Tutto in 60 chilometri
_Un fazzoletto di terra con al suo interno milioni di cittadini ed un contesto impiantistico spinto all’estremo che abbraccia Roma ed il lembo iniziale del basso Lazio. Tra la discarica di Malagrotta, il “gassificatore” rifiuti, le sue raffinerie e la (rispolverata?) centrale elettronucleare di Latina intercorrono neanche 65 chilometri. Tra la discarica più grande d’Europa e l’ormai famigerato “termovalorizzatore” di Colleferro non si raggiungono neppure i 60 chilometri. Nel mezzo l’autorizzato “gassificatore” rifiuti dei Castelli Romani (Albano) al centro della discarica ventennale (in ampliamento) con a modesta distanza l’aeroporto civile-militare di Ciampino. Più a sud la costruenda centrale Turbogas di Aprilia ed a pochi chilometri la discarica di Borgo Montello.
E’ il Lazio che potrebbe essere e che in parte lo è già, con i cittadini che continuano a battersi per evitare la costruzione dell’impianto speculativo di Albano mentre ad Aprilia il cantiere Sorgenia segna già l’anno e mezzo di vita; intanto a Borgo Sabotino è in costruzione da mesi il deposito temporaneo di rifiuti nucleari. Il tutto senza dimenticare gli altri due aeroporti, quello militare di Pratica di Mare e quello civile Leonardo Da Vinci.
Una concentrazione di impianti che fa saltare un po’ tutti sulla sedia: esperti, cittadini, ma non istituzioni ed attori economici interessati.
Anche il resto della nostra Regione non brilla per innovazione e sostenibilità energetica, basti pensare al “termovalorizzatore” rifiuti di San Vittore ed al polo di Civitavecchia ribattezzato la Cina del Lazio (per via della sua conversione a carbone) che in futuro potrebbe però ospitare due reattori elettronucleari di tipo Epr. I cittadini lamentano l’aggressione sanitaria e territoriale dovuta a fattori speculativi e di assoluta non necessarietà. Rimandiamo l’analisi concreta ad un prossimo esame, intanto però, scrutando una normale mappa geografica un brivido corre lungo la schiena.