Rifiuti Lazio

DEDICATO A CHI PENSA CHE OGGI NON SERVA RIDURRE, RIUSARE E RICICLARE

Si è centuplicata in 40 anni la mole dell’ammasso di spazzatura che galleggia in mezzo all’oceano. Fauna marina a rischio

L’avreste forse vista, in qualche foto della serie Ci stiamo fottendo il pianeta, la “Grande Massa di Rifiuti del Pacifico”, nota anche come Pacific trash Vortex, ovvero la più grande discarica del mondo. E’ uno spettacolo impressionante, una distesa quasi solida di bottiglie e sacchetti di plastica, filtri di sigarette, palloni, siringhe, accendini, spazzolini da denti, oggetti vari, che occupa un’area sempre più vasta dell’oceano Pacifico.  Si tratta, per la precisione, di due vortici  formati dalle correnti oceaniche,  uno a 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane, non lontano dalle Hawaii, l’altro nella parte orientale del Pacifico, davanti alle coste giapponesi.

 

 

La sua scoperta, a opera dell’ oceanografo Charles Moore, risale al 1997, ma si sarebbe formata a partire dagli Anni ’50 e la notizia è che le sue dimensioni nel frattempo si sono centuplicate e continuano a crescere in modo costante. Grazie alle navi e alle piattaforme petrolifere, certo, ma anche e soprattutto grazie ai rifiuti che arrivano direttamente dalla terraferma. Lo annuncia uno studio pubblicato a cura di Royal Society journal Biology Letters, raccogliendo l’allarme degli scienziati per la parte meno spettacolare e più infida dell’ammasso, una zuppa di brandelli di plastica di meno di 5 millimetri impastati con idrocarburi e residui chimici che possono mettere a serio rischio la fauna oceanica e, giù per i rami della catena alimentare anche gli esseri umani.

Come in un incubo, la GPGP (Great Pacific Garbage Patch), che ha attualmente le dimensioni del Texas de arriva fino a 30 metri di profondità, è apparsa dal nulla – fino al 1987 non c’era traccia di particelle di plastica nei campioni prelevati per lo studio – e si moltiplica: secondo una ricerca condotta dall’università della California ogni chilometro quadrato di mare, nell’area, contiene fino a 13 mila pezzi di plastica. Che lentamente si disfano in particelle minime, un cocktail micidiale per pesci e uccelli marini. In più bottiglie di plastica e affini rappresentano l’habitat ideale di un insetto noto come sea-skater (pattinatore del mare) che si nutre di plancton e uova di pesce. Insetto raro fino a quando doveva deporre le sue uova su legni galleggianti e conchiglie, ora diventato molto prolifico grazie all’estesa superficie a disposizione. Con danni intuibili su tutta la delicata catena alimentare oceanica.

Un bel problema, considerando che una bottiglia di plastica impiega fino a mille anni per biodegradarsi.


Rifiuti: anche piatti e bicchieri di plastica nella differenziata

A partire dal 1 maggio 2012 è possibile conferire negli appositi cassonetti piatti e bicchieri di plastica monouso, sinora destinati all’indifferenziato. Resteranno invece esclusi dalla raccolta degli imballaggi in plastica le posate e piatti e bicchieri durevoli non usa-e-getta, anche se in plastica.

La decisione è stata comunicata ufficialmente da parte del Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI (Associazione Nazionale Comuni Italiani-Consorzio Nazionale Imballaggi). Si tratta di una buona notizia in quanto l’estensione della raccolta differenziata allarga in maniera considerevole la quantità di rifiuti destinata ad essere recuperata.

Il Comitato sottolinea che è comunque importante porre attenzione a come si conferisce: piatti e bicchieri monouso devono essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido. Vanno quindi adeguatamente svuotati prima del conferimento, fatte salve le normali tracce di quanto hanno contenuto, ciò al fine di non sporcare tutto il materiale raccolto e di non rendere più gravoso ed antigienico il successivo lavoro di selezione e di avvio a riciclo o recupero.

“Quella dei piatti e bicchieri di plastica – ha spiegato il Delegato Anci all’Energia e ai Rifiuti, Filippo Bernocchi – è un’importante novità, che va nella direzione di facilitare ai cittadini il conferimento dei materiali nella raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani.

Da questa estensione, potrà derivare non solo un beneficio ambientale ma anche l’opportunità per i Comuni di veder potenzialmente aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito. Ci appelliamo ai cittadini e alla loro collaborazione perché per dare successo a questo processo è necessario conferire piatti e bicchieri che non contengano residui di cibo e bevande”.

Sebbene quella adottata dal Comitato di Coordinamento ANCI-CONAI sia un’importante novità, è fondamentale ricordare che, al fine di ridurre in maniera significativa la quantità di rifiuti prodotti, l’utilizzo di prodotti usa e getta dovrebbe essere drasticamente limitato.

 

Fonte:  ilcambiamento.it


Benvenuti nel fantastico mondo di Corrado Clini

_ATTENZIONE. SABATO 14 APRILE CORTEO CITTADINO NO INCENERITORE CASTELLI ROMANI, LA CITTADINANZA TUTTA E’ CHIAMATA ALLA MOBILITAZIONE. ORE 15:30 DA PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE.

Raccontiamo la storia dell’inceneritore di Cassana (Ferrara). E’ questo quello che vogliamo per i nostri Castelli Romani?

Leggiamo cosa scrive l’ Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR :

E’ chiaro ormai che nella provincia di Ferrara vengono smaltiti rifiuti provenienti dalla Lombardia e dalla Campania. Tutto ciò in barba alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, che imporrebbe di smaltire solo rifiuti provenienti dalla provincia. Eppure così capita per i rifiuti bruciati nell’inceneritore di Hera a Cassana, Ferrara. Come fanno? Semplicissimo. I rifiuti solidi urbani, una volta minimamente lavorati, ad esempio con l’eliminazione della parte organica, diventano rifiuti “speciali”, equiparati legalmente a merci qualunque, e quindi liberi di circolare su tutto il territorio nazionale. Peccato che la Procura della Repubblica di Napoli abbia scoperto che spesso la lavorazione è fittizia, e le ecoballe ricavate, così come i rifiuti “speciali” provenienti dagli stabilimenti Stir di tritolavorazione, in realtà contengono rifiuto tal quale. Succede questo in provincia di Ferrara, precisamente a Ostellato o alla Crispa di Jolanda, dove arrivano molti camion da fuori provincia. Dal momento che i rifiuti stoccati ad Ostellato non vengono limitati dall’Aia provinciale (articolo 2.4), nulla può impedire ad Hera, il gestore di tutta l’area romagnola. di bruciare buona parte dellla “monnezza” di Napoli e della Lombardia, proprio nell’impianto di incenerimento di Cassana. Mentre magari a Ferrara si fa volentieri lo sforzo di differenziare i nostri rifiuti domestici, per risparmiare energia e inquinamento, per poi bruciare al posto dei rifiuti non prodotti, altro materiale che arriva da mezza Italia. Decisamente un premio per i cittadini virtuosi! Per non parlare poi delle ditte che trasportano questi rifiuti, che sono sotto la lente di ingrandimento di Prefettura e magistratura. Hera infine ha ottenuto di recente un appalto per smaltire anche rifiuti contenenti amianto, proveniente della ex-Orbiti di Vigarano: le preoccupazioni sulla qualità dell’aria del circondario non fanno che aumentare. Seriamente preoccupati per l’ulteriore impatto ambientale e sanitario che l’attività dell’inceneritore di Hera causerà, le liste civiche Progetto per Ferrara Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo.it e Io Amo Ferrara, hanno presentato al Comune e alla circoscrizione 3 una interrogazione, a cura del consigliere di circoscrizione di Progetto per Ferrara Tommaso Mantovani. La notizia interessa ovviamente anche il nostro territorio locale perché questo scenario è esattamente il quadro a venire della gestione dei rifiuti di Parma. La bravura dei cittadini sta portando le percentuali di Rd a livelli mai visti (oltre il 70%), ma il forno, una volta acceso, qualcosa dovrà pur bruciare. L’assurdo è che non sapremo mai che cosa verrà immesso nel forno. Meditate gente, meditate. Clicca qui.


Ambiente sano vuol dire salute garantita

_Avviso per tutta la cittadinanza: PER L’INCENERITORE DI ALBANO – CASTELLI ROMANI SI ATTENDE LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA DA PARTE DEL CONSIGLIO DI STATO.

_Avviso per tutta la cittadinanza: SABATO 10 MARZO ORE 17 INCONTRO PUBBLICO NO DISCARICA NO INCENERITORE PRESSO LA SALA CIRCOSCRIZIONALE DI CECCHINA, SITUATA IN VIA ROCCA DI PAPA

_Il cancro può colpire persone di ogni età,ma le persone anziane sono colpite con maggiore frequenza, perché i danni genetici tendono ad accumularsi con il tempo. Nei paesi sviluppati il cancro è una delle prime cause di morte. Gli studi effettuati finora hanno mostrato che la maggior parte dei tumori più comuni sono dovuti a fattori ambientali

La suscettibilità allo sviluppo di un tumore risulta in genere dalla:

1)  combinazione di alleli ereditati di geni che danno una debole predisposizione al tumore;

2) mutazioni somatiche responsabili della progressione tumorale

3) componente AMBIENTALE.

La rimozione/riduzione di esposizione ai fattori ambientali noti RIDUCE CONSIDEREVOLMENTE L’INCIDENZA DI CANCRO, come sta già avvenendo in diversi paesi occidentali.

Nel merito, ai Castelli Romani si sta combattendo da anni una dura battaglia contro l’inceneritore di Roncigliano, quale vestusto strumento  atto al trattamento dei rifiuti, e quindi determinante un elevato rischio per il  territorio circostante e la sua salubrita’.

NON DELEGARE, INFORMATI, PARTECIPA, AGISCI NELL’ INTERESSE TUO E DELLA TUA FAMIGLIA.


Siamo al Vostro fianco!

28 febbraio 2012. D-DAY dei rifiuti. Il Consiglio di Stato si prouncia circa l’inceneritore dei Castelli Romani. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per difendere questo territorio, se esiste giustizia questo impianto deve essere nuovamente bocciato.

Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!

Villa Adriana bloccata per un’ora: in tremila contro la discarica

Il Messaggero
ROMA – Protesta davanti a Villa Adriana a Tivoli, vicino a Roma, contro l’apertura di una discarica a Corcolle, una zona della capitale non distante dal sito archeologico di epoca romana dichiarato patrimonio dell’Unesco. Circa mille persone questa

Protesta il popolo anti-discarica corteo da Villa Adriana a Villa

La Repubblica
In centinaia hanno attraversato il quartiere medievale per dire ‘no’ alla realizzazione dell’impianto a Corcolle. Presente Franca Valeri. Il sindaco di Tivoli chiede l’intervento di Monti Diverse centinaia di persone, tra comitati, associazioni,

Rifiuti: protesta Corcolle a Tivoli,’bloccata’ Villa Adriana

ANSA.it
(ANSA) – ROMA, 18 FEB – Protesta davanti Villa Adriana a Tivoli contro la discarica a Corcolle, vicina al sito romano patrimonio dell’Unesco. Circa mille persone – secondo gli organizzatori – si sono radunate davanti alla villa con lo slogan

Dario Fo contro la discarica Sabato corteo a Villa Adriana

Corriere della Sera
Anche Dario Fo dice «no» alla discarica di Riano mentre sabato mattina ci sarà una nuova manifestazione di protesta davanti all’ ingresso di Villa Adriana contro quella prevista a Corcolle. Italo Arcuri, assessore alla Cultura del Comune di Riano,

«Villa Adriana chiusa contro la discarica»

Corriere della Sera
Contro i rifiuti a Corcolle, manifestazione il 18 febbraio alle 9.30: stop ai botteghini, ma i turisti potranno entrare. E Dario Fo firma per il No al progetto dell’altra Malagrotta bis a Riano Contro i rifiuti a Corcolle, manifestazione il 18 febbraio

Protesta contro il piano rifiuti, “occupata” Villa Adriana

Online-News
Oltre tremila persone, secondo gli organizzatori, hanno “occupato” stamattina Villa Adriana a Tivoli, vicino a Roma, per protestare contro l’apertura di una discarica a Corcolle, a due passi dal sito archeologico di epoca romana dichiarato patrimonio

Roma: Nanni, a Villa Adriana barbarie che il mondo ci contesta

Roma.OggiNotizie.it
Roma – “Una discarica accanto a Villa Adriana e’ una barbarie che il mondo intero ci contesta. Dieci anni fa i talebani distruggevano le due statue di Buddha della valle di Bamiyan, uno dei maggiori monumenti della tradizione buddhista, quelle immagini

Rifiuti: da Corcolle 3mila no a discarica

LiberoQuotidiano.it
Roma, 18 feb. (Adnkronos) – “Tremila no decisi contro la discarica di Corcolle e no all’affossamento definitivo di qualsiasi prospettiva di sviluppo del territorio. Questo il senso della manifestazione che si e’ tenuta questa mattina davanti a Villa

Piano rifiuti, una doppia faccia tutta da decifrare

_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!

_Parla Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati”. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. «I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte».Articolo di Maria Lanciotti

(Castelli Romani – Attualità) – L’emergenza maltempo, mentre mette in ginocchio la capitale e dintorni, si rivela utile per spostare l’attenzione dei media e della popolazione da altre e non meno gravi emergenze. Una coltre di silenzio che non è propriamente candida consente a chi si deve muovere preferibilmente in sordina di portare avanti i propri interessi senza troppi disturbi. Strategie in cui sono specializzati coloro che si occupano della gestione dei rifiuti, nel modo che sappiamo. E siccome il maltempo promette di durare, vorremmo tornare sull’argomento ad evitare che si congeli. Ci rivolgiamo pertanto a Luca Tittoni, membro dell’associazione “Differenziati” – associazione che appoggia in pieno il percorso di vertenza e mobilitazione cittadina svolto complessivamente fino ad oggi dal Coordinamento contro l’inceneritore di Albano – al quale poniamo alcune domande.

Il Piano Rifiuti proposto dalla Giunta Polverini e approvato il 18 gennaio dal Consiglio regionale, presenta una doppia faccia tutta da decifrare. Se nella prima parte del testo il Piano si prefigge di raggiungere entro il 2017 l’ottimale nella raccolta differenziata, nella seconda parte inserisce un progetto alternativo da attuarsi nel caso si registrasse nei prossimi anni un aumento nella produzione dei rifiuti. Come si spiega la coesistenza di questi opposti scenari? «Si tratta dell’ennesimo piano di gestione rifiuti completamente inadeguato che la Regione riesce a concepire. Ora però la situazione è più che mai grottesca. I cittadini del Lazio devono sapere che si è varato un piano rifiuti nuovo di zecca che presenta in realtà un “piano b” sotto al tavolino, il cosiddetto “scenario di controllo”, quanto mai strisciante e all’orizzonte. Il 65% di raccolta differenziata, infatti, è fittizio ed è fissato per accontentare le disposizioni dell’Unione Europea ed evitare così di incorrere in sanzioni. Vogliamo incrementare la raccolta differenziata? Bene, in tal caso sarebbe utile chiedere alla governatrice Polverini a quanto ammonta lo stanziamento per la raccolta differenziata nel triennio 2012 – 2015 e al contempo la somma del contributo Cip 6 per l’inceneritore dei Castelli Romani. Il trucco verrà presto svelato. È quindi un piano inconsistente che allontanerà il Lazio dal ciclo virtuoso dei rifiuti che cittadini, Unione Europea e movimenti a tutela e valorizzazione dei territori chiedono da tempo. Soprattutto, che quadro programmatico è quel piano rifiuti che include ancora l’inceneritore dei Castelli Romani, già bocciato dal Tar Lazio e, per giunta, con tutti i vizi procedurali che questo impianto continua vergognosamente ad annoverare?».

La Polverini addebita tutto a tutti e proclama che: “nell’ambito del rispetto delle regole daremo tutto il sostegno al prefetto Pecoraro che sta facendo le scelte più opportune”. A fronte di tanto sbandierato rispetto per la legalità, si è proseguito come sappiamo con il collaudo e la messa in funzione del secondo sub-lotto del VII invaso della discarica di Roncigliano in maniera palesemente illegittima. Lei concorda con le scelte di Pecoraro? Come interpreta il dire e il fare della Polverini? «Nel Lazio, in ambito rifiuti, è ora che ognuno dei nostri delegati passati e presenti si assuma le proprie vere responsabilità. “Rispetto delle regole”, “scelte opportune”. A sentire simili parole fa un certo effetto. La governatrice del Lazio e il prefetto Pecoraro dovrebbero fare un viaggio a Vedelago, a Capannori, a Ponte nelle Alpi. Se le scelte opportune nel 2012 sono quelle di individuare due discariche teoricamente provvisorie sopra una cava di tufo o a due passi da Villa Adriana, far commissariare Roma in ambito rifiuti per non caricarsi della responsabilità politica, indicare il modello Peccioli che poi tanto modello non è, ecco, mi domando, verso cosa stiamo andando? Verso un nuovo baratro, un’emergenza posticipata che farà comodo ai soliti noti e terrà il Lazio inchiodato a buche e bruciatori per i prossimi decenni. Ai Castelli Romani poi le regole sono saltate da tempo, con invasi stracolmi tra i vigneti, falda compromessa, collaudi fatti come ben sappiamo e distanze della discarica rispetto ai centri abitati quanto mai dubbie e giustamente oggetto di ricorso da parte dei movimenti che difendono il territorio».
E quale altro scenario si può immaginare, al di fuori di quelli prospettati dal Piano rifiuti sancito dal Consiglio Regionale? «Nel 2012 non si sfugge. Le alternative tecnologicamente praticabili, quelle vere, ci sono, esistono e sono molto convenienti per i cittadini e per le amministrazioni. Occorre creare una vera e propria filiera del riciclo come l’Ue ci chiede: dà lavoro, non incontra opposizioni ed è sostenibile a livello economico e ambientale. Bisogna aprire il mercato, spingere sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, avallare davvero la differenziata porta a porta come sta facendo il Comune di Ariccia e come si appresta a fare il Comune di Genzano, ma al contempo creare quelle strutture che permettono la lavorazione della differenziata e la sua corretta allocazione nelle quantità necessarie. Altrimenti non c’è futuro e si farà il gioco devastante della lobby. Ai Castelli Romani l’attenzione è e rimarrà molto alta. Ci apprestiamo ad entrare nella fase cruciale per ciò che attiene l’inceneritore ed il Consiglio di Stato, ma subito dopo verrà la volta della discarica e dei suoi invasi. I cittadini dei Castelli Romani devono mostrare responsabilità e lungimiranza, il problema discarica e inceneritore riguarda tutto il bacino, se vogliamo dare un futuro a questo comprensorio territoriale questa battaglia di civiltà va vinta in tutte le sue forme e insieme».

Fonte: castellinews.it


Appello per Forum Strategia Rifiuti Zero

_Avviso a tutti i lettori, da oggi per ogni info circa l’inceneritore di Albano e la discarica di Albano ci trovate agli indirizzi www.differenziati.org e www.differenziati.com. PASSAPAROLA!

_Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Coordinamento Rifiuti Zero per Roma, per  realizzare un organismo unitario su Roma con l’obiettivo di Strategia Rifiuti  Zero. “Considerato che a Roma operano più di un  Comitato e visto che dichiarano tutti di perseguire gli stessi obiettivi,  proponiamo a tutti/e le Organizzazioni, i Comitati, le Associazioni e singoli/e  cittadini/e attivi/e, la costituzione di un Forum Cittadino dei Movimenti per la  Strategia Rifiuti Zero, per rafforzare e rendere più efficace questa importante  battaglia civica. Al fine di facilitare il percorso inclusivo, chiediamo a  tutti/e di fare una pausa di riflessione, di non mettere alcun paletto e/o  pregiudiziale, così di agevolare l’apertura di un percorso e una convergenza  unitaria, da verificare in una Riunione del/per il Forum di tutti/e, autonomo e  indipendente. Proponiamo che le proposte in itinere sul referendum, sulla  delibera d’iniziativa popolare, sulla cartolina/petizione vengano discusse,  migliorate e approvate dall’Assemblea del Forum, che dovrà avere due requisiti  fondamentali di condivisione: le regole democratiche di partecipazione e di  decisione”.

Chi fosse interessato può mandare la propria adesione all’indirizzo rifiutizeroroma@gmail.com.


Così ci Uccidono….

 Non si tratta di una nuova pubblicazione, perche’ risale a febbraio 2010, tuttavia pensiamo sia un libro che tutti noi dovremmo leggere, a maggior ragione quei cittadini che da anni subiscono attacchi, soprusi e veleni a danno del territorio in cui vivono. Purtroppo i Castelli Romani vantano questo triste primato….

Volevamo quindi parlarvi di questo libro: “Così ci uccidono. Storie, affari e segreti dell’Italia dei veleni” di Emiliano Fittipaldi, gia’ ospite in un programma RAI, interessante, culturale, d’approfondimento, trasmesso tempo fa in seconda serata (peccato). Una vera rarità.

Emiliano Fittipaldi era davanti a uno scettico (all’inizio) Corrado Augias, in “Le Storie” su Rai3. Emiliano Fittipaldi è un giornalista de L’Espresso, il suo libro è edito da Rizzoli.  Questa è la quarta di copertina:

Forse siete convinti di scegliere sempre il meglio, e al supermercato passate ore a selezionare prodotti “di qualità”. Ma nel cibo che mangiate, nell’acqua che bevete, nell’aria che respirate e nei cosmetici che vi spalmate sul corpo i veleni sono in agguato. Tra gli avvelenatori non ci sono solo camorristi, mafiosi e criminali risaputi. La categoria comprende anche personaggi insospettabili. Politici ufficialmente impegnati nella tutela dell’ambiente ma che, tra beni di famiglia, possiedono aziende accusate di minare la salute dei dipendenti. Industriali milionari che confezionano i prodotti di marche famose con materiali scadenti e nocivi, vere e proprie bombe a orologeria per i consumatori. Sindaci e assessori che di fronte ad analisi inquietanti sulle sostanze tossiche contenute nell’acqua comunale preferiscono tacere “per non allarmare inutilmente la popolazione”. Responsabili delle bonifiche di aree gravemente contaminate, nel cuore dei nostri centri urbani, che lavorano solo per gonfiare il proprio portafogli, incuranti di chi in quelle zone vive o andrà a vivere. Sembra incredibile, ma succede di rado che queste storie clamorose trovino spazio nelle cronache di stampa e televisione“.

I veleni sono in agguato in tutto ciò che ci circonda. E non ci sono marchi, pubblicità rassicuranti che possano proteggerci al 100%. Lo dice Saviano in Gomorra, lo mostra Biùtiful Cauntri di Calabria, Ruggiero, D’Ambrosio, Del Giudice, lo ripete da sempre Antonio Marfella dell’ospedale Pascale di Napoli. Nell’acqua che beviamo, nel cibo, nell’aria che respiriamo, nei cosmetici. E le Regioni lo nascondono alzando i limiti di legge.

Buona lettura, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore di Roncigliano….


INCENERITORI? NO GRAZIE!

Cari amici, ricordiamo ancora una volta il perche’ la via all’incenerimento dei rifiuti e’ una scelta vetusta e dannosa.  Esistono delle alternative, tecnologicamente valide ed ecosostenibili. Buona lettura.

Inceneritore per rifiuti (o termovalorizzatore)

Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti.

E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.

L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.

Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).

E’ anche vero che pure il termine inceneritore potrebbe risultare “riduttivo”, poichè in effetti gli inceneritori o termovalorizzatori producono anche energia, ma le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato. Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse

Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.

In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.

Guarda la mappa degli inceneritori in Italia:


Il numero degli impianti di incenerimento attivi in Italia (fonte: ansa.it) per i rifiuti nel 2007 ha subito una leggera flessione, passando da 50 a 47, per il fermo impianto, per diverse cause, di tre di essi. Questo quanto emerge dall’ultimo ‘Rapporto rifiuti’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il 60% degli impianti operativi di incenerimento rifiuti e’ localizzato nel nord Italia, dove su 28 impianti, 3 sono in Lombardia e 8 in Emilia Romagna. Nelle regioni del centro ci sono 12 impianti: 7 in Toscana, 3 nel Lazio e uno rispettivamente nelle Marche e in Umbria. I restanti sette impianti sono localizzati in Puglia (1), Basilicata (2), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2). Per quanto riguarda gli impianti non operativi, quello di Potenza e’ ancora in fase di collaudo, quello di Taranto risulta fermo per problemi di carattere tecnico-gestionale, mentre per l’impianto di Cà del Bue di Verona (fermo dal 2006) si e’ in attesa di una eventuale riconversione tecnologica degli attuali forno a ‘letto fluido’. L’impianto di Siena dovrebbe invece essere riattivato entro fine anno, dopo una serie di interventi di ristrutturazione. Secondo il rapporto Ispra, per quanto riguarda gli impianti pianificati o in costruzione, nel Lazio sara’ operativo, probabilmente entro il 2009, il gassificatore di Roma-Malagrotta e verra’ potenziato l’impianto di S. Vittore del Lazio con la costruzione di una seconda linea capace di 102.700 tonnellate di Cdr. In Campania domani verra’ inaugurato l’impianto di Acerra. Nel 2007, anno su cui si basa il rapporto Ispra, i rifiuti complessivamente inceneriti negli impianti per il trattamento dei rifiuti urbani ammontano a circa 4,5 milioni di tonnellate, di cui 3,5 di indifferenziati, 319 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico-biologico, 661 mila tonnellate di Cdr, 489 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e 36 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti pericolosi trattati sono oltre 66 mila tonnellate, costituiti in gran parte da rifiuti del settore sanitario e ospedaliero.
In molti paesi, come l’Olanda, è in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a favore di prevenzione e raccolta differenziata. In altri, come Finlandia, Grecia e Irlanda, non esistono.

L’utilizzo degli inceneritori come pratica di smaltimento può essere criticata soprattutto per l’idea sbagliata che trasmette, e cioè che sia più semplice sbarazzarsi dei rifiuti bruciandoli anzichè valorizzarli. In realtà, agendo sulla prevenzione, la riduzione dei consumi e dei rifiuti e la raccolta differenziata, è facile dimostrare non solo che l’intero processo di riciclo è assolutamente più rispettoso dell’ambiente e della salute, ma anche economicamente più conveniente.

Non bisogna infatti dimenticare che gli inceneritori godono di finanziamenti pubblici (Cip6) senza i quali, da un punto di vista economico e finanziario, non avrebbero le risorse per funzionare.

Gli inceneritori più diffusi in Italia ed in Europa sono “a griglie”.

Funzionamento di un inceneritore

Il funzionamento di un inceneritore a griglie può essere suddiviso 6 fasi:

  1. Arrivo dei rifiuti  Provenienti dagli impianti di selezione del territorio (ma anche direttamente dalla raccolta del rifiuto indifferenziato), i rifiuti vengono stoccati in un’area dell’impianto dotata di sistemi di aspirazione, per evitare il disperdersi di cattivi odori. Mediante una gru, i rifiuti vengono depositati nel forno.
  2. Combustione  Il forno è solitamente dotato di una o più griglie mobili per permettere il continuo movimento dei rifiuti durante la combustione. Una corrente d’aria forzata viene inserita nel forno per apportare la necessaria quantità di ossigeno che permetta la migliore combustione, mantenendo così molto alta la temperatura (fino a 1000° C e più). Per mantenere tali temperature, qualora il potere calorifico del combustibile sia troppo basso, talvolta viene immesso del gas metano.
  3. Produzione del vapore  La forte emissione di calore prodotta dalla combustione di metano e rifiuti porta a vaporizzare l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, per la produzione di vapore.
  4. Produzione di energia elettrica  Il vapore generato mette in movimento una turbina che, accoppiata ad un motoriduttore ed alternatore, trasforma l’energia termica in energia elettrica.
  5. Estrazione delle ceneri  Le componenti dei rifiuti non combustibili (circa il 10% del volume totale ed il 30% in peso, rispetto al rifiuto in ingresso) vengono raccolte in una vasca piena d’acqua posta a valle dell’ultima griglia. Le scorie, raffreddate in questo modo, sono quindi estratte e smaltite in discariche speciali, mentre le polveri fini (circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso) intercettate dai sistemi di filtrazione sono normalmente classificate come rifiuti speciali pericolosi. Entrambe vengono smaltite in discariche per rifiuti speciali; esistono esperienze di riuso delle ceneri pesanti.
  6. Trattamento dei fumi  Dopo la combustione i fumi caldi passano in un sistema multi-stadio di filtraggio, per l’abbattimento del contenuto di agenti inquinanti sia chimici che solidi. Dopo il trattamento e il raffreddamento i fumi vengono rilasciati in atmosfera a circa 140° C.

Attualmente, nessun sistema di filtraggio oggi disponible sul mercato è in grado di trattenere le particelle inquinanti (particolato) con diametro inferiore ai 2,5 nanometri: è questo il principale problema di qualunque inceneritore, ed allo stesso tempo la causa di un inquinamento “sconosciuto” (i misuratori di particelle inquinanti arrivano a misurare solo diametri superiori), che desta allarme presso i cittadini e la comunità scientifica.

Fonte:  Educambiente


Regali di Natale e giocattoli ecologici per i bambini

Regalare ai più piccoli un Natale  ecologico e sicuro. Può essere riassunto in questo modo il motto di alcune delle aziende produttrici di giocattoli più all’avanguardia nell’ambito dell’ecosostenibilità. La plastica viene sostituita da materiali biodegradabili, i tessuti sono ecologici e privi di sostanze tossiche ed i coloranti sono completamente naturali. Alcuni di essi funzionano grazie all’energia solare, grazie alla quale viene escluso l’utilizzo di batterie, risolvendo a priori il problema delle sostanze altamente inquinanti in esse contenute. Ecco allora alcune delle possibili idee regalo green per i vostri bambini.

 

 

L’azienda tedesca Efie, produttrice di pupazzi e giochi naturali per bambini, pone una cura particolare nella scelta dei materiali con cui realizzare i propri prodotti. Per i più piccoli, realizza peluche in tessuti biologici, privi di materiali o sostanze allergizzanti. Ogni dettaglio viene curato artigianalmente per garantire la completa sicurezza del prodotto. Tra i peluche della nuova linea “Natura Line” troviamo peluche con sonaglio incorporato o con imbottitura in noccioli di ciliegie, che li rende utilizzabili in sostituzione della borsa dell’acqua calda o del ghiaccio, previo riscaldamento su di un termosifone o raffreddamento in freezer. Tutti i peluche sono acquistabili da Emporioecologico.

Minimoimpatto propone alcuni dei più classici giocattoli per bambini, tra cui aeroplanini ed elicotteri, in una nuova veste. Non solo sono realizzati con l’impiego di legno certificato FSC, ciò che li rende ancora più ecologici è il loro funzionamento. Le eliche vengono infatti messe in movimento esclusivamente grazie all’energia pulita del sole, senza alcuna necessità di utilizzare batterie, che vengono sostituite da piccoli pannelli solari. Si tratta di giocattoli completamente montabili e smontabili, come quelli di una volta, ed il loro prezzo è contenuto, per sfatare il mito che ecologico sia sinonimo di costoso.

Ecco Grasshopper la Lunar Car Ecologica proposta da PowerPlus, azienda produttrice di gadget e giocattoli che funzionano a dinamo o grazie all’energia solare. Si tratta di un giocattolo educativo che può essere messo in movimento esclusivamente grazie all’utilizzo di energia pulita, aiutando i bambini a comprendere l’importanza del sole come fonte di energia rinnovabile. Grasshopper può essere montata senza bisogno di utilizzare la colla e non richiede batterie per il proprio funzionamento.

Un altro grande classico si riveste di ecosostenibilità. Nascono così gli ecosoldatini ideati da Eco Toys, che rientrano in una gamma di prodotti etici ed ecologici. Gli ecosoldatini sono realizzati in materiali completamente biodegradabile e possono essere dipinti con colori ad acqua. Eco Toys lancia così una vera e propria sfida al mercato dei giocattoli di plastica, per la maggior parte prodotti in Cina scavalcando le norme di sicurezza europee.

 

Anche i mattoncini per le costruzioni si trasformano e diventano ecologici. La plastica dei mattoncini Happy Mais è sostituita dal Mater-Bi, materiale completamente biodegradabile derivato dall’amido di mais. Ogni mattoncini viene colorato impiegando tinture naturali atossiche e sicure. Happy Mais può trasformarsi facilmente da semplice gioco a strumento didattico, ad esempio per il riconoscimento di forme e di colori. Assemblare i mattoncini Happy Mais non richiede colla. Basterà inumidirli perché l’amido in essi contenuto si trasformi in un collante naturale.

Per i piccoli artisti Bimbo e Natura propone acquarelli composti da materie prime vegetali e con pigmenti alimentari. Il colore giallo si ottiene dalla curcuma, il verde dall’ortica, il rosso dalla barbabietola, il viola dal sambuco e così via. Per la realizzazione della confezione la plastica è stata sostituita dal metallo. I colori sono completamente atossici, sicuri e lavabili ed il loro utilizzo è consigliato a partire dai 3 anni di età.

Per avvicinare i più piccoli al mondo della natura, Ecogiochiamo propone un kit per realizzare un piccolo orto casalingo. La confezione contiene il necessario per seminare lattughino da taglio, pomodori ciliegini, piselli rampicanti e calendula, che con i suoi fiori attirerà insetti in grado di salvaguardare le vostre piantine dai parassiti. Coinvolgere i bambini nella realizzazione di un piccolo orto è l’idea migliore per educarli all’ecologia e all’amore per la natura.

E per i più piccoli c’è sempre l’opzione un po’ retrò ma sempre gradita a loro e all’ambiente dei giocattoli in legno riciclato, un classico da non sottovalutare.

 

Fonte:  Greenme.it

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Così cambia il territorio

A Giugliano in Campania durante gli anni Ottanta e Novanta sono stati creati e fatti scomparire dei bacini artificiali. In quella zona più ammalati di tumore

E’ uno spettrale nastro d’asfalto che corre parallelo all’autostrada A30 Salerno-Caserta-Roma, sospeso su alti viadotti. Collega il comprensorio «a monte del Vesuvio», solcato dai treni dell’Alta velocità, con la Terra di Lavoro.Da un certo punto in poi, superato l’agro aversano, la Statale Nola- Villa Literno, asse di scorrimento rapido, attraversa quasi per intero quella che i romani ribattezzarono«Campania Felix»: quattro, a volte sei, raccolti all’anno fino a 25 anni fa, oggi ridotta ad uno sterminato cimitero per ogni tipo di coltura. Un gigante dai piedi d’argilla, la Statale dei veleni.

Quando fu messa in cantiere, la costruzione dei viadotti rappresentò un accorgimento scientificamente studiato dalla camorra casalese per consentire ai camion che trasportavano i bidoni tossici di penetrare indisturbati nelle campagne. Di notte, quando nessuno vedeva. Interrati, sepolti. Ma come? Sotto terra, certo, ma non solo. La camorra utilizzava anche i laghi artificiali. Come nel caso del comune di Giugliano in Campania (vedi le foto sotto riportate). Specchi d’acqua creati nel giro di qualche mese e scomparsi con la stessa velocità,come denuncia Massimo Morigi, tecnico dell’Ispra (l’Istituto per la ricerca ambientale), che ha confrontato, con tecniche particolari, immagini satellitari di varie epoche.  Così come è emerso nella vicenda giudiziaria circa la Nola – Villa Literno laddove tra il 1987-88 e il 2005, hanno raccontato ai magistrati dell’antimafia napoletana Gaetano Vassallo,  l’incessante via vai di autoarticolati provenienti dal triangolo industriale del Nord. Le industrie stringono con la camorra accordi commerciali molto convenienti: le scorie tossiche vengono smaltite al modico costo di 10 lire al chilo. I bidoni stracolmi di veleni vengono prima interrati nel ventre delle discariche legali, due o tre metri sotto i rifiuti solidi urbani raccolti nelle città, poi, quando lo spazio si  esaurisce,vengono tombati dappertutto. Anche nei laghi artificiali. In totale in Campania vengono sepolte un milione di tonnellate di scorie tossiche. La stima la fa, nel 2003, in capo a 4 anni di indagini, il pm di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. L’operazione «Cassiopea» svela al mondo gli orrori di Gomorra: 40 tir carichi di veleni arrivavano ogni settimana da Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.

Perché negli ultimi anni diversi studi hanno messo in relazione la presenza di siti inquinanti e la diffusione di tumori.

Il percorso non è stato semplice. C’è voluto del tempo. Una delle prime indagini esplorative venne fatta nel 2001 dall’Istituto superiore di Sanità. Il rapporto analizzava la mortalità infantile nella popolazione di Caserta mettendola in relazione con le discariche nascoste tra il 1985 e il 1994. Quel rapporto è, però, scomparso,studio chiamato «Progetto Regi Lagni», del 2002, commissionato dal ministero dell’Ambiente all’Enea, evidenziò un serio degrado della qualità delle acque a tutti i livelli nelle zone tra il casertano e il napoletano. Ma solo dal 2004 si cominciò a mettere in relazione diretta l’inquinamento del territorio con l’insorgere di neoplasie. Fu la rivista Lancet Oncology, a lanciare il sasso con uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dal titolo: «Italian “Triangle of death” linked to waste crisis» («Il “Triangolo della morte” italiano collegato alla crisi dei rifiuti»). La zona considerata era quella compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in provincia di Napoli, un tempo nota per essere tra le più fertili della Campania. I ricercatori riscontrarono un forte aumento della mortalità per cancro che per alcune patologie raggiungeva livelli molto più alti della media italiana.

Talmente vistosa che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si mosse. Sotto la spinta della Protezione Civile fu avviato alla fine del 2004 un vasto studio sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuto, mortalità e malformazioni congenite. Vennero messi sotto osservazione 196 comuni, divisi in base a indici socioeconomici e ambientali. Tra questi Giugliano in Campania che finì tra quelli più disagiati. Tra quelli, cioè, dove il rischio di malformazioni congenite era il 15% più alto rispetto ai comuni più agiati, dove l’incidenza di cancro al polmone, al fegato, al testicolo, all’esofago, alla laringe e il sarcoma ai tessuti molli, nei maschi, e di cancro al rene, ai dotti biliari, al cervello, per le donne, era ben oltre la media.

«Tante denunce ma nessuno ha mai voluto vederci chiaro»

Massimo Morigi ha un passato da romanzo giallo. Esercito, aeronautica, servizi segreti. Ora è collaboratore tecnico presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). È stato lui a scoprire il metodo dei laghi artificiali come mezzo per smaltire i rifiuti. Le sue denunce però sono rimaste inascoltate.

Perché? «Forse perché, oltre a me, solo l’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca le discariche tombate».

Un compito che non gli compete? «L’Oms non è l’Ente che deve identificare le aree da adibire a discariche, che vengono poi dichiarati coperti dal segreto di stato e presidiati da militari».

Perché non si cerca? «Perché se tutti fossero a conoscenza di cosa è nascosto sotto il loro territorio, come si potrebbe imporre, ad una comunità di cittadini, ancora un’altra discarica? La prevenzione non porta voti».

Quante volte ha denunciato? «Tante. Nel dicembre del 2008, ad esempio, durante una tavola rotonda presso l’Enea, l’allora vice capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale, l’ingegnere Bernardo DeBernardinis (ora a capo dell’Ispra, ndr), citando la mia ricerca, disse testualmente: “Quando avete identificato una discarica abusiva che fate? Lo scienziato che è riuscito ad identificarla va dal procuratore.

E cosa fa il procuratore? Prende il sindaco e gli dice: tu non hai fatto la bonifica, e ilsindaco risponde, io non ci ho i soldi…».

Negli ultimi anni si è diffusa la certezza che abitare vicino a una discarica abusiva sia dannoso… «Questi luoghi sconosciuti e mimetizzati potrebbero nascondere la causa, o una delle maggiori concause, dei numerosi casi di mortalità per neoplasie e leucemie. Gli ultimi studi epidemiologici dicono questo. Anche se,come ultima ipotesi, forse le istituzioni conoscevano già la situazione di pericolo sin dal ’98. Ma nulla hanno fatto per mettere in sicurezza popolazione e territorio».

Roberto Rossi -Massimiliano Amato per l’Unità


Record italiano per la settimana europea per la riduzione dei rifiuti

> ATTENZIONE: RIATTIVATA LA NEWSLETTER DEL SITO DIFFERENZIATI.ORG. Chi vuole può andare a fondo pagina ed inserire la propria e-mail per rimanere informato circa appuntamenti e notizie riguardanti la vertenza Albano.

_(Fonte articolo, clicca qui) Dal 19 al 27 novembre 2011, fantasia e creatività a favore dell’ambiente. Nuove idee per l’impresa. Progetti che dai rifiuti fanno nascere occasioni di lavoro e di socialità: solo in Italia, 900 tra enti della Pubblica Amministrazione, Associazioni, Imprese e Scuole hanno aderito alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, giunta quest’anno alla terza edizione. Idee che diventano concrete per testimoniare che, nonostante tutto, c’è un’ Italia che funziona. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in programma in numerose città italiane ed europee dal 19 al 27 novembre prossimi, nasce per sensibilizzare i consumatori sul tema dei rifiuti e del loro riciclo e per proporre uno stile di vita più attento ai consumi e all’ambiente, che non si fermi ai buoni propositi, ma che chiede ai sottoscrittori azioni creative per migliorare la situazione. Fantasia e concretezza a favore dell’ambiente, dunque, per i circa 888 progetti validati in Italia, oltre ogni più rosea previsione. Con un occhio al sociale, come nel caso dell’iniziativa messa in campo in Emilia Romagna, il Progetto RAEE in Carcere. Tre le case circondariali coinvolte: Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena. Qui i detenuti vengono formati e assunti con un regolare contratto per realizzare attività di smontaggio e recupero in sicurezza dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) come, per esempio, vecchi frigoriferi, condizionatori, lavatrici, lavastoviglie. Rifiuti come occasione di lavoro, quindi, e di riscatto.

 Attenzione al risparmio anche nella filiera agro-alimentare: cinque aziende agricole pugliesi puntano alla riduzione delle etichette sulle bottiglie del proprio olio. Grazie all’aiuto della tecnologia, utilizzando un QR Code – cioè un codice leggibile dai più comuni smartphone – si potranno avere tutte le informazioni sul prodotto, diminuendo così il consumo di carta. Tra i sottoscrittori d’eccezione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, c’è anche la Camera dei Deputati: l’azione di riduzione dei rifiuti non coinvolgerà solo gli uffici, ma anche il comportamento degli stessi parlamentari. La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti è legata al programma europeo Life +, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea. Ogni ente o impresa ha potuto partecipare all’evento tramite un’iscrizione, in cui ci si poteva proporre come soggetti “sensibilizzatori” per la tematica del riciclo dei rifiuti. Un tema che, però, può coinvolgere tutti noi: bastano pochi gesti, come racconta il video di Aica Tv, per la Settimana Europea per al Riduzione dei Rifiuti, per diminuire sensibilmente gli sprechi. Per conoscere dettagliatamente tutte le iniziative sulla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, è disponibile questo sito.


Discarica Corcolle

_Differenziati vuole evidenziare ancora una volta l’insensibilità e la scarsa competenza dell’attuale Amministrazione regionale, capace di pensare di poter costruire una discarica in prossimità di siti archeologici di interesse mondiale e, cosa ancor più grave, in prossimità dei canali di approvigionamento idrico (acqua potabile) di gran parte della città di Roma!

Preso atto di ciò non possiamo permetterci di mollare la presa circa la questione Roncigliano, sia per quanto afferente l’ampliamento della discarica, che per quanto riguarda l’imminente pronunciamento del Consiglio di Stato sull’inceneritore. Spetta sempre più ai cittadini salvaguardare la propria salute e l’integrità del proprio territorio.

Discarica Corcolle: Villa Adriana ‘sprona’ il Sindaco Gallotti
„Il comitato di quartiere Villaggio Adriano scrive una lettera aperta al sindaco  di Tivoli per evitare la realizzazione di una discarica a pochi chilometri dai  siti Unesco della città: “Combatta con noi”“

Una protesta che si allarga sempre più. Un allarme glocal che  dall’VIII Municipio arriva ai comuni limitrofi coinvolgendo personaggi  dello spettacolo e ‘scomodando‘  la nobiltà. Al centro del dibattito la possibile discarica individuata dal  commissario straordinario Giuseppe Pecoraro nel territorio di Corcolle – San Vittorino. Un’area in relazione alla quale si  stanno mobilitando in molti, come il Comitato di quartiere Villaggio  Adriano che, sentendosi minacciato dalla troppa vicinanza con il sito  individuato, lancia l’appello al sindaco di Tivoli Sandro  Gallotti, invitandolo a mobilitarsi assieme ai cittadini per dire  ‘No alla discarica‘: “Illustrissimo Sindaco – scrive il Cdq – forse non è a  conoscenza (ma ne dubitiamo fortemente visto che tutti i mezzi di informazione  ne parlano) che a soli 2 chilometri da Villa Adriana si sta per  istallare una discarica di rifiuti del Comune di Roma. Quello  che è paradossale è che sarà collocata a ridosso del confine del territorio  tiburtino e ovviamente di altri Comuni (Gallicano, Zagarolo, Palestrina,  Capranica Prenestina, Casape) i cui Sindaci, al contrario di Lei si  sono dati e si danno da fare per contrastarne l’istallazione.  L’Amministrazione  tiburtina è la sola assente in tale levata di scudi contro la progettata e  costruenda discarica di Corcolle- San Vittorino. Non solo Lei  non è mai stato presente in una qualsiasi riunione indetta dai diversi Comitati  e Associazioni (Legambiente, Coldiretti, Giardini di Corcolle, Rifiuti  Zero Lazio ecc.) ma non si è fatto vivo neppure il Suo Assessore  all’Ambiente o comunque un Suo delegato. Tutto tace a Palazzo San  Bernardino da Siena malgrado ci siano state delle interrogazioni sul  problema“.

NO DISCARICA: “Un dubbio, anzi una  certezza, ci sta assalendo: la convinzione che a questo punto Lei non  rappresenta i Tiburtini (in primis quelli residenti a Villa Adriana, al Villaggio Adriano, a Capannelle) giacché non ne difende i diritti in alcun modo – prosegue il comitato di quartiere nella sua lettera aperta -. Diciamo No alla discarica e Sì alla raccolta differenziata porta a porta, al  riciclo e al riuso. E’ questa l’unica strada da percorrere: si possono creare  nuovi posti di lavoro, si rispetta l’ambiente e soprattutto la salute della  gente. Inoltre si possono ricavare dei lucrosi utili. Tivoli Città  turistica? Non prendeteci in giro se a soli 2 chilometri da un sito Unesco come Villa Adriana – tralasciando Villa  d’Este, Villa Gregoriana e quello che dovrebbe essere  il Terzo polo turistico tiburtino ovvero il Santuario  di Ercole Vincitore – (e in una zona archeologica ricca di rovine di Gabii, Querula, acquedotti  romani) si accetta di istallare per 168 ettari una maxi discarica di  rifiuti del Comune di Roma. Non parliamo poi delle abitazioni di cittadini  tiburtini (Capannelle, Villaggio Adriano, Villa Adriana  e Tivoli Terme) situati a ridosso dell’area per la discarica  individuata dalla Regione“.

OBIETTIVO DIFFERENZIATA:Se fosse stato il contrario – prosegue la lettera aperta – il combattivo Sindaco di Roma, Alemanno, sarebbe stato zitto se qualcuno avesse messo “la  monnezza propria” a ridosso dei suoi confini arrecando danno alla sua  popolazione? Certamente no perché sa bene che ciò avrebbe comportato  l’insorgenza di diverse e gravi malattie. I comuni limitrofi al Suo (Guidonia,  Zagarolo) già effettuano il servizio Porta a Porta ma la Sua  Amministrazione non si cura di mettersi al passo con i tempi. E ciò é  francamente vergognoso che la Superba e storica Tibur non sia al passo con i tempi ma sia ridotta ad un paesino  del Terzo Mondo: lercia, sporca e sconquassata in ogni campo !  E’ vergognoso ancor di più se si pensa che il Villaggio Adriano,  Capannelle, La Meridiana, la via Maremmana Inferiore  sono prive di acqua potabile. Come fanno i cittadini ad avere fiducia nel  comportamento di un Sindaco come Lei?“.

INVITO  APERTO:Accettare passivamente l’istallazione di una discarica è  la “ciliegina” messa sulla torta farcita di soprusi e assenza  di doveri di codesta Sua Amministrazione – conclude il cdq Villaggio  Adriano -. Lo sa che le falde acquifere si inquineranno ancor di più  con la presenza di una discarica di rifiuti? Ciò aggraverà notevolmente la già  difficile situazione idrica del nostro comprensorio. Sa benissimo che dal 2007  l’allora sindaco Vincenzi con propria ordinanza decretò non  potabile l’acqua, che previa captazione artesiana, serve il Villaggio  Adriano. Né Baisi né Lei hanno risolto il problema  malgrado dal 1985 il Comune di Tivoli si sia impegnato ad allacciare il Villaggio Adriano alla conduttura pubblica.. C’è poi il  problema della viabilità. Cosa risponderà ai tanti pendolari tiburtini, diretti  a Roma per il lavoro quotidiano, che vedranno intasarsi ancor  di più il traffico per l’aumentato via vai di camion pieni di ecoballe o  quant’altro? Ci farebbe piacere se Lei facesse il suo dovere in qualità di  rappresentante dei cittadini tiburtini. Scenda in campo anche LEI insieme ai  Sindaci del Lazio sensibili alla risoluzione del problema; combatta come nostro  rappresentante nelle sedi opportune”.

Fonte: RomaToday

Riano e Albano, cittadini in piazza

Molti hanno seguito entrambi i cortei. Occupati i binari della Roma-Viterbo. 

NO AI RIFIUTI: DUE CORTEI IN UN GIORNO – Ore 9 e 30, via Flaminia, a un tiro di schioppo dal posto prescelto per ospitare il sito alternativa a
Malagrotta che a breve chiuderà. Sfila il corteo (circa 1500 persone circa), aperto dal sindaco Marinella Ricceri, che vede insieme alcune scolaresche, il consiglio comunale al completo e diversi rappresentanti dei comuni limitrofi, Morlupo, Castelnuovo, Sacrofano e Rignano. Ore 15, stavolta siamo ad Albano: anche qui parte un corteo. Sono circa in 3 mila a sfilare lungo la via Appia per dire altri«no»: quelli contro l’ampliamento della discarica di Roncigliano (che raccoglie la spazzatura dei Castelli e del litorale) e il progetto di inceneritore già bocciato dal Tar. Una sentenza contro cui si è appellata la giunta Polverini (l’esito del ricorso al Consiglio di Stato è atteso tra poche settimane) che ha ripreso il programma portato avanti da quella precedente, targata Marrazzo.

DUE PROGETTI E LO STESSO NOME: CERRONI – Dietro ai progetti che dovrebbero risolvere i problemi della raccolta a Roma e nel suo hinterland (e che la gente non vuole), c’è sempre lo stesso nome: quello dell’avvocato ottantacinquenne Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta, condannata alla chiusura dalla Ue che la considera esaurita dopo oltre un trentennio di attività. L’imprenditore possiede anche il sito di raccolta a Roncigliano e per il tramite della sua Pontina Ambiente Srl fa parte del 51 per cento del consorzio Coema (gli altri soci sono Ama e Acea) che dovrebbe realizzare l’inceneritore di Albano. Mentre di pochi giorni fa è la notizia – ufficializzata durante l’audizione alla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti – del fulmineo blitz a Riano che ha visto proprio Cerroni acquistare i terreni su cui dovrebbe sorgere la discarica temporanea che sostituirà Malagrotta in attesa del via al progetto definitivo a Pizzo del Prete (Fiumicino).

RIANO, PRONTO RICORSO AL TAR – A Riano Claudio Baccetti, segretario locale del Pd annuncia battaglia: «Non ci arrendiamo a questa decisione antidemocratica che vuole spostare i problemi di Roma in Provincia, distruggere una comunità e affossare un intero comprensorio, il quadrante nord della Valle del Tevere. Oggi sfiliamo in ma non ci fermeremo qui – conclude – Stiamo per presentare più di un ricorso al Tar e ci appelleremo anche alla Commissione Europea. Abbiamo già raccolto oltre un migliaio di firme per un appello al presidente Giorgio Napolitano».

Ad ALBANO è il portavoce della protesta Daniele Castri a spiegare che «la nostra lotta si è declinata in moltissime forme, da una serrata politica sul territorio fatta di volntinaggi, attacchinaggi, da frequentissime assemblee pubbliche e cortei, alle vertenze legali: svariati ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato alla Corte dei Conti stilati con gran impegno di un team tecnico/legale che lavora a pieno ritmo sacrificando tempo ed energie senza alcun guadagno personale». Ma quel che adesso si sta formando è un coordinamento di diverse realtà contrarie a tutti i progetti in ballo a Pizzo del Prete, Riano, Corcolle ed Albano.


Post-Malagrotta, discariche e inceneritori, il Lazio verso il baratro

_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA RIGUARDANTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA, LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE.

- Venerdì 14 Ottobre ore 17 assemblea cittadina ad Albano, Piazza san Pietro

- Domenica 16 Ottobre ore 10.30 assemblea pubblica a Montagnano, loc casette rosse

- SABATO 22 OTTOBRE CORTEO CITTADINO IN CONCOMITANZA CON IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR LAZIO SULL’INCENERITORE DI CERRONI-AMA-ACEA. ORE 15:00 PIAZZA MAZZINI ALBANO LAZIALE. LA CITTADINANZA E’ CHIAMATA ALLA PARTECIPAZIONE MASSICCIA.

_Politici asserviti, camerieri che a loro volta hanno delegato scelte disastrose, incapaci di governare e gestire un problema che potrebbe diventare risorsa. Un Prefetto che parla senza sapere, dietro tutto ciò, i soliti affaristi da quattro soldi. Popolazioni con fior di ragioni che sono esasperate, lottano, combattono civilmente, presentano piano alternativi quanto mai realistici e verosimili, offrono dati tumorali, valori delle acque, risulati di una malagestione che ha trascinato il Lazio nel baratro rifiuti. Tutte queste persone fanno il gioco dei soliti noti, vogliono i profitti, avranno la lotta più dura e civile.

_(Fonte articolo, Eco della città, clicca qui) Alla fine, il verdetto sul post Malagrotta è arrivato, e non si tratterà di una sola discarica. I siti che accoglieranno i rifiuti per tre anni, dalla chiusura dell’Ottavo Colle a quando sarà aperta la nuova discarica di Pizzo del Prete (Fiumicino), sono due: Quadro Alto, nel comune di Riano, e San Vittorino-Corcolle, a Roma, nell’VIII Municipio. L’annuncio è stato dato questa mattina dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro, in una conferenza stampa affollata di giornalisti ma non di autorità (non erano presenti né la Polverini né Alemanno).

Quadro Alto è una vasta area composta da sette cave di tufo tuttora funzionanti, che, ha spiegato Pecoraro, «permetterebbero di non dover fare sbancamenti ulteriori e quindi risparmiare nella realizzazione dell’invaso». San Vittorino è un’area più piccola, dove comunque i lavori per la realizzazione dovrebbero essere anche in questo caso abbastanza brevi. «A Roma, si produrranno in tre anni circa 3,5 tonnellate di rifiuti, che tenderà a diminuire con l’aumento della differenziata, come tutti auspichiamo: 2,4 andranno a Quadro Alto, il resto a San Vittorino. Ho scelto due siti e non uno solo in base alla quantità di rifiuti trattati che andranno smaltiti, per evitare che un unico sito non fosse oberato dai rifiuti», ha spiegato il prefetto, che ci tiene a precisare che nelle discariche finiranno solo rifiuti già trattati: «Roma ha il 10-15% di differenziato e tutto il resto viene ancora oggi portato a Malagrotta come tal quale. Oggi abbiamo l’obiettivo trattare tutto il tal quale attraverso le quattro linee esistenti, due private e due dell’Ama».

Possibile altra proroga per Malagrotta

Ma quali saranno i tempi di questa rivoluzione nella gestione dei rifiuti? «Farò in modo di chiudere Malagrotta entro il 31 dicembre. È ovvio che, se c’è una collaborazione di tutti e non ci sono ostacoli nelle procedure, si farà abbastanza presto, visto che l’ordinanza prevede anche un accorciamento nei tempi delle gare. Ma non posso escludere una mini-proroga, spero di non più di uno o due mesi», ha spiegato Pecoraro.

La realizzazione e la gestione sarà affidata tramite una gara, che avrà però tempi abbreviati: «Mi auguro di poterla fare in 15 giorni, per bandirla ed espletarla servirà in tutto un mese-un mese e mezzo. Una volta aperte le discariche provvisorie, rimarranno in funzione per 36 mesi. L’ordinanza è valida fino al 31 dicembre 2012, ma una volta realizzate le discariche e avviata la gestione, la mia opera è finita», ha continuato Pecoraro.

È giallo termovalorizzatore

Per ben due volte, salvo poi smentire, Pecoraro fa riferimento alla costruzione di un inceneritore. «I nostri obiettivi sono far funzionare le 4 linee di trattamento e selezione, istituirne se necessario una quinta, e fare in modo che in 36 mesi si chiudono le due discariche e si passi al termovalorizzatore, che è l’obiettivo finale del piano regionale». Un errore? Un lapsus freudiano? A nostra precisa domanda su questo il prefetto si schermisce e dice che intendeva «in generale gli impianti di trattamento». Mario Marotta, direttore generale Attività produttive e Rifiuti precisa: «Ad oggi, escludiamo la costruzione di un altro termovalorizzatore. Allo stato attuale non c’è n’è bisogno. Il Cdr che si produrrà si potrà bruciare fuori regione. Se però il Consiglio di stato boccerà l’inceneritore di Albano, non possiamo escludere un Albano-bis».

Ipotesi Cerroni-bis

Il prefetto ha anche chiarito le indiscrezioni sulle opzioni di Manlio Cerroni, titolare della società che gestisce Malagrotta, sui terreno di Riano. «Cerroni aveva avuto la possibilità, per Pian dell’Olmo e Quadro Alto, di chiedere delle autorizzazioni al proprietario per realizzare delle discariche. Ovviamente, io posso occupare d’urgenza Quadro Alto e le opzioni cadono». Ma un Cerroni-bis appare un’ipotesi realistica: «Se Cerroni vuole partecipare alla gara bene venga, nessuno glielo vieta, e in relazione all’offerta si deciderà».

La scelta dei siti fatta per esclusione: «Non potevamo scegliere altrimenti»

«Ai due siti siamo arrivati per esclusione. Ho anche chiesto alla Regione e ai vari comitati che ho ricevuto di indicarmi altri siti, ma l’unica proposta è arrivata dal sindaco di Riano. Questa mattina i tecnici della Regione hanno fatto un sopralluogo, ma il sito è vicino a centri abitati e richiederebbe sbancamenti e tempi lunghi di realizzazione», ha detto il prefetto. Problemi presenti anche nel caso di alcuni altri siti indicati dalla Regione: «Pian dell’Olmo oggi può contenere 750.000 tonnellate, e quindi era troppo piccola. L’abbiamo comunque considerata perché era ancora territorio romano e perché c’era un progetto di ampliamento, anche se non ci è sembrato fattibile in tempi brevi ed era particolarmente dispendioso: bisognava sbancare una collinetta per arrivare a una maggiore cubatura. Abbiamo escluso i due siti di Fiumicino perché in uno non c’erano cave presenti (Osteriaccia, ndr) e l’altro era vicino a un ospedale pediatrico (Castel Campanile, ndr). Per Monte degli Ortacci, invece, abbiamo ricevuto uno studio dell’Ispra secondo il quale nell’area c’è un inquinamento delle falde e quindi non si poteva utilizzare un sito già inquinato, peraltro vicino a due raffinerie e vicina alla stessa Malagrotta. Castel Romano, infine, era molto vicino a un centro commerciale e a un autodromo».

Le proteste degli amministratori

Presentando la decisione ai 17 sindaci della Valle Tiberina, il prefetto ha chiuso la porta a ogni tipo di trattativa o possibilità di ripensamento. «Come italiano e come cittadino di questa città ho chiesto ai sindaci di avere un comportamento quanto più possibile istituzionale e che ognuno si assuma la responsabilità delle proprie iniziative, perché è assurdo che ci assumiamo la responsabilità di mandare in emergenza rifiuti la nostra capitale». Pronta la replica del sindaco di Riano Marinella Ricceri: «Ho chiesto al prefetto di avere lui un comportamento istituzionale. Come si può sommergere un paese come Riano dell’immondizia di due milioni di persone?». E intanto, l’assessore all’Ambiente del Comune di Riano Fausto Cantoni annuncia un ricorso al Tar: «Aspettiamo di ricevere l’ordinanza, e poi fare ricorso».

Per domani, sabato 8 ottobre, è convocata alle 9,30, sulla via Tiberina, una manifestazione dei cittadini di Riano e dei comuni vicini. Ma Pecoraro non sente ragioni ed è pronto a usare metodi drastici: «Se i cittadini si metteranno di traverso, farò il prefetto», dice senza esitazioni.

Il presidio del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino

Alcuni membri e il presidente del comitato Rifiuti Zero Fiumicino hanno tenuto un presidio sotto la sede della prefettura, per protestare contro la decisione del commissario: «La soluzione al disastro di Roma non è scavare altre buche. San Vittorino e Quadro Alto saranno probabilmente le discariche definitive, anche perché nel sito di Riano si farà un impianto di trattamento da 25 milioni di euro, che difficilmente verrà abbandonato», commenta il presidente Massimo Piras.


I disastri di quasi tutti i partiti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio

_(Fonte articolo, clicca qui). Ho più volte descritto i problemi strutturali che attanagliano la gestione dei rifiuti in Regione Lazio. In questi mesi la situazione si è aggravata, infatti: il piano della Polverini è fermo in commissione regionale nonostante l’Europa abbia inviato all’Italia una seconda lettera di messa in mora; Bruxelles ha riaperto una procedura di infrazione contro la discarica di Malagrotta per violazione della direttiva-quadro 1999/31/CE; il Governo ha nominato il prefetto di Roma Pecoraro per chiudere la discarica più grande d’Europa e per individuare il sito alternativo; i magistrati della Capitale hanno aperto un fascicolo per stabilire se Malagrotta abbia provocato la morte di 4 persone per neoplasie; i comitati dei cittadini si stanno mobilitando per scongiurare l’apertura di un nuovo enorme invaso e propongono come alternativa la strategia “rifiuti zero”. Le critiche del Gruppo della Lista Bonino Pannella al piano rifiuti della Polverini sono ormai note, quello che è quasi completamente ignorato, purtroppo, è del perché siamo arrivati a questa situazione così drammatica. I partiti di centro, di destra e di sinistra, ad eccezione dei Radicali, che hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma, non hanno avuto la forza e la capacità di imporre politiche virtuose. In questo articolo si vuole ripercorrere la storia degli ultimi undici anni che è fatta di promesse mancate e di una politica “capace” esclusivamente ad autorizzare volumetrie straordinarie di discariche, per l’appunto: i disastri della partitocrazia! Voglio sperare che questo articolo/resoconto possa servire – come strumento di lotta e come forma di riflessione- a quei cittadini che ogni giorno combattono contro il sistema discariche ed a favore di un ciclo dei rifiuti conforme alle direttive europee. A loro dedico la famosa frase di Leonardo Sciascia: “A futura memoria (se la memoria ha un futuro)”.

2000-2005 i cinque anni del centro-destra di Storace

La Giunta di centro-destra va ricordata negativamente almeno per tre motivi: l’estensione della gestione commissariale da Roma a tutto il Lazio; l’autorizzazione fuori tempo massimo per la costruzione dell’impianto di gassificazione a Malagrotta; il piano regionale dei rifiuti, che il 14/06/07 la Corte di Giustizia Europea definirà inadeguato. I decreti firmati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 19 febbraio 1999 e 15 dicembre 2000, avevano dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella città di Roma e Provincia. Tale atto fu giustificato per l’avvio del Giubileo. Nel 2002 Storace chiese, ed ottenne, lo stato di emergenza per tutta la Regione Lazio. Durante la seduta del 9 e 10 giungo 2002 del Consiglio regionale del Lazio, alcuni consiglieri regionali dell’opposizione denunciarono proprio questo. Renzo Carella, oggi Pd, dichiarava:

[…] Partiamo da questo fatto: la Giunta Storace, la Giunta di centrodestra ha chiesto al governo lo stato di emergenza per tutta la regione Lazio, cioè, dopo 26 mesi voi avete determinato l’emergenza e chiedete poteri straordinari per affrontarla. Vedremo come affronterete l’emergenza […]

Lo stesso fece Giovanni Hermanin:

[…] Sull’emergenza rifiuti la Giunta regionale ha avanzato una richiesta che ha portato il Consiglio dei Ministri ad approvare una deliberazione sullo stato di emergenza nelle Province del Lazio, che si sono andate ad aggiungere alla Provincia di Roma. Nel Piano si fa riferimento esplicito ad una gestione emergenziale. Noi non siamo d’accordo. […]

Peccato che quando il centro-sinistra nel 2005 vinse le elezioni, usufruì del commissariamento per altri tre anni… I poteri speciali sono serviti quasi esclusivamente per la costruzione di nuovi gassificatori e per l’autorizzazione di altre volumetrie per le discariche. Questo strumento straordinario non ha prodotto un piano regionale dei rifiuti conforme alle direttive europee e non ha portato nessun salto consistente in percentuale di raccolta differenziata. Vanessa Ranieri, Presidente del WWF Lazio, il 22/06/2010 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dichiarava:

[…] Tale meccanismo è stato favorito dal sistema del commissariamento, nato per l’avvio del Giubileo nella nostra regione, perché si aveva la sensibilità che un avvento talmente elevato di pellegrini potesse portare la nostra regione in una fase emergenziale. Purtroppo, però, in questi nove anni non si è attuata una politica che, parallelamente allo stato emergenziale, portasse una regola certa nella gestione dei rifiuti e soprattutto un ciclo virtuoso verso rifiuti zero. Si è, pertanto, lasciata in emergenza e in una situazione di monopolio la maggior parte delle regioni. […]

Anche il presidente della Provincia di Latina, sentito dalla Commissione bicamerale, ha espresso forti critiche al commissariamento:

[…] Segnalo che tutti gli atti assunti dai commissari, compreso l’ultimo, non hanno alcun rispetto delle direttive comunitarie, nel senso che si sarebbero potuti attivare alcuni impianti magari bandendo alcune gare. Essere commissariati non significa non rispettare le procedure, come è noto; anche un commissario deve comunque tenere gare per realizzare gli impianti di compostaggio o altro. Vengono, invece, rilasciate alcune autorizzazioni agli stessi soggetti titolari delle discariche, evidentemente violando il principio della concorrenza, il che potrebbe essere solo un fatto di natura tecnico giuridica, ma anche, limitando la concorrenza, monopolizzando il mercato. […]

Nelle sedute del 9 e 10 giugno 2002, Marco Verzaschi, sub-commissario per l’emergenza

rifiuti nel Lazio, in consiglio regionale espone agli eletti il Piano del centro-destra.:

[…] I principi sono i seguenti: la previsione di interventi tesi a favorire la riduzione a monte della produzione dei rifiuti, l’attivazione di un sistema efficace di raccolta differenziata da avviare all’effettivo recupero, la minimizzazione dei costi e degli impianti connessi con le soluzioni tecnologiche di recupero, smaltimento e localizzazione individuate dal Piano, la massima valorizzazione del sistema impiantistico esistente a livello regionale, l’autosufficienza del bacino regionale, la massimizzazione dei recuperi, compreso quello energetico, l’uso residuale della discarica nel sistema integrato regionale di smaltimento ed il coinvolgimento dei cittadini attraverso una campagna di sensibilizzazione. […]

Riduzione degli imballaggi:

[…] Per ottenere una riduzione della quantità dei rifiuti prodotti bisogna puntare, innanzitutto, sulla riduzione degli imballaggi, a partire da una globale assunzione di responsabilità da parte del sistema industriale, che deve impegnarsi per promuovere il riutilizzo e favorire il riciclo dei materiali da imballaggio e anche sulla adozione di meccanismi fiscali e tariffari, come la cauzione, che incentivino il riutilizzo degli imballaggi. […]

Obbligo di prodotti riciclati in uffici pubblici:

[…]Tra le misure che prevediamo di adottare vi è l’obbligo di impiego di prodotti riciclati all’interno degli uffici pubblici, come è specificato nel Piano, la dismissione di prodotti usa e getta nelle mense, l’obbligo di raccolta differenziata nelle mense e negli uffici pubblici – in merito a questo, giovedì, il collega Celori presenterà in Commissione[…]

Divieto di conferire in discarica tali materiali:

[…] e divieti specifici di conferimento in discarica di particolari tipologie di rifiuti – anche questo è previsto nel Piano – e questi rifiuti sono: rifiuto verde che, come sappiamo, può produrre compost, quindi, può essere utilizzato nell’agricoltura ed in altri campi; materiali riciclabili omogenei; gli imballi secondari e terziari non differenziati; il divieto di conferimento indifferenziato al servizio di raccolta di beni durevoli di specifici rifiuti; il divieto di utilizzo nel trasporto di prodotti di cassette in legno o in plastica a perdere; la promozione di politica di auto compostaggio e di valorizzazione del compost. […]

Obiettivo minimo 35% di raccolta differenziata entro il 2003:

[…] La raccolta differenziata, che è uno degli obiettivi principali che si deve avviare, dovrà garantire degli obiettivi immediati: il primo è recuperare una buona parte dei materiali riciclabili; il secondo è organizzare in modo più adeguato tutta la raccolta di rifiuti, pensando ad una tipologia di raccolta integrata; il terzo è raggiungere con rapidità gli obiettivi di intercettazione prefissati, ossia il 35 per cento alla data del 2003, come stabilito dal Decreto Ronchi come obiettivo minimo. […]

Gli obiettivi in percentuali di raccolta differenziata di questo piano:

[…] In relazione a questi scenari, la raccolta differenziata dovrà essere, a consuntivo del 2002, pari al 20 per cento, a consuntivo del 2003 pari al 35 per cento, nella fase di regime 2006 arrivare a superare la cifra del 35 per cento. […]

Sportello ecologico per gli impianti di termovalorizzazione:

[…] Abbiamo anche considerato la possibilità fondamentale di un confronto e di un confronto con i cittadini e, quindi, la necessità di attivare in maniera obbligatoria uno sportello ecologico per ogni impianto di trattamento termico, che sarà gestito da un calcolatore in grado di supportare l’aggiornamento dei dati di analisi, nonché di una serie di pagine grafiche per la visualizzazione, in tempo reale, dei parametri sotto osservazione. […]

Video terminali nelle istituzioni per controllare emissioni:

[…] I videoterminali del predetto sistema saranno installati presso la sede del comune territorialmente competente, la sede della provincia competente e la sede dell’autorità preposta al controllo che stiamo verificando essere – anche attraverso gli emendamenti presentati dall’opposizione – l’Agenzia regionale della protezione ambientale, ma soprattutto presso la Regione Lazio, perché vogliamo, anche copiando in maniera positiva alcune esperienze che abbiamo visto all’estero, realizzare una centrale operativa regionale, dove si possa controllare il funzionamento di tutti gli impianti, ventiquattro ore su ventiquattro e si possa immediatamente ed automaticamente intervenire in caso di superamento dei limiti e di certe situazioni che non sono in linea con la legge. […]

Lo smaltimento in discarica sarà residuale:

[…] Quindi, il Piano di gestione assume lo smaltimento in discarica come un sistema residuale rispetto alle altre forme di recupero e valorizzazione dei rifiuti. […]

Superamento delle discariche:

[…] Il superamento della discarica quale forma di smaltimento dei rifiuti è un obiettivo strategico di questo Piano e, soprattutto, è un atto – credo non ci sia motivo di discussione – di difesa e salvaguardia del territorio stesso. […]

Le percentuali di trattamento e smaltimento:

[…] La gestione dei flussi di rifiuti urbani, prefigurata dal Piano, risulta estremamente equilibrata. Infatti, considerata 100 la produzione dei rifiuti si ottengono comunque le seguenti motilità di trattamento/smaltimento: raccolta differenziata 35 per cento; frazione organica agli impieghi alternativi 26 per cento; recupero dei metalli 2 per cento; discarica 5 per cento e recupero energetico – attraverso i famosi termo valorizzatori – il 32 per cento, quindi un terzo dei rifiuti prodotti dalla nostra Regione. […]

Un bel discorso quello del sub-commissario Verzaschi, ma purtroppo tutto quello che disse quel giorno rimase miseramente sulla carta. Dal 2000 al 2005 nel Lazio non si sono ridotti gli imballaggi, non si è introdotto l’obbligo di prodotti riciclati per gli uffici pubblici, si è continuato a conferire in discarica anche il compost, non si è raggiunta la quota minima del 35% di raccolta differenziata, non si sono visti gli sportelli ecologici per gli impianti di termovalorizzazione, non esistono i video terminali pubblici che controllano le emissioni degli impianti e, cosa più grave, si è continuato a buttare più dell’85% dell’RSU in discarica. Non una cosa promessa è stata realizzata, un vero e proprio disastro! A completare questo bilancio già ampiamente negativo, la Corte di Giustizia Europea il 14/06/07 boccia senza appello il piano dei rifiuti della giunta Storace. La sentenza ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE, art.7 n.1 quarto trattino, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE. È stata, infatti, ritenuta fondata la censura della Commissione in merito alla mancata elaborazione del piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, essendosi ritenuto che il piano approvato – quello del centro-destra – “non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442” e non consente di “individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi”. Alla fine del 2005 la raccolta differenziata nel Lazio si ferma ad un misero 10.4% (dati ISPRA 2008), contro il 42.5% della Lombardia ed il 47.7% del Veneto. Questi dati da soli confermano il fallimento delle politiche sui rifiuti del centro-destra di Francesco Storace, lo stesso Presidente della Regione che durante la campagna elettorale del 2000 promise agli elettori di San Vittore di non voler costruire lì un termovalorizzatore, mentre a quelli di Guidonia prometteva di chiudere la discarica dell’Inviolata. Promesse che, naturalmente, non furono mai mantenute. Il sub-commissario Verzaschi, durante il discorso del 9 giugno 2002, provò a dare una sua personale giustificazione al commissariamento citando Malagrotta:

[…] Qui ho un lungo elenco di quello che abbiamo fatto, però una cosa vorrei citare, una cosa: noi siamo riusciti a sistemare e ad autorizzare definitivamente la discarica di Malagrotta, solo questo giustifica l’elemento commissariale. Malagrotta esisteva da 25 anni e sappiamo tutti bene in quale situazione amministrativa era e, soprattutto, sappiamo che attenzione da parte della Procura della Repubblica c’era su quella vicenda […]

Peccato che a smentirlo ci pensò la stessa Procura della Repubblica che continuò ad occuparsi della discarica più grande d’Europa. Ancora oggi non si comprende perché un’autorizzazione debba essere rilasciata in regime speciale e non possa invece essere firmata in regime ordinario…forse qualcuno ha paura del confronto, o ha la convinzione che certi permessi sia possibile sottoscriverli solo in una situazione di presunta emergenza? Agitando la paura dei rifiuti per strada, del cosiddetto rischio Napoli, si possono “giustificare” parecchie deroghe e proroghe a leggi nazionali, regionali e direttive europee. Tutto questo mentre la politica dei partiti è ferma e pensa solo ai propri tornaconti personali. In questa storia le promesse non mantenute sono all’ordine del giorno. Come abbiamo già visto, ancora oggi – maggio 2011 – i rifiuti conferiti a Malagrotta sono per la stragrande maggioranza non trattati e la discarica è ancora lì, nonostante l’Avv. Cerroni il 28/09/2004 davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti dichiarasse:

[…]Per quanto riguarda la chiusura di Malagrotta nel 2005, non so se questa data si riferisca al fatto che nel 2005 non potranno più essere collocati in discarica i rifiuti tal quali ed è in funzione di questa prospettiva che la regione Lazio, già tra la fine del 1998 e il 1999, ha autorizzato la realizzazione di quattro impianti, due a Malagrotta, il terzo a Rocca Cengia e il quarto al Salario, due realizzati e gestiti dal COLARI e due dall’AMA. In cosa consiste questo appuntamento? Nel lavorare i rifiuti e trasferire in discarica solo i residui di lavorazione. È quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Io credo che nel 2005 Roma sarà pronta a trattare con i suoi impianti i rifiuti indifferenziati che la città produce; […]

[…]Per quanto riguarda Malagrotta, io credo che attraverso la procedura di adeguamento che si sta realizzando – tenendo comunque presente che gli impianti dovranno entrare in esercizio per cui, se non si trova altra strada, il CDR che si produce dovrà essere smaltito in quel di Malagrotta – possono esserci ancora circa tre anni di capacità […]

In questa storia, oltre alle promesse non mantenute, va sottolineato come negli ultimi dieci anni ci sia stato uno scambio di ruoli tra il centro-destra ed il centro-sinistra: la giunta Storace fu accusata dall’allora opposizione di centro-sinistra di prevedere percentuali di raccolta differenziata raggiungibili solo attraverso miracoli, mentre vedremo successivamente che le stesse accuse verranno mosse, in modo equipollente, dal centro-destra quando a governare salirà Piero Marrazzo. Salvatore Bonadonna, consigliere regionale di Rifondazione comunista, nella seduta del 10 giugno 2002 diceva

[…] Nel Piano, precisamente nelle tabelle che seguono, sono riportati i dati di dettaglio relativi agli scenari previsti come obiettivi minimi da conseguire nei periodi indicati. Nel periodo 2001–2002, a consuntivo del 2002, quindi a consuntivo di quest’anno, ossia tra cinque mesi, la raccolta differenziata nel Lazio dovrebbe attestarsi al 20 per cento. Tutti noi sappiamo che la raccolta differenziata è calcolata attualmente al 4,7 per cento in tutta la Regione. Io capisco che il centrodestra sa fare miracoli, se poi chiama in ausilio il Presidente Berlusconi i miracoli li moltiplica, visto che è unto dal Signore, però mi pare davvero difficile poter compiere un salto di quota che dal 4,7 per cento di raccolta differenziata, data da un 7,6 per cento registrato nel Comune di Roma e da percentuali da prefisso telefonico nelle altre Province, si possa passare in cinque mesi al 20 per cento. Se lo fate, sono pronto a riconoscere che siete capaci di compiere miracoli meglio e più di Padre Pio. Purtroppo penso che questo non sia possibile, quindi io ritengo che questo dato inserito nel Piano sia un falso. […]

Anche il consigliere Enrico Luciani sottolineò le stesse perplessità:

[…] Nel Piano si dice che bisogna incentivare la raccolta differenza, tant’è che si dice che entro il 2002, quasi con una bacchetta magica, si passi al 25 per cento ed entro il 2003 al 35 per cento. Siamo di fronte ad una operazione di magia, visto che i livelli di raccolta differenziata ad oggi sono estremamente bassi, quasi da prefisso telefonico. Allora, non comprendiamo bene quali azioni saranno attuate, affinché questi obiettivi vengano raggiunti. […]

La giunta Storace viene ricordata dai tanti cittadini che auspicano un ciclo dei rifiuti virtuoso per due ordinanze firmate a ridosso delle elezioni regionali del 2005 dall’allora sub-commissario Verzaschi. I Radicali hanno sempre denunciato il fatto che le peggiori “porcate” la partitocrazia le fa di notte, sotto le elezioni o in estate. E’ una tecnica ormai collaudata da vero e proprio regime antidemocratico. La stessa tattica è stata usata dal centro-destra laziale il 3 e 4 aprile del 2005, in occasione delle elezioni per il Presidente della Regione Lazio. Qualche giorno prima del voto, precisamente il 25 marzo, il sub-commissario Verzaschi firmò due documenti importantissimi che, come vedremo, non saranno annullati dal neoeletto Marrazzo e che permetteranno all’avvocato Cerroni di continuare a imperversare nella palude partitocratica dei rifiuti. Le ordinanze firmate da Verzaschi sono: la n.14 per l’allargamento di fatto dell’immensa discarica in direzione dell’abitato di Massimina (che con un po’ di sarcasmo venne chiamata “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”) e la n.16 per la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti).

La questione delle scorie del gassificatore è ancora oggi avvolta da un mistero, su questo argomento nel 2011 è stata presentata una interrogazione dei consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, a cui non è stata data ancora una risposta. L’ordinanza n.14 prevede che tali scorie siano conferite all’interno della zona “Testa di Cane”, al di fuori del polder e a ridosso dell’abitato. Il testo originale prevedeva che in direzione di Massimina, a due passi da un parco pubblico, dovessero essere scaricate le scorie di tutti gli inceneritori del Lazio, fortunatamente almeno questo provvedimento è stato successivamente soppresso. Ma quello che ha fatto più discutere è sicuramente l’ordinanza n.16: ossia la costruzione del gassificatore. La zona di Malagrotta è un “sito classificato a rischio d’incidente rilevante soggetto ai vincoli del D.L. 334/99 (Seveso II)” e per ogni nuovo impianto di qualsiasi tipo, che s’intendesse costruire nell’area, la popolazione deve essere consultata (Art. 23). Purtroppo nessun amministratore ha mai pensato di coinvolgere la cittadinanza. Su questa questione l’Avv. Cerroni, in un’intervista del 13 novembre 2008 di Cecilia Gentile su Repubblica, ha chiamato in causa Storace:

Avvocato, non c´è solo la mancata applicazione delle norme antincendio. C´è, soprattutto, la violazione della normativa Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area impianti industriali ad alto rischio.

«E che c’entro io con Seveso 2? Erano l’allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e l’assessore Marco Verzaschi che dovevano valutare, che dovevano controllare. Loro mi hanno dato l’autorizzazione: che c’entro io? E poi, guardi. Questa questione di Seveso è una stupidata grossa come una casa: si tratta solo di un serbatoio che era troppo grande e che mi hanno fatto sostituire». Dunque, Seveso 2 non la riguarda.

«No, riguarda Storace e Verzaschi. Qualcuno pagherà per questo scherzetto».

In un documento della società COLARI del 25 ottobre del 2003, avente per titolo “Progetto di intervento per la produzione di energia elettrica dal CDR prodotto negli impianti di Malagrotta 1 e 2 mediante centrale di massificazione”, sono contenute tutte le informazioni sul cosiddetto “polo energetico” di Malagrotta. Le linee produttive previste sono tre: due per il trattamento di 182.500 tonnellate annue di CDR, la terza di riserva. Ad oggi ne è stata costruita solo una, proprio grazie all’ordinanza n.16 firmata da Verzaschi, ma i problemi non sono di certo finiti qui, anzi, nei cinque anni successivi la storia del gassificatore è continuata come al solito, tra luci ed ombre, nella migliore tradizione della partitocrazia di centro, di destra e di sinistra.

Roma, 5 luglio 2002: il rapporto dei “saggi” di Veltroni

Nel 2002 una commissione formata dai più importanti esperti italiani di smaltimento dei rifiuti, nominati dall’allora sindaco della capitale, Walter Veltroni, scriveva che a Roma l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata e riciclaggio poteva essere raggiunto entro il 2005, ma solo superando il modello dei “grandi contenitori in sede stradale” a favore del sistema “domiciliarizzato o di prossimità”. Quindi no al cassonetto multi materiale e si alla raccolta porta a porta. Il documento, rimasto sconosciuto ed inapplicato, si intitola: “Relazione di sintesi contenente la valutazione delle iniziative in grado di realizzare gli obiettivi di riduzione dello smaltimento finale e il superamento del sistema di conferimento in discarica in rapporto a soluzioni ottimali sul piano della compatibilità ambientale.” (estratto dall’ordinanza del sindaco di Roma n.81 del 19/03/02).

I componenti di quella commissione erano: prof. Walter Ganapini, prof. Renato Gavasci, Dr. Massimo Guerra, Ing. Andrea Masullo, Prof. Giorgio Nebbia, Prof. Adolfo Parmaliana, Dr.ssa Lucia Venturi e il Prof. Giuseppe Viviano. La relazione proponeva di programmare per il 2005: un recupero di energia pari al 26.4%, un recupero di materia (raccolta differenziata) del 44.8% e un conferimento in discarica del 24.3% del totale di RSU. A differenza di tanti documenti politici che sono stati presentati negli anni, questo spiegava chiaramente come raggiungere gli obiettivi prefissati.

In merito alla prevenzione e riduzione dei rifiuti il testo suggeriva iniziative all’interno dell’Amministrazione: l’acquisto di beni e servizi con marchio “Green public procurement” e di aziende esterne, stipulando accordi di programma con le distribuzioni grandi, piccole e associate, fino al coinvolgimento delle Università romane e del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo della possibile certificazione di qualità ambientale del territorio capitolino. I “saggi” si soffermarono molto sul metodo di raccolta, ben consapevoli che questo poteva fare la differenza, infatti suggerirono di riorganizzare celermente la raccolta del differenziato verso modalità “domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando il prevalente conferimento in grandi contenitori ubicati in sede stradale che favoriscono lo sversamento massiccio di flussi impropri di rifiuto. A testimoniare la professionalità dello studio c’è un intero paragrafo dedicato ai mezzi e alle risorse umane dell’Ama, che viene definito sufficiente a fronteggiare l’eventuale cambio di tipo di raccolta, suggerendo di affrontare l’eventuale carenza di risorse finanziarie attraverso formule di leasing integrato al global servicing, largamente sperimentate con successo nelle metropoli europee. Secondo i professori questo doveva essere accompagnato anche dal coinvolgimento del volontariato e del privato qualificato che, a loro avviso, avrebbero dovuto avere anche la funzione di informatori: un piano così ambizioso doveva essere promosso al meglio per poter trovare la cittadinanza informata e pronta a fare la propria parte. Nel testo consegnato all’allora sindaco Veltroni si faceva menzione anche al passaggio da “tassa” a “tariffa”.

Il concetto era così semplice da sembrare quasi scontato: chi più differenzia meno paga. Per sensibilizzare le persone a fare la raccolta differenziata bisogna far capire loro che questo metodo di raccolta conviene anche economicamente, solo così molti si impegneranno a farla. Uno degli ultimi passaggi del testo era dedicato alla rivisitazione dell’allocazione dei mezzi di raccolta, infatti il testo denunciava l’assoluta sproporzione tra i mezzi e i contenitori di raccolta indifferenziata e quelli che invece dovevano servire alla separazione dei rifiuti. Questa situazione, tutt’oggi presente, trasforma i cassoni in mini–discariche a cielo aperto, con effetti dirompenti sulla volontà cooperativa dei cittadini. Ai fini del miglioramento del traffico urbano, della qualità dell’aria e dell’efficienza della raccolta, il documento suggeriva, infine, il decollo a regime del progetto di valorizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti nella Capitale. La relazione dei saggi purtroppo non venne mai resa pubblica, né applicata dal sindaco Veltroni. I motivi rimangono avvolti dal mistero, anche se i più maliziosi parlano di indebite pressioni provenienti da una parte, dall’estrema sinistra che non poteva avallare il recupero energetico, dall’altra parte, dalla lobby della discarica consapevole del pericolo che poteva venire da un cambiamento del tipo di raccolta. Quando ai romani si chiede se fanno la raccolta differenziata, in tanti rispondono così: «è inutile tanto buttano tutto a Malagrotta!».

Questa convinzione è sempre più diffusa tra i cittadini della Capitale e la risposta, in effetti, ha un fondo di verità: a Malagrotta, oltre all’indifferenziato, si conferisce il combustibile derivato dai rifiuti di bassa qualità, dovuto al non perfetto funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico. Inoltre si butta quella parte della raccolta differenziata (sia la parte umida sia quella secca) che, non avendo una filiera di qualità ed in assenza di impianti utili al suo trattamento, conviene portare nella discarica più grande d’Europa. Infine, sempre per quanto riguarda il riciclo, in discarica vanno a finire anche gli scarti del cassonetto multimateriale, ossia il contenitore che, a detta dei “saggi” di Veltroni, era uno dei motivi che frenavano il buon funzionamento della raccolta differenziata. Nel cassonetto blu multimateriale si conferiscono insieme vetro, plastica e metallo, solo la carta viene raccolta singolarmente e c’è il cassonetto verde per l’indifferenziata. La plastica ed il vetro hanno un peso specifico diverso, questo comporta che per poterli trasportare si devono pressare: in questo modo alla fine si ha del vetro da riciclare sporco di plastica e della plastica da riciclare sporca di vetro. Secondo alcuni gli scarti di questa operazione vanno dal 50 all’80%, secondo altri siamo intorno al 20–30%, l’unica cosa certa è che questi scarti vanno a finire tutti in discarica. Per conoscere la percentuale esatta i consiglieri della lista Bonino Pannella alla Regione Lazio, Rossodivita e Berardo, hanno interrogato l’Assessorato competente. La risposta è stata assurda: «lo chiederemo all’Ama, ad oggi non sappiamo quantificare». Imbarazzante!

Nella puntata di Report “l’Oro di Roma” del 23/11/2008, dedicata quasi esclusivamente a Malagrotta, Michele Baldi (ex capogruppo di An al Comune di Roma) dà una sua spiegazione del perché nella Capitale la raccolta differenziata non è mai decollata:

Il Consorzio CTR (consorzio trattamento rifiuti) fatto dall’allora presidente dell’Ama Mario Di Carlo, 50% Ama+ 50% COLARI (Cerroni) che poi cambia in 51% Ama+ 49% COLARI (Cerroni). L’amministratore delegato era sempre Cerroni e con il 51% di pubblico si potevano raggirare le gare pubbliche, quelle per i cassonetti e per i compattatori. Di Carlo affidava la raccolta differenziata di Roma al proprietario della discarica e furono proprio in quegli anni che si prese la decisione dei cassonetti multimateriale. Presentai un emendamento in consiglio comunale per l’incompatibilità di Cerroni nel CTR, l’emendamento passo per un soffio ma non è cambiato nulla: nel momento che si è deciso di fare un gassificatore mi sono battuto per farlo in sito pubblico a gestione pubblica, invece si è fatto in un sito provato a gestione privata.

2005–2010 i cinque anni del centro-sinistra di Marrazzo

Per le elezioni del 2005 il centro-sinistra scelse di candidare il giornalista della Rai, Piero Marrazzo. Contro parecchi pronostici vinse il duello con Francesco Storace e rimase in carica fino alla fine del 2009 quando, travolto dallo scandalo dei “trans di via Gradoli”, si trovò costretto a ritirarsi dalla politica. Durante la sua legislatura accaddero molte cose, in materia di rifiuti, la maggior parte non proprio trasparenti e atte a risolvere i gravi problemi del settore. Finito il commissariamento che durava da circa nove anni, fu stilato un nuovo piano dei rifiuti, si avallarono le ordinanze di Verzaschi e si autorizzò la costruzione di un nuovo gassificatore ad Albano. Il Lazio era stato in situazione emergenziale dichiarata dal 19 febbraio 1999 al 30 giugno del 2008, data in cui il Presidente della Regione Marrazzo, nella figura di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Lazio, svolse una relazione sullo “stato di attuazione delle azioni volte al superamento della fase emergenziale dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”. Sull’utilità del commissariamento ed il reale superamento dell’emergenza ci sono ancora molti, molti dubbi. Perplessità ben evidenziate dalla relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che il 02/03/2011 scrive:

[…]Nella regione sin dal 1999 è stata decretata l’urgenza e la gestione commissariale. La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a una gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Infatti la formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo, che sono essenzialmente rappresentate dallo scarso sviluppo della raccolta differenziata, dalla lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, dalla commistione tra parte politica e parte gestionale. È stato privilegiato il ricorso allo smaltimento in discarica (con richieste di ampliamenti, deroghe e nuove installazioni) e non il ricorso al revamping, all’ammodernamento e potenziamento delle strutture di trattamento esistenti, in parte obsolete, per la separazione secco–umido del rifiuto tal quale, alla stabilizzazione della frazione umida con produzione di fos da destinare alla ricopertura delle discariche e/o al ripristino delle cave esaurite, al tmb (trattamento meccanico biologico). […]

Il presidente Marrazzo invece, in diverse sedi istituzionali, si affannava a rivendicare il ruolo del commissario e della fine dell’emergenza. In un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti del 06/05/2009 dichiarò

[…] Vorrei innanzitutto sgomberare il campo da un argomento troppo spesso usato polemicamente nei confronti della regione che io guido. La regione Lazio non corre il rischio di cadere in emergenza come è avvenuto in Campania. Nel Lazio, a giugno dello scorso anno siamo usciti da una fase commissariale durata oltre dieci anni. Il piano commissariale ha scongiurato qualunque scenario emergenziale. Oggi, siamo infatti rientrati nella gestione ordinaria, una nuova fase che, grazie alla programmazione che la mia amministrazione è stata capace di mettere in atto fin dall’inizio della legislatura, ha definitivamente superato l’emergenza e ha dato una programmazione alla gestione dei rifiuti della regione. […]

Non si capisce bene né la dichiarazione dello stato di emergenza, né il suo superamento. Questo perché se il commissariamento si poteva sciaguratamente giustificare attraverso il mancato adempimento delle normative europee, la cessazione di questo non corrispondeva ad un reale cambio di rotta, infatti continuerà a mancare l’impiantistica necessaria e si protrarrà a conferire il tal quale a Malagrotta! Concetti ben ripresi dal consigliere Mario Di Carlo durante la seduta del 3 ottobre 2007:

[…] Questo varrà per il 2008, varrà per il 2009 e varrà anche per il 2010, a patto che alcune decisioni vengano prese, vengano prese oggi, anzi ieri, perché questa proroga non verrà presa da altri che non sia questo Consiglio regionale, o almeno lo deve fare il Consiglio regionale. Quindi io mi chiedo: siamo tutti d’accordo nel farlo? E’ o non è una situazione d’emergenza andare, come Regione Lazio, in difformità rispetto ad una direttiva europea che riguarda l’intera Europa, 25 Paesi? […] Se non è emergenza questa, l’emergenza qual è, solo gli incendi per strada e la gente che blocca le macchine? Oppure l’emergenza è tutto ciò che è difforme rispetto al normale funzionamento di un Paese, che sta in una comunità come quella europea? […]

Il superamento del commissariamento verrà giustificato da Marrazzo attraverso la stesura di un piano rifiuti che, è bene ricordarlo, non verrà mai approvato dal Consiglio regionale. Le parole del Presidente, nella seduta del 24 giugno 2008, riassumono questa sua convinzione:

[…]Roma ed il Lazio, lo devo sottolineare in apertura, non corrono il rischio di Napoli e della Campania, perché c’è un piano affidabile, nato da un confronto figlio di un percorso concertativo che consentirà una gestione dei rifiuti moderna, responsabile, rispettosa dell’ambiente. […]

Anche il centro-sinistra, così come nei cinque anni precedenti il centro-destra, stilerà un piano che si dimostrerà inapplicabile e largamente disatteso. Le linee guida rimarranno solo sulla carta. Durante tre sedute del Consiglio regionale – rispettivamente quelle del 13 luglio 2006, del 3 ottobre 2007 e del 24 giugno 2008 – Marrazzo illustrò in aula la strada che la sua Giunta intendeva percorrere per dare al Lazio una svolta ecologica.

Sulla riduzione dei rifiuti:

[…] Se quel piano era legato agli impianti di termovalorizzazione, noi abbiamo immaginato, quasi specularmente, di partire dall’altro corno del problema, ovverosia dalla riduzione dei rifiuti, cioè immaginare che questa Regione possa puntare – attraverso una serie di mosse e di atti di grande collaborazione, anche con i soggetti principali della produzione e della commercializzazione, tenendo conto che attori e protagonisti rimangono sempre cittadini – alla riduzione dei rifiuti. […] Cioè, quindi, fissare che in primo luogo se si parla di rifiuti si parla di difesa dell’ambiente e del diritto alla salute dei cittadini. In secondo luogo, prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti; in terzo luogo, la raccolta differenziata. […]

Sulla raccolta differenziata:

[…]“Pertanto la Regione Lazio – concludo nella lettera indirizzata al Ministro – si prefigge l’obiettivo di raggiungere in pochi anni il 50 per cento di raccolta differenziata e per questo metterà a disposizione nel periodo 2008/2010 oltre cento milioni di euro di risorse FAS”. [...] Nel periodo transitorio 2008/2011 nella Regione Lazio verranno prodotti circa 14 milioni di tonnellate di rifiuti. Una parte crescente di questi verrà recuperata attraverso la raccolta differenziata, una parte verrà avviata presso gli impianti di trattamento meccanico–biologico e la restante parte arriverà “talquale” in discarica. Se consideriamo che il livello di raccolta differenziata al 2007 rappresenta circa il 14 per cento del rifiuto prodotto, il trend evolutivo che se ne determina porta al 20 per cento di raccolta differenziata nel 2008, al 27 per cento nel 2009, al 40 per cento nel 2010 e al 50 per cento nel 2011. […]

Sulla termovalorizzazione:

[…]L’offerta di termovalorizzazione esistente prevista dal piano contempla gli impianti di Colleferro, di proprietà del Consorzio Gaia, in funzione e in grado di trattare ogni anno 180 mila tonnellate; San Vittore prima linea, di proprietà di Acea, in funzione e in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti l’anno; Malagrotta prima linea, con inizio dell’attività prevista entro la fine 2008, in grado di trattare 90 mila tonnellate di rifiuti all’anno; Malagrotta seconda linea, che entrerà in funzione nel 2009 e tratterà altre 90 mila tonnellate di rifiuti ogni anno; San Vittore seconda linea, con inizio attività previsto per giugno 2010, che tratterà 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno. L’ulteriore impiantistica prevista dal piano inizierà ad essere attiva entro il 2011 e tratterà 160 mila tonnellate di rifiuti l’anno. […]

Sulle discariche:

[…] E’ da evidenziare, quindi, che la conseguenza diretta del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata renderà necessarie ulteriori discariche, dal momento che quelle oggi in esercizio che raccolgono rifiuti tal quale arriveranno a saturazione nei prossimi due anni. Il minor utilizzo possibile delle discariche è peraltro assunto come ulteriore linea strategica del piano. […] In osservanza delle norme del decreto legislativo n. 36/2003, dal 1° gennaio 2008, in discarica, potranno arrivare soltanto rifiuti trattati. Ed è tra l’altro risaputo che la situazione delle discariche del Lazio, come vi dicevo, è ormai prossima alla saturazione, e che non ci sono molte possibilità tecniche per l’ampliamento di tali discariche. […] non si può che lavorare ad una revisione profonda dei modelli di produzione e di distribuzione delle merci per incidere in maniera sostanziale sulla produzione dei rifiuti e, in seconda battuta, sulla capacità di riciclarli: “riusare”, “ridurre”, “riciclare” e poi “smaltire”, questo è l’ordine delle priorità che abbiamo stabilito. […]Se questo è l’incremento quantitativo in percentuale della raccolta differenziata, nel 2008 i rifiuti conferiti in discarica saranno 2 milioni e 115 mila, per andare a diminuire nel 2009 a 1 milione e 470 mila tonnellate, nel 2010 a 739 mila tonnellate, nel 2011 a 496 mila tonnellate. Questo è uno degli obiettivi più importanti, perché è collegato alla direttiva europea. Cioè noi ci andremo ad allineare ad una Regione che diminuisce il conferimento di “talquale”. […]

Alla fine della legislatura non si registrerà nessuna diminuzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata continuerà ad attestarsi intorno a percentuali ridicole, i termovalorizzatori continueranno a non lavorare a regime e il conferimento in discarica sarà sempre il metodo scelto per lo smaltimento della stragrande maggioranza dei rifiuti. Malagrotta rimane lì e cresce in altezza per coprire altri cinque anni di nulla assoluto. Durante il periodo 2005-2010 il centro-destra all’opposizione userà le stesse argomentazioni usate dal centro-sinistra nel periodo 2000–2005: i ruoli cambiano ma le accuse sono identiche, è il solito gioco delle parti, ma l’ultimo decennio evidenzia bene che sono stati identicamente responsabili di una situazione vicina al collasso. Nella seduta del 24 giugno 2008 l’opposizione attacca il Presidente della Regione, diversi consiglieri accusano Marrazzo di barare. Luigi Celori, allora eletto nelle liste di An, è tra questi:

[…] Lei basa tutto il presupposto del suo ragionamento sul fatto che si arriverà entro il 2012 al 50 per cento di raccolta differenziata. Questa è una favoletta, ce la poteva raccontare Andersen, non credo un Presidente della Regione Lazio. […]

Il consigliere Pallone di Forza Italia ironicamente tira in ballo l’esercito:

[…] Vede, Presidente, lei ha detto che aprirà dei tavoli con il Ministro dell’ambiente, con l’Europa, con tutti, io credo che ci voglia l’esercito – e lo dico seriamente –, ci vuole l’esercito che viene a fare la raccolta differenziata nella Regione Lazio per arrivare a quella cifra! […]

Francesco Fiorito, oggi capogruppo del Pdl allora consigliere di An, rincara la dose:

[…]Da questo punto di vista, noi abbiamo, nei giorni scorsi, avuto, per vie traverse, in particolare dalla Commissione tecnica che avete fatto col Comune di Roma, un piano e ci siamo apprestati ad analizzare quello che voi stavate facendo. Oggi ci troviamo un piano, che poi scopriamo dalle dichiarazioni della sinistra più radicale che è stato definito “cambiato”, a noi sembra più che altro “edulcorato”, oppure omesso in alcuni punti, che è completamente diverso su alcuni temi. […] Bene, quando noi andiamo a vedere la tabella che avete fatto, Presidente, che cambia rispetto a chi ha avuto la fortuna come me di vedere la precedente che fissava al 50 per cento nel 2012, voi in un giorno siete stati capaci di sviluppare un piano così bene e così arditamente che avete aumentato del 10 per cento, 15 per cento la differenziata tra la nottata di ieri e la mattinata di oggi. Siete così efficienti, Presidente, che in questo piano avete cambiato le cifre, riuscendo, solo in una nottata di trattative tra la sinistra estrema e il resto della maggioranza, a migliorare del 15 per cento la raccolta differenziata in questa Regione! Siete dei bravissimi scienziati dell’ambiente! Riunitevi tutte le notti se è così, perché con 15 per cento a notte risolveremo il problema della differenziata. […] E le dico anche perché, perché il vecchio documento diceva che nel 2012 saremmo arrivati al 50 per cento, questo che avete portato oggi, che è falso nei fatti, nei termini e nelle quantità, dice che l’indicatore dà al 2008 il 20 per cento, arriva al 2009 con un aumento fino al 27 per cento che significa più 7 per cento, poi passa dal 2009 al 2010, non sappiamo in virtù di cosa, dal 27 al 40 – quindi fate il 13 per cento in questo altro anno – poi passa al 50 del 2011, che significa che fanno un altro 10 per cento, e nella pagina 3, che ho detto prima, nel 2012 dovete arrivare al 75 per cento![…] Dov’è oggi il piano per la raccolta differenziata che dovrebbe migliorare con percentuali così strepitose e straordinarie questo tipo di attività? […] Perché la prima accusa che faccio in questa Aula è che questo piano è falsato prima di tutto sui numeri della differenziata ed è pericoloso che una Giunta come la vostra che ha fatto di questo una bandiera, oggi venga in quest’Aula a dirci che oltre ai numeri non porta nulla. […] Quello che chiedevamo noi, Presidente, era che insieme ai numeri della differenziata, lei come ci ha promesso in tanti dibattiti, ci venisse a portare anche in che modo voleva portare avanti questa differenziata. […]

Argomentazioni condivisibili, se non fosse che nei cinque anni precedenti era stato il centro-destra a sparare numeri a casaccio. Non a caso il loro piano dei rifiuti è stato largamente disatteso e bocciato da Bruxelles. Quando c’è una discussione sui rifiuti, nell’aula del consiglio regionale c’è come uno spettro che si aggira tra i banchi degli eletti: il suo nome è Manlio Cerroni. In pochi lo nominano ufficialmente, ma quando questo avviene è solo per accusare l’altra parte politica. E’ il caso di Fabio Desideri, esponente del centro-destra, che durante la seduta del 3 ottobre 2007 accusò Marrazzo di prendere ordini dal padron di Malagrotta:

[…]Vede, io ho qui davanti a me una lettera che credo di aver ricevuto insieme agli altri capigruppo, un fax del Co.La.Ri. il cui problem solver è l’avvocato Cerroni. Io non lo conosco, non ho il piacere, però certo verifico una cosa… Perfetto. E’ diventato consigliere regionale! No, io non lo conosco, però in questo atto che è giunto a tutti i capigruppo e che io ricordo perché ho l’abitudine di mettere da parte i foglietti di carta ci sono alcune conclusioni che, guarda caso, sono raccolte interamente nel piano che oggi il Presidente Marrazzo ha presentato. Per esempio, perché è bello leggerle queste cose, e lo dico ai colleghi della sinistra, la sinistra sinistra, ma vi è sfuggita questa lettera dell’avvocato Cerroni? No! L’avete letta con attenzione? E infatti vi ritrovate le conclusioni nel piano del Presidente Marrazzo. […] Presidente Marrazzo, siccome a me le favole non sono mai piaciute, dico che questo avvocato Cerroni, che non conosco, molto probabilmente ha ragione. Badate, io non sono d’accordo con tutta questa cosa, però vi dico che ha ragione, perché lui dice “dovete fare otto linee”, e nel piano c’è scritto otto linee. […] La differenza, il delta, caro Presidente, non è il 2 per cento, come dice lei. Secondo quel signor Cerroni è il 4 per cento. E se per caso ha ragione, come aveva ragione in tutta la sintesi dei 10–12 punti che in questa letterina, come a scuola, ci ha inviato, quel piano che lei ha presentato non serve a niente, Presidente. Detto in romano provinciale, è “carta” da utilizzare per altre cose. Allora, mi auguro che non abbia ragione l’avvocato Cerroni, perché se ha ragione, non solo siete dei “Pinocchi” politicamente parlando, ma in aggiunta ci troveremo… […]

Non appena insediatosi alla presidenza della Regione Lazio, Marrazzo doveva decidere se annullare le ordinanze n.14 e n.16 sottoscritte da Verzaschi, i testi che autorizzavano sia l’allargamento di Malagrotta per nuove volumetrie ordinarie nella località di “Testa di Cane”, sia la costruzione del gassificatore all’interno della discarica. Va segnalato il fatto che lo stesso Comune di Roma, attraverso il X Dipartimento, VIA – VAS (Servizio Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica), aveva espresso forti e ripetute perplessità sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003. I dubbi vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti in quell’area e sulla contiguità dell’impianto stesso rispetto alla massa dei rifiuti della discarica. La situazione poteva oggettivamente rappresentare un fattore di rischio elevato, anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e un’eventuale fuga di biogas dalla discarica poteva provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili. Il servizio VIA del X Dipartimento aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, vale a dire su tutta la superficie di Malagrotta e Valle Galeria. La Regione non ha mai ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune. Il Presidente Marrazzo, incontrandosi con i comitati dei cittadini, decise di sospendere le due ordinanze ma purtroppo questa decisione fu temporanea, durò infatti solo alcuni mesi, dopodiché Cerroni comunicò tranquillamente a Marrazzo la sua volontà di iniziare i lavori, e così fece. La sospensione dell’ordinanza n.16 non avvenne mai ufficialmente, infatti agli atti non esiste nessun documento di sospensiva. Per di più la giunta di centro-sinistra non si avvalse dell’opportunità di ricorrere al Tar, come invece era previsto in caso di contestazione. I lavori del gassificatore iniziarono prima del Natale 2005. I comitati contro l’impianto di Malagrotta accusarono successivamente Marrazzo di averli ingannati con le chiacchiere, impedendo di fatto che un ricorso contro le ordinanze venisse presentato in tempo utile dai cittadini. Il 24 marzo 2007 Marrazzo firmò l’ordinanza n.15 per lo smaltimento a Malagrotta di ulteriori 1.350.000 tonnellate di rifiuti. Con il decreto n.37 del 30 giugno 2008 Marrazzo autorizzò, nelle sue ultime ore da commissario, le prove per la messa in funzione del gassificatore. Una firma concessa con troppa facilità: da una successiva ispezione dei Vigili del Fuoco, infatti, si riscontrarono irregolarità per le quali le prove vennero sospese.

L’11 novembre 2008 i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) effettuarono un blitz a Malagrotta: i militari sequestrarono il nuovo inceneritore in quanto privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondente ad altri requisiti di legge. Il provvedimento fu deciso dal gip di Roma, dopo gli accertamenti del NOE. Le persone indagate furono due: il presidente del COLARI, Manlio Cerroni, e il vicepresidente del consorzio. Il Gip parlò di “esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge”, e ritenne che fosse “indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi, in particolare una raffineria e un deposito di Gpl”. Il magistrato autorizzò l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dell’impianto, per poter così richiedere e ottenere il nulla osta dei vigili del fuoco, necessario per l’attivazione delle procedure. I militari requisirono negli uffici della regione Lazio tutta la documentazione dell’iter autorizzatorio dell’impianto di Malagrotta, avviato nel 2004–2005. Il dissequestro del gassificatore arrivò il 5 dicembre 2008 e il giudice per le indagini preliminari predispose che, in attesa del nulla osta dei Vigili del Fuoco, le attività avrebbero potuto continuare sotto la supervisione dei Carabinieri del NOE. L’intervento della magistratura causerà un ritardo sulla sperimentazione dell’impianto di circa un anno. Il gassificatore è costato circa 350 milioni di euro, Cerroni ne ha recuperati quasi la metà grazie ai contributi Cip 6 dello Stato. Questo impianto a regime smaltirà 500 tonnellate di CDR al giorno e genererà circa 36 megawatt di elettricità, che l’Avvocato venderà sul mercato. Ulteriori guadagni per il benefattore di Roma. Il gassificatore è stato costruito con la discussa tecnologia Thermoselect e prevede due sistemi di controllo dei fumi: il primo è della svizzera Asea Brown Bovèri; il secondo, il sistema Amesa, è della francese Environment.

I sistemi di controllo in continuo sono gestiti esclusivamente dal provato, la parte pubblica, tramite l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), effettua monitoraggi solo una tantum. I consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo, tramite una interrogazione depositata nel 2010, hanno chiesto alla presidente Polverini due semplici cose: dove vengono stoccate le scorie del gassificatore di Malagrotta, e perché le emissioni in atmosfera di tale impianto non vengano monitorate da un soggetto indipendente dal gestore e rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio. Come al solito nessuna risposta. Il piano regionale sui rifiuti voluto da Marrazzo non arrivò mai al voto del Consiglio Regionale, perché all’interno del documento era prevista l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano. L’area sinistra dello schieramento del Presidente era nettamente contraria a questa nuova struttura, questo comportò la non approvazione del piano ma non evitò a Marrazzo di firmare la delibera di giunta che ratificava l’impianto di Albano. Le procedure previste per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono state concluse nel mese di aprile 2009, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n.59 del 2005. A questo proposito la ASL RMH, in conferenza di servizi, si è espressa con tre distinti “pareri”:

il primo evidenziava una serie di criticità ambientali già, prese in considerazione all’interno del parere di compatibilità ambientale della competente area regionale; il secondo rilevava, in relazione alle criticità, che le distanze dell’impianto dalle abitazioni non erano ritenute conformi agli atti di pianificazione e quindi ciò significava non potere esprimere parere positivo sull’intervento; il terzo, acquisita dalla regione la corretta interpretazione sulle distanze nonché chiarimenti in merito alle criticità sottoposte, risultava “non favorevole” in relazione ai risultati di uno studio epidemiologico effettuato dalla ASL RME e dal Centro Regionale per l’Epidemiologia.

A seguito di tali pareri la regione ha chiesto ad ARPA Lazio e al Centro Regionale per l’Epidemiologia di effettuare le verifiche ambientali sul sito di localizzazione e accertamenti epidemiologici sullo stato di salute dei cittadini di Albano, soprattutto riguardo aulla possibile influenza dell’impianto sulla popolazione. A valle delle verifiche, essendo stati forniti dai due enti incaricati elementi di “tranquillità”, si è proceduto alla chiusura della conferenza dei servizi con esito favorevole per il rilascio dell’AIA. Tuttavia, nonostante la Conferenza dei Servizi abbia concesso parere favorevole alla concessione dell’autorizzazione, aprendo quindi le porte per la realizzazione dell’impianto, si deve annotaree il parere negativo espresso dalla ASL RMH, superato poi dal parere del dipartimento di epidemiologia dell’ARPA Lazio. Questo ha comportato negli abitanti della zona un senso di frustrazione, di reazione e di tensione, che ancora persistono nella direzione della non accettazione dell’impianto. Il TAR del Lazio, con sentenza emessa nel mese di dicembre 2010, ha annullato la delibera della precedente Giunta Regionale Marrazzo sul gassificatore e ora, dopo il ricorso, si attende il parere del Consiglio di Stato. L’impianto dei Castelli romani è al 33% dell’Ama, al 33% dell’Acea e al restante 33% dell’avvocato Cerroni. Quest’ultimo, ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il 15/06/2010, rispondendo ad una domanda di un parlamentare in merito ad Albano, dichiara:

[…] Io posso dirle una cosa in questa sede – e parlo adagio, perché possa rimanere tranquillamente scritto – e cioè che l’impianto di Albano, alimentato a CDR prodotto dall’impianto dei Castelli, dall’impianto di Rocca Cencia e dall’impianto del Salario, sarà l’impianto top a livello mondiale. Non ci sarà nessun altro. Bisognerà andare a Fukujama, alla città delle rose – questo è già avanzato – e aggiungo che il giorno in cui sarà trasformato in impianto di smaltimento dei rifiuti, sarà come ne ha visti in Emilia–Romagna, a Milano, come ne avrà visti a Napoli e così via. Siccome avete parlato di Ferrari e di benzina, questi impianti a CDR sono macchine alimentate a benzina verde, anziché a benzina rossa, come una volta. […] Penso di chiudere il mio ciclo con Albano. Credo che da Albano, se sanno gestirlo bene, può rientrare una quota per le delegazioni che andranno a visitarlo perché l’impianto – alimentato, ripeto, a CDR da Rocca Cencia – non avrà l’eguale. Tuttavia, se c’è un’emergenza, può funzionare anche con il rifiuto tal quale. A quel punto, sarà un impianto di smaltimento di rifiuti, non un impianto che, alimentato a combustibile, anziché a metano, anziché a petrolio, anziché a carbon coke eccetera, produca energia. Questo è quanto. Noi stiamo realizzando, in questo trittico (Rocca Cencia, Salario, Albano) una cosa che non è esente in nessuna parte al mondo. Questo è fuor di dubbio .[…]

Cerroni è ovunque, anche ad Albano. Sull’opportunità di questa scelta si interrogò il consigliere regionale Luigi Celori che, durante la seduta del 24 giugno 2008, non esitò a manifestare le sue perplessità:

[…] Credo, allora, che buonsenso avrebbe voluto che il quarto impianto doveva essere fatto da una società interamente pubblica, e c’è, è l’AMA, quella società che a tutt’oggi ha solo il costo oneroso della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, perché spende soldi per spazzare a terra, spende soldi per separare, spende soldi per produrre il CDR e li spenderà per trasportarlo fino ad Albano e pagherà pure, perché ricordiamo che il CDR per essere bruciato nei termovalorizzatori ha un costo per l’azienda che lo produce e lì lo porta. […] Quindi già gli abbiamo impedito di costruirlo, cioè gli ha impedito la sinistra radicale di farsi il proprio termovalorizzatore a Rocca Cencia dove aveva un terreno di proprietà, ma dove soprattutto poteva con nastro trasportatore mettere il CDR prodotto direttamente nel gassificatore, glielo abbiamo già impedito, speriamo che la si possa quantomeno tutelare in questa nuova compagine societaria, dove farà probabilmente il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro, la parte privata e l’Acea. […]


RACCOLTA DIFFERENZIATA: Italia a tre velocità. I dati dell’Istat

Da una parte il Nord, tutto al di sopra del 40 per cento. Poi il Centro-Sud attorno al 20 per cento. Fanalino di coda le Isole, al 15 per cento.

La media nazionale dice che l’Italia differenzia il 31,7 per cento dei rifiuti. Con un incremento dell’1,4 per cento rispetto allo scorso anno. Ma a spulciare i dati dell’Istat si scovano delle differenze abissali tra le regioni e anche tra le città. Il primo dato che salta all’occhio? Le grandi differenze tra le diverse aree geografiche: si va dal Nord-est, che differenzia oltre il 47% dei rifiuti, alle Isole (fanalino di coda) con appena il 15%, passando dal 40,1% del Nord-ovest, dal 28,1 per cento del Centro e dal 21,3 del Sud.


CRESCONO I RIFIUTI – La raccolta dei rifiuti urbani, dice l’Istituto di statistica, è di 609,5 chilogrammi per abitante, segnando un aumento dello 0,9% rispetto al 2009 dopo tre anni di andamento decrescente. Le migliori performace in raccolta differenziata si registrano a Pordenone, Novara e Carbonia. Mentre esempi in negativo arrivano da tre capoluoghi siciliani: Messina, Siracusa ed Enna.
VERONA TOP, CATANIA FLOP – Tra i grandi comuni, scrive l’Istat, Verona è l’unico che ha raggiunto il 50% di raccolta differenziata. Valori superiori al 30% si registrano a Torino (43,3%), Firenze (38,4), Milano (35,9%), Venezia (35,6%) e Bologna (34,8%). Chiudono i due grandi comuni siciliani: Palermo e Catania che arrivano rispettivamente al 7,7% e al 6,8%.
I CAPOLUOGHI – Per 13 capoluoghi (Pordenone, Novara, Carbonia, Verbania, Salerno, Avellino, Nuoro, Belluno, Oristano, Asti, Tortol, Rovigo e Trento) è stato già superato l’obiettivo del 60% di differenziata (da raggiungere, per legge, entro il 31 dicembre 2011). Sono, invece, 34 quelli oltre il 50%. Ma c’è anche chi non raggiunge la soglia del 10% di differenziata come, per esempio, Enna all’1,2%, Siracusa al 3, Messina al 5,3, Isernia all’8, Agrigento all’8,4, Taranto all’8,7, Foggia al 9, Catanzaro al 9,4 e Vibo Valentia al 9,8.
IL CASO NAPOLI – A Napoli la raccolta differenziata non arriva al 18%, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale (al 31,7%). «In Campania», scrive l’Istat, «permane la bassa quota di raccolta differenziata: a Napoli al 17,7%, mentre gli altri comuni capoluogo superano la media nazionale del 31,7%. Salerno arriva al 71%, Avellino al 67,3%, Caserta al 46,9%, e Benevento al 33,9%».

A Siracusa  per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani si spendono 407 euro, quattro volte in più rispetto a Reggio Calabria (95) che risulta la città meno cara d’Italia. Roma è la quinta città più cara con 337 euro, preceduta solo da Salerno (356,5), Catania (365), Caserta (393) e, appunto, Siracusa.

 

Il Sud è più caro del Nord: tra i 10 capoluoghi con le tariffe più alte, al Nord ce n’è solo uno, Trieste (309 euro). Lo rivela uno studio di Cittadinanzattiva presentato oggi a Roma. La spesa media più alta si registra in Campania con 301 euro l’anno, la più bassa in Molise con 126. A dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all’interno delle singole regioni: In Sicilia, per esempio (a Trapani, dove si spendono 182 euro l’anno, ma anche a Ragusa, dove ne bastano 198) la Tarsu arriva a costare meno della metà che a Siracusa. Lo stesso vale per la Lombardia, dove la Tarsu che si paga a Milano (262 euro) supera di 130 euro quella che si paga a Cremona (132) o in Toscana, dove la Tia calcolata a Livorno (308 euro) supera di ben 141 euro quella di Firenze (167).

I dati raccolti da Cittadinanzattiva provengono da un’analisi a carattere nazionale del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e partono da un campione-tipo costituito da una famiglia di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200 euro e una casa di 100 metri quadri. L’indagine è stata condotta nel 2008 con il contributo dei rilevatori civici di Cittadinanzattiva e ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia.
On line su Cittadinanzattiva l’indagine completa con il prospetto per ciascun capoluogo e la composizione delle voci di costo.

 

Analizzando i dati summenzionati, Differenziati sottolinea ancora una volta quanto i comuni economicamente piu’ impegnativi per i cittadini siano quelli meno virtuosi a livello di raccolta differenziata. Evidentemente occorre oggi uno scatto culturale atto a favorire la riduzione, il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani in tutti i comuni italiani, tanto per una questione ambientale, quanto per una esigenza meramente economica. Senza dimenticare come lo smaltimento a mezzo discariche ed inceneritori siano sempre piu’ terreno fertile per gli affari delle ecomafie.


SISTEMA TELEMATICO SISTRI

Tanto rumore per nulla? Il SISTRI il nuovo sistema telematico di  tracciabilità  dei rifiuti destinato a soppiantare definitivamente i formulari cartacei e le dichiarazioni MUD, sembrava definitivamente abolito ma, invece, è solo sospeso e la sua entrata in vigore, stavolta senza ulteriori proroghe, scatterà da Febbraio 2012.

Come l’araba fenice, infatti, il SISTRI è risorto dalla ceneri della Manovra bis, approvata al Senato con voto “bloccato” di fiducia, ed in arrivo anche alla Camera. E con il nuovo maxi emendamento di modifica al decreto 138/2011, si prevede una “verifica tecnica delle componenti software ed hardware“, dopo l’approvazione della Manovra in Gazzetta Ufficiale e, comunque, fino al 15 dicembre. Lo scopo è quello di rendere finalmente e pienamente operativo il sistema, a partire appunto al 9 Febbraio 2012. C’è, però, un’eccezione, per le aziende con meno di dieci dipendenti: l’entra in vigore è il 2 Giugno 2012. Nel perido transitorio di verifica delle componenti tecnologiche verranno organizzati nuovi test di funzionamento, in collaborazione con le associazioni di categoria.

Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione della Manovra finanziaria, pensando soprattutto alle piccole aziende, è prevista poi la individuazione di “specifiche tipologie di rifiuti alle quali - in considerazione della quantità e dell’assenza di specifiche caratteristiche di criticità ambientale – sono applicate, ai fini del sistema di controllo di tracciabilità dei rifiuti, le procedure previste per i rifiuti speciali non pericolosi».Le aziende che producono solo rifiuti soggetti a ritiro obbligatorio, potranno delegare “delegare la realizzazione dei propri adempimenti relativi al SISTRI ai consorzi di recupero“.

 

 

Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, insieme ad alcune dichiarazioni, ha fornito tutti i numeri del SITRI, e del suo accidentato iter di approvazione:  ad oggi, il SISTRI è costato 5 mln di euro, quelli stanziati dal precedente governo, più i 70 mln spesi dalle aziende per abbonarsi e acquistare i macchinari indispendabili dalla Selex: le chiavette Usb e le black box. Sono 325.470 i soggetti già iscritti, 504mila le Usb e quasi 90mila le black box acquistate e si prevede un aumento del 10% di queste cifre entro il 9 Febbraio 2012.

Il Ministro Prestigiacomo ha parlato di una certa “reistenza”, da parte delle aziende, ad un maggiore controllo: “‘Forse avremmo dovuto accogliere fin dall’inizio le richieste che ci suggerivano di far partire il Sistri in maniera graduale” -ha però ammesso il Minstro- “Visto che abbiamo a che fare con un settore, quello dei trasporti e dei rifiuti, che non ha dimestichezza con i mezzi informatici”, ha aggiunto la Prestigiacomo.

LE REAZIONI

Le prime reazioni, però, non si sono fatte attendere: il presidente nazionale di Fai Conftrasporto, Paolo Uggè, sarebbe pronto, infatti, anche ad adire le vie legali contro il  Ministro dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Secondo l’ associazione l’ applicazione del SISTRI non è completa e quindi il ripristino del sistema di tracciabilità dei rifiuti  è stato nuovamente bocciato dagli addetti ai lavori che non vedono di buon occhio la “clemenza” per le aziende di trasporto straniere, col rischio che proprio i vettori stranieri diventino i preferiti dalla malalvita: le ecomafie baseranno il proprio business propio là dove i controlli sono minori. Per Uggé, la Prestigiacomo cercherebbe di «coprire un fallimento colossale. Parlare di un “opportuno rodaggio” non è concepibile visto che il Ministero era pronto a partire già qualche giorno fa, ovvero il 1° settembre. Il presidente di Conftrasporto ha poi sottolineato come, nonostante il ministro ritenesse impossibile rinviare l’entrata in vigore del SISTRI, “ora i fatti dicono che il sistema è stato ancora una volta rinviato  e la signora ministro non potrà più agire di testa propria, ma dovrà concertarsi con altri ministeri e con le associazioni imprenditoriali“.  Conftrasporto, dunque, si dice “Pronta a scendere in campo con azioni legali e sindacali”, ritenendo inaccettabile “che nessuno, in Commissione al Senato abbia pensato a indicare nel documento la strada che porta a controlli sulle imprese di trasporto estere“.

La telenovela continua…

Differenziati terrà gli occhi bene aperti.

 

Fonte

www.greenme.it


Ancora Renata Polverini sull’inceneritore ai Castelli Romani

_Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona già provate a livello oncologico. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche veramente convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO. Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24. Il tutto in concomitanza con la nostra discussione presso il Tar Lazio, il 14 luglio prossimo venturo, del nuovo ricorso presentato contro la discarica di Albano.

_”Madame educazione” parla ancora di noi. Renata chi? La politicante ch in campagna elettorale asseriva che l’impianto di Albano si sarebbe fatto mediando con le popolazioni locali?! Pre la cronaca “Madame educazione” non riceve neanche i sindaci di bacino che da un anno chiedono un confronto con lei sulla drammatica situazione sanitaria e rifiuti dei Castelli Romani figuriamoci che considerazione può avere dei cittadini (se poi informati e preparati a maggior ragione, vade retro). Già, lei, quella che da Piazza Farnese urlava democrazia, democrazia, democrazia. Ecco, la democrazia è fatta di cittadini informati che si schierano contro scelte speculative come quelle di Marrazzo e che trovano vergognosamente d’accordo anche la Polverini. Perchè stupirsi, in fin dei conti la lobby dei bruciatori è più che mai trasversale e la giunta Polverini sembra consegnarsi lentamente a Cerroni. Una cosa però è chiara, anzi due, la prima è che ad Albano non ci sarà nessun inceneritore, la seconda è che grazie a Renata Polverini ed a certi  suoi mediocrissimi assessori le uniche cose che ci fanno fare un salto indietro nel tempo sono loro.

(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) «Siamo preoccupati: c’è il rischio di disastro ambientale se non verranno rispettati i tempi previsti nell’ordinanza. Chiederò anche alla Prefettura e agli enti locali di controllare che non ci siano perdite di tempo». Renata Polverini, dopo l’emergenza sanità, procede a testa bassa per affrontare l’emergenza rifiuti, ma promette: «Fino a quando sarò presidente della Regione non ci sarà una nuova Malagrotta, nè il rischio di ripetere quello che è successo in Campania e a Napoli». Da Fiumicino agli altri Comuni, nei cui territori rientrano i siti giudicati «tecnicamente idonei» dalla Regione, i residenti protestano contro i futuri impianti. E c’è anche un parroco, don Luigi Bergamin, che ha annunciato uno sciopero della fame contro la discarica a Fiumicino minacciando l’intervento del Vaticano. «Ma lo sa don Luigi che i rifiuti di Fiumicino e del Vaticano sono smaltiti a Malagrotta? Lui si deve occupare delle anime, io della salute dei cittadini. Comunque il sito di Pizzo del Prete è lontano dalla sede di Palidoro dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Il punto, però, è un altro…». A che cosa si riferisce? «Prima di criticare bisogna informarsi e serve senso di responsabilità: a Fiumicino la Regione ha programmato la realizzazione di un impianto con una mini discarica di servizio che accoglierà rifiuti inerti e inodore, che non inquinano e non danneggiano la salute dei cittadini e l’ambiente. E si tratta di immondizia che prima di arrivare lì sarà trattata e selezionata negli impianti di Malagrotta, di proprietà di Cerroni, e in quelli di Rocca Cencia e via Salaria, che sono dell’Ama». Lei anche sei mesi fa aveva scritto nella precedente ordinanza di proroga di Malagrotta che questi impianti dovevano funzionare a pieno regime, per ridurre la quantità totale dei rifiuti, ma non sembra sia cambiato molto. «Avevo scritto anche che a Malagrotta bisognava attivare un tritovagliatore per aumentare la quantità di rifiuti da trattare, ma qualcuno forse ha pensato che le ordinanze non valgano un granché. E si sbaglia. Per questo controllerò che tutti gli impianti funzionino a pieno regime: altrimenti corriamo il rischio di un disastro ambientale e di incorrere nella procedura di infrazione dell’Unione europea». E se la situazione non dovesse sbloccarsi? «Chiederò l’intervento, se serve, anche della prefettura oltre che del Comune di Roma, della Provincia di Roma e degli altri enti locali: tutti devono vigilare per le loro competenze. I rischi sono enormi. E poi ci sono importanti vantaggi per i Comuni disponibili a accogliere le mini discariche che portano tecnologie, occupazione e benefici per i residenti». Perché il Lazio ha accumulato un preoccupante ritardo dal punto di vista degli impianti? «Perché da 15 anni il problema rifiuti si trascina e nessuno si è preso la responsabilità di decidere, di programmare, di svolgere il ruolo che la politica deve ricoprire». Tra la chiusura della discarica di Malagrotta, tra 6 mesi, e l’apertura del futuro sito di Fiumicino, previsto tra circa 3 anni, la Regione deve pianificare soluzioni intermedie. «Certo. Da otto mesi stiamo lavorando con tre assessorati su questo delicato problema e ho già preso contatti con il Governo Berlusconi per trovare una strada che ci faccia chiudere Malagrotta e sistemare in via temporanea i rifiuti in qualche sito tra i quelli individuati».

 Il commissariamento è un’ipotesi inevitabile? «Intendo portare avanti soluzioni con le regole ordinarie. Se ci fosse la necessità, solo per la chiusura di Malagrotta chiederò poteri straordinari al Governo nazionale. Ci sono delle criticità da affrontare: stiamo valutando i siti di accompagnamento dopo la chiusura di Malagrotta». Fiumicino e gli altri Comuni coinvolti lamentano che la Regione abbia imposto certe scelte dall’alto. «No, abbiamo solo programmato una serie di interventi strategici che porteranno dei cambiamenti storici per questa regione. Con il contributo del ministero della Salute e dell’Enea dimostreremo che questi impianti offrono la massima sicurezza per la tutela della salute dei cittadini e per l’ambiente». A Fiumicino, però, la giunta Canapini scricchiola. «Questo fa parte della politica: conosco la classe dirigente di Fiumicino e sono pronta a discutere con loro questo progetto anche portando tutti a Peccioli, vicino Pisa, dove c’è un impianto simile a quello che vorremmo realizzare a Fiumicino». E la sua maggioranza in Regione come sta? «È unita, soprattutto su queste scelte importanti». Crede davvero di aprire l’impianto di Fiumicino in 3 anni? «Il mio mandato scade tra 4 anni: conto di inaugurarlo».

 Sull’impianto previsto ad Albano pende il giudizio del Consiglio di Stato: se il gassificatore non si farà lì, si costruirà a Fiumicino? «Sono ottimista su una soluzione positiva ad Albano. Ma con un massiccio investimento nella raccolta differenziata, sulla quale abbiamo stanziato 125 milioni, stiamo verificando con attenzione la possibilità di diminuire sensibilmente la quantità di rifiuti prodotti. E non escludo qualche sorpresa positiva in futuro, ma certe proteste ci riportano indietro nella storia: dobbiamo dimostrare di essere un Paese civile».


Acerra, nessuno vigila sul termovalorizzatore nell’indifferenza delle istituzioni

_Contro la follia del VII invaso, vergognosamente quasi pronto ad accogliere per i prossimi 10 anni ogni tipo di rifiuti avvelenando ancora di più le frazioni di Cecchina e di Pavona già provate a livello oncologico. Contro la speculazione tumorale dell’inceneritore Co.E.Ma, i comitati si ritrovano uniti per dire NO e sollecitare un consorzio unico del riciclo ai Castelli Romani, la raccolta differenziata porta a porta ed altre metodiche veramente convenienti e meno impattanti verso il territorio. DIFENDIAMO CITTADINI, SALUTE, TASCHE E TERRITORIO, facciamo quello che dovrebbe fare la vergognosa politica regionale e provinciale (e non solo). Diciamo no per dire si a molto altro. Passaparola e partecipa. Sabato 9 luglio, ore 8:00 presidio cittadino davanti la discarica di Albano Laziale, via Ardeatina km 24. Il tutto in concomitanza con la nostra discussione presso il Tar Lazio, il 14 luglio prossimo venturo, del nuovo ricorso presentato contro la discarica di Albano.

_ (Fonte Il Fatto quotidiano, clicca qui). L’inceneritore di Acerra è un impianto gestito da un soggetto privato, la Partenope Ambiente, del gruppo A2a, subentrata dopo l’addio di Impregilo che ha costruito e messo in funzione il forno, ubicato in località Pantano. Un impianto, sorvegliato dai militari e reso inaccessibile. Da una relazione della direzione “area ambiente” della Provincia di Napoli di fine maggio, emerge un quadro più definito in merito all’impianto modello che Silvio Berlusconi voleva esportare in altre regioni italiane.

L’Osservatorio ‘fuori uso’. Il report parte dai dati sulle emissioni dell’inceneritore. Dati che non sono a disposizione della Provincia, ma sono immessi dal gestore su un sito, relativamente agli ultimi sei giorni, e sono visionabili on line. Diverso il discorso relativo all’Osservatorio ambientale, rinnovato nella durata tramite il decreto n.589 del 05/02/2010 fino al 31 dicembre 2011, e fortemente voluto da Guido Bertolaso che lo attivò nel febbraio 2009. “Spetta – si legge nel decreto istitutivo – all’Osservatorio il compimento di ogni utile iniziativa volta a fornire una corretta ed esaustiva informazione nei confronti della popolazione interessata, relativamente all’attività dell’impianto, ai dati di funzionamento e ai test di controllo”. Per capire a cosa è stato ridotto basta leggere il report della Provincia che non lo definisce ‘sospeso’, ma rileva: “ L’ultima riunione risale al 15 dicembre 2010. In sintesi, durante tale riunione si ribadiva il disagio dell’Osservatorio per la cronica assenza di alcuni dei componenti ( i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Acerra, del Comune di San Felice a Cancello, nonché l’epidemiologo locale, dimissionario) che, di fatto, impediva l’ottimale svolgimento dei lavori”. Il presidente Vincenzo Coccolo ha comunicato sia a Guido Bertolaso che al generale Mario Morelli la grave situazione, ma non ha avuto risposta. Da sei mesi l’Osservatorio non si riunisce, nell’indifferenza generale, e lo stesso presidente Coccolo, come si legge nella relazione della Provincia, “è stato chiamato ad altro incarico a tempo pieno”

Le ceneri in viaggio con le ditte casertane. “ L’impianto – denuncia la relazione – si serve di intermediari e commercianti di rifiuti”. Buona prassi vuole che i rifiuti non viaggino per evitare passaggi intermedi e inquinamento ambientale. Non è la prima volta che la Provincia si sofferma sul punto. Già lo scorso luglio aveva rilevato una carenza dell’impianto – “il mancato trattamento di inertizzazione dei rifiuti (operazione per diminuire il potenziale inquinante e la pericolosità dei rifiuti, rendendoli quindi idonei alle successive fasi, ndr)”. A questo proposito la relazione rileva che “viste le difformità gestionali dell’impianto più volte ribadite, questa direzione ha predisposto un documento tecnico per il riesame, la revisione e la modifica dell’Autorizzazione Integrata ambientale”. Un documento inviato all’Ufficio ecologia della Regione che al momento non ha dato risposta.

Tra le ditte impegnate nel trasporto dei rifiuti, riporta la relazione della provincia, c’è la Ve.Ca Sud–Autotrasporti di Maddaloni, in provincia di Caserta. I Nas, lo scorso luglio, denunciarono 21 autotrasportatori della società (che non è risultata responsabile) che, all’andata in direzione Brescia, riempivano i camion di ceneri mentre al ritorno, di mais destinato agli allevamenti dei bovini. Uno sfarinato contaminato dal metallo pesante. Metallo pesante che è finito, attraverso la catena alimentare, sulle tavole dei cittadini campani.

Tra le altre ditte che si occupano di trasporto e trattamento dei rifiuti anche la Progest di Gricignano di Aversa, sempre nel casertano, che sempre lo scorso luglio fu coinvolta in un’altra inchiesta per il solito sistema di giro bolla e traffico illecito di rifiuti con l’arresto del suo titolare e il sequestro, poi revocato, della società. Nella Progest figura tra i proprietari anche la immobiliare Malinconico Srl. La immobiliare Malinconico ha una quota anche in Holding Investimenti srl, società in liquidazione (esclusa da provvedimenti), che controllava il 23 per cento delle quote di Naturambiente, società quest’ultima finita sotto sequestro, nei giorni scorsi, perché riconducibile a Ludovico Ucciero, arrestato per concorso esterno in associazione camorristica. Per ora si tratta di sole indagini e nessuna condanna. Quanto basta però per destare preoccupazione.


Cimici alla Regione Lazio, i rifiuti nel mirino della Procura

I RIFIUTI NEL MIRINO DELLA PROCURA

(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). La governatrice Polverini non è sotto inchiesta. Il presidente della Regione Lazio non è stata sottoposta a indagini da parte di nessuna procura. Una certezza che arriva proprio dai palazzi di Giustizia della regione. I pm romani hanno chiesto accertamenti per capire se la microspia installata nella stanza del governatore fosse stata messa dalle forze dell’ordine di altri uffici giudiziari. E questa circostanza è stata negata con fermezza dai colleghi delle altre procure. Compresa quella di Velletri. Ma resta il giallo sul blitz notturno negli uffici di via Cristoforo Colombo e sulla presenza di «cimici» in altre stanze della Regione. La magistratura della Capitale non ha ancora escluso che le due microspie e la microcamera trovate, tra l’altro, negli uffici dell’assessorato alle Attività produttive (che si occupa anche della gestione del problema rifiuti nel Lazio) possano essere state installate dalla polizia giudiziaria di altri uffici giudiziari che sta indagando su funzionari o dirigenti della Regione. Sono diverse, infatti, nel Lazio le inchieste in corso sul pianeta rifiuti. Adesso i pm romani stanno verificando se quelle due cimici possano essere riconducibili proprio ad attività investigative sull’immondizia laziale, uno dei più grandi business sul territorio.

Il governatore Polverini, comunque, non risulta indagato. I magistrati della Capitale attendono adesso l’esito della consulenza tecnica disposta sulle apparecchiature sequestrate, ritenuta necessaria per comprenderne la provenienza e capire quando sono state istallate. Ieri mattina, intanto, il pubblico ministero Nicola Maiorano, titolare dell’indagine che ipotizza i reati di interferenza illecita nella vita privata e installazione abusiva di apparecchiature idonee a intercettare, si è presentato alla Regione per effettuare un sopralluogo dei luoghi dove sono state trovate le microspie. Gli inquirenti, per ora, non darebbero molto peso alla facilità di accesso da parte di estranei negli uffici: sono stati scoperti seicento badge assegnati a «sconosciuti» che potevano entrare e uscire dalla Regione indisturbati.

LA POLVERINI SPIATA IN UFFICIO, IL GIALLO PORTA AI PM DI VELLETRI

(Fonte articolo, Il Giornale, clicca qui). Roma Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, socio dell’istituto di vigilanza che gestisce la sicurezza alla Regione Lazio e che è finito nel mirino per le misteriose incursioni notturne collegate alle microspie rinvenute nell’ufficio del presidente Polverini, l’aveva detto (e non detto) al Giornale: «Perché sono state fatte entrare di notte alcune persone alla Regione? Perché le guardie sono state fatte scendere al piano terra? Perché sono state prelevate le chiavi dell’ufficio della Polverini? A queste domande non rispondo, ma vi dico che è tutto regolare, regolare, regolare». La sicurezza mostrata dal patron della squadra biancoceleste trova, forse, un link con le indiscrezioni provenienti dalla procura di Velletri dove ieri si sono recati la Digos e i pubblici ministeri romani che indagano sulle microspie, e dove nei giorni scorsi sarebbe stata convocata per essere interrogata la governatrice del Lazio per vicende inerenti presunti reati ambientali collegati ai rifiuti (vicende ereditate dalla precedente gestione Marrazzo, e continuate – secondo gli inquirenti – anche dopo la vittoria del centrodestra alle ultime regionali).

Il link potrebbe portare a ipotizzare che le microspie possano esser state messe dalla polizia giudiziaria che su ordine della magistratura di Velletri si sarebbe fatta aprire dai vigilantes le porte della Regione Lazio per posizionare le microspie proprio nella stanza di lavoro in via Cristoforo Colombo a Roma. Se le cose sono andate davvero così – ed è prematuro dirlo – le guardie giurate della Roma Union Security di Lotito sarebbero state «obbligate» dall’autorità giudiziaria a comportarsi in «modo anomalo», come denunciato da Cgil, Cisl e Uil in un esposto.

Eppoi c’è da capire chi, all’interno della Regione, sapeva dell’affaire microspie. La caccia alla talpa è aperta. I sindacati insistono con le accuse e puntano al braccio destro della Polverini, Luca Fegatelli, «che era a conoscenza dei fatti, sapeva delle due intrusioni sospette avvenuti le notti del 3 del 18 marzo scorso negli uffici della Regione Lazio». Veleni, misteri, sospetti. La spy story continua.

MICROSPIE E INCHIESTA SUI RIFIUTI, INDAGATI FUNZIONARI REGIONALI

(Fonte articolo, Il  Messaggero, clicca qui). Due microspie ufficiali, perché collocate su mandato dell’autorità giudiziaria. Una, quella posizionata nella stanza del presidente Renata Polverini, illegale e messa da chissà quale manina. Nella giornata in cui la procura di Roma e quella di Velletri tengono a puntualizzare gli ambiti delle loro inchieste, qualcosa diventa più chiaro. Il procuratore di Velletri Silverio Piro ammette di aver sentito, venerdì scorso, il governatore del Lazio come persona informata sui fatti nell’inchiesta che riguarda la discarica di Albano. Il capo dei pm non parla di altri accertamenti e dice di non aver disposto microspie negli uffici di via Rosa Raimondi Garibaldi. Più tardi, a piazzale Clodio, dove si sta indagando sulle tre cimici e sulla microcamera, viene sottolineato che sul presidente non è in corso alcuna inchiesta romana. Ma, poi, durante la giornata, emerge con chiarezza che non il governatore, ma qualcuno dei suoi è all’attenzione dei pm di Velletri e che le due microspie lecite sono state disposte proprio su loro mandato. Insomma, che l’inchiesta c’è ma Polverini è testimone, mentre altri sono indagati per questioni di tangenti. Funzionari e dirigenti sotto accusa per favori in cambio di mazzette. Ieri mattina, il pm Nicola Maiorano, titolare del fascicolo, ha effettuato un sopralluogo negli uffici interessati.

Ha controllato la stanza del presidente, dove era stata trovata la macchinetta illegale, e l’assessorato alle Attività produttive, dove invece sarebbero state posizionate le cimici richieste dall’autorità giudiziaria. Gli inquirenti stanno ora lavorando per capire a quando risalga l’apparecchietto recuperato dietro il televisore del governatore. L’esito della consulenza tecnica deve ancora arrivare. Potrebbe trattarsi di qualcosa di poco recente, forse anche risalente al periodo della gestione Marrazzo. È strano, comunque, che fosse ancora funzionante. Per questa ragione, gli investigatori non escludono qualche guerra interna, che non sarà facile accertare, a meno che qualcuno non decida di parlare. Nel frattempo, dalla Roma union security, la società che fa capo a Claudio Lotito, ribadiscono che hanno agito in assoluta legalità. E che, dietro alle due strane visite del 3 e del 18 marzo, quando gli agenti in servizio sono stati tenuti nella reception per tre ore da loro colleghi più alti in grado, non c’è stata alcuna violazione. «È tutto regolare», va ripetendo il patron della Lazio, lasciando intendere che i quattro uomini in borghese che sono stati accompagnati negli uffici da agenti della sua società, avevano un regolare mandato. Quello che resta poco chiaro, però, è perché se le disposizioni della procura di Velletri erano di collocare le cimici in determinate stanze, il gruppo è salito per i piani portando con sé anche le chiavi dell’ufficio del governatore. Proprio nel tentativo di chiarire tutti questi aspetti, la Digos sta continuando a interrogare chiunque possa sapere qualcosa: dagli agenti della Roma union security ai funzionari della Regione. Va anche accertato come mai, dopo un anno dalla sua elezione, il presidente abbia deciso di bonificare gli ambienti a un mese di distanza dai due blitz serali. I sindacati che hanno denunciato le irruzioni notturne degli addetti alla sicurezza lanciano accuse contro i funzionari, e dicono che alcuni di loro sapevano perfettamente cosa era accaduto e non hanno parlato. Vengono tirati in ballo gli appalti, le nuove gare per aggiudicare la sicurezza e le pulizie, i mille interessi che ruotano intorno all’attività dell’amministrazione regionale. La procura cercherà di fare chiarezza, seguendo i normali percorsi della giustizia. Sarà impossibile, invece, intervenire nelle faide interne che da anni caratterizzano la vita politica della Regione.


C’è la conferma: nei pressi dei siti contaminati si muore di più

Soltanto entro un chilometro di distanza dalla discarica di Albano Laziale le donne muoiono il 20% in più.

> Lazio e rifiuti, situazione al collasso, clicca qui

> Regione Lazio, cimici spia per controllare sanità e rifiuti, clicca qui.

(Fonte articolo, Quotidiano Sanità, clicca qui). Poli siderurgici o petrolchimici, aree con altre concentrazione di amianto, siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Sono le zone calde del Paese su cui da tempo sono puntati i riflettori degli epidemiologi per rispondere a una domanda elementare della popolazione: quanto siamo a rischio? Ora, i risultati del del Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) coordinato dall’Istituto superiore di sanità e presentati nel corso del Convegno “Ambiente e Salute” da tre giorni in corso all’Istituto danno la conferma: le popolazioni che vivono nei pressi di siti contaminati hanno un profilo di mortalità diverso da quello di chi vive a pochi chilometri, magari nella stessa Regione. Muoiono di più, anche se non sempre la relazione causa-effetto con il sito tossico è acclarata. Il Progetto, realizzato in collaborazione con il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e l’Università di Roma La Sapienza, ha valutato la mortalità della popolazione residente in 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche in un periodo di otto anni. Sei milioni di persone la popolazione in studio, residente in 298 comuni. Sono state prese in considerazione 63 cause di morte, tumorali e non potenzialmente associate alla residenza in prossimità di poli chimici, petrolchimici, raffinerie, stabilimenti siderurgici, centrali elettriche, miniere e cave, aree portuali, siti di smaltimento dei rifiuti ed inceneritori. Generalizzare i risultati è quasi impossibile, vista l’ampia variabilità fra i siti in esame per dimensioni della popolazione, caratteristiche della contaminazione ambientale, presenza di specifici poli produttivi e altre fonti di pressione ambientale, stato di avanzamento degli interventi di bonifica e risanamento industriale. Ma la mortalità osservata per tutte le cause e per tutti i tumori supera quella media della Regione di appartenenza, rispettivamente in 24 e in 28 siti.

In alcuni casi, i nessi causali sono chiari perché esistono conoscenze scientifiche adeguate per spiegare le osservazioni. Questo vale per l’aumento della mortalità per mesotelioma pleurico nei siti caratterizzati dalla presenza di amianto o di altre fibre asbestiformi (per esempio Casale Monferrato, Broni, Biancavilla). In altri casi si osservano incrementi della mortalità per cause per le quali il nesso causale con l’inquinamento ambientale è sospettato ma non accertato, come il tumore polmonare nella popolazione residente in siti contaminati da poli siderurgici (ad es. Taranto) e petrolchimici (ad es. Porto Torres) o siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi (ad es. Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano). In altri siti ancora (ad es. Sesto San Giovanni, Cengio e Saliceto e Manfredonia) la mortalità osservata è addirittura inferiore all’attesa. I dati sono per ora soltanto un primo step nella conoscenza degli effetti sulla salute dei siti inquinati continuerà. Il progetto è destinato a continuare indagando negli stessi luoghi l’andamento dei ricoveri ospedalieri, per considerare anche le malattie non mortali, e insieme all’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM) l’andamento dell’incidenza delle malattie oncologiche. Il convegno è stato anche l’occasione per fare il punto su un altro argomento spinoso: gli effetti sulla salute degli inceneritori. Sono stati presentati i primi dati derivanti dal Progetto MONITER, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, che analizzavano soltanto uno degli aspetti di questa controversa relazione: quello sugli eventi avversi in gravidanza. Gli inceneritori sembrano per il momento assolti: non incidono sulla determinazione del sesso alla nascita né sui parti gemellari, né sul peso alla nascita. Lieve l’associazione con la variabile “piccoli per età gestazionale”. Lo studio ha invece rilevato una relazione tra livelli di esposizione ad emissioni da inceneritore e nascite pretermine.


Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio

Aggiornamenti stampa inceneritore:

• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.

Aggiornamenti stampa emergenza acqua:

• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.

Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”


Non ci sono accordi per “Malagrotta Bis”

(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui). Mamma mia che gatta da pelare la «monnezza» di Roma. Tutti litigano e i rifiuti restano a Malagrotta. La miccia dell’ultima polemica è stata accesa dalla scoperta dell’ultim’ora del protocollo d’intesa che il sindaco Gianni Alemanno e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, avrebbero firmato il 13 dicembre scorso: un accordo senza alcun valore, per una discarica da realizzare nell’area militare del poligono di tiro «la Farnesiana» ad Allumiere. La data sul documento, infatti, è antecedente al primo gennaio 2011, giorno a partire dal quale ogni decisione sui rifiuti, programmazione compresa, è passata alla Regione. E il protocollo è carta straccia. Ma quando in serata la governatrice del Lazio Renata Polverini chiarisce che sui rifiuti «competente è la Regione» in una lettera al sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio e che nessuna discarica si farà lì, ormai il caso è scoppiato. I primi cittadini della Tolfa minacciano mobilitazioni. E l’opposizione ci sguazza. Il toto-rifiuti nel Lazio riparte ieri mattina. Sul sito militare alle porte di Roma, Alemanno aveva detto che «Allumiere è solo una delle tante ipotesi. Attendiamo che la Regione Lazio faccia le sue valutazioni». Renata Polverni è al San Camillo Forlanini insieme al presidente Napolitano e il ministro Fazio, a inaugurare il primo reparto dedicato ai pazienti in stato vegetativo. E ci scappa la domanda sul post Malagrotta ad Allumiere. «Ero a conoscenza del protocollo – ammette la governatrice -. Allumiere era una delle possibilità» ma aggiunge «secondo noi la meno percorribile». E sottolinea che «questo protocollo non ha assolutamente valore vincolante».

Poi sollecitata dai giornalisti che le domandano se ne avesse parlato con il sindaco Alemanno, Polverini risponde: «ne parliamo sempre, è un problema che dobbiamo condividere». Secondo la governatrice, infine, la questione del post-Malagrotta «la stiamo gestendo bene». A fine mattinata arriva la smentita. «Non ci sarà alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere», dichiara Polverini in una nota. «Ho parlato con il sindaco di Allumiere, che mi ha telefonato, gli ho confermato che sulla base delle valutazioni che la Regione Lazio ha già effettuato, anche in relazione alle condizioni ambientali e infrastrutturali del territorio, non si realizzerà alcuna città dei rifiuti ad Allumiere». L’ipotesi, tra l’altro, è giudicata «complicata da realizzare» dall’assessore regionale all’Ambiente Pietro Di Paolo secondo cui «in merito al sito dove collocare la discarica che sostituirà quella di Malagrotta stiamo effettuando una valutazione approfondita che parte dal territorio del Comune di Roma per estendersi all’area provinciale. Non esiste ancora una soluzione che possa dirsi definitiva». Ma solo in serata si apprende che il protocollo pietra dello scandalo non vale un fico secco perché superato dalle nuove competenze che spettano alla Regione. E post Malagrotta resta in alto mare. Nel ventaglio delle opzioni restano: Monti dell’Ortaccio (in Xv Municipio, resa disponibile dallo stesso proprietario Manlio Cerroni ma scartata da Alemanno perchè troppo vicina a Malagrotta) e le cave di Riano. Sul protocollo Allumiere ha preso nuovamente posizione anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

«Sarebbe uno sgarbo e una furbizia che complica ancora di più la complessa vicenda della gestione dei rifiuti della Capitale. Un metodo per governare poco serio». «Ho inviato una lettera ad Alemanno, al ministro La Russa, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio per sapere se corrisponde al vero che sia stato sottoscritto – fa sapere il sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio – Se così fosse si sappia che noi faremo opposizione a tutti i livelli. Sono pronti a mobilitarsi 15 comuni». «Non siamo merce di scambio tra partiti e nemmeno pupazzi a disposizione di chi non ha il coraggio di risolvere sul proprio territorio i propri problemi» ha detto il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini che, se fosse vero, proporrà «a tutti i Sindaci dell’Alto Lazio e in particolare del nostro territorio di riunirci in una manifestazione pubblica a Civitavecchia all’aula Pucci per mettere uno stop definitivo a progetti che non hanno senso né rispettano i territori della Provincia». E il presidente dei Verdi Angelo Bonelli gli ha fatto eco: «Allumiere si trova in un’area naturale protetta, istituita in base a una direttiva europea che il sindaco Alemanno sta violando. Per questo motivo stiamo inoltrando un esposto all’Ue per attenzionare Bruxelles».