Albano come Colleferro?

_Dall’ultimo rapporto del capitano Pietro Rajola Pescarini (Carabinieri – NOE) presso la Commissione Bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti emerge drammaticamente come il Lazio non disponga di Cdr  sufficiente in grado di alimentare neppure gli impianti di incenerimento in essere (in pratica non ci sono rifiuti da bruciare). Per questa ragione ed anche per molte altre di carattere illecito, nel termovalorizzatore di Colleferro, grazie anche al perverso strumento CIP 6 (dove più bruci più guadagni), hanno bruciato rifiuti tossici di ogni tipo. Il Lazio non ha rifiuti da bruciare, lo dicono i NOE al massimo organo di controllo nazionale sui rifiuti ma… stranamente nella nostra Regione si autorizzano nuovi impianti di smaltimento come il “gassificatore” dei Castelli Romani, Albano. La speculazione autorizzata sulla pelle dei cittadini. Albano sarà la nuova Colleferro per mano di Cerroni, Marrazzo, Mattei, Polverini e compagnia bella?! Cosa finirà nell’inceneritore di Albano una volta costruito? Cerroni già parla di tal quale e non più di Cdr. Una cosa è certa, i Castelli Romani si espongono ad una pioggia di diossina e fumi tossici di ogni tipo, tanto nessuno controllerà nulla. Altri morte bianche nel silenzio e con la complicità della poltiica, Colleferro in fin dei conti… insegna.

_Il nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Roma, ha sequestrato questa mattina due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro e arrestato 13 persone con l’accusa di associazione per traffico illecito di rifiuti e truffa allo Stato.
Le indagini hanno riguardato la verifica della qualità e consistenza del Combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) immesso quotidianamente nei cicli degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, dove venivano portati i rifiuti di Lazio e Campania. Le indagini hanno infatti permesso di raccogliere elementi di responsabilià a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come Cdr pur non avendone le caratteristiche, qualificabili, in gran parte invece, come rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico.
I carabinieri del Noe hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, i 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Velletri, Alessandra Ilari.
Interessati dal provvedimento sono: il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; il procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali dell’impianto di una società di gestione di rifiuti di roma; i soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software e chimici di laboratori di analisi.
I reati contestati a vario titolo sono: associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e accesso abusivo a sistemi informatici. (Fonte: La Repubblica, clicca qui)

_Tredici ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari. È il provvedimento eseguito questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, su ordine del gip del tribunale di Velletri, verso altrettante persone responsabili di aver smaltito nell’inceneritore capitolino di Colleferro rifiuti tossici. Il provvedimento ha coinvolto le province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. L’elenco dei reati contestati è lungo: associazione a delinquere, attività organizzata per traffico illecito di rifiuti, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato, favoreggiamento personale, violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni, accesso abusivo a sistemi informatici. Le indagini, durate circa un anno, hanno messo nei guai il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia; un dirigente dell’Ama, l’azienda municipalizzata della nettezza urbana; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo software, chimici di laboratori di analisi. Oltre ai 13 arresti, i militari hanno notificato oggi anche 25 informazioni di garanzia. In una nota si legge che gli accertamenti eseguiti dal N.O.E., Nucleo Operativo Ecologico, hanno evidenziato «inequivocabili elementi di responsabilità a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come Cdr (combustibile da rifiuti) pur non avendone le caratteristiche, qualificabili in parte invece come rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico». La truffa ai danni dello Stato ammonterebbe a oltre 60 milioni di euro. A dare il via alle indagini era stata la denuncia di un dipendente, poi licenziato dall’azienda. Il capo-turno aveva infatti fornito agli inquirenti un campione di rifiuti prelevato da una vasca per il trattamento dei rifiuti. Le analisi effettuate rivelarono valori anomali di acido cloridrico e di biossido di zolfo, tali da far classificare i rifiuti come speciali e pericolosi per la presenza di idrocarburi. (Fonte: La Voce dell’emergenza, clicca qui)