Posts tagged “Inceneritore Albano

Ai cittadini ogni conclusione o giudizio…

_Radio made in Cerroni, ospite made in… .A voi ogni conclusione. Buon ascolto.


Figino, dalla pulizia stradale si ricava materiale edile

_(Fonte articolo, clicca qui). Un impianto innovativo, capace di trasformare i rifiuti raccolti in strada in materiale per l’edilizia. Il procedimento, fatte le debite differenze, non è troppo diverso da quello che in Sudafrica viene utilizzato per recuperare diamanti e oro. Ma in questo caso, a venire recuperati, saranno i rifiuti non pericolosi provenienti dallo spazzamento stradale. Sabbia, ghiaino e ghiaietto che invece di finire in discarica potranno essere veduti, per esempio, al settore dell’edilizia. Con un vantaggio economico e un risparmio ambientale. A renderlo possibile, il nuovo impianto di lavaggio e recupero attivato a Figino Serenza, gestito da Risorse ecologiche, società del gruppo Econord. Uno simile, all’avanguardia a livello europeo, è attivo da qualche anno nel Bergamasco, ma questo è il primo in provincia di Como, e vuole porsi come punto di riferimento per tutte le amministrazioni comunali, perché conferiscano qui il risultato della pulizia delle proprie strade. In pratica, si tratta di una sorta di enorme lavatrice. Forse banalizza un po’, ma l’immagine rende bene. Tanto che è stata utilizzata sabato mattina in occasione della presentazione ufficiale dell’impianto, costato tre milioni di euro, che occupa una superficie di 2.500 metri quadrati.


Rifiuti, scorie e inquinamento. Ca’ del Bue: ecco il progetto

_Il Corriere della Sera ormai allineato con rigore alla lobby dell’incenerimento spiega dettaglio per dettaglio il nuovo (obsoleto) inceneritore di Ca’ del Bue. Al Corriere anzichè sviscerare impianti moderni come Vedelago o come quelli del Consorzio Priula continuano a parlare di questi dinosauri nello smaltimento rifiuti. Con un’unica variante, i “termovalorizzatori” al contrario dei dinosauri non si sono ancora estinti.

_(Fonte articolo, clicca qui). Un impianto pensato per bruciare rifiuti 24 ore al giorno, sette giorni su sette (ad eccezione dei giorni di manutenzione programmata), per un totale di circa 190mila tonellate l’anno, non meno di 600 al giorno per mantenere i forni in temperatura: questo prevede il progetto preliminare (che il Corriere di Verona ha avuto modo di consultare) per la nuova sezione di incenerimento di Ca’ del Bue, che verrà illustrato questa mattina nella sede di Agsm, nella prima riunione della Conferenza dei servizi, dai tecnici di Urbaser, l’azienda spagnola che si è aggiudicata il bando per la progettazione, costruzione e gestione (per 25 anni). L’iter prevede che, solo al termine della Conferenza (cui partecipano Comune di Verona, Provincia, Vigili del fuoco, Enav e rappresentanti dei comuni confinanti), il progetto verrà sottoposto alla valutazione d’Impatto Ambientale (Via). Poi, potranno iniziare i lavori: a inizio 2013, secondo le stime di Agsm.

Che cosa brucerà Costruito nell’ormai lontano 1989 e chiuso dal 2006 senza mai aver funzionato davvero, Ca’ del Bue verrà rivoluzionato, anche se il nuovo impianto sarà «per quanto possibile autonomo e svincolato dall’esistente ». L’esistente sono i vecchi forni a «letto fluido», mentre il «nuovo impianto» prevede forni «a griglia mobile», raffreddati ad acqua. Al loro interno, verranno bruciati rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali non pericolosi, ma non rifiuti chimici e/o ospedalieri. Al loro arrivo, i rifiuti verranno monitorati – anche attraverso controlli di radioattività -, pesati e conferiti in un’apposita sezione di stoccaggio, capace di ospitare circa 1.900 tonnellate. Bruciando rifiuti, Ca’ del Bue produrrà necessariamente una certa quantità di scorie: 18.300 tonnellate l’anno di «sottovaglio» (la frazione pesante) e 6.100 di «sopravaglio» (la frazione leggera), più 8.244 di ceneri leggere. La prima tipologia di scorie sarà inviata al centro di recupero inerti, la seconda in discarica; anche le ceneri saranno inviate all’inertizzazione, dopo essere state disperse in una matrice di idrossido di calcio. Ca’ del Bue non si limiterà a incenerire rifiuti, ma produrrà anche energia: solo così (e grazie a certificati «verdi» garantiti per 15 anni) sta in piedi il piano economico predisposto da Urbaser. Il vapore delle caldaie alimenterà una turbina da 24.400 KW al massimo carico continuo.

Quanto inquinerà Le possibili criticità del progetto sono state analizzate su un’area «vasta» con un raggio di 5 km, estesa anche ai centri dei comuni confinanti (San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo). Per stessa ammissione dei tecnici, è la componente «Atmosfera» quella più influenzata dal nuovo intervento, in termini di impatto ambientale. Tutte le sostanze che, nonostante la doppia filtrazione, usciranno dai camini di Ca’ del Bue saranno in ogni caso, secondo i tecnici di Urbaser, largamente inferiori ai limiti di legge, non solo italiani: per le polveri, il valore medio previsto è un terzo del limite tedesco. Secondo i tecnici Urbaser, l’impatto più critico (ma comunque nei limiti) sarà quello dell’ossido di azoto: i valori più alti sarebbero comunque concentrati in prossimità dell’impianto (una concentrazione oraria massima di 20 microgrammi per metrocubo) e si ridurrebbero di quattro volte sui centri di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo. A tutto questo vanno aggiunti i 18mila viaggi ogni anno di automezzi diretti all’impianto, che avranno comunque un impatto definito «modesto » sulla viabibilità oggi esistente. I contrari all’impianto obietteranno che Ca’ del Bue si trova già in un’area altamente inquinata. Dal monitoraggio dei dati delle tre stazioni di qualità dell’aria della zona – uno a Ca’ del Bue, uno a Ca’ Sorio (distante un km), l’altro a Matozze (distante 2 km) – emergce che proprio a Ca’ del Bue, già oggi, ci sono i valori più alti di biossido di azoto. Mentre per le Pm10, pur ritenendo di non avere dati «confrontabili », i tecnici ammettono che «è probabile che questo parametro presenti concentrazioni critiche, come d’altra parte succede in tutta l’area della pianura padana». Allo stesso tempo, viene annotato che non c’è stata tuttavia alcuna variazione di rilievo dal primo semestre 2006, quando è stato spento il termovalorizzatore.


Dis-camping a Roncigliano

_Inoltriamo dal Coordinamento No Inceneritore Albano Laziale. DUE GIORNI DAVANTI E CONTRO LA DISCARICA 
in VIA ARDEATINA KM 24.700

SABATO 10 SETTEMBRE GIORNATA DEDICATA ALLA SITUAZIONE DELLE ACQUE
DOMENICA 11 SETTEMBRE OPPOSIZIONE POPOLARE A DISCARICHE E INCENERITORI.

Dalla fine di luglio i rifiuti dei nostri comuni vengono sversati nel VII invaso dell'abusata discarica dell'avv. Cerroni e stanno letteralmente gasando le popolazioni circostanti.
Liquidata in maniera farsesca la pratica del collaudo a luglio e malgrado l'udienza TAR sulla sospensiva dell'AIA richiesta dai cittadini sia pendente, l'avvocato Cerroni sta allegramente utilizzando questo autentico monumento alla prepotenza e alla totale indifferenza verso le condizioni di vita della gente di Villaggio Ardeatino, Valle Gaja, Montagnano, Cancelliera e Roncigliano.
Persino i nuovi delegati alla “monnezza” di Albano avevano giudicato magnifico questo impianto : a 200 mt dalle abitazioni, in zona agricola, con una montagna di terra di riporto che incombe sull'Ardeatina, su falde idriche che hanno più cloroformio e arsenico che acqua, cosi da un mese ci sciroppiamo esalazioni da vomito nel miglior stile Roncigliano, fra le più acute dalla sua mefitica entrata in opera trentanni fa.
In più Cerroni manda suoi scagnozzi a raccontare che lui il Consiglio di Stato ce l'ha in tasca e quindi il supremo organo amministrativo non potrà che annullare il giudizio del TAR dopo il blocco del suo famoso inceneritore.
Tra aprile e luglio i cittadini hanno dato vita in discarica a quattro presidi in discarica tutti molto partecipati, che hanno ribadito la necessità di chiudere la discarica. E il 18 giugno scorso ancora, mille donne e uomini hanno attraversato le nostre strade per riconfermare l'opposizione popolare al VII invaso. 
Eppure tutto questo non è bastato.
IL TAR POTREBBE TORNARE A RIUNIRSI PER ARRIVARE A DECIDERE SE BLOCCARE SUBITO L'INVASO GIÀ IN SETTEMBRE, MENTRE IL CONSIGLIO DI STATO SULL'INCENERITORE È PREVISTO PER OTTOBRE.
Sul fronte delle ipotesi diverse, dal pagare il primo pescecane che passa per fargi ammassare rifiuti e/o dargli fuoco, le amministrazioni locali, con la parziale eccezione di Ariccia, continuano a balbettare: differenziata, isole ecologiche, impianti di compostaggio, cura delle filiere del riciclo, coordinamento intercomunale della raccolta etc etc, ma tutto ancora in alto mare.
NON RIMANE QUINDI CHE RILANCIARE LA MOBILITAZIONE POPOLARE ANCHE PER IL PROSSIMO AUTUNNO SULLE SOLITE E SEMPLICI PAROLE D'ORDINE:
NO ALL'INCENERITORE - NO AL VII INVASO - CHIUDERE RONCIGLIANO.
La due giorni di incontro e discussione che proponiamo servirà perciò a definire i tempi e i modi dei nuovi impegni, ma anche , speriamo, a rivitalizzare le nostre esauste casse.

Coordinamento contro l'inceneritore di Albano.

Per non dimenticare.

_L’ennesima ferita nel cuore dei castelli romani è stata inferta.

Per non dimenticare, per non ripetere, per ricordare che non è finita qui, per ricordare agli speculatori e agli amministratori che come abbiamo bloccato l’inceneritore bloccheremo anche la discarica. Clicca qui .

Presto nuovi appuntamenti per stare insieme, discutere e approfondire le situazioni.

STAY TUNED!

Differenzia.ti staff.

 


Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità

CI OCCORRE IL TUO AIUTO, PER SOSTENERCI, CLICCA QUI.

(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.

Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.

Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.

Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.


Sabato 2 aprile MANIFESTAZIONE di fronte LA DISCARICA DI ALBANO LAZIALE

Sabato 2 aprile alle ore 8:30 il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, le associazione ed i movimenti che tutelano il territorio e la salute dei Castelli Romani chiamano i cittadini alla mobilitazione consistente di fronte la discarica di Albano Laziale (Roncigliano). Il grave rischio di apertura del cantiere inerente il VII° invaso della discarica facente capo alla Pontina Ambiente S.r.L, il ricorso del consorzio Co.E.Ma contro la sentenza del Tar Lazio di bocciatura totale del progetto inceneritore, devono far riflettere sulla pericolosità che grava ancora sull’intero bacino territoriale dal punto di vista dei rifiuti. Pericolosità in nome di una sola variabile: quella speculativa. Contro nuove devastanti buche all’interno di un comprensorio di pregio e già vessato, contro un folle camino sputa diossina torniamo a parlare di alternative vere, sostenibili e meno impattanti che i comuni tutti dovranno adottare quanto prima. Per questo e non solo per questo il 2 aprile i cittadini dei Castelli Romani sono chiamati alla partecipazione massiccia in nome dei loro diritti ed a salvaguardia dei loro interessi più diretti. Passaparola e partecipa.

NOTA BENE: La manifestazione è regolarmente autorizzata pertanto la cittadinanza è chiamata alla partecipazione numerosa.

 


Albano Laziale: discarica contro inceneritore, una bella gara…

>Visitate la pagina “news” e la pagina “stampa” del sito.

> Altro articolo in evidenza: Malagrotta forever, senza la discarica a Roma sarebbe come in Campania. Clicca qui.

Dopo la vittoria al Tar a dicembre, che ha bloccato la costruzione dell’inceneritore di Albano, i sindaci di 10 comuni dell’area castellana hanno deciso di schierarsi con il comitato No-inc e i cittadini, i quali proseguono la battaglia dopo il ricorso al Consiglio di Stato da parte di Coema, il consorzio che vuol costruire l’inceneritore. La riunione tra i sindaci di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino, si è tenuta la scorsa settimana e s’è deciso di dare mandato all’avvocato Petretti. A nome dei colleghi, parla il sindaco di Albano Nicola Marini: «Ci sembrava d’obbligo proseguire sulla via intrapresa in passato – ha detto – ed è per questo che abbiamo chiamato di nuovo, intorno ad un tavolo, tutti i primi cittadini interessati al problema, ricevendo la loro risposta positiva per il ricorso “ad adiuvandum” al Consiglio di Stato. Queste sono battaglie che si vincono stando uniti, con una strategia comune tra le città e con l’obiettivo sempre chiaro della tutela della salute dei cittadini».

Immediata la replica di Donato Robilotta, coordinatore dei Socialisti Riformisti del Pdl, ex Consigliere regionale: «è davvero paradossale che l’Amministrazione di Albano e quelle degli altri Comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano ricorrano al Consiglio di Stato per scongiurare la costruzione dell’inceneritore – ha detto in un comunicato –. Lo è ancora di più dopo che negli scorsi anni si erano rivolti alla Regione per costruire un impianto, anche se di dimensioni ridotte rispetto a quello autorizzato. Non è responsabile cambiare atteggiamento quando cambiano i colori delle Amministrazioni, bisognerebbe, invece, garantire ai cittadini una continuità amministrativa. Gli stessi amministratori dovrebbero spiegare ai propri cittadini che senza la costruzione dell’inceneritore rimarrà soltanto una discarica, che ad oggi, è quanto di più inquinante possa esistere per un territorio».

Paradossali ci paiono piuttosto le dichiarazioni di Robilotta, il quale non ricorda, o ricorda troppo bene, che il sindaco di Albano fino al maggio scorso era Marco Mattei, oggi Assessore all’ambiente nella giunta regionale di Renata Polverini, il quale Mattei, soprattutto negli ultimi tempi, quelli più vicini alle elezioni, si era messo dal lato del no inceneritore. Di quale continuità stiamo parlando? Nicola Marini, oggi sindaco sostenuto da una coalizione di centrosinistra, ha fatto la sua campagna elettorale dicendo apertamente no all’impianto ed ha come Assessore all’ambiente quel Claudio Fiorani che è sempre stato in prima fila alle manifestazioni e alle mobilitazioni dei No-inc. Altra precisazione: non sono i sindaci a ricorrere al Consiglio di Stato: a loro andava benissimo la sentenza del Tar. È Cerroni, patron dei rifiuti del Lazio, e il “suo” consorzio, ad aver fatto ricorso contro quella sentenza. E i cittadini, insieme ai primi cittadini, dovrebbero stare alla finestra a guardare? Infine, una discarica più inquinante di un inceneritore? Beh, è una bella gara… (Fonte articolo, Castellinews, clicca qui)


Inceneritore Albano: ricorso al Consiglio di Stato

>Inceneritore, il Co.E.Ma ci riprova. Clicca qui.

Ricorso al Consiglio di Stato per i dieci comuni che conferiscono nella discarica di Roncigliano. Dopo la vittoria al Tribunale Amministrativo Regionale che ha bloccato la costruzione dell’inceneritore, e il conseguente ricorso del consorzio Coema, i sindaci di bacino si sono schierati con un’azione legale “ad adiuvandum” al fianco dei cittadini e dei Comitati.

Essendo sede di discarica e del probabile inceneritore, Albano ha dato poi mandato anche ai suoi avvocati di continuare il proprio percorso giurisdizionale.

“Ci sembrava d’obbligo proseguire sulla via intrapresa in passato – afferma il sindaco Nicola Marini – ed è per questo che abbiamo chiamato di nuovo, intorno ad un tavolo, tutti i primi cittadini interessati al problema, ricevendo la loro risposta positiva per il ricorso “ad adiuvandum” al Consiglio di Stato. Queste sono battaglie che si vincono stando uniti, con una strategia comune tra le città e con l’obiettivo sempre chiaro della tutela della salute dei cittadini”. La riunione tra i sindaci di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino, si è tenuta la scorsa settimana e in mattinata verrà depositata tutta la documentazione necessaria all’avvocato Petretti per portare avanti l’azione legale. Il parere del Consiglio di Stato si dovrebbe avere tra sei, otto mesi. (Fonte articolo, clicca qui)


Il Consiglio Regionale dice no all’ipotesi “Malagrotta Bis” ad Allumiere

Inceneritore Albano:

  • Inceneritore Albano, al Consiglio di Stato dieci comuni con i cittadini e contro l’inceneritore, clicca qui

Discarica ad Allumiere:

  • Consiglio Regionale dice no ad Allumiere, clicca qui.
  • Alemanno: “La decisione spetta alla Regione”, clicca qui.
  • Alemanno: “Allumiere apparteneva ad un altro momento”, clicca qui.

Il Consiglio regionale del Lazio ha stabilito che la Giunta, il Comune e la Provincia di Roma dovranno individuare soluzioni alternative all’ipotesi di discarica nel Comune di Allumiere. Il Consiglio così facendo ha approvato una mozione presentata da membri di Sel, federazione della Sinistra, Verdi e Lista Bonino-Pannella, secondo cui il terrreno individuato per il nuovo polo di smaltimento dei rifiuti “è situato in una zona sottoposta a vincoli ambientali e riconosciuta dalla legislazione europea di enorme valore paesaggistico”. Anche il comune di Allumiere e la stessa provincia di Roma avevano più volte rimarcato la loro contrarietà all’eventuale discarica, alternativa a Malagrotta.

La divergenza di opionioni sulla questione aveva coinvolto anche tra Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, e Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale. A monte c’era il protocollo firmato a metà dicembre dal sindaco di Roma e dal ministero della Difesa che individuava una nuova collocazione per un’eventuale discarica nel sito militare di Allumiere per proporre un’alternativa a quella di Malagrotta. Lo scontro tra Polverini e Alemanno si fondava proprio su questo punto. Il governatore della regione Lazio aveva perciò affermato la sua contrarietà al progetto: “non ci sarà alcuna alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere”. Dall’altro lato Alemanno invitava la regione a chiarire “le sue scelte”, precisando che si trattava ”solo un’ipotesi”.


Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio

Aggiornamenti stampa inceneritore:

• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.

Aggiornamenti stampa emergenza acqua:

• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.

Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”


Rifiuti, il Parlamento boccia la Regione Lazio

(Fonte articolo, Terra, clicca qui). Nel Lazio l’emergenza rifiuti non è mai finita. E se nel 2008, a distanza di nove anni dal suo inizio, la crisi è stata dichiarata risolta, si deve «più a motivazioni politiche che al superamento delle criticità nella gestione del ciclo». Le 81 pagine della relazione sul ciclo dei rifiuti in Lazio, approvata ieri dalla Commissione ecomafie, bocciano senza riserve la gestione della Regione e degli enti locali. La raccolta differenziata non è mai davvero partita: la media delle cinque province è ferma al 15 per cento, in teoria dovrebbe raggiungere il 60. I termovalorizzatori sono «sovradimensionati», per funzionare sono costretti a importare rifiuti da fuori regione. E come in Campania, anche nel Lazio tutto il ciclo si regge ancora sulle discariche.

«La più che decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato purtroppo sia il fallimento dei poteri d’urgenza, sia la difficoltà di riportare a gestione ordinaria la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti prodotti», è la constatazione della relazione parlamentare. Con la fine della gestione commissariale la situazione non è migliorata di molto. Tre le grosse falle individuate dalla Commissione ecomfie: «scarso sviluppo della raccolta differenziata, lavorazione di bassa qualità dei rifiuti, commistione tra parte politica e parte gestionale». A queste si aggiunge la presenza invasiva della criminalità organizzata, capace, soprattutto in provincia di Latina, di monopolizzare il settore dei trasporti e di far entrare illegalmente in discarica rifiuti pericolosi.

Della crescita a passo di lumaca dei tassi di raccolta differenziata (Roma, Viterbo e Latina sono tra il 16 e il 15 per cento, Rieti e Frosinone al 6) se ne è avvantaggiato in questi anni soprattutto Manlio Cerroni, il re della spazzatura romana, che gestisce l’invaso di Malagrotta, la più grande discarica di Italia e d’Europa. Ogni tonnellata conferita nella sua discarica costa 72 euro. Per cui, a conti fatti, nelle tasche dell’imprenditore romano finiscono 44 milioni di euro ogni anno. Soldi molto facili visto che Cerroni opera in regime di monopolio, come sottolinea in più punti la relazione. «Non ci sono alternative», rispose il sindaco di Roma Gianni Alemanno durante un’audizione in Commissione Ecomafie a chi gli chiedeva conto di questo rapporto privilegiato degli enti pubblici con un unico privato. Secondo il primo cittadino della Capitale, «Cerroni ha comunque garantito finora la presenza di un’imprenditoria sana, conosciuta e testata. L’uscita di scena di questo imprenditore apre scenari che possono essere pericolosi». Non pericoloso, ma di pessima qualità è invece il cdr, il combustibile da rifiuti, prodotto negli impianti laziali. I termovalorizzatori di Colleferro (al centro di una importante inchiesta della magistratura) e Frosinone sono costretti perciò a importare immondizia dalle altre regioni. La colpa è della carenza di stabilimenti di trattamento meccanico biologico e della scarsa efficienza degli impianti di compostaggio. Secondo la Commissione ecomafie, gli inceneritori laziali sono molto più grandi del necessario e se la raccolta differenziata partisse sul serio, il problema aumenterebbe di dimensione. Per questo motivo, si legge nella relazione, il termovalorizzatore, che dovrebbe essere costruito ad Albano, non solo potrebbe avere conseguenze nocive sulla salute (nel testo viene dato ampio spazio al parere contrario dell’Asl), ma propabilmente sarebbe addirittura «inutile».


Città dei rifiuti ad Allumiere come nuova Malagrotta e (un altro) gassificatore

Due annotazioni fondamentali: prima di tutto la nostra solidarietà ai cittadini dell’alto Lazio, in seconda battuta questa scelta per noi, come vertenza Albano, non cambierebbe niente di quello che è attualmente sul tavolo. Piuttosto, è chiaro come a questo punto il Gruppo Cerroni farà di tutto pur di costruire l’inceneritore di Albano (sotto la sua completa gestione al contrario di Allumiere) ed allargare la discarica di Roncigliano (di sua proprietà al contrario di Allumiere). La battaglia per la legalità, per il territorio e per buttar fuori la speculazione tumorale dei rifiuti dai Castelli Romani prosegue.

(Fonte articolo, Repubblica Roma, clicca qui). Dove sorgerà la discarica alternativa a Malagrotta? Il Campidoglio lo ha deciso da tempo. Non solo. Ha anche siglato con il ministero alla Difesa un protocollo d’intesa per ottenere il terreno dove realizzarla: il poligono militare “la Farnesiana”, nel comune di Allumiere, fuori del comune di Roma. Il documento porta la data del 13 dicembre 2010 ed è firmato in ogni pagina dal sindaco Gianni Alemanno e dal ministro Ignazio La Russa. Con buona pace dei residenti e del sindaco di Allumiere, che hanno più volte protestato a gran voce contro questa eventualità. Con buona pace degli ambientalisti, dell’opposizione capitolina e dell’amministrazione di Palazzo Valentini, che più volte hanno manifestato la loro contrarietà alla volontà del Campidoglio di realizzare la discarica alternativa a Malagrotta nel territorio della provincia, per di più in una zona sottoposta a vincoli ambientali, perché riconosciuta dalla legislazione europea di grande valore paesaggistico.

In quel gioiello ambientale, il Comune di Roma non vuole aprire soltanto la discarica che prenderà il posto di Malagrotta e ne consentirà la chiusura, ma una vera e propria città dei rifiuti, dotata di un impianto per la realizzazione del cdr, il combustibile da rifiuti che poi verrà bruciato e trasformato in energia dal gassificatore. “Polo integrato per lo smaltimento, il trattamento ed il recupero dei rifiuti”, lo chiama il documento, specificando che “il presente protocollo d’intesa è titolo idoneo affinché Roma Capitale e per essa l’ente strumentale (cioè l’Ama, ndr) possa richiedere ed ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per la realizzazione di un polo integrato per lo smaltimento, il trattamento ed il recupero dei rifiuti”. Via libera dal ministro La Russa, dunque, che non solo apre l’area al Comune di Roma, ma “nel condividere le necessità rappresentate da Roma Capitale, manifesta la propria disponibilità a procedere congiuntamente per il raggiungimento degli obiettivi definiti”. Lo sanno bene il ministero della Difesa e il Campidoglio che quella zona è vincolata. Il protocollo lo riconosce chiaramente. “Il bene demaniale – recita il documento – è inserito in un contesto paesaggistico caratterizzato da vincoli ambientali, essendo in parte inserito nella zona di Protezione speciale di cui alla direttiva comunitaria 79/409/Cee “Uccelli” (sostituita dalla direttiva 147/2009/Cee) recepita ed attuata dalla Regione Lazio con la delibera di giunta regionale 16 maggio 2008 n. 363″. Ma per il sindaco e il ministro La Russa le “finalità di pubblico interesse” sono prevalenti e giustificano il superamento del vincolo. Perciò, per la realizzazione della cittadella dei rifiuti, “il ministero mette fin da subito a disposizione di Roma Capitale i dati, le informazioni e i documenti a sua disposizione, tra cui le cartografie, le litografie e i rilievi topografici”.

(Fonte articolo, Rome Repubblica, clicca qui). Una superficie di 145 ettari, tutti nel comune di Allumiere. É questo l’appezzamento di terreno che il ministro della Difesa Ignazio La Russa si è impegnato a mettere a disposizione del Campidoglio perché l’Ama possa realizzarci discarica, impianti per il trattamento dei rifiuti e gassificatore.

L’area “per le sue caratteristiche di estensione, geomorfologiche e di ubicazione rispetto al centro abitato, nonché per la vicinanza e collegamento con le infrastrutture ferroviarie – recita il protocollo d’intesa firmato con il sindaco Alemanno – risulta di interesse di Roma Capitale ai fini dell’utilizzo per finalità di pubblico interesse”. E l’utilizzo è presto detto: “un polo integrato per lo smaltimento, il trattamento ed il recupero dei rifiuti”. Per di più, mette bene in chiaro il documento, il progetto rispetta “le caratteristiche previste anche dalla delibera della giunta regionale del 19 novembre 2010, n. 523″. In altre parole: l’inusuale localizzazione in provincia della discarica è in linea con il piano rifiuti della Regione Lazio, che ha previsto una diversa organizzazione degli Ato, gli ambiti territoriali ottimali, che per legge devono essere autosufficienti nel ciclo di smaltimento, trattamento e recupero dei rifiuti. La Regione ha creato un unico Ato che coincide con tutto il Lazio, diviso in cinque sub-Ato corrispondenti ai territori delle cinque province, ognuno dei quali dovrà garantire l’autosufficienza. Roma e provincia vengono assimilate in un unico sub-Ato, mentre in precedenza la capitale costituiva da sola un Ambito territoriale ottimale. La differenza è sostanziale: prima Roma era obbligata a smaltire i suoi rifiuti all’interno dei confini comunali, adesso può esportarli in tutta la provincia, come chiedevano il Campidoglio e l’Ama. “Non ci sarà l’esodo dei rifiuti romani in tutto il Lazio – dichiarava l’assessore regionale ai Rifiuti Pietro Di Paolo presentando il piano il 19 novembre 2010 – Quelli della capitale rimarranno nel sub ambito di pertinenza”. E infatti potranno andare ad Allumiere, con la benedizione del governo e della Regione. “Tra l’altro la zona – specifica il protocollo – è stata già inclusa tra le localizzazioni analizzate nel piano di individuazione dei siti idonei ad ospitare impianti di termovalorizzazione”. Dal momento del suo insediamento il sindaco Gianni Alemanno sostiene la necessità di un quinto gassificatore nel Lazio, uno in più rispetto a quelli individuati dal precedente piano rifiuti dell’allora commissario Marrazzo. Prospettiva condivisa anche dalla giunta Polverini e dal suo piano rifiuti: se la percentuale di raccolta differenziata non arriverà al 60% alla fine del 2011, come richiede la legge nazionale, il Lazio si doterà di un quinto termovalorizzatore.

(Fonte, Roma Repubblica, clicca qui). “Allumiere è una delle tante ipotesi dove collocare una nuova discarica di rifiuti dopo la chiusura di Malagrotta. Non è stata presa nessuna decisione, attendiamo, su questo o altri siti, che la Regione Lazio faccia le sua valutazioni e le sue scelte per poter dire con chiarezza qual’è il dopo Malagrotta”. Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno, che ha aggiunto: “Sto sollecitando Allumiere”.

 


Italia, è record nel riciclo dei rifiuti elettronici

Segnaliamo anche il seguente articolo che parla dell’inceneritore di Albano. La carica degli eco-avvocati, clicca qui.

(Fonte articolo Agenzia ADN-Kronos, clicca qui). Nel 2010 sono state raccolte oltre 45 mila tonnellate di Raee con una percentuale media di riciclo pari al 90%. Il 65% del totale è rappresentato dal tv e monitor. Sono questi i numeri di ReMedia, tra i principali Sistemi Collettivi italiani no-profit per la gestione eco-sostenibile di tutte le tipologie di Rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Tra i Raee domestici, generati dai nuclei familiari, spicca quindi il raggruppamento R3 (tv e monitor) che registra 30.000 tonnellate raccolte. Seguono i prodotti del raggruppamento R4 (elettronica di consumo, piccoli elettrodomestici, informatica e telecomunicazioni, dispositivi medici) con oltre 6.000 tonnellate, quelli del raggruppamento R1 (freddo e clima) con oltre 5.000 tonnellate e R2 (grandi bianchi) con 2.500 tonnellate. In coda, gli R5 (sorgenti luminose) con oltre 11 tonnellate.

Le 24.610 missioni di ritiro effettuate da ReMedia nel 2010 (con una media di 2.050 missioni al mese) hanno consentito di recuperare 43.422 tonnellate di Raee, pari a circa 7 milioni e mezzo di apparecchiature a fine vita conferite dai cittadini italiani presso le isole ecologiche gestite dai Comuni o dai loro operatori incaricati e servite dal Consorzio. Il servizio di ritiro di ReMedia registra, inoltre, una puntualità di oltre il 98% rispetto ai tempi di intervento definiti dall’accordo di programma Anci e Centro di Coordinamento.

I Raee raccolti sono trattati presso i 18 impianti partner di ReMedia con percentuali medie di riciclo del 90%, generando così un notevole beneficio ambientale. Ai volumi registrati in ambito domestico, si aggiungono 1.951 tonnellate di Raee professionali, rifiuti elettronici prodotti dalle attività amministrative ed economiche, gestite da ReMedia nel 2010 e per le quali il Consorzio ha effettuato un totale di 1.544 missioni. Nonostante la raccolta diretta di Raee presso le aziende italiane stenti a decollare, ReMedia ha visto una costante crescita del settore.

”I Raee sono la categoria di rifiuti in più rapido aumento a livello globale e crescono con un tasso del 3,5% annuo, tre volte superiore agli altri rifiuti. In Italia il Sistema Raee ha fatto registrare circa 245.000 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici a fronte di un immesso sul mercato stimabile in circa 1 milione di tonnellate. Entrambi i quantitativi sono stati trainati dal passaggio al digitale terrestre e, quindi, da un forte ricambio di TV. I dati di ReMedia, che evidenziano un’elevata percentuale di televisori recuperati, rispecchiano il trend nazionale, una peculiarità del nostro Paese rispetto al resto d’Europa in cui l’incidenza di questa categoria di Raee è intorno al 18%”, commenta Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia.


Rifiuti zero entro il 2020: non un’utopia, ma una necessità

GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

(Fonte articolo, Città Futura, clicca qui) «Rifiuti zero non è più un’utopia, anzi è un’estrema necessità»: a pronunciare queste parole è Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, provincia di Lucca, il primo Comune in Italia a mettere in atto la strategia “rifiuti zero”, il primo ad adottare una delibera, nel 2007, per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Il percorso però è iniziato ancor prima, ormai sei anni fa, nel febbraio del 2005, quando 600 degli oltre 40mila residenti hanno iniziato a sperimentare il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Quello che da noi stenta ancora a partire, a Capannori è dunque già decollato da un pezzo facendo raggiungere dei risultati strabilianti, ad essere precisi oltre l’80% di rifiuti differenziati. Un risultato di gran lunga maggiore anche rispetto a quello che la stessa amministrazione comunale aveva prospettato nel 2007, quando venne additata come utopica avendo fissato l’obiettivo del 75% entro il 2011.

Il percorso, si diceva, è stato lungo e graduale e non si è limitato esclusivamente all’introduzione del porta a porta che oltre al vantaggio ambientale ha portato anche ad un risparmio economico, ad un vantaggio di tipo occupazionale (oltre 50 persone lavorano nel settore) e ad un risparmio per i cittadini, grazie alla notevole riduzione della Tarsu. Non solo porta a porta però. Le iniziative messe in campo dal Comune di Capannori sono le più svariate, volte ad incentivare il riciclaggio ma anche una riduzione sensibile della produzione di rifiuti. Impossibile? No. È possibile se l’acqua nelle mense scolastiche viene servita sfusa nelle brocche, anziché imbottigliata (ma ai Castelli questo è un passo che non possiamo ancora azzardare); è possibile se l’amministrazione installa distributori di latte alla spina, se acquista i dispenser da donare ai supermercati per incentivare la vendita dei detersivi alla spina, se si incentiva il compostaggio domestico. E ancora. Rifi uti zero entro il 2020 non è un’utopia quando il Comune ti arriva direttamente a casa, pur disponendo di tre isole ecologiche, per ritirare a domicilio, su richiesta e prenotazione, ingombranti, olii esausti, potature, sfalci erbacei e pannolini (ma solo se si tratta di igienisti “incalliti”, perché l’amministrazione ha incentivato anche l’uso di pannolini e assorbenti ecologici, che significa lavabili).

Poi c’è il mercatino dello scambio e del riuso, con garanzia per la cittadinanza di poter vendere o scambiare qualsiasi cosa porti in piazza, e l’Osservatorio verso Rifiuti zero che ha il compito di monitorare costantemente la situazione, rilevando eventuali criticità e proponendo soluzioni. Un percorso integrato fatto di tantissime iniziative diverse, un percorso che ha previsto una grande opera di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza, un percorso che rende inutile qualsiasi impianto di incenerimento. In circa 15 anni la provincia di Lucca ha “sconfitto” ben cinque inceneritori, è bene ricordarli per non dare l’idea che queste siano parole al vento: 1996, chiuso l’inceneritore Sca-Italcarta di Porcari; 1997, sconfi tta del progetto dell’impianto a Casal del Lupo, Capannori; 2009, sconfitto il progetto di Diecimo Borgo a Mozzano; 2010, chiusura dell’inceneritore di Castelnuovo Garfagnana; 2010, chiusura e sequestro dell’impianto di Pietrasanta. Gran bel risultato… ormai in provincia non servono più!


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Parte la vendetta del signor Cerroni: traballa il Sindaco di Albano

Riportiamo un’interessante veduta del tentativo di “golpe” ad Albano da parte dell’ UDC.

Buona Lettura.

Una manifestazione mai vista ai Castelli Romani, oltre 5.000 persone hanno protestato contro il sistema Cerroni, il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore di Albano e la Procura della Repubblica di Velletri sta indagando sugli illeciti nella gestione dei rifiuti nella discarica di Albano.
Troppi affronti per per il signor Cerroni, l’ottavo re di Roma.
Lui che è abituato a calpestare tutte le leggi e tutte le regole (regionali, nazionali e comunitarie), lui che detta legge a tutte le istituzioni (Comune e Provincia di Roma, Regione Lazio), lui non può subire tutti questi affronti.
Il signor Cerroni ha, quindi, ordinato ai suoi boys di sfiduciare il Sindaco di Albano, reo di aver appoggiato i cittadini e i comitati nel ricorso al TAR contro l’inceneritore di Albano.
Si sono, quindi, attivati molti dei Cerroni Boys (Mattei, Ciocchetti, Esposito, Sannibale e tanti altri), che hanno tentato di arrivare alla sfiducia della Giunta di Albano guidata da Nicola Marini.
Il tentativo di sfiducia è per ora fallito: i congiurati non sono riusciti a raccogliere 16 firme (si sono fermati a quota 15), ma iniziano ad arrivare le dimissioni e il ritiro delle deleghe.
Il primo è stato l’assessore al Bilancio ed esponente della Federazione di Centro, Raffaele Esposito, che ha rassegnato di persona le sue dimissioni.
Poi, dopo una riunione di maggioranza, il sindaco Marini ha ritirato la delega al vice-sindaco e assessore all’urbanistica Maurizio Sannibale, esponente dell’UDC, uno dei principali autori della congiura.
L’impressione è che la congiura sia stato solo un primo tentativo, una prova generale di crisi politica.
La vecchia classe politica di Albano è “profondamente” legata al signor Cerroni.
Si narra di rapporti strettissimi con il signor Cerroni, cementati in indimenticabili pranzi (nulla da invidiare alle mitiche cene di Arcore).
Vedremo nei prossimi giorni quali altri personaggi politici di Albano si uniranno ai Cerroni Boys.

Fonte:qui


L’Europa smantella gli inceneritori

“Sono in Germania con la commissione. Qui i termovalorizzatori sono quasi superati e noi stiamo ancora a discutere di discariche». A parlare è Gaetano Pecorella, qualche giorno fa in missione in Germania, alla guida della commissione parlamentare sulle ecomafie. IL PDL Pecorella si è guardato attorno e si è accorto che il sistema italiano è vetusto. E si è messo in contraddizione con il premier, che invece non ha fatto che invocare termovalorizzatori per riparare al disastro di Napoli. Forse ha capito anche lui che l’ obiettivo dell’ Europa è non tanto le percentuali di raccolta differenziata, ma ancora più oltre: l’ azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite raccolte differenziate di qualità. A Berlino quelli che da noi vengono fatti passare per i salvatori della patria contro il grande blob della monnezza, sono roba da dismissione. Il fatto è che dove si riesce a fare una differenziata spinta, il volume dei rifiuti si riduce e l’ inceneritore incrocia le braccia. Ecco perché, per tenere in vita i macchinari nati per bruciare il rifiuto tal quale, all’ estero accettano di buon grado la spazzatura napoletana che nessuno vuole. Entro il 2020 l’ obiettivo tedesco è discarica zero. Napoli nell’ occhio del ciclone, il resto d’ Europa, senza incentivi a incenerire come da noi il Cip6 contro cui si levano gli strali dell’ ortodossia pro-compostaggio-differenziata, è invece diviso in due. «Ci sono paesi che bruciano di più, come la Danimarca e la Svizzera – spiega Attilio Tornavacca, responsabile di Esper, l’ ente di studio per la pianificazione ecosostenibile delle risorse, che ha lavorato a Napoli con successo – e questo succede soprattutto per ridurre al minimo il fabbisogno di discariche. Non le vogliono e rifiutano tutti i problemi connessi con la creazione di depositi di rifiuti. Ci sono poi invece paesi che usano meno gli inceneritori, come la Spagna o l’ Inghilterra». Il metodo di raccolta rifiuti non è unico, non c’ è una sola regia. Contenitori di colori diversi, raccolta di certi materiali e di altri no, tasse sullo sversamento. Ogni giorno nel mondo si producono 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Cinquecento chili ogni europeo, 730 chi vive negli Stati Uniti. In Turchia, Messico e Polonia tutto finisce in discarica. Di contro, in Olandae Svizzera ci finisce solo l’ 1 per cento dei rifiuti. L’ Irlanda sarà nei guai economici, ma a rifiuti va a gonfie vele. A Dublino chi inquina paga: non esistono impianti per l’ incenerimento, chi produce più spazzatura contribuisce con una tassa più alta. Il Comune distribuisce un bidone nero per il secco non riciclabile, verde per lattine, tetrapak, carta, vetro, alluminio, plastica e acciaio. Quest’ ultimo viene svuotato gratis. Per il nero si pagano 91 euro all’ annoe8 euro ogni volta che viene messo per strada. Ma il pagamento fa da deterrente, e si è arrivati a svuotarlo una volta ogni tre settimane. Da poco c’ è anche il contenitore marrone, per scarti di cucina, verde e umido. Chi ha il giardino coltiva rigogliosissime rose con il compost fatto in casa. Ma c’ è chi, per non pagare, brucia o butta in discariche abusive. L’ obiettivo della differenziata è il 59 per cento entro il 2013. Virtuosa anche la Vallonia, in Belgio, dove si fa la raccolta differenziata spinta e l’ incentivo a ridurre i rifiuti è affidato anche a un giornale gratuito semestrale: “Meno rifiuti! Ce la faremo!” che aggiorna sulle iniziative della regione. Da quando è stata abolita la pubblicità nelle cassette della posta, si buttano 40 chili in meno di carta all’ anno. In Francia invece quasi tutta la grande distribuzione fa a meno dei sacchetti di plastica: considerato che ogni italiano butta 8 chili di buste all’ anno, farebbe tanto bene anche a noi. A Londra nella raccolta stradale il vetro viene diviso per qualità: vetro chiaro, marrone, verde, a Berlino si raccoglie diviso solo il trasparente dal color ambra. In Austria Graz è l’ esempio virtuoso: la raccolta è solo domiciliare e ha provocato una tale riduzione di rifiuti che il celebre inceneritore di Vienna è rimasto il solo “monumento” nazionale, non c’ è stato bisogno di costruirne altri. (Articolo di Stella Cervasio, La Repubblica, clicca qui)


L’inceneritore dei Castelli Romani – da Beppe Grllo.it

_Desideriamo ringraziare Beppe Grillo per il post scritto sul suo Blog come gesto di solidarietà/informazione con/verso la nostra vertenza. Un sincero ringraziamento anche al Meetup Castelli Romani.

Post originale su Beppe Grillo.it, clicca qui.

_La discarica di Malagrotta di Roma, che non ha nulla da invidiare alle discariche campane (anzi…), è satura. La soluzione ovvia per i politici del fronte unito Pdl e Pdmenoelle, Marrazzo docet, è quella di appestare la zona dei Castelli Romani, come è già avvenuto a Napoli per i Comuni Vesuviani. Ad Albano Laziale sono in arrivo i rifiuti della capitale e i fumi dell’inceneritore con gli immancabili tumori. Chi pagherà per l’inquinamento e per le malattie? Insomma, chi ci guadagnerà?
Caro Beppe,
ti scrivo per informarti che anche ad Albano Laziale è arrivato, più forte che mai, il pro-fumo di monnezza. Quella “buona” però, dei Castelli Romani, alle porte di Roma, che odora, come sai bene, di mafia-connection. L’impianto che vogliono localizzare ad Albano Laziale si poggia, a livello legale, sul solo decreto di pubblica utilità di Marrazzo (N.147/2007) non essendo passato per il voto dell’ex consiglio regionale. Ora siamo in attesa di conoscere il piano rifiuti del neo assessore della Polverini, con delega ai rifiuti, di Paolantonio. Chi, oggi, potrebbe sottoscrivere i frutti avvelenati della politica marrazziana? Un impianto, caro Beppe, privo d’una gara d’appalto, costruito per intero con soldi pubblici che ruba attraverso il raggiro legale dei CIP6, con una VIA (valutazione d’impatto ambientale), due sospensive in autotutela della VIA, un A.I.A. (autorizzazione integrata ambientale) frutto di logiche e politiche alla matriciana, appunto. Solo la Azienda Usl Rm-H s’è schierata a difesa del territorio, della salute dei cittadini e dell’ambiente. Il coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale (www.noinceneritorealbano.it) sta dando battaglia da tre anni contro questo impianto e queste logiche politiche con tre ricorsi al Tar Lazio, per le quali siamo in attesa della sentenza. L’ultimo corteo che abbiamo organizzato, 23 Settembre 2010, ha visto la presenza di oltre 5.000 persone, il più partecipato della storia dei Castelli Romani.”  Daniele Castri (Referente legale Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale)


23 novembre 2010, Paul Connett a Salerno

_Troppa efficienza, troppo risparmio in salute e soldi dei cittadini. Teorie che per il politico medio italiano, sono del 2060 (se tutto va bene).


Domani presso la Pisana sarà presentato il nuovo piano rifiuti

_Nuovo piano rifiuti imbarazzante.

_Dopo l’allarme su Malagrotta, la discarica più grande d’Europa il cui percolato inquinerebbe le falde acquifere di Roma, è polemica aperta sul piano alternativo della Regione Lazio. Secondo la Pisana, in un futuro imminente i camion dell’Ama non scaricheranno più a Malagrotta. Forse – come sostiene il Pd – si dirigeranno verso Frosinone. Che sarebbe la nuova destinazione della spazzatura capitolina. Ma è tutta questione di punti di vista. E mentre tecnici e politici discutono, c’è chi parla di roulette dei rifiuti e paragona la situazione di Roma e regione a quella di Napoli e Campania: un nuovo caso Terzigno. Secondo l’assessore regionale alle Attività produttive Pietro Di Paolo – che mercoledì 17 novembre ha illustrato il piano rifiuti all’opposizione – l’immondizia «della Capitale non verrà distribuita nelle discariche già esistenti, né viaggerà per le province del Lazio». Insomma dovrebbe restare nelle vicinanze di Roma. Ma il piano della Pisana non avrebbe ancora identificato con precisione i siti alternativi: le aree destinate ad accogliere una o più Malagrotta Bis. Così, nell’incertezza, tornano a fiorire le ipotesi. E le reazioni di chi teme di scoprirsi un domani confinante con una nuova discarica.
I camion dell’Ama, si ipotizza, potrebbero forse essere dirottati da Malagrotta ad uno tra quei cinque siti indicati dal sindaco Alemanno alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: vale a dire Fiano, Allumiere, Guidonia e altre due località, dentro i confini capitolini, lungo la Laurentina e l’ Aurelia. Ma dall’opposizione non credono a Di Paolo. Tra i più critici, il consigliere Pd Francesco De Angelis, che parla di un «piano rifiuti che sembra una beffa per Frosinone, dove verrà trasferita l’immondizia in eccedenza di Malagrotta».Il piano regionale, definito «flessibile» dai suoi estensori e che dovrebbe approdare sul tavolo della giunta Polverini nella seduta di venerdì 19, prevederebbe al momento una linea di smaltimento – quella per il «cdr», ovvero il rifiuto proveniente dalla differenzianta, ndr – nel gassificatore di Malagrotta, due linee nell’inceneritore di Colleferro e due a San Vittore. Sembra confermata, stando al resoconto fatto dai consiglieri dell’opposizione, la decisione della vecchia giunta Marrazzo di realizzare un nuovo impianto di smaltimento dei rifiuti ad Albano. Che però ai Castelli non vogliono. Lungo la via Appia c’è stato anche un corteo di protesta, poche settimane fa, con 5 mila partecipanti, mentre numerosi sindaci hanno firmato ricorsi al Tar per fermare la costruzione del termovalorizzatore. Nel piano regionale – che piuttosto ottimisticamente fissa la raccolta differenziata al 65 per cento, entro il 2012 (ora è al 21 per cento, ndr) – non si parla dell’argomento più scottante: l’individuazione del nuovo sito di stoccaggio che dovrebbe sostituire Malagrotta. Il capogruppo regionale dei verdi Angelo Bonelli parla di elaborato «assolutamente irricevibile: non contiene indicazioni certe sulla data di chiusura definitiva di Malagrotta (ndr. che avrebbe dovuto chiudere 5 anni fa, ma la cui operatività è stata appena prorogata al 2013), che per noi è imprescindibile, e non individua la localizzazione della discarica necessaria allo smaltimento del residuo dei rifiuti trattati del Comune di Roma». Intanto Stefano Pedica, il senatore Idv che ha sollecitato un’ispezione Ue alla discarica di Malagrotta, definisce «fallimentare il contenuto del piano». In pratica, spiega Pedica, «spostando i rifiuti in altre discariche della regione, non si risolve il problema ecologico e sociale ma lo si moltiplica, favorendo il guadagno dei proprietari degli impianti e dei trasportatori, nella cui filiera è noto si infilano le organizzazioni mafiose». Una sorta di «domino» dei rifiuti in cui, quando comincerà a cadere una tessera, andrà a pezzi tutto il sistema.
«Critiche ingenerose e strumentali», ribatte dal Pdl Donato Robilotta: «È evidente che si parte da una grave situazione, di cui è colpevole proprio la sinistra, perché la mancanza di impiantistica fa sì che nel Lazio l’85% dei rifiuti venga buttato nelle discariche come tal quale, e non c’è nulla di più inquinante». (Fonte Articolo Il Corriere della Sera)


Marini: “Sulla discarica la Regione ignora le autorità territoriali”

_Articolo tratto da Castellinews, clicca qui per l’articolo.

_«La Regione Lazio ancora una volta prende decisioni senza sentire le autorità territoriali e senza aprire alcun tavolo di concertazione». È una critica netta quella che arriva dal sindaco Nicola Marini riguardo alla determina con cui la Regione avrebbe autorizzato, lo scorso 28 ottobre, l’innalzamento del quarto e quinto invaso e l’apertura del settimo nella discarica di Roncigliano. «Quando la società gestore (Pontina Ambiante) ha mandato un’informativa riguardo la possibile chiusura della discarica a fine ottobre – continua Marini – abbiamo immediatamente convocato una riunione dei sindaci di bacino da cui è scaturita una lettera di preoccupazione al Prefetto di Roma, e dove abbiamo anche sottolineato una tempistica decisamente strumentale vista la vicinanza al pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale sulla costruzione dell’inceneritore. Allo stesso tempo abbiamo richiesto un incontro con la presidente Renata Polverini. In risposta, anziché essere chiamati, abbiamo ottenuto un’autorizzazione all’innalzamento di due invasi e l’apertura di uno nuovo, senza essere informati per alcun canale ufficiale. È vero che le decisioni rispetto al piano rifiuti sono di competenza della Regione, ma la forma in cui la giunta laziale sta operando fa trasparire una totale mancanza di rispetto nei confronti del territorio e dei sindaci che lo rappresentano, in particolare del Comune di Albano Laziale sito di discarica. L’amministrazione comunale fa presente che ad oggi non è arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale da parte della Regione Lazio per quel che riguarda l’innalzamento del IV e V invaso, né della possibile apertura di un VII invaso. Richiede, quindi, che sia accolta l’istanza fatta dai sindaci di bacino per un incontro urgente con la presidente Polverini per confrontarsi sulla situazione della discarica e dell’inceneritore, su cui i giudici del Tar ancora non si sono espressi.


I Castelli Romani hanno parlato. E dicono NO!

_I Castelli Romani rispondono all’appello. Ed è una risposta forte, massiccia e di spessore che inguaia la Regione Lazio perchè di questo sciagurato impianto la cittadinanza non ne vuole proprio sapere. Migliaia di cittadini hanno sfilato nel corteo di oggi, una manifestazione civile, composta e viva come da tradizione, per un NO fermo e deciso ad un impianto speculativo, dannoso ed ancestrale che la cittadinanza giustamente rifiuta. Accanto ai cittadini dei Castelli Romani, finalmente, anche i sindaci del comprensorio che ribadiscono il proprio NO a questo bruciatore appoggiando formalmente i comitati al Tar Lazio. Oltre 3.000 persone (alcune fonti stampa parlano addirittura di 5.000 persone), tre paesi, dieci sindaci e migliaia di altri cittadini formalmente contrari. Il Tar Lazio bocci l’impianto.

_Gli organizzatori hanno parlato di 5000 presenze e non si faticava a crederlo, visto il serpentone di persone che si è snodato, sabato pomeriggio, da Albano a Genzano per dire NO al nuovo inceneritore dei Castelli Romani. Presenze illustri della politica e delle amministrazioni castellane hanno percorso i 4,5 km di strada, ma soprattutto cittadini, famiglie, gente comune, associazioni e movimenti vari. Non a caso i partiti politici, con le loro bandiere ed effigi sono stati fatti sfilare per ultimi in coda al corteo: per rimarcare che questa battaglia è nata dalla gente e per sottolineare anche che amministrazioni e politica sono arrivate, come sempre succede, ‘dopo’. Il corteo è stato organizzato dal Coordinamento NO INC, dentro il quale ci sono varie associazioni di ispirazione ambientalista e sociale che per prime hanno dato l’allarme, sotto la giunta Marrazzo, per la costruzione del nuovo inceneritore. Oggi, che la Regione è passata alla Polverini, i partiti del centrosinistra hanno finalmente deciso di abbracciare la causa, ma gli stessi organizzatori ne hanno sottolineato la poca tempestività. C’erano anche rappresentanti della destra, senza bandiera, al corteo, in particolare del Movimento finiano Futuro e Libertà, ma non gli è stato permesso di sfilare con le bandiere italiane perché ricordavano troppo Forza Italia. Forse la politica in questa storia avrebbe fatto meglio a rimanere fuori in toto, da tutte le parti, per evitare che qualcosa che deve essere patrimonio di coscienza comune sia strumentalizzato da questo o da quel partito o politico. Comunque, più si è a combattere questa battaglia e più è utile. Un passo importante è stato fatto: ora il prossimo atto si avrà il 27 ottobre, con la discussione dei ricorsi presentati dai NO INC al Tar. Vi terremo informati. (Fonte: Paconline, qui)

_Hanno sfilato in 5 mila per dire No alla costruzione dell’inceneritore di Albano nei Castelli Romani dove oggi pomeriggio un lungo corteo è arrivato fino a Genzano. Presenti bambini, famiglie, comitati di quartiere, studenti, partiti, associazioni e istituzioni con i sindaci dei Castelli Romani a sfilare con la fascia tricolore.  Striscioni, cartelli e bandiere per chiedere un futuro in un ambiente salubre che rispetti l’ambiente e la terra in un territorio che è per la maggior parte a vocazione turistica e agricola con tanti prodotti enogastronimici di eccellenza. I cittadini giunti a Genzano dopo oltre tre ore di camminata hanno portato le loro testimonianze anche dalla vicina Collefferro dove da tempo c’è un inceneritore, più volte sequestrato perchè bruciava sostanza nocive e illegali. “I Castelli Romani sono un paradiso non trasformateli in un inferno di fumo come Collefferro” dichiara un manifestante interpellato arrivato proprio da Collefferro per solidarizzare con i cittadini di Albano. La solidarietà è stato il tema conduttore del corteo: i comitati organizzatori hanno infatti voluto esprimere la loro solidarietà ai cittadini di Terzigno che in questi giorni stanno combattendo per non far riaprire la velenosa discarica nel loro paese. “Il Tar del Lazio non può ignorarci!” è il commento più diffuso. Infatti ora si avvicina un’altra data cruciale che è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi nel merito sui ricorsi presentati dalle associazioni cittadine. Unica nota dolente della manifestazione assolutamente pacifica la contestazione nei confronti dei militanti di Futuro e Libertà cacciati dal corteo dai comitati No Inc perchè volevano sfilare con il tricolore, nonostante l’intolleranza del gesto i finiani dei Castelli Romani ribadiscono la contrarietà alla costruzione dell’inceneritore. Solidarietà da tutte le forze politiche verso i finiani. (Fonte Roma Today, clicca qui)

_Se a Terzigno è battaglia contro la discarica, anche nei Castelli Romani sale la tensione: ieri pomeriggio migliaia di persone sono scese in strada per dire no all’inceneritore che dovrebbe essere costruito a Roncigliano, frazione di Albano, dove è già presente una discarica complementare a quella di Malagrotta. I manifestanti sono partiti proprio da Albano, hanno attraversato Ariccia e seguendo la via Appia sono arrivati a Genzano. Per gli organizzatori erano presenti circa 5mila manifestanti: tra di loro anche sindaci con le fasce tricolori ed esponenti politici locali di tutti gli schieramenti: dai Verdi al finiani, dal Pd al Pdl. Insieme a loro, famiglie, studenti, associazioni di quartiere. “Dio ricicla, il diavolo brucia”, “Contro ogni nocività” alcuni degli striscioni esposti nel corteo. La palla passa ora al Tar del Lazio, che il prossimo 27 ottobre si esprimerà sui ricorsi presentati contro l’inceneritore dalle associazioni cittadine. (Fonte: Diretta News, clicca qui)

_’Lotta a Roncigliano come a Terzigno’. Con questo slogan un corteo con “miglia di persone”, secondo gli organizzatori, ha sfilato per dire ‘No all’inceneritore ad Albano’. Per le strade dei Castelli Romani, ha fatto sapere il coordinamento, “ci sono stati anche i sindaci con la fascia tricolore”, e questo “è importante in vista del pronunciamento del Tar” previsto il 27 ottobre. Gli organizzatori hanno precisato che si registra “la presenza di quasi tutte le amministrazioni che hanno si sono costituite ‘ad adiuvandum’ al Tar”. A sfilare con la cittadinanza e le associazioni “quasi tutte la rappresentanze dei comuni dei Castelli”. Il corteo, partito alle 15 da Albano è arrivato a Genzano attraversando Ariccia. Anche l’Udc locale ha espresso la propria contrarietà all’impianto di Roncigliano. Il sindaco di Albano, il Pd Nicola Marini, non ha partecipato “a causa di impegni personali”, ma ha fatto sapere di essere “vicino ai cittadini per far valere le loro, e le nostre, ragioni”. Insomma, anche il Pd dice ‘no’ all’inceneritore. Da Marino hanno fatto sapere che “la coalizione di centrosinistra tutta, con una nutrita rappresentanza, ha partecipato alla manifestazione”.  A sfilare per le strade dei Castelli anche i Verdi, che con il presidente regionale Ferdinando Bonessio, chiede con insistenza “un serio piano di raccolta differenziata porta a porta”: “La Rgione Lazio deve mettere in campo una volta per tutte le risorse, i mezzi e le tecnologie per risolvere il problema dei rifiuti in maniera sostenibile – ha detto Bonessio – senza attentare alla salute dei cittadini, come si fa in tutto il resto d’europa e soprattutto senza favorire potentati economici che lucrano sulla gestione di inquinanti discariche e pericolosi inceneritori, mettendo a serio rischio le popolazioni”.  Ma il ‘no’ al termovalorizzatore è arrivato anche dai circoli di futuro e libertà di Albano, Ciampino, Velletri, Frascati, unitamente ai gruppi di Monte Porzio, Rocca di Papa, Monte Compatri, Marino, Ariccia e Ardea. Tutti esprimono la loro “contrarietà all’installazione dell’inceneritore”, ribadendo la “perplessità per le modalità con cui si è deciso, o sarebbe meglio dire imposto”, il progetto. Oltre ai finiani, hanno aderito anche i critici del Pdl: sono i sindaci di Marino e Nemi, che hanno votato delle delibere con cui hanno sancito il loro appoggio ai ricorsi al tar presentato dal coordinamento ‘no inceneritore’ contro l’impianto. Ma il fronte anti-inceneritore comincia a mostrare qualche crepa. “I comitati ‘No Inc’ di Albano ci hanno cacciato dal corteo contro l’inceneritore perché avevamo scelto di partecipare alla manifestazione con il Tricolore”, hanno denunciato i militanti di Futuro e Libertà. “Avevamo portato il Tricolore per sottolineare la necessaria trasversalità che – aggiungono – si deve raggiungere attorno a questioni come l’ambiente. I comitati di estrema sinistra, invece, ci hanno detto chiaramente che dello Stato e dei suoi simboli non ne vogliono sapere. Come se il territorio fosse solo roba loro”. “Nonostante il trattamento ricevuto – hanno aggiunto i militanti Fli dei Castelli Romani e del litorale – ribadiamo la nostra contrarietà all’inceneritore di Albano e ringraziamo le tante persone e rappresentanti istituzionali di ogni orientamento presenti al corteo che hanno manifestato solidarietà a noi e al Tricolore”. (Fonte, La Repubblica, qui)

_L’eco della rabbiosa sollevazione a Terzigno rimbalza sino alle porte di Roma. E più precisamente ad Albano, dove nel pomeriggio di sabato 23ottobre circa mille cittadini hanno manifestato – in un corteo lungo la via Appia, sino a Genzano – contro l’installazione di un inceneritore di rifiuti. Una protesta che giunge il giorno dopo il sequestro, ordinato dalla procura di Velletri, di una cava a Lanuvio, sempre ai Castelli, dove sarebbero stati rilevati «valori anomali» nella lavorazione di residui nocivi. A sentire le ragioni del comitato che ha organizzato l’iniziativa di protesta ad Albano, «l’impianto, nocivo e che impoverisce le falde acquifere», sarebbe «irregolare. Infatti tra la prima e la seconda valutazione d’impatto ambientale – spiega Daniele Castri, rappresentante legale del coordinamento no all’inceneritore – è cambiato il progetto, passato da raffreddamento ad acqua ad uno ad aria. Ma per legge, nel caso di modifiche così importanti, tutte le autorizzazioni debbono essere rinnovate. Mentre così non è stato. Insomma, serve chiarezza».La data cruciale è quella di mercoledì 27 ottobre, quando il Tar del Lazio dovrà esprimersi su un ricorso presentato dalle associazioni cittadine che non voglio l’inceneritore, ancora da costruire ed autorizzato dalla giunta Marrazzo. Contrari al gassificatore sono i Verdi «perché non è stato condotto un serio studio epidemiologico e l’area dei Castelli – spiegano i consiglieri regionali Angelo Bonelli e Nando Bonessio – già affronta serie problematiche ambientali, come la scarsità delle risorse idriche e la cementificazione selvaggia». Intanto la Procura di Velletri prosegue l’ inchiesta sulla vicenda della cava di Lanuvio, trasformata da circa un anno in un gigantesco impianto per il deposito di rifiuti speciali. Per ora l’attività è sospesa e l’intera area è sotto sequestro giudiziario dopo una verifica effettuata dalla Polizia provinciale, sezione di Colleferro, che ha riscontrato alcuni valori anomali in un campione di residui di cartiera versati nell’ex cava.  (Fonte Corriere della Sera, qui)

_E’ stata una manifestazione pacifica, con “un assaggio di inceneritore” nei fumi del motore del generatore elettrico che alimentava gli altoparlanti a cui si sono alternati i rappresentanti del coordinamento “No inceneritore”. Al corteo che nel pomeriggio di sabato 23 ottobre ha percorso Albano, Ariccia e Genzano per dire di nuovo no all’inceneritore, a pochi giorni di distanza dal pronunciamento del Tar sui ricorsi presentati dai “No inc”, c’erano anche tante fasce tricolori: quelle dei comuni che lo scorso agosto hanno sottoscritto un documento condiviso per richiedere al Tar la sospensiva della realizzazione dell’impianto. «Nelle ultime tre settimane molte di queste amministrazioni comunali si sono schierate ulteriormente con dei ricorsi ad adiuvandum, cioè a sostegno dei nostri», ha detto Daniele Castri, legale del coordinamento. «Per noi è un grande risultato». «Comunque si pronunci il Tar noi andremo avanti – ha detto all’altoparlante Gino, fisico, membro del coordinamento –. Non passeranno! Solidarietà alla gente di Terzigno». La manifestazione si è svolta senza incidenti. «Abbiamo stimato circa tremila partecipanti – ha continuato Castri –. È almeno il doppio degli altri cortei. La cittadinanza è sempre più sensibile all’argomento e sempre più contraria all’inceneritore». Come alternativa all’incenerimento, coordinamento e cittadini reclamano raccolta differenziata, riciclo e trattamento meccanico-biologico a freddo dei rifiuti, per recuperare il più possibile inquinando il meno possibile. (Fonte, Castellinews, qui)


Inceneritore Albano, rassegna stampa e corteo

…Rassegna stampa in continuo aggiornamento. Cittadini, venite al corteo.

_Domani ore 15:00 Albano Laziale, P.zza Giuseppe Mazzini, CORTEO contro l’inceneritore dei Castelli Romani. Percorso: Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma. Il 27 ottobre, discussione al TAR Lazio sui ricorsi presentati contro lo speculativo  inceneritore che la Regione Lazio vorrebbe edificare nel cuore dei Castelli, ad Albano Laziale. Regaliamoci un futuro diverso partecipando. La nostra provincia potrebbe veder sorgere un impianto obsoleto ed inutile, specchio di come non devono essere trattati i rifiuti nel 2010, appunto con buche (discariche) e bruciatori (inceneritori). Milioni di soldi pubblici regalati ad un privato in un momento di profonda crisi economica, gli stessi soldi con cui la Regione Lazio ha decimato la sanità ai Castelli Romani (vedere i nostri ospedali ed i punti di pronto soccorso ormai al collasso), regalandoli invece al monopolista dei rifiuti laziali con la scusa di evitare l’emergenza. Quale emergenza? Quella creata ad hoc da chi vuole installare inceneritori brucia denaro pubblico. La mancanza totale di un piano rifiuti regionale e governativo serio in  oltre 16 anni di commissariamento rifiuti della Campania porterà  con molta probabilità l’immondizia di Napoli ai Castelli Romani e poi in tutto il Lazio, questo se è vero che il nuovo piano rifiuti del Lazio prevederà ben 9 inceneritori! Questo, lo ricordiamo, quando nel Lazio non c’è CDR da bruciare neppure per gli inceneritori attualmente funzionanti (tre). I Castelli Romani vivono già il dramma del cemento speculativo di una Roma che espelle persone e fagocita con tristi quartieri dormitorio le perle a lei vicine, dell’acqua non potabile in tutto il bacino dei Castelli che questo inceneritore consumerà in quantità abnormi. I nostri paesi si sono definitivamente schierati per il NO a questo sciagurato impianto, 10 sindaci si sono dichiarati contrari e quasi tutti di questi appoggeranno /stanno appoggiando il prossimo 27 ottobre i ricorsi al Tar Lazio dei cittadini contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma. Se vogliamo scongiurare un futuro devastante per il nostro territorio e la nostra salute dobbiamo partecipare. Regalare ai nostri figli un futuro diverso da quello che ci prospetta l’ingorda politica che ha autorizzato e continua a volere questo impianto è un dovere civile, perchè… se falliamo noi, falliamo tutti. Oggi e domani. Cittadini, venite al corteo.

Perchè diciamo NO.

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Nuovo piano rifiuti Regione Lazio: