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Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”

_I Castelli Romani continuano a respirare la crescente preoccupazione riguardante lo speculativo “gassificatore” di rifiuti che l’ente Regione Lazio ed i consorzi interessati vorrebbero edificare nel cuore dei Castelli Romani, tra vigneti Doc e nuclei abitativi di 14.000 persone, passando per potenziali nuovi ospedali e scuole a portata di camino. Data la tematica assai delicata, ecco che l’informazione, in questo caso scientifica, recita come sempre un ruolo fondamentale. Elemento di sintesi in grado di coniugare consapevolezza e metro di giudizio, senza lasciare i cittadini nell’oblio dell’imperante fatalismo. Per capirne di più abbiamo quindi intervistato il Dott. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena (www.nanodiagnostiscs.it & www.stefanomontanari.net) e ricercatore attinente le patologie derivanti dal particolato ultrafine.

Dott. Montanari, innanzitutto, quando si parla di nanoparticelle?

C’è un po’ di confusione sull’argomento. Di fatto, ogni disciplina scientifica le definisce in modo diverso dalle altre, e questo in base al comportamento di cui quella disciplina stessa si occupa. Per quanto ci riguarda, nel nostro settore specifico possiamo definire nanoparticella ogni granello che abbia un diametro inferiore al micron, dove un micron è un millesimo di millimetro.

Sono degradabili in natura?

Esiste un’enorme quantità di nanoparticelle che sono degradabili. Tra queste, ad esempio, quelle prodotte dal mare. In quel caso si tratta in genere di particolato solubile nell’acqua come, ad esempio, il cloruro di sodio che altro non è se non il sale da cucina. Le particelle di cui noi c’interessiamo, invece, non sono degradabili.

Da quali fonti esse hanno origine?

La fonte più frequente è quella combustiva. Se io brucio qualcosa, rompo le molecole di cui quel qualcosa è costituito, e non è raro che quello spezzettamento sia abbastanza spinto da separare gli atomi di cui le molecole sono fatte. Questi atomi, poi, lasciano rapidamente il luogo della combustione. Non appena la temperatura si abbassa, gli atomi si ricombinano, e lo fanno spesso formando delle leghe di composizione casuale, non degradabili. Ma esiste anche la possibilità che le particelle si formino a freddo, ad esempio per fenomeni di frizione come accade, per esempio, nei freni delle automobili. Altre particelle, chiamate secondarie, si formano per condensazione di alcuni gas generalmente prodotti dalle combustioni, e parlo di ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca, ecc. Questi, liberati in atmosfera, nel volgere di alcuni giorni reagiscono con sostanze come l’ozono, il vapore acqueo e i radicali liberi formando grandissime quantità di altre particelle che, tra le altre caratteristiche, hanno quella di trasportare inquinanti come, tra gli altri, le diossine.

Possiamo quindi considerare gli impianti di smaltimento a caldo dei rifiuti (inceneritori) come “attori” responsabili dell’emissione di gran parte di queste polveri nanometriche in atmosfera?

Sì, certo. Un’aggravante è quella della varietà di composizione del particolato prodotto dagl’inceneritori. Dato che all’incenerimento sono destinati rifiuti di composizione quanto mai varia e praticamente imprevedibile, è del tutto ovvio che ciò che esce è vario ed imprevedibile. Le particelle sono patogene in quanto tali, vale a dire in quanto corpi estranei che entrano nell’organismo per non uscirne più. Ma sono patogene anche per la loro composizione. Credo sia facile capire che una particella a base di ferro sia meno aggressiva di una a base di arsenico o di piombo o di mercurio.

Un aspetto che non ho mai capito: d’accordo, in Italia siamo soliti definire una stessa cosa con termini multipli e spesso impropri. A suo avviso è questo il caso dei termini inceneritore, termovalorizzatore e gassificatore?

Lo so: il nome è sgradevole ma si tratta in ogni caso d’inceneritori, visto che ciò che fanno è ridurre in cenere i rifiuti. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana creata apposta per addolcire la pillola, per gabbare gl’ingenui che dovranno aprire il borsellino sostenendo le spese di quel trattamento dei rifiuti che non ha base scientifica. Personalmente trovo la parola molto utile perché, quando la sento usare, mi fa capire immediatamente che mi trovo al cospetto di un ignorante o di un mascalzone. I gassificatori differiscono dagl’inceneritori (o “termovalorizzatori”) perché tendono a trasformare parte del rifiuto in un gas di composizione prevedibile solo in parte che, a sua volta, è destinato ad essere bruciato rilasciando gas e polveri.

Se non erro ricordo che Lei mi parlò addirittura di una relazione inquietante tra la temperatura di esercizio degli inceneritori ed il diametro di queste polveri. Ricordo male?

Come regola generale, più alta è la temperatura di combustione, più piccole e più numerose sono le particelle. E più le particelle sono piccole, più facilmente riescono a penetrare in profondità nell’organismo, raggiungendo addirittura il nucleo delle cellule, come noi abbiamo dimostrato.

Quali effetti sull’uomo adulto e sui nascituri possono generare nel corso del tempo queste nanoparticelle derivanti dalla combustione dei rifiuti?

Ne ho già accennato: le particelle prodotte da incenerimento dei rifiuti differiscono dalle altre per la loro composizione imprevedibile. Per questo motivo la loro capacità d’indurre malattia può essere superiore a quella di altre particelle di dimensione analoga ma prodotte da fonti di origine chimica costante. Quanto ai tipi di patologie, si tratta né più, né meno, di quelle caratteristiche di ogni altra polvere di quelle grandezze prodotta dalle attività umane. Come le nostre scoperte risalenti agli Anni Novanta hanno dimostrato, le malattie predominanti sono quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare) seguite da quelle oncologiche. Ma le polveri sono anche “endocrine disruptors”, il che significa che si fissano negli organi ghiandolari generando malattie come le tiroiditi e alcune forme di diabete. Una delle nostre scoperte è stata quella di trovare particelle nel nucleo delle cellule dove influiscono negativamente sul DNA; un’altra è stata di trovarle nello sperma dove danno sterilità e un’altra ancora di rilevarne la capacità di passare da madre a feto causando aborti e malformazioni fetali. Quelle polveri, poi, possono provocare stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, perdita di memoria a breve e – ma la cosa è ancora allo studio – morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer.

Nel caso del potenziale impianto ad Albano Laziale, c’è la dimostrazione che per l’andamento dei venti i fumi e le polveri investiranno tutti i paesi a monte rispetto al sito della discarica. Ma queste polveri sono confinabili, c’è una distanza di sicurezza entro la quale un cittadino può chiamarsi “fuori”?

L’unica cosa che si può dire è che, come norma generale, più si è vicini alla fonte, più le particelle sono concentrate. Quanto ad una distanza di sicurezza, non è possibile stabilirla, visto che quelle particelle sono in grado di percorrere anche migliaia di chilometri.

I cittadini spesso sentono parlare di filtri in grado di trattenere queste nanoparticelle salvo poi scoprire dai giornali e da inchieste della magistratura che questi mezzi non solo non bloccano alcunchè ma che spesso non vengono neppure sostituiti, è giusto?

Ahimè, è così. Nella più rosea delle ipotesi i filtri hanno qualche efficacia sulle particelle relativamente grossolane che si formano direttamente nel punto di combustione e che, per questo, si chiamano polveri primarie filtrabili. Sulle altre polveri, le primarie condensabili e le secondarie, che sono la maggioranza soverchiante, i filtri non possono nulla.

L’impianto che la Regione Lazio vorrebbe edificare ai Castelli Romani, da progetto brucerebbe Cdr, cioè carta, plastica, legno e derivati; in pratica le materie nobili che possono essere impiegate nei processi di riciclo ed a ciclo infinito. Che senso ha Dott. Montanari incenerire ciò che può essere riciclato?

Si tratta di un business colossale per chi ha interessi economici nell’affare. Se la popolazione fosse sufficientemente acculturata, nessun politico penserebbe mai di permettere o addirittura di auspicare la costruzione di uno di quegl’impianti, a pena di non ricevere un solo voto alle elezioni.

L’impianto come ben conosce è oggetto di vertenza, i cittadini data la lacunosità del tutto hanno impugnato ogni aspetto dello stesso, ed uno dei punti maggiormente controversi è proprio quanto gli stessi lamentano da anni: e cioè che il Lazio non dispone di Cdr tale da giustificare questo impianto. Qualcuno, quindi, anziché abbandonare il folle progetto inizia a ventilare l’ipotesi che venga smaltito “tal quale” al posto del Cdr. Questo che effetti può avere sulle emissioni?

È chiaro che più è vario il rifiuto, più imprevedibili sono le emissioni, con tutto quanto ne consegue. Malauguratamente i controlli che si effettuano sulle emissioni degl’inceneritori sono a dir poco lacunosi, quando non sono addirittura falsificati, e chi ha seguito le vicende dell’inceneritore di Pietrasanta sa di che cosa sto parlando. In ogni caso si controllano, più o meno efficacemente, solo pochissimi parametri, trascurandone almeno centinaia di altri. Quanto alle polveri, non se ne fa nessuna caratterizzazione, limitandosi a pesarle e fornendo così dati, quelli sul PM10 o sul PM2,5, che non dicono quasi nulla dal punto di vista scientifico e ancor meno dicono dal punto di vista medico. Non è raro, poi, che il controllato sia pure il controllore, e credo non ci sia bisogno d’insistere oltre sull’attendibilità di quanto viene reso pubblico.

E’ quasi certo che l’impianto che la Regione Lazio vorrebbe installare ai Castelli Romani utilizzerà anche del carbone oltre ad utilizzare una quantità d’acqua enorme per un bacino territoriale in crisi idrica da anni. Cosa ne pensa?

Di questo non ero al corrente. In genere il carbone si usa come filtro, ma se davvero sarà bruciato, aggiungerà la radioattività all’inquinamento “normale” che gli è proprio. Per ciò che riguarda l’uso dell’acqua, un bene sempre più prezioso, lo spreco si spiega solo con la tendenza al suicidio di questa società.

Qualcuno addita gli inceneritori come impianti che non farebbero altro che moltiplicare i rifiuti trasformandoli, è una visione tecnica giusta dott. Montanari, possiamo togliere il condizionale?

Il Principio di Conservazione della Massa, un principio secondo il quale la Natura si comporta senza chiederci il permesso e senza che noi possiamo farci nulla, prevede che non sia possibile distruggere nemmeno un grammo delle migliaia di tonnellate di rifiuti destinati alla combustione. Anzi, bruciare significa ossidare e ossidare significa aggiungere ossigeno, aumentando, così, la massa del rifiuto iniziale. Se, poi, si considera che l’incenerimento dei rifiuti prevede l’uso di acqua, metano, ammoniaca, calce, soda, ecc., con ciò si va a raddoppiare la massa di rifiuto. Ad aggravare la situazione sta il fatto che la combustione rende quasi sempre più tossiche le sostanze che si vanno a bruciare. Dunque, è vero: stiamo parlando di un moltiplicatore dei rifiuti sia in termini di quantità sia in termini di patogenicità.

Tali impianti non rappresentano quindi la panacea ad emergenze rifiuti ventilate o reali, anche perché non fanno sparire le discariche, anzi.

Beh, non saranno una panacea, ma sono utilissimi per chi farà sparire dalla vista i rifiuti polverizzandoli nell’aria e dando ad intendere di averli eliminati, per chi quegl’impianti li costruisce, per chi li gestisce, per chi riceverà qualche regalo per aver concesso un placet, per le industrie farmaceutiche che forniranno i medicinali per curare, spesso inutilmente, le malattie da incenerimento… Per quanto riguarda le discariche, ogni inceneritore ne richiede l’uso, e quelle discariche ospiteranno ceneri altamente patogene. Dunque, sono discariche ben più pericolose di quelle attualmente in uso.

Secondo Lei se non ci fosse la valanga di denaro pubblico (mediante lo strumento del contributo “CIP 6”)  erogato a chi gestisce questi impianti, oggi in Italia si parlerebbe ancora di obsoleti bruciatori per trattare i rifiuti?

Certamente no. Solo un pazzo potrebbe pensare ad un sistema di trattamento dei rifiuti così assurdamente aggressivo per la salute e l’ambiente e, nei fatti, così costoso per il basso rendimento energetico e per i danni che provoca, danni che qualcuno dovrà provvedere a pagare. E quel qualcuno siamo ovviamente noi.

E’ noto come il recupero ed il riciclo di materia/rifiuti con metodiche di trattamento a freddo senza emissioni sia una delle vere alternative che la tecnologia ci mette in condizione di sfruttare a costi anche più bassi rispetto a quelli di esercizio di un inceneritore. Cosa ne pensa?

Che il recupero dei materiali sia di gran lunga più economico dell’incenerimento è un’ovvietà per nascondere la quale si attuano raccolte differenziate sgangherate e volutamente costosissime. Ma il recupero non basta: è indispensabile che i prodotti che entrano sul mercato siano compatibili con l’ambiente, il che è del tutto fattibile con le tecnologie odierne. Sull’argomento si possono trovare ragguagli particolareggiati nei miei libri “Rifiuto: Riduco e Riciclo” e “Lo Stivale di Barabba” editi da Macro Edizioni.

Per chiudere, Dott. Montanari ci sono cittadini dei Castelli Romani che da ben sette anni contrastano una discarica di “tal quale” esaurita che da più parti si vorrebbe ampliare, mentre da tre anni gli stessi cittadini lottano contro l’ipotesi di un inceneritore sullo stesso sito della discarica. Da uomo di scienza cosa sente di dire a tutte queste persone che stanno contrastando ciò e cosa vorrebbe dire a tutti gli altri che ancora non capiscono il reale pericolo e le vere soluzioni percorribili?

Il concetto fondamentale è che l’unica arma di legittima difesa di cui disponiamo è la conoscenza. Se si resta ignoranti, si rimane preda appetitosa di avventurieri pronti ad ogni mascalzonata pur di far soldi. Purtroppo, e qui faccio, magari sbagliando, d’ogni erba un fascio, gli organi d’informazione non solo non informano ma disinformano ad arte, e basterebbe, al proposito, accendere la TV sui programmi RAI e Mediaset per accorgersi delle enormità che queste diffondono a proposito dell’incenerimento dei rifiuti. Per ciò che concerne le discariche, temo che anche qui esistano malintesi. Se una discarica è fatta tecnicamente come si deve e altrettanto come si deve è gestita, non costituisce un problema grave per l’ambiente. È quando le discariche sono ubicate su falde acquifere e non hanno un sottofondo adeguato che la costruzione è errata, ed è quando ospitano materiali putrescibili che sopravvengono i guai maggiori. Quei materiali generano gas tossici e puzzolenti ed altrettanto tossici percolati, e non possono assolutamente entrare in discarica per nessun motivo. Cattivo odore e la presenza di uccelli sui rifiuti indicano chiaramente la cattiva gestione del sito. Le discariche gestite male lo sono anche per giustificare presso chi ignora come stiano le cose la costruzione di un inceneritore, così come lo è stata la cosiddetta “emergenza rifiuti” a Napoli: una messa in scena allestita ad arte con pazienza per santificare una follia come l’inceneritore di Acerra.

Con la vicina Colleferro come drammatico esempio che futuro auspica per il territorio dei Castelli Romani e per i suoi cittadini?

Inutile girare intorno alla questione: la strada intrapresa è suicida e ci si deve fermare immediatamente, tornando subito sui propri passi. Per questo occorre una conduzione politica che, ahimè, non esiste non solo nel Lazio ma in Italia. Ma la democrazia – una cattiva forma di governo che, però, resta la meno peggiore tra tutte – prevede una gestione decisa in base ai numeri, e, se i cittadini continuano imperterriti a concedere la loro fiducia a quei personaggi, significa che tutti i disastri presenti e futuri sono quanto la maggioranza vuole.

Intervista del 23 agosto 2010 a cura di Luca Tittoni.

L’ Associazione “Differenzia-ti” desidera ringraziare il Dott. Stefano Montanari per la preziosa intervista e per il suo consistente operato di ricerca volto al bene comune.


Videointervista alla Dott.ssa Patrizia Gentilini

Segnaliamo questa videointervista riportata oggi dal blog di Beppe Grillo in cui la Dott.ssa Patrizia Gentilini espone alcune drammatiche realtà riguardanti l’incenerimento dei rifiuti, pratica speculativa che ormai si sta consolidando su tutto il territorio nazionale per via di politiche folli. Ricordiamo come la Dott.ssa Gentilini sia stata relatore d’onore al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE” organizzato lo scorso 18 dicembre 2009 dall’Associazione DIFFERENZIA-TI. Il suo intervento ha seguito quello di altri relatori di spicco come Dott. Massimo Morigi (ISPRA), Dott. Massimo Gargano (Coldiretti), On.Le Antonio Rugghia (Bicamerale Rifiuti), Dott. Daniele Castri (legale Coordinamento No Inceneritore Albano), Aldo Garofolo (tecnico Coordinamento No Inceneritore Albano), Veronica Trasmondi (esperta settore vitivinicolo & enoturismo). Sotto riportiamo il testo scritto della videointervista.

“Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Vorrei ricordare che la nostra associazione è indipendente, non è necessario essere medici, tutti possono iscriversi, potete andare sul nostro sito, tutti possono associarsi, non godiamo di finanziamenti da parte di terzi, ci autososteniamo. Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come associazione siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi.”Patrizia Gentilini.  (Fonte articolo: Blog di Beppe Grillo).