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Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità

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(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.

Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.

Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.

Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.


Sabato 2 aprile MANIFESTAZIONE di fronte LA DISCARICA DI ALBANO LAZIALE

Sabato 2 aprile alle ore 8:30 il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, le associazione ed i movimenti che tutelano il territorio e la salute dei Castelli Romani chiamano i cittadini alla mobilitazione consistente di fronte la discarica di Albano Laziale (Roncigliano). Il grave rischio di apertura del cantiere inerente il VII° invaso della discarica facente capo alla Pontina Ambiente S.r.L, il ricorso del consorzio Co.E.Ma contro la sentenza del Tar Lazio di bocciatura totale del progetto inceneritore, devono far riflettere sulla pericolosità che grava ancora sull’intero bacino territoriale dal punto di vista dei rifiuti. Pericolosità in nome di una sola variabile: quella speculativa. Contro nuove devastanti buche all’interno di un comprensorio di pregio e già vessato, contro un folle camino sputa diossina torniamo a parlare di alternative vere, sostenibili e meno impattanti che i comuni tutti dovranno adottare quanto prima. Per questo e non solo per questo il 2 aprile i cittadini dei Castelli Romani sono chiamati alla partecipazione massiccia in nome dei loro diritti ed a salvaguardia dei loro interessi più diretti. Passaparola e partecipa.

NOTA BENE: La manifestazione è regolarmente autorizzata pertanto la cittadinanza è chiamata alla partecipazione numerosa.

 


Albano Laziale: discarica contro inceneritore, una bella gara…

>Visitate la pagina “news” e la pagina “stampa” del sito.

> Altro articolo in evidenza: Malagrotta forever, senza la discarica a Roma sarebbe come in Campania. Clicca qui.

Dopo la vittoria al Tar a dicembre, che ha bloccato la costruzione dell’inceneritore di Albano, i sindaci di 10 comuni dell’area castellana hanno deciso di schierarsi con il comitato No-inc e i cittadini, i quali proseguono la battaglia dopo il ricorso al Consiglio di Stato da parte di Coema, il consorzio che vuol costruire l’inceneritore. La riunione tra i sindaci di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino, si è tenuta la scorsa settimana e s’è deciso di dare mandato all’avvocato Petretti. A nome dei colleghi, parla il sindaco di Albano Nicola Marini: «Ci sembrava d’obbligo proseguire sulla via intrapresa in passato – ha detto – ed è per questo che abbiamo chiamato di nuovo, intorno ad un tavolo, tutti i primi cittadini interessati al problema, ricevendo la loro risposta positiva per il ricorso “ad adiuvandum” al Consiglio di Stato. Queste sono battaglie che si vincono stando uniti, con una strategia comune tra le città e con l’obiettivo sempre chiaro della tutela della salute dei cittadini».

Immediata la replica di Donato Robilotta, coordinatore dei Socialisti Riformisti del Pdl, ex Consigliere regionale: «è davvero paradossale che l’Amministrazione di Albano e quelle degli altri Comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano ricorrano al Consiglio di Stato per scongiurare la costruzione dell’inceneritore – ha detto in un comunicato –. Lo è ancora di più dopo che negli scorsi anni si erano rivolti alla Regione per costruire un impianto, anche se di dimensioni ridotte rispetto a quello autorizzato. Non è responsabile cambiare atteggiamento quando cambiano i colori delle Amministrazioni, bisognerebbe, invece, garantire ai cittadini una continuità amministrativa. Gli stessi amministratori dovrebbero spiegare ai propri cittadini che senza la costruzione dell’inceneritore rimarrà soltanto una discarica, che ad oggi, è quanto di più inquinante possa esistere per un territorio».

Paradossali ci paiono piuttosto le dichiarazioni di Robilotta, il quale non ricorda, o ricorda troppo bene, che il sindaco di Albano fino al maggio scorso era Marco Mattei, oggi Assessore all’ambiente nella giunta regionale di Renata Polverini, il quale Mattei, soprattutto negli ultimi tempi, quelli più vicini alle elezioni, si era messo dal lato del no inceneritore. Di quale continuità stiamo parlando? Nicola Marini, oggi sindaco sostenuto da una coalizione di centrosinistra, ha fatto la sua campagna elettorale dicendo apertamente no all’impianto ed ha come Assessore all’ambiente quel Claudio Fiorani che è sempre stato in prima fila alle manifestazioni e alle mobilitazioni dei No-inc. Altra precisazione: non sono i sindaci a ricorrere al Consiglio di Stato: a loro andava benissimo la sentenza del Tar. È Cerroni, patron dei rifiuti del Lazio, e il “suo” consorzio, ad aver fatto ricorso contro quella sentenza. E i cittadini, insieme ai primi cittadini, dovrebbero stare alla finestra a guardare? Infine, una discarica più inquinante di un inceneritore? Beh, è una bella gara… (Fonte articolo, Castellinews, clicca qui)


Inceneritore Albano: ricorso al Consiglio di Stato

>Inceneritore, il Co.E.Ma ci riprova. Clicca qui.

Ricorso al Consiglio di Stato per i dieci comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano. Dopo la vittoria al Tribunale Amministrativo Regionale che ha bloccato la costruzione dell’inceneritore, e il conseguente ricorso del consorzio Coema, i sindaci di bacino si sono schierati con un’azione legale “ad adiuvandum” al fianco dei cittadini e dei Comitati.

Essendo sede di discarica e del probabile inceneritore, Albano ha dato poi mandato anche ai suoi avvocati di continuare il proprio percorso giurisdizionale.

“Ci sembrava d’obbligo proseguire sulla via intrapresa in passato – afferma il sindaco Nicola Marini – ed è per questo che abbiamo chiamato di nuovo, intorno ad un tavolo, tutti i primi cittadini interessati al problema, ricevendo la loro risposta positiva per il ricorso “ad adiuvandum” al Consiglio di Stato. Queste sono battaglie che si vincono stando uniti, con una strategia comune tra le città e con l’obiettivo sempre chiaro della tutela della salute dei cittadini”. La riunione tra i sindaci di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino, si è tenuta la scorsa settimana e in mattinata verrà depositata tutta la documentazione necessaria all’avvocato Petretti per portare avanti l’azione legale. Il parere del Consiglio di Stato si dovrebbe avere tra sei, otto mesi. (Fonte articolo, clicca qui)


Il Consiglio Regionale dice no all’ipotesi “Malagrotta Bis” ad Allumiere

Inceneritore Albano:

  • Inceneritore Albano, al Consiglio di Stato dieci comuni con i cittadini e contro l’inceneritore, clicca qui

Discarica ad Allumiere:

  • Consiglio Regionale dice no ad Allumiere, clicca qui.
  • Alemanno: “La decisione spetta alla Regione”, clicca qui.
  • Alemanno: “Allumiere apparteneva ad un altro momento”, clicca qui.

Il Consiglio regionale del Lazio ha stabilito che la Giunta, il Comune e la Provincia di Roma dovranno individuare soluzioni alternative all’ipotesi di discarica nel Comune di Allumiere. Il Consiglio così facendo ha approvato una mozione presentata da membri di Sel, federazione della Sinistra, Verdi e Lista Bonino-Pannella, secondo cui il terrreno individuato per il nuovo polo di smaltimento dei rifiuti “è situato in una zona sottoposta a vincoli ambientali e riconosciuta dalla legislazione europea di enorme valore paesaggistico”. Anche il comune di Allumiere e la stessa provincia di Roma avevano più volte rimarcato la loro contrarietà all’eventuale discarica, alternativa a Malagrotta.

La divergenza di opionioni sulla questione aveva coinvolto anche tra Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, e Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale. A monte c’era il protocollo firmato a metà dicembre dal sindaco di Roma e dal ministero della Difesa che individuava una nuova collocazione per un’eventuale discarica nel sito militare di Allumiere per proporre un’alternativa a quella di Malagrotta. Lo scontro tra Polverini e Alemanno si fondava proprio su questo punto. Il governatore della regione Lazio aveva perciò affermato la sua contrarietà al progetto: “non ci sarà alcuna alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere”. Dall’altro lato Alemanno invitava la regione a chiarire “le sue scelte”, precisando che si trattava ”solo un’ipotesi”.


Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio

Aggiornamenti stampa inceneritore:

• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.

Aggiornamenti stampa emergenza acqua:

• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.

Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”


Rifiuti zero entro il 2020: non un’utopia, ma una necessità

GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

(Fonte articolo, Città Futura, clicca qui) «Rifiuti zero non è più un’utopia, anzi è un’estrema necessità»: a pronunciare queste parole è Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, provincia di Lucca, il primo Comune in Italia a mettere in atto la strategia “rifiuti zero”, il primo ad adottare una delibera, nel 2007, per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Il percorso però è iniziato ancor prima, ormai sei anni fa, nel febbraio del 2005, quando 600 degli oltre 40mila residenti hanno iniziato a sperimentare il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Quello che da noi stenta ancora a partire, a Capannori è dunque già decollato da un pezzo facendo raggiungere dei risultati strabilianti, ad essere precisi oltre l’80% di rifiuti differenziati. Un risultato di gran lunga maggiore anche rispetto a quello che la stessa amministrazione comunale aveva prospettato nel 2007, quando venne additata come utopica avendo fissato l’obiettivo del 75% entro il 2011.

Il percorso, si diceva, è stato lungo e graduale e non si è limitato esclusivamente all’introduzione del porta a porta che oltre al vantaggio ambientale ha portato anche ad un risparmio economico, ad un vantaggio di tipo occupazionale (oltre 50 persone lavorano nel settore) e ad un risparmio per i cittadini, grazie alla notevole riduzione della Tarsu. Non solo porta a porta però. Le iniziative messe in campo dal Comune di Capannori sono le più svariate, volte ad incentivare il riciclaggio ma anche una riduzione sensibile della produzione di rifiuti. Impossibile? No. È possibile se l’acqua nelle mense scolastiche viene servita sfusa nelle brocche, anziché imbottigliata (ma ai Castelli questo è un passo che non possiamo ancora azzardare); è possibile se l’amministrazione installa distributori di latte alla spina, se acquista i dispenser da donare ai supermercati per incentivare la vendita dei detersivi alla spina, se si incentiva il compostaggio domestico. E ancora. Rifi uti zero entro il 2020 non è un’utopia quando il Comune ti arriva direttamente a casa, pur disponendo di tre isole ecologiche, per ritirare a domicilio, su richiesta e prenotazione, ingombranti, olii esausti, potature, sfalci erbacei e pannolini (ma solo se si tratta di igienisti “incalliti”, perché l’amministrazione ha incentivato anche l’uso di pannolini e assorbenti ecologici, che significa lavabili).

Poi c’è il mercatino dello scambio e del riuso, con garanzia per la cittadinanza di poter vendere o scambiare qualsiasi cosa porti in piazza, e l’Osservatorio verso Rifiuti zero che ha il compito di monitorare costantemente la situazione, rilevando eventuali criticità e proponendo soluzioni. Un percorso integrato fatto di tantissime iniziative diverse, un percorso che ha previsto una grande opera di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza, un percorso che rende inutile qualsiasi impianto di incenerimento. In circa 15 anni la provincia di Lucca ha “sconfitto” ben cinque inceneritori, è bene ricordarli per non dare l’idea che queste siano parole al vento: 1996, chiuso l’inceneritore Sca-Italcarta di Porcari; 1997, sconfi tta del progetto dell’impianto a Casal del Lupo, Capannori; 2009, sconfitto il progetto di Diecimo Borgo a Mozzano; 2010, chiusura dell’inceneritore di Castelnuovo Garfagnana; 2010, chiusura e sequestro dell’impianto di Pietrasanta. Gran bel risultato… ormai in provincia non servono più!


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”

_I Castelli Romani continuano a respirare la crescente preoccupazione riguardante lo speculativo “gassificatore” di rifiuti che l’ente Regione Lazio ed i consorzi interessati vorrebbero edificare nel cuore dei Castelli Romani, tra vigneti Doc e nuclei abitativi di 14.000 persone, passando per potenziali nuovi ospedali e scuole a portata di camino. Data la tematica assai delicata, ecco che l’informazione, in questo caso scientifica, recita come sempre un ruolo fondamentale. Elemento di sintesi in grado di coniugare consapevolezza e metro di giudizio, senza lasciare i cittadini nell’oblio dell’imperante fatalismo. Per capirne di più abbiamo quindi intervistato il Dott. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena (www.nanodiagnostiscs.it & www.stefanomontanari.net) e ricercatore attinente le patologie derivanti dal particolato ultrafine.

Dott. Montanari, innanzitutto, quando si parla di nanoparticelle?

C’è un po’ di confusione sull’argomento. Di fatto, ogni disciplina scientifica le definisce in modo diverso dalle altre, e questo in base al comportamento di cui quella disciplina stessa si occupa. Per quanto ci riguarda, nel nostro settore specifico possiamo definire nanoparticella ogni granello che abbia un diametro inferiore al micron, dove un micron è un millesimo di millimetro.

Sono degradabili in natura?

Esiste un’enorme quantità di nanoparticelle che sono degradabili. Tra queste, ad esempio, quelle prodotte dal mare. In quel caso si tratta in genere di particolato solubile nell’acqua come, ad esempio, il cloruro di sodio che altro non è se non il sale da cucina. Le particelle di cui noi c’interessiamo, invece, non sono degradabili.

Da quali fonti esse hanno origine?

La fonte più frequente è quella combustiva. Se io brucio qualcosa, rompo le molecole di cui quel qualcosa è costituito, e non è raro che quello spezzettamento sia abbastanza spinto da separare gli atomi di cui le molecole sono fatte. Questi atomi, poi, lasciano rapidamente il luogo della combustione. Non appena la temperatura si abbassa, gli atomi si ricombinano, e lo fanno spesso formando delle leghe di composizione casuale, non degradabili. Ma esiste anche la possibilità che le particelle si formino a freddo, ad esempio per fenomeni di frizione come accade, per esempio, nei freni delle automobili. Altre particelle, chiamate secondarie, si formano per condensazione di alcuni gas generalmente prodotti dalle combustioni, e parlo di ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca, ecc. Questi, liberati in atmosfera, nel volgere di alcuni giorni reagiscono con sostanze come l’ozono, il vapore acqueo e i radicali liberi formando grandissime quantità di altre particelle che, tra le altre caratteristiche, hanno quella di trasportare inquinanti come, tra gli altri, le diossine.

Possiamo quindi considerare gli impianti di smaltimento a caldo dei rifiuti (inceneritori) come “attori” responsabili dell’emissione di gran parte di queste polveri nanometriche in atmosfera?

Sì, certo. Un’aggravante è quella della varietà di composizione del particolato prodotto dagl’inceneritori. Dato che all’incenerimento sono destinati rifiuti di composizione quanto mai varia e praticamente imprevedibile, è del tutto ovvio che ciò che esce è vario ed imprevedibile. Le particelle sono patogene in quanto tali, vale a dire in quanto corpi estranei che entrano nell’organismo per non uscirne più. Ma sono patogene anche per la loro composizione. Credo sia facile capire che una particella a base di ferro sia meno aggressiva di una a base di arsenico o di piombo o di mercurio.

Un aspetto che non ho mai capito: d’accordo, in Italia siamo soliti definire una stessa cosa con termini multipli e spesso impropri. A suo avviso è questo il caso dei termini inceneritore, termovalorizzatore e gassificatore?

Lo so: il nome è sgradevole ma si tratta in ogni caso d’inceneritori, visto che ciò che fanno è ridurre in cenere i rifiuti. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana creata apposta per addolcire la pillola, per gabbare gl’ingenui che dovranno aprire il borsellino sostenendo le spese di quel trattamento dei rifiuti che non ha base scientifica. Personalmente trovo la parola molto utile perché, quando la sento usare, mi fa capire immediatamente che mi trovo al cospetto di un ignorante o di un mascalzone. I gassificatori differiscono dagl’inceneritori (o “termovalorizzatori”) perché tendono a trasformare parte del rifiuto in un gas di composizione prevedibile solo in parte che, a sua volta, è destinato ad essere bruciato rilasciando gas e polveri.

Se non erro ricordo che Lei mi parlò addirittura di una relazione inquietante tra la temperatura di esercizio degli inceneritori ed il diametro di queste polveri. Ricordo male?

Come regola generale, più alta è la temperatura di combustione, più piccole e più numerose sono le particelle. E più le particelle sono piccole, più facilmente riescono a penetrare in profondità nell’organismo, raggiungendo addirittura il nucleo delle cellule, come noi abbiamo dimostrato.

Quali effetti sull’uomo adulto e sui nascituri possono generare nel corso del tempo queste nanoparticelle derivanti dalla combustione dei rifiuti?

Ne ho già accennato: le particelle prodotte da incenerimento dei rifiuti differiscono dalle altre per la loro composizione imprevedibile. Per questo motivo la loro capacità d’indurre malattia può essere superiore a quella di altre particelle di dimensione analoga ma prodotte da fonti di origine chimica costante. Quanto ai tipi di patologie, si tratta né più, né meno, di quelle caratteristiche di ogni altra polvere di quelle grandezze prodotta dalle attività umane. Come le nostre scoperte risalenti agli Anni Novanta hanno dimostrato, le malattie predominanti sono quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare) seguite da quelle oncologiche. Ma le polveri sono anche “endocrine disruptors”, il che significa che si fissano negli organi ghiandolari generando malattie come le tiroiditi e alcune forme di diabete. Una delle nostre scoperte è stata quella di trovare particelle nel nucleo delle cellule dove influiscono negativamente sul DNA; un’altra è stata di trovarle nello sperma dove danno sterilità e un’altra ancora di rilevarne la capacità di passare da madre a feto causando aborti e malformazioni fetali. Quelle polveri, poi, possono provocare stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, perdita di memoria a breve e – ma la cosa è ancora allo studio – morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer.

Nel caso del potenziale impianto ad Albano Laziale, c’è la dimostrazione che per l’andamento dei venti i fumi e le polveri investiranno tutti i paesi a monte rispetto al sito della discarica. Ma queste polveri sono confinabili, c’è una distanza di sicurezza entro la quale un cittadino può chiamarsi “fuori”?

L’unica cosa che si può dire è che, come norma generale, più si è vicini alla fonte, più le particelle sono concentrate. Quanto ad una distanza di sicurezza, non è possibile stabilirla, visto che quelle particelle sono in grado di percorrere anche migliaia di chilometri.

I cittadini spesso sentono parlare di filtri in grado di trattenere queste nanoparticelle salvo poi scoprire dai giornali e da inchieste della magistratura che questi mezzi non solo non bloccano alcunchè ma che spesso non vengono neppure sostituiti, è giusto?

Ahimè, è così. Nella più rosea delle ipotesi i filtri hanno qualche efficacia sulle particelle relativamente grossolane che si formano direttamente nel punto di combustione e che, per questo, si chiamano polveri primarie filtrabili. Sulle altre polveri, le primarie condensabili e le secondarie, che sono la maggioranza soverchiante, i filtri non possono nulla.

L’impianto che la Regione Lazio vorrebbe edificare ai Castelli Romani, da progetto brucerebbe Cdr, cioè carta, plastica, legno e derivati; in pratica le materie nobili che possono essere impiegate nei processi di riciclo ed a ciclo infinito. Che senso ha Dott. Montanari incenerire ciò che può essere riciclato?

Si tratta di un business colossale per chi ha interessi economici nell’affare. Se la popolazione fosse sufficientemente acculturata, nessun politico penserebbe mai di permettere o addirittura di auspicare la costruzione di uno di quegl’impianti, a pena di non ricevere un solo voto alle elezioni.

L’impianto come ben conosce è oggetto di vertenza, i cittadini data la lacunosità del tutto hanno impugnato ogni aspetto dello stesso, ed uno dei punti maggiormente controversi è proprio quanto gli stessi lamentano da anni: e cioè che il Lazio non dispone di Cdr tale da giustificare questo impianto. Qualcuno, quindi, anziché abbandonare il folle progetto inizia a ventilare l’ipotesi che venga smaltito “tal quale” al posto del Cdr. Questo che effetti può avere sulle emissioni?

È chiaro che più è vario il rifiuto, più imprevedibili sono le emissioni, con tutto quanto ne consegue. Malauguratamente i controlli che si effettuano sulle emissioni degl’inceneritori sono a dir poco lacunosi, quando non sono addirittura falsificati, e chi ha seguito le vicende dell’inceneritore di Pietrasanta sa di che cosa sto parlando. In ogni caso si controllano, più o meno efficacemente, solo pochissimi parametri, trascurandone almeno centinaia di altri. Quanto alle polveri, non se ne fa nessuna caratterizzazione, limitandosi a pesarle e fornendo così dati, quelli sul PM10 o sul PM2,5, che non dicono quasi nulla dal punto di vista scientifico e ancor meno dicono dal punto di vista medico. Non è raro, poi, che il controllato sia pure il controllore, e credo non ci sia bisogno d’insistere oltre sull’attendibilità di quanto viene reso pubblico.

E’ quasi certo che l’impianto che la Regione Lazio vorrebbe installare ai Castelli Romani utilizzerà anche del carbone oltre ad utilizzare una quantità d’acqua enorme per un bacino territoriale in crisi idrica da anni. Cosa ne pensa?

Di questo non ero al corrente. In genere il carbone si usa come filtro, ma se davvero sarà bruciato, aggiungerà la radioattività all’inquinamento “normale” che gli è proprio. Per ciò che riguarda l’uso dell’acqua, un bene sempre più prezioso, lo spreco si spiega solo con la tendenza al suicidio di questa società.

Qualcuno addita gli inceneritori come impianti che non farebbero altro che moltiplicare i rifiuti trasformandoli, è una visione tecnica giusta dott. Montanari, possiamo togliere il condizionale?

Il Principio di Conservazione della Massa, un principio secondo il quale la Natura si comporta senza chiederci il permesso e senza che noi possiamo farci nulla, prevede che non sia possibile distruggere nemmeno un grammo delle migliaia di tonnellate di rifiuti destinati alla combustione. Anzi, bruciare significa ossidare e ossidare significa aggiungere ossigeno, aumentando, così, la massa del rifiuto iniziale. Se, poi, si considera che l’incenerimento dei rifiuti prevede l’uso di acqua, metano, ammoniaca, calce, soda, ecc., con ciò si va a raddoppiare la massa di rifiuto. Ad aggravare la situazione sta il fatto che la combustione rende quasi sempre più tossiche le sostanze che si vanno a bruciare. Dunque, è vero: stiamo parlando di un moltiplicatore dei rifiuti sia in termini di quantità sia in termini di patogenicità.

Tali impianti non rappresentano quindi la panacea ad emergenze rifiuti ventilate o reali, anche perché non fanno sparire le discariche, anzi.

Beh, non saranno una panacea, ma sono utilissimi per chi farà sparire dalla vista i rifiuti polverizzandoli nell’aria e dando ad intendere di averli eliminati, per chi quegl’impianti li costruisce, per chi li gestisce, per chi riceverà qualche regalo per aver concesso un placet, per le industrie farmaceutiche che forniranno i medicinali per curare, spesso inutilmente, le malattie da incenerimento… Per quanto riguarda le discariche, ogni inceneritore ne richiede l’uso, e quelle discariche ospiteranno ceneri altamente patogene. Dunque, sono discariche ben più pericolose di quelle attualmente in uso.

Secondo Lei se non ci fosse la valanga di denaro pubblico (mediante lo strumento del contributo “CIP 6”)  erogato a chi gestisce questi impianti, oggi in Italia si parlerebbe ancora di obsoleti bruciatori per trattare i rifiuti?

Certamente no. Solo un pazzo potrebbe pensare ad un sistema di trattamento dei rifiuti così assurdamente aggressivo per la salute e l’ambiente e, nei fatti, così costoso per il basso rendimento energetico e per i danni che provoca, danni che qualcuno dovrà provvedere a pagare. E quel qualcuno siamo ovviamente noi.

E’ noto come il recupero ed il riciclo di materia/rifiuti con metodiche di trattamento a freddo senza emissioni sia una delle vere alternative che la tecnologia ci mette in condizione di sfruttare a costi anche più bassi rispetto a quelli di esercizio di un inceneritore. Cosa ne pensa?

Che il recupero dei materiali sia di gran lunga più economico dell’incenerimento è un’ovvietà per nascondere la quale si attuano raccolte differenziate sgangherate e volutamente costosissime. Ma il recupero non basta: è indispensabile che i prodotti che entrano sul mercato siano compatibili con l’ambiente, il che è del tutto fattibile con le tecnologie odierne. Sull’argomento si possono trovare ragguagli particolareggiati nei miei libri “Rifiuto: Riduco e Riciclo” e “Lo Stivale di Barabba” editi da Macro Edizioni.

Per chiudere, Dott. Montanari ci sono cittadini dei Castelli Romani che da ben sette anni contrastano una discarica di “tal quale” esaurita che da più parti si vorrebbe ampliare, mentre da tre anni gli stessi cittadini lottano contro l’ipotesi di un inceneritore sullo stesso sito della discarica. Da uomo di scienza cosa sente di dire a tutte queste persone che stanno contrastando ciò e cosa vorrebbe dire a tutti gli altri che ancora non capiscono il reale pericolo e le vere soluzioni percorribili?

Il concetto fondamentale è che l’unica arma di legittima difesa di cui disponiamo è la conoscenza. Se si resta ignoranti, si rimane preda appetitosa di avventurieri pronti ad ogni mascalzonata pur di far soldi. Purtroppo, e qui faccio, magari sbagliando, d’ogni erba un fascio, gli organi d’informazione non solo non informano ma disinformano ad arte, e basterebbe, al proposito, accendere la TV sui programmi RAI e Mediaset per accorgersi delle enormità che queste diffondono a proposito dell’incenerimento dei rifiuti. Per ciò che concerne le discariche, temo che anche qui esistano malintesi. Se una discarica è fatta tecnicamente come si deve e altrettanto come si deve è gestita, non costituisce un problema grave per l’ambiente. È quando le discariche sono ubicate su falde acquifere e non hanno un sottofondo adeguato che la costruzione è errata, ed è quando ospitano materiali putrescibili che sopravvengono i guai maggiori. Quei materiali generano gas tossici e puzzolenti ed altrettanto tossici percolati, e non possono assolutamente entrare in discarica per nessun motivo. Cattivo odore e la presenza di uccelli sui rifiuti indicano chiaramente la cattiva gestione del sito. Le discariche gestite male lo sono anche per giustificare presso chi ignora come stiano le cose la costruzione di un inceneritore, così come lo è stata la cosiddetta “emergenza rifiuti” a Napoli: una messa in scena allestita ad arte con pazienza per santificare una follia come l’inceneritore di Acerra.

Con la vicina Colleferro come drammatico esempio che futuro auspica per il territorio dei Castelli Romani e per i suoi cittadini?

Inutile girare intorno alla questione: la strada intrapresa è suicida e ci si deve fermare immediatamente, tornando subito sui propri passi. Per questo occorre una conduzione politica che, ahimè, non esiste non solo nel Lazio ma in Italia. Ma la democrazia – una cattiva forma di governo che, però, resta la meno peggiore tra tutte – prevede una gestione decisa in base ai numeri, e, se i cittadini continuano imperterriti a concedere la loro fiducia a quei personaggi, significa che tutti i disastri presenti e futuri sono quanto la maggioranza vuole.

Intervista del 23 agosto 2010 a cura di Luca Tittoni.

L’ Associazione “Differenzia-ti” desidera ringraziare il Dott. Stefano Montanari per la preziosa intervista e per il suo consistente operato di ricerca volto al bene comune.


Intervento della Dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”

_Gli effetti sanitari (quelli veri) inerenti la termocombustione dei rifiuti, gli studi “travisati” o non rispettati nel loro rigore scientifico, la logica che muove l’incenerimento del Cdr e l’informazione distorta che a cascata spesso (non sempre) viene fatta al cittadino. Questi video (in ordine) riportano l’intervento della dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”  tenutosi a Marino lo scorso diciotto dicembre. Ogni cittadino ancora convinto della validità dei termoinceneritori come metodica sanitaria ed economica per il trattamento dei rifiuti ha “l’obbligo” morale di visionare questi video, chi invece è già ampiamente  informato è chiamato ad inoltrare il presente post ad altre persone ancora poco consapevoli o favorevoli circa la tematica inceneritori. Mettetevi comodi, cinquanta minuti di verità e trasparenza scientifica spiegate con estrema semplicità. Il nostro più sincero grazie alla dott.ssa Patrizia Gentilini e all’ISDE per il loro fondamentale operato. No al “gassificatore” dei Castelli Romani – Albano Laziale. Buona visione.

_Parte prima.

_Parte seconda.

_Parte terza.

_Parte quarta.

_Parte quinta.

_Parte sesta.

_Parte settima ed ultima.


Rifiutiamo le “balle”

_Visionate ed inoltrate. Grazie.


Nieri: “Albano è un progetto senza futuro”

_Nieri: Albano è un progetto senza futuro”. “Sul gassificatore di Albano ho da sempre espresso la mia netta contrarieta’. La ritengo, ancora oggi, un’opera inutile e dannosa, percepita dai cittadini di quel territorio come una minaccia”. Lo dichiara l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri. “Quello con il quale il vicepresidente Montino chiede la sospensione dei lavori e’ un atto dovuto, da noi piu’ volte sollecitato – aggiunge – Sarebbe profondamente sbagliato e scorretto proseguire nella realizzazione di un’opera senza attendere il pronunciamento del Tar sulle richieste di annullamento dell’iter di approvazione del termovalorizzatore, presentate dalle associazioni e dai movimenti locali. Ad ogni modo credo si tratti di un progetto senza futuro – conclude Nieri – contrario alle comunita’ locali e figlio di un’ idea di gestione dei rifiuti ampiamente superata”. (Fonte: Adn Kronos)

Zaratti: “Bene Montino su Albano, ora riaprire dialogo con le comunità locali”. ”L’iniziativa del vicepresidente Montino sulla vicenda del gassificatore di Albano accoglie finalmente le numerosissime sollecitazioni dei comitati, movimenti e degli amministratori dei comuni castellani che da tempo chiedono la sospensione della realizzazione di questo impianto. Ora si riprenda il dialogo con le comunita’ locali”. Lo afferma Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio.”Rimane tuttavia la convinzione – aggiunge Zaratti – che un atto di sospensiva in autotutela e’ quanto mai necessario, considerando che nella stessa richiesta inviata ad Ama, Acea e Colari si ipotizza, come prevedibile, un pronunciamento del Tar a favore del ricorso intentato sulle procedure autorizzative”. ”Per quanto mi riguarda – conclude Zaratti – continuo ad essere convinto che il gassificatore di Albano sia opera inutile e dannosa per i cittadini e per l’ambiente”. (Fonte: Adn Kronos)

Robilotta: “Gravissima la richiesta di Montino sulla sospensione di Albano”. “La lettera che Montino ha inviato alla compagine societaria che sta costruendo l’impianto di gassificazione ad Albano, nella quale si chiede di sospendere i lavori fino al pronunciamento del Tar, rappresenta un atto gravissimo da parte di una giunta sempre piu’ allo sbando”. Lo dichiara il consigliere della Regione Lazio Donato Robilotta (Pdl). “Montino, invece di difendere un atto legittimo della sua amministrazione, attacca la sua stessa giunta solo per non compromettere i delicati equilibri della sua maggioranza in campagna elettorale – prosegue Robilotta – Infatti, molti esponenti del partito di Montino, il Pd, si sono apertamente schierati con quanti sul territorio dei Castelli sono contrari all’impianto di gassificazione. Questa maggioranza, che ha raggiunto livelli di irresponsabilita’ indescrivibili, prima sottopone al sottosegretario Bertolaso un piano dove l’impianto di Albano e’ indispensabile per scongiurare l’emergenza e poi allo stesso tempo attacca l’impianto che loro stessi hanno autorizzato. Se il comportamento del reggente Montino non fosse maledettamente pericoloso mi verrebbe da dire che siamo alle comiche”. (Fonte: Adn Kronos)

Bonino, prime grane dagli alleati. “E’ in programma questa settimana l’incontro con la Federazione della Sinistra e, immagino, anche con l’Idv”. Dietro a questa sibillina chiusura, dietro all“immagino, Emma Bonino cela un timore che non è più solo suo: Italia dei Valori sta pensando ad una sua lista autonoma, e le migliaia di manifesti che propongono il volto e il nome di Stefano Pedica, sui muri di Roma, la dicono già lunga sull’uomo che Di Pietro metterebbe in campo. A chi le chiede conto di questa ipotesi Emma Bonino risponde con una scrollata di spalle. ”So che l’Idv avrà un congresso agli inizi di febbraio“. E’ però ancora buio sul programma della candidata radicale. Il consigliere regionale del Pdl, Donato Robilotta punta sulla concretezza delle scelte da intraprendere: ”Sulla vicenda del gassificatore ad Albano la candidata del centro-sinistra alla guida della Regione Lazio dichiari al più presto la sua posizione“. La questione non è da poco, con un problema rifiuti crescente alle porte della capitale. ”Emma Bonino – prosegue Robilotta -, da sempre al centro di battaglie per la modernizzazione del paese, come farà a condividere un programma di governo con quella parte della sinistra più estrema fortemente caratterizzata dalla politica dei no?“, si chiede e le chiede l’esponente socialista del Pdl. Per ora più che sulle idee, la comunicazione elettorale del centrosinistra punta sull’estro. La trovata di Emmatar fa parlare, nel bene e nel male. A trovarla particolarmente inquietante è Barbara Saltamartini, del coordinamento nazionale Pdl: ”Aborto, depenalizzazione delle droghe leggere, messaggi offensivi sul Santo Padre: definire angosciante ’Emmatar’, lo spot promozionale di pessimo gusto della candidata della sinistra, è dire poco. Il problema è che è solo un assaggio del film ben più inquietante che i cittadini laziali potrebbero vedere in caso di vittoria di Emma Bonino“. Piovono ancora critiche sull’atteggiamento della Bonino che incassa nel Lazio il sostegno del Pd ma gli va contro in Lombardia, sottraendo voti per il candidato Penati a favore di Marco Cappato. (Fonte articolo, qui)


Intervista al dott. Stefano Montanari

Un potenziale gassificatore nel quadrante sud-ovest dei Castelli Romani instilla, com’è ovvio che sia, una qualche riflessione. Data la “caratura” invasiva del possibile impianto è giusto considerare le ulteriori esternalità negative di un comprensorio già di per sè altamente gravato. Risorse idriche, vicinanza con i numerosi paesi limitrofi e con quel che sarà il futuro Policlinico dei Castelli Romani. Il tema porta fisiologicamente alla questione delle nanopolveri. Per saperne di più abbiamo intervistato il dott. Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
Dott. Montanari spesso in Italia sentiamo parlare di termovalorizzatori, gassificatori e inceneritori. In termini pratici vi sono differenze strutturali atte a motivare questa diversa terminologia? “L’inceneritore si limita a bruciare i rifiuti, il ‘termovalorizzatore’ ricava un minimo di energia dalla combustione dei rifiuti e il gassificatore ne ricava gas combustibili”. Gli impianti che bruciano Cdr sono visti con sospetto da una parte della comunità scientifica per via delle loro emissioni gassose: le nanoparticelle. Cosa sono esattamente e che differenze ci sono con le altre polveri emesse dalla combustione? “Sono polveri inorganiche di diametro inferiore al micron e con un volume che può arrivare ad essere anche centinaia di milioni di volte più piccolo di quello delle particelle da 10 micron che costituiscono il grosso delle PM10. La composizione è estremamente varia perché tra i rifiuti si trovano in pratica tutti gli elementi chimici e, dunque, ciò che ne esce sono entità quasi impossibili da pronosticare. La combustione dei rifiuti genera anche altre particelle sia più grossolane sia di natura organica, ma, quanto a computo numerico, sono le nanoparticelle ad essere soverchianti”. C’è una relazione tra la dimensione delle nanopolveri e la temperatura di combustione nell’impianto? ”A grandi linee, più alta è la temperatura di combustione, più piccole sono le particelle generate. Gli inceneritori moderni funzionano a temperature relativamente elevate per produrre meno diossine ma, d’altro canto, le polveri che ne escono sono più sottili e più aggressive. Dott. Montanari esistono ‘filtri’ in grado di poterle bloccare? ”No, i filtri non hanno attività sulle nanopolveri. Quando ci dicono che un filtro cattura il 99,9% delle polveri che escono da un camino, non ci viene detto che si tratta solo di una quota chiamata ‘polveri primarie filtrabili’ e che ciò che è catturato si valuta in peso e non per numero di particelle. Dunque, dal filtro sfuggiranno migliaia di volte più particelle di quanto non vengano bloccate. Ma l’altro problema è: che ne faremo di queste polveri che stanno sul filtro? Nei fatti tutta questa roba finisce nell’ambiente. Ma, poi, c’è il problema delle ceneri che costituiscono circa un terzo in massa del rifiuto che viene bruciato. Queste, classificate bizzarramente come ‘inerti’ sono in realtà quanto mai aggressive e finiscono nelle discariche che, dunque, non solo non spariscono con l’incenerimento dei rifiuti, ma diventano molto più pericolose di quelle ‘che puzzano’.
Queste nanopolveri si degradano poi in natura? “Queste polveri sono eterne e, generate, restano per sempre nell’ambiente. Anzi, le nanopolveri possono galleggiare in aria per decenni e viaggiare su percorsi lunghissimi. Dunque, impossibile confinarle sul serio da qualche parte”. A lungo termine possono causare effetti sull’uomo? “Più piccola è la particella, più facilmente questa riesce a penetrare nell’organismo, passando rapidamente dal polmone o dall’apparato digerente al sangue e da qui a tutti gli organi. Le più piccole sanno entrare fin nel nucleo delle cellule disturbando il DNA. Le malattie che produce sono una lista pressoché infinita: ictus, infarto, tromboembolia polmonare, varie forme di cancro, malattie neurologiche che vanno dall’insonnia alla perdita di memoria a breve, dal morbo di Parkinson a quello di Alzheimer. Poi c’è la cosiddetta stanchezza cronica, ci sono malattie del sistema endocrino come alcune della tiroide o come il diabete. Drammatiche, poi, sono le malformazioni fetali che vediamo sempre più spesso”. Qual è secondo lei la via da seguire in tema di rifiuti e in che direzione si muove l’Europa? Il problema dei rifiuti ha un’origine antica ed è ridicolo pensare di risolverlo con la bacchetta magica. Figurarsi con gli inceneritori che sono una vera e propria follia. L’educazione è il primo rimedio: produrre molti meno rifiuti, per esempio eliminando sacchetti di plastica e imballi che sono metà abbondante del nostro pattume, trasformare in terriccio fertile tutto ciò che è biodegradabile, riusare, riciclare e non sprecare materiali. L’industria fabbricherà solo prodotti compatibili con l’ambiente, cosa tecnologicamente più che possibile, e i politici dovranno rassegnarsi a non speculare sulla malagestione dei rifiuti. (Fonte articolo, clicca qui)