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Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità

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(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.

Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.

Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.

Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.


Il Consiglio Regionale dice no all’ipotesi “Malagrotta Bis” ad Allumiere

Inceneritore Albano:

  • Inceneritore Albano, al Consiglio di Stato dieci comuni con i cittadini e contro l’inceneritore, clicca qui

Discarica ad Allumiere:

  • Consiglio Regionale dice no ad Allumiere, clicca qui.
  • Alemanno: “La decisione spetta alla Regione”, clicca qui.
  • Alemanno: “Allumiere apparteneva ad un altro momento”, clicca qui.

Il Consiglio regionale del Lazio ha stabilito che la Giunta, il Comune e la Provincia di Roma dovranno individuare soluzioni alternative all’ipotesi di discarica nel Comune di Allumiere. Il Consiglio così facendo ha approvato una mozione presentata da membri di Sel, federazione della Sinistra, Verdi e Lista Bonino-Pannella, secondo cui il terrreno individuato per il nuovo polo di smaltimento dei rifiuti “è situato in una zona sottoposta a vincoli ambientali e riconosciuta dalla legislazione europea di enorme valore paesaggistico”. Anche il comune di Allumiere e la stessa provincia di Roma avevano più volte rimarcato la loro contrarietà all’eventuale discarica, alternativa a Malagrotta.

La divergenza di opionioni sulla questione aveva coinvolto anche tra Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, e Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale. A monte c’era il protocollo firmato a metà dicembre dal sindaco di Roma e dal ministero della Difesa che individuava una nuova collocazione per un’eventuale discarica nel sito militare di Allumiere per proporre un’alternativa a quella di Malagrotta. Lo scontro tra Polverini e Alemanno si fondava proprio su questo punto. Il governatore della regione Lazio aveva perciò affermato la sua contrarietà al progetto: “non ci sarà alcuna alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere”. Dall’altro lato Alemanno invitava la regione a chiarire “le sue scelte”, precisando che si trattava ”solo un’ipotesi”.


Rifiuti zero entro il 2020: non un’utopia, ma una necessità

GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

(Fonte articolo, Città Futura, clicca qui) «Rifiuti zero non è più un’utopia, anzi è un’estrema necessità»: a pronunciare queste parole è Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, provincia di Lucca, il primo Comune in Italia a mettere in atto la strategia “rifiuti zero”, il primo ad adottare una delibera, nel 2007, per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Il percorso però è iniziato ancor prima, ormai sei anni fa, nel febbraio del 2005, quando 600 degli oltre 40mila residenti hanno iniziato a sperimentare il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Quello che da noi stenta ancora a partire, a Capannori è dunque già decollato da un pezzo facendo raggiungere dei risultati strabilianti, ad essere precisi oltre l’80% di rifiuti differenziati. Un risultato di gran lunga maggiore anche rispetto a quello che la stessa amministrazione comunale aveva prospettato nel 2007, quando venne additata come utopica avendo fissato l’obiettivo del 75% entro il 2011.

Il percorso, si diceva, è stato lungo e graduale e non si è limitato esclusivamente all’introduzione del porta a porta che oltre al vantaggio ambientale ha portato anche ad un risparmio economico, ad un vantaggio di tipo occupazionale (oltre 50 persone lavorano nel settore) e ad un risparmio per i cittadini, grazie alla notevole riduzione della Tarsu. Non solo porta a porta però. Le iniziative messe in campo dal Comune di Capannori sono le più svariate, volte ad incentivare il riciclaggio ma anche una riduzione sensibile della produzione di rifiuti. Impossibile? No. È possibile se l’acqua nelle mense scolastiche viene servita sfusa nelle brocche, anziché imbottigliata (ma ai Castelli questo è un passo che non possiamo ancora azzardare); è possibile se l’amministrazione installa distributori di latte alla spina, se acquista i dispenser da donare ai supermercati per incentivare la vendita dei detersivi alla spina, se si incentiva il compostaggio domestico. E ancora. Rifi uti zero entro il 2020 non è un’utopia quando il Comune ti arriva direttamente a casa, pur disponendo di tre isole ecologiche, per ritirare a domicilio, su richiesta e prenotazione, ingombranti, olii esausti, potature, sfalci erbacei e pannolini (ma solo se si tratta di igienisti “incalliti”, perché l’amministrazione ha incentivato anche l’uso di pannolini e assorbenti ecologici, che significa lavabili).

Poi c’è il mercatino dello scambio e del riuso, con garanzia per la cittadinanza di poter vendere o scambiare qualsiasi cosa porti in piazza, e l’Osservatorio verso Rifiuti zero che ha il compito di monitorare costantemente la situazione, rilevando eventuali criticità e proponendo soluzioni. Un percorso integrato fatto di tantissime iniziative diverse, un percorso che ha previsto una grande opera di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza, un percorso che rende inutile qualsiasi impianto di incenerimento. In circa 15 anni la provincia di Lucca ha “sconfitto” ben cinque inceneritori, è bene ricordarli per non dare l’idea che queste siano parole al vento: 1996, chiuso l’inceneritore Sca-Italcarta di Porcari; 1997, sconfi tta del progetto dell’impianto a Casal del Lupo, Capannori; 2009, sconfitto il progetto di Diecimo Borgo a Mozzano; 2010, chiusura dell’inceneritore di Castelnuovo Garfagnana; 2010, chiusura e sequestro dell’impianto di Pietrasanta. Gran bel risultato… ormai in provincia non servono più!


Rifiuti, l’Europarlamento boccia l’Italia

Il tre febbraio scorso il Parlamento Europeo ha bocciato l’Italia per la mancanza di un piano adeguato allo smaltimento differenziato dei rifiuti. Con 374 voti a favore, 208 contro e 38 astensioni è stata votata una risoluzione che denuncia le inottemperanze del Bel Paese. Il provvedimento non ha valore esecutivo ma rappresenta una dura condanna a come l’emergenza rifiuti è stata fin qui gestita e suggerisce alla Commissione di “fare uso dei poteri che le sono conferiti, ivi incluso proponendo un nuovo ricorso volto alla condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” se l’Italia, e in particolar modo la zona di Napoli, non si adeguerà presto agli standard europei. Già, perché nel resto d’Europa le cose vanno diversamente: la Germania, per esempio, si è posta come obiettivo per il 2020 la “discarica zero” e, insieme all’Olanda, sta puntando sull’eolico e sui pannelli solari, promuovendo la raccolta differenziata e il riutilizzo di vetro e plastica. In Belgio invece la costruzione degli inceneritori è stata vietata per i prossimi cinque anni. Una strategia adottata anche oltreoceano da San Diego, Philadelfia e Boston negli Stati Uniti. Al contrario, come è noto, in Campania la via dei termovalorizzatori, inceneritori che sfruttano il calore prodotto viene usato per generare energia elettrica, e delle discariche è considerata ancora valida.

L’incenerimento dei rifiuti produce però gravi danni alla salute. Lo sostiene ormai da tempo Paul Connet, docente emerito di Chimica alla St. Lawrence University di New York e massimo esperto mondiale di gestione di rifiuti e tecniche di incenerimento, le cui tesi sono riportate, per esempio, nel saggio “Incenerire i rifiuti? No grazie” di Gianluca Ferrara (Dissensi, 2008). Secondo l’esperto gli impianti di incenerimento producono polveri tanto piccole che non possono essere filtrate né dal naso né dai bronchioli, penetrando, così, in profondità nei polmoni. Gli inceneritori, oltre alle polveri, generano metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico e cadmio, altamente nocivi per la salute.

Le ceneri, poi, andrebbero depositate in discariche speciali, i cui costi superano dieci volte quelli delle discariche tradizionali. Così non avviene e quindi il particolato e le diossine prodotti da questi ecomostri, finiscono per ricadere sui territori vicini ed entrare inevitabilmente nella catena alimentare.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha sollecitato il monitoraggio nel lungo periodo della concentrazione di micro polveri e della prevalenza di malattie nelle aree adiacenti i 51 inceneritori presenti sul territorio italiano. Perché, come dimostra uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità condotto sulla popolazione campana, nei territori dove sono diffuse le pratiche di incenerimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e di quelli pericolosi il rischio di morire di alcune patologie è più alto della norma. Eppure, nella zona di Acerra, tristemente nota come “triangolo della morte” a seguito di uno studio apparso su “The Lancet Oncology” nel 2004 (K. Senior, A. Mazza, Italian “Triangle of death” linked to waste crisis; doi:10.1016/S1470-2045(04)01561-X), nel 2009 è stato realizzato un inceneritore.

Come ha più volte spiegato lo stesso Connet, l’alternativa sta nel ridurre i rifiuti attraverso la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, e nel riciclo. Quanto rimane va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla in impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata può arrivare al 70 per cento dei rifiuti, il 30 per cento rimanente può ridursi al 15-20 per cento dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione e un impatto ambientale e sanitario ridotto. (Fonte articolo, clicca qui)


Con te (?)

_GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Bella domanda. Malagrotta da abusiva e fuorilegge in campagna elettorale oggi è diventata una discarica da prorogare e con un “gassificatore” da ampliare mettendo in esercizio un’altra linea (sarebbe anche giusto controllare come funziona la linea attualmente in esercizio). Non solo, nella giornata di oggi la governatrice si è lasciata andare anche alle dichiarazioni di cui sotto. Insomma, promette silenzio e… un ricorso al Consiglio di Stato nel tentativo di far passare il nefasto impianto dei Castelli Romani (Albano). Si, il bruciatore che il Tar del Lazio con responsabilità ha bocciato  in toto pensando che il preventivare un impianto del genere fosse uno scherzo di cattivo gusto. Insomma, la Polverini con chi  sta? Con i cittadini? Ai lettori ogni libera valutazione del caso.

_”‘Probabilmente ci sara’ bisogno di un altro impianto di gassificazione. Stiamo valutando anche questo”. Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, al termine della visita negli impianti di Malagrotta. “‘Piu’ rifiuti trattiamo piu’ riusciamo a fare una stima precisa di quanti sono gli impianti di cui necessita la Regione”. In merito ad Albano, Polverini ha aggiunto: ”Stiamo aspettando la pronuncia del Consiglio di Stato, per ora non diciamo nulla”. (Fonte, Libero News, clicca qui)

_Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha visitato stamani la discarica e gli impianti di trattamento dei rifiuti di Malagrotta. “Non avevo mai visitato l’impianto, mi è sembrato giusto verificarne le condizioni e capire, rispetto al “trattamento meccanico biologico” (tmb) e alle linee di gassificazione, quali sono i tempi e cosa ci dobbiamo aspettare – ha detto Polverini- mi pare che ci siano tutte le condizioni per evitare una seconda Malagrotta e arrivare a trattare quanti più rifiuti possibile per trasformarli in richezza per la città e la regione, insieme alla raccolta differenziata”. Polverini, nell’ordinanza dello scorso 30 dicembre, oltre a prorogare la discarica di sei mesi, ha infatti ordinato alla Giovi srl, la società di Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta, di installare delle unità di trito-vagliatura, con recupero della frazione merceologica dei metalli ferrosi, in numero tale da consentire il trattamento di tutti i rifiuti urbani indifferenziati in ingresso nella discarica non sottoposti al preventivo trattamento. “L’avvocato ci garantisce che nei tempi da noi indicati ci sono le condizioni richieste con l’ordinanza, credo si possa procedere” ha detto la governatrice.

“Dobbiamo trattare più rifiuti possibile, come fanno le regioni più avanzate – ha proseguito Polverini – che non hanno l’emergenza rifiuti. Noi per fortuna non siamo in queste condizioni. Credo si possa raccogliere una volta per tutte una sfida importante. Con questo impianto e il contributo di ama, saremo nelle condizioni di attuare sia il piano rifiuti che l’ordinanza”.

Secondo Polverini “il tmb deve funzionare al massimo e devono essere installate le altre due linee di gassificazione che sono qui ed hanno già la predisposizione”. Sarà possibile fare tutto questo entro i sei mesi previsti dall’ordinanza? “se c’è la volontà – ha concluso – si può fare tutto”.

Polverini ha sottolineato: “Con la maggioranza ci siamo incontrati, domani vedrò i partiti dell’opposizione, ho già incontrato il presidente Zingaretti: mi pare che in questa partita dei rifiuti tutte le forze sociali e istituzionali vogliano andare avanti insieme. Sarebbe una grande prova di maturità che questa regione finora non è mai riuscita a dare e può essere l’unica chiave per dare risposte definitive senza entrare in emergenza nemmeno un minuto”. Ed è proprio l’immobilismo, la mancata attivazione di tutti gli impianti che il Pd, a tutti i livelli, ha denunciato oggi premettendo che “il partito è contrario a una gestione commissariale”, cosa che “toglierebbe autonomia ai territori liberandoli dalle responsabilità e noi vogliamo che venga evitato”. Il capogruppo regionale Esterino Montino teme “una Napoli bis a causa dell’assoluta irresponsabilità da parte del sindaco che tiene praticamente fermo il sistema degli impianti, come Rocca Cencia e Salaria. Alemanno chiede un commissario perchè vuole mantenere una sua posizione defilata in quanto non è in grado di gestire la situazione”.

Punta il dito contro Alemanno anche il commissario del Pd Lazio, Vannino Chiti: “Il sindaco ha rinunciato a svolgere il suo compito, dimostrando così l’incapacità della sua amministrazione. Il suo fallimento è stato certificato del resto dalla sua decisione di azzerare la giunta”.

Va giù duro sul sindaco anche il presidente del XVI Municipio Fabio Bellini, secondo il quale “Alemanno non starebbe volutamente utilizzando la tecnologia che esiste per produrre combustibile da rifiuti (cdr) perchè temo che voglia nuovi soggetti economici a gestire il ciclo. Per far questo deve portare Roma al collasso”. Il minisindaco mette in guardia anche sulla ‘tritovagliatura dei rifiuti’, un sistema “che costa meno ma che però elimina solo i metalli: meno si trattano i rifiuti più aumenta il rischio di un potenziale inquinamento”.

Alemanno intanto plaude alle parole di Polverini: “Il nostro obiettivo è proprio quello che non ci sia una Malagrotta bis. Quindi, bene ciò che ha detto la governatrice, non bisogna fare una Malagrotta bis. L’ipotesi di Monti del’Ortaccio rischiava proprio di creare una Malagrotta bis”.

Legambiente attacca. “Altro che innovativa, la scelta di protrarre per altri anni la vita di Malagrotta sarebbe surreale – afferma il presidente regionale Lorenzo parlati – la Polverini dovrebbe dar seguito a quanto detto nel sopralluogo fatto a marzo scorso con i cittadini durante la campagna elettorale quando aveva definito la discarica ‘abusiva’ e ‘fuori norma’, affermando anche che ‘deve chiudere’ e che ‘dobbiamo trovare un altro sito’. Dopo decenni di promesse da parte degli amministratori sarebbe ora di un pò di responsabilità e rispetto”. “Anche le prescrizioni dell’ordinanza del 31 dicembre circa l’impianto di trito-vagliatura rischiano di essere una barzelletta, sono le stesse della precedente ordinanza del luglio del 2010 firmata dalla stessa presidente, senza che nulla sia accaduto nei sei mesi passati – spiega Parlati – e poi seppure gli impianti funzionassero, forse sarebbe bene ricordare che due terzi di quanto entra in quegli impianti continuerà comunque ad andare a finire in discarica, visto che un terzo è cdr e il resto frazioni non riutilizzabili, e quindi la vera unica soluzione per affrontare il problema è far fare un salto di qualità alla raccolta differenziata, passando davvero e subito al porta a porta”.

“Attualmente la capitale differenzia poco più del 21% dei rifiuti, è una quota insignificante, troppo piccola essere sereni sul futuro della discarica – conclude Parlati – ma in alcuni quartieri con un progetto sperimentale di raccolta porta a porta si tocca quotidianamente il 65%, dimostrando che basterebbe estendere questo modello per avere ottimi risultati”. (Fonte: La Repubblica, qui)


23 novembre 2010, Paul Connett a Salerno

_Troppa efficienza, troppo risparmio in salute e soldi dei cittadini. Teorie che per il politico medio italiano, sono del 2060 (se tutto va bene).


Regione Lazio, piano rifiuti modestissimo e tensioni Pisana – Campidoglio

_La Regione Lazio ha prodotto un piano rifiuti modestissimo. Finto obiettivo per la differenziata, scusa per dire che non funzionerà. Avanti con buche e bruciatori per i prossimi decenni.

_Rifiuti, discariche e termovalorizzatori: in questo triangolo si è giocato il “batti e ribatti” intorno al piano rifiuti del Lazio, alla deroga per Alemanno e a tutti quegli aspetti, come la differenziata che non decolla o i nuovi 28 mila cassonetti, connessi al problema dei rifiuti nella capitale. Renata Polverini dichiara: “Noi abbiamo illustrato il nostro piano rifiuti che prevede a norma di legge di arrivare entro il 2011 al 60% di raccolta differenziata. Siccome siamo realisti, abbiamo anche previsto l’opzione ‘b’ nel caso in cui non fosse centrato: in quel caso prenderemo provvedimenti, e decideremo quando sarà il momento opportuno.” Parole che arrivano a margine della visita al centro Elis di Casal Bruciato, a chi le chiedeva un commento sulla richiesta del sindaco di Roma Gianni Alemanno di una deroga per la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore, essendo gli obiettivi della differenziata di difficile raggiungimento nei tempi previsti. A chi le faceva notare come, rispetto ai tempi di verifica del piano (prevista tra il 2011 e il 2012) sembrasse arrivare dal sindaco la richiesta di una accelerazione, Polverini ha risposto: “Il piano prevede una tempistica, sarà nostra cura fare in modo che in nessun caso si vada in emergenza, sia per quanto riguarda Malagrotta sia per i termovalorizzatori. La tempistica risponde alle esigenze legislative – ha concluso Polverini – e poi sulla base delle condizioni reali prenderemo le decisioni man mano che il tempo passa”. Diversa l’opinione del capogruppo Pd del Lazio Esterino Montino: “Nel Lazio il problema non è il Piano Rifiuti ma Alemanno. Qualunque sia la firma, prima Marrazzo e oggi Polverini, non va bene. Per Alemanno ci vuole una deroga, uno statuto speciale, un piano ad hoc.” “E’ la conferma – aggiunge – della sua incapacità a governare con gli strumenti ordinari. Invece di chiedere un nuovo termovalorizzatore dovrebbe iniziare a lavorare perché a Roma decolli la differenziata. Ha presentato ai cittadini 28 mila nuovi cassonetti da distribuire nelle strade. Peccato che più della metà – ricorda Montino – serviranno per i rifiuti indifferenziati. Il piano Polverini ha molti limiti perché spiana la strada al sindaco aprendo la possibilità di scaricare i rifiuti di Roma per esempio all’Inviolata di Guidonia, ma ora Alemanno chiede un nuovo impianto. Non fa l’unica cosa che avrebbe dovuto fare da tre anni: indicare dove fare la nuova discarica”. “Alemanno alimenta un clima di scontro che non aiuterà a trovare soluzioni condivise. Perché la deroga dovrebbe valere solo per lui? Perché i Comuni della provincia – conclude Montino – dovrebbero essere solidali con un sindaco che ritiene di essere speciale e che invece è solo arrogante?”. Alemanno risponde a Montino: “In due anni e mezzo abbiamo fatto di più che in quindici anni di sinistra”. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno replicando al capogruppo del Pd al Consiglio regionale del Lazio, Esterino Montino per il quale “nel Lazio il problema non è il Piano Rifiuti ma Alemanno”. “Dopo 15 anni di governo ininterrotto della sinistra – spiega Alemanno – abbiamo ereditato la raccolta differenziata al 17% e l’abbiamo portata al 22%, abbiamo ereditato la più grande discarica d’Europa senza nessuna indicazione su un sito alternativo per lo smaltimento dei rifiuti. Non vedo con quale faccia Montino attribuisca a noi la responsabilità di dover chiedere la costruzione di un quinto termovalorizzatore a Roma”.
Per Alemanno “con questi atteggiamenti demagogici e demenziali si rischia di portare la nostra città o a vivere in eterno con il conferimento in discarica oppure ad andare verso il triste calvario cui la stessa sinistra ha già portato la Campania per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Ci vuole serietà, realismo e concretezza per affrontare i problemi di Roma e Montino sarà ricordato – conclude Alemanno – come il vicepresidente di una Giunta Regionale che sui rifiuti ha solo fatto pessima demagogia e anche per questo è stata condannata dagli elettori”. Quindi Alemanno, torna a parlare di Malagrotta e dell’alternativa: “Innanzitutto bisogna individuare una alternativa a Malagrotta, perché entro fine anno dobbiamo dare risposte precise. E poi sul quinto termovalorizzatore non è una questione di opinioni, ma di cifre”. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, risponde a chi gli fa notare che questa mattina la presidente della regione Lazio, Renata Polverini, ha detto che una deroga al piano rifiuti che preveda il quinto termovalorizzatore auspicato da Alemanno sarà valutata solo dopo una prima fase, “quando sarà il momento opportuno”. Alemanno si mostra però ancora convinto della assoluta necessità di un impianto: “Le cifre parlano chiaro. Se non vogliamo continuare per molti anni a conferire in discarica, dobbiamo dotare Roma e il territorio di un quinto termovalorizzatore. Questo – ribadisce – è descritto chiaramente dai numeri”. (Fonte articolo clicca qui)

_Una corsa per evitare di pagare le sanzioni della Corte di Giustizia Europea, che sulle inadempienze del Lazio ha aperto una procedura di infrazione. Forse sarà per questo che nel tanto atteso piano regionale rifiuti adottato ieri in giunta non c’è scritto quanti saranno i gassificatori nel Lazio, quante le discariche residue, quanti gli impianti di trattamento e quelli di compostaggio.
L’unica cosa chiara è che Roma potrà aprire la discarica alternativa a Malagrotta nel territorio della Provincia e che, in caso di emergenza, per la capitale sarà a disposizione l’intera regione. Il piano non piace affatto al sindaco Pdl di Guidonia, Eligio Rubeis: “Non mi fido di nessuno – dichiara – mi auguro che i sub ambiti di pertinenza che individuano nella provincia di Roma l’approdo dei rifiuti capitolini escludano Guidonia. Portarci la “monnezza” romana sarebbe l’ultimo, intollerabile affronto”. Dopo le anticipazioni di “Repubblica”, l’assessore regionale ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, entra nei dettagli del piano: all’interno dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) regionale, il progetto individua cinque sub Ato, che corrispondono alle cinque province, entro le quali si dovrà organizzare il servizio di raccolta e trattamento rifiuti. “Il Comune di Roma non può individuare il sito della discarica nel territorio di un altro comune, lo vieta la legge”, sottolinea il presidente Renata Polverini. Che però aggiunge: “Se il Campidoglio ci dirà che nel suo territorio non c’è posto interverremo noi”. Obbligata a recepire le nuove prescrizioni nazionali sulla differenziata, che fissano al 60% la percentuale da raggiungere nel 2011, la Regione prefigura nel piano due scenari: quello con il raggiungimento del 60% ed un secondo, che definisce “di controllo”, nel caso, assai realistico, che questo obiettivo non venga raggiunto. Per ridurre la produzione di rifiuti, il piano prevede in futuro per la capitale il porta a porta per l’organico, il verde, la carta, la plastica degli imballaggi, i beni durevoli. I cassonetti rimarranno solo per il vetro. “Nel corso del 2011 effettueremo una prima verifica – dice Di Paolo – nel caso dello scenario di controllo, sarà necessario un quinto termovalorizzatore, perché ci saranno in più 300mila tonnellate all’anno di cdr da trattare”. “Adesso la priorità è presentare il piano a Bruxelles”, dichiara la Polverini. Ancora: “L’Ato regionale è una scelta politica per evitare il disastro Campania. Spero che adesso non si scatenino le polemiche come è successo per il piano sanitario”. Ma è solo un’illusione. Già in questo fine settimana l’Italia dei Valori avvierà una raccolta di firme per chiedere il ritiro del piano. (Fonte articolo clicca qui)


Marini: “Sulla discarica la Regione ignora le autorità territoriali”

_Articolo tratto da Castellinews, clicca qui per l’articolo.

_«La Regione Lazio ancora una volta prende decisioni senza sentire le autorità territoriali e senza aprire alcun tavolo di concertazione». È una critica netta quella che arriva dal sindaco Nicola Marini riguardo alla determina con cui la Regione avrebbe autorizzato, lo scorso 28 ottobre, l’innalzamento del quarto e quinto invaso e l’apertura del settimo nella discarica di Roncigliano. «Quando la società gestore (Pontina Ambiante) ha mandato un’informativa riguardo la possibile chiusura della discarica a fine ottobre – continua Marini – abbiamo immediatamente convocato una riunione dei sindaci di bacino da cui è scaturita una lettera di preoccupazione al Prefetto di Roma, e dove abbiamo anche sottolineato una tempistica decisamente strumentale vista la vicinanza al pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale sulla costruzione dell’inceneritore. Allo stesso tempo abbiamo richiesto un incontro con la presidente Renata Polverini. In risposta, anziché essere chiamati, abbiamo ottenuto un’autorizzazione all’innalzamento di due invasi e l’apertura di uno nuovo, senza essere informati per alcun canale ufficiale. È vero che le decisioni rispetto al piano rifiuti sono di competenza della Regione, ma la forma in cui la giunta laziale sta operando fa trasparire una totale mancanza di rispetto nei confronti del territorio e dei sindaci che lo rappresentano, in particolare del Comune di Albano Laziale sito di discarica. L’amministrazione comunale fa presente che ad oggi non è arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale da parte della Regione Lazio per quel che riguarda l’innalzamento del IV e V invaso, né della possibile apertura di un VII invaso. Richiede, quindi, che sia accolta l’istanza fatta dai sindaci di bacino per un incontro urgente con la presidente Polverini per confrontarsi sulla situazione della discarica e dell’inceneritore, su cui i giudici del Tar ancora non si sono espressi.


Così parlò Marrazzo

_Segnaliamo questo bellissimo articolo scritto da Maria Lanciotti su Castellinews.

_«Sono il presidente che non si è tirato indietro perché c’eravate voi», disse Piero Marrazzo la sera dell’11 luglio 2008 in Piazza del Comune a Velletri, rivolto a un gruppetto di giovani che manifestavano contro l’inceneritore di Albano e la mancanza del benché minimo cenno di ascolto. E mentre i tutori dell’ordine si disponevano a ventaglio con sveltezza e grinta, Marrazzo rincarò: «Chi viene a manifestare avrà sempre una risposta, fino all’ultimo mi sentirò di rappresentare i cittadini». Ma era già arrivato “all’ultimo” e smise per fortuna di rappresentarci. Ma il dopo Marrazzo non splende certo di nuova luce, siamo sempre ai moccoli. Imponente la manifestazione contro l’inceneritore che lo scorso 23 ottobre ha sfilato per Albano, Ariccia, Genzano. Tremila, cinquemila manifestanti o su o giù di lì, secondo le varie stime, e questo sì che conta, che ha un peso, che ha spessore. C’era pure gente importante, chi con la fascia tricolore e chi con le medaglie, e questo sì che è un risultato. Forse c’era pure quel gruppetto di giovani che gridò dalla scalinata del comune di Velletri anche qualche parola qui non riferibile all’ex governatore della regione Lazio – che arrivò con gravissimo ritardo per via del traffico perché forse pensava che ai Castelli i nativi andassero ancora col carretto – ma si sa la gioventù non va tanto per il sottile, il bavaglio ancora non gli aderisce bene sulla bocca, ancora la verità scappa fuori. Forse quei giovani c’erano, in mezzo a tutta quella calca, forse aprivano o chiudevano il corteo, forse reggevano uno striscione. Chissà. Lo vogliamo sperare. Perché sono loro che hanno iniziato questa battaglia, pochi e indifesi e con le idee chiare, e non sarebbe bello dimenticare – oggi che si è in tanti e bene organizzati – un pugno di giovani che alle prime proteste vennero zittiti dalle forze dell’ordine schierate a tutela di Piero Marrazzo, che ora sappiamo bene in che faccende era occupato all’epoca. A quei ragazzi va il merito di avere fatto il primo passo contro l’inceneritore di Albano, sarà bene tenerselo a mente ora che le file s’ingrossano. (Fonte articolo: Castellinews, clicca qui)

_I video a cui si riferisce l’articolo scritto su Castellinews.


Inceneritore Albano, il Tar chiede altro tempo

_BOCCIATE L’IMPIANTO. NON STA IN PIEDI.

…Rassegna stampa in continuo aggiornamento.

_Si è conclusa l’udienza del Tar del Lazio, che ha discusso questa mattina i tre ricorsi presentati dal coordinamento “No inceneritore” contro l’impianto di incenerimento dei rifiuti che dovrebbe sorgere nel territorio di Albano Laziale. «I giudici si sono riservati del tempo per decidere se chiedere una perizia super partes a verifica delle irregolarità del progetto che noi abbiamo segnalato» ha detto al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento. A questo punto si aprono due possibilità: i giudici potrebbero decidere per il commissariamento tecnico unico, cioè una perizia fatta da enti pubblici super partes, oppure potrebbero riunirsi direttamente in camera di Consiglio ed emettere una sentenza. «Quello di oggi ci sembra un risultato positivo – ha detto Castri – anche perché il Coema secondo noi non ha chiarito in modo esauriente i punti che contestiamo nel nostro ricorso, per esempio la questione delle torrette di raffreddamento dell’impianto, che funzionano esclusivamente ad acqua e che sono sparite dal secondo progetto. Ci sembra positivo anche avere dalla nostra i ricorsi ad adiuvandum di otto comuni. I ricorsi dei cittadini hanno portato una nuova luce sulla questione inceneritore». (Fonte: Castellinews, clicca qui)


La Regione Lazio dinieghi ed abbandoni il progetto inceneritore ad Albano Laziale

_La Presidente Renata Polverini prenda atto della situazione di contrarietà cittadina e ormai anche amministrativa, bocci definitivamente l’impianto che il consorzio Co.E.Ma vorrebbe edificare ai Castelli Romani nella discarica intercomunale di Roncigliano prima che il tutto si inabissi nelle aule di tribunale portando gli amministratori regionali presenti e passati, ad una passerella umiliante per la politica, le istituzioni ed il rispetto dei cittadini.

Non ci sono margini, i sindaci hanno responsabilmente confermato lo scorso 2 agosto quanto movimenti e cittadini spiegano da anni: il progetto non sta in piedi (e dal punto di vista tecnico non lo è mai stato) ed è da ritenersi bocciato. Si volti pagina.

Questo è un impianto di smaltimento rifiuti e non di gestione, per questo è vecchio,  risponde ad una logica altrettanto obsoleta che è quella di distruggere e non recuperare materia. L’impianto è antieconomico (per l’ente Regione Lazio e per i cittadini), sciagurato a livello sanitario e incompatibile con l’area di bacino che invece sarebbe da tutelare da molti punti di vista. I cittadini, tutti, avversano intellettualmente,  civilmente, legalmente e praticamente questa speculazione con fondati motivi, contrarietà espressa dal mondo scientifico, dalla ASL RM H (quatro pareri negativi) ed ora , di nuovo, anche dai sindaci dei Castelli Romani; segno, ripetiamo, che quanto i movimenti cittadini vanno spiegando/informando da anni ha convinto tutti. Senza riserve. Tutti tranne la Regione Lazio di Piero Marrazzo e di Renata Polverini. La Regione Lazio di Manlio Cerroni.

E’ il secondo parere consecutivo che i sindaci dei Castelli Romani (merito alla loro definitiva chiarezza che ormai è positivamente agli atti ma che dovranno mantenere) esprimono sull’impianto, sul piano regionale rifiuti, e sulla situazione estremamente critica del loro bacino territoriale.

Inutili e marginali, a questo punto, le dichiarazioni senza competenza amministrativa (e forse anche pratica) del primo cittadino di Roma, che continua ad invocare un impianto fuori del proprio territorio comunale e fuori dalle proprie “deleghe” senza che lo stesso si sia mai confrontato con il territorio dei Castelli Romani e con le esternalità negative drammatiche che la discarica di tal quale di Albano Laziale sta creando a tutto il bacino.

La Presidente Renata Polverini che sta attuando scelte durissime verso il territorio dei Castelli Romani (taglio punti di pronto soccorso, blocco costruzione Policlinico Castelli Romani, taglio posti letto ecc ecc) e che tanto ha parlato in campagna elettorale di mediazione, di rispetto delle realtà locali, inclusi i cittadini, prenda posizione netta rispettando una chiara volontà popolare di bacino ed una chiara volontà politico-amministrativa di ben dieci sindaci. Dinieghi l’impianto che Piero Marrazzo, con misera vergogna, ha autorizzato nell’agosto scorso e metta mano al piano rifiuti mai passato al vaglio del consiglio regionale del Lazio, escluda l’inceneritore di Albano e consideri la discarica di tal quale di Roncigliano com’è: figlia di una gestione folle, esaurita e da bonificare.

La Presidente dia impulso con scelte oculate ad un nuovo piano rifiuti prendendo spunto dalle vere competenze, quelle cittadine createsi nel bacino Castelli Romani, provvedimenti orientati al rispetto del territorio e che possano incarnare il vero sviluppo. Evitare sperpero di denaro pubblico (che questo impianto provocherebbe), emergenza sanitaria ed emergenza rifiuti sono i primi obiettivi dei movimenti cittadini che hanno sempre avuto a cuore le sorti della comunità territoriale. La Presidente sia responsabile, inizi sospendendo l’AIA su Albano.


Inceneritore Albano, i sindaci dicono no

_La Regione Lazio blocca la costruzione del Policlino dei Castelli Romani e falcidia punti di pronto soccorso e posti letto ai Castelli Romani, mettendo in ginocchio ed umiliando l’intero bacino. La Regione Lazio NON blocca ancora però l’INUTILE milionario inceneritore voluto da Manlio Cerroni. Per una volta, una sola volta, la Pisana scelga di stare con i cittadini e con i sindaci che chiedono a gran voce l’abbandono di un progetto folle e sciagurato. I cittadini si mobilitino, si entra in una fase importante della vertenza.

_I sindaci di bacino che conferiscono nella discarica di Roncigliano sono tornati a riunirsi, ieri pomeriggio, a Palazzo Savelli. Un incontro voluto per ribadire un principio di condivisione e di strategia comune per dire ancora una volta, e con decisione, un “no” alla costruzione dell’inceneritore di Albano. Presenti i rappresentati, o i sindaci stessi, di tutti i dieci comuni (Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Nemi, Lanuvio, Ardea, Pomezia, Rocca di Papa e Marino) che hanno discusso per due ore su di un documento comune che possa far riaprire il tavolo di trattative con la Regione Lazio. «La strategia di intervento è totalmente cambiata rispetto al passato – ha detto Marini – perché questa Amministrazione è fermamente contraria alla costruzione dell’inceneritore e lo sta dimostrando con i fatti. È la seconda riunione dei sindaci di bacino che convochiamo e siamo riusciti ad adottare una linea comune di intervento. Oltretutto siamo in costante contatto con i comitati cittadini che in prima persona si fanno carico del problema e che da anni lottano contro questo impianto. Il comune li sta affiancando con un’azione ad adiuvandum nella importante battaglia legale pendente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il modo di operare è cambiato – conclude -. Siamo abituati a parlare solo quando i fatti ci assistono. Non siamo avvezzi a proclami vuoti che sanno ancora di campagna elettorale». Cambiamento di rotta, quindi, dal 2007, quando era stato dato il via libera all’impianto. L’obiettivo dei sindaci di bacino, oggi, è riaprire il tavolo delle trattative in primis con la Regione, proponendo la modifica del piano rifiuti, perché le condizioni in tre anni sono totalmente cambiate: quasi tutte le amministrazioni sono partite con la raccolta differenziata e quelle che non l’hanno ancora fatto lo faranno a breve. Questo vuol dire che il Cdr (combustibile che fa funzionare l’inceneritore) non sarà sufficiente ad alimentare l’impianto di Roncigliano e che i rifiuti arriveranno da altre zone.

«Abbiamo sempre pensato che l’avvio della raccolta differenziata potesse essere utile a ribadire il no all’inceneritore – ha aggiunto l’Assessore all’ambiente Claudio Fiorani – ed è per questo che dopo anni di completo immobilismo a riguardo, in autunno saremo pronti a partire con il porta a porta. Ed è proprio da questo punto che parte il documento sottoscritto dai sindaci: sono cambiate le condizioni, quindi abbiamo l’esigenza di un nuovo incontro. Da quando siamo alla guida di questa amministrazione ogni problema è stato affrontato partendo dal dialogo, dialogo con i cittadini, dialogo con i sindaci di bacino, dialogo con le associazioni contrarie all’inceneritore. Ci sembra ovvio fare un ultimo tentativo con Regione e imprenditori, altrimenti il nostro appoggio sarà totale e di sostegno attivo affinché la popolazione non si presenti da sola alla prossima udienza al Tar del Lazio fissata per il 20 ottobre prossimo». Al termine della riunione, il sindaco e l’assessore hanno raggiunto i cittadini in sala Nobile per informarli delle decisioni prese e rispondere alle domande di giornalisti e comitati. (Fonte articolo: Castellinews)


Vanessa Ranieri, Wwf Lazio: “Bonino e Polverini poco chiare su gestione rifiuti”

_”Restiamo in attesa di un atto di buona volonta’ per conoscere su cosa vertera’ la politica della gestione dei rifiuti nella regione prima della scadenza elettorale”. E’ quanto si legge in una nota del Wwf Lazio. “Proprio ieri avevamo invitato le candidate alla Presidenza della Regione Lazio a rivedere i propri impegni sulle politiche ambientali – prosegue il Wwf – Cosi’ mentre da una parte vi e’ un silenzio prolungato, dall’altra non arrivano elementi utili per capire su cosa vertera’ la politica in materia di gestione del ciclo dei rifiuti”. “Agli elettori non e’ dato capire infatti se ci sara’ un chiaro impegno alla dismissione degli impianti di incenerimento gia’ esistenti, come per esempio Colleferro e al blocco di quelli che in fase di realizzazione abbiano gia’ presentato gravi elementi di preoccupazione, come quello di Albano – continua la nota – Non risulta altrettanto trasparente l’impegno sul tipo di raccolta differenziata a cui non viene mai attribuita perlomeno dai giornali la qualifica di ‘porta a porta’ o ‘spinta’, scelta invece inderogabile”. “Orientarsi esclusivamente sulla chiusura e riapertura di discariche – sottolinea il Wwf – non fa presagire politiche virtuose indirizzate ai principi comunitarie ma, come piu’ volte ribadito, a vecchie dinamiche ormai comprese, deprecate e combattute da tutti i cittadini”. “Siamo certi – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del Wwf Lazio – che le candidate siano attente alla qualita’ di vita di tutti cittadini ed alla loro salute, nonche’ alla conservazione del territorio che ambiscono a governare e torniamo quindi ad auspicare che vengano assunti impegni elettorali chiari in tal senso”. (Fonte articolo, qui)


La marcia sul Lazio

_La battuta è velenosa: l’unico che può far perdere la Polverini è Claudio Velardi. Lo spin doctor. E le battute, si sa, contengono sempre un fondo di verità. Tutti gli errori, errorini forse, inciampi, sbagli, infortuni di questo inizio di campagna elettorale sono riconducibili in qualche modo all’uomo della comunicazione della candidata del Pdl alla Regione Lazio. Rientra tra questi il primo manifesto dell’aspirante governatrice.Il settimanale L’Espresso nota che in quel poster la Polverini è stata ritratta con al polso un orologio Rolex, simbolo del lusso. Il che non è proprio il massimo per una candidata che si è presentata come paladina dei più deboli, delle fasce sociali più arretrate e maggiormente in difficoltà. Ma c’è un paradosso nel paradosso. Proprio quel manifesto è all’origine di altri problemi per la Polverini. Renata infatti appare senza simboli di partito e con una bella giacca rossa. Tanto da sembrare, a una prima occhiata, la portabandiera della sinistra. Almeno così l’ha vista Vittorio Feltri, direttore del Giornale, dichiarando apertamente che la ritiene inadeguata proprio perché poco di destra.

Facendosi così portavoce di quella fetta di Forza Italia che sembra non impazzire per la segretaria dell’Ugl. E che su internet s’è scatenata, dapprincipio sul sito nazionale del Pdl e poi sul principale – e molto influente – portale di centrodestra, Tocqueville, sul quale compaiono diversi articoli contro la candidata di centrodestra. Con titoli eloquenti: «Comunista? No, grazie». Insomma, la Polverini è apparsa troppo schierata a sinistra. Un big del Pdl commenta: «E va bene piacere a tutti, ma di questo passo nun se famo votà manco dai nostri». Così, durante il suo primo tour elettorale, Renata ha compiuto una drastrica «conversione» a destra, scortata da Gasparri, Cicchitto e Lorenzin. A Velardi viene imputato soprattutto il suo passato, la sua appartenenza alla sinistra, l’essere stato il braccio destro di Massimo D’Alema. Accuse risibili. Perché la giacca rossa e le uscite ammiccanti a sinistra (tra cui va annoverata anche un’intervista a l’Unità) si possono spiegare con il fatto che, non essendoci stato fino a pochi giorni fa il candidato della parte avversaria, la Polverini ha voluto sfruttare al massimo la possibilità di muoversi in campo aperto. Ha cioè mandato messaggi a quella parte di elettorato a cui sarà difficile parlare più avanti. Questa dovrebbe essere la strategia. O forse c’è da augurarsi sia questa. In ogni caso, se c’è una critica vera da muovere a Velardi è proprio quella di non essere un grande comunicatore. È invece come lobbista che funziona meglio. E fare lobbing è un altro mestiere, senz’altro più prestigioso. Nel suo curriculum di spin doctor brillano storiche sconfitte. Per esempio, Velardi era al fianco di D’Alema nel 2000, campagna anche allora per le Regionali. Baffino perse dieci a cinque e si dimise. Determinante fu proprio il Lazio, dove trionfò Storace. In compenso, Velardi è lo stratega che porta, sei anni prima, proprio D’Alema alla segreteria Pds battendo a sorpresa Walter Veltroni.

Poi andò a Napoli a fare l’assessore comunale alla Cultura. Ci rimase poco, giusto il tempo di organizzare uno dei più importanti eventi culturali mai realizzati all’ombra del Vesuvio: letture di testi di Pasolini in tutti i teatri partenopei. Si cimentarono Erri De Luca, Toni Servillo, Mario Martone. Tornato al fianco D’Alema e dopo la caduta del suo governo, decise assieme agli altri dello staff dell’ex premier di abbandonare la politica e di mettersi in proprio, fare impresa. Fonda Reti, che si occupa di lobbing. La sede è a Palazzo Grazioli, dove abita anche Silvio Berlusconi. E su questa vicinanza s’è a lungo romanzato.

Di recente, Velardi ha vissuto un’altra parentesi napoletana, breve: di nuovo l’assessore, stavolta alla Regione, con Basssolino. Con il quale ebbe anche uno scontro curioso. Quando Antonio lasciò il congresso dei Ds per protesta, Claudio venne mandato a Napoli per sanare l’incidente ma il governatore non gli volle rispondere nemmeno al citofono di casa. Alla Regione, due anni fa, Velardi si segnala per un’altra campagna discussa. Nel pieno dell’emergenza rifiuti, l’Italia viene tappezzata di manifesti in cui il capoluogo partenopeo appare senza una carta a terra e lo slogan è: «Monnezza a chi?». Scattano le proteste: nega il problema con le strade invase dalla spazzatura. Tra l’altro, proprio il giorno delle prime affissioni, in città la raccolta dei sacchetti va in tilt. Sempre nel pantano-Napoli, Velardi organizza pacchetti promozionali per turisti che suscitano la protesta degli albergatori: non siamo stati consultati (difetto di comunicazione). E preparano uno sciopero per respingere «le tanto trionfali quando mendaci parole di Velardi sullo stato del turismo napoletano». Per risollevare la Campania, Claudio assessore (che nel frattempo, spinto dal fedelissimo Antonio Napoli, ha scoperto la passione per la maratona) mette allora su un blog che si chiama “mission impossible”. Poi abbandona la Regione e anche il blog. Finché non gli capita una missione facile facile nel Lazio, perché la Polverini gode del vantaggio nei pronostici e nei sondaggi. Nel centrodestra lo ripetono con sempre maggiore insistenza: solo Velardi può farci perdere. (Fonte articolo:  Il  Tempo. Posting Ufficio Stampa DIFFERENZIA-TI)


Papabili governatrici del Lazio: che ne facciamo dei rifiuti?

Mentre l’aspirante governatrice del centrodestra si esibisce conformemente agli usi del partito dell’amore, e ancora non sappiamo se il nome di Emma Bonino diverrà espressione di tutta o di una parte (e quale) dei partiti del centrosinistra, oggi inizio a porre una domanda alle due candidate. Parliamo di rifiuti, a partire dalla situazione, in procinto di divenire esplosiva, nel territorio dei Castelli romani, dove dovrebbe sorgere (ad Albano, nell’area dove già insiste la discarica di Roncigliano) uno degli inceneritori previsti dal piano regionale della giunta Marrazzo (piano approvato per decreto e mai votato dall’assemblea). Gli uffici competenti della regione, a marzo 2008, hanno emesso una prima Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) negativa che bloccava ogni autorizzazione e la Asl ha dichiarato l’impianto incompatibile con le condizioni ambientali del luogo. Ma la VIA è stata modificata e il documento della Asl ignorato. La feroce opposizione che i cittadini della zona stanno conducendo contro la decisione di edificazione dell’impianto (affidata senza gara d’appalto, per la modica cifra di 400 milioni di euro, a un consorzio facente capo a Manlio Cerroni), in un’area agricola e in prossimità di molti centri densamente popolati (Albano da sola conta 40mila abitanti), si è manifestata attraverso numerose azioni tra cui tre ricorsi al Tribunale regionale: contro l’autorizzazione integrata ambientale (Aia), la valutazione di impatto ambientale (Via) e la dichiarazione di pubblica utilità della conferenza dei servizi. Il 24 marzo 2010 è prevista la seconda udienza del Tar per esaminare la questione (la prima, l’11 novembre 2009, non ha avuto esito). E la battaglia della popolazione inizia a riscuotere consensi tra gli amministratori (anche grazie all’imminenza delle elezioni), ottenendo la firma di un documento di sostegno al Coordinamento Contro l’Inceneritore da parte di otto sindaci del territorio e dieci consiglieri regionali.
Perimetro della discarica “Pontina Ambiente” del Gruppo Cerroni a Roncigliano. Ieri mattina una delegazione di cittadini ha manifestato davanti al Dipartimento Territorio della regione per chiedere una sospensiva dell’autorizzazione ai lavori fino alla decisione del Tar: le risposte dei dirigenti, come già quelle di Montino e Parroncini  (l’erede di Marazzo e l’Assessore ai rifiuti) continuano a ignorare le richieste delle popolazioni, confermando le decisioni prese e trincerandosi dietro dichiarazioni di rito. La sospensione cautelativa di inizio lavori occorre subito e dovrebbe costituire un atto dovuto finché la magistratura regionale non si sarà pronunciata: invece la decisione, di competenza dei dirigenti amministrativi, attende un eventuale “invito” politico che la sblocchi. Non si possono attribuire anzitempo responsabilità che non hanno alle eventuali future governatrici, ma una loro parola sulla questione forse aiuterebbe a comprendere in quale direzione vorrebbero muoversi, e probabilmente spingerebbe anche gli attuali amministratori a tenerne conto. Confermerebbero o no il piano Marrazzo e la costruzione di impianti di incenerimento dei quali ben conosciamo i disastrosi effetti sulla salute, contemporaneamente ai benefici per i signori che ne gestiscono il lucroso business, spesso criminale? Tante volte sfuggisse alla memoria delle candidate questo ultimo spinoso aspetto, possono rinfrescarsi la memoria con una storica puntata di Report, “L’oro di Roma“. Della quale, in particolare, consiglio la visione del breve “fuori onda” con l’Assessore Di Carlo. Quale sia la mia opinione sul ciclo dei rifiuti l’ho detta qui; l’inceneritore di Albano (come gli altri previsti nel Lazio) non vanno costruiti poiché sono dannosi per la salute, deturpano il paesaggio e favoriscono il circolo vizioso dell’economia criminale. (Fonte articolo, sito Luisa Capelli, clicca qui)