DEDICATO A CHI PENSA CHE OGGI NON SERVA RIDURRE, RIUSARE E RICICLARE
Si è centuplicata in 40 anni la mole dell’ammasso di spazzatura che galleggia in mezzo all’oceano. Fauna marina a rischio
L’avreste forse vista, in qualche foto della serie Ci stiamo fottendo il pianeta, la “Grande Massa di Rifiuti del Pacifico”, nota anche come Pacific trash Vortex, ovvero la più grande discarica del mondo. E’ uno spettacolo impressionante, una distesa quasi solida di bottiglie e sacchetti di plastica, filtri di sigarette, palloni, siringhe, accendini, spazzolini da denti, oggetti vari, che occupa un’area sempre più vasta dell’oceano Pacifico. Si tratta, per la precisione, di due vortici formati dalle correnti oceaniche, uno a 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane, non lontano dalle Hawaii, l’altro nella parte orientale del Pacifico, davanti alle coste giapponesi.
La sua scoperta, a opera dell’ oceanografo Charles Moore, risale al 1997, ma si sarebbe formata a partire dagli Anni ’50 e la notizia è che le sue dimensioni nel frattempo si sono centuplicate e continuano a crescere in modo costante. Grazie alle navi e alle piattaforme petrolifere, certo, ma anche e soprattutto grazie ai rifiuti che arrivano direttamente dalla terraferma. Lo annuncia uno studio pubblicato a cura di Royal Society journal Biology Letters, raccogliendo l’allarme degli scienziati per la parte meno spettacolare e più infida dell’ammasso, una zuppa di brandelli di plastica di meno di 5 millimetri impastati con idrocarburi e residui chimici che possono mettere a serio rischio la fauna oceanica e, giù per i rami della catena alimentare anche gli esseri umani.
Come in un incubo, la GPGP (Great Pacific Garbage Patch), che ha attualmente le dimensioni del Texas de arriva fino a 30 metri di profondità, è apparsa dal nulla – fino al 1987 non c’era traccia di particelle di plastica nei campioni prelevati per lo studio – e si moltiplica: secondo una ricerca condotta dall’università della California ogni chilometro quadrato di mare, nell’area, contiene fino a 13 mila pezzi di plastica. Che lentamente si disfano in particelle minime, un cocktail micidiale per pesci e uccelli marini. In più bottiglie di plastica e affini rappresentano l’habitat ideale di un insetto noto come sea-skater (pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce. Insetto raro fino a quando doveva deporre le sue uova su legni galleggianti e conchiglie, ora diventato molto prolifico grazie all’estesa superficie a disposizione. Con danni intuibili su tutta la delicata catena alimentare oceanica.
Un bel problema, considerando che una bottiglia di plastica impiega fino a mille anni per biodegradarsi.
Rifiuti: anche piatti e bicchieri di plastica nella differenziata
A partire dal 1 maggio 2012 è possibile conferire negli appositi cassonetti piatti e bicchieri di plastica monouso, sinora destinati all’indifferenziato. Resteranno invece esclusi dalla raccolta degli imballaggi in plastica le posate e piatti e bicchieri durevoli non usa-e-getta, anche se in plastica.
La decisione è stata comunicata ufficialmente da parte del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI (Associazione Nazionale Comuni Italiani-Consorzio Nazionale Imballaggi). Si tratta di una buona notizia in quanto l’estensione della raccolta differenziata allarga in maniera considerevole la quantità di rifiuti destinata ad essere recuperata.
Il Comitato sottolinea che è comunque importante porre attenzione a come si conferisce: piatti e bicchieri monouso devono essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Vanno quindi adeguatamente svuotati prima del conferimento, fatte salve le normali tracce di quanto hanno contenuto, ciò al fine di non sporcare tutto il materiale raccolto e di non rendere più gravoso ed antigienico il successivo lavoro di selezione e di avvio a riciclo o recupero.
“Quella dei piatti e bicchieri di plastica – ha spiegato il Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti, Filippo Bernocchi – è un’importante novità, che va nella direzione di facilitare ai cittadini il conferimento dei materiali nella raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani.
Da questa estensione, potrà derivare non solo un beneficio ambientale ma anche l’opportunità per i Comuni di veder potenzialmente aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito. Ci appelliamo ai cittadini e alla loro collaborazione perché per dare successo a questo processo è necessario conferire piatti e bicchieri che non contengano residui di cibo e bevande”.
Sebbene quella adottata dal Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI sia un’importante novità, è fondamentale ricordare che, al fine di ridurre in maniera significativa la quantità di rifiuti prodotti, l’utilizzo di prodotti usa e getta dovrebbe essere drasticamente limitato.
Fonte: ilcambiamento.it
Ambiente sano vuol dire salute garantita
_Avviso per tutta la cittadinanza: PER L’INCENERITORE DI ALBANO – CASTELLI ROMANI SI ATTENDE LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA DA PARTE DEL CONSIGLIO DI STATO.
_Avviso per tutta la cittadinanza: SABATO 10 MARZO ORE 17 INCONTRO PUBBLICO NO DISCARICA NO INCENERITORE PRESSO LA SALA CIRCOSCRIZIONALE DI CECCHINA, SITUATA IN VIA ROCCA DI PAPA
_Il cancro può colpire persone di ogni età,ma le persone anziane sono colpite con maggiore frequenza, perché i danni genetici tendono ad accumularsi con il tempo. Nei paesi sviluppati il cancro è una delle prime cause di morte. Gli studi effettuati finora hanno mostrato che la maggior parte dei tumori più comuni sono dovuti a fattori ambientali
La suscettibilità allo sviluppo di un tumore risulta in genere dalla:
1) combinazione di alleli ereditati di geni che danno una debole predisposizione al tumore;
2) mutazioni somatiche responsabili della progressione tumorale
3) componente AMBIENTALE.
La rimozione/riduzione di esposizione ai fattori ambientali noti RIDUCE CONSIDEREVOLMENTE L’INCIDENZA DI CANCRO, come sta già avvenendo in diversi paesi occidentali.
Nel merito, ai Castelli Romani si sta combattendo da anni una dura battaglia contro l’inceneritore di Roncigliano, quale vestusto strumento atto al trattamento dei rifiuti, e quindi determinante un elevato rischio per il territorio circostante e la sua salubrita’.
NON DELEGARE, INFORMATI, PARTECIPA, AGISCI NELL’ INTERESSE TUO E DELLA TUA FAMIGLIA.
Appello per Forum Strategia Rifiuti Zero
_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!
_Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Coordinamento Rifiuti Zero per Roma, per realizzare un organismo unitario su Roma con l’obiettivo di Strategia Rifiuti Zero. “Considerato che a Roma operano più di un Comitato e visto che dichiarano tutti di perseguire gli stessi obiettivi, proponiamo a tutti/e le Organizzazioni, i Comitati, le Associazioni e singoli/e cittadini/e attivi/e, la costituzione di un Forum Cittadino dei Movimenti per la Strategia Rifiuti Zero, per rafforzare e rendere più efficace questa importante battaglia civica. Al fine di facilitare il percorso inclusivo, chiediamo a tutti/e di fare una pausa di riflessione, di non mettere alcun paletto e/o pregiudiziale, così di agevolare l’apertura di un percorso e una convergenza unitaria, da verificare in una Riunione del/per il Forum di tutti/e, autonomo e indipendente. Proponiamo che le proposte in itinere sul referendum, sulla delibera d’iniziativa popolare, sulla cartolina/petizione vengano discusse, migliorate e approvate dall’Assemblea del Forum, che dovrà avere due requisiti fondamentali di condivisione: le regole democratiche di partecipazione e di decisione”.
Chi fosse interessato può mandare la propria adesione all’indirizzo rifiutizeroroma@gmail.com.
Inceneritori, polveri sottili e nanoparticelle
Polveri sottili: inquinamento atmosferico e danni alla salute
La lotta all’inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati: sui giornali e alle ‘tavole rotonde’ si fa un gran parlare di danni ambientali e di surriscaldamento del pianeta, ma non bisogna trascurare gli effetti nocivi che l’inquinamento ha sulla salute umana. E’ ormai noto, infatti, che il peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute (soprattutto nei soggetti più deboli, come i bambini e gli anziani) e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori.
L’Unione Europea ha approvato direttive che stabiliscono i valori limite degli inquinanti dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, una miscela di polveri di diversa dimensione, origine e composizione che, essendo molto piccole, tendono a rimanere sospese in aria e ad essere trasportate dal vento. Le particelle sospese (o TSP – Particolato Totale Sospeso) comprendono polveri ‘grosse’ PM10, particelle respirabili con un diametro inferiore a 10micrometri (10 millesimi di millimetro) e quindi in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla laringe), polveri sottili (PM 2.5 – con diametro inferiore a 2,5 micrometri) e polveri ultrasottili. Le polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a diesel o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). In inverno i loro valori sono superiori a quelli estivi, cosi come aumentano con la nebbia e con l’assenza di vento. Le polveri sottili ed ultrasottili rappresentano l’inquinante più dannoso per la salute: sono costituite da svariate sostanze tossiche (solfati, nitrati, metalli) e, grazie alle piccole dimensioni, vengono trasportate anche a lunga distanza, penetrano negli ambienti chiusi, vengono facilmente inalate e possono raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio. Gli effetti nocivi sulla salute Gli effetti sulla salute potenzialmente attribuibili agli inquinanti ambientali possono essere ‘acuti’ (aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, asma bronchiale, disturbi circolatori) oppure – nei casi di esposizione per lungo periodo – di tipo ‘cronico’ (tosse e catarro, diminuzione della capacità polmonare, bronchite cronica, BPCO). I principali studi condotti in Europa e Stati Uniti sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e cancro sono concordi nel valutare che alti tassi di polveri sottili comportano sostanziali incrementi dell’incidenza del tumore ai polmoni, soprattutto se in associazione con altri noti fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcune esposizioni professionali.
Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle
Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.
Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).
In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori. Cliccare qui.
Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.
Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.
Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.
Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all’interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall’esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.
Fonte: sporchi da morire
Così ci Uccidono….
Non si tratta di una nuova pubblicazione, perche’ risale a febbraio 2010, tuttavia pensiamo sia un libro che tutti noi dovremmo leggere, a maggior ragione quei cittadini che da anni subiscono attacchi, soprusi e veleni a danno del territorio in cui vivono. Purtroppo i Castelli Romani vantano questo triste primato….
Volevamo quindi parlarvi di questo libro: “Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni” di Emiliano Fittipaldi, gia’ ospite in un programma RAI, interessante, culturale, d’approfondimento, trasmesso tempo fa in seconda serata (peccato). Una vera rarità.
Emiliano Fittipaldi era davanti a uno scettico (all’inizio) Corrado Augias, in “Le Storie” su Rai3. Emiliano Fittipaldi è un giornalista de L’Espresso, il suo libro è edito da Rizzoli. Questa è la quarta di copertina:
“Forse siete convinti di scegliere sempre il meglio, e al supermercato passate ore a selezionare prodotti “di qualità”. Ma nel cibo che mangiate, nell’acqua che bevete, nell’aria che respirate e nei cosmetici che vi spalmate sul corpo i veleni sono in agguato. Tra gli avvelenatori non ci sono solo camorristi, mafiosi e criminali risaputi. La categoria comprende anche personaggi insospettabili. Politici ufficialmente impegnati nella tutela dell’ambiente ma che, tra beni di famiglia, possiedono aziende accusate di minare la salute dei dipendenti. Industriali milionari che confezionano i prodotti di marche famose con materiali scadenti e nocivi, vere e proprie bombe a orologeria per i consumatori. Sindaci e assessori che di fronte ad analisi inquietanti sulle sostanze tossiche contenute nell’acqua comunale preferiscono tacere “per non allarmare inutilmente la popolazione”. Responsabili delle bonifiche di aree gravemente contaminate, nel cuore dei nostri centri urbani, che lavorano solo per gonfiare il proprio portafogli, incuranti di chi in quelle zone vive o andrà a vivere. Sembra incredibile, ma succede di rado che queste storie clamorose trovino spazio nelle cronache di stampa e televisione“.
I veleni sono in agguato in tutto ciò che ci circonda. E non ci sono marchi, pubblicità rassicuranti che possano proteggerci al 100%. Lo dice Saviano in Gomorra, lo mostra Biùtiful Cauntri di Calabria, Ruggiero, D’Ambrosio, Del Giudice, lo ripete da sempre Antonio Marfella dell’ospedale Pascale di Napoli. Nell’acqua che beviamo, nel cibo, nell’aria che respiriamo, nei cosmetici. E le Regioni lo nascondono alzando i limiti di legge.
Buona lettura, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore di Roncigliano….
INCENERITORI? NO GRAZIE!
Cari amici, ricordiamo ancora una volta il perche’ la via all’incenerimento dei rifiuti e’ una scelta vetusta e dannosa. Esistono delle alternative, tecnologicamente valide ed ecosostenibili. Buona lettura.
Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)
Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.
E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.
Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).
E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse
Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.
In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.
Guarda la mappa degli inceneritori in Italia:

Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.
L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.
Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.
Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.
Funzionamento di un inceneritore
Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:
- Arrivo dei rifiuti Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
- Combustione Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
- Produzione del vapore La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
- Produzione di energia elettrica Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
- Estrazione delle ceneri Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
- Trattamento dei fumi Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.
Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.
Fonte: Educambiente
Così cambia il territorio
A Giugliano in Campania durante gli anni Ottanta e Novanta sono stati creati e fatti scomparire dei bacini artificiali. In quella zona più ammalati di tumore
E’ uno spettrale nastro d’asfalto che corre parallelo all’autostrada A30 Salerno-Caserta-Roma, sospeso su alti viadotti. Collega il comprensorio «a monte del Vesuvio», solcato dai treni dell’Alta velocità, con la Terra di Lavoro.Da un certo punto in poi, superato l’agro aversano, la Statale Nola- Villa Literno, asse di scorrimento rapido, attraversa quasi per intero quella che i romani ribattezzarono«Campania Felix»: quattro, a volte sei, raccolti all’anno fino a 25 anni fa, oggi ridotta ad uno sterminato cimitero per ogni tipo di coltura. Un gigante dai piedi d’argilla, la Statale dei veleni.
Quando fu messa in cantiere, la costruzione dei viadotti rappresentò un accorgimento scientificamente studiato dalla camorra casalese per consentire ai camion che trasportavano i bidoni tossici di penetrare indisturbati nelle campagne. Di notte, quando nessuno vedeva. Interrati, sepolti. Ma come? Sotto terra, certo, ma non solo. La camorra utilizzava anche i laghi artificiali. Come nel caso del comune di Giugliano in Campania (vedi le foto sotto riportate). Specchi d’acqua creati nel giro di qualche mese e scomparsi con la stessa velocità,come denuncia Massimo Morigi, tecnico dell’Ispra (l’Istituto per la ricerca ambientale), che ha confrontato, con tecniche particolari, immagini satellitari di varie epoche. Così come è emerso nella vicenda giudiziaria circa la Nola – Villa Literno laddove tra il 1987-88 e il 2005, hanno raccontato ai magistrati dell’antimafia napoletana Gaetano Vassallo, l’incessante via vai di autoarticolati provenienti dal triangolo industriale del Nord. Le industrie stringono con la camorra accordi commerciali molto convenienti: le scorie tossiche vengono smaltite al modico costo di 10 lire al chilo. I bidoni stracolmi di veleni vengono prima interrati nel ventre delle discariche legali, due o tre metri sotto i rifiuti solidi urbani raccolti nelle città, poi, quando lo spazio si esaurisce,vengono tombati dappertutto. Anche nei laghi artificiali. In totale in Campania vengono sepolte un milione di tonnellate di scorie tossiche. La stima la fa, nel 2003, in capo a 4 anni di indagini, il pm di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. L’operazione «Cassiopea» svela al mondo gli orrori di Gomorra: 40 tir carichi di veleni arrivavano ogni settimana da Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.
Perché negli ultimi anni diversi studi hanno messo in relazione la presenza di siti inquinanti e la diffusione di tumori.
Il percorso non è stato semplice. C’è voluto del tempo. Una delle prime indagini esplorative venne fatta nel 2001 dall’Istituto superiore di Sanità. Il rapporto analizzava la mortalità infantile nella popolazione di Caserta mettendola in relazione con le discariche nascoste tra il 1985 e il 1994. Quel rapporto è, però, scomparso,studio chiamato «Progetto Regi Lagni», del 2002, commissionato dal ministero dell’Ambiente all’Enea, evidenziò un serio degrado della qualità delle acque a tutti i livelli nelle zone tra il casertano e il napoletano. Ma solo dal 2004 si cominciò a mettere in relazione diretta l’inquinamento del territorio con l’insorgere di neoplasie. Fu la rivista Lancet Oncology, a lanciare il sasso con uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dal titolo: «Italian “Triangle of death” linked to waste crisis» («Il “Triangolo della morte” italiano collegato alla crisi dei rifiuti»). La zona considerata era quella compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in provincia di Napoli, un tempo nota per essere tra le più fertili della Campania. I ricercatori riscontrarono un forte aumento della mortalità per cancro che per alcune patologie raggiungeva livelli molto più alti della media italiana.
Talmente vistosa che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si mosse. Sotto la spinta della Protezione Civile fu avviato alla fine del 2004 un vasto studio sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuto, mortalità e malformazioni congenite. Vennero messi sotto osservazione 196 comuni, divisi in base a indici socioeconomici e ambientali. Tra questi Giugliano in Campania che finì tra quelli più disagiati. Tra quelli, cioè, dove il rischio di malformazioni congenite era il 15% più alto rispetto ai comuni più agiati, dove l’incidenza di cancro al polmone, al fegato, al testicolo, all’esofago, alla laringe e il sarcoma ai tessuti molli, nei maschi, e di cancro al rene, ai dotti biliari, al cervello, per le donne, era ben oltre la media.
«Tante denunce ma nessuno ha mai voluto vederci chiaro»
Massimo Morigi ha un passato da romanzo giallo. Esercito, aeronautica, servizi segreti. Ora è collaboratore tecnico presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). È stato lui a scoprire il metodo dei laghi artificiali come mezzo per smaltire i rifiuti. Le sue denunce però sono rimaste inascoltate.
Perché? «Forse perché, oltre a me, solo l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca le discariche tombate».
Un compito che non gli compete? «L’Oms non è l’Ente che deve identificare le aree da adibire a discariche, che vengono poi dichiarati coperti dal segreto di stato e presidiati da militari».
Perché non si cerca? «Perché se tutti fossero a conoscenza di cosa è nascosto sotto il loro territorio, come si potrebbe imporre, ad una comunità di cittadini, ancora un’altra discarica? La prevenzione non porta voti».
Quante volte ha denunciato? «Tante. Nel dicembre del 2008, ad esempio, durante una tavola rotonda presso l’Enea, l’allora vice capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale, l’ingegnere Bernardo DeBernardinis (ora a capo dell’Ispra, ndr), citando la mia ricerca, disse testualmente: “Quando avete identificato una discarica abusiva che fate? Lo scienziato che è riuscito ad identificarla va dal procuratore.
E cosa fa il procuratore? Prende il sindaco e gli dice: tu non hai fatto la bonifica, e ilsindaco risponde, io non ci ho i soldi…».
Negli ultimi anni si è diffusa la certezza che abitare vicino a una discarica abusiva sia dannoso… «Questi luoghi sconosciuti e mimetizzati potrebbero nascondere la causa, o una delle maggiori concause, dei numerosi casi di mortalità per neoplasie e leucemie. Gli ultimi studi epidemiologici dicono questo. Anche se,come ultima ipotesi, forse le istituzioni conoscevano già la situazione di pericolo sin dal ’98. Ma nulla hanno fatto per mettere in sicurezza popolazione e territorio».
Roberto Rossi -Massimiliano Amato per l’Unità
Record italiano per la settimana europea per la riduzione dei rifiuti
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_(Fonte articolo, clicca qui) Dal 19 al 27 novembre 2011, fantasia e creatività a favore dell’ambiente. Nuove idee per l’impresa. Progetti che dai rifiuti fanno nascere occasioni di lavoro e di socialità: solo in Italia, 900 tra enti della Pubblica Amministrazione, Associazioni, Imprese e Scuole hanno aderito alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, giunta quest’anno alla terza edizione. Idee che diventano concrete per testimoniare che, nonostante tutto, c’è un’ Italia che funziona. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in programma in numerose città italiane ed europee dal 19 al 27 novembre prossimi, nasce per sensibilizzare i consumatori sul tema dei rifiuti e del loro riciclo e per proporre uno stile di vita più attento ai consumi e all’ambiente, che non si fermi ai buoni propositi, ma che chiede ai sottoscrittori azioni creative per migliorare la situazione. Fantasia e concretezza a favore dell’ambiente, dunque, per i circa 888 progetti validati in Italia, oltre ogni più rosea previsione. Con un occhio al sociale, come nel caso dell’iniziativa messa in campo in Emilia Romagna, il Progetto RAEE in Carcere. Tre le case circondariali coinvolte: Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena. Qui i detenuti vengono formati e assunti con un regolare contratto per realizzare attività di smontaggio e recupero in sicurezza dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) come, per esempio, vecchi frigoriferi, condizionatori, lavatrici, lavastoviglie. Rifiuti come occasione di lavoro, quindi, e di riscatto.
Attenzione al risparmio anche nella filiera agro-alimentare: cinque aziende agricole pugliesi puntano alla riduzione delle etichette sulle bottiglie del proprio olio. Grazie all’aiuto della tecnologia, utilizzando un QR Code – cioè un codice leggibile dai più comuni smartphone – si potranno avere tutte le informazioni sul prodotto, diminuendo così il consumo di carta. Tra i sottoscrittori d’eccezione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, c’è anche la Camera dei Deputati: l’azione di riduzione dei rifiuti non coinvolgerà solo gli uffici, ma anche il comportamento degli stessi parlamentari. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti è legata al programma europeo Life +, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea. Ogni ente o impresa ha potuto partecipare all’evento tramite un’iscrizione, in cui ci si poteva proporre come soggetti “sensibilizzatori” per la tematica del riciclo dei rifiuti. Un tema che, però, può coinvolgere tutti noi: bastano pochi gesti, come racconta il video di Aica Tv, per la Settimana Europea per al Riduzione dei Rifiuti, per diminuire sensibilmente gli sprechi. Per conoscere dettagliatamente tutte le iniziative sulla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, è disponibile questo sito.
CI VORREBBERO FAR CREDERE CHE…..
Prepariamoci, cari amici, ad altri fenomeni come quello determinatosi in settimana a Pomezia.
Cerroni ha tutto l’interesse a determinare il panico, riproducendo con meticolosita’ chirurgica il vecchio caso Napoli anche a Roma a Provincia. L’obiettivo e’ chiaro, ampiamente previsto e prevedibile, nonche’ individuabile anche da un bambino: creare la paura di una “nuova Napoli” per manipolare l’opinione pubblica e sbloccare l’affare inceneritore di Roncigliano.
Ovviamente di fronte a tali fenomeni saranno gia’ molti a dire:” lo vedete? Senza l’inceneritore finiremo come, se non peggio di Napoli”….
Riportiamo l’ultimo articolo del Corriere della sera, per invitarvi ad interpretarlo da persone serie ed intelligenti quali voi siete. Ovvero da persone capaci di comprendere che l’unica via percorribile e’ oggi quella della riduzione, riciclo e riutilizzo della risorsa rifiuti. Una via ottima tanto per l’ambiente,quanto per la salute pubblica e le tasche dei cittadini. Al contrario e’ ormai acclarato che gli inceneritori ARRICCHISCONO SOLO E SOLTANTO LE TASCHE DI MANLIO CERRONI.
Considerate, cari amici di Differenziati, nonche’ cittadini e contribuenti di questo Paese, che persino Napoli sta oggi imboccando la giusta via del riciclo dei rifiuti porta a porta, grazie all’operato di Raphael Rossi, il nuovo Presidente della ASIA (l’equivalente della romana AMA).
Nel merito, iportiamo la puntata del 6 Novembre scorso di Report (Rai 3) a lui dedicata:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-dc64ecdb-dfaa-4335-bc42-2e3ab421faed.html
Ora buona lattura.
Pomezia come Napoli: rifiuti per strada. La discarica è chiusa, causa debiti
Il Comune del Litorale non paga 10 milioni alla società che gestisce il sito di smaltimento. Immondizia ferma da giorni: appello al Prefetto. A rischio altri 17 centri
ROMA – Il «caso Napoli», con i rifiuti lasciati a marcire per strada, esplode sul litorale romano. Da 48 ore la spazzatura non viene più raccolta a Pomezia. Ai camion della nettezza urbana è stato vietato l’ingresso alla discarica di Albano, dove ogni giorno viene portata l’immondizia. Il comune è in pesantissime difficoltà economiche e non sa come restituire 10 milioni alla Pontina Ambiente, società che fa capo all’imprenditore Cerroni e che gestisce il sito di smaltimento ai Castelli.
EMERGENZA IN PROVINCIA – Un’emergenza che presto potrebbe estendersi ad altre località della provincia di Roma, tutte in difficoltà nei pagamenti. La lista è lunga è comprende Nettuno, Guidonia, Ardea e poi, con cifre tra i 2 milioni e i 300 mila euro, Albano, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Mentana, Fontenuova, Monterotondo, Palombara, Tivoli, Ariccia, Fiumicino, Ciampino. Più volte Federlazio (associazione imprenditoriale alla quale aderiscono i gestori delle discariche) ha minacciato la serrata, chiedendo ai comuni di pagare: l’ultima risale a giugno. E solo la concomitanza delle elezioni amministrative ha evitato il blocco della raccolta. Ma adesso i gestori tornano alla carica, minacciando azioni eclatanti.
APPELLO AL PREFETTO – La situazione più grave per ora si registra a Pomezia, già in passato in difficoltà nel rispetto degli obblighi contrattuali. Sia il sindaco De Fusco che la Pontina Ambiente si sono appellati al prefetto per chiedere una mediazione. L’idea maturata dalla giunta comunale è quella di sollecitare un provvedimento d’emergenza che consenta ai camion di portare la spazzatura nella discarica.
Nel frattempo il comune cercherà di concordare un’«exit strategy» per rimborsare la società di Cerroni. Ma è una corsa contro il tempo. La spazzatura si sta accumulando nei cassonetti. I secchi sono già pieni nel centro della cittadina, in via Roma, e in periferia, da Torvaianica a Campo Ascolano.
EFFETTI DELLO SCANDALO TRIBUTI – Pontina Ambiente reclama dal Comune almeno 10 milioni di euro. La giunta De Fusco aveva già avviato un piano di rientro, ma a scombussolare il pagamento delle rate sono state le conseguenze dello scandalo Aser, l’azienda che – come in decine di altri comuni, soprattutto nel Basso Lazio – deteneva dal 2000 il monopolio della riscossione dei tributi. Che però sono letteralmente spariti. E le cause civili che numerosi sindaci hanno intentato nei confronti degli ex amministratori della società – De Fusco è stato il primo a proporre un’azione legale «pilota» – alcuni dei quali arrestati, di fatto non stanno ancora portando risarcimenti nelle dissestate casse dei comuni.
DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI – Pontina Ambiente non si lascia comunque impietosire. E non sembra profilarsi alcuna possibilità di sconto. «Diamo notizia della grave situazione debitoria alla Regione Lazio, al prefetto di Roma e alla Corte dei Conti spiegano dalla società – chiedendo provvedimenti urgenti – e ci riserviamo di rivalerci nei confronti dei singoli amministratori comunali».
Discarica Corcolle
_Differenziati vuole evidenziare ancora una volta l’insensibilità e la scarsa competenza dell’attuale Amministrazione regionale, capace di pensare di poter costruire una discarica in prossimità di siti archeologici di interesse mondiale e, cosa ancor più grave, in prossimità dei canali di approvigionamento idrico (acqua potabile) di gran parte della città di Roma!
Preso atto di ciò non possiamo permetterci di mollare la presa circa la questione Roncigliano, sia per quanto afferente l’ampliamento della discarica, che per quanto riguarda l’imminente pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore. Spetta sempre più ai cittadini salvaguardare la propria salute e l’integrità del proprio territorio.
Discarica Corcolle: Villa Adriana ‘sprona’ il Sindaco Gallotti
„Il comitato di quartiere Villaggio Adriano scrive una lettera aperta al sindaco di Tivoli per evitare la realizzazione di una discarica a pochi chilometri dai siti Unesco della città: “Combatta con noi”“
Una protesta che si allarga sempre più. Un allarme glocal che dall’VIII Municipio arriva ai comuni limitrofi coinvolgendo personaggi dello spettacolo e ‘scomodando‘ la nobiltà. Al centro del dibattito la possibile discarica individuata dal commissario straordinario Giuseppe Pecoraro nel territorio di Corcolle – San Vittorino. Un’area in relazione alla quale si stanno mobilitando in molti, come il Comitato di quartiere Villaggio Adriano che, sentendosi minacciato dalla troppa vicinanza con il sito individuato, lancia l’appello al sindaco di Tivoli Sandro Gallotti, invitandolo a mobilitarsi assieme ai cittadini per dire ‘No alla discarica‘: “Illustrissimo Sindaco – scrive il Cdq – forse non è a conoscenza (ma ne dubitiamo fortemente visto che tutti i mezzi di informazione ne parlano) che a soli 2 chilometri da Villa Adriana si sta per istallare una discarica di rifiuti del Comune di Roma. Quello che è paradossale è che sarà collocata a ridosso del confine del territorio tiburtino e ovviamente di altri Comuni (Gallicano, Zagarolo, Palestrina, Capranica Prenestina, Casape) i cui Sindaci, al contrario di Lei si sono dati e si danno da fare per contrastarne l’istallazione. L’Amministrazione tiburtina è la sola assente in tale levata di scudi contro la progettata e costruenda discarica di Corcolle- San Vittorino. Non solo Lei non è mai stato presente in una qualsiasi riunione indetta dai diversi Comitati e Associazioni (Legambiente, Coldiretti, Giardini di Corcolle, Rifiuti Zero Lazio ecc.) ma non si è fatto vivo neppure il Suo Assessore all’Ambiente o comunque un Suo delegato. Tutto tace a Palazzo San Bernardino da Siena malgrado ci siano state delle interrogazioni sul problema“.
NO DISCARICA: “Un dubbio, anzi una certezza, ci sta assalendo: la convinzione che a questo punto Lei non rappresenta i Tiburtini (in primis quelli residenti a Villa Adriana, al Villaggio Adriano, a Capannelle) giacché non ne difende i diritti in alcun modo – prosegue il comitato di quartiere nella sua lettera aperta -. Diciamo No alla discarica e Sì alla raccolta differenziata porta a porta, al riciclo e al riuso. E’ questa l’unica strada da percorrere: si possono creare nuovi posti di lavoro, si rispetta l’ambiente e soprattutto la salute della gente. Inoltre si possono ricavare dei lucrosi utili. Tivoli Città turistica? Non prendeteci in giro se a soli 2 chilometri da un sito Unesco come Villa Adriana – tralasciando Villa d’Este, Villa Gregoriana e quello che dovrebbe essere il Terzo polo turistico tiburtino ovvero il Santuario di Ercole Vincitore – (e in una zona archeologica ricca di rovine di Gabii, Querula, acquedotti romani) si accetta di istallare per 168 ettari una maxi discarica di rifiuti del Comune di Roma. Non parliamo poi delle abitazioni di cittadini tiburtini (Capannelle, Villaggio Adriano, Villa Adriana e Tivoli Terme) situati a ridosso dell’area per la discarica individuata dalla Regione“.
OBIETTIVO DIFFERENZIATA: “Se fosse stato il contrario – prosegue la lettera aperta – il combattivo Sindaco di Roma, Alemanno, sarebbe stato zitto se qualcuno avesse messo “la monnezza propria” a ridosso dei suoi confini arrecando danno alla sua popolazione? Certamente no perché sa bene che ciò avrebbe comportato l’insorgenza di diverse e gravi malattie. I comuni limitrofi al Suo (Guidonia, Zagarolo) già effettuano il servizio Porta a Porta ma la Sua Amministrazione non si cura di mettersi al passo con i tempi. E ciò é francamente vergognoso che la Superba e storica Tibur non sia al passo con i tempi ma sia ridotta ad un paesino del Terzo Mondo: lercia, sporca e sconquassata in ogni campo ! E’ vergognoso ancor di più se si pensa che il Villaggio Adriano, Capannelle, La Meridiana, la via Maremmana Inferiore sono prive di acqua potabile. Come fanno i cittadini ad avere fiducia nel comportamento di un Sindaco come Lei?“.
INVITO APERTO: “Accettare passivamente l’istallazione di una discarica è la “ciliegina” messa sulla torta farcita di soprusi e assenza di doveri di codesta Sua Amministrazione – conclude il cdq Villaggio Adriano -. Lo sa che le falde acquifere si inquineranno ancor di più con la presenza di una discarica di rifiuti? Ciò aggraverà notevolmente la già difficile situazione idrica del nostro comprensorio. Sa benissimo che dal 2007 l’allora sindaco Vincenzi con propria ordinanza decretò non potabile l’acqua, che previa captazione artesiana, serve il Villaggio Adriano. Né Baisi né Lei hanno risolto il problema malgrado dal 1985 il Comune di Tivoli si sia impegnato ad allacciare il Villaggio Adriano alla conduttura pubblica.. C’è poi il problema della viabilità. Cosa risponderà ai tanti pendolari tiburtini, diretti a Roma per il lavoro quotidiano, che vedranno intasarsi ancor di più il traffico per l’aumentato via vai di camion pieni di ecoballe o quant’altro? Ci farebbe piacere se Lei facesse il suo dovere in qualità di rappresentante dei cittadini tiburtini. Scenda in campo anche LEI insieme ai Sindaci del Lazio sensibili alla risoluzione del problema; combatta come nostro rappresentante nelle sedi opportune”.
Fonte: RomaTodayPost-Malagrotta, discariche e inceneritori, il Lazio verso il baratro
_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse
- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
_Politici asserviti, camerieri che a loro volta hanno delegato scelte disastrose, incapaci di governare e gestire un problema che potrebbe diventare risorsa. Un Prefetto che parla senza sapere, dietro tutto ciò, i soliti affaristi da quattro soldi. Popolazioni con fior di ragioni che sono esasperate, lottano, combattono civilmente, presentano piano alternativi quanto mai realistici e verosimili, offrono dati tumorali, valori delle acque, risulati di una malagestione che ha trascinato il Lazio nel baratro rifiuti. Tutte queste persone fanno il gioco dei soliti noti, vogliono i profitti, avranno la lotta più dura e civile.
_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui) Alla fine, il verdetto sul post Malagrotta è arrivato, e non si tratterà di una sola discarica. I siti che accoglieranno i rifiuti per tre anni, dalla chiusura dell’Ottavo Colle a quando sarà aperta la nuova discarica di Pizzo del Prete (Fiumicino), sono due: Quadro Alto, nel comune di Riano, e San Vittorino-Corcolle, a Roma, nell’VIII Municipio. L’annuncio è stato dato questa mattina dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro, in una conferenza stampa affollata di giornalisti ma non di autorità (non erano presenti né la Polverini né Alemanno).
Quadro Alto è una vasta area composta da sette cave di tufo tuttora funzionanti, che, ha spiegato Pecoraro, «permetterebbero di non dover fare sbancamenti ulteriori e quindi risparmiare nella realizzazione dell’invaso». San Vittorino è un’area più piccola, dove comunque i lavori per la realizzazione dovrebbero essere anche in questo caso abbastanza brevi. «A Roma, si produrranno in tre anni circa 3,5 tonnellate di rifiuti, che tenderà a diminuire con l’aumento della differenziata, come tutti auspichiamo: 2,4 andranno a Quadro Alto, il resto a San Vittorino. Ho scelto due siti e non uno solo in base alla quantità di rifiuti trattati che andranno smaltiti, per evitare che un unico sito non fosse oberato dai rifiuti», ha spiegato il prefetto, che ci tiene a precisare che nelle discariche finiranno solo rifiuti già trattati: «Roma ha il 10-15% di differenziato e tutto il resto viene ancora oggi portato a Malagrotta come tal quale. Oggi abbiamo l’obiettivo trattare tutto il tal quale attraverso le quattro linee esistenti, due private e due dell’Ama».
Possibile altra proroga per Malagrotta
Ma quali saranno i tempi di questa rivoluzione nella gestione dei rifiuti? «Farò in modo di chiudere Malagrotta entro il 31 dicembre. È ovvio che, se c’è una collaborazione di tutti e non ci sono ostacoli nelle procedure, si farà abbastanza presto, visto che l’ordinanza prevede anche un accorciamento nei tempi delle gare. Ma non posso escludere una mini-proroga, spero di non più di uno o due mesi», ha spiegato Pecoraro.
La realizzazione e la gestione sarà affidata tramite una gara, che avrà però tempi abbreviati: «Mi auguro di poterla fare in 15 giorni, per bandirla ed espletarla servirà in tutto un mese-un mese e mezzo. Una volta aperte le discariche provvisorie, rimarranno in funzione per 36 mesi. L’ordinanza è valida fino al 31 dicembre 2012, ma una volta realizzate le discariche e avviata la gestione, la mia opera è finita», ha continuato Pecoraro.
È giallo termovalorizzatore
Per ben due volte, salvo poi smentire, Pecoraro fa riferimento alla costruzione di un inceneritore. «I nostri obiettivi sono far funzionare le 4 linee di trattamento e selezione, istituirne se necessario una quinta, e fare in modo che in 36 mesi si chiudono le due discariche e si passi al termovalorizzatore, che è l’obiettivo finale del piano regionale». Un errore? Un lapsus freudiano? A nostra precisa domanda su questo il prefetto si schermisce e dice che intendeva «in generale gli impianti di trattamento». Mario Marotta, direttore generale Attività produttive e Rifiuti precisa: «Ad oggi, escludiamo la costruzione di un altro termovalorizzatore. Allo stato attuale non c’è n’è bisogno. Il Cdr che si produrrà si potrà bruciare fuori regione. Se però il Consiglio di stato boccerà l’inceneritore di Albano, non possiamo escludere un Albano-bis».
Ipotesi Cerroni-bis
Il prefetto ha anche chiarito le indiscrezioni sulle opzioni di Manlio Cerroni, titolare della società che gestisce Malagrotta, sui terreno di Riano. «Cerroni aveva avuto la possibilità, per Pian dell’Olmo e Quadro Alto, di chiedere delle autorizzazioni al proprietario per realizzare delle discariche. Ovviamente, io posso occupare d’urgenza Quadro Alto e le opzioni cadono». Ma un Cerroni-bis appare un’ipotesi realistica: «Se Cerroni vuole partecipare alla gara bene venga, nessuno glielo vieta, e in relazione all’offerta si deciderà».
La scelta dei siti fatta per esclusione: «Non potevamo scegliere altrimenti»
«Ai due siti siamo arrivati per esclusione. Ho anche chiesto alla Regione e ai vari comitati che ho ricevuto di indicarmi altri siti, ma l’unica proposta è arrivata dal sindaco di Riano. Questa mattina i tecnici della Regione hanno fatto un sopralluogo, ma il sito è vicino a centri abitati e richiederebbe sbancamenti e tempi lunghi di realizzazione», ha detto il prefetto. Problemi presenti anche nel caso di alcuni altri siti indicati dalla Regione: «Pian dell’Olmo oggi può contenere 750.000 tonnellate, e quindi era troppo piccola. L’abbiamo comunque considerata perché era ancora territorio romano e perché c’era un progetto di ampliamento, anche se non ci è sembrato fattibile in tempi brevi ed era particolarmente dispendioso: bisognava sbancare una collinetta per arrivare a una maggiore cubatura. Abbiamo escluso i due siti di Fiumicino perché in uno non c’erano cave presenti (Osteriaccia, ndr) e l’altro era vicino a un ospedale pediatrico (Castel Campanile, ndr). Per Monte degli Ortacci, invece, abbiamo ricevuto uno studio dell’Ispra secondo il quale nell’area c’è un inquinamento delle falde e quindi non si poteva utilizzare un sito già inquinato, peraltro vicino a due raffinerie e vicina alla stessa Malagrotta. Castel Romano, infine, era molto vicino a un centro commerciale e a un autodromo».
Le proteste degli amministratori
Presentando la decisione ai 17 sindaci della Valle Tiberina, il prefetto ha chiuso la porta a ogni tipo di trattativa o possibilità di ripensamento. «Come italiano e come cittadino di questa città ho chiesto ai sindaci di avere un comportamento quanto più possibile istituzionale e che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie iniziative, perché è assurdo che ci assumiamo la responsabilità di mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale». Pronta la replica del sindaco di Riano Marinella Ricceri: «Ho chiesto al prefetto di avere lui un comportamento istituzionale. Come si può sommergere un paese come Riano dell’immondizia di due milioni di persone?». E intanto, l’assessore all’Ambiente del Comune di Riano Fausto Cantoni annuncia un ricorso al Tar: «Aspettiamo di ricevere l’ordinanza, e poi fare ricorso».
Per domani, sabato 8 ottobre, è convocata alle 9,30, sulla via Tiberina, una manifestazione dei cittadini di Riano e dei comuni vicini. Ma Pecoraro non sente ragioni ed è pronto a usare metodi drastici: «Se i cittadini si metteranno di traverso, farò il prefetto», dice senza esitazioni.
Il presidio del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino
Alcuni membri e il presidente del comitato Rifiuti Zero Fiumicino hanno tenuto un presidio sotto la sede della prefettura, per protestare contro la decisione del commissario: «La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato», commenta il presidente Massimo Piras.
Stop a inceneritori e discariche, la nuova Napoli a Rifiuti Zero
ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.
- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro
- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
_(Fonte articolo, Il Manifesto) Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.
«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.
La Villa: residui di gas tossico in discarica
Le esalazioni provocate dal residuo di un tracciante
BADIA. Il fortissimo e quasi nauseabondo odore di gas, che a fine Agosto si è diffuso per tutta La Villa spandendosi anche fino a Corvara ha fatto scattare il massimo grado di all’erta per tutti i corpi dei vigili del fuoco volontari della val Badia e ha richiesto anche l’intervento del nucleo specializzato dei vigili del fuoco di Brunico. L’odore però non è stato causato da una fuga di gas come inizialmente si era temuto, bensì dal deposito illegale in discarica, sembra da parte di una ditta edile del posto, di una tanica da 10 litri, semivuota ma contenente ancora proprio il potente additivo «Scentinel E» individuato chimicamente come Mercaptano etilico che viene normalmente impiegato in percentuali ridottissime, proprio per conferire ai gas solitamente inodori, il caratteristico odore che aiuta ad individuarne le eventuali fughe. Se non è usato in soluzione, il Mercaptano etilico puro è classificato come una sostanza ad alta infiammabilità, con tossicità acuta per gli organismi acquatici e con lo stesso grado di pericolosità per la cute umana qualora ne venisse a contatto. La categoria di pericolosità cala di un grado, passando a 2a per l’irritazione oculare e di un altro grado in caso di ingestione mentre il solo odore, data l’altissima volatilità del prodotto, non provoca danni se non inalato puro. I vigili del fuoco della Val Badia sono risaliti abbastanza rapidamente alla fonte dell’allarme, dovuta ad una minima perdita della tanica depositata in discarica, informando i colleghi specializzati di Brunico che, di seguito, hanno provveduto alla neutralizzazione del prodotto ed alla sua custodia in un locale adeguato in attesa delle indagini dell’Autorità giudiziaria. Sull’allarme che si è logicamente diffuso in Alta Badia per l’accaduto, la Comunità comprensoriale di Brunico che gestisce la discarica di Col Maladet ha diffuso ieri un comunicato in cui, scusandosi per l’inevitabile fastidio dato alla puzza che persisterà ancora per qualche giorno, ribadisce però che la sostanza non costituisce alcun pericolo per la popolazione essendo proprio un rilevatore di gas mentre da parte sua anche la Sel ha ribadito l’assenza di qualsivoglia coinvolgimento nella vicenda, pur avendo fornito la sua assistenza nell’intervento.
L’allarme ambientale scattato presso la discarica “Col Maladët” di La Villa, gestita dalla Comunità comprensoriale della Val Pusteria, ha portato a tre denuncie all’autorità giudiziaria: la prima per il personale dell’azienda edile dell’Alta Badia che ha avviato allo smaltimento fuori norma la vecchia tanica contenente abbondanti residui del liquido tracciante tossico “Sentinel”, il mercaptano etilico usato per conferire il caratteristico odore ai gas combustibili in modo da poterne individuare eventuali perdite; e due per il personale operante in discarica che, in contravvenzione alle disposizioni che prevedono un particolare tipo di smaltimento con procedure ad hoc, ha accolto in discarica il rifiuto tossico e pericoloso che poi si sarebbe tentato di smaltire in modo quantomeno estemporaneo, semplicemente interrando la tanichetta fortemente maleodorante.
Un comportamento, quello delle persone denunciate, che però spazia dal procurato allarme fino allo smaltimento inadeguato di sostante pericolose, per cui la normativa in vigore prevede delle sanzioni di carattere penale che ora, chiusa la fase di indagine, spetterà al giudice applicare in sede di valutazione.
Insomma, se quanto appena descritto accade anche nell’integerrimo Alto Adige, non possiamo di certo dormire sonni tranquilli con la discarica di Roncigliano, la quale presenta simili criticità della discarica dell’Alta Badia, la quale è clamorosamente posizionata a monte di una vallata meravigliosa (noto luogo di vacanza) con rischi per le falde acquifere di molti paesi posizionati a valle del medesimo comprensorio.
Il caso è stato lungamente trattato stamani anche da Uno Mattina (Rai uno) con la testimonianza di “Luca” residente della zona. Gli interessi alevati afferenti lo smaltimento di rifiuti ha consigliato a questo onesto cittadino di non mostrare il viso nel corso della popolare trasmissione televisiva.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto le discariche non rappresentino un modo sicuro e sostenibile per smaltire i rifiuti.
RACCOLTA DIFFERENZIATA: Italia a tre velocità. I dati dell’Istat
Da una parte il Nord, tutto al di sopra del 40 per cento. Poi il Centro-Sud attorno al 20 per cento. Fanalino di coda le Isole, al 15 per cento.
La media nazionale dice che l’Italia differenzia il 31,7 per cento dei rifiuti. Con un incremento dell’1,4 per cento rispetto allo scorso anno. Ma a spulciare i dati dell’Istat si scovano delle differenze abissali tra le regioni e anche tra le città. Il primo dato che salta all’occhio? Le grandi differenze tra le diverse aree geografiche: si va dal Nord-est, che differenzia oltre il 47% dei rifiuti, alle Isole (fanalino di coda) con appena il 15%, passando dal 40,1% del Nord-ovest, dal 28,1 per cento del Centro e dal 21,3 del Sud.
CRESCONO I RIFIUTI – La raccolta dei rifiuti urbani, dice l’Istituto di statistica, è di 609,5 chilogrammi per abitante, segnando un aumento dello 0,9% rispetto al 2009 dopo tre anni di andamento decrescente. Le migliori performace in raccolta differenziata si registrano a Pordenone, Novara e Carbonia. Mentre esempi in negativo arrivano da tre capoluoghi siciliani: Messina, Siracusa ed Enna.
VERONA TOP, CATANIA FLOP – Tra i grandi comuni, scrive l’Istat, Verona è l’unico che ha raggiunto il 50% di raccolta differenziata. Valori superiori al 30% si registrano a Torino (43,3%), Firenze (38,4), Milano (35,9%), Venezia (35,6%) e Bologna (34,8%). Chiudono i due grandi comuni siciliani: Palermo e Catania che arrivano rispettivamente al 7,7% e al 6,8%.
I CAPOLUOGHI – Per 13 capoluoghi (Pordenone, Novara, Carbonia, Verbania, Salerno, Avellino, Nuoro, Belluno, Oristano, Asti, Tortol, Rovigo e Trento) è stato già superato l’obiettivo del 60% di differenziata (da raggiungere, per legge, entro il 31 dicembre 2011). Sono, invece, 34 quelli oltre il 50%. Ma c’è anche chi non raggiunge la soglia del 10% di differenziata come, per esempio, Enna all’1,2%, Siracusa al 3, Messina al 5,3, Isernia all’8, Agrigento all’8,4, Taranto all’8,7, Foggia al 9, Catanzaro al 9,4 e Vibo Valentia al 9,8.
IL CASO NAPOLI – A Napoli la raccolta differenziata non arriva al 18%, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale (al 31,7%). «In Campania», scrive l’Istat, «permane la bassa quota di raccolta differenziata: a Napoli al 17,7%, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale del 31,7%. Salerno arriva al 71%, Avellino al 67,3%, Caserta al 46,9%, e Benevento al 33,9%».
A Siracusa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani si spendono 407 euro, quattro volte in più rispetto a Reggio Calabria (95) che risulta la città meno cara d’Italia. Roma è la quinta città più cara con 337 euro, preceduta solo da Salerno (356,5), Catania (365), Caserta (393) e, appunto, Siracusa.
Il Sud è più caro del Nord: tra i 10 capoluoghi con le tariffe più alte, al Nord ce n’è solo uno, Trieste (309 euro). Lo rivela uno studio di Cittadinanzattiva presentato oggi a Roma. La spesa media più alta si registra in Campania con 301 euro l’anno, la più bassa in Molise con 126. A dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all’interno delle singole regioni: In Sicilia, per esempio (a Trapani, dove si spendono 182 euro l’anno, ma anche a Ragusa, dove ne bastano 198) la Tarsu arriva a costare meno della metà che a Siracusa. Lo stesso vale per la Lombardia, dove la Tarsu che si paga a Milano (262 euro) supera di 130 euro quella che si paga a Cremona (132) o in Toscana, dove la Tia calcolata a Livorno (308 euro) supera di ben 141 euro quella di Firenze (167).
I dati raccolti da Cittadinanzattiva provengono da un’analisi a carattere nazionale del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e partono da un campione-tipo costituito da una famiglia di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200 euro e una casa di 100 metri quadri. L’indagine è stata condotta nel 2008 con il contributo dei rilevatori civici di Cittadinanzattiva e ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia.
On line su Cittadinanzattiva l’indagine completa con il prospetto per ciascun capoluogo e la composizione delle voci di costo.
Analizzando i dati summenzionati, Differenziati sottolinea ancora una volta quanto i comuni economicamente piu’ impegnativi per i cittadini siano quelli meno virtuosi a livello di raccolta differenziata. Evidentemente occorre oggi uno scatto culturale atto a favorire la riduzione, il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani in tutti i comuni italiani, tanto per una questione ambientale, quanto per una esigenza meramente economica. Senza dimenticare come lo smaltimento a mezzo discariche ed inceneritori siano sempre piu’ terreno fertile per gli affari delle ecomafie.
Come non vanno “gestiti” i rifiuti nel 2011
> ATTENZIONE: 18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. LA CITTADINANZA TUTTA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.
Discarica intercomunale dei Castelli Romani (Roncigliano, Cecchina). Lavori di sbancamento per il settimo (in realtà ottavo) invaso di una discarica satura e da bonificare, dove per giunta gli speculatori della Pontina Ambiente S.r.l. vorrebbero costruirvi accanto un mega inceneritore da 165.000 tonnellate annue. Questa foto testimonia da manuale come nel 2011 non andrebbero gestiti i rifiuti, con metodi arcaici, dannosi per l’ambiente per il territorio e per la vita umana di un intero comprensorio. Dove ora si alza una collina di oltre 20 metri fino a tre mesi fa c’era un vigneto. Il 18 giugno la popolazione è invitata al corteo cittadino contro la discarica e contro l’inceneritore. Uniti e compatti.
Decreto “Uno Contro Uno”, gli italiani lo ignorano
(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). Solo il 14% dei cittadini del Lazio dichiara di essere a conoscenza dell’esistenza del decreto ‘uno contro uno’, che obbliga i venditori di elettrodomestici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dimessa a fronte dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente. E’ quanto emerge dalla ricerca commissionata da Ecodom, il Consorzio italiano di recupero e riciclaggio degli elettrodomestici, a Ipsos sul comportamento degli italiani in materia di raccolta dei Raee, realizzata su un campione di 1206 persone rappresentativo della popolazione italiana. Il dato nazionale parla di un 53% della popolazione che non è a conoscenza del decreto ‘uno contro uno’. Non fa eccezione la regione Lazio: il 57% non sa che i venditori devono ritirare il vecchio elettrodomestico a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente. il 29% dichiara di saperne qualcosa, senza approfondire i dettagli, mentre solamente il 14% conosce il decreto. A causa di queste carenza informative, nel Lazio: solo nel 42% dei casi, frigoriferi, lavatrici e forni dismessi sono stati ritirati a fronte dell’acquisto di una nuova apparecchiatura. Nel caso dei piccoli elettrodomestici, quali phon, ferri da stiro e sveglie, la percentuale si riduce al 12%, con un rischio di trattamento non corretto per l’altro 88%. Inoltre, viene ritirato solamente il 15% dei cellulari, calcolatrici, computer portatili: dell’85% rimanente, il 67% resta nelle case laziali, con un’elevata probabilità di rischi ambientali futuri, e il 9% viene trattato in modo scorretto. I cittadini laziali, inoltre, hanno un’opinione negativa della propria regione in materia di corretto trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici: ben il 42% ritiene infatti che il Lazio sia meno attivo del resto d’Italia, contro il 9% che lo ritiene più attivo rispetto alle altre regioni. I cittadini presentano anche quali potrebbero essere le soluzioni per diminuire l’impatto ambientale derivante da una non corretta gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici. Il 31% crede che sia necessario aumentare le iniziative di comunicazione e informazione sulla corretta gestione dei rifiuti rivolta ai consumatori. Il 23% propone come soluzione la realizzazione di prodotti meno inquinanti, che non tengono sostanze nocive e che, quindi, non impattino sull’ambiente. Il 16% vorrebbe sanzioni più severe per i trasgressori, che smaltiscono in maniera scorretta. L’11% crede sia fondamentale il corretto esempio che viene dato in famiglia. Il 10% punta invece sulla sensibilizzazione fin dalle scuole elementari sull’importanza della salvaguardia ambientale e l’8% invita le aziende produttrici a indicare sul prodotto le modalità di corretta gestione dei rifiuti. Nei primi 3 mesi del 2011, Ecodom ha gestito nel Lazio 626 tonnellate tra frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, cappe, forni e scalda-acqua, da cui ha ricavato 410.400 Kg di ferro, 18.750 Kg di alluminio, 11.420 Kg di rame e 53.150 Kg di plastica. Grazie al processo di trattamento, non sono state immesse nell’atmosfera 13.700 tonnellate di anidride carbonica (Co2). Sempre secondo i dati analizzati da Ecodom, utilizzare le materie prime ottenute dal riciclo di 626 tonnellate di Raee comporta inoltre un risparmio energetico di oltre 1.200.000 Kwh di energia elettrica rispetto a quanto occorrerebbe per ottenere le stesse quantità di materie prime ‘vergini’.
Italia, è record nel riciclo dei rifiuti elettronici
Segnaliamo anche il seguente articolo che parla dell’inceneritore di Albano. La carica degli eco-avvocati, clicca qui.
(Fonte articolo Agenzia ADN-Kronos, clicca qui). Nel 2010 sono state raccolte oltre 45 mila tonnellate di Raee con una percentuale media di riciclo pari al 90%. Il 65% del totale è rappresentato dal tv e monitor. Sono questi i numeri di ReMedia, tra i principali Sistemi Collettivi italiani no-profit per la gestione eco-sostenibile di tutte le tipologie di Rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tra i Raee domestici, generati dai nuclei familiari, spicca quindi il raggruppamento R3 (tv e monitor) che registra 30.000 tonnellate raccolte. Seguono i prodotti del raggruppamento R4 (elettronica di consumo, piccoli elettrodomestici, informatica e telecomunicazioni, dispositivi medici) con oltre 6.000 tonnellate, quelli del raggruppamento R1 (freddo e clima) con oltre 5.000 tonnellate e R2 (grandi bianchi) con 2.500 tonnellate. In coda, gli R5 (sorgenti luminose) con oltre 11 tonnellate.
Le 24.610 missioni di ritiro effettuate da ReMedia nel 2010 (con una media di 2.050 missioni al mese) hanno consentito di recuperare 43.422 tonnellate di Raee, pari a circa 7 milioni e mezzo di apparecchiature a fine vita conferite dai cittadini italiani presso le isole ecologiche gestite dai Comuni o dai loro operatori incaricati e servite dal Consorzio. Il servizio di ritiro di ReMedia registra, inoltre, una puntualità di oltre il 98% rispetto ai tempi di intervento definiti dall’accordo di programma Anci e Centro di Coordinamento.
I Raee raccolti sono trattati presso i 18 impianti partner di ReMedia con percentuali medie di riciclo del 90%, generando così un notevole beneficio ambientale. Ai volumi registrati in ambito domestico, si aggiungono 1.951 tonnellate di Raee professionali, rifiuti elettronici prodotti dalle attività amministrative ed economiche, gestite da ReMedia nel 2010 e per le quali il Consorzio ha effettuato un totale di 1.544 missioni. Nonostante la raccolta diretta di Raee presso le aziende italiane stenti a decollare, ReMedia ha visto una costante crescita del settore.
”I Raee sono la categoria di rifiuti in più rapido aumento a livello globale e crescono con un tasso del 3,5% annuo, tre volte superiore agli altri rifiuti. In Italia il Sistema Raee ha fatto registrare circa 245.000 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici a fronte di un immesso sul mercato stimabile in circa 1 milione di tonnellate. Entrambi i quantitativi sono stati trainati dal passaggio al digitale terrestre e, quindi, da un forte ricambio di TV. I dati di ReMedia, che evidenziano un’elevata percentuale di televisori recuperati, rispecchiano il trend nazionale, una peculiarità del nostro Paese rispetto al resto d’Europa in cui l’incidenza di questa categoria di Raee è intorno al 18%”, commenta Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia.














