Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità
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(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.
Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.
Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.
Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.
Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio
Aggiornamenti stampa inceneritore:
• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.
Aggiornamenti stampa emergenza acqua:
• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.
Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”
Rifiuti zero entro il 2020: non un’utopia, ma una necessità
GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.
(Fonte articolo, Città Futura, clicca qui) «Rifiuti zero non è più un’utopia, anzi è un’estrema necessità»: a pronunciare queste parole è Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, provincia di Lucca, il primo Comune in Italia a mettere in atto la strategia “rifiuti zero”, il primo ad adottare una delibera, nel 2007, per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Il percorso però è iniziato ancor prima, ormai sei anni fa, nel febbraio del 2005, quando 600 degli oltre 40mila residenti hanno iniziato a sperimentare il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Quello che da noi stenta ancora a partire, a Capannori è dunque già decollato da un pezzo facendo raggiungere dei risultati strabilianti, ad essere precisi oltre l’80% di rifiuti differenziati. Un risultato di gran lunga maggiore anche rispetto a quello che la stessa amministrazione comunale aveva prospettato nel 2007, quando venne additata come utopica avendo fissato l’obiettivo del 75% entro il 2011.
Il percorso, si diceva, è stato lungo e graduale e non si è limitato esclusivamente all’introduzione del porta a porta che oltre al vantaggio ambientale ha portato anche ad un risparmio economico, ad un vantaggio di tipo occupazionale (oltre 50 persone lavorano nel settore) e ad un risparmio per i cittadini, grazie alla notevole riduzione della Tarsu. Non solo porta a porta però. Le iniziative messe in campo dal Comune di Capannori sono le più svariate, volte ad incentivare il riciclaggio ma anche una riduzione sensibile della produzione di rifiuti. Impossibile? No. È possibile se l’acqua nelle mense scolastiche viene servita sfusa nelle brocche, anziché imbottigliata (ma ai Castelli questo è un passo che non possiamo ancora azzardare); è possibile se l’amministrazione installa distributori di latte alla spina, se acquista i dispenser da donare ai supermercati per incentivare la vendita dei detersivi alla spina, se si incentiva il compostaggio domestico. E ancora. Rifi uti zero entro il 2020 non è un’utopia quando il Comune ti arriva direttamente a casa, pur disponendo di tre isole ecologiche, per ritirare a domicilio, su richiesta e prenotazione, ingombranti, olii esausti, potature, sfalci erbacei e pannolini (ma solo se si tratta di igienisti “incalliti”, perché l’amministrazione ha incentivato anche l’uso di pannolini e assorbenti ecologici, che significa lavabili).
Poi c’è il mercatino dello scambio e del riuso, con garanzia per la cittadinanza di poter vendere o scambiare qualsiasi cosa porti in piazza, e l’Osservatorio verso Rifiuti zero che ha il compito di monitorare costantemente la situazione, rilevando eventuali criticità e proponendo soluzioni. Un percorso integrato fatto di tantissime iniziative diverse, un percorso che ha previsto una grande opera di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza, un percorso che rende inutile qualsiasi impianto di incenerimento. In circa 15 anni la provincia di Lucca ha “sconfitto” ben cinque inceneritori, è bene ricordarli per non dare l’idea che queste siano parole al vento: 1996, chiuso l’inceneritore Sca-Italcarta di Porcari; 1997, sconfi tta del progetto dell’impianto a Casal del Lupo, Capannori; 2009, sconfitto il progetto di Diecimo Borgo a Mozzano; 2010, chiusura dell’inceneritore di Castelnuovo Garfagnana; 2010, chiusura e sequestro dell’impianto di Pietrasanta. Gran bel risultato… ormai in provincia non servono più!
Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia
Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.
L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.
Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.
L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.
Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)
Così parlò Marrazzo
_Segnaliamo questo bellissimo articolo scritto da Maria Lanciotti su Castellinews.
_«Sono il presidente che non si è tirato indietro perché c’eravate voi», disse Piero Marrazzo la sera dell’11 luglio 2008 in Piazza del Comune a Velletri, rivolto a un gruppetto di giovani che manifestavano contro l’inceneritore di Albano e la mancanza del benché minimo cenno di ascolto. E mentre i tutori dell’ordine si disponevano a ventaglio con sveltezza e grinta, Marrazzo rincarò: «Chi viene a manifestare avrà sempre una risposta, fino all’ultimo mi sentirò di rappresentare i cittadini». Ma era già arrivato “all’ultimo” e smise per fortuna di rappresentarci. Ma il dopo Marrazzo non splende certo di nuova luce, siamo sempre ai moccoli. Imponente la manifestazione contro l’inceneritore che lo scorso 23 ottobre ha sfilato per Albano, Ariccia, Genzano. Tremila, cinquemila manifestanti o su o giù di lì, secondo le varie stime, e questo sì che conta, che ha un peso, che ha spessore. C’era pure gente importante, chi con la fascia tricolore e chi con le medaglie, e questo sì che è un risultato. Forse c’era pure quel gruppetto di giovani che gridò dalla scalinata del comune di Velletri anche qualche parola qui non riferibile all’ex governatore della regione Lazio – che arrivò con gravissimo ritardo per via del traffico perché forse pensava che ai Castelli i nativi andassero ancora col carretto – ma si sa la gioventù non va tanto per il sottile, il bavaglio ancora non gli aderisce bene sulla bocca, ancora la verità scappa fuori. Forse quei giovani c’erano, in mezzo a tutta quella calca, forse aprivano o chiudevano il corteo, forse reggevano uno striscione. Chissà. Lo vogliamo sperare. Perché sono loro che hanno iniziato questa battaglia, pochi e indifesi e con le idee chiare, e non sarebbe bello dimenticare – oggi che si è in tanti e bene organizzati – un pugno di giovani che alle prime proteste vennero zittiti dalle forze dell’ordine schierate a tutela di Piero Marrazzo, che ora sappiamo bene in che faccende era occupato all’epoca. A quei ragazzi va il merito di avere fatto il primo passo contro l’inceneritore di Albano, sarà bene tenerselo a mente ora che le file s’ingrossano. (Fonte articolo: Castellinews, clicca qui)
_I video a cui si riferisce l’articolo scritto su Castellinews.
I Castelli Romani hanno parlato. E dicono NO!
_I Castelli Romani rispondono all’appello. Ed è una risposta forte, massiccia e di spessore che inguaia la Regione Lazio perchè di questo sciagurato impianto la cittadinanza non ne vuole proprio sapere. Migliaia di cittadini hanno sfilato nel corteo di oggi, una manifestazione civile, composta e viva come da tradizione, per un NO fermo e deciso ad un impianto speculativo, dannoso ed ancestrale che la cittadinanza giustamente rifiuta. Accanto ai cittadini dei Castelli Romani, finalmente, anche i sindaci del comprensorio che ribadiscono il proprio NO a questo bruciatore appoggiando formalmente i comitati al Tar Lazio. Oltre 3.000 persone (alcune fonti stampa parlano addirittura di 5.000 persone), tre paesi, dieci sindaci e migliaia di altri cittadini formalmente contrari. Il Tar Lazio bocci l’impianto.
_Gli organizzatori hanno parlato di 5000 presenze e non si faticava a crederlo, visto il serpentone di persone che si è snodato, sabato pomeriggio, da Albano a Genzano per dire NO al nuovo inceneritore dei Castelli Romani. Presenze illustri della politica e delle amministrazioni castellane hanno percorso i 4,5 km di strada, ma soprattutto cittadini, famiglie, gente comune, associazioni e movimenti vari. Non a caso i partiti politici, con le loro bandiere ed effigi sono stati fatti sfilare per ultimi in coda al corteo: per rimarcare che questa battaglia è nata dalla gente e per sottolineare anche che amministrazioni e politica sono arrivate, come sempre succede, ‘dopo’. Il corteo è stato organizzato dal Coordinamento NO INC, dentro il quale ci sono varie associazioni di ispirazione ambientalista e sociale che per prime hanno dato l’allarme, sotto la giunta Marrazzo, per la costruzione del nuovo inceneritore. Oggi, che la Regione è passata alla Polverini, i partiti del centrosinistra hanno finalmente deciso di abbracciare la causa, ma gli stessi organizzatori ne hanno sottolineato la poca tempestività. C’erano anche rappresentanti della destra, senza bandiera, al corteo, in particolare del Movimento finiano Futuro e Libertà, ma non gli è stato permesso di sfilare con le bandiere italiane perché ricordavano troppo Forza Italia. Forse la politica in questa storia avrebbe fatto meglio a rimanere fuori in toto, da tutte le parti, per evitare che qualcosa che deve essere patrimonio di coscienza comune sia strumentalizzato da questo o da quel partito o politico. Comunque, più si è a combattere questa battaglia e più è utile. Un passo importante è stato fatto: ora il prossimo atto si avrà il 27 ottobre, con la discussione dei ricorsi presentati dai NO INC al Tar. Vi terremo informati. (Fonte: Paconline, qui)
_Hanno sfilato in 5 mila per dire No alla costruzione dell’inceneritore di Albano nei Castelli Romani dove oggi pomeriggio un lungo corteo è arrivato fino a Genzano. Presenti bambini, famiglie, comitati di quartiere, studenti, partiti, associazioni e istituzioni con i sindaci dei Castelli Romani a sfilare con la fascia tricolore. Striscioni, cartelli e bandiere per chiedere un futuro in un ambiente salubre che rispetti l’ambiente e la terra in un territorio che è per la maggior parte a vocazione turistica e agricola con tanti prodotti enogastronimici di eccellenza. I cittadini giunti a Genzano dopo oltre tre ore di camminata hanno portato le loro testimonianze anche dalla vicina Collefferro dove da tempo c’è un inceneritore, più volte sequestrato perchè bruciava sostanza nocive e illegali. “I Castelli Romani sono un paradiso non trasformateli in un inferno di fumo come Collefferro” dichiara un manifestante interpellato arrivato proprio da Collefferro per solidarizzare con i cittadini di Albano. La solidarietà è stato il tema conduttore del corteo: i comitati organizzatori hanno infatti voluto esprimere la loro solidarietà ai cittadini di Terzigno che in questi giorni stanno combattendo per non far riaprire la velenosa discarica nel loro paese. “Il Tar del Lazio non può ignorarci!” è il commento più diffuso. Infatti ora si avvicina un’altra data cruciale che è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi nel merito sui ricorsi presentati dalle associazioni cittadine. Unica nota dolente della manifestazione assolutamente pacifica la contestazione nei confronti dei militanti di Futuro e Libertà cacciati dal corteo dai comitati No Inc perchè volevano sfilare con il tricolore, nonostante l’intolleranza del gesto i finiani dei Castelli Romani ribadiscono la contrarietà alla costruzione dell’inceneritore. Solidarietà da tutte le forze politiche verso i finiani. (Fonte Roma Today, clicca qui)
_Se a Terzigno è battaglia contro la discarica, anche nei Castelli Romani sale la tensione: ieri pomeriggio migliaia di persone sono scese in strada per dire no all’inceneritore che dovrebbe essere costruito a Roncigliano, frazione di Albano, dove è già presente una discarica complementare a quella di Malagrotta. I manifestanti sono partiti proprio da Albano, hanno attraversato Ariccia e seguendo la via Appia sono arrivati a Genzano. Per gli organizzatori erano presenti circa 5mila manifestanti: tra di loro anche sindaci con le fasce tricolori ed esponenti politici locali di tutti gli schieramenti: dai Verdi al finiani, dal Pd al Pdl. Insieme a loro, famiglie, studenti, associazioni di quartiere. “Dio ricicla, il diavolo brucia”, “Contro ogni nocività” alcuni degli striscioni esposti nel corteo. La palla passa ora al Tar del Lazio, che il prossimo 27 ottobre si esprimerà sui ricorsi presentati contro l’inceneritore dalle associazioni cittadine. (Fonte: Diretta News, clicca qui)
_’Lotta a Roncigliano come a Terzigno’. Con questo slogan un corteo con “miglia di persone”, secondo gli organizzatori, ha sfilato per dire ‘No all’inceneritore ad Albano’. Per le strade dei Castelli Romani, ha fatto sapere il coordinamento, “ci sono stati anche i sindaci con la fascia tricolore”, e questo “è importante in vista del pronunciamento del Tar” previsto il 27 ottobre. Gli organizzatori hanno precisato che si registra “la presenza di quasi tutte le amministrazioni che hanno si sono costituite ‘ad adiuvandum’ al Tar”. A sfilare con la cittadinanza e le associazioni “quasi tutte la rappresentanze dei comuni dei Castelli”. Il corteo, partito alle 15 da Albano è arrivato a Genzano attraversando Ariccia. Anche l’Udc locale ha espresso la propria contrarietà all’impianto di Roncigliano. Il sindaco di Albano, il Pd Nicola Marini, non ha partecipato “a causa di impegni personali”, ma ha fatto sapere di essere “vicino ai cittadini per far valere le loro, e le nostre, ragioni”. Insomma, anche il Pd dice ‘no’ all’inceneritore. Da Marino hanno fatto sapere che “la coalizione di centrosinistra tutta, con una nutrita rappresentanza, ha partecipato alla manifestazione”. A sfilare per le strade dei Castelli anche i Verdi, che con il presidente regionale Ferdinando Bonessio, chiede con insistenza “un serio piano di raccolta differenziata porta a porta”: “La Rgione Lazio deve mettere in campo una volta per tutte le risorse, i mezzi e le tecnologie per risolvere il problema dei rifiuti in maniera sostenibile – ha detto Bonessio – senza attentare alla salute dei cittadini, come si fa in tutto il resto d’europa e soprattutto senza favorire potentati economici che lucrano sulla gestione di inquinanti discariche e pericolosi inceneritori, mettendo a serio rischio le popolazioni”. Ma il ‘no’ al termovalorizzatore è arrivato anche dai circoli di futuro e libertà di Albano, Ciampino, Velletri, Frascati, unitamente ai gruppi di Monte Porzio, Rocca di Papa, Monte Compatri, Marino, Ariccia e Ardea. Tutti esprimono la loro “contrarietà all’installazione dell’inceneritore”, ribadendo la “perplessità per le modalità con cui si è deciso, o sarebbe meglio dire imposto”, il progetto. Oltre ai finiani, hanno aderito anche i critici del Pdl: sono i sindaci di Marino e Nemi, che hanno votato delle delibere con cui hanno sancito il loro appoggio ai ricorsi al tar presentato dal coordinamento ‘no inceneritore’ contro l’impianto. Ma il fronte anti-inceneritore comincia a mostrare qualche crepa. “I comitati ‘No Inc’ di Albano ci hanno cacciato dal corteo contro l’inceneritore perché avevamo scelto di partecipare alla manifestazione con il Tricolore”, hanno denunciato i militanti di Futuro e Libertà. “Avevamo portato il Tricolore per sottolineare la necessaria trasversalità che – aggiungono – si deve raggiungere attorno a questioni come l’ambiente. I comitati di estrema sinistra, invece, ci hanno detto chiaramente che dello Stato e dei suoi simboli non ne vogliono sapere. Come se il territorio fosse solo roba loro”. “Nonostante il trattamento ricevuto – hanno aggiunto i militanti Fli dei Castelli Romani e del litorale – ribadiamo la nostra contrarietà all’inceneritore di Albano e ringraziamo le tante persone e rappresentanti istituzionali di ogni orientamento presenti al corteo che hanno manifestato solidarietà a noi e al Tricolore”. (Fonte, La Repubblica, qui)
_L’eco della rabbiosa sollevazione a Terzigno rimbalza sino alle porte di Roma. E più precisamente ad Albano, dove nel pomeriggio di sabato 23ottobre circa mille cittadini hanno manifestato – in un corteo lungo la via Appia, sino a Genzano – contro l’installazione di un inceneritore di rifiuti. Una protesta che giunge il giorno dopo il sequestro, ordinato dalla procura di Velletri, di una cava a Lanuvio, sempre ai Castelli, dove sarebbero stati rilevati «valori anomali» nella lavorazione di residui nocivi. A sentire le ragioni del comitato che ha organizzato l’iniziativa di protesta ad Albano, «l’impianto, nocivo e che impoverisce le falde acquifere», sarebbe «irregolare. Infatti tra la prima e la seconda valutazione d’impatto ambientale – spiega Daniele Castri, rappresentante legale del coordinamento no all’inceneritore – è cambiato il progetto, passato da raffreddamento ad acqua ad uno ad aria. Ma per legge, nel caso di modifiche così importanti, tutte le autorizzazioni debbono essere rinnovate. Mentre così non è stato. Insomma, serve chiarezza».La data cruciale è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi su un ricorso presentato dalle associazioni cittadine che non voglio l’inceneritore, ancora da costruire ed autorizzato dalla giunta Marrazzo. Contrari al gassificatore sono i Verdi «perché non è stato condotto un serio studio epidemiologico e l’area dei Castelli – spiegano i consiglieri regionali Angelo Bonelli e Nando Bonessio – già affronta serie problematiche ambientali, come la scarsità delle risorse idriche e la cementificazione selvaggia». Intanto la Procura di Velletri prosegue l’ inchiesta sulla vicenda della cava di Lanuvio, trasformata da circa un anno in un gigantesco impianto per il deposito di rifiuti speciali. Per ora l’attività è sospesa e l’intera area è sotto sequestro giudiziario dopo una verifica effettuata dalla Polizia provinciale, sezione di Colleferro, che ha riscontrato alcuni valori anomali in un campione di residui di cartiera versati nell’ex cava. (Fonte Corriere della Sera, qui)
_E’ stata una manifestazione pacifica, con “un assaggio di inceneritore” nei fumi del motore del generatore elettrico che alimentava gli altoparlanti a cui si sono alternati i rappresentanti del coordinamento “No inceneritore”. Al corteo che nel pomeriggio di sabato 23 ottobre ha percorso Albano, Ariccia e Genzano per dire di nuovo no all’inceneritore, a pochi giorni di distanza dal pronunciamento del Tar sui ricorsi presentati dai “No inc”, c’erano anche tante fasce tricolori: quelle dei comuni che lo scorso agosto hanno sottoscritto un documento condiviso per richiedere al Tar la sospensiva della realizzazione dell’impianto. «Nelle ultime tre settimane molte di queste amministrazioni comunali si sono schierate ulteriormente con dei ricorsi ad adiuvandum, cioè a sostegno dei nostri», ha detto Daniele Castri, legale del coordinamento. «Per noi è un grande risultato». «Comunque si pronunci il Tar noi andremo avanti – ha detto all’altoparlante Gino, fisico, membro del coordinamento –. Non passeranno! Solidarietà alla gente di Terzigno». La manifestazione si è svolta senza incidenti. «Abbiamo stimato circa tremila partecipanti – ha continuato Castri –. È almeno il doppio degli altri cortei. La cittadinanza è sempre più sensibile all’argomento e sempre più contraria all’inceneritore». Come alternativa all’incenerimento, coordinamento e cittadini reclamano raccolta differenziata, riciclo e trattamento meccanico-biologico a freddo dei rifiuti, per recuperare il più possibile inquinando il meno possibile. (Fonte, Castellinews, qui)
Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”
_I Castelli Romani continuano a respirare la crescente preoccupazione riguardante lo speculativo “gassificatore” di rifiuti che l’ente Regione Lazio ed i consorzi interessati vorrebbero edificare nel cuore dei Castelli Romani, tra vigneti Doc e nuclei abitativi di 14.000 persone, passando per potenziali nuovi ospedali e scuole a portata di camino. Data la tematica assai delicata, ecco che l’informazione, in questo caso scientifica, recita come sempre un ruolo fondamentale. Elemento di sintesi in grado di coniugare consapevolezza e metro di giudizio, senza lasciare i cittadini nell’oblio dell’imperante fatalismo. Per capirne di più abbiamo quindi intervistato il Dott. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena (www.nanodiagnostiscs.it & www.stefanomontanari.net) e ricercatore attinente le patologie derivanti dal particolato ultrafine.
Dott. Montanari, innanzitutto, quando si parla di nanoparticelle?
C’è un po’ di confusione sull’argomento. Di fatto, ogni disciplina scientifica le definisce in modo diverso dalle altre, e questo in base al comportamento di cui quella disciplina stessa si occupa. Per quanto ci riguarda, nel nostro settore specifico possiamo definire nanoparticella ogni granello che abbia un diametro inferiore al micron, dove un micron è un millesimo di millimetro.
Sono degradabili in natura?
Esiste un’enorme quantità di nanoparticelle che sono degradabili. Tra queste, ad esempio, quelle prodotte dal mare. In quel caso si tratta in genere di particolato solubile nell’acqua come, ad esempio, il cloruro di sodio che altro non è se non il sale da cucina. Le particelle di cui noi c’interessiamo, invece, non sono degradabili.
Da quali fonti esse hanno origine?
La fonte più frequente è quella combustiva. Se io brucio qualcosa, rompo le molecole di cui quel qualcosa è costituito, e non è raro che quello spezzettamento sia abbastanza spinto da separare gli atomi di cui le molecole sono fatte. Questi atomi, poi, lasciano rapidamente il luogo della combustione. Non appena la temperatura si abbassa, gli atomi si ricombinano, e lo fanno spesso formando delle leghe di composizione casuale, non degradabili. Ma esiste anche la possibilità che le particelle si formino a freddo, ad esempio per fenomeni di frizione come accade, per esempio, nei freni delle automobili. Altre particelle, chiamate secondarie, si formano per condensazione di alcuni gas generalmente prodotti dalle combustioni, e parlo di ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca, ecc. Questi, liberati in atmosfera, nel volgere di alcuni giorni reagiscono con sostanze come l’ozono, il vapore acqueo e i radicali liberi formando grandissime quantità di altre particelle che, tra le altre caratteristiche, hanno quella di trasportare inquinanti come, tra gli altri, le diossine.
Possiamo quindi considerare gli impianti di smaltimento a caldo dei rifiuti (inceneritori) come “attori” responsabili dell’emissione di gran parte di queste polveri nanometriche in atmosfera?
Sì, certo. Un’aggravante è quella della varietà di composizione del particolato prodotto dagl’inceneritori. Dato che all’incenerimento sono destinati rifiuti di composizione quanto mai varia e praticamente imprevedibile, è del tutto ovvio che ciò che esce è vario ed imprevedibile. Le particelle sono patogene in quanto tali, vale a dire in quanto corpi estranei che entrano nell’organismo per non uscirne più. Ma sono patogene anche per la loro composizione. Credo sia facile capire che una particella a base di ferro sia meno aggressiva di una a base di arsenico o di piombo o di mercurio.
Un aspetto che non ho mai capito: d’accordo, in Italia siamo soliti definire una stessa cosa con termini multipli e spesso impropri. A suo avviso è questo il caso dei termini inceneritore, termovalorizzatore e gassificatore?
Lo so: il nome è sgradevole ma si tratta in ogni caso d’inceneritori, visto che ciò che fanno è ridurre in cenere i rifiuti. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana creata apposta per addolcire la pillola, per gabbare gl’ingenui che dovranno aprire il borsellino sostenendo le spese di quel trattamento dei rifiuti che non ha base scientifica. Personalmente trovo la parola molto utile perché, quando la sento usare, mi fa capire immediatamente che mi trovo al cospetto di un ignorante o di un mascalzone. I gassificatori differiscono dagl’inceneritori (o “termovalorizzatori”) perché tendono a trasformare parte del rifiuto in un gas di composizione prevedibile solo in parte che, a sua volta, è destinato ad essere bruciato rilasciando gas e polveri.
Se non erro ricordo che Lei mi parlò addirittura di una relazione inquietante tra la temperatura di esercizio degli inceneritori ed il diametro di queste polveri. Ricordo male?
Come regola generale, più alta è la temperatura di combustione, più piccole e più numerose sono le particelle. E più le particelle sono piccole, più facilmente riescono a penetrare in profondità nell’organismo, raggiungendo addirittura il nucleo delle cellule, come noi abbiamo dimostrato.
Quali effetti sull’uomo adulto e sui nascituri possono generare nel corso del tempo queste nanoparticelle derivanti dalla combustione dei rifiuti?
Ne ho già accennato: le particelle prodotte da incenerimento dei rifiuti differiscono dalle altre per la loro composizione imprevedibile. Per questo motivo la loro capacità d’indurre malattia può essere superiore a quella di altre particelle di dimensione analoga ma prodotte da fonti di origine chimica costante. Quanto ai tipi di patologie, si tratta né più, né meno, di quelle caratteristiche di ogni altra polvere di quelle grandezze prodotta dalle attività umane. Come le nostre scoperte risalenti agli Anni Novanta hanno dimostrato, le malattie predominanti sono quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare) seguite da quelle oncologiche. Ma le polveri sono anche “endocrine disruptors”, il che significa che si fissano negli organi ghiandolari generando malattie come le tiroiditi e alcune forme di diabete. Una delle nostre scoperte è stata quella di trovare particelle nel nucleo delle cellule dove influiscono negativamente sul DNA; un’altra è stata di trovarle nello sperma dove danno sterilità e un’altra ancora di rilevarne la capacità di passare da madre a feto causando aborti e malformazioni fetali. Quelle polveri, poi, possono provocare stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, perdita di memoria a breve e – ma la cosa è ancora allo studio – morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer.
Nel caso del potenziale impianto ad Albano Laziale, c’è la dimostrazione che per l’andamento dei venti i fumi e le polveri investiranno tutti i paesi a monte rispetto al sito della discarica. Ma queste polveri sono confinabili, c’è una distanza di sicurezza entro la quale un cittadino può chiamarsi “fuori”?
L’unica cosa che si può dire è che, come norma generale, più si è vicini alla fonte, più le particelle sono concentrate. Quanto ad una distanza di sicurezza, non è possibile stabilirla, visto che quelle particelle sono in grado di percorrere anche migliaia di chilometri.
I cittadini spesso sentono parlare di filtri in grado di trattenere queste nanoparticelle salvo poi scoprire dai giornali e da inchieste della magistratura che questi mezzi non solo non bloccano alcunchè ma che spesso non vengono neppure sostituiti, è giusto?
Ahimè, è così. Nella più rosea delle ipotesi i filtri hanno qualche efficacia sulle particelle relativamente grossolane che si formano direttamente nel punto di combustione e che, per questo, si chiamano polveri primarie filtrabili. Sulle altre polveri, le primarie condensabili e le secondarie, che sono la maggioranza soverchiante, i filtri non possono nulla.
L’impianto che la Regione Lazio vorrebbe edificare ai Castelli Romani, da progetto brucerebbe Cdr, cioè carta, plastica, legno e derivati; in pratica le materie nobili che possono essere impiegate nei processi di riciclo ed a ciclo infinito. Che senso ha Dott. Montanari incenerire ciò che può essere riciclato?
Si tratta di un business colossale per chi ha interessi economici nell’affare. Se la popolazione fosse sufficientemente acculturata, nessun politico penserebbe mai di permettere o addirittura di auspicare la costruzione di uno di quegl’impianti, a pena di non ricevere un solo voto alle elezioni.
L’impianto come ben conosce è oggetto di vertenza, i cittadini data la lacunosità del tutto hanno impugnato ogni aspetto dello stesso, ed uno dei punti maggiormente controversi è proprio quanto gli stessi lamentano da anni: e cioè che il Lazio non dispone di Cdr tale da giustificare questo impianto. Qualcuno, quindi, anziché abbandonare il folle progetto inizia a ventilare l’ipotesi che venga smaltito “tal quale” al posto del Cdr. Questo che effetti può avere sulle emissioni?
È chiaro che più è vario il rifiuto, più imprevedibili sono le emissioni, con tutto quanto ne consegue. Malauguratamente i controlli che si effettuano sulle emissioni degl’inceneritori sono a dir poco lacunosi, quando non sono addirittura falsificati, e chi ha seguito le vicende dell’inceneritore di Pietrasanta sa di che cosa sto parlando. In ogni caso si controllano, più o meno efficacemente, solo pochissimi parametri, trascurandone almeno centinaia di altri. Quanto alle polveri, non se ne fa nessuna caratterizzazione, limitandosi a pesarle e fornendo così dati, quelli sul PM10 o sul PM2,5, che non dicono quasi nulla dal punto di vista scientifico e ancor meno dicono dal punto di vista medico. Non è raro, poi, che il controllato sia pure il controllore, e credo non ci sia bisogno d’insistere oltre sull’attendibilità di quanto viene reso pubblico.
E’ quasi certo che l’impianto che la Regione Lazio vorrebbe installare ai Castelli Romani utilizzerà anche del carbone oltre ad utilizzare una quantità d’acqua enorme per un bacino territoriale in crisi idrica da anni. Cosa ne pensa?
Di questo non ero al corrente. In genere il carbone si usa come filtro, ma se davvero sarà bruciato, aggiungerà la radioattività all’inquinamento “normale” che gli è proprio. Per ciò che riguarda l’uso dell’acqua, un bene sempre più prezioso, lo spreco si spiega solo con la tendenza al suicidio di questa società.
Qualcuno addita gli inceneritori come impianti che non farebbero altro che moltiplicare i rifiuti trasformandoli, è una visione tecnica giusta dott. Montanari, possiamo togliere il condizionale?
Il Principio di Conservazione della Massa, un principio secondo il quale la Natura si comporta senza chiederci il permesso e senza che noi possiamo farci nulla, prevede che non sia possibile distruggere nemmeno un grammo delle migliaia di tonnellate di rifiuti destinati alla combustione. Anzi, bruciare significa ossidare e ossidare significa aggiungere ossigeno, aumentando, così, la massa del rifiuto iniziale. Se, poi, si considera che l’incenerimento dei rifiuti prevede l’uso di acqua, metano, ammoniaca, calce, soda, ecc., con ciò si va a raddoppiare la massa di rifiuto. Ad aggravare la situazione sta il fatto che la combustione rende quasi sempre più tossiche le sostanze che si vanno a bruciare. Dunque, è vero: stiamo parlando di un moltiplicatore dei rifiuti sia in termini di quantità sia in termini di patogenicità.
Tali impianti non rappresentano quindi la panacea ad emergenze rifiuti ventilate o reali, anche perché non fanno sparire le discariche, anzi.
Beh, non saranno una panacea, ma sono utilissimi per chi farà sparire dalla vista i rifiuti polverizzandoli nell’aria e dando ad intendere di averli eliminati, per chi quegl’impianti li costruisce, per chi li gestisce, per chi riceverà qualche regalo per aver concesso un placet, per le industrie farmaceutiche che forniranno i medicinali per curare, spesso inutilmente, le malattie da incenerimento… Per quanto riguarda le discariche, ogni inceneritore ne richiede l’uso, e quelle discariche ospiteranno ceneri altamente patogene. Dunque, sono discariche ben più pericolose di quelle attualmente in uso.
Secondo Lei se non ci fosse la valanga di denaro pubblico (mediante lo strumento del contributo “CIP 6”) erogato a chi gestisce questi impianti, oggi in Italia si parlerebbe ancora di obsoleti bruciatori per trattare i rifiuti?
Certamente no. Solo un pazzo potrebbe pensare ad un sistema di trattamento dei rifiuti così assurdamente aggressivo per la salute e l’ambiente e, nei fatti, così costoso per il basso rendimento energetico e per i danni che provoca, danni che qualcuno dovrà provvedere a pagare. E quel qualcuno siamo ovviamente noi.
E’ noto come il recupero ed il riciclo di materia/rifiuti con metodiche di trattamento a freddo senza emissioni sia una delle vere alternative che la tecnologia ci mette in condizione di sfruttare a costi anche più bassi rispetto a quelli di esercizio di un inceneritore. Cosa ne pensa?
Che il recupero dei materiali sia di gran lunga più economico dell’incenerimento è un’ovvietà per nascondere la quale si attuano raccolte differenziate sgangherate e volutamente costosissime. Ma il recupero non basta: è indispensabile che i prodotti che entrano sul mercato siano compatibili con l’ambiente, il che è del tutto fattibile con le tecnologie odierne. Sull’argomento si possono trovare ragguagli particolareggiati nei miei libri “Rifiuto: Riduco e Riciclo” e “Lo Stivale di Barabba” editi da Macro Edizioni.
Per chiudere, Dott. Montanari ci sono cittadini dei Castelli Romani che da ben sette anni contrastano una discarica di “tal quale” esaurita che da più parti si vorrebbe ampliare, mentre da tre anni gli stessi cittadini lottano contro l’ipotesi di un inceneritore sullo stesso sito della discarica. Da uomo di scienza cosa sente di dire a tutte queste persone che stanno contrastando ciò e cosa vorrebbe dire a tutti gli altri che ancora non capiscono il reale pericolo e le vere soluzioni percorribili?
Il concetto fondamentale è che l’unica arma di legittima difesa di cui disponiamo è la conoscenza. Se si resta ignoranti, si rimane preda appetitosa di avventurieri pronti ad ogni mascalzonata pur di far soldi. Purtroppo, e qui faccio, magari sbagliando, d’ogni erba un fascio, gli organi d’informazione non solo non informano ma disinformano ad arte, e basterebbe, al proposito, accendere la TV sui programmi RAI e Mediaset per accorgersi delle enormità che queste diffondono a proposito dell’incenerimento dei rifiuti. Per ciò che concerne le discariche, temo che anche qui esistano malintesi. Se una discarica è fatta tecnicamente come si deve e altrettanto come si deve è gestita, non costituisce un problema grave per l’ambiente. È quando le discariche sono ubicate su falde acquifere e non hanno un sottofondo adeguato che la costruzione è errata, ed è quando ospitano materiali putrescibili che sopravvengono i guai maggiori. Quei materiali generano gas tossici e puzzolenti ed altrettanto tossici percolati, e non possono assolutamente entrare in discarica per nessun motivo. Cattivo odore e la presenza di uccelli sui rifiuti indicano chiaramente la cattiva gestione del sito. Le discariche gestite male lo sono anche per giustificare presso chi ignora come stiano le cose la costruzione di un inceneritore, così come lo è stata la cosiddetta “emergenza rifiuti” a Napoli: una messa in scena allestita ad arte con pazienza per santificare una follia come l’inceneritore di Acerra.
Con la vicina Colleferro come drammatico esempio che futuro auspica per il territorio dei Castelli Romani e per i suoi cittadini?
Inutile girare intorno alla questione: la strada intrapresa è suicida e ci si deve fermare immediatamente, tornando subito sui propri passi. Per questo occorre una conduzione politica che, ahimè, non esiste non solo nel Lazio ma in Italia. Ma la democrazia – una cattiva forma di governo che, però, resta la meno peggiore tra tutte – prevede una gestione decisa in base ai numeri, e, se i cittadini continuano imperterriti a concedere la loro fiducia a quei personaggi, significa che tutti i disastri presenti e futuri sono quanto la maggioranza vuole.
Intervista del 23 agosto 2010 a cura di Luca Tittoni.
L’ Associazione “Differenzia-ti” desidera ringraziare il Dott. Stefano Montanari per la preziosa intervista e per il suo consistente operato di ricerca volto al bene comune.
23 ottobre, CORTEO contro l’inceneritore dei Castelli Romani – Albano Laziale
_PREMESSA DOVEROSA: solidarietà e vicinanza non bastano più. Ci fanno piacere ma non bastano più. Uscite di casa! E’ nel vostro UNICO, VERO interesse.
_Sabato 23 ottobre i cittadini ed i movimenti dei Castelli Romani che da anni contrastano senza sosta e civilmente l’inutile quanto speculativo inceneritore voluto dal consorzio Co.E.Ma e dalla Regione Lazio daranno vita ad un nuovo corteo cittadino che si snoderà da Albano Laziale (P.zza Giuseppe Mazzini) sino a Genzano di Roma passando per la città di Ariccia.
I cittadini hanno ormai dimostrato da tempo la follia economica e sanitaria che questo obsoleto impianto avrebbe su tutta l’area a sud di Roma, hanno illustrato a stampa, cittadini ed amministratori (dieci sindaci sono contrari all’impianto) le alternative esistenti, più efficienti e con costi 40 volte inferiori rispetto a quelli di un mastondotico bruciatore alimentato con i soldi pubblici della truffa di stato CIP 6.
Si avvicina inoltre la data nella quale verranno discussi i nostri ricorsi depositati presso il TAR Lazio e presso la Corte dei Conti, nonostante ciò rimane in piedi il rischio concreto che si proceda all’avvio del cantiere relativo all’ecomostro.
Per tutto ciò e di fronte ad un simile inquietante scenario chiamiamo la cittadinanza dell’intero bacino Castelli Romani alla partecipazione consistente, invitandola alla mobilitazione diretta a salvaguardia di quello che resta del proprio territorio e del proprio futuro.
CORTEO CONTRO L’ INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI: ALBANO LAZIALE, ARICCIA, GENZANO DI ROMA. SABATO 23 OTTOBRE, ORE 15:30 PARTENZA DA PIAZZA GIUSEPPE MAZZINI, ALBANO LAZIALE.
La cittadinanza TUTTA è chiamata alla mobilitazione. Partecipa e passaparola.
Inceneritore Albano, i sindaci dicono no
_La Regione Lazio blocca la costruzione del Policlino dei Castelli Romani e falcidia punti di pronto soccorso e posti letto ai Castelli Romani, mettendo in ginocchio ed umiliando l’intero bacino. La Regione Lazio NON blocca ancora però l’INUTILE milionario inceneritore voluto da Manlio Cerroni. Per una volta, una sola volta, la Pisana scelga di stare con i cittadini e con i sindaci che chiedono a gran voce l’abbandono di un progetto folle e sciagurato. I cittadini si mobilitino, si entra in una fase importante della vertenza.
_I sindaci di bacino che conferiscono nella discarica di Roncigliano sono tornati a riunirsi, ieri pomeriggio, a Palazzo Savelli. Un incontro voluto per ribadire un principio di condivisione e di strategia comune per dire ancora una volta, e con decisione, un “no” alla costruzione dell’inceneritore di Albano. Presenti i rappresentati, o i sindaci stessi, di tutti i dieci comuni (Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino) che hanno discusso per due ore su di un documento comune che possa far riaprire il tavolo di trattative con la Regione Lazio. «La strategia di intervento è totalmente cambiata rispetto al passato – ha detto Marini – perché questa Amministrazione è fermamente contraria alla costruzione dell’inceneritore e lo sta dimostrando con i fatti. È la seconda riunione dei sindaci di bacino che convochiamo e siamo riusciti ad adottare una linea comune di intervento. Oltretutto siamo in costante contatto con i comitati cittadini che in prima persona si fanno carico del problema e che da anni lottano contro questo impianto. Il comune li sta affiancando con un’azione ad adiuvandum nella importante battaglia legale pendente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il modo di operare è cambiato – conclude -. Siamo abituati a parlare solo quando i fatti ci assistono. Non siamo avvezzi a proclami vuoti che sanno ancora di campagna elettorale». Cambiamento di rotta, quindi, dal 2007, quando era stato dato il via libera all’impianto. L’obiettivo dei sindaci di bacino, oggi, è riaprire il tavolo delle trattative in primis con la Regione, proponendo la modifica del piano rifiuti, perché le condizioni in tre anni sono totalmente cambiate: quasi tutte le amministrazioni sono partite con la raccolta differenziata e quelle che non l’hanno ancora fatto lo faranno a breve. Questo vuol dire che il Cdr (combustibile che fa funzionare l’inceneritore) non sarà sufficiente ad alimentare l’impianto di Roncigliano e che i rifiuti arriveranno da altre zone.
«Abbiamo sempre pensato che l’avvio della raccolta differenziata potesse essere utile a ribadire il no all’inceneritore – ha aggiunto l’Assessore all’ambiente Claudio Fiorani – ed è per questo che dopo anni di completo immobilismo a riguardo, in autunno saremo pronti a partire con il porta a porta. Ed è proprio da questo punto che parte il documento sottoscritto dai sindaci: sono cambiate le condizioni, quindi abbiamo l’esigenza di un nuovo incontro. Da quando siamo alla guida di questa amministrazione ogni problema è stato affrontato partendo dal dialogo, dialogo con i cittadini, dialogo con i sindaci di bacino, dialogo con le associazioni contrarie all’inceneritore. Ci sembra ovvio fare un ultimo tentativo con Regione e imprenditori, altrimenti il nostro appoggio sarà totale e di sostegno attivo affinché la popolazione non si presenti da sola alla prossima udienza al Tar del Lazio fissata per il 20 ottobre prossimo». Al termine della riunione, il sindaco e l’assessore hanno raggiunto i cittadini in sala Nobile per informarli delle decisioni prese e rispondere alle domande di giornalisti e comitati. (Fonte articolo: Castellinews)