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Per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano

_La Pontina Ambiente mostra una serietà pari a quella di un circo oppure ad un esperimento goffo del mago Casanova. Prima o poi la giostra delle menzogne dovrà finire.

_(Fonte articolo, clicca qui). Albano: per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano. Per la Pontina Ambiente, la società che gestisce la discarica di Roncigliano, la notizia riportata dal Comitato No Inc di Albano secondo cui nel fosso di Valle Gaia, fosse colato del percolato colorando l’acqua di nero non è veriteria. Per la società, come si legge in una nota di stampa, “l’attribuzione di tale evento al nostro impianto e quindi alla nostra responsabilità è completamente falsa e priva di fondamento e mira soltanto al discredito della nostra attività gestionale”, in quanto le analisi effettuate per conto delle associazioni Contro le Nocività e Salute Ambiente e pubblicate sul sito del Comitato no Inc non sono firmate. L’azienda ha precisato che proprio il 15 novembre scorso essa stessa aveva “riscontrato la presenza della cosiddetta colata nel fosso Valle Gaia e avevamo accertato che il fenomeno aveva origine diverse centinaia di metri a monte dalla discarica”. Del fenomeno sono stati allertati immediatamente l’Arpa Lazio sede di Roma, seguita da messaggio fax esteso poi per conoscenza ai Comandi dei vigili urbani di Albano, all’Ufficio ambiente del Comune, nonché all’Asl RMH.


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Inquinamento: indagati a Milano Formigoni, Moratti e Podestà

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha ricevuto un avviso di garanzia stamane nell’ambito in un’inchiesta su ambiente e inquinamento. Lo ha detto lo stesso Formigoni in una conferenza stampa. L’inchesta riguarda il piano di azione regionale per l’inquinamento atmosferico. Oltre a Formigoni, sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Milano, anche il sindaco Letizia Moratti e il presidente della provincia Guido Podestà. Il procuratore aggiunto Nicola Cerrato parla di «iscrizioni di garanzia» necessitate dalle richieste formulate dal gip, che rispetto ad una richiesta di archiviazione di una denuncia del Codacons ha disposto un supplemento di indagini e dall’arrivo quasi contestuale di un nuovo esposto firmato dal Codacons sui superamenti dei livelli di inquinamento a Milano. In particolare l’associazione di difesa dei consumatori segnala che a novembre di quest’ anno è già stato superato il tetto degli sforamenti registrati nel 2008: per circa 80 volte, in pratica, il livello di pm10 è stato superiore a quello consentito per legge. E sempre per legge a risponderne sono governatore e sindaco. Il gip, nel disporre un suppllemento di indagini, ha chiesto di accertare quali provvedimenti siano stati adottati dai singoli amministratori per contrastare il fenomeno oltre a acquisire i dati dell’agenzia regionale Arpa. «Eccolo, eccolo il tanto desiderato, agognato, scongiurato avviso di garanzia al presidente Formigoni è arrivato – ha annunciato lo stesso Formigoni -. Consegnato stamattina in base a presunte violazioni dell’articolo 674 intitolato “getto pericoloso di cose in luogo pubblico”». «Finalmente – ha proseguito Formigoni – hanno trovato il modo di incastrare il presidente della Regione. L’avviso di garanzia – ha spiegato- sembra sia arrivato sulla base di una denuncia ed è la ripetizione, pari pari, di una cosa avvenuta già negli anni scorsi, che però ha spinto il pm ad archiviare la denuncia». Il presidente Formigoni ha poi ricordato come altri avvisi di garanzia siano pervenuti a suo carico e a carico dell’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini, tutti archiviati. «Perché, come mai oggi vi è un comportamento così radicale? Uno si fa la domanda – ha aggiunto – e vuoi vedere che c’entra con il fatto che siamo in campagna elettorale? Che il pm oggi decida, come è sempre stato, di accompagnare la mia campagna elettorale con avvisi di garanzia?. Sono stato oggetto di 10 processi – ha spiegato Formigoni – tutti conclusisi con 10 assoluzioni, perchè il presidente di Regione Lombardia è limpido come l’acqua di fonte. La Regione è un luogo aperto ed ho fatto della trasparenza uno dei punti del mio governo. Un luogo aperto dove è possibile acquisire documenti per esaminarli come è giusto che sia. Ma pare strano che per prelevare questi documenti si debba mandare un avviso di garanzia. Una avviso del tutto inutile, se non ai fini della campagna elettorale». «Attendo se non a ore, a giorni, un avviso di garanzia da L’Aquila. L’accusa è di aver costruito la Casa dello Studente con 128 posti letto a tempo di record», ha poi detto il presidente della regione Lombardia. «Questa – ha detto Formigoni è un’azione della quale sarò sempre orgoglioso. Sulle mie labbra fiorirà sempre il grido: “Viva la Regione Lombardia”. Al procuratore de L’Aquila dico che la casa dello Studente, realizzata in legno, fra 30 anni sarà inutilizzabile e il terreno verrà rimesso a disposizione». (Fonte: qui)


Cosa ha combinato Marrazzo sotto ricatto e minacce?

Venerdì 6 novembre 2009 si è tenuto nella sede della Protezione Civile un incontro sul tema della gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio. Hanno partecipato all’incontro l’Assessore Regionale ai Rifiuti Giuseppe Parroncini, i tecnici della Protezione Civile, l’assessore capitolino all’Ambiente, Fabio De Lillo, e l’amministratore delegato di Ama Franco Panzironi. Grande assente il sottosegretario Guido Bertolaso. La Regione Lazio dovrà fornire una serie di dati nella prossima riunione tra 15 giorni. Prima della riunione, l’Assessore Regionale ai Rifiuti Parroncini (già capogruppo del PD) si è cimentato in una penosa difesa delle scelte scellerate del suo ex Presidente in tema di inceneritori, arrivando a dichiarare “Le linee programmatiche del piano rifiuti del Lazio prevedono quattro impianti di termovalorizzazione, tre dei quali sono già in funzione e uno (quello di Albano) è autorizzato”. Purtroppo l’ex Presidente Marrazzo non amava ascoltare i cittadini (vedi incontro con il “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” del 23 giugno 2009 e del 16 luglio 2009), ma era solito ascoltare i consigli dalle altre persone che frequentava (vedi incontro del 4 luglio 2009). Purtroppo il nuovo Assessore regionale Parroncini dimentica di dire gli inceneritori di Colleferro e di Malagrotta sono sotto sequestro da parte della magistratura. Purtroppo il nuovo Assessore regionale Parroncini non si è accorto che l’autorizzazione per l’impianto di Albano è stata firmata il 13 agosto 2009 e quella per l’inceneritore di Malagrotta il 18 agosto 2009. La magistratura dovrà indagare sulla “incredibile fretta” con cui sono state concesse nei giorni di ferragosto queste autorizzazioni al signor Cerroni (sia l’impianto di Albano che quello di Malagrotta sono di proprietà del signor Cerroni), visto che il Presidente della Regione Marrazzo era potenzialmente esposto a ricatti e minacce di ogni genere a seguito della diffusione del noto filmato con i trans. Ieri, l’inceneritore di Albano era il simbolo dell’illegalità (niente gara d’appalto, le distanze dalle abitazioni previste nella Legge Regionale non sono state rispettate) e dell’arroganza (il parere della ASL di Albano è stato cestinato, gli Ordini del giorno votati dai Consigli Comunali dei comuni dei Castelli Romani sono stati disattesi, la volontà dei cittadini è rimasta inascoltata). Oggi, l’inceneritore di Albano è anche il simbolo del ricatto e delle minacce. (Fonte articolo qui)