Cdr, l’amianto del domani

_Il “gassificatore” di Albano Laziale, da progetto, verrebbe alimentato dall’ormai famigerato CDR, acronimo di Combustile derivato dai rifiuti. Il CDR costituisce circa il 35% del monte totale dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) prodotti in Italia ed è costituito per legge da: carta, plastica, legno e derivati. Il CDR viene prodotto grazie ad impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) come quelli presenti nella discarica di Albano Laziale, località Roncigliano o della discarica di Guidonia meglio conosciuta come “dell’Inviolata”. La composizione stessa del CDR determina una fisiologica conclusione di natura economica e sanitaria: perchè bruciare carta, plastica, legno e derivati se queste  rappresentano le materie nobili per il riciclo a ciclo infinito? In pratica, queste materie possono essere recuperate ad impatto zero anzichè essere bruciate con enormi esternalità negative sanitarie ed economiche. Il tutto è possibile grazie alla tecnologia applicata dai centri riciclo, piccole strutture avanzatissime a livello tecnologico e che costano circa 40 volte meno di un comune inceneritore. Purtroppo lo strumento CIP 6 in Italia dopa abusivamente gli inceneritori facendo si che per i soli consorzi di incenerimento (NON per i cittadini) ci sia più convenienza a bruciare le parti nobili del riciclo (appunto il CDR) e non a riciclarlo.

Il CDR se trattato a caldo, cioè se incenerito,  e se non gestito a freddo (impianti di gestione tipo Vedelago, ad impatto zero con recupero di materia), in poche parole se portato a combustione, genera nanoparticolato cancerogeno data la temperatura dei termocombustori. Lo stesso si trasforma in furani, gas acidi, ceneri tossiche e diossina (quest’ultima dovuta alla presenza di Cloro nella plastica e nella carta). Ad oggi non esiste alcun brevetto registrato e regolarmente depositato in grado di bloccare il nanoparticolato pm 2,5 o  < derivante dalla combustione del CDR a 1000°/1500°. La beffa ultima oltre alla combustione chiaramente cancerogena sta nelle ceneri prodotte. Il CDR se incenerito e non recuperato a freddo, produce ovviamente delle ceneri, queste andranno stoccate in discarica come materiale pericoloso di prima categoria. Ecco che gli inceneritori oltre a generare un devastante impatto sanitario spesso difficilmente confinabile (il nanoparticolato può viaggiare per distanze notevolissime sospinto dai venti) non abbattono neanche le discariche. Perchè l’amianto del domani? Il nanoparticolato è la frontiera ultima della scienza e della ricerca in ambito oncologico. Parte della ricerca ufficiale spesso sovvenzionata dai grandi colossi energetici e di incenerimento rifiuti tende a minimizzare ancora gli effetti derivanti dalle micropolveri emesse dalla combustione ad altissime temperature. Tuttavia la scienza indipendente, libera dal controllo politico ed economico, parla già da anni di effetti devastanti provocati da polveri ben più piccole delle stesse cellule umane: sarcomi, malformazioni fetali, aborti spontanei, malattie cardiovascolari, tumori della prostata. Tutte patologie rientranti anche negli effetti direttamente provocati dai termoinceneritori ed in un raggio territoriale piuttosto consistente. La scienza e la ricerca sono zeppe di documenti che attestano la dannosità dei moderni o vecchi “termovalorizzatori” con un’evidenza acuta e inopponibile, ma… come per l’amianto, la politica e la ricerca ufficiale tendono ancora a negare l’evidenza grazie ad un sistema economico malato e dopato.