NO inceneritore Castelli Romani
Relazione di sintesi sulle criticità dell’area Castelli Romani, connesse forzature istituzionali dell’iter autorizzativo e mancate garanzie fornite dall’Ente Regione Lazio attinenti la Centrale Elettrica alimentata a gas di sintesi derivato da CDR prevista dal “Piano Rifiuti Marrazzo” in località Cecchina di Albano Laziale.
_Finalità primaria di questo “documento” è illustrare in modo analitico e con sintesi le forzature istituzionali attinenti l’iter autorizzativo del gassificatore dei Castelli Romani – Albano Laziale, adottate nel corso della gestione commissariale rifiuti e dopo la definitiva presentazione del “Piano Rifiuti Marrazzo”. Questa breve relazione si pone anche e soprattutto lo scopo di illustrare con dovizia e coerenza le criticità territoriali – di fatto e verificabili – che vessano attualmente l’area Castelli Romani. Situazioni in essere che nel corso di questi ultimi anni hanno manifestato accenti via via più marcati con sperequate o assenti politiche volte all’attenuazione o alla risoluzione delle problematiche qui esposte. Ad integrazione di ciò concorrono anche e soprattutto parte delle argomentazioni, scarse nel merito, con le quali l’Ente Regione Lazio ha garantito e replicato nel corso del tempo a cittadini ed associazioni investiti dagli effetti della “imposta” infrastruttura. Nel quadro di variabili di seguito esposto, non si concilia per l’area in oggetto, la programmata installazione/costruzione di un impianto dedito alla termocombustione di rifiuti – Cdr con capacità stimata di 160.000 tonnellate annue, prevista appunto dal piano regionale rifiuti.
Si elencano qui di seguito, le risposte relative ai vari aspetti di criticità che riguardano l’impianto.
A) Principali incongruenze di rilievo e forzature compiute dall’Ente Regione Lazio nell’iter amministrativo/autorizzativo della potenziale “Centrale Elettrica alimentata a gas di sintesi derivato da CDR” da installare nel comune di Albano Laziale.
- Per la costruzione del quarto impianto di incenerimento del Lazio (Albano Laziale) si annovera la totale assenza di una qualsiasi gara d’appalto che riguardi sia la costruzione del gassificatore sia la stessa costituzione del consorzio, essendo il Co.E.Ma un consorzio pubblico/privato. Si è proceduto invece con un decreto di pubblica utilità firmato da Piero Marrazzo, decreto che desta dubbi sulla volontà di quest’ultimo di ergersi a supremo garante della salute pubblica e dell’ambiente.
- Marzo 2008. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano la prima V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) attinente il gassificatore dei Castelli Romani-Albano Laziale. La V.I.A. è negativa. A seguito di tale diniego il consorzio Co.E.Ma muta drasticamente la struttura tecnica dell’impianto. La repentina modifica progettuale attiene in particolar modo il sistema di raffreddamento che passa dalla tipologia ad acqua (necessaria nel processo di gassificazione per l’immediato abbassamento della temperatura dei fumi e permettere nel minor tempo possibile la vetrificazione di gran parte delle sostanze nocive derivanti dalla termocombustione del Cdr) ad un sistema di raffreddamento ad aria. Tale sostanziale cambiamento tecnico imporrebbe al Co.E.Ma di brevettare nuovamente l’impianto cui far seguire un’adeguata sperimentazione. Ciò rappresenta infatti, ancora ad oggi, un prototipo industriale di gassificazione mai progettato e mai costruito con quella precisa tecnologia/brevetto di termocombustione.
- Novembre 2008. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano la seconda V.I.A. La valutazione d’impatto ambientale questa volta è positiva. L’Ente Regione rilascia il primo nulla osta all’impianto sebbene il Co.E.Ma non abbia consegnato loro le schede di modifica progettuale della centrale elettrica alimentata a gas di sintesi derivato da Cdr. Modifiche attinenti la strutturale variazione del sistema di raffreddamento passato, appunto, da acqua ad aria. L’assessore con delega ai rifiuti Mario Di Carlo, dimessosi dopo il fuori onda della trasmissione Report (Rai 3) cita indicazioni fornite al consorzio Co.E.Ma circa la costruzione dell’impianto come: “abbassare la potenza dello stesso” al fine di ottenere il nulla osta dall’Ente Regione. Nel restante fuori onda l’assessore Mario Di Carlo si riferisce alla prima V.I.A. negativa asserendo che: “un impianto che non inquina nel sito di Malagrotta non può inquinare ad Albano Laziale” e dimenticando/non conoscendo la drammatica situazione industriale, ambientale, idrogeologica del sito di Roncigliano (esposta sotto in ogni dettaglio).
- 28 dicembre 2008. Il consorzio Co.E.Ma presenta una D.I.A. di inizio lavori soltanto tre giorni prima della scadenza ultima della contribuzione pubblica per questo genere di impianti industriali. Aspetto questo che desta estreme perplessità visto che, di fatto, i lavori non hanno mai avuto avvio mentre i contributi pubblici CIP 6 (nell’ordine di 400 mln di Euro circa) sono già stati assicurati da tempo alle casse del consorzio. Infatti il principale vincolo in capo al Co.E.Ma era quello di poter usufruire dell’ammontare di contributi pubblici (malvisti anche in chiave comunitaria in quanto rientranti nella sfera illegittima dell’aiuto di Stato) solo mediante il concreto avvio del cantiere attinente il gassificatore ed entro la data sopra illustrata. Questa procedura cantieristica sebbene risulti a livello formale mediante appunto una D.I.A, trova ampie lacune a livello pratico, questo perché l’avvio del cantiere sul sito di proprietà della Pontina Ambiente S.r.l. non è mai avvenuto per nessuna opera che riguardi direttamente l’impianto di gassificazione o per opere ad esso realmente affini.
- La Asl RM H competente per territorio sull’area Castelli Romani, si pronuncia negativamente sul possibile impianto di incenerimento di Albano Laziale. Le motivazioni avanzate nei successivi dinieghi risiedono nella crisi idrica dell’area Castelli Romani non in grado di sopportare a livello sanitario l’impatto di un tale impianto di termocombustione di rifiuti. L’ente sanitario teine poi conto della percentuale di ricoveri, di mortalità, di incidenza tumorale più alta della regione nel Comune di Albano, della scadente qualità dell’aria causata dal trittico viario appio/nettunense/ardeatina (sotto specificato) e in ultimo della presenza di gas radon. La Asl RM H esprime nel corso dell’iter autorizzativo dell’impianto ben quattro pareri negativi, l’ultimo parere è addirittura posteriore a livello cronologico rispetto alla Conferenza dei Servizi tenutasi lo scorso 20 aprile 2009.
- L’Ente Regione Lazio affida l’elaborazione di uno studio epidemiologico dell’area di Roncigliano e di Albano Laziale all’ Asl RM E in quanto organo competente su base regionale per le indagini epidemiologiche. L’elaborato risultante dal dott. Perucci (Asl RM E) prende a riferimento il più recente studio disponibile sull’area e datato 2006 pervenendo però a conclusioni diametralmente opposte. L’indagine epidemiologica qui indicativamente descritta perviene a risultati non attendibili data la tempistica pressochè ridicola (due mesi) se rapportata soprattutto ai tempi realmente necessari per un’indagine epidemiologica seria, strutturata e fondata (ben oltre un decennio). Lo studio elaborato dal dott. Perucci prevede di fatto un impatto minimo dell’impianto a livello sanitario su territorio e cittadini e, quindi, un via libera allo stesso dal punto di vista sanitario. Va sottolineato che tale studio appare quindi estremamente “lacunoso” in molteplici punti del merito epidemiologico. In primis risaltano i dati dei civili residenti nelle immediate vicinanze del futuro impianto. In tale quadro si evince la sottostima consistente delle future patologie tumorali che l’impianto arrecherà. Il dott. Perucci in uno dei passaggi del proprio elaborato epidemiologico, definisce addirittura i cittadini dell’area come: “cittadini deprivati socialmente”.
- I consigli comunali di Albano, Ariccia, Ardea, Castel Gandolfo, Lanuvio e Pomezia si pronunciano negativamente e all’unanimità circa l’impianto di termocombustione di rifiuti da edificare nel comune di Albano Laziale.
- 20 aprile 2009. In sede di Conferenza dei Servizi la Regione Lazio approva l’impianto di gassificazione voluto dal Co.E.Ma e previsto dal “Piano Rifiuti Marrazzo” nonostante rimanessero pendenti i pareri negativi della Asl Rm H (Asl competente sull’area Castelli Romani) e nonostante, in sede di Conferenza dei Servizi, i sindaci di Albano Laziale e di Ardea si dichiarino non favorevoli all’impianto.
- 13 agosto 2009. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) al Co.E.Ma. Viene così concesso l’ultimo atto amministrativo per l’avvio del cantiere inerente l’impianto. Questa autorizzazione si scontra con l’invito fatto dall’ex Presidente Piero Marrazzo a cittadini, comitati ed associazioni coinvolti più direttamente dagli effetti territoriali del possibile gassificatore e ancora “al tavolo” durante il rilascio dell’AIA ferragostana. Singolare la pressochè simultanea concessione il 18 agosto 2009 della relativa AIA al gassificatore di Malagrotta, addirittura quest’ultimo già edificato ed in fase di collaudo.
- Novembre 2009. Accanto alle azioni di natura legale intraprese dai cittadini è ad oggi pendente e in corso di definizione una richiesta di sospensiva della stessa AIA avanzata appunto da cittadini e associazioni dell’area Castelli Romani.
B) Aspetti tecnici salienti e mancate risposte dell’Ente Regione Lazio
La Regione Lazio, in quanto promotore mediato del quarto impianto di incenerimento/smaltimento rifiuti nella Regione e terzo termocombustore nella sola provincia di Roma, ha offerto nel tempo risposte seriamente lacunose alle richieste dirette, mediate, o indirette avanzate da cittadini, comitati e associazioni direttamente coinvolti dalle esternalità negative di qualsivoglia natura derivanti dall’impianto di gassificazione.
In particolare:
- Utilizzo di carbon coke:
Regione Lazio e Co.E.Ma parlano di un possibile utilizzo di metano al posto di carbon coke, non suffragando tale risposta con documentazione tecnica e citando paradossalmente come esempio l’impianto di termovalorizzazione di Colleferro (ad oggi con tutta probabilità ancora sotto sequestro).
- Elementi chimici di risulta post combustione/Emissione di nanopolveri cancerogene, furani, diossine, ceneri, lave, ossidi di azoto, zolfo, carbonio e affini:
La Regione Lazio ed il Co.E.Ma non offrono risposte adeguate citando i valori di emissione del simile gassificatore di Malagrotta e non riportando le criticità tecnologiche e di emissione presenti in altri impianti europei con medesima tecnologia e già soggetti a chiusura. La Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma non offrono risposte circa le diossine, sostanze bioaccumulabili per le quali non valgono riferimenti e soglie.
- Compatibilità dell’impianto con la crisi idrica dell’area Castelli Romani: Regione Lazio e Co.E.Ma non rispondono in alcun modo al merito della problematica sollevata asserendo che l’impianto di gassificazione sarà mutato progettualmente con apposito raffreddamento ad aria. Regione Lazio e Co.E.Ma ignorano e non spiegano nessun aspetto o dato che tale modifica può comportare a livello di emissioni inquinanti. Il consorzio deputato alla costruzione dell’impianto inoltre, ignora e non menziona l’aspetto che un tale cambio progettuale potrebbe comportare la non legittima assegnazione dei fondi pubblici CIP 6 originariamente previsti per un altro tipo di impianto (ad acqua). Regione Lazio e Co.E.Ma non citano che tale tecnologia/impianto in virtù della nuova metodica di raffreddamento non risulta brevettato ed è quindi di chiara natura sperimentale/prototipale.
- Tecnologia Thermoselect:
L’ente Regione e consorzio incaricato con decreto di pubblica utilità sostengono che l’impianto non utilizza la tecnologia di combustione Thermoselect (con passate criticità) ma citano una non meglio precisata tecnologia di combustione giapponese. L’Ente Regione non illustra e non spiega l’eventuale legame azionario o di cessione/acquisto di brevetti e/o partecipazione di controllo incrociate tra le varie società del settore al fine di dipanare qualsiasi dubbio sull’origine e sugli effettivi passaggi proprietari della tecnologia di combustione.
- Emissioni del futuro impianto che per l’andamento dei venti investiranno principalmente i paesi a monte della discarica e del gassificatore di Roncigliano con effetti su migliaia di cittadini:
Regione e consorzio eletto non rispondono nel merito e citano semplicemente/paradossalmente le distanze regionali previste (dato con tutta probabilità non veritiero e non aderente al tipo di richiesta formulata) tra discarica e centro abitato. La Regione Lazio, l’Arpa e lo studio epidemiologico del dott. Perucci non citano in modo compiuto gli effetti del particolato ultrafine.
- Roncigliano, area agricola di pregio come da P.R.G. Comunale e non area industriale:
La Regione non risponde nel merito e cita l’assenza del vincolo paesaggistico nell’area.
- L’impianto produce una quantità irrisoria di energia:
Regione Lazio e Co.E.Ma rispondono, paradossalmente, che la nomenclata “Centrale Elettrica alimentata a gas di sintesi derivato da CDR” non verrebbe edificata per produrre energia elettrica. Tale affermazione dovrebbe comportare ovvie ricadute sulla procedura di assegnazione dei CIP 6.
- Impianto non sottoposto a gara d’appalto:
La Regione Lazio risponde candidamente che l’impianto è stato infatti proposto da un privato unilateralmente e non menziona neppure il decreto di pubblica utilità.
- Forzature molteplici nell’iter autorizzativo dell’impianto:
La Regione Lazio sostiene in sintesi che non risultano forzature nonostante, in primis, le date delle autorizzazioni suonino piuttosto atipiche. La Regione Lazio non fornisce spiegazioni sulla compatibilità di tale infrastruttura invasiva con il vicino e futuro centro ospedaliero dei Castelli Romani.
- Inquinamento dell’area, con particolare accento alle falde idriche, imputabile alla discarica gestita dalla Pontina Ambiente S.r.l. e precedenti condanne:
Regione e consorzio eletto rispondono paradossalmente che l’inquinamento non riguarda il possibile gassificatore ed eludono in ogni ambito il merito di quanto posto.
- La Regione Lazio ignora ogni dato circa la criticità ambientale dell’aria e dell’acqua pur di autorizzare l’impianto e cita dati ARPA non veritieri e in contrasto con le deroghe di potabilità che la stessa regione autorizza.
- Mutazione nel raffreddamento dell’impianto:
Regione Lazio e Co.E.Ma sostengono con piglio che l’acqua può essere sostituita dall’aria senza creare alcun problema.
- Circa l’aspetto concernente il profilo economico e la completa non economicità per le tasche dei cittadini di un tale impianto, Regione e Consorzio Co.E.Ma rispondo che l’intera filiera dei rifiuti è a carico del cittadino ed evitano così ogni merito di confronto economico soprattutto con altre realtà.
- Sotto altri aspetti sollevati da cittadini e associazioni e qui non menzionati l’Ente Regione Lazio ed il Co.E.Ma non forniscono garanzia alcuna e risposte degne di attenzione nei meriti sopra esposti in più punti.
C) Criticità ambientali, territoriali e sanitarie dell’area Castelli Romani, con particolare accento al sito di Roncigliano e al comune di Albano Laziale in previsione della possibile installazione del gassificatore voluto dal consorzio Co.E.Ma.
- Il comune di Albano Laziale, nella sua interezza, è gravato da una circolazione viaria marcata e a tratti esasperata. Questo effetto è dovuto principalmente al normale bisogno di mobilità non accompagnato da servizi pubblici efficienti, ma in primis, dalla crescita della popolazione urbana/residente dovuta alla fisiologica attività economica edilizia e all’attività edilizia di tipo speculativo rientrante anche nel quadro dei Patti Territoriali. Della struttura viaria di Albano Laziale criticità estrema è rappresentata dal “trittico” stradale di Via Appia Nuova, Via Nettunense e Via Ardeatina che attraversano il cuore delle aree urbane e lambiscono le aree maggiormente popolate verso mare (vedere via Ardeatina). A cascata e fisiologiche, le considerazioni finali circa la qualità dell’aria, con un rumore di fondo dei maggiori inquinanti rappresentati dalla circolazione su gomma decisamente elevato – “sovente” fuori parametro – che non si integrerebbe in alcun modo con il previsto impianto di incenerimento se non con un drastico crollo della qualità dell’area e della vita sociale/sanitaria di tutto il comprensorio.
- L’area Castelli Romani, in particolare i comuni di Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Castel Gandolfo e Marino, vivono da anni gli effetti di una drammatica crisi idrica endemica e ormai crescente. I laghi vulcanici testimoniano l’evidenza del sovrasfruttamento delle falde. Emergenza questa, profondamente esasperata dalla variabile edilizia speculativa (vedere sopra). Questo ha prodotto effetti di duplice natura, un primo effetto diretto ed un secondo indiretto: carenza di fatto della risorsa idrica in più periodi dell’anno – con accenti drammatici nei mesi primaverili ed estivi – e compromessa potabilità delle acque erogate ai cittadini con deroghe ormai reiterate. La presenza infatti di metalli pesanti come Manganese, Arsenico o di elementi chimici come il Fluoro, porta la concentrazione di tali elementi oltre la soglia di potabilità per l’intera area, da Marino a Velletri. I livelli di Arsenico in alcuni comuni come Albano Laziale sono particolarmente preoccupanti e fuori da ogni parametro di riferimento soprattutto nell’area della discarica Rsu di Roncigliano. Da anni infatti, e non a caso, il territorio dei Castelli Romani “usufruisce” di una deroga alla potabilità delle acque (anni 4) in virtù proprio di tale crisi idrica. Acque altrimenti non potabili e impossibilitate alla distribuzione comune. Questa situazione non si concilia in alcun modo con un impianto che utilizzerebbe una quantità della risorsa idrica non sostenibile per qualsiasi area, in particolare per il territorio castellano, e stimata oltre i 200.000 Lt/annui a patto di un ulteriore drastico innalzamento della crisi stessa e dei relativi metalli pesanti disciolti. E’ doveroso sottolineare che l’impianto progettato dal consorzio Co.E.Ma utilizzerebbe comunque acqua anche nella versione prototipale di raffreddamento ad aria dello stesso.
- La combinazione dei due fenomeni antropici diretti o indiretti sopra esposti rende il comune di Albano Laziale, per quanto ne dicano studi epidemiologici autorizzati e puntualmente smentiti da ogni realtà familiare, tra i primi comuni nel Lazio per malattie del sistema endocrino a carattere oncologico e non soltanto. Ciò a testimonianza della assoluta mancanza di garanzia/affidabilità dello studio condotto dal dott. Perucci e dei dati in esso riportati. Ad oggi peraltro si registra, precisamente dalla seconda metà di ottobre sino alla seconda metà di novembre, l’installazione di una centralina di rilevamento ARPA posta in località Cecchina. Tale struttura mobile di rilevamento non offre credibilità scientifica alcuna se non accompagnata, come prassi vuole nel caso dell’epidemiologia, da altre due centraline per un numero complessivo di tre postazioni di rilevamento. Si nutre inoltre concreto scetticismo circa il periodo scelto per il rilevamento e, soprattutto, per il luogo esatto in cui la stessa è stata posizionata.
- L’impianto promosso dall’ente Regione Lazio e dal Co.E.Ma non tiene praticamente conto della sua possibile collocazione nel cuore delle frazioni di Cecchina di Albano Laziale, Cancelliera e Pavona. L’impianto inoltre lambisce fisicamente il territorio di Ardea e Pomezia con annessi centri urbani.
- L’impianto promosso dall’Ente Regione Lazio e dal Co.E.Ma non tiene praticamene conto del suo potenziale dislocamento nel bel mezzo dell’area agricola di pregio dei Castelli Romani. Ciò è ampiamente testimoniato dalla presenza delle varie realtà aziendali a carattere locale e internazionale (su tutte la cantina Fontana di Papa) che occupano in particolar modo il settore vitivinicolo e non solo.
- Tale impianto di gassificazione ed i suoi effetti dal punto di vista sanitario non possono essere sganciati dall’impatto provocato dall’area industriale di Santa Palomba (Pomezia Maggiona – Roma) che la stessa infrastruttura verrebbe a lambire. Questa manifesta vicinanza vesserebbe ulteriormente l’intera area del litorale e la corona dei paesi a monte già profondamente compromessa dal punto di vista sanitario e di sostenibilità territoriale. La suddetta area industriale registra la massiccia presenza di attività antropiche a carattere industriale condotte da multinazionali come J&J, Fiorucci e Procter & Gamble (per citarne alcune). In questo quadro l’ulteriore costruzione di un impianto di incenerimento di rifiuti comprometterebbe definitivamente l’intera area territoriale su esposta i cui effetti sarebbero devastanti. Il numero di cittadini già coinvolti e ulteriormente gravati dalle emissioni di quest’area industriale supererebbe di gran lunga le 400.000 persone.
- Il sito della discarica di Rsu di Roncigliano e attualmente di proprietà della Pontina Ambiente S.r.l, oltre a collocarsi nel mezzo di aree urbane e della zona industriale di Santa Palomba, si situa a modesta distanza dal sito di stoccaggio dell’amianto di Valle Caia. Discarica di amianto recentemente alle cronache (estive) per il pericoloso smaltimento di amianto in forma friabile e non compatta, con certo rilascio di fibra di amianto nel tempo e anche a seguito dell’incendio verificatosi in data 29 luglio. Lo stesso sito di stoccaggio è stato successivamente posto sotto sequestro dai Carabinieri del Noe (nei giorni seguenti il 29/07/2009) con la nota inchiesta che ha coinvolto anche esponenti operativi presso l’Ente Regione Lazio.
- Il sito di Roncigliano e del potenziale impianto di gassificazione rientrerebbe più ampiamente in un quadro estremamente preoccupante per la sostenibilità ambientale e sanitaria dell’intera area metropolitana con accenti estremi per la realtà dei Castelli Romani. Convoglierebbe infatti a distanza di soli 65 chilometri in linea d’aria, le emissioni del gassificatore di Malagrotta, del termovalorizzatore di Colleferro (recentemente alle cronache per termocombustione di rifiuti tossici e successivo sequestro con arresti), la costruenda centrale turbogas di Aprilia, l’autorizzato gassificatore di Albano Laziale, l’aeroporto civile/militare di Ciampino, l’aeroporto militare di Pratica di mare e, infine, a modestissima distanza da un impianto di incenerimento di materiale organico/alimentare collocato a tre chilometri dal sito di Roncigliano e situato nella frazione di Valle Ariccia all’interno del territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani. Quest’ultimo in piena area agricola e a metà strada tra l’abitato della frazione Cecchina (frazione che verrebbe direttamente gravata dal gassificatore del Co.E.Ma) e del centro storico di Ariccia. Il mix di particolato, diossine ed emissioni varie sarebbe non coerente se rapportato ad una simile ridotta superficie sulla base di impianti il cui impatto diretto è nell’ordine di decine di chilometri ciascuno.
Le tecnologie oggi a disposizione consentono la costruzione di impianti d’avanguardia nel trattamento rifiuti e con principi di lavorazione dicotomici rispetto alla termocombustione. Queste infrastrutture hanno in genere un costo stimato/indicativo attorno ai 10 mln di Euro e permettono il recupero di materia con sistemi di lavorazione a freddo (totale assenza di combustione) dei rifiuti solidi urbani. Tale metodiche di smaltimento renderebbero quindi chiaramente non competitivo a livello economico qualsivoglia impianto fondato sulla termocombustione del Cdr. Di rilievo, infine e non a caso, la composizione delle ecoballe – CDR destinato alla gassificazione e composto per legge da plastica, carta, legno e derivati. In sostanza il 35% del monte Rifiuti Solidi Urbani, materie riciclabili al 100% e, cosa preminente, a ciclo infinito.