Pontina Ambiente minaccia: “Sabato chiudo la discarica di Albano Laziale”
_L’emergenza rifiuti, per giunta ARTIFICIALE, non conviene a nessuno, neppure al monopolista dalla voce grossa.
Se questo articolo (sotto) trovasse riscontro nella sua interezza è disarmante la prova di debolezza della Pontina Ambiente S.r.l. che, parliamoci chiaro, siccome non vede sbloccare lo sgangherato progetto del bruciatore di rifiuti (fermo giustamente al Tar Lazio per lacunose beghe economiche e tecniche) sta attuando metodiche simili pur di farlo passare contro tutto e tutti. La Regione Lazio è asservita, senza speranza, i sindaci dei Castelli Romani però mostrino gli attributi e chiedano immediata collaborazione alle autorità competenti per attuare con urgenza valide alternative volte a superare l’eventuale empasse cercata dal gestore. In fin dei conti la discarica di Albano è mal gestita (eufemismo) ed in via di totale esaurimento, la società che la gestisce dice di voler fare quello che organi sanitari e politici avrebbero dovuto fare da tempo (chiuderla), seppur con una finalità completamente diversa. Sarà un bluff? Vedremo. Nei fatti l’emergenza ARTIFICIALE rifiuti non conviene a nessuno.
_Una dozzina di sindaci uniti scrivono al Prefetto: temono che l’azienda che gestisce i rifiuti metta in atto davvero la minaccia di chiudere la discarica di Roncigliano, se entro tre giorni non arriva un provvedimento straordinario dalla Regione che consente di allargarne in via eccezionale la capienza. La giornata di oggi è stata a dir poco frenetica, sul fronte dei rifiuti castellani. Si è aperta con l’udienza del Tar che doveva decidere sui ricorsi contro l’inceneritore: i giudici hanno scelto di prendere tempo per esaminare più a fondo la questione ed eventualmente affidare ad un loro esperto la perizia superpartes sul progetto presentato da Coema. Subito dopo, i sindaci che hanno presentato ricorso insieme ad altri di comuni interessati si sono riuniti d’urgenza. Ci sono sul piatto tre lettere che Pontina Ambiente (una delle parti di Coema, gestore della discarica) ha inviato negli ultimissimi giorni, dopo la manifestazione del 23 ottobre. In sostanza, Pontina Ambiente, sollineando tra l’altro i costi aggiuntivi dovuti anche agli “sgambetti” dei comitati ambientalisti e chiedendo chi li pagherà, reclama un provvedimento urgente della Regione Lazio, altrimenti sabato, ossia tra due giorni, chiuderà la discarica. Per capire, bisogna fare un passo indietro, al dicembre 2009, quando i comitati locali fecero una visita alla discarica e controllarono le volumetrie. Per loro, il quarto, il quinto e il sesto invaso erano già oltre il limite. Partono gli esposti, che diventeranno otto nell’arco di qualche mese. Qualche giorno dopo la visita dei comitati, la Regione invia i suoi esperti a verificare. Ad un primo esame sembra tutto a posto, ma la Regione chiede all’azienda di produrre una perizia giurata entro pochi giorni al fine di avere una documentazione ufficiale. L’azienda ci mette un po’. La relazione dell’esperto Guido Baldi arriverà in realtà a fine maggio 2010 e senza essere “giurata”. Si dice ancora una volta che è tutto regolare, anzi, gli invasi risultano sotto la volumetria autorizzata. Nel frattempo ai primi esposti si sono aggiunti gli altri. Il 23 settembre l’Arpa compie una nuova verifica e accerta serie irregolarità: gli invasi sono troppo pieni. E’ la stessa Regione, però, a suggerire la via d’uscita: trattandosi di emergenza, si procederà ad un decreto “d’emergenza”, appunto. E’ questo che Pontina Ambiente oggi reclama. Ed è su questo che la dozzina di sindaci chiede la supervisione e l’intervento del Prefetto. Qualcosa non torna: possibile che la Regione che accerta serie irregolarità già a monte preveda di superarle con un decreto? Possibile che l’azienda possa fare la voce grossa e pretendere il decreto altrimenti chiude la discarica? (Fonte articolo, Il Refuso, clicca qui)
- “Sospensione della discarica di Roncigliano? Una soluzione ad orologeria”.
- Marino, botta e risposta tra Palozzi e Onorati sull’inceneritore
- QUI ACERRA: Vescovo Acerra: “Promesse non mantenute, emergenza mai finita. Fin quando, oltre a discariche e inceneritori, non si cercheranno strade alternative, chiudendo il ciclo dei rifiuti, l’emergenza non finira”’.
Legambiente Lazio: “Regione indietro, Albano non serve”
_Prima delle dichiarazioni chiarissime di Legambiente Lazio, al contrario di quelle (tra esternazioni e smentite) fatte da qualche ex sindaco ora ripescato, appaiono indicativi i seguenti articoli, atti a testimoniare ancora una volta quale sia la realtà che si vive nel Lazio dal punto di vista della gestione rifiuti solidi urbani; con l’ente Regione che ormai (Marazzo di sicuro, Polverini è sulla buona strada) pensa a tutto tranne che a risolvere concretamente il problema del trattamento RSU, bensì a speculare in favore della rinomata lobby: Roma, rifiuti a peso d’oro . Inoltre, l’ultimo rapporto rifiuti dell’ISPRA offre la possibiltà di dimostrare come l’incompetenza di alcuni politici (e ce ne sono molti in entrambi gli schieramenti, evitiamo di riportare tutte le dichiarazioni maturate) sia di livello assoluto. A noi soltanto un obbligo, avere memoria nel corso del tempo. Fare un confronto diventa persino umiliante (per loro) : Rapporto rifiuti 2009, Lazio e Roma record negativo e Ciocchetti: Roma nel trattamento rifiuti è più avanti di Tokyo. Buona lettura.
_Nel Lazio ben 2.864.068 tonnellate di rifiuti urbani nel 2008 sono finite in discarica, cioè l’85,7% del totale, contro una media nazionale del 67,7%, peggiorando la performance dell’anno precedente. Diminuisce lievemente la produzione totale di rifiuti, con 3.343.551 tonnellate, ma la raccolta differenziata, rimane ferma al palo al 12,9%, in crescita di un misero 0,8%, contro una media nazionale del 30,6%.
Resta alta anche la produzione per abitante, di circa 594 chilogrammi pro-capite, al sesto posto nella classifica nazionale, contro una media di 541. Un quadro fosco quello che si delinea da alcuni tra i dati più significativi, per il Lazio, estrapolati da Legambiente dal Rapporto Rifiuti ISPRA 2009 (base dati 2008) presentato oggi a Roma, con una sintesi e le proposte dell’associazione ambientalista.
Dati altrettanto negativi per la Capitale: una produzione di rifiuti di 1.765.958 tonnellate, oltre la metà di quella laziale (52,8%), con un quantitativo pro-capite che scende di una sola unità a quota 649 chilogrammi per abitante all’anno; la raccolta differenziata ferma al 17,4%, con un +0,5% (nel 2009 al 21% circa secondo recenti dati AMA), contro il 40,7% di Torino e il 32,7% di Milano e molto lontana dagli obiettivi fissati per legge nel 2006 del 45% entro il 31 dicembre 2008. Rimane bassa la percentuale di raccolta differenziata anche nelle diverse province, che si attesta al 14,5% a Latina, al 13,7% a Roma, al 10,6% Viterbo, al 5,5% Rieti, e al 5% Frosinone, con le due ultime che fanno registrare percentuali tra le più basse a livello nazionale.
Per quanto riguarda invece la produzione totale, seppur in diminuzione per tutte, in provincia di Roma registriamo una mole di 2.567.293 tonnellate all’anno, con 624,6 kg/abitante/anno che ne fanno quella con il più alto tasso di produzione pro-capite, 326.710 in provincia di Latina (599,2 kg pro-capite), 212.714 (428,1 kg pro-capite) in provincia di Frosinone, 159.502 (505,5 kg pro-capite) in provincia di Viterbo e 77.332 (486,3 kg pro-capite) in provincia di Rieti.
“Roma e il Lazio fanno davvero male sulla gestione dei rifiuti urbani, la maggior della spazzatura continua a finire in discarica, mentre le amministrazioni non puntano sulla raccolta differenziata nonostante importanti investimenti regionali disponibili -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. La Regione deve continuare ad investire in questo senso, utilizzando bene i 106 milioni a disposizione e il nuovo piano rifiuti deve servire proprio a questo piuttosto che a smontare gli ambiziosi obiettivi di differenziata, ma anche Comuni e Province devono fare di più, legando i finanziamenti al passaggio ai sistemi porta a porta, che dove sono stati applicati hanno dimostrato risultati eccellenti.
Le Province di Rieti e Frosinone sono all’anno zero e non se ne capisce il motivo, visto che avrebbero tutte le potenzialità per fare bene, ne sono esempio i Comuni ricicloni premiati quest’anno, Oriolo Romano, Roccagorga, Acquapendente, Monterosi, Nepi e Itri, ma anche città come Ciampino e quartieri della Capitale.
A Roma ancora non risulta approvato il contratto di servizio con l’Ama, che deve decidere di puntare proprio sulla raccolta pertinenziale, ma anche da parte della Regione Lazio ci aspettiamo un serio programma immediatamente cantierabile per la raccolta differenziata. Non servono grandi impianti, né grandi nuovi inceneritori, ma progetti e interventi quartiere per quartiere, paese per paese, coinvolgendo i cittadini in una bella sfida di civiltà e modernità.”
Sul fronte degli impianti resta preoccupante, infatti, la sola situazione del trattamento dell’umido-verde, per cui l’attuale offerta impiantistica è pari a 334.325 t/a, con 16 impianti, circa un quarto del totale dell’organico che si produrrà quando la differenziata arriverà al 50% come fissato.
Sono, invece, nove gli impianti dedicati al trattamento meccanico biologico dei rifiuti, con una capacità autorizzata di 1.763.830 tonnellate/anno e un quantitativo di rifiuto trattato di 912.345. Mentre sono le discariche che continuano prevalere, con 2.864.068 tonnellate di rifiuti, l’85,7% della produzione totale, che finisce nelle dieci enormi buche scavate nel Lazio.
Sul fronte incenerimento, si conferma più che sufficiente la capacità di trattamento di 503.955 tonnellate/anno dei quattro impianti attivi nel Lazio, comprese le linee in corso di realizzazione: due sono attivi nel Comune di Colleferro (Rm), con 63.809 e 70.661 tonnellate di capacità media annua, uno a San Vittore (Fr), con una linea da 72.675 tonnellate annue (ed una uguale in costruzione per un totale di 184.285 t/a), e infine a Roma, a Malagrotta, con una capacità di 185.200 t/a).
Non è necessario realizzare nessun ulteriore impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti nel Lazio, né ad Albano né altrove, visto che il quantitativo trattato complessivamente supera già le 466.730 t/a complessive determinate da Legambiente secondo le percentuali di legge.
“La Regione ha bisogno di più compostaggio e trattamento delle raccolte differenziate, non di nuovi inceneritori, e di una seria politica sulla riduzione dei rifiuti –dichiara Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sono passati due anni e a Roma non si vedono novità, anzi la differenziata ha rallentato, l’Amministrazione deve fare di più, deve scegliere di estendere a tutta la città lo sviluppo della raccolta porta a porta e del riciclaggio, la via non è quella della raccolta stradale che comunque continua ad avere diversi problemi nelle frequenze di svuotamento dei 30mila cassonetti, mentre va accelerato il positivo allargamento del numero di isole ecologiche.
A Trastevere vanno rivisti gli orari di conferimento facilitando i cittadini senza rinunciare al porta a porta, mentre a Testaccio bisogna abbandonare il sistema misto che rende incomprensibile la raccolta. Malagrotta va chiusa individuando in modo trasparente una nuova discarica nel territorio comunale, ma soprattutto utilizzando diversamente gli oltre 100milioni di Euro spesi ogni anno per seppellire così tanti rifiuti, piuttosto che aumentare la tariffa per i cittadini.” (Fonte articolo, clicca qui)
Papabili governatrici del Lazio: che ne facciamo dei rifiuti?
Mentre l’aspirante governatrice del centrodestra si esibisce conformemente agli usi del partito dell’amore, e ancora non sappiamo se il nome di Emma Bonino diverrà espressione di tutta o di una parte (e quale) dei partiti del centrosinistra, oggi inizio a porre una domanda alle due candidate. Parliamo di rifiuti, a partire dalla situazione, in procinto di divenire esplosiva, nel territorio dei Castelli romani, dove dovrebbe sorgere (ad Albano, nell’area dove già insiste la discarica di Roncigliano) uno degli inceneritori previsti dal piano regionale della giunta Marrazzo (piano approvato per decreto e mai votato dall’assemblea). Gli uffici competenti della regione, a marzo 2008, hanno emesso una prima Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) negativa che bloccava ogni autorizzazione e la Asl ha dichiarato l’impianto incompatibile con le condizioni ambientali del luogo. Ma la VIA è stata modificata e il documento della Asl ignorato. La feroce opposizione che i cittadini della zona stanno conducendo contro la decisione di edificazione dell’impianto (affidata senza gara d’appalto, per la modica cifra di 400 milioni di euro, a un consorzio facente capo a Manlio Cerroni), in un’area agricola e in prossimità di molti centri densamente popolati (Albano da sola conta 40mila abitanti), si è manifestata attraverso numerose azioni tra cui tre ricorsi al Tribunale regionale: contro l’autorizzazione integrata ambientale (Aia), la valutazione di impatto ambientale (Via) e la dichiarazione di pubblica utilità della conferenza dei servizi. Il 24 marzo 2010 è prevista la seconda udienza del Tar per esaminare la questione (la prima, l’11 novembre 2009, non ha avuto esito). E la battaglia della popolazione inizia a riscuotere consensi tra gli amministratori (anche grazie all’imminenza delle elezioni), ottenendo la firma di un documento di sostegno al Coordinamento Contro l’Inceneritore da parte di otto sindaci del territorio e dieci consiglieri regionali.
Perimetro della discarica “Pontina Ambiente” del Gruppo Cerroni a Roncigliano. Ieri mattina una delegazione di cittadini ha manifestato davanti al Dipartimento Territorio della regione per chiedere una sospensiva dell’autorizzazione ai lavori fino alla decisione del Tar: le risposte dei dirigenti, come già quelle di Montino e Parroncini (l’erede di Marazzo e l’Assessore ai rifiuti) continuano a ignorare le richieste delle popolazioni, confermando le decisioni prese e trincerandosi dietro dichiarazioni di rito. La sospensione cautelativa di inizio lavori occorre subito e dovrebbe costituire un atto dovuto finché la magistratura regionale non si sarà pronunciata: invece la decisione, di competenza dei dirigenti amministrativi, attende un eventuale “invito” politico che la sblocchi. Non si possono attribuire anzitempo responsabilità che non hanno alle eventuali future governatrici, ma una loro parola sulla questione forse aiuterebbe a comprendere in quale direzione vorrebbero muoversi, e probabilmente spingerebbe anche gli attuali amministratori a tenerne conto. Confermerebbero o no il piano Marrazzo e la costruzione di impianti di incenerimento dei quali ben conosciamo i disastrosi effetti sulla salute, contemporaneamente ai benefici per i signori che ne gestiscono il lucroso business, spesso criminale? Tante volte sfuggisse alla memoria delle candidate questo ultimo spinoso aspetto, possono rinfrescarsi la memoria con una storica puntata di Report, “L’oro di Roma“. Della quale, in particolare, consiglio la visione del breve “fuori onda” con l’Assessore Di Carlo. Quale sia la mia opinione sul ciclo dei rifiuti l’ho detta qui; l’inceneritore di Albano (come gli altri previsti nel Lazio) non vanno costruiti poiché sono dannosi per la salute, deturpano il paesaggio e favoriscono il circolo vizioso dell’economia criminale. (Fonte articolo, sito Luisa Capelli, clicca qui)