La procura sequestra Testa di Cane: “Violazioni ambientali”
_Che “casualità”: Testa di Cane sarebbe in grado di accogliere i rifiuti romani per i prossimi tre anni e cioè tutto il tempo necessario per l’entrata a regime dei nuovi siti previsti dal Prefetto Pecoraro ed opzionati da Manlio Cerroni.
_(Fonte articolo, clicca qui) Questa mattina i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, hanno eseguito un provvedimento di sequestro del sito Testa di Cane, invaso in costruzione a pochi metri dalla discarica di Malagrotta.
Le indagini coordinate dal pm della procura di Roma, Roberto Cucchiari, hanno accertato irregolarità nell’esecuzione dei lavori. Tutto è partito da un esposto del Comitato Malagrotta che il fattoquotidiano.it aveva documentato con la ripresa della messa in opera del sito. I sigilli sono scattati per tre ettari di terreno, due le vasche presenti che potevano contenere fino ad un milione di metri cubi di rifiuti, la produzione di 3 anni di pattume romano. Diverse le violazioni contestate alla E.Giovi srl, società del gruppo dell’avvocato Manlio Cerroni che gestisce anche la confinante Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Si parte dalle violazioni urbanistiche per aver effettuato lavori senza il rilascio del permesso a costruire fino a quelle ambientali per aver di fatto realizzato opere strutturali per la gestione di una discarica senza le necessarie autorizzazioni. Contestazioni mosse a Francesco Rando, amministratore della società Giovi, unico indagato. Il sito si trova tra la discarica di Malagrotta, a sinistra, e il centro abitato della Massimina che sorge sulla destra. Il comitato, con l’esposto al Noe, aveva denunciato i lavori in difformità dell’ordinanza regionale del 2005 che prevedeva interventi solo su un lotto sperimentale per un’opera di ripristino ambientale. Un’ordinanza con il carattere dell’urgenza ma che è rimasta inapplicata fino al 2011 quando sono iniziati i lavori a Testa di Cane. Non solo. L’ordinanza era collegata al commissariamento di rifiuti nel Lazio, una condizione cessata nel giugno 2008, invalidando, così, il provvedimento che autorizzava gli interventi nel sito oggetto di sequestro. I lavori, inoltre, è stato accertato dalle indagini, avrebbero riguardato anche il secondo lotto, non autorizzati dall’ordinanza commissariale.
Per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano
_La Pontina Ambiente mostra una serietà pari a quella di un circo oppure ad un esperimento goffo del mago Casanova. Prima o poi la giostra delle menzogne dovrà finire.
_(Fonte articolo, clicca qui). Albano: per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano. Per la Pontina Ambiente, la società che gestisce la discarica di Roncigliano, la notizia riportata dal Comitato No Inc di Albano secondo cui nel fosso di Valle Gaia, fosse colato del percolato colorando l’acqua di nero non è veriteria. Per la società, come si legge in una nota di stampa, “l’attribuzione di tale evento al nostro impianto e quindi alla nostra responsabilità è completamente falsa e priva di fondamento e mira soltanto al discredito della nostra attività gestionale”, in quanto le analisi effettuate per conto delle associazioni Contro le Nocività e Salute Ambiente e pubblicate sul sito del Comitato no Inc non sono firmate. L’azienda ha precisato che proprio il 15 novembre scorso essa stessa aveva “riscontrato la presenza della cosiddetta colata nel fosso Valle Gaia e avevamo accertato che il fenomeno aveva origine diverse centinaia di metri a monte dalla discarica”. Del fenomeno sono stati allertati immediatamente l’Arpa Lazio sede di Roma, seguita da messaggio fax esteso poi per conoscenza ai Comandi dei vigili urbani di Albano, all’Ufficio ambiente del Comune, nonché all’Asl RMH.
Polverini, il regalo copia incolla
> ATTENZIONE: RIATTIVATA LA NEWSLETTER DEL SITO DIFFERENZIATI.ORG. Chi vuole può andare a fondo pagina ed inserire la propria e-mail per rimanere informato circa appuntamenti e notizie riguardanti la vertenza Albano.
> OGGI 17 NOVEMBRE ORE 17 PIAZZA DELLA COSTITUENTE ALBANO LAZIALE, PRESIDIO CITTADINO.
_(Fonte articolo, clicca qui). Un’area vincolata. Che il re dei rifiuti Manlio Cerroni vuole trasformare in una discarica. E dalla regione arriva il permesso. Che ricopia frase per frase proprio quello che scriveva Cerroni. L’ultima gaffe – chiamiamola così – della governatrice. Un regalo al re dei rifiuti romani Manlio Cerroni? L’esposto non lo dice esplicitamente, ma la documentazione spedita da Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere regionale del Lazio, alla Procura di Roma è un atto di accusa contro la governatrice Renata Polverini. Nel Lazio, a causa della saturazione della discarica di Malagrotta, proprietario Cerroni, si stanno cercando alternative. Tra le aree individuate dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per i rifiuti del Lazio, una si trova a Riano e appartiene allo stesso Cerroni. Proprio su quest’area si è aperto un giallo. Nel 2009 Cerroni la propose alla Regione come nuova discarica con uno studio della sua società Colari, ma la Regione bocciò l’idea perché la zona era vincolata. Dopo due anni ecco un sorprendente lasciapassare, proprio grazie al parere positivo fornito da uno studio uscito dagli uffici della Polverini. Che però, contesta Bonelli, riprende «ampie parti dello studio Colari» di Cerroni, «facendo un copia-incolla di frasi e paragrafi con gli stessi errori di battitura». I dettagli della scopiazzatura sono elencati nell’interpellanza che lo stesso Bonelli ha presentato alla presidente Polverini e che ha poi trasmesso alla procura della Repubblica. Qualche perla tra i tanti copia-incolla denunciati da l leader dei Verdi: a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari, «si indicano le stesse distanze sbagliate dalle abitazioni: 2,5 km che in realtà sono 700 metri»; a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari si ritrovano gli stessi errori di battitura; sempre a pagina 24 del documenta regionale e a pagina 131 del documento Colari si ritrova lo stesso paragrafo. I sospetti di Bonelli sono pesanti. E senza tanti giri di parole li mette nero su bianco nella stessa interpellanza alla Polverini, nella quale, non senza una punta di ironia, chiede alla governatrice se non ritiene che «la procedura adottata per la redazione dello studio preliminare della Regione «possa aver procurato vantaggi economici a società riconducibili a determinati imprtenditori operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti». Cioè, Cerroni.
Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità
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(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.
Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.
Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.
Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.
Sabato 2 aprile MANIFESTAZIONE di fronte LA DISCARICA DI ALBANO LAZIALE
Sabato 2 aprile all
e ore 8:30 il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, le associazione ed i movimenti che tutelano il territorio e la salute dei Castelli Romani chiamano i cittadini alla mobilitazione consistente di fronte la discarica di Albano Laziale (Roncigliano). Il grave rischio di apertura del cantiere inerente il VII° invaso della discarica facente capo alla Pontina Ambiente S.r.L, il ricorso del consorzio Co.E.Ma contro la sentenza del Tar Lazio di bocciatura totale del progetto inceneritore, devono far riflettere sulla pericolosità che grava ancora sull’intero bacino territoriale dal punto di vista dei rifiuti. Pericolosità in nome di una sola variabile: quella speculativa. Contro nuove devastanti buche all’interno di un comprensorio di pregio e già vessato, contro un folle camino sputa diossina torniamo a parlare di alternative vere, sostenibili e meno impattanti che i comuni tutti dovranno adottare quanto prima. Per questo e non solo per questo il 2 aprile i cittadini dei Castelli Romani sono chiamati alla partecipazione massiccia in nome dei loro diritti ed a salvaguardia dei loro interessi più diretti. Passaparola e partecipa.
NOTA BENE: La manifestazione è regolarmente autorizzata pertanto la cittadinanza è chiamata alla partecipazione numerosa.
Il Consiglio Regionale dice no all’ipotesi “Malagrotta Bis” ad Allumiere
- Inceneritore Albano, al Consiglio di Stato dieci comuni con i cittadini e contro l’inceneritore, clicca qui
Discarica ad Allumiere:
- Consiglio Regionale dice no ad Allumiere, clicca qui.
- Alemanno: “La decisione spetta alla Regione”, clicca qui.
- Alemanno: “Allumiere apparteneva ad un altro momento”, clicca qui.
Il Consiglio regionale del Lazio ha stabilito che la Giunta, il Comune e la Provincia di Roma dovranno individuare soluzioni alternative all’ipotesi di discarica nel Comune di Allumiere. Il Consiglio così facendo ha approvato una mozione presentata da membri di Sel, federazione della Sinistra, Verdi e Lista Bonino-Pannella, secondo cui il terrreno individuato per il nuovo polo di smaltimento dei rifiuti “è situato in una zona sottoposta a vincoli ambientali e riconosciuta dalla legislazione europea di enorme valore paesaggistico”. Anche il comune di Allumiere e la stessa provincia di Roma avevano più volte rimarcato la loro contrarietà all’eventuale discarica, alternativa a Malagrotta.
La divergenza di opionioni sulla questione aveva coinvolto anche tra Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, e Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale. A monte c’era il protocollo firmato a metà dicembre dal sindaco di Roma e dal ministero della Difesa che individuava una nuova collocazione per un’eventuale discarica nel sito militare di Allumiere per proporre un’alternativa a quella di Malagrotta. Lo scontro tra Polverini e Alemanno si fondava proprio su questo punto. Il governatore della regione Lazio aveva perciò affermato la sua contrarietà al progetto: “non ci sarà alcuna alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere”. Dall’altro lato Alemanno invitava la regione a chiarire “le sue scelte”, precisando che si trattava ”solo un’ipotesi”.
Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio
Aggiornamenti stampa inceneritore:
• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.
Aggiornamenti stampa emergenza acqua:
• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)
(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.
Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”
Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia
Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.
L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.
Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.
L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.
Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)
Marini: “Sulla discarica la Regione ignora le autorità territoriali”
_Articolo tratto da Castellinews, clicca qui
per l’articolo.
_«La Regione Lazio ancora una volta prende decisioni senza sentire le autorità territoriali e senza aprire alcun tavolo di concertazione». È una critica netta quella che arriva dal sindaco Nicola Marini riguardo alla determina con cui la Regione avrebbe autorizzato, lo scorso 28 ottobre, l’innalzamento del quarto e quinto invaso e l’apertura del settimo nella discarica di Roncigliano. «Quando la società gestore (Pontina Ambiante) ha mandato un’informativa riguardo la possibile chiusura della discarica a fine ottobre – continua Marini – abbiamo immediatamente convocato una riunione dei sindaci di bacino da cui è scaturita una lettera di preoccupazione al Prefetto di Roma, e dove abbiamo anche sottolineato una tempistica decisamente strumentale vista la vicinanza al pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale sulla costruzione dell’inceneritore. Allo stesso tempo abbiamo richiesto un incontro con la presidente Renata Polverini. In risposta, anziché essere chiamati, abbiamo ottenuto un’autorizzazione all’innalzamento di due invasi e l’apertura di uno nuovo, senza essere informati per alcun canale ufficiale. È vero che le decisioni rispetto al piano rifiuti sono di competenza della Regione, ma la forma in cui la giunta laziale sta operando fa trasparire una totale mancanza di rispetto nei confronti del territorio e dei sindaci che lo rappresentano, in particolare del Comune di Albano Laziale sito di discarica. L’amministrazione comunale fa presente che ad oggi non è arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale da parte della Regione Lazio per quel che riguarda l’innalzamento del IV e V invaso, né della possibile apertura di un VII invaso. Richiede, quindi, che sia accolta l’istanza fatta dai sindaci di bacino per un incontro urgente con la presidente Polverini per confrontarsi sulla situazione della discarica e dell’inceneritore, su cui i giudici del Tar ancora non si sono espressi.
Nobile e Peduzzi: “La discarica di Albano è fuorilegge”
_Articolo tratto da Castellinews, per leggere l’articolo nella versione originale clicca qui.
_«Con un sotterfugio la Regione proroga lo smaltimento dei rifiuti nella discarica ormai satura di Cecchina». Lo denunciano Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, Capogruppo e Consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, con un’interrogazione all’Assessore alle politiche dei rifiuti. «La verifica effettuata il 23 settembre presso la discarica dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri e dall’Azienda Regionale per l’Ambiente – hanno detto – aveva riscontrato numerose violazioni di legge ed, in particolare, che già dal febbraio 2010 la discarica era fuorilegge: invece delle 40mila tonnellate autorizzate, la società Pontina Ambiente, di proprietà del ras dei rifiuti Manlio Cerroni, ne aveva scaricate almeno 90mila. Più del doppio». «A questo punto – hanno proseguito – la discarica andava chiusa. Invece, con un’ordinanza datata 29 settembre e resa nota dal comitato “No Inceneritore” di Albano, la presidente Polverini ne ha autorizzato la continuazione per altri sei mesi, accettando per vere le dichiarazioni unilaterali dell’azienda. Qui sta il sotterfugio: l’azienda ha nascosto la documentazione sull’attività della discarica ai verificatori del Noe, impedendo una completa valutazione della situazione. La Regione ha chiesto proprio alla Pontina Ambiente di certificare la situazione. La società di Cerroni ha certificato il falso. Ma non è tutto: l’ordinanza del 29 settembre ha addirittura autorizzato la realizzazione di un nuovo invaso, il settimo, sulla base dell’autorizzazione per la costruzione dell’inceneritore, bypassando così, evocando l’emergenza, il parere negativo già dato alla Asl RmH. Il Lazio – hanno concluso Peduzzi e Nobile – continua ad avere la maglia nera per la raccolta differenziata, Cerroni continua a fare affari e le conseguenze si scaricano sulla salute dei cittadini».
Così parlò Marrazzo
_Segnaliamo questo bellissimo articolo scritto da Maria Lanciotti su Castellinews.
_«Sono il presidente che non si è tirato indietro perché c’eravate voi», disse Piero Marrazzo la sera dell’11 luglio 2008 in Piazza del Comune a Velletri, rivolto a un gruppetto di giovani che manifestavano contro l’inceneritore di Albano e la mancanza del benché minimo cenno di ascolto. E mentre i tutori dell’ordine si disponevano a ventaglio con sveltezza e grinta, Marrazzo rincarò: «Chi viene a manifestare avrà sempre una risposta, fino all’ultimo mi sentirò di rappresentare i cittadini». Ma era già arrivato “all’ultimo” e smise per fortuna di rappresentarci. Ma il dopo Marrazzo non splende certo di nuova luce, siamo sempre ai moccoli. Imponente la manifestazione contro l’inceneritore che lo scorso 23 ottobre ha sfilato per Albano, Ariccia, Genzano. Tremila, cinquemila manifestanti o su o giù di lì, secondo le varie stime, e questo sì che conta, che ha un peso, che ha spessore. C’era pure gente importante, chi con la fascia tricolore e chi con le medaglie, e questo sì che è un risultato. Forse c’era pure quel gruppetto di giovani che gridò dalla scalinata del comune di Velletri anche qualche parola qui non riferibile all’ex governatore della regione Lazio – che arrivò con gravissimo ritardo per via del traffico perché forse pensava che ai Castelli i nativi andassero ancora col carretto – ma si sa la gioventù non va tanto per il sottile, il bavaglio ancora non gli aderisce bene sulla bocca, ancora la verità scappa fuori. Forse quei giovani c’erano, in mezzo a tutta quella calca, forse aprivano o chiudevano il corteo, forse reggevano uno striscione. Chissà. Lo vogliamo sperare. Perché sono loro che hanno iniziato questa battaglia, pochi e indifesi e con le idee chiare, e non sarebbe bello dimenticare – oggi che si è in tanti e bene organizzati – un pugno di giovani che alle prime proteste vennero zittiti dalle forze dell’ordine schierate a tutela di Piero Marrazzo, che ora sappiamo bene in che faccende era occupato all’epoca. A quei ragazzi va il merito di avere fatto il primo passo contro l’inceneritore di Albano, sarà bene tenerselo a mente ora che le file s’ingrossano. (Fonte articolo: Castellinews, clicca qui)
_I video a cui si riferisce l’articolo scritto su Castellinews.
RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano
_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante ora dieci sindaci dei Castelli Romani siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.
Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.
_BLOB, PROFUMO.
Pontina Ambiente minaccia: “Sabato chiudo la discarica di Albano Laziale”
_L’emergenza rifiuti, per giunta ARTIFICIALE, non conviene a nessuno, neppure al monopolista dalla voce grossa.
Se questo articolo (sotto) trovasse riscontro nella sua interezza è disarmante la prova di debolezza della Pontina Ambiente S.r.l. che, parliamoci chiaro, siccome non vede sbloccare lo sgangherato progetto del bruciatore di rifiuti (fermo giustamente al Tar Lazio per lacunose beghe economiche e tecniche) sta attuando metodiche simili pur di farlo passare contro tutto e tutti. La Regione Lazio è asservita, senza speranza, i sindaci dei Castelli Romani però mostrino gli attributi e chiedano immediata collaborazione alle autorità competenti per attuare con urgenza valide alternative volte a superare l’eventuale empasse cercata dal gestore. In fin dei conti la discarica di Albano è mal gestita (eufemismo) ed in via di totale esaurimento, la società che la gestisce dice di voler fare quello che organi sanitari e politici avrebbero dovuto fare da tempo (chiuderla), seppur con una finalità completamente diversa. Sarà un bluff? Vedremo. Nei fatti l’emergenza ARTIFICIALE rifiuti non conviene a nessuno.
_Una dozzina di sindaci uniti scrivono al Prefetto: temono che l’azienda che gestisce i rifiuti metta in atto davvero la minaccia di chiudere la discarica di Roncigliano, se entro tre giorni non arriva un provvedimento straordinario dalla Regione che consente di allargarne in via eccezionale la capienza. La giornata di oggi è stata a dir poco frenetica, sul fronte dei rifiuti castellani. Si è aperta con l’udienza del Tar che doveva decidere sui ricorsi contro l’inceneritore: i giudici hanno scelto di prendere tempo per esaminare più a fondo la questione ed eventualmente affidare ad un loro esperto la perizia superpartes sul progetto presentato da Coema. Subito dopo, i sindaci che hanno presentato ricorso insieme ad altri di comuni interessati si sono riuniti d’urgenza. Ci sono sul piatto tre lettere che Pontina Ambiente (una delle parti di Coema, gestore della discarica) ha inviato negli ultimissimi giorni, dopo la manifestazione del 23 ottobre. In sostanza, Pontina Ambiente, sollineando tra l’altro i costi aggiuntivi dovuti anche agli “sgambetti” dei comitati ambientalisti e chiedendo chi li pagherà, reclama un provvedimento urgente della Regione Lazio, altrimenti sabato, ossia tra due giorni, chiuderà la discarica. Per capire, bisogna fare un passo indietro, al dicembre 2009, quando i comitati locali fecero una visita alla discarica e controllarono le volumetrie. Per loro, il quarto, il quinto e il sesto invaso erano già oltre il limite. Partono gli esposti, che diventeranno otto nell’arco di qualche mese. Qualche giorno dopo la visita dei comitati, la Regione invia i suoi esperti a verificare. Ad un primo esame sembra tutto a posto, ma la Regione chiede all’azienda di produrre una perizia giurata entro pochi giorni al fine di avere una documentazione ufficiale. L’azienda ci mette un po’. La relazione dell’esperto Guido Baldi arriverà in realtà a fine maggio 2010 e senza essere “giurata”. Si dice ancora una volta che è tutto regolare, anzi, gli invasi risultano sotto la volumetria autorizzata. Nel frattempo ai primi esposti si sono aggiunti gli altri. Il 23 settembre l’Arpa compie una nuova verifica e accerta serie irregolarità: gli invasi sono troppo pieni. E’ la stessa Regione, però, a suggerire la via d’uscita: trattandosi di emergenza, si procederà ad un decreto “d’emergenza”, appunto. E’ questo che Pontina Ambiente oggi reclama. Ed è su questo che la dozzina di sindaci chiede la supervisione e l’intervento del Prefetto. Qualcosa non torna: possibile che la Regione che accerta serie irregolarità già a monte preveda di superarle con un decreto? Possibile che l’azienda possa fare la voce grossa e pretendere il decreto altrimenti chiude la discarica? (Fonte articolo, Il Refuso, clicca qui)
- “Sospensione della discarica di Roncigliano? Una soluzione ad orologeria”.
- Marino, botta e risposta tra Palozzi e Onorati sull’inceneritore
- QUI ACERRA: Vescovo Acerra: “Promesse non mantenute, emergenza mai finita. Fin quando, oltre a discariche e inceneritori, non si cercheranno strade alternative, chiudendo il ciclo dei rifiuti, l’emergenza non finira”’.
Inceneritore Albano, il Tar chiede altro tempo
_BOCCIATE L’IMPIANTO. NON STA IN PIEDI.
…Rassegna stampa in continuo aggiornamento.
_Si è conclusa l’udienza del Tar del Lazio, che ha discusso questa mattina i tre ricorsi presentati dal coordinamento “No inceneritore” contro l’impianto di incenerimento dei rifiuti che dovrebbe sorgere nel territorio di Albano Laziale. «I giudici si sono riservati del tempo per decidere se chiedere una perizia super partes a verifica delle irregolarità del progetto che noi abbiamo segnalato» ha detto al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento. A questo punto si aprono due possibilità: i giudici potrebbero decidere per il commissariamento tecnico unico, cioè una perizia fatta da enti pubblici super partes, oppure potrebbero riunirsi direttamente in camera di Consiglio ed emettere una sentenza. «Quello di oggi ci sembra un risultato positivo – ha detto Castri – anche perché il Coema secondo noi non ha chiarito in modo esauriente i punti che contestiamo nel nostro ricorso, per esempio la questione delle torrette di raffreddamento dell’impianto, che funzionano esclusivamente ad acqua e che sono sparite dal secondo progetto. Ci sembra positivo anche avere dalla nostra i ricorsi ad adiuvandum di otto comuni. I ricorsi dei cittadini hanno portato una nuova luce sulla questione inceneritore». (Fonte: Castellinews, clicca qui)
23 ottobre, CORTEO contro l’inceneritore dei Castelli Romani – Albano Laziale
_PREMESSA DOVEROSA: solidarietà e vicinanza non bastano più. Ci fanno piacere ma non bastano più. Uscite di casa! E’ nel vostro UNICO, VERO interesse.
_Sabato 23 ottobre i cittadini ed i movimenti dei Castelli Romani che da anni contrastano senza sosta e civilmente l’inutile quanto speculativo inceneritore voluto dal consorzio Co.E.Ma e dalla Regione Lazio daranno vita ad un nuovo corteo cittadino che si snoderà da Albano Laziale (P.zza Giuseppe Mazzini) sino a Genzano di Roma passando per la città di Ariccia.
I cittadini hanno ormai dimostrato da tempo la follia economica e sanitaria che questo obsoleto impianto avrebbe su tutta l’area a sud di Roma, hanno illustrato a stampa, cittadini ed amministratori (dieci sindaci sono contrari all’impianto) le alternative esistenti, più efficienti e con costi 40 volte inferiori rispetto a quelli di un mastondotico bruciatore alimentato con i soldi pubblici della truffa di stato CIP 6.
Si avvicina inoltre la data nella quale verranno discussi i nostri ricorsi depositati presso il TAR Lazio e presso la Corte dei Conti, nonostante ciò rimane in piedi il rischio concreto che si proceda all’avvio del cantiere relativo all’ecomostro.
Per tutto ciò e di fronte ad un simile inquietante scenario chiamiamo la cittadinanza dell’intero bacino Castelli Romani alla partecipazione consistente, invitandola alla mobilitazione diretta a salvaguardia di quello che resta del proprio territorio e del proprio futuro.
CORTEO CONTRO L’ INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI: ALBANO LAZIALE, ARICCIA, GENZANO DI ROMA. SABATO 23 OTTOBRE, ORE 15:30 PARTENZA DA PIAZZA GIUSEPPE MAZZINI, ALBANO LAZIALE.
La cittadinanza TUTTA è chiamata alla mobilitazione. Partecipa e passaparola.
La Regione Lazio dinieghi ed abbandoni il progetto inceneritore ad Albano Laziale
_La Presidente Renata Polverini prenda atto della situazione di contrarietà cittadina e ormai anche amministrativa, bocci definitivamente l’impianto che il consorzio Co.E.Ma vorrebbe edificare ai Castelli Romani nella discarica intercomunale di Roncigliano prima che il tutto si inabissi nelle aule di tribunale portando gli amministratori regionali presenti e passati, ad una passerella umiliante per la politica, le istituzioni ed il rispetto dei cittadini.
Non ci sono margini, i sindaci hanno responsabilmente confermato lo scorso 2 agosto quanto movimenti e cittadini spiegano da anni: il progetto non sta in piedi (e dal punto di vista tecnico non lo è mai stato) ed è da ritenersi bocciato. Si volti pagina.
Questo è un impianto di smaltimento rifiuti e non di gestione, per questo è vecchio, risponde ad una logica altrettanto obsoleta che è quella di distruggere e non recuperare materia. L’impianto è antieconomico (per l’ente Regione Lazio e per i cittadini), sciagurato a livello sanitario e incompatibile con l’area di bacino che invece sarebbe da tutelare da molti punti di vista. I cittadini, tutti, avversano intellettualmente, civilmente, legalmente e praticamente questa speculazione con fondati motivi, contrarietà espressa dal mondo scientifico, dalla ASL RM H (quatro pareri negativi) ed ora , di nuovo, anche dai sindaci dei Castelli Romani; segno, ripetiamo, che quanto i movimenti cittadini vanno spiegando/informando da anni ha convinto tutti. Senza riserve. Tutti tranne la Regione Lazio di Piero Marrazzo e di Renata Polverini. La Regione Lazio di Manlio Cerroni.
E’ il secondo parere consecutivo che i sindaci dei Castelli Romani (merito alla loro definitiva chiarezza che ormai è positivamente agli atti ma che dovranno mantenere) esprimono sull’impianto, sul piano regionale rifiuti, e sulla situazione estremamente critica del loro bacino territoriale.
Inutili e marginali, a questo punto, le dichiarazioni senza competenza amministrativa (e forse anche pratica) del primo cittadino di Roma, che continua ad invocare un impianto fuori del proprio territorio comunale e fuori dalle proprie “deleghe” senza che lo stesso si sia mai confrontato con il territorio dei Castelli Romani e con le esternalità negative drammatiche che la discarica di tal quale di Albano Laziale sta creando a tutto il bacino.
La Presidente Renata Polverini che sta attuando scelte durissime verso il territorio dei Castelli Romani (taglio punti di pronto soccorso, blocco costruzione Policlinico Castelli Romani, taglio posti letto ecc ecc) e che tanto ha parlato in campagna elettorale di mediazione, di rispetto delle realtà locali, inclusi i cittadini, prenda posizione netta rispettando una chiara volontà popolare di bacino ed una chiara volontà politico-amministrativa di ben dieci sindaci. Dinieghi l’impianto che Piero Marrazzo, con misera vergogna, ha autorizzato nell’agosto scorso e metta mano al piano rifiuti mai passato al vaglio del consiglio regionale del Lazio, escluda l’inceneritore di Albano e consideri la discarica di tal quale di Roncigliano com’è: figlia di una gestione folle, esaurita e da bonificare.
La Presidente dia impulso con scelte oculate ad un nuovo piano rifiuti prendendo spunto dalle vere competenze, quelle cittadine createsi nel bacino Castelli Romani, provvedimenti orientati al rispetto del territorio e che possano incarnare il vero sviluppo. Evitare sperpero di denaro pubblico (che questo impianto provocherebbe), emergenza sanitaria ed emergenza rifiuti sono i primi obiettivi dei movimenti cittadini che hanno sempre avuto a cuore le sorti della comunità territoriale. La Presidente sia responsabile, inizi sospendendo l’AIA su Albano.
Inceneritore Albano, i sindaci dicono no
_La Regione Lazio blocca la costruzione del Policlino dei Castelli Romani e falcidia punti di pronto soccorso e posti letto ai Castelli Romani, mettendo in ginocchio ed umiliando l’intero bacino. La Regione Lazio NON blocca ancora però l’INUTILE milionario inceneritore voluto da Manlio Cerroni. Per una volta, una sola volta, la Pisana scelga di stare con i cittadini e con i sindaci che chiedono a gran voce l’abbandono di un progetto folle e sciagurato. I cittadini si mobilitino, si entra in una fase importante della vertenza.
_I sindaci di bacino che conferiscono nella discarica di Roncigliano sono tornati a riunirsi, ieri pomeriggio, a Palazzo Savelli. Un incontro voluto per ribadire un principio di condivisione e di strategia comune per dire ancora una volta, e con decisione, un “no” alla costruzione dell’inceneritore di Albano. Presenti i rappresentati, o i sindaci stessi, di tutti i dieci comuni (Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino) che hanno discusso per due ore su di un documento comune che possa far riaprire il tavolo di trattative con la Regione Lazio. «La strategia di intervento è totalmente cambiata rispetto al passato – ha detto Marini – perché questa Amministrazione è fermamente contraria alla costruzione dell’inceneritore e lo sta dimostrando con i fatti. È la seconda riunione dei sindaci di bacino che convochiamo e siamo riusciti ad adottare una linea comune di intervento. Oltretutto siamo in costante contatto con i comitati cittadini che in prima persona si fanno carico del problema e che da anni lottano contro questo impianto. Il comune li sta affiancando con un’azione ad adiuvandum nella importante battaglia legale pendente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il modo di operare è cambiato – conclude -. Siamo abituati a parlare solo quando i fatti ci assistono. Non siamo avvezzi a proclami vuoti che sanno ancora di campagna elettorale». Cambiamento di rotta, quindi, dal 2007, quando era stato dato il via libera all’impianto. L’obiettivo dei sindaci di bacino, oggi, è riaprire il tavolo delle trattative in primis con la Regione, proponendo la modifica del piano rifiuti, perché le condizioni in tre anni sono totalmente cambiate: quasi tutte le amministrazioni sono partite con la raccolta differenziata e quelle che non l’hanno ancora fatto lo faranno a breve. Questo vuol dire che il Cdr (combustibile che fa funzionare l’inceneritore) non sarà sufficiente ad alimentare l’impianto di Roncigliano e che i rifiuti arriveranno da altre zone.
«Abbiamo sempre pensato che l’avvio della raccolta differenziata potesse essere utile a ribadire il no all’inceneritore – ha aggiunto l’Assessore all’ambiente Claudio Fiorani – ed è per questo che dopo anni di completo immobilismo a riguardo, in autunno saremo pronti a partire con il porta a porta. Ed è proprio da questo punto che parte il documento sottoscritto dai sindaci: sono cambiate le condizioni, quindi abbiamo l’esigenza di un nuovo incontro. Da quando siamo alla guida di questa amministrazione ogni problema è stato affrontato partendo dal dialogo, dialogo con i cittadini, dialogo con i sindaci di bacino, dialogo con le associazioni contrarie all’inceneritore. Ci sembra ovvio fare un ultimo tentativo con Regione e imprenditori, altrimenti il nostro appoggio sarà totale e di sostegno attivo affinché la popolazione non si presenti da sola alla prossima udienza al Tar del Lazio fissata per il 20 ottobre prossimo». Al termine della riunione, il sindaco e l’assessore hanno raggiunto i cittadini in sala Nobile per informarli delle decisioni prese e rispondere alle domande di giornalisti e comitati. (Fonte articolo: Castellinews)
Disastro Malagrotta
_Malagrotta, Ortu: “Le scorie del gassificatore dove finiscono?” De Priamo: “Da sinistra solo critiche sterili”. “Mentre Comune e Regione sembrano fare a gara a chi dice per primo e con più nettezza che la discarica di Malagrotta non chiuderà e che è necessario costruire nuovi inceneritori, ci chiediamo insieme ai cittadini: dove sono finite le promesse delle varie campagne elettorali sulla chiusura della discarica? Dove finiscono, a prosposito dell’ inceneritore di Malagrotta, le scorie altamente inquinanti che quel “mostro” produce? Sono forse ammassate su una collina ben visibile, interna al perimetro della discarica stessa?
Lo dichiara Massimiliano Ortu Vice Presidente del Consiglio e capogruppo di Rifondazione Comunista del Municipio Roma XVI.
“I Comitati di zona hanno notato, infatti, che in questi ultimi periodi continuano ad essere accumulati ingenti quantitativi di materiale, non si sa se inerte, che hanno, peraltro, raggiunto un volume cospicuo che non si può non notare. La preoccupazione della cittadinanza è ormai a livelli intollerabili. Siamo messi peggio dei tempi di Veltroni e Marrazzo. Alemanno è da due anni che tace, la Polverini nomina assessori che reclamano nuovi inceneritori come quello di Malagrotta: siamo caduti dalla padella alla brace”. Andrea De Priamo, presidente della commissione Ambiente del Comune di Roma, interviene sulla questione: “Ancora una volta dal centrosinistra piovono critiche, fuori tempo e fuori luogo, su un problema mai realmente affrontato dalle passate amministrazioni come quello dei rifiuti nella nostra città ma nessuna proposta concreta.
Appare complesso immaginare la soluzione di questo problema prevedendo nuove discariche nel Comune di Roma, perché l’unica zona praticabile sarebbe a ridosso della stessa Malagrotta, scelta che proverebbe nuovamente i cittadini della Valle Galeria .
È importante continuare a lavorare con valutazioni tecniche e concertate, allo scopo di ottimizzare un servizio che interessa non solo i romani ma anche tutti coloro che quotidianamente arrivano nella nostra città.
Per dare certezza ai cittadini e ai residenti della zona, poi, è necessario pensare a un crono programma certo per la definitiva chiusura di Malagrotta. È evidente, infatti, che la chiusura della discarica potrà avvenire solo in seguito dell’allestimento del nuovo sito. Una scelta fondamentale su cui la Regione Lazio deve garantire il coinvolgimento di tutta la Provincia di Roma, vista la necessità di trattare il tema in una prospettiva di area vasta.
Personalmente ritengo importante rivedere il piano rifiuti proposto dall’ex giunta Marrazzo, individuando le reali esigenze dei territori e verificando attentamente l’impiantistica esistente, partendo dal necessario investimento su differenziata e relativi impianti di trattamento”. (Fonte articolo, qui)
_«Il piano di adeguamento di Malagrotta è un bluff totale. I rifiuti finiscono in discarica tali e quali. Senza essere pretrattati». La denuncia viene da Sergio Apollonio, presidente del comitato cittadino locale, che punta il dito su presunte irregolarità inerenti alla gestione dei rifiuti all’interno del sito di smaltimento romano. «La discarica della capitale – spiega – continua a violare platealmente, come ha fatto da sempre, un articolo fondamentale della legge sulle discariche (Dlgs n.36 del 2003), e cioè l’art.7, primo comma, che suona come segue: «I rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento». A Malagrotta invece impera un’altra legge. È quella del sottosviluppo a tutti i costi, anche se ammantato di tecnologia, cioè dei rifiuti tal quali o indifferenziati, come nelle discariche del Terzo mondo. Si spende di meno e si guadagna di più». Ad avvalorare la tesi secondo cui all’interno della discarica non tutto proceda secondo nella norma, contribuisce pure una nota informativa del 23 giugno inviata dalla Comissione europea al Comitato: «A seguito di un’analisi delle risposte del governo italiano alle richieste di informazioni della Commissione europea – scrive Julio Garcia Burgués, della Direzione generale Ambiente – ulteriori chiarimenti sono risultati necessari, con particolare riferimento al pre-trattamento dei rifiuti smaltiti nella discarica di Malagrotta. I servizi della Commissione – continua – hanno pertanto inoltrato un’ulteriore richiesta di informazioni alle autorità italiane». Ancora dubbi, dunque, e nuovi accertamenti sulla discarica più grande d’Europa, di proprietà dell’imprenditore romano Manlio Cerroni. Una buca da oltre 240 ettari di territorio dove finiscono i rifiuti della Capitale e di parte della provincia; una discarica che ha raggiunto il limite di capienza massima ormai da tempo e sulla quale, da anni, si discute per la necessità di chiuderla. Ma che di fatto, proroga dopo proroga, continua a operare. (Fonte articolo, qui)
_”Apprendiamo oggi dalla stampa, con un certo sconcerto, che i dati relativi le emissioni del gassificatore di Malagrotta non sono stati ancora resi pubblici e pubblicati su internet, a disposizione di tutti i cittadini”. A dirlo è Angelo Bonelli, Capogruppo regionale e presidente nazionale dei Verdi. “Si tratta solo di uno dei tanti deficit che l’amministrazione Alemanno ha in tema di gestione dei rifiuti. Lo stesso sindaco ha ammesso ai giornali che la raccolta differenziata è molto più bassa del previsto, e che andando avanti di questo passo la discarica di Malagrotta dovrà restare aperta ancora per anni. Questo – ha aggiunto il leader del ‘Sole che ride’ – significa favorire il monopolista che gestisce i rifiuti di Roma e del Lazio. Intanto Alemanno pensa alla costruzione di un quinto termovalorizzatore, oltre ai 4 che sono previsti sul territorio regionale”. “Rischiamo inoltre sanzioni da parte della Unione Europea, visto che a Malagrotta si continuano a smaltire rifiuti tal quale, contro le normative della Ue che lo vietino espressamente. A questo punto ci sembra irrealistico che la giunta Alemanno possa riuscire a raggiungere l’obiettivo promesso di raccolta differenziata al 35% entro il 2013″. “Noi Verdi – ha concluso Bonelli – proponiamo di adottare un sistema premiante per i cittadini e i Comuni che differenziano. Non solo un sistema di sanzioni, ma anche un piano di incentivi per chi ricicla”. (Fonte articolo, qui)
Malagrotta, Colleferro, Albano: la magistratura processa Cerroni
_Perché la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” ha reso omaggio (riservandogli un’audizione) al signor Cerroni, imputato di gravissimi reati connessi proprio con la gestione dei rifiuti ? Mentre la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” si inchina al signor Cerroni, la magistratura lo processa per attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Infatti, il 18 giugno 2010 si terrà nell’aula 19 del Tribunale di Roma alle ore 9.30 l’udienza del processo a carico dell’ing. Francesco Rando, Amministratore unico della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni. Come è noto, l’Ing. Rando ha già subito due condanne definitive passate in giudicato per la gestione della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni. Pubblichiamo le imputazioni a carico dell’ing. Rando, che nel prosieguo chiameremo ing. Cerroni, che non leggerete su alcun giornale.
L’ing. Cerroni è imputato dei seguenti reati:
“….effettuava smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Malagrotta, non autorizzata per tali rifiuti…”;
“… classificava e trattava come rifiuto speciale i rifiuti da classificare, invece, come pericolosi e li smaltiva sistematicamente entro la discarica di Malagrotta non autorizzata per il trattamento di detti rifiuti…”;
“…in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (fanghi provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)…”;
“…falsa attestazione nei registri di carico e scarico e alle autorità preposte al controllo della natura, della composizione e delle relative caratteristiche chimico-fisiche…”;
“…effettuava sistematicamente scarichi delle acque reflue industriali provenienti dalla discarica di Malagrotta contenenti sostanze pericolose, in assenza di qualsiasi autorizzazione, immettendole nel fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”;
“…inquinava con la immissione di sostanze pericolose le acque del fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”.
L’ing. Cerroni è accusato, insieme ai responsabili degli inceneritori di Colleferro (Lolli e Torti), di aver destinato a tali inceneritori rifiuti classificati come CDR (Combustibile da Rifiuti), CDR non conforme ai requisiti previsti dalla legge. Anche l’ing. Cerroni è, quindi, coinvolto nello scandalo degli inceneritori di Colleferro, gli inceneritori che hanno bruciato di tutto. Sono, quindi, smentite le dichiarazioni rese da Marrazzo che il 29 ottobre 2008, accompagnato dal suo assessore Di Carlo, affermava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”. Dopo queste dichiarazioni “irresponsabili”, è successo di tutto:
- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,
- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,
- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.
A queste società ed imprenditori “molto affidabili per garantire la salvaguardia dell’ambiente” (Cerroni, AMA, ACEA) Marrazzo ha affidato, “sotto ricatto per le foto con i trans” e con una illegale trattativa privata, l’inceneritore di Albano. (Fonte articolo, Sotto Terra il Treno, clicca qui)
Procuratore di Velletri: Società di smaltimento spregiudicate
_PROCURATORE DI VELLETRI DENUNCIA: SOCIETA’ DI SMALTIMENTO SPREGIUDICATE
«Il problema dei rifiuti è legato soprattutto alla gestione del ciclo da parte dei Comuni della zona che si affidano a società il più delle volte un po’ spregiudicate e che non sempre seguono con attenzione gli attuali regolamenti». E’ la denuncia del procuratore della Repubblica di Velletri Silverio Piro nel corso dell’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti.
«I procedimenti penali che noi seguiamo riguardano soprattutto le società che nel tempo si sono completamente disinteressate della necessità di salvaguardare l’ambiente privilegiando invece il loro commercio e soprattutto lo smaltimento dei rifiuti in modo del tutto irregolare – ha spiegato Piro – Sono procedimenti che parlano da soli soprattutto quando si fa riferimento al disastro ambientale della Valle del Sacco, dove si sono trovati degli indici di inquinamento veramente elevati e dove si sono verificate tutta una serie di responsabilità di amministratori e società coinvolte nello smaltimento dei rifiuti».
«Abbiamo trovato una metodica contraffazione dei codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) da parte di alcune società nel trasportare rifiuti che in realtà non potevano essere trasportati per consentirne l’occultamento e la distruzione. In questo caso si tratta di una società di Anzio, la Trasporti Ambiente», ha detto ancora Piro. «Un altro procedimento riguarda una bonifica ambientale da parte del comune di Pomezia – ha proseguito Piro – che ha visto diversi indagati e misure cautelari personali a carico di amministratori e in cui si sono verificate anche delle ipotesi di corruzione».
«Il 23 giugno avremo la Polverini» in commissione. Lo ha annunciato, nel corso dell’audizione odierna sul ciclo dei rifiuti del Lazio, Candido De Angelis, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Previste anche le convocazioni del sindaco di Latina, del presidente della Provincia di Frosinone, del sindaco di Frosinone, del presidente della provincia di Rieti, del sindaco di Rieti, del presidente della provincia di Viterbo, del procuratore della Repubblica di Frosinone, Cassino e Civitavecchia.
Intanto oggi sono stati ascoltati anche il presidente della provincia di Latina, Armando Cusani e il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta, Cusani ha denunciato il rischio di traffici illecciti a causa della carenza degli impianti di smaltimento: «In questi anni siamo riusciti a mettere in funzione tutti i depuratori, i depuratori producono fanghi ma questi non possono essere smaltiti in provincia di Latina perchè non ci sono impianti e vengono portati, quando va bene, in Puglia. Oltre all’aggravio dei costi segnalo anche che dietro al trasporto, ai luoghi di lavorazione dei fanghi ci possono essere rischi su traffici illeciti».
Cusani ha anche parlato degli anni in cui il Lazio è stato commissariato nel settore rifiuti: «In questi anni di commissariamento ci si sarebbe aspettati la realizzazione di impianti di compostaggio per trattare una parte della raccolta differenziata, i fanghi che provengono dai depuratori. Sul ciclo
dei rifiuti siamo tra le Regioni e le Province più indietro d’Italia».
Il sindaco di Viterbo Marini, che in passato è stato anche presidente della provincia di Viterbo, ha accusato la Regione, che ha impedito alle province di determinare il ciclo di rifiuti. Secondo Marini, infatti, «la Regione Lazio nelle sue varie differenziazioni non ha mai concesso alle province di poter determinare, come forse opportuno attraverso gare pubblica, un ciclo di rifiuti. Attraverso la legge regionale hanno voluto sempre decidere che cosa si doveva fare del combustibile da rifiuto».
La provincia di Viterbo, ha spiegato Marini, «si era autodeterminata un piano dei rifiuti e l’aveva sottoposto all’attenzione della Regione Lazio perché avevamo pensato che potevamo economicamente gestire i rifiuti senza doverli trasportare in altre province, ma è mancata dal punto di vista regionale la concertazione. Oggi l’impianto per la produzione di Cdr sta iniziando a funzionare ma siamo passati da
un sogno di ciclo completo ad un quarto di ciclo. Nel 1996 la Regione Lazio ordinò al comune di Viterbo di autorizzare l’impianto per la produzione di Cdr, senza concertazioni o conferenza di servizi. Lo ordinò e in questi 14 anni, mi pare di capire, che non si è modificato nulla. Questo ha generato un malumore istituzionale nei confronti della Regione Lazio».
Cerroni: infinita la lista dei Comuni che non pagano. «Noi per il servizio che facciamo trasmettiamo fatture che non vengono pagate. C’è una lista infinita di comuni che non pagano». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri., Manlio Cerroni, a margine dell’audizione nella commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti nel Lazio. «Roma ha avuto un problema da sistemare che si riferisce al passato e adesso si difende – ha spiegato Cerroni – Con Pomezia invece ci sono grosse difficoltà». Nel corso dell’audizione uno dei componenti della commissione parlamentare ha chiesto al presidente della Co.la.ri: «perchè c’è sempre lei nell’impiantistica laziale?». A questa domanda Cerroni ha risposto: «perchè quando negli anni ’50-’60 facevamo questo mestiere, quelli che “facevano monnezza” neanche la moglie trovavano. Mi fanno sempre questa domanda ma la domanda che mi dovreste fare è: “da quando fa questo mestiere?” Dal ’46».
Malagrotta chiuderà. «Nel giorno in cui andranno in funzione gli impianti non ci sarà più bisogno della mega discarica di Malagrotta. Ci sono soluzioni alternative a Monti dell’Ortaccio, nelle ex cave di Riano e di Roma sulla Salaria. È stato presentato un progetto per trasformare le ex cave di Riano in discariche». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri Manlio Cerroni davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Il gassificatore di Albano «sarà l’impianto top a livello mondiale. Non faremo un inceneritore ma una centrale elettrica che, al posto di essere alimentata a metano o a olio combustibile, è alimentata a combustibile da rifiuti». Lo sostiene Cerroni. «L’impianto di Albano nasce per essere alimentato a cdr da Rocca Cencia e Salaria ma in mancanza di questo – spiega Cerroni interpellato dalla commissione – può essere alimentato anche a rifiuto ‘tal qualè, dalla frazione secca, solo che a quel punto non sarà piu un impianto di produzione di energia ma di smaltimento di rifiuti». Il gassificatore di Albano, ha spiegato Cerroni, attualmente «è autorizzato per 160 mila tonnellate» di cdr, «ma può arrivare anche a 180 mila».
Sindaco di Riano: mai discarica nel nostro territorio. «Una discarica nelle ex cave di Riano? È una follia. Sia il comune che la Regione Lazio, nel novembre scorso, hanno rigettato un progetto presentato dalla Co.la.ri. Abbiamo saputo che il consorzio ha presentato ricorso al Tar contro i dinieghi e il nostro comune si è costituito in giudizio per resistere». Lo ha detto oggi il sindaco di Riano (Roma) Nicola Regano, replicando a quanto dichiarato da Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri e proprietario della discarica di Malagrotta, davanti alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in merito all’esistenza di un progetto per allestire una discarica nelle ex cave di tufo di Riano, lungo la Tiberina. (Fonte articolo, clica qui)
MALAGROTTA? DIVENTERA’ BUONA GROTTA. ALBANO? SARA’ UNA CENTRALE ELETTRICA DI LIVELLO MONDIALE
L’alternativa a Malagrotta? “Ci sono progetti per trasformare le ex cave di Riano in discariche”. A parlare è uno che di rifiuti se ne intende, il patron di Malagrotta, ovvero “Re” Manlio Cerroni che oggi ha parlato davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti che ha convocato diversi esponenti a deporre. Raccogliere informazioni approfondite sul ciclo dei rifiuti nel Lazio e su eventuali attività illecite. Per questo si è riunita questa mattina la commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti per un’audizione di diversi rappresentanti, istituzionali e non, del territorio. Manlio Cerroni ha svelato progetti futuri per quanto riguarda il problema rifiuti. Progetti non suoi evidentemente, vista che si sta parlando delle alternative a Malagrotta: “Nel giorno in cui andranno in funzione gli impianti non ci sarà più bisogno della mega discarica di Malagrotta. Ci sono soluzioni alternative a Monti dell’Ortaccio, nelle ex cave di Riano e di Roma sulla Salaria. E’ stato presentato un progetto per trasformare le ex cave di Riano in discariche”. Secondo Cerroni, “Malagrotta diventerà Buonagrotta per il servizio che ha reso a Roma e alle altre Province. Quando sento che Regioni a noi vicine o lontane sono state in crisi, o forse ci sono ancora ha aggiunto, noi abbiamo il privilegio di aver affrancato la Regione Lazio”.
Chiusa Malagrotta però Cerroni non uscirà di scena. Interpellato sul gassificatore di Albano Cerroni si è mostrato entusiasta: “Sarà l’impianto top a livello mondiale. Non faremo un inceneritore ma una centrale elettrica che, al posto di essere alimentata a metano o a olio combustibile, è alimentata a combustibile da rifiuti”. Cerroni, con la sua Co.la.ri. sarà tra gli artefici dell’inceneritore.
Il gassificatore di Albano attualmente è autorizzato per 160 mila tonnellate di cdr, ma secondo Cerroni, “potrà arrivare anche a 180 mila”.
“L’impianto di Albano nasce per essere alimentato a cdr da Rocca Cencia e Salaria ma in mancanza di questo” – spiega Cerroni interpellato dalla commissione – può essere alimentato anche a rifiuto tal quale, dalla frazione secca, solo che a quel punto non sarà piu un impianto di produzione di energia ma di smaltimento di rifiuti”. (Fonte articolo, clicca qui)
CERRONI: “L’EMERGENZA STA NEI COMUNI CHE NON PAGANO”
“ Sarà la chiusura del ciclo dei rifiuti a rendere inutili le mega discariche come Malagrotta, un impianto che comunque ha evitato a Roma l’emergenza”.
A parlare è Manlio Cerroni il Presidente del Consorzio Laziale Rifiuti, che oggi ha riferito davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Malagrotta, dopo la chiusura, diventerà il più grande parco cittadino ma bisognerà comunque trovare un sito alternativo per conferire i rifiuti in discarica, anche se in misura inferiore rispetto al passato. Secondo Cerroni le soluzioni ci sono: una di esse è rappresentata dal
progetto di utilizzare le ex cave di Riano. Il futuro però è negli impianti, dopo il gassificatore di Malagrotta sarà la volta di quello di Albano: un sistema alimentato da combustibile da rifiuti che farà funzionare una centrale elettrica. Attualmente il gassificatore in fase di realizzazione è autorizzato per trattare 160mila tonnellate di rifiuti , ma può arrivare a lavorare fino a 180 mila tonnellate. Nel Lazio l’emergenza, in questo settore, non è rappresentata tanto dal trattamento dei rifiuti ma piuttosto dai comuni che non pagano il servizio di smaltimento; i crediti dei gestori delle discariche sono arrivati a diverse centinaia di milioni di euro, nonostante le tariffe siano tra le piu’ basse d’Italia. (Fonte articolo, clicca qui)
Sicilia, i tentacoli della mafia sugli inceneritori
Anche l’Abruzzo a rischio colonizzazione A2A e Manlio Cerroni.
_Sicilia. Quattro inceneritori che si dovevano fare e poi non si sono più fatti. Un giro di affari da quattro miliardi di euro. L’emergenza rifiuti che esplode. Una fitta trama, complessa, si intreccia attorno a queste vicende, fatta di appalti e tangenti, mafia, politica e imprenditoria.
Niente di nuovo. Una maglia in più nella rete di malaffare che emerge dalle indagini delle magistrature italiane. Chi credeva di aver afferrato qualche filo si è ritrovato in mano una enorme matassa difficilissima da districare. Praticamente impossibile da circoscrivere. Una rete che avvinghia il nostro paese in tutto il suo territorio e probabilmente oltre i confini nazionali.
Ma torniamo al caso siciliano. Tutto ha inizio nel 2002 con una gara di appalti per la costruzione di quattro inceneritori a Bellolampo (Palermo), Casteltermini (Agrigento), Paternò (Catania) e Augusta (Siracusa). La gara è indetta da Salvatore Cuffaro, detto Totò, che ai tempi rivestiva il triplice incarico di Presidente della regione Sicilia, commissario straordinario per l’emergenza idrica e di commissario delegato per l’emergenza rifiuti. È proprio in quest’ultima veste che Cuffaro si occupa della costruzione degli inceneritori.
Ad aggiudicarsi gli appalti sono quattro raggruppamenti di imprese: la Pea, la Platani Energia Ambiente, la Tifeo e la Sicil Power. Tre Ati sono capeggiate dal gruppo Falck e uno da Waste Italia. Ma i lavori fanno appena in tempo ad iniziare – siamo nel 2007 – che una sentenza della Corte di Giustizia Europea blocca la costruzione degli impianti, annullando la gara per il mancato rispetto della procedura di evidenza pubblica imposta dalle direttive europee.
Accade poi che Cuffaro si dimette dalla presidenza della Regione dopo essere stato condannato in primo grado a 5 anni – diventati 7 in corte d’appello con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra – e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio.
Accade, ancora, che la questione degli inceneritori inizi a saltare fuori in troppe inchieste. Si inizia ad intuire che quello che inizialmente sembrava un vizio di forma nasconde ben altro. Alcuni dirigenti della Safab – società facente parte della appaltatrice Pea – sono condannati per corruzione. La Altecoen, una delle ditte partecipanti alla gara d’appalti, risulta priva della certificazione antimafia e viene indicata come vicina al boss Nitto Santapaola.
Vengono indette altre due gare d’appalto pubbliche, che vanno misteriosamente deserte, mentre in tutta la regione esplode l’emergenza rifiuti. Il quadro investigativo che si delinea agli occhi dei pm è quello di un accordo tra le quattro Ati aggiudicatarie che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico.
Un quadro che le recenti dichiarazioni dell’attuale governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, delineano ancora più chiaramente. “Quello dei termovalorizzatori è l’affare del secolo – ha affermato Lombardo che compariva davanti ai pm come persona informata sui fatti – le sue dimensioni superano i 5 miliardi di euro; su di esso certa politica e la mafia si sono incontrati e alleati“.
E i rifiuti? Pare che c’entrino anche quelli. Infatti a detta del capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, “Gridando all’emergenza si vogliono far rientrare dalla finestra i termovalorizzatori”. Piuttosto che risolvere la situazione, incentivando la raccolta differenziata e la cultura del riuso e del riciclo, si cerca piuttosto di strumentalizzarla, facendo credere che la costruzione degli inceneritori sia l’unica soluzione possibile.
In questa direzione vanno le dichiarazioni del presidente della commissione Ecomafie, Gaetano Pecorella, che pochi giorni fa ha affermato che per risolvere la questione rifiuti al sud “non basta solo la repressione: [...] mancano i termovalorizzatori”. Stessa linea per il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che neanche una settimana fa ha promesso l’immediata costruzione di un inceneritore a Bellolampo.
Insomma, questi inceneritori s’hanno da fare. Magari, data la situazione d’emergenza, si salterà persino la gara di appalti pubblica. E le imprese mafiose continueranno a prosperare, nel campo che a loro più piace e si addice, quello dei rifiuti. (Fonte: Terranauta)
Non è bastato…
_Cari cittadini di Albano Laziale e dei Castelli romani, sarebbe arrivato il momento. Parliamo del cantiere “utile” a costruire il gassificatore nell’area di Roncigliano, ovvero nel bel mezzo delle vigne del beneamato vino castellano e a ridosso dei noti paesi dei colli albani, ricchi di storia, cultura, non di meno di gastronomia apprezzata in tutto il paese. Già questo farebbe saltare dalla sedia tutte le persone aventi cittadinanza di un Paese civile, ma da noi sembra essere diverso, sembra non bastare. Perchè?
L’imminente avvio del cantiere ci fa pensare alla solita italica prevalenza degli interessi particolari, in barba a quelli generali, quindi l’esatto contrario di quanto viene raccomandato dalla nostra Costituzione, quale fondante aspetto recentemente ricordato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ebbene sì, non sono bastate l’ammirevole contrarietà al folle progetto della popolazione e dei movimenti territoriali, e nemmeno quella istituzionale della ASL territorialmente competente (Roma H), che si espresse negativamente sull’impianto a causa della crisi idrica dell’area interessata e sulla preventivata polluzione, non in grado di sopportare a livello sanitario l’impatto di un impianto di termocombustione di rifiuti.
L’ente sanitario tenne conto che il Comune di Albano vanta la percentuale più alta di ricoveri, di mortalità, di incidenza tumorale in ambito regionale, nonché della scadente qualità dell’aria causata dal trittico viario appio-nettunense-ardeatina e in ultimo della presenza di gas radon.
La Asl RM H espresse ben quattro pareri negativi nel corso dell’iter autorizzativo dell’impianto, l’ultimo addirittura posteriore a livello cronologico rispetto alla Conferenza dei Servizi tenutasi in data 20 aprile 2009.
Non è bastata nemmeno l’evidente connotazione geografica. Badate bene che quest’ultima considerazione, pur non avendo delle dettagliate basi scientifiche, richiama al semplice buon senso, poiché chiunque può ben immaginare che un camino fumante diossine (derivate dalla combustione dei rifiuti quali la plastica o più generalmente materiali contenenti Cloro) posto alla base del declivio delle colline castellane, sparerebbe i suoi fumi tossici all’altezza dei centri abitati e sull’intero comprensorio.
In questa nostra Italia, sempre più dilaniata nei suoi territori da ecomafie, indifferenze mediatiche e carenze legislative non sono nemmeno bastate le evidenti forzature istituzionali attinenti l’iter autorizzativo, adottate nel corso della gestione commissariale rifiuti e, quindi, dopo la definitiva presentazione del “Piano Rifiuti Marrazzo”. Appare evidente che la programmata installazione/costruzione di un impianto dedicato alla termocombustione di rifiuti (Cdr), con capacità stimata di 160.000 ton/anno, mal si concilia con il territorio dei Castelli Romani.
Forse non tutti sanno che per la costruzione del quarto impianto di incenerimento del Lazio si annovera la totale assenza di una qualsiasi gara d’appalto che riguardi sia la costruzione del gassificatore sia la stessa costituzione del consorzio incaricato, essendo questo costituito da un mix pubblico/privato e che la stessa proposta dell’impianto nasce su iniziativa di un privato. Si è proceduto invece con un decreto di pubblica utilità firmato dall’ex Presidente della Regione, decreto che desta ancora dubbi sulla volontà di quest’ultimo di ergersi a supremo garante della salute pubblica e dell’ambiente. Ed ormai è anche chiaro un altro aspetto, cristallino: se il cantiere dell’impianto partirà soltanto a giugno 2010, sarà soprattutto perché le popolazioni continuano a battersi a livello legale e a livello di mobilitazione territoriale.
Al riguardo, però, ripercorriamo le principali tappe amministrative degli ultimi due anni:
Marzo 2008. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano la prima V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) attinente il gassificatore dei Castelli Romani-Albano Laziale. La V.I.A. è negativa. A seguito di tale diniego il consorzio costruttore muta drasticamente la struttura tecnica dell’impianto. La repentina modifica progettuale attiene in particolar modo al sistema di raffreddamento che passa dalla tipologia ad acqua (necessaria nel processo di gassificazione per l’immediato abbassamento della temperatura dei fumi e permettere nel minor tempo possibile
la vetrificazione di gran parte delle sostanze nocive derivanti dalla termocombustione del Cdr) ad un sistema di raffreddamento ad aria. Tale sostanziale cambiamento tecnico imporrebbe al Consorzio di dover brevettare un impianto di cui al momento non ne esistono altri al mondo, cui far seguire un’adeguata sperimentazione. Ciò rappresenta infatti, ancora ad oggi, un prototipo industriale di gassificazione mai progettato e mai costruito con quella precisa tecnologia/brevetto di termocombustione.
Novembre 2008. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano la seconda V.I.A. La valutazione d’impatto ambientale questa volta è positiva. L’Ente Regione rilascia il primo nulla osta all’impianto sebbene il Consorzio incaricato non abbia consegnato loro le schede di modifica progettuale della centrale elettrica, alimentata a gas di sintesi derivato da Cdr. Modifiche attinenti la strutturale variazione del sistema di raffreddamento passato, appunto, da acqua ad aria.
28 dicembre 2008. Il consorzio presenta una D.I.A. di inizio lavori soltanto tre giorni prima della scadenza ultima della contribuzione pubblica per questo genere di impianti industriali. Aspetto questo che desta estreme perplessità visto che, di fatto, i lavori non hanno mai avuto avvio mentre i contributi pubblici CIP 6 (nell’ordine di 400 mln di Euro circa) sono già stati assicurati da tempo alle casse del consorzio. Infatti il principale vincolo in capo a quest’ultimo era quello di poter usufruire dell’ammontare di contributi pubblici (malvisti anche in chiave comunitaria in quanto rientranti nella sfera illegittima dell’aiuto di Stato e oggetto di generale indagine UE) solo mediante il concreto avvio del cantiere attinente il gassificatore ed entro la data sopra illustrata. Questa procedura cantieristica, sebbene risulti a livello formale mediante appunto una D.I.A, trova ampie lacune a livello pratico. Questo perché l’avvio del cantiere sul sito non è mai avvenuto per nessuna opera che riguardi direttamente l’impianto di gassificazione o per opere ad esso realmente affini.
A questo punto, come già detto, la Asl RM-H, competente per territorio sull’area Castelli Romani, si pronuncia negativamente sul possibile impianto di incenerimento di Albano Laziale. Le motivazioni avanzate nei successivi dinieghi risiedono nella crisi idrica dell’area e all’elevato numero di patologie riscontrate nella popolazione locale a seguito di uno studio epidemiologico condotto dalla stessa Asl risalente al 2006.
L’Ente Regione Lazio affida quindi l’elaborazione di uno studio epidemiologico dell’area di Roncigliano e di Albano Laziale all’Asl RM-E in quanto organo competente su base regionale per le indagini epidemiologiche. L’elaborato prende a riferimento lo stesso studio disponibile sull’area del 2006 arrivando però a conclusioni diametralmente opposte.
Lo studio elaborato prevede di fatto un impatto minimo dell’impianto a livello sanitario su territorio e cittadini e, quindi, un via libera implicito allo stesso dal punto di vista sanitario.
Nel frattempo i consigli comunali di Albano, Ariccia, Ardea, Castel Gandolfo, Lanuvio e Pomezia
si pronunciano ufficialmente in maniera negativa (e all’unanimità) circa l’impianto di termocombustione di rifiuti da edificare nel comune di Albano Laziale.
20 aprile 2009. In sede di Conferenza dei Servizi, la Regione Lazio approva l’impianto di gassificazione voluto dal Consorzio e previsto dal “piano rifiuti regionale”.
13 agosto 2009. Gli uffici della Regione Lazio rilasciano l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale),al Consorzio costruttore viene così concesso l’ultimo atto amministrativo per l’avvio del cantiere inerente l’impianto. Questa autorizzazione si scontra con l’invito al dialogo fatto dall’ex Presidente della Regione a cittadini, comitati ed associazioni coinvolti più direttamente dagli effetti territoriali del possibile gassificatore e ancora “al tavolo” durante il rilascio dell’AIA ferragostana. Singolare la pressoché simultanea concessione il 18 agosto 2009 della relativa AIA al gassificatore di Malagrotta, addirittura quest’ultimo già edificato ed in fase di collaudo.
Novembre 2009. Accanto alle azioni di natura legale intraprese dai cittadini è ad oggi pendenti e in corso di definizione, viene avanzata una richiesta di sospensiva della stessa AIA promossa appunto da cittadini e associazioni dell’area Castelli Romani. La Regione Lazio, in quanto promotore mediato del quarto impianto, ha offerto nel tempo risposte vaghe alle richieste dirette, mediate, o indirette avanzate dai cittadini.
Le loro preoccupazioni riguardano in particolare:
- L’utilizzo di carbon coke;
- Elementi chimici di risulta post combustione/Emissione di nanopolveri cancerogene, furani, diossine, ceneri, lave, ossidi di azoto, zolfo, carbonio e affini;
- Compatibilità dell’impianto con la crisi idrica dell’area Castelli Romani;
Emissioni del futuro impianto che per l’andamento dei venti investiranno principalmente i paesi a monte della discarica e del gassificatore di Roncigliano con effetti su migliaia di cittadini;
- Roncigliano, area agricola di pregio;
- Impianto non sottoposto a gara d’appalto;
- Inquinamento dell’area, con particolare accento sulle falde idriche, imputabile alla preesistente discarica, oggi come ieri oggetto di una gestione tutta da verificare e vista con sospetto non solo dai cittadini e movimenti che si battono per la sua chiusura.
I laghi vulcanici della zona testimoniano l’evidenza del sovrasfruttamento delle falde, acuita dall’edilizia speculativa. Questo ha prodotto effetti di duplice natura, un primo effetto diretto ed un secondo indiretto: carenza di fatto della risorsa idrica in più periodi dell’anno – con emergenza nei mesi primaverili ed estivi – e compromessa potabilità delle acque erogate ai cittadini con deroghe ormai reiterate. La presenza infatti di metalli pesanti come Manganese, Arsenico o di elementi chimici come il Fluoro, porta la concentrazione di tali elementi oltre la soglia di potabilità per l’intera area, da Marino a Velletri. I livelli di Arsenico in alcuni comuni come Albano Laziale sono particolarmente preoccupanti soprattutto nell’area della discarica Rsu di Roncigliano.
Infine, l’impianto superfluo (già perché la Bicamerale sui rifiuti ci dice che nel Lazio il Cdr neppure c’è e questo impianto nei fatti neppure servirebbe) non tiene praticamene conto del suo potenziale dislocamento nel bel mezzo dell’area agricola di pregio dei Castelli Romani. Ciò è ampiamente testimoniato dalla presenza delle varie realtà aziendali a carattere locale e internazionale che occupano in particolar modo il settore vitivinicolo e non solo.
Ebbene, cari lettori, tutto questo finora non è bastato a fermare il possibile impianto.
Le tecnologie oggi a disposizione consentirebbero delle alternative validissime, come la costruzione di impianti d’avanguardia nel trattamento rifiuti e con principi di lavorazione diametralmente opposti rispetto alla termocombustione. Queste infrastrutture hanno in genere un costo stimato/indicativo attorno ai 10 mln di Euro e permetterebbero il recupero di materia con sistemi di lavorazione a freddo (totale assenza di combustione) dai rifiuti solidi urbani. Tale metodiche di smaltimento renderebbero quindi chiaramente non competitivo a livello economico
qualsivoglia impianto fondato sulla termocombustione del Cdr.
Di rilievo, infine e non a caso, la composizione dello stesso Cdr destinato alla gassificazione e composto per legge da plastica, carta, legno e derivati. In sostanza il 35% del monte Rifiuti Solidi Urbani, e sempre in sostanza materie riciclabili al 100% a ciclo infinito.
La raccolta differenziata porta a porta, il riciclo e riuso di questi materiali azzererebbero la necessità di inceneritori e discariche pertinenziali, ma evidentemente anche gli interessi di qualcuno,visto che, ancor prima dell’inizio dei lavori erano già stati assicurati da tempo alle casse
del consorzio incaricato i contributi pubblici CIP 6.
In questo Paese tutto questo ancora non basta.
Concludendo, ci piace citare lo scrittore Roberto Saviano il quale, riguardo al trattamento del ciclo dei rifiuti, scrive nel suo ultimo libro La Bellezza e l’Inferno:
E’ un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave ,perché divengono straordinari i diritti più semplici: disporre di una strada accessibile, respirare aria non marcia, avere speranza di vita nella media di un paese europeo. E’ una notte cupa quella che cala su queste terre, perché essere divorati dal cancro diviene qualcosa che assomiglia a un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale e chi è all’opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari, piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi. Gli ultimi dati pubblicati dall’organizzazione mondiale della sanità, mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un incremento vertiginoso delle patologie di cancro (pancreas, polmoni, dotti biliari), più del 12% rispetto alla media nazionale. Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero, bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. In queste terre martoriate si riscontra l’80% in più di malformazioni fetali rispetto alla media nazionale. Varrebbe la pena di ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’orco che appestava la Danimarca: “il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.
Così mentre l’ISDE Italia, l’autorevole Associazione dei Medici per l’Ambiente, segnala che grazie soprattutto agli inceneritori in Italia si ammala di cancro una percentuale spaventosa di bambini (il 3,2% contro una media Usa dell’1,1%) e di donne, considerate da sempre sentinelle dell’ambiente perché tendono nei luoghi inquinati ad ammalarsi prima dell’uomo, sarebbe auspicabile tornare al caro vecchio detto di un tempo, con accenti però completamente opposti: prima donne e bambini, poi tutti gli altri.
Vanessa Ranieri, Wwf Lazio: “Bonino e Polverini poco chiare su gestione rifiuti”
_”Restiamo in attesa di un atto di buona volonta’ per conoscere su cosa vertera’ la politica della gestione dei rifiuti nella regione prima della scadenza elettorale”. E’ quanto si legge in una nota del Wwf Lazio. “Proprio ieri avevamo invitato le candidate alla Presidenza della Regione Lazio a rivedere i propri impegni sulle politiche ambientali – prosegue il Wwf – Cosi’ mentre da una parte vi e’ un silenzio prolungato, dall’altra non arrivano elementi utili per capire su cosa vertera’ la politica in materia di gestione del ciclo dei rifiuti”. “Agli elettori non e’ dato capire infatti se ci sara’ un chiaro impegno alla dismissione degli impianti di incenerimento gia’ esistenti, come per esempio Colleferro e al blocco di quelli che in fase di realizzazione abbiano gia’ presentato gravi elementi di preoccupazione, come quello di Albano – continua la nota – Non risulta altrettanto trasparente l’impegno sul tipo di raccolta differenziata a cui non viene mai attribuita perlomeno dai giornali la qualifica di ‘porta a porta’ o ‘spinta’, scelta invece inderogabile”. “Orientarsi esclusivamente sulla chiusura e riapertura di discariche – sottolinea il Wwf – non fa presagire politiche virtuose indirizzate ai principi comunitarie ma, come piu’ volte ribadito, a vecchie dinamiche ormai comprese, deprecate e combattute da tutti i cittadini”. “Siamo certi – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del Wwf Lazio – che le candidate siano attente alla qualita’ di vita di tutti cittadini ed alla loro salute, nonche’ alla conservazione del territorio che ambiscono a governare e torniamo quindi ad auspicare che vengano assunti impegni elettorali chiari in tal senso”. (Fonte articolo, qui)
Castelli Romani, bloccata la discarica di Roncigliano
Il Coordinamento No Inceneritore Albano ha bloccato dalle ore 05:00 di questa mattina e per tutto il resto della giornata la discarica di Roncigliano di proprietà della Pontina Ambiente S.r.l. . Il sito in questione attiene alla possibile costruzione del quarto impianto di incenerimento rifiuti del Lazio fortemente voluto da Piero Marrazzo. Rassegna stampa in aggiornamento.
- Protesta contro l’inceneritore ad Albano (Corriere della Sera)
- Inceneritore Albano, le parole di Rapisardi e Fontana (Castellinews)
- Picchetto di protesta ad Albano, bloccata la discarica (Libero News)
- Rai - TG Regione Lazio, bloccato il sito per il quarto inceneritore del Lazio
Una giornata iniziata ancor prima che sorgesse il sole per un nutrito gruppo di cittadini e attivisti del “Coordinamento No Inceneritore Albano”. Alle 4 del mattino infatti è iniziato un picchetto davanti al cancello della discarica di Albano, pronto a bloccare ogni camion della nettezza urbana che, dopo il loro giro nei comuni castellani, depositano presso il centro che si trova lungo la via Ardeatina. Più di un centinaio i presenti, che si sono preparati alla notte e al forte freddo con piccoli focolai e bottiglie di caffè caldo. Lo scopo dell’iniziativa era di dare un forte segnale alle istituzioni locali e regionali in merito alla richiesta di sospensiva cautelare dell’autorizzazione alla costruzione del gassificatore a opera della ditta Coema. Dopo i pronunciamenti di diversi politici regionali, come Ponzo e Astorre, di molti delegati provinciali, del Senatore Antonio Rugghia e di tutti i sindaci dei Castelli Romani; ora il popolo del no all’inceneritore chiede a gran voce l’intervento del Vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino per scongiurare definitivamente l’inizio dei lavori. Ci sono stati anche momenti di tensione e agitazione durante la fredda mattina di mercoledì 9 dicembre: qualche schermaglia con le forze dell’ordine, a causa di qualcuno che non identificato che continuava a riprendere i manifestanti e quando alcuni camion della raccolta dei rifiuti della ditta Asp di Ciampino.
C’era gente comune, agricoltori delle terre adiacenti alla discarica, genitori, curiosi, passanti e molti ragazzi del Coordinamento, non certo dei black bloc che potessero creare dei disagi e agitazioni. Presenti tra i manifestanti anche i Consiglieri comunali di Albano, Mario Rapisardi e Nabil Cassabgi che hanno dichiarato di portare nel assemblea cittadina di oggi un ordine del giorno per chiarire la posizione del Comune guidato dalla giunta Mattei. La politica si avvicina ai movimenti nel presentare insieme una azione di contrasto e di avversione a quello che viene considerato «il più grande inceneritore d’Europa». In seguito verso le 9:30 arriva anche il Consigliere regionale Enrico Fontana di Sinistra e Libertà che ha rassicurato i manifestanti telefonando davanti a loro al nuovo Assessore con delega ai rifiuti Giuseppe Parroncini, successore di Mario Di Carlo costretto a consegnare la delega, dopo lo scandalo del fuori onda durante l’intervista con il giornalista Paolo Mondani della trasmissione di Raitre Report.
Il tempo scorre e il proprietario della discarica ha tutti i documenti necessari per iniziare a costruire l’impianto, per questo il Coordinamento ha deciso di giocare la carta del blocco dei cancelli. Diversi cittadini che abitano a pochi passi raccontano ai giornalisti di aver visto entrare diverse ruspe e camion con la strumentazione necessaria per i primi lavori. Dalla Regione arriva un piccolo spiraglio, nell’attesa delle nuove elezioni infatti il Consiglio regionale, presieduto proprio da uno dei firmatari della sospensiva Bruno Astorre, lavora solo in ordinario, visto le vicende che hanno coinvolto l’ex Presidente Piero Marrazzo, e l’unica soluzione sembra essere quella di una sospensiva cautelativa in merito a questioni puramente tecnico amministrative. (Fonte: Castellinews)
