Rifiuti: anche piatti e bicchieri di plastica nella differenziata
A partire dal 1 maggio 2012 è possibile conferire negli appositi cassonetti piatti e bicchieri di plastica monouso, sinora destinati all’indifferenziato. Resteranno invece esclusi dalla raccolta degli imballaggi in plastica le posate e piatti e bicchieri durevoli non usa-e-getta, anche se in plastica.
La decisione è stata comunicata ufficialmente da parte del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI (Associazione Nazionale Comuni Italiani-Consorzio Nazionale Imballaggi). Si tratta di una buona notizia in quanto l’estensione della raccolta differenziata allarga in maniera considerevole la quantità di rifiuti destinata ad essere recuperata.
Il Comitato sottolinea che è comunque importante porre attenzione a come si conferisce: piatti e bicchieri monouso devono essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Vanno quindi adeguatamente svuotati prima del conferimento, fatte salve le normali tracce di quanto hanno contenuto, ciò al fine di non sporcare tutto il materiale raccolto e di non rendere più gravoso ed antigienico il successivo lavoro di selezione e di avvio a riciclo o recupero.
“Quella dei piatti e bicchieri di plastica – ha spiegato il Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti, Filippo Bernocchi – è un’importante novità, che va nella direzione di facilitare ai cittadini il conferimento dei materiali nella raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani.
Da questa estensione, potrà derivare non solo un beneficio ambientale ma anche l’opportunità per i Comuni di veder potenzialmente aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito. Ci appelliamo ai cittadini e alla loro collaborazione perché per dare successo a questo processo è necessario conferire piatti e bicchieri che non contengano residui di cibo e bevande”.
Sebbene quella adottata dal Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI sia un’importante novità, è fondamentale ricordare che, al fine di ridurre in maniera significativa la quantità di rifiuti prodotti, l’utilizzo di prodotti usa e getta dovrebbe essere drasticamente limitato.
Fonte: ilcambiamento.it
Bike to work day 2012
Cari amici,
in un mondo sempre meno incline al rispetto per l’ambiente, alla cura del territorio ed alla salute pubblica, proponiamo oggi un modo nuovo di differenziarsi. Nel merito, vogliamo oggi dare voce alle Persone che solitamente utilizzano la bicicletta per recarsi a lavoro, per accompagnare i figli a scuola, per fare commissioni… insomma come un ordinario mezzo di trasporto.
Differenziati da sempre intende promuovere un modo nuovo di porsi e di stare al mondo; di tutalare la Natura, l’interesse generale nel totale rispetto delle regole. Tutto questo ce lo siamo detti tante volte e continueremo a farlo finche’ la salute ci assistera’. Oggi vogliamo coerentemente proporre un’ iniziativa lodevole, che si svolgera’ Giovedì 10 Maggio 2012: Il Bike To Work Day 2012
Tutto cio’ si sposa con le battaglie che continuiamo e continueremo a sostenere contro la follia inceneritorista che rischia di compromettere definitivamente la salute pubblica dei Castelli Romani, cosi’ come contrasteremo altre follie contrarie alla verita’ ed al comune senso civico .
Possiamo, dobbiamo e vogliamo cambiare in meglio la nostra vita, la nostra terra e se, tutti insieme, ci sosterremo in tal senso, riusciremo a lasciare ad i nostri figli un pianeta piu’ sano, vivibile e giusto.
Secondo noi basterebbe cambiare le abitudini, smettere di delegare pensando che “qualcun’altro” possa interessarsi e, quindi, risolvere problemi anche nostri.
Il Pensiero Pagano di Ashleigh Brilliant ci aiuta a delineare bene la nostra missione, tesa a contrastare la pigrizia e le passivita’ civili:
“Credo ci siano due dei; ed entrambi pensano che l’altro si stia prendendo cura di me“.
Concludendo, di seguito riportiamo i contatti utili per il Bike To Work Day 2012
http://ciclomobilisti.forumfree.it
www.ciclomobilisti.it
ciclomobilisti@gmail.com
il gruppo CICLOMOBILISTI é anche su Twitter e Facebook!
Siamo al Vostro fianco!
28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.
Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica …
Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa …
Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana
Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana
«Villa Adriana chiusa contro la discarica»
Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana
Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta
Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica
Materie prime: i rifiuti riciclati sono la migliore alternativa a chi ne ha poche come l’Italia
_(Fonte articolo, clicca qui) La difficile congiuntura economica che sta vivendo l’Italia si fà inevitabilmente sentire anche nel riciclo. Di fronte a consumi e produzione in ribasso, cala anche il riciclo dei rifiuti e la domanda di materie prime ricavate dai rifiuti. Lo rileva il rapporto ‘L’Italia del riciclo 2011’, realizzato da Fise Unire (l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Una tendenza, questa, che interrompe il trend positivo degli ultimi anni: nel 2010, infatti, il riciclo nel nostro Paese aveva registrato un incremento del 40% rispetto al 2009 (che invece si era chiuso con un a diminuzione del 25%), vale a dire un totale di 34 milioni di tonnellate di materiali sottratti alle discariche. Dati alla mano, nel 2010 assistiamo complessivamente a un aumento, in media pari al 65%, dei tassi di riciclo in tutte le filiere, con l’acciaio che registra un boom del +67,9%. In pratica una lattina su tre è ricavata da altre lattine riciclate.Gli incrementi più consistenti si registrano nel settore dell’aluminio (+49,7%), del legno (+10,8%) e del vetro (+8%). Un altro dato significativo: da sola l’Italia soddisfa circa il 60% del fabbisogno di materia prima del suo consistente comparto di produzione di mobili in legno riciclato. Il 2010 ha segnato anche lo sviluppo del sistema di raccolta e gestione dei RAEE (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), giunto a quota 245.000 tonnellate, centrando l’obiettivo europeo dei 4 chilogrammi pro-capite. Aumentano poi sia la quantità di rifiuti organici trattati (aumentato di 400.000 tonnellate dal 2008 al 2009) che le esportazioni, soprattutto verso i paesi in forte sviluppo economico, Cina su tutti. D’altra parte si stima che la raccolta differenziata dell’umido e del verde abbia raggiunto 3 milioni di tonnellate nel solo 2010. Numeri estremamente interessanti. Lo studio Fise Unire ha riguardato ben 15 filiere. “Il rapporto sull’Italia del riciclo – ha riferito il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi – ci fa vedere che non c’è solo la crisi dei rifiuti di Napoli ma che esiste in questo Paese una vasta attività di riciclo dei rifiuti che, in non pochi settori, è fra le più avanzate d’Europa. Abbiamo intere Regioni dove le raccolte differenziate sono intorno al 50% e settori come quello degli imballaggi dove si ricicla il 64% dell’immesso al consumo”. L’Unione Europea ha fissato l’obiettivo di rendere, entro il 2020, il ricico e il riuso dei rifiuti economicamente interessanti, grazie alla diffusione della raccolta differenziata e allo sviluppo di un mercato delle “seconde” materie prime. In Italia rappresenta una valida alternativa alle materie prime, di cui il paese è carente. Tuttavia, il riciclo cresce soltanto nei settori dove storicamente esiste un mercato, mentre fanno fatica ad affermarsi nei comparti e nelle aree geografiche dove non c’è sufficiente domanda, o dove vi sono condizioni di mercato o di contesto che non favoriscono il recupero. Un diffuso sotto-dimensionamento che impedisce alle aziende di competere con i propri concorrenti esteri e sul territorio nazionale. Per questo, occorre incentivare le realtà imprenditoriali anche tramite delle forme di aggregazione, le cosiddette forniture verdi. I dati del rapporto sono incoraggianti per il settore del riutilizzo delle materie ricavate ma indicano che la crisi economica facendo diminuire i consumi e la produzione, trascina verso il basso il riciclo dei rifiuti.
Approvato il Piano Rifiuti Polverini
_AVVISO IMPORTANTE PER TUTTA LA CITTADINANZA: DOMENICA 22 GENNAIO ORE 21:30 SU RAI TRE LA TRASMISSIONE PRESADIRETTA DI RICCARDO IACONA TRATTERA’ LA VERTENZA INCENERITORE CASTELLI ROMANI ED ANNESSA DISCARICA. BUONA VISIONE. PASSAPAROLA.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo,clicca qui) Riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Sono questi gli obiettivi del nuovo piano rifiuti della Regione Lazio approvato stamattina dal consiglio regionale con 40 voti favorevoli e 23 contrari. Un piano che durerà fino al 2017 e che, secondo l’assessore alle Attività produttive, Pietro Di Paolo, ha lo scopo di “garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti attraverso un documento che aggiorna finalmente il piano del 2002″. Netta la contrarietà che arriva dall’opposizione che ha contestato quello che è stato definito il “piano b”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. Tra cui, anche, la soglia minima della differenziata, fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i Comuni – prevista dalla legislazione nazionale – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’ambiente, regione ed enti locali. “Lo scenario di controllo – dichiara il radicale Rocco Berardo – è quello che perseguirà questa giunta”. Ma per Di Paolo, il “piano b” valuta il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Trionfante il commento della presidente della Regione Renata Polverini: “Da oggi si fa sul serio su tutti itemi. La maggioranza siamo noi. Il Piano rifiuti, atteso dal 2002, ci portera’ finalmente in Europa con uno strumento per evitare una procedura di infrazione”. Per la governatrice, la colpa del ritardo e dell’emergenza rifiuti nel Lazio è da addebitare al centrosinistra: “Il ‘grande’ sindaco Veltroni ha consegnato a questa città una situazione di emergenza vergognosa. All’opposizione dico che se siamo in questa situazione è a causa del loro immobilismo. Non saremmo arrivati dove siamo se non avessimo avuto la giunta Marrazzo per 5 anni e la Giunta Veltroni per 8 anni, immobili a Roma”.
_(Fonte articolo, clicca qui) Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto, approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl), ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si e’ susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Si e’ trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, ”di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta arriviamo ad uno dei passaggi piu’ importanti e cruciali, cioe’ all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”. Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilita’ per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovra’ conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sara’ trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue. Quanto allo scenario di controllo – definito ”piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece ”rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita ”inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacita’ operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacita’ di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Per la gestione dei rifiuti il Lazio e’ stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potra’ utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo). Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio. La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si e’ concluso l’esame in aula e il voto finale e’ stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.
Simone Reloaded – Ponte Cavour 2012
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_Come lo scorso anno, contro l’inceneritore dei Castelli Romani e per le vertenze ambientali del Lazio. Con lui un intero comprensorio territoriale, un intero bacino di persone che battagliano contro una folle speculazione economica e sanitaria. Con lui in quel tuffo, tutti noi. GRAZIE Simone.
Consiglio di Stato: Malagrotta resta aperta, sospeso l’esproprio di Riano
_Pronunciamento che prende in giro il PDL romano che aveva tappezzato Roma di (falsi) manifesti riguardanti il fatto che Malagrotta sarebbe stata chiusa (cosa assolutamente non vera e che va oltre il pronunciamento di oggi del Consiglio di Stato); sospensiva che sbugiarda anche il Prefetto Pecoraro che si è prestato a questa inutile pantomima politica e, insieme, mette una paura bestiale a noi dei Castelli Romani che di fronte al Consiglio di Stato abbiamo pendente il controricorso del Co.E.Ma (Inceneritore Castelli Romani) dopo la sconfitta di quest’ultimo dinanzi al Tar del Lazio. Sul destino di una Roma da quarto mondo in ambito rifiuti attualmente l’unico vincitore si chiama ancora (e purtroppo) Manlio Cerroni.
_L’associazione Differenziati augura a tutti i lettori del proprio sito buone feste.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) La discarica di Malagrotta resta aperta e in funzione, e il sito di Riano non verrà espropriato. Così ha deciso il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti). In particolare, la IV sezione dei giudici amministrativi di secondo grado ha sospeso l’ordinanza emessa dal Tar del Lazio il 24 novembre scorso che prevedeva per domani, 29 dicembre, l’esproprio del sito di Riano Quadro Alto di proprietà Colari per la realizzazione di una nuova discarica, fissando al 17 gennaio la discussione nel merito del ricorso. Oggetto della contestazione è la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nel Lazio dichiarata il 22 luglio con decreto dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in relazione alla chiusura della discarica di Malagrotta, indicando la necessità di realizzare siti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti; nonché il decreto del Prefetto di Roma recante l’individuazione di Corcolle e Quadro Alto a Riano quali siti per le nuove discariche provvisorie post-Malagrotta. Atti, che con la pronuncia del Consiglio di Stato sono ora sospesi, almeno fino alla prevista udienza. “Il Consiglio di Stato entrerà nel merito a gennaio. Aspettiamo”. Lo ha detto la presidente della regione Lazio Renata Polverini, a margine di una iniziativa in Regione, interpellata in merito allo stop fino a gennaio, quando ci sarà la discussione di merito, da parte del Consiglio di Stato alla realizzazione della discarica del sito di Quadro Alto, accogliendo la richiesta del Colari. A chi le chiedeva se alla luce di questa decisione, fino alla data della discussione, il 17 gennaio, sono sospesi i poteri commissariali e lo stato di emergenza, Polverini ha risposto: “Questo io non lo so, non sono il Consiglio di Stato. Non ho letto la sentenza”. Se fosse così sarebbe costretta a firmare la proroga di Malagrotta? “Non lo so, non abbiamo ancora visto la sentenza, adesso la vedremo e ci regoleremo di conseguenza” ha infine risposto la presidente del Lazio.
“Lo stop alla realizzazione della discarica di Quadro Alto fino a gennaio, imposto oggi dal Consiglio di Stato, conferma che l’intera operazione della Giunta Polverini sui rifiuti nel Lazio è inefficace e soprattutto inadeguata” dichiara in una nota Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia libertà alla Regione Lazio. “Durante la discussione in aula del piano dei rifiuti avevo sostenuto che la discarica di Malagrotta non avrebbe chiuso – ricorda Zaratti – Oggi ne abbiamo la prova. La presidente della Regione Polverini e il sindaco Alemanno hanno pensato bene di scaricare le responsabilità con la nomina di un commissario straordinario. Ma alla fine i nodi vengono al pettine: Malagrotta non chiuderà e lo studio preliminare sui siti mostra tutte le sue lacune”. “Da tempo Sel sostiene che a Quadro Alto e Corcolle va impedito di realizzare due immense buche per gettare i rifiuti – conclude Zaratti – Adesso è evidente che lo studio tecnico della Regione sul quale il Commissario straordinario ha lavorato è approssimativo e inadeguato”.
Il capogruppo dei Verdi in Regione, Nando Bonessio, in merito a quanto deciso dal Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti) ha detto: “E’ una vergogna nonché uno scandalo che ancora una volta, attraverso questa sentenza, si dia ragione alla società Colari del monopolista Cerroni, in questo caso per l’attività di imprenditore privato che aveva iniziato nel 2009. E’ l’ennesima prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’incompetenza, volendo pensare bene, degli uffici regionali che hanno fornito al governo gli elementi per decretare lo stato di emergenza e dei tecnici di cui si è avvalso il commissario straordinario, nonché prefetto di Roma Pecoraro”. “Questa amministrazione regionale ci ha portato in un cul-de-sac.Si tratta di una sceneggiata napoletana col finale già scritto, in qualsiasi modo si concluderà questa vicenda ad avvantaggiarsene sarà il monopolista privato, Cerroni, sia che si proroghi la chiusura di Malagrotta, sia se si aprirà il sito di Riano. L’unico modo per uscire da questa situazione – conclude Bonessio – è puntare sulla differenziata a medio termine, rendendo marginale la gestione privata di cui Cerroni è monopolista”.
“Roma paga oggi il fallimento delle destre in tema di rifiuti, la discarica di Malagrotta ormai in esaurimento è costretta per colpa dell’immobilismo delle Giunte Alemanno e Polverini a non chiudere i battenti. È evidente inoltre che ad oggi non ci sono alternative credibili, sbagliata infatti è l’ipotesi di un frazionamento dei siti di discarica e non idonea peraltro risulta l’area individuata di Corcolle che presenta volumetrie risibili e su cui persistono vincoli archeologici ed ambientali. Siamo in ritardo per colpa dello scarica barile del primo cittadino e della governatrice, la politica degli impianti è impantanata, la differenziata è ferma al palo e rispetto ad una politica del riuso stiamo tornando alla logica della discarica permanente”. Lo afferma in una nota Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale. “Il Pdl – aggiunge – ha nei giorni scorsi invaso la Capitale con manifesti che annunciavano la chiusura di Malagrotta ora il Sindaco Alemanno e la Presidente Polverini ne dovrebbero affiggere uno chiedendo scusa ai romani per averli presi in giro. Torniamo a chiedere la convocazione di un Consiglio Straordinario e che l’Assemblea Capitolina esprima la sua contrarietà unanime all’ipotesi di Corcolle”.
Regali di Natale e giocattoli ecologici per i bambini
Regalare ai più piccoli un Natale ecologico e sicuro. Può essere riassunto in questo modo il motto di alcune delle aziende produttrici di giocattoli più all’avanguardia nell’ambito dell’ecosostenibilità. La plastica viene sostituita da materiali biodegradabili, i tessuti sono ecologici e privi di sostanze tossiche ed i coloranti sono completamente naturali. Alcuni di essi funzionano grazie all’energia solare, grazie alla quale viene escluso l’utilizzo di batterie, risolvendo a priori il problema delle sostanze altamente inquinanti in esse contenute. Ecco allora alcune delle possibili idee regalo green per i vostri bambini.
L’azienda tedesca Efie, produttrice di pupazzi e giochi naturali per bambini, pone una cura particolare nella scelta dei materiali con cui realizzare i propri prodotti. Per i più piccoli, realizza peluche in tessuti biologici, privi di materiali o sostanze allergizzanti. Ogni dettaglio viene curato artigianalmente per garantire la completa sicurezza del prodotto. Tra i peluche della nuova linea “Natura Line” troviamo peluche con sonaglio incorporato o con imbottitura in noccioli di ciliegie, che li rende utilizzabili in sostituzione della borsa dell’acqua calda o del ghiaccio, previo riscaldamento su di un termosifone o raffreddamento in freezer. Tutti i peluche sono acquistabili da Emporioecologico.
Minimoimpatto propone alcuni dei più classici giocattoli per bambini, tra cui aeroplanini ed elicotteri, in una nuova veste. Non solo sono realizzati con l’impiego di legno certificato FSC, ciò che li rende ancora più ecologici è il loro funzionamento. Le eliche vengono infatti messe in movimento esclusivamente grazie all’energia pulita del sole, senza alcuna necessità di utilizzare batterie, che vengono sostituite da piccoli pannelli solari. Si tratta di giocattoli completamente montabili e smontabili, come quelli di una volta, ed il loro prezzo è contenuto, per sfatare il mito che ecologico sia sinonimo di costoso.
Ecco Grasshopper la Lunar Car Ecologica proposta da PowerPlus, azienda produttrice di gadget e giocattoli che funzionano a dinamo o grazie all’energia solare. Si tratta di un giocattolo educativo che può essere messo in movimento esclusivamente grazie all’utilizzo di energia pulita, aiutando i bambini a comprendere l’importanza del sole come fonte di energia rinnovabile. Grasshopper può essere montata senza bisogno di utilizzare la colla e non richiede batterie per il proprio funzionamento.
Un altro grande classico si riveste di ecosostenibilità. Nascono così gli ecosoldatini ideati da Eco Toys, che rientrano in una gamma di prodotti etici ed ecologici. Gli ecosoldatini sono realizzati in materiali completamente biodegradabile e possono essere dipinti con colori ad acqua. Eco Toys lancia così una vera e propria sfida al mercato dei giocattoli di plastica, per la maggior parte prodotti in Cina scavalcando le norme di sicurezza europee.
Anche i mattoncini per le costruzioni si trasformano e diventano ecologici. La plastica dei mattoncini Happy Mais è sostituita dal Mater-Bi, materiale completamente biodegradabile derivato dall’amido di mais. Ogni mattoncini viene colorato impiegando tinture naturali atossiche e sicure. Happy Mais può trasformarsi facilmente da semplice gioco a strumento didattico, ad esempio per il riconoscimento di forme e di colori. Assemblare i mattoncini Happy Mais non richiede colla. Basterà inumidirli perché l’amido in essi contenuto si trasformi in un collante naturale.
Per i piccoli artisti Bimbo e Natura propone acquarelli composti da materie prime vegetali e con pigmenti alimentari. Il colore giallo si ottiene dalla curcuma, il verde dall’ortica, il rosso dalla barbabietola, il viola dal sambuco e così via. Per la realizzazione della confezione la plastica è stata sostituita dal metallo. I colori sono completamente atossici, sicuri e lavabili ed il loro utilizzo è consigliato a partire dai 3 anni di età.
Per avvicinare i più piccoli al mondo della natura, Ecogiochiamo propone un kit per realizzare un piccolo orto casalingo. La confezione contiene il necessario per seminare lattughino da taglio, pomodori ciliegini, piselli rampicanti e calendula, che con i suoi fiori attirerà insetti in grado di salvaguardare le vostre piantine dai parassiti. Coinvolgere i bambini nella realizzazione di un piccolo orto è l’idea migliore per educarli all’ecologia e all’amore per la natura.
E per i più piccoli c’è sempre l’opzione un po’ retrò ma sempre gradita a loro e all’ambiente dei giocattoli in legno riciclato, un classico da non sottovalutare.
Fonte: Greenme.it
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Da urbani a speciali. I rifiuti senza controlli
_L’associazione Differenziati augura a tutti i lettori del proprio sito buone feste.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Ventimila tonnellate a Ferrara, altrettante tra Trieste e Padova, circa 6mila a Brescia. Per un totale, approssimato per difetto, di 46mila tonnellate di rifiuti speciali. Sono quelli partiti dagli Stir (Stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti, ex impianti Cdr)campani e finiti nelle discariche del nord Italia. Scarti classificati con codice 19.05.01 e 19.12.12, la metà dei quali finiti a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara. Quantitativi significativi sono finiti in Lombardia a Montichiari, presso la discarica Gedit e in Veneto, negli impianti di Padova e Trieste dell’Acegas. Nonostante la bagarre politica orchestrata dalla Lega sul decreto, che di fatto ha impedito gli accordi regionali per il trasferimento dei rifiuti urbani dalla Campania, questi rifiuti stanno circolando in tutta Italia, dal Sud al Nord.
Un ostruzionismo, quello della Lega, che ha portato a una sorta di vacatio legis che consente a questi rifiuti, “derubricati” da urbani a speciali, di essere trasferiti liberamente fuori regione, senza la necessità del ‘nulla osta’ del luogo di destinazione ma con semplici accordi tra aziende. In Puglia e Sicilia vi sono indagini in corso relativamente al trasporto e smaltimento. Una situazione sulla quale sta indagando la Commissione ecomafie, che ha anche allertato prefetture e procure competenti sul potenziale pericolo. Il timore è che dietro alcune aziende si possa nascondere la mano della criminalità organizzata. Un sospetto neanche troppo lontano dalla realtà vista l’operazione che nelle scorse settimane ha portato all’arresto dell’imprenditore Vincenzo D’Angelo, coinvolto nell’operazione Golden Plastic che ha svelato un traffico illecito di rifiuti speciali dall’Italia verso l’Asia.
A D’Angelo viene contestato di aver esportato rifiuti in Corea del Sud. Un’operazione di portata nazionale, che ha visto la Guardia di Finanza eseguire in 13 regioni italiane 54 ordinanze di custodia cautelare in carcere «nei confronti di soggetti, anche di etnia cinese, appartenenti ad un pericoloso sodalizio criminale “transnazionale”, dedito all’illecito traffico transfrontaliero di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, costituiti da materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso». D’Angelo, 50 anni, è l’imprenditore nel trapanese tra i più quotati nel settore della gestione del ciclo dei rifiuti. Talmente importante il suo giro di affari che D’Angelo riuscì poco tempo fa a trovare anche un accordo con la SapNa, la società pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti a Napoli, per importare da Napoli ad Alcamo tonnellate di rifiuti.
Un affare da circa 6 milioni di euro. Ieri, il Mattino di Napoli rivelava il contenuto di una relazione, ancora coperta dal segreto istruttorio, dell’ingegner Luigi Boeri autore di una perizia sulle gare di appalto per portare la frazione umida fuori dal territorio regionale. Secondo il documento, sarebbero almeno 18 i milioni di euro persi dalla Sapna grazie alla scelta di affidare i trasferimenti della spazzatura nelle regioni italiane senza ricorrere al bando di gara. La cosiddetta Fut è stata portata in Emilia, Liguria Toscana, ma soprattutto in Puglia e in Sicilia. Una situazione, quella del trasporto dei rifiuti speciali, riemersa dopo la sentenza del Consiglio di Stato che nel luglio scorso aveva sospeso la decisione del Tar del Lazio, con la quale venivano bloccati i trasferimenti fuori dai confini della Campania dei rifiuti tritovagliati provenienti dagli Stir della Regione.
Gli inceneritori fanno male? I medici emiliani dicono di si
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui). La Federazione regionale degli Ordini dei Medici e dei Chirurghi si è riunita il 14 dicembre per valutare i risultati del progetto Moniter, lo studio iniziato nel 2007 che aveva come scopo il monitoraggio degli effetti delle emissioni degli inceneritori presenti in Emilia Romagna. Dato atto sulla bontà metodologica di Moniter, i medici, pur concordando con il Comitato Tecnico Scientifico che i dati sugli effetti a lungo termine sono complessivamente rassicuranti (mettendo però in evidenza il dato anomalo di Modena, casi di linfomi non Hodgkin), esprime la necessità di non sottovalutare i segnali emersi sul fronte degli effetti a breve termine. Moniter infatti ha correlato l’esposizione alle emissioni degli inceneritori emiliano romagnoli con l’aumento dei parti pre termine e dei neonati piccoli per età gestazionale, che possono avere un effetto, nel corso della vita, sulla loro salute.
Frer Emilia Romagna ribadisce anche la necessità di porsi nei confronti di questi impianti in atteggiamento precauzionale, sollecitando alcune raccomandazioni ai decisori politici.Viene infatti sostenuta la necessità di adottare politiche di gestione dei rifiuti che non creino ulteriore domande di incenerimento ed anche un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti. I medici ER in sostanza convergono sulle conclusioni che l’effetto degli inceneritori non sia nullo e che quindi vada intrapresa ogni azione per il superamento di questa tipologia di gestione degli scarti. Nel 2007 la Frer chiese una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori e i risultati dello studio confermano che la preoccupazione era ben fondata.“
“La promozione della cultura di preservazione dell’ambiente ai fini della protezione della salute delle popolazioni attuali e future – si legge in una nota del Comitato Gestione Corretta Rifiuti – sono le prerogative istituzionali e deontologiche che devono guidare l’azione dei medici, chiamati in prima istanza a difendere la salute dei cittadini. Il comunicato stampa di Frer puntualizza la preoccupazione che negli ambienti scientifici si fa facendo sempre più convinta e palese sugli effetti sulla salute degli impianti di incenerimento. Le migliaia di sostanze che vengono emesse dai camini vanno a incrementare gli inquinanti già presenti nella nostra aria, causando un innalzamento delle malattie legate al fattore ambientale. E’ di questi giorni la persistenza degli sforamenti costanti dei limiti di Pm10 fissati per legge. Parma è una delle maglie nere in regione per la qualità della sua aria. Che senso potrebbe avere andare ad incrementare la pressione inquinante con un nuovo enorme inceneritore di rifiuti?”
Riciclare genera occupazione ma l’Italia non ci crede
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente
_(Fonte articolo, clicca qui) Riciclare rifiuti genera più occupazione a reddito elevato rispetto all’uso di discariche o inceneritori, senza contare il vantaggio economico di non dover acquistare una parte delle materie prime all’estero. E’ quanto afferma l’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde’, secondo cui l’attività di riciclo ha un impatto in termini economici che è circa il doppio rispetto all’interramento dei materiali nel terreno. Secondo il documento, il numero di posti di lavoro legati al recupero dei materiali nei paesi europei ha avuto un boom del 45% fra il 2000 e il 2007. Questo dato tra l’altro non considera l’occupazione legata alla trasformazione delle risorse in alcuni impianti di produzione, ad esempio dei metalli. Considerando il settore del riciclo, la crescita annuale dei posti di lavoro è stata dell’11%, seconda solo a quella del comparto delle rinnovabili (17%), fra il 2004 e il 2008. In rapida salita sono anche i profitti del settore del riciclo dei rifiuti.
Dal 2004 al 2008 il giro d’affari delle categorie di materiali riciclabili nell’Ue è quasi raddoppiato arrivando ad oltre 60 miliardi di euro. Nell’Ue si parla delle seguenti categorie: vetro; carta e cartone; ferro e acciaio; rame, alluminio e nichel; metalli preziosi; altri metalli. Lo sviluppo del giro d’affari delle eco-industrie vede sempre le rinnovabili in pole position (+37% fra 2004 e 2008), ma anche quello del riciclo è stato rapido (+17%). A guidare la crescita del riciclo delle risorse che arrivano dai rifiuti è il boom delle economie asiatiche, che hanno fatto salire il prezzo dei materiali. Un altro fattore è stato quello delle direttive europee sui rifiuti, che hanno contribuito a scoraggiare l’uso delle discariche. Di conseguenza, la quantità di materiale riciclato piazzato sul mercato è cresciuto del 15% fra il 2004 e il 2009.
L’Agenzia europea: “Cruciale riciclare metalli per le tecnologie” – L’Europa ha bisogno dei materiali prodotti dalle attività di riciclo, a beneficio dell’ambiente e anche della bilancia import-export, in particolare per alcune risorse come i metalli rari, dal germanio al platino. E’ questo uno dei leit motiv dell’ultimo rapporto dell’agenzia Ue per l’Ambiente intitolato ‘Utile, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo in un’economia verde. Secondo lo studio, riciclare metalli rari è essenziale perche l’Unione europea assuma un ruolo da pioniere nelle nuove tecnologie, dalle telecomunicazioni alle energie rinnovabili. Il problema è che l’impiego di queste preziose risorse avviene in piccole quantità in una moltitudine di applicazione e prodotti.
Il sistema di riciclo non si è ancora concentrato su questo fronte e quindi vengono perdute. Attualmente, sono quattordici i materiali grezzi, soprattutto metalli, decisamente importanti per l’economia dell’Unione europea, ma l’analisi dell’Ue mostra che la loro fornitura è fortemente a rischio, considerando la prospettiva nell’arco di un decennio. L’Unione europea infatti non dispone di stock a livello geologico o dispone di riserve limitate dei ‘metalli rari’, la cui domanda invece è destinata a salire, ad esempio per settori come il fotovoltaico e l’eolico. Per questo l’Europa dipende quasi interamente dalle importazioni e il riciclo è cruciale. Per metalli come il gallio, il germanio e l’indio, si stima che il tasso globale di riciclo sia a meno dell’1%, mentre per il rutenio si arriva al 15%, mentre per palladio, cobalto e platino i tassi sono del 60%-70%.
Italia in rosso sul saldo import-export materie-rifiuti – Il riciclo dei rifiuti non riesce a soddisfare la domanda di risorse dell’Ue: questo significa un saldo export-import sempre in rosso e su questo fronte l’Italia non fa eccezione. Nonostante l’aumento dei materiali avviati al riciclo nel 2010, quasi 34 milioni di tonnellate, il saldo esportazioni-importazioni del Belpaese continua quindi ad essere negativo. E’ quanto emerso nel rapporto annuale ‘L’Italia del riciclo’ 2011 promosso da Fise Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo i dati del rapporto, il saldo del 2010 è peggiorato rispetto all’anno precedente, con un aumento del 5,3% e un valore di circa 2,5 milioni di tonnellate, contro i 2,4 milioni di tonnellate del 2009.
Negativo il rapporto fra export-import per il settore dei rifiuti ferrosi, per 2,799 milioni di tonnellate (con un incremento sul 2009 del 3,7%), nel settore dell’alluminio, dove il saldo è negativo per 265mila tonnellate (con un aumento rispetto al 2009 del 41,7%), per il legno, con un valore in rosso per 556mila tonnellate (con un incremento del 7,3% rispetto al 2009) e nel settore del vetro, che continua ad essere negativo per 201mila tonnellate (in calo del 13% rispetto al 2009). Fanno eccezione la carta, che si conferma esportatore (saldo di 1,125 milioni di tonnellate, nel 2009 si erano registrati 1,443 milioni di tonnellate) e la plastica (saldo attivo di 129.000 tonnellate, nel 2009 era negativo per 246.000 tonnellate).
Lazio, il Piano Rifiuti arriva in Consiglio Regionale
_Il “Piano Cerroni” arriva in Consiglio Regionale.
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Iniziato al Consiglio regionale il percorso in aula del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La proposta di deliberazione consiliare e’ stata illustrata dall’assessore alle attivita’ produttive e politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo. La seduta e’ stata sospesa e rinviata alle ore 11 di domani mattina per la discussione generale e l’esame degli emendamenti, per ora raccolti in un fascicolo di oltre 200 pagine. E’ stato inoltre dato termine, dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, fino alle ore 18 di oggi per la presentazione dei sub emendamenti. Presente in aula la presidente della Regione Renata Polverini. Di Paolo, nella sua relazione, ha ripercorso la cronistoria che ha portato all’approdo alla Pisana della proposta di deliberazione consiliare. ”L’esigenza di approvare il piano in quest’aula – ha detto – comincia ad avere una tempistica abbastanza stretta. Nei primi giorni di dicembre abbiamo ricevuto tramite il ministero degli affari esteri un’ulteriore lettera per sveltire le procedure di approvazione”. Cio’ allo scopo di evitare un’accelerazione della procedura di infrazione in sede comunitaria per la mancanza del piano rifiuti, che risale all’anno 2002. Due gli obiettivi generali del piano: chiusura del ciclo, per sventare qualsiasi situazione di emergenza, e il completo trattamento del ”tal quale” prima del conferimento in discarica (gia’ oggetto di una procedura di infrazione europea la scorsa estate). Per realizzare cio’ il documento di pianificazione prevede una serie di azioni, tra cui la principale riguarda la raccolta differenziata. Sotto il profilo quantitativo, a supporto del previsto aumento delle percentuali fino al 65% entro il 31 dicembre 2012, e’ stato confermato lo stanziamento di 135 milioni di euro per il triennio 2011-2013 (senza tagli, conseguenti alle tre manovre nazionali). Inoltre, tra le novita’ introdotte, sono state sottoscritte dalle cinque Province le linee guida per la raccolta differenziata che permetteranno di uniformare le procedure in essere nei diversi comuni del Lazio. Sotto il profilo della qualita’ si punta invece a potenziare la filiera del riciclo e privilegiare la raccolta domiciliare (porta a porta). Altra azione, definita come ”qualificante” da Di Paolo, e’ il programma straordinario per riduzione e prevenzione – adottato in Italia da Lazio e Lombardia – che si rivolge a pubblica amministrazione, imprese e famiglie. Annunciata l’implementazione dell’impiantisca, con 13 nuovi impianti intermedi (di cui 8 di compostaggio e 5 di trattamento meccanico biologico). Di Paolo ha inoltre tenuto a precisare che lo ”scenario di controllo”, che si attiverebbe nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi del piano: ”Non e’ una scorciatoia per aggirare le norme nazionali oppure quelle europee per poter prendere strade che non si ha avuto coraggio di descrivere in maniera trasparente all’interno dello scenario di piano. E’ semplicemente uno scenario che rafforza lo scenario di piano, ma che in qualche maniera garantisce alla programmazione del piano stesso (che, ricordo, arriva fino al 2018) e contestualizza la situazione ereditata da questa Regione per far si’ che non si possano trovare situazioni di emergenza e soprattutto che la Regione non arrivi impreparata rispetto a scenari non previsti”. Il mancato inserimento, invece, del ”post Malagrotta’ all’interno delle previsioni della proposta all’esame dell’Aula e’ stato spiegato dall’assessore alle politiche dei rifiuti con il fatto che ”la legge chiede di inserire nel piano i criteri preferenziali ed escludenti per l’individuazione dei siti”. Prima della relazione di Di Paolo, i consiglieri Angelo Bonelli (Verdi), Ivano Peduzzi (FdS), Giuseppe Celli (Lista civica) e Vincenzo Maruccio (Idv) hanno sottoscritto una richiesta di sospensiva del dibattito in quanto – a loro dire – sul piano non era stato sentito il comitato tecnico scientifico per l’ambiente. Di Paolo ha replicato sostenendo che il comitato aveva dato parere positivo in merito alla coerenza della bozza di piano una settimana prima della sua adozione in Giunta, successivamente l’organismo e’ decaduto senza essere successivamente ricostituito. La proposta di sospensiva e’ stata respinta a maggioranza dall’Aula.
La discarica dell’Inviolata (di Cerroni) contamina pesantemente il sottosuolo
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Dopo Malagrotta, anche la seconda discarica del Lazio, quella dell’Inviolata a Guidonia, deve essere messa in sicurezza: il sottosuolo del sito è pesantemente contaminato da quantitativi fuorilegge di nichel, nitriti, ferro, manganese e altre sostanze inquinanti. Lo ha comunicato martedì 6 dicembre la Provincia di Roma che, dopo aver raccolto la pressante richiesta del sindaco della cittadina Eligio Rubeis, ha emesso un’ordinanza di diffida a carico di Ecoitalia 87, la società del gruppo Colari controllata da Manlio Cerroni, il dominus della spazzatura laziale. Sarà il suo braccio destro Francesco Rando, come a Malagrotta legale rappresentante dell’azienda, a dover attivare le procedure di bonifica del sottosuolo che vede le falde a rischio inquinamento. La richiesta ad Ecoitalia è scattata dopo che nei mesi scorsi sono trapelate indiscrezioni raggelanti sugli esiti di un’ispezione condotta dall’Agenzia regionale per l’ambiente all’Inviolata. L’invaso raccoglie la spazzatura di 46 comuni della Provincia, per un totale di circa 180 mila tonnellate annue che stanno portando al collasso anche questo impianto nato a metà degli anni 80 proprio per dare un’alternativa a Malagrotta. E adesso si moltiplicano le difficoltà nella scelta dei siti alternativi all’Ottavo Colle. Quello di Corcolle (VIII municipio) è a pochi chilometri dal bacino di Guidonia, tra la Prenestina e la Tiburtina. I comitati cittadini rumoreggiano tutti: altra spazzatura, da queste parti, proprio non la vogliono. I numeri della relazione Arpa sono ancora «top secret» e la stessa ordinanza della Provincia si limita asetticamente a rilevare che i dati monitorati «superano le csc», ovvero le «concentrazioni soglia di contaminazione». Si parla di valori superiori di 200 volte ai tetti stabiliti per il ferro, di 100 per il manganese. Sono state inoltre trovate tracce consistenti di nitriti, nichel e n-butilbenzene, sostanza derivante da «sostanze plastiche degradate»: qualcosa di molto vicino al «percolato». Il sindaco Rubeis rivendica con orgoglio l’iniziativa che ha portato all’ultimatum inviato ai gestori della discarica che dovranno avviare entro 90 giorni la bonifica, pena l’avvio di azioni giudiziarie. «Abbiamo fatto quello che nessuno ha mai immaginato nel Lazio, e forse in tutta Italia – racconta a Corriere.it pochi minuti dopo aver ricevuto copia dell’atto ufficiale che la Provincia ha indirizzato a Ecoitalia 87 -. Dopo l’allarme lanciato dall’Arpa, abbiamo riunito in una conferenza dei servizi tutti i soggetti interessati. Carte alla mano, interpretando la legge, è emersa la strada da seguire per bonificare la discarica» da cui filtrano i liquami inquinanti. Ovvero la diffida che ha inviato Palazzo Valentini. «Lo schema può essere ripetuto in tutte quelle località dove l’ambiente è a rischio contaminazione: se i comuni si sentono lesi – prosegue battagliero il sindaco – sanno che esiste un decreto, il 152 del 2006, che obbliga le province a richiedere interventi immediati dopo la convocazione delle conferenze dei servizi». Quanto alla soluzione dell’emergenza rifiuti che grava attorno all’Urbe, Rubeis le idee le ha chiare. E sfodera un dato record, almeno per quanto riguarda il Lazio: quello della differenziata, che a Guidonia è attestata su un virtuosissimo 54 per cento. «La spazzatura la togli dalle discariche in un solo modo: non portandocela più e permettendo ai cittadini di scegliere altri metodi di smaltimento» è la conclusione orgoglioso. A ben vedere quanto sta accadendo all’Inviolata ricorda ciò che nel 2010 si è verificato a Malagrotta. Anche qui l’Arpa ha rilevato quantitativi record di agenti inquinati e in questo caso il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sollecitato la messa in sicurezza. Una richiesta però bocciata dal Tar, che ha dato ragione alla difesa del Colari che parla di inquinamento della valle di Galeria dovuto alla presenza di una raffineria e altre aziende del settore chimico. Il «caso Inviolata» è certamente destinato ad avere ripercussioni sulle scelte riguardanti la localizzazione temporanea delle Malagrotta Bis. Il sito di Corcolle (VIII Municipio) non è lontano da Guidonia e i comitati e le associazioni del quadrante stanno già sul piede di guerra. Chiedono che venga resa pubblica la relazione dell’Arpa che lancia l’allarme inquinamento e si chiedono come sia possibile «avere due discariche che si guarderanno lungo la via Prenestina».
Comunicato stampa ISDE su PROGETTO MONITER – ricadute sanitarie incenerimento rifiuti
_(Fonte Dott.ssa Patrizia Gentilini) Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l’esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura. Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di “piccoli per età gestazionale ” ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di “nascite pretermine”, si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” . Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi. Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l’esposizione temporale. Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e “premonitori” dei danni a più lungo termine. Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato – per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) – un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno! Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato. Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine….Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”. A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: ” nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile” .
Sezione ISDE Bologna
Sezione ISDE Ferrara
Sezione ISDE Forlì
Sezione ISDE Parma
Sezione ISDE Piacenza
Regione Lazio, approvato il Piano Rifiuti
_Un “piano rifiuti” fatto di buche, bruciatori e percolato. Serve una gran faccia tosta anche a chiamarlo Piano Rifiuti, si potrebbe chiamare infatti Piano Cerroni. Tuttavia ed ovviamente proseguiamo la nostra azione di contrasto a questi politici regionali ed imprenditori dei rifiuti che sarebbe meglio definire squallidi speculatori.
_(Fonte articolo, clicca qui). Con un giorno di anticipo sulla programmazione dei lavori e’ stato licenziato dalla Commissione Ambiente il Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli Roberto Carlino dell’Udc al termine della seduta. ”Con una discussione proficua e approfondita su ogni emendamento si e’ conclusa gia’ oggi la votazione degli stessi. Molti quelli dell’opposizione che sono stati accolti e molti i suggerimenti condivisi per rendere questo Piano veramente efficace e ottimale per i nostri cittadini. Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la Commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo e’ stato assegnato alla Commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al Prefetto dottor Giuseppe Pecoraro; ben 11 sedute, considerando anche che a fine luglio e per tutto agosto abbiamo dovuto sospendere la Commissione per l’analisi del Piano Casa e per l’approvazione del Bilancio in Aula di Consiglio. Il testo e’ quindi pronto per approdare in Aula, dove sara’ analizzato da tutti i consiglieri della Regione Lazio e con la votazione finale sara’ reso effettivo ed operativo per i cittadini. Sono contento del clima positivo con cui si e’ affrontato questo importante testo ed e’ stata mia cura moderare sempre la discussione cercando di farla essere sempre un momento di confronto sulle idee per migliorare questo testo. Con soddisfazione ringrazio tutti i commissari e i consiglieri intervenuti per la serieta’ con cui hanno affrontato il lavoro sul Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio e ringrazio gli Uffici Amministrativi per la professionalita’ con cui hanno supportato le sedute e la tempestivita’ con cui hanno sempre fornito ai consiglieri tutti gli atti che venivano depositati durante le audizioni e le sedute”.
Federico Valerio: “Gli inceneritori sono una bufala”
_ATTENZIONE, AVVISO PER TUTTA LA CITTADINANZA:
MERCOLEDI 7 DICEMBRE, ASSEMBLEA CITTADINA SU TAR SETTIMO INVASO, PERCOLATO A RONCIGLIANO E CONSIGLIO DI STATO INCENERITORE CASTELLI ROMANI. L’ASSEMBLEA SI SVOLGERA’ PRESSO IL CENTRO SPORTIVO OK CLUB DI VIA PANTANELLE, A CANCELLIERA DI ALBANO LAZIALE, ORE 21:00.
_Riferito al video: Capito Clini?
Capannori, dal 2 gennaio 2012 si sperimenta la Tia “puntuale”
_Purtroppo nel Lazio siamo ancora alle prese con gente di questo di tipo.
_(Fonte articolo, clicca qui) Meno rifiuti non differenziabili produci, più è leggera la tua bolletta. E’ questo il principio che sta alla base della Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) “puntuale” che sarà adottata, in forma sperimentale, in 8 frazioni della zona sud a partire dal 2 gennaio 2012. Saranno coinvolte 1550 famiglie e 335 utenze non domestiche, come bar, negozi e imprese, di Guamo, Coselli, Badia di Cantignano, Vorno e Verciano e di una parte di Parezzana, Toringo e Massa Macinaia. Capannori, primo in Italia ad avere aderito alla strategia “Rifiuti Zero”, sarà il Comune più grande (46 mila abitanti) della penisola ad adottare questo nuovo sistema di calcolo della tariffa. Due sono gli obiettivi principali, oltre alle riduzioni in bolletta: l’incremento della percentuale di differenziazione dei rifiuti (pari all’82% secondo i dati certificati questo autunno dalla Regione Toscana) e un incremento dell’efficienza della raccolta da parte di Ascit. “Si tratta di un ulteriore e importante passo avanti sulla strada del Rifiuti Zero entro il 2020 – dichiara l’assessore comunale all’ambiente, Alessio Ciacci -. L’inserimento della Tia puntuale avrà infatti risvolti molto positivi sulla diminuzione della quantità dei rifiuti prodotti dai nostri cittadini, oltre a garantire un sistema tariffario più equo, perché ogni famiglia pagherà secondo quanti rifiuti indifferenziati produce”. L’introduzione della Tia “puntuale” sarà trasparente per i cittadini e per loro rimarrà identica la raccolta. A ciascuna utenza sarà consegnato un kit di sacchetti per i rifiuti non riciclabili personalizzati con un chip di tipo “rfid” che sarà letto da un apposito strumento in dotazione agli operatori Ascit al momento del ritiro del sacchetto. I cittadini che esporranno i rifiuti una sola volta a settimana, anziché due come avviene di norma, si vedranno applicare una riduzione in bolletta. L’entità dello sconto sarà calcolata, dopo un periodo prestabilito, a seconda del numero dei ritiri. Le novità nel dettaglio saranno esposte alla popolazione interessata nel corso di tre assemblee pubbliche. Vi parteciperanno l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci e, per Ascit, il presidente, Maurizio Gatti, e il responsabile della raccolta differenziata, Alessandro Bianchi. Gli incontri serviranno anche a raccogliere proposte e suggerimenti in vista dell’attivazione del nuovo servizio. La prima assemblea è in programma martedì 29 novembre alle ore 21 nella scuola elementare di Guamo. Interesserà le frazioni di Verciano, Parezzana, Toringo e Massa Macinaia. La seconda riunione si terrà martedì 6 dicembre alle ore 21 nella scuola elementare di Guamo. Sarà rivolta agli abitanti di Coselli, Badia di Cantignano e Guamo. L’ultima assemblea è in programma mercoledì 7 dicembre alle ore 21 all’ostello di Vorno e riguarderà la sola frazione. Così come accaduto in occasione dell’avvio del servizio “porta a porta” dal 2005 al 2009, anche per la Tia puntuale un ruolo chiave sarà gestito dalle associazioni di volontariato, che si occuperanno della distribuzione di materiale informativo.
Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro
_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).
_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».
Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.
Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».
Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».
Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».
Facciamo largo al ministro dell’ambiente inceneritorista
_Che Corrado Clini volesse intendere più impianti modello Vedelago e più raccolta differenziata porta a porta? Insomma, noi saremmo i soliti sospettosi complottisti a difesa dei poveri cittadini. Fatto sta che da chi ha seguito i traffici della motonave Jolly Rosso (qui, qui e qui) difficile aspettarsi dichiarazioni postive. Clini conosce perchè è stato bocciato l’inceneritore ai Castelli Romani? Clini conosce le varie ragioni territoriali? Di Albano, di Riano ecc ecc. Insomma, da queste parole una cosa è certa, ora, questo paese (con la p volutamente minuscola) ha per la prima volta il ministro dell’ambiente apertamente inceneritorista. E prepariamoci a dei tempi molto duri.
_(Fonte articolo, clicca qui). Sul fronte rifiuti ”la situazione e’ molto delicata in Campania e potrebbe diventarlo anche in Lazio e Calabria”. Ma le soluzioni ”gia’ ci sono” e prima che le norme ”bisogna applicare l’etica della responsabilita”’. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
”Noi ci impegnamo con tutti i nostri interlocutori, e con la societa’ civile in primis, a chiarire tutti i problemi – ha sottolineato Clini – ma e’ impossibile che le cose si possano fare in Lombardia e in Danimarca e in Calabria o in Campania no. I problemi sono molto chiari e le soluzioni possibili ci sono e sono molte. Cercheremo la linea della razionalita”’.
”Io – ha poi concluso Clini – sono un tecnico, non ho problemi di consenso elettorale, anche perche’ non credo di avere un futuro come ministro. Mi i mpegnero’ affinche’ le tematiche siano esposte in modo chiaro”.
La procura sequestra Testa di Cane: “Violazioni ambientali”
_Che “casualità”: Testa di Cane sarebbe in grado di accogliere i rifiuti romani per i prossimi tre anni e cioè tutto il tempo necessario per l’entrata a regime dei nuovi siti previsti dal Prefetto Pecoraro ed opzionati da Manlio Cerroni.
_(Fonte articolo, clicca qui) Questa mattina i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, hanno eseguito un provvedimento di sequestro del sito Testa di Cane, invaso in costruzione a pochi metri dalla discarica di Malagrotta.
Le indagini coordinate dal pm della procura di Roma, Roberto Cucchiari, hanno accertato irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Tutto è partito da un esposto del Comitato Malagrotta che il fattoquotidiano.it aveva documentato con la ripresa della messa in opera del sito. I sigilli sono scattati per tre ettari di terreno, due le vasche presenti che potevano contenere fino ad un milione di metri cubi di rifiuti, la produzione di 3 anni di pattume romano. Diverse le violazioni contestate alla E.Giovi srl, società del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce anche la confinante Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Si parte dalle violazioni urbanistiche per aver effettuato lavori senza il rilascio del permesso a costruire fino a quelle ambientali per aver di fatto realizzato opere strutturali per la gestione di una discarica senza le necessarie autorizzazioni. Contestazioni mosse a Francesco Rando, amministratore della società Giovi, unico indagato. Il sito si trova tra la discarica di Malagrotta, a sinistra, e il centro abitato della Massimina che sorge sulla destra. Il comitato, con l’esposto al Noe, aveva denunciato i lavori in difformità dell’ordinanza regionale del 2005 che prevedeva interventi solo su un lotto sperimentale per un’opera di ripristino ambientale. Un’ordinanza con il carattere dell’urgenza ma che è rimasta inapplicata fino al 2011 quando sono iniziati i lavori a Testa di Cane. Non solo. L’ordinanza era collegata al commissariamento di rifiuti nel Lazio, una condizione cessata nel giugno 2008, invalidando, così, il provvedimento che autorizzava gli interventi nel sito oggetto di sequestro. I lavori, inoltre, è stato accertato dalle indagini, avrebbero riguardato anche il secondo lotto, non autorizzati dall’ordinanza commissariale.
Sequestro area Testa di Cane dell’Avv. Manlio Cerroni
Per farsi un’idea: “madame educazione Polverini” rispondeva così sull’area di Monti dell’Ortaccio. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare.
_(Fonte articolo, clicca qui). L’invaso gigantesco di quella discarica in costruzione accanto a quella di Malagrotta (lo scavo ha un’estensione di circa 3 ettari) sarebbe del tutto abusivo. Per questo nella mattinata di lunedì 21 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno apposto i sigilli di sequestro all’impianto (in località Testa di Cane, lungo la via di Ponte Galeria) su richiesta del pm della procura di Roma Roberto Cucchiari. C’è anche un avviso di garanzia per violazione delle norme edilizie e ambientali. E’ a carico di Maurizio Rando, amministratore delegato della E.Giovi, la società che amministra Malagrotta. Gli investigatori diretti da Pietro Rajola Pescarini hanno scoperto due enormi vasche che potevano raccogliere un milione di metri cubi di rifiuti, pari ad una raccolta di 4 anni a Roma. La discarica abusiva sarebbe stata costruita in vista della chiusura di quella di Malagrotta. Secondo gli accertamenti condotti sinora non ci sarebbero autorizzazioni e lo scavo dell’invaso avrebbe anche messo in pericolo la stabilità del vicino «ottavo colle».
_(Fonte articolo, clicca qui). Contestata la realizzazione di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. La discarica di Testa di Cane, nei pressi di Malagrotta, e’ stata sequestrata dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Roma. Nell’inchiesta e’ indagato Francesco Rando, responsabile della societa’ ‘E.Giovi’, che gestisce la discarica di Malagrotta. Il Procuratore aggiunto Roberto Cucchiari contesta la realizzazione nel sito della discarica di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. Rando e’ gia’ sotto processo davanti al giudice monocratico per avere smaltito rifiuti pericolosi senza autorizzazione sia nella discarica di Malagrotta che in quella di Colleferro.
Record italiano per la settimana europea per la riduzione dei rifiuti
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_(Fonte articolo, clicca qui) Dal 19 al 27 novembre 2011, fantasia e creatività a favore dell’ambiente. Nuove idee per l’impresa. Progetti che dai rifiuti fanno nascere occasioni di lavoro e di socialità: solo in Italia, 900 tra enti della Pubblica Amministrazione, Associazioni, Imprese e Scuole hanno aderito alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, giunta quest’anno alla terza edizione. Idee che diventano concrete per testimoniare che, nonostante tutto, c’è un’ Italia che funziona. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in programma in numerose città italiane ed europee dal 19 al 27 novembre prossimi, nasce per sensibilizzare i consumatori sul tema dei rifiuti e del loro riciclo e per proporre uno stile di vita più attento ai consumi e all’ambiente, che non si fermi ai buoni propositi, ma che chiede ai sottoscrittori azioni creative per migliorare la situazione. Fantasia e concretezza a favore dell’ambiente, dunque, per i circa 888 progetti validati in Italia, oltre ogni più rosea previsione. Con un occhio al sociale, come nel caso dell’iniziativa messa in campo in Emilia Romagna, il Progetto RAEE in Carcere. Tre le case circondariali coinvolte: Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena. Qui i detenuti vengono formati e assunti con un regolare contratto per realizzare attività di smontaggio e recupero in sicurezza dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) come, per esempio, vecchi frigoriferi, condizionatori, lavatrici, lavastoviglie. Rifiuti come occasione di lavoro, quindi, e di riscatto.
Attenzione al risparmio anche nella filiera agro-alimentare: cinque aziende agricole pugliesi puntano alla riduzione delle etichette sulle bottiglie del proprio olio. Grazie all’aiuto della tecnologia, utilizzando un QR Code – cioè un codice leggibile dai più comuni smartphone – si potranno avere tutte le informazioni sul prodotto, diminuendo così il consumo di carta. Tra i sottoscrittori d’eccezione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, c’è anche la Camera dei Deputati: l’azione di riduzione dei rifiuti non coinvolgerà solo gli uffici, ma anche il comportamento degli stessi parlamentari. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti è legata al programma europeo Life +, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea. Ogni ente o impresa ha potuto partecipare all’evento tramite un’iscrizione, in cui ci si poteva proporre come soggetti “sensibilizzatori” per la tematica del riciclo dei rifiuti. Un tema che, però, può coinvolgere tutti noi: bastano pochi gesti, come racconta il video di Aica Tv, per la Settimana Europea per al Riduzione dei Rifiuti, per diminuire sensibilmente gli sprechi. Per conoscere dettagliatamente tutte le iniziative sulla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, è disponibile questo sito.
CI VORREBBERO FAR CREDERE CHE…..
Prepariamoci, cari amici, ad altri fenomeni come quello determinatosi in settimana a Pomezia.
Cerroni ha tutto l’interesse a determinare il panico, riproducendo con meticolosita’ chirurgica il vecchio caso Napoli anche a Roma a Provincia. L’obiettivo e’ chiaro, ampiamente previsto e prevedibile, nonche’ individuabile anche da un bambino: creare la paura di una “nuova Napoli” per manipolare l’opinione pubblica e sbloccare l’affare inceneritore di Roncigliano.
Ovviamente di fronte a tali fenomeni saranno gia’ molti a dire:” lo vedete? Senza l’inceneritore finiremo come, se non peggio di Napoli”….
Riportiamo l’ultimo articolo del Corriere della sera, per invitarvi ad interpretarlo da persone serie ed intelligenti quali voi siete. Ovvero da persone capaci di comprendere che l’unica via percorribile e’ oggi quella della riduzione, riciclo e riutilizzo della risorsa rifiuti. Una via ottima tanto per l’ambiente,quanto per la salute pubblica e le tasche dei cittadini. Al contrario e’ ormai acclarato che gli inceneritori ARRICCHISCONO SOLO E SOLTANTO LE TASCHE DI MANLIO CERRONI.
Considerate, cari amici di Differenziati, nonche’ cittadini e contribuenti di questo Paese, che persino Napoli sta oggi imboccando la giusta via del riciclo dei rifiuti porta a porta, grazie all’operato di Raphael Rossi, il nuovo Presidente della ASIA (l’equivalente della romana AMA).
Nel merito, iportiamo la puntata del 6 Novembre scorso di Report (Rai 3) a lui dedicata:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dc64ecdb-dfaa-4335-bc42-2e3ab421faed.html
Ora buona lattura.
Pomezia come Napoli: rifiuti per strada. La discarica è chiusa, causa debiti
Il Comune del Litorale non paga 10 milioni alla società che gestisce il sito di smaltimento. Immondizia ferma da giorni: appello al Prefetto. A rischio altri 17 centri
ROMA – Il «caso Napoli», con i rifiuti lasciati a marcire per strada, esplode sul litorale romano. Da 48 ore la spazzatura non viene più raccolta a Pomezia. Ai camion della nettezza urbana è stato vietato l’ingresso alla discarica di Albano, dove ogni giorno viene portata l’immondizia. Il comune è in pesantissime difficoltà economiche e non sa come restituire 10 milioni alla Pontina Ambiente, società che fa capo all’imprenditore Cerroni e che gestisce il sito di smaltimento ai Castelli.
EMERGENZA IN PROVINCIA – Un’emergenza che presto potrebbe estendersi ad altre località della provincia di Roma, tutte in difficoltà nei pagamenti. La lista è lunga è comprende Nettuno, Guidonia, Ardea e poi, con cifre tra i 2 milioni e i 300 mila euro, Albano, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Mentana, Fontenuova, Monterotondo, Palombara, Tivoli, Ariccia, Fiumicino, Ciampino. Più volte Federlazio (associazione imprenditoriale alla quale aderiscono i gestori delle discariche) ha minacciato la serrata, chiedendo ai comuni di pagare: l’ultima risale a giugno. E solo la concomitanza delle elezioni amministrative ha evitato il blocco della raccolta. Ma adesso i gestori tornano alla carica, minacciando azioni eclatanti.
APPELLO AL PREFETTO – La situazione più grave per ora si registra a Pomezia, già in passato in difficoltà nel rispetto degli obblighi contrattuali. Sia il sindaco De Fusco che la Pontina Ambiente si sono appellati al prefetto per chiedere una mediazione. L’idea maturata dalla giunta comunale è quella di sollecitare un provvedimento d’emergenza che consenta ai camion di portare la spazzatura nella discarica.
Nel frattempo il comune cercherà di concordare un’«exit strategy» per rimborsare la società di Cerroni. Ma è una corsa contro il tempo. La spazzatura si sta accumulando nei cassonetti. I secchi sono già pieni nel centro della cittadina, in via Roma, e in periferia, da Torvaianica a Campo Ascolano.
EFFETTI DELLO SCANDALO TRIBUTI – Pontina Ambiente reclama dal Comune almeno 10 milioni di euro. La giunta De Fusco aveva già avviato un piano di rientro, ma a scombussolare il pagamento delle rate sono state le conseguenze dello scandalo Aser, l’azienda che – come in decine di altri comuni, soprattutto nel Basso Lazio – deteneva dal 2000 il monopolio della riscossione dei tributi. Che però sono letteralmente spariti. E le cause civili che numerosi sindaci hanno intentato nei confronti degli ex amministratori della società – De Fusco è stato il primo a proporre un’azione legale «pilota» – alcuni dei quali arrestati, di fatto non stanno ancora portando risarcimenti nelle dissestate casse dei comuni.
DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI – Pontina Ambiente non si lascia comunque impietosire. E non sembra profilarsi alcuna possibilità di sconto. «Diamo notizia della grave situazione debitoria alla Regione Lazio, al prefetto di Roma e alla Corte dei Conti spiegano dalla società – chiedendo provvedimenti urgenti – e ci riserviamo di rivalerci nei confronti dei singoli amministratori comunali».
Rifiuti Lazio, il governo gela la Polverini
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_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse
- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
_(Fonte articolo, L’espresso, clicca qui)La futura discarica di Roma, individuata dalla Regione Lazio, sorgerà su una necropoli etrusca e sui resti di un castello medievale. Oppure non nascerà mai. Perché dal ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan è arrivata una dura mazzata ai progetti della governatrice Renata Polverini. Il sito della discordia si chiama Pizzo del Prete. E’ in aperta campagna, si trova nel comune di Fiumicino a pochi chilometri da Cerveteri, famosa per le sue necropoli di epoca etrusca patrimonio dell’umanità dal 2004. In un’ordinanza del 30 giugno scorso la Regione Lazio ha scelto questa zona come “preferenziale” per sostituire la gigantesca Malagrotta, che dopo 30 anni di attività chiuderà entro gennaio-febbraio 2012.
Da quell’ordinanza la Polverini non è mai tornata indietro. Appena Pizzo del Prete sarà pronto verranno chiusi i due siti provvisori annunciati dal prefetto Giuseppe Pecoraro: Riano e San Vittorino. Dove si sta già scatenando la rivolta. Ma la lettera con la quale Galan ha risposto all’interrogazione del deputato Pdl Mario Baccini potrebbe cambiare le carte in tavola anche per il lungo periodo. Il tono della missiva è severo: «La Regione Lazio non ha in alcun modo coinvolto la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio», che hanno saputo tutto «dagli organi di stampa e da segnalazioni di privati cittadini». E dire che i motivi per coinvolgere gli archeologi sono piuttosto fondati, visto che l’area è disseminata di vincoli. Ci sono le rovine di Castel Campanile, un importante insediamento medievale, ma anche tombe di epoca etrusca, più altre presenze archeologiche non vincolate «ma in parte evidenziate nel corso di campagne di scavi», come scrive Galan.
In tre mesi e mezzo la Regione guidata da Renata Polverini non ha avuto il tempo di informare la Soprintendenza. Secondo Galan l’occasione c’era: la conferenza dei servizi che si è tenuta negli uffici della Regione pochi giorni prima della delibera di fine giugno. Ma il verbale parla chiaro: nel corso di quell’incontro non si è mai parlato di Pizzo del Prete né di siti alternativi a Malagrotta. Ad oggi, infatti, l’unica base sulla quale poggia l’ordinanza Polverini è un’analisi realizzata dai tecnici della regione su sette aree ‘papabili’ per ospitare la nuova discarica. Uno studio preliminare e nulla più. Per i residenti e gli imprenditori agricoli della zona le parole di Galan non sono una novità. Da luglio si sgolano contro la delibera regionale, che giudicano illegittima. Hanno anche presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiederne l’annullamento. E non sono gli unici: anche il proprietario di Malagrotta Manlio Cerroni si è rivolto alla giustizia amministrativa per impugnare la scelta di Pizzo del Prete. Ma per motivi differenti: secondo il re della monnezza romana sarebbe molto più adeguata l’area di Monti dell’Ortaccio. Che è di sua proprietà.
Per Renata Polverini si preannuncia un autunno complicato.
Alle proteste dei cittadini di Riano e San Vittorino, ai tentennamenti del sindaco di Roma Gianni Alemanno adesso si è aggiunto anche lo scontro con il ministro Galan. E stavolta la governatrice non può contare sulla coperta di Linus dello stato di emergenza. Il prefetto Pecoraro le ha mandato un messaggio chiaro: «Io decido i siti provvisori. La futura discarica non è di mia competenza». Per Pizzo del Prete niente deroghe né commissari-parafulmine.








