Ue.

La Commissione ricorda che le discariche che operano in violazione della legislazione europea sui rifiuti costituiscono una grave minaccia per la salute umana e per l’ambiente. Per questo, su raccomandazione del commissario per l’Ambiente, Janez Potočnik, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte.

La direttiva sulle discariche di rifiuti, ricorda Bruxelles, stabilisce che i rifiuti da collocare in discarica devono essere trattati in precedenza, ossia devono subire alcuni “processi fisici, termici, chimici, o biologici, inclusa la cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero”. Un’inchiesta europea ha rivelato che alcuni dei rifiuti urbani prodotti nel Lazio non sono trattati in impianti di trattamento meccanico-biologico prima della collocazione in discarica, perche’ la regione non dispone di una capacita’ sufficiente in questo settore.

Di conseguenza, una parte dei rifiuti urbani collocati nella discarica di Malagrotta e in altre discariche del Lazio non subisce il trattamento appropriato, che dovrebbe includere un’adeguata cernita dei rifiuti in flussi di rifiuti e la stabilizzazione della loro parte organica. Secondo le ultime informazioni fornite dalle autorita’ italiane, circa 735mila tonnellate di rifiuti non subiscono il suddetto trattamento nella provincia di Roma ogni anno oltre a 120mila tonnellate nella vicina provincia di Latina.

L’Italia ritiene che i rifiuti collocati nelle discariche nelle province di Latina e Roma possano essere considerati “trattati”, in quanto sono stati frantumati prima di essere interrati. Tuttavia, secondo la Commissione, il fatto di frantumare o sminuzzare rifiuti indifferenziati prima di interrarli non e’ sufficiente per prevenire o ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi sull’ambiente e qualunque rischio che ne derivi per la salute. La Commissione aveva gia’ inviato una lettera di costituzione in mora il 17 giugno del 2011 e un parere motivato il primo giugno del 2012. Dopo aver esaminato le risposte trasmesse dalle autorita’ italiane, la Commissione ha concluso che gli inadempimenti relativi al trattamento dei rifiuti in Lazio continueranno probabilmente fino al 2015.


L’Ue non si fida più del Lazio sui rifiuti, intanto Alemanno guarda ancora a Malagrotta

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_(Fonte articolo, clicca qui) L’Italia finirà davanti alla Corte di Giustizia europea per i rifiuti del Lazio. Come si legge in un comunicato del ministero dell’Ambiente, i continui problemi della Regione nel trattamento della spazzatura urbana hanno costretto la Commissione Ue a deferire il nostro Paese alla Corte, ultimo passo della procedura d’infrazione avviata nel 2011. Secondo il ministro Corrado Clini, è «il risultato inevitabile della situazione che si è creata, in seguito alle opposizioni al decreto del tre gennaio». Questo decreto, lo ricordiamo, prevedeva di utilizzare al massimo della capacità tutti gli impianti laziali di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, riducendo così la quantità di materiale smaltita nelle discariche per allineare il Lazio alle norme nazionali e alle direttive comunitarie in materia di rifiuti. Per Clini, invece, questi impianti stanno funzionando a meno del 50% della loro capacità, perché le amministrazioni locali si sono opposte all’invasione di spazzatura proveniente dalla Provincia di Roma. Inoltre, sostiene il ministro, «resta a livelli insoddisfacenti la raccolta differenziata, in particolare la selezione della frazione umida, che potrebbe essere valorizzata con la produzione di compost». L’Europa teme che le discariche laziali resteranno completamente attive, compresa quella di Malagrotta che avrebbe dovuto essere chiusa. Nelle scorse settimane, il rapporto del Parlamento Ue sulla missione inviata da Bruxelles lo scorso ottobre in Campania e Lazio per l’emergenza rifiuti, aveva segnalato risultati contrastanti. Semaforo quasi verde per Napoli, ma ancora rosso per l’area romana, che difatti sta annaspando nel definire una gestione dei rifiuti più in linea con i dettami comunitari (prevenzione, riciclo, trattamento). Clini ha quindi inviato una lettera al commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik, confermando l’impegno dell’Italia «a completare il programma per allineare Roma agli standard previsti dalle direttive e dalle leggi nazionali entro i tempi previsti, comunque prima che la Corte assuma la sua decisione».


Inceneritore Baciacavallo, è dramma diossina e “Pcb” sul territorio

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_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) E’ di nuovo allarme tumori per le ricadute ambientali e sanitarie derivanti dall’attività di trattamento di fanghi industriali dell’inceneritore di Baciacavallo. Un nuovo studio commissionato ad un pool di esperti universitari di Mestre, promosso dall’associazione Vita, ambiente e Salute onlus, ha rilevato nel raggio di due chilometri intorno all’impianto di Baciacavallo, livelli di diossina superiori fino a 12 volte rispetto a quanto consentito dalla legge. In particolare l’analisi è stata svolta su tre campioni, due polli ed una anatra, allevati nell’area di ricaduta di Baciacavallo. Tutti e tre i campioni sono risultati gravemente contaminati per la presenza di diossine e Pcb (Policlorobifenili). Sostanze quest’ultime messe al bando dalla convenzione di Stoccolma del 2001 che aveva lo scopo di proteggere la salute umana da queste molecole. Dalle varie analisi effettuate in tutta Italia è emerso che nel raggio di 10 chilometri da questi impianti aumenta il rischio malformazioni, mentre nel raggio di tre chilometri aumentano le probabilità di essere colpiti da tumori allo stomaco, al fegato o da linfomi. Nel caso specifico dell’inceneritore di Baciacavallo il rischio maggiore è quello di essere colpiti dal cancro ai polmoni. “Questi sono dati che non ci stupiscono – spiega il medico oncologo Patrizia Gentilini, che ha collaborato alla stesura del documento – Già nel 2007 era emerso dalle indagini dell’Asl di Pistoia sull’inceneritore di Montale, che il livello più alto di diossine, superiore di 11 volte al consentito, si trovava in un territorio “bianco”, proprio quello nell’area di Baciacavallo. Nonostante tutto ciò l’inceneritore di Baciacavallo continua indisturbato nella sua attività”. “Noi diciamo basta ad opere dannose, inutili e costose – commenta Gabriele Pecchioli, vicepresidente di Vas – il rischio è quello che a rimetterci non saremo solo noi ma anche le generazioni future”.

_(Fonte articolo, clicca qui) L’inceneritore di Baciacavallo produce diossine e sostanze tossiche, che aumentano il rischio di tumore. E’ pericoloso e dannoso per la salute. Bisogna chiuderlo. Meglio la discarica per i fanghi industriali». Il coro di protesta del coordinamento comitati della piana, dell’associazione onlus «Vita, Ambiente e Salute» e del movimento «Medicina Democratica» è sempre lo stesso, ormai da anni. A renderlo più forte, ieri mattina, è arrivata la presentazione ufficiale di uno studio, fatto realizzare dai cittadini grazie anche ai fondi raccolti in tutta Italia dal Movimento 5 Stelle e commissionato ad un istituto universitario di Mestre, su tre campioni animali allevati nella zona di ricaduta dei fumi dell’inceneritore. Secondo i dati, nel raggio di due chilometri intorno all’impianto di Baciacavallo, i due polli e l’anatra presi in esame presentano tutti livelli di diossina abbondantemente superiori rispetto a quanto consentito dalle norme di legge (si va da 4 a ben 12 volte il limite massimo tollerato). In particolare tutti e tre i campioni sono risultati gravemente contaminati per la presenza di diossine e Pcb (Policlorobifenili). In tutti gli animali, inoltre, è stata riscontrata una abbondante e preoccupante presenza di esaclorobenzene (Hcb), dato che confermerebbe un recente rapporto dell’Ispra, che individuava Baciacavallo come la più importante fonte emissiva nazionale di tale molecola nociva. Diossine, Policlorobifenili e esaclorobenzene fanno tutti parte dei cosiddetti Pop’s, sostanze messe al bando dalla convenzione di Stoccolma del 2001, che aveva lo scopo di proteggere la salute umana da queste molecole. «Visto che non sono bastate le varie analisi effettuate in tutta Italia, dalle quali è emerso che nelle vicinanze degli inceneritori aumentano notevolmente le probabilità di essere colpiti da tumori, malformazioni e malattie ereditarie di vario tipo, che interessano purtroppo anche le madri ingravidanza e i loro feti — commenta Adriana Pagliai, del coordinamento comitati della piana — abbiamo deciso di avvalorare ulteriormente la nostra protesta e le nostre preoccupazioni con questo studio. I risultati hanno confermato quello che già sapevamo. Baciacavallo è un impianto da chiudere: Gida e le istituzioni non possono più fare spallucce». L’accusa lanciata a Gida, in particolare, sarebbe quella di avere, negli anni, sempre disatteso le varie prescrizioni ambientali, chiedendo e ottenendo dalla Provincia il permesso di non misurare il parametro dell’acido cloridrico, inquinante di minore entità, ma precursore diretto dell’esaclorobenzene. «Già nel 2007 alcune indagini dell’Asl di Pistoia sull’inceneritore di Montale avevano rilevato casualmente, in un territorio considerato neutro per quella struttura, un livello di diossine, superiore di 11 volte al consentito — aggiunge Patrizia Gentilini, medico oncologo che ha collaborato alla sintesi dei dati — Peccat che quell’area fosse proprio nella zona di ricaduta dei fumi di Baciacavallo, che nonostante tutto ciò continua indisturbato la sua attività. Il rischio non è solo per noi, ma anche per le generazioni future, visto che queste sostanze tossiche si insinuano nell’organismo e nella catena alimentare. Il problema andrebbe risolto a monte, agendo sulle fabbriche che producono i fanghi, ma nel frattempo baciacavallo va chiuso. Una discarica sarebbe meno nociva». In prima fila fra i presenti Baldi e Barosco, rappresentanti locali del Movimento 5 Stelle, che da sempre fanno della battaglia agli inceneritori un loro caposaldo e che a breve, visti gli ultimi risvolti, dirameranno un comunicato nazionale.


Corrado Clini annuncia: «Pronto a commissariare gli impianti»

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_Video Ecoballa di venerdi 15 marzo, rubrica a cura di Daniele Castri, referente legale del “Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano”. Clicca qui.

_Rifiuti nel Lazio, Bruxelles rinvia l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) «Sa di quanti soldi stiamo parlando? Un milione di euro al giorno. Questa è la sanzione che l’Italia rischia per colpa della gestione fuorilegge dei rifiuti a Roma se sarà condannata dalla Corte di giustizia europea. Bene, a questo punto non si può più scherzare, prenderemo tutti i provvedimenti necessari per evitare questa catastrofe». Corrado Clini è il ministro dell’Ambiente che sta tentando di riportare Roma nel ventunesimo secolo per quanto riguarda i rifiuti, aiutandola a sciogliere una volta per tutte il patto con il diavolo rappresentato dalla discarica di Malagrotta. Ma l’altro giorno il commissario europeo per l’ambiente, Janez Potocnik, ha detto: mi spiace, ma la procedura d’infrazione per Malagrotta non si può fermare, vi deferiremo alla corte di giustizia. Lei ha convocato per mercoledì i dirigenti delle aziende che si occupano di rifiuti a Roma e nel Lazio, a partire dall’Ama. «Dovranno spiegarmi perché non stanno applicando le indicazioni ricevute. Perché il contratto tra l’Ama e la Saf, la società proprietaria dell’impianto di trattamento di Colfelice, non è stato firmato? L’Ama dice che l’ha inviato, ma non può aspettare con le mani in mano, c’è un’emergenza. Ancora: le verifiche svolte dai carabinieri dei Noe, anche nei quattro impianti di trattamento romani, hanno dimostrato che vanno al 50 per cento. Come è possibile, malgrado l’emergenza? Imporrò che vadano a pieno regime». Con i poteri ricevuti dalla legge di stabilità andrà a commissariare gli impianti e le aziende? «Mi aspetto che ognuno faccia il proprio dovere. Ripeto: tutti gli impianti di trattamento devono lavorare al massimo per produrre il cdr (combustibile da rifiuti). Il cdr deve alimentare i termovalorizzatori di Colleferro e San Vittore. Se lì non c’è spazio, bisogna applicare la normativa e portarlo in termovalorizzatori di altre regioni. Sa cosa è successo a gennaio? Quello di Colleferro era in manutenzione il cdr è finito in discarica. Ma ci rendiamo conto?». Dunque commissaria l’impianto di Colfelice se non accetta i rifiuti di Roma o i Tmb della Capitale se vanno a rilento? «Ripeto, qui rischiamo un milione di euro di sanzione al giorno, non c’è più tempo per gli scherzi. Chi non fa ciò che deve fare, sarà commissariato. Dovrà essere chiaro chi si sta tirando indietro, chi sta causando questa emergenza e questi danni al Paese». Incontrerà anche sindaco e presidente della Regione? «Ho scritto loro perché sblocchino subito le autorizzazioni che per alcuni impianti. A partire da quelli di produzione di compost, con il trattamento della frazione umida che arriva dalla differenziata. Che fine ha fatto l’impianto di Maccarese? Inoltre, ci sono progetti di ampliamento dei Tmb, perché non sono stati autorizzati?». Cosa succederà alla discarica di Malagrotta? «Chiuderà. Su questo non ci possono essere dubbi». Ma come è possibile che a Monti dell’Ortaccio sia apparso il cartello che annuncia i lavori della nuova discarica? «Inspiegabile, non mi faccia parlare. Su quel progetto furono date delle prescrizioni, ma nessun ente locale ha mai verificato. Purtroppo a Roma casi come questi sono già successi. Ma lì la discarica non si può fare». Se ci sarà un nuovo governo e un nuovo ministro che succederà all’emergenza rifiuti di Roma? «Qui non serve Mandrake. Basta applicare le leggi».


“Estote parati” ammonisce il Vangelo

Discarica di Malagrotta - Conferenza stampa di Manlio Cerroni_Per tutti i prossimi appuntamenti inerenti la vertenza Albano incluso il corteo del 6 aprile, clicca qui.

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_(Fonte articolo, Osservatore Laziale, articolo a firma di Maria Lanciotti, clicca qui) “Estote parati, ci ammonisce il Vangelo. Io lo sono sempre”. Parole di Manlio Cerroni riportate in una raccomandata indirizzata a un’articolista di provincia alla fine dello scorso febbraio (quando ci fu una pioggia a largo spettro di letterine e confetti) a rifinitura di una patetica ramanzina per un articolo che non gli era proprio piaciuto, riferito al collaudo del settimo invaso della discarica di Roncigliano, avvenuto per posta e in anticipo di un mese sui tempi risaputi. L’articolista non ci era andata tanto leggera, con l’attempato imprenditore che solo pochi giorni prima (il 26 gennaio 2012) si era visto respingere dal Consiglio di Stato il ricorso sulla proroga della discarica di Malagrotta, ma ciò non lo aveva per nulla disfatto ma piuttosto ringalluzzito, tanto che dichiarò che entro il 2013 anche l’inceneritore di Albano sarebbe svettato nei suoi cieli di piombo. No, l’articolista non ci era andata leggera, tanto che l’esimio signor Cerroni – o chi per lui, non ha che da scegliere tra la sua nutrita corte di avvocati – produsse la bella letterina in cui rimarcava il suo pluridecennale impegno svolto “in tutti i continenti” nel settore ambìto dello smaltimento dei rifiuti, “creando complessi industriali ambientali dove decine di migliaia di persone hanno trovato occupazione liberandosi così dal bisogno”. Insomma una specie di santo protettore dei disperati a caccia di un lavoro, non importa quanto pericoloso, e a discapito dell’ambiente e della salute pubblica. E dopo una sintetica ma profonda considerazione sul senso della Morte e relativo Giudizio Universale come da dottrina cattolica, ammoniva con un ‘Estote parati’ di radici evangeliche, che sta per “siate pronti” o se si preferisce “state avvertiti!”, perché, e qui sta il colpo in canna per disarmare e inchiodare il bersaglio, affermava il Cerroni: “Io lo sono sempre”. E da decenni lo dimostra ampiamente ogni volta che sembra stretto all’angolo da qualche forma residua di umana giustizia, che regolarmente svanisce, trucco che gli permette di tornare ad agire a mani libere. Certo il signor Cerroni sa quel che fa e quel che dice, ben certo dei suoi poteri e dei suoi mezzi, ma una cosa risulta chiara e va detta: non esisterebbe il Sistema Cerroni senza la debolezza cronica di istituzioni intrise di interessi da difendere e una società annichilita che non lotta abbastanza per tutelare il suo diritto alla vita. In altre parole, tutta la ‘forza’ del Capo sta nel corpo malato di una società che si è lasciata andare alla deriva pensando di sbarcare sull’isola del tesoro. Ciò non giustifica ma anzi aggrava le colpe di chi ha saputo – con un cinismo spaventoso – prima creare e poi sfruttare determinate ‘correnti’ senza che qualcuno remasse contro. E adesso non c’è più tempo da perdere, se si vuole rientrare in porto senza ulteriori danni non resta che organizzare un fronte comune contro un cieco potere che avanza passando su vita, dignità e diritti di una popolazione ridotta all’osso da tante scarnificazioni patite. ‘Estote parati’, perché il Cerroni e il suo gruppo di amici lo sono sempre.


Goffredo Sottile ha scelto, discarica di Roma tra Laurentina e Ardeatina

09_6 aprile 2013, corteo cittadino contro l’inceneritore dei Castelli Romani, contro la discarica di Albano e a favore della raccolta differenziata porta a porta, del riuso e del riciclo. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro. Passaparola!

> Rifiuti, svolta per il dopo Malagrotta. Ma sulla cava al Laurentino è già protesta. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Si ricomincia. Dopo la bocciatura del sito di Monti dell’Ortaccio per la discarica destinata a raccogliere l’eredità di Malagarotta (tecnicamente esaurita), è stato individuato ora un nuovo sito. Secondo quanto riferito dall’agenzia Dire , il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, avrebbe individuato una vecchia cava in località Porta Medaglia, nei pressi della via Laurentina. L’area, che appartiene a una società privata, è già autorizzata al trattamento dei rifiuti inerti dei cantieri della metro C, ma è sottoutilizzata a causa dei ritardi della nuova linea underground). I proprietari hanno dunque chiesto nuove autorizzazioni alla Regione e hanno proposto l’area a Sottile. I tempi sono strettissimi. Entro l’11 aprile Malagrotta, che opera in regime di proroga (l’ennesima) dovrà smettere di accogliere i rifiuti non trattati e da fine giugno anche quelli trattati. Il decreto varato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini nelle scorse settimane ha già attivato la distribuzione in altri impianti nel Lazio di parte dei rifiuti della Capitale, ma ancora le quantità conferite non sono adeguate a scongiurare l’emergenza. E in ogni caso la chiusura definitiva di Malagrotta richiederà necessariamente l’apertura di una nuova discarica, a meno che non si decida di mandare i rifiuti all’estero (soluzione molto costosa). A un primo esame, il commissario straordinario avrebbe verificato la sussistenza di tutti i requisiti ambientali richiesti per l’apertura della nuova discarica, ma l’iter autorizzativo è complesso, senza considerare che il ministro dell’Ambiente si è già detto contrario a ipotesi di questo genere. Inoltre la zona non è densamente abitata, ma nei pressi ci sono diversi insediamenti urbani. Insomma, c’è il rischio dell’ennesimo braccio di ferro fra il commissario straordinario, i comitati di residenti e le associazioni ambientaliste. Goffredo Sottile avrebbe comunque già comunicato il proprio orientamento a Comune, Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente. E sembrebbe intenzionato ad andare avanti, sfidando comitati locali e lo stesso ministro Clini.

_(Fonte articolo, clicca qui) Il Tar dà ragione al XV municipio. È stato infatti rigettato il ricorso che la Colari di Manlio Cerroni aveva presentato contro gli atti avviati al sequestro delle aree di Monti dell’Ortaccio, dove furono eseguiti dei lavori privi di autorizzazione. Un intervento abusivo che oggi costa caro al patron dei rifiuti, che vede sempre più vicina l’acquisizione di circa venti ettari della “sua” cava a patrimonio comunale. Soddisfatto il mini sindaco Gianni Paris: “Nessuna sospensiva è stata accordata, dimostrando come la linea perseguita dal Municipio sia sempre stata corretta, segnando un punto decisivo per i cittadini e il territorio della Valle Galeria che non meritano nuove discariche e inquinamenti”. Discarica si, o discarica no. Ancora una volta, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il commissario straordinario, Goffredo Sottile non si trovano d’accordo. Mentre il primo afferma con sicurezza che Roma, dopo Malagrotta, non ha bisogno di alcun invaso grazie agli effetti del decreto, il secondo ribadisce l’opposto. In serata arriva la scelta di Sottile: tra l’Ardeatina e la Laurentina sorgerà il nuovo invaso di Roma. Un sito già pronto e destinato agli inerti provenienti dagli scavi della metropolitana. Questo sembra accantonare definitivamente Monti dell’Ortaccio. Dopo i venti ettari posti sotto sequestro per lavori abusivi, il 21 marzo si attende la decisione del Tar sui ricorsi presentati dai residenti, il Comune e il Codici.  L’ottavo colle di Roma, come ha ribadito fortemente Clini, non subirà ulteriori proroghe. Operativa fino a giugno. Fino all’11 aprile accoglierà rifiuti indifferenziati, poi solo trattati. Questa grande “montagna di pattumiera” nel cuore della Valle Galeria, operativa da quarant’anni, merita davvero un “meritato riposo”. Passando dalle vie limitrofe non si può far a meno di notare come sia sempre più complicato coprire il suo ventre di rifiuti, i quali restano all’area aperta anche per diversi giorni: “Passano molti giorni senza che la pattumiera venga ricoperta dalla terra, forse perché quasi finita – racconta Pietro Pisu, Cittadini uniti della Valle Galeria –. Noi ce ne accorgiamo dall’area che diventa ancora più irrespirabile”.


Rifiuti, a Roma tariffe a + 53% in 5 anni

45_6 aprile 2013, corteo cittadino contro l’inceneritore dei Castelli Romani, contro la discarica di Albano e a favore della raccolta differenziata porta a porta, del riuso e del riciclo. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro. Passaparola!

_Ecco cosa accade con la gestione dei rifiuti attraverso il sistema arcaico delle discariche e degli inceneritori. Vogliamo continuare su questa strada, ingrassando i conti dei soliti noti? Poi, magari, ci dicono il famoso ritornello fatto apposta per far fallire la raccolta porta a porta e cioè che la differenziata… costa! Sic!

_(Fonte articolo clicca qui) Dalla Tarsu alla Tares passando per la Tia, ”cambiano i nomi ma non la qualita’ della gestione dei rifiuti, con la conseguenza di tariffe fuori controllo”. Dal 2007 al 2012, i costi a Roma sono aumentati del 53%. E’ quanto spiega un’indagine di Cittadinanzattiva. A Roma nel 2012 Tia record, pari a 378 euro l’anno. Nel Lazio, in cinque anni, a fronte di un aumento medio nazionale del +17,1%, i costi sono aumentati dell’11,8%. A Latina c’e’ stato pero’ un -21%.