La nostra emergenza idrica

_L’area Castelli Romani, in particolare i comuni di Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Castel Gandolfo, Marino, Rocca di Papa e Velletri, vivono da anni gli effetti di una drammatica crisi idrica endemica e ormai crescente. I laghi vulcanici testimoniano l’evidenza del sovrasfruttamento delle falde. Emergenza questa, profondamente esasperata dalla variabile edilizia speculativa dei Patti Territoriali. Questo ha prodotto effetti di duplice natura, un primo effetto diretto ed un secondo indiretto. Il primo: carenza di fatto della risorsa idrica in più periodi dell’anno – con accenti drammatici nei mesi primaverili ed estivi – ed il secondo riguardante la compromessa potabilità delle acque erogate ai cittadini con deroghe ormai reiterate che di temporaneo non hanno più niente. La presenza infatti di metalli pesanti come Manganese, Arsenico o di elementi chimici come il Fluoro, porta la concentrazione di tali elementi oltre la soglia di potabilità per l’intera area, da Marino a Velletri. I livelli di Arsenico in alcuni comuni come Albano Laziale sono particolarmente preoccupanti e fuori da ogni parametro di riferimento soprattutto nell’area della discarica Rsu di Roncigliano. Da anni infatti, e non a caso, il territorio dei Castelli Romani “usufruisce” di una deroga alla potabilità delle acque (anni 5) in virtù proprio di tale crisi idrica. Acque altrimenti non potabili e impossibilitate alla distribuzione comune. Questa situazione non si concilia in alcun modo con un impianto che utilizzerebbe una quantità della risorsa idrica non sostenibile per qualsiasi area, in particolare per il territorio castellano a patto di un ulteriore drastico innalzamento della crisi stessa e dei relativi metalli pesanti disciolti. E’ doveroso sottolineare che l’impianto progettato dal consorzio Co.E.Ma utilizzerebbe comunque acqua anche nella versione prototipale di raffreddamento ad aria dello stesso.

_L’acqua dei veleni.

A sud di Roma c’è un’emergenza idrica che coinvolge mezzo milione di persone: tanto arsenico e poca acqua. Il Bertolaso di turno di chiama Massimo Sessa, ex assessore della giunta di centrodestra della provincia di Roma guidata da Silvano Moffa fino al 2004: ingegnere, membro del Consiglio superiore dei lavori pubblici. E’ oggi il commissario straordinario, nominato da Berlusconi nel 2004, per far fronte all’emergenza idrica dei Castelli romani. Non esiste un sito dell’ufficio commissariale ed è difficile capire cosa abbia fatto, quanto speso, quali i risultati raggiunti. In realtà il suo compito è semplice: velocizzare gli appalti, saltando a pie’ pari buona parte delle normative. Si chiama deroga, ovvero l’arma nucleare utilizzata in Italia per affrontare le emergenze. Serve costruire un nuovo pozzo in un parco naturale – quello dei Castelli romani – in una zona dove si stanno abbassando le falde acquifere? Basta una firma e Acea può scavare. La deroga, a volte, possiede anche poteri magici. Ad esempio può trasformare l’acqua non potabile in un liquido quasi oligominerale. Secondo le norme dell’organizzazione mondiale della sanità, dell’Unione europea e del nostro paese l’acqua per uso umano non può contenere più di dieci microgrammi per litro di arsenico. Nella zona dei Castelli romani – come in gran parte del Lazio – da anni questo limite è superato di slancio. Ed ecco che scatta la soluzione magica: la Regione Lazio ha chiesto ed ottenuto una deroga, alzando di cinque volte il limite. Il senso è: un po’ d’arsenico per qualche anno non farà mica male. La firma questa volta l’ha messa Piero Marrazzo, in silenzio, senza fare troppo rumore.

_ASL RM H boccia l’inceneritore anche per mancanza di acqua.

Parere negativo dell’azienda sanitaria sull’autorizzazione ambientale. A pesare sulla valutazione la grave carenza idrica dei Castelli Romani “Incompatibile col mantenimento di una condizione igienica adeguata”. L’Asl RmH boccia l’inceneritore di Albano per gli effetti che potrebbe avere sulla condizione igienica dei castelli. Dopo un accurato studio territoriale, il dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria ha stilato una valutazione nagativa per “l’autorizzazione integrata ambientale” all’impianto. A pesare sul giudizio dell’Asl è la gravissima crisi idrica dei Castelli, costretti già adesso ad utilizzare l’acqua della zona del Pertuso. Una situazione destinata a precipitare con la realizzazione di un impianto “dal fabbisogno idrico di 218mila metri cubi di acqua ogni anno”. Il dato emerge dallo studio dell’Asl RmH, secondo cui lo scenario post-impianto sarebbe “incompatibile – si legge nel documento – con il mantenimento di una situazione igienica adeguata per il territorio […] affetto da gravissime carenze idriche al punto da condizionarne la nomina di un commissario per l’emergenza idrica. Occorre anche tener presente che l’acqua utilizzabile – prosegue il documento – è comunque oggetto di una deroga regionale in ordine alla presenza di metalli, ed è evidente che tale condizione concorrerebbe, in caso di maggior utilizzo della risorsa idrica, ad un ipotetico peggioramento della presenza percentuale di sostanze nocive”. L’Asl boccia anche l’ipotesi della realizzazione di un pozzo a servizio dell’inceneritore, mettendo in guardia inoltre sulle emissioni di polveri sottili nelle zone urbanizzate. Si attende ora la conferenza dei servizi fissata per il 19 marzo in Regione. “Chiediamo espressamente che oltre ai Comuni di Albano e Ardea partecipino alla conferenza dei servizi anche i Comuni di Pomezia ed Ariccia – spiega Danilo Ballanti del coordinamento contro l’inceneritore – in quanto territori destinati ad essere investiti con grande incidenza dalle polveri”.