Manlio Cerroni

_In Italia c’è un vecchietto di 84 anni che se domani chiudesse i cancelli dei suoi terreni alla periferia di Roma farebbe cadere il governo in poche ore. Se questo signore con i capelli bianchi decidesse di buttare le chiavi della sua ‘tenuta’ di Malagrotta e bloccasse i camion della spazzatura all’ingresso, rispedirebbe al mittente le 4.500 tonnellate d’immondizia prodotte ogni giorno dalla capitale e dalla Città del Vaticano. La spazzatura di Gianni Alemanno e quella del Papa. Uno scenario di fronte al quale l’emergenza rifiuti della Campania sembrerebbe una passeggiata tra i colori e i profumi del Golfo, mentre le immagini del Colosseo inondato dai sacchetti spopolerebbero su Internet e sui telegiornali di tutto il mondo. Così, perfino Silvio Berlusconi, il premier che ha dichiarato di aver già ripulito Napoli, sarebbe costretto ad andare in pellegrinaggio dal signor Manlio Cerroni da Pisoniano, borgo di 700 anime arrampicato sui monti Prenestini, a una cinquantina di chilometri dalla capitale. Tutto questo per fortuna non accadrà mai, almeno finché Cerroni continuerà a comportarsi da imprenditore responsabile e avveduto. E finché la regione Lazio (nonostante le prediche e le multe minacciate da Bruxelles) consentirà alla discarica di Malagrotta di operare oltre il termine di saturazione, che dal 2005 continua provvidenzialmente a slittare. Tuttavia, lo scenario apocalittico della spazzatura che assedia il Cupolone e copre Piazza Navona aiuta a capire perché Cerroni sia diventato uno degli uomini più potenti d’Italia. Un personaggio con il quale i politici romani fanno i conti silenziosamente fin dal 1975, anno in cui si narra abbia esordito con lo smaltimento dei rifiuti del mattatoio di Testaccio, ma con il quale devono ormai misurarsi anche il governo nazionale e chiunque sia interessato alla gran corsa all’oro rappresentata dai “nuovi termovalorizzatori”. Fuori dai confini laziali, l’ottavo re di Roma continua ad essere conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Merito soprattutto della riservatezza con la quale Re Manlio ha saputo costruire sulla spazzatura e sui fanghi di scarto un impero gigantesco, capace di operare a Brescia come in Australia, a Perugia come in Romania, in Puglia come in Albania.

E poi Francia, Brasile e Norvegia, perché sul suo impero non tramonta mai il sole. Il tutto senza una holding di controllo, senza una banca di riferimento, senza una sola poltrona accettata nel mondo della finanza o della politica. Cerroni ha messo su un impero a ragnatela, con decine di società che fatturano almeno 800 milioni l’anno, ma poi lo trovi socio di riferimento solo della metà di Malagrotta e di poco altro. Per il resto, preferisce operare in consorzi locali dove compaiono le varie municipalizzate dei rifiuti e dell’energia, dove è complicatissimo capire chi comanda a termine di codici, ma dove a mezza bocca tutti dicono che comanda sempre lui. E dove non c’è lui ci sono le figlie (a Perugia e a Brescia) o collaboratori legati da rapporti ultratrentennali. Secondo stime ufficiose che circolano in ambienti bancari, l’impero di Cerroni varrebbe oltre due miliardi. Ma non essendosi né quotato né indebitato, sono cifre molto aleatorie. La sua forza non è solo l’evidente potere che gli conferisce il fatto di essere presente in mezzo mondo e di essere “il monopolista assoluto dello smaltimento rifiuti” nei comuni di Roma, Ciampino, Fiumicino e della Città del Vaticano (come ha scritto nel 2004 la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti). La sua abilità è anche quella di non aver mai frequentato quei salotti della capitale dove il potere romano si annusa, si struscia, ammicca, si esibisce e alla fine si mescola in una macedonia ricca più di veleni che di vitamine. Al massimo ‘l’Avvocato’, come lo chiamano con deferenza i suoi dipendenti senza stare tanto a sottilizzare se alla laurea in legge sia seguita anche l’abilitazione professionale, lo puoi incontrare a piedi per l’Eur o sul suo Suv, mentre controlla personalmente le discariche di Malagrotta (con i suoi 250 ettari, la più grande d’Europa) o i terreni di Albano laziale (ai Castelli), dove tutto è pronto per costruire un nuovo termovalorizzatore.

E se gli altri suoi nomignoli locali sono ‘il Re della monnezza’ o ‘il Signore di Malagrotta’ è solo perché giusto ai nomignoli bisogna affidarsi. Il suo volto non dice nulla né ai romani né agli italiani. Nessuno lo ha mai visto fare anticamere nei ministeri, né battere i corridoi dei palazzi regionali, del ministero dell’Ambiente o mostrarsi in foto o in tivù. Non rilascia interviste neppure al canale ‘Roma Uno Tv’, che pure gli appartiene. Non ne ha bisogno. È così ricco che se volesse potrebbe salvare senza fatica la Roma dai 300 e passa milioni di debiti che soffocano il suo vecchio amico Franco Sensi con l’ex Banca di Roma. Ma, anche se Cerroni è un supertifoso dei giallorossi, neppure Cesare Geronzi potrebbe mai chiederglielo sul serio perché lui non deve nulla a nessuno. L’unica debolezza, se proprio la si vuol chiamare tale, è quella per Pisoniano, del quale è un benefattore riconosciuto. Tempo fa ha salvato anche la locale squadra di pallone, ma senza impegnarsi direttamente: pure al suo paese ha preferito mandare avanti un giovane avvocato romano di sua fiducia. Bastavano pochi soldi (la squadra milita in serie D), eppure li ha fatti un po’ sudare. Forse non a caso Pisoniano è dominato da un monte di nome Guadàgnalo. Guadagnare consensi, al centro come a destra e sinistra, non è mai stato un problema per Cerroni. Nessuno conosce con esattezza le sue attuali idee politiche e neppure se ne abbia. Così si è sussurrato che fosse vicino ad Andreotti solo perché ha fatto fortuna nella zona dove meglio regnava il Divo Giulio, ovvero Roma e il basso Lazio. Ma tra le poche confidenze politiche mai sfuggitegli c’è semmai quella di una stima sconfinata per Alcide De Gasperi. Poi si è mormorato di una sua vicinanza alla Margherita e al centro-sinistra in generale, visto che gli impianti dove tratta i rifiuti sono in gran parte dislocati in aree amministrate da giunte di quel colore. Però è anche un fatto che non ha mai avuto problemi ad andare d’accordo con Francesco Storace, esattamente come non ne ha con Piero Marrazzo e con chiunque ne prenderà il posto alla regione Lazio nel 2010. Pare che il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non lo ami particolarmente, come neppure il neosenatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico, che con i suoi giornali si diverte a punzecchiarlo. Ma anche nel centrodestra riconoscono a ‘Re Manlio’ equidistanza e professionalità. Certo, si potrebbe osservare che se nel Lazio la raccolta differenziata rimane a livelli da ridere (più o meno il 15 per cento), una qualche responsabilità l’avrà anche Cerroni. Ma a chi a quattr’occhi gli fa notare la faccenda, lui risponde con due dati di fatto e una cifra tutta sua: il gruppo da trent’anni smaltisce tutto quello che la città gli chiede di smaltire e applica tariffe tra le più economiche d’Italia “grazie alle quali Roma ha risparmiato negli anni oltre un miliardo”. Intanto, Cerroni guarda al futuro: tanto che sta già investendo milioni nei termovalorizzatori di domani. Perché i rifiuti (e i politici) passano, Re Manlio no. (Fonte articolo, clicca qui)

_“Per quanto mi riguarda, è una vita che lavoro nel campo dei rifiuti, tant’è che l’8 di questo mese abbiamo inaugurato, con il primo ministro, il primo impianto a Sidney per il trattamento dei rifiuti, loro non vogliono sapere niente di incenerimento, ma solo di recupero e trattamento”.

Si presenta da solo quello che può essere considerato il re della mondezza italiano. Ha 78 anni, si chiama Manlio Cerroni, si fa chiamare l’avvocato (come Gianni Agnelli e probabilmente come lui non ha mai esercitato la professione), è presidente del Consorzio Laziale Rifiuti (Colari), il suo factotum è Bruno Landi (ex presidente della Regione Lazio del Psi), possiede la discarica di Malagrotta ed altri megaimpianti di trattamento rifiuti e la televisione Roma Uno Tv, la all news romana che proprio in questi giorni compie un anno di vita. Così ha parlato il 28 settembre scorso in un’audizione presso la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. Una convocazione di cui l’interessato si è sentito onorato e che fa seguito alla preoccupazione del Parlamento che Cerroni possa esportare l’immondizia prodotta in Puglia in Albania in una sorta di assurdo scambio tra l’Italia e il paese dell’oltre Adriatico che da un lato interessa immigrati dall’altro rifiuti. Il personaggio solo da pochissimo in qualche modo esce allo scoperto (ad esempio su Internet i documenti che parlano di lui restano molto pochi).

Ma evidentemente l’aria che tira, gli stretti rapporti con la Regione Lazio e con il commissario straordinario sui rifiuti forzista Marco Verzaschi che faceva parte della delegazione che in Australia ha assistito al taglio del nastro del primo impianto di trattamento di Rifiuti Solidi Urbani realizzato dalla Sorain Cecchini (Cecchini è il nipote di Cerroni cresciuto letteralmente nelle discariche), lo hanno indotto a lasciare da parte quella ritrosia che fino ad oggi lo induceva a restare fuori dalla ribalta. Cerroni forte del fatto che Malagrotta nel 2005 sarà esaurita ha già pronti vari progetti. “Il fatto è che, come credo sia noto a questa Commissione – dice lo stesso Cerroni in sede di audizione parlamentare – da anni si è alla ricerca della localizzazione, del sito dove realizzare gli impianti. Noi stessi, come Colari, dal 1998 abbiamo prospettato quattro siti, rinnovando nelle sedi competenti queste richieste, ma questa è la situazione. Oggi, oltre ai termocombustori, ci siamo anche apprestati a richiedere la trasformazione in energia del CDR di Malagrotta attraverso il processo di gassificazione; ma sono tutte richieste, istruite o in corso di istruzione, che aspettano una risposta”. Nel gioco delle parti dove la Regione Lazio e Verzaschi stesso (che come si è visto non disdegna rapporti più che amichevoli con il grande imprenditore della mondezza) ci tengono a mantenere competenze che per legge spettano invece alla Province, Cerroni appare come il vero deus ex machina del grande business del rifiuto. La differenziata nel Lazio è a percentuali ridicole. Cerroni così attraverso la sua Colari si era affacciata anche sul fronte di Bracciano e Cupinoro. Dopo un tentativo che sembrava portare alla fine di un pesce piccolo (in confronto a Cerroni) come Ettore Brignoli della Sel di Cupinoro incorporata nel grande Gruppo Cerroni, la Colari sembra essersi tirata indietro. Resta però tutta in piedi la questione di una nuova localizzazione. E l’ipotesi di Col dell’Aino a Castel Giuliano per un nuovo impianto, osteggiata dalla popolazione, anche dopo la sospensione del Tar del bando regionale per la gara, potrebbe ripresentarsi con tutte le conseguenze del caso. Se imprenditoria e politica, del resto, vanno a braccetto è il minimo che ci si può aspettare. Ed è sempre Verzaschi che di fatto deciderà le sorti della multiservizi Bracciano Ambiente spa e di Brignoli. Il 31 dicembre prossimo scade l’autorizzazione e la multiservizi non sembra navigare in buone acque. Pecca di trasparenza.

Nessun documento, nonostante le richieste dell’opposizione di Giuliano Sala e di esponenti del Comitato Cittadino, è stato finora mostrato sulla spa a partecipazione pubblica (del caso sono stati investiti anche i carabinieri della Compagnia di Bracciano) anche se la gestione ambientale propriamente detta dell’impianto di Cupinoro, stante i periodici sopralluoghi del Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma, appare indirizzata sulla corretta strada. Rifiuti e Sanità, i grandi business che il federalismo non può che far aumentare di entità, appaiono così oggetto di spartizione tra le forze politiche di centrodestra laddove Storace, più interessato a ciò che sta dietro le corsie di ospedali e policlinici, nulla dice in tema rifiuti lasciando completo campo libero al suo subdelegato Verzaschi. A questo punto l’assessore all’Ambiente Vincenzo Saraceni che ci sta a fare? Non sarebbe meglio che si dimettesse? A gestire l’intera tematica dei rifiuti è solo Verzaschi. Non a caso –come riporta un notiziario del 30 luglio scorso afferma “La discarica di Malagrotta chiuderà nel 2006, come è fissato dal provvedimento approvato dalla Regione nel 2001. È una data prestabilita che non può e non deve essere cambiata”. E la nota dell’adnkronos prosegue. “I gestori e proprietari della discarica, il Consorzio Colari, di cui è presidente Manlio Cerroni, riferisce Verzaschi, ‘vorrebbero realizzare un gassificatore a spese loro. Stiamo verificando questa opportunità insieme al comune di Roma. A Roma – dice ancora – il termovalorizzatore non si farà. Il Cdr è un combustibile – spiega Verzaschi – attraverso il quale l’impianto di gassificazione trasformerà il rifiuto in energia. Non ci sarà alcun tipo di emissione. Non è inquinante e rappresenta una grande opera di risanamento ambientale’. ‘Ma per approvare tutto questo – aggiunge l’assessore- c’è un’ordinanza che prevede un’azione congiunta con il comune di Roma. La proposta c’è e prevede il gassificatore al posto della discarica’”. Sono queste dichiarazioni e gli intrecci che fanno pensare che sul territorio di Bracciano non bisogna abbassare la guardia e continuare invece a chiedere la chiusura di Cupinoro e ribadire il no a qualsiasi altro impianto a Bracciano. La mano lunga di Cerroni, che già arriva in tutto il mondo, potrebbe tornare a posarsi sulle campagne del territorio. (Fonte articolo, clicca qui)