Piero Marrazzo

Simone Reloaded – Ponte Cavour 2012

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_Come lo scorso anno, contro l’inceneritore dei Castelli Romani e per le vertenze ambientali del Lazio. Con lui un intero comprensorio territoriale, un intero bacino di persone che battagliano contro una folle speculazione economica e sanitaria. Con lui in quel tuffo, tutti noi. GRAZIE Simone.


Consiglio di Stato: Malagrotta resta aperta, sospeso l’esproprio di Riano

_Pronunciamento che prende in giro il PDL romano che aveva tappezzato Roma di (falsi) manifesti riguardanti il fatto che Malagrotta sarebbe stata chiusa (cosa assolutamente non vera e che va oltre il pronunciamento di oggi del Consiglio di Stato); sospensiva che sbugiarda anche il Prefetto Pecoraro che si è prestato a questa inutile pantomima politica e, insieme, mette una paura bestiale a noi dei Castelli Romani che di fronte al Consiglio di Stato abbiamo pendente il controricorso del Co.E.Ma (Inceneritore Castelli Romani) dopo la sconfitta di quest’ultimo dinanzi al Tar del Lazio. Sul destino di una Roma da quarto mondo in ambito rifiuti attualmente l’unico vincitore si chiama ancora (e purtroppo) Manlio Cerroni.

_L’associazione Differenziati augura a tutti i lettori del proprio sito buone feste.

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) La discarica di Malagrotta resta aperta e in funzione, e il sito di Riano non verrà espropriato. Così ha deciso il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti). In particolare, la IV sezione dei giudici amministrativi di secondo grado ha sospeso l’ordinanza emessa dal Tar del Lazio il 24 novembre scorso che prevedeva per domani, 29 dicembre, l’esproprio del sito di Riano Quadro Alto di proprietà Colari per la realizzazione di una nuova discarica, fissando al 17 gennaio la discussione nel merito del ricorso. Oggetto della contestazione è la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nel Lazio dichiarata il 22 luglio con decreto dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in relazione alla chiusura della discarica di Malagrotta, indicando la necessità di realizzare siti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti; nonché il decreto del Prefetto di Roma recante l’individuazione di Corcolle e Quadro Alto a Riano quali siti per le nuove discariche provvisorie post-Malagrotta. Atti, che con la pronuncia del Consiglio di Stato sono ora sospesi, almeno fino alla prevista udienza. “Il Consiglio di Stato entrerà nel merito a gennaio. Aspettiamo”. Lo ha detto la presidente della regione Lazio Renata Polverini, a margine di una iniziativa in Regione, interpellata in merito allo stop fino a gennaio, quando ci sarà la discussione di merito, da parte del Consiglio di Stato alla realizzazione della discarica del sito di Quadro Alto, accogliendo la richiesta del Colari. A chi le chiedeva se alla luce di questa decisione, fino alla data della discussione, il 17 gennaio, sono sospesi i poteri commissariali e lo stato di emergenza, Polverini ha risposto: “Questo io non lo so, non sono il Consiglio di Stato. Non ho letto la sentenza”. Se fosse così sarebbe costretta a firmare la proroga di Malagrotta? “Non lo so, non abbiamo ancora visto la sentenza, adesso la vedremo e ci regoleremo di conseguenza” ha infine risposto la presidente del Lazio.

“Lo stop alla realizzazione della discarica di Quadro Alto fino a gennaio, imposto oggi dal Consiglio di Stato, conferma che l’intera operazione della Giunta Polverini sui rifiuti nel Lazio è inefficace e soprattutto inadeguata” dichiara in una nota Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia libertà alla Regione Lazio. “Durante la discussione in aula del piano dei rifiuti avevo sostenuto che la discarica di Malagrotta non avrebbe chiuso – ricorda Zaratti – Oggi ne abbiamo la prova. La presidente della Regione Polverini e il sindaco Alemanno hanno pensato bene di scaricare le responsabilità con la nomina di un commissario straordinario. Ma alla fine i nodi vengono al pettine: Malagrotta non chiuderà e lo studio preliminare sui siti mostra tutte le sue lacune”. “Da tempo Sel sostiene che a Quadro Alto e Corcolle va impedito di realizzare due immense buche per gettare i rifiuti – conclude Zaratti – Adesso è evidente che lo studio tecnico della Regione sul quale il Commissario straordinario ha lavorato è approssimativo e inadeguato”.

Il capogruppo dei Verdi in Regione, Nando Bonessio, in merito a quanto deciso dal Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti) ha detto: “E’ una vergogna nonché uno scandalo che ancora una volta, attraverso questa sentenza, si dia ragione alla società Colari del monopolista Cerroni, in questo caso per l’attività di imprenditore privato che aveva iniziato nel 2009. E’ l’ennesima prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’incompetenza, volendo pensare bene, degli uffici regionali che hanno fornito al governo gli elementi per decretare lo stato di emergenza e dei tecnici di cui si è avvalso il commissario straordinario, nonché prefetto di Roma Pecoraro”. “Questa amministrazione regionale ci ha portato in un cul-de-sac.Si tratta di una sceneggiata napoletana col finale già scritto, in qualsiasi modo si concluderà questa vicenda ad avvantaggiarsene sarà il monopolista privato, Cerroni, sia che si proroghi la chiusura di Malagrotta, sia se si aprirà il sito di Riano. L’unico modo per uscire da questa situazione – conclude Bonessio – è puntare sulla differenziata a medio termine, rendendo marginale la gestione privata di cui Cerroni è monopolista”.

“Roma paga oggi il fallimento delle destre in tema di rifiuti, la discarica di Malagrotta ormai in esaurimento è costretta per colpa dell’immobilismo delle Giunte Alemanno e Polverini a non chiudere i battenti. È evidente inoltre che ad oggi non ci sono alternative credibili, sbagliata infatti è l’ipotesi di un frazionamento dei siti di discarica e non idonea peraltro risulta l’area individuata di Corcolle che presenta volumetrie risibili e su cui persistono vincoli archeologici ed ambientali. Siamo in ritardo per colpa dello scarica barile del primo cittadino e della governatrice, la politica degli impianti è impantanata, la differenziata è ferma al palo e rispetto ad una politica del riuso stiamo tornando alla logica della discarica permanente”. Lo afferma in una nota Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale. “Il Pdl – aggiunge – ha nei giorni scorsi invaso la Capitale con manifesti che annunciavano la chiusura di Malagrotta ora il Sindaco Alemanno e la Presidente Polverini ne dovrebbero affiggere uno chiedendo scusa ai romani per averli presi in giro. Torniamo a chiedere la convocazione di un Consiglio Straordinario e che l’Assemblea Capitolina esprima la sua contrarietà unanime all’ipotesi di Corcolle”.


Lazio, il Piano Rifiuti arriva in Consiglio Regionale

_Il “Piano Cerroni” arriva in Consiglio Regionale.

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) Iniziato al Consiglio regionale il percorso in aula del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La proposta di deliberazione consiliare e’ stata illustrata dall’assessore alle attivita’ produttive e politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo. La seduta e’ stata sospesa e rinviata alle ore 11 di domani mattina per la discussione generale e l’esame degli emendamenti, per ora raccolti in un fascicolo di oltre 200 pagine. E’ stato inoltre dato termine, dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, fino alle ore 18 di oggi per la presentazione dei sub emendamenti. Presente in aula la presidente della Regione Renata Polverini. Di Paolo, nella sua relazione, ha ripercorso la cronistoria che ha portato all’approdo alla Pisana della proposta di deliberazione consiliare. ”L’esigenza di approvare il piano in quest’aula – ha detto – comincia ad avere una tempistica abbastanza stretta. Nei primi giorni di dicembre abbiamo ricevuto tramite il ministero degli affari esteri un’ulteriore lettera per sveltire le procedure di approvazione”. Cio’ allo scopo di evitare un’accelerazione della procedura di infrazione in sede comunitaria per la mancanza del piano rifiuti, che risale all’anno 2002. Due gli obiettivi generali del piano: chiusura del ciclo, per sventare qualsiasi situazione di emergenza, e il completo trattamento del ”tal quale” prima del conferimento in discarica (gia’ oggetto di una procedura di infrazione europea la scorsa estate). Per realizzare cio’ il documento di pianificazione prevede una serie di azioni, tra cui la principale riguarda la raccolta differenziata. Sotto il profilo quantitativo, a supporto del previsto aumento delle percentuali fino al 65% entro il 31 dicembre 2012, e’ stato confermato lo stanziamento di 135 milioni di euro per il triennio 2011-2013 (senza tagli, conseguenti alle tre manovre nazionali). Inoltre, tra le novita’ introdotte, sono state sottoscritte dalle cinque Province le linee guida per la raccolta differenziata che permetteranno di uniformare le procedure in essere nei diversi comuni del Lazio. Sotto il profilo della qualita’ si punta invece a potenziare la filiera del riciclo e privilegiare la raccolta domiciliare (porta a porta). Altra azione, definita come ”qualificante” da Di Paolo, e’ il programma straordinario per riduzione e prevenzione – adottato in Italia da Lazio e Lombardia – che si rivolge a pubblica amministrazione, imprese e famiglie. Annunciata l’implementazione dell’impiantisca, con 13 nuovi impianti intermedi (di cui 8 di compostaggio e 5 di trattamento meccanico biologico). Di Paolo ha inoltre tenuto a precisare che lo ”scenario di controllo”, che si attiverebbe nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi del piano: ”Non e’ una scorciatoia per aggirare le norme nazionali oppure quelle europee per poter prendere strade che non si ha avuto coraggio di descrivere in maniera trasparente all’interno dello scenario di piano. E’ semplicemente uno scenario che rafforza lo scenario di piano, ma che in qualche maniera garantisce alla programmazione del piano stesso (che, ricordo, arriva fino al 2018) e contestualizza la situazione ereditata da questa Regione per far si’ che non si possano trovare situazioni di emergenza e soprattutto che la Regione non arrivi impreparata rispetto a scenari non previsti”. Il mancato inserimento, invece, del ”post Malagrotta’ all’interno delle previsioni della proposta all’esame dell’Aula e’ stato spiegato dall’assessore alle politiche dei rifiuti con il fatto che ”la legge chiede di inserire nel piano i criteri preferenziali ed escludenti per l’individuazione dei siti”. Prima della relazione di Di Paolo, i consiglieri Angelo Bonelli (Verdi), Ivano Peduzzi (FdS), Giuseppe Celli (Lista civica) e Vincenzo Maruccio (Idv) hanno sottoscritto una richiesta di sospensiva del dibattito in quanto – a loro dire – sul piano non era stato sentito il comitato tecnico scientifico per l’ambiente. Di Paolo ha replicato sostenendo che il comitato aveva dato parere positivo in merito alla coerenza della bozza di piano una settimana prima della sua adozione in Giunta, successivamente l’organismo e’ decaduto senza essere successivamente ricostituito. La proposta di sospensiva e’ stata respinta a maggioranza dall’Aula.


La discarica dell’Inviolata (di Cerroni) contamina pesantemente il sottosuolo

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) Dopo Malagrotta, anche la seconda discarica del Lazio, quella dell’Inviolata a Guidonia, deve essere messa in sicurezza: il sottosuolo del sito è pesantemente contaminato da quantitativi fuorilegge di nichel, nitriti, ferro, manganese e altre sostanze inquinanti. Lo ha comunicato martedì 6 dicembre la Provincia di Roma che, dopo aver raccolto la pressante richiesta del sindaco della cittadina Eligio Rubeis, ha emesso un’ordinanza di diffida a carico di Ecoitalia 87, la società del gruppo Colari controllata da Manlio Cerroni, il dominus della spazzatura laziale. Sarà il suo braccio destro Francesco Rando, come a Malagrotta legale rappresentante dell’azienda, a dover attivare le procedure di bonifica del sottosuolo che vede le falde a rischio inquinamento. La richiesta ad Ecoitalia è scattata dopo che nei mesi scorsi sono trapelate indiscrezioni raggelanti sugli esiti di un’ispezione condotta dall’Agenzia regionale per l’ambiente all’Inviolata. L’invaso raccoglie la spazzatura di 46 comuni della Provincia, per un totale di circa 180 mila tonnellate annue che stanno portando al collasso anche questo impianto nato a metà degli anni 80 proprio per dare un’alternativa a Malagrotta. E adesso si moltiplicano le difficoltà nella scelta dei siti alternativi all’Ottavo Colle. Quello di Corcolle (VIII municipio) è a pochi chilometri dal bacino di Guidonia, tra la Prenestina e la Tiburtina. I comitati cittadini rumoreggiano tutti: altra spazzatura, da queste parti, proprio non la vogliono. I numeri della relazione Arpa sono ancora «top secret» e la stessa ordinanza della Provincia si limita asetticamente a rilevare che i dati monitorati «superano le csc», ovvero le «concentrazioni soglia di contaminazione». Si parla di valori superiori di 200 volte ai tetti stabiliti per il ferro, di 100 per il manganese. Sono state inoltre trovate tracce consistenti di nitriti, nichel e n-butilbenzene, sostanza derivante da «sostanze plastiche degradate»: qualcosa di molto vicino al «percolato». Il sindaco Rubeis rivendica con orgoglio l’iniziativa che ha portato all’ultimatum inviato ai gestori della discarica che dovranno avviare entro 90 giorni la bonifica, pena l’avvio di azioni giudiziarie. «Abbiamo fatto quello che nessuno ha mai immaginato nel Lazio, e forse in tutta Italia – racconta a Corriere.it pochi minuti dopo aver ricevuto copia dell’atto ufficiale che la Provincia ha indirizzato a Ecoitalia 87 -. Dopo l’allarme lanciato dall’Arpa, abbiamo riunito in una conferenza dei servizi tutti i soggetti interessati. Carte alla mano, interpretando la legge, è emersa la strada da seguire per bonificare la discarica» da cui filtrano i liquami inquinanti. Ovvero la diffida che ha inviato Palazzo Valentini. «Lo schema può essere ripetuto in tutte quelle località dove l’ambiente è a rischio contaminazione: se i comuni si sentono lesi – prosegue battagliero il sindaco – sanno che esiste un decreto, il 152 del 2006, che obbliga le province a richiedere interventi immediati dopo la convocazione delle conferenze dei servizi». Quanto alla soluzione dell’emergenza rifiuti che grava attorno all’Urbe, Rubeis le idee le ha chiare. E sfodera un dato record, almeno per quanto riguarda il Lazio: quello della differenziata, che a Guidonia è attestata su un virtuosissimo 54 per cento. «La spazzatura la togli dalle discariche in un solo modo: non portandocela più e permettendo ai cittadini di scegliere altri metodi di smaltimento» è la conclusione orgoglioso. A ben vedere quanto sta accadendo all’Inviolata ricorda ciò che nel 2010 si è verificato a Malagrotta. Anche qui l’Arpa ha rilevato quantitativi record di agenti inquinati e in questo caso il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sollecitato la messa in sicurezza. Una richiesta però bocciata dal Tar, che ha dato ragione alla difesa del Colari che parla di inquinamento della valle di Galeria dovuto alla presenza di una raffineria e altre aziende del settore chimico. Il «caso Inviolata» è certamente destinato ad avere ripercussioni sulle scelte riguardanti la localizzazione temporanea delle Malagrotta Bis. Il sito di Corcolle (VIII Municipio) non è lontano da Guidonia e i comitati e le associazioni del quadrante stanno già sul piede di guerra. Chiedono che venga resa pubblica la relazione dell’Arpa che lancia l’allarme inquinamento e si chiedono come sia possibile «avere due discariche che si guarderanno lungo la via Prenestina».


Comunicato stampa ISDE su PROGETTO MONITER – ricadute sanitarie incenerimento rifiuti

_(Fonte Dott.ssa Patrizia Gentilini) Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l’esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura. Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di “piccoli per età gestazionale ” ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di “nascite pretermine”, si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” . Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi. Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l’esposizione temporale. Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e “premonitori” dei danni a più lungo termine. Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato – per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) – un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno! Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato. Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine….Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”. A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: ” nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile” .

Sezione ISDE Bologna

Sezione ISDE Ferrara

Sezione ISDE Forlì

Sezione ISDE Parma

Sezione ISDE Piacenza


Regione Lazio, approvato il Piano Rifiuti

_Un “piano rifiuti” fatto di buche, bruciatori e percolato. Serve una gran faccia tosta anche a chiamarlo Piano Rifiuti, si potrebbe chiamare infatti Piano Cerroni. Tuttavia ed ovviamente proseguiamo la nostra azione di contrasto a questi politici regionali ed imprenditori dei rifiuti che sarebbe meglio definire squallidi speculatori.

_(Fonte articolo, clicca qui). Con un giorno di anticipo sulla programmazione dei lavori e’ stato licenziato dalla Commissione Ambiente il Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli Roberto Carlino dell’Udc al termine della seduta. ”Con una discussione proficua e approfondita su ogni emendamento si e’ conclusa gia’ oggi la votazione degli stessi. Molti quelli dell’opposizione che sono stati accolti e molti i suggerimenti condivisi per rendere questo Piano veramente efficace e ottimale per i nostri cittadini. Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la Commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo e’ stato assegnato alla Commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al Prefetto dottor Giuseppe Pecoraro; ben 11 sedute, considerando anche che a fine luglio e per tutto agosto abbiamo dovuto sospendere la Commissione per l’analisi del Piano Casa e per l’approvazione del Bilancio in Aula di Consiglio. Il testo e’ quindi pronto per approdare in Aula, dove sara’ analizzato da tutti i consiglieri della Regione Lazio e con la votazione finale sara’ reso effettivo ed operativo per i cittadini. Sono contento del clima positivo con cui si e’ affrontato questo importante testo ed e’ stata mia cura moderare sempre la discussione cercando di farla essere sempre un momento di confronto sulle idee per migliorare questo testo. Con soddisfazione ringrazio tutti i commissari e i consiglieri intervenuti per la serieta’ con cui hanno affrontato il lavoro sul Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio e ringrazio gli Uffici Amministrativi per la professionalita’ con cui hanno supportato le sedute e la tempestivita’ con cui hanno sempre fornito ai consiglieri tutti gli atti che venivano depositati durante le audizioni e le sedute”.


Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro

_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».

Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.

Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».

Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».

Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».


Facciamo largo al ministro dell’ambiente inceneritorista

_Che Corrado Clini volesse intendere più impianti modello Vedelago e più raccolta differenziata porta a porta? Insomma, noi saremmo i soliti sospettosi complottisti a difesa dei poveri cittadini. Fatto sta che da chi ha seguito i traffici della motonave Jolly Rosso (qui, qui e qui) difficile aspettarsi dichiarazioni postive. Clini conosce perchè è stato bocciato l’inceneritore ai Castelli Romani? Clini conosce le varie ragioni territoriali? Di Albano, di Riano ecc ecc. Insomma, da queste parole una cosa è certa, ora, questo paese (con la p volutamente minuscola) ha per la prima volta il ministro dell’ambiente apertamente inceneritorista. E prepariamoci a dei tempi molto duri.

_(Fonte articolo, clicca qui). Sul fronte rifiuti ”la situazione e’ molto delicata in Campania e potrebbe diventarlo anche in Lazio e Calabria”. Ma le soluzioni ”gia’ ci sono” e prima che le norme ”bisogna applicare l’etica della responsabilita”’. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

”Noi ci impegnamo con tutti i nostri interlocutori, e con la societa’ civile in primis, a chiarire tutti i problemi – ha sottolineato Clini – ma e’ impossibile che le cose si possano fare in Lombardia e in Danimarca e in Calabria o in Campania no. I problemi sono molto chiari e le soluzioni possibili ci sono e sono molte. Cercheremo la linea della razionalita”’.

”Io – ha poi concluso Clini – sono un tecnico, non ho problemi di consenso elettorale, anche perche’ non credo di avere un futuro come ministro. Mi i mpegnero’ affinche’ le tematiche siano esposte in modo chiaro”.


Riano e Albano, cittadini in piazza

Molti hanno seguito entrambi i cortei. Occupati i binari della Roma-Viterbo. 

NO AI RIFIUTI: DUE CORTEI IN UN GIORNO – Ore 9 e 30, via Flaminia, a un tiro di schioppo dal posto prescelto per ospitare il sito alternativa a
Malagrotta che a breve chiuderà. Sfila il corteo (circa 1500 persone circa), aperto dal sindaco Marinella Ricceri, che vede insieme alcune scolaresche, il consiglio comunale al completo e diversi rappresentanti dei comuni limitrofi, Morlupo, Castelnuovo, Sacrofano e Rignano. Ore 15, stavolta siamo ad Albano: anche qui parte un corteo. Sono circa in 3 mila a sfilare lungo la via Appia per dire altri«no»: quelli contro l’ampliamento della discarica di Roncigliano (che raccoglie la spazzatura dei Castelli e del litorale) e il progetto di inceneritore già bocciato dal Tar. Una sentenza contro cui si è appellata la giunta Polverini (l’esito del ricorso al Consiglio di Stato è atteso tra poche settimane) che ha ripreso il programma portato avanti da quella precedente, targata Marrazzo.

DUE PROGETTI E LO STESSO NOME: CERRONI – Dietro ai progetti che dovrebbero risolvere i problemi della raccolta a Roma e nel suo hinterland (e che la gente non vuole), c’è sempre lo stesso nome: quello dell’avvocato ottantacinquenne Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta, condannata alla chiusura dalla Ue che la considera esaurita dopo oltre un trentennio di attività. L’imprenditore possiede anche il sito di raccolta a Roncigliano e per il tramite della sua Pontina Ambiente Srl fa parte del 51 per cento del consorzio Coema (gli altri soci sono Ama e Acea) che dovrebbe realizzare l’inceneritore di Albano. Mentre di pochi giorni fa è la notizia – ufficializzata durante l’audizione alla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti – del fulmineo blitz a Riano che ha visto proprio Cerroni acquistare i terreni su cui dovrebbe sorgere la discarica temporanea che sostituirà Malagrotta in attesa del via al progetto definitivo a Pizzo del Prete (Fiumicino).

RIANO, PRONTO RICORSO AL TAR – A Riano Claudio Baccetti, segretario locale del Pd annuncia battaglia: «Non ci arrendiamo a questa decisione antidemocratica che vuole spostare i problemi di Roma in Provincia, distruggere una comunità e affossare un intero comprensorio, il quadrante nord della Valle del Tevere. Oggi sfiliamo in ma non ci fermeremo qui – conclude – Stiamo per presentare più di un ricorso al Tar e ci appelleremo anche alla Commissione Europea. Abbiamo già raccolto oltre un migliaio di firme per un appello al presidente Giorgio Napolitano».

Ad ALBANO è il portavoce della protesta Daniele Castri a spiegare che «la nostra lotta si è declinata in moltissime forme, da una serrata politica sul territorio fatta di volntinaggi, attacchinaggi, da frequentissime assemblee pubbliche e cortei, alle vertenze legali: svariati ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato alla Corte dei Conti stilati con gran impegno di un team tecnico/legale che lavora a pieno ritmo sacrificando tempo ed energie senza alcun guadagno personale». Ma quel che adesso si sta formando è un coordinamento di diverse realtà contrarie a tutti i progetti in ballo a Pizzo del Prete, Riano, Corcolle ed Albano.


Don Cerroni comanda e ordina

_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_Come volevasi dimostrare. Altro che Prefetto, altro che Marrazzo o Polverini che a Don Cerroni possono al più portare l’ombrello. Il nostro ridicolizza Alemanno e sorride all’ampliamento di Malagrotta a Monti dell’Ortaccio o Massimina. Mentre il Prefetto mostra il manganello contro i cittadini, dicendosi pronto, appunto, a fare il Prefetto, nel Lazio chi comanda è Cerroni.Ci fregiamo di opporci a simile imprenditoria e con validi risultati, ai Castelli Romani la battaglia prosegue.

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Rifiuti Lazio, il governo gela la Polverini

_Differenziati.org oltre 60.000 visite. Grazie a tutti per la fiducia che ci date nel riportare le notizie e per come ci seguite.

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo, L’espresso, clicca qui)La futura discarica di Roma, individuata dalla Regione Lazio, sorgerà su una necropoli etrusca e sui resti di un castello medievale. Oppure non nascerà mai. Perché dal ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan è arrivata una dura mazzata ai progetti della governatrice Renata Polverini. Il sito della discordia si chiama Pizzo del Prete. E’ in aperta campagna, si trova nel comune di Fiumicino a pochi chilometri da Cerveteri, famosa per le sue necropoli di epoca etrusca patrimonio dell’umanità dal 2004. In un’ordinanza del 30 giugno scorso la Regione Lazio ha scelto questa zona come “preferenziale” per sostituire la gigantesca Malagrotta, che dopo 30 anni di attività chiuderà entro gennaio-febbraio 2012.

Da quell’ordinanza la Polverini non è mai tornata indietro. Appena Pizzo del Prete sarà pronto verranno chiusi i due siti provvisori annunciati dal prefetto Giuseppe Pecoraro: Riano e San Vittorino. Dove si sta già scatenando la rivolta. Ma la lettera con la quale Galan ha risposto all’interrogazione del deputato Pdl Mario Baccini potrebbe cambiare le carte in tavola anche per il lungo periodo. Il tono della missiva è severo: «La Regione Lazio non ha in alcun modo coinvolto la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio», che hanno saputo tutto «dagli organi di stampa e da segnalazioni di privati cittadini». E dire che i motivi per coinvolgere gli archeologi sono piuttosto fondati, visto che l’area è disseminata di vincoli. Ci sono le rovine di Castel Campanile, un importante insediamento medievale, ma anche tombe di epoca etrusca, più altre presenze archeologiche non vincolate «ma in parte evidenziate nel corso di campagne di scavi», come scrive Galan.

In tre mesi e mezzo la Regione guidata da Renata Polverini non ha avuto il tempo di informare la Soprintendenza. Secondo Galan l’occasione c’era: la conferenza dei servizi che si è tenuta negli uffici della Regione pochi giorni prima della delibera di fine giugno. Ma il verbale parla chiaro: nel corso di quell’incontro non si è mai parlato di Pizzo del Prete né di siti alternativi a Malagrotta. Ad oggi, infatti, l’unica base sulla quale poggia l’ordinanza Polverini è un’analisi realizzata dai tecnici della regione su sette aree ‘papabili’ per ospitare la nuova discarica. Uno studio preliminare e nulla più. Per i residenti e gli imprenditori agricoli della zona le parole di Galan non sono una novità. Da luglio si sgolano contro la delibera regionale, che giudicano illegittima. Hanno anche presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiederne l’annullamento. E non sono gli unici: anche il proprietario di Malagrotta Manlio Cerroni si è rivolto alla giustizia amministrativa per impugnare la scelta di Pizzo del Prete. Ma per motivi differenti: secondo il re della monnezza romana sarebbe molto più adeguata l’area di Monti dell’Ortaccio. Che è di sua proprietà.

Per Renata Polverini si preannuncia un autunno complicato.

Alle proteste dei cittadini di Riano e San Vittorino, ai tentennamenti del sindaco di Roma Gianni Alemanno adesso si è aggiunto anche lo scontro con il ministro Galan. E stavolta la governatrice non può contare sulla coperta di Linus dello stato di emergenza. Il prefetto Pecoraro le ha mandato un messaggio chiaro: «Io decido i siti provvisori. La futura discarica non è di mia competenza». Per Pizzo del Prete niente deroghe né commissari-parafulmine.


Guidonia, la discarica dimenticata anche da Marrazzo contestatore a Riano

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_Verrebbe da dire: il solito Marrazzo. Già, perchè riteniamo ancora una volta gravi e quanto mai fuori luogo le parole (ANCORA UNA VOLTA) di Piero Marrazzo sull’inceneritore di Albano e sull’annessa discarica di Roncigliano. Marrazzo in ambito rifiuti ed a livello gestorio da governatore della Regione Lazio ha mostrato scarso spessore . Sanità, rifiuti, da un uomo prestato ai voleri di Manlio Cerroni meglio anteporre il silenzio. Questo farebbe una persona saggia. Stonature quelle di Marrazzo, che anche da privato cittadino continua a parlare dell’inceneritore dei Castelli Romani. Evidentemente la querelle  e la vittoria dei cittadini di fronte al Tar del Lazio deve risultare davvero indigesta all’ex governatore. Speriamo che all’ennesimo assist offerto da mr “Mi manda Cerroni” segua un più rispettoso silenzio verso tutte le parti in causa. Soprattutto verso i cittadini che battagliano per rimediare a quanto di nefasto fatto da lui stesso.

_(Fonte articolo, Giorni). Giustamente in piazza a Riano contro la discarica di Malagrotta che potrebbe rendere pestilenziale anche l’aria di casa sua, oggi portabandiera della raccolta differenziata, l’ex governatore Marrazzo sembra dimentico della concessione accordata appena poche stagioni fa alla Eco Italia 87 del CO.LA.RI, il Consorzio Laziale Rifiuti del solito Manlio Cerroni, titolare della discarica dell’Inviolata a Guidonia, seconda per dimensioni nel Lazio. Nata abusivamente nel 1986 e poi, a suon di proroghe, legalizzata, regolarizzata, dista 200 metri dalle case e benché di recente sia stato realizzato il sesto invaso ormai da tempo cresce solo in altezza e ha superato i 35 metri.

Altamente inquinata secondo le valutazioni della Regione, nel 2002 Guidonia è stata inserita fra quei comuni che da direttive europee devono diventare urgente oggetto di risanamento ambientale. A giustificare tali, disattesi provvedimenti basterebbe l’impatto delle cave di travertino, che comportano il transito di migliaia di camion e la dispersione di immense quantità di polveri. E pure pompano dalle profondità del sottosuolo milioni di litri di acqua sulfurea che vengono gettati ogni giorno nell’Aniene, distruggendolo, per tacere del crollo indotto delle grotte carsiche che causa dissesti geologici mettendo a rischio le fondamenta dei palazzi.

Ma a Guidonia, al centro della città, sorge anche il mega cementificio Buzzi Unicem. Altre cave che hanno ormai eroso il territorio nel raggio di molti chilometri e poi ancora camion, polveri e soprattutto i forni.

“Qui si bruciano circa 140mila tonnellate annue di pet coke, il combustibile fossile più economico e inquinante, e con esso gli abitanti respirano a pieni polmoni nuvole di metalli pesanti, Co2, polveri ultrasottili. Fino a poco tempo fa il pet cocke, importato per mare dalla Cina, veniva stoccato all’aperto,” spiegano dal circolo locale di Legambiente protagonista di una battaglia grazie a cui il deposito è stato sequestrato ed è stata imposta la costruzione di un apposito silos, ancora non realizzato. Legambiente Guidonia, attiva sul territorio assieme al Cra-Comitato risanamento ambientale che riunisce tutti i cittadini, all’Associazione volontari Marco Simine, Gli Umanisti, RDD, gli Amici dell’Inviolata, è pure firmataria nel 2007 di un ricorso al Tar (per cui si attende il giudizio di merito) contro il nuovo impianto richiesto dalla Eco Italia 87. Approvato da Marrazzo e poi di buon grado sostenuto dalla Polverini, questo progetto costa diversi milioni di euro e prevede “trattamento meccanico biologico a bocca di discarica”. Una volta che sarà colmo il sesto invaso, 190mila tonnellate di rifiuti l’anno, provenienti da 47 comuni, finiranno su un nastro che recupera il 5% dei metalli e il 30-35% dei materiali combustibili. Il rimanente 70%, indifferenziato, finirà nella discarica.

Nel 2006 l’allora presidente del Lazio ricevette sull’argomento cinquemila cartoline affrancate e intitolate “Dillo a Marrazzo” che lo pregavano di esaminare con diversa coscienza la questione, in aggiunta a una lettera firmata da 49 medici di Guidonia e dintorni preoccupati per l’insorgenza di malattie gravi legate all’inquinamento.


Post-Malagrotta, discariche e inceneritori, il Lazio verso il baratro

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_Politici asserviti, camerieri che a loro volta hanno delegato scelte disastrose, incapaci di governare e gestire un problema che potrebbe diventare risorsa. Un Prefetto che parla senza sapere, dietro tutto ciò, i soliti affaristi da quattro soldi. Popolazioni con fior di ragioni che sono esasperate, lottano, combattono civilmente, presentano piano alternativi quanto mai realistici e verosimili, offrono dati tumorali, valori delle acque, risulati di una malagestione che ha trascinato il Lazio nel baratro rifiuti. Tutte queste persone fanno il gioco dei soliti noti, vogliono i profitti, avranno la lotta più dura e civile.

_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui) Alla fine, il verdetto sul post Malagrotta è arrivato, e non si tratterà di una sola discarica. I siti che accoglieranno i rifiuti per tre anni, dalla chiusura dell’Ottavo Colle a quando sarà aperta la nuova discarica di Pizzo del Prete (Fiumicino), sono due: Quadro Alto, nel comune di Riano, e San Vittorino-Corcolle, a Roma, nell’VIII Municipio. L’annuncio è stato dato questa mattina dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro, in una conferenza stampa affollata di giornalisti ma non di autorità (non erano presenti né la Polverini né Alemanno).

Quadro Alto è una vasta area composta da sette cave di tufo tuttora funzionanti, che, ha spiegato Pecoraro, «permetterebbero di non dover fare sbancamenti ulteriori e quindi risparmiare nella realizzazione dell’invaso». San Vittorino è un’area più piccola, dove comunque i lavori per la realizzazione dovrebbero essere anche in questo caso abbastanza brevi. «A Roma, si produrranno in tre anni circa 3,5 tonnellate di rifiuti, che tenderà a diminuire con l’aumento della differenziata, come tutti auspichiamo: 2,4 andranno a Quadro Alto, il resto a San Vittorino. Ho scelto due siti e non uno solo in base alla quantità di rifiuti trattati che andranno smaltiti, per evitare che un unico sito non fosse oberato dai rifiuti», ha spiegato il prefetto, che ci tiene a precisare che nelle discariche finiranno solo rifiuti già trattati: «Roma ha il 10-15% di differenziato e tutto il resto viene ancora oggi portato a Malagrotta come tal quale. Oggi abbiamo l’obiettivo trattare tutto il tal quale attraverso le quattro linee esistenti, due private e due dell’Ama».

Possibile altra proroga per Malagrotta

Ma quali saranno i tempi di questa rivoluzione nella gestione dei rifiuti? «Farò in modo di chiudere Malagrotta entro il 31 dicembre. È ovvio che, se c’è una collaborazione di tutti e non ci sono ostacoli nelle procedure, si farà abbastanza presto, visto che l’ordinanza prevede anche un accorciamento nei tempi delle gare. Ma non posso escludere una mini-proroga, spero di non più di uno o due mesi», ha spiegato Pecoraro.

La realizzazione e la gestione sarà affidata tramite una gara, che avrà però tempi abbreviati: «Mi auguro di poterla fare in 15 giorni, per bandirla ed espletarla servirà in tutto un mese-un mese e mezzo. Una volta aperte le discariche provvisorie, rimarranno in funzione per 36 mesi. L’ordinanza è valida fino al 31 dicembre 2012, ma una volta realizzate le discariche e avviata la gestione, la mia opera è finita», ha continuato Pecoraro.

È giallo termovalorizzatore

Per ben due volte, salvo poi smentire, Pecoraro fa riferimento alla costruzione di un inceneritore. «I nostri obiettivi sono far funzionare le 4 linee di trattamento e selezione, istituirne se necessario una quinta, e fare in modo che in 36 mesi si chiudono le due discariche e si passi al termovalorizzatore, che è l’obiettivo finale del piano regionale». Un errore? Un lapsus freudiano? A nostra precisa domanda su questo il prefetto si schermisce e dice che intendeva «in generale gli impianti di trattamento». Mario Marotta, direttore generale Attività produttive e Rifiuti precisa: «Ad oggi, escludiamo la costruzione di un altro termovalorizzatore. Allo stato attuale non c’è n’è bisogno. Il Cdr che si produrrà si potrà bruciare fuori regione. Se però il Consiglio di stato boccerà l’inceneritore di Albano, non possiamo escludere un Albano-bis».

Ipotesi Cerroni-bis

Il prefetto ha anche chiarito le indiscrezioni sulle opzioni di Manlio Cerroni, titolare della società che gestisce Malagrotta, sui terreno di Riano. «Cerroni aveva avuto la possibilità, per Pian dell’Olmo e Quadro Alto, di chiedere delle autorizzazioni al proprietario per realizzare delle discariche. Ovviamente, io posso occupare d’urgenza Quadro Alto e le opzioni cadono». Ma un Cerroni-bis appare un’ipotesi realistica: «Se Cerroni vuole partecipare alla gara bene venga, nessuno glielo vieta, e in relazione all’offerta si deciderà».

La scelta dei siti fatta per esclusione: «Non potevamo scegliere altrimenti»

«Ai due siti siamo arrivati per esclusione. Ho anche chiesto alla Regione e ai vari comitati che ho ricevuto di indicarmi altri siti, ma l’unica proposta è arrivata dal sindaco di Riano. Questa mattina i tecnici della Regione hanno fatto un sopralluogo, ma il sito è vicino a centri abitati e richiederebbe sbancamenti e tempi lunghi di realizzazione», ha detto il prefetto. Problemi presenti anche nel caso di alcuni altri siti indicati dalla Regione: «Pian dell’Olmo oggi può contenere 750.000 tonnellate, e quindi era troppo piccola. L’abbiamo comunque considerata perché era ancora territorio romano e perché c’era un progetto di ampliamento, anche se non ci è sembrato fattibile in tempi brevi ed era particolarmente dispendioso: bisognava sbancare una collinetta per arrivare a una maggiore cubatura. Abbiamo escluso i due siti di Fiumicino perché in uno non c’erano cave presenti (Osteriaccia, ndr) e l’altro era vicino a un ospedale pediatrico (Castel Campanile, ndr). Per Monte degli Ortacci, invece, abbiamo ricevuto uno studio dell’Ispra secondo il quale nell’area c’è un inquinamento delle falde e quindi non si poteva utilizzare un sito già inquinato, peraltro vicino a due raffinerie e vicina alla stessa Malagrotta. Castel Romano, infine, era molto vicino a un centro commerciale e a un autodromo».

Le proteste degli amministratori

Presentando la decisione ai 17 sindaci della Valle Tiberina, il prefetto ha chiuso la porta a ogni tipo di trattativa o possibilità di ripensamento. «Come italiano e come cittadino di questa città ho chiesto ai sindaci di avere un comportamento quanto più possibile istituzionale e che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie iniziative, perché è assurdo che ci assumiamo la responsabilità di mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale». Pronta la replica del sindaco di Riano Marinella Ricceri: «Ho chiesto al prefetto di avere lui un comportamento istituzionale. Come si può sommergere un paese come Riano dell’immondizia di due milioni di persone?». E intanto, l’assessore all’Ambiente del Comune di Riano Fausto Cantoni annuncia un ricorso al Tar: «Aspettiamo di ricevere l’ordinanza, e poi fare ricorso».

Per domani, sabato 8 ottobre, è convocata alle 9,30, sulla via Tiberina, una manifestazione dei cittadini di Riano e dei comuni vicini. Ma Pecoraro non sente ragioni ed è pronto a usare metodi drastici: «Se i cittadini si metteranno di traverso, farò il prefetto», dice senza esitazioni.

Il presidio del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino

Alcuni membri e il presidente del comitato Rifiuti Zero Fiumicino hanno tenuto un presidio sotto la sede della prefettura, per protestare contro la decisione del commissario: «La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato», commenta il presidente Massimo Piras.


I disastri di quasi tutti i partiti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio

_(Fonte articolo, clicca qui). Ho più volte descritto i problemi strutturali che attanagliano la gestione dei rifiuti in Regione Lazio. In questi mesi la situazione si è aggravata, infatti: il piano della Polverini è fermo in commissione regionale nonostante l’Europa abbia inviato all’Italia una seconda lettera di messa in mora; Bruxelles ha riaperto una procedura di infrazione contro la discarica di Malagrotta per violazione della direttiva-quadro 1999/31/CE; il Governo ha nominato il prefetto di Roma Pecoraro per chiudere la discarica più grande d’Europa e per individuare il sito alternativo; i magistrati della Capitale hanno aperto un fascicolo per stabilire se Malagrotta abbia provocato la morte di 4 persone per neoplasie; i comitati dei cittadini si stanno mobilitando per scongiurare l’apertura di un nuovo enorme invaso e propongono come alternativa la strategia “rifiuti zero”. Le critiche del Gruppo della Lista Bonino Pannella al piano rifiuti della Polverini sono ormai note, quello che è quasi completamente ignorato, purtroppo, è del perché siamo arrivati a questa situazione così drammatica. I partiti di centro, di destra e di sinistra, ad eccezione dei Radicali, che hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma, non hanno avuto la forza e la capacità di imporre politiche virtuose. In questo articolo si vuole ripercorrere la storia degli ultimi undici anni che è fatta di promesse mancate e di una politica “capace” esclusivamente ad autorizzare volumetrie straordinarie di discariche, per l’appunto: i disastri della partitocrazia! Voglio sperare che questo articolo/resoconto possa servire – come strumento di lotta e come forma di riflessione- a quei cittadini che ogni giorno combattono contro il sistema discariche ed a favore di un ciclo dei rifiuti conforme alle direttive europee. A loro dedico la famosa frase di Leonardo Sciascia: “A futura memoria (se la memoria ha un futuro)”.

2000-2005 i cinque anni del centro-destra di Storace

La Giunta di centro-destra va ricordata negativamente almeno per tre motivi: l’estensione della gestione commissariale da Roma a tutto il Lazio; l’autorizzazione fuori tempo massimo per la costruzione dell’impianto di gassificazione a Malagrotta; il piano regionale dei rifiuti, che il 14/06/07 la Corte di Giustizia Europea definirà inadeguato. I decreti firmati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 19 febbraio 1999 e 15 dicembre 2000, avevano dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella città di Roma e Provincia. Tale atto fu giustificato per l’avvio del Giubileo. Nel 2002 Storace chiese, ed ottenne, lo stato di emergenza per tutta la Regione Lazio. Durante la seduta del 9 e 10 giungo 2002 del Consiglio regionale del Lazio, alcuni consiglieri regionali dell’opposizione denunciarono proprio questo. Renzo Carella, oggi Pd, dichiarava:

[…] Partiamo da questo fatto: la Giunta Storace, la Giunta di centrodestra ha chiesto al governo lo stato di emergenza per tutta la regione Lazio, cioè, dopo 26 mesi voi avete determinato l’emergenza e chiedete poteri straordinari per affrontarla. Vedremo come affronterete l’emergenza […]

Lo stesso fece Giovanni Hermanin:

[…] Sull’emergenza rifiuti la Giunta regionale ha avanzato una richiesta che ha portato il Consiglio dei Ministri ad approvare una deliberazione sullo stato di emergenza nelle Province del Lazio, che si sono andate ad aggiungere alla Provincia di Roma. Nel Piano si fa riferimento esplicito ad una gestione emergenziale. Noi non siamo d’accordo. […]

Peccato che quando il centro-sinistra nel 2005 vinse le elezioni, usufruì del commissariamento per altri tre anni… I poteri speciali sono serviti quasi esclusivamente per la costruzione di nuovi gassificatori e per l’autorizzazione di altre volumetrie per le discariche. Questo strumento straordinario non ha prodotto un piano regionale dei rifiuti conforme alle direttive europee e non ha portato nessun salto consistente in percentuale di raccolta differenziata. Vanessa Ranieri, Presidente del WWF Lazio, il 22/06/2010 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dichiarava:

[…] Tale meccanismo è stato favorito dal sistema del commissariamento, nato per l’avvio del Giubileo nella nostra regione, perché si aveva la sensibilità che un avvento talmente elevato di pellegrini potesse portare la nostra regione in una fase emergenziale. Purtroppo, però, in questi nove anni non si è attuata una politica che, parallelamente allo stato emergenziale, portasse una regola certa nella gestione dei rifiuti e soprattutto un ciclo virtuoso verso rifiuti zero. Si è, pertanto, lasciata in emergenza e in una situazione di monopolio la maggior parte delle regioni. […]

Anche il presidente della Provincia di Latina, sentito dalla Commissione bicamerale, ha espresso forti critiche al commissariamento:

[…] Segnalo che tutti gli atti assunti dai commissari, compreso l’ultimo, non hanno alcun rispetto delle direttive comunitarie, nel senso che si sarebbero potuti attivare alcuni impianti magari bandendo alcune gare. Essere commissariati non significa non rispettare le procedure, come è noto; anche un commissario deve comunque tenere gare per realizzare gli impianti di compostaggio o altro. Vengono, invece, rilasciate alcune autorizzazioni agli stessi soggetti titolari delle discariche, evidentemente violando il principio della concorrenza, il che potrebbe essere solo un fatto di natura tecnico giuridica, ma anche, limitando la concorrenza, monopolizzando il mercato. […]

Nelle sedute del 9 e 10 giugno 2002, Marco Verzaschi, sub-commissario per l’emergenza

rifiuti nel Lazio, in consiglio regionale espone agli eletti il Piano del centro-destra.:

[…] I principi sono i seguenti: la previsione di interventi tesi a favorire la riduzione a monte della produzione dei rifiuti, l’attivazione di un sistema efficace di raccolta differenziata da avviare all’effettivo recupero, la minimizzazione dei costi e degli impianti connessi con le soluzioni tecnologiche di recupero, smaltimento e localizzazione individuate dal Piano, la massima valorizzazione del sistema impiantistico esistente a livello regionale, l’autosufficienza del bacino regionale, la massimizzazione dei recuperi, compreso quello energetico, l’uso residuale della discarica nel sistema integrato regionale di smaltimento ed il coinvolgimento dei cittadini attraverso una campagna di sensibilizzazione. […]

Riduzione degli imballaggi:

[…] Per ottenere una riduzione della quantità dei rifiuti prodotti bisogna puntare, innanzitutto, sulla riduzione degli imballaggi, a partire da una globale assunzione di responsabilità da parte del sistema industriale, che deve impegnarsi per promuovere il riutilizzo e favorire il riciclo dei materiali da imballaggio e anche sulla adozione di meccanismi fiscali e tariffari, come la cauzione, che incentivino il riutilizzo degli imballaggi. […]

Obbligo di prodotti riciclati in uffici pubblici:

[…]Tra le misure che prevediamo di adottare vi è l’obbligo di impiego di prodotti riciclati all’interno degli uffici pubblici, come è specificato nel Piano, la dismissione di prodotti usa e getta nelle mense, l’obbligo di raccolta differenziata nelle mense e negli uffici pubblici – in merito a questo, giovedì, il collega Celori presenterà in Commissione[…]

Divieto di conferire in discarica tali materiali:

[…] e divieti specifici di conferimento in discarica di particolari tipologie di rifiuti – anche questo è previsto nel Piano – e questi rifiuti sono: rifiuto verde che, come sappiamo, può produrre compost, quindi, può essere utilizzato nell’agricoltura ed in altri campi; materiali riciclabili omogenei; gli imballi secondari e terziari non differenziati; il divieto di conferimento indifferenziato al servizio di raccolta di beni durevoli di specifici rifiuti; il divieto di utilizzo nel trasporto di prodotti di cassette in legno o in plastica a perdere; la promozione di politica di auto compostaggio e di valorizzazione del compost. […]

Obiettivo minimo 35% di raccolta differenziata entro il 2003:

[…] La raccolta differenziata, che è uno degli obiettivi principali che si deve avviare, dovrà garantire degli obiettivi immediati: il primo è recuperare una buona parte dei materiali riciclabili; il secondo è organizzare in modo più adeguato tutta la raccolta di rifiuti, pensando ad una tipologia di raccolta integrata; il terzo è raggiungere con rapidità gli obiettivi di intercettazione prefissati, ossia il 35 per cento alla data del 2003, come stabilito dal Decreto Ronchi come obiettivo minimo. […]

Gli obiettivi in percentuali di raccolta differenziata di questo piano:

[…] In relazione a questi scenari, la raccolta differenziata dovrà essere, a consuntivo del 2002, pari al 20 per cento, a consuntivo del 2003 pari al 35 per cento, nella fase di regime 2006 arrivare a superare la cifra del 35 per cento. […]

Sportello ecologico per gli impianti di termovalorizzazione:

[…] Abbiamo anche considerato la possibilità fondamentale di un confronto e di un confronto con i cittadini e, quindi, la necessità di attivare in maniera obbligatoria uno sportello ecologico per ogni impianto di trattamento termico, che sarà gestito da un calcolatore in grado di supportare l’aggiornamento dei dati di analisi, nonché di una serie di pagine grafiche per la visualizzazione, in tempo reale, dei parametri sotto osservazione. […]

Video terminali nelle istituzioni per controllare emissioni:

[…] I videoterminali del predetto sistema saranno installati presso la sede del comune territorialmente competente, la sede della provincia competente e la sede dell’autorità preposta al controllo che stiamo verificando essere – anche attraverso gli emendamenti presentati dall’opposizione – l’Agenzia regionale della protezione ambientale, ma soprattutto presso la Regione Lazio, perché vogliamo, anche copiando in maniera positiva alcune esperienze che abbiamo visto all’estero, realizzare una centrale operativa regionale, dove si possa controllare il funzionamento di tutti gli impianti, ventiquattro ore su ventiquattro e si possa immediatamente ed automaticamente intervenire in caso di superamento dei limiti e di certe situazioni che non sono in linea con la legge. […]

Lo smaltimento in discarica sarà residuale:

[…] Quindi, il Piano di gestione assume lo smaltimento in discarica come un sistema residuale rispetto alle altre forme di recupero e valorizzazione dei rifiuti. […]

Superamento delle discariche:

[…] Il superamento della discarica quale forma di smaltimento dei rifiuti è un obiettivo strategico di questo Piano e, soprattutto, è un atto – credo non ci sia motivo di discussione – di difesa e salvaguardia del territorio stesso. […]

Le percentuali di trattamento e smaltimento:

[…] La gestione dei flussi di rifiuti urbani, prefigurata dal Piano, risulta estremamente equilibrata. Infatti, considerata 100 la produzione dei rifiuti si ottengono comunque le seguenti motilità di trattamento/smaltimento: raccolta differenziata 35 per cento; frazione organica agli impieghi alternativi 26 per cento; recupero dei metalli 2 per cento; discarica 5 per cento e recupero energetico – attraverso i famosi termo valorizzatori – il 32 per cento, quindi un terzo dei rifiuti prodotti dalla nostra Regione. […]

Un bel discorso quello del sub-commissario Verzaschi, ma purtroppo tutto quello che disse quel giorno rimase miseramente sulla carta. Dal 2000 al 2005 nel Lazio non si sono ridotti gli imballaggi, non si è introdotto l’obbligo di prodotti riciclati per gli uffici pubblici, si è continuato a conferire in discarica anche il compost, non si è raggiunta la quota minima del 35% di raccolta differenziata, non si sono visti gli sportelli ecologici per gli impianti di termovalorizzazione, non esistono i video terminali pubblici che controllano le emissioni degli impianti e, cosa più grave, si è continuato a buttare più dell’85% dell’RSU in discarica. Non una cosa promessa è stata realizzata, un vero e proprio disastro! A completare questo bilancio già ampiamente negativo, la Corte di Giustizia Europea il 14/06/07 boccia senza appello il piano dei rifiuti della giunta Storace. La sentenza ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art.7 n.1 quarto trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti, ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, essendosi ritenuto che il piano approvato – quello del centro-destra – “non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. Alla fine del 2005 la raccolta differenziata nel Lazio si ferma ad un misero 10.4% (dati ISPRA 2008), contro il 42.5% della Lombardia ed il 47.7% del Veneto. Questi dati da soli confermano il fallimento delle politiche sui rifiuti del centro-destra di Francesco Storace, lo stesso Presidente della Regione che durante la campagna elettorale del 2000 promise agli elettori di San Vittore di non voler costruire lì un termovalorizzatore, mentre a quelli di Guidonia prometteva di chiudere la discarica dell’Inviolata. Promesse che, naturalmente, non furono mai mantenute. Il sub-commissario Verzaschi, durante il discorso del 9 giugno 2002, provò a dare una sua personale giustificazione al commissariamento citando Malagrotta:

[…] Qui ho un lungo elenco di quello che abbiamo fatto, però una cosa vorrei citare, una cosa: noi siamo riusciti a sistemare e ad autorizzare definitivamente la discarica di Malagrotta, solo questo giustifica l’elemento commissariale. Malagrotta esisteva da 25 anni e sappiamo tutti bene in quale situazione amministrativa era e, soprattutto, sappiamo che attenzione da parte della Procura della Repubblica c’era su quella vicenda […]

Peccato che a smentirlo ci pensò la stessa Procura della Repubblica che continuò ad occuparsi della discarica più grande d’Europa. Ancora oggi non si comprende perché un’autorizzazione debba essere rilasciata in regime speciale e non possa invece essere firmata in regime ordinario…forse qualcuno ha paura del confronto, o ha la convinzione che certi permessi sia possibile sottoscriverli solo in una situazione di presunta emergenza? Agitando la paura dei rifiuti per strada, del cosiddetto rischio Napoli, si possono “giustificare” parecchie deroghe e proroghe a leggi nazionali, regionali e direttive europee. Tutto questo mentre la politica dei partiti è ferma e pensa solo ai propri tornaconti personali. In questa storia le promesse non mantenute sono all’ordine del giorno. Come abbiamo già visto, ancora oggi – maggio 2011 – i rifiuti conferiti a Malagrotta sono per la stragrande maggioranza non trattati e la discarica è ancora lì, nonostante l’Avv. Cerroni il 28/09/2004 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti dichiarasse:

[…]Per quanto riguarda la chiusura di Malagrotta nel 2005, non so se questa data si riferisca al fatto che nel 2005 non potranno più essere collocati in discarica i rifiuti tal quali ed è in funzione di questa prospettiva che la regione Lazio, già tra la fine del 1998 e il 1999, ha autorizzato la realizzazione di quattro impianti, due a Malagrotta, il terzo a Rocca Cengia e il quarto al Salario, due realizzati e gestiti dal COLARI e due dall’AMA. In cosa consiste questo appuntamento? Nel lavorare i rifiuti e trasferire in discarica solo i residui di lavorazione. È quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Io credo che nel 2005 Roma sarà pronta a trattare con i suoi impianti i rifiuti indifferenziati che la città produce; […]

[…]Per quanto riguarda Malagrotta, io credo che attraverso la procedura di adeguamento che si sta realizzando – tenendo comunque presente che gli impianti dovranno entrare in esercizio per cui, se non si trova altra strada, il CDR che si produce dovrà essere smaltito in quel di Malagrotta – possono esserci ancora circa tre anni di capacità […]

In questa storia, oltre alle promesse non mantenute, va sottolineato come negli ultimi dieci anni ci sia stato uno scambio di ruoli tra il centro-destra ed il centro-sinistra: la giunta Storace fu accusata dall’allora opposizione di centro-sinistra di prevedere percentuali di raccolta differenziata raggiungibili solo attraverso miracoli, mentre vedremo successivamente che le stesse accuse verranno mosse, in modo equipollente, dal centro-destra quando a governare salirà Piero Marrazzo. Salvatore Bonadonna, consigliere regionale di Rifondazione comunista, nella seduta del 10 giugno 2002 diceva

[…] Nel Piano, precisamente nelle tabelle che seguono, sono riportati i dati di dettaglio relativi agli scenari previsti come obiettivi minimi da conseguire nei periodi indicati. Nel periodo 2001–2002, a consuntivo del 2002, quindi a consuntivo di quest’anno, ossia tra cinque mesi, la raccolta differenziata nel Lazio dovrebbe attestarsi al 20 per cento. Tutti noi sappiamo che la raccolta differenziata è calcolata attualmente al 4,7 per cento in tutta la Regione. Io capisco che il centrodestra sa fare miracoli, se poi chiama in ausilio il Presidente Berlusconi i miracoli li moltiplica, visto che è unto dal Signore, però mi pare davvero difficile poter compiere un salto di quota che dal 4,7 per cento di raccolta differenziata, data da un 7,6 per cento registrato nel Comune di Roma e da percentuali da prefisso telefonico nelle altre Province, si possa passare in cinque mesi al 20 per cento. Se lo fate, sono pronto a riconoscere che siete capaci di compiere miracoli meglio e più di Padre Pio. Purtroppo penso che questo non sia possibile, quindi io ritengo che questo dato inserito nel Piano sia un falso. […]

Anche il consigliere Enrico Luciani sottolineò le stesse perplessità:

[…] Nel Piano si dice che bisogna incentivare la raccolta differenza, tant’è che si dice che entro il 2002, quasi con una bacchetta magica, si passi al 25 per cento ed entro il 2003 al 35 per cento. Siamo di fronte ad una operazione di magia, visto che i livelli di raccolta differenziata ad oggi sono estremamente bassi, quasi da prefisso telefonico. Allora, non comprendiamo bene quali azioni saranno attuate, affinché questi obiettivi vengano raggiunti. […]

La giunta Storace viene ricordata dai tanti cittadini che auspicano un ciclo dei rifiuti virtuoso per due ordinanze firmate a ridosso delle elezioni regionali del 2005 dall’allora sub-commissario Verzaschi. I Radicali hanno sempre denunciato il fatto che le peggiori “porcate” la partitocrazia le fa di notte, sotto le elezioni o in estate. E’ una tecnica ormai collaudata da vero e proprio regime antidemocratico. La stessa tattica è stata usata dal centro-destra laziale il 3 e 4 aprile del 2005, in occasione delle elezioni per il Presidente della Regione Lazio. Qualche giorno prima del voto, precisamente il 25 marzo, il sub-commissario Verzaschi firmò due documenti importantissimi che, come vedremo, non saranno annullati dal neoeletto Marrazzo e che permetteranno all’avvocato Cerroni di continuare a imperversare nella palude partitocratica dei rifiuti. Le ordinanze firmate da Verzaschi sono: la n.14 per l’allargamento di fatto dell’immensa discarica in direzione dell’abitato di Massimina (che con un po’ di sarcasmo venne chiamata “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”) e la n.16 per la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti).

La questione delle scorie del gassificatore è ancora oggi avvolta da un mistero, su questo argomento nel 2011 è stata presentata una interrogazione dei consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, a cui non è stata data ancora una risposta. L’ordinanza n.14 prevede che tali scorie siano conferite all’interno della zona “Testa di Cane”, al di fuori del polder e a ridosso dell’abitato. Il testo originale prevedeva che in direzione di Massimina, a due passi da un parco pubblico, dovessero essere scaricate le scorie di tutti gli inceneritori del Lazio, fortunatamente almeno questo provvedimento è stato successivamente soppresso. Ma quello che ha fatto più discutere è sicuramente l’ordinanza n.16: ossia la costruzione del gassificatore. La zona di Malagrotta è un “sito classificato a rischio d’incidente rilevante soggetto ai vincoli del D.L. 334/99 (Seveso II)” e per ogni nuovo impianto di qualsiasi tipo, che s’intendesse costruire nell’area, la popolazione deve essere consultata (Art. 23). Purtroppo nessun amministratore ha mai pensato di coinvolgere la cittadinanza. Su questa questione l’Avv. Cerroni, in un’intervista del 13 novembre 2008 di Cecilia Gentile su Repubblica, ha chiamato in causa Storace:

Avvocato, non c´è solo la mancata applicazione delle norme antincendio. C´è, soprattutto, la violazione della normativa Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area impianti industriali ad alto rischio.

«E che c’entro io con Seveso 2? Erano l’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e l’assessore Marco Verzaschi che dovevano valutare, che dovevano controllare. Loro mi hanno dato l’autorizzazione: che c’entro io? E poi, guardi. Questa questione di Seveso è una stupidata grossa come una casa: si tratta solo di un serbatoio che era troppo grande e che mi hanno fatto sostituire». Dunque, Seveso 2 non la riguarda.

«No, riguarda Storace e Verzaschi. Qualcuno pagherà per questo scherzetto».

In un documento della società COLARI del 25 ottobre del 2003, avente per titolo “Progetto di intervento per la produzione di energia elettrica dal CDR prodotto negli impianti di Malagrotta 1 e 2 mediante centrale di massificazione”, sono contenute tutte le informazioni sul cosiddetto “polo energetico” di Malagrotta. Le linee produttive previste sono tre: due per il trattamento di 182.500 tonnellate annue di CDR, la terza di riserva. Ad oggi ne è stata costruita solo una, proprio grazie all’ordinanza n.16 firmata da Verzaschi, ma i problemi non sono di certo finiti qui, anzi, nei cinque anni successivi la storia del gassificatore è continuata come al solito, tra luci ed ombre, nella migliore tradizione della partitocrazia di centro, di destra e di sinistra.

Roma, 5 luglio 2002: il rapporto dei “saggi” di Veltroni

Nel 2002 una commissione formata dai più importanti esperti italiani di smaltimento dei rifiuti, nominati dall’allora sindaco della capitale, Walter Veltroni, scriveva che a Roma l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata e riciclaggio poteva essere raggiunto entro il 2005, ma solo superando il modello dei “grandi contenitori in sede stradale” a favore del sistema “domiciliarizzato o di prossimità”. Quindi no al cassonetto multi materiale e si alla raccolta porta a porta. Il documento, rimasto sconosciuto ed inapplicato, si intitola: “Relazione di sintesi contenente la valutazione delle iniziative in grado di realizzare gli obiettivi di riduzione dello smaltimento finale e il superamento del sistema di conferimento in discarica in rapporto a soluzioni ottimali sul piano della compatibilità ambientale.” (estratto dall’ordinanza del sindaco di Roma n.81 del 19/03/02).

I componenti di quella commissione erano: prof. Walter Ganapini, prof. Renato Gavasci, Dr. Massimo Guerra, Ing. Andrea Masullo, Prof. Giorgio Nebbia, Prof. Adolfo Parmaliana, Dr.ssa Lucia Venturi e il Prof. Giuseppe Viviano. La relazione proponeva di programmare per il 2005: un recupero di energia pari al 26.4%, un recupero di materia (raccolta differenziata) del 44.8% e un conferimento in discarica del 24.3% del totale di RSU. A differenza di tanti documenti politici che sono stati presentati negli anni, questo spiegava chiaramente come raggiungere gli obiettivi prefissati.

In merito alla prevenzione e riduzione dei rifiuti il testo suggeriva iniziative all’interno dell’Amministrazione: l’acquisto di beni e servizi con marchio “Green public procurement” e di aziende esterne, stipulando accordi di programma con le distribuzioni grandi, piccole e associate, fino al coinvolgimento delle Università romane e del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo della possibile certificazione di qualità ambientale del territorio capitolino. I “saggi” si soffermarono molto sul metodo di raccolta, ben consapevoli che questo poteva fare la differenza, infatti suggerirono di riorganizzare celermente la raccolta del differenziato verso modalità “domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando il prevalente conferimento in grandi contenitori ubicati in sede stradale che favoriscono lo sversamento massiccio di flussi impropri di rifiuto. A testimoniare la professionalità dello studio c’è un intero paragrafo dedicato ai mezzi e alle risorse umane dell’Ama, che viene definito sufficiente a fronteggiare l’eventuale cambio di tipo di raccolta, suggerendo di affrontare l’eventuale carenza di risorse finanziarie attraverso formule di leasing integrato al global servicing, largamente sperimentate con successo nelle metropoli europee. Secondo i professori questo doveva essere accompagnato anche dal coinvolgimento del volontariato e del privato qualificato che, a loro avviso, avrebbero dovuto avere anche la funzione di informatori: un piano così ambizioso doveva essere promosso al meglio per poter trovare la cittadinanza informata e pronta a fare la propria parte. Nel testo consegnato all’allora sindaco Veltroni si faceva menzione anche al passaggio da “tassa” a “tariffa”.

Il concetto era così semplice da sembrare quasi scontato: chi più differenzia meno paga. Per sensibilizzare le persone a fare la raccolta differenziata bisogna far capire loro che questo metodo di raccolta conviene anche economicamente, solo così molti si impegneranno a farla. Uno degli ultimi passaggi del testo era dedicato alla rivisitazione dell’allocazione dei mezzi di raccolta, infatti il testo denunciava l’assoluta sproporzione tra i mezzi e i contenitori di raccolta indifferenziata e quelli che invece dovevano servire alla separazione dei rifiuti. Questa situazione, tutt’oggi presente, trasforma i cassoni in mini–discariche a cielo aperto, con effetti dirompenti sulla volontà cooperativa dei cittadini. Ai fini del miglioramento del traffico urbano, della qualità dell’aria e dell’efficienza della raccolta, il documento suggeriva, infine, il decollo a regime del progetto di valorizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti nella Capitale. La relazione dei saggi purtroppo non venne mai resa pubblica, né applicata dal sindaco Veltroni. I motivi rimangono avvolti dal mistero, anche se i più maliziosi parlano di indebite pressioni provenienti da una parte, dall’estrema sinistra che non poteva avallare il recupero energetico, dall’altra parte, dalla lobby della discarica consapevole del pericolo che poteva venire da un cambiamento del tipo di raccolta. Quando ai romani si chiede se fanno la raccolta differenziata, in tanti rispondono così: «è inutile tanto buttano tutto a Malagrotta!».

Questa convinzione è sempre più diffusa tra i cittadini della Capitale e la risposta, in effetti, ha un fondo di verità: a Malagrotta, oltre all’indifferenziato, si conferisce il combustibile derivato dai rifiuti di bassa qualità, dovuto al non perfetto funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico. Inoltre si butta quella parte della raccolta differenziata (sia la parte umida sia quella secca) che, non avendo una filiera di qualità ed in assenza di impianti utili al suo trattamento, conviene portare nella discarica più grande d’Europa. Infine, sempre per quanto riguarda il riciclo, in discarica vanno a finire anche gli scarti del cassonetto multimateriale, ossia il contenitore che, a detta dei “saggi” di Veltroni, era uno dei motivi che frenavano il buon funzionamento della raccolta differenziata. Nel cassonetto blu multimateriale si conferiscono insieme vetro, plastica e metallo, solo la carta viene raccolta singolarmente e c’è il cassonetto verde per l’indifferenziata. La plastica ed il vetro hanno un peso specifico diverso, questo comporta che per poterli trasportare si devono pressare: in questo modo alla fine si ha del vetro da riciclare sporco di plastica e della plastica da riciclare sporca di vetro. Secondo alcuni gli scarti di questa operazione vanno dal 50 all’80%, secondo altri siamo intorno al 20–30%, l’unica cosa certa è che questi scarti vanno a finire tutti in discarica. Per conoscere la percentuale esatta i consiglieri della lista Bonino Pannella alla Regione Lazio, Rossodivita e Berardo, hanno interrogato l’Assessorato competente. La risposta è stata assurda: «lo chiederemo all’Ama, ad oggi non sappiamo quantificare». Imbarazzante!

Nella puntata di Report “l’Oro di Roma” del 23/11/2008, dedicata quasi esclusivamente a Malagrotta, Michele Baldi (ex capogruppo di An al Comune di Roma) dà una sua spiegazione del perché nella Capitale la raccolta differenziata non è mai decollata:

Il Consorzio CTR (consorzio trattamento rifiuti) fatto dall’allora presidente dell’Ama Mario Di Carlo, 50% Ama+ 50% COLARI (Cerroni) che poi cambia in 51% Ama+ 49% COLARI (Cerroni). L’amministratore delegato era sempre Cerroni e con il 51% di pubblico si potevano raggirare le gare pubbliche, quelle per i cassonetti e per i compattatori. Di Carlo affidava la raccolta differenziata di Roma al proprietario della discarica e furono proprio in quegli anni che si prese la decisione dei cassonetti multimateriale. Presentai un emendamento in consiglio comunale per l’incompatibilità di Cerroni nel CTR, l’emendamento passo per un soffio ma non è cambiato nulla: nel momento che si è deciso di fare un gassificatore mi sono battuto per farlo in sito pubblico a gestione pubblica, invece si è fatto in un sito provato a gestione privata.

2005–2010 i cinque anni del centro-sinistra di Marrazzo

Per le elezioni del 2005 il centro-sinistra scelse di candidare il giornalista della Rai, Piero Marrazzo. Contro parecchi pronostici vinse il duello con Francesco Storace e rimase in carica fino alla fine del 2009 quando, travolto dallo scandalo dei “trans di via Gradoli”, si trovò costretto a ritirarsi dalla politica. Durante la sua legislatura accaddero molte cose, in materia di rifiuti, la maggior parte non proprio trasparenti e atte a risolvere i gravi problemi del settore. Finito il commissariamento che durava da circa nove anni, fu stilato un nuovo piano dei rifiuti, si avallarono le ordinanze di Verzaschi e si autorizzò la costruzione di un nuovo gassificatore ad Albano. Il Lazio era stato in situazione emergenziale dichiarata dal 19 febbraio 1999 al 30 giugno del 2008, data in cui il Presidente della Regione Marrazzo, nella figura di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Lazio, svolse una relazione sullo “stato di attuazione delle azioni volte al superamento della fase emergenziale dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”. Sull’utilità del commissariamento ed il reale superamento dell’emergenza ci sono ancora molti, molti dubbi. Perplessità ben evidenziate dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che il 02/03/2011 scrive:

[…]Nella regione sin dal 1999 è stata decretata l’urgenza e la gestione commissariale. La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a una gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Infatti la formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo, che sono essenzialmente rappresentate dallo scarso sviluppo della raccolta differenziata, dalla lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, dalla commistione tra parte politica e parte gestionale. È stato privilegiato il ricorso allo smaltimento in discarica (con richieste di ampliamenti, deroghe e nuove installazioni) e non il ricorso al revamping, all’ammodernamento e potenziamento delle strutture di trattamento esistenti, in parte obsolete, per la separazione secco–umido del rifiuto tal quale, alla stabilizzazione della frazione umida con produzione di fos da destinare alla ricopertura delle discariche e/o al ripristino delle cave esaurite, al tmb (trattamento meccanico biologico). […]

Il presidente Marrazzo invece, in diverse sedi istituzionali, si affannava a rivendicare il ruolo del commissario e della fine dell’emergenza. In un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti del 06/05/2009 dichiarò

[…] Vorrei innanzitutto sgomberare il campo da un argomento troppo spesso usato polemicamente nei confronti della regione che io guido. La regione Lazio non corre il rischio di cadere in emergenza come è avvenuto in Campania. Nel Lazio, a giugno dello scorso anno siamo usciti da una fase commissariale durata oltre dieci anni. Il piano commissariale ha scongiurato qualunque scenario emergenziale. Oggi, siamo infatti rientrati nella gestione ordinaria, una nuova fase che, grazie alla programmazione che la mia amministrazione è stata capace di mettere in atto fin dall’inizio della legislatura, ha definitivamente superato l’emergenza e ha dato una programmazione alla gestione dei rifiuti della regione. […]

Non si capisce bene né la dichiarazione dello stato di emergenza, né il suo superamento. Questo perché se il commissariamento si poteva sciaguratamente giustificare attraverso il mancato adempimento delle normative europee, la cessazione di questo non corrispondeva ad un reale cambio di rotta, infatti continuerà a mancare l’impiantistica necessaria e si protrarrà a conferire il tal quale a Malagrotta! Concetti ben ripresi dal consigliere Mario Di Carlo durante la seduta del 3 ottobre 2007:

[…] Questo varrà per il 2008, varrà per il 2009 e varrà anche per il 2010, a patto che alcune decisioni vengano prese, vengano prese oggi, anzi ieri, perché questa proroga non verrà presa da altri che non sia questo Consiglio regionale, o almeno lo deve fare il Consiglio regionale. Quindi io mi chiedo: siamo tutti d’accordo nel farlo? E’ o non è una situazione d’emergenza andare, come Regione Lazio, in difformità rispetto ad una direttiva europea che riguarda l’intera Europa, 25 Paesi? […] Se non è emergenza questa, l’emergenza qual è, solo gli incendi per strada e la gente che blocca le macchine? Oppure l’emergenza è tutto ciò che è difforme rispetto al normale funzionamento di un Paese, che sta in una comunità come quella europea? […]

Il superamento del commissariamento verrà giustificato da Marrazzo attraverso la stesura di un piano rifiuti che, è bene ricordarlo, non verrà mai approvato dal Consiglio regionale. Le parole del Presidente, nella seduta del 24 giugno 2008, riassumono questa sua convinzione:

[…]Roma ed il Lazio, lo devo sottolineare in apertura, non corrono il rischio di Napoli e della Campania, perché c’è un piano affidabile, nato da un confronto figlio di un percorso concertativo che consentirà una gestione dei rifiuti moderna, responsabile, rispettosa dell’ambiente. […]

Anche il centro-sinistra, così come nei cinque anni precedenti il centro-destra, stilerà un piano che si dimostrerà inapplicabile e largamente disatteso. Le linee guida rimarranno solo sulla carta. Durante tre sedute del Consiglio regionale – rispettivamente quelle del 13 luglio 2006, del 3 ottobre 2007 e del 24 giugno 2008 – Marrazzo illustrò in aula la strada che la sua Giunta intendeva percorrere per dare al Lazio una svolta ecologica.

Sulla riduzione dei rifiuti:

[…] Se quel piano era legato agli impianti di termovalorizzazione, noi abbiamo immaginato, quasi specularmente, di partire dall’altro corno del problema, ovverosia dalla riduzione dei rifiuti, cioè immaginare che questa Regione possa puntare – attraverso una serie di mosse e di atti di grande collaborazione, anche con i soggetti principali della produzione e della commercializzazione, tenendo conto che attori e protagonisti rimangono sempre cittadini – alla riduzione dei rifiuti. […] Cioè, quindi, fissare che in primo luogo se si parla di rifiuti si parla di difesa dell’ambiente e del diritto alla salute dei cittadini. In secondo luogo, prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti; in terzo luogo, la raccolta differenziata. […]

Sulla raccolta differenziata:

[…]“Pertanto la Regione Lazio – concludo nella lettera indirizzata al Ministro – si prefigge l’obiettivo di raggiungere in pochi anni il 50 per cento di raccolta differenziata e per questo metterà a disposizione nel periodo 2008/2010 oltre cento milioni di euro di risorse FAS”. [...] Nel periodo transitorio 2008/2011 nella Regione Lazio verranno prodotti circa 14 milioni di tonnellate di rifiuti. Una parte crescente di questi verrà recuperata attraverso la raccolta differenziata, una parte verrà avviata presso gli impianti di trattamento meccanico–biologico e la restante parte arriverà “talquale” in discarica. Se consideriamo che il livello di raccolta differenziata al 2007 rappresenta circa il 14 per cento del rifiuto prodotto, il trend evolutivo che se ne determina porta al 20 per cento di raccolta differenziata nel 2008, al 27 per cento nel 2009, al 40 per cento nel 2010 e al 50 per cento nel 2011. […]

Sulla termovalorizzazione:

[…]L’offerta di termovalorizzazione esistente prevista dal piano contempla gli impianti di Colleferro, di proprietà del Consorzio Gaia, in funzione e in grado di trattare ogni anno 180 mila tonnellate; San Vittore prima linea, di proprietà di Acea, in funzione e in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti l’anno; Malagrotta prima linea, con inizio dell’attività prevista entro la fine 2008, in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti all’anno; Malagrotta seconda linea, che entrerà in funzione nel 2009 e tratterà altre 90 mila tonnellate di rifiuti ogni anno; San Vittore seconda linea, con inizio attività previsto per giugno 2010, che tratterà 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’ulteriore impiantistica prevista dal piano inizierà ad essere attiva entro il 2011 e tratterà 160 mila tonnellate di rifiuti l’anno. […]

Sulle discariche:

[…] E’ da evidenziare, quindi, che la conseguenza diretta del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata renderà necessarie ulteriori discariche, dal momento che quelle oggi in esercizio che raccolgono rifiuti tal quale arriveranno a saturazione nei prossimi due anni. Il minor utilizzo possibile delle discariche è peraltro assunto come ulteriore linea strategica del piano. […] In osservanza delle norme del decreto legislativo n. 36/2003, dal 1° gennaio 2008, in discarica, potranno arrivare soltanto rifiuti trattati. Ed è tra l’altro risaputo che la situazione delle discariche del Lazio, come vi dicevo, è ormai prossima alla saturazione, e che non ci sono molte possibilità tecniche per l’ampliamento di tali discariche. […] non si può che lavorare ad una revisione profonda dei modelli di produzione e di distribuzione delle merci per incidere in maniera sostanziale sulla produzione dei rifiuti e, in seconda battuta, sulla capacità di riciclarli: “riusare”, “ridurre”, “riciclare” e poi “smaltire”, questo è l’ordine delle priorità che abbiamo stabilito. […]Se questo è l’incremento quantitativo in percentuale della raccolta differenziata, nel 2008 i rifiuti conferiti in discarica saranno 2 milioni e 115 mila, per andare a diminuire nel 2009 a 1 milione e 470 mila tonnellate, nel 2010 a 739 mila tonnellate, nel 2011 a 496 mila tonnellate. Questo è uno degli obiettivi più importanti, perché è collegato alla direttiva europea. Cioè noi ci andremo ad allineare ad una Regione che diminuisce il conferimento di “talquale”. […]

Alla fine della legislatura non si registrerà nessuna diminuzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata continuerà ad attestarsi intorno a percentuali ridicole, i termovalorizzatori continueranno a non lavorare a regime e il conferimento in discarica sarà sempre il metodo scelto per lo smaltimento della stragrande maggioranza dei rifiuti. Malagrotta rimane lì e cresce in altezza per coprire altri cinque anni di nulla assoluto. Durante il periodo 2005-2010 il centro-destra all’opposizione userà le stesse argomentazioni usate dal centro-sinistra nel periodo 2000–2005: i ruoli cambiano ma le accuse sono identiche, è il solito gioco delle parti, ma l’ultimo decennio evidenzia bene che sono stati identicamente responsabili di una situazione vicina al collasso. Nella seduta del 24 giugno 2008 l’opposizione attacca il Presidente della Regione, diversi consiglieri accusano Marrazzo di barare. Luigi Celori, allora eletto nelle liste di An, è tra questi:

[…] Lei basa tutto il presupposto del suo ragionamento sul fatto che si arriverà entro il 2012 al 50 per cento di raccolta differenziata. Questa è una favoletta, ce la poteva raccontare Andersen, non credo un Presidente della Regione Lazio. […]

Il consigliere Pallone di Forza Italia ironicamente tira in ballo l’esercito:

[…] Vede, Presidente, lei ha detto che aprirà dei tavoli con il Ministro dell’ambiente, con l’Europa, con tutti, io credo che ci voglia l’esercito – e lo dico seriamente –, ci vuole l’esercito che viene a fare la raccolta differenziata nella Regione Lazio per arrivare a quella cifra! […]

Francesco Fiorito, oggi capogruppo del Pdl allora consigliere di An, rincara la dose:

[…]Da questo punto di vista, noi abbiamo, nei giorni scorsi, avuto, per vie traverse, in particolare dalla Commissione tecnica che avete fatto col Comune di Roma, un piano e ci siamo apprestati ad analizzare quello che voi stavate facendo. Oggi ci troviamo un piano, che poi scopriamo dalle dichiarazioni della sinistra più radicale che è stato definito “cambiato”, a noi sembra più che altro “edulcorato”, oppure omesso in alcuni punti, che è completamente diverso su alcuni temi. […] Bene, quando noi andiamo a vedere la tabella che avete fatto, Presidente, che cambia rispetto a chi ha avuto la fortuna come me di vedere la precedente che fissava al 50 per cento nel 2012, voi in un giorno siete stati capaci di sviluppare un piano così bene e così arditamente che avete aumentato del 10 per cento, 15 per cento la differenziata tra la nottata di ieri e la mattinata di oggi. Siete così efficienti, Presidente, che in questo piano avete cambiato le cifre, riuscendo, solo in una nottata di trattative tra la sinistra estrema e il resto della maggioranza, a migliorare del 15 per cento la raccolta differenziata in questa Regione! Siete dei bravissimi scienziati dell’ambiente! Riunitevi tutte le notti se è così, perché con 15 per cento a notte risolveremo il problema della differenziata. […] E le dico anche perché, perché il vecchio documento diceva che nel 2012 saremmo arrivati al 50 per cento, questo che avete portato oggi, che è falso nei fatti, nei termini e nelle quantità, dice che l’indicatore dà al 2008 il 20 per cento, arriva al 2009 con un aumento fino al 27 per cento che significa più 7 per cento, poi passa dal 2009 al 2010, non sappiamo in virtù di cosa, dal 27 al 40 – quindi fate il 13 per cento in questo altro anno – poi passa al 50 del 2011, che significa che fanno un altro 10 per cento, e nella pagina 3, che ho detto prima, nel 2012 dovete arrivare al 75 per cento![…] Dov’è oggi il piano per la raccolta differenziata che dovrebbe migliorare con percentuali così strepitose e straordinarie questo tipo di attività? […] Perché la prima accusa che faccio in questa Aula è che questo piano è falsato prima di tutto sui numeri della differenziata ed è pericoloso che una Giunta come la vostra che ha fatto di questo una bandiera, oggi venga in quest’Aula a dirci che oltre ai numeri non porta nulla. […] Quello che chiedevamo noi, Presidente, era che insieme ai numeri della differenziata, lei come ci ha promesso in tanti dibattiti, ci venisse a portare anche in che modo voleva portare avanti questa differenziata. […]

Argomentazioni condivisibili, se non fosse che nei cinque anni precedenti era stato il centro-destra a sparare numeri a casaccio. Non a caso il loro piano dei rifiuti è stato largamente disatteso e bocciato da Bruxelles. Quando c’è una discussione sui rifiuti, nell’aula del consiglio regionale c’è come uno spettro che si aggira tra i banchi degli eletti: il suo nome è Manlio Cerroni. In pochi lo nominano ufficialmente, ma quando questo avviene è solo per accusare l’altra parte politica. E’ il caso di Fabio Desideri, esponente del centro-destra, che durante la seduta del 3 ottobre 2007 accusò Marrazzo di prendere ordini dal padron di Malagrotta:

[…]Vede, io ho qui davanti a me una lettera che credo di aver ricevuto insieme agli altri capigruppo, un fax del Co.La.Ri. il cui problem solver è l’avvocato Cerroni. Io non lo conosco, non ho il piacere, però certo verifico una cosa… Perfetto. E’ diventato consigliere regionale! No, io non lo conosco, però in questo atto che è giunto a tutti i capigruppo e che io ricordo perché ho l’abitudine di mettere da parte i foglietti di carta ci sono alcune conclusioni che, guarda caso, sono raccolte interamente nel piano che oggi il Presidente Marrazzo ha presentato. Per esempio, perché è bello leggerle queste cose, e lo dico ai colleghi della sinistra, la sinistra sinistra, ma vi è sfuggita questa lettera dell’avvocato Cerroni? No! L’avete letta con attenzione? E infatti vi ritrovate le conclusioni nel piano del Presidente Marrazzo. […] Presidente Marrazzo, siccome a me le favole non sono mai piaciute, dico che questo avvocato Cerroni, che non conosco, molto probabilmente ha ragione. Badate, io non sono d’accordo con tutta questa cosa, però vi dico che ha ragione, perché lui dice “dovete fare otto linee”, e nel piano c’è scritto otto linee. […] La differenza, il delta, caro Presidente, non è il 2 per cento, come dice lei. Secondo quel signor Cerroni è il 4 per cento. E se per caso ha ragione, come aveva ragione in tutta la sintesi dei 10–12 punti che in questa letterina, come a scuola, ci ha inviato, quel piano che lei ha presentato non serve a niente, Presidente. Detto in romano provinciale, è “carta” da utilizzare per altre cose. Allora, mi auguro che non abbia ragione l’avvocato Cerroni, perché se ha ragione, non solo siete dei “Pinocchi” politicamente parlando, ma in aggiunta ci troveremo… […]

Non appena insediatosi alla presidenza della Regione Lazio, Marrazzo doveva decidere se annullare le ordinanze n.14 e n.16 sottoscritte da Verzaschi, i testi che autorizzavano sia l’allargamento di Malagrotta per nuove volumetrie ordinarie nella località di “Testa di Cane”, sia la costruzione del gassificatore all’interno della discarica. Va segnalato il fatto che lo stesso Comune di Roma, attraverso il X Dipartimento, VIA – VAS (Servizio Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica), aveva espresso forti e ripetute perplessità sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003. I dubbi vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti in quell’area e sulla contiguità dell’impianto stesso rispetto alla massa dei rifiuti della discarica. La situazione poteva oggettivamente rappresentare un fattore di rischio elevato, anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e un’eventuale fuga di biogas dalla discarica poteva provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili. Il servizio VIA del X Dipartimento aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, vale a dire su tutta la superficie di Malagrotta e Valle Galeria. La Regione non ha mai ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune. Il Presidente Marrazzo, incontrandosi con i comitati dei cittadini, decise di sospendere le due ordinanze ma purtroppo questa decisione fu temporanea, durò infatti solo alcuni mesi, dopodiché Cerroni comunicò tranquillamente a Marrazzo la sua volontà di iniziare i lavori, e così fece. La sospensione dell’ordinanza n.16 non avvenne mai ufficialmente, infatti agli atti non esiste nessun documento di sospensiva. Per di più la giunta di centro-sinistra non si avvalse dell’opportunità di ricorrere al Tar, come invece era previsto in caso di contestazione. I lavori del gassificatore iniziarono prima del Natale 2005. I comitati contro l’impianto di Malagrotta accusarono successivamente Marrazzo di averli ingannati con le chiacchiere, impedendo di fatto che un ricorso contro le ordinanze venisse presentato in tempo utile dai cittadini. Il 24 marzo 2007 Marrazzo firmò l’ordinanza n.15 per lo smaltimento a Malagrotta di ulteriori 1.350.000 tonnellate di rifiuti. Con il decreto n.37 del 30 giugno 2008 Marrazzo autorizzò, nelle sue ultime ore da commissario, le prove per la messa in funzione del gassificatore. Una firma concessa con troppa facilità: da una successiva ispezione dei Vigili del Fuoco, infatti, si riscontrarono irregolarità per le quali le prove vennero sospese.

L’11 novembre 2008 i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) effettuarono un blitz a Malagrotta: i militari sequestrarono il nuovo inceneritore in quanto privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondente ad altri requisiti di legge. Il provvedimento fu deciso dal gip di Roma, dopo gli accertamenti del NOE. Le persone indagate furono due: il presidente del COLARI, Manlio Cerroni, e il vicepresidente del consorzio. Il Gip parlò di “esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge”, e ritenne che fosse “indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi, in particolare una raffineria e un deposito di Gpl”. Il magistrato autorizzò l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, per poter così richiedere e ottenere il nulla osta dei vigili del fuoco, necessario per l’attivazione delle procedure. I militari requisirono negli uffici della regione Lazio tutta la documentazione dell’iter autorizzatorio dell’impianto di Malagrotta, avviato nel 2004–2005. Il dissequestro del gassificatore arrivò il 5 dicembre 2008 e il giudice per le indagini preliminari predispose che, in attesa del nulla osta dei Vigili del Fuoco, le attività avrebbero potuto continuare sotto la supervisione dei Carabinieri del NOE. L’intervento della magistratura causerà un ritardo sulla sperimentazione dell’impianto di circa un anno. Il gassificatore è costato circa 350 milioni di euro, Cerroni ne ha recuperati quasi la metà grazie ai contributi Cip 6 dello Stato. Questo impianto a regime smaltirà 500 tonnellate di CDR al giorno e genererà circa 36 megawatt di elettricità, che l’Avvocato venderà sul mercato. Ulteriori guadagni per il benefattore di Roma. Il gassificatore è stato costruito con la discussa tecnologia Thermoselect e prevede due sistemi di controllo dei fumi: il primo è della svizzera Asea Brown Bovèri; il secondo, il sistema Amesa, è della francese Environment.

I sistemi di controllo in continuo sono gestiti esclusivamente dal provato, la parte pubblica, tramite l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), effettua monitoraggi solo una tantum. I consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, tramite una interrogazione depositata nel 2010, hanno chiesto alla presidente Polverini due semplici cose: dove vengono stoccate le scorie del gassificatore di Malagrotta, e perché le emissioni in atmosfera di tale impianto non vengano monitorate da un soggetto indipendente dal gestore e rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio. Come al solito nessuna risposta. Il piano regionale sui rifiuti voluto da Marrazzo non arrivò mai al voto del Consiglio Regionale, perché all’interno del documento era prevista l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano. L’area sinistra dello schieramento del Presidente era nettamente contraria a questa nuova struttura, questo comportò la non approvazione del piano ma non evitò a Marrazzo di firmare la delibera di giunta che ratificava l’impianto di Albano. Le procedure previste per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono state concluse nel mese di aprile 2009, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n.59 del 2005. A questo proposito la ASL RMH, in conferenza di servizi, si è espressa con tre distinti “pareri”:

il primo evidenziava una serie di criticità ambientali già, prese in considerazione all’interno del parere di compatibilità ambientale della competente area regionale; il secondo rilevava, in relazione alle criticità, che le distanze dell’impianto dalle abitazioni non erano ritenute conformi agli atti di pianificazione e quindi ciò significava non potere esprimere parere positivo sull’intervento; il terzo, acquisita dalla regione la corretta interpretazione sulle distanze nonché chiarimenti in merito alle criticità sottoposte, risultava “non favorevole” in relazione ai risultati di uno studio epidemiologico effettuato dalla ASL RME e dal Centro Regionale per l’Epidemiologia.

A seguito di tali pareri la regione ha chiesto ad ARPA Lazio e al Centro Regionale per l’Epidemiologia di effettuare le verifiche ambientali sul sito di localizzazione e accertamenti epidemiologici sullo stato di salute dei cittadini di Albano, soprattutto riguardo aulla possibile influenza dell’impianto sulla popolazione. A valle delle verifiche, essendo stati forniti dai due enti incaricati elementi di “tranquillità”, si è proceduto alla chiusura della conferenza dei servizi con esito favorevole per il rilascio dell’AIA. Tuttavia, nonostante la Conferenza dei Servizi abbia concesso parere favorevole alla concessione dell’autorizzazione, aprendo quindi le porte per la realizzazione dell’impianto, si deve annotaree il parere negativo espresso dalla ASL RMH, superato poi dal parere del dipartimento di epidemiologia dell’ARPA Lazio. Questo ha comportato negli abitanti della zona un senso di frustrazione, di reazione e di tensione, che ancora persistono nella direzione della non accettazione dell’impianto. Il TAR del Lazio, con sentenza emessa nel mese di dicembre 2010, ha annullato la delibera della precedente Giunta Regionale Marrazzo sul gassificatore e ora, dopo il ricorso, si attende il parere del Consiglio di Stato. L’impianto dei Castelli romani è al 33% dell’Ama, al 33% dell’Acea e al restante 33% dell’avvocato Cerroni. Quest’ultimo, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il 15/06/2010, rispondendo ad una domanda di un parlamentare in merito ad Albano, dichiara:

[…] Io posso dirle una cosa in questa sede – e parlo adagio, perché possa rimanere tranquillamente scritto – e cioè che l’impianto di Albano, alimentato a CDR prodotto dall’impianto dei Castelli, dall’impianto di Rocca Cencia e dall’impianto del Salario, sarà l’impianto top a livello mondiale. Non ci sarà nessun altro. Bisognerà andare a Fukujama, alla città delle rose – questo è già avanzato – e aggiungo che il giorno in cui sarà trasformato in impianto di smaltimento dei rifiuti, sarà come ne ha visti in Emilia–Romagna, a Milano, come ne avrà visti a Napoli e così via. Siccome avete parlato di Ferrari e di benzina, questi impianti a CDR sono macchine alimentate a benzina verde, anziché a benzina rossa, come una volta. […] Penso di chiudere il mio ciclo con Albano. Credo che da Albano, se sanno gestirlo bene, può rientrare una quota per le delegazioni che andranno a visitarlo perché l’impianto – alimentato, ripeto, a CDR da Rocca Cencia – non avrà l’eguale. Tuttavia, se c’è un’emergenza, può funzionare anche con il rifiuto tal quale. A quel punto, sarà un impianto di smaltimento di rifiuti, non un impianto che, alimentato a combustibile, anziché a metano, anziché a petrolio, anziché a carbon coke eccetera, produca energia. Questo è quanto. Noi stiamo realizzando, in questo trittico (Rocca Cencia, Salario, Albano) una cosa che non è esente in nessuna parte al mondo. Questo è fuor di dubbio .[…]

Cerroni è ovunque, anche ad Albano. Sull’opportunità di questa scelta si interrogò il consigliere regionale Luigi Celori che, durante la seduta del 24 giugno 2008, non esitò a manifestare le sue perplessità:

[…] Credo, allora, che buonsenso avrebbe voluto che il quarto impianto doveva essere fatto da una società interamente pubblica, e c’è, è l’AMA, quella società che a tutt’oggi ha solo il costo oneroso della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, perché spende soldi per spazzare a terra, spende soldi per separare, spende soldi per produrre il CDR e li spenderà per trasportarlo fino ad Albano e pagherà pure, perché ricordiamo che il CDR per essere bruciato nei termovalorizzatori ha un costo per l’azienda che lo produce e lì lo porta. […] Quindi già gli abbiamo impedito di costruirlo, cioè gli ha impedito la sinistra radicale di farsi il proprio termovalorizzatore a Rocca Cencia dove aveva un terreno di proprietà, ma dove soprattutto poteva con nastro trasportatore mettere il CDR prodotto direttamente nel gassificatore, glielo abbiamo già impedito, speriamo che la si possa quantomeno tutelare in questa nuova compagine societaria, dove farà probabilmente il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro, la parte privata e l’Acea. […]


Ancora Renata Polverini sull’inceneritore ai Castelli Romani

_Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona già provate a livello oncologico. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche veramente convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO. Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24. Il tutto in concomitanza con la nostra discussione presso il Tar Lazio, il 14 luglio prossimo venturo, del nuovo ricorso presentato contro la discarica di Albano.

_”Madame educazione” parla ancora di noi. Renata chi? La politicante ch in campagna elettorale asseriva che l’impianto di Albano si sarebbe fatto mediando con le popolazioni locali?! Pre la cronaca “Madame educazione” non riceve neanche i sindaci di bacino che da un anno chiedono un confronto con lei sulla drammatica situazione sanitaria e rifiuti dei Castelli Romani figuriamoci che considerazione può avere dei cittadini (se poi informati e preparati a maggior ragione, vade retro). Già, lei, quella che da Piazza Farnese urlava democrazia, democrazia, democrazia. Ecco, la democrazia è fatta di cittadini informati che si schierano contro scelte speculative come quelle di Marrazzo e che trovano vergognosamente d’accordo anche la Polverini. Perchè stupirsi, in fin dei conti la lobby dei bruciatori è più che mai trasversale e la giunta Polverini sembra consegnarsi lentamente a Cerroni. Una cosa però è chiara, anzi due, la prima è che ad Albano non ci sarà nessun inceneritore, la seconda è che grazie a Renata Polverini ed a certi  suoi mediocrissimi assessori le uniche cose che ci fanno fare un salto indietro nel tempo sono loro.

(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) «Siamo preoccupati: c’è il rischio di disastro ambientale se non verranno rispettati i tempi previsti nell’ordinanza. Chiederò anche alla Prefettura e agli enti locali di controllare che non ci siano perdite di tempo». Renata Polverini, dopo l’emergenza sanità, procede a testa bassa per affrontare l’emergenza rifiuti, ma promette: «Fino a quando sarò presidente della Regione non ci sarà una nuova Malagrotta, nè il rischio di ripetere quello che è successo in Campania e a Napoli». Da Fiumicino agli altri Comuni, nei cui territori rientrano i siti giudicati «tecnicamente idonei» dalla Regione, i residenti protestano contro i futuri impianti. E c’è anche un parroco, don Luigi Bergamin, che ha annunciato uno sciopero della fame contro la discarica a Fiumicino minacciando l’intervento del Vaticano. «Ma lo sa don Luigi che i rifiuti di Fiumicino e del Vaticano sono smaltiti a Malagrotta? Lui si deve occupare delle anime, io della salute dei cittadini. Comunque il sito di Pizzo del Prete è lontano dalla sede di Palidoro dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Il punto, però, è un altro…». A che cosa si riferisce? «Prima di criticare bisogna informarsi e serve senso di responsabilità: a Fiumicino la Regione ha programmato la realizzazione di un impianto con una mini discarica di servizio che accoglierà rifiuti inerti e inodore, che non inquinano e non danneggiano la salute dei cittadini e l’ambiente. E si tratta di immondizia che prima di arrivare lì sarà trattata e selezionata negli impianti di Malagrotta, di proprietà di Cerroni, e in quelli di Rocca Cencia e via Salaria, che sono dell’Ama». Lei anche sei mesi fa aveva scritto nella precedente ordinanza di proroga di Malagrotta che questi impianti dovevano funzionare a pieno regime, per ridurre la quantità totale dei rifiuti, ma non sembra sia cambiato molto. «Avevo scritto anche che a Malagrotta bisognava attivare un tritovagliatore per aumentare la quantità di rifiuti da trattare, ma qualcuno forse ha pensato che le ordinanze non valgano un granché. E si sbaglia. Per questo controllerò che tutti gli impianti funzionino a pieno regime: altrimenti corriamo il rischio di un disastro ambientale e di incorrere nella procedura di infrazione dell’Unione europea». E se la situazione non dovesse sbloccarsi? «Chiederò l’intervento, se serve, anche della prefettura oltre che del Comune di Roma, della Provincia di Roma e degli altri enti locali: tutti devono vigilare per le loro competenze. I rischi sono enormi. E poi ci sono importanti vantaggi per i Comuni disponibili a accogliere le mini discariche che portano tecnologie, occupazione e benefici per i residenti». Perché il Lazio ha accumulato un preoccupante ritardo dal punto di vista degli impianti? «Perché da 15 anni il problema rifiuti si trascina e nessuno si è preso la responsabilità di decidere, di programmare, di svolgere il ruolo che la politica deve ricoprire». Tra la chiusura della discarica di Malagrotta, tra 6 mesi, e l’apertura del futuro sito di Fiumicino, previsto tra circa 3 anni, la Regione deve pianificare soluzioni intermedie. «Certo. Da otto mesi stiamo lavorando con tre assessorati su questo delicato problema e ho già preso contatti con il Governo Berlusconi per trovare una strada che ci faccia chiudere Malagrotta e sistemare in via temporanea i rifiuti in qualche sito tra i quelli individuati».

 Il commissariamento è un’ipotesi inevitabile? «Intendo portare avanti soluzioni con le regole ordinarie. Se ci fosse la necessità, solo per la chiusura di Malagrotta chiederò poteri straordinari al Governo nazionale. Ci sono delle criticità da affrontare: stiamo valutando i siti di accompagnamento dopo la chiusura di Malagrotta». Fiumicino e gli altri Comuni coinvolti lamentano che la Regione abbia imposto certe scelte dall’alto. «No, abbiamo solo programmato una serie di interventi strategici che porteranno dei cambiamenti storici per questa regione. Con il contributo del ministero della Salute e dell’Enea dimostreremo che questi impianti offrono la massima sicurezza per la tutela della salute dei cittadini e per l’ambiente». A Fiumicino, però, la giunta Canapini scricchiola. «Questo fa parte della politica: conosco la classe dirigente di Fiumicino e sono pronta a discutere con loro questo progetto anche portando tutti a Peccioli, vicino Pisa, dove c’è un impianto simile a quello che vorremmo realizzare a Fiumicino». E la sua maggioranza in Regione come sta? «È unita, soprattutto su queste scelte importanti». Crede davvero di aprire l’impianto di Fiumicino in 3 anni? «Il mio mandato scade tra 4 anni: conto di inaugurarlo».

 Sull’impianto previsto ad Albano pende il giudizio del Consiglio di Stato: se il gassificatore non si farà lì, si costruirà a Fiumicino? «Sono ottimista su una soluzione positiva ad Albano. Ma con un massiccio investimento nella raccolta differenziata, sulla quale abbiamo stanziato 125 milioni, stiamo verificando con attenzione la possibilità di diminuire sensibilmente la quantità di rifiuti prodotti. E non escludo qualche sorpresa positiva in futuro, ma certe proteste ci riportano indietro nella storia: dobbiamo dimostrare di essere un Paese civile».


Acerra, nessuno vigila sul termovalorizzatore nell’indifferenza delle istituzioni

_Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona già provate a livello oncologico. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche veramente convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO, facciamo quello che dovrebbe fare la vergognosa politica regionale e provinciale (e non solo). Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24. Il tutto in concomitanza con la nostra discussione presso il Tar Lazio, il 14 luglio prossimo venturo, del nuovo ricorso presentato contro la discarica di Albano.

_ (Fonte Il Fatto quotidiano, clicca qui). L’inceneritore di Acerra è un impianto gestito da un soggetto privato, la Partenope Ambiente, del gruppo A2a, subentrata dopo l’addio di Impregilo che ha costruito e messo in funzione il forno, ubicato in località Pantano. Un impianto, sorvegliato dai militari e reso inaccessibile. Da una relazione della direzione “area ambiente” della Provincia di Napoli di fine maggio, emerge un quadro più definito in merito all’impianto modello che Silvio Berlusconi voleva esportare in altre regioni italiane.

L’Osservatorio ‘fuori uso’. Il report parte dai dati sulle emissioni dell’inceneritore. Dati che non sono a disposizione della Provincia, ma sono immessi dal gestore su un sito, relativamente agli ultimi sei giorni, e sono visionabili on line. Diverso il discorso relativo all’Osservatorio ambientale, rinnovato nella durata tramite il decreto n.589 del 05/02/2010 fino al 31 dicembre 2011, e fortemente voluto da Guido Bertolaso che lo attivò nel febbraio 2009. “Spetta – si legge nel decreto istitutivo – all’Osservatorio il compimento di ogni utile iniziativa volta a fornire una corretta ed esaustiva informazione nei confronti della popolazione interessata, relativamente all’attività dell’impianto, ai dati di funzionamento e ai test di controllo”. Per capire a cosa è stato ridotto basta leggere il report della Provincia che non lo definisce ‘sospeso’, ma rileva: “ L’ultima riunione risale al 15 dicembre 2010. In sintesi, durante tale riunione si ribadiva il disagio dell’Osservatorio per la cronica assenza di alcuni dei componenti ( i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Acerra, del Comune di San Felice a Cancello, nonché l’epidemiologo locale, dimissionario) che, di fatto, impediva l’ottimale svolgimento dei lavori”. Il presidente Vincenzo Coccolo ha comunicato sia a Guido Bertolaso che al generale Mario Morelli la grave situazione, ma non ha avuto risposta. Da sei mesi l’Osservatorio non si riunisce, nell’indifferenza generale, e lo stesso presidente Coccolo, come si legge nella relazione della Provincia, “è stato chiamato ad altro incarico a tempo pieno”

Le ceneri in viaggio con le ditte casertane. “ L’impianto – denuncia la relazione – si serve di intermediari e commercianti di rifiuti”. Buona prassi vuole che i rifiuti non viaggino per evitare passaggi intermedi e inquinamento ambientale. Non è la prima volta che la Provincia si sofferma sul punto. Già lo scorso luglio aveva rilevato una carenza dell’impianto – “il mancato trattamento di inertizzazione dei rifiuti (operazione per diminuire il potenziale inquinante e la pericolosità dei rifiuti, rendendoli quindi idonei alle successive fasi, ndr)”. A questo proposito la relazione rileva che “viste le difformità gestionali dell’impianto più volte ribadite, questa direzione ha predisposto un documento tecnico per il riesame, la revisione e la modifica dell’Autorizzazione Integrata ambientale”. Un documento inviato all’Ufficio ecologia della Regione che al momento non ha dato risposta.

Tra le ditte impegnate nel trasporto dei rifiuti, riporta la relazione della provincia, c’è la Ve.Ca Sud–Autotrasporti di Maddaloni, in provincia di Caserta. I Nas, lo scorso luglio, denunciarono 21 autotrasportatori della società (che non è risultata responsabile) che, all’andata in direzione Brescia, riempivano i camion di ceneri mentre al ritorno, di mais destinato agli allevamenti dei bovini. Uno sfarinato contaminato dal metallo pesante. Metallo pesante che è finito, attraverso la catena alimentare, sulle tavole dei cittadini campani.

Tra le altre ditte che si occupano di trasporto e trattamento dei rifiuti anche la Progest di Gricignano di Aversa, sempre nel casertano, che sempre lo scorso luglio fu coinvolta in un’altra inchiesta per il solito sistema di giro bolla e traffico illecito di rifiuti con l’arresto del suo titolare e il sequestro, poi revocato, della società. Nella Progest figura tra i proprietari anche la immobiliare Malinconico Srl. La immobiliare Malinconico ha una quota anche in Holding Investimenti srl, società in liquidazione (esclusa da provvedimenti), che controllava il 23 per cento delle quote di Naturambiente, società quest’ultima finita sotto sequestro, nei giorni scorsi, perché riconducibile a Ludovico Ucciero, arrestato per concorso esterno in associazione camorristica. Per ora si tratta di sole indagini e nessuna condanna. Quanto basta però per destare preoccupazione.


Il Fatto Quotidiano – Corteo No Discarica Albano Laziale


Come non vanno “gestiti” i rifiuti nel 2011

> ATTENZIONE: 18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. LA CITTADINANZA TUTTA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

Discarica intercomunale dei Castelli Romani (Roncigliano, Cecchina). Lavori di sbancamento per il settimo (in realtà ottavo) invaso di una discarica satura e da bonificare, dove per giunta gli speculatori della Pontina Ambiente S.r.l. vorrebbero costruirvi accanto un mega inceneritore da 165.000 tonnellate annue. Questa foto testimonia da manuale come nel 2011 non andrebbero gestiti i rifiuti, con metodi arcaici, dannosi per l’ambiente per il territorio e per la vita umana di un intero comprensorio. Dove ora si alza una collina di oltre 20 metri fino a tre mesi fa c’era un vigneto. Il 18 giugno la popolazione è invitata al corteo cittadino contro la discarica e contro l’inceneritore. Uniti e compatti.


Cimici alla Regione Lazio, i rifiuti nel mirino della Procura

I RIFIUTI NEL MIRINO DELLA PROCURA

(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). La governatrice Polverini non è sotto inchiesta. Il presidente della Regione Lazio non è stata sottoposta a indagini da parte di nessuna procura. Una certezza che arriva proprio dai palazzi di Giustizia della regione. I pm romani hanno chiesto accertamenti per capire se la microspia installata nella stanza del governatore fosse stata messa dalle forze dell’ordine di altri uffici giudiziari. E questa circostanza è stata negata con fermezza dai colleghi delle altre procure. Compresa quella di Velletri. Ma resta il giallo sul blitz notturno negli uffici di via Cristoforo Colombo e sulla presenza di «cimici» in altre stanze della Regione. La magistratura della Capitale non ha ancora escluso che le due microspie e la microcamera trovate, tra l’altro, negli uffici dell’assessorato alle Attività produttive (che si occupa anche della gestione del problema rifiuti nel Lazio) possano essere state installate dalla polizia giudiziaria di altri uffici giudiziari che sta indagando su funzionari o dirigenti della Regione. Sono diverse, infatti, nel Lazio le inchieste in corso sul pianeta rifiuti. Adesso i pm romani stanno verificando se quelle due cimici possano essere riconducibili proprio ad attività investigative sull’immondizia laziale, uno dei più grandi business sul territorio.

Il governatore Polverini, comunque, non risulta indagato. I magistrati della Capitale attendono adesso l’esito della consulenza tecnica disposta sulle apparecchiature sequestrate, ritenuta necessaria per comprenderne la provenienza e capire quando sono state istallate. Ieri mattina, intanto, il pubblico ministero Nicola Maiorano, titolare dell’indagine che ipotizza i reati di interferenza illecita nella vita privata e installazione abusiva di apparecchiature idonee a intercettare, si è presentato alla Regione per effettuare un sopralluogo dei luoghi dove sono state trovate le microspie. Gli inquirenti, per ora, non darebbero molto peso alla facilità di accesso da parte di estranei negli uffici: sono stati scoperti seicento badge assegnati a «sconosciuti» che potevano entrare e uscire dalla Regione indisturbati.

LA POLVERINI SPIATA IN UFFICIO, IL GIALLO PORTA AI PM DI VELLETRI

(Fonte articolo, Il Giornale, clicca qui). Roma Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, socio dell’istituto di vigilanza che gestisce la sicurezza alla Regione Lazio e che è finito nel mirino per le misteriose incursioni notturne collegate alle microspie rinvenute nell’ufficio del presidente Polverini, l’aveva detto (e non detto) al Giornale: «Perché sono state fatte entrare di notte alcune persone alla Regione? Perché le guardie sono state fatte scendere al piano terra? Perché sono state prelevate le chiavi dell’ufficio della Polverini? A queste domande non rispondo, ma vi dico che è tutto regolare, regolare, regolare». La sicurezza mostrata dal patron della squadra biancoceleste trova, forse, un link con le indiscrezioni provenienti dalla procura di Velletri dove ieri si sono recati la Digos e i pubblici ministeri romani che indagano sulle microspie, e dove nei giorni scorsi sarebbe stata convocata per essere interrogata la governatrice del Lazio per vicende inerenti presunti reati ambientali collegati ai rifiuti (vicende ereditate dalla precedente gestione Marrazzo, e continuate – secondo gli inquirenti – anche dopo la vittoria del centrodestra alle ultime regionali).

Il link potrebbe portare a ipotizzare che le microspie possano esser state messe dalla polizia giudiziaria che su ordine della magistratura di Velletri si sarebbe fatta aprire dai vigilantes le porte della Regione Lazio per posizionare le microspie proprio nella stanza di lavoro in via Cristoforo Colombo a Roma. Se le cose sono andate davvero così – ed è prematuro dirlo – le guardie giurate della Roma Union Security di Lotito sarebbero state «obbligate» dall’autorità giudiziaria a comportarsi in «modo anomalo», come denunciato da Cgil, Cisl e Uil in un esposto.

Eppoi c’è da capire chi, all’interno della Regione, sapeva dell’affaire microspie. La caccia alla talpa è aperta. I sindacati insistono con le accuse e puntano al braccio destro della Polverini, Luca Fegatelli, «che era a conoscenza dei fatti, sapeva delle due intrusioni sospette avvenuti le notti del 3 del 18 marzo scorso negli uffici della Regione Lazio». Veleni, misteri, sospetti. La spy story continua.

MICROSPIE E INCHIESTA SUI RIFIUTI, INDAGATI FUNZIONARI REGIONALI

(Fonte articolo, Il  Messaggero, clicca qui). Due microspie ufficiali, perché collocate su mandato dell’autorità giudiziaria. Una, quella posizionata nella stanza del presidente Renata Polverini, illegale e messa da chissà quale manina. Nella giornata in cui la procura di Roma e quella di Velletri tengono a puntualizzare gli ambiti delle loro inchieste, qualcosa diventa più chiaro. Il procuratore di Velletri Silverio Piro ammette di aver sentito, venerdì scorso, il governatore del Lazio come persona informata sui fatti nell’inchiesta che riguarda la discarica di Albano. Il capo dei pm non parla di altri accertamenti e dice di non aver disposto microspie negli uffici di via Rosa Raimondi Garibaldi. Più tardi, a piazzale Clodio, dove si sta indagando sulle tre cimici e sulla microcamera, viene sottolineato che sul presidente non è in corso alcuna inchiesta romana. Ma, poi, durante la giornata, emerge con chiarezza che non il governatore, ma qualcuno dei suoi è all’attenzione dei pm di Velletri e che le due microspie lecite sono state disposte proprio su loro mandato. Insomma, che l’inchiesta c’è ma Polverini è testimone, mentre altri sono indagati per questioni di tangenti. Funzionari e dirigenti sotto accusa per favori in cambio di mazzette. Ieri mattina, il pm Nicola Maiorano, titolare del fascicolo, ha effettuato un sopralluogo negli uffici interessati.

Ha controllato la stanza del presidente, dove era stata trovata la macchinetta illegale, e l’assessorato alle Attività produttive, dove invece sarebbero state posizionate le cimici richieste dall’autorità giudiziaria. Gli inquirenti stanno ora lavorando per capire a quando risalga l’apparecchietto recuperato dietro il televisore del governatore. L’esito della consulenza tecnica deve ancora arrivare. Potrebbe trattarsi di qualcosa di poco recente, forse anche risalente al periodo della gestione Marrazzo. È strano, comunque, che fosse ancora funzionante. Per questa ragione, gli investigatori non escludono qualche guerra interna, che non sarà facile accertare, a meno che qualcuno non decida di parlare. Nel frattempo, dalla Roma union security, la società che fa capo a Claudio Lotito, ribadiscono che hanno agito in assoluta legalità. E che, dietro alle due strane visite del 3 e del 18 marzo, quando gli agenti in servizio sono stati tenuti nella reception per tre ore da loro colleghi più alti in grado, non c’è stata alcuna violazione. «È tutto regolare», va ripetendo il patron della Lazio, lasciando intendere che i quattro uomini in borghese che sono stati accompagnati negli uffici da agenti della sua società, avevano un regolare mandato. Quello che resta poco chiaro, però, è perché se le disposizioni della procura di Velletri erano di collocare le cimici in determinate stanze, il gruppo è salito per i piani portando con sé anche le chiavi dell’ufficio del governatore. Proprio nel tentativo di chiarire tutti questi aspetti, la Digos sta continuando a interrogare chiunque possa sapere qualcosa: dagli agenti della Roma union security ai funzionari della Regione. Va anche accertato come mai, dopo un anno dalla sua elezione, il presidente abbia deciso di bonificare gli ambienti a un mese di distanza dai due blitz serali. I sindacati che hanno denunciato le irruzioni notturne degli addetti alla sicurezza lanciano accuse contro i funzionari, e dicono che alcuni di loro sapevano perfettamente cosa era accaduto e non hanno parlato. Vengono tirati in ballo gli appalti, le nuove gare per aggiudicare la sicurezza e le pulizie, i mille interessi che ruotano intorno all’attività dell’amministrazione regionale. La procura cercherà di fare chiarezza, seguendo i normali percorsi della giustizia. Sarà impossibile, invece, intervenire nelle faide interne che da anni caratterizzano la vita politica della Regione.


Albano, stop al Piano Regolatore “Mattei”, festeggiano i “No Inc”

GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

(Fonte articolo: Il Tuscolo, clicca qui). Il consiglio comunale di Albano ha bocciato (20 voti a favore contro 7) la mozione presentata dai consiglieri di centrodestra per chiedere al sindaco Nicola Marini (Pd) di inviare al più presto alla Regione Lazio, per il via libero definitivo, il progetto di nuovo Piano Regolatore urbanistico varato prima del termine del suo mandato dall’ex sindaco Marco Mattei oggi assessore all’Ambiente della Regione Lazio. Un piano atteso da cittadini e imprenditori da 35 anni, ma che la nuova amministrazione di centrosinistra, forte della vittoria conquistata alle elezioni comunali battagliando sui temi ambientali, intende rivedere «con la massima attenzione». Al suo interno, infatti, il Prg stoppato dal sindaco Marini conterrebbe anche il cambio di destinazione d’uso del terreno di 60 ettari che da «agricolo» diventerebbe «industriale» per ospitare l’impianto d’incenerimento dei rifiuti avversato dai cittadini.  All’ordine del giorno del consiglio comunale era prevista anche una mozione del centrosinistra per chiedere la revoca totale delle modifiche apportate dal Prg di Mattei (sopra) e ora si comprende certamente meglio la posta in gioco che ha fatto fibrillare il governo cittadino.

La scorsa settimana, infatti, un consigliere dell’Udc, insieme agli esponenti del centrodestra, ha provato a sfiduciare il nuovo sindaco Nicola Marini (sotto), ma il golpe non è riuscito e ora la maggioranza esce rinforzata dall’ultimo consiglio comunale. «Puntiamo a uno sviluppo sostenibile per la città – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Sementilli – alla perimetrazione delle zone abusive e a una seria programmazione compatibile con le aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini. Questo Prg non rientra negli standar urbanistici e prefigura un peggioramento della qualità della vita». In altre parole, fino a prova contraria, Albano dichiara guerra all’inceneritore che invece sembra stare tanto a cuore alla Polverini e allo stesso Mattei. Ma sarà veramente così? Secondo il quotidiano ecologista «Terra», che segue da vicino la vicenda, nei giorni scorsi, prima del consiglio comunale, Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Albano e monopolista della gestione rifiuti nel Lazio avrebbe fatto visita al primo cittadino.

«I contenuti dell’incontro – scrivono – non sono noti ma considerati gli interessi che l’imprenditore romano vanta sull’area, ovvero la realizzazione di un impianto di incenerimento rifiuti, oggi bloccato dal Tar, e l’ampliamento della discarica, non è poi così difficile immaginarli». Marini, comunque, sembra convintamente andare verso la soluzione auspicata dai cittadini e dal Comitato No Inc guidato da Daniele Castri (sotto), preoccupati per l’inquinamento da arsenico delle falde acquifere e che si battono contro l’impianto bruciarifiuti. Lo ha fatto convocando le Conferenze di bacino contro l’inceneritore; firmando la richiesta di sospensiva cautelare dell’Aia in attesa della sentenza del Tar; appoggiando il ricorso del coordinamento cittadino contro la realizzazione dell’impianto, ed emettendo l’Ordinanza per la rimozione dei pezzi per la sua costruzione parcheggiati all’interno del perimetro della discarica.


Valle del Sacco, veleni a non finire

_GRAZIE ALL’OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Video tratto dal TG 1 (sotto il video integrale)

_Video integrale

Materiale video tratto da: RETUVASA – Rete per la Tutela della Valle del Sacco, clicca qui.


L’Europa smantella gli inceneritori

“Sono in Germania con la commissione. Qui i termovalorizzatori sono quasi superati e noi stiamo ancora a discutere di discariche». A parlare è Gaetano Pecorella, qualche giorno fa in missione in Germania, alla guida della commissione parlamentare sulle ecomafie. IL PDL Pecorella si è guardato attorno e si è accorto che il sistema italiano è vetusto. E si è messo in contraddizione con il premier, che invece non ha fatto che invocare termovalorizzatori per riparare al disastro di Napoli. Forse ha capito anche lui che l’ obiettivo dell’ Europa è non tanto le percentuali di raccolta differenziata, ma ancora più oltre: l’ azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite raccolte differenziate di qualità. A Berlino quelli che da noi vengono fatti passare per i salvatori della patria contro il grande blob della monnezza, sono roba da dismissione. Il fatto è che dove si riesce a fare una differenziata spinta, il volume dei rifiuti si riduce e l’ inceneritore incrocia le braccia. Ecco perché, per tenere in vita i macchinari nati per bruciare il rifiuto tal quale, all’ estero accettano di buon grado la spazzatura napoletana che nessuno vuole. Entro il 2020 l’ obiettivo tedesco è discarica zero. Napoli nell’ occhio del ciclone, il resto d’ Europa, senza incentivi a incenerire come da noi il Cip6 contro cui si levano gli strali dell’ ortodossia pro-compostaggio-differenziata, è invece diviso in due. «Ci sono paesi che bruciano di più, come la Danimarca e la Svizzera – spiega Attilio Tornavacca, responsabile di Esper, l’ ente di studio per la pianificazione ecosostenibile delle risorse, che ha lavorato a Napoli con successo – e questo succede soprattutto per ridurre al minimo il fabbisogno di discariche. Non le vogliono e rifiutano tutti i problemi connessi con la creazione di depositi di rifiuti. Ci sono poi invece paesi che usano meno gli inceneritori, come la Spagna o l’ Inghilterra». Il metodo di raccolta rifiuti non è unico, non c’ è una sola regia. Contenitori di colori diversi, raccolta di certi materiali e di altri no, tasse sullo sversamento. Ogni giorno nel mondo si producono 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Cinquecento chili ogni europeo, 730 chi vive negli Stati Uniti. In Turchia, Messico e Polonia tutto finisce in discarica. Di contro, in Olandae Svizzera ci finisce solo l’ 1 per cento dei rifiuti. L’ Irlanda sarà nei guai economici, ma a rifiuti va a gonfie vele. A Dublino chi inquina paga: non esistono impianti per l’ incenerimento, chi produce più spazzatura contribuisce con una tassa più alta. Il Comune distribuisce un bidone nero per il secco non riciclabile, verde per lattine, tetrapak, carta, vetro, alluminio, plastica e acciaio. Quest’ ultimo viene svuotato gratis. Per il nero si pagano 91 euro all’ annoe8 euro ogni volta che viene messo per strada. Ma il pagamento fa da deterrente, e si è arrivati a svuotarlo una volta ogni tre settimane. Da poco c’ è anche il contenitore marrone, per scarti di cucina, verde e umido. Chi ha il giardino coltiva rigogliosissime rose con il compost fatto in casa. Ma c’ è chi, per non pagare, brucia o butta in discariche abusive. L’ obiettivo della differenziata è il 59 per cento entro il 2013. Virtuosa anche la Vallonia, in Belgio, dove si fa la raccolta differenziata spinta e l’ incentivo a ridurre i rifiuti è affidato anche a un giornale gratuito semestrale: “Meno rifiuti! Ce la faremo!” che aggiorna sulle iniziative della regione. Da quando è stata abolita la pubblicità nelle cassette della posta, si buttano 40 chili in meno di carta all’ anno. In Francia invece quasi tutta la grande distribuzione fa a meno dei sacchetti di plastica: considerato che ogni italiano butta 8 chili di buste all’ anno, farebbe tanto bene anche a noi. A Londra nella raccolta stradale il vetro viene diviso per qualità: vetro chiaro, marrone, verde, a Berlino si raccoglie diviso solo il trasparente dal color ambra. In Austria Graz è l’ esempio virtuoso: la raccolta è solo domiciliare e ha provocato una tale riduzione di rifiuti che il celebre inceneritore di Vienna è rimasto il solo “monumento” nazionale, non c’ è stato bisogno di costruirne altri. (Articolo di Stella Cervasio, La Repubblica, clicca qui)


Rifiuti, i conti non tornano. Sotto inchiesta la discarica di Albano Laziale

_GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Venerdi 21 gennaio ASSEMBLEA PUBBLICA SULL’AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA di Roncigliano (ALBANO LAZIALE). Appuntamento a CANCELLIERA presso l’ OK CLUB via PANTANELLA ore 21:00. La cittadinanza è invitata alla partecipazione consistente.

_Sotto inchiesta la discarica di Albano. La Procura di Velletri ha acceso i riflettori sulla “contabilità” dell’invaso. I magistrati vogliono verificare se l’immondizia scaricata coincide coi soldi pagati dai Comuni per la quantità di rifiuti che producono e portano in discarica. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma. Richieste di documentazione sono state inviate ai Comuni di Albano, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa. I militari vogliono avere le fatture emesse a favore della società che gestisce la discarica – la Pontina Ambiente – dal 1° gennaio 2005 a oggi, «avendo cura di precisare quali di queste sono state liquidate».

Le curiosità dei magistrati vanno oltre. Riguardano anche le condizioni ambientali della discarica. I pm hanno chiesto «i verbali di ispezione di sopralluogo dell’Arpa, dal 1° gennaio 2008 a oggi. E i rapporti di prova relativi ai controlli effettuati sulle diverse matrici ambientali», sempre nello stesso arco di tempo. Non vengono tralasciate neppure le carte regionali. Cioè: «Elaborati progettuali dell’impianto di discarica per rifiuti non pericolosi, con particolare riferimento a 4°, 5° e 6° livello dell’invaso. Relazioni tecniche e descrittive delle indagini geologiche e idrogeologiche e di quelle riferite agli impianti tecnologici (antincendio, di captazione biogas, raccolta percolato e altri)».

A fine 2010, per evitare che Albano non ricevesse più rifiuti perché stracolma e scongiurare un’emergenza modello Napoli, la presidente del Lazio Renata Polverini ha firmato un’ordinanza che alza i limiti della discarica. Di due invasi su sei in totale. «Le quote degli invasi IV e V risultano essere ancora inferiori rispetto a quelle del VI di circa 10 metri – scrive la Polverini – e le verifiche confermano geotecniche dimostrano che un’eventuale sopraelevazione di circa 10 metri non produrrà alcun danno». (Fonte articolo: Il Tempo, clicca qui)


Diossina e salute: riflessioni di un medico – Dott.ssa Patrizia Gentilini

_GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Riceviamo anche noi (unitamente alla stampa) una lettera della Dott.ssa Patrizia Gentilini (ISDE). Ne diamo ovviamente piena diffusione. Buona lettura.

_Gentile Direttore,

con il recente scandalo di polli e uova tedesche alla diossina si ripropone ormai un rituale ricorrente e costante circa la sicurezza alimentare (ricordiamo le mozzarelle campane, le pecore pugliesi, i suini irlandesi, i polli toscani) e che – proprio per queste sue caratteristiche – rischia di passare, come una notizia fra le tante, cui non si dedica l’attenzione che merita. Col termine diossina si intende la TCDD (2,3,7,8–tetraclorodibenzo-p-diossina), nota come “diossina di Seveso” a causa dell’incidente occorso a Seveso nel 1976, pericolosa a dosi infinitesimali (miliardesimi di milligrammo) e che è stata definita la sostanza più pericolosa mai conosciuta; affini a questa molecola ve ne sono tuttavia altre centinaia, con caratteristiche simili per cui si parla genericamente di “diossine”. Senza entrare troppo nei particolari ricordo che si tratta di molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente; nell’uomo la loro assunzione avviene per oltre il 90% per via alimentare, specie attraverso pesce, latte, carne, uova e formaggi in cui si accumulano essendo liposolubili.

Vengono trasmesse dalla madre al feto sia durante la gestazione che attraverso l’allattamento; a questo proposito dai pochissimi studi eseguiti- spesso per iniziativa spontanea dei cittadini sul latte materno, risulta che un lattante di di 5 kg si trova ad assumere quote di diossine variabili da alcune decine fino a centinaia di volte superiori al limite massimo indicato dall’UE.

Le diossine rientrano nel grande gruppo di sostanze denominate interferenti endocrini, agenti cioè che mimano l’azione degli ormoni naturali interferendo e disturbando funzioni complesse e delicatissime quali quelle immunitarie, endocrine, metaboliche e neuropsichiche. L’esposizione a diossine è correlata allo sviluppo di tumori (per la TCDD, linfomi, sarcomi, tumori a fegato, mammella, polmone, colon) nonchè a disturbi riproduttivi, endometriosi, anomalie dello sviluppo cerebrale, diabete, malattie della tiroide, danni polmonari, metabolici, cardiovascolari, epatici, cutanei e deficit del sistema immunitario. Forse non tutti sanno che trattandosi di sostanze così pericolose nel 2004 è stata stilata a Stoccolma una convenzione, sottoscritta da 120 paesi fra cui l’Italia, per vietare la produzione intenzionale ed imporre la riduzione di quella non voluta, peccato che il nostro paese sia stato l’unico a non averla poi ratificata! Queste sostanze si formano in particolari condizioni di temperatura in presenza di Cloro per cui ogni processo di combustione, in particolare di plastiche, porta alla loro formazione e sono presenti non solo nei fumi ma anche nelle ceneri degli inceneritori. A questo proposito segnalo l’ennessimo, recentissimo, studio (1) che correla queste sostanze emesse da inceneritori ai linfomi Non Hodgkin.

Lo studio è stato condotto in Francia su 34 pazienti affetti da linfoma residenti nell’area di ricaduta dell’inceneritore di Besancon e su 34 sani . In tutti sono stati dosati nel siero queste sostanze trovando livelli sempre più alti e statisticamente significativi nelle persone esposte. Peccato che nello studio Moniter, quello condotto dalla regione Emilia Romagna per valutare le ricadute degli 8 inceneritori presenti sul territorio, le diossine non siano state ricercate dove queste si accumulano, ovvero su matrici biologiche, nè tanto meno nel corpo delle persone o sul latte materno delle mamme esposte! Tuttavia, anche quando le diossine sono state ricercate e trovate, come nelle indagini eseguite in seguito allo sforamento del 2007 dell’inceneritore di Montale, indagini -ricordo- che hanno dimostrato in ben 6 su 10 campioni di polli, livelli ben oltre i limiti di legge, nessuna ordinanza di divieto al consumo è stata emanata, prassi consolidata in situazioni analoghe. Ricordo che nei due mesi di funzionamento, da maggio a luglio 2007, si può stimare che dall’inceneritore di Montale (facendo una media dei valori emersi dalle analisi) siano stati emessi oltre 50 milioni di nanogrammi di diossine, ovvero quanto l’impianto avrebbe potuto emettere in 14 mesi di attività e pari alla dose massima tollerabile per circa un milione di individui adulti in un intero anno. Ma torniamo all’attuale scandalo, che si presta ad alcune considerazioni interessanti. Innanzi tutto esso viene fatto risalire alla somministrazione di mangimi contaminati da oli industriali ed altri inquinanti ai poveri animali, ma questo rischia di oscurare una altra recente notizia comparsa in precedenza (clicca qui) circa la contaminazione, oltre i limiti consentiti dalla legge, di ben il 28% di polli allevati all’aperto in Germania – che, lo ricordiamo, è il paese che ha il maggior numero di inceneritori, acciaierie ed impianti industriali in Europa-, quindi polli “ruspanti”, quelli che siamo abituati a considerare i più sicuri perchè allevati in modo naturale. Questo dato deve fare molto riflettere, perchè parlare solo dei polli contaminati per colpa dei mangimi e non anche di quelli esposti alle ricadute di acciaierie, inceneritori ed altri impianti produttori di diossine, rischia di non mettere sufficientemente a fuoco le conseguenze che uno “sviluppo” industriale dissennato ha comportato, quasi questo fosse meno colpevole di chi ha deliberatamente nutrito gli animali con mangimi contaminati. Nel primo caso la colpa è infatti dell’ “ambiente”, ovvero di una entità che ci può apparire astratta ed il cui stato non viene percepito come una diretta conseguenza di assurdi comportamenti umani. Non credo ci voglia molto a capire che avere distrutto la civiltà contadina, avere avvelenato il territorio con pesticidi e con le ricadute di impianti assurdi ed inquinanti come gli inceneritori non solo arreca incalcolabili danni all’ambiente e alla salute, ma mina la possibilità stessa di sopravvivenza delle generazioni future.

Proprio oggi 8.1.2011 ho visto una figura sul Sole 24 Ore con dati relativi all’agricoltura europea, che mostra come l’Italia sia destinata al fallimento anche sotto il punto di vista agricolo, settore primario, da cui tutti gli altri discendono e che dovrebbe rappresentare l’eccelenza nel nostro paese noto in tutto il mondo come patria del buon cibo. Da questo grafico emerge infatti che l’ andamento dei redditi agrari del 2010 rispetto al 2009 è: EU +12.3, Danimarca +54.8 (e per il 2050 ha pianificato l’uscita dal fossile), Olanda +32, Francia + 31, Germania + 23, Spagna + 7, Italia – 3.3 (con calo sup. agricola di 19.200 kmq negli ultimi 10 anni), UK -8.2, Grecia -4.2, Romania – 8.2.

Tutte queste riflessioni vogliono ancora una volta ribadire il concetto che è arrivato il momento del cambiamento, dobbiamo riconoscere il fallimento del modello di sviluppo dell’attuale società che evidentemente non si cura delle conseguenze delle proprie scelte e che è arrivata perfino a contaminare le basi stesse dell’alimentazione inquinando anche l’alimento più prezioso al mondo: il latte materno!

Preoccuparsi dell’infanzia e delle possibità di sopravvivenza delle generazioni future dovrebbe essere al primo posto nei pensieri di una comunità civile.

Cordiali saluti.

Patrizia Gentilini – Medico oncologo ed ematologo

(1) Viel J. et al Increased risk of non Hodgkin Lymphoma and serum organochlorine concentrations among neighbors of a municipal solid waste incinerator, Environ Int (2010)