Renata Polverini

Approvato il Piano Rifiuti Polverini

_AVVISO IMPORTANTE PER TUTTA LA CITTADINANZA: DOMENICA 22 GENNAIO ORE 21:30 SU RAI TRE LA TRASMISSIONE PRESADIRETTA DI RICCARDO IACONA TRATTERA’ LA VERTENZA INCENERITORE CASTELLI ROMANI ED ANNESSA DISCARICA. BUONA VISIONE. PASSAPAROLA.

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo,clicca qui) Riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Sono questi gli obiettivi del nuovo piano rifiuti della Regione Lazio approvato stamattina dal consiglio regionale con 40 voti favorevoli e 23 contrari. Un piano che durerà fino al 2017 e che, secondo l’assessore alle Attività produttive, Pietro Di Paolo, ha lo scopo di “garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti attraverso un documento che aggiorna finalmente il piano del 2002″. Netta la contrarietà che arriva dall’opposizione che ha contestato quello che è stato definito il “piano b”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. Tra cui, anche, la soglia minima della differenziata, fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilità per i Comuni – prevista dalla legislazione nazionale – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’ambiente, regione ed enti locali.  “Lo scenario di controllo – dichiara il radicale Rocco Berardo – è quello che perseguirà questa giunta”. Ma per Di Paolo, il “piano b” valuta il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Trionfante il commento della presidente della Regione Renata Polverini: “Da oggi si fa sul serio su tutti itemi. La maggioranza siamo noi. Il Piano rifiuti, atteso dal 2002, ci portera’ finalmente in Europa con uno strumento per evitare una procedura di infrazione”. Per la governatrice, la colpa del ritardo e dell’emergenza rifiuti nel Lazio è da addebitare al centrosinistra: “Il ‘grande’ sindaco Veltroni ha consegnato a questa città una situazione di emergenza vergognosa. All’opposizione dico che se siamo in questa situazione è a causa del loro immobilismo. Non saremmo arrivati dove siamo se non avessimo avuto la giunta Marrazzo per 5 anni e la Giunta Veltroni per 8 anni, immobili a Roma”.

_(Fonte articolo, clicca qui) Via libera dal Consiglio regionale del Lazio al piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. L’atto, approvato oggi con una delibera votata a maggioranza dall’Aula (40 favorevoli e 23 contrari) presieduta da Mario Abbruzzese (Pdl), ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si e’ susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Si e’ trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, ”di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta arriviamo ad uno dei passaggi piu’ importanti e cruciali, cioe’ all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti”. Fissata dal piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Il piano contempla la possibilita’ per i comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovra’ conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sara’ trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue. Quanto allo scenario di controllo – definito ”piano B” dall’opposizione, che ne aveva chiesto la cancellazione, e invece ”rafforzamento dello scenario di piano” da Di Paolo – esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora: non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita ”inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacita’ operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacita’ di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione. Per la gestione dei rifiuti il Lazio e’ stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potra’ utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo). Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio. La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si e’ concluso l’esame in aula e il voto finale e’ stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.


Simone Reloaded – Ponte Cavour 2012

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_Come lo scorso anno, contro l’inceneritore dei Castelli Romani e per le vertenze ambientali del Lazio. Con lui un intero comprensorio territoriale, un intero bacino di persone che battagliano contro una folle speculazione economica e sanitaria. Con lui in quel tuffo, tutti noi. GRAZIE Simone.


Consiglio di Stato: Malagrotta resta aperta, sospeso l’esproprio di Riano

_Pronunciamento che prende in giro il PDL romano che aveva tappezzato Roma di (falsi) manifesti riguardanti il fatto che Malagrotta sarebbe stata chiusa (cosa assolutamente non vera e che va oltre il pronunciamento di oggi del Consiglio di Stato); sospensiva che sbugiarda anche il Prefetto Pecoraro che si è prestato a questa inutile pantomima politica e, insieme, mette una paura bestiale a noi dei Castelli Romani che di fronte al Consiglio di Stato abbiamo pendente il controricorso del Co.E.Ma (Inceneritore Castelli Romani) dopo la sconfitta di quest’ultimo dinanzi al Tar del Lazio. Sul destino di una Roma da quarto mondo in ambito rifiuti attualmente l’unico vincitore si chiama ancora (e purtroppo) Manlio Cerroni.

_L’associazione Differenziati augura a tutti i lettori del proprio sito buone feste.

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) La discarica di Malagrotta resta aperta e in funzione, e il sito di Riano non verrà espropriato. Così ha deciso il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti). In particolare, la IV sezione dei giudici amministrativi di secondo grado ha sospeso l’ordinanza emessa dal Tar del Lazio il 24 novembre scorso che prevedeva per domani, 29 dicembre, l’esproprio del sito di Riano Quadro Alto di proprietà Colari per la realizzazione di una nuova discarica, fissando al 17 gennaio la discussione nel merito del ricorso. Oggetto della contestazione è la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nel Lazio dichiarata il 22 luglio con decreto dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in relazione alla chiusura della discarica di Malagrotta, indicando la necessità di realizzare siti alternativi per lo smaltimento dei rifiuti; nonché il decreto del Prefetto di Roma recante l’individuazione di Corcolle e Quadro Alto a Riano quali siti per le nuove discariche provvisorie post-Malagrotta. Atti, che con la pronuncia del Consiglio di Stato sono ora sospesi, almeno fino alla prevista udienza. “Il Consiglio di Stato entrerà nel merito a gennaio. Aspettiamo”. Lo ha detto la presidente della regione Lazio Renata Polverini, a margine di una iniziativa in Regione, interpellata in merito allo stop fino a gennaio, quando ci sarà la discussione di merito, da parte del Consiglio di Stato alla realizzazione della discarica del sito di Quadro Alto, accogliendo la richiesta del Colari. A chi le chiedeva se alla luce di questa decisione, fino alla data della discussione, il 17 gennaio, sono sospesi i poteri commissariali e lo stato di emergenza, Polverini ha risposto: “Questo io non lo so, non sono il Consiglio di Stato. Non ho letto la sentenza”. Se fosse così sarebbe costretta a firmare la proroga di Malagrotta? “Non lo so, non abbiamo ancora visto la sentenza, adesso la vedremo e ci regoleremo di conseguenza” ha infine risposto la presidente del Lazio.

“Lo stop alla realizzazione della discarica di Quadro Alto fino a gennaio, imposto oggi dal Consiglio di Stato, conferma che l’intera operazione della Giunta Polverini sui rifiuti nel Lazio è inefficace e soprattutto inadeguata” dichiara in una nota Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia libertà alla Regione Lazio. “Durante la discussione in aula del piano dei rifiuti avevo sostenuto che la discarica di Malagrotta non avrebbe chiuso – ricorda Zaratti – Oggi ne abbiamo la prova. La presidente della Regione Polverini e il sindaco Alemanno hanno pensato bene di scaricare le responsabilità con la nomina di un commissario straordinario. Ma alla fine i nodi vengono al pettine: Malagrotta non chiuderà e lo studio preliminare sui siti mostra tutte le sue lacune”. “Da tempo Sel sostiene che a Quadro Alto e Corcolle va impedito di realizzare due immense buche per gettare i rifiuti – conclude Zaratti – Adesso è evidente che lo studio tecnico della Regione sul quale il Commissario straordinario ha lavorato è approssimativo e inadeguato”.

Il capogruppo dei Verdi in Regione, Nando Bonessio, in merito a quanto deciso dal Consiglio di Stato che ha accolto l’istanza formulata dalla Colari (Consorzio laziale rifiuti) ha detto: “E’ una vergogna nonché uno scandalo che ancora una volta, attraverso questa sentenza, si dia ragione alla società Colari del monopolista Cerroni, in questo caso per l’attività di imprenditore privato che aveva iniziato nel 2009. E’ l’ennesima prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’incompetenza, volendo pensare bene, degli uffici regionali che hanno fornito al governo gli elementi per decretare lo stato di emergenza e dei tecnici di cui si è avvalso il commissario straordinario, nonché prefetto di Roma Pecoraro”. “Questa amministrazione regionale ci ha portato in un cul-de-sac.Si tratta di una sceneggiata napoletana col finale già scritto, in qualsiasi modo si concluderà questa vicenda ad avvantaggiarsene sarà il monopolista privato, Cerroni, sia che si proroghi la chiusura di Malagrotta, sia se si aprirà il sito di Riano. L’unico modo per uscire da questa situazione – conclude Bonessio – è puntare sulla differenziata a medio termine, rendendo marginale la gestione privata di cui Cerroni è monopolista”.

“Roma paga oggi il fallimento delle destre in tema di rifiuti, la discarica di Malagrotta ormai in esaurimento è costretta per colpa dell’immobilismo delle Giunte Alemanno e Polverini a non chiudere i battenti. È evidente inoltre che ad oggi non ci sono alternative credibili, sbagliata infatti è l’ipotesi di un frazionamento dei siti di discarica e non idonea peraltro risulta l’area individuata di Corcolle che presenta volumetrie risibili e su cui persistono vincoli archeologici ed ambientali. Siamo in ritardo per colpa dello scarica barile del primo cittadino e della governatrice, la politica degli impianti è impantanata, la differenziata è ferma al palo e rispetto ad una politica del riuso stiamo tornando alla logica della discarica permanente”. Lo afferma in una nota Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale. “Il Pdl – aggiunge – ha nei giorni scorsi invaso la Capitale con manifesti che annunciavano la chiusura di Malagrotta ora il Sindaco Alemanno e la Presidente Polverini ne dovrebbero affiggere uno chiedendo scusa ai romani per averli presi in giro. Torniamo a chiedere la convocazione di un Consiglio Straordinario e che l’Assemblea Capitolina esprima la sua contrarietà unanime all’ipotesi di Corcolle”.


Lazio, il Piano Rifiuti arriva in Consiglio Regionale

_Il “Piano Cerroni” arriva in Consiglio Regionale.

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_(Fonte articolo, clicca qui) Iniziato al Consiglio regionale il percorso in aula del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. La proposta di deliberazione consiliare e’ stata illustrata dall’assessore alle attivita’ produttive e politiche dei rifiuti, Pietro Di Paolo. La seduta e’ stata sospesa e rinviata alle ore 11 di domani mattina per la discussione generale e l’esame degli emendamenti, per ora raccolti in un fascicolo di oltre 200 pagine. E’ stato inoltre dato termine, dal presidente del Consiglio Mario Abbruzzese, fino alle ore 18 di oggi per la presentazione dei sub emendamenti. Presente in aula la presidente della Regione Renata Polverini. Di Paolo, nella sua relazione, ha ripercorso la cronistoria che ha portato all’approdo alla Pisana della proposta di deliberazione consiliare. ”L’esigenza di approvare il piano in quest’aula – ha detto – comincia ad avere una tempistica abbastanza stretta. Nei primi giorni di dicembre abbiamo ricevuto tramite il ministero degli affari esteri un’ulteriore lettera per sveltire le procedure di approvazione”. Cio’ allo scopo di evitare un’accelerazione della procedura di infrazione in sede comunitaria per la mancanza del piano rifiuti, che risale all’anno 2002. Due gli obiettivi generali del piano: chiusura del ciclo, per sventare qualsiasi situazione di emergenza, e il completo trattamento del ”tal quale” prima del conferimento in discarica (gia’ oggetto di una procedura di infrazione europea la scorsa estate). Per realizzare cio’ il documento di pianificazione prevede una serie di azioni, tra cui la principale riguarda la raccolta differenziata. Sotto il profilo quantitativo, a supporto del previsto aumento delle percentuali fino al 65% entro il 31 dicembre 2012, e’ stato confermato lo stanziamento di 135 milioni di euro per il triennio 2011-2013 (senza tagli, conseguenti alle tre manovre nazionali). Inoltre, tra le novita’ introdotte, sono state sottoscritte dalle cinque Province le linee guida per la raccolta differenziata che permetteranno di uniformare le procedure in essere nei diversi comuni del Lazio. Sotto il profilo della qualita’ si punta invece a potenziare la filiera del riciclo e privilegiare la raccolta domiciliare (porta a porta). Altra azione, definita come ”qualificante” da Di Paolo, e’ il programma straordinario per riduzione e prevenzione – adottato in Italia da Lazio e Lombardia – che si rivolge a pubblica amministrazione, imprese e famiglie. Annunciata l’implementazione dell’impiantisca, con 13 nuovi impianti intermedi (di cui 8 di compostaggio e 5 di trattamento meccanico biologico). Di Paolo ha inoltre tenuto a precisare che lo ”scenario di controllo”, che si attiverebbe nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi del piano: ”Non e’ una scorciatoia per aggirare le norme nazionali oppure quelle europee per poter prendere strade che non si ha avuto coraggio di descrivere in maniera trasparente all’interno dello scenario di piano. E’ semplicemente uno scenario che rafforza lo scenario di piano, ma che in qualche maniera garantisce alla programmazione del piano stesso (che, ricordo, arriva fino al 2018) e contestualizza la situazione ereditata da questa Regione per far si’ che non si possano trovare situazioni di emergenza e soprattutto che la Regione non arrivi impreparata rispetto a scenari non previsti”. Il mancato inserimento, invece, del ”post Malagrotta’ all’interno delle previsioni della proposta all’esame dell’Aula e’ stato spiegato dall’assessore alle politiche dei rifiuti con il fatto che ”la legge chiede di inserire nel piano i criteri preferenziali ed escludenti per l’individuazione dei siti”. Prima della relazione di Di Paolo, i consiglieri Angelo Bonelli (Verdi), Ivano Peduzzi (FdS), Giuseppe Celli (Lista civica) e Vincenzo Maruccio (Idv) hanno sottoscritto una richiesta di sospensiva del dibattito in quanto – a loro dire – sul piano non era stato sentito il comitato tecnico scientifico per l’ambiente. Di Paolo ha replicato sostenendo che il comitato aveva dato parere positivo in merito alla coerenza della bozza di piano una settimana prima della sua adozione in Giunta, successivamente l’organismo e’ decaduto senza essere successivamente ricostituito. La proposta di sospensiva e’ stata respinta a maggioranza dall’Aula.


La discarica dell’Inviolata (di Cerroni) contamina pesantemente il sottosuolo

_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.

_(Fonte articolo, clicca qui) Dopo Malagrotta, anche la seconda discarica del Lazio, quella dell’Inviolata a Guidonia, deve essere messa in sicurezza: il sottosuolo del sito è pesantemente contaminato da quantitativi fuorilegge di nichel, nitriti, ferro, manganese e altre sostanze inquinanti. Lo ha comunicato martedì 6 dicembre la Provincia di Roma che, dopo aver raccolto la pressante richiesta del sindaco della cittadina Eligio Rubeis, ha emesso un’ordinanza di diffida a carico di Ecoitalia 87, la società del gruppo Colari controllata da Manlio Cerroni, il dominus della spazzatura laziale. Sarà il suo braccio destro Francesco Rando, come a Malagrotta legale rappresentante dell’azienda, a dover attivare le procedure di bonifica del sottosuolo che vede le falde a rischio inquinamento. La richiesta ad Ecoitalia è scattata dopo che nei mesi scorsi sono trapelate indiscrezioni raggelanti sugli esiti di un’ispezione condotta dall’Agenzia regionale per l’ambiente all’Inviolata. L’invaso raccoglie la spazzatura di 46 comuni della Provincia, per un totale di circa 180 mila tonnellate annue che stanno portando al collasso anche questo impianto nato a metà degli anni 80 proprio per dare un’alternativa a Malagrotta. E adesso si moltiplicano le difficoltà nella scelta dei siti alternativi all’Ottavo Colle. Quello di Corcolle (VIII municipio) è a pochi chilometri dal bacino di Guidonia, tra la Prenestina e la Tiburtina. I comitati cittadini rumoreggiano tutti: altra spazzatura, da queste parti, proprio non la vogliono. I numeri della relazione Arpa sono ancora «top secret» e la stessa ordinanza della Provincia si limita asetticamente a rilevare che i dati monitorati «superano le csc», ovvero le «concentrazioni soglia di contaminazione». Si parla di valori superiori di 200 volte ai tetti stabiliti per il ferro, di 100 per il manganese. Sono state inoltre trovate tracce consistenti di nitriti, nichel e n-butilbenzene, sostanza derivante da «sostanze plastiche degradate»: qualcosa di molto vicino al «percolato». Il sindaco Rubeis rivendica con orgoglio l’iniziativa che ha portato all’ultimatum inviato ai gestori della discarica che dovranno avviare entro 90 giorni la bonifica, pena l’avvio di azioni giudiziarie. «Abbiamo fatto quello che nessuno ha mai immaginato nel Lazio, e forse in tutta Italia – racconta a Corriere.it pochi minuti dopo aver ricevuto copia dell’atto ufficiale che la Provincia ha indirizzato a Ecoitalia 87 -. Dopo l’allarme lanciato dall’Arpa, abbiamo riunito in una conferenza dei servizi tutti i soggetti interessati. Carte alla mano, interpretando la legge, è emersa la strada da seguire per bonificare la discarica» da cui filtrano i liquami inquinanti. Ovvero la diffida che ha inviato Palazzo Valentini. «Lo schema può essere ripetuto in tutte quelle località dove l’ambiente è a rischio contaminazione: se i comuni si sentono lesi – prosegue battagliero il sindaco – sanno che esiste un decreto, il 152 del 2006, che obbliga le province a richiedere interventi immediati dopo la convocazione delle conferenze dei servizi». Quanto alla soluzione dell’emergenza rifiuti che grava attorno all’Urbe, Rubeis le idee le ha chiare. E sfodera un dato record, almeno per quanto riguarda il Lazio: quello della differenziata, che a Guidonia è attestata su un virtuosissimo 54 per cento. «La spazzatura la togli dalle discariche in un solo modo: non portandocela più e permettendo ai cittadini di scegliere altri metodi di smaltimento» è la conclusione orgoglioso. A ben vedere quanto sta accadendo all’Inviolata ricorda ciò che nel 2010 si è verificato a Malagrotta. Anche qui l’Arpa ha rilevato quantitativi record di agenti inquinati e in questo caso il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha sollecitato la messa in sicurezza. Una richiesta però bocciata dal Tar, che ha dato ragione alla difesa del Colari che parla di inquinamento della valle di Galeria dovuto alla presenza di una raffineria e altre aziende del settore chimico. Il «caso Inviolata» è certamente destinato ad avere ripercussioni sulle scelte riguardanti la localizzazione temporanea delle Malagrotta Bis. Il sito di Corcolle (VIII Municipio) non è lontano da Guidonia e i comitati e le associazioni del quadrante stanno già sul piede di guerra. Chiedono che venga resa pubblica la relazione dell’Arpa che lancia l’allarme inquinamento e si chiedono come sia possibile «avere due discariche che si guarderanno lungo la via Prenestina».


Comunicato stampa ISDE su PROGETTO MONITER – ricadute sanitarie incenerimento rifiuti

_(Fonte Dott.ssa Patrizia Gentilini) Sono stati presentati ieri a Bologna i risultati definitivi dello studio Moniter, studio avviato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna per indagare gli effetti sull’ambiente e sulla salute nelle popolazioni residenti in prossimità degli 8 inceneritori presenti sul territorio regionale. Tali risultati , in particolare l’incremento dei linfomi non Hodgkin nella coorte di Modena, appaiono come segnali di allarme circa l’esistenza di ricadute negative per la salute nelle popolazioni esposte alle emissioni di questi impianti ed appaiono coerenti con altre segnalazioni emerse dalla letteratura. Abbiamo infatti appreso che ai rischi già segnalati di “piccoli per età gestazionale ” ( ovvero di neonati di di peso inferiore alla nascita di quanto ci si sarebbe aspettato) e di “nascite pretermine”, si aggiunge anche un “andamento crescente della prevalenza di aborti spontanei in relazione ai livelli di esposizione”, un “andamento crescente con l’esposizione a carico della totalità delle malformazioni” . Inoltre la “mortalità per tumore a fegato e pancreas nei maschi è significativamente associata nel livello di esposizione più elevato” e si registrano inoltre incrementi anche di incidenza per tumore al pancreas nei maschi e, nella coorte di Modena più a lungo indagata, incrementi per tumore al polmone nei maschi, tumore al colon,ovaio ed endometrio nelle femmine e linfomi non Hodgkin in entrambi i sessi. Segnaliamo che tali rischi, visti i tempi di latenza delle patologie tumorali, potrebbero non essersi ancora manifestati in maniera totale nelle altre coorti che non risultano altrettanto indagate come quella di Modena per quanto attiene l’esposizione temporale. Inoltre non ci sembra che siano stati indagati effetti a breve termine, in particolare nei bambini, quali i ricoveri per patologie respiratorie e cardiache, indicatori eccellenti di danni immediati alla salute umana e “premonitori” dei danni a più lungo termine. Ricordiamo che un recente studio condotto a Seoul su 4 inceneritori che rispettano i limiti emissivi ha valutato – per soli 4 inquinanti ( PM10, NOx, SO2, CO) – un carico complessivo di morti e malati di ben 297/persone anno! Se poi si tiene conto che in letteratura gli studi che hanno prodotto i risultati più significativi hanno indagato popolazioni residenti entro 10 km e sono stati condotti su decine di impianti (nel Moniter indagati 8 impianti per un raggio di 4 km ciascuno), le nostre preoccupazioni non possono che aumentare. Spiace inoltre constatare che nello studio Moniter, costato 3 milioni e 400 mila euro e che ha previsto sofisticate indagini ambientali, la ricerca della diossine sia stata fatta nel particolato aereo e non in polli o altri matrici viventi dove effettivamente questi inquinanti si accumulano come esami autonomamente condotti a Forlì hanno evidenziato. Non può quindi che destare profondo sconcerto la rassicurazione a pieno campo operata dai decisori politici con il comunicato stampa emesso dalla Giunta Regionale che letteralmente recita: ” l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter non mostra un incremento del rischio nè per patologie tumorali, nè per la mortalità in generale.. Rimane solo la conferma di un aumento delle nascite pre termine….Anche questo dato rimane tuttavia entro la media regionale e non è correlato a nessun aumento di rischio per la salute dei neonati”. A nostro avviso , ma evidentemente anche per il Presidente del Comitato Scientifico che ha invitato a ritirare il comunicato suddetto, i risultati di Moniter sono quanto meno segnali da non sottovalutare, tanto più che viviamo nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate del pianeta. Pertanto, in accordo con i colleghi di Seoul, non possiamo che ribadire che: ” nessun ulteriore aggravio per la salute umana proveniente dall’incenerimento dei rifiuti può essere considerato accettabile” .

Sezione ISDE Bologna

Sezione ISDE Ferrara

Sezione ISDE Forlì

Sezione ISDE Parma

Sezione ISDE Piacenza


Regione Lazio, approvato il Piano Rifiuti

_Un “piano rifiuti” fatto di buche, bruciatori e percolato. Serve una gran faccia tosta anche a chiamarlo Piano Rifiuti, si potrebbe chiamare infatti Piano Cerroni. Tuttavia ed ovviamente proseguiamo la nostra azione di contrasto a questi politici regionali ed imprenditori dei rifiuti che sarebbe meglio definire squallidi speculatori.

_(Fonte articolo, clicca qui). Con un giorno di anticipo sulla programmazione dei lavori e’ stato licenziato dalla Commissione Ambiente il Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio. Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli Roberto Carlino dell’Udc al termine della seduta. ”Con una discussione proficua e approfondita su ogni emendamento si e’ conclusa gia’ oggi la votazione degli stessi. Molti quelli dell’opposizione che sono stati accolti e molti i suggerimenti condivisi per rendere questo Piano veramente efficace e ottimale per i nostri cittadini. Sono veramente soddisfatto del grande lavoro che la Commissione da me presieduta ha condotto in questi mesi. Abbiamo iniziato i lavori il giorno dopo stesso che il testo e’ stato assegnato alla Commissione, ovvero il 31 maggio, ben 63 sono state le audizioni effettuate, dai comitati dei cittadini alle associazioni ambientaliste, dai rappresentanti istituzionali al Prefetto dottor Giuseppe Pecoraro; ben 11 sedute, considerando anche che a fine luglio e per tutto agosto abbiamo dovuto sospendere la Commissione per l’analisi del Piano Casa e per l’approvazione del Bilancio in Aula di Consiglio. Il testo e’ quindi pronto per approdare in Aula, dove sara’ analizzato da tutti i consiglieri della Regione Lazio e con la votazione finale sara’ reso effettivo ed operativo per i cittadini. Sono contento del clima positivo con cui si e’ affrontato questo importante testo ed e’ stata mia cura moderare sempre la discussione cercando di farla essere sempre un momento di confronto sulle idee per migliorare questo testo. Con soddisfazione ringrazio tutti i commissari e i consiglieri intervenuti per la serieta’ con cui hanno affrontato il lavoro sul Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio e ringrazio gli Uffici Amministrativi per la professionalita’ con cui hanno supportato le sedute e la tempestivita’ con cui hanno sempre fornito ai consiglieri tutti gli atti che venivano depositati durante le audizioni e le sedute”.


Capannori, dal 2 gennaio 2012 si sperimenta la Tia “puntuale”

_Purtroppo nel Lazio siamo ancora alle prese con gente di questo di tipo.

_(Fonte articolo, clicca qui)  Meno rifiuti non differenziabili produci, più è leggera la tua bolletta. E’ questo il principio che sta alla base della Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) “puntuale” che sarà adottata, in forma sperimentale, in 8 frazioni della zona sud a partire dal 2 gennaio 2012. Saranno coinvolte 1550 famiglie e 335 utenze non domestiche, come bar, negozi e imprese, di Guamo, Coselli, Badia di Cantignano, Vorno e Verciano e di una parte di Parezzana, Toringo e Massa Macinaia. Capannori, primo in Italia ad avere aderito alla strategia “Rifiuti Zero”, sarà il Comune più grande (46 mila abitanti) della penisola ad adottare questo nuovo sistema di calcolo della tariffa. Due sono gli obiettivi principali, oltre alle riduzioni in bolletta: l’incremento della percentuale di differenziazione dei rifiuti (pari all’82% secondo i dati certificati questo autunno dalla Regione Toscana) e un incremento dell’efficienza della raccolta da parte di Ascit. “Si tratta di un ulteriore e importante passo avanti sulla strada del Rifiuti Zero entro il 2020 – dichiara l’assessore comunale all’ambiente, Alessio Ciacci -. L’inserimento della Tia puntuale avrà infatti risvolti molto positivi sulla diminuzione della quantità dei rifiuti prodotti dai nostri cittadini, oltre a garantire un sistema tariffario più equo, perché ogni famiglia pagherà secondo quanti rifiuti indifferenziati produce”. L’introduzione della Tia “puntuale” sarà trasparente per i cittadini e per loro rimarrà identica la raccolta. A ciascuna utenza sarà consegnato un kit di sacchetti per i rifiuti non riciclabili personalizzati con un chip di tipo “rfid” che sarà letto da un apposito strumento in dotazione agli operatori Ascit al momento del ritiro del sacchetto. I cittadini che esporranno i rifiuti una sola volta a settimana, anziché due come avviene di norma, si vedranno applicare una riduzione in bolletta. L’entità dello sconto sarà calcolata, dopo un periodo prestabilito, a seconda del numero dei ritiri. Le novità nel dettaglio saranno esposte alla popolazione interessata nel corso di tre assemblee pubbliche. Vi parteciperanno l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci e, per Ascit, il presidente, Maurizio Gatti, e il responsabile della raccolta differenziata, Alessandro Bianchi. Gli incontri serviranno anche a raccogliere proposte e suggerimenti in vista dell’attivazione del nuovo servizio. La prima assemblea è in programma martedì 29 novembre alle ore 21 nella scuola elementare di Guamo. Interesserà le frazioni di Verciano, Parezzana, Toringo e Massa Macinaia. La seconda riunione si terrà martedì 6 dicembre alle ore 21 nella scuola elementare di Guamo. Sarà rivolta agli abitanti di Coselli, Badia di Cantignano e Guamo. L’ultima assemblea è in programma mercoledì 7 dicembre alle ore 21 all’ostello di Vorno e riguarderà la sola frazione. Così come accaduto in occasione dell’avvio del servizio “porta a porta” dal 2005 al 2009, anche per la Tia puntuale un ruolo chiave sarà gestito dalle associazioni di volontariato, che si occuperanno della distribuzione di materiale informativo.


Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro

_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».

Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.

Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».

Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».

Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».


Facciamo largo al ministro dell’ambiente inceneritorista

_Che Corrado Clini volesse intendere più impianti modello Vedelago e più raccolta differenziata porta a porta? Insomma, noi saremmo i soliti sospettosi complottisti a difesa dei poveri cittadini. Fatto sta che da chi ha seguito i traffici della motonave Jolly Rosso (qui, qui e qui) difficile aspettarsi dichiarazioni postive. Clini conosce perchè è stato bocciato l’inceneritore ai Castelli Romani? Clini conosce le varie ragioni territoriali? Di Albano, di Riano ecc ecc. Insomma, da queste parole una cosa è certa, ora, questo paese (con la p volutamente minuscola) ha per la prima volta il ministro dell’ambiente apertamente inceneritorista. E prepariamoci a dei tempi molto duri.

_(Fonte articolo, clicca qui). Sul fronte rifiuti ”la situazione e’ molto delicata in Campania e potrebbe diventarlo anche in Lazio e Calabria”. Ma le soluzioni ”gia’ ci sono” e prima che le norme ”bisogna applicare l’etica della responsabilita”’. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

”Noi ci impegnamo con tutti i nostri interlocutori, e con la societa’ civile in primis, a chiarire tutti i problemi – ha sottolineato Clini – ma e’ impossibile che le cose si possano fare in Lombardia e in Danimarca e in Calabria o in Campania no. I problemi sono molto chiari e le soluzioni possibili ci sono e sono molte. Cercheremo la linea della razionalita”’.

”Io – ha poi concluso Clini – sono un tecnico, non ho problemi di consenso elettorale, anche perche’ non credo di avere un futuro come ministro. Mi i mpegnero’ affinche’ le tematiche siano esposte in modo chiaro”.


Così cambia il territorio

A Giugliano in Campania durante gli anni Ottanta e Novanta sono stati creati e fatti scomparire dei bacini artificiali. In quella zona più ammalati di tumore

E’ uno spettrale nastro d’asfalto che corre parallelo all’autostrada A30 Salerno-Caserta-Roma, sospeso su alti viadotti. Collega il comprensorio «a monte del Vesuvio», solcato dai treni dell’Alta velocità, con la Terra di Lavoro.Da un certo punto in poi, superato l’agro aversano, la Statale Nola- Villa Literno, asse di scorrimento rapido, attraversa quasi per intero quella che i romani ribattezzarono«Campania Felix»: quattro, a volte sei, raccolti all’anno fino a 25 anni fa, oggi ridotta ad uno sterminato cimitero per ogni tipo di coltura. Un gigante dai piedi d’argilla, la Statale dei veleni.

Quando fu messa in cantiere, la costruzione dei viadotti rappresentò un accorgimento scientificamente studiato dalla camorra casalese per consentire ai camion che trasportavano i bidoni tossici di penetrare indisturbati nelle campagne. Di notte, quando nessuno vedeva. Interrati, sepolti. Ma come? Sotto terra, certo, ma non solo. La camorra utilizzava anche i laghi artificiali. Come nel caso del comune di Giugliano in Campania (vedi le foto sotto riportate). Specchi d’acqua creati nel giro di qualche mese e scomparsi con la stessa velocità,come denuncia Massimo Morigi, tecnico dell’Ispra (l’Istituto per la ricerca ambientale), che ha confrontato, con tecniche particolari, immagini satellitari di varie epoche.  Così come è emerso nella vicenda giudiziaria circa la Nola – Villa Literno laddove tra il 1987-88 e il 2005, hanno raccontato ai magistrati dell’antimafia napoletana Gaetano Vassallo,  l’incessante via vai di autoarticolati provenienti dal triangolo industriale del Nord. Le industrie stringono con la camorra accordi commerciali molto convenienti: le scorie tossiche vengono smaltite al modico costo di 10 lire al chilo. I bidoni stracolmi di veleni vengono prima interrati nel ventre delle discariche legali, due o tre metri sotto i rifiuti solidi urbani raccolti nelle città, poi, quando lo spazio si  esaurisce,vengono tombati dappertutto. Anche nei laghi artificiali. In totale in Campania vengono sepolte un milione di tonnellate di scorie tossiche. La stima la fa, nel 2003, in capo a 4 anni di indagini, il pm di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. L’operazione «Cassiopea» svela al mondo gli orrori di Gomorra: 40 tir carichi di veleni arrivavano ogni settimana da Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.

Perché negli ultimi anni diversi studi hanno messo in relazione la presenza di siti inquinanti e la diffusione di tumori.

Il percorso non è stato semplice. C’è voluto del tempo. Una delle prime indagini esplorative venne fatta nel 2001 dall’Istituto superiore di Sanità. Il rapporto analizzava la mortalità infantile nella popolazione di Caserta mettendola in relazione con le discariche nascoste tra il 1985 e il 1994. Quel rapporto è, però, scomparso,studio chiamato «Progetto Regi Lagni», del 2002, commissionato dal ministero dell’Ambiente all’Enea, evidenziò un serio degrado della qualità delle acque a tutti i livelli nelle zone tra il casertano e il napoletano. Ma solo dal 2004 si cominciò a mettere in relazione diretta l’inquinamento del territorio con l’insorgere di neoplasie. Fu la rivista Lancet Oncology, a lanciare il sasso con uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dal titolo: «Italian “Triangle of death” linked to waste crisis» («Il “Triangolo della morte” italiano collegato alla crisi dei rifiuti»). La zona considerata era quella compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in provincia di Napoli, un tempo nota per essere tra le più fertili della Campania. I ricercatori riscontrarono un forte aumento della mortalità per cancro che per alcune patologie raggiungeva livelli molto più alti della media italiana.

Talmente vistosa che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si mosse. Sotto la spinta della Protezione Civile fu avviato alla fine del 2004 un vasto studio sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuto, mortalità e malformazioni congenite. Vennero messi sotto osservazione 196 comuni, divisi in base a indici socioeconomici e ambientali. Tra questi Giugliano in Campania che finì tra quelli più disagiati. Tra quelli, cioè, dove il rischio di malformazioni congenite era il 15% più alto rispetto ai comuni più agiati, dove l’incidenza di cancro al polmone, al fegato, al testicolo, all’esofago, alla laringe e il sarcoma ai tessuti molli, nei maschi, e di cancro al rene, ai dotti biliari, al cervello, per le donne, era ben oltre la media.

«Tante denunce ma nessuno ha mai voluto vederci chiaro»

Massimo Morigi ha un passato da romanzo giallo. Esercito, aeronautica, servizi segreti. Ora è collaboratore tecnico presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). È stato lui a scoprire il metodo dei laghi artificiali come mezzo per smaltire i rifiuti. Le sue denunce però sono rimaste inascoltate.

Perché? «Forse perché, oltre a me, solo l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca le discariche tombate».

Un compito che non gli compete? «L’Oms non è l’Ente che deve identificare le aree da adibire a discariche, che vengono poi dichiarati coperti dal segreto di stato e presidiati da militari».

Perché non si cerca? «Perché se tutti fossero a conoscenza di cosa è nascosto sotto il loro territorio, come si potrebbe imporre, ad una comunità di cittadini, ancora un’altra discarica? La prevenzione non porta voti».

Quante volte ha denunciato? «Tante. Nel dicembre del 2008, ad esempio, durante una tavola rotonda presso l’Enea, l’allora vice capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale, l’ingegnere Bernardo DeBernardinis (ora a capo dell’Ispra, ndr), citando la mia ricerca, disse testualmente: “Quando avete identificato una discarica abusiva che fate? Lo scienziato che è riuscito ad identificarla va dal procuratore.

E cosa fa il procuratore? Prende il sindaco e gli dice: tu non hai fatto la bonifica, e ilsindaco risponde, io non ci ho i soldi…».

Negli ultimi anni si è diffusa la certezza che abitare vicino a una discarica abusiva sia dannoso… «Questi luoghi sconosciuti e mimetizzati potrebbero nascondere la causa, o una delle maggiori concause, dei numerosi casi di mortalità per neoplasie e leucemie. Gli ultimi studi epidemiologici dicono questo. Anche se,come ultima ipotesi, forse le istituzioni conoscevano già la situazione di pericolo sin dal ’98. Ma nulla hanno fatto per mettere in sicurezza popolazione e territorio».

Roberto Rossi -Massimiliano Amato per l’Unità


La procura sequestra Testa di Cane: “Violazioni ambientali”

_Che “casualità”: Testa di Cane sarebbe in grado di accogliere i rifiuti romani per i prossimi tre anni e cioè tutto il tempo necessario per l’entrata a regime dei nuovi siti previsti dal Prefetto Pecoraro ed opzionati da Manlio Cerroni.

_(Fonte articolo, clicca qui) Questa mattina i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, hanno eseguito un provvedimento di sequestro del sito Testa di Cane, invaso in costruzione a pochi metri dalla discarica di Malagrotta.

Le indagini coordinate dal pm della procura di Roma, Roberto Cucchiari, hanno accertato irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Tutto è partito da un esposto del Comitato Malagrotta che il fattoquotidiano.it aveva documentato con la ripresa della messa in opera del sito. I sigilli sono scattati per tre ettari di terreno, due le vasche presenti che potevano contenere fino ad un milione di metri cubi di rifiuti, la produzione di 3 anni di pattume romano. Diverse le violazioni contestate alla E.Giovi srl, società del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce anche la confinante Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Si parte dalle violazioni urbanistiche per aver effettuato lavori senza il rilascio del permesso a costruire fino a quelle ambientali per aver di fatto realizzato opere strutturali per la gestione di una discarica senza le necessarie autorizzazioni. Contestazioni mosse a Francesco Rando, amministratore della società Giovi, unico indagato. Il sito si trova tra la discarica di Malagrotta, a sinistra, e il centro abitato della Massimina che sorge sulla destra. Il comitato, con l’esposto al Noe, aveva denunciato i lavori in difformità dell’ordinanza regionale del 2005 che prevedeva interventi solo su un lotto sperimentale per un’opera di ripristino ambientale. Un’ordinanza con il carattere dell’urgenza ma che è rimasta inapplicata fino al 2011 quando sono iniziati i lavori a Testa di Cane. Non solo. L’ordinanza era collegata al commissariamento di rifiuti nel Lazio, una condizione cessata nel giugno 2008, invalidando, così, il provvedimento che autorizzava gli interventi nel sito oggetto di sequestro. I lavori, inoltre, è stato accertato dalle indagini, avrebbero riguardato anche il secondo lotto, non autorizzati dall’ordinanza commissariale.


Sequestro area Testa di Cane dell’Avv. Manlio Cerroni

Per farsi un’idea: “madame educazione Polverini” rispondeva così sull’area di Monti dell’Ortaccio. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare.

_(Fonte articolo, clicca qui). L’invaso gigantesco di quella discarica in costruzione accanto a quella di Malagrotta (lo scavo ha un’estensione di circa 3 ettari) sarebbe del tutto abusivo. Per questo nella mattinata di lunedì 21 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno apposto i sigilli di sequestro all’impianto (in località Testa di Cane, lungo la via di Ponte Galeria) su richiesta del pm della procura di Roma Roberto Cucchiari. C’è anche un avviso di garanzia per violazione delle norme edilizie e ambientali. E’ a carico di Maurizio Rando, amministratore delegato della E.Giovi, la società che amministra Malagrotta. Gli investigatori diretti da Pietro Rajola Pescarini hanno scoperto due enormi vasche che potevano raccogliere un milione di metri cubi di rifiuti, pari ad una raccolta di 4 anni a Roma. La discarica abusiva sarebbe stata costruita in vista della chiusura di quella di Malagrotta. Secondo gli accertamenti condotti sinora non ci sarebbero autorizzazioni e lo scavo dell’invaso avrebbe anche messo in pericolo la stabilità del vicino «ottavo colle».

_(Fonte articolo, clicca qui). Contestata la realizzazione di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. La discarica di Testa di Cane, nei pressi di Malagrotta, e’ stata sequestrata dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Roma. Nell’inchiesta e’ indagato Francesco Rando, responsabile della societa’ ‘E.Giovi’, che gestisce la discarica di Malagrotta. Il Procuratore aggiunto Roberto Cucchiari contesta la realizzazione nel sito della discarica di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. Rando e’ gia’ sotto processo davanti al giudice monocratico per avere smaltito rifiuti pericolosi senza autorizzazione sia nella discarica di Malagrotta che in quella di Colleferro.


Polverini, il regalo copia incolla

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> OGGI 17 NOVEMBRE ORE 17 PIAZZA DELLA COSTITUENTE ALBANO LAZIALE, PRESIDIO CITTADINO.

_(Fonte articolo, clicca qui). Un’area vincolata. Che il re dei rifiuti Manlio Cerroni vuole trasformare in una discarica. E dalla regione arriva il permesso. Che ricopia frase per frase proprio quello che scriveva Cerroni. L’ultima gaffe – chiamiamola così – della governatrice. Un regalo al re dei rifiuti romani Manlio Cerroni? L’esposto non lo dice esplicitamente, ma la documentazione spedita da Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere regionale del Lazio, alla Procura di Roma è un atto di accusa contro la governatrice Renata Polverini. Nel Lazio, a causa della saturazione della discarica di Malagrotta, proprietario Cerroni, si stanno cercando alternative. Tra le aree individuate dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per i rifiuti del Lazio, una si trova a Riano e appartiene allo stesso Cerroni. Proprio su quest’area si è aperto un giallo. Nel 2009 Cerroni la propose alla Regione come nuova discarica con uno studio della sua società Colari, ma la Regione bocciò l’idea perché la zona era vincolata. Dopo due anni ecco un sorprendente lasciapassare, proprio grazie al parere positivo fornito da uno studio uscito dagli uffici della Polverini. Che però, contesta Bonelli, riprende «ampie parti dello studio Colari» di Cerroni, «facendo un copia-incolla di frasi e paragrafi con gli stessi errori di battitura». I dettagli della scopiazzatura sono elencati nell’interpellanza che lo stesso Bonelli ha presentato alla presidente Polverini e che ha poi trasmesso alla procura della Repubblica. Qualche perla tra i tanti copia-incolla denunciati da l leader dei Verdi: a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari, «si indicano le stesse distanze sbagliate dalle abitazioni: 2,5 km che in realtà sono 700 metri»; a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari si ritrovano gli stessi errori di battitura; sempre a pagina 24 del documenta regionale e a pagina 131 del documento Colari si ritrova lo stesso paragrafo. I sospetti di Bonelli sono pesanti. E senza tanti giri di parole li mette nero su bianco nella stessa interpellanza alla Polverini, nella quale, non senza una punta di ironia, chiede alla governatrice se non ritiene che «la procedura adottata per la redazione dello studio preliminare della Regione «possa aver procurato vantaggi economici a società riconducibili a determinati imprtenditori operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti». Cioè, Cerroni.


Rifiuti Lazio, il governo gela la Polverini

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_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_(Fonte articolo, L’espresso, clicca qui)La futura discarica di Roma, individuata dalla Regione Lazio, sorgerà su una necropoli etrusca e sui resti di un castello medievale. Oppure non nascerà mai. Perché dal ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan è arrivata una dura mazzata ai progetti della governatrice Renata Polverini. Il sito della discordia si chiama Pizzo del Prete. E’ in aperta campagna, si trova nel comune di Fiumicino a pochi chilometri da Cerveteri, famosa per le sue necropoli di epoca etrusca patrimonio dell’umanità dal 2004. In un’ordinanza del 30 giugno scorso la Regione Lazio ha scelto questa zona come “preferenziale” per sostituire la gigantesca Malagrotta, che dopo 30 anni di attività chiuderà entro gennaio-febbraio 2012.

Da quell’ordinanza la Polverini non è mai tornata indietro. Appena Pizzo del Prete sarà pronto verranno chiusi i due siti provvisori annunciati dal prefetto Giuseppe Pecoraro: Riano e San Vittorino. Dove si sta già scatenando la rivolta. Ma la lettera con la quale Galan ha risposto all’interrogazione del deputato Pdl Mario Baccini potrebbe cambiare le carte in tavola anche per il lungo periodo. Il tono della missiva è severo: «La Regione Lazio non ha in alcun modo coinvolto la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio», che hanno saputo tutto «dagli organi di stampa e da segnalazioni di privati cittadini». E dire che i motivi per coinvolgere gli archeologi sono piuttosto fondati, visto che l’area è disseminata di vincoli. Ci sono le rovine di Castel Campanile, un importante insediamento medievale, ma anche tombe di epoca etrusca, più altre presenze archeologiche non vincolate «ma in parte evidenziate nel corso di campagne di scavi», come scrive Galan.

In tre mesi e mezzo la Regione guidata da Renata Polverini non ha avuto il tempo di informare la Soprintendenza. Secondo Galan l’occasione c’era: la conferenza dei servizi che si è tenuta negli uffici della Regione pochi giorni prima della delibera di fine giugno. Ma il verbale parla chiaro: nel corso di quell’incontro non si è mai parlato di Pizzo del Prete né di siti alternativi a Malagrotta. Ad oggi, infatti, l’unica base sulla quale poggia l’ordinanza Polverini è un’analisi realizzata dai tecnici della regione su sette aree ‘papabili’ per ospitare la nuova discarica. Uno studio preliminare e nulla più. Per i residenti e gli imprenditori agricoli della zona le parole di Galan non sono una novità. Da luglio si sgolano contro la delibera regionale, che giudicano illegittima. Hanno anche presentato un ricorso al Tar del Lazio per chiederne l’annullamento. E non sono gli unici: anche il proprietario di Malagrotta Manlio Cerroni si è rivolto alla giustizia amministrativa per impugnare la scelta di Pizzo del Prete. Ma per motivi differenti: secondo il re della monnezza romana sarebbe molto più adeguata l’area di Monti dell’Ortaccio. Che è di sua proprietà.

Per Renata Polverini si preannuncia un autunno complicato.

Alle proteste dei cittadini di Riano e San Vittorino, ai tentennamenti del sindaco di Roma Gianni Alemanno adesso si è aggiunto anche lo scontro con il ministro Galan. E stavolta la governatrice non può contare sulla coperta di Linus dello stato di emergenza. Il prefetto Pecoraro le ha mandato un messaggio chiaro: «Io decido i siti provvisori. La futura discarica non è di mia competenza». Per Pizzo del Prete niente deroghe né commissari-parafulmine.


Post-Malagrotta, discariche e inceneritori, il Lazio verso il baratro

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_Politici asserviti, camerieri che a loro volta hanno delegato scelte disastrose, incapaci di governare e gestire un problema che potrebbe diventare risorsa. Un Prefetto che parla senza sapere, dietro tutto ciò, i soliti affaristi da quattro soldi. Popolazioni con fior di ragioni che sono esasperate, lottano, combattono civilmente, presentano piano alternativi quanto mai realistici e verosimili, offrono dati tumorali, valori delle acque, risulati di una malagestione che ha trascinato il Lazio nel baratro rifiuti. Tutte queste persone fanno il gioco dei soliti noti, vogliono i profitti, avranno la lotta più dura e civile.

_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui) Alla fine, il verdetto sul post Malagrotta è arrivato, e non si tratterà di una sola discarica. I siti che accoglieranno i rifiuti per tre anni, dalla chiusura dell’Ottavo Colle a quando sarà aperta la nuova discarica di Pizzo del Prete (Fiumicino), sono due: Quadro Alto, nel comune di Riano, e San Vittorino-Corcolle, a Roma, nell’VIII Municipio. L’annuncio è stato dato questa mattina dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro, in una conferenza stampa affollata di giornalisti ma non di autorità (non erano presenti né la Polverini né Alemanno).

Quadro Alto è una vasta area composta da sette cave di tufo tuttora funzionanti, che, ha spiegato Pecoraro, «permetterebbero di non dover fare sbancamenti ulteriori e quindi risparmiare nella realizzazione dell’invaso». San Vittorino è un’area più piccola, dove comunque i lavori per la realizzazione dovrebbero essere anche in questo caso abbastanza brevi. «A Roma, si produrranno in tre anni circa 3,5 tonnellate di rifiuti, che tenderà a diminuire con l’aumento della differenziata, come tutti auspichiamo: 2,4 andranno a Quadro Alto, il resto a San Vittorino. Ho scelto due siti e non uno solo in base alla quantità di rifiuti trattati che andranno smaltiti, per evitare che un unico sito non fosse oberato dai rifiuti», ha spiegato il prefetto, che ci tiene a precisare che nelle discariche finiranno solo rifiuti già trattati: «Roma ha il 10-15% di differenziato e tutto il resto viene ancora oggi portato a Malagrotta come tal quale. Oggi abbiamo l’obiettivo trattare tutto il tal quale attraverso le quattro linee esistenti, due private e due dell’Ama».

Possibile altra proroga per Malagrotta

Ma quali saranno i tempi di questa rivoluzione nella gestione dei rifiuti? «Farò in modo di chiudere Malagrotta entro il 31 dicembre. È ovvio che, se c’è una collaborazione di tutti e non ci sono ostacoli nelle procedure, si farà abbastanza presto, visto che l’ordinanza prevede anche un accorciamento nei tempi delle gare. Ma non posso escludere una mini-proroga, spero di non più di uno o due mesi», ha spiegato Pecoraro.

La realizzazione e la gestione sarà affidata tramite una gara, che avrà però tempi abbreviati: «Mi auguro di poterla fare in 15 giorni, per bandirla ed espletarla servirà in tutto un mese-un mese e mezzo. Una volta aperte le discariche provvisorie, rimarranno in funzione per 36 mesi. L’ordinanza è valida fino al 31 dicembre 2012, ma una volta realizzate le discariche e avviata la gestione, la mia opera è finita», ha continuato Pecoraro.

È giallo termovalorizzatore

Per ben due volte, salvo poi smentire, Pecoraro fa riferimento alla costruzione di un inceneritore. «I nostri obiettivi sono far funzionare le 4 linee di trattamento e selezione, istituirne se necessario una quinta, e fare in modo che in 36 mesi si chiudono le due discariche e si passi al termovalorizzatore, che è l’obiettivo finale del piano regionale». Un errore? Un lapsus freudiano? A nostra precisa domanda su questo il prefetto si schermisce e dice che intendeva «in generale gli impianti di trattamento». Mario Marotta, direttore generale Attività produttive e Rifiuti precisa: «Ad oggi, escludiamo la costruzione di un altro termovalorizzatore. Allo stato attuale non c’è n’è bisogno. Il Cdr che si produrrà si potrà bruciare fuori regione. Se però il Consiglio di stato boccerà l’inceneritore di Albano, non possiamo escludere un Albano-bis».

Ipotesi Cerroni-bis

Il prefetto ha anche chiarito le indiscrezioni sulle opzioni di Manlio Cerroni, titolare della società che gestisce Malagrotta, sui terreno di Riano. «Cerroni aveva avuto la possibilità, per Pian dell’Olmo e Quadro Alto, di chiedere delle autorizzazioni al proprietario per realizzare delle discariche. Ovviamente, io posso occupare d’urgenza Quadro Alto e le opzioni cadono». Ma un Cerroni-bis appare un’ipotesi realistica: «Se Cerroni vuole partecipare alla gara bene venga, nessuno glielo vieta, e in relazione all’offerta si deciderà».

La scelta dei siti fatta per esclusione: «Non potevamo scegliere altrimenti»

«Ai due siti siamo arrivati per esclusione. Ho anche chiesto alla Regione e ai vari comitati che ho ricevuto di indicarmi altri siti, ma l’unica proposta è arrivata dal sindaco di Riano. Questa mattina i tecnici della Regione hanno fatto un sopralluogo, ma il sito è vicino a centri abitati e richiederebbe sbancamenti e tempi lunghi di realizzazione», ha detto il prefetto. Problemi presenti anche nel caso di alcuni altri siti indicati dalla Regione: «Pian dell’Olmo oggi può contenere 750.000 tonnellate, e quindi era troppo piccola. L’abbiamo comunque considerata perché era ancora territorio romano e perché c’era un progetto di ampliamento, anche se non ci è sembrato fattibile in tempi brevi ed era particolarmente dispendioso: bisognava sbancare una collinetta per arrivare a una maggiore cubatura. Abbiamo escluso i due siti di Fiumicino perché in uno non c’erano cave presenti (Osteriaccia, ndr) e l’altro era vicino a un ospedale pediatrico (Castel Campanile, ndr). Per Monte degli Ortacci, invece, abbiamo ricevuto uno studio dell’Ispra secondo il quale nell’area c’è un inquinamento delle falde e quindi non si poteva utilizzare un sito già inquinato, peraltro vicino a due raffinerie e vicina alla stessa Malagrotta. Castel Romano, infine, era molto vicino a un centro commerciale e a un autodromo».

Le proteste degli amministratori

Presentando la decisione ai 17 sindaci della Valle Tiberina, il prefetto ha chiuso la porta a ogni tipo di trattativa o possibilità di ripensamento. «Come italiano e come cittadino di questa città ho chiesto ai sindaci di avere un comportamento quanto più possibile istituzionale e che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie iniziative, perché è assurdo che ci assumiamo la responsabilità di mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale». Pronta la replica del sindaco di Riano Marinella Ricceri: «Ho chiesto al prefetto di avere lui un comportamento istituzionale. Come si può sommergere un paese come Riano dell’immondizia di due milioni di persone?». E intanto, l’assessore all’Ambiente del Comune di Riano Fausto Cantoni annuncia un ricorso al Tar: «Aspettiamo di ricevere l’ordinanza, e poi fare ricorso».

Per domani, sabato 8 ottobre, è convocata alle 9,30, sulla via Tiberina, una manifestazione dei cittadini di Riano e dei comuni vicini. Ma Pecoraro non sente ragioni ed è pronto a usare metodi drastici: «Se i cittadini si metteranno di traverso, farò il prefetto», dice senza esitazioni.

Il presidio del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino

Alcuni membri e il presidente del comitato Rifiuti Zero Fiumicino hanno tenuto un presidio sotto la sede della prefettura, per protestare contro la decisione del commissario: «La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato», commenta il presidente Massimo Piras.


I disastri di quasi tutti i partiti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio

_(Fonte articolo, clicca qui). Ho più volte descritto i problemi strutturali che attanagliano la gestione dei rifiuti in Regione Lazio. In questi mesi la situazione si è aggravata, infatti: il piano della Polverini è fermo in commissione regionale nonostante l’Europa abbia inviato all’Italia una seconda lettera di messa in mora; Bruxelles ha riaperto una procedura di infrazione contro la discarica di Malagrotta per violazione della direttiva-quadro 1999/31/CE; il Governo ha nominato il prefetto di Roma Pecoraro per chiudere la discarica più grande d’Europa e per individuare il sito alternativo; i magistrati della Capitale hanno aperto un fascicolo per stabilire se Malagrotta abbia provocato la morte di 4 persone per neoplasie; i comitati dei cittadini si stanno mobilitando per scongiurare l’apertura di un nuovo enorme invaso e propongono come alternativa la strategia “rifiuti zero”. Le critiche del Gruppo della Lista Bonino Pannella al piano rifiuti della Polverini sono ormai note, quello che è quasi completamente ignorato, purtroppo, è del perché siamo arrivati a questa situazione così drammatica. I partiti di centro, di destra e di sinistra, ad eccezione dei Radicali, che hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma, non hanno avuto la forza e la capacità di imporre politiche virtuose. In questo articolo si vuole ripercorrere la storia degli ultimi undici anni che è fatta di promesse mancate e di una politica “capace” esclusivamente ad autorizzare volumetrie straordinarie di discariche, per l’appunto: i disastri della partitocrazia! Voglio sperare che questo articolo/resoconto possa servire – come strumento di lotta e come forma di riflessione- a quei cittadini che ogni giorno combattono contro il sistema discariche ed a favore di un ciclo dei rifiuti conforme alle direttive europee. A loro dedico la famosa frase di Leonardo Sciascia: “A futura memoria (se la memoria ha un futuro)”.

2000-2005 i cinque anni del centro-destra di Storace

La Giunta di centro-destra va ricordata negativamente almeno per tre motivi: l’estensione della gestione commissariale da Roma a tutto il Lazio; l’autorizzazione fuori tempo massimo per la costruzione dell’impianto di gassificazione a Malagrotta; il piano regionale dei rifiuti, che il 14/06/07 la Corte di Giustizia Europea definirà inadeguato. I decreti firmati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 19 febbraio 1999 e 15 dicembre 2000, avevano dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella città di Roma e Provincia. Tale atto fu giustificato per l’avvio del Giubileo. Nel 2002 Storace chiese, ed ottenne, lo stato di emergenza per tutta la Regione Lazio. Durante la seduta del 9 e 10 giungo 2002 del Consiglio regionale del Lazio, alcuni consiglieri regionali dell’opposizione denunciarono proprio questo. Renzo Carella, oggi Pd, dichiarava:

[…] Partiamo da questo fatto: la Giunta Storace, la Giunta di centrodestra ha chiesto al governo lo stato di emergenza per tutta la regione Lazio, cioè, dopo 26 mesi voi avete determinato l’emergenza e chiedete poteri straordinari per affrontarla. Vedremo come affronterete l’emergenza […]

Lo stesso fece Giovanni Hermanin:

[…] Sull’emergenza rifiuti la Giunta regionale ha avanzato una richiesta che ha portato il Consiglio dei Ministri ad approvare una deliberazione sullo stato di emergenza nelle Province del Lazio, che si sono andate ad aggiungere alla Provincia di Roma. Nel Piano si fa riferimento esplicito ad una gestione emergenziale. Noi non siamo d’accordo. […]

Peccato che quando il centro-sinistra nel 2005 vinse le elezioni, usufruì del commissariamento per altri tre anni… I poteri speciali sono serviti quasi esclusivamente per la costruzione di nuovi gassificatori e per l’autorizzazione di altre volumetrie per le discariche. Questo strumento straordinario non ha prodotto un piano regionale dei rifiuti conforme alle direttive europee e non ha portato nessun salto consistente in percentuale di raccolta differenziata. Vanessa Ranieri, Presidente del WWF Lazio, il 22/06/2010 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dichiarava:

[…] Tale meccanismo è stato favorito dal sistema del commissariamento, nato per l’avvio del Giubileo nella nostra regione, perché si aveva la sensibilità che un avvento talmente elevato di pellegrini potesse portare la nostra regione in una fase emergenziale. Purtroppo, però, in questi nove anni non si è attuata una politica che, parallelamente allo stato emergenziale, portasse una regola certa nella gestione dei rifiuti e soprattutto un ciclo virtuoso verso rifiuti zero. Si è, pertanto, lasciata in emergenza e in una situazione di monopolio la maggior parte delle regioni. […]

Anche il presidente della Provincia di Latina, sentito dalla Commissione bicamerale, ha espresso forti critiche al commissariamento:

[…] Segnalo che tutti gli atti assunti dai commissari, compreso l’ultimo, non hanno alcun rispetto delle direttive comunitarie, nel senso che si sarebbero potuti attivare alcuni impianti magari bandendo alcune gare. Essere commissariati non significa non rispettare le procedure, come è noto; anche un commissario deve comunque tenere gare per realizzare gli impianti di compostaggio o altro. Vengono, invece, rilasciate alcune autorizzazioni agli stessi soggetti titolari delle discariche, evidentemente violando il principio della concorrenza, il che potrebbe essere solo un fatto di natura tecnico giuridica, ma anche, limitando la concorrenza, monopolizzando il mercato. […]

Nelle sedute del 9 e 10 giugno 2002, Marco Verzaschi, sub-commissario per l’emergenza

rifiuti nel Lazio, in consiglio regionale espone agli eletti il Piano del centro-destra.:

[…] I principi sono i seguenti: la previsione di interventi tesi a favorire la riduzione a monte della produzione dei rifiuti, l’attivazione di un sistema efficace di raccolta differenziata da avviare all’effettivo recupero, la minimizzazione dei costi e degli impianti connessi con le soluzioni tecnologiche di recupero, smaltimento e localizzazione individuate dal Piano, la massima valorizzazione del sistema impiantistico esistente a livello regionale, l’autosufficienza del bacino regionale, la massimizzazione dei recuperi, compreso quello energetico, l’uso residuale della discarica nel sistema integrato regionale di smaltimento ed il coinvolgimento dei cittadini attraverso una campagna di sensibilizzazione. […]

Riduzione degli imballaggi:

[…] Per ottenere una riduzione della quantità dei rifiuti prodotti bisogna puntare, innanzitutto, sulla riduzione degli imballaggi, a partire da una globale assunzione di responsabilità da parte del sistema industriale, che deve impegnarsi per promuovere il riutilizzo e favorire il riciclo dei materiali da imballaggio e anche sulla adozione di meccanismi fiscali e tariffari, come la cauzione, che incentivino il riutilizzo degli imballaggi. […]

Obbligo di prodotti riciclati in uffici pubblici:

[…]Tra le misure che prevediamo di adottare vi è l’obbligo di impiego di prodotti riciclati all’interno degli uffici pubblici, come è specificato nel Piano, la dismissione di prodotti usa e getta nelle mense, l’obbligo di raccolta differenziata nelle mense e negli uffici pubblici – in merito a questo, giovedì, il collega Celori presenterà in Commissione[…]

Divieto di conferire in discarica tali materiali:

[…] e divieti specifici di conferimento in discarica di particolari tipologie di rifiuti – anche questo è previsto nel Piano – e questi rifiuti sono: rifiuto verde che, come sappiamo, può produrre compost, quindi, può essere utilizzato nell’agricoltura ed in altri campi; materiali riciclabili omogenei; gli imballi secondari e terziari non differenziati; il divieto di conferimento indifferenziato al servizio di raccolta di beni durevoli di specifici rifiuti; il divieto di utilizzo nel trasporto di prodotti di cassette in legno o in plastica a perdere; la promozione di politica di auto compostaggio e di valorizzazione del compost. […]

Obiettivo minimo 35% di raccolta differenziata entro il 2003:

[…] La raccolta differenziata, che è uno degli obiettivi principali che si deve avviare, dovrà garantire degli obiettivi immediati: il primo è recuperare una buona parte dei materiali riciclabili; il secondo è organizzare in modo più adeguato tutta la raccolta di rifiuti, pensando ad una tipologia di raccolta integrata; il terzo è raggiungere con rapidità gli obiettivi di intercettazione prefissati, ossia il 35 per cento alla data del 2003, come stabilito dal Decreto Ronchi come obiettivo minimo. […]

Gli obiettivi in percentuali di raccolta differenziata di questo piano:

[…] In relazione a questi scenari, la raccolta differenziata dovrà essere, a consuntivo del 2002, pari al 20 per cento, a consuntivo del 2003 pari al 35 per cento, nella fase di regime 2006 arrivare a superare la cifra del 35 per cento. […]

Sportello ecologico per gli impianti di termovalorizzazione:

[…] Abbiamo anche considerato la possibilità fondamentale di un confronto e di un confronto con i cittadini e, quindi, la necessità di attivare in maniera obbligatoria uno sportello ecologico per ogni impianto di trattamento termico, che sarà gestito da un calcolatore in grado di supportare l’aggiornamento dei dati di analisi, nonché di una serie di pagine grafiche per la visualizzazione, in tempo reale, dei parametri sotto osservazione. […]

Video terminali nelle istituzioni per controllare emissioni:

[…] I videoterminali del predetto sistema saranno installati presso la sede del comune territorialmente competente, la sede della provincia competente e la sede dell’autorità preposta al controllo che stiamo verificando essere – anche attraverso gli emendamenti presentati dall’opposizione – l’Agenzia regionale della protezione ambientale, ma soprattutto presso la Regione Lazio, perché vogliamo, anche copiando in maniera positiva alcune esperienze che abbiamo visto all’estero, realizzare una centrale operativa regionale, dove si possa controllare il funzionamento di tutti gli impianti, ventiquattro ore su ventiquattro e si possa immediatamente ed automaticamente intervenire in caso di superamento dei limiti e di certe situazioni che non sono in linea con la legge. […]

Lo smaltimento in discarica sarà residuale:

[…] Quindi, il Piano di gestione assume lo smaltimento in discarica come un sistema residuale rispetto alle altre forme di recupero e valorizzazione dei rifiuti. […]

Superamento delle discariche:

[…] Il superamento della discarica quale forma di smaltimento dei rifiuti è un obiettivo strategico di questo Piano e, soprattutto, è un atto – credo non ci sia motivo di discussione – di difesa e salvaguardia del territorio stesso. […]

Le percentuali di trattamento e smaltimento:

[…] La gestione dei flussi di rifiuti urbani, prefigurata dal Piano, risulta estremamente equilibrata. Infatti, considerata 100 la produzione dei rifiuti si ottengono comunque le seguenti motilità di trattamento/smaltimento: raccolta differenziata 35 per cento; frazione organica agli impieghi alternativi 26 per cento; recupero dei metalli 2 per cento; discarica 5 per cento e recupero energetico – attraverso i famosi termo valorizzatori – il 32 per cento, quindi un terzo dei rifiuti prodotti dalla nostra Regione. […]

Un bel discorso quello del sub-commissario Verzaschi, ma purtroppo tutto quello che disse quel giorno rimase miseramente sulla carta. Dal 2000 al 2005 nel Lazio non si sono ridotti gli imballaggi, non si è introdotto l’obbligo di prodotti riciclati per gli uffici pubblici, si è continuato a conferire in discarica anche il compost, non si è raggiunta la quota minima del 35% di raccolta differenziata, non si sono visti gli sportelli ecologici per gli impianti di termovalorizzazione, non esistono i video terminali pubblici che controllano le emissioni degli impianti e, cosa più grave, si è continuato a buttare più dell’85% dell’RSU in discarica. Non una cosa promessa è stata realizzata, un vero e proprio disastro! A completare questo bilancio già ampiamente negativo, la Corte di Giustizia Europea il 14/06/07 boccia senza appello il piano dei rifiuti della giunta Storace. La sentenza ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art.7 n.1 quarto trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti, ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, essendosi ritenuto che il piano approvato – quello del centro-destra – “non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. Alla fine del 2005 la raccolta differenziata nel Lazio si ferma ad un misero 10.4% (dati ISPRA 2008), contro il 42.5% della Lombardia ed il 47.7% del Veneto. Questi dati da soli confermano il fallimento delle politiche sui rifiuti del centro-destra di Francesco Storace, lo stesso Presidente della Regione che durante la campagna elettorale del 2000 promise agli elettori di San Vittore di non voler costruire lì un termovalorizzatore, mentre a quelli di Guidonia prometteva di chiudere la discarica dell’Inviolata. Promesse che, naturalmente, non furono mai mantenute. Il sub-commissario Verzaschi, durante il discorso del 9 giugno 2002, provò a dare una sua personale giustificazione al commissariamento citando Malagrotta:

[…] Qui ho un lungo elenco di quello che abbiamo fatto, però una cosa vorrei citare, una cosa: noi siamo riusciti a sistemare e ad autorizzare definitivamente la discarica di Malagrotta, solo questo giustifica l’elemento commissariale. Malagrotta esisteva da 25 anni e sappiamo tutti bene in quale situazione amministrativa era e, soprattutto, sappiamo che attenzione da parte della Procura della Repubblica c’era su quella vicenda […]

Peccato che a smentirlo ci pensò la stessa Procura della Repubblica che continuò ad occuparsi della discarica più grande d’Europa. Ancora oggi non si comprende perché un’autorizzazione debba essere rilasciata in regime speciale e non possa invece essere firmata in regime ordinario…forse qualcuno ha paura del confronto, o ha la convinzione che certi permessi sia possibile sottoscriverli solo in una situazione di presunta emergenza? Agitando la paura dei rifiuti per strada, del cosiddetto rischio Napoli, si possono “giustificare” parecchie deroghe e proroghe a leggi nazionali, regionali e direttive europee. Tutto questo mentre la politica dei partiti è ferma e pensa solo ai propri tornaconti personali. In questa storia le promesse non mantenute sono all’ordine del giorno. Come abbiamo già visto, ancora oggi – maggio 2011 – i rifiuti conferiti a Malagrotta sono per la stragrande maggioranza non trattati e la discarica è ancora lì, nonostante l’Avv. Cerroni il 28/09/2004 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti dichiarasse:

[…]Per quanto riguarda la chiusura di Malagrotta nel 2005, non so se questa data si riferisca al fatto che nel 2005 non potranno più essere collocati in discarica i rifiuti tal quali ed è in funzione di questa prospettiva che la regione Lazio, già tra la fine del 1998 e il 1999, ha autorizzato la realizzazione di quattro impianti, due a Malagrotta, il terzo a Rocca Cengia e il quarto al Salario, due realizzati e gestiti dal COLARI e due dall’AMA. In cosa consiste questo appuntamento? Nel lavorare i rifiuti e trasferire in discarica solo i residui di lavorazione. È quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Io credo che nel 2005 Roma sarà pronta a trattare con i suoi impianti i rifiuti indifferenziati che la città produce; […]

[…]Per quanto riguarda Malagrotta, io credo che attraverso la procedura di adeguamento che si sta realizzando – tenendo comunque presente che gli impianti dovranno entrare in esercizio per cui, se non si trova altra strada, il CDR che si produce dovrà essere smaltito in quel di Malagrotta – possono esserci ancora circa tre anni di capacità […]

In questa storia, oltre alle promesse non mantenute, va sottolineato come negli ultimi dieci anni ci sia stato uno scambio di ruoli tra il centro-destra ed il centro-sinistra: la giunta Storace fu accusata dall’allora opposizione di centro-sinistra di prevedere percentuali di raccolta differenziata raggiungibili solo attraverso miracoli, mentre vedremo successivamente che le stesse accuse verranno mosse, in modo equipollente, dal centro-destra quando a governare salirà Piero Marrazzo. Salvatore Bonadonna, consigliere regionale di Rifondazione comunista, nella seduta del 10 giugno 2002 diceva

[…] Nel Piano, precisamente nelle tabelle che seguono, sono riportati i dati di dettaglio relativi agli scenari previsti come obiettivi minimi da conseguire nei periodi indicati. Nel periodo 2001–2002, a consuntivo del 2002, quindi a consuntivo di quest’anno, ossia tra cinque mesi, la raccolta differenziata nel Lazio dovrebbe attestarsi al 20 per cento. Tutti noi sappiamo che la raccolta differenziata è calcolata attualmente al 4,7 per cento in tutta la Regione. Io capisco che il centrodestra sa fare miracoli, se poi chiama in ausilio il Presidente Berlusconi i miracoli li moltiplica, visto che è unto dal Signore, però mi pare davvero difficile poter compiere un salto di quota che dal 4,7 per cento di raccolta differenziata, data da un 7,6 per cento registrato nel Comune di Roma e da percentuali da prefisso telefonico nelle altre Province, si possa passare in cinque mesi al 20 per cento. Se lo fate, sono pronto a riconoscere che siete capaci di compiere miracoli meglio e più di Padre Pio. Purtroppo penso che questo non sia possibile, quindi io ritengo che questo dato inserito nel Piano sia un falso. […]

Anche il consigliere Enrico Luciani sottolineò le stesse perplessità:

[…] Nel Piano si dice che bisogna incentivare la raccolta differenza, tant’è che si dice che entro il 2002, quasi con una bacchetta magica, si passi al 25 per cento ed entro il 2003 al 35 per cento. Siamo di fronte ad una operazione di magia, visto che i livelli di raccolta differenziata ad oggi sono estremamente bassi, quasi da prefisso telefonico. Allora, non comprendiamo bene quali azioni saranno attuate, affinché questi obiettivi vengano raggiunti. […]

La giunta Storace viene ricordata dai tanti cittadini che auspicano un ciclo dei rifiuti virtuoso per due ordinanze firmate a ridosso delle elezioni regionali del 2005 dall’allora sub-commissario Verzaschi. I Radicali hanno sempre denunciato il fatto che le peggiori “porcate” la partitocrazia le fa di notte, sotto le elezioni o in estate. E’ una tecnica ormai collaudata da vero e proprio regime antidemocratico. La stessa tattica è stata usata dal centro-destra laziale il 3 e 4 aprile del 2005, in occasione delle elezioni per il Presidente della Regione Lazio. Qualche giorno prima del voto, precisamente il 25 marzo, il sub-commissario Verzaschi firmò due documenti importantissimi che, come vedremo, non saranno annullati dal neoeletto Marrazzo e che permetteranno all’avvocato Cerroni di continuare a imperversare nella palude partitocratica dei rifiuti. Le ordinanze firmate da Verzaschi sono: la n.14 per l’allargamento di fatto dell’immensa discarica in direzione dell’abitato di Massimina (che con un po’ di sarcasmo venne chiamata “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”) e la n.16 per la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti).

La questione delle scorie del gassificatore è ancora oggi avvolta da un mistero, su questo argomento nel 2011 è stata presentata una interrogazione dei consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, a cui non è stata data ancora una risposta. L’ordinanza n.14 prevede che tali scorie siano conferite all’interno della zona “Testa di Cane”, al di fuori del polder e a ridosso dell’abitato. Il testo originale prevedeva che in direzione di Massimina, a due passi da un parco pubblico, dovessero essere scaricate le scorie di tutti gli inceneritori del Lazio, fortunatamente almeno questo provvedimento è stato successivamente soppresso. Ma quello che ha fatto più discutere è sicuramente l’ordinanza n.16: ossia la costruzione del gassificatore. La zona di Malagrotta è un “sito classificato a rischio d’incidente rilevante soggetto ai vincoli del D.L. 334/99 (Seveso II)” e per ogni nuovo impianto di qualsiasi tipo, che s’intendesse costruire nell’area, la popolazione deve essere consultata (Art. 23). Purtroppo nessun amministratore ha mai pensato di coinvolgere la cittadinanza. Su questa questione l’Avv. Cerroni, in un’intervista del 13 novembre 2008 di Cecilia Gentile su Repubblica, ha chiamato in causa Storace:

Avvocato, non c´è solo la mancata applicazione delle norme antincendio. C´è, soprattutto, la violazione della normativa Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area impianti industriali ad alto rischio.

«E che c’entro io con Seveso 2? Erano l’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e l’assessore Marco Verzaschi che dovevano valutare, che dovevano controllare. Loro mi hanno dato l’autorizzazione: che c’entro io? E poi, guardi. Questa questione di Seveso è una stupidata grossa come una casa: si tratta solo di un serbatoio che era troppo grande e che mi hanno fatto sostituire». Dunque, Seveso 2 non la riguarda.

«No, riguarda Storace e Verzaschi. Qualcuno pagherà per questo scherzetto».

In un documento della società COLARI del 25 ottobre del 2003, avente per titolo “Progetto di intervento per la produzione di energia elettrica dal CDR prodotto negli impianti di Malagrotta 1 e 2 mediante centrale di massificazione”, sono contenute tutte le informazioni sul cosiddetto “polo energetico” di Malagrotta. Le linee produttive previste sono tre: due per il trattamento di 182.500 tonnellate annue di CDR, la terza di riserva. Ad oggi ne è stata costruita solo una, proprio grazie all’ordinanza n.16 firmata da Verzaschi, ma i problemi non sono di certo finiti qui, anzi, nei cinque anni successivi la storia del gassificatore è continuata come al solito, tra luci ed ombre, nella migliore tradizione della partitocrazia di centro, di destra e di sinistra.

Roma, 5 luglio 2002: il rapporto dei “saggi” di Veltroni

Nel 2002 una commissione formata dai più importanti esperti italiani di smaltimento dei rifiuti, nominati dall’allora sindaco della capitale, Walter Veltroni, scriveva che a Roma l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata e riciclaggio poteva essere raggiunto entro il 2005, ma solo superando il modello dei “grandi contenitori in sede stradale” a favore del sistema “domiciliarizzato o di prossimità”. Quindi no al cassonetto multi materiale e si alla raccolta porta a porta. Il documento, rimasto sconosciuto ed inapplicato, si intitola: “Relazione di sintesi contenente la valutazione delle iniziative in grado di realizzare gli obiettivi di riduzione dello smaltimento finale e il superamento del sistema di conferimento in discarica in rapporto a soluzioni ottimali sul piano della compatibilità ambientale.” (estratto dall’ordinanza del sindaco di Roma n.81 del 19/03/02).

I componenti di quella commissione erano: prof. Walter Ganapini, prof. Renato Gavasci, Dr. Massimo Guerra, Ing. Andrea Masullo, Prof. Giorgio Nebbia, Prof. Adolfo Parmaliana, Dr.ssa Lucia Venturi e il Prof. Giuseppe Viviano. La relazione proponeva di programmare per il 2005: un recupero di energia pari al 26.4%, un recupero di materia (raccolta differenziata) del 44.8% e un conferimento in discarica del 24.3% del totale di RSU. A differenza di tanti documenti politici che sono stati presentati negli anni, questo spiegava chiaramente come raggiungere gli obiettivi prefissati.

In merito alla prevenzione e riduzione dei rifiuti il testo suggeriva iniziative all’interno dell’Amministrazione: l’acquisto di beni e servizi con marchio “Green public procurement” e di aziende esterne, stipulando accordi di programma con le distribuzioni grandi, piccole e associate, fino al coinvolgimento delle Università romane e del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo della possibile certificazione di qualità ambientale del territorio capitolino. I “saggi” si soffermarono molto sul metodo di raccolta, ben consapevoli che questo poteva fare la differenza, infatti suggerirono di riorganizzare celermente la raccolta del differenziato verso modalità “domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando il prevalente conferimento in grandi contenitori ubicati in sede stradale che favoriscono lo sversamento massiccio di flussi impropri di rifiuto. A testimoniare la professionalità dello studio c’è un intero paragrafo dedicato ai mezzi e alle risorse umane dell’Ama, che viene definito sufficiente a fronteggiare l’eventuale cambio di tipo di raccolta, suggerendo di affrontare l’eventuale carenza di risorse finanziarie attraverso formule di leasing integrato al global servicing, largamente sperimentate con successo nelle metropoli europee. Secondo i professori questo doveva essere accompagnato anche dal coinvolgimento del volontariato e del privato qualificato che, a loro avviso, avrebbero dovuto avere anche la funzione di informatori: un piano così ambizioso doveva essere promosso al meglio per poter trovare la cittadinanza informata e pronta a fare la propria parte. Nel testo consegnato all’allora sindaco Veltroni si faceva menzione anche al passaggio da “tassa” a “tariffa”.

Il concetto era così semplice da sembrare quasi scontato: chi più differenzia meno paga. Per sensibilizzare le persone a fare la raccolta differenziata bisogna far capire loro che questo metodo di raccolta conviene anche economicamente, solo così molti si impegneranno a farla. Uno degli ultimi passaggi del testo era dedicato alla rivisitazione dell’allocazione dei mezzi di raccolta, infatti il testo denunciava l’assoluta sproporzione tra i mezzi e i contenitori di raccolta indifferenziata e quelli che invece dovevano servire alla separazione dei rifiuti. Questa situazione, tutt’oggi presente, trasforma i cassoni in mini–discariche a cielo aperto, con effetti dirompenti sulla volontà cooperativa dei cittadini. Ai fini del miglioramento del traffico urbano, della qualità dell’aria e dell’efficienza della raccolta, il documento suggeriva, infine, il decollo a regime del progetto di valorizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti nella Capitale. La relazione dei saggi purtroppo non venne mai resa pubblica, né applicata dal sindaco Veltroni. I motivi rimangono avvolti dal mistero, anche se i più maliziosi parlano di indebite pressioni provenienti da una parte, dall’estrema sinistra che non poteva avallare il recupero energetico, dall’altra parte, dalla lobby della discarica consapevole del pericolo che poteva venire da un cambiamento del tipo di raccolta. Quando ai romani si chiede se fanno la raccolta differenziata, in tanti rispondono così: «è inutile tanto buttano tutto a Malagrotta!».

Questa convinzione è sempre più diffusa tra i cittadini della Capitale e la risposta, in effetti, ha un fondo di verità: a Malagrotta, oltre all’indifferenziato, si conferisce il combustibile derivato dai rifiuti di bassa qualità, dovuto al non perfetto funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico. Inoltre si butta quella parte della raccolta differenziata (sia la parte umida sia quella secca) che, non avendo una filiera di qualità ed in assenza di impianti utili al suo trattamento, conviene portare nella discarica più grande d’Europa. Infine, sempre per quanto riguarda il riciclo, in discarica vanno a finire anche gli scarti del cassonetto multimateriale, ossia il contenitore che, a detta dei “saggi” di Veltroni, era uno dei motivi che frenavano il buon funzionamento della raccolta differenziata. Nel cassonetto blu multimateriale si conferiscono insieme vetro, plastica e metallo, solo la carta viene raccolta singolarmente e c’è il cassonetto verde per l’indifferenziata. La plastica ed il vetro hanno un peso specifico diverso, questo comporta che per poterli trasportare si devono pressare: in questo modo alla fine si ha del vetro da riciclare sporco di plastica e della plastica da riciclare sporca di vetro. Secondo alcuni gli scarti di questa operazione vanno dal 50 all’80%, secondo altri siamo intorno al 20–30%, l’unica cosa certa è che questi scarti vanno a finire tutti in discarica. Per conoscere la percentuale esatta i consiglieri della lista Bonino Pannella alla Regione Lazio, Rossodivita e Berardo, hanno interrogato l’Assessorato competente. La risposta è stata assurda: «lo chiederemo all’Ama, ad oggi non sappiamo quantificare». Imbarazzante!

Nella puntata di Report “l’Oro di Roma” del 23/11/2008, dedicata quasi esclusivamente a Malagrotta, Michele Baldi (ex capogruppo di An al Comune di Roma) dà una sua spiegazione del perché nella Capitale la raccolta differenziata non è mai decollata:

Il Consorzio CTR (consorzio trattamento rifiuti) fatto dall’allora presidente dell’Ama Mario Di Carlo, 50% Ama+ 50% COLARI (Cerroni) che poi cambia in 51% Ama+ 49% COLARI (Cerroni). L’amministratore delegato era sempre Cerroni e con il 51% di pubblico si potevano raggirare le gare pubbliche, quelle per i cassonetti e per i compattatori. Di Carlo affidava la raccolta differenziata di Roma al proprietario della discarica e furono proprio in quegli anni che si prese la decisione dei cassonetti multimateriale. Presentai un emendamento in consiglio comunale per l’incompatibilità di Cerroni nel CTR, l’emendamento passo per un soffio ma non è cambiato nulla: nel momento che si è deciso di fare un gassificatore mi sono battuto per farlo in sito pubblico a gestione pubblica, invece si è fatto in un sito provato a gestione privata.

2005–2010 i cinque anni del centro-sinistra di Marrazzo

Per le elezioni del 2005 il centro-sinistra scelse di candidare il giornalista della Rai, Piero Marrazzo. Contro parecchi pronostici vinse il duello con Francesco Storace e rimase in carica fino alla fine del 2009 quando, travolto dallo scandalo dei “trans di via Gradoli”, si trovò costretto a ritirarsi dalla politica. Durante la sua legislatura accaddero molte cose, in materia di rifiuti, la maggior parte non proprio trasparenti e atte a risolvere i gravi problemi del settore. Finito il commissariamento che durava da circa nove anni, fu stilato un nuovo piano dei rifiuti, si avallarono le ordinanze di Verzaschi e si autorizzò la costruzione di un nuovo gassificatore ad Albano. Il Lazio era stato in situazione emergenziale dichiarata dal 19 febbraio 1999 al 30 giugno del 2008, data in cui il Presidente della Regione Marrazzo, nella figura di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Lazio, svolse una relazione sullo “stato di attuazione delle azioni volte al superamento della fase emergenziale dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”. Sull’utilità del commissariamento ed il reale superamento dell’emergenza ci sono ancora molti, molti dubbi. Perplessità ben evidenziate dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che il 02/03/2011 scrive:

[…]Nella regione sin dal 1999 è stata decretata l’urgenza e la gestione commissariale. La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a una gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Infatti la formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo, che sono essenzialmente rappresentate dallo scarso sviluppo della raccolta differenziata, dalla lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, dalla commistione tra parte politica e parte gestionale. È stato privilegiato il ricorso allo smaltimento in discarica (con richieste di ampliamenti, deroghe e nuove installazioni) e non il ricorso al revamping, all’ammodernamento e potenziamento delle strutture di trattamento esistenti, in parte obsolete, per la separazione secco–umido del rifiuto tal quale, alla stabilizzazione della frazione umida con produzione di fos da destinare alla ricopertura delle discariche e/o al ripristino delle cave esaurite, al tmb (trattamento meccanico biologico). […]

Il presidente Marrazzo invece, in diverse sedi istituzionali, si affannava a rivendicare il ruolo del commissario e della fine dell’emergenza. In un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti del 06/05/2009 dichiarò

[…] Vorrei innanzitutto sgomberare il campo da un argomento troppo spesso usato polemicamente nei confronti della regione che io guido. La regione Lazio non corre il rischio di cadere in emergenza come è avvenuto in Campania. Nel Lazio, a giugno dello scorso anno siamo usciti da una fase commissariale durata oltre dieci anni. Il piano commissariale ha scongiurato qualunque scenario emergenziale. Oggi, siamo infatti rientrati nella gestione ordinaria, una nuova fase che, grazie alla programmazione che la mia amministrazione è stata capace di mettere in atto fin dall’inizio della legislatura, ha definitivamente superato l’emergenza e ha dato una programmazione alla gestione dei rifiuti della regione. […]

Non si capisce bene né la dichiarazione dello stato di emergenza, né il suo superamento. Questo perché se il commissariamento si poteva sciaguratamente giustificare attraverso il mancato adempimento delle normative europee, la cessazione di questo non corrispondeva ad un reale cambio di rotta, infatti continuerà a mancare l’impiantistica necessaria e si protrarrà a conferire il tal quale a Malagrotta! Concetti ben ripresi dal consigliere Mario Di Carlo durante la seduta del 3 ottobre 2007:

[…] Questo varrà per il 2008, varrà per il 2009 e varrà anche per il 2010, a patto che alcune decisioni vengano prese, vengano prese oggi, anzi ieri, perché questa proroga non verrà presa da altri che non sia questo Consiglio regionale, o almeno lo deve fare il Consiglio regionale. Quindi io mi chiedo: siamo tutti d’accordo nel farlo? E’ o non è una situazione d’emergenza andare, come Regione Lazio, in difformità rispetto ad una direttiva europea che riguarda l’intera Europa, 25 Paesi? […] Se non è emergenza questa, l’emergenza qual è, solo gli incendi per strada e la gente che blocca le macchine? Oppure l’emergenza è tutto ciò che è difforme rispetto al normale funzionamento di un Paese, che sta in una comunità come quella europea? […]

Il superamento del commissariamento verrà giustificato da Marrazzo attraverso la stesura di un piano rifiuti che, è bene ricordarlo, non verrà mai approvato dal Consiglio regionale. Le parole del Presidente, nella seduta del 24 giugno 2008, riassumono questa sua convinzione:

[…]Roma ed il Lazio, lo devo sottolineare in apertura, non corrono il rischio di Napoli e della Campania, perché c’è un piano affidabile, nato da un confronto figlio di un percorso concertativo che consentirà una gestione dei rifiuti moderna, responsabile, rispettosa dell’ambiente. […]

Anche il centro-sinistra, così come nei cinque anni precedenti il centro-destra, stilerà un piano che si dimostrerà inapplicabile e largamente disatteso. Le linee guida rimarranno solo sulla carta. Durante tre sedute del Consiglio regionale – rispettivamente quelle del 13 luglio 2006, del 3 ottobre 2007 e del 24 giugno 2008 – Marrazzo illustrò in aula la strada che la sua Giunta intendeva percorrere per dare al Lazio una svolta ecologica.

Sulla riduzione dei rifiuti:

[…] Se quel piano era legato agli impianti di termovalorizzazione, noi abbiamo immaginato, quasi specularmente, di partire dall’altro corno del problema, ovverosia dalla riduzione dei rifiuti, cioè immaginare che questa Regione possa puntare – attraverso una serie di mosse e di atti di grande collaborazione, anche con i soggetti principali della produzione e della commercializzazione, tenendo conto che attori e protagonisti rimangono sempre cittadini – alla riduzione dei rifiuti. […] Cioè, quindi, fissare che in primo luogo se si parla di rifiuti si parla di difesa dell’ambiente e del diritto alla salute dei cittadini. In secondo luogo, prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti; in terzo luogo, la raccolta differenziata. […]

Sulla raccolta differenziata:

[…]“Pertanto la Regione Lazio – concludo nella lettera indirizzata al Ministro – si prefigge l’obiettivo di raggiungere in pochi anni il 50 per cento di raccolta differenziata e per questo metterà a disposizione nel periodo 2008/2010 oltre cento milioni di euro di risorse FAS”. [...] Nel periodo transitorio 2008/2011 nella Regione Lazio verranno prodotti circa 14 milioni di tonnellate di rifiuti. Una parte crescente di questi verrà recuperata attraverso la raccolta differenziata, una parte verrà avviata presso gli impianti di trattamento meccanico–biologico e la restante parte arriverà “talquale” in discarica. Se consideriamo che il livello di raccolta differenziata al 2007 rappresenta circa il 14 per cento del rifiuto prodotto, il trend evolutivo che se ne determina porta al 20 per cento di raccolta differenziata nel 2008, al 27 per cento nel 2009, al 40 per cento nel 2010 e al 50 per cento nel 2011. […]

Sulla termovalorizzazione:

[…]L’offerta di termovalorizzazione esistente prevista dal piano contempla gli impianti di Colleferro, di proprietà del Consorzio Gaia, in funzione e in grado di trattare ogni anno 180 mila tonnellate; San Vittore prima linea, di proprietà di Acea, in funzione e in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti l’anno; Malagrotta prima linea, con inizio dell’attività prevista entro la fine 2008, in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti all’anno; Malagrotta seconda linea, che entrerà in funzione nel 2009 e tratterà altre 90 mila tonnellate di rifiuti ogni anno; San Vittore seconda linea, con inizio attività previsto per giugno 2010, che tratterà 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’ulteriore impiantistica prevista dal piano inizierà ad essere attiva entro il 2011 e tratterà 160 mila tonnellate di rifiuti l’anno. […]

Sulle discariche:

[…] E’ da evidenziare, quindi, che la conseguenza diretta del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata renderà necessarie ulteriori discariche, dal momento che quelle oggi in esercizio che raccolgono rifiuti tal quale arriveranno a saturazione nei prossimi due anni. Il minor utilizzo possibile delle discariche è peraltro assunto come ulteriore linea strategica del piano. […] In osservanza delle norme del decreto legislativo n. 36/2003, dal 1° gennaio 2008, in discarica, potranno arrivare soltanto rifiuti trattati. Ed è tra l’altro risaputo che la situazione delle discariche del Lazio, come vi dicevo, è ormai prossima alla saturazione, e che non ci sono molte possibilità tecniche per l’ampliamento di tali discariche. […] non si può che lavorare ad una revisione profonda dei modelli di produzione e di distribuzione delle merci per incidere in maniera sostanziale sulla produzione dei rifiuti e, in seconda battuta, sulla capacità di riciclarli: “riusare”, “ridurre”, “riciclare” e poi “smaltire”, questo è l’ordine delle priorità che abbiamo stabilito. […]Se questo è l’incremento quantitativo in percentuale della raccolta differenziata, nel 2008 i rifiuti conferiti in discarica saranno 2 milioni e 115 mila, per andare a diminuire nel 2009 a 1 milione e 470 mila tonnellate, nel 2010 a 739 mila tonnellate, nel 2011 a 496 mila tonnellate. Questo è uno degli obiettivi più importanti, perché è collegato alla direttiva europea. Cioè noi ci andremo ad allineare ad una Regione che diminuisce il conferimento di “talquale”. […]

Alla fine della legislatura non si registrerà nessuna diminuzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata continuerà ad attestarsi intorno a percentuali ridicole, i termovalorizzatori continueranno a non lavorare a regime e il conferimento in discarica sarà sempre il metodo scelto per lo smaltimento della stragrande maggioranza dei rifiuti. Malagrotta rimane lì e cresce in altezza per coprire altri cinque anni di nulla assoluto. Durante il periodo 2005-2010 il centro-destra all’opposizione userà le stesse argomentazioni usate dal centro-sinistra nel periodo 2000–2005: i ruoli cambiano ma le accuse sono identiche, è il solito gioco delle parti, ma l’ultimo decennio evidenzia bene che sono stati identicamente responsabili di una situazione vicina al collasso. Nella seduta del 24 giugno 2008 l’opposizione attacca il Presidente della Regione, diversi consiglieri accusano Marrazzo di barare. Luigi Celori, allora eletto nelle liste di An, è tra questi:

[…] Lei basa tutto il presupposto del suo ragionamento sul fatto che si arriverà entro il 2012 al 50 per cento di raccolta differenziata. Questa è una favoletta, ce la poteva raccontare Andersen, non credo un Presidente della Regione Lazio. […]

Il consigliere Pallone di Forza Italia ironicamente tira in ballo l’esercito:

[…] Vede, Presidente, lei ha detto che aprirà dei tavoli con il Ministro dell’ambiente, con l’Europa, con tutti, io credo che ci voglia l’esercito – e lo dico seriamente –, ci vuole l’esercito che viene a fare la raccolta differenziata nella Regione Lazio per arrivare a quella cifra! […]

Francesco Fiorito, oggi capogruppo del Pdl allora consigliere di An, rincara la dose:

[…]Da questo punto di vista, noi abbiamo, nei giorni scorsi, avuto, per vie traverse, in particolare dalla Commissione tecnica che avete fatto col Comune di Roma, un piano e ci siamo apprestati ad analizzare quello che voi stavate facendo. Oggi ci troviamo un piano, che poi scopriamo dalle dichiarazioni della sinistra più radicale che è stato definito “cambiato”, a noi sembra più che altro “edulcorato”, oppure omesso in alcuni punti, che è completamente diverso su alcuni temi. […] Bene, quando noi andiamo a vedere la tabella che avete fatto, Presidente, che cambia rispetto a chi ha avuto la fortuna come me di vedere la precedente che fissava al 50 per cento nel 2012, voi in un giorno siete stati capaci di sviluppare un piano così bene e così arditamente che avete aumentato del 10 per cento, 15 per cento la differenziata tra la nottata di ieri e la mattinata di oggi. Siete così efficienti, Presidente, che in questo piano avete cambiato le cifre, riuscendo, solo in una nottata di trattative tra la sinistra estrema e il resto della maggioranza, a migliorare del 15 per cento la raccolta differenziata in questa Regione! Siete dei bravissimi scienziati dell’ambiente! Riunitevi tutte le notti se è così, perché con 15 per cento a notte risolveremo il problema della differenziata. […] E le dico anche perché, perché il vecchio documento diceva che nel 2012 saremmo arrivati al 50 per cento, questo che avete portato oggi, che è falso nei fatti, nei termini e nelle quantità, dice che l’indicatore dà al 2008 il 20 per cento, arriva al 2009 con un aumento fino al 27 per cento che significa più 7 per cento, poi passa dal 2009 al 2010, non sappiamo in virtù di cosa, dal 27 al 40 – quindi fate il 13 per cento in questo altro anno – poi passa al 50 del 2011, che significa che fanno un altro 10 per cento, e nella pagina 3, che ho detto prima, nel 2012 dovete arrivare al 75 per cento![…] Dov’è oggi il piano per la raccolta differenziata che dovrebbe migliorare con percentuali così strepitose e straordinarie questo tipo di attività? […] Perché la prima accusa che faccio in questa Aula è che questo piano è falsato prima di tutto sui numeri della differenziata ed è pericoloso che una Giunta come la vostra che ha fatto di questo una bandiera, oggi venga in quest’Aula a dirci che oltre ai numeri non porta nulla. […] Quello che chiedevamo noi, Presidente, era che insieme ai numeri della differenziata, lei come ci ha promesso in tanti dibattiti, ci venisse a portare anche in che modo voleva portare avanti questa differenziata. […]

Argomentazioni condivisibili, se non fosse che nei cinque anni precedenti era stato il centro-destra a sparare numeri a casaccio. Non a caso il loro piano dei rifiuti è stato largamente disatteso e bocciato da Bruxelles. Quando c’è una discussione sui rifiuti, nell’aula del consiglio regionale c’è come uno spettro che si aggira tra i banchi degli eletti: il suo nome è Manlio Cerroni. In pochi lo nominano ufficialmente, ma quando questo avviene è solo per accusare l’altra parte politica. E’ il caso di Fabio Desideri, esponente del centro-destra, che durante la seduta del 3 ottobre 2007 accusò Marrazzo di prendere ordini dal padron di Malagrotta:

[…]Vede, io ho qui davanti a me una lettera che credo di aver ricevuto insieme agli altri capigruppo, un fax del Co.La.Ri. il cui problem solver è l’avvocato Cerroni. Io non lo conosco, non ho il piacere, però certo verifico una cosa… Perfetto. E’ diventato consigliere regionale! No, io non lo conosco, però in questo atto che è giunto a tutti i capigruppo e che io ricordo perché ho l’abitudine di mettere da parte i foglietti di carta ci sono alcune conclusioni che, guarda caso, sono raccolte interamente nel piano che oggi il Presidente Marrazzo ha presentato. Per esempio, perché è bello leggerle queste cose, e lo dico ai colleghi della sinistra, la sinistra sinistra, ma vi è sfuggita questa lettera dell’avvocato Cerroni? No! L’avete letta con attenzione? E infatti vi ritrovate le conclusioni nel piano del Presidente Marrazzo. […] Presidente Marrazzo, siccome a me le favole non sono mai piaciute, dico che questo avvocato Cerroni, che non conosco, molto probabilmente ha ragione. Badate, io non sono d’accordo con tutta questa cosa, però vi dico che ha ragione, perché lui dice “dovete fare otto linee”, e nel piano c’è scritto otto linee. […] La differenza, il delta, caro Presidente, non è il 2 per cento, come dice lei. Secondo quel signor Cerroni è il 4 per cento. E se per caso ha ragione, come aveva ragione in tutta la sintesi dei 10–12 punti che in questa letterina, come a scuola, ci ha inviato, quel piano che lei ha presentato non serve a niente, Presidente. Detto in romano provinciale, è “carta” da utilizzare per altre cose. Allora, mi auguro che non abbia ragione l’avvocato Cerroni, perché se ha ragione, non solo siete dei “Pinocchi” politicamente parlando, ma in aggiunta ci troveremo… […]

Non appena insediatosi alla presidenza della Regione Lazio, Marrazzo doveva decidere se annullare le ordinanze n.14 e n.16 sottoscritte da Verzaschi, i testi che autorizzavano sia l’allargamento di Malagrotta per nuove volumetrie ordinarie nella località di “Testa di Cane”, sia la costruzione del gassificatore all’interno della discarica. Va segnalato il fatto che lo stesso Comune di Roma, attraverso il X Dipartimento, VIA – VAS (Servizio Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica), aveva espresso forti e ripetute perplessità sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003. I dubbi vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti in quell’area e sulla contiguità dell’impianto stesso rispetto alla massa dei rifiuti della discarica. La situazione poteva oggettivamente rappresentare un fattore di rischio elevato, anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e un’eventuale fuga di biogas dalla discarica poteva provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili. Il servizio VIA del X Dipartimento aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, vale a dire su tutta la superficie di Malagrotta e Valle Galeria. La Regione non ha mai ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune. Il Presidente Marrazzo, incontrandosi con i comitati dei cittadini, decise di sospendere le due ordinanze ma purtroppo questa decisione fu temporanea, durò infatti solo alcuni mesi, dopodiché Cerroni comunicò tranquillamente a Marrazzo la sua volontà di iniziare i lavori, e così fece. La sospensione dell’ordinanza n.16 non avvenne mai ufficialmente, infatti agli atti non esiste nessun documento di sospensiva. Per di più la giunta di centro-sinistra non si avvalse dell’opportunità di ricorrere al Tar, come invece era previsto in caso di contestazione. I lavori del gassificatore iniziarono prima del Natale 2005. I comitati contro l’impianto di Malagrotta accusarono successivamente Marrazzo di averli ingannati con le chiacchiere, impedendo di fatto che un ricorso contro le ordinanze venisse presentato in tempo utile dai cittadini. Il 24 marzo 2007 Marrazzo firmò l’ordinanza n.15 per lo smaltimento a Malagrotta di ulteriori 1.350.000 tonnellate di rifiuti. Con il decreto n.37 del 30 giugno 2008 Marrazzo autorizzò, nelle sue ultime ore da commissario, le prove per la messa in funzione del gassificatore. Una firma concessa con troppa facilità: da una successiva ispezione dei Vigili del Fuoco, infatti, si riscontrarono irregolarità per le quali le prove vennero sospese.

L’11 novembre 2008 i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) effettuarono un blitz a Malagrotta: i militari sequestrarono il nuovo inceneritore in quanto privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondente ad altri requisiti di legge. Il provvedimento fu deciso dal gip di Roma, dopo gli accertamenti del NOE. Le persone indagate furono due: il presidente del COLARI, Manlio Cerroni, e il vicepresidente del consorzio. Il Gip parlò di “esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge”, e ritenne che fosse “indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi, in particolare una raffineria e un deposito di Gpl”. Il magistrato autorizzò l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, per poter così richiedere e ottenere il nulla osta dei vigili del fuoco, necessario per l’attivazione delle procedure. I militari requisirono negli uffici della regione Lazio tutta la documentazione dell’iter autorizzatorio dell’impianto di Malagrotta, avviato nel 2004–2005. Il dissequestro del gassificatore arrivò il 5 dicembre 2008 e il giudice per le indagini preliminari predispose che, in attesa del nulla osta dei Vigili del Fuoco, le attività avrebbero potuto continuare sotto la supervisione dei Carabinieri del NOE. L’intervento della magistratura causerà un ritardo sulla sperimentazione dell’impianto di circa un anno. Il gassificatore è costato circa 350 milioni di euro, Cerroni ne ha recuperati quasi la metà grazie ai contributi Cip 6 dello Stato. Questo impianto a regime smaltirà 500 tonnellate di CDR al giorno e genererà circa 36 megawatt di elettricità, che l’Avvocato venderà sul mercato. Ulteriori guadagni per il benefattore di Roma. Il gassificatore è stato costruito con la discussa tecnologia Thermoselect e prevede due sistemi di controllo dei fumi: il primo è della svizzera Asea Brown Bovèri; il secondo, il sistema Amesa, è della francese Environment.

I sistemi di controllo in continuo sono gestiti esclusivamente dal provato, la parte pubblica, tramite l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), effettua monitoraggi solo una tantum. I consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, tramite una interrogazione depositata nel 2010, hanno chiesto alla presidente Polverini due semplici cose: dove vengono stoccate le scorie del gassificatore di Malagrotta, e perché le emissioni in atmosfera di tale impianto non vengano monitorate da un soggetto indipendente dal gestore e rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio. Come al solito nessuna risposta. Il piano regionale sui rifiuti voluto da Marrazzo non arrivò mai al voto del Consiglio Regionale, perché all’interno del documento era prevista l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano. L’area sinistra dello schieramento del Presidente era nettamente contraria a questa nuova struttura, questo comportò la non approvazione del piano ma non evitò a Marrazzo di firmare la delibera di giunta che ratificava l’impianto di Albano. Le procedure previste per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono state concluse nel mese di aprile 2009, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n.59 del 2005. A questo proposito la ASL RMH, in conferenza di servizi, si è espressa con tre distinti “pareri”:

il primo evidenziava una serie di criticità ambientali già, prese in considerazione all’interno del parere di compatibilità ambientale della competente area regionale; il secondo rilevava, in relazione alle criticità, che le distanze dell’impianto dalle abitazioni non erano ritenute conformi agli atti di pianificazione e quindi ciò significava non potere esprimere parere positivo sull’intervento; il terzo, acquisita dalla regione la corretta interpretazione sulle distanze nonché chiarimenti in merito alle criticità sottoposte, risultava “non favorevole” in relazione ai risultati di uno studio epidemiologico effettuato dalla ASL RME e dal Centro Regionale per l’Epidemiologia.

A seguito di tali pareri la regione ha chiesto ad ARPA Lazio e al Centro Regionale per l’Epidemiologia di effettuare le verifiche ambientali sul sito di localizzazione e accertamenti epidemiologici sullo stato di salute dei cittadini di Albano, soprattutto riguardo aulla possibile influenza dell’impianto sulla popolazione. A valle delle verifiche, essendo stati forniti dai due enti incaricati elementi di “tranquillità”, si è proceduto alla chiusura della conferenza dei servizi con esito favorevole per il rilascio dell’AIA. Tuttavia, nonostante la Conferenza dei Servizi abbia concesso parere favorevole alla concessione dell’autorizzazione, aprendo quindi le porte per la realizzazione dell’impianto, si deve annotaree il parere negativo espresso dalla ASL RMH, superato poi dal parere del dipartimento di epidemiologia dell’ARPA Lazio. Questo ha comportato negli abitanti della zona un senso di frustrazione, di reazione e di tensione, che ancora persistono nella direzione della non accettazione dell’impianto. Il TAR del Lazio, con sentenza emessa nel mese di dicembre 2010, ha annullato la delibera della precedente Giunta Regionale Marrazzo sul gassificatore e ora, dopo il ricorso, si attende il parere del Consiglio di Stato. L’impianto dei Castelli romani è al 33% dell’Ama, al 33% dell’Acea e al restante 33% dell’avvocato Cerroni. Quest’ultimo, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il 15/06/2010, rispondendo ad una domanda di un parlamentare in merito ad Albano, dichiara:

[…] Io posso dirle una cosa in questa sede – e parlo adagio, perché possa rimanere tranquillamente scritto – e cioè che l’impianto di Albano, alimentato a CDR prodotto dall’impianto dei Castelli, dall’impianto di Rocca Cencia e dall’impianto del Salario, sarà l’impianto top a livello mondiale. Non ci sarà nessun altro. Bisognerà andare a Fukujama, alla città delle rose – questo è già avanzato – e aggiungo che il giorno in cui sarà trasformato in impianto di smaltimento dei rifiuti, sarà come ne ha visti in Emilia–Romagna, a Milano, come ne avrà visti a Napoli e così via. Siccome avete parlato di Ferrari e di benzina, questi impianti a CDR sono macchine alimentate a benzina verde, anziché a benzina rossa, come una volta. […] Penso di chiudere il mio ciclo con Albano. Credo che da Albano, se sanno gestirlo bene, può rientrare una quota per le delegazioni che andranno a visitarlo perché l’impianto – alimentato, ripeto, a CDR da Rocca Cencia – non avrà l’eguale. Tuttavia, se c’è un’emergenza, può funzionare anche con il rifiuto tal quale. A quel punto, sarà un impianto di smaltimento di rifiuti, non un impianto che, alimentato a combustibile, anziché a metano, anziché a petrolio, anziché a carbon coke eccetera, produca energia. Questo è quanto. Noi stiamo realizzando, in questo trittico (Rocca Cencia, Salario, Albano) una cosa che non è esente in nessuna parte al mondo. Questo è fuor di dubbio .[…]

Cerroni è ovunque, anche ad Albano. Sull’opportunità di questa scelta si interrogò il consigliere regionale Luigi Celori che, durante la seduta del 24 giugno 2008, non esitò a manifestare le sue perplessità:

[…] Credo, allora, che buonsenso avrebbe voluto che il quarto impianto doveva essere fatto da una società interamente pubblica, e c’è, è l’AMA, quella società che a tutt’oggi ha solo il costo oneroso della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, perché spende soldi per spazzare a terra, spende soldi per separare, spende soldi per produrre il CDR e li spenderà per trasportarlo fino ad Albano e pagherà pure, perché ricordiamo che il CDR per essere bruciato nei termovalorizzatori ha un costo per l’azienda che lo produce e lì lo porta. […] Quindi già gli abbiamo impedito di costruirlo, cioè gli ha impedito la sinistra radicale di farsi il proprio termovalorizzatore a Rocca Cencia dove aveva un terreno di proprietà, ma dove soprattutto poteva con nastro trasportatore mettere il CDR prodotto direttamente nel gassificatore, glielo abbiamo già impedito, speriamo che la si possa quantomeno tutelare in questa nuova compagine societaria, dove farà probabilmente il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro, la parte privata e l’Acea. […]


Il piano per il dopo Malagrotta targato Manlio Cerroni

_Un arzillo vecchietto padrone di tutto che spaccia per benessere all’ambiente e alla società i suoi vigliacchi sovraprofitti. Con i suoi metodi obsoleti e arretrati nel trattamento rifiuti devasta territori e porta malattie. Persone come questa meritano tutta la nostra resistenza.

_(Fonte articolo, Terra, clicca qui) Rischio emergenza rifiuti nel Lazio? Nessun problema, assicura il monopolista delle discariche Manlio Cerroni, ci sono qui io, pronto a salvare Roma. E’ un intervento decisamente inusuale quello pubblicato dal giornale di Confidustria Il Sole 24 ore lo scorso mercoledì, firmato in prima persona dal padrone di Malagrotta, l’enorme discarica della capitale destinata a chiudere i portoni ai compattatori entro la fine di quest’anno, dopo una serie infinita di proroghe. Cerroni si mostra sicuro, pronto ad essere di nuovo chiamato come il salvatore di Roma, ruolo che ha sempre rivendicato con un certo orgoglio.

Il perno centrale del ciclo dei rifiuti della regione Lazio sono da sempre le discariche. La differenziata è a livelli ben al di sotto delle percentuali previste dalla legge e richieste dall’Unione europea. Non solo a Roma, ma nell’intero territorio regionale, salvo qualche piccolo centro, la raccolta porta a porta e la differenziazione spinta non è mai decollata. L’intero ciclo, dunque, si basa sul binomio invasi-inceneritori, con il Cdr – il combustibile da rifiuti – spacciato come la chiave di volta che dovrebbe mettere in sicurezza la gestione dei rifiuti. I centri di trattamento triturano la monnezza, separano la parte bruciabile che va a comporre le ecoballe da spedire verso gli inceneritori, e solo il resto del trattamento dovrebbe finire in discarica. Questa è la teoria.

La realtà è ben diversa. Prendiamo, ad esempio, l’impianto di Albano, di proprietà della Pontinia Ambiente, una delle tante società del gruppo Cerroni. Serve una decina di comuni a sud di Roma e possiede l’enorme discarica di Roncigliano, una vera e propria collina artificiale che appare sulla via Ardeatina, segnalata da un odore acre, particolarmente penetrante in questi giorni. Sono sette invasi – in realtà otto, considerando l’antico sito “zero” ormai chiuso – che si sono riempiti anche grazie alla produzione del Combustibile da rifiuti mai entrato negli inceneritori. Le ecoballe prodotte ad Albano dovevano essere bruciate a Colleferro, dove funzionano i due impianti del consorzio Gaia, ma per motivi mai del tutto chiariti buona parte di quei rifiuti trattati sono stati deviati verso la discarica gestita da Manlio Cerroni.

Cambiando città e scenario il sistema di funzionamento prevede sempre e comunque la centralità delle enormi buche gestite dall’avvocato Cerroni. Ed ora che Malagrotta è arrivata alla fine, il potente imprenditore arrivato nella capitale dal piccolo paesino di Pisoniano qualche decennio fa ha già pronta la soluzione. «I rifiuti che per loro natura richiedono lo smaltimento in discarica – scrive Cerroni su Il sole 24 ore – hanno a disposizione ben due siti per i quali sono stati attivati da tempo (dal 12 ottobre 2009) tutte le procedure richieste dalla vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale: Monti dell’Ortaccio e Pian Dell’Olmo». Inutile dire chi è il proprietario dei due siti.

Ecco, dunque, il piano dei rifiuti dell’avvocato delle discariche, mai discusso in consiglio regionale: «La Regione Lazio è quindi nelle condizioni e nella piena facoltà di rilasciare le connesse autorizzazioni», conclude il padrone di Malagrotta. Un futuro segnato? Forse si, salvo incidenti di percorso.


Roncigliano. Un incubo dentro un incubo.

(Fonte articolo, Controluce, autore Maria Lanciotti, clicca qui) Sabato 30 luglio tutti in discarica a Roncigliano nel comune di Albano per protestare contro l’illecita costruzione e messa in opera del settimo invaso, un bucone enorme di cinquecentomila tonnellate in cui la società Pontina Ambiente andrà a scaricare i suoi rifiuti per i prossimi dieci anni, se “qualcosa” non interviene per mandare a monte il demenziale progetto. La gente era lì, come l’anno scorso ad agosto, quando si fece camping in discarica temendo un atto di forza nei tempi rallentati delle ferie. Parlava poco, la gente, e poco ascoltava i vari interventi, nemmeno si curava tanto della ventilata visita di Beppe Grillo che alla fine è comparso all’ora di pranzo, toccata e fuga con rinverdimento del Movimento 5 Stelle. Qui da noi chi si muove da anni è il Coordinamento NoInc che continua ad autofinanziarsi per portare avanti una battaglia di civiltà contro un sistema corrotto che fa ribrezzo e paura.

Chi sta tirando le fila, dietro le quinte, di questa sporca farsa che di atto in atto diventa sempre più oscena? I sindaci, dove sono i sindaci, gli amministratori di dieci comuni (due si sono defilati, Nemi e Lanuvio) che si schierano secondo come tira il vento e non si espongono se non nella misura in cui sono ricattabili o influenzabili? Dove sono i bei discorsi di solidarietà che infiocchettano le aule consiliari e i raduni di piazza, se la gente che in agosto si va a gustare l’aria puzzolente della discarica è sempre e solo la gente, sempre più nauseata e convinta che così non si può andare avanti e prima o poi qualcosa cambierà e i Cerroni e i Guidobaldi e le Regioni che non sanno “reggere” col popolo ci dovranno fare i conti e se i conti sono giusti dovranno anche pagare i danni.

Sembra un teatrino dell’assurdo che riporta alla mente quel film di Pasolini “Che cosa sono le nuvole” dalla trama semplice e infernale. In un teatro di marionette viene messo in scena l’Otello di Shakespeare, ma la tragedia non piace al pubblico che non accetta il finale e lo vuole cambiare; così sale inferocito sul palco e fa fuori il perfido Jago (Totò) e il possessivo e malfidato Otello (Ninetto Davoli) e porta in trionfo Desdemona e Cassio, i presunti traditori. Poi il netturbino (Modugno) carica sul camion della spazzatura le marionette sconciate dal popolo e le rovescia in discarica. Affogati nei rifiuti, con la faccia che scola il giallo e il nero del trucco di scena, gli attori principali guardano il cielo passare sopra le loro teste di legno e Otello fa: “Iiiiih, che so’ quelle?”. “Sono le nuvole”, gli risponde Jago. “E che so’ le nuvole? Quanto so’ belle!” replica Otello. E Jago, col suo ultimo scatto di marionetta usurata, fatta a pezzi e pronta per l’inceneritore, sospira: “Straziante, meravigliosa bellezza del Creato…”.

E come nel film di Pasolini, una rappresentazione nella rappresentazione, ci troviamo anche noi non “in un sogno dentro un sogno”, ma in un incubo dentro un incubo, se il pubblico pagante non dà uno scatto di reni e non si ribella a un finale programmato dai signori che non hanno mai alzato lo sguardo dai loro miserabili conteggi e forse nemmeno si rendono conto del crimine che stanno commettendo – e non per soli trenta denari! – uccidendo la bellezza e la vita. E questo non può essere permesso: che lo sappiano, questi signori del male che si vendono per montagne stratosferiche di monnezza che ricadranno in cenere sulle teste di chi non c’entra, che sono colpevoli e ingiustificabili. E che se anche non vivono a Roncigliano anche loro faranno le spese di questa dissennata corsa alla rovina, che non risparmia siti.


Acerra, nessuno vigila sul termovalorizzatore nell’indifferenza delle istituzioni

_Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona già provate a livello oncologico. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche veramente convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO, facciamo quello che dovrebbe fare la vergognosa politica regionale e provinciale (e non solo). Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24. Il tutto in concomitanza con la nostra discussione presso il Tar Lazio, il 14 luglio prossimo venturo, del nuovo ricorso presentato contro la discarica di Albano.

_ (Fonte Il Fatto quotidiano, clicca qui). L’inceneritore di Acerra è un impianto gestito da un soggetto privato, la Partenope Ambiente, del gruppo A2a, subentrata dopo l’addio di Impregilo che ha costruito e messo in funzione il forno, ubicato in località Pantano. Un impianto, sorvegliato dai militari e reso inaccessibile. Da una relazione della direzione “area ambiente” della Provincia di Napoli di fine maggio, emerge un quadro più definito in merito all’impianto modello che Silvio Berlusconi voleva esportare in altre regioni italiane.

L’Osservatorio ‘fuori uso’. Il report parte dai dati sulle emissioni dell’inceneritore. Dati che non sono a disposizione della Provincia, ma sono immessi dal gestore su un sito, relativamente agli ultimi sei giorni, e sono visionabili on line. Diverso il discorso relativo all’Osservatorio ambientale, rinnovato nella durata tramite il decreto n.589 del 05/02/2010 fino al 31 dicembre 2011, e fortemente voluto da Guido Bertolaso che lo attivò nel febbraio 2009. “Spetta – si legge nel decreto istitutivo – all’Osservatorio il compimento di ogni utile iniziativa volta a fornire una corretta ed esaustiva informazione nei confronti della popolazione interessata, relativamente all’attività dell’impianto, ai dati di funzionamento e ai test di controllo”. Per capire a cosa è stato ridotto basta leggere il report della Provincia che non lo definisce ‘sospeso’, ma rileva: “ L’ultima riunione risale al 15 dicembre 2010. In sintesi, durante tale riunione si ribadiva il disagio dell’Osservatorio per la cronica assenza di alcuni dei componenti ( i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Acerra, del Comune di San Felice a Cancello, nonché l’epidemiologo locale, dimissionario) che, di fatto, impediva l’ottimale svolgimento dei lavori”. Il presidente Vincenzo Coccolo ha comunicato sia a Guido Bertolaso che al generale Mario Morelli la grave situazione, ma non ha avuto risposta. Da sei mesi l’Osservatorio non si riunisce, nell’indifferenza generale, e lo stesso presidente Coccolo, come si legge nella relazione della Provincia, “è stato chiamato ad altro incarico a tempo pieno”

Le ceneri in viaggio con le ditte casertane. “ L’impianto – denuncia la relazione – si serve di intermediari e commercianti di rifiuti”. Buona prassi vuole che i rifiuti non viaggino per evitare passaggi intermedi e inquinamento ambientale. Non è la prima volta che la Provincia si sofferma sul punto. Già lo scorso luglio aveva rilevato una carenza dell’impianto – “il mancato trattamento di inertizzazione dei rifiuti (operazione per diminuire il potenziale inquinante e la pericolosità dei rifiuti, rendendoli quindi idonei alle successive fasi, ndr)”. A questo proposito la relazione rileva che “viste le difformità gestionali dell’impianto più volte ribadite, questa direzione ha predisposto un documento tecnico per il riesame, la revisione e la modifica dell’Autorizzazione Integrata ambientale”. Un documento inviato all’Ufficio ecologia della Regione che al momento non ha dato risposta.

Tra le ditte impegnate nel trasporto dei rifiuti, riporta la relazione della provincia, c’è la Ve.Ca Sud–Autotrasporti di Maddaloni, in provincia di Caserta. I Nas, lo scorso luglio, denunciarono 21 autotrasportatori della società (che non è risultata responsabile) che, all’andata in direzione Brescia, riempivano i camion di ceneri mentre al ritorno, di mais destinato agli allevamenti dei bovini. Uno sfarinato contaminato dal metallo pesante. Metallo pesante che è finito, attraverso la catena alimentare, sulle tavole dei cittadini campani.

Tra le altre ditte che si occupano di trasporto e trattamento dei rifiuti anche la Progest di Gricignano di Aversa, sempre nel casertano, che sempre lo scorso luglio fu coinvolta in un’altra inchiesta per il solito sistema di giro bolla e traffico illecito di rifiuti con l’arresto del suo titolare e il sequestro, poi revocato, della società. Nella Progest figura tra i proprietari anche la immobiliare Malinconico Srl. La immobiliare Malinconico ha una quota anche in Holding Investimenti srl, società in liquidazione (esclusa da provvedimenti), che controllava il 23 per cento delle quote di Naturambiente, società quest’ultima finita sotto sequestro, nei giorni scorsi, perché riconducibile a Ludovico Ucciero, arrestato per concorso esterno in associazione camorristica. Per ora si tratta di sole indagini e nessuna condanna. Quanto basta però per destare preoccupazione.


Il Fatto Quotidiano – Corteo No Discarica Albano Laziale


Come non vanno “gestiti” i rifiuti nel 2011

> ATTENZIONE: 18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. LA CITTADINANZA TUTTA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

Discarica intercomunale dei Castelli Romani (Roncigliano, Cecchina). Lavori di sbancamento per il settimo (in realtà ottavo) invaso di una discarica satura e da bonificare, dove per giunta gli speculatori della Pontina Ambiente S.r.l. vorrebbero costruirvi accanto un mega inceneritore da 165.000 tonnellate annue. Questa foto testimonia da manuale come nel 2011 non andrebbero gestiti i rifiuti, con metodi arcaici, dannosi per l’ambiente per il territorio e per la vita umana di un intero comprensorio. Dove ora si alza una collina di oltre 20 metri fino a tre mesi fa c’era un vigneto. Il 18 giugno la popolazione è invitata al corteo cittadino contro la discarica e contro l’inceneritore. Uniti e compatti.


Furia Polverini a Genzano, poi ammette: “Ho reagito in maniera troppo violenta”

Premessa doverosa: Vergogna, si. Vergogna per non tutelare i cittadini ed aver autorizzato l’ampliamento di una discarica esaurita con 500.000 nuovi metri cubi di immondizia in un territorio dove le sole donne muoiono il 20% in più. Vergogna per aver fissato al 60% il livello di raccolta differenziata nell’ultimo scandaloso piano rifiuti, livello soltanto di facciata, ad hoc per non ricevere procedure di infrazione dall’UE ma irraggiungibile dal Lazio nel solo 2011 e con nuovi inceneritori autorizzati. Vergogna perchè la giunta Polverini sostiene quello che desiderava la giunta Marrazzo: il vergognoso e tumorale inceneritore dei Castelli Romani. Tutto questo mentre la governatrice ha asfaltato la sanità di un bacino territoriale di oltre 400.000 persone ed ha rallentato la costruzione del Policlinico dei Castelli Romani. A tutto questo, si, vergogna cara governatrice.

(Fonte: Il Corriere della Sera, clicca qui). La contestazione, i pugni chiusi, i saluti romani. E la Polverini che, dal palco di Genzano, risponde con veemenza ad un gruppo di contestatori altrettanto veementi. Un pomeriggio di alta tensione, ai Castelli. Con uno scontro verbale durissimo tra la governatrice, arrivata nella cittadina laziale per sostenere la candidatura a sindaco di Vittorio Barbaliscia (Pdl) alle prossime amministrative, e una quarantina di simpatizzanti di sinistra. Appena la presidente ha preso la parola, i contestatori hanno urlato «Vergogna, vergogna». E la presidente è diventata una furia. Dal palco, ha cominciato anche lei ad inveire: «Questa è la democrazia – ha gridato – e ve ne dovete fare una ragione. La democrazia è un comportamento, un modo di agire. Fatela finita, aspettate lì, che quando scendo discutiamo noi». Ma i toni non si sono placati. Anzi, tutt’altro. La Polverini si è rivolta direttamente ad un contestatore: «Con me caschi male. So’ della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te». Zecca, per chi non lo sapesse, è il termine dispregiativo per identificare gli attivisti di sinistra. I contestatori, in particolare, ce l’avevano col gassificatore di Albano.

La Polverini ha insistito: «Questi sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti: in sei anni non è stato fatto nulla, noi invece abbiamo fatto un piano rifiuti serio perché con la mafia non voglio avere nulla a che fare». E poi: «Quindi fatemi il ca… di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura: questa è la giunta Polverini, non ho paura nemmeno del diavolo». Tra i contestatori, ce n’era uno che riprendeva con la videocamera: «Riprendi, riprendi. Lo sai che ci faccio con quella? Mò scendo e te lo dico». Finita? Macché. I contestatori hanno gridato «fascista, fascista», e a fine comizio hanno prima cantato l’inno di Mameli col pugno chiuso e poi intonato «Bandiera rossa» e «Bella ciao». E alcuni sostenitori della Polverini hanno risposto col saluto romano.

Finita la manifestazione, la Polverini si è calmata: «Forse ho reagito in maniera troppo violenta, ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. È inaccettabile: sono mestieranti. Se interrompono di continuo, urlando e dicendo cattive parole, ho il dovere di reagire». Lì vicino, sempre a Genzano, c’era anche Enrico Gasbarra (Pd) per un altro comizio. E l’ex presidente della Provincia ha espresso «solidarietà alla Polverini. Noi siamo diversi, non dobbiamo contestare le istituzioni ma battere la presidente democraticamente».

(Fonte Castellinews, clicca qui). È diventata una furia Renata Polverini, ieri a Genzano per la presentazione del candidato sindaco di centrodestra Vittorio Barbaliscia. «Io so’ de strada», «non ho paura neppure del diavolo», «non ho paura delle zecche come voi»: ai contestatori che le gridavano «fascista» la Presidente della Regione Lazio ha risposto con un vero e proprio show. Toni roventi da entrambe le parti. Al «vergogna, vergogna» degli anti-polveriniani, arrabbiati in particolare contro l’inceneritore di Albano, Renata Polverini ha risposto con un «Aò, io so’ de strada, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti». Uno dei contestatori riprende la scena, e Polverini risponde «Riprendi, riprendi, ma lo sai che ci faccio con quella? Mo’ scendo e te lo dico». Qualche sostenitore fa il saluto fascista, quelli del centrosinistra passano da «Bandiera rossa» a «Bella ciao». «Mi dovete far parlare – grida la governatrice – perché questa è la democrazia, ve ne dovete fare una ragione». «Vattene!», «Andatevene voi!». Nella rissa verbale si è scagliato anche il candidato sindaco, Vittorio Barbaliscia, medico, che a un contestatore pare abbia detto «Spero non debba capita’ che te ricucio io, ma se capita te smonto e manco te rimonto».

Alla fine del comizio la tensione si allenta e Polverini ammette: «Forse ho reagito in maniera troppo violenta, ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. Se interrompono di continuo devo reagire». La governatrice ha ricevuto solidarietà dai suoi compagni di partito, e anche dall’ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra, Pd, in quelle stesse ore a Genzano per un altro comizio. La coalizione di centrosinistra genzanese, con un comunicato del candidato a sindaco Flavio Gabbarini, ha fatto sapere di ritenere «gravissimo quello che sta succedendo in questi giorni. Il Pd perde i pezzi, ma il Pdl perde la testa». La contestazione di qualche giorno fa, sempre a Genzano, al ministro Meloni, e quella di ieri alla Polverini, secondo Gabbarini sono il segno di «quanto i cittadini siano stufi di questa situazione, quanto la gente sia stanca di veder arrivare i “capi” da Roma e farsi spiegare come vanno le cose. La gente – ha detto il candidato sindaco – ha compreso bene lo stato delle cose, è stanca dei giochi di potere e di questa situazione, adesso è arrivato il momento di cambiare».


Nel mirino dei magistrati la discarica di Albano Laziale

> Albano, la discarica nel mirino dei magistrati. Clicca qui.

(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui). È dal settembre dello scorso anno che nel mirino della procura di Velletri è finita la discarica di Roncigliano, ad Albano. Gestita da decenni dalla società Pontina Ambiente, del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni, serve una decina di comuni soprattutto dei Castelli. Ed è sulla gestione dell’impianto che si è concentrata l’attenzione dei carabinieri del Noe e dell’Arpa, su delega della procura. Sette mesi fa i militari hanno effettuato almeno due ispezioni per verificare se il limite di rifiuti conferiti nei sei invasi fosse stato superato.

La prima anomalia riguardava l’assenza di documenti tecnici nella sede, circostanza che impediva il calcolo delle volumetrie. Nella seconda verifica, il 23 settembre, gli investigatori constatavano il superamento delle quote di stoccaggio in due buche e il raggiungimento del limite nell’ultimo invaso realizzato, il sesto. In altre parole ipotizzano gli investigatori le ultime tre colline della discarica avevano superato le quote autorizzate.

Non è dello stesso parere l’ingegnere Gian Mario Baruchello che il 6 ottobre su mandato della Pontina Ambiente presenta una perizia alla Regione sostenendo che va considerata una «continuità morfologica» per quei tre cumuli di rifiuti solidi urbani: i due invasi contestati sarebbero più bassi di 10 metri rispetto all’ultima collina della discarica. Basandosi su questa perizia il 28 ottobre il governatore Polverini ha emesso un’ordinanza autorizzando i gestori a continuare a sversare i rifiuti nei due invasi. Un’ordinanza dettata dal fatto che diventava forte il rischio che restassero sulle strade i rifiuti nei comuni-clienti: la Pontina Ambiente aveva infatti annunciato la chiusura dell’impianto.

Per gli inquirenti non è chiara la gestione del ciclo dei rifiuti. Il Noe ha sequestrato anche nei municipi di Albano, Genzano e Pomezia le fatture relative agli ultimi cinque anni, per verificare la congruità dei prezzi applicati. Sull’intera vicenda la Procura di Velletri non ha mai voluto rilasciare commenti.