A “Presa Diretta” il dramma del Lazio e della discarica di Albano Laziale
_Per dare una speranza di vita ai Castelli Romani ed ai suoi cittadini dobbiamo vincere la battaglia contro l’inceneritore di Cerroni, Marrazzo e Polverini. Per farlo abbiamo bisogno del tuo aiuto, informati e non delegare, partecipa attivamente.
_(Fonte articolo, clicca qui) Presadiretta, emergenza rifiuti in Lazio? video puntata 22 gennaio 2012. Presadiretta, il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai Tre, nella puntata di ieri sera, domenica 22 gennaio 2012, ha proposto ampi reportage sulla situzione dei rifiuti nel Lazio. La discarica di Malagrotta è ormai satura, per cui si stanno valutando le possibili soluzioni in grado di risparmiare la regione Lazio dall’apertura di centri di raccoglimento e smaltimento dei rifiuti in siti archeologici quali Tivoli, Riano e zone limitrofe. La questione della raccolta differenziata è diventata, per il prefetto di Roma, un caso “scottante”. Renata Polverini avrebbe addossato le responsabilità al sindaco Walter Veltroni e pensa di riaprire nuove discariche, visto che i termini per la chiusura di Malagrotta sono stati oltrepassati. La trasmissione mostra lo stato di emergenza in cui si trova la zona, con interviste ai cittadini che vi abitano. L’immondizia non solo ha riempito l’immensa area, ma l’ha trasformata da un buco ad una collina. E si tratta di rifiuti indifferenziati, che contravvengono alle norme Europee. Solo il 20 per cento di essi vengono trattati tramite un gassificatore. Il 24 per cento di rifiuti differenziati che giungono da Roma costituisce inoltre un gran problema per lo smaltimento, visto che, a questo punto, l’80 per cento di tutto il “talquale”(cioè immondizia non differenziata) viene interrato, con relativi danni per l’ambiente. L’avvocato Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta, vede davanti a se un’unica soluzione: utilizzare il sito di Quadro Alto a Riano, almeno fino a che non si trovi una soluzione a “cinquestelle” per lo smaltimento. Intanto, i cittadini di Malagrotta fanno pressioni per ottenere la bonifica del luogo. Anche se non esiste uno studio epidemiologico, l’Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale del Lazio) ha documentato quantitativi di percolato tali da inquinare le falde acquifere e il suolo. A Riano e Corcolle, intanto, si susseguono le proteste per non diventare le nuove “malagrotta”. La protezione civile spiega davanti alle telecamere di Presadiretta che la vicinanza alle falde acquifere, unita alla pietra di tipo poroso che le sovrasta, costituisce un rischio serio per la popolazione. E proprio quest’ultima, racconta il disinteresse della regione Lazio, che non ha mai mandato nessuno ad accertarsi della pericolosità esistente. Recandosi a Villa Adriana, patrimonio dell’UNESCO, si scopre un altro sito scelto per il conferimento dei rifiuti: Corcolle. Alessandro Macina, inviato, mostra il sito assieme ad alcuni abitanti. La ditta Ecologia s.r.l. sta progressivamente affittando i terreni ad uso discarica, compromettendo l’agricoltura. Si teme un fenomeno simile a quello avvenuto a Guidonia, dove si è ridotta sempre più l’area verde e aumentato il perimetro della discarica. La società di Cerroni, Ecoitalia ’87, ha subito una diffida dal comune, atta a ottenere la bonifica dei luoghi nel minor tempo possibile. Stessa sorte ha subito Roncigliano, discarica del comune di Albano Laziale che si è espansa sempre più, riversando percolato nei torrenti. Per ambedue i siti, l’Arpa ha riscontrato valori di inquinamento pericolosamente oltre la norma. Vi è poi il progetto di una “discarica definitiva” a Pizzo del Prete, con annesso termovalorizzatore. Il prefetto ha proposto al signor Alfredo Lauteri, imprenditore agricolo proprietario di gran parte di quei territori, di trasformare l’inceneritore in un business personale. Ma il proprietario si è opposto, dichiarando di non voler disfare il suo centro zootecnico, il quale, paradossalmente, è stato finanziato per il 35 per cento dalla regione Lazio. Il centro contiene prodotti a filiera controllata, tra cui una consistente fetta del latte di Roma, che Lauteri assieme ad altri agricoltori producono giornalmente. Altro caso del “modus operandi” della regione riguarda Peccioli, sito di una già esistente discarica dove, per ottenere il consenso della gente del luogo, sono stati promessi un gassificatore in grado di ridurre l’inquinamento e delle ecoballe trattate, oltre all’abbattimento delle spese dei rifiuti pagate dai cittadini. Ma nessuna delle misure è stata rispettata. La trasmissione analizza proprio il punto principale e risolutivo del problema: la raccolta differenziata. A Roma, purtroppo le percentuali si aggirano su un 80 per cento di indifferenziata a fronte di un 20 per cento che lo è. Le cifre migliorano in quartieri come Trastevere, dove viene effettuata porta a porta. Qui infatti diventano addirittura del 70 per cento. Inoltre, si sta diffondendo anche il modello “duale”(umido-non riciclabile). Ma c’è un limite anche alla raccolta differenziata: impianti per lo smaltimento come quelli di Pomezia, oltre ad avere un costo alto per i cittadini, non riescono a gestire gli alti quantitativi conferiti, che puntualmente finiscono a Malagrotta, tra l’indifferenziato. Anche l’organico, pur venendo smaltito, ha oneri finanziari alti. Le immagini mostrano infine S.Francisco, che ha raggiunto il 78 per cento di smaltimento e compostaggio, con l’obiettivo di creare rifiuti zero entro il 2020. Inoltre, il progetto sui rifiuti ha creato nuovi posti di lavoro, tramutandosi da spesa in guadagno. La Recology, ditta che si occupa di smaltimento, mostra i metodi avanzati per creare un numero bassissimo di rifiuti. Il fine dell’ente, è quello di fare a meno, in futuro, dell’uso delle discariche. Clicca qui per guardare il video (Rai.tv) della puntata.
Per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano
_La Pontina Ambiente mostra una serietà pari a quella di un circo oppure ad un esperimento goffo del mago Casanova. Prima o poi la giostra delle menzogne dovrà finire.
_(Fonte articolo, clicca qui). Albano: per la Pontina Ambiente non è percolato la colata nera a Roncigliano. Per la Pontina Ambiente, la società che gestisce la discarica di Roncigliano, la notizia riportata dal Comitato No Inc di Albano secondo cui nel fosso di Valle Gaia, fosse colato del percolato colorando l’acqua di nero non è veriteria. Per la società, come si legge in una nota di stampa, “l’attribuzione di tale evento al nostro impianto e quindi alla nostra responsabilità è completamente falsa e priva di fondamento e mira soltanto al discredito della nostra attività gestionale”, in quanto le analisi effettuate per conto delle associazioni Contro le Nocività e Salute Ambiente e pubblicate sul sito del Comitato no Inc non sono firmate. L’azienda ha precisato che proprio il 15 novembre scorso essa stessa aveva “riscontrato la presenza della cosiddetta colata nel fosso Valle Gaia e avevamo accertato che il fenomeno aveva origine diverse centinaia di metri a monte dalla discarica”. Del fenomeno sono stati allertati immediatamente l’Arpa Lazio sede di Roma, seguita da messaggio fax esteso poi per conoscenza ai Comandi dei vigili urbani di Albano, all’Ufficio ambiente del Comune, nonché all’Asl RMH.
RAI Tre, Blob, puntata dedicata all’inceneritore di Albano
_RAI Tre, Blob, dedica un’intera puntata alla vertenza contro l’inceneritore dei Castelli Romani. La nostra azione di contrasto a questa folle opera generata dalla truffa di stato “CIP 6″ proseguirà a livello informativo, di mobilitazione cittadina ed in tutte le competenti sedi legali fino a quando ai Castelli Romani non si parlerà più di discariche tal quale e d’inceneritori, ma di politiche virtuose, civili ed avanzate nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Scelte inconciliabili con l’attuale monopolista che pratica medotiche di smaltimento speculative, vecchie e gravemente dannose per l’intero bacino territoriale e per la vicina Roma. L’evidenza documentale maturata nel corso di questi anni ha mostrato chiaramente come qualsiasi organo politico, sanitario e legale avrebbe dovuto, come principio di legalità e precauzione sanitaria, seppellire questo impianto da subito, bocciandolo. Non lo ha fatto la politica della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha autorizzato l’impianto con decreto commissariale blindando sito ed iter autorizzativo, questo mentre Renata Polverini rimane in un assordante silenzio nonostante ora dieci sindaci dei Castelli Romani siano formalmente schierati contro l’impianto (10 sindaci contrari, 8 su 10 hanno appoggiato i cittadini nei ricorsi contro la Regione Lazio ed il consorzio Co.E.Ma). Lo ha chiesto l’ASL RM H con quattro pareri consecutivi e tutti negativi, visto che ai Castelli Romani, in particolare ad Albano Laziale alcune precise patologie oncologiche sono di gran lunga superiori rispetto all’intero Lazio. Ora lo chiede la popolazione in persona al Tar Lazio, con migliaia di cittadini chiaramente contrari ed un corteo di 5.000 persone che ha sfilato per le strade dei Castelli Romani lo scorso 23 ottobre. Questo per voltare pagina e dare un futuro a questo territorio ed alla sua gente. Tutta. La nostra campagna di informazione, mobilitazione cittadina e azione di contrasto legale, ma più ampiamente a 360°, andrà avanti. Unitevi a noi.
Vi invitiamo a dare estrema diffusione a questo video ed a questo post.
_BLOB, PROFUMO.
Stefano Montanari: “Incenerire i rifiuti è una scelta suicida”
_I Castelli Romani continuano a respirare la crescente preoccupazione riguardante lo speculativo “gassificatore” di rifiuti che l’ente Regione Lazio ed i consorzi interessati vorrebbero edificare nel cuore dei Castelli Romani, tra vigneti Doc e nuclei abitativi di 14.000 persone, passando per potenziali nuovi ospedali e scuole a portata di camino. Data la tematica assai delicata, ecco che l’informazione, in questo caso scientifica, recita come sempre un ruolo fondamentale. Elemento di sintesi in grado di coniugare consapevolezza e metro di giudizio, senza lasciare i cittadini nell’oblio dell’imperante fatalismo. Per capirne di più abbiamo quindi intervistato il Dott. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena (www.nanodiagnostiscs.it & www.stefanomontanari.net) e ricercatore attinente le patologie derivanti dal particolato ultrafine.
Dott. Montanari, innanzitutto, quando si parla di nanoparticelle?
C’è un po’ di confusione sull’argomento. Di fatto, ogni disciplina scientifica le definisce in modo diverso dalle altre, e questo in base al comportamento di cui quella disciplina stessa si occupa. Per quanto ci riguarda, nel nostro settore specifico possiamo definire nanoparticella ogni granello che abbia un diametro inferiore al micron, dove un micron è un millesimo di millimetro.
Sono degradabili in natura?
Esiste un’enorme quantità di nanoparticelle che sono degradabili. Tra queste, ad esempio, quelle prodotte dal mare. In quel caso si tratta in genere di particolato solubile nell’acqua come, ad esempio, il cloruro di sodio che altro non è se non il sale da cucina. Le particelle di cui noi c’interessiamo, invece, non sono degradabili.
Da quali fonti esse hanno origine?
La fonte più frequente è quella combustiva. Se io brucio qualcosa, rompo le molecole di cui quel qualcosa è costituito, e non è raro che quello spezzettamento sia abbastanza spinto da separare gli atomi di cui le molecole sono fatte. Questi atomi, poi, lasciano rapidamente il luogo della combustione. Non appena la temperatura si abbassa, gli atomi si ricombinano, e lo fanno spesso formando delle leghe di composizione casuale, non degradabili. Ma esiste anche la possibilità che le particelle si formino a freddo, ad esempio per fenomeni di frizione come accade, per esempio, nei freni delle automobili. Altre particelle, chiamate secondarie, si formano per condensazione di alcuni gas generalmente prodotti dalle combustioni, e parlo di ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca, ecc. Questi, liberati in atmosfera, nel volgere di alcuni giorni reagiscono con sostanze come l’ozono, il vapore acqueo e i radicali liberi formando grandissime quantità di altre particelle che, tra le altre caratteristiche, hanno quella di trasportare inquinanti come, tra gli altri, le diossine.
Possiamo quindi considerare gli impianti di smaltimento a caldo dei rifiuti (inceneritori) come “attori” responsabili dell’emissione di gran parte di queste polveri nanometriche in atmosfera?
Sì, certo. Un’aggravante è quella della varietà di composizione del particolato prodotto dagl’inceneritori. Dato che all’incenerimento sono destinati rifiuti di composizione quanto mai varia e praticamente imprevedibile, è del tutto ovvio che ciò che esce è vario ed imprevedibile. Le particelle sono patogene in quanto tali, vale a dire in quanto corpi estranei che entrano nell’organismo per non uscirne più. Ma sono patogene anche per la loro composizione. Credo sia facile capire che una particella a base di ferro sia meno aggressiva di una a base di arsenico o di piombo o di mercurio.
Un aspetto che non ho mai capito: d’accordo, in Italia siamo soliti definire una stessa cosa con termini multipli e spesso impropri. A suo avviso è questo il caso dei termini inceneritore, termovalorizzatore e gassificatore?
Lo so: il nome è sgradevole ma si tratta in ogni caso d’inceneritori, visto che ciò che fanno è ridurre in cenere i rifiuti. La parola “termovalorizzatore” è un’invenzione tutta italiana creata apposta per addolcire la pillola, per gabbare gl’ingenui che dovranno aprire il borsellino sostenendo le spese di quel trattamento dei rifiuti che non ha base scientifica. Personalmente trovo la parola molto utile perché, quando la sento usare, mi fa capire immediatamente che mi trovo al cospetto di un ignorante o di un mascalzone. I gassificatori differiscono dagl’inceneritori (o “termovalorizzatori”) perché tendono a trasformare parte del rifiuto in un gas di composizione prevedibile solo in parte che, a sua volta, è destinato ad essere bruciato rilasciando gas e polveri.
Se non erro ricordo che Lei mi parlò addirittura di una relazione inquietante tra la temperatura di esercizio degli inceneritori ed il diametro di queste polveri. Ricordo male?
Come regola generale, più alta è la temperatura di combustione, più piccole e più numerose sono le particelle. E più le particelle sono piccole, più facilmente riescono a penetrare in profondità nell’organismo, raggiungendo addirittura il nucleo delle cellule, come noi abbiamo dimostrato.
Quali effetti sull’uomo adulto e sui nascituri possono generare nel corso del tempo queste nanoparticelle derivanti dalla combustione dei rifiuti?
Ne ho già accennato: le particelle prodotte da incenerimento dei rifiuti differiscono dalle altre per la loro composizione imprevedibile. Per questo motivo la loro capacità d’indurre malattia può essere superiore a quella di altre particelle di dimensione analoga ma prodotte da fonti di origine chimica costante. Quanto ai tipi di patologie, si tratta né più, né meno, di quelle caratteristiche di ogni altra polvere di quelle grandezze prodotta dalle attività umane. Come le nostre scoperte risalenti agli Anni Novanta hanno dimostrato, le malattie predominanti sono quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare) seguite da quelle oncologiche. Ma le polveri sono anche “endocrine disruptors”, il che significa che si fissano negli organi ghiandolari generando malattie come le tiroiditi e alcune forme di diabete. Una delle nostre scoperte è stata quella di trovare particelle nel nucleo delle cellule dove influiscono negativamente sul DNA; un’altra è stata di trovarle nello sperma dove danno sterilità e un’altra ancora di rilevarne la capacità di passare da madre a feto causando aborti e malformazioni fetali. Quelle polveri, poi, possono provocare stanchezza cronica, insonnia, irritabilità, perdita di memoria a breve e – ma la cosa è ancora allo studio – morbo di Parkinson e morbo di Alzheimer.
Nel caso del potenziale impianto ad Albano Laziale, c’è la dimostrazione che per l’andamento dei venti i fumi e le polveri investiranno tutti i paesi a monte rispetto al sito della discarica. Ma queste polveri sono confinabili, c’è una distanza di sicurezza entro la quale un cittadino può chiamarsi “fuori”?
L’unica cosa che si può dire è che, come norma generale, più si è vicini alla fonte, più le particelle sono concentrate. Quanto ad una distanza di sicurezza, non è possibile stabilirla, visto che quelle particelle sono in grado di percorrere anche migliaia di chilometri.
I cittadini spesso sentono parlare di filtri in grado di trattenere queste nanoparticelle salvo poi scoprire dai giornali e da inchieste della magistratura che questi mezzi non solo non bloccano alcunchè ma che spesso non vengono neppure sostituiti, è giusto?
Ahimè, è così. Nella più rosea delle ipotesi i filtri hanno qualche efficacia sulle particelle relativamente grossolane che si formano direttamente nel punto di combustione e che, per questo, si chiamano polveri primarie filtrabili. Sulle altre polveri, le primarie condensabili e le secondarie, che sono la maggioranza soverchiante, i filtri non possono nulla.
L’impianto che la Regione Lazio vorrebbe edificare ai Castelli Romani, da progetto brucerebbe Cdr, cioè carta, plastica, legno e derivati; in pratica le materie nobili che possono essere impiegate nei processi di riciclo ed a ciclo infinito. Che senso ha Dott. Montanari incenerire ciò che può essere riciclato?
Si tratta di un business colossale per chi ha interessi economici nell’affare. Se la popolazione fosse sufficientemente acculturata, nessun politico penserebbe mai di permettere o addirittura di auspicare la costruzione di uno di quegl’impianti, a pena di non ricevere un solo voto alle elezioni.
L’impianto come ben conosce è oggetto di vertenza, i cittadini data la lacunosità del tutto hanno impugnato ogni aspetto dello stesso, ed uno dei punti maggiormente controversi è proprio quanto gli stessi lamentano da anni: e cioè che il Lazio non dispone di Cdr tale da giustificare questo impianto. Qualcuno, quindi, anziché abbandonare il folle progetto inizia a ventilare l’ipotesi che venga smaltito “tal quale” al posto del Cdr. Questo che effetti può avere sulle emissioni?
È chiaro che più è vario il rifiuto, più imprevedibili sono le emissioni, con tutto quanto ne consegue. Malauguratamente i controlli che si effettuano sulle emissioni degl’inceneritori sono a dir poco lacunosi, quando non sono addirittura falsificati, e chi ha seguito le vicende dell’inceneritore di Pietrasanta sa di che cosa sto parlando. In ogni caso si controllano, più o meno efficacemente, solo pochissimi parametri, trascurandone almeno centinaia di altri. Quanto alle polveri, non se ne fa nessuna caratterizzazione, limitandosi a pesarle e fornendo così dati, quelli sul PM10 o sul PM2,5, che non dicono quasi nulla dal punto di vista scientifico e ancor meno dicono dal punto di vista medico. Non è raro, poi, che il controllato sia pure il controllore, e credo non ci sia bisogno d’insistere oltre sull’attendibilità di quanto viene reso pubblico.
E’ quasi certo che l’impianto che la Regione Lazio vorrebbe installare ai Castelli Romani utilizzerà anche del carbone oltre ad utilizzare una quantità d’acqua enorme per un bacino territoriale in crisi idrica da anni. Cosa ne pensa?
Di questo non ero al corrente. In genere il carbone si usa come filtro, ma se davvero sarà bruciato, aggiungerà la radioattività all’inquinamento “normale” che gli è proprio. Per ciò che riguarda l’uso dell’acqua, un bene sempre più prezioso, lo spreco si spiega solo con la tendenza al suicidio di questa società.
Qualcuno addita gli inceneritori come impianti che non farebbero altro che moltiplicare i rifiuti trasformandoli, è una visione tecnica giusta dott. Montanari, possiamo togliere il condizionale?
Il Principio di Conservazione della Massa, un principio secondo il quale la Natura si comporta senza chiederci il permesso e senza che noi possiamo farci nulla, prevede che non sia possibile distruggere nemmeno un grammo delle migliaia di tonnellate di rifiuti destinati alla combustione. Anzi, bruciare significa ossidare e ossidare significa aggiungere ossigeno, aumentando, così, la massa del rifiuto iniziale. Se, poi, si considera che l’incenerimento dei rifiuti prevede l’uso di acqua, metano, ammoniaca, calce, soda, ecc., con ciò si va a raddoppiare la massa di rifiuto. Ad aggravare la situazione sta il fatto che la combustione rende quasi sempre più tossiche le sostanze che si vanno a bruciare. Dunque, è vero: stiamo parlando di un moltiplicatore dei rifiuti sia in termini di quantità sia in termini di patogenicità.
Tali impianti non rappresentano quindi la panacea ad emergenze rifiuti ventilate o reali, anche perché non fanno sparire le discariche, anzi.
Beh, non saranno una panacea, ma sono utilissimi per chi farà sparire dalla vista i rifiuti polverizzandoli nell’aria e dando ad intendere di averli eliminati, per chi quegl’impianti li costruisce, per chi li gestisce, per chi riceverà qualche regalo per aver concesso un placet, per le industrie farmaceutiche che forniranno i medicinali per curare, spesso inutilmente, le malattie da incenerimento… Per quanto riguarda le discariche, ogni inceneritore ne richiede l’uso, e quelle discariche ospiteranno ceneri altamente patogene. Dunque, sono discariche ben più pericolose di quelle attualmente in uso.
Secondo Lei se non ci fosse la valanga di denaro pubblico (mediante lo strumento del contributo “CIP 6”) erogato a chi gestisce questi impianti, oggi in Italia si parlerebbe ancora di obsoleti bruciatori per trattare i rifiuti?
Certamente no. Solo un pazzo potrebbe pensare ad un sistema di trattamento dei rifiuti così assurdamente aggressivo per la salute e l’ambiente e, nei fatti, così costoso per il basso rendimento energetico e per i danni che provoca, danni che qualcuno dovrà provvedere a pagare. E quel qualcuno siamo ovviamente noi.
E’ noto come il recupero ed il riciclo di materia/rifiuti con metodiche di trattamento a freddo senza emissioni sia una delle vere alternative che la tecnologia ci mette in condizione di sfruttare a costi anche più bassi rispetto a quelli di esercizio di un inceneritore. Cosa ne pensa?
Che il recupero dei materiali sia di gran lunga più economico dell’incenerimento è un’ovvietà per nascondere la quale si attuano raccolte differenziate sgangherate e volutamente costosissime. Ma il recupero non basta: è indispensabile che i prodotti che entrano sul mercato siano compatibili con l’ambiente, il che è del tutto fattibile con le tecnologie odierne. Sull’argomento si possono trovare ragguagli particolareggiati nei miei libri “Rifiuto: Riduco e Riciclo” e “Lo Stivale di Barabba” editi da Macro Edizioni.
Per chiudere, Dott. Montanari ci sono cittadini dei Castelli Romani che da ben sette anni contrastano una discarica di “tal quale” esaurita che da più parti si vorrebbe ampliare, mentre da tre anni gli stessi cittadini lottano contro l’ipotesi di un inceneritore sullo stesso sito della discarica. Da uomo di scienza cosa sente di dire a tutte queste persone che stanno contrastando ciò e cosa vorrebbe dire a tutti gli altri che ancora non capiscono il reale pericolo e le vere soluzioni percorribili?
Il concetto fondamentale è che l’unica arma di legittima difesa di cui disponiamo è la conoscenza. Se si resta ignoranti, si rimane preda appetitosa di avventurieri pronti ad ogni mascalzonata pur di far soldi. Purtroppo, e qui faccio, magari sbagliando, d’ogni erba un fascio, gli organi d’informazione non solo non informano ma disinformano ad arte, e basterebbe, al proposito, accendere la TV sui programmi RAI e Mediaset per accorgersi delle enormità che queste diffondono a proposito dell’incenerimento dei rifiuti. Per ciò che concerne le discariche, temo che anche qui esistano malintesi. Se una discarica è fatta tecnicamente come si deve e altrettanto come si deve è gestita, non costituisce un problema grave per l’ambiente. È quando le discariche sono ubicate su falde acquifere e non hanno un sottofondo adeguato che la costruzione è errata, ed è quando ospitano materiali putrescibili che sopravvengono i guai maggiori. Quei materiali generano gas tossici e puzzolenti ed altrettanto tossici percolati, e non possono assolutamente entrare in discarica per nessun motivo. Cattivo odore e la presenza di uccelli sui rifiuti indicano chiaramente la cattiva gestione del sito. Le discariche gestite male lo sono anche per giustificare presso chi ignora come stiano le cose la costruzione di un inceneritore, così come lo è stata la cosiddetta “emergenza rifiuti” a Napoli: una messa in scena allestita ad arte con pazienza per santificare una follia come l’inceneritore di Acerra.
Con la vicina Colleferro come drammatico esempio che futuro auspica per il territorio dei Castelli Romani e per i suoi cittadini?
Inutile girare intorno alla questione: la strada intrapresa è suicida e ci si deve fermare immediatamente, tornando subito sui propri passi. Per questo occorre una conduzione politica che, ahimè, non esiste non solo nel Lazio ma in Italia. Ma la democrazia – una cattiva forma di governo che, però, resta la meno peggiore tra tutte – prevede una gestione decisa in base ai numeri, e, se i cittadini continuano imperterriti a concedere la loro fiducia a quei personaggi, significa che tutti i disastri presenti e futuri sono quanto la maggioranza vuole.
Intervista del 23 agosto 2010 a cura di Luca Tittoni.
L’ Associazione “Differenzia-ti” desidera ringraziare il Dott. Stefano Montanari per la preziosa intervista e per il suo consistente operato di ricerca volto al bene comune.